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atti ispettivi

Contenuti: Interrogazione a risposta immediata n. 63 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 63

PERCHÉ LA REGIONE FA VENDERE I SUOI PALAZZI AD UN INDAGATO NEL MAXI PROCESSO MOSE?

presentata il 22 ottobre 2015 dai Consiglieri Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle e Brusco



Premesso che:
- in data odierna si terrà l’udienza preliminare in cui verrà deciso il rinvio a giudizio di dodici indagati coinvolti nello scandalo del Mose e la costituzione di tredici parti civili, fra cui la Regione del Veneto;
- l’inchiesta sul malaffare legato al Mose, ancor prima di arrivare all’udienza preliminare, ha già visto 33 patteggiamenti, per un totale di oltre 55 anni di reclusione e quasi 13 milioni di euro recuperati tramite confisca;
- poco tempo prima dell’udienza, come riportato anche dalla stampa, con deliberazione della Giunta regionale n. 1296 del 28 settembre 2015, uno degli indagati per corruzione (Giovanni Artico), dirigente regionale, è stato inserito nel “tavolo tecnico” istituito per l’alienazione di una serie di immobili di proprietà della Regione e delle sue società satellite, per un valore di circa cento milioni di euro. Alienazione che riguarda anche Palazzo Balbi, sede principale e di rappresentanza della Regione del Veneto;
- il dirigente regionale in questione ha già avuto incarichi di responsabilità politico-amministrativi: è stato sindaco di Cessalto, direttore del Progetto Venezia, ex commissario straordinario per il recupero territoriale ed ambientale di Porto Marghera ed è stato collaboratore dell’ex Assessore alle Infrastrutture Renato Chisso, che ha patteggiato in via definitiva due anni e sei mesi di reclusione nell’ambito della stessa inchiesta sul Mose;
- all’alba del 4 giugno 2014 il dirigente è stato arrestato con l’accusa di corruzione: avrebbe favorito, grazie al suo ruolo nell’amministrazione regionale, il gruppo Mantovani in cambio dell’assunzione della figlia nella società Nord Est Media ed altri favori a persone a lui vicine. Dopo la scarcerazione avvenuta il mese successivo è stato reintegrato in Regione con una posizione di “staff con funzioni di studio e ricerca” presso la Segreteria della Programmazione, una posizione tutto sommato defilata, in attesa - come riporta la delibera di assegnazione - “della definizione della vicenda giudiziaria, (...) tenendo presente che per i fatti oggetti di procedimento penale è stato aperto il procedimento disciplinare, sospeso in attesa dell’esito definitivo del giudizio”. La delibera si spinge oltre, motivando l’assegnazione a quell’ufficio come cautelare “in considerazione delle possibili situazioni di conflitto tra le attività inerenti all’azione penale e i compiti d’ufficio”.
Premesso altresì che la Giunta regionale per “dare continuità e migliore collocazione organizzativa alle funzioni di studio e ricerca” è invece però ritornata velocemente sui suoi passi ed ha assegnato, con mantenimento dello stipendio di 110 mila euro lordi, il dirigente nello staff del direttore dell’Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi, con “l’ulteriore compito di approfondire e individuare soluzioni adeguate in materia di razionalizzazione e gestione del patrimonio immobiliare della Regione e degli enti dipendenti”. In conseguenza di questo farà parte del tavolo tecnico di coordinamento per il piano di alienazioni e valorizzazioni, non più riferito alla sola Regione Veneto ma a tutti “gli enti ed organismi comunque denominati che gravano direttamente o indirettamente sul bilancio regionale”.
Considerato che:
- la Regione del Veneto, come annunciato più volte, si costituirà formalmente parte civile nel procedimento penale presso il Tribunale di Venezia relativo alla maxi inchiesta sul Mose;
- se il funzionario regionale fosse rinviato a giudizio si avrebbe la paradossale situazione di un datore di lavoro che chiede i danni, in quanto parte offesa dai fatti di corruzione, ad un suo dipendente accusato di quella corruzione, al quale ha però dato un incarico rilevante e delicato a pochi giorni dall’udienza preliminare in cui se ne decide il rinvio a giudizio.
- pur nel rispetto del garantismo sancito dalla Costituzione, la scelta dell’amministrazione regionale non appare né di buon senso, né opportuna e certamente è di non facile comprensione per i cittadini: in attesa di giudizio per questo tipo di reati non bisognerebbe avere niente a che fare con i soldi pubblici.
I sottoscritti consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale

per conoscere le motivazioni per le quali la Regione ha deciso di nominare per un incarico così delicato e di così grande rilevanza economica una persona che deve difendersi, proprio in questi giorni, da un’accusa grave e per di più direttamente connessa ai suoi doveri d’ufficio.


SOMMARIO

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