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atti ispettivi

Contenuti: Interrogazione a risposta scritta n. 181 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 181

HA VERAMENTE SENSO IL NUOVO OSPEDALE DI MONTECCHIO MAGGIORE (VI)?

presentata il 21 marzo 2016 dai Consiglieri Bartelle, Berti, Scarabel, Baldin e Brusco



Premesso che:
- il giorno 28 gennaio 2016 è stata posata a Montecchio Maggiore la prima pietra del nuovo ospedale: un gesto simbolico che però provoca, a nostro avviso, diverse perplessità e riserve che purtroppo non siamo stati nelle condizioni di poterle esprimere in anticipo;
- confidiamo sul fatto che per le scelte di politica sanitaria, troppo preziose per essere soggette all’irreversibilità, valga la regola che “non è mai troppo tardi” per migliorarle.
Considerato che:
- Montecchio Maggiore è un Comune con circa 23 mila abitanti, inserito nella ex ULSS 5, ora parte della Azienda ULSS di Vicenza, è attualmente “in rete” con l’ospedale di Arzignano per un totale di 277 posti letto come da scheda regionale: in questi anni ha conservato (in via provvisoria) come reparti Ortopedia e Oculistica;
- è un ospedale ridimensionato ad iniziare dagli anni ‘90 con conseguente concentrazione nel vicinissimo ospedale di Arzignano dei maggiori e rilevanti investimenti sia di edilizia che tecnologici. Montecchio Maggiore dista da Arzignano 5 Km., da Vicenza circa km. 12 e dall’ospedale di San Bonifacio (costruito ex novo e sembra sottoutilizzato) Km. 18.
Constatato che:
- non sono chiari i tempi di realizzazione: ma questo non è una novità. Ciò che però preoccupa è che i soldi disponibili (50 milioni, in parte da finanziamento statale e in parte regionale) permettono l’esecuzione - sembra in tre anni - solo di uno stralcio dell’ipotizzato, progettato nuovo ospedale;
- nel frattempo tutti gli ospedali (quattro) dell’ex Azienda ULSS 5 devono essere gestiti, registrando così il fatto che da un lato s’investono decine di milioni di euro finalizzati, crediamo, soprattutto per ridurre i costi di gestione di quattro ospedali, e dall’altra per chissà quanti anni rimangono invece aperti, attivi e fatalmente inefficienti: dunque, spesa da una parte e spesa dall’altra.
Considerato inoltre che:
- gli investimenti per loro natura sono proiettati verso il futuro: dunque, i tanti soldi investiti nell’ospedale di Arzignano per il nuovo gruppo operatorio, per la rianimazione e per un ammodernamento complessivo dei reparti e dei servizi, vengono con il nuovo ospedale di Montecchio M. letteralmente buttati via, dopo pochi anni e per di più con due ospedali assai vicini;
- sull’acqua versata non si piange, e visto che negli anni ‘80 è “saltata” la buona idea di un ospedale unico in zona di Trissino che avrebbe risolto i problemi del “triangolo” Valdagno (che ha completato a fine secolo un nuovo, moderno ospedale...quando nel frattempo si apriva un tunnel su Schio... e si avviava, sempre nel frattempo un unico polo ospedaliero tra Schio e Thiene, oggi a regime...), Arzignano (con il compito di essere l’ospedale “centrale” per acuti, grazie a diversi investimenti...) e Montecchio M. (in rete con Arzignano).
Visto che:
- a noi sembra più ragionevole ripensare, insieme alla Conferenza dei Sindaci, nel quadro complessivo della politica sanitaria veneta questa scelta che rischia solo o di essere una opera incompiuta o di essere un investimento che non rispetta i fondamentali principi di economicità e di miglior servizio per i cittadini: già presenti in area e in aree contigue, con un ottimo livello di assistenza;
- non occorre avere la sfera di cristallo per intuire che il futuro nell’assistenza ospedaliera è dato dall’agire su tre aree: laboratori e diagnostica preventiva, eccellenti centri di emergenza per improvvisi, gravi eventi (infarto, ictus, emorragie...), per poli traumatismi, per malattie croniche e degenerative, soprattutto in età adulta. Se si pensa che quando (quando?...) sarà finito questo ospedale si comincerà a risparmiare chiudendo tutti gli altri ospedali in zona, lo si dica a chiare lettere e si ammetta che in questo caso la tanto decantata spending review inizia con uno spreco, considerato che davvero è difficile capire dove stia il bisogno di questo nuovo ospedale.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri
interrogano la Giunta regionale

per sapere:
- se ha senso fare un nuovo ospedale di modeste ma costose dimensioni a pochi chilometri da ospedali di grande struttura. Lo diciamo anche perché crediamo che gli investimenti in medicina debbano, di regola, dirigersi oggigiorno su altri fattori come, ad esempio, personale specializzato, tecnologia, emergenza, ricerca scientifica. Con “i muri” si fanno solo muri e ne esistono, a nostro avviso, soprattutto nel vicentino e nel veronese, più che a sufficienza;
- se con una bacchetta magica si dovesse realizzare il nuovo ospedale di Montecchio, cosa succederebbe per gli altri ospedali di Lonigo, Arzignano e Valdagno? E visto che non esiste comunque la bacchetta magica, quando ciò realisticamente avverrebbe? E verrebbero poi chiusi davvero i “vecchi” ospedali e se sì, ne sono coscienti le popolazioni, gli amministratori locali?
- se come Regione Veneto siamo così ricchi da permetterci il lusso di fare e di disfare ospedali nel giro di pochi anni?
- ha senso ed è giustificabile, in un quadro di equa gestione del denaro pubblico, porsi nell’avventura di un nuovo ospedale. Guardiamo gli ospedali, ad esempio, presenti nel trevigiano, e confrontiamoli con quelli del vicentino: non c’è forse sproporzione, proprio con una comparazione dei dati fondamentali (popolazione, territorio, sicurezza)? Aspetto questo che va ancor più valutato e pensiamo rivisto a seguito della fusione in atto delle Aziende ULSS 6 - Vicenza e 5 - Ovestvicentino;
- se è possibile migliorare “fisicamente” (un ammodernamento di alcuni spazi esistenti) l’attuale struttura ospedaliera di Montecchio Maggiore, come Ospedale Nodo di Rete:
1) completando gli interventi di ampliamento/sistemazione a suo tempo programmati nell’ospedale di Arzignano, di rapida ed economica fattibilità;
2) investendo in tecnologia così da adeguare l’attuale dotazione, sviluppando la rete telematica ed organizzativa tra le strutture ospedaliere esistenti, in particolare con Vicenza;
3) consolidando gli organici mettendo a regime quanto previsto dalle schede ospedaliere del piano regionale.


SOMMARIO

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