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atti ispettivi

Contenuti: Interrogazione a risposta scritta n. 234 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 234

PFAS: DIECI DOMANDE SENZA RISPOSTA. E FINO A QUANDO?

presentata il 20 maggio 2016 dai Consiglieri Zanoni, Moretti, Fracasso, Guarda, Ruzzante, Zottis, Pigozzo e Salemi



Premesso che:
- il 20 aprile 2016 la Regione Veneto ha comunicato una sintesi dei risultati del biomonitoraggio condotto per verificare la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nel sangue di 507 persone residenti nelle aree interessate dalla contaminazione delle acque. I risultati di tale ricerca effettuata in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità rivelano concentrazioni allarmanti per i valori “significativamente superiori” della maggior parte dei PFAS rispetto a quelli dei cittadini non esposti;
- i risultati comunicati sono incompleti e a tutt’oggi non sono ancora disponibili i dati di biomonitoraggio suddivisi per classi di età, per capire se l’esposizione delle persone coinvolte sia più o meno recente, né quelli riferibili al sesso e alle donne in età fertile, decisivi per individuare la potenziale esposizione dei nascituri e dei bambini allattati al seno. Inoltre mancano ancora i dati dei gruppi esposti maggiormente sensibili, quali gli allevatori e i consumatori di cibo prodotto nei territori interessati dalla contaminazione;
- tale biomonitoraggio rivela comunque valori critici per alcune sostanze perfluoroalchiliche come i PFOS anche nel sangue di persone residenti al di fuori della zona attualmente ritenuta interessata dalla contaminazione. Tale dato conferma le indicazioni emerse dalle analisi delle acque superficiali e profonde, che fotografano il quadro di una contaminazione territorialmente estesa e allargata a più composti PFAS, e suggerisce il possibile ruolo di altri mezzi, oltre all’acqua, di diffusione degli inquinanti;
- il vettore dell’inquinamento può essere anche l’aria, come dimostrato dall’Istituto RIVN nel caso di Drodecht in Olanda;
- a distanza di tre anni, da quando la Regione Veneto ha avuto ufficialmente comunicazione dell’emergenza in corso, si è affrontato uno studio di biomonitoraggio umano sui PFAS senza avere a disposizione i dati sulla tipologia e i quantitativi dei vari composti prodotti ed utilizzati in zona. Allo stato dei fatti quindi ancora non sono chiari la contaminazione dei luoghi rispetto alle sorgenti di produzione ed utilizzo dei PFAS e le vie di esposizione della popolazione umana e zootecnica;
- i PFAS hanno contaminato anche la catena alimentare come indicato dalle analisi effettuate dai servizi veterinari e dai Sian delle aziende sanitarie locali e diffuse lo scorso ottobre;
- lo stesso Istituto Superiore della Sanità, con parere inviato alla Regione Veneto in data 19 febbraio 2016, ha riscontrato nei risultati delle analisi sulle matrici alimentari effettuate in Veneto, nelle zone esposte, situazioni di potenziale criticità, considerando i livelli di consumo alimentari regionali ed i parametri tossicologici (Tdi) definiti da EFSA ed evidenziando la necessità di procedere ad ulteriori e più mirati approfondimenti;
- la Regione Veneto, con nota “generica” del 21 marzo 2016 della dirigente del Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica, ha dato indicazioni di massima alle aziende sanitarie locali sull’uso delle acque dei pozzi privati per irrigazione e negli allevamenti (ipotizzando a carico delle aziende agricole le analisi in autocontrollo delle acque dei pozzi) ma non ha adottato in merito alcun provvedimento avente forza di legge con valenza su tutto il territorio regionale;
- il 9 maggio 2016 il Presidente della Giunta regionale, dopo anni di sottovalutazione dell’emergenza, ha improvvisamente chiesto l’intervento straordinario dello Stato per alcune centinaia di milioni di euro a favore dei comuni interessati dall’inquinamento, rimandando però la presentazione in un momento successivo di un programma di interventi strutturali e infrastrutturali, da realizzare in un arco temporale di 4-7 anni;
- la richiesta attuale di risorse allo Stato a favore delle “popolazioni colpite” non cancella le omissioni della Regione Veneto. Per anni la Regione ha taciuto il problema, non ha adottato le misure ambientali e sanitarie necessarie e, solo su richiesta degli enti di Governo superiori, ha infine promosso alcune procedure di indagine che si sono rilevate lacunose, parziali e tutt’altro che tempestive. Una gestione del rischio opaca e totalmente inadeguata, tesa più a minimizzare il problema attraverso i media, che non ad affrontarlo individuando i responsabili e riferendo puntualmente in proposito alla popolazione interessata;
- in gioco ci sono la salute e il sistema di garanzie ai cittadini, oltre che risorse pubbliche e private e una generale credibilità di tutto il sistema di controllo pubblico, ed è necessario mantenere un livello alto di confronto e pensare a un radicale cambio nella gestione di composti di questo tipo a livello veneto. Recentemente il responsabile sostanze pericolose dell’Ispra, Pietro Paris, ha ricordato che “la direttiva europea sulle acque stabilisce di non inquinare invece che intervenire dopo” e che il Veneto è una delle regioni dove la contaminazione chimica delle acque superficiali è più diffusa;
- la politica regionale necessità di informazioni ed elementi che consentano di discernere le attività industriali ed agronomiche sostenibili, contemperando l’attività economica, compreso l’utilizzo di sostanze chimiche e lo smaltimento responsabile, con il diritto alla salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente;
- sono pervenute alla Regione richieste dalla società civile (Medici per l’ambiente - ISDE, Legambiente, settori dell’agricoltura, zootecnia e dell’industria) che vogliono collaborare perché quanto avvenuto non si ripercuota sulla reputazione del Veneto, adoperandosi perché questa emergenza si ponga come un’occasione per un deciso cambio di strategia nella gestione del territorio;
- il Consiglio regionale del Veneto nella mozione n. 115 dal titolo “Inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle acque superficiali e sotterranee nel territorio regionale: la Regione del Veneto tuteli la salute dei cittadini e l’ambiente”, approvata all’unanimità, ha impegnato, tra l’altro, la Giunta regionale a fornire “ogni utile informazione sullo stato dell’indagine coinvolgendo le Amministrazioni locali, le associazioni e i comitati interessati”.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri
chiedono alla Giunta regionale

1) chiarimenti sulle conseguenze per la salute derivanti dai livelli di PFAS riscontrati nel sangue della popolazione dell’area contaminata;
2) assoluta chiarezza su quanto è avvenuto in passato, permettendo ai cittadini di sapere in quale misura e da quanto tempo sono esposti alla contaminazione;
3) i dati relativi ai PFAS prodotti nel tempo in Veneto da Rimar-Miteni (quali composti e in quali quantità);
4) i dati relativi alla caratterizzazione della contaminazione del sito produttivo in relazione ad acqua, suolo (carotaggi dell’acquifero) e aria;
5) quanti e quali composti PFAS sono stati e sono tuttora utilizzati in Veneto dall’industria (tessile, conciaria, elettronica, galvanoplastica, ecc.) e la localizzazione geografica dei siti industriali;
6) i dati sulle fonti di approvvigionamento industriale dei PFAS (se produzione Miteni o importazioni dall’estero);
7) i dati sulle modalità di smaltimento dei rifiuti e fanghi di depurazione della lavorazione con PFAS degli stabilimenti industriali utilizzatori;
8) se i livelli di performance per le acque potabili fissati in 500 ng/l escludano la contaminazione del sangue degli utilizzatori dell’acquedotto;
9) quali sono gli esiti relativi alle verifiche dei risultati delle analisi eseguite in regime di autocontrollo dai gestori delle acque e dai fornitori di fango ad uso agronomico;
10) quali misure intende adottare la Regione Veneto per far sì che gli aspetti gestionali e valutativi siano tra loro separati, evitando conflitti di interesse.


SOMMARIO

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