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atti ispettivi

Contenuti: Interrogazione a risposta scritta n. 501 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 501

AUTORIZZAZIONE ALLO SCARICO NEL CORSO D'ACQUA DENOMINATO FRATTA A COLOGNA VENETA (VR) E ALL'ESERCIZIO DEL COLLETTORE DEL CONSORZIO A.RI.C.A. (AZIENDE RIUNITE COLLETTORE ACQUE): QUALI I RISULTATI PER IL RAGGIUNGIMENTO DELLE MIGLIORI TECNOLOGIE DISPONIBILI?

presentata il 27 settembre 2017 dai Consiglieri Zanoni, Salemi, Zottis e Guarda



Premesso che:
- con decreto del Direttore della Direzione Difesa del Suolo n. 101 del 07 marzo 2017, si è proceduto alla “Revisione dell'autorizzazione allo scarico nel corso d'acqua denominato Fratta a Cologna Veneta (VR) e all'esercizio del collettore del Consorzio A.RI.C.A. (Aziende Riunite Collettore Acque) che raccoglie le acque reflue urbane depurate degli impianti di Trissino, Arzignano, Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino e Lonigo ubicati in provincia Vicenza nonché all'esercizio dell'impianto di disinfezione a raggi UV centralizzato”;
- il suddetto atto è sostitutivo dei Decreti del Direttore della Sezione Tutela Ambiente n. 37 del 29/06/2016 e del Direttore dell'Area Sviluppo e Territorio n. 5 del 22/07/2016, con i quali si era provveduto al rinnovo dell'autorizzazione allo scarico del collettore del Consorzio A.Ri.C.A. e all'esercizio dell'impianto di disinfezione a raggi UV;
- come viene ricordato tra i ‘considerati’, “(...) il Decreto regionale n. 5 del 22/07/2016, oltre al presupposto Decreto regionale n. 37 del 29/06/2016, unitamente alle note del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dell'Istituto Superiore di Sanità, sono stati impugnati dal Consorzio A.Ri.C.A. avanti il competente Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP), con istanza cautelare, contestando, in estrema sintesi, la necessità di applicare sin dall'inizio della validità dell'autorizzazione i valori limite proposti dall'Istituto Superiore di Sanità (...)” e inoltre ”(...) il TSAP, nell'udienza istruttoria tenutasi il 16/11/2016 ha sospeso ogni determinazione sulla domanda cautelare in attesa delle indicazioni della Regione Veneto e di ARPAV su un cronoprogramma di adeguamento, da suggerire ai ricorrenti, al fine del rientro nei parametri previsti, indicando altresì le BAT (Best Available Technology) disponibili per il raggiungimento dello scopo, riservandosi di decidere dopo l'ulteriore trattazione della causa fissata per l'udienza dell'11/01/2017 (...)” e infine “(...) il TSAP , nell'udienza istruttoria tenutasi l'11/01/2017 e con ordinanza assunta all'udienza medesima, in via di somma urgenza, ha disposto la sospensione della determinazione di cui al ritenuto n. 36 del decreto regionale n.5/2016 che così dispone: "(36) RITENUTO di rilasciare, a parziale modifica del succitato Decreto del Dirigente della Direzione Tutela Ambiente n. 37 del 29/06/2016, la presente autorizzazione allo scarico nel corso d'acqua denominato Fratta a Cologna Veneta (VR) e all'esercizio del collettore del Consorzio A.Ri.C.A. che raccoglie le acque reflue urbane depurate degli impianti di Trissino, Arzignano, Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino e Lonigo ubicato in provincia di Vicenza nonché all'esercizio dell'impianto di disinfezione a raggi UV centralizzato, per un periodo di anni 4 a partire dalla data di notifica a mezzo Posta Elettronica Certificata del presente Decreto fino al 30/06/2020, subordinatamente all'osservanza delle prescrizioni elencate nel successivo dispositivo (...)”;
- al punto 9 del suddetto dispositivo viene stabilito che “La Regione Veneto provvederà ad una verifica, almeno semestrale, delle attività del cronoprogramma di cui all'allegato A e del grado di raggiungimento degli obiettivi fissati di riduzione delle concentrazioni allo scarico delle sostanze di cui al punto 8”;
- il suddetto allegato A individua così le BAT e il cronoprogramma attuativo:
“BAT IMMEDIATAMENTE DISPONIBILI:
1) raccolta ed elaborazione dei dati riguardanti la quantità e tipologia di prodotti utilizzati per i quali sia nota e/o dichiara la presenza di PFAS, anche con auto dichiarazioni delle aziende, individuando in quali fasi detti prodotti vengono maggiormente utilizzati, nonché la frequenza dell’utilizzo (scadenza marzo 2017);
2) sostituzione dei composti cosiddetti a catena lunga (8 atomi di carbonio) con altri composti a basso peso molecolare (a 4 atomi di carbonio) per tutti quelle fasi in cui tale sostituzione consenta pari prestazioni qualitative ai prodotti finiti (scadenza giugno 2017);
3) installazione sui pozzi di approvvigionamento idrico autonomo aziendali di sistemi di abbattimento con filtri a carboni attivi, in modo tale da consentire un bilancio ambientale positivo caratterizzato dalla depurazione dell’acqua di falda e dall’impedire al contempo il potenziale trasferimento dell’impatto al collettore Arica e conseguentemente ai corsi d’acqua superficiali (scadenza settembre2017);
SVILUPPO DELL’APPLICAZIONE DELLE BAT IMMEDIATAMENTE DISPONIBILI:
4) messa a punto di tecniche di gestione e controllo, anche analitica, per effettuare uno screening generalizzato atto ad individuare la presenza di PFAS “potenziali” nei prodotti in cui il contenuto non risulta dichiarato, sfruttando in parallelo l’attività di cui al punto 1) (scadenza marzo 2017);
5) effettuazione dello screening per individuare la presenza di PFAS “potenziali” nei prodotti in cui il contenuto non risulta dichiarato (scadenza dicembre 2017);
6) ricerca e sviluppo per la sostituzione dei prodotti risultanti dall’attività di cui al punto 4) (scadenza dicembre 2017);

7) ricerca e sviluppo per la sostituzione dei prodotti contenenti PFAS per i quali, al momento, non paiono esistere altri prodotti di pari prestazioni qualitative (scadenza marzo 2018);
8) applicazione dell’attività di cui al punto 6), con sostituzione dei prodotti il cui contenuto di PFAS risulta ad oggi sconosciuto (scadenza giugno 2018);
9) applicazione dell’attività di cui al punto 7), con sostituzione dei prodotti il cui contenuto di PFAS risulta ad oggi non modificabile/sostituibile (scadenza marzo 2019);
10) studio e valutazione sulle possibilità di segregazione e trattamento dei reflui caratterizzati dalla presenza di PFAS non eliminabili attraverso le attività di cui ai punti precedenti (scadenza dicembre 2018, con inizio immediato);
11) applicazione delle attività individuate al punto 10) per la separazione degli scarichi ed eventuale smaltimento degli stessi in modo differenziato senza che vengano immessi in fognatura (scadenza dicembre 2019 con inizio appena disponibili le prime determinazioni);
INDIVIDUAZIONE E SVILUPPO DI ULTERIORI BAT:
12) studio di metodi per verifica di eventuale possibilità di trattamento/depurazione dei reflui o a monte dello scarico in fognatura ovvero presso gli impianti consortili (scadenza maggio 2017);
13) prove applicative in impianti pilota di scala di laboratorio e/o di scala semi industriale per quanto individuato al punto 12), esecuzione ulteriori test per verifica di rendimenti e fattibilità tecnica ed economica dell’utilizzo di carbone attivo allo scarico degli impianti di depurazione (dicembre 2017);
14) stesura di un eventuale piano di intervento sulla base dei risultati delle suddette sperimentazioni (giugno 2018)”.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere regionale
interroga la Giunta Regionale

per sapere:
1) quali sono le risultanze relative alla raccolta ed elaborazione dei dati riguardanti la quantità e tipologia di prodotti utilizzati per i quali sia nota e/o dichiarata la presenza di PFAS, anche con auto dichiarazioni delle aziende, individuando in quali fasi detti prodotti vengono maggiormente utilizzati, nonché la frequenza dell’utilizzo (scadenza marzo 2017)”;
2) quali sono le risultanze relative alla “Sostituzione dei composti cosiddetti a catena lunga (8 atomi di carbonio) con altri composti a basso peso molecolare (a 4 atomi di carbonio) per tutti quelle fasi in cui tale sostituzione consenta pari prestazioni qualitative ai prodotti finiti (scadenza giugno 2017)”;
3) quali sono le risultanze relative alla “Installazione sui pozzi di approvvigionamento idrico autonomo aziendali di sistemi di abbattimento con filtri a carboni attivi, in modo tale da consentire un bilancio ambientale positivo caratterizzato dalla depurazione dell’acqua di falda e dall’impedire al contempo il potenziale trasferimento dell’impatto al collettore Arica e conseguentemente ai corsi d’acqua superficiali (scadenza settembre 2017)”;
4) quali sono le risultanze relative alla “Messa a punto di tecniche di gestione e controllo, anche analitica, per effettuare uno screening generalizzato atto ad individuare la presenza di PFAS “potenziali” nei prodotti in cui il contenuto non risulta dichiarato, sfruttando in parallelo l’attività di cui al punto 1) (scadenza marzo 2017)”;
5) quali sono le risultanze relative allo “Studio di metodi per verifica di eventuale possibilità di trattamento/depurazione dei reflui o a monte dello scarico in fognatura ovvero presso gli impianti consortili (scadenza maggio 2017)”;
6) quali sono gli esiti della “verifica, almeno semestrale, delle attività del cronoprogramma” di cui all'allegato A?.


SOMMARIO

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