Benvenuto nel sito del Consiglio Regionale del Veneto


Link di salto: Vai alla Navigazione principale - Vai ai Contenuti - Vai alla ricerca

attività di indirizzo

Contenuti: Mozione n. 36 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


MOZIONE N. 36

SOSPENSIONE DELLE CONCESSIONI ALLE CENTRALINE IDROELETTRICHE

presentata l’8 ottobre 2015 dai Consiglieri Scarabel, Berti, Baldin, Bartelle e Brusco


Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
- attualmente in Italia e soprattutto lungo tutto l’arco alpino, gli impianti mini idroelettrici - centrali idroelettriche di potenza inferiore ad 1 MW - rappresentano circa l’85% del numero degli impianti esistenti e solo il 5% della potenza installata;
- ben il 90% dei corsi d’acqua che compongono il tratto alpino del bacino del fiume Piave è attualmente caratterizzato da impianti e derivazioni realizzati a fini di produzione di energia idroelettrica e irrigua e molti altri progetti sono in fase di approvazione. Si tratta principalmente di aree connotate da elevata naturalità e da scarse/assenti pressioni antropiche, tutelate all’interno della rete Natura 2000 quali siti di importanza comunitaria (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) ai sensi delle direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE);
- a causa delle opere in questione, numerosi corsi d’acqua sono stati compromessi o addirittura sostanzialmente prosciugati a causa dei molti impianti posti “in serie” lungo il corso del fiume e dei suoi affluenti. Tale sconsiderato sfruttamento ha già modificato drasticamente l’habitat naturale causando un incontestabile impoverimento della qualità ecosistemica e paesaggistica dei corpi idrici interessati;
- la compromissione degli ecosistemi, con un paesaggio banalizzato e deturpato dei corsi d’acqua, si sta ripercuotendo sulle attività economiche locali quali la pesca e il turismo;
- l’acqua è una risorsa fondamentale per lo sviluppo sostenibile della montagna: il suo utilizzo responsabile per la produzione di energia pulita può permettere di attivare investimenti, con ricadute positive per le comunità locali, per l’ambiente e per l’economia;
PRESO ATTO:
- del ritardo da parte del Governo italiano, delle Autorità di Bacino e delle Regioni nel completo recepimento della Direttiva Quadro sulle Acque, 2000/60/CE, che sostiene la necessità di ristabilire la buona qualità dei corsi d’acqua e comunque di non degradarne le condizioni ecologiche;
- della necessità di promuovere azioni tese al risparmio delle risorse e dei beni comuni, alla conservazione e alla corretta gestione del paesaggio e al rispetto degli habitat naturali sulla base dei principi di partecipazione e di precauzione;
- che, da un’analisi tecnica della situazione, commissionata da associazioni territoriali ad una società di consulenza ambientale di San Donà di Piave (VE) dal titolo: “Lo sfruttamento idroelettrico in provincia di Belluno”, risulta che Il mercato dell’idroelettrico nella Regione è drogato da incentivi statali concessi a pioggia, che stanno trasformando il settore in un’autentica minaccia per l’intero bacino fluviale;
CONSIDERATO CHE:
- valorizzare la risorsa acqua per produrre energia pulita è un’opportunità che la montagna deve cogliere nell’ottica di uno sviluppo orientato alla sostenibilità e alla green economy;
- l’articolo 1 della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) impone agli Stati membri il miglioramento, o almeno la conservazione, della qualità dei corpi idrici e, in base a quanto chiarito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la valutazione dell’impatto cumulativo è imprescindibile;
- la Commissione europea ha avviato due procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia in materia di valutazione d’impatto ambientale: la procedura di infrazione 2009/2086 è stata avviata per non conformità delle norme nazionali (Parte Seconda del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.) con la direttiva VIA 2011/92/UE relativamente alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA (screening) e alla non corretta trasposizione delle definizioni di alcune categorie di progetti; la procedura 2013/2170 è stata avviata per la non corretta trasposizione della categoria progettuale relativa alle opere di regolazione dei corsi d’acqua;
- il censimento dei corpi idrici e delle relative “condizioni di riferimento” (condizioni idromorfologiche, fisico-chimiche e condizioni biologiche) presente nel “Piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali” risulta essere, incompleto, sommario e superficiale;
- risulta essere sistematicamente violata/elusa, da parte delle Autorità, la Direttiva “VIA” 2011/92/UE, con esclusione di qualsiasi valutazione per i progetti ritenuti minori e, quanto alla generalità dei progetti, nel caso in cui gli stessi soddisfino sulla carta determinati parametri (delibere di Giunta regionale della Regione del Veneto nn. 327/2009 e 2834/2009), senza tenere conto né della loro ubicazione (in violazione dell’art. 2), né del loro rilevante impatto cumulativo (la valutazione dell’impatto cumulativo è imprescindibile, in base a quanto chiarito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia CE. Cfr., ex multis, Corte di Giustizia CE, sez. II, 28.02.2008, causa C-2/07 e Corte di Giustizia CE, sez. III, 25.07.2008, C-142/07);
- vengono riscontrate violazioni della Direttiva “VAS” 2001/42/CE (in particolare, l’Autorità competente per la VAS sul “Piano di Tutela delle Acque della Regione Veneto” - piano attuativo del succitato piano di gestione - risulta essere sostanzialmente la stessa ad aver elaborato e approvato il medesimo);
- oltre alla direttiva “Habitat” risultano lacunose anche le Valutazioni d’Incidenza Ambientale VINCA sui progetti;
CONSTATATO CHE:
- meno del 10% dei corsi d’acqua alpini mantiene ancora condizioni di naturalità elevata, cioè non è perturbato da derivazioni, da alterazioni morfologiche significative e da immissione di inquinanti;
- i restanti corpi idrici sono in gran maggioranza sfruttati da derivazioni a scopo idroelettrico e/o irriguo, ingenti e in successione, che in alcuni periodi dell’anno spesso arrivano a prosciugarne interi tratti;
- gli incentivi statali alle fonti energetiche rinnovabili hanno scatenato una rincorsa alla costruzione di centinaia di nuove centrali idroelettriche, in particolare di piccole dimensioni;
- sempre più spesso le domande di concessione di derivazione per scopo idroelettrico insistono in Parchi o in aree Natura 2000 (SIC o ZPS), in biotopi o comunque in contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità;
- è stato richiesto alle Regioni italiane di descrivere le procedure e le metodologie di valutazione delle concessioni idroelettriche nel rispetto degli obiettivi di qualità delle acque fissati dalla direttiva europea (richiesta trasmessa alla Regione Veneto in data 02.02.2015 prot. N.42820);
- ancora oggi molte grandi derivazioni non prevedono rilasci di deflusso minimo vitale a valle delle captazioni e più in generale le misure di mitigazione degli impatti della produzione idroelettrica sono estremamente limitate;
- la necessità di intervenire su molti corsi d’acqua con interventi di riqualificazione ecologica, ma anche paesaggistica, viene rimandata nonostante evidenti situazioni di criticità e degrado;
- la normativa italiana sulla gestione delle acque non è ancora adeguata a tutelare compiutamente le esigenze plurime che i corsi d’acqua soddisfano nei confronti degli ambienti umani e dell’ecosistema: non solo produzione di energia ma anche altri servizi ecosistemici quali la biodiversità, l’autodepurazione, la ricarica delle falde, il ripascimento dei litorali, lo spazio ricreativo, il turismo, ad oggi insufficientemente tenuti in considerazione nella pianificazione e gestione dei bacini fluviali;
RITENENDO NECESSARIO:
- l’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici su acque superficiali, comprese quelle attualmente in istruttoria, ad esclusione di tipologie e contesti circoscritti da individuare con apposito elenco (es. la valorizzazione dei deflussi nelle reti di acquedotto e fognatura, il recupero di ruote idrauliche di antichi opifici di particolare valore testimoniale, lo sfruttamento del reticolo minuto in aree remote quali rifugi alpini, ecc.);
- la contestuale apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale, esteso anche ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste, pescasportive, culturali e tecnico-scientifiche, accomunate dall’avere tra gli scopi statutari la conservazione e il miglioramento dei corsi d’acqua e della biodiversità, con lo scopo di valutare le migliori modalità per ridurre l’impatto delle centrali idroelettriche esistenti e minimizzare quello di eventuali nuovi impianti;
- che venga attuato un processo rigoroso di valutazione dell’impatto ambientale e che si considerino in modo esplicito gli impatti cumulativi dei progetti che incidono su uno stesso bacino imbrifero, compresi gli impatti causati da attività esterne alla produzione idroelettrica (come le derivazioni a scopo irriguo e gli interventi di artificializzazione degli alvei);
- che sia significativamente migliorato il livello di controllo dell’effettivo rispetto dei deflussi rilasciati in alveo e delle altre misure di mitigazione e che le sanzioni previste dalla normativa siano effettivamente applicate in caso di comportamento fraudolento;
- che i corsi d’acqua, e in particolare quelli di montagna, vengano considerati un patrimonio di biodiversità, di valori ambientali e paesaggistici da tutelare piuttosto che una semplice risorsa da sfruttare in modo intensivo e indiscriminato: una risorsa preziosa per il paesaggio in grado di favorire un turismo ricreativo alternativo e meno impattante anche in ambito fluviale, creando nel contempo, grazie alla conservazione del bene, uno sviluppo economico e sociale armonico del territorio;
- che la procedura di confronto sui Piani di Gestione dei bacini idrografici venga mantenuta aperta e condivisa a tutti i soggetti portatori di interessi sociali ed economici;
- che si tenga conto dell’Articolo 9 della Costituzione, e soprattutto del recente pronunciamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222), che ribadisce come il “paesaggio” sia bene primario e assoluto e che la sua tutela sia quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato;
- che all’interno del confronto che vede protagonisti l’Unione Europea e lo Stato Italiano nella proposta e attuazione della Macroregione Alpina, si preveda un capitolo di impegno comunitario che salvaguardi sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo i corsi d’acqua, costruendo un reale ponte solidaristico fra le esigenze delle popolazioni metropolitane e quelle che vivono stabilmente nelle realtà montane;
SOTTOLINEANDO:
- l’urgente necessità di adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire il conseguimento degli obiettivi di qualità ecologica previsti dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE);
- che nella valorizzazione del bene comune acqua sarebbe opportuno che le amministrazioni locali si adoperassero anche per assicurare ulteriori compensazioni al territorio, con particolare attenzione alla soluzione del problema del dissesto idrogeologico; RICONOSCENDO che l’energia idroelettrica costituisce un’importante fonte rinnovabile in quanto contribuisce all’abbattimento delle emissioni di CO2;
impegna la Giunta regionale

1) a comunicare con urgenza al Consiglio regionale se ed in che modo la Regione del Veneto ha provveduto a rispondere ai quesiti sollevati dalla procedura di infrazione EU PILOT 6011/2014, cosa ha risposto e quali sono le azioni e tempistiche previste per ottemperare alle direttive europee (in particolare le direttive Acqua Habitat e VIA), dal momento che enti regionali e locali preposti risultano inadempienti in materia di concessioni idroelettriche rispetto al diritto comunitario;
2) a valutare, poiché il D.lgs. 28/2011 di recepimento della 2009/28/CE attribuisce comunque alle Regioni la facoltà di estendere la soglia di applicazione della procedura semplificata agli impianti di potenza nominale fino ad 1 MW elettrico, la necessità di un’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici su acque superficiali, comprese quelle attualmente in istruttoria allo scopo dichiarato di riverificarne la compatibilità con le più recenti normative e indicazioni sia regionali che europee valutando anche gli impatti cumulativi dei progetti, come previsto dalle direttive europee, con l’esclusione di tipologie e contesti circoscritti da individuare con apposito elenco (es. la valorizzazione dei deflussi nelle reti di acquedotto e fognatura, il recupero di ruote idrauliche di antichi opifici di particolare valore testimoniale, lo sfruttamento del reticolo minuto in aree remote quali rifugi alpini, ecc.).


SOMMARIO

menù di sezione:


Link di salto: Torna su - Torna alla Navigazione principale - torna ai Contenuti - Vai alla ricerca
showSondaggio:true valutaParametroOnline:false direttaRefresh:30000
nodo 1