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Contenuti: Mozione n. 65 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


MOZIONE N. 65

“CHIMICA VERDE” A PORTO MARGHERA: LA GIUNTA REGIONALE SI ATTIVI CON URGENZA PER FAR RISPETTARE GLI ACCORDI SOTTOSCRITTI CON IL MISE E CON ENI SULLA RICONVERSIONE DELLE RAFFINERIE, AL FINE DI SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO E L’AMBIENTE

presentata il 18 novembre 2015 dai Consiglieri Pigozzo, Zottis, Zanoni e Ferrari


Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
- secondo quanto emerge dal rapporto su “L’industria chimica in cifre” predisposto da Federchimica-Confindustria ed aggiornato al giugno 2015, l’Italia “è il terzo produttore chimico europeo dopo Germania e Francia e il decimo a livello mondiale. Per alcune produzioni della chimica fine e specialistica riveste posizioni anche più rilevanti”, grazie all’attività di circa 2800 imprese chimiche - il cui valore della produzione ammonta a circa 52 miliardi di euro - che generano occupazione diretta per 109 mila unità ed occupazione complessiva per oltre 350 mila unità, con una quota di addetti dedicati alla R&S (4,2%) “decisamente superiore alla media manifatturiera (2,6%)” e con un valore aggiunto per occupato “superiore di circa il 60% alla media manifatturiera”;
- inoltre, “(...) la chimica, dopo la farmaceutica, è il settore italiano con la più elevata incidenza di imprese esportatrici (54%) (...)” e “(...)da diversi anni si evidenziano avanzi significativi e crescenti nella chimica fine e specialistica (2,5 miliardi di euro nel 2014) (...)”, risultato anche di “un posizionamento avanzato in termini di internazionalizzazione produttiva (...)” e della centralità di ricerca e innovazione in un settore che presenta “(...)la quota più elevata di imprese innovative in Italia (71%)” ed una “(...) diffusione dell’attività di R&S (42%) più che doppia della media manifatturiera (19%) in quanto nella chimica la ricerca non coinvolge solo i grandi gruppi ma anche tante PMI”, facendo così registrare investimenti in R&S di circa 480 milioni di euro (oltre il 5% del valore aggiunto) e spesa complessiva in innovazione prossima ai 700 milioni di euro (circa l’8% del valore aggiunto), con un posizionamento al primo posto (insieme alla farmaceutica) tra i diversi settori industriali “(...) per quota di imprese che hanno investito in tecnologie e prodotti a favore della sostenibilità ambientale tra il 2008 e il 2014(...)”;
CONSIDERATO CHE:
- Versalis S.p.A., azienda controllata di ENI, è la più grande società chimica italiana;
- risale allo scorso 30 ottobre, l’incontro tra l’amministratore delegato di ENI e i segretari generali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil nel corso del quale, come riportato nel comunicato stampa diffuso dalle Organizzazioni Sindacali, è stata illustrata la riorganizzazione di ENI e sono stati confermati “(...) contatti con Fondi internazionali con i quali ENI sta negoziando la cessione di quote di Versalis. Inoltre è stato rappresentato come il tema della salvaguardia dell’occupazione e dell’attuale piano industriale di Versalis siano per Eni due condizioni indispensabili ai fini di scegliere il partner. In ogni caso l’Eni manterrà una quota di garanzia all’interno di Versalis e dunque non si tratterebbe di una cessione totale della propria società chimica. (...)Su questo punto abbiamo espresso le nostre perplessità in ordine alle preoccupazioni sulla tenuta della filiera chimica in Italia e sul rischio che una ipotesi di cessione di quote, in una fase caratterizzata dal basso costo del petrolio, possa generare appetiti speculativi. (...)”;
- le preoccupazioni manifestate dalle Organizzazioni Sindacali concernenti Versalis S.p.A. muovono, dallo stato di attuazione del Piano industriale di ENI 2015-2018. Lo scorso 6 novembre, si è svolto, a Roma, il Coordinamento sindacale del Gruppo Eni e, in tale circostanza, i segretari generali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl ed Uiltec-Uil hanno così dichiarato: “(...) Il piano ENI esclude in prospettiva il paese ed alcune importanti filiere industriali - dall’estrazione, alla raffinazione, alla chimica - con il rischio concreto di un disimpegno ed un secco ridimensionamento (...)”; “(...) ENI, con il nuovo piano di riassetto, abbandona la chimica verde e la relega a fanalino di coda dell’Europa. Ancora una volta un’occasione perduta: si accumulano tagli nei processi di riconversione, insieme ad un abbandono di siti importanti come Porto Marghera, Porto Torres, Gela e alla stessa incertezza della prospettiva industriale di Saipem. Verranno azzerati in Italia gli investimenti previsti, mentre l’interesse dell’Eni sembra rivolto esclusivamente ai mercati internazionali. Ciò deprimerà le politiche di ricerca e innovazione che un grande campo come la chimica verde necessita nella competizione internazionale e nella acquisizione di quote di mercato (...).”;
RILEVATO CHE:
- la questione del ruolo di Eni nella filiera chimica italiana, e il tema della continuità della presenza pubblica in Eni, assumono rilevanza anche per quanto concerne gli investimenti per gli interventi di bonifica e caratterizzazione delle aree industriali più importanti del Paese, come quella di Porto Marghera;
- ENI infatti, attraverso la controllata Syndial (società specializzata nel campo del risanamento ambientale), detiene un ruolo fondamentale anche a Porto Marghera per il rilancio dell’attrattività dei siti industriali, in particolare ai fini dell’allocazione di nuove attività produttive nel settore della chimica verde;
- come emerge dal sopraccitato rapporto su “L’industria chimica in cifre” , il settore della chimica continua ad essere tuttora fortemente trainante a livello mondiale e, “(...) nonostante la crisi del 2008-09, il consumo mondiale di chimica continua ad aumentare a ritmi intensi (...)” ; questo ramo quindi è da considerare strategico per l’economia del Paese e della nostra Regione, dato che può garantire molta occupazione, direttamente o attraverso l’indotto, che in una visione di ampia prospettiva ricomprende anche il settore delle bonifiche e del risanamento ambientale;
- inoltre, come già affermato, l’industria chimica è l’ambito in cui per eccellenza si sviluppano la ricerca, la sperimentazione, e l’innovazione, perciò dare linfa vitale a questo settore significa consentire a molti giovani, anche veneti, di restare nelle terre d’origine, senza dover lasciare il Paese per mettere le proprie competenze e potenzialità a disposizione di altri Stati che le sappiano valorizzare;
CONSIDERATO INOLTRE CHE:
- in data 14 novembre 2014, è stato stipulato un “Protocollo d’Intesa per Porto Marghera” tra il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Veneto, il Comune di Venezia, la Provincia di Venezia, l’Autorità Portuale, ENI e Versalis S.p.A., avente ad oggetto l’arresto dell’impianto “Cracking” e una nuova iniziativa di investimento per un impianto di biocarburanti da fonti rinnovabili (la cosiddetta chimica verde). Detto accordo, se rispettato, garantirà la salvaguardia dei livelli occupazionali e una prospettiva produttiva in direzione di produzioni per il futuro;
- in sinergia con quanto prevede l’accordo sopraccitato, il progetto di riconversione verso la chimica verde di Porto Marghera prevede una fase denominata “Green Refinery”, che consiste nell’eliminazione del greggio dalle raffinerie e nella sua sostituzione con materie prime come oli vegetali e biomasse; risulta che questa fase, che ora dovrebbe essere ad uno stadio avanzato, sia a tutt’oggi ferma, andando a compromettere pesantemente tutta la tempistica del piano di riconversione;
tutto ciò premesso,
impegna la Giunta regionale

1) a farsi parte attiva presso le istituzioni nazionali, ENI e Versalis S.p.A. affinché vengano rispettati gli accordi sottoscritti (in particolare nella garanzia degli investimenti previsti) per la riconversione delle raffinerie di Porto Marghera, al fine della realizzazione di un polo industriale specializzato nella “chimica verde”;
2) a coordinarsi con il Sindaco della Città Metropolitana di Venezia e con i gli altri Sindaci del cosiddetto “quadrilatero padano” (Ravenna, Mantova e Ferrara), per un’azione congiunta e sinergica nei confronti di ENI e delle istituzioni preposte, al fine di garantire le prospettive occupazionali del polo chimico di Porto Marghera;
3) a relazionare al Consiglio regionale sulle azioni intraprese.


SOMMARIO

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