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Contenuti: Mozione n. 173 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA

MOZIONE N. 173

LA REGIONE INTERVENGA PER LIMITARE LA PRESENZA DEI RIFIUTI IN MARE CON STRATEGIE E PROGETTI CONCRETI

presentata il 1° agosto 2016 dalla Consigliera Baldin


Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
- la contaminazione del mare causata dalla presenza di rifiuti solidi è un problema di portata globale. Grandi quantità di rifiuti finiscono in mare, dove si disperdono nella colonna d’acqua, sul fondo, o si concentrano in zone di convergenza come “patch di immondizia o zuppa di plastica”. La componente principale di questi rifiuti è rappresentata dalla plastica, che lentamente si frammenta in micro e nano plastica, facilitando l’ulteriore diffusione nell’ambiente e l’assunzione da parte degli organismi. Gli impatti sull’ambiente e la salute comprendono il rilascio di contaminanti tossici persistenti e bioaccumulabili, il rischio di intrappolamento e/o di ingestione da parte degli organismi marini, nonché la perdita di servizi ecosistemici. I conseguenti danni a livello economico, sia nel settore della pesca sia in quello del turismo, possono risultare notevoli;
- gli attrezzi da pesca abbandonati in mare (volontariamente o accidentalmente) costituiscono una percentuale significativa di questi rifiuti solidi (10 per cento secondo stime dell’UNEP); il problema dell’abbandono volontario è dimostrato essere causato da azioni di scarico deliberato quando a terra viene evidenziata: a) la mancanza di una filiera di gestione appropriata per le reti e altri attrezzi da pesca da dismettere; b) la scarsa consapevolezza degli effetti negativi sull’ambiente causati da comportamenti individuali socialmente non adeguati;
- la gestione dei rifiuti derivanti dell’attività di pesca e acquacoltura è regolamentata dal decreto legislativo 183/2003 e del Testo Unico in materia d’Ambiente;
CONSIDERATO CHE:
- a livello regionale si evidenzia l’impossibilità di applicare propriamente il decreto legislativo 182/2003, essendo di fatto esclusa dalla sua applicazione una cospicua parte della flotta peschereccia veneta, che ormeggia in aree non individuate come portuali;
- i “Piani di raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico”, ove regolamentano natanti dediti all’attività di pesca, non classificano né quantificano propriamente i rifiuti dei natanti dediti all’attività di pesca e acquacoltura;
- già nel 2009 la Regione Veneto nell’ambito del progetto “Gestione integrata dei rifiuti recuperati dalle attività di pesca e nautica da diporto per la tutela dell’ambiente marino” (finanziato dalla legge regionale 15/2007), ha evidenziato una carenza di strutture (punti di sbarco) per il conferimento per i rifiuti generati dall’attività di pesca e acquacoltura, nonché di coordinamento tra gli operatori della pesca e i soggetti deputati alla gestione delle aree portuali e dei rifiuti;
- la raccolta degli attrezzi abbandonati sui fondali non può essere considerata una soluzione sostenibile sul lungo periodo in quanto economicamente onerosa; non potendo essere considerata un’operazione da eseguire routinariamente, non garantirebbe l’assenza di impatti sull’ambiente marino e sulla salute;
PRESO ATTO CHE:
- l’attività condotta nell’ambito del Progetto GHOST, finanziato dal Programma Life della Commissione europea (GHOST LIFE 12 BIO/IT/000556), ha evidenziato e documentato: a) la presenza di reti e attrezzi da pesca abbandonati nel 50 per cento delle aree esaminate prospicenti i litorali veneti con effetti negativi sulla biodiversità dei fondali, particolarmente di quelli delle “tegnùe” venete, di cui è ben noto l’elevato valore ambientale; b) la propensione della cittadinanza alla contribuzione per interventi di mantenimento e della biodiversità in tali ambienti; c) la necessità di organizzazione di punti di raccolta e sistemi incentivanti per incrementare il conferimento delle attrezzature dismesse da parte degli operatori della pesca; d) la presenza di consorzi obbligatori nazionali già attivi sulla tematica del riciclo delle plastiche dal mare (e fra queste anche degli attrezzi da pesca) a cui fare riferimento per l’organizzazione e l’implementazione di una filiera sostenibile; e) l’esistenza sul mercato europeo e nazionale di soluzioni tecnologiche innovative di trattamento e riciclo della plastica che consentono di non destinare allo smaltimento in discarica ingenti quantità di materiali, facendoli rientrare in un ciclo virtuoso di risparmio delle materie prime mediante riciclo o generazione di combustibili innovativi;
- le valutazioni conclusive del progetto sono contenute in una “Proposta di Regolamento” allegata alla presente;
RITENUTO che l’implementazione di un sistema unico di gestione (raccolta-trattamento-riciclo) delle attrezzature per la pesca e l’acquacoltura dismesse (o occasionalmente rimosse dai fondali) a livello regionale in grado di soddisfare le necessità del ceto peschereccio con continuità, contribuirebbe in modo determinante ad attuare le misure di tutela previste dalla “Strategia per l’ambiente marino” dell’Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi di buono stato ambientale delle acque marine;
VISTO che il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e le Pesca (FEAMP) prevede, tra le altre, anche risorse da destinare a “investimenti destinati a strutture per la raccolta di scarti e rifiuti marini”;
impegna la Giunta regionale

- a prendere atto delle valutazioni conclusive del progetto GHOST e in particolare delle raccomandazioni operative per la riduzione dell’abbandono di reti ed altri attrezzi da pesca in mare ivi riportate;
- a promuovere una definizione chiara ed univoca su tutto il territorio regionale della classificazione CER degli attrezzi da pesca da avviare a riciclo;
- ad attivare la concertazione con gli attori coinvolti a diverso titolo nella gestione del rifiuto delle attività di pesca ed acquacoltura a livello locale al fine di individuare le modalità operative per dotare gli ormeggi da pesca esclusi dell’applicazione del decreto legislativo 183/2003 di idonei sistemi per il conferimento del rifiuto;
- a promuovere la revisione dei “Piani di raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico” elaborati per le aree portuali venete attraverso l’introduzione di misure più adeguate per la gestione i rifiuti derivanti dalle attività di pesca e acquacoltura, basate su una migliore classificazione e quantificazione del suddetto rifiuto;
- a intervenire, stanziando le risorse necessarie, per realizzare gli interventi di infrastrutturazione delle strutture portuali necessari a consentire il conferimento a terra delle attrezzature da pesca;
- ad attivare azioni di concertazione con i consorzi obbligatori per il riciclo e il recupero dei rifiuti, in particolare con il Consorzio Polieco già attivo su questa tematica, per la definizione di un piano di gestione regionale dei rifiuti della pesca e la valutazione delle possibili opzioni di riciclo e riuso di tali materiali in accordo con le migliori tecnologie disponibili, capitalizzando l’esperienza maturata nell’ambito del Progetto GHOST, in un’ottica di implementazione dei principi operazionali dell’Economia circolare.


SOMMARIO

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