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Contenuti: Mozione n. 314 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


MOZIONE N. 314

LA GIUNTA REGIONALE SI ATTIVI PRESSO IL GOVERNO PER IMPEDIRE L’UTILIZZO DEI CSS NEI CEMENTIFICI

presentata il 23 febbraio 2018 dal Consigliere Ruzzante


Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO che il decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22 (c.d. Decreto Clini), stabilisce le condizioni in presenza della quali il combustibile solido secondario (da qui in poi CSS) da rifiuto speciale può divenire “non rifiuto” e quindi essere utilizzato ai fini della produzione di energia da parte di centrali termoelettriche e cementifici, acquisendo la denominazione di CSS-combustibile; tale materiale, in sostanza, può essere utilizzato solo previa dichiarazione di conformità effettuata dal gestore dell’impianto che lo ha prodotto, cessando così la qualifica di rifiuto ex 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
PRECISATO che la disposizione cui sopra è stata sostanzialmente reiterata, allargandone la dimensione applicativa, con il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito in legge 11 novembre 2014, n. 164, e poi con DPCM 10 agosto 2016 “Individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati.”;
RILEVATO che sul tema dell’impiego del CSS-combustibile, e più in generale sulla possibilità - ammessa nell’ordinamento sulla scorta delle norme sopra richiamate - da parte di impianti costruiti e pensati per determinati cicli di produzione (nel caso di specie, i cementifici) di trasformarsi in impianti di riciclaggio dei rifiuti, sono state manifestate da più parti critiche e perplessità riguardanti non solo la reale rispondenza di tali disposizioni a policies di tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, ma, più specificamente, sui danni alla salute pubblica che ne potrebbero derivare, come peraltro più volte denunciato, anche a livello regionale, così come in tutta Italia (va peraltro considerato che dei 69 centri di produzione, un terzo sono concentrati in Pianura Padana: 6 in Veneto, 5 in Lombarda, 5 in Piemonte, 4 in Emilia Romagna, 3 in Friuli Venezia Giulia, uno in Trentino Alto Adige), dai comitati di cittadini (uno su tutti: il Comitato “Lasciateci Respirare” di Monselice), che hanno evidenziati i riscontri di seri inquinamenti prodotti nelle aree circostanti;
APPRESO E CONSIDERATO che nel programma di Governo - elezioni 2018 della Lega, a pagina 36, si legge quanto segue: “favorire l’utilizzo del Combustibile Solido Secondario (combustibile generato dalla trasformazione dei rifiuti) cioè combustibile di qualità presso tutte le centrali di produzione energetica che utilizzano il carbone e tutte le cementerie, come previsto dal DM 22/13 del Ministero dell’Ambiente” e che tale passaggio, di per sé e letto alla luce di quanto argomentato al “RILEVATO” che qui precede, non può che destare, per come desta, preoccupazione rispetto alla incidenza della sua concreta applicazione rispetto al territorio veneto;
RICHIAMATI i fondamentali precetti di cui ai commi 1 e 6 dell’articolo 8 dello Statuto della Regione del Veneto, i quali, rispettivamente, stabiliscono che “Il Veneto, nel rispetto del principio di responsabilità nei confronti delle generazioni future, opera per assicurare la conservazione e il risanamento dell’ambiente, attraverso un governo del territorio volto a tutelare l’aria, la terra, l’acqua, la flora e la fauna quali beni e risorse comuni” e che “La Regione riconosce e garantisce il diritto dei cittadini a essere informati sulle condizioni e qualità dell’ambiente sui rischi per la salute e ogni altra situazione di criticità che si manifesti sul suo territorio”;
impegna la Giunta regionale

a farsi parte attiva presso il Governo affinché proceda senza indugio ad adottare tutte le iniziative necessarie, anche integrative o, se necessario, di modifica del decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22 e della afferente normativa successiva, e insistendo affinché sia valutata la revoca, in virtù del principio di precauzione, di ogni atto funzionale a consentire la riconversione dei cementifici in inceneritori.


SOMMARIO

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