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Contenuti: Mozione n. 383 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


MOZIONE N. 383

STOP ALLA ISCRIZIONE ANAGRAFICA DEI RICHIEDENTI ASILO PRESSO I COMUNI SEDI DI CENTRI DI ACCOGLIENZA

presentata l’8 agosto 2018 dai Consiglieri Rizzotto, Forcolin, Riccardo Barbisan, Ciambetti, Colman, Possamai, Semenzato, Fabiano Barbisan, Boron, Brescacin, Gerolimetto, Michieletto, Sandonà e Villanova


Il Consiglio regionale del Veneto


PREMESSO che organi di stampa di queste ultime settimane (Tribuna di Treviso di lunedì 9 luglio 2018) riportano la notizia secondo la quale nel solo capoluogo di Treviso, nel corso del 2017, sono stati censiti mille abitanti in più, e che tale aumento sarebbe avvenuto anche e soprattutto alle carte di identità rilasciate ai migranti;
RICORDATO CHE:
- l’art. 8, comma 1, lett. a-bis), del decreto-legge n. 13 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 46 del 2017, ha inserito, dopo l’art. 5 del decreto legislativo n. 142 del 2015, recante, tra le altre, norme relative all’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale, l’art. 5-bis, prevedendo che l’istituto della convivenza anagrafica, di cui all’art. 5 del regolamento anagrafico (decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989) possa essere applicato sia nell’ipotesi in cui l’interessato sia ospitato nei centri di prima accoglienza, che nei casi in cui egli sia ospitato nelle strutture temporanee, ovvero nei centri di accoglienza dei sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), ove non sia registrato individualmente in anagrafe;
- secondo quanto previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo, n. 142, l’accertamento della permanenza in un centro di accoglienza come dimora abituale da diritto allo straniero titolare di permesso di soggiorno provvisorio per richiesta di asilo di esigere l’iscrizione immediata all’anagrafe del Comune in cui si trova, e che in base all’articolo 6, comma 7, del decreto legislativo n. 286 del 1998, la dimora dello straniero si considera abituale anche in caso di documentata ospitalità da più di 3 mesi presso un centro di accoglienza;
- lo straniero iscritto all’anagrafe che si allontana definitivamente dal centro di accoglienza in cui abitualmente dimorava è tenuto a presentare istanza di iscrizione nel nuovo Comune di residenza, mentre il responsabile della struttura in cui lo straniero si trovava deve segnalare al competente ufficio anagrafico comunale l’allontanamento dello straniero, onde permettere la cancellazione del suo nome;
CONSIDERATO CHE:
- le numerosi disposizioni rappresentano incombenze onerose per i Comuni, tanto che l’accertamento di irreperibilità implica almeno una serie di tentativi per rintracciare lo straniero al suo indirizzo presunto, mentre per pervenire alla cancellazione per irreperibilità dello straniero che si è allontanato, il Comune di residenza deve dar corso alle procedure di avvio del procedimento ai sensi del regolamento anagrafico tramite spedizione di lettera raccomandata andata-ritorno o notifica tramite messo comunale;
- nell’arco di tempo delle procedure sopra descritte, lo straniero può lasciare il territorio nazionale o entrare in una condizione di clandestinità, senza per questo perdere i benefici e i servizi in suo favore che vengono dalla sua iscrizione ad un’anagrafe di un Comune del nostro Paese; stando a quanto si afferma in una nota emanata il 17 agosto 2016 dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, l’iscrizione all’anagrafe ottenuta con la concessione del permesso di soggiorno sembrerebbe essere titolo sufficiente per reclamare anche il rilascio della carta d’identità;
- il rilascio della residenza, peraltro, così come configurato dalla disciplina di settore, postula una duplice ed indefettibile verifica da parte dell’Ufficiale d’anagrafe, ovvero l’accertamento dell’identità di chi presenta la domanda (criterio soggettivo) e la maturazione del requisito della dimora abituale (criterio oggettivo);
- mentre il presupposto oggettivo non desta dubbi interpretativi trovando, come sopra descritto, disciplina normativa specifica, per quanto riguarda il presupposto soggettivo è asseverato che, fedelmente alle regole generali vigenti, quando si iscrive un soggetto nei registri della popolazione residente, vi sia prova certa della sua identità personale;
- in merito a ciò, tuttavia, i documenti rilasciati dagli enti competenti per il permesso di soggiorno per richiesta asilo, non offrono certezza sull’effettiva identità del soggetto interessato, alla luce del fatto che le generalità ivi riportate sono frutto delle mere dichiarazioni rese dell’interessato al momento della registrazione nel sistema d’accoglienza ma mai controllate da alcuna Autorità pubblica, così che, di fatto, è mancante qualsivoglia prova certa dell’effettiva identità dell’intestatario;
STIMATO che l’iscrizione anagrafica comporterebbe una conseguente presa in carico da parte del Comune ospitante di eventuali servizi socio-assistenziali che potrebbero anche non interrompersi nell’eventualità che il rifugiato dovesse essere considerato irregolare, con un possibile prolungamento delle spese a carico dell’amministrazione pubblica;
impegna la Giunta regionale

- ad adottare le opportune iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, per invitare il Governo ad intervenire allo scopo di rivedere le norme sull’obbligatorietà dell’iscrizione anagrafica da parte di quei Comuni italiani nel cui territorio insistono i centri di accoglienza di migranti, provvedendo al contempo a specificare l’esclusione del beneficio dei servizi di welfare comunali per i richiedenti asilo iscritti all’anagrafe comunale;
- a trasmettere la presente mozione ai Parlamentari eletti in Veneto a seguito delle ultime consultazioni politiche del 4 marzo 2018.


SOMMARIO

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