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Contenuti: Mozione n. 459 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


MOZIONE N. 459

LA REGIONE VENETO, COERENTEMENTE CON LA POSIZIONE ASSUNTA ANCHE IN OCCASIONE DEL REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016, INTERVENGA PRESSO IL GOVERNO PER FERMARE LE TRIVELLAZIONI NELL’ALTO ADRIATICO

presentata il 4 febbraio 2019 dai Consiglieri Azzalin, Fracasso, Guarda, Moretti, Pigozzo, Sinigaglia, Zanoni e Zottis


Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO che lo scorso 29 gennaio l'aula del Senato ha approvato l'emendamento al Decreto Legge “Semplificazioni” che recepisce l'accordo raggiunto tra le forze di governo sulle trivellazioni in mare e che prevede una moratoria di 18 mesi dei permessi per la ricerca e la prospezione di idrocarburi e l'aumento dei canoni di 25 volte;
- malgrado le rassicurazioni del ministro dell’Ambiente circa la volontà di non firmare le richieste di permessi di trivellazione, il suddetto accordo tra Lega e M5S prevede l'autorizzazione di 15 nuove trivellazioni di cui 4 in mare (3 Mar Adriatico e 1 Canale di Sicilia) e 11 sulla terraferma. Questo in virtù della norma che fa salve dalla sospensione di 18 mesi le istanze di concessione in essere alla data di entrata in vigore della legge. A queste se ne potranno aggiungere altre sino alla data di pubblicazione della legge in gazzetta ufficiale;
CONSIDERATO CHE:
- a destare forte preoccupazione è la piattaforma Teodorico al largo del Delta del Po: il Polesine ha già pagato un prezzo altissimo per i gravi danni da subsidenza causati dall'estrazione di idrocarburi. Si scaverà all’interno delle 12 miglia marine e non è dato sapere a quale distanza dalla costa arriverà il bacino di gas. Alcuni studi hanno inoltre evidenziato l’abbassamento del suolo attorno alla piattaforma, come è successo a Ravenna, di fronte al Lido di Dante;
- in occasione del referendum sulle trivellazioni tenutosi il 17 aprile 2016 il presidente della Regione Veneto si era espresso nettamente a favore del SI’, dichiarando che “Noi le trivelle, davanti alle nostre coste del Veneto proprio non le vogliamo e chi lavora nelle piattaforme può trovare ottime alternative nell'industria del turismo, che è la nostra principale risorsa”;
- il 7 settembre 2015 lo stesso presidente Luca Zaia affermava che “dare legittimazione alle trivellazioni in mare è pura follia. La nostra Regione si è sempre dichiarata contraria. A inizio anno abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale alcune disposizioni del Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133, il cosiddetto “Sblocca Italia”, e in particolare proprio le norme che legittimavano le trivellazioni in Alto Adriatico. Disposizioni di questa natura adottate a livello centrale non solo prevaricano tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio ma, in previsione di ipotetici benefici ancora tutti verificare, determinano invece gravissimi pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali”;
- il 20 maggio 2014 è ancora il presidente della Regione Veneto ad evidenziare, di fronte alle aperture del governo alle attività estrattive nei fondali marini al largo di Venezia, che “Il nostro oro nero si chiama turismo e da questo scempio subirebbe un colpo mortale. Non sto pensando solo alla disastrosa ipotesi di eventuali sversamenti di greggio ma anche all’impatto visivo degli impianti sul paesaggio. Per non parlare poi dell’ipotesi di subsidenza e terremoti, tristi esperienze che i territori costieri hanno provato sulla loro pelle nei decenni passati. Con le estrazioni di metano il Veneto ha già pagato un prezzo altissimo. Cosa accadrebbe a Venezia? E ai delicati equilibri su cui si regge una delle lagune più vaste del mondo? Mi fa ridere per non piangere chi mette sullo stesso piano Adriatico e Mare del Nord: è come paragonare una pozzanghera ad un oceano. Il petrolio è una risorsa vecchia, fuori dal tempo. L’energia del futuro è quella pulita: vento, sole, idrogeno. Il Governo batta un colpo e chieda all’Unione Europea di bloccare le trivellazioni croate”;
impegna la Giunta regionale

ad intervenire, coerentemente con le posizioni assunte dal presidente della Regione Veneto anche in occasione del referendum del 17 aprile 2016, presso il Governo per fermare le trivellazioni nell’Alto Adriatico.


SOMMARIO

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