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Contenuti: Mozione n. 489 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


MOZIONE N. 489

PFAS. LA REGIONE VENETO INTERVENGA A TUTELA DEI BAMBINI E DELLE MAMME CON MISURE ATTE A LIMITARE I DANNI DA ESPOSIZIONE.

presentata il 15 aprile 2019 dai Consiglieri Guarda, Ruzzante, Salemi, Fracasso, Bartelle e Zanoni


Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
- il territorio veneto compreso tra le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo e i suoi abitanti sono stati negli ultimi decenni pesantemente danneggiati dalla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas). Il fenomeno ha interessato un bacino demografico di oltre 350.000 persone residenti in quasi 70 Comuni, di cui 23 sono appartenenti alla cosiddetta “zona rossa”;
- tra le maggiori preoccupazioni dei residenti nelle aree contaminate ci sono quelle riguardanti la salute dei più piccoli. È forte la richiesta, rivolta agli operatori sanitari e alle istituzioni, di poter ricevere informazioni ed indicazioni chiare circa le precauzioni da adottare per proteggere i bambini;
CONSIDERATO CHE:
- i risultati dello “Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)”, a cura del Registro Nascita - Coordinamento Malattie Rare della Regione Veneto del gennaio 2017 (aggiornato nel gennaio 2019) conferma che, nell’area rossa, i maggiori rischi per la donna in gravidanza sono quelli di contrarre pre-eclampsia (+27%) e diabete gestazionale (+44%), mentre per il neonato aumenta il rischio di patologie quali pesi bassi per età gestazionale (+29%), anomalie al sistema nervoso e difetti congeniti al cuore;
- il recente rapporto EFSA 2018 “Risk to human health related to the presence of perfluorooctane sulfonic acid and perfluorooctanoic acid in food”, attesta che l’esposizione ai Pfas delle mamme e dei neonati riveste un carattere particolarmente grave, in quanto colpisce un organismo in via di formazione e sostanzialmente indifeso(feto-neonato), confermando così la dimensione allarmante della situazione ed il suo effetto transgenerazionale;
- secondo quanto affermato il 28 febbraio 2019 dal Prof. Carlo Foresta, Direttore della UOC Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Università di Padova, presso il “34° convegno di Medicina della Riproduzione” ad Abano Terme, ( metto convegno e non studio perché lo studio su donne non è ancora stato pubblicato!) i PFAS alterano la funzione dell’utero interagendo col progesterone e interferiscono con i meccanismi che regolano il ciclo mestruale, l’annidamento dell’embrione e il decorso della gravidanza;
- secondo la recente proposta EFSA (rapporto 2018) di revisione delle TDI di PFOA in acqua potabile, lo scenario OMS-Euro indicherebbe la concentrazione limite di tale sostanza per la tutela della salute da un’esposizione lifetime di un bambino di 10 kg, corrispondente a 1,7 ng/l. Si tratta di un dato inferiore rispetto al limite di rilevazione (5 ng/l) delle strumentazioni oggi adottate per le analisi dell’acqua potabile;
- senza un reale intervento per la garanzia dell’attività di produzione e di trasformazione degli alimenti (in particolare con lo studio dell’intake giornaliero, la verifica della concentrazione negli alimenti in relazione al metodo produttivo, la garanzia di progettualità e assistenza per la fornitura e l’uso di acqua priva di Pfas per le attività produttive vittime dell’inquinamento causato da Miteni ed il controllo dell’attività di concimazione) sarebbero vanificati gli sforzi fatti per la tutela sanitaria in relazione all’abbattimento delle concentrazioni di Pfas nell’acqua potabile e alla progettualità di fornitura di acqua da nuovi fonti acquedottistiche;
VALUTATO CHE:
- sono ancora lunghi i tempi necessari per fornire acqua priva di PFAS agli acquedotti, dato che la progettazione per il collegamento a nuove fonti è ancora in divenire. Nel frattempo è indispensabile intervenire a tutela dei bambini e delle mamme introducendo una serie di misure, proposte atte a limitare i danni;
- se anche cessasse da subito qualsiasi forma di esposizione ai PFAS, tali sostanze rimarrebbero comunque per parecchi anni nel sangue e nei tessuti dei residenti esposti, visto il loro lungo tempo di emivita, e rimarrebbe invariato il problema per chi ha già livelli significativi di tale sostanze nel proprio sangue;
impegna la Giunta regionale

1) a prevedere obbligatoriamente ed in tempi certi la fornitura di acqua priva di Pfas alle famiglie residenti in abitazioni che ad oggi prelevano acqua da pozzi privati ancora contaminati, con il collegamento al sistema acquedottistico o con altri metodi per la fornitura di acqua priva di Pfas o, ancora, prevedendo forme di agevolazione per l’acquisto di acqua in bottiglia di vetro per l’utilizzo alimentare;
2) ad applicare a tutti i Comuni del Veneto indistintamente gli stessi limiti per i PFAS nelle acque potabili, possibilmente eguali al limite tecnico di quantificazione (LOQ);
3) a garantire ad Arpav, anche sulla base delle recenti indicazioni dell’EPA, strumentazioni di analisi delle acque in grado di rilevare livelli di PFOS e PFOA inferiori ai 5 ng/l;
4) ai fini di un controllo più accurato, a prevedere che vengano forniti dati chiari e costanti riguardanti le analisi dell’acqua effettuate nella rete acquedottistica (per data e per punto di prelievo), nei singoli pozzi, all’uscita dell’opera di captazione o nella rete di distribuzione, non per medie semestrali ma con data certa;
5) a raccomandare, in attesa di una pronta realizzazione di queste misure, quale prima precauzione per le donne in età fertile, in gravidanza e per il neonato e i bambini, il NON utilizzo per scopi alimentari e potabili dell’acqua di rubinetto se eccede il valore guida EFSA, analogamente a quanto venne deciso in Germania oltre 10 anni fa, valutando forme di sostegno o rimborso economico, rivolte alle famiglie e alle scuole;
6) a realizzare una costante campagna informativa per la tutela sanitaria dei cittadini delle aree contaminate, in particolare per neonati e donne in gravidanza, e la minimizzazione dei rischi di esposizione ai PFAS. In primo luogo attraverso un vademecum che contenga le linee guida per l’uso dell’acqua potabile, il consumo degli alimenti e l’uso di oggetti quotidiani;
7) a valutare, in primo luogo a beneficio delle donne esposte che vogliono pianificare una gravidanza, la possibilità di un arruolamento dedicato in un formale protocollo di sperimentazione clinica, finalizzato a verificare la possibilità di abbattimento delle sostanze nel sangue attraverso interventi farmacologici, di plasmaferesi o di scambio plasmatico.


SOMMARIO

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