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Contenuti: Risoluzione n. 57 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


RISOLUZIONE N. 57

ADESIONE E SOSTEGNO AL “MANIFESTO DI VENEZIA” PER IL RISPETTO E LA PARITÀ DI GENERE NELL’INFORMAZIONE CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE ATTRAVERSO PAROLE E IMMAGINI

presentata il 17 gennaio 2018 dai Consiglieri Pigozzo, Guadagnini, Scarabel, Ciambetti e Giorgetti


Il Consiglio regionale del Veneto


PREMESSO CHE:
- la violenza di genere è una realtà ancora diffusa e di drammatica attualità, non solo in ambiti di arretratezza e degrado umano e sociale, ma anche in contesti ambientali che si definiscono culturalmente ed economicamente più evoluti;
- il mondo dell’informazione ha una responsabilità ed un ruolo determinanti nella corretta percezione del fenomeno della violenza di genere da parte dell’opinione pubblica e nella promozione e diffusione di cultura del rispetto dei diritti fondamentali;
- il 25 novembre 2017 a Venezia è stato approvato il “Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini”;
- il suddetto documento, proposto dal Sindacato Giornalisti Veneto, dalla Commissione Pari Opportunità FNSI, dalla Commissione Pari Opportunità Usigrai, e da GiULiA Giornaliste, è stato sottoscritto da moltissimi rappresentanti degli organi di informazione, ma anche da esponenti istituzionali, politici e della società civile;
tutto ciò premesso,
assume come propri e sostiene

i contenuti del “Manifesto di Venezia”, che si riportano nell’Allegato A);
condanna

con fermezza ogni forma di violenza di genere, impegnandosi ad assumere, sia al proprio interno, sia nei confronti dell’esterno (in tema di comunicazione e di rapporti istituzionali in generale), gli orientamenti e le iniziative più consoni a garantire il raggiungimento della parità di genere;
si impegna, insieme alla Giunta regionale

a promuovere la diffusione del “Manifesto di Venezia” presso tutte le Istituzioni del Veneto, in particolare le realtà scolastiche, incentivandole a darne attuazione, in relazione ai ruoli e alle funzioni specificamente detenuti, con incontri pubblici e dibattiti, anche in collaborazione con i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, volti alla sensibilizzazione, alla presa di coscienza e alla prevenzione del problema della violenza di genere, nonché alle azioni di tutela delle vittime della violenza di genere.

































Allegato: 1
Allegato A)
MANIFESTO DI VENEZIA
“Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini
Sistematica, trasversale, specifica, culturalmente radicata, un fenomeno endemico: i dati lo confermano in ogni Paese, Italia compresa. La violenza di genere è una violazione dei diritti umani tra le più diffuse al mondo: lo dichiara la Convenzione di Istanbul, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nel 2011 e recepita dall’Italia nel 2013, che condanna «ogni forma di violenza sulle donne e la violenza domestica» e riconosce come il raggiungimento dell’uguaglianza sia un elemento chiave per prevenire la violenza. La violenza di genere non è un problema delle donne e non solo alle donne spetta occuparsene, discuterne, trovare soluzioni. Un paese minato da una continua e persistente violazione dei diritti umani non può considerarsi “civile”. Impegno comune deve essere eliminare ogni radice culturale fonte di disparità, stereotipi e pregiudizi che, direttamente e indirettamente, producono un’asimmetria di genere nel godimento dei diritti reali. La Convenzione di Istanbul, insiste sulla prevenzione e sull’educazione. Chiarisce quanto l’elemento culturale sia fondamentale e assegna all’informazione un ruolo specifico richiamandola alle proprie responsabilità (art.17). Il diritto di cronaca non può trasformarsi in un abuso. Ogni giornalista è tenuto al “rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Non deve cadere in morbose descrizioni o indulgere in dettagli superflui, violando norme deontologiche e trasformando l’informazione in sensazionalismo. Noi, giornaliste e giornalisti firmatari del Manifesto, ci impegniamo per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali, giuridiche. La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità. Pertanto riteniamo prioritario:
1. inserire nella formazione deontologica obbligatoria quella sul linguaggio appropriato anche nei casi di violenza sulle donne e i minori;
2. adottare un comportamento professionale consapevole per evitare stereotipi di genere e assicurare massima attenzione alla terminologia, ai contenuti e alle immagini divulgate;
3. adottare un linguaggio declinato al femminile per i ruoli professionali e le cariche istituzionali ricoperti dalle donne e riconoscerle nella loro dimensione professionale, sociale, culturale;
4. attuare la “par condicio di genere” nei talk show e nei programmi di informazione, ampliando quanto già raccomandato dall’Agcom;
5. utilizzare il termine specifico “femminicidio” per i delitti compiuti sulle donne in quanto donne e superare la vecchia cultura della “sottovalutazione della violenza”: fisica, psicologica, economica, giuridica, culturale;
6. sottrarsi a ogni tipo di strumentalizzazione per evitare che ci siano “violenze di serie A e di serie B” in relazione a chi subisce e a chi esercita la violenza;
7. illuminare tutti i casi di violenza, anche i più trascurati come quelli nei confronti di prostitute e transessuali, utilizzando il corretto linguaggio di genere;
8. mettere in risalto le storie positive di donne che hanno avuto il coraggio di sottrarsi alla violenza e dare la parola anche a chi opera a loro sostegno;
9. evitare ogni forma di sfruttamento a fini “commerciali” (più copie, più clic, maggiori ascolti) della violenza sulle donne;
10. nel più generale obbligo di un uso corretto e consapevole del linguaggio, evitare: a) espressioni che anche involontariamente risultino irrispettose, denigratorie, lesive o svalutative dell’identità e della dignità femminili; b) termini fuorvianti come “amore” “raptus” “follia” “gelosia” “passione” accostati a crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento; c) l’uso di immagini e segni stereotipati o che riducano la donna a mero richiamo sessuale o “oggetto del desiderio”; d) di suggerire attenuanti e giustificazioni all’omicida, anche involontariamente, motivando la violenza con “perdita del lavoro”, “difficoltà economiche”, “depressione”, “tradimento” e così via; e) di raccontare il femminicidio sempre dal punto di vista del colpevole, partendo invece da chi subisce la violenza, nel rispetto della sua persona.”

SOMMARIO

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