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Contenuti: Risoluzione n. 97 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA

RISOLUZIONE N. 97

FUSIONE DI COMUNI: MAGGIORI RISORSE FINANZIARIE IN SERVIZI PER I CITTADINI E PER IL TERRITORIO

presentata il 30 ottobre 2018 dai Consiglieri Finco, Rizzotto, Gidoni, Brescacin, Gerolimetto, Villanova e Semenzato

Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
- l’istituto delle fusioni tra i Comuni è previsto nell’ordinamento italiano all’articolo 133 della Costituzione, in cui si legge: “La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”. Tra le fonti gerarchiche dell’ordinamento è possibile trovare dei riferimenti espressi alla fusione dei Comuni all’interno degli articoli 15 e 16 del TUEL (D.Lgs. 267/2000) ove si stabilisce, tra l’altro, in coerenza con la Costituzione, che siano le Regioni con una loro apposita legge di fusione ad istituire i nuovi Comuni, prevedendo forme di partecipazione e ricorrendo al decentramento dei servizi dove possibile;
- a differenza di altre politiche di riordino, come l’Unione di Comuni, la fusione ha la peculiarità di rappresentare un processo irreversibile, con cui si costituisce un nuovo soggetto comunale mediante l’accorpamento e la contestuale soppressione dei Comuni preesistenti alla fusione;
- la Regione del Veneto accanto alle forme di gestione associata di servizi e funzioni comunali disciplinate dalla legge regionale 25/1992, ha previsto anche l’istituto della fusione di due o più comuni, quale ulteriore strumento per il conseguimento di una dimensione efficiente della governance locale volta alla razionalizzazione e ottimizzazione dell’organizzazione istituzionale, per contrastare l’eccessiva frammentazione del livello amministrativo comunale;
- più di recente, in concomitanza con l’esigenza di adottare politiche pubbliche in regime di austerity in molti ambiti, la legge 135/2012 (così detta Spending Review), il legislatore ha nuovamente incoraggiato il ricorso alla fusione dei Comuni come principale strumento di riordino istituzionale; infatti all’articolo 20 della legge 135/2012 sono stati previsti ulteriori incentivi finanziari alle fusioni di Comuni creati dal 2012 in poi, con lo scopo di favorire lo sviluppo di questo strumento ritenuto cruciale anche per il contenimento della spesa pubblica a livello nazionale;
CONSIDERATO CHE:
- negli ultimi anni il tema della fusione dei comuni è progressivamente riaffiorato nel dibattito pubblico, anche a livello regionale, in quanto l’istituto della fusione è concepito come uno strumento per consentire ai comuni (ed, in particolare, a quelli di minore dimensione demografica) una più funzionale gestione delle risorse pubbliche ed una reale efficacia delle prestazioni erogate a vantaggio delle proprie comunità;
- la necessità di realizzare un numero consistente di fusioni di Comuni in Italia, con l’adozione del disegno di riordino istituzionale complessivo contenuto nella legge 56/2014 e l’avvio delle politiche di austerity che hanno coinvolto anche gli enti locali, è divenuta un aspetto importante per raggiungere l’obiettivo della riforma organizzativa;
- le fusioni comportano per il nuovo territorio il trasferimento di risorse economiche aggiuntive erogate sia dallo Stato che dalla Regione come incentivo per la realizzazione del disegno di riassetto istituzionale complessivo. Sono previsti incentivi economici Statali per dieci anni successivi alla fusione, oltre che lo sblocco dei fondi del patto di stabilità interno e la concessione di contributi regionali per cinque anni successivi all’istituzione del nuovo Comune;
- in tale contesto, la Regione del Veneto, con la legge regionale 27 aprile 2012, n. 18 , al fine di incentivare un piano di riordino territoriale a seguito delle disposizioni del DL 31 maggio 2010, n. 78 e s.m.i., promuove e sostiene l’esercizio in forma associata di funzioni e servizi comunali, nonché la fusione di comuni;
- la legge regionale 24 settembre 2013, n. 22 di novellazione dell’articolo 6 della legge regionale 25/1992, ha eliminato il quorum previsto per il referendum consultivo delle popolazioni interessate dalla fusione, rendendo più agevole il percorso di fusione dei comuni;
- anche lo Statuto della Regione del Veneto, all’articolo 12 stabilisce che la Regione promuove e disciplina forme di esercizio associato delle funzioni e dei servizi da parte dei comuni, particolarmente di piccole dimensioni o situati nelle zone montane o economicamente svantaggiate, incentivando in via prioritaria le fusioni;
CONSIDERATO INFINE CHE:
- la fusione di comuni comporta dei vantaggi non indifferenti quali: l’esclusione dal vincolo per le assunzioni di personale per cinque anni, non interviene il blocco del turn-over per il personale collocato in quiescenza pertanto il personale impiegato può essere organizzato in modo più razionale;
- anche in Europa vi è stato un rafforzamento del livello municipale/metropolitano che ha portato a rimodulare l’apparato degli enti locali, la cui passata frammentazione ha prodotto un aumento dei costi soprattutto per le realtà più esigue: ad esempio tra il 2006 e il 2017 la Grecia ha diminuito del 69% il numero dei comuni, i Paesi Bassi del 15%, la Germania dell’11%, l’Austria del 10%, la Francia del 4% e il Regno Unito del 3%;
- in Italia il processo delle fusioni dei comuni ha coinvolto solo l’1% del territorio nonostante abbia il 70% di comuni con meno di 5 mila abitanti e il 25% di comuni con meno di 1.000 abitanti;
APPURATO CHE:
- i tagli statali imposti ai Comuni dal Governo tra il 2011 e il 2016, pari a - 52% - hanno impoverito le entrate e messo a rischio i servizi di base per i cittadini;
- la situazione demografica negli ultimi anni è cambiata a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei fenomeni migratori determinando lo spopolamento dei piccoli paesi rendendo difficile assicurare i servizi pubblici in un contesto di minor entrate e costi crescenti;
- il costo medio nazionale del personale degli enti locali su ogni cittadino è pari a € 26,8 mentre il costo del personale sui cittadini in comuni fino a 1.000 abitanti ha un costo pari a € 34,84 e quello nei comuni oltre 500 mila abitanti hanno un costo pari a € 19,91;
- la fusione di comuni comporta maggiori incentivi fiscali quali:
a) contributo straordinario statale per dieci anni pari al 60% dei trasferimenti erariali del 2010;
b) contributo regionale per la riorganizzazione dei servizi;
c) contributo straordinario della Regione;
d) forme di premialità per i comuni che decidono di fondersi;
e) ulteriori incentivi regionali;
PRESO ATTO CHE:
- dal 2013 ad oggi, in Veneto sono state approvate sette fusioni di comuni già tutte operative; dopo tali operazioni di fusione, sono stati soppressi sedici comuni ed il numero dei comuni della regione è diminuito di nove unità, passando da 580 a 571;
- il prossimo 16 dicembre, con consultazione referendaria i cittadini di 26 comuni veneti saranno chiamati a decidere per la fusione dei propri territori comunali il cui esito positivo ridurrà da 571 a 555 i comuni presenti in Veneto;
tutto, ciò premesso,
ribadisce

la necessità di continuare con il processo di riordino territoriale, approvato con la DGR n. 1417 del 6 agosto 2013, le cui finalità consistono nel valorizzare e incentivare la costituzione di gestioni associate tra Comuni, promuovendo, in particolare, la fusione di Comuni;
esprime

pieno sostegno alle attività messe in atto dalla Giunta regionale volte a sostenere sul territorio le iniziative di fusioni che hanno come obiettivo lo sviluppo integrato e l’ottimizzazione dell’organizzazione istituzionale, in un contesto nazionale sempre più caratterizzato da tagli dei trasferimenti erariali e riduzione della spesa pubblica;
invita

tutte le forze politiche rappresentante in Consiglio regionale a divulgare e promuovere qualsivoglia iniziativa per una maggiore adesione da parte dei comuni a processi di fusione, nell’ottica del miglioramento dei servizi ai cittadini grazie alla possibilità di dedicare risorse a specifiche funzioni difficilmente implementabili in piccoli contesti, consentendo una più efficace programmazione degli investimenti e rappresentando, in molti territori, uno stimolo alla semplificazione dei processi amministrativi.

SOMMARIO

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