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Costume - Bartelle (M5S) "Non mi faccio dare lezioni dai cristianesimo da chi strumentalizza le mie parole"



(Arv) Venezia 11 mar. 2016 -     Patrizia Bartelle (M5S) non si fa dare “lezioni di cristianesimo da chi, forse non in perfetta buona fede, vuole solo strumentalizzare le mie parole estrapolandole da un contesto assai articolato, quello della ferma contestazione dell’abrogazione, da parte di una maggioranza assai variegata, della legge che mirava all’integrazione scolastica dei bimbi Sinti e Rom come testimonianza di tolleranza e come strumento di prevenzione di possibili forme di disagio sociale, con tutte le problematiche correlate” si legge in una nota diffusa dall’esponente pentastellata. “Andate ad ascoltare sulla mia pagina Facebook le mie dichiarazioni – spiega infatti la consigliera regionale M5S – e vi accorgerete che chi mi sta attaccando sta giocando con le mie parole tentando di screditarmi. Questa ridicola estrapolazione rappresenta infatti un ignobile tentativo di mistificazione di quanto ho realmente detto a proposito del crocifisso e dei veri valori cristiani dell’accoglienza, della tolleranza e dell’integrazione, che vanno praticati quotidianamente. Ho semplicemente ricordato che Cristo è rappresentato anche da solo due semplici pezzi di legno, tante volte santificati dal Papa in diverse situazioni, non ultima  da Papa Francesco a Lampedusa, che non per niente ho chiesto al Consiglio regionale di candidare al premio Nobel”. A chi la accusa di essere stata fortemente irrispettosa dei credenti la consigliera grillina risponde che : “il cristianesimo va rappresentato in ogni momento, e non con l’esposizione di un crocifisso da parte di uno Stato laico”. Nel merito di questa polemica la consigliera pentastellata sottolinea che “la stessa Corte di Cassazione penale, Sez. IV, con sentenza 1 marzo 2000, n. 439, ha ritenuto contraria al principio di laicità l’esposizione dei crocifissi nei seggi elettorali, prendendo come esempio una decisione del Tribunale Costituzionale tedesco del 1995, e riconoscendo in proposito l’obiezione di coscienza di uno scrutatore che lamentava come contrario ai propri convincimenti il fatto che l’amministrazione pubblica nell’organizzare le operazioni elettorali non avesse provveduto all’eliminazione dei crocifissi nei luoghi adibiti ai seggi, nonostante che nel seggio dell’interessato non fosse esposto tale simbolo: non è infatti sostenibile ‘la giustificazione collegata al valore simbolico di un’intera civiltà o della coscienza etica collettiva’, per il contrasto in essa implicito con il divieto delle differenziazioni per motivi religiosi sancita dalla nostra carta costituzionale” Ricorda la Bartelle che “l’esposizione dei crocifissi negli uffici pubblici è stata una delle rappresentazioni più emblematiche dello Stato clerico-fascista, dato che è riconducibile ad Alfredo Rocco, all’epoca Ministro di Grazia e Giustizia e autore del celeberrimo codice penale fascista. Preferisco ricordare che la nostra Costituzione statuisce che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, e che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di religione. Non è esponendo il crocifisso – conclude Patrizia Bartelle – che si è buoni cristiani. Lo si sarebbe stati un po’ di più se, invece di fare sterile propaganda politica, si fosse lavorato per l’integrazione scolastica di Sinti e Rom, togliendoli dalle strade, dove sono esposti allo sfruttamento. L’abrogazione della legge su Sinti e Rom alimenta solo pregiudizi e pericoli concreti di nuove forme di segregazione”.

 
 


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