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Politica - Il Consiglio regionale del Veneto ha iniziato l'esame della Legge regionale europea.



(Arv) Venezia, 12 dic. 2018 - Il Consiglio regionale del Veneto ha avviato nella prima parte della giornata dei lavori d’Aula la cosiddetta ‘sessione europea’ con l’esame del Progetto di legge n. 353 relativo all’adeguamento dell’ordinamento regionale agli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea.

“Si tratta della c.d. Legge regionale europea - ha affermato il Relatore Alessandro Montagnoli (Lega Nord) - un atto previsto dalla legge regionale n. 26/2011 che contiene la disciplina della partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all’attuazione del diritto e delle politiche dell’Unione Europea e che pone in capo alla Giunta una serie di adempimenti ricorrenti tra i quali quello di presentare al Consiglio un Disegno di legge regionale europea volto ad assicurare l’adeguamento dell’ordinamento regionale a quello dell’UE, e contestualmente una Relazione sullo stato di attuazione della legge regionale europea dell’anno precedente. In passato, il Veneto ha adottato le leggi europee per gli anni 2012, 2013, 2014 e 2017. Il 2018 è dunque il quinto anno in cui viene predisposto il disegno di legge regionale in questione, provvedimento che, nella prospettiva del riconoscimento al Veneto di un’autonomia differenziata, assumerà in futuro una sempre maggiore rilevanza, anche al fine di evitare contestazioni da parte della Commissione UE con la possibile apertura di procedure di infrazione nelle materie di competenza regionale”.

“Si tratta di un pacchetto di provvedimenti - ha dichiarato nel corso del suo intervento il Correlatore Graziano Azzalin (Partito Democratico) - il cui contenuto ha valore rilevantissimo sull’assetto legislativo regionale, e che spesso viene trascurato, o sottovalutato dal Consiglio e da questa maggioranza. L’Europa interviene sulla vita di tutti i giorni dei cittadini, tramite ad esempio i fondi strutturali che spesso sono le risorse prevalenti, in alcune casi uniche, a disposizione, in settori strategici connessi alla competitività delle imprese, l’occupazione, il settore primario, l’ambiente, l’assetto idrogeologico, oppure per eventi calamitosi. In questa fase ci troviamo a gettare le basi della futura programmazione, che dovrà essere fondata sul metodo del dialogo, della  collaborazione e della condivisione tra i doversi attori, e i cui cardini dovranno essere la non riduzione dei fondi di coesione, la semplificazione dei processi gestionali, con l’auspicio che non si alteri l’equilibrio tra programmi nazionali e regionali, in particolare nel settore primario, laddove stiamo oggi assistendo al ritorno di un ruolo più importante degli Stati. Particolare attenzione va rivolta anche alle procedure di infrazione aperte, con riferimento soprattutto all’inquinamento da PM10 e alla bonifica dei siti inquinati ricadenti nella zona lagunare”.

Di seguito, sono intervenuti il Capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso, che a fronte delle critiche mosse alle istituzioni europee, ha posto l’accento sull’utilizzo e sul ruolo fondamentale per l’Italia e il Veneto dei fondi per il settore primario, nonché del Fondo Sociale Europeo, quale cardine della formazione professionale a livello regionale, e dei fondi Horizon per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, il Consigliere Nazzareno Gerolimetto (Zaia Presidente), in particolare sul paventato taglio ai fondi destinati al settore primario, e il Capogruppo Pietro Dalla Libera (Veneti Uniti) che ha sottolineato la propria insoddisfazione rispetto alla politica economica europea che ha imposto soprattutto sacrifici, ad esempio alle autonomie locali che non hanno potuto investire gli avanzi di bilancio, e tradotta in un aumento delle tasse; “Conseguenza più evidente - ha sottolineato - la crisi che ha colpito le economie degli stati membri dell’Unione Europea, tra i quali l’Italia, mentre nel resto del mondo l’economia sembra volare”.

Per il Consigliere Antonio Guadagnini (Siamo Veneto), la soluzione ai problemi che interessano l’Europa non va trovata negli stati nazionali o nell’aumento della spesa pubblica bensì “Nello sviluppo delle aree metropolitane, sull’esempio di città-stato che nel mondo accrescono la propria ricchezza; l’Europa deve lasciare più spazio ai territori e alle piccole comunità, ovvero alle regioni, non esaltare le forme statuali, il cui compito primario è quello della difesa del territorio, non della creazione e redistribuzione della ricchezza”.

Per il Capogruppo di Fratelli d’Italia-MCR Sergio Berlato “L’Unione Europea va conosciuta a fondo per cambiarne gli aspetti negativi. L’Europa è e dovrà essere fonte di opportunità per i cittadini, per i giovani e per le imprese, e vanno studiati i meccanismi di cofinanziamento per ottenere benefici dall’appartenenza alla UE, tenendo sempre fermo però il principio di sovranità e dell’interesse nazionale”, concetto quest’ultimo ripreso anche dal Vicepresidente del Consiglio regionale Massimo Giorgetti (Forza Italia - Alleanza per il Veneto) il quale, nel corso del suo intervento, ha ribadito che “il principio di interesse nazionale non va utilizzato per litigare, ma per difendere Stati come l’Italia, il quarto contribuente in seno all’Unione, una Unione che va ricostruita perché è stata fondata sul principio di supremazia dell’economia sulla politica - ordine che andrebbe ribaltato - e perché ha rinunciato a sottolineare le comuni matrici romane e cristiane della civiltà europea”.

L’esame della Legge regionale europea proseguirà nel pomeriggio.

 


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