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27 novembre 2007

Consiglio veneto: lavoro, più tutele e più servizi per i precari

(Arv) Venezia 27 nov. 2007 - Negli ultimi dieci anni il mercato del lavoro nel Veneto è profondamente cambiato: è cresciuta l'occupazione che ha raggiunto quota 2 milioni e 100 mila, pari a due terzi della popolazione in età attiva, sono aumentate l'occupazione femminile (57 per cento), quella immigrata e quella dei colletti bianchi e dei tecnici raggiungendo gli indici dei maggiori paesi europei; ma nel Veneto un lavoratore ogni 5, pari a circa 500 mila lavoratori, vive condizioni di lavoro temporaneo o precario, che possono essere o una "trappola" o un "trampolino": nel Veneto, infatti, a distanza di cinque anni, su 100 lavoratori flessibili, 35 trovano lavoro a tempo indeterminato, 18 rimangono temporanei, 8 risultano disoccupati e 39 escono dal mondo del lavoro privato, finendo nel pubblico impiego o mettendosi in proprio come lavoratore autonomo. Questa la fotografia, disegnata da Bruno Anastasia di Veneto Lavoro, che ha fatto da sfondo alla riflessione pubblica promossa oggi dalla commissione Attività Produttive del Consiglio regionale del Veneto, presieduta da Giuliana Fontanella , su regole e politiche attive per l'occupazione da sostenere in Veneto. Sul tavolo della commissione ci sono - ha ricordato - cinque proposte di legge (tre dei Comunisti Italiani, una del Partito Democratico e una della Giunta) che dovrebbero confluire in un nuovo testo organico che regoli le competenze assunte dalla Regione in materia di mercato del lavoro con l'attuazione del titolo quinto della Costituzione e con la legge 30 del 2003 (la cosiddetta "legge Biagi"). L'impegno della commissione e del Consiglio - ha sintetizzato il presidente dell'assemblea legislativa Marino Finozzi nella sua introduzione ai lavori - è quello di varare al più presto regole certe che assicurino possibilità di sviluppo al territorio veneto e al suo tessuto imprenditoriale e offrano tutele e garanzie ai lavoratori, in particolare ai giovani e alle donne, che - ha sottolineato Giuliana Fontanella - "rischiano di essere maggiormente penalizzati dalle forme di flessibilità introdotte dalla nuova contrattualistica". Da parte del governo nazionale le strategie di intervento a sostegno dell'occupazione sono state riassunte da Giovanni Geroldi , consigliere economico del ministero del lavoro. "Per il governo Prodi - ha spiegato Geroldi - le priorità sono il riequilibrio tra Nord e Sud del paese, la riarmonizzazione delle aliquote contributive e delle protezioni sociali tra forme tipiche e atipiche per riuscire a garantire i medesimi diritti a tutti, il sostegno al reddito per i lavoratori delle fasce più deboli, gli incentivi per promuovere il lavoro e l'imprenditorialità femminile e, infine, meccanismi per reinserire nel mercato del lavoro gli "over 45", anche quelli ad alta qualifica, espulsi dai processi di riorganizzazione aziendale". "Da parte della Regione, che ha competenze dirette su orientamento e formazione professionale, le politiche attuate sinora - ha osservato l'assessore alla formazione Elena Donazzan - hanno cercato di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, di contrastare la dispersione scolastica, di promuovere forme di ammortizzatori sociali per i 140 mila lavoratori espulsi dal mercato nell'ultimo decennio, di sostenere la nuova imprenditoria e l'invecchiamento attivo". "Ma le politiche regionali - ha aggiunto l'assessore, nell'illustrare i contenuti del disegno di legge varato dalla Giunta veneta un anno fa e ora all'esame della commissione - sono attualmente limitate proprio nei campi che più necessiterebbero di intervento pubblico: gli ammortizzatori sociali e gli incentivi per l'occupazione. Serve quindi un nuovo quadro normativo regionale di riferimento per ricondurre a unità tutta la vasta gamma di politiche e interventi per l'occupazione secondo un piano programmatorio condiviso, che consenta di riformare i servizi per l'impiego e attivare servizi innovativi, come la borsa regionale del lavoro, il sostegno al reddito, i buoni-assegno per la formazione, gli interventi di contrasto alla precarietà del lavoro". Un invito ad accelerare i tempi di approvazione della nuova legge quadro regionale in materia di occupazione e mercato del lavoro è arrivato dall'assessore provinciale padovano Roberto Tosetto che, a nome delle Province venete, ha denunciato le difficoltà in cui versano attualmente le amministrazioni provinciali sulle quali ricadono tutte le deleghe in materia di mercato del lavoro e di sostegno ai disoccupati senza però poter disporre di risorse umane e finanziarie per impostare gli interventi. Tosetto ha poi sollecitato Consiglio e Giunta a porre attenzione all'"emergenza disoccupazione" perché, nonostante il Veneto registri un tasso minimo del 4 per cento, i disabili, i giovani con titoli deboli e gli over 45 espulsi dal mercato "costituiscono una fascia problematica per i quali l'inserimento lavorativo resta un obiettivo difficile che può essere raggiunto solo mettendo in moto meccanismi di solidarietà sociale e di conoscenza territoriale". Gli effetti dell'applicazione della legge Biagi del 2003 sono stati illustrati da Aris Accornero e Michele Tiraboschi, docenti rispettivamente all'università di Roma e di Modena. "I risultati più rilevanti - ha spiegato Accornero - sono la maggiore flessibilità del mercato di lavoro nazionale, la crescita dell'occupazione, la riduzione dei costi di produzione a favore della competitività delle imprese e dell'offerta di servizi. Ma la legge ha generato troppi timori e paure che hanno alimentato la sindrome della precarietà, nonostante ben più incisiva sia stata invece la legge Treu del 1998 che ha introdotto il lavoro interinale senza ammortizzatori sociali". Per i due docenti del diritto del lavoro la percentuale dei lavoratori a termine o flessibili in Italia a tutt'oggi è inferiore a quella presente negli altri stati europei, e non avrebbe causato un senso diffuso di insicurezza e di precarietà se il nostro Paese avesse garantito continuità di diritti e di tutele nella discontinuità dei percorsi lavorativi, come avviene invece all'estero. "In realtà la legge Biagi era ben altro - ha affermato Tiraboschi - e l'eccesso di attenzione sulla flessibilità o presunta precarietà generata dalla legge 30 ha posto in secondo piano le importanti novità contenute nella legge sul collocamento e sull'apertura ai privati autorizzati (come scuole e università) e sull'apprendistato, considerati snodi cruciali di incontro e di dialogo tra formazione e lavoro. Ma tutte queste novità - ha osservato Tiraboschi - richiedono leggi regionali di attuazione, che purtroppo continuano a mancare paralizzando l'applicazione delle novità contenute nelle legge 30 e anche nel pacchetto Treu". Nel corso del dibattito il consigliere regionale Diego Cancian , di Progetto Nordest, ha sottolineato il divario che continua a esistere tra mondo dell'istruzione-formazione e mondo del lavoro e ha invitato la Giunta a monitorare con rigore il sistema della formazione veneta. Nicola Atalmi (Pdci) ha posto il problema della discriminazione nei diritti che esiste tra i lavoratori stabili e i lavoratori precari, dalla tutela della maternità alle garanzie di copertura previdenziale, sanitaria, salariale e di libertà di associazione sindacale. "Una nuova legge regionale - ha dichiarato Atalmi - deve introdurre per i lavoratori flessibili forme di tutela previdenziale e assistenziale, speciali ammortizzatori sociali e nuovi strumenti di formazioni professionale per accompagnare i percorsi dei lavoratori atipici e non scaricare su di loro i costi della trasformazione sociale e aziendale". Secondo Atalmi la nuova legge quadro veneta dovrà anche istituire un'"agenzia sociale" regionale per gestire le situazioni di crisi aziendali e il ricollocamento dei lavoratori più deboli nel mercato occupazionale.Anche Pietrangelo Pettenò (Rifondazione Comunista) ha sottolineato il problema della tutela sociale e previdenziale dei lavoratori atipici chiedendo che sia posto uno stop alla "libertà di contratto" fintantoché non sia assicurata una forma di contribuzione continuativa per i lavoratori "flessibili". Infine Lucio Tiozzo (Partito democratico), vicepresidente della commissione Attività produttive, ha ribadito la necessità di porre mano all'attuale sistema di welfare per riuscire a tutelare in modo adeguato i nuovi lavoratori atipici. Tiozzo ha quindi invitato Giunta e Consiglio a investire di più nella formazione, attingendo ai fondi comunitari del piano strategico 2007-2013, e a porre attenzione, nella nuova legge organica, alla promozione della qualità sociale del lavoro, in modo da riuscire a tutelare professionalità, remunerazione e possibilità di conciliare orari di lavoro ed esigenze di cura.


MC/ll/1496




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