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Acqua e rifiuti: per il Veneto tempo di scelte



(Arv) Padova 12 dic. 2008 - Acqua e rifiuti, per il Veneto è tempo di scelte. La finanziaria nazionale 2008 stabilisce, infatti, che le Regioni riorganizzino gli ambiti territoriali ottimali e le forme di gestione dei servizi idrici integrati (acquedotti e depurazione) e dei servizi rifiuti privilegiando la dimensione provinciale, al fine di ridurre le spese e di migliorare l'efficienza. Il termine (indicativo e non perentorio) era fissato al 1° luglio 2008, il Veneto ne sta ragionando da qualche mese, mentre già dieci Regioni in Italia hanno legiferato in materia (Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria, Calabria, Liguria, Puglia, Basilicata, Sardegna, Valle d'Aosta e Molise). Tuttavia anche lo Stato è in ritardo nell'assumere le norme attuative e sta cercando di orientarsi nell'attuale confusione di modelli e gestioni "a macchia di leopardo". Ad avviare il confronto pubblico tra politici, amministratori, manager di multiutilities e società di servizi tra le diverse scelte possibili è la commissione Ambiente del Consiglio regionale del Veneto, presieduta da Maurizio Conte (Lega), che ha promosso a Padova, all'hotel Sheraton, una giornata di studi sulle problematiche di affidamento, pianificazione e controllo nella gestione integrata dei servizi acqua e rifiuti. Sul tavolo due ipotesi tra loro concorrenti: accorpare programmazione e organizzazione dei due servizi in un unico ambito regionale, come ha già fatto l'Emilia Romagna anticipando l'orientamento del Testo unico sull'ambiente, oppure delineare ambiti diversi e tra loro non coincidenti per la gestione del servizio rifiuti e per quello idrico integrato. Per il Veneto, l'ipotesi caldeggiata da Maurizio Conte e dalla Lega che ha già presentato un apposito progetto di legge, prevede di trasferire le funzioni amministrative e i servizi di rete in materia di rifiuti alle Province, "ente intermedio ad elezione diretta - come ha spiegato lo stesso Conte - che governa un'area vasta e che, se assumesse le funzioni oggi in capo ad una miriade di agenzie, enti e società di settore, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi rispetto all'eliminazione di questo livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione". Per la Lega, quindi, sopprimere le nove autorità d'ambito attualmente esistenti in Veneto in materia di rifiuti (una per provincia con l'unica eccezione di Verona che ne conta tre) ed affidarne le funzioni alle Province rappresenterebbe il primo passo nella valorizzazione di questo ente intermedio e nella riduzione dei costi della politica. Quanto ai servizi idrici, la posizione della Lega è meno definita, in quanto, ha ribadito Conte, la riorganizzazione di acquedotti e impianti di depurazione deve tener conto della configurazione dei bacini idrici e non può ricalcare fedelmente il perimetro delle Province. "Certo è che - rileva Conte - gli attuali 8 ambiti territoriali ottimali dell'acqua (e relative autorità di governo), vale a dire Alto Veneto, Veneto Orientale, Laguna di Venezia, Brenta, Bacchiglione, Polesine, Veronese e Valle del Chiampo, più l'Ato interregionale del Lemene non ancora avviato, dimostrano difficoltà operative non trascurabili, a causa dell'esiguità del personale e delle strutture impiegate, dei conflitti di competenze, della disomogeneità delle fonti di acqua potabile nel territorio con conseguente penalizzazione dei cittadini-utenti, che ricevono servizi di qualità, efficienza e prezzo diversi". "Al centro della nostra proposta - sottolinea Conte - vogliamo invece mettere i cittadini-utenti perché, al di là del modello di gestione o di affidamento, ciò che importa è garantire a tutti servizi di buona qualità e bollette contenute". L'ipotesi leghista incontra il sostegno anche degli esponenti del Partito Democratico, rappresentati da Carlo Alberto Azzi (vicepresidente della commissione regionale Ambiente), favorevole ad una unificazione dei servizi acqua e rifiuti e di una loro riorganizzazione su base provinciale, purché - chiarisce Azzi - il modello gestionale preveda la partecipazione diretta anche dei Comuni, attraverso forme di convenzione diretta con le Province. Da parte della Giunta regionale, invece, arriva un'ipotesi diversa, esposta dall'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta (Forza Italia): riorganizzare i servizi idrici e dei rifiuti in tre maxi ambiti territoriali, a gestione integrata, uno per il Veneto Orientale e l'area montana, uno per il Veneto centrale e uno per la parte occidentale e polesana della Regione. Il problema, tuttavia, non è solo quello di definire il perimetro geografico degli ambiti territoriali, ma anche di trovare modelli di gestione che garantiscano economicità, qualità e controllo diretto. Lo ha sottolineato, in particolare, il presidente della commissione Ambiente e Territorio della Camera dei deputati Angelo Alessandro (Lega) che ha sollecitato il Veneto a inviare ai parlamentari proposte e suggerimenti in vista degli atti normativi che il Parlamento dovrà deliberare in materia di gestione acqua e rifiuti entro febbraio 2009 invitando la Regione a dare prova di responsabilità e di autentico federalismo. "Meglio ragionare su scala regionale, anziché nazionale, nel definire modelli e regole di gestione - ha spiegato Alessandri - perché la situazione nella penisola è estremamente variegata e non possiamo da Roma disegnare modalità di organizzazione e di affidamento che vadano bene per i rifiuti della Campania e della Calabria e per quelli del Nord". Alessandri si è dichiarato inoltre critico sull'affidamento dei servizi alle multiutilities, che hanno ormai scalzato le municipalizzate nate un secolo fa. "La gara al business e all'aggregazione di queste grandi società quotate in borsa - ha detto - ha già determinato pesanti indebitamenti che ipotecano il futuro trentennio di gestione dei servizi, servizi più carenti e meno efficienti rispetto alle esigenze locali e i rincari delle tariffe. Il rischio è di scivolare in situazioni di vero e proprio monopolio. Su acqua e rifiuti non ci può essere una liberalizzazione completa, perché l'acqua è un bene pubblico che appartiene al territorio e ai suoi abitanti e i rifiuti sono una responsabilità diretta del territorio che li produce. Quindi servono regole che mettano gli interessi dei cittadini al primo posto, e al secondo quelli degli investitori". Una preoccupazione, questa, condivisa anche dal presidente dell'Associazione nazionale degli Enti d'Ambito, Luciano Baggiani, che ha confermato che negli ultimi cinque anni le tariffe dei servizi idrici sono aumentate del 42 per cento per far fronte agli investimenti pianificati dai gestori. "Serve una regolazione pubblica - ha aggiunto l'esponente toscano - per trasferire agli utenti i vantaggi creati dalle grandi concentrazioni industriali, a prescindere dal modello di gestione adottato, pubblico, privato o misto. La nuova regolazione nazionale che tutti attendiamo dovrà dare alle autorità d'ambito, che siano organizzate su base regionale, provinciale o intercomunale, gli strumenti per misurare le prestazioni dei gestori". Alla giornata di studio e confronto hanno partecipato inoltre il promotore della legge 36/1994 che ha istituito su scala nazionale la gestione integrata dei servizi idrici Giancarlo Galli, rappresentanti delle autorità d'ambito di Emilia Romagna e Toscana, l'amministratore delegato della multiutility AcegasAps Cesare Pillon, il presidente di Etra Spa Stefano Svegliado, gli assessori provinciali all'ambiente di Venezia Ezio Da Villa e di Padova Roberto Marcato.


MC/cv/1756


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