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Caso Tosi: Atalmi (PdCI): fa discutere spesso a vanvera



(Arv) Venezia 15 lug. 2009 - Il consigliere regionale dei Comunisti Italiani Nicola Atalmi interviene, assieme al consigliere comunale veronese Graziano Perini sul caso Tosi e cioè la conferma da parte della Corte di Cassazione della condanna al sindaco del capoluogo scaligero Flavio Tosi per propaganda razzista. "Tale condanna - affermano i due esponenti del PdCI - inflitta al sindaco di Verona Flavio Tosi e ad altri cinque leghisti, tra cui un deputato (Matteo Bragantini), un assessore comunale (Enrico Corsi), il vicepresidente della Provincia (Luca Coletto), la capogruppo del Carroccio in consiglio comunale (Barbara Tosi, sorella del primo cittadino), e uno dei rappresentanti del CdA del Consorzio Zai scaligero (Maurizio Filippi), fa discutere. Discutono politici dell'opposizione e colleghi dei condannati, alleati più o meno fedeli. Ma, al di là delle prese di posizione di ciascuno, fa impressione notare l'assoluta disinformazione anche dei mezzi di informazione" Il quotidiano "L'Arena di Verona", ad esempio, scrive che la querela partì dai sinti (all'epoca sgomberati da un assessore della giunta Sironi) e dall'Opera Nomadi. Falso, partì da un esposto delle associazioni antirazziste raccolte nel cartello "Nella mia città nessuno è straniero". "Ma chi tocca le vette della disinformazione - prosegue la nota del PdCI - è il sottosegretario Aldo Brancher, che infila le seguenti "perle". Intervistato da "L'Arena", dice: "C'era il campo rom di Boscomantico, l'amministrazione di centrosinistra", poi si riferisce al "campo nomadi abusivo". Ricordiamo al signor sottosegretario che: a) nel 2001 la giunta era di centrodestra, con sindaca (Michela Sironi) di Forza Italia e tre assessori di Alleanza nazionale, che fecero parecchi danni, finanziamenti e patrocini di concerti nazirock e di mostre di libri "non conformisti", ossia filonazisti. Oltre ovviamente al fatto in questione, lo sgombero della comunità sinta veronese ad opera dell'assessore alla sicurezza Fabio Gamba con un'ordinanza che in realtà riguardava i "saccopelisti"; b) il campo rom di Boscomantico nel 2001 non c'era. Fu la conclusione di un'operazione della giunta del sindaco Paolo Zanotto, eletto nel 2002. La comunità rom rumena della "Spianà", centinaia di persone che vivevano in condizioni indescrivibili, venne spostata in un parcheggio dello stadio. Di lì una parte - le famiglie con figli in età scolare - venne spostata a Boscomantico, dove furono raggiunti, a distanza di qualche giorno, prima dal resto della comunità (quella coi figli piccoli o non inserita in uno dei "famosi" elenchi del Comune) che era stata raccolta dalle associazioni antirazziste, che con forza ne chiedevano l'inserimento a Boscomantico. Poi, a distanza di qualche mese, dal resto della comunità, dispersa dopo la decisione di portare al campo solo le famiglie con figli in età scolare e ritrovata - sempre dagli antirazzisti - sotto il ponte dell'Alpo in condizioni pessime e con moltissimi bimbi piccoli; c) Il campo nomadi abusivo: tre parole, tre errori. Non era un campo, quello di cui Tosi dice che chiese lo sgombero. Era un parcheggio, messo gentilmente a disposizione dalla VI Circoscrizione (presidente Gigi Fresco), dopo l'odissea della comunità sinti, costretta a girare per la città con bambini e neonati sotto il solleone di quell'estate.


GAG/ll/868


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