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Statuto: interventi del presidente Zaia e dei capigruppo



(Arv) Venezia 11 gen. 2012 - Dopo gli interventi dei relatori è iniziato il dibattito sul testo del nuovo Statuto aperto dall'intervento del presidente della Regione Luca Zaia.Il presidente della Regione Luca Zaia ha sottolineato l'importanza e le novità della nuova carta statutaria che, a differenza di quella del 1970, è una legge regionale e non una legge promulgata dallo Stato. "Con il voto odierno si approva un documento fondamentale dei veneti, che avvia la Regione Veneto alla modernità - ha sottolineato Zaia - Le costituzioni nascono quasi sempre in polemica con il passato. Anche questo Statuto prende forma un po' in polemica con quello precedente affermando nuovi principi". Tra questi Zaia ha indicato l'affermazione dell'autogoverno del popolo veneto, "unica regione a statuto ordinario a parlare esplicitamente del proprio popolo", l'estensione in senso federalista delle proprie competenze che riconosce quindi alle proprie autonomie locali lo stesso federalismo a geometria variabile che la Regione andrà a negoziare con Roma, la novità della Conferenza delle autonomie locali, la specificità di Belluno, la tutela delle risorse idriche il riconoscimento dei "nuovi veneti". Zaia ha reso omaggio alla virtuosità di un'assemblea consiliare che ha abolito i vitalizi, ridotto il numero e le indennità dei consiglieri, limitato a due mandati l'incarico di Presidente della regione e di assessore, varato un nuovo regolamento d'aula e ribadito, con la nuova legge elettorale, che gli eletti sono scelti dai cittadini, con il metodo proporzionale. Le scelte venete che riducono i costi della politica dimostrano che in Veneto non ci sono solo i recenti fatti di Cortina d'Ampezzo, ha sottolineato Zaia svolgendo in merito una breve digressione. "Il Veneto da sempre collabora attivamente con la Guardia di Finanza e con tutte le autorità preposte al controllo fiscale - ha affermato - per cui è decisamente improponibile definire Cortina come Gomorra italiana e, anzi, viene da chiedersi perché solo nel capoluogo ampezzano avvengano controlli di questo tipo".Nell'auspicare che lo Statuto del Veneto venga promulgato al più presto, il presidente Zaia ha reso noto di avere avuto rassicurazioni in merito dal ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri che durante la visita ufficiale di ieri a Venezia si è impegnata a concludere l'esame governativo anche prima dei 30 giorni previsti dalla Costituzione.Diego Bottacin intervenendo a nome del "Gruppo Misto/Verso Nord" ha annunciato un voto positivo "perché di uno Statuto c'è bisogno" anche se - ha precisato - ne avremmo voluto uno ben diverso, più coraggioso, più adeguato ai tempi e capace di anticipare le dinamiche e non accontentarsi di seguirle."In modo particolare - ha rilevato - lo Statuto avrebbe dovuto affrontare con maggior determinazione una questione che rischia di essere anticipata dalle norme nazionali e cioè il futuro delle Province che dovranno essere trasformate in un ente di secondo livello capace di riassumere in sé la miriade irrazionale e farraginosa dei tanti enti a livello intermedio per contribuire a rendere la macchina regionale più agile meno costosa".Mariangelo Foggiato rappresentante di Unione Nord Est ha osservato che a questo risultato si è giunti anche perchè "ciascun consigliere regionale ha saputo togliersi la maglietta della propria squadra partitica o territoriale per indossare quella della "nazionale veneta". "Se siamo arrivati ultimi - ha aggiunto - forse è anche perché il vecchio Statuto non era proprio da buttare via"."Credo - ha affermato ancora - che l'essenza di questo nuovo Statuto stia soprattutto nell'articolo 2 dove si parla di autogoverno del popolo veneto. Un autogoverno che, come affermava 400 anni fa il veneziano Paolo Sarpi,va esercitato nei fatti non solo proclamato". Il consigliere di Unione Nord Est ha concluso augurandosi che lo Statuto venga messo a disposizione dei cittadini in tutti i Comuni del Veneto. Per Pietrangelo Pettenò, rappresentante della Sinistra veneta, con l'approvazione dello Statuto la Regione raggiunge un "risultato importante" concludendo un percorso "insperato per certi versi", ma deve ora dare prova di "occuparsi dei veneti". "Non basta fare la cura dimagrante - ha detto Pettenò riferendosi ai costi della politica - sopprimere le Province, ridurre il numero dei consiglieri comunali, tagliare il numero dei consiglieri regionali senza un riordino complessivo delle istituzioni e una visione strategica, rappresenta solo una sospensione della democrazia con il rischio di consegnare la società e il Paese allo strapotere della finanza e del capitalismo". Pettenò non ha mancato di polemizzare con il presidente Zaia, ricordandogli che se si fosse astenuto dal voler imporre il dimezzamento del numero dei consiglieri, il traguardo dello Statuto si sarebbe raggiunto prima e meglio. Per Pettenò il nuovo statuto "è specchio dei tempi": "A differenza dello statuto degli anni settanta, che guardava lontano, il nuovo testo - ha affermato - manca di coraggio, non dà prospettive sul federalismo, sui rapporti con gli enti locali, sull'autonomia, sulle aree di confine e sull'identità del Veneto. Manca un'idea del Veneto - ha concluso citando il poeta Andrea Zanzotto - che rappresenti un modello alternativo al turbocapitalismo, alla macchina infernale del progresso scorsoio, nel quale non so se vengo ingoiato o se muoio"."Con il nuovo Statuto abbiamo messo a punto la 'cassetta degli attrezzi' per poter lavorare e fare qualcosa per uscire alla crisi", ha affermato Giuseppe Bortolussi, candidato presidente delle minoranze. Lo Statuto e l'intero pacchetto di autoriforme varato dal Consiglio - ha sottolineato Bortolussi - rappresentano solo "gli strumenti per valorizzare i punti di forza del Veneto", per fare leggi e provvedimenti che sostengano le piccole e medie imprese (capaci nell'ultimo anno - ha messo in evidenza - di creare il 63 per cento dei nuovi posti di lavoro e di realizzare un attivo di 6,5 miliardi di euro nella bilancia commerciale del Paese), l'ambiente e il territorio, il turismo sostenibile, le energie rinnovabili, la green economy, il grande patrimonio culturale che tutto il mondo ci invidia. "Con questo statuto e con le riforme istituzionali che lo accompagnano - ha concluso Bortolussi - possiamo fare quello che sinora non abbiamo fatto per tirare il Veneto fuori dal guado".Per Gustavo Franchetto, capogruppo di Italia dei Valori, il Veneto arriva buon ultimo ad approvare la propria carta statutaria ma questo ritardo consente di "cogliere lo spirito del tempo", cioè di intercettare le pressanti richieste di sobrietà e di riduzione della macchina istituzionale e dei costi della politica. "Nel 2002 si parlava di portare a 80 il numero dei consiglieri regionali del Veneto - ha ricordato Franchetto - oggi invece riduciamo da 60 a 51 il numero dei rappresentanti dei veneti. Siamo consapevoli, infatti, che le battaglie in difesa della rappresentanza democratica si sarebbero infrante contro gli scogli dell'opinione pubblica e della pressione mediatica". Nell'attuale stagione di forte crisi della democrazia e di messa in discussione della legittimità stessa del Parlamento e del valore delle elezioni, il nuovo Statuto del Veneto ha il merito - secondo Franchetto - di riordinare il sistema istituzionale, di allargare i momenti della partecipazione e di ridare dignità all'assemblea. "La democrazia si tutela nelle aule - ha avvertito il rappresentante di Italia dei Valori - restituendo dignità a parlamenti ed assemblee, dove si costruiscono buone norme, con il metodo della persuasione e non con il populismo, che facciano il bene della gente e della nostra Regione".


MC/GAG/ll/41


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