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Indipendenza Veneto: il Consiglio discute, ma nessuna decisione



(Arv) Venezia 30 lug. 2013 – Il Consiglio regionale del Veneto non si pronuncia sulla richiesta di promuovere un referendum popolare tra i veneti sull’eventuale indipendenza della Regione: la seduta straordinaria richiesta da un fronte variegato di ‘indipendentisti’ (in prima fila Stefano Valdegamberi, ex Udc e ora Futuro popolare, insieme all’intero gruppo della Lega, con l’appoggio di Diego Bottacin di Verso Nord e di Remo Sernagiotto del Pdl) si è conclusa con nulla di fatto. Non è stato possibile votare la proposta di legge di Stefano Valdegamberi sul referendum, perché – come ha spiegato in apertura il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato – il documento giace ancora in commissione e non ha concluso la fase istruttoria. Né i consiglieri avevano provveduto a presentare una mozione o un ordine del giorno da mettere ai voti, visto che già lo avevano fatto il 28 novembre scorso, in un analogo dibattito straordinario sulla possibile indipendenza del Veneto, approvando la risoluzione numero 44 che ha dato mandato ai presidenti di Giunta e Consiglio di verificare tutte le vie possibili per arrivare all’’indipendenza senza violare la Costituzione. Oggi il nuovo tentativo del fronte ‘indipendentista’ non ha prodotto alcunchè: il dibattito serrato di quattro ore di dibattito d’aula, presente il presidente della Regione Luca Zaia, ha solo fotografato ancora una volta le diverse posizioni in campo sull’indipendenza del Veneto. Rimane intatta, sullo sfondo, l’incertezza del percorso, evidenziata dal mancato pronunciamento della commissione dei sei giuristi ai quali l’assemblea legislativa del Veneto e il presidente Zaia otto mesi fa avevano affidato l’incarico di verificare la legittimità di una consultazione popolare sul tema dell’autodeterminazione e della sovranità del popolo veneto. Il tema dell’indipendenza si riaffaccerà a palazzo Ferro-Fini quindi a settembre, quando la commissione Affari Istituzionali dovrà decidere se votare o meno la proposta di referendum. Intanto oggi Stefano Valdegamberi (Futuro popolare), primo firmatario della richiesta di seduta straordinaria del Consiglio veneto ha aperto il dibattito ribadendo le ragioni che l’hanno portato a ‘forzare’ la situazione presentando una proposta di legge. “Con questa proposta di legge diamo l’opportunità ai veneti di esprimere il loro parere sul futuro istituzionale della loro Regione. Non c’è atto più democratico di un referendunm consuntivo, esercizio massimo di libertà, principio che nessuna Costituzione può negare”. Valdegamberi ha negato che l’eventuale consultazione possa rappresentare un danno finanziario (“l’espressione della volontà popolare sarà a costo zero - ha spiegato - ci sono imprenditori e volontari disponibili a sostenere questa iniziativa”) e ha fatto appello alla libertà di espressione e alla responsabilità dei consiglieri regionali perché il Consiglio regionale si esprima sul progetto di legge che indice il referendum. “Di fronte a possibili obiezioni di incostituzionalità – ha avvertito Valdegamberi – siamo pronti a ricorrere in sede nazionale e internazionale, per tutelare i principi di libertà e autodeterminazione”. Il presidente della Regione Luca Zaia si è subito dichiarato pronto a sostenere con il proprio voto la proposta di legge di Valdegamberi, “perché il referendum non ha colore politico, ma appartiene ai temi etici, liberi e rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso che passa attraverso il federalismo, l’autonomia, la secessione di fatto dei nostri imprenditori che vanno all’estero”. Per il presidente del Veneto l’istanza referendaria “è la dichiarazione di fallimento dello Stato: se oggi siamo a discutere di un referendum è perché è sempre mancato un negoziato con Roma”. La commissione dei sei giuristi ai quali Giunta e Consiglio hanno affidato la soluzione del nodo referendario – ha spiegato Zaia – non preclude la via della consultazione popolare: la soluzione si può trovare, anche se i percorsi saranno tortuosi. La richieste di referendum si può quindi votare, secondo Zaia, ma a patto di rispettare tre requisiti: la legalità costituzionale, la legalità internazionale e l'assenza di costi a carico dell'erario. Davide Bendinelli (Pdl) ha difeso l’utilità del confronto in aula, “se ci consentirà di elaborare un atto politico che renda giustizia ai veneti, alla loro esigenza di superare l’attuale squilibrio nella ripartizione delle risorse tra territori virtuosi ed efficienti e territori dove prevalgono le logiche clientelari e dalla spesa facile”. Di fronte alla “malagestione delle risorse italiane”, alla “profonda e palese ingiustizia degli squilibri tra regioni a statuto ordinario e Regioni a Statuto speciale” – ha affermato Bendinelli - la vera risposta non è la macroregione del Nord (progetto perseguito dalla Lega solo tra regioni che hanno lo stesso colore politico) ma l’integrazione triveneta, tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, per un Triveneto autonomo, fondato sul principio “stessi diritti e stessi doveri”. Per Cristiano Corazzari (Lega) l’espressione dei cittadini veneti su un progetto indipendentista è una risposta alla secessione strisciante delle aziende e degli imprenditori. “Dobbiamo difendere tutti uniti l’interesse dei veneti – è stato il suo appello – e il principio universale di autodeterminazione dei popoli. L’esito del referendum rappresenterebbe uno strumento di pressione popolare fortissima nei confronti di uno Stato centralista e lontano. La nostra è una scelta politica, fondata sul principio democratico di sovranità popolare. Mettiamo in calendario questo progetto di legge quanto prima, ai primi di settembre”. Stefano Peraro (Udc) si è chiesto “Ma chi è il popolo veneto? I 16 mila sottoscrittori la richiesta di referendum (pari allo 0,03 popolazione veneta), o i 4 milioni e 800 mila abitanti? quelli che risiedono qui da almeno 15 anni, come sostiene la Lega Nord, o la pluralità di cittadini che abitano il nostro territorio?”. “Il senso e la forza della nostra regione non stanno nel separatismo e nell’isolazionismo, ma nel sentirsi parte di una Europa e di una società ed economia globale”. Qual è l’utilità di questo dibattito? Casomai il Veneto dovrebbe contrattare maggiori forme di autonomia con lo Stato nazionale: legislatori e amministratori sono all’altezza di negoziare queste maggiori forme di autonomia? Spero che il presidente Zaia, consapevole della “fatica di governare”, si impegni per scelte e iniziative più produttive per il Veneto”. Sandro Sandri (ex Lega ora gruppo misto) ha chiesto di approvare la legge referendaria perché il popolo veneto possa esprimersi. “Venti consiglieri su 60, di diverso colore politico, sono pronti a votare la legge che darebbe via libera al referendum consultivo sull’indipendenza. Come rappresentanti dei cittadini del Veneto dobbiamo ripagare la fiducia che è stata riposta in noi consentendo l’uso di uno strumento di democrazia diretta qual è il referendum. Il denominatore comune che ci unisce in un unico fronte referendario è il “disagio” di un Veneto drenato, anzi dissanguato delle proprie risorse da uno Stato scialacquatore, che trattiene ogni anno a Roma una ventina di miliardi di euro per tappare buchi e sprechi dello Stato stesso e di Regioni governate da una classe politica di cialtroni e farabutti”. Gennaro Marotta (Italia dei Valori), con coccarda tricolore appuntata sul bavero, ha citato l’articolo 5 della Costituzione italiana che definisce la Repubblica “una e indivisibile” per ribadire l’incostituzionalità del referendum indipendentista e le responsabilità che ricadrebbero sui legislatori veneti. Secondo Marotta, l’argomento “indipendenza” non ha grande ‘appeal’ tra i veneti né riuscirebbe ad aprire il portafoglio di imprenditori e donatori. Antonino Pipitone (Idv), anche lui con coccarda tricolare, ha invitato il presidente Zaia ad un atto di responsabilità: “Se Zaia è davvero convinto che il futuro del Veneto sia l’indipendenza per diventare la piccola Svizzera d’Italia, allora firmi un atto di secessione. Se l’obiettivo è invece dare maggior autonomia e responsabilità al Veneto, allora la strada giusta è il federalismo, all’interno di una cornice unitaria dello Stato nazionale. Noi voteremo sempre contro ogni progetto secessionista, perché Italia dei Valori è convinta sostenitrice dell’unitarietà della Repubblica italiana”. Per Stefano Fracasso (Pd) “questa è la giornata dell’indipendenza dell’assemblea legislativa del Veneto, dalle esigenze dei veneti che chiedono lavoro, salute, sicurezza, treni in orario e servizi che funzionano, e dalle proprie responsabilità di governo, regionale e nazionale. Ci stiamo arrampicando su quesiti impossibili giocando a rimpiattino con commissioni e pareri di saggi: in realtà, cosa si può dire del nulla se non il nulla? Chiedo al presidente Zaia un atto di chiarezza: dica apertamente se è per l’indipendenza o no? Noi non lo siamo, il Pd è per il federalismo nel solco del titolo quinto della Costituzione. Il federalismo è autonomia responsabile e non va d’accordo con indipendenza”. Nereo Laroni (Pdl), pur riconoscendo l’“evidente inutilità del dibattito”, ha detto di condividere la legittimità di consultare i veneti “nelle forme e nei modi consentiti dalla legge”. “Ma non ci basta un parere di percorribilità giuridica, ci servirebbe approfondire bene le convenienze reali per la nostra Regione.Il referendum si focalizza su solo una delle soluzioni possibili”. Dario Bond, capogruppo Pdl, ha chiesto: “Qual è l’obiettivo vero della consultazione referendaria? Non possiamo illudere nessuno, ma dobbiano esperire tutte le strade per arrivare all’indizione di un referendum vero. Se non sarà possibile, pensiamo ad altre manifestazioni e ad altre forme di manifestazione delle nostre istanze nei confronti del governo. Che il referendum non sia una bandiera, uno spot di una sola parte”. Gustavo Franchetto (Futuro Popolare), ha preteso serietà di valutazioni: “Che referendum facciamo? Cosa chiediamo ai veneti? Cosa intendiamo per indipendenza? Riusciremo a garantire con le nostre forze uno Stato indipendente e sovrano, con proprie infrastrutture, proprio esercito, propria politica estera? C’è un progetto, un ‘business plan’ su come sarà gestita l’indipendenza del Veneto?”. Per Paolo Tosato (Lega) “Il vero nodo che il Consiglio regionale deve sciogliere è se i veneti abbiano o meno il diritto di esprimersi sul loro futuro. Abbiamo bisogno di approvare una legge (e non una risoluzione) per poter aprire un contenzioso con lo Stato italiano e fare appello al diritto internazionale. Forse la nostra risposta non sarà adeguata alle aspettative degli indipendentisti, ma in questo scenario di grande incertezza istituzionale dobbiamo tenere aperto anche questo percorso”. Quanto ai costi della consultazione, Tosato ha proposto una “sottoscrizione liberale” tra tutti i sostenitori. Remo Sernagiotto (Pdl) ha difeso il diritto-dovere di espressione diretta dei cittadini attraverso una consultazione referendaria. “Per questo ho firmato la richiesta di dibattito straordinario e ho sottoscritto la proposta di legge presentata da Valdegamberi, qualunque sia il risultato che uscirà dalla consultazione popolare”. Piergiorgio Cortelazzo, vicecapogruppo del Pdl, ha ribadito la necessità di verificare i tre requisiti posti dal presidente Zaia di legittimità costituzionale e internazionale e di assenza di costi per l’erario. “Mi chiedo – ha aggiunto - che cosa avvenga all’indomani della proclamazione dell’esito dell’eventuale consultazione referendaria. Vorrei capire quali determinazioni dovrà assumere il Consiglio regionale, quale sarà l’efficacia giuridica del referendum, nell’ipotesi di un voto favorevole all’indipendenza”. Per Diego Bottacin (gruppo misto-Verso Nord), “misurare l’opinione dei veneti con un referendum è il modo più serio e concreto per sottrarre l’argomento alla demagogia. Ho ritirato la firma alla richiesta di convocazione – ha spiegato - solo perché la legge non ha ancora completato l’iter istruttorio in commissione, non perché contrario a sondare il parere dei veneti. Ma qualora noi approvassimo la legge, vorrei capire come farà il Veneto a dichiararsi indipendente, con quali tempi e con quali strumenti, quali saranno insomma gli scenari futuri per la nostra economia, per i nostri servizi, per gli interessi della nostra Regione”. Mariangelo Foggiato (Unione Nordest): “Questo Consiglio non si doveva fare: il dibattito odierno non ci fa fare un solo passo avanti rispetto al novembre scorso. Non c’è un progetto di legge, non c’è un documento da votare. Unico punto concreto è la posizione assunta dal presidente Zaia, che si è dichiarato favorevole al referendum a tre condizioni: la legalità nazionale, la legalità internazionale e la copertura finanziaria. Il vero problema è ottenere il riconoscimento della legalità nazionale: finché non si realizzerà questo requisito, il referendum non si farà mai”. Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd, “il dibattito di oggi non aggiunge nulla di nuovo alla seduta di novembre e si chiude con niente di fatto. Dal presidente Zaia mi sarei aspettato una proposta di legge, un percorso di fattibilità, non l’ennesimo dibattito a vuoto, preliminare solo a una campagna elettorale”. Tiozzo ha sfidato Zaia a ritornare in aula dopo la pausa estiva con una proposta chiara di legge in tema di autodeterminazione del Veneto. “Ma la vera sfida è discutere su come riorganizzare il Veneto, come avviare la città metropolitana, come gestire le unioni dei comuni, quale autonomia differenziata vogliamo negoziare con lo Stato, restando nell’ambito della Costituzione”. Giovanni Furlanetto (Lega) ha sollecitato la votazione immediata del progetto di legge che autorizza il referendum sull’indipendenza del Veneto: “Chi ha amore per la propria terra vuole vedere la propria terra risorgere: sono 147 anni (dalla battaglia di Lissa del 20 luglio 1866, nd) che siamo bistrattati. Un Veneto libero e indipendente potrebbe essere competivivo in Europa, con parametri affini a quelli della Germania e dell’Austria. Se rimaniamo legati allo Stato italiano, non riusciremo invece mai a raggiungere il pareggio di bilancio e riassorbire di 4 milioni di disoccupati”. Carlo Alberto Tesserin (Pdl) ha tirato idealmente le fila del dibattito: “la sintesi del confronto odierno è che il Veneto potrebbe risolvere i propri problemi se ottenesse maggiore autonomia da Roma”. Tre gli esempi citati da Tesserin di penalizzazione attuale del Veneto: il maxiprestito dello Stato per pagare i debiti in sanità mentre il Veneto ha le proprie risorse bloccate dal patto di stabilità; lo scarto delle università venete nell’attribuzione della risorse per la ricerca; lo squilibrio nella distribuzione degli sgravi per l'assunzione di disoccupati, dirottati in gran parte verso le regioni del Sud. 


MC/bf/1220


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