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02 aprile 2014

Consiglio veneto su riforme costituzionali: Veneto a statuto speciale


 (Arv) Venezia 2 apr. 2014 –      Il Veneto chiede di diventare Regione a statuto speciale. E’ la richiesta prioritaria che il Consiglio regionale del Veneto intende inviare a Roma, al Governo e al Parlamento, prendendo posizione ufficiale sul disegno di legge di riforma costituzionale approvato dal governo Renzi lo scorso lunedì. L’assemblea legislativa del Veneto ha infatti predisposto un documento, proposto e sottoscritto dai capigruppo di Lega, Ndc. Forza Italia per il Veneto, Pd, Udc, misto, Futuro popolare, IdV, oltre che da Bortolussi e da Mariangelo Foggiato, per esprimere il proprio parere sul disegno governativo di superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione del Cnel e riforma del titolo quinto della Costituzione, in sintonia con analogo dibattito in corso oggi nei diversi Consigli regionali d’Italia. Il documento veneto, concordato e rifinito nel tardo pomeriggio, sarà votati domani mattina, alla ripresa dei lavori (ore 10.30).Ma intanto i suoi contenuti sono ben chiari. Oltre alla richiesta “prioritaria” di diventare “Regione a statuto speciale”, l’assemblea legislativa regionale chiede che il disegno di riforma costituzionale preveda “in subordine” la valorizzazione del regionalismo differenziato (riconoscendo quindi alla regione la possibilità di negoziare con lo Stato maggiori condizioni di autonomia su particolari ambiti e materie), la riduzione della sperequazione tra Regioni attraverso l’introduzione dei costi e delle dotazioni standard, il riconoscimento dell’autonomia finanziaria alle regioni così come prevede l’articolo 119 della Costituzione. E poi, ancora, il Vento chiede una composizione del futuro Senato delle Autonomie più equilibrata nella rappresentanza territoriale, in modo da rispettare la diversa rilevanza demografica delle Regioni, maggior voce in capitolo per le regioni nel partecipare all’iter legislativo in particolare in materia di finanza pubblica e di autonomie locali e meno centralismo nella revisione dell’articolo117 in modo da difendere il principio di sussidiarietà. Queste richieste, che domani dovranno essere convalidate dal voto dell’aula, saranno affidate ai presidenti Zaia e Ruffato perché le portino a Roma, alla Conferenza delle regioni, alla Conferenza dei parlamenti regionali e al governo Renzi.Introducendo il dibattito, durante il quale sono risuonati echi dell’azine giudiziaria in corso nei confronti di alcuni secessionisti veneti e lombardi, il presidente della commissione Statuto Carlo Alberto Tesserin si è dichiarato “sbigottito e preoccupato” per i contenuti del ddl governativo e le modalità con cui il governo sta legiferando. “Il Veneto è l’unica regione compressa tra due regioni a statuto speciale, che vive quotidianamente la sperequazione nel trattamento economico, fiscale e legislativo – ha osservato - Con questo documento, concordato tra tutti i capigruppo, andiamo a dire al governo che sinora ha ignorato la voce delle Regioni e intendiamo affermare con forza il regionalismo differenziato e il superamento delle sperequazioni tra regioni rivendicando una rappresentanza nel Senato che sia proporzionale al peso demografico delle diverse realtà regionali. Ma soprattutto poniamo la richiesta che il Veneto sia regione a statuto speciale: non possiamo più consentire privilegi inaccettabili”.“La vera eversione è quella del governo Renzi che ha forzato, con il ddl del 31 marzo, le modifiche alla Costituzione in maniera non condivisa, ignorando il parere espresso dai presidenti delle Giunte e dei Consigli regionali”, ha rincarato l’assessore Roberto Ciambetti. Ciambetti ha inoltre criticato la decisione governativa di salvaguardare le condizioni di specialità riconosciute solo a cinque regioni in Italia, ribadendo il pieno diritto del Veneto di porre al governo la domanda di vedersi riconosciuta la specialità. “La storia ci insegna che l’eccessiva imposizione in materia fiscale è alla base di movimenti di protesta e di ribellione: non possono esserci discrepanze così forti tra territori contigui, come invece accade ora in Italia”, ha osservato Ciambetti.Per Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd, l’azione riformista del governo Renzi va sostenuta. “Una classe dirigente seria e responsabile si deve porre il problema di cambiare questo Paese: questa è la sfida che dobbiamo affrontare a tappe forzate”, ha sostenuto. “Che ci sia bisogno di cambiare il Senato, di superare il bicameralismo e di dare adeguata rappresentanza a tutto il sistema delle autonomie locali, Regioni e Comuni, è esigenza condivisa ormai da tutti”, ha osservato Tiozzo. “Ma il vero tema sotteso alla riforma costituzionale e al dibattito attuale è quale ruolo dare alle Regioni, quale forma e quali poteri, per evitare che – agli occhi dell’opinione pubblica - diventino un livello di governo inutile, una ‘casta’ da abolire. Con questo documento unitario rilanciamo un ruolo efficace della Regione, purchè ci sia consentito di valorizzare la virtuosità e le peculiarità del sistema veneto”.“Questa è una proposta seria – ha sottolineato Antonino Pipitone, capogruppo di Italia dei Valori, confermando la piena adesione del suo gruppo al documento – Il Veneto non ci sta a fare la figura del ‘fesso’. Siamo tutti convinti che la nostra Regione stia soffrendo particolarmente la crisi e che, in virtù del tanto che dà allo Stato centrale e del poco che riceve, abbia tutto il diritto a rivendicare una condizione di particolarità, pur nel rispetto dell’unità dello Stato italiano”. E Gennaro Marotta, sempre di Italia dei Valori, ha messo in luce come il Veneto, con il documento messo a punto da 10 gruppi consiliari su 12, si distingua dalla posizione assunta dalle altre Regioni e ponga con chiarezza il problema della solidarietà responsabile tra Regioni, chiedendo il superamento dell’attuale sperequazione tra Regioni speciali e non. Anche Marotta ha evidenziato l’insostenibilità del peso rappresentativo assegnato al Veneto nel disegno di riforma governativo: “Com’è  possibile immaginare – è stata la domanda retorica posta all’aula - che il Veneto con 5 milioni di abitanti abbia 6 rappresentanti e il Trentino Alto Adige che conta appena un milione di abitanti abbia ben11 senatori?”“Con questo documento cerchiamo di fare un passo avanti rispetto ad un assetto istituzionale che ormai fa acqua da tutte le parti”, ha ribadito Nereo Laroni (Ncd). Addentrandosi nel merito, Laroni ha denunciato la tendenza ‘centralistica’ che ispira il disegno di legge governativo: “In parte può essere giustificata dall’esigenza di tenere sotto controllo la finanza pubblica e di non sforare i parametri di bilancio, tuttavia – ha rimarcato Laroni – questo disegno risponde alla meno nobile intenzione di voler scaricare il costo della crisi sul livello di governo regionale, oggi ritenuto responsabile di ogni spreco e nefandezza. Ma così facendo – ha osservato – si nega identità ai territori e alle comunità, creando così le premesse per fenomeni secessionisti e localistici che indeboliscono la struttura dello Stato”. Per Laroni la risoluzione che verrà approvata domani potrà ben rappresentare al governo l’insostenibilità della situazione veneta.Anche Stefano Valdegamberi (Futuro popolare) ha denunciato il tentativo neocentralista in atto di delegittimare le Regioni. “Ma se questo avverrà, sarà lo Stato ad essersi condannato a morte, perché i territori, senza più rappresentanza, perseguiranno l’indipendenza e la secessione guardando più all’Europa che agli stati nazionali”, ha sostenuto Valdegamberi. Per Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) – che ha annunciato il proprio voto contrario - l’attuale tentativo di riforma costituzionale risponde a “un disegno per preciso di cancellazione della rappresentanza democratica e della democrazia rappresentativa”, attraverso la “distruzione delle Regioni”. “Dov’erano Zaia e Ruffato quando nelle sedi interregionali si sono discusse le riforme costituzionali? Il mio partito – ha ricordato - non ha votato nel 2001 la riforma del titolo quinto della Costituzione, perché non ha condiviso il ‘regionalismo differenziato’, giudicandolo un sistema incapace di correggere storture e sprechi. Oggi, il nuovo populismo ‘descamisados’ di Renzi cancella ogni possibilità di mediazione politica e istituzionale. Ma come possiamo accettare che a riformare la Costituzione, cancellare le Regioni e togliere ogni risorsa ai gruppi regionali (unico vero soggetto e motore della politica regionale) siano un Parlamento delegittimato e tre persone nemmeno elette, cioè Renzi, Berlusconi e Grillo?”. Per Pettenò il ddl governativo nasconde il passaggio della democrazia rappresentativa all’autoritarismo e la scelta del Consiglio regionale del Veneto di contrapporre una “debole risoluzione” che chiede di vedersi riconosciuto lo status di regione a statuto speciale appare del tutto insufficiente. Per Pettenò il documento veneto è privo di dignità e incapace di imporre al Governo e al Parlamento un vero confronto democratico con le Regioni e le autonomie locali”.Stefano Peraro (Udc), che si è attribuito il merito di voler porre come condizione prioritaria al governo il riconoscimento dello specialità, ha fatto notare che il ddl di riforma costituzionale approvato dal governo non toglie risorse e privilegi al Parlamento, ma solo ai Consigli regionali e alle Province. “Renzi, con la sua comunicazione diretta, sta asfaltando tutto – ha detto Peraro – Io invece resto convinto che le istituzioni debbano funzionare bene, con efficienza e economicità, e non essere tagliate. Queste riforme mirano a ridurre il numero degli eletti, ma non le spese per gli apparati, gli affitti, i funzionari, a comprimere la rappresentanza territoriale ma non le spese ipertrofiche del livello centrale. Il risultato quindi sarà un pastrocchio, che non darà certo efficienza alle istituzioni”.Domani mattina, la conclusione del dibattito e il voto finale sulla risoluzione 70.


MC/ll/691




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