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Consiglio regionale. Seduta dedicata ai temi europei (1)



(Arv) Venezia 27 giu. 2012 - Seduta consiliare dedicata ai temi europei quella che si è tenuta oggi a palazzo Ferro-Fini, dove l'aula ha esaminato, un Progetto di Legge della Giunta relativo alle "disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea" e due delibere amministrative: la prima relativa alla revisione del programma operativo regionale obiettivo "Competitività regionale e occupazione", la seconda relativa alla revisione del piano finanziario 2012 degli stanziamenti previsti dal Fondo Sociale Europeo e attuati dal Piano Operativo Regionale 2007/2013 per mettere in campo misure in grado di fronteggiare la crisi. Dopo un dibattito introduttivo, aperto dal presidente della commissione europea Nereo Laroni, nel corso del quale è stata evidenziata in maniera unanime, seppur con toni diversi, l'incapacità del Veneto sia di utilizzare appieno i fondi europei a gestione regionale, sia di partecipare da parte dei singoli soggetti interessati ai bandi europei a gestione diretta, il Consiglio è passato all'esame dei singoli provvedimenti. Per quanto riguarda il Progetto di Legge della Giunta, si tratta di un provvedimento che fa seguito alla LR 26/2011 che ha quale fine quello di adeguare periodicamente l'ordinamento regionale agli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. In pratica, con questo provvedimento legislativo, in base ad un monitoraggio delle direttive, dei regolamenti, delle decisioni e delle procedure di infrazione che hanno interessato la Regione del Veneto, si è proceduto alla modifica e all'abrogazione di alcune norme regionali in contrasto con l'ordinamento europeo nelle diverse materie di competenza della Regione stessa. Il provvedimento è stato approvato con 45 voti favorevoli e due astenuti. Nel corso dell'esame l'aula ha bocciato una proposta della Giunta di modifica dell'articolo 14 della legge regionale 3 del 2005 che regolamenta la professione di maestro di sci. La modifica prevedeva di sopprimere il principio, quello per cui "le scuole di sci devono avere la sede principale ed eventuali filiali in un unico comune delle aree sciistiche...eventuali unificazioni intercomunali di scuole già autorizzate sono disciplinate con provvedimento della Giunta regionale sentito il Collegio regionale dei maestri di sci" (articolo 14, comma 1, legge regionale 3 gennaio 2005, n. 2)". Nel manifestare la sua contrarietà a tale modifica, il capogruppo del PdL, Dario Bond, ha sottolineato che con questo voto negativo "la tutela del consumatore e della qualità del servizio è prevalsa su qualsiasi altra considerazione legata alla libertà di stabilimento. La proposta è stata bocciata - ha ribadito Bond - perchè rischiava di portare sulle nostre nevi professionisti e scuole provenienti da altri Paesi, che non conoscono adeguatamente la nostra realtà". A questo proposito Mariangelo Foggiato di Unione Nordest ha osservato che il Veneto non può essere mero ricettore di direttive UE, ma deve recuperare il proprio ruolo geopolitico nell'area alpina. Per far questo - ha aggiunto - è necessaria un'evoluzione della commissione consiliare che si occupa di rapporti comunitari. Ma in genere tutti i gruppi hanno sottolineato che il recepimento tout court delle direttive europee e in particolare della Bolkestain, in alcuni casi e in alcuni settori può determinare danni sia al territorio sia ad alcune realtà che lo rappresentano. Introducendo la prima delle due delibere amministrative, il consigliere Nereo Laroni, presidente della commissione Rapporti comunitari e Relazioni internazionali, ha posto l'accento su due aspetti che evidenziano il ritardo del Veneto nell'utilizzo dei Fondi Comunitari. Per quanto riguarda i Fondi POR Laroni ha citato il Rapporto di valutazione 2012 del POR FESR, redatto dal servizio di Valutazione strategica ed operativa, di cui fan parte l'Unione Europea, il Ministero e la stessa Regione del Veneto, datato 30 aprile 2012 e riferito ai dati 31/12/2011. Secondo il rapporto l'indice di utilizzo dei fondi è inferiore al 50%, che conferma l'incapacità dell'utilizzo delle risorse. Ma non solo, il rapporto evidenzierebbe anche alcuni ritardi in questioni strategiche come quelle della diffusione della banda larga, dove sono state utilizzate risorse per realizzare una rete senza creare i relativi collegamenti con l'utenza, o dell'energia, dove un bando è andato deserto a causa dell'incomprensione del bando stesso. Laroni ha anche sottolineato l'incapacità del Veneto a partecipare ai bandi europei a gestione diretta, dove vi sono quasi 60 miliardi di euro a disposizione, di cui la nostra regione è riuscita ad aggiudicarsi solo 222 milioni, posizionandosi agli ultimi posti tra le regioni europee. La capogruppo del Pd Laura Puppato, intervenuta più volte, nel corso del dibattito ha sottolineato i troppi ritardi con cui la Regione Veneto ha affrontato il recepimento non solo delle direttive, ma anche dei fondi europei, che hanno comportato la perdita di tante occasioni. Una situazione - ha aggiunto - che è emersa con chiarezza grazie all'onestà intellettuale del relatore Laroni che non ha nascosto le responsabilità della maggioranza. Il capogruppo regionale di Italia dei Valori, Gustavo Franchetto, ha voluto evidenziare l'importanza dell'odierna "sessione europea" del Consiglio. "Nonostante questa materia richieda pazienza e sacrificio per capirne i contenuti - ha sottolineato - è però di grande portata economica e di impatto forte sulla società veneta. Anche in ottica europea dobbiamo rafforzare e rimettere in moto - ha concluso Franchetto - i rapporti tra istituzioni e territorio". Da parte sua il consigliere della Federazione delle Sinistra Veneta, Pietrangelo Pettenò, ha sottolineato che la rimodulazione del POR arriva sicuramente tardi e a pochissimi mesi alla fine del programma europeo 2007/2013, per cui, di fatto, non c'è quel respiro ampio per poter riprogrammare in maniera adeguata alle attuali esigenze della nostra economia. "In questo modo - ha evidenziato - viene meno la filosofia che sta alla base dei fondi strutturali, che è quella di creare un volano economico per lo sviluppo".


EG/bf/1321


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