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Fondi europei: illustrata al Consiglio la rendicontazione 2007-2013



(Arv) Venezia 30 ott. 2013 –      Se la programmazione regionale per il prossimo periodo 2014/2020 non sarà in grado di garantire nei singoli progetti anche la capacità di realizzare le politiche indicate dall’Unione Europea, il Veneto rischia di perdere i relativi finanziamenti. E’ questo l’allarme che il presidente della commissione speciale per le Relazioni internazionali e Rapporti Europei, Nereo Laroni (PdL), ha lanciato aprendo i lavori del dibattito consiliare regionale interamente dedicato alla sessione Europea e ribadito nel corso della conferenza stampa di presentazione della  rendicontazione relativa alla spesa dei fondi comunitari 2007-2013, alla quale sono intervenuti anche i consiglieri Stefano Fracasso (PD) e Pietrangelo Pettenò (FSV), coorelatori dei due provvedimenti presentati in aula. Nell’illustrare lo stato dell’arte della programmazione che si sta per concludere Laroni ha evidenziato alcuni aspetti negativi del sistema veneto, soprattutto con l’obiettivo di aprire una riflessione su quelle che dovranno essere le linee guida della prossima programmazione. Negli indici di competitività l’Unione europea colloca il Veneto al 158° posto tra le 262 regioni europee in relazioni ad indicatori come la qualità delle istituzioni, della stabilità macroeconomica, delle infrastrutture, della salute, della qualità dell’educazione primaria e secondaria, dell’efficienza e dell’innovazione. Tra le regioni italiane si colloca dopo la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Provincia di Trento, del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia. Laroni ha sottolineato poi un dato che stride fortemente con il principio di innovazione tecnologica e di innalzamento dei livelli di istruzione  che si pone per il futuro l’Unione Europea: la percentuale di laureati in materie scientifiche – tecnologiche rispetto alla popolazione nella fascia di età 20/29 è la più bassa di quella italiana (nel 2010 10,8% contro il 12,4%). Rispetto al 2006, poi, il numero di laureati in queste discipline è sceso da 6.700 a 4.200 unità. L’incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione risulta, in Veneto, più bassa che nella media nazionale (11,4% contro 13,3%). Analizzando i risultati relativi all’utilizzo dei Fondi europei 2007/2013, Laroni ha ricordato che le risorse complessive programmate dalla Regione del Veneto ammontano a 2.225 milioni di euro (di cui 448,4 per il FESR, 711,5 per il FSE, 1.042 per il PSR e 23,1 per il Fondo per la pesca). Di questi gli impegni hanno raggiunto l’89,7% e i pagamenti sugli impegni il 68,5%. Nei rapporti di valutazione espressi da Organismi indipendenti, positivi sono quelli relativi al PSR  che sottolineano come nelle aziende che hanno concluso gli interventi è stata rilevata una crescita netta del valore aggiunto lordo del 20%, un incremento di unità lavorative del 135 e un aumento della produttività del lavoro del 7%. Per quanto riguarda il FSE la valutazione sottolinea che senza gli interventi del POR vi sarebbe stata una diminuzione dei posti di lavoro anche se solo del 2%. Meno confortanti i dati del FESR e a questo proposito Laroni ha sottolineato la criticità dovuta all’eccessiva parcellizzazione dei progetti, circa 2 mila, che impediscono un’efficace analisi in merito al raggiungimento degli obiettivi. Un altro dato critico sottolineato dal presidente della Commissione è quello riferito all’utilizzo dei Fondi gestito direttamente dall’Unione Europea, che rappresentano il 20% del bilancio UE e per i quali il Veneto ha avuto una bassa capacitò attrattiva rispetto non solo ad altre regioni europee simili per caratteristiche socio economiche, ma anche rispetto ad altre regioni italiane quali la Toscana, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e la Provincia autonoma di Trento. Dal 2007 al 2012 il Sistema Veneto ha saputo attrarre solo 330 milio di euro e in questo si distinguono alcuni soggetti particolarmente attivi come l’Università di Padova, l’Autorità portuale di Venezia, il Comune di Venezia, oltre ad alcuni enti locali e imprese. Per quanto riguarda la strategia della prossima programmazione europea 2014/2020, che punterà ad una crescita “intelligente, sostenibile, inclusiva”, si baserà sul principio di un’economia che investa in ricerca e sviluppo e innalzi i livelli di istruzione, sia più efficiente e più verde sotto il profilo delle risorse energetiche e con un alto tasso di occupazione e ridotto rischio di povertà. A fronte di questi principi sia Laroni, ma anche un po’ tutti gli interventi che si sono susseguiti nel corso del dibattito consiliare, seppur con sfumature politiche diverse, hanno sottolineato l’esigenza di rivedere il Piano di Sviluppo Regionale, datato 2007, in base alle totalmente mutate condizioni economiche e sociali, coordinare i diversi interventi con la programmazione regionale generale  e la programmazione regionale con quella europea e quella statale, potenziare gli strumenti di monitoraggio e valutazione dei risultati. Infine per quanto riguarda i fondi gestititi dalla Commissione europea sarà necessario sviluppare la capacità del sistema veneto di attrarre fondi diretti UE, coadiuvando i possibili beneficiari nella progettazione e nella ricerca di parteners internazionali per migliorare la competitività. Per il consigliere Fracasso l’obiettivo della programmazione che si chiude era rendere il Veneto più attraente per le imprese e per i cittadini. “Dai dati che abbiamo – ha sottolineato l’esponente democratico – questo obiettivo non è stato raggiunto e quindi la valutazione di questi 7 anni , che hanno visto assegnare 2,250 milioni di euro,  non è certo positivo”. Anche per Pettenò gli obiettivi prefissati no sono stati raggiunti, ma soprattutto ha dichiarati “non si è affrontata la drammatica crisi economica. Dal 2008 ad oggi – ha precisato - non siamo riusciti ad intervenire nel vivo del sistema produttivo veneto. Purtroppo si sono finanziati un sacco di progetti che non hanno prodotto nulla di importante, spendendo troppe risorse in infrastrutture diciamo di categoria e poche nei processi produttivi delle imprese, che rappresentano l’economia viva del Veneto. E’ mancato in particolare – ha ribadito – il coordinamento tra pubblico e privato, perché e mancato un disegno complessivo di sviluppo. Il piano di sviluppo Regionale è del 2007, quindi pre crisi, e non si è saputo dare risposte alle nuove priorità, ma impegnando le risorse in mille rivoli di contingenza e molto spesso con logiche clientelari”. Al termine del dibattito  corso del dibattito è stata approvata all’unanimità una risoluzione, che impegna la Giunta regionale ad un maggior coordinamento della programmazione generale regionale con quella dell 'Unione europea e quella relativa ai fondi strutturali, in particolare collaborando con il Consiglio regionale; ad orientare verso una logica di risultato la programmazione; a tener conto, nel corso della riorganizzazione delle strutture regionali, della necessità di una regia unitaria per la programmazione generale regionale e per quella relativa a tutti i fondi europei, in grado di svolgere funzioni di monitoraggio e valutazione che consentano di analizzare le azioni in una prospettiva di risultato; a potenziare le strutture e le competenze professionali regionali per tenere sotto costante monitoraggio la capacità del sistema veneto nel suo complesso e della Regione in particolare, di attrarre fondi diretti UE. Le strutture regionali preposte dovranno, altresì, coadiuvare i vari soggetti veneti possibili beneficiari di fondi diretti nella progettazione e nel rinvenimento di partners internazionali al fine di aumentare la capacità del sistema veneto di attrazione di fondi UE; a perfezionare le modalità di redazione del rapporto annuale sugli affari europei, valorizzando aspetti generali ed eventuali criticità della programmazione nel suo complesso, fornendo degli elementi utili, sotto i profili finanziario e delle realizzazioni, all’elaborazione delle politiche.

 


EG/ll/1780


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