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Migranti. Ciambetti: sull'accoglienza, superare l'emozione e cercare soluzioni razionali



 

10 settembre 2015 - “La scelta tedesca di accogliere i profughi siriani non è esattamente una strategia caritatevole: i siriani che arrivano in Europa e che fuggono dalla guerra sono persone del ceto medio, di buona cultura e formazione laica, famiglie pronte a integrarsi nella società tedesca”. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto incontrando un gruppo di studenti ha spiegato come “In alcuni Paesi del Nord Europa, ad iniziare dalla Danimarca – ha spiegato il presidente Ciambetti – si teme che la Germania dirotti altrove immigrati e profughi per così dire non desiderati, cioè elementi che non ritiene utili al proprio percorso: non è un caso se il governo danese ha pagato inserzioni pubblicitarie nei giornali libanesi per spiegare che i sussidi agli immigrati verranno dimezzati, che non è concesso il ricongiungimento familiare se non dopo 12 mesi e solo a determinate condizioni, mentre i permessi di soggiorno sono rilasciati solo a chi dimostra di avere una buona conoscenza della lingua”. ”In Europa”, ha proseguito il presidente dialogando con gli studenti, “si è già assistito a fenomeni oggi temuti da alcuni Paesi del Nord: pensiamo a cosa accadde quando in Albania cadde il regime comunista e persino carcerati fuggirono all’estero. In alcune realtà si concentrarono i migliori lavoratori, mentre in altri Paesi, Italia non ultima, trovarono rifugio i casi più complessi”.

A chi gli faceva notare che secondo molti economisti la strada dell’accoglienza di masse di immigrati è necessaria in Europa per contrastare il calo demografico, il presidente Ciambetti ha risposto notando che “molti giovani in Italia non si sposano, non mettono su famiglia e non fanno figli perché non hanno un lavoro. Con il 40 per cento della disoccupazione giovanile è difficile pensare ad una inversione del calo demografico. In verità queste dinamiche sono molto complesse e non possono essere risolte né con battute né con esemplificazioni da twitter: pensiamo anche solo al problema dell’invecchiamento della società e dell’onere dell’assistenza all’anziano che oggi grava su molte famiglie che hanno già di per sé problemi difficili da affrontare, come appunto l’educazione e il sostegno ai figli. Pensiamo a quei nuclei familiari dove anche solo un genitore ultracinquantenne abbia perso il posto di lavoro”. “La crisi economica ha portato a galla troppe contraddizioni”, ha concluso Roberto Ciambetti, “e non credo che la società italiana possa sopportare a lungo strategie dell’accoglienza che costano, che gravano sui conti pubblici, che creano tensioni sociali e che troppo spesso sono all’origine di forti tensioni sociali”.

 



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