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CRV - "Il Consiglio regionale ha dibattuto la Risoluzione n. 115, primo firmatario Ruzzante (LeU), per la riedizione della procedura di gara per l'affidamento del Servizio di Ristorazione per le Aziende Sanitarie"



Venezia, 5 luglio 2019 - Nella seduta straordinaria in data odierna, il Consiglio regionale del Veneto ha esaminato la Risoluzione n. 115, primo firmatario Piero Ruzzante (LeU),  per la riedizione della procedura di gara per l’affidamento del Servizio di Ristorazione per le Aziende Sanitarie del Veneto.

Dopo votazione per appello nominale, mancando il numero legale per due volte, la seduta è stata chiusa, con la sospensione del punto iscritto all’Ordine del Giorno, che è stato rinviato, per successive valutazioni, alla Conferenza dei Presidenti.

La Risoluzione, rilevato come l’Autorità Nazionale Anticorruzione, con Delibera numero 427 del 15 maggio 2019, avente ad oggetto ‘Gara d’appalto a mezzo procedura aperta per l’affidamento del Servizio di Ristorazione per i fabbisogni delle Aziende Sanitarie della Regione Veneto, per la durata di 5 anni, rinnovabile per 2 anni, numero gara 6616088’, richiamando in più punti le motivazioni del Giudice Amministrativo, ha deliberato l’illegittimità della procedura di gara travolgendo l’intera struttura della stessa, impegna la Giunta regionale alla riedizione dell’intera procedura di gara, nel rispetto dell’art 51 del Codice dei Contratti pubblici e dei principi comunitari di libera concorrenza, partecipazione, proporzionalità e non discriminazione, nonché nei principi costituzionali di efficacia, economicità, efficienza, imparzialità, pubblicità, trasparenza e giusto procedimento, e a garantire, contestualmente, gli attuali livelli occupazionali a seguito della necessaria riedizione della gara per l’affidamento del servizio di ristorazione.

Il primo firmatario della Risoluzione, Piero Ruzzante, ha relazionato in apertura della discussione generale: “Vorrei fare solo una premessa e ricordare la figura del collega Mauro Bortoli, a due anni dalla sua scomparsa, che senz’altro avrebbe gradito la seduta odierna, amante com’era della correttezza e della trasparenza. Ma vado subito alla questione: il Presidente Zaia si sarebbe dovuto presentare oggi in Consiglio per relazionare, alla luce della delibera dell’Anac che mette in discussione tutto il procedimento di gara. Dall’assenza del Governatore, nasce l’esigenza di convocare oggi questo Consiglio straordinario, tramite la Risoluzione n. 115, di cui sono primo firmatario, sostenuta da tutte le Opposizioni. Quattro volte ho interrogato la Giunta sulla questione. Si tratta di un appalto di ben 303 milioni, diviso in sei grandi lotti, cinque vinti da Serenissima Ristorazione e un altro da una società comunque riconducibile a Putin. Dai monopoli di Stato siamo quindi passati ai monopoli della Regione, peccato che il vincitore sia un’azienda privata. Si tratta di vecchie storie che ci portano a tristi vicende di 15- 20 anni fa, all’Amministrazione Galan. Non sono stati rispettati i principi di concorrenza, di libero mercato, ma si è dato vita, per un periodo prolungato, di sette anni, a un mercato chiuso. La sentenza dice che, proprio a causa dei maxi lotti, non sono state rispettate le Direttive UE ed è stato violato il principio di libera concorrenza, arrivando di fatto a un monopolio regionale. La sentenza parla di eccesso di potere nella gestione dell’appalto. La CRITE non ha mai spiegato perché si è scelta la strada delle cucine esterne, in mano a un unico operatore economico, accantonando i centri di cottura pubblici. Credo che sia necessario

garantire una concorrenza reale tra diverse realtà economiche attive nel territorio, mentre così si è soffocata la crescita di imprese virtuose. L’intera struttura della gara risulta così viziata sotto il profilo discrezionale e funzionale, per tutti sei i lotti”.

Jacopo Berti (M5S): “Questo appalto rappresenta l’arroganza di chi vuole gestire la cosa pubblica come fosse privata, in continuità con l’Amministrazione Galan. La Giunta non ha mai risposto alle nostre interrogazioni, ma solo il Consiglio di Stato, che ha affermato la violazione del principio di libera concorrenza, perché è stato dato vita a un monopolio regionale di fatto. La scelta dell’appalto delle cucine esterne ha infatti favorito un unico operatore economico privato. Perché si sono demolite le cucine esistenti, pagate con i soldi dei contribuenti? Perché i costi sono lievitati, un euro in più a pasto? Il Governatore Zaia dovrebbe prendersi le responsabilità di ciò che non funziona. Questa Risoluzione vuole lanciare un segnale forte di onesta e di legalità, tagliando il cordone ombelicale con passate vicende. E’ una questione di giustizia e di buon senso, per ripartire seguendo modelli più virtuosi”.

Stefano Fracasso (PD): “Il Gruppo consiliare del Partito Democratico ha sottoscritto la Risoluzione e chiesto questo Consiglio straordinario. Già a gennaio 2018, ci eravamo infatti accorti che le modalità con cui era stato predisposto questo appalto erano molto diverse da quelle seguite in altre regioni italiane per l’affidamento dello stesso servizio, e avevamo quindi presentato una interrogazione in merito, per veder garantita la libera concorrenza ed evitare la formazione di una posizione dominante. Quella interrogazione ebbe una risposta in 20 giorni, cosa rara, che tuttavia asserì l’assenza di problemi. Peccato che poi il Consiglio di Stato e l’Anac sono stati di parere diverso… Respingo inoltre la questione del pericolo di turbativa d’asta”.

“Non è giusto sottopagare i lavoratori - conclude il Capogruppo PD -  si tratta di una questione politica. Anche Azienda Zero deve essere investita dal tema della responsabilità sociale. Non deve essere solo il risparmio a orientare la gestione della sanità. Se ci sono veramente i 100 milioni risparmiati da Azienda Zero, questi andrebbero utilizzati per sostenere la non autosufficienza in Veneto”.

Andrea Zanoni (PD): “La questione è molto pesante e offusca l’immagine di una Regione che ha chiesto l’autonomia per 23 materie. Sottolineo che l’Anac ha affermato la violazione dell’art 51 del Codice dei Contratti pubblici e dei principi comunitari di libera concorrenza, partecipazione, proporzionalità e non discriminazione, nonché dei principi costituzionali di efficacia, economicità, efficienza, imparzialità, pubblicità, trasparenza e giusto procedimento. E’ stato quindi violato l’ABC dei principi, è imbarazzante. Spero che la Giunta regionale sappia adottare le giuste misure per rimediare a questa imbarazzante situazione”.

Patrizia Bartelle (IIC): “Queste criticità, insite nell’appalto, erano evidenti e potevano essere evitate con l’ascolto del territorio e il buon senso. Andando a smantellare le cucine all’interno dei nosocomi viene tradita una storia virtuosa in Veneto, stiamo smantellando la sanità, demolendo servizi che erano di eccellenza, come la cottura dei cibi all’interno degli ospedali. Azienda Zero è il modello centralista dell’autonomia in Veneto, ma così non va bene e la Giunta deve invertire la rotta”.

Cristina Guarda (AMP): “Denuncio le irregolarità dell’appalto, l’eccesso di potere, la violazione del principio di concorrenza, lo spreco di denaro pubblico con la chiusura delle cucine all’interno degli ospedali, solo per favorire un solo operatore economico. Ci sono lavoratori feriti, non tutelati”.

L’Assessore alla sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, nella sua relazione tecnico- giuridica, ha ripercorso “tutti i passaggi tecnici e procedurali dell’appalto, sull’acquisizione centralizzata del Servizio di Ristorazione, come documentato da Azienda Zero. Alla gara hanno partecipato una decina di soggetti concorrenti, tutti di un certo spessore economico, è stata effettuata una seria consultazione preliminare di mercato, con la partecipazione degli operatori economici interessati. Azienda Zero ha comunque successivamente valutato le criticità evidenziate nella sentenza del Tribunale Amministrativo. In realtà, la Regione non ha voluto dare vita ad alcuna posizione dominante, ma, al contrario, ha voluto sempre favorire la massima partecipazione alla gara. Anac non è riuscita a giustificare la presunta violazione del principio di libera concorrenza. La scelta poi di dividere l’appalto in sei lotti rientra nella politica e nella facoltà discrezionale di una Amministrazione. E’ stata anche effettuata una analisi preliminare attenta dei servizi di cucina interna e dei contratti lavorativi in essere. Il punteggio attribuito al centro di cottura non ha poi influito in alcun modo sull’esito della gara. La nuova procedura prevede una rimodulazione del numero dei lotti (ora pari a sei) e della loro consistenza economica (inferiore rispetto alla precedente gara). Quanto alla durata, essa è stabilita in quattro anni, mentre il criterio di aggiudicazione prevede il rapporto qualità prezzo nella misura di 70/30 (rapporto ora normativamente imposto dalle ultime modifiche al Codice Appalti). Infine, in ragione dell’impugnazione avanti la Corte di Cassazione delle sentenze del Consiglio di Stato, è previsto che per i soli lotti oggetto di impugnazione, l’aggiudicazione della nuova procedura sia risolutivamente condizionata all’esito positivo dei ricorsi, venendo meno in caso di loro accoglimento, restando invece valida per i lotti non compresi nella precedente gara. Tutte le procedure seguite da Azienda Zero, Stazione Appaltante, sono state quindi documentate e non ritengo opportuno, viste le procedure in corso, che questo Consiglio oggi si esprima in merito al contenuto della Risoluzione. La Politica non deve infatti intervenire e deve lasciare la Magistratura libera di fare il proprio dovere”.

Chiusa la discussione generale, questa la replica finale del Relatore Ruzzante: “Si tratta della cosa più grave avvenuta in questa Legislatura. La delibera di Anac e la sentenza del Consiglio di Stato testimoniano tutte le irregolarità commesse. Si parla infatti di illegittimità della procedura di gara. Al netto di alcuni interventi migliorativi, come la rimodulazione del numero dei lotti e del periodo temporale, la modifica del rapporto qualità- prezzo, sostanzialmente si è perseverato nell’errore e Zaia non si è assunto le dovute responsabilità. Azienda Zero si sta dimostrando un punto di debolezza, non di forza. Perché affossare la concorrenza, perché accollarci i costi della ristrutturazione delle cucine che comunque non possono più essere utilizzate per la preparazione dei pasti, che verranno confezionati all’esterno, ma solo per il loro riscaldamento? Difendo il principio della libera concorrenza, della tutela della qualità e del livello occupazionale. La Giunta ha sbagliato a non agire in auto tutela”.

Si è quindi proceduto alle dichiarazioni di voto: Nicola Finco (LN): “A nome della Maggioranza, preannuncio che non parteciperemo al voto e usciremo dall’aula. Premetto subito che respingo con forza le accuse in ordine al fatto che l’Amministrazione Zaia sarebbe in continuità con quella di Galan. In realtà, da anni con il Governatore Zaia è sempre stata seguita la via della massima trasparenza e della denuncia di ogni illegalità. Su questa questione, ribadisco la convinzione che la Politica debba rimanere fuori dalle gare e dagli appalti. C’è la Magistratura che sta indagando e la Politica ora non deve interferire. Azienda Zero ha peraltro personalità giuridica e ampia autonomia”.

Stefano Fracasso (PD): “Ritengo imbarazzante non votare una Risoluzione che richiama l’articolo 51 del Codice degli Appalti e il principio di libera concorrenza. Azienda Zero non è una repubblica indipendente, ma una articolazione della nostra Regione e quindi noi abbiamo il diritto - dovere di vigilare e intervenire, soprattutto in materia sanitaria. E’ nostro diritto chiedere il rispetto dei principi costituzionali e comunitari, chiedere la tutela occupazionale e un giusto livello di retribuzione del personale dipendente”.

Su richiesta di tre consiglieri, Ruzzante, Bartelle e Guarda, si è proceduto alla votazione per appello nominale, anche se è mancato il numero legale.



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