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progetti di legge

Contenuti: Progetto di Legge Regionale n. 397 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
X LEGISLATURA


188ª Seduta pubblica – Martedì 16 ottobre 2018 Deliberazione legislativa n. 36

OGGETTO: PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI SINIGAGLIA, FRACASSO, AZZALIN, MORETTI, PIGOZZO, SALEMI, ZANONI, ZOTTIS, GUARDA, RUZZANTE, BARTELLE, BRUSCO, BERTI, FERRARI, BALDIN, FABIANO BARBISAN, COLMAN, DALLA LIBERA E SCARABEL RELATIVA A "VENETO, TERRA DI PACE".
(Progetto di legge n. 397)

IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO


VISTA la proposta di legge d'iniziativa dei consiglieri Sinigaglia, Fracasso, Azzalin, Moretti, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Guarda, Ruzzante, Bartelle, Brusco, Berti, Ferrari e Baldin relativa a "Veneto, terra di pace";

UDITA la relazione della Sesta Commissione consiliare, relatore il consigliere Claudio SINIGAGLIA, nel testo che segue:

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
con il presente progetto di legge si propone di dare solenne conclusione al ciclo di iniziative legate al Centenario della Grande Guerra. Come viene ricordato nel sito istituzionale della Regione del Veneto: "le tragiche vicende della prima guerra mondiale, che fra il 1914 e il 1918 travolsero tanti popoli, imponendo un altissimo tributo di sangue e di sofferenze, hanno trovato in Veneto alcuni tra i più intensi scenari d'azione, dei quali rimangono ancor oggi, a un secolo di distanza, tracce evidenti, profonde e indelebili, impresse nel territorio così come nella memoria collettiva delle nostre genti".
La Grande Guerra ha mobilitato 65 mila uomini e ha provocato un numero di vittime tra gli 8,5 e i 10 milioni. I morti italiani furono circa 650.000, pari al 10% dei mobilitati. A questi si devono aggiungere le vittime a seguito di ferite, malattia, prigionieri di guerra e civili. Dei 500 mila invalidi e mutilati che tornarono a casa la metà morì nei tre anni seguenti e oltre 100 mila furono i morti civili. A questo computo dobbiamo sommare l'epidemia di spagnola che solo in Italia mietè 400 mila vittime.
La ricorrenza dei cento anni dall'inizio del primo conflitto mondiale, ha condotto la Regione Veneto a focalizzare l'attenzione soprattutto sul tema della salvaguardia e della valorizzazione delle memorie storiche della Grande Guerra.
Attraverso l'encomiabile lavoro svolto negli ultimi cinque anni dalla struttura regionale competente in materia di cultura e dal Comitato regionale per le Celebrazione della Grande Guerra si è concretizzato un progetto che ha permesso la maggiore visibilità del patrimonio presente nel territorio, per rafforzare il suo potenziale attrattivo, concorrendo a trasmettere il messaggio di pace, di concordia e di fratellanza tra i popoli su cui sono imperniate le celebrazioni del centenario.
Un primo ambito di ricostruzione storica ha riguardato le cosiddette MEMORIE DI CARTA.
L'abbondante mole di materiale archivistico oggi a disposizione, in ambito ufficiale e privato, rappresenta infatti uno straordinario giacimento per le indagini. Si tratta di un patrimonio davvero notevole, che è riaffiorato dall'oblio grazie alle ricerche degli studiosi, accademici o militari, e alla preziosa opera svolta dagli storici informali o da semplici appassionati. La ricorrenza del centenario ha offerto l'occasione per sviluppare nel Veneto progetti di archiviazione digitale, che, sul modello di iniziative analoghe a carattere nazionale e internazionale, hanno coinvolto in modo molto ampio non solo i soggetti istituzionali, ma anche l'intera cittadinanza.
Un altro filone di ricerca è quello concernente le MEMORIE DI PIETRA.
Numerosissimi sono i monumenti commemorativi che segnano in ogni angolo il territorio, siano essi magniloquenti o minimi: sacrari, ossari, lapidi, cippi, cimiteri di guerra, viali e parchi della rimembranza.
Una terza tematica trattata è stata dedicata alle CITTÀ AL FRONTE.
Bombardate e distrutte, attraversate dalle truppe, organizzate come centri di comando, di produzione o di smistamento di rifornimenti e di materiali bellici, numerose città del Veneto vissero da protagoniste l'esperienza della guerra e ne patirono le più atroci conseguenze. Il tema si intreccia naturalmente con quello del ruolo assunto dalla popolazione civile nel conflitto. L'irruzione della guerra in Veneto coinvolse i civili in modo diretto, inizialmente con particolare forza nel Bellunese e sull'Altopiano di Asiago, poi, dopo Caporetto, nei territori orientali; lungo la destra Piave l'esercito italiano gestì il trasferimento di parte della popolazione lontano dalla linea del fronte, provvedendo alla distribuzione dei profughi in diverse località dello Stivale.
Con ARTE FERITA si è invece sviluppato un lavoro di difesa del patrimonio.
La Grande Guerra ebbe effetti spesso devastanti sul patrimonio storico artistico nei territori attraversati dal conflitto: un esempio significativo nel Veneto è offerto dalla Gipsoteca di Antonio Canova a Possagno, che fu colpita da bombardamento, con grave danno dei preziosi modelli in gesso creati dal grande scultore neoclassico. Il tema ha messo in luce il ciclopico lavoro all'epoca condotto dalle Soprintendenze, dalle Istituzioni pubbliche locali e dalla Chiesa, per salvare il patrimonio storico e artistico dalla furia bellica. Vi si distinsero alcune figure di primo piano, come quella di Ugo Ojetti, che tanto si adoperò per trarre in salvo o proteggere tesori d'arte in tutto il territorio di guerra, dai Cavalli di S. Marco all'Assunta di Tiziano ai Frari in Venezia, dal Gattamelata sul sagrato del Santo a Padova alle Arche Scaligere in Verona.
Una parte delle celebrazioni è stata dedicata alle BATTAGLIE DEL CIELO.
Sebbene nei testi sulla Grande Guerra si parli poco dei luoghi legati all'Arma Aerea, in realtà il territorio veneto era letteralmente cosparso di campi di volo, in tutto circa un centinaio, a cominciare dal territorio bellunese, ove, malgrado le criticità date dalla morfologia e dal clima, furono attive aviosuperfici di vario genere, per esempio a San Pietro in Campo, a Feltre e a Santa Giustina.
Un altro tema affrontato è quello della GRANDE GUERRA SULL'ACQUA, legato alle vicende poco note ed alla logistica che interessò le vie navigabili interne, le lagune e le zone costiere del Veneto, impiegate per lo spostamento di truppe, mezzi, armi dal e verso il fronte, con relativa trasformazione delle imbarcazioni tradizionali a fini militari.
Un approfondimento importante riguarda la GUERRA RAPPRESENTATA con parole e immagini.
La rappresentazione letteraria della Grande Guerra con gli scrittori, poi divenuti testimoni autorevoli, quali Hemingway, Dos Passos, Lusso, Ungaretti, Pirandello, Comisso, Marinetti e molti altri.
Merita di essere in questo senso ricordato l'ermetico Giuseppe Ungaretti che partecipò come volontario alla Grande Guerra. Il poeta non si rese protagonista di azioni eroiche ma grazie alle sue liriche ha lasciato alcune delle pagine più toccanti della Grande Guerra. Abbandonati i sentimenti nazionalisti che lo avevano mosso inizialmente, egli prese coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza e dell'estrema precarietà della loro condizione.
Nella breve poesia "Soldati" ("Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie") Ungaretti esprime tutta la contingenza del soldato in trincea.
Così come indimenticabile è la poesia "Veglia":

"Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato .
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio.
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio.
ho scritto
lettere piene d'amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita"

Scrisse e spiegò Ungaretti: "Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo terribile. Dal momento che arrivo ad essere un uomo che fa la guerra, non è l'idea di uccidere o di essere ucciso che mi tormenta: ero un uomo che non voleva altro per sé se non i rapporti con l'assoluto, l'assoluto che era rappresentato dalla morte. Nella mia poesia non c'è traccia d'odio per il nemico, né per nessuno; c'è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell'estrema precarietà della loro condizione. C'è volontà d'espressione, necessità d'espressione, nel Porto sepolto, quell'esaltazione quasi selvaggia dello slancio vitale, dell'appetito di vivere, che è moltiplicato dalla prossimità e dalla quotidiana frequentazione della morte. Viviamo nella contraddizione. Posso essere un rivoltoso, ma non amo la guerra. Sono anzi un uomo della pace. Non l'amavo neanche allora, ma pareva che la guerra s'imponesse per eliminare la guerra. Erano bubbole, ma gli uomini a volte si illudono e si mettono dietro alle bubbole".
In "Niente di nuovo sul fronte occidentale" (1929), lo scrittore tedesco Erich Maria Remarque (1898-1970) documenta invece l'esperienza di un giovane soldato in trincea durante la Grande Guerra: «Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un'altra volta qua dentro, io non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un'idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensai alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci somigliamo. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore, e la stessa morte e lo stesso patire... Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello».
Da conservare anche le parole che Scipio Slataper scrive alla moglie: «Della guerra come ti scrissi più volte ho più impressioni laterali che centrali ... Io vedo che siamo uomini e che la guerra esige di più che le forze umane, che ha in sé qualche cosa di superiore e troppo più spaventevole che un uomo possa dare o sopportare.»
L'attenta rievocazione storica ha sempre riconosciuto alle testimonianze dell'epoca un duplice valore, storico e al tempo stesso simbolico, anche nell'intento di contribuire, attraverso la continuità del ricordo, a consolidare, diffondere e trasmettere alle future generazioni una cultura di pace, di fratellanza e dì cooperazione tra ì popoli. Per questo, in coerenza con i prìncipi costituzionali, della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e statutari della Regione del Veneto (Art. 1) oltre che con gli obiettivi istituzionali che hanno accompagnato le commemorazioni della Grande Guerra, il presente progetto dì legge ha come intento quello di sigillare, attraverso i collanti della pace e del dialogo, il ricordo dell'evento che sì compì proprio in Veneto il 3 novembre 1918 e che pose fine alle ostilità fra l'Austria e gli Alleati: l'armistizio di Villa Giusti, alle porte dì Padova. Quell'atto che pose fine alla Prima guerra mondiale, firmato nella nostra terra, ci consente ora di predisporre e consegnare ai protagonisti della nostra Regione, come impegno di oggi e per il futuro, la dichiarazione di "Veneto, terra di pace".
Negli anni bui del primo conflitto mondiale proprio Padova conquistò con merito il ruolo dì "città ospedale". Qui vennero ricoverati complessivamente 170 mila feriti, provenienti in particolare dai fronti del Vicentino, del Trentino e del Carso. Furono allestiti migliaia dì posti letto (da 8 a 14 mila) e da tutta Italia arrivarono in città oltre 1.300 studenti di medicina. Per tre anni consecutivi Padova ha rappresentato una vera e propria scuola medica dì guerra, in cui furono curati ed assistiti migliaia dì soldati, sottoufficiali ed ufficiali del nostro esercito, e dalla quale si distinsero e si affermarono figure dì eccellenza professionale. A distanza di un secolo esatto c'è ora l'occasione di dare a Villa Giusti, a Padova e al Veneto, tra i luoghi-fulcro del primo conflitto mondiale, la veste di luoghi-simbolo per il rilancio di un impegno internazionale nel costruire una duratura convivenza tra popoli, in grado di allontanare per sempre le ombre cupe della guerra. Tutto questo - in linea con quanto indicato e previsto dalla legge regionale 21 giugno 2018, n. 21 "Interventi regionali per la promozione e la diffusione dei diritti umani nonché la cooperazione allo sviluppo sostenibile", della legge statale 11 agosto 2014, n. 125 "Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo" e dell'Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030 approvata dalle Nazioni Unite il 25 settembre 2015 - adottando un provvedimento che dichiari il Veneto terra di pace e delinei un percorso di dialogo permanente per una duratura pace tra le genti. Con lo sguardo rivolto al futuro, alla pace e al benessere mondiale.
Una pace non solo evocata nei principi ma riconosciuta come percorso da attivare giorno dopo giorno, come già la nostra Regione sta facendo, nella realizzazione di progetti di giustizia sociale, di rispetto della sacralità della vita, di riconoscimento dei diritti umani, di rifiuto di ogni genere di violenza soprattutto nei confronti dei più piccoli e delle donne. Di progetti di dialogo e di ecumenismo, di riconoscimento del primato della politica e della soluzione dei conflitti attraverso di essa e non con il ricorso alla guerra.";

ESAMINA e VOTA, articolo per articolo, la proposta di legge composta di n. 4 articoli;

PRESO ATTO che la votazione dei singoli articoli ha dato il seguente risultato:

Art. 1

Assegnati n. 51
Presenti-votanti n. 45
Voti favorevoli n. 44
Astenuti n. 1

Art. 2

Assegnati n. 51
Presenti-votanti n. 46
Voti favorevoli n. 45
Astenuti n. 1

Art. 3

Assegnati n. 51
Presenti-votanti n. 45
Voti favorevoli n. 44
Astenuti n. 1

Art. 4

Assegnati n. 51
Presenti-votanti n. 46
Voti favorevoli n. 45
Astenuti n. 1

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPROVA quindi la legge nel suo complesso nel testo che segue:
VENETO, TERRA DI PACE

Art. 1 - Principi.
1. La Regione del Veneto, in coerenza con i principi della Costituzione italiana e dello Statuto del Veneto, della Carta delle Nazioni Unite e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, opera per la giustizia sociale e la cooperazione tra i popoli, riconosce e promuove la pace come un diritto fondamentale delle donne e degli uomini.
Art. 2 - Conclusione delle celebrazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale.
1. La Regione del Veneto, ispirandosi ai principi di cui all'articolo 1, comma 1, conclude le celebrazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale con l'adozione di un provvedimento che dichiari il Veneto terra di pace e delinei un percorso di dialogo permanente per una duratura pace tra le genti, promuovendo a tal fine progetti specifici con il coinvolgimento delle istituzioni e associazioni del Veneto interessate.
2. La Giunta regionale delibera lo schema del provvedimento di cui al comma 1.
3. La dichiarazione del "Veneto, terra di pace" e il relativo provvedimento sono sottoposti alla firma delle Università del Veneto, dell'Anci e dei Comuni capoluogo di provincia, delle istituzioni e associazioni civili e religiose che desiderano aderire. La dichiarazione di cui al presente comma viene inviata agli Stati che hanno combattuto nella Prima Guerra Mondiale.
Art. 3 - Clausola di neutralità finanziaria.
1. All'attuazione della presente legge si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione.
Art. 4 - Entrata in vigore.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Assegnati n. 51
Presenti-votanti n. 47
Voti favorevoli n. 46
Astenuti n. 1


IL CONSIGLIERE-SEGRETARIO
f.to Simone Scarabel

IL PRESIDENTE
f.to Massimo Giorgetti

INDICE

SOMMARIO

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