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progetti di legge

Contenuti: Progetto di Legge Statale n. 14 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
X LEGISLATURA


42ª Seduta pubblica – Martedì 7 giugno 2016 Deliberazione n. 113

OGGETTO: PROPOSTA DI LEGGE STATALE DA TRASMETTERE AL PARLAMENTO NAZIONALE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 121 DELLA COSTITUZIONE DAL TITOLO: "MODIFICA ALLA LEGGE 28 DICEMBRE 2015, N. 208 "DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO (LEGGE DI STABILITÀ 2016)", IN MATERIA DI AZIENDE SANITARIE UNICHE" D'INIZIATIVA DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO.
(Progetto di legge statale n. 14)

IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO


VISTA la proposta di legge statale d'iniziativa dei consiglieri Barison, Giorgetti e Donazzan relativa a "Modifica della legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016).", in materia di aziende sanitarie uniche";

UDITA la relazione della Quinta Commissione consiliare, relatore il consigliere Massimiliano BARISON, nel testo che segue:

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il presente progetto di legge statale si prefigge lo scopo di superare un limite imposto, dalla recente legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208), alle sole regioni a statuto ordinario in merito alla costituzione di aziende sanitarie uniche, risultanti dall'incorporazione delle aziende ospedaliere universitarie nelle aziende sanitarie locali.
La legge di stabilità contiene, infatti, numerose misure per la sanità. Tra queste, norme relative alle Aziende in deficit. Su questo punto, la legge stabilisce, in sintesi, che:
- le Regioni individuino, entro il 31 marzo 2016, le Aziende Ospedaliere (AO), le Aziende Ospedaliere Universitarie (AOU), gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici (IRCCS) o gli altri enti pubblici che erogano prestazioni di ricovero e cura, che non rispettano: 1) lo scostamento tra costi e ricavi pari o superiore al 10% dei ricavi o comunque superiore ai 10 milioni di euro; 2) i parametri relativi ai volumi, qualità ed esiti delle cure, in base alla programmazione statale e regionale (comma 524);
- gli enti che non rispettano uno e/o entrambi i parametri di cui al punto precedente, dovranno, entro novanta giorni dall'emanazione del provvedimento di individuazione, proporre un piano di rientro di durata non superiore al triennio al fine di superare i disallineamenti rilevati (comma 528);
- le regioni valutano detto piano di rientro, entro trenta giorni dalla presentazione, approvandoli con apposita delibera di Giunta e vigilando trimestralmente sull'applicazione (comma 529 e 533);
- nel caso in cui gli enti, individuati per il mancato rispetto dei parametri di cui sopra, non provvedano al piano di rientro, è prevista la decadenza automatica del direttore generale (comma 534).
Dette disposizioni, si applicheranno, a decorrere dal 2017, anche alle aziende sanitarie locali e ai relativi presidi a gestione diretta, ovvero ad altri enti pubblici che erogano prestazioni di ricovero e cura (comma 535).
È evidente che l'intento del legislatore nazionale, nell'adottare tali disposizioni, sia quello di imporre, alle aziende in deficit, una rivisitazione della loro programmazione e un conseguente risparmio di spesa.
Particolarmente importante è la possibilità di accorpare aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere universitarie.
Detta possibilità era prevista nel testo della legge di stabilità depositato nei due rami del Parlamento e a tutte le Regioni. Inspiegabilmente, durante i lavori parlamentari, il testo è stato modificato e il testo approvato e diventato legge attribuisce la possibilità alle sole regioni a statuto speciale.
Il comma 546 recita infatti: "Al fine di perseguire una più efficace e sinergica integrazione tra le attività di prevenzione, cura e riabilitazione e le attività di didattica e ricerca, nonché allo scopo di conseguire risparmi di spesa, nelle regioni a statuto speciale [...] la collaborazione tra servizio sanitario nazionale e università può realizzarsi anche mediante la costituzione di aziende sanitarie uniche, risultanti dall'incorporazione delle aziende ospedaliere universitarie nelle aziende sanitarie locali [...]".
È solo il caso di ricordare che la possibilità di realizzare una riorganizzazione della sanità, attraverso dette forme e processi di accorpamento, si pone in linea con una proposta che i firmatari del presente progetto di legge regionale avevano presentato, alcuni mesi fa. Nel contesto dell'istruttoria sul progetto di legge n. 23 di Riforma della Sanità, nel corso dell'esame in Prima Commissione consiliare, è stato infatti presentato un emendamento che riguarda l'incorporazione delle Aziende Universitarie di Padova e Verona, rispettivamente, nei Distretti socio sanitari 1 e 3 dell'Ulss 16 e nell'Ulss 20. La volontà dei presentatori era e rimane quella di avviare un processo, oramai indifferibile, di modernizzazione della sanità integrando didattica e ricerca con i servizi sanitari e sociali del territorio. La centralità del Paziente richiede, infatti, una completa rivisitazione dei percorsi diagnostico-terapeutici, integrando sempre di più l'altissima specialità con l'assistenza territoriale. In molte realtà sanitarie estere ciò sta già avvenendo e anche le università sono coinvolte nel processo di presa in carico del Paziente e non solo nell'esecuzione di prestazioni super specialistiche. Ciò si sta dimostrando più vantaggioso per il Paziente, che vede semplificati i suoi percorsi, ma anche più economico e formativo per le istituzioni. Basti pensare che nella maggior parte dei casi gli specialisti troveranno percorsi professionali nel territorio e fuori dagli ospedali ad elevata complessità. Migliorare i servizi, elevare gli standard di qualità, far dialogare aziende, ospedali, servizi di secondo livello, è quindi la base della nostra proposta di modifica al progetto di legge n. 23. Purtroppo la legge di stabilità di Renzi, che sembrava cogliere questa necessaria evoluzione della sanità, in un'ottica di modernità e integrazione e assolutamente in linea con la nostra proposta per Padova e Verona, attribuisce ora inspiegabilmente alle sole regioni a statuto speciale la possibilità di costituire aziende sanitarie uniche! Peraltro, queste regioni sono notoriamente quelle che godono di maggiori disponibilità economiche, a fronte del fatto che tale riforma paradossalmente sarebbe più necessaria proprio dove le risorse sono più contingentate, come è nelle regioni a statuto ordinario.
È una grave discriminazione nei confronti del Veneto, delle regioni a statuto ordinario e dei loro cittadini. Viene meno il rispetto dei più elementari principi di uguaglianza e di rispetto delle autonomie. Una penalizzazione che si riverbera negativamente sugli enti che erogano servizi sanitari penalizzando gravemente le eccellenze del territorio.
Il presente progetto di legge statale ha quindi lo scopo di modificare il comma 546 della legge di stabilità 2016, ponendo rimedio a questa disparità di trattamento e consentendo anche alle regioni a statuto ordinario di costituire aziende sanitarie uniche, attraverso l'incorporazione di aziende ospedaliere universitarie e aziende sanitarie locali.
Modernizzare la sanità, in linea con quanto fanno gli altri paesi moderni, dove la cura sanitaria è sempre più territoriale e meno incentrata sul ricovero ospedaliero, deve essere una occasione e una scelta possibile anche per il Veneto, una regione benchmark per la sanità.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 29 marzo 2016 ha licenziato a maggioranza il progetto di legge statale in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il Presidente Boron con delega del consigliere Barbisan Fabiano (Zaia Presidente), il consigliere Brescacin con delega del consigliere Villanova (Zaia Presidente), Barison (Forza Italia), Gidoni e Semenzato (Liga Veneta-Lega Nord), Berlato (Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale) e Berti con delega del consigliere Bartelle (Movimento 5 Stelle).
Hanno espresso voto di astensione i consiglieri Bassi (Lista Tosi per il Veneto), Ferrari (Alessandra Moretti Presidente), Pigozzo con delega Moretti, Sinigaglia con delega Salemi (Partito Democratico).";

UDITA la relazione di minoranza della Quinta Commissione consiliare, relatore il consigliere Claudio SINIGAGLIA, nel testo che segue:

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
reputo che "fortunatamente" il legislatore abbia limitato queste possibilità alle Regioni a statuto speciale.
Il legislatore è partito dalla necessità di risolvere un problema del Friuli Venezia Giulia, dove le Università sono in difficoltà nell'attivare le specializzazione se non attraverso l'incorporazione degli ospedali del territorio. Sono due Università di un peso – chiamiamolo – relativo rispetto alle Università che abbiamo nel Veneto, le facoltà di medicina, in questo caso Padova e Verona. E quindi il legislatore ha cercato di dare una risposta per un caso particolare, che a nostro giudizio è problematico estendere a tutte le Regioni. Per diversi motivi che cercherò di spiegare.
Ci sono state anche delle prese di posizione da parte delle categorie dei medici nettamente contrarie a questa possibilità. Poi leggerò un documento sottoscritto dalla ANAAO, dalla CIMO, dalla FVM, dalla FASSIB, AMPO, ASCOS e FIAS Medici.
Se all'interno di un territorio c'è un equilibro tra Azienda integrata e l'Università, dove sia già stato attivato questo percorso coinvolgendo il territorio, possiamo anche guardarlo con un certo favore. Ma dove l'Università ha un suo peso, un peso predominante soprattutto nei confronti dell'Azienda, la cosa deve chiaramente essere portata avanti con un atto legislativo che pone determinati paletti. Perché appunto noi sicuramente – ed è uno dei primi aspetti che sollevo – pagheremo di più l'assistenza. L'incidenza del costo della ricerca e della didattica sull'erogazione dell'assistenza è valutato attorno al 15 o 20 per cento in più.
Nel momento in cui noi abbiamo l'Azienda universitaria che fa le alte specializzazioni, l'alta complessità, riceve il costo della prestazione in DRG, la cosa funziona, perché riconosco il costo per prestazione. Ma qui stiamo chiedendo un'altra cosa. Che le Aziende universitarie abbiano il pagamento per pro–capite, come avviene nell'U.L.S.S.. Quello che sta avvenendo nel Friuli in questo momento. Ma il costo, ripeto, dell'Azienda universitaria del Friuli è diverso rispetto alle nostre Azienda universitaria di Verona e Padova che hanno una altissima specializzazione, come trapianti etc. Il maggior costo si riversa poi nella difficoltà di gestire i servizi, sia territoriali che degli altri ospedali.
Facciamo l'esempio di Padova. Tra l'U.L.S.S. 16 e l'Azienda ospedaliera di Padova in questo momento noi trasferiamo circa 800 milioni. Se dovesse lievitare il costo anche di un 10 per cento per le stesse prestazioni pagheremmo 80 milioni in più ed è chiaro che li dovremmo levare dal resto del territorio. E guardate che quando si parla di integrare l'Università e l'Azienda con il territorio questo è un processo che va fatto, io non lo nego. Ma ci sono sistemi molto semplici che già vengono portati avanti come le convenzioni o le intese... ci sono già tante specializzazioni, come pediatria per esempio, o cardiologia, dove è presente quella convenzione che è naturale con il territorio, perché non ci può essere intervento in pediatria, oppure in cardiologia, oppure in gastroenterologia, senza il rapporto con il territorio, per via della continuità delle cure. Questo già avviene.
Però che cosa dice la legge di stabilità? Che se le Aziende che superano un 10 per cento di deficit nel fatturato, oppure che maturano 10 milioni di euro di deficit, verranno commissariate. Allora questo ha scatenato la preoccupazione di avere un budget che consente di non andare incontro al commissariamento. È una delle ragioni per cui ci si spinge verso questa direzione. Ma guardate che è una sottrazione di autonomia nell'ambito dell'assistenza che noi come Regione accettiamo se dovessimo andare in questa direzione.
Quello che è stato scritto nella legge di stabilità, che consente solo alle Regioni a statuto speciale di attivare questa forma di collaborazione deve essere rivisto.
In sintesi, riportiamo quello che hanno scritto gli ordini e i sindacati dei medici: "La proposta contenuta nella legge di stabilità che mira ad unificare le Aziende ospedaliere universitarie con le U.L.S.S. è da bocciare senza appello in quanto modifica l'architettura istituzionale del Servizio Sanitario inaugurando un meccanismo consociativo non previsto da leggi e indagini istitutive. Con il nobile proposito di ridurre le poltrone si estende l'influenza delle facoltà di medicina sui bacini di servizio più vasti rendendo la sanità pubblica ostaggio degli accordi tra magnifici rettori e governatori di turno, con pesanti conseguenze anche sull'organizzazione del lavoro e dei costi, a cominciare dal trasferimento di rilevanti disavanzi delle Aziende universitarie su strutture che magari hanno i conti in ordine.".
Vi ricordo che quando c'è stata l'aggregazione dell'Azienda ospedaliera di Verona con l'Università di Verona il sistema sanitario veneto ha dovuto fare i conti con un disavanzo di 240 milioni. Li stiamo ancora pagando sottraendoli dall'erogazione dei LEA.
La seconda considerazione invece riguarda le ricadute che la maggioranza avrebbe disegnato qualora ci fosse stata la possibilità di fare l'Azienda universitaria territoriale.
Il consigliere Barison ha presentato all'interno del PDL 23 una proposta di modifica delle U.L.S.S., sia del territorio di Padova che del territorio di Verona.
Al di là del fatto che le U.L.S.S. dovrebbero essere provinciali, al di là di tutti gli annunci in campagna elettorale che sono stati fatti, la proposta con l'istituzione dell'Azienda universitaria territoriale diventava questa: per Padova l'Azienda universitaria territoriale avrebbe dovuto gestire diciotto Comuni, il Comune di Padova con alcuni Comuni satellite, Albignasego, Cadoneghe, e la Saccisica sostanzialmente; i Distretti 1 e 3, e quindi l'U.L.S.S. che rimaneva sarebbe rimasta con il buco e all'interno dell'Azienda territoriale universitaria di eccellenza con diciotto Comuni.
È bella questa cosa, ironicamente, ma è anche molto diversa rispetto a quello che stiamo mettendo in cantiere che è invece l'omogeneità delle risposte nel servizio assistenziale per tutto il territorio, per tutto il territorio di Padova. Abbiamo voluto raggruppare le U.L.S.S. sia per ridurre il numero dei direttori, sia per rendere omogeneo il servizio assistenziale, la rete degli ospedali in tutto il territorio provinciale. In questo modo invece avremmo avuto l'accentramento delle funzioni con l'Azienda universitaria territoriale in diciotto Comuni e per il resto l'U.L.S.S. periferica, l'U.L.S.S. con il buco, per così dire. A Verona si disegnava l'U.L.S.S. 20 come Azienda universitaria territoriale e che altre due U.L.S.S., la 21 e la 22, le U.L.S.S. senza l'Azienda universitaria territoriale. Praticamente due U.L.S.S. in più rispetto anche al modello che avete proposto delle nove U.L.S.S.. Quindi di fronte agli annunci e alla programmazione delle U.L.S.S. provinciali avremmo avuto una proposta ancora più diversa rispetto a quella che stiamo esaminando.
Ci chiediamo: quante maggioranze ci sono e quante proposte ci sono all'interno della maggioranza? Perché veramente non ci capiamo più nulla.
Si fa fatica a dire ai cittadini "Guardate che la linea e gli obiettivi sono questi e il sistema socio sanitario che vogliamo disegnare è questo", se all'interno della maggioranza uno mi fa una proposta, un'altra parte mi fa un'altra proposta, e le scrivete tutte e due nel PDL 23. Se ci fosse stata la possibilità da parte del legislatore nazionale di fare l'Azienda universitaria territoriale avremmo avuto due U.L.S.S. in più sotto la denominazione di Aziende universitarie territoriali.
Veramente si rimane allibiti di fronte a questa programmazione che va di volta in volta a seconda delle pressioni che vengono esercitate da chi preme di più per salvaguardare una linea di condotta, che va in una direzione rispetto ad un'altra. Sono veramente preoccupato perché dovremmo andare ad esaminare il PDL 23 con la metodologia epidemiologica, scientifica. Anche politica, ma con una politica che disegna uno scenario dove ognuno si assume la sua responsabilità. Ma non potete disegnarne ogni volta uno diverso dall'altro, con due proposte diverse, presentate dalla stessa maggioranza. Decidetevi.
Adesso se votate questa proposta di legge a livello nazionale è chiaro che la ricaduta è anche nella configurazione delle U.L.S.S. all'interno del territorio Veneto. Allora cosa facciamo? Se dovesse passare questa a livello nazionale tra un anno rivediamo le U.L.S.S. a livello regionale? Torniamo all'articolo 16 bis che avete presentato?
Rimango sorpreso e allibito di fronte a queste affermazioni molte generiche che riguardano invece uno degli ambiti più importanti che abbiamo di fronte, che è quello del sistema sanitario per il quale abbiamo il 75 per cento del bilancio.
Allora chiedo anche alla Lega: siete d'accordo sulle conseguenze, se dovesse passare questa proposta di legge in Regione, e poi a livello nazionale? Siete d'accordo sull'attivare una U.L.S.S. a Padova Azienda universitaria territoriale, e una U.L.S.S. a Verona Azienda universitaria territoriale? Perché questa è la conseguenza. L'avete scritto voi. Se ci fosse stato questo tipo di possibilità legislativa avreste disegnato altre due U.L.S.S..
Mettetevi d'accordo.
Perché le conseguenze per esempio anche per Padova della differenza di opinione possono essere devastanti.
Ci sono differenze anche nei confronti del nuovo polo ospedaliero: una parte di voi vuole sicuramente il nuovo polo ospedaliero, almeno a parole, come la Lega, mentre Forza Italia vi rinuncia e ha in mente di ristrutturare il vecchio sito o acquisire altri ospedali. Che non è solo un'eccellenza del Veneto, stiamo mandando in confusione tutto il sistema socio sanitario se non vi decidete a prendere una linea ben precisa che vada in una direzione piuttosto che un'altra.
Diteci quante U.L.S.S. volete in maniera chiara, diteci se volete il nuovo polo ospedaliero oppure no. Perché a Padova – non in altre parti – c'è una forza politica che governa qui in Regione che dice che non vuole il nuovo polo ospedaliero e un'altra forza politica che invece continua a dire, ad annunciare che lo vuole.
E stiamo andando in confusione totale. Stiamo mandando in confusione totale il sistema socio sanitario veneto.
Su questo vi richiamo alla responsabilità.
Vi chiediamo infine anche di ritirare questo progetto di legge statale soprattutto per le ricadute che avrà a livello di creare confusione nel territorio.
Quello che chiediamo dalla maggioranza è di avere un disegno preciso, non due o tre disegni che si collidono, l'uno contro l'altro e che fanno solo del male al sistema socio sanitario veneto.";

con votazione palese,
A P P R O V A

la proposta di legge statale composta di un unico articolo nel testo allegato, che fa parte integrante della presente deliberazione e indica la Camera dei Deputati quale ramo del Parlamento presso cui depositare la proposta di legge stessa.

Assegnati n. 51
Presenti-votanti n. 43
Voti favorevoli n. 24
Voti contrari n. 18
Astenuti n. 1


IL CONSIGLIERE-SEGRETARIO
f.to Maurizio Conte

IL PRESIDENTE
f.to Roberto Ciambetti

COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
X LEGISLATURA

ALLEGATO ALLA DELIBERAZIONE CONSILIARE N. 113 DEL 7 GIUGNO 2016
RELATIVA A:

PROPOSTA DI LEGGE STATALE DA TRASMETTERE AL PARLAMENTO NAZIONALE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 121 DELLA COSTITUZIONE, D'INIZIATIVA DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO DAL TITOLO:

MODIFICA ALLA LEGGE 28 DICEMBRE 2015, N. 208 "DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO (LEGGE DI STABILITÀ 2016)", IN MATERIA DI AZIENDE SANITARIE UNICHE
Art. 1 - Modifica dell'articolo 1, comma 546, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016).", in materia di aziende sanitarie uniche.
1. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 dopo il comma 546 è inserito il seguente comma:
"546 bis. Le disposizioni di cui al comma 546 si applicano anche alle regioni a statuto ordinario.".
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