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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 16 - 10^ legislatura
Resoconto 16a Seduta pubblica
Martedì, 1 dicembre 2015
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 14.43

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 16a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 26517 del 20 novembre 2015 e dell'ordine del giorno prot. n. 26946 del 26 novembre 2015.


PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Hanno chiesto congedo i consiglieri

Luca ZAIA
Francesco CALZAVARA
Elena Donazzan

I congedi sono concessi.

Progetti di legge statale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge statale:

N. 7 del 25 novembre 2015
Presentato dal consigliere Guadagnini
"ISTITUZIONE DELL'IMPOSTA REGIONALE SUL REDDITO (IRER)."

N. 8 DEL 26 novembre 2015
Presentato dal consigliere Berlato
"MODIFICA DELL'ARTICOLO 5 DELLA LEGGE 22 MAGGIO 1975, N. 152, CONCERNENTE IL DIVIETO DI INDOSSARE GLI INDUMENTI CHE RENDANO DIFFICOLTOSO IL RICONOSCIMENTO DI UN SOGGETTO."

N. 9 del 27 novembre 2015
Presentato dal consigliere Valdegamberi e altri
"MODIFICHE E INTEGRAZIONI AL DECRETO LEGGE 24 GENNAIO 2015, N. 3 "MISURE URGENTI PER IL SISTEMA BANCARIO E GLI INVESTIMENTI" CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, IN LEGGE 24 MARZO 2015, N. 33."

Progetti di legge regionale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge:

N. 88 del 25 novembre 2015
Presentato dal consigliere Possamai ed altri
"DISCIPLINE DEL BENESSERE E BIO-NATURALI".

N. 89 del 27 novembre 2015
Presentato dal consigliere Gidoni ed altri
"MODIFICA DELL'ARTICOLO 33 BIS "LIBERA CIRCOLAZIONE SUI MEZZI DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE DA PARTE DELLE FORZE DELL'ORDINE." DELLA LEGGE REGIONALE 30 OTTOBRE 1998, n. 25 "DISCIPLINA ED ORGANIZZAZIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE" E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI."

N. 90 del 27 novembre 2015
Presentato dal consigliere Barbisan Fabiano ed altri
"MODIFICHE E INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 31 MAGGIO 2001, n. 12 "TUTELA E VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGRICOLI E AGRO-ALIMENTARI DI QUALITÀ"."

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

N. 43 del 30 settembre 2015
Presentata dai consiglieri Brusco, Berti, Scarabel, Baldin e Bartelle
"A CHE PUNTO È LA QUESTIONE DEL DEPURATORE DI ARZIGNANO?"

N. 46 del 8 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Guadagnini
"CHIARIMENTI SULL'IPAB LA CASA DI Schio".

N. 57 del 4 novembre 20156
Presentata dal consigliere Baldin
"LA REGIONE SI ATTIVI PER CONSENTIRE AI GIOVANI AGRICOLTORI VENETI PARI OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO RURALE."

N. 81 DEL 26 novembre 2015
Presentata dai consiglieri Negro, Bassi, Conte
"REFERENDUM CONSULTIVO SULL'INDIPENDENZA DEL VENETO: DOPO IL DANNO LA BEFFA?"

N. 82 del 27 novembre 2015
Presentata dal consigliere Berlato
"L'UFFICIO PROGETTI SPECIALI DELLA SEZIONE LAVORO PRIMA E FORMAZIONE POI E' REALMENTE VACANTE OPPURE DAL 2004 E' RETTO DA UN CONSULENTE ESTERNO?"

N. 83 del 30 novembre 2015
Presentata dal consigliere Ruzzante
"DISSERVIZI E PROGRAMMAZIONE NEL TRASPORTO PUBBLICO FERROVIARIO: QUANDO VERRANNO ATTIVATI MONITORAGGI E RAPPORTI PERIODICI SULLO STATO DELLA MOBILITÀ IN VENETO?"

a risposta immediata

N. 92 del 25 novembre 2015
Presentata dal consigliere Zanoni
"INFILTRAZIONI MAFIOSE: IL CASO DAL BEN TRE DI MONASTIER. QUALI AZIONI DI CONTRASTO ALLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI INTENDE ASSUMERE LA GIUNTA REGIONALE?"
N. 93 del 26 novembre 2015
Presentata dal consigliere Zanoni
"COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEL BRACCONAGGIO NEL TERRITORIO DEI COLLI EUGANEI E PER EVITARE CHE LE GUARDIE ZOOFILE VOLONTARIE SUBISCANO GRAVI INTIMIDAZIONI?"

N. 94 del 27 novembre 2015
Presentata dal consigliere Pigozzo
""VIA DEL MARE A4 - JESOLO": LA GIUNTA REGIONALE ANNULLI DEFINITIVAMENTE IL PROJECT FINANCING E ADOTTI URGENTEMENTE UN NUOVO PROGETTO ALTERNATIVO E RISOLUTIVO."

N. 95 del 27 novembre 2015
Presentata dal consigliere Berti
"SALVAGUARDARE IN PRIMIS LA SALUTE DEI CITTADINI DOPO I FATTI DELLA DISCARICA ABUSIVA DI VERONA."

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 74 del 26 novembre 2015
Presentata dal consigliere Salemi ed altri
"DISCARICA CA' DI CAPRI: NO ALL'IMMISSIONE DI RIFIUTI CAR-FLUFF.

N. 75 del 26 novembre 2015
Presentata dal consigliere Zanoni ed altri
"ATTUARE LA LEGGE REGIONALE 28 DICEMBRE 2012, n. 48 PER LA PREVENZIONE DEL CRIMINE ORGANIZZATO E MAFIOSO."

N. 76 del 27 novembre 2015
Presentata dal consigliere Bassi ed altri
"LA GIUNTA SI IMPEGNI A SALVAGUARDARE LE STRUTTURE PRIVATE ACCREDITATE DI LABORATORIO."

N. 77 del 27 novembre 2015
Presentata dal consigliere Bassi ed altri
"DISCARICA DI CA' FILISSINE: NO ALL'ECO-MOSTRO ALLE PORTE DI VALPOLICELLA."
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE



Interrogazione a risposta immediata n. 34 presentata il 11 settembre 2015 dai consiglieri Zottis e Zanoni "CEGGIA (VE). FORTI VIBRAZIONI LUNGO LINEA FERROVIARIA VENEZIA-TRIESTE, DISAGI PER I RESIDENTI. QUALI INTERVENTI PER UN'AZIONE RISOLUTIVA?"


"Premesso che:
- da tempo i cittadini che risiedono in prossimità della linea ferroviaria Venezia-Trieste, nel tratto compreso tra i passaggi a livello ubicati al km. 41+350 e al km. 41+075 (quest'ultimo intersecante la SP 58 in Comune di Ceggia), segnalano una situazione di disagio e degrado;
- dopo il passaggio a livello al km. 41+350, la linea ferroviaria presenta uno scostamento nell'allineamento del binario: con tutta probabilità è proprio da questo punto che, considerato il peso dei carri transitanti e la loro velocità, iniziano a trasmettersi sul terreno vibrazioni che vengono percepite in maniera molto forte dai residenti che abitano lungo le vie Marconi, Zara, Giovanni XXIII, Bragadin e Vittoria, in Comune di Ceggia;
- anche la precaria condizione infrastrutturale, tra rotaia e controrotaia, in prossimità del p.l. al km. 41+075, appare fonte di forti vibrazioni nel momento del passaggio dei convogli in ambo le direzioni.
Considerato che:
- lo scorso 28 agosto Arpav ha inviato agli Enti competenti l'esito di un accertamento tecnico, con sensori per il rilevamento delle vibrazioni, effettuato in un'abitazione situata in via Zara;
- la relazione stessa evidenzia come "(...) vi sono nelle vicinanze altre abitazioni più vicine alla linea ferroviaria rispetto a quella utilizzata per il monitoraggio e che potrebbero essere interessate da livelli di vibrazione più elevati rispetto a quelli riportati nel presente Rapporto di Prova (...)";
- la suddetta relazione non fornisce comunque conclusioni esaustive e chiare sull'esito dell'accertamento;
- appare evidente che sia necessaria una più ampia ed approfondita azione: sia di valutazione di impatto acustico e delle vibrazioni, sia di verifica dei danni arrecati agli edifici posti nelle vie e nei pressi dei punti critici sopraccitati, sia di intervento infrastrutturale per garantire soluzioni concrete al disagio;
- questa azione di verifica deve vedere coinvolti la Regione Veneto, Arpav, Rete Ferroviaria Italiana, Comune di Ceggia ed eventuali altri soggetti collegati.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri
chiedono al Presidente della Giunta regionale
quali interventi metterà in atto per garantire un'azione di verifica complessiva della situazione sopradescritta, al fine di individuare in tempi brevi le migliori soluzioni."
La parola all'assessora Elisa De Berti.

Ass.ra Elisa DE BERTI

Grazie, Presidente.
"In merito all'interrogazione in oggetto sono stati chiesti delucidazioni e chiarimenti a Trenitalia SpA, gestore del servizio ferroviario, e a RFI SpA, gestore dell'infrastruttura.
Quest'ultima, direttamente competente sulla questione sollevata nell'interrogazione, con nota prot. n. 3998 del 7 ottobre 2015, inviata per conoscenza anche al gestore del servizio, ha comunicato quanto segue.
"Da un attento esame del Rapporto di Prova n. 35/RU/15 emesso in data 28.08.2015 da ARPAV, relativamente al monitoraggio delle misure di vibrazioni effettuate nel periodo dal 27 al 29 luglio u.s. nel Comune di Ceggia che, come anche riportato nell'interrogazione stessa, '... non fornisce comunque conclusioni esaustive e chiare sull'esito dell'accertamento' si rileva quanto segue:
- Nell'arco di due intere giornate (precisamente dalle ore 10,30 del 27.07.2015 alle ore 12,00 del 29.07.2015) si sono verificati nr. 6 sforamenti dei limiti presi a riferimento (come da Norma ISO 2631) su 101 episodi rilevati e a fronte di 180 transiti complessivi (quindi 79 treni non hanno superato nemmeno la soglia minima preimpostata nel software utilizzato): si tratta dunque di un valore percentuale del 3,3%.
- Si informa inoltre che da recenti sopralluoghi effettuati sulla linea da parte dei ns. tecnici in più occasioni (l'ultimo all'inizio del mese di settembre u.s.), non sono mai state rilevate anormalità alla geometria del binario e sui giunti tali da provocare vibrazioni: se fossero effettivamente presenti il numero di treni non rispettanti i limiti considerati dovrebbe essere ben più elevato"."

PRESIDENTE

Grazie, assessora De Berti.
La parola alla consigliera Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Parzialmente soddisfatta in quanto, come ha anche detto l'Assessora nel rapporto di ARPAV, si evidenzia come la relazione non sia completa rispetto a tutta la linea. Quindi l'unica richiesta è che continui ad esserci una particolare attenzione rispetto a queste criticità.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Zottis.

Interrogazione a risposta immediata n. 31 presentata il 7 settembre 2015 dal consigliere Zanoni "AUTORIZZAZIONE ALLA REALIZZAZIONE DI UN MEGA IMPIANTO A BIOMASSA PRESSO IL GRUPPO PADANA A PAESE (TV). TROPPE LACUNE PROGETTUALI E DI PIANIFICAZIONE: L'ITER SARÀ SOSPESO?"

"Premesso che:
- in data 26 maggio 2015 la ditta Cortus Energy Italy Srl ha presentato al Comune di Paese un progetto relativo alla domanda di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica e termica mediante pirogassificazione, alimentato a biomassa, della potenza di 4,4 megawatt elettrici corrispondenti a circa 8 megawatt termici/ora;
- si tratterebbe del più grande impianto di questo tipo (di dimensione industriale) costruito in Italia, da realizzare nel Comune di Paese, all'interno dell'area di proprietà del Gruppo Padana, per la produzione di energia elettrica da immettere in rete e per la fornitura di energia termica all'azienda agricola Padana per il riscaldamento delle serre;
- la realizzazione dell'impianto, dal costo di 14,3 milioni di euro, è soggetta ad autorizzazione unica da parte della Regione del Veneto, ai sensi del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 e in data 25 giugno 2015 si è svolta la prima Conferenza di Servizi.
Considerato che:
- il Comune di Paese in merito al progetto ha espresso numerose osservazioni e richieste con la deliberazione n. 90 del 3 agosto 2015, trasmessa alla Regione del Veneto;
- dall'istruttoria tecnica preliminare effettuata dai competenti uffici dell'area della gestione del territorio del Comune di Paese, risulta carente la documentazione presentata dalla ditta Cortus Energy Italy. In particolare si rileva la mancanza del parere dell'ULSS competente per il rilascio del titolo edilizio, del parere del Consorzio di Bonifica Piave per la valutazione degli aspetti idraulici, del parere dell'Alto Trevigiano Servizi - ATS per la valutazione della richiesta di approvvigionamento dall'acquedotto, del parere dei Vigili del Fuoco per il parere preventivo antincendio e del parere della Soprintendenza per i beni archeologici;
- nella relazione dell'allegato sub A - istruttoria tecnica preliminare della deliberazione comunale oltre a evidenziare che la realizzazione del suddetto impianto comporterebbe rilevanti problematiche di natura ambientale e viabilistica per il territorio del Comune di Paese, si sottolinea che "All'interno dell'area della ditta Padana sono stati recentemente presentati due nuovi progetti da parte di altre aziende (le ditte "San Giorgio Energia" e "San Luca Energia") per impianti ben più piccoli, ma comunque che necessitano di alimentazione e scarichi, e ne sono previsti altri due di analoga taglia" ed evidenzia che: "Ai fini di una valutazione generale obiettiva con riferimento al territorio, il progetto dovrebbe essere esaminato complessivamente. Il frazionare su più' impianti e su aziende tra loro diverse, ma tutte che forniscono l'energia termica a Padana, può anche sembrare un espediente per frazionare le problematiche e valutarle tutte separatamente: come sfogliare petalo per petalo una margherita rappresentata, in questo caso, dall'interesse collettivo della comunità di Paese»;
- nel documento di istruttoria tecnica preliminare si rileva inoltre che: - le due torri di raffreddamento del diametro di due metri per 15 metri di altezza, collegate al previsto mega impianto, avrebbero un forte impatto visivo, essendone prevista l'ubicazione a meno di centocinquanta metri di distanza in linea d'aria dalle case di abitazione; - manca la compensazione ambientale dell'area ricadente all'interno del corridoio ecologico (area di tutela della biodiversità individuata nel Piano del verde del Comune di Paese) dove è prevista un'asfaltatura; - la quantità di combustibile che il progetto intende trattare è pari a 28.800 tonnellate di cippato proveniente da sarmenti di vite, mentre nel contratto di fornitura si parla di 16 mila tonnellate l'anno senza indicarne la provenienza e le modalità di ottenimento e senza fornire alcuna garanzia sulla capacità della ditta di rifornirsi tramite filiera corta di questo materiale;
- in relazione ai rifiuti prodotti dall'impianto, i cui quantitativi sono alquanto significativi (576 tonnellate/anno di cenere e 3.024 tonnellate/anno di acque di condensa) viene chiesto alla ditta di indicare gli impianti di destino e di fornire analisi approfondite. Inoltre in relazione alla biomassa combustibile, che dovrebbe essere esclusivamente costituita da legno vergine, l'Amministrazione comunale chiede alla Regione del Veneto: "di verificare se sia accettabile la percentuale di purezza indicata dalla ditta (0,5% corrispondente a 144 t/anno di impurezza massima) (...) " e che in caso di utilizzo di cippato da sarmenti di vite l'Ente regionale Veneto Agricoltura approfondisca l'aspetto dei sarmenti provenienti da vitigni sottoposti a trattamenti fitosanitari "(...) con particolare riguardo al comportamento di eventuali residui di sostanze fitosanitarie in fase di pirogassificazione e combustione del syngas e alla significatività degli stessi. (...);
- in ordine alle problematiche relative alla viabilità e alla sicurezza stradale il Comune rileva quanto segue: "l'accesso all'impianto da realizzarsi si trova in via Cal Morganella, la strada in argomento è a due corsie di larghezza carrabile inferiore a metri 6,00 ed è prova di adeguata banchina laterale e pertanto non idonea al traffico pesante anche a causa dell'inadeguatezza del fondo stradale" e inoltre "(...) si desume un traffico incrementale di mezzi pesanti afferenti alla nuova attività di circa 36 mezzi pesanti a settimana (36 in ingresso e 36 in uscita per un totale di 72 mezzi pesanti) uniformemente distribuiti in 5 giorni lavorativi". è necessario pertanto che la ditta fornisca una valutazione sulle emissioni degli inquinanti atmosferici derivanti non solo dal trattamento del combustibile impiegato ma anche dai suddetti livelli di traffico veicolare;
- l'amministrazione comunale chiede altresì alla Regione del Veneto: «di verificare se la sommatoria delle potenzialità degli impianti determini la necessità di svolgere la procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale» e di acquisire dalla ditta Cortus Energy Italy s.r.l. delle integrazioni progettuali e documentali (indicate nell'istruttoria tecnica) in un'unica soluzione, al fine di poter compiutamente esprimere un parere in sede di Conferenza di Servizi decisoria.
Considerato altresì che:
- la valutazione del suddetto progetto non dovrebbe essere slegata da quella degli altri quattro impianti;
- il problema principale è l'ubicazione del sito del Gruppo Padana che si trova incuneato al centro di un paese, dove già ora i camion da e per le serre beneficiano di una deroga al divieto di percorrere le strade residenziali;
- l'attivazione del previsto mega impianto peggiorerà la già difficile situazione del traffico pesante di questo territorio urbano;
- la Regione del Veneto con il Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell'Atmosfera, risalente a più di dieci anni fa (11 novembre 2004), non è stata finora in grado di affrontare efficacemente il grave e crescente fenomeno di inquinamento atmosferico e il nuovo piano in itinere risulta del tutto inadeguato;
- l'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea nel dicembre 2012 per la violazione della direttiva UE sulla qualità dell'aria e nel 2014 la Commissione europea ha aperto una nuova procedura di infrazione contro l'Italia per la violazione della medesima direttiva;
- il Piano energetico regionale non è stato ancora definitivamente approvato;
- in assenza dei suddetti Piani, fondamentali per la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e del territorio, andrebbe sospesa ogni autorizzazione relativa alla realizzazione di mega impianti come quello che si prevede di realizzare, potenzialmente peggiorativi dello stato dell'ambiente e del territorio.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere regionale
chiede al Presidente della Giunta regionale,
all'Assessore regionale allo Sviluppo economico ed energia,
all'Assessore regionale all'Ambiente e
all'Assessore regionale alla Sanità
se, alla luce delle osservazioni formulate dal Comune di Paese e in considerazione delle problematiche suesposte, sospenderanno l'iter relativo alla domanda di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio dell'impianto di produzione di energia elettrica e termica presentata dalla ditta Cortus Energy Italy srl e da realizzare presso il Gruppo Padana a Paese (TV)."
La parola al consigliere Zanoni per l'illustrazione.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Si tratta di un progetto di pirogassificazione, che vede l'arrivo dei sarmenti di vite, dei tralci di vite, da bacini molto importanti non solo della provincia di Treviso ma potrebbero arrivare anche da fuori della provincia di Treviso, per un impianto che è stato chiesto da parte di una azienda svedese da realizzarsi in provincia di Treviso, Comune di Paese, all'interno del Comprensorio delle serre dell'azienda Padana.
Se questo impianto di pirogassificazione venisse realizzato avremmo il più grande impianto di pirogassificazione d'Italia ubicato in Veneto perché si parla di una potenza termica di 17 megawatt. Attualmente il più grande è in Piemonte ed è di circa 4 megawatt. Questo porterebbe anche al trasporto di ingenti quantità di questo materiale attraverso la nostra Regione creando quindi un movimento di rifiuti che, a mio avviso, ma anche di molti, dovrebbero essere trattati localmente con degli impianti di pirogassificazione più piccoli, di dimensioni adeguate da realizzarsi magari tramite Consorzi tra Comuni o aziende.
Qual è il problema? Il problema è che è una pura operazione speculativa perché si regge solo con gli incentivi statali. Si parla di 5-6 milioni di euro l'anno per 20 anni quindi quasi 100 milioni di euro, circa 200 miliardi di vecchie lire. Il vero problema di tutto questo è l'inquinamento dell'aria che si andrebbe a sommare a una situazione, lo sappiamo tutti, di illegalità in cui vive il Veneto da circa 15 anni, siamo stati condannati dall'Unione Europea nel dicembre 2012, è aperta una nuova procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la violazione della direttiva dell'aria. A mio avviso non ci possiamo permettere impianti come questi in un'area che è sicuramente molto svantaggiata. Ricordo gli ultimi dati pubblicati ieri dall'Agenzia europea sull'Ambiente: 84 mila morti l'anno dovuti alle polveri sottili e all'inquinamento dell'aria.
L'appello quindi è: cerchiamo di evitare che ci siano ulteriori aggravamenti di una situazione già di allarme.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
"La Cortus Energy Italy Srl con sede a Treviso ha presentato, ai sensi del D.Lgs n. 387 del 2003, istanza per ottenere l'autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell'impianto richiamato nelle premesse dell'interrogazione in esame che è stata acquisita con protocollo n. 216340 del 25.05.2015.
In data 25.06.2015 si è svolta la prima riunione, con carattere istruttorio, della Conferenza di Servizi, nel corso della quale le Amministrazioni presenti hanno chiesto integrazioni di carattere tecnico che la società non ha ancora prodotto; di fatto, pertanto, il procedimento amministrativo in parola risulta tuttora in itinere, in attesa dei necessari elementi di informazione ed integrazione della domanda presentata.
Va poi sottolineato che, le osservazioni e richieste contenute nella deliberazione n. 90 del 03.08.2015 del Comune di Paese, sono pervenute successivamente allo svolgimento della suddetta Conferenza di Servizi e pertanto saranno oggetto di attenta disamina nel corso del prosieguo procedimento de quo.
Tutto ciò premesso, atteso che l'istanza presentata non risulta ancora matura per la definitiva istruttoria, va tuttavia precisato che nel corso della Conferenza dei Servizi tenutasi il 25.06.2015 i soggetti interessati presenti hanno avuto modo di esporre le proprie opinioni e perplessità specie per quanto concerne l'impatto acustico e le fonti emissive correlate, tra le altre, all'aumento del traffico veicolare.
Anche le su esposte carenze progettuali lamentate dal Consigliere interrogante saranno valutate nel prosieguo dell'esame del progetto in modo da verificarne la fondatezza anche per quanto riguarda il processo di utilizzo nonché la provenienza e la natura dei materiali che si intendono usare per il funzionamento dell'impianto di che trattasi.
In particolare si evidenzia che stante la presenza in prossimità dell'area di altri due impianti in funzione, appartenenti a diverse aziende, la Conferenza istruttoria ha ritenuto indispensabile che la Cortus Energy Italy Srl fornisca esaustive informazioni circa gli impatti cumulativi specie in ordine alle ricadute degli inquinanti per il contemporaneo esercizio di più impianti nel medesimo sito.
In questo contesto merita altresì di essere evidenziato che, con deliberazione n. 38 del 02.05.2013, il Consiglio regionale ha provveduto all'"Individuazione delle aree e dei siti non idonei alla costruzione e all'esercizio di impianti per la produzione di energia alimentati da biomasse, da biogas e per produzione di biometano, ai sensi del paragrafo 17.3 delle "Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" emanate con il Decreto del Ministro dello Sviluppo economico 10 settembre 2010".
Da ultimo, in merito alla prospettata possibilità, auspicata dal Comune di Paese, di sospendere l'iter della domanda in parola va sottolineato che la carenza degli strumenti pianificatori richiamati dall'interrogante non consente, di per sé, di congelare sine die ogni decisione in merito alle domande legittimamente presentate; questo, lo si ripete, a prescindere dall'esito istruttorio che verrà espresso dalla Conferenza dei Servizi nella fase concludente del procedimento amministrativo."
Su questo esiste una sentenza n. 85/2012 della Corte costituzionale che ha ribadito che non è possibile sospendere sine die procedimenti autorizzatori in questo tipo di impianti, impianti da fonti rinnovabili, in quanto questo è incostituzionale. Questa è la motivazione.
Detto questo, concordo con il consigliere Zanoni che queste tipologie di impianti esistono solo in virtù del fatto che sono sovvenzionati dallo Stato con incentivi. Se non ci fossero gli incentivi non ci sarebbe il problema dall'origine: a me hanno insegnato che il problema va rimosso dalle cause.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
La parola al consigliere Zanoni per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sono parzialmente soddisfatto e la ringrazio anche dell'approfondimento da parte degli Uffici della Giunta.
Volevo solo aggiungere due cose. Assessore, che c'è molta preoccupazione perché, come dicevo prima, gli studi recenti pubblicati ieri dall'Agenzia Europea per l'Ambiente parlano di 84 mila morti l'anno solo in Italia a causa dell'inquinamento dell'aria. Sono circa mezzo milione di morti l'anno.
La stessa Commissione europea tramite il suo Commissario all'Ambiente nel 2013 ha dichiarato che laddove ci siano situazioni di violazioni della direttiva sulla qualità dell'aria bisogna valutare attentamente ogni autorizzazione di impianti che vanno a peggiorare ulteriormente questa situazione di illegalità. Non è illegittimità ma è proprio illegalità, perché purtroppo come Stato italiano siamo dei pregiudicati per quanto riguarda la violazione della direttiva dell'aria.
Tutto il comune Paese si sta mobilitando, l'Amministrazione locale sia maggioranza che opposizione, proprio perché di mezzo c'è la salute.
Mi interessa poi capire anche quali sono questi due impianti già esistenti per i quali bisogna valutare giustamente, come ricordava lei, l'impatto cumulativo di questi impianti.
Le volevo dire, Assessore a lei e anche ai suoi Colleghi competenti in materia, se possiamo rivedere alcune norme del Piano di Tutela dell'aria ma anche del Piano Energetico proprio per evitare di consentire queste operazioni puramente speculative che portano un impatto ambientale altissimo soprattutto per quanto riguarda l'inquinamento dell'aria, lo ricordo, in una delle poche Regioni d'Europa dove c'è una situazione di criticità che va avanti da oltre 15 anni per quanto riguarda il superamento dei limiti della direttiva sulla qualità dell'aria. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Adesso, per esigenze temporali dell'assessore Marcato, passiamo all'interpellanza n. 2.

Interpellanza n. 2 presentata il 14 settembre 2015 dai consiglieri Baldin, Berti, Scarabel, Bartelle e Brusco "REVISIONE DEL PROGETTO MOSE"

"Premesso che:
- la trasmissione AMBIENTE ITALIA della RAI ha mandato in onda il giorno 11 aprile 2015 un servizio di Maurizio Menicucci sul Mo.S.E., il complesso e discusso sistema di dighe mobili ideato per difendere Venezia dal fenomeno dell'acqua alta, dove emergono dubbi sulla funzionalità del sistema, costituito da 4 schiere mobili, una a Malamocco con 19 paratoie, una alla bocca di Chioggia con 18 paratoie, e 2 alla bocca di Lido con 41 paratoie, progetto realizzato per l'86% con 5,5 mld euro di costo;
- in particolare si fa riferimento alla bocciatura del progetto nel 1998 da parte della commissione Via nazionale sull'impatto ambientale del Mo.S.E.: già allora si parlava di sistema datato, che si sarebbe dovuto realizzare e verificare per gradi, che fosse inutile sia per l'acqua bassa quando comunque una parte di Venezia si allaga, sia con onde troppo alte che potrebbero mandare in risonanza le paratoie oscillanti con divaricamento reciproco che annullerebbe l'effetto della barriera o potrebbero causare persino la fuoriuscita dai cardini. Infine, i costi di manutenzione dal momento che l'opera giace per la maggior parte del tempo sotto acqua marina e quindi va incontro a biodeterioramento a causa di animali e piante che possono aderirvi: è un'opera costosissima nella manutenzione, di cui non si sa nemmeno l'entità;
- le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato e costruttore del Mo.S.E., ipotizzano azioni di corruzione e concussione e possono destare legittimi sospetti di coinvolgimento di comportamenti illegali riscontrabili in quei soggetti, tecnici e politici, che tanto si sono spesi per la realizzazione del sistema Mo.S.E., che si è rivelata una macchina corruttiva capace di controllare il controllore, il Magistrato alle Acque, e di elargire tangenti a tutti i soggetti coinvolti, a tutti i livelli: Comune di Venezia, Regione Veneto, TAR, Guardia di Finanza, Corte dei Conti - con 35 manager e politici arrestati e oltre 100 indagati.
Constatato che Ercole Incalza, deus ex machina del ministero delle Infrastrutture e delle grandi opere in laguna con il governo Berlusconi, il governo Monti, poi Letta ed infine Renzi, fino al suo arresto avvenuto il 16 marzo 2015 su richiesta della Procura di Firenze, liberato il 17 giugno 2015 ed in attesa di processo per i gravi reati contestati che emergerebbero dalla maxi inchiesta "Sistema" relativa la gestione illecita degli appalti delle grandi opere che i magistrati hanno definito un "articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori", ha seguito da vicino anche la vicenda del Mose.
Considerato che:
- in data 4 agosto 2009 le associazioni AMBIENTEVENEZIA, ASSEMBLEA PERMANENTE NO MOSE, MEDICINA DEMOCRATICA VENEZIA hanno presentato alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica di Venezia, al Presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo - Bruxelles, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una segnalazione / esposto che si riferiva ad uno studio eseguito dalla società francese PRINCIPIA R.D. (società di consulenza tra le più qualificate e riconosciute autorevoli a livello mondiale per la modulazione numerica di sistemi marini complessi che interagiscono tra loro in modo ondoso) la quale, su incarico ricevuto da Comune di Venezia nel 2008, dimostrava che le paratoie di sollevamento del Mo.S.E. presentano fenomeni di risonanza ovvero sono dinamicamente instabili;
- il 19 novembre 2009 il Comitato Tecnico di Magistratura del Magistrato alle Acque di Venezia redige un documento volto a mettere in dubbio la validità dei risultati del rapporto di Principia R.D. Il documento del Comitato Tecnico di Magistratura, che non porta alcuna evidenza di prove o risultati di calcolo che possono smentire i risultati dello studio di Principia R.D., non ha mai avuto un contradditorio tecnico scientifico che avrebbe verosimilmente evidenziato al suo interno errori ed incompetenze per rifiuto al confronto del Magistrato alle Acque e del Consorzio Venezia Nuova nonché per un sopraggiunto cambio dell'Amministrazione Comunale di Venezia avvenuto nel maggio 2010, che ha portato all'elezione di Giorgio Orsoni, arrestato il 4 giugno 2014 per lo scandalo Mo.S.E. Fra il 1999 e il 2000 Giorgio Orsoni in qualità di avvocato chiese e ottenne, per conto di alcuni clienti, che il TAR del Veneto sospendesse il decreto con il quale due ministri della Repubblica, Edo Ronchi (Ambiente) e Giovanna Melandri (Beni culturali), dichiaravano che il Mose non aveva superato la VIA, la valutazione di impatto ambientale;
- nella Seduta del 06/09/2005 della X^ Commissione congiunta alla IV^ Commissione del Comune di Venezia vengono presentate da De Simone, del gruppo italo-norvegese-olandese EKO-NORCONSULT-TEC che ha realizzato decine di dighe e tunnels sottomarini in tutto il mondo, soluzioni alternative a quelle pensate per il Mo.S.E.. A Rotterdam è stato realizzato un sistema composto da due sbarramenti mobili che ruotando chiudono un canale collegato al mare, questo in caso d'alta marea. Le strutture di Rotterdam, quando non sono in esercizio, sono posizionate all'asciutto, ispezionabili e manutenzionabili. Altri sistemi realizzati in Europa, sono basati su degli elementi in gomma, gonfiati per arginare le alte maree; strutture che possono essere la soluzione giusta per Venezia, considerato che già operano e sono reversibili, senza la necessità d'invasive strutture subacquee. De Simone parla del sistema del cassone autoaffondante (tipo il Mo.S.E.) ed esprime dubbi per il rischio di ribaltamento. La prima analisi deve riguardare la sicurezza, i problemi delle cerniere delle paratie mobili e costi della manutenzione del sistema Mo.S.E. Per quanto riguarda l'impatto ambientale, le strutture mobili alternative al Mo.S.E. non vanno a toccare lo strato di caranto presente in laguna; le strutture alternative non sarebbero ancorate al fondale mediante una struttura di cemento: non si comporterebbero rigidamente con le mareggiate ma potrebbero muoversi oscillando e adeguandosi ai flussi di marea. A Venezia, nelle tre bocche di porto, realizzare strutture mobili tipo Rotterdam verrebbe a costare circa 1,5 miliardi di euro; si è in grado di realizzare le opere in 5 anni; il costo delle manutenzioni (annuo) è di 3 milioni di euro;
- il gruppo di tecnici che nel 1998 negò per primo la Valutazione di Impatto Ambientale al Mose, sottolineando la pericolosità delle cosiddette "cerniere", oggi si è ricostituito per fare pressione al governo e chiedere di rivedere tutta l'opera. Andreina Zitelli, già docente allo IUAV proprio in materia di VIA ed ex membro della Commissione nazionale VIA del Mo.S.E., in una intervista dichiara: «il Mo.S.E. è un progetto tecnicamente e complessivamente sbagliato», andato avanti senza confronti con altri modelli e ottenendo le autorizzazioni della Regione Veneto e del Magistrato alle Acque con i sistemi che la Procura mette ora in luce. La commissione VIA lavorò per diciotto mesi e concluse i lavori a dicembre del 1998. La conclusione: il Mo.S.E. ha un impatto disastroso sugli equilibri lagunari, non garantisce funzionalità e manifesta problemi insormontabili nella gestione. Nel documento finale si legge che il Mo.S.E. «comportando un sempre più elevato numero di chiusure (delle paratoie) non è in grado di governare le maree più frequenti e medio-alte, se non a danno della portualità e dell'aperto e continuo scambio tra mare e laguna». Inoltre il progetto viene considerato tecnicamente inaffidabile: il moto ondoso fa vibrare le paratoie non garantendo una chiusura ermetica alle acque. E, infine, costosissimo. Le ultime parole del documento suonano inappellabili: il Mo.S.E. non è «compatibile con le attuali condizioni di criticità dell'ecosistema di riferimento, comprendente la laguna, la città di Venezia, il relativo bacino scolante»;
- a Padova esiste un dipartimento universitario di ingegneria idraulica che è una delle eccellenze del nostro Paese. Lì, un gruppo di ricercatori di altissimo livello lavora da decenni proprio sulle questioni legate ai regimi idrodinamici della laguna, conoscono quell'ambiente per esperienza fisica diretta, dispongono di una eccellente modellistica matematica. Il direttore, il professor Luigi D'Alpaos dichiara alla stampa nel 2014: «Noi consulenti naturali per quella grande opera, siamo stati messi all'angolo perché ci siamo rifiutati di modificare una relazione». il Dipartimento aveva già appurato come il Canale dei Petroli avesse dissestato la laguna «incrementando - dice D'Alpaos - il processo erosivo della laguna centrale, portandole via 60 centimetri di fango. Sono andati avanti con i lavori senza dare risposte a nessuno, si sentivano al di sopra di tutto e di tutti, tanto che sono riusciti a procedere, senza avere alle spalle un progetto esecutivo, per stralci successivi; nessuno, al di fuori dei loro uffici, sa quale sia il reale stato di avanzamento dell'opera». Quindi, nessuno sa cosa ci sia alle bocche di porto, anche sotto il profilo politico amministrativo: l'intera operazione è stata preventivamente sottratta alle mani del Comune e affidata alla regìa dello Stato che a sua volta ha delegato per intero il consorzio Venezia Nuova. Il Consorzio, con il contributo fattivo della dirigenza del Magistrato alle Acque, non ha solo preteso di scegliersi i controllori, ha anche eliminato relazioni tecniche scomode e consulenze che non erano disposte a tacere, a falsificare analisi e studi;
- nella Relazione di Gestione ai bilanci 2010 e 2011 di Technital, società di progettazione che fa parte del Consorzio Venezia Nuova, sono rilevabili affermazioni preoccupanti in merito a quanto avverrebbe nel cantiere del Mo.S.E.. Nella Relazione di Gestione al bilancio 2010, al capitolo "Contratti quadro con il Consorzio Venezia Nuova" a pagina 112 si afferma che: «Già dell'esercizio passato avevamo evidenziato le azioni delle imprese del Consorzio per estendere il loro coinvolgimento, puntando impropriamente - anche alla titolarità oltre che ai compensi della progettazione. Le azioni delle imprese in questa direzione sono aumentate creando situazioni di forte disagio per i continui rifacimenti, per le richieste di modifica al progetto non sempre accettabili e per l'atteggiamento del Consorzio Venezia Nuova di una generale mancata applicazione degli accordi contrattuali in favore delle imprese consorziate.». Nella Relazione di Gestione al bilancio 2010, al capitolo "Contratti quadro con il Consorzio Venezia Nuova" a pagina 95, si afferma che «Le richieste di variante sono continue; le imprese svolgono in proprio parti di progettazione con poca cura della coerenza con quanto già progettate e con poco coordinamento con il progettista; le soluzioni progettuali imposte dalle imprese, non adatte per gli obiettivi del progetto, devono poi essere adeguate con sforzi progettuali, ed evidentemente con costi, del tutto imprevisti.»;
- in fase di posa del cassone di soglia numero 8, una delle basi in cemento da 16mila tonnellate sulle quali vengono fissate le paratoie delle dighe mobili, denominato CBA-02, alla barriera di Chioggia, avvenuta il ottobre 2014, si è verificato un danno consistente nel sollevamento del massetto fibrorinforzato esterno (soletta S4) e una parziale fuoriuscita del calcestruzzo di riempimento nelle celle 18a e 18b, sembra per la pressione troppo alta del cemento. Il costo stimato per la riparazione è di circa 10-12 milioni di euro. Dell'incidente si è avuta notizia, e solo per caso, a fine agosto 2015 e sta comportando limitazioni al transito di navi e pescherecci alla bocca di porto di Chioggia;
- quest'ultimo incidente è solo l'ultimo di cui si è venuti a conoscenza; ricordiamo a marzo 2013 il cedimento della lunata di Lido, la diga foranea lunga un chilometro in pietra d'Istria al largo del Lido di Venezia (costata 43milioni di euro), ceduta durante una mareggiata, anche in questo caso la notizia non venne divulgata, ed a scoprire casualmente i danni fu un gruppo di pescatori. Si ricorda come la lunata del Lido fosse stata «bocciata» dai tecnici del Comune di Venezia che l'avevano ritenuta inutile ai fini della riduzione delle maree. Costruita a tempo di record era stata ultimata a metà 2012 e cedette dopo nemmeno un anno dal suo completamento;
- altro incidente a febbraio 2015 quando la galleria dei cassoni di Malamocco è stata allagata dal mare in tempesta con conseguenti danni considerevoli e nuovi dubbi sul funzionamento del mega progetto in condizioni meteorologiche critiche.
I sottoscritti Consiglieri
interpellano la Giunta regionale
per conoscere:
- alla luce delle vicende giudiziarie e degli studi tecnici negativi e degli incidenti occorsi, di sottoporre a revisione il progetto complessivo del Mose sul piano prima funzionale e poi tecnico, prima di procedere ulteriormente con il completamento dell'opera. Questa analisi critica serve per capire dove la corruzione è intervenuta per far avanzare le decisioni e i finanziamenti di un'opera che non ha mai avuto un progetto esecutivo unitario, e venga nominata un'Authority indipendente costituita da tecnici e scienziati super partes per un ispezione su quanto realizzato finora e sulla possibilità di eventuali varianti in corso d'opera che evitino le criticità sul funzionamento delle paratie;
- di sapere chi ha validato la funzionalità del sistema di previsione, stabilito la quota di chiusura, fissato la batimetria delle bocche, fatto gli studi del monitoraggio ambientale, ignorando i segnali dell'innalzamento del livello marino in rapporto alla vita stimata dell'opera in 50-100 anni;
- di analizzare le implicazioni future della intrusione irreversibile rappresentata dall' affondamento degli enormi cassoni di cemento attraverso i canali di porto e a profondità definite per sempre;
- di fare luce in merito agli incidenti occorsi alle strutture dell'opera e se non ve ne siano accaduti di ulteriori, dei quali non sia stata finora fornita evidenza alcuna da parte del concessionario unico dello Stato e costruttore del Mo.S.E., Consorzio Venezia Nuova;
- di fare luce definitiva sui collaudi dei lavori male eseguiti e sulle responsabilità delle più recenti approvazioni, al Magistrato alle Acque, del sistema delle cerniere e del sistema delle paratoie a rischio di risonanza e collasso;
- di attivare la commissione anticorruzione, creata appositamente per far luce sulle vicende del Mose, ma mai divenuta operativa."
La parola all'assessore Marcato.

Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Buongiorno a tutti.
"L'interpellanza concerne il progetto delle opere per la difesa di Venezia dalle acque alte, la cui realizzazione esula dalle competenze attribuite alla Regione dalla vigente normativa.
Infatti, ai sensi dell'art. 7 della Legge 16 aprile 1973, n° 171 ("Interventi per la salvaguardia di Venezia"), la regolazione dei flussi di marea e la realizzazione delle opere a questa finalizzate sono di esclusiva competenza dello Stato, che vi provvede tramite il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (ex Magistrato alle Acque di Venezia), struttura periferica del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
In considerazione della natura delle richieste degli interpellanti, pur trattandosi di materia la cui competenza resta in capo ad organi ministeriali, potrebbe essere opportuno che il Consiglio Regionale si faccia parte attiva per sollecitare una specifica audizione del Provveditorato Interregionale alle OO.PP., in considerazione del fatto che la realizzazione di dette opere incide profondamente sulle dinamiche socio economiche e sugli aspetti ambientali del territorio, non solo per quanto attiene alle aree direttamente interessate dai cantieri del MOSE, ma anche in riferimento al Bacino Scolante ed alla Laguna di Venezia."
Potrebbe essere un'audizione in Commissione, quindi magari sentire il Presidente di Commissione che faccia un invito formale e che vengano loro a dirci lo stato dell'arte.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Marcato.
La parola alla consigliera Erika Baldin per la replica.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ringrazio per la risposta. Mi aspetto che venga convocato il Provveditorato per avere delucidazioni in merito al progetto e soprattutto ai lavori di collaudo e per fare luce anche su questa vicenda che ha dei punti molto oscuri. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Baldin.

Interrogazione a risposta immediata n. 22 presentata il 26 agosto 2015 dal consigliere Pigozzo "CONVALIDA DEI CONTRASSEGNI DI NAVIGAZIONE PER LA LAGUNA VENEZIANA. LA REGIONE LIBERI DA INUTILI BALZELLI I 50.000 PROPRIETARI DI NATANTI"

"Premesso che l'art. 11, comma 3, del D.Lgs. n. 422/1997, stabilisce che, al fine di coordinare il trasporto locale con le attività relative al traffico acqueo negli ambiti della laguna veneta, la provincia di Venezia, d'intesa con i soggetti competenti in materia, emana apposito regolamento che, fra l'altro, prevede un sistema di rilevamento dei natanti circolanti nell'ambito lagunare al fine di garantire la sicurezza della navigazione.
Visto che:
- la deliberazione del Consiglio della Provincia di Venezia n. 39 del 24.06.2014 ha modificato alcuni articoli del Regolamento per il coordinamento della navigazione locale nella Laguna Veneta (precedentemente approvato con deliberazione n. 24772 del 25.06.1998);
- tra gli articoli oggetto di modifica vi è l'art. 32 relativo ai contrassegni di identificazione delle unità da diporto a motore non iscritte in pubblici registri a proposito del quale la Provincia, con la citata deliberazione del 24.06.2014, ha introdotto le seguenti nuove disposizioni:
a) comma 1 - "I contrassegni hanno durata di quattro anni dalla data di emissione e sono soggetti a convalida entro tre mesi dalla scadenza";
b) comma 7 bis - "Gli intestatari dei contrassegni rilasciati senza data di scadenza devono provvedere alla relativa convalida entro il 30/06/2015".
Considerato che:
- la Provincia ha introdotto tali nuove disposizioni con la finalità di mantenere aggiornato il sistema di rilevamento dei natanti circolanti nell'ambito lagunare previsto dal D.Lgs. n. 422/1997, in modo da consentire agli Enti competenti di avere un quadro aggiornato e realistico del numero delle unità da diporto a motore non iscritte in pubblici registri effettivamente circolanti in Laguna di Venezia;
- la Regione Veneto, nonostante il Regolamento da sempre individui gli Uffici Regionali degli Ispettorati di Porto quali soggetti incaricati del rilascio di tali contrassegni, ha lasciato trascorrere oltre 10 mesi prima di assumere un provvedimento di adeguamento delle "Procedure per il rilascio dei contrassegni di identificazione per natanti da diporto a motore con potenza superiore a 10 HP e circolanti nella Laguna Veneta", provvedimento assunto con D.G.R. n. 780 del 14.05.2015;
- la delibera Regionale prevede delle procedure di convalida dei contrassegni piuttosto farraginose, le quali richiedono il pagamento di due distinte tariffe, che devono essere versate su due diversi conti correnti postali, intestati rispettivamente a Regione Veneto e a Sistemi Territoriali s.r.l., la presentazione di una specifica istanza corredata da marca da bollo di Euro 16,00, la presentazione di una foto significativa del natante associato al contrassegno, per una spesa complessiva variabile da Euro 31,00 a Euro 36,00 per ogni convalida;
- tale provvedimento interessa la maggior parte dei circa 50 mila cittadini Veneti che hanno già provveduto a registrare il proprio natante da diporto presso la banca dati regionale al fine di utilizzare la propria piccola imbarcazione per godere di qualche ora di svago (diportisti, famiglie, cacciatori, pescatori amatoriali, amanti della natura);
- gli adempimenti burocratici introdotti dalla Regione e la spesa ad essi associata, risultano del tutto sproporzionati rispetto alla semplice convalida di contrassegni già rilasciati dagli Ispettorati di Porto, finalizzata alla conferma di dati già in possesso della banca dati Regionale;
- la convalida del documento di accompagnamento al contrassegno per la navigazione e la conferma dei dati contenuti nella banca dati regionale potrebbe essere effettuata dai singoli utenti attraverso un semplice collegamento on-line, previa registrazione e comunicazione di un codice PIN da parte dell'Amministrazione Regionale, analogamente a quanto già avviene ad esempio per l'accesso ai servizi on-line già attivati da numerose Amministrazioni Comunali o per la registrazione dei pescatori amatoriali che intendono esercitare la pesca in mare attivata dal Ministero delle Risorse Agricole e Forestali;
- la modalità di registrazione on-line potrebbe concludersi con il rilascio di una ricevuta di avvenuta convalida che i possessori dell'imbarcazione potranno esibire agli organi di vigilanza congiuntamente ai contrassegni apposti sull'imbarcazione e al documento di accompagnamento;
- quanto sopra potrebbe risultare altresì una semplificazione e uno snellimento dell'azione amministrativa degli Ispettorati di Porto Regionali, ed un conseguente risparmio di spesa pubblica rispondendo pienamente alle disposizioni introdotte dal Regolamento Provinciale.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere
chiede alla Giunta regionale
di sapere se la Regione voglia chiedere alla Provincia/Città Metropolitana di Venezia il rinvio di 12 mesi del termine di cui all'art. 32, comma 7 bis, del Regolamento per il coordinamento della navigazione locale nella Laguna Veneta, dando contestualmente avvio ad un adeguamento della banca dati regionale."
La parola all'assessora Elisa De Berti.

Ass.ra Elisa DE BERTI

Grazie, Presidente.
"In merito all'interrogazione in oggetto si evidenzia che con Deliberazione n 1209 del 15/09/2015 la Giunta Regionale ha provveduto ad estendere sino al 30.06.2016 la validità dei contrassegni c.d. "LV" e dei relativi documenti di accompagnamento rilasciati dalla Regione del Veneto anteriormente alla data di entrata in vigore delle modifiche introdotte al 'Regolamento per il coordinamento della navigazione locale nella Laguna Veneta' approvate con deliberazione della Provincia di Venezia n. 39 del 24 giugno 2014 e cioè prima del 22.07.2014. Con il medesimo provvedimento la Giunta ha stabilito che il Responsabile della navigazione avrà tempo sino al 30.06.2016 per avanzare istanza di convalida secondo le procedure stabilite dalla DGR n. 780 del 14 maggio 2015."

PRESIDENTE

Grazie, assessora De Berti.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore per questa risposta.
In realtà io speravo che, da quando era stata presentata l'interrogazione e poi la proroga dei termini etc., mi venisse fornito qualche altro elemento rispetto a quanto chiedevo, cioè se nel frattempo, oltre alla proroga, si sia avviato un processo di semplificazione di tutta la prassi necessaria per questo tipo di adempimenti che andasse a velocizzare, a sburocratizzare e anche ad economizzare tutte le operazioni.
Siccome da qui a giugno abbiamo ancora sei mesi abbondanti di tempo, chiederei se c'è un impegno a poter approfondire gli strumenti – dal punto di vista informatico credo che li abbiamo tutti - per arrivare a questo obiettivo, perché al di là della proroga credo bisogna impegnarci su questo.
Sarebbe una concreta situazione dove si può realmente semplificare la vita al cittadino ma anche all'Istituzione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.

Interrogazione a risposta immediata n. 39 presentata il 17 settembre 2015 dai consiglieri Sinigaglia, Ruzzante, Moretti, Salemi e Pigozzo "LA GIUNTA REGIONALE INTENDE INTERVENIRE PER FAR RIAPRIRE IL CENTRO PRELIEVI DI MONSELICE?"

"Premesso che:
- l'apertura del nuovo ospedale di Schiavonia d'Este ha portato alla contemporanea chiusura dei plessi ospedalieri di Monselice e di Este e ad una riorganizzazione dei servizi socio sanitari del territorio. Tale riorganizzazione è sempre stata concordata con la Conferenza dei Sindaci dell'U.L.S.S. n. 17 in modo tale da assicurare ai cittadini la copertura territoriale dei principali servizi come ad esempio quelli dei centri prelievi di Este e Monselice, in considerazione soprattutto dell'elevato numero di abitanti anziani e della difficoltà di collegamento dei mezzi di trasporto pubblici con il nuovo ospedale di Schiavonia;
- è apparsa del tutto inopinata la decisione del direttore generale dell'U.L.S.S. n. 17, non condivisa con i comuni e con la conferenza dei sindaci, di chiudere il Centro Prelievi di Monselice, ubicato nella struttura ospedaliera dismessa;
- anche le modalità di comunicazione ai cittadini e agli operatori sono apparse del tutto improprie: un semplice cartellino all'ingresso del punto prelievi che riporta quanto segue: "DAL 14 SETTEMBRE 2015 IL SERVIZIO PRELIEVI È TEMPORANEAMENTE ACCORPATO PRESSO GLI OSPEDALI RIUNITI PADOVA SUD MADRE TERESA DI CALCUTTA. SAREMO LIETI DI ACCOGLIERVI NEL PUNTO PRELIEVI DEL NUOVO OSPEDALE DI SCHIAVONIA DAL LUNEDÌ AL SABATO DALLE 07.30 ALLE 12.00.";
- la mancanza di spiegazioni e di un coinvolgimento della conferenza dei sindaci inducono il sospetto che si tratti di una scelta definitiva che penalizzerà gli utenti e avvantaggerà gli erogatori privati.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri
chiedono all'Assessore regionale alla Sanità
se è sua intenzione intervenire presso l'U.L.S.S. n. 17 affinché sia riaperto al più presto il Centro Prelievi di Monselice al fine di garantire un servizio sanitario essenziale per la popolazione del monselicense."
La parola all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"Acquisita la documentazione dall'Azienda ULSS 17, relativamente alla richiesta in oggetto, si evidenzia come la chiusura del Punto Prelievi di Monselice sia legata alla razionalizzazione dei Servizi in ambito aziendale.
Il dato di partenza a supporto della razionalizzazione intrapresa è stato la drastica riduzione del numero di prelievi effettuati preso il Punto Prelievi di Monselice a seguito dell'apertura dell'Ospedale unico dell'Azienda ULSS 17 ubicato a Schiavonia. Infatti, il numero di prelievi è passato dai 2.498 del luglio 2014 ai 1.546 del luglio 2015, evidenziando, pertanto, una riduzione percentuale pari al 40%.
Si rileva, inoltre, come da un lato l'Ospedale di Schiavonia si trovi a soli 3 Km ad ovest della città di Monselice, con la presenza di un regolare collegamento con mezzi pubblici (autobus), e dall'altro sia presente un erogatore privato accreditato per la branca di laboratorio (Emolab), che effettua anche il servizio di Punto Prelievi nella parte Est della città.
Oltre a ciò, è in corso di formalizzazione un accordo con il Centro Servizi per Anziani di Monselice, situato nel centro della città, al fine di garantire un Punto Prelievo per gli anziani ospiti presso tale struttura e per i loro familiari.
Infine, il Sindaco di Monselice era stato preventivamente informato dei servizi interessati dalla razionalizzazione, tra i quali il Punto Prelievi e nel corso della Conferenza dei Sindaci dell'ULSS 17, tenutasi in data giovedì 19 settembre 2015, esattamente tre giorni dopo l'avvenuta chiusura del Punto Prelievi di Monselice, nessuno dei 46 Sindaci presenti ha obiettato, sollevando domande o perplessità su tale razionalizzazione."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola al consigliere Sinigaglia, per la replica.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore. In realtà il Centro Servizi ospita già da alcune settimane il punto prelievi a Monselice, anche se gli esiti non sono proprio molto soddisfacenti trattandosi di alcune decine di prelievi al giorno.
In realtà a me risulta una novellazione diversa rispetto a quella che lei ci ha fornito, nel senso che i Sindaci e soprattutto gli abitanti di Monselice hanno protestato vivacemente per la chiusura di questo Centro Prelievi perché non ci sono quelle linee di trasporto che lei nella risposta indica così agevoli, frequenti, che consentano alla popolazione del monselicense di raggiungere l'Ospedale di Schiavonia.
Era un punto di riferimento territoriale il Centro Prelievi di fondamentale importanza ed era stata data la garanzia che non sarebbe stato chiuso dopo l'inaugurazione dell'Ospedale Schiavonia.
Quindi la sua risposta è in direzione tutt'altra cioè quella: razionalizziamo, i numeri sono in diminuzione, sarà spostato sicuramente a Schiavonia. Però tutte le rassicurazioni e tutte le informazioni, fino alla risposta che lei ci dà, erano di un altro tipo e di un'altra direzione. Quindi c'è un'evidente contraddittorietà rispetto a quello che l'U.L.S.S. e il Sindaco di Monselice avevano assicurato nel territorio e quello che in realtà si sta facendo.
Ne prendo atto ma chiaramente sono in disaccordo con quanto l'U.L.S.S. 17 e anche la Regione sta avallando perché chiaramente significa la chiusura del Centro Prelievi di Monselice.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.

Interrogazione a risposta immediata n. 50 presentata il 5 ottobre 2015 dal consigliere Pigozzo "SOGGETTI DANNEGGIATI DA VACCINAZIONI, TRASFUSIONI, SOMMINISTRAZIONE DI EMODERIVATI: PERCHÉ LA GIUNTA REGIONALE NON EROGA LE INDENNITÀ RELATIVE AL SECONDO SEMESTRE 2015?"
"Premesso che:
- in data 21 aprile 2011, il sottoscritto Consigliere regionale, assieme ad altri colleghi del Gruppo consiliare del Partito Democratico, aveva presentato alla Giunta regionale un'interrogazione a risposta immediata (IRI n. 326) relativa al problema dei blocchi e/o dei gravi ritardi nell'erogazione, da parte della Regione, degli indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
- come noto, la legge n. 210 del 5 febbraio 1992 prevede un'indennità vitalizia da corrispondere ogni bimestre a coloro che hanno contratto malattie o subito danni e/o complicanze per i motivi sopra menzionati;
- con l'IRI n. 326 si segnalava il fatto che dal dicembre del 2010 i pagamenti regionali degli indennizzi risultavano bloccati a causa dei ritardi dei finanziamenti statali e nel Bilancio regionale di previsione 2011 lo specifico capitolo di spesa (cap. n. 060203) era stato totalmente azzerato;
- la questione dei gravi ritardi nei pagamenti di queste somme, il cui ammontare deve per legge essere rivalutato secondo il tasso di inflazione, ha purtroppo riguardato anche gli anni successivi, arrecando enormi disagi a persone che già hanno subito un danno irreparabile alla loro salute a causa del "malfunzionamento" del Sistema Sanitario Nazionale dei decenni scorsi.
Considerato che:
- con decreto del 27 maggio 2015 del Ministero dell'Economia e delle Finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 21 luglio 2015, è stato attuato il "Riparto" (tra le Regioni e le Province Autonome) "del contributo di cui all'articolo 1, comma 186, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, per la corresponsione degli indennizzi, di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210";
- secondo l'allegata Tabella I "Riparto tra le Regioni e le Province Autonome del contributo di cui all'articolo 1, comma 186, della legge n. 190 del 2014" del suddetto decreto, alla Regione Veneto, per l'anno 2015 sono state attribuite risorse per oltre 8 milioni e mezzo di euro, ed il totale delle risorse destinatole per gli anni 2015-2018 ammonta a quasi 63 milioni di euro;
- il decreto del 27 maggio 2015 stabilisce che (...) In attuazione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 3 settembre 2013, le Regioni utilizzano annualmente il contributo di cui al comma 1, prioritariamente, almeno per una quota non inferiore al 50 per cento, per il pagamento degli arretrati della rivalutazione dell'indennità integrativa speciale di cui agli indennizzi previsti dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210 fino al 31 dicembre 2011 e, per la restante quota, a compensazione degli oneri finanziari derivanti dalla corresponsione dei citati indennizzi, a decorrere dal 1° gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014. Ai fini del pagamento dei predetti arretrati, le Regioni provvedono in proporzione alle somme dovute ai singoli indennizzati al 31 dicembre 2011.
Evidenziato che nonostante l'attribuzione di corpose risorse alla Regione Veneto, avvenuta con il citato decreto del M.E.F. del 27 maggio 2015, risulta che la Giunta regionale abbia provveduto a liquidare agli aventi diritto le indennità relative al solo primo semestre 2015, e che le somme relative al secondo semestre 2015 sarebbero bloccate.
Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto Consigliere
chiede alla Giunta regionale
se intende sbloccare con la massima urgenza la liquidazione delle indennità relative al secondo semestre 2015 a favore dei 1.373 soggetti danneggiati da complicanze irreversibili causate da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati."
La parola all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"Il quadro di riferimento normativo è riassumibile nei seguenti punti:
La legge di stabilità per il 2015 (l. 190/2014) ha previsto, che agli oneri finanziari derivati dalla corresponsione degli indennizzi di cui alla l. 210/1992, erogati per disposizione normativa dalle Regioni, a decorrere dal 1° gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014 e agli oneri derivanti dal pagamento degli arretrati della rivalutazione dell'indennità integrativa speciale di cui al citato indennizzo fino al 31 dicembre 2011, si provveda mediante l'attribuzione alle medesime Regioni di un contributo di 100 milioni di euro per l'anno 2015 (200 per l'anno 2016, 289 per l'anno 2017 e 146 per l'anno 2018).
Nel dettaglio, l'articolo 1, comma 186, della l. 190 cit. prevede espressamente che tale contributo sia ripartito tra le Regioni interessate con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della Salute, da adottare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome.
È opportuno precisare che queste risorse saranno assegnate alle Regioni in 4 anni, dal 2015 al 2018, a ristoro di quanto già anticipato negli anni 2012-2014 per le finalità sopradescritte e per il pagamento degli arretrati fino alle date indicate.
Non è possibile, quindi, utilizzare tali somme per pagare nel 2015 le indennità ai soggetti beneficiari. Si ricorda che tale indennizzo è una prestazione a carattere assistenziale posta a carico dello Stato, da pagarsi con fondi statali, in ragione del dovere di solidarietà sociale (artt. 2 e 32 Cost.) e non una prestazione rientrante tra i LEA e, quindi, finanziabile attraverso le risorse del Fondo sanitario regionale. Tale è anche il pronunciamento del Tavolo per la verifica degli adempimenti regionali, istituito ai sensi dell'art. 12 dell'Intesa Stato Regioni del 23 marzo 2005, più volte riportato nei verbali di monitoraggio della spesa sanitaria del Veneto.
Nonostante il Ministero dell'Economia e delle Finanze non abbia ancora trasferito alla Regione, per l'anno 2015, le risorse previste per il pagamento degli indennizzati ai sensi della l. 210/1992, sono state anticipate agli interessati tali somme per la prima parte dell'anno, così come era stato fatto negli anni precedenti da parte della Regione.
Considerato, però, che la Regione Veneto non ha più la disponibilità finanziaria per anticipare tali somme agli interessati e considerato anche quanto emerso dal Tavolo per la verifica degli adempimenti precitato, si comunica che gli indennizzi relativi al secondo semestre potranno essere erogati solo quando il Ministero dell'Economia e delle Finanze trasferirà le relative risorse."
Va peraltro sottolineato che il capitolo del Bilancio del Governo legato alla legge 210/1992 è a zero, quindi la Regione del Veneto, come altre Regioni, si trova nell'impossibilità di anticipare col Fondo sanitario regionale visto e considerato che c'è un espresso divieto fatto dalla Corte dei Conti e dal Ministero delle Economie e Finanze. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola al consigliere Pigozzo per la replica.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio per la risposta l'Assessore.
Questa è una brutta storia, una storia di cui credo un po' tutti a livello istituzionale dovremmo vergognarci.
Si tratta di persone che hanno avuto un danno certificato, pesante, fisico, a seguito di errori per vaccinazioni sbagliate, per trasfusioni sbagliate e per sangue infetto che ha provocato quindi Epatite o HIV o altre patologie molto pesanti che lasciano un segno indelebile e costante nel tempo.
A partire da questo presupposto, proprio richiamando quanto adesso l'Assessore diceva cioè il dovere inderogabile di solidarietà sociale da ottemperare, la Regione del Veneto si era mossa fin dall'inizio in questa prospettiva anticipando le risorse anche quando non fossero arrivate da parte del Governo. Ad un certo punto ha deciso di smettere questa erogazione, sospenderla senza preavviso, lasciando le persone interessate in balia di se stesse.
Teniamo presente che molte di queste persone non hanno potuto trovare impiego a causa di queste menomazioni, queste patologie che hanno riscontrato e vivono con questo vitalizio. Usiamo il termine "vitalizio" questa volta in maniera appropriata.
Altre Regioni d'Italia si sono assunte la responsabilità e l'onere di dare continuità all'erogazione di questo vitalizio per dovere di responsabilità sociale, chiedo: perché il Veneto non l'ha fatto?
Lei dice: perché al Governo ci hanno detto che i soldi del Fondo sanitario, cioè quello per erogare i LEA, non possono essere autorizzati in quanto questo non è un livello essenziale, ma allora perché l'abbiamo fatto fino ad un certo punto e poi non l'abbiamo più fatto? È una questione di ripicca, di attacco quasi ideologico nei confronti del Governo lasciando queste persone in balia di se stesse?
Credo che ci sia bisogno di una revisione di questo atteggiamento e da parte del Governo credo ci sia anche la responsabilità comunque di garantire le risorse tant'è vero che abbiamo presentato anche un emendamento alla Legge di stabilità, in discussione in questi giorni, che va in questa direzione e ci auguriamo che venga approvato, che da una parte mette a disposizione delle risorse e dall'altra toglie alle Regioni questo vincolo dicendo: tu i soldi li puoi utilizzare, li puoi anticipare e dopo sarò io comunque a rimborsarteli.
È un dovere che dobbiamo tutti insieme assumere sia come Regione e sia come Governo perché, ripeto, il dramma di queste famiglie e di queste persone pesa sulla testa di tutti noi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.

Interrogazione a risposta immediata n. 56 presentata il 14 ottobre 2015 dal consigliere Bassi "LA REGIONE RECUPERI CREDIBILITÀ EROGANDO LE SOMME DOVUTE PER LA REALIZZAZIONE DI OPERE OGGETTO DI FINANZIAMENTO A FONDO PERDUTO RELATIVAMENTE AD INTERVENTI GIÀ CONCLUSI E COLLAUDATI DELLA SOCIETÀ ACQUE VERONESI"

"Premesso che:
- Acque Veronesi è stata individuata con deliberazione n. 1 del 04/02/2006 dell'AATO Veronese, ora Consiglio di Bacino Veronese, quale Gestore del Servizio Idrico Integrato e opera secondo il modello "In House" nel territorio dei 77 Comuni dell'area Veronese;
- Acque Veronesi prevede la copertura finanziaria dei propri investimenti in larga misura tramite la tariffa applicata ai propri utenti nel rispetto di quanto stabilito dall'AEEGSI e, in parte, da finanziamenti disposti da Enti pubblici a titolo di contributo a fondo perduto;
- nel Programma degli Interventi 2014-2017 vigente, previsto con Deliberazione dell'AEEGSI n. 643/2013 e approvato dall'Assemblea del Consiglio di Bacino con Deliberazione n. 6 del 15.04.2014, contenente l'elenco di tutti gli investimenti attualmente pianificati da Acque Veronesi, l'importo totale delle opere previste è pari a circa 48 milioni di euro, di cui circa 18 milioni di euro derivano dai suddetti finanziamenti pubblici;
- ad oggi, Acque Veronesi ha già provveduto ad avviare tutti gli interventi assegnatari di contributo pubblico previsti nel proprio Piano e anzi, per alcuni casi, si è giunti al termine delle opere previste e al loro collaudo;
- alla data odierna Acque Veronesi vanta verso la Regione Veneto, crediti per interventi già completamente conclusi e regolarmente collaudati pari a euro 7.613.946;
- di questi, per 7.580.946 euro risulta beneficiario diretto il Consiglio di Bacino Veronese, mentre per gli ulteriori 33 mila euro Acque Veronesi è stata individuata quale soggetto beneficiario ed attuatore.
Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto Consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere quali iniziative intende adottare affinché si realizzi la pronta liquidazione delle somme ancora da erogare."
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
"In merito al quesito formulato dal Consigliere interrogante si rappresenta che la Sezione Tutela Ambiente ha definito l'istruttoria comprensiva della procedura di liquidazione.
Ad oggi, tuttavia, non si è potuto dar seguito al relativo pagamento per insufficienza di risorse di cassa attualmente non presenti nel plafond della competente Struttura, in ragione della normativa nazionale in tema di patto di stabilità".

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
La parola al consigliere Bassi, per la replica.

Andrea BASSI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Desolatamente insoddisfatto, nel senso che capisco la problematica del Patto di stabilità però le situazioni che mettono in difficoltà le nostre aziende, in questo caso un'azienda pubblica Acque Veronesi, permangono.
Chiedo di cercare di risolvere, con le risorse e con le opportunità in possesso dell'Assessore, questa questione, perché sono interventi molto importanti e quindi chiedo il massimo impegno nel quadro delle risorse disponibili nei prossimi mesi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bassi.

Interrogazione a risposta immediata n. 61 presentata il 21 ottobre 2015 dal consigliere Berlato "ARPAV: INTERVENTO IN PRONTA DISPONIBILITÀ INCENDIO CECCATO RECYCLING"

"Premesso che:
- in data 26 settembre 2015 si è sviluppato un incendio alla Ceccato Recycling di Castelfranco Veneto, azienda operante nel settore del recupero e riciclaggio rifiuti. Per questo incendio è intervenuta ARPAV in Pronta Disponibilità;
- durante tale intervento sono stati effettuati diversi prelievi d'aria nelle zone di ricaduta dell'incendio tramite Canister, campionamenti istantanei, e prelevamenti con campionatore ad alto volume, questi ultimi sono campionatori di particolato atmosferico ed essi consentono di verificare se nell'incendio stesso si siano sviluppate anche diossine, non risultanti dall'analisi effettuata con Canister.
Considerato che:
- i primi campioni prelevati nel corso di tale incendio, sembrano siano stati consegnati nella serata di sabato 26 settembre 2015 al laboratorio ARPAV;
- le prime analisi dei campionamenti del particolato atmosferico, che consentono di verificare se nell'incendio si siano sviluppate anche diossine, sembra siano iniziate solamente lunedì 28 settembre.
Specificando che spetta al Consiglio regionale, come prevede la Legge Istitutiva dell'Agenzia, definire, nell'ambito degli strumenti di programmazione e pianificazione previsti dalla normativa vigente, gli obiettivi generali delle attività di prevenzione collettiva e controllo ambientale.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
e l'Assessore regionale all'ambiente
per sapere se tali presunti ritardi nelle prime analisi siano dipesi da carenze nella nuova organizzazione del servizio Pronta Disponibilità di ARPAV o se ci sono altre motivazioni in merito."
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
"Al fine di argomentare in modo puntuale riguardo al contenuto dell'interrogazione che ci occupa, sono state richieste informazioni all'ARPAV la quale, con nota acquisita con prot. n. 457175 del 10.11.2015, ha riscontrato, in buona sostanza, nei termini che seguono.
I laboratori di ARPAV in servizio di Pronta Disponibilità svolgono attività analitiche in grado di fornire indicazioni rapide nelle fasi acute di un evento in emergenza riguardo i campioni di acqua e di aria.
Per la matrice "aria" ARPAV svolge in pronta disponibilità l'analisi dei canister con tempi di risultato in circa 2 ore e non quella dei microinquinanti organici i cui tempi di analisi (nel caso di campioni di aria) superano le 48 ore; per altri campioni, quali terreni, campioni di vegetali, che richiedono fasi preliminari di essicazione di molte ore, i tempi di analisi per i microinquinanti sono di 72/96 ore.
Si evidenzia che i dati di concentrazione in aria delle sostanze organiche volatili ottenuti con l'analisi dei canister possono comunque essere indicativi della presenza di precursori clorurati alla base della formazione di PCDD/PCDF.
In riferimento all'incendio verificatosi in data 26.09.2015 alla ditta "Ceccato Recycling" situata a Castelfranco Veneto, il laboratorio di Venezia ha effettuato le seguenti tipologie di analisi:
1) Aria:
- analisi dei canister per la ricerca quantitativa di 43 sostanze organiche volatili e per la ricerca qualitativa di altre sostanze organiche volatili eventualmente presenti;
- analisi di puf e filtri per la determinazione di microinquinanti organici PCDD/PCDF (diossine e furani), PCB (policlorobifenili) e IPA (idrocarburi policiclici aromatici);
2) Vegetali:
- analisi dei vegetali e della copertura erbosa prelevati in campo (per la valutazione delle ricadute) per la determinazione di microinquinanti organici PCDD/PCDF (diossine e furani), PCB (policlorobifenili) e IPA (idrocarburi policiclici aromatici).
Il personale in servizio di Pronta Disponibilità per la matrice aria è stato attivato nel pomeriggio di sabato 26.09.2015 e, in accordo con i dirigenti del DAP di Treviso, ha dato avvio alle attività di preparazione in laboratorio già dalle ore 22 del medesimo giorno: nelle attività di emergenza il laboratorio effettua l'analisi dei canister in quanto indicativa della qualità dell'aria nelle zone adiacenti il fenomeno o in quelle di ricaduta, con tempi di risposta contenuti di qualche ora, compatibili con i tempi di gestione in emergenza.
I primi campioni sono stati consegnati dal personale ARPAV alle ore 23:10 di sabato 26.09.2015. Tra la consegna dei canister e l'emissione del rapporto di prova effettuato agli Enti competenti, il tempo trascorso è stato di circa due ore e tali campioni non hanno evidenziato concentrazioni significative di solventi organici clorurati. Sono stati quindi resi disponibili, tempestivamente, i dati di qualità dell'aria che potevano consentire valutazioni sanitarie ed ambientali immediate.
L'analisi dei microinquinanti organici dei 6 campioni di puf più filtro prelevati sabato 26.09.2015 ha avuto avvio lunedì 28.09.2015.
I valori rilevati dall'analisi di campionamento effettuato per la determinazione dei composti organici volatili in aria prelevati in via Sile nella notte del 26.09.2015, in via Vespucci, in via Busa e in via Zendrini nella giornata del 27.09.2015, pur non evidenziando criticità, hanno segnalato la presenza di sostanze tipiche che si originano nel corso di un incendio, ampiamente al di sotto dei valori guida TLV-TWA; per i campioni prelevati a mezzo canister a San Floriano il 26.09.2015 ed in via Pietro Damini e via Rostirolla il 27.09.2015, non si sono evidenziate criticità. Si segnala, altresì, che in via Manzoni era presente una stazione mobile ARPAV per il monitoraggio della qualità dell'aria i cui primi dati, relativi agli NOx, non hanno evidenziano criticità sia nel confronto degli orari antecedenti l'evento, sia con altri siti della rete.
Da ultimo, si rappresenta che per concludere più rapidamente le analisi sui prodotti vegetali in campo e sulla copertura erbosa per la valutazione delle ricadute, ARPAV ha attivato il personale specializzato per l'analisi dei microinquinanti anche durante il fine settimana interessato dall'evento in parola".

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
La parola al consigliere Berlato, per la replica.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'assessore e la Giunta per la risposta che ci è stata fornita, molto articolata tra le altre cose. Ne prendo atto.
Chiedo semplicemente di poter avere copia della risposta in modo tale da poter dare adeguate rassicurazioni alle persone che ci hanno sollecitato per chiedere quelle informazioni che ci sono state date. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.

Interrogazione a risposta immediata n. 65 presentata il 23 ottobre 2015 dai consiglieri Pigozzo, Zanoni, Sinigaglia, Ruzzante, Zottis, Guarda, Ferrari "L'IDROVIA PADOVA MARE SI ALLONTANA ANCORA: LA REGIONE ACCORCI I TEMPI E AUMENTI GLI IMPORTI DELLA PROGRAMMAZIONE"

"Premesso che:
- l'idrovia Padova-mare è una grande opera pubblica, progettata negli anni '50 del secolo scorso e tuttora incompiuta; i lavori per la sua realizzazione andarono avanti a fasi alterne fino al 1992, e in quell'anno il 60% dell'opera era stato completato;
- la Giunta regionale, dopo aver fatto realizzare uno studio di fattibilità che risale al 2012, ha commissionato una "Progettazione preliminare per il completamento dell'idrovia Padova-Venezia come canale navigabile di V classe";
- secondo uno studio della CGIA di Mestre datato Mestre, 18 novembre 2014, che si basa sull'elaborazione dai dati dell'ISPRA (Istituto superiore per la Ricerca Ambientale) la Regione veneto, detiene il triste primato di seconda Regione più cementificata d'Italia, dopo la Lombardia;
- oltre ai grandi vantaggi che il completamento dell'idrovia Padova-mare apporterebbe dal punto di vista del contenimento dell'inquinamento atmosferico (in un territorio già pesantemente compromesso dal traffico automobilistico), l'opera in questione viene considerata da molte Amministrazioni comunali, da Legambiente, dalla CIA-Confederazione Italiana Agricoltori del Veneto, e da diversi Comitati e associazioni di Cittadini come assolutamente necessaria, data la sua importantissima funzione di canale scolmatore, a salvaguardia dalle ricorrenti e devastanti alluvioni;
- detta considerazione ha solide basi scientifiche, tra cui studi e modelli matematici realizzati da team di accademici di indiscusso valore, come il Prof. Luigi D'Alpaos;
- risale al 2006, ad esempio, l'articolo scientifico tratto dalla rivista "Padova e il suo territorio - anno XX, n. 119 - Febbraio 2006", intitolato "i rischi di inondazione nella provincia di Padova", (il cui sottotitolo recita testualmente "i recenti casi di esondazione ripropongono in termini drammatici il problema della difesa idraulica del territorio padovano. Anche il completamento dell'idrovia potrebbe servire alla causa") che riporta immagini di modelli matematici che prefigurano le enormi devastazioni che produrrebbero le esondazioni di fiumi quali il Brenta e il Bacchiglione e, tra le soluzioni proposte per arginare gli enormi danni che ne conseguirebbero, quella del completamento dell'idrovia viene ritenuta di grande utilità.
Considerato che mentre la sola alluvione del 2010 arrecò danni per oltre 500 milioni di euro, il completamento dell'Idrovia Padova-mare avrebbe un costo stimato in 600 milioni di euro.
Considerato altresì che:
- il Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni (di competenza del Distretto Idrogeografico delle Alpi Orientali) che avrà la sua definitiva e inderogabile approvazione il 22 dicembre 2015, ha collocato i lavori di realizzazione dell'opera in oggetto, nella "Misura di Protezione M32.1, n. 8", in una fascia temporale non prioritaria, ovvero nella cosiddetta "2^ Fase - A", che va dal 2022 al 2024;
- inoltre, il sopracitato Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni, ha previsto uno stanziamento di soli 92 milioni di euro da destinarsi all'Idrovia Padova-mare, a fronte dei circa 600 milioni necessari per il suo completamento;
- i Comuni di Campolongo Maggiore e Fossò, hanno inviato delle osservazioni al Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni, chiedendo che per i gravi rischi alluvionali cui è soggetto il territorio interessato, la realizzazione dell'idrovia venga collocata nella scansione temporale corrispondente alla 1^ Fase A, che va dal 2016 al 2018, e che l'importo previsto che ammonta a soli 92 milioni di euro venga adeguatamente rivisto. Dette importanti osservazioni non sarebbero state accolte.
Tutto ciò premesso e considerato, i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale
se, visti i gravi rischi di inondazione cui sono soggetti i territori delle province di Padova e Venezia attraversate dai fiumi Brenta e Bacchiglione, intenda attivarsi con la massima urgenza affinché nel Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni (di competenza del Distretto Idrogeografico delle Alpi Orientali) il completamento dell'Idrovia Padova-mare venga collocato nella scansione temporale corrispondente alla 1^ Fase A (2016-2018) e affinché l'importo previsto di soli 92 milioni di euro venga adeguatamente rivisto."
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)

"Il Consiglio Regionale con deliberazione n. 63 del 23 novembre 2010 ha invitato la Giunta Regionale ad attivarsi e avviare le procedure necessarie per la redazione dello studio di fattibilità e del progetto preliminare degli interventi di completamento dell'Idrovia Padova Venezia come opera rilevante ai fini della riduzione e della prevenzione del rischio idraulico.
La Giunta Regionale, con proprio provvedimento n. 415 del 12 aprile 2011 ha avviato le procedure per dare attuazione a quanto disposto dal legislatore regionale, demandando alla Direzione Difesa del Suolo tutte le conseguenti attività.
Gli uffici della Direzione Difesa del Suolo hanno proceduto all'affidamento dell'incarico inerente allo studio di fattibilità che, una volta redatto, è stato illustrato in settima Commissione Consiliare nella seduta del 12 giugno 2013.
Con decreto del dirigente Regionale Difesa del Suolo n. 210 del 1° luglio 2013 è stato preso atto dello studio in parola.
Lo studio di fattibilità illustra tutte le possibili soluzioni adatte a completare l'esistente canale che può essere utilizzato sia come via navigabile sia come canale scolmatore, e come combinazione delle due soluzioni, cioè come via d'acqua con funzione anche di scolmatore del Fiume Brenta.
Con le L.R. n. 11/2014 (Legge Finanziaria) e n. 12/2014 (Legge di Bilancio) sono state rese disponibili le risorse economiche necessarie per procedere alla redazione del progetto preliminare per il completamento delle opere esistenti.
L'avanzato stato dell'iter per la realizzazione di un terminal offshore del Porto di Venezia al largo di Malamocco, unitamente all'interesse dell'Autorità Portuale di Venezia di espandere la propria attività anche nell'entroterra, ha fatto preferire il percorso di completamento dell'Idrovia Padova-Venezia secondo la soluzione che coniuga la doppia funzione di idrovia di Classe Va europea per navi fluvio-marittime e di canale scolmatore per la diversione delle piene del sistema Brenta-Bacchiglione.
Tale soluzione, oltre a costituire un importante elemento di garanzia contro i rischi idraulici e le criticità da sempre presenti nell'area padovana, costituisce anche un asse navigabile, di non secondaria importanza, per il trasporto merci fra l'interporto di Padova e la Laguna di Venezia.
La Giunta Regionale con deliberazione n. 995 del 17 giugno 2014 ha avviato, partendo dallo studio di fattibilità, le procedure per la redazione del progetto preliminare per il completamento dell'Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile di Va Classe per navi fluvio-marittime con funzione anche di scolmatore del Fiume Brenta con portata di 350 m3/sec.
Circa la portata da scolmare sono state seguite le indicazioni dello "Studio della sicurezza idraulica del territorio a sud di Padova e fattibilità della diversione verso la Laguna di Venezia di parte delle portate di piena del Brenta", redatto dall'Università di Padova e inserito nel "documento preliminare al piano di sicurezza idraulica" adottato dal Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico con delibera n. 1 del 15.12.2008, che individua in 350 m3/sec la portata da scolmare.
Con la citata deliberazione di Giunta Regionale n. 995/2014 sono state demandate al Direttore pro tempore della Sezione Difesa del Suolo tutte le attività necessarie e ogni atto conseguente, compreso il procedimento relativo all'individuazione, secondo la vigente normativa, delle professionalità esterne cui affidare l'incarico per la redazione del progetto.
Con decreto n. 157 in data 23 giugno 2014 del Direttore della Sezione Difesa del Suolo è stata avviata la gara d'appalto per l'affidamento del servizio di progettazione preliminare ed è stato approvato il bando di gara con i relativi allegati.
Il Direttore della Sezione Difesa del Suolo con proprio provvedimento n. 33 in data 11 febbraio 2015, esperita la gara d'appalto, ha approvato gli atti di gara ed ha provveduto all'aggiudicazione definitiva dell'incarico e, in data 7 marzo 2015, è stato sottoscritto il contratto d'appalto.
Il contratto, oltre alla progettazione preliminare degli interventi per il completamento dell'idrovia Padova-Venezia comprende, per garantire la sicurezza idraulica dei territori limitrofi, anche l'analisi della fattibilità di alcuni interventi per la diversione in Brenta di parte delle portate del fiume Bacchiglione-Roncajette.
In data 15 maggio 2015 è stato convocato un incontro interlocutorio con tutti i soggetti variamente coinvolti, sia pubblici che privati, Enti, associazioni, comitati, etc., per un primo esame contestuale dei vari interessi.
Il 2 settembre 2015, dopo una seria di incontri fra gli uffici regionali e i tecnici incaricati in cui sono stati consegnati e vagliati tutti i documenti risultanti agli atti d'archivio, è stato dato inizio all'attività di progettazione con verbale in pari data, dal quale emerge che l'ultimazione dell'attività e la consegna degli elaborati progettuali dovranno avvenire entro il giorno 8 marzo 2016.
Il Progetto di Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni, di competenza del Distretto Idrografico delle Alpi Orientali, fra le varie misure, comprende anche l'intervento riguardante l'idrovia PD-VE, identificato col Cod. misura M32.1, cod. progressivo 8 per l'importo di 92 milioni di Euro, come scansione temporale viene indicata la IIa fase 2022-2027 - IIa fase A.
L'individuazione delle misure di protezione M3 da inserire nel Progetto di Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA) del Distretto Alpi Orientali, così come inizialmente pubblicato, è stata fatta sulla base della pianificazione esistente.
Col fine di portare a compimento il percorso approvativo del Piano si sono tenuti diversi incontri nei quali, per garantire il raggiungimento dell'obiettivo prefissato e per evitare l'apertura di procedure d'infrazione a causa del mancato rispetto degli impegni che si andranno a prendere con l'approvazione del Piano, si è convenuto, tra l'altro, di inserire nella 1° fase di programmazione la realizzazione di interventi (OGC – On Going Construction) per i quali è già assicurato il finanziamento e la progettazione (POG – Planning On Going) per la tipologia di interventi per i quali il Soggetto Attuatore assicura la redazione del progetto indipendentemente dall'ottenimento di appositi finanziamenti.
Poiché emerge sempre più chiaramente che l'accesso ai finanziamenti viene riservato ad interventi cantierabili, si ritiene che garantire la disponibilità della progettazione, e quindi l'immediata appaltabilità dell'intervento, sia condizione per accedere alla programmazione nazionale ed europea degli interventi nel settore.
La Regione Veneto ha pertanto provveduto, in fase di revisione del Piano nel periodo luglio-settembre 2015, ad inserire il Completamento dell'Idrovia Padova Venezia con funzioni di scolmatore di piena, per l'importo di € 534.000.000,00= come derivante dallo Studio di fattibilità settembre 2012, con lo status di implementazione POG, cioè per il quale è previsto il completamento della progettazione nel periodo 2016-2021."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
La parola al consigliere Pigozzo, per la replica.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore e vorrei avere copia della sua articolata risposta che, man mano veniva letta, vedevo anche i cenni di assenso da parte del collega Maurizio Conte, nel senso che è un iter iniziato qualche anno fa e che adesso sta andando avanti.
La preoccupazione è quella che a fronte dell'esigenza di avere una risposta in tempi non dico rapidi, immediati, ma in tempi ragionevoli si allontani ancora di più questa prospettiva.
L'ultima parte della risposta ci dà qualche motivo di essere fiduciosi. La cosa importante che mi preme sottolineare è che dentro alla fase progettuale vengano previste tutte le criticità con relative risposte, perché sappiamo che a fronte del problema idraulico dell'area da Padova in giù c'è anche un altro problema idraulico che si trova a valle, cioè nell'area della laguna. Quindi chi fa il progetto dovrà tenere conto di tutte queste particolarità e anche dei vincoli posti dalla legge del Piano direttore della laguna di Venezia.
Mi auguro, quindi, che tutte queste particolarità vengano considerate e comunque grazie per la risposta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.

Interrogazione a risposta immediata n. 55 presentata il 13 ottobre 2015 dal consigliere Berlato "INTEGRAZIONE DI DUE GIORNATE DI ATTIVITÀ VENATORIA PER LA SOLA CACCIA ALLA FAUNA SELVATICA MIGRATORIA DA APPOSTAMENTO NEI MESI DI OTTOBRE E NOVEMBRE"

"Premesso che:
- la Regione del Veneto con nota del 27 aprile 2015 prot. n. 176533 avente per oggetto "Interpretazione art. 28 comma 1 dell'allegato A alla legge regionale del Veneto n. 1/2007 relativamente alle giornate di caccia in territorio lagunare e vallivo nei mesi di ottobre novembre" a firma del Direttore, dott. Mario Richieri, ha liberamente interpretato l'articolo citato "in senso restrittivo";
- il vigente Piano Faunistico Venatorio Regionale approvato con legge n. 1 del 5 gennaio 2007 all'art. 26 all. A prevede che "L'attività venatoria nel territorio lagunare e vallivo è consentita per tre giornate settimanali a scelta, con esclusione delle giornate di silenzio venatorio, nel rispetto di quanto stabilito dall'art. 16 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 ";
- l'art. 16 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 al comma 2 lettera b) prevede che "il numero delle giornate di caccia settimanali, che non può essere superiore a tre, con possibilità di libera scelta al cacciatore, ad esclusione dei giorni di martedì e venerdì, con integrazione di due giornate per la sola caccia alla fauna selvatica migratoria da appostamento, nei mesi di ottobre e novembre".
Rilevato che nel rispetto delle normative vigenti la Regione del Veneto con Dgr n. 868 del 13 luglio 2015 ha approvato il Calendario venatorio per la stagione 2015/2016 che all'art. 6. "Giornate di caccia" prevede: "La settimana venatoria inizia il lunedì. Sono giorni di divieto per ogni forma di caccia il martedì e il venerdì di ogni settimana anche se festivi. Fatto salvo quanto disposto ai precedenti punti 3 e 5 e al successivo punto 13, ogni cacciatore, indipendentemente dal tipo di caccia esercitato, può cacciare per tre giorni settimanali a scelta, con integrazione di due giornate per la sola caccia alla fauna migratoria da appostamento nei mesi di ottobre e novembre limitatamente al territorio soggetto a gestione programmata della caccia".
Considerato che:
- l'art. 16 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 al comma 2 lettera b) non distingue il territorio lagunare vallivo da altre zone;
- il Piano Faunistico Venatorio Regionale n. 1 del 5 gennaio 2007 all'art. 26 all. A conferma che l'attività venatoria nel territorio lagunare vallivo è svolta nel rispetto di quanto stabilito dall'art. 16 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 .
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere regionale
interroga la Giunta regionale e l'Assessore regionale alla Caccia
per sapere se sia legittimo che il dirigente regionale possa interpretare una norma emanata dal Consiglio regionale del Veneto e in particolare nell'interpretazione dell'art. 28 comma 1 all. A, considerato che il Piano Faunistico Venatorio Regionale e la legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 sono stati emanati dal Consiglio regionale con atti legislativi e quindi l'interpretazione di tali atti dovrebbe essere di esclusiva competenza dell'organo che li ha emanati.".
Risposta della Giunta regionale
"L'interpretazione a cui fa cenno il Consigliere interrogante è contenuta in una nota di riscontro a firma del Direttore della Sezione Caccia e Pesca indirizzata all'Amministrazione provinciale di Venezia che aveva riferito di dubbi, emersi nel corso di una seduta della Commissione Provinciale per la Pianificazione Faunistico Venatoria, sulla possibilità di fruire anche in territorio lagunare e vallivo delle due giornate Integrative alla caccia alla migratoria da appostamento, previste dall'articolo 16, comma 2 lettera b) della L.R. 50/93, dubbi che l'Amministrazione provinciale medesima non era stata in grado di sciogliere. Orbene, in detta nota di riscontro si perveniva ad un'erronea valutazione attribuendo al regime venatorio assentito nell'ambito del territorio lagunare e vallivo soggetto a gestione programmata della caccia i vincoli (numero di giornate fruibili settimanalmente) da applicarsi in territorio lagunare e vallivo limitatamente agli istituti venatori privatistici ivi ricadenti. A detta erronea valutazione è stato posto rimedio con delibera di Giunta regionale n. 1417 del 15.10.2015, delibera che, intervenendo in materia di calendario venatorio regionale ed in particolare sul punto 6 del calendario medesimo, provvede a dare atto che le giornate integrative di cui trattasi si applicano anche in territorio lagunare e vallivo soggetto a gestione programmata della caccia.".
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
L'interrogazione è superata in quanto, con una delibera di Giunta regionale, abbiamo integrato le due giornate in questo senso. Quindi è stata data la possibilità ai cacciatori anche delle zone vallive di avere queste due giornate integrative invece di tre. Abbiamo fatto tre più due come previsto dalle normative di legge vigente.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
La parola al consigliere Berlato, per la replica.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Voglio ringraziare la Giunta regionale per la sensibilità che ha dimostrato nel dare pronto riscontro alla nostra interrogazione che non chiedeva di modificare le normative vigenti, ma semplicemente di superare una soggettiva interpretazione fatta dagli Uffici per quanto riguarda la corretta applicazione della legge, perché la legge 50/1993, che ha recepito la legge statale 157/1992, dà chiaramente la possibilità a tutti i cacciatori del Veneto e d'Italia di poter utilizzare quanto previsto dalla legge e quindi la possibilità di utilizzare tre giornate a scelta tra le cinque disponibili.
Sottolineo "cinque disponibili" perché noi siamo – per informazione di chi questa materia non la conosce – l'unico Paese in Europa non so se al mondo che prevede durante il periodo di caccia aperta, che viene ricompresa tra la terza di settembre e il 31 gennaio, due giornate di silenzio venatorio, quindi di divieto assoluto di qualsiasi forma di caccia, per ogni settimana: il martedì e il venerdì. Non c'è nessun Paese in Europa e nessun Paese al mondo che preveda questa assurda restrizione, solo l'Italia.
In questo caso diamo dimostrazione di essere gli ultimi della classe per un motivo semplicissimo: soprattutto per quanto riguarda la caccia alla selvaggina migratoria, prevedere il silenzio venatorio quei pochi giorni in cui passa questa o quella specie è un'assurdità.
Nell'intervento della Giunta regionale, quindi, non si è fatto altro che dare pronto risconto alla nostra interrogazione che ha portato poi a ripristinare la legalità e quindi a fare in modo che anche i cacciatori che esercitano la caccia nella zona lagunare valliva possano usufruire di quanto esplicitamente previsto dalla legge, ecco il motivo per il quale noi ringraziamo la Giunta. Confidando nel fatto che per quanto riguarda le prossime stagioni venatorie si confermi coerentemente questa decisione nel pieno rispetto della legge.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Siamo alla risposta all'interrogazione n. 63, presentata dai consiglieri Berti e Scarabel, a cura dell'Assessore competente Forcolin e poi c'è l'interrogazione n. 64, presentata dai consiglieri Ruzzante e Zanoni, che hanno contenuti analoghi.
Se può andare bene, possiamo procedere con la risposta insieme ad entrambe le interrogazioni.

Interrogazione a risposta immediata n. 63 presentata il 22 ottobre 2015 dai consiglieri Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle e Brusco "PERCHÉ LA REGIONE FA VENDERE I SUOI PALAZZI AD UN INDAGATO DEL MAXI PROCESSO MOSE?"

"Premesso che:
- in data odierna si terrà l'udienza preliminare in cui verrà deciso il rinvio a giudizio di dodici indagati coinvolti nello scandalo del Mose e la costituzione di tredici parti civili, fra cui la Regione del Veneto;
- l'inchiesta sul malaffare legato al Mose, ancor prima di arrivare all'udienza preliminare, ha già visto 33 patteggiamenti, per un totale di oltre 55 anni di reclusione e quasi 13 milioni di euro recuperati tramite confisca;
- poco tempo prima dell'udienza, come riportato anche dalla stampa, con deliberazione della Giunta regionale n. 1296 del 28 settembre 2015, uno degli indagati per corruzione (Giovanni Artico), dirigente regionale, è stato inserito nel "tavolo tecnico" istituito per l'alienazione di una serie di immobili di proprietà della Regione e delle sue società satellite, per un valore di circa cento milioni di euro. Alienazione che riguarda anche Palazzo Balbi, sede principale e di rappresentanza della Regione del Veneto;
- il dirigente regionale in questione ha già avuto incarichi di responsabilità politico-amministrativi: è stato sindaco di Cessalto, direttore del Progetto Venezia, ex commissario straordinario per il recupero territoriale ed ambientale di Porto Marghera ed è stato collaboratore dell'ex Assessore alle Infrastrutture Renato Chisso, che ha patteggiato in via definitiva due anni e sei mesi di reclusione nell'ambito della stessa inchiesta sul Mose;
- all'alba del 4 giugno 2014 il dirigente è stato arrestato con l'accusa di corruzione: avrebbe favorito, grazie al suo ruolo nell'amministrazione regionale, il gruppo Mantovani in cambio dell'assunzione della figlia nella società Nord Est Media ed altri favori a persone a lui vicine. Dopo la scarcerazione avvenuta il mese successivo è stato reintegrato in Regione con una posizione di "staff con funzioni di studio e ricerca" presso la Segreteria della Programmazione, una posizione tutto sommato defilata, in attesa - come riporta la delibera di assegnazione - "della definizione della vicenda giudiziaria, (...) tenendo presente che per i fatti oggetti di procedimento penale è stato aperto il procedimento disciplinare, sospeso in attesa dell'esito definitivo del giudizio". La delibera si spinge oltre, motivando l'assegnazione a quell'ufficio come cautelare "in considerazione delle possibili situazioni di conflitto tra le attività inerenti all'azione penale e i compiti d'ufficio".
Premesso altresì che la Giunta regionale per "dare continuità e migliore collocazione organizzativa alle funzioni di studio e ricerca" è invece però ritornata velocemente sui suoi passi ed ha assegnato, con mantenimento dello stipendio di 110 mila euro lordi, il dirigente nello staff del direttore dell'Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi, con "l'ulteriore compito di approfondire e individuare soluzioni adeguate in materia di razionalizzazione e gestione del patrimonio immobiliare della Regione e degli enti dipendenti". In conseguenza di questo farà parte del tavolo tecnico di coordinamento per il piano di alienazioni e valorizzazioni, non più riferito alla sola Regione Veneto ma a tutti "gli enti ed organismi comunque denominati che gravano direttamente o indirettamente sul bilancio regionale".
Considerato che:
- la Regione del Veneto, come annunciato più volte, si costituirà formalmente parte civile nel procedimento penale presso il Tribunale di Venezia relativo alla maxi inchiesta sul Mose;
- se il funzionario regionale fosse rinviato a giudizio si avrebbe la paradossale situazione di un datore di lavoro che chiede i danni, in quanto parte offesa dai fatti di corruzione, ad un suo dipendente accusato di quella corruzione, al quale ha però dato un incarico rilevante e delicato a pochi giorni dall'udienza preliminare in cui se ne decide il rinvio a giudizio.
- pur nel rispetto del garantismo sancito dalla Costituzione, la scelta dell'amministrazione regionale non appare né di buon senso, né opportuna e certamente è di non facile comprensione per i cittadini: in attesa di giudizio per questo tipo di reati non bisognerebbe avere niente a che fare con i soldi pubblici.
I sottoscritti Consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale
per conoscere le motivazioni per le quali la Regione ha deciso di nominare per un incarico così delicato e di così grande rilevanza economica una persona che deve difendersi, proprio in questi giorni, da un'accusa grave e per di più direttamente connessa ai suoi doveri d'ufficio.".
Risposta della Giunta
"Con deliberazione n. 1146 dell'1 luglio 2014, la Giunta Regionale ha provveduto all'assegnazione del dott. Giovanni Artico alle dirette dipendenze del Segretario Generale della Programmazione, in posizione di staff con funzioni di studio e ricerca.
La suddetta determinazione è stata adottata dalla Giunta regionale in attesa della definizione della vicenda giudiziaria che ha riguardato il dirigente in parola e tenendo presente che per i fatti oggetto di procedimento penale è stato aperto il procedimento disciplinare, sospeso in attesa dell'esito definitivo del giudizio penale.
L'assegnazione del dirigente in posizione di staff è stata assunta in via cautelare in considerazione delle possibili situazioni di conflitto tra le attività inerenti all'azione penale e i compiti d'ufficio, e trova il suo fondamento nell'art. 55 ter del D.Lgs. 165/2001, laddove è previsto che, qualora il procedimento disciplinare tragga origine da fatti per i quali è pendente procedimento penale, nei casi di particolare complessità, il medesimo procedimento possa essere sospeso fino al termine di quello penale "salva la possibilità di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente".
Con l'adozione della deliberazione n. 1296 del 28 settembre 2015 la Giunta regionale ha inteso dare continuità e migliore collocazione organizzativa alle funzioni di studio e ricerca - in fase di svolgimento da parte del dirigente in parola - assegnando tale funzione in staff al Direttore dell'Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi.
In particolare, in continuità con i compiti già assegnati, al dott. Artico sono state attribuite funzioni di studio e ricerca in materia di sviluppo delle tematiche relative all'attuazione del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118, con rapporto diretto con il responsabile dell'Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi, che potrà assegnare compiti di ricerca e studio su tematiche correlate, sempre attinenti all'ambito di propria competenza.
Inoltre, al fine di corroborare le funzioni che il dirigente è chiamato a svolgere, al medesimo è stato altresì assegnato, sempre nell'ambito dell'Area in questione, l'ulteriore compito di approfondire e individuare soluzioni adeguate in materia di razionalizzazione e gestione del patrimonio immobiliare della Regione e degli enti dipendenti.
Come si evince dal contenuto del succitato provvedimento il dott. Artico continua a svolgere esclusivamente funzioni di studio e ricerca - in quanto tali di supporto e non aventi carattere gestionale - e non è titolare di alcuna struttura regionale. Pertanto nessuna attività di dismissione del patrimonio immobiliare può derivare direttamente dall'attività svolta dal dirigente in parola.
La Giunta regionale ha soltanto ritenuto opportuno assegnare il dott. Artico all'Area Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi, per meglio precisare l'ambito nel quale viene trattata la tematica patrimoniale connessa all'attuazione del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118, materia già seguita in precedenza dal dirigente ed adeguata alle competenze del medesimo.
Inoltre si precisa che il suddetto dirigente, in relazione alle funzioni esercitate, percepisce con decorrenza dal mese di agosto del 2014 un trattamento economico pari a euro 58.310,90 annui, corrispondente al trattamento minimo previsto per i dirigenti non titolari di Settore.
L'importo di euro 110.000,00 - indicato nell'interrogazione a risposta immediata in oggetto - corrisponde al trattamento economico relativo all'incarico precedentemente ricoperto di Direttore di Dipartimento.".

Interrogazione a risposta immediata n. 64 presentata il 23 ottobre 2015 dai consiglieri Ruzzante e Zanoni "NUOVO INCARICO AL DOTTOR GIOVANNI ARTICO: LA GIUNTA SOSPENDERÀ L'EFFICACIA DELLA DGR N. 1296 DEL 28 SETTEMBRE 2015?"

"Premesso che:
- con la DGR n. 1296 del 28 settembre 2015 la Giunta regionale ha assegnato il funzionario regionale Giovanni Artico all'area Bilancio e Patrimonio e lo ha inserito tra i componenti del "tavolo tecnico" di coordinamento, presieduto dall'Assessore regionale al Patrimonio, che dovrà sostituire la cabina di regia e il gruppo di lavoro istituiti nel 2011 per l'alienazione degli immobili e delle società di proprietà di Palazzo Balbi;
- il suddetto funzionario è attualmente in attesa di essere giudicato per un presunto coinvolgimento nell'ambito del maxi processo sul Mose: nel giugno del 2014 fu arrestato con l'accusa di corruzione e subito dopo, in fase di riesame, scarcerato per assenza di prove a suo carico;
- il suddetto funzionario, che era stato sospeso in via cautelativa dal servizio, con la DGR n. 1146 del 1° luglio 2014 è stato reintegrato e, in attesa degli sviluppi giudiziari, collocato presso la Segreteria Generale della Programmazione della Giunta regionale.
Considerato che:
- la Regione del Veneto ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale davanti al Tribunale di Venezia sulla vicenda riguardante il Mose;
- in attesa della definizione della posizione giudiziaria del dottor Artico, sarebbe stato quanto meno opportuno rinviare ogni decisione in merito all'affidamento di un nuovo incarico;
- l'affidamento di incarico di cui in premessa rischia di compromettere l'immagine della Regione del Veneto ed espone mediaticamente ancora una volta un funzionario regionale nei confronti del quale non vi è ancora un pronunciamento definitivo da parte dell'autorità giudiziaria.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri regionali
chiedono al Presidente della Giunta regionale
se non ritenga opportuno sospendere l'efficacia della DGR n. 1296 del 28 settembre 2015 con riferimento alla posizione del dott. Giovanni Artico.".
La parola all'assessore Forcolin.

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
In realtà la prima interrogazione del Consigliere Berti mi pare che lo stesso Consigliere avesse chiesto il ritiro la settimana scorsa nel precedente Consiglio, comunque sono molto simili le interrogazioni e quindi dò lettura di quella presentata dai Consiglieri a prima firma Ruzzante.
"Con deliberazione n. 1146 dell'1 luglio 2014, la Giunta Regionale ha provveduto all'assegnazione del dott. Giovanni Artico alle dirette dipendenze del Segretario Generale della Programmazione, in posizione di staff con funzioni di studio e ricerca.
La suddetta determinazione è stata adottata dalla Giunta regionale in attesa della definizione della vicenda giudiziaria che ha riguardato il dirigente in parola e tenendo presente che per i fatti oggetto di procedimento penale è stato aperto il procedimento disciplinare, sospeso in attesa dell'esito definitivo del giudizio penale.
L'assegnazione del dirigente in posizione di staff è stata assunta in via cautelare in considerazione delle possibili situazioni di conflitto tra le attività inerenti all'azione penale e i compiti d'ufficio, e trova il suo fondamento nell'art. 55 ter del D.Lgs. 165/2001, laddove è previsto che, qualora il procedimento disciplinare tragga origine da fatti per i quali è pendente procedimento penale, nei casi di particolare complessità, il medesimo procedimento possa essere sospeso fino al termine di quello penale "salva la possibilità di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente".
Con l'adozione della deliberazione n. 1296 del 28 settembre 2015 la Giunta regionale ha inteso dare continuità e migliore collocazione organizzativa alle funzioni di studio e ricerca – in fase di svolgimento da parte del dirigente in parola – assegnando tale funzione in staff al Direttore dell'Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi.
In particolare, in continuità con i compiti già assegnati, al dott. Artico sono state attribuite funzioni di studio e ricerca in materia di sviluppo delle tematiche relative all'attuazione del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118, con rapporto diretto con il responsabile dell'Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi, che potrà assegnare compiti di ricerca e studio su tematiche correlate, sempre attinenti all'ambito di propria competenza. Inoltre, al fine di corroborare le funzioni che il dirigente è chiamato a svolgere, al medesimo è stato altresì assegnato, sempre nell'ambito dell'Area in questione, l'ulteriore compito di approfondire e individuare soluzioni adeguate in materia di razionalizzazione e gestione del patrimonio immobiliare della Regione e degli enti dipendenti.
Come si evince dal contenuto del succitato provvedimento il dott. Artico continua a svolgere esclusivamente funzioni di studio e ricerca - come tali di supporto e non aventi carattere gestionale - e non risulta essere titolare di alcuna struttura regionale.
La Giunta regionale ha ritenuto opportuno assegnare il dott. Artico all'Area Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi, per meglio precisare l'ambito nel quale viene trattata la tematica patrimoniale connessa all'attuazione del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118, materia già seguita in precedenza dal dirigente ed adeguata alle competenze del medesimo.
Si ritiene pertanto di confermare i contenuti della deliberazione n. 1296 del 28 settembre 2015.".
Questo era oggetto della domanda.
Ovviamente si informa, infine, a maggiore completezza dell'esposizione di questo quesito, che con raccomandata del 23 novembre scorso il dottor Artico ha comunicato di recedere dal rapporto di impiego con decorrenza proprio da oggi, 1° dicembre, chiedendo di essere dispensato dal rispetto del periodo di preavviso.
La Giunta regionale, quindi, nella Seduta della settimana scorsa precisamente con la delibera 1705 del 24 novembre ha preso atto del recesso dal contratto di lavoro a tempo determinato del dirigente dottor Artico a decorrenza 1° dicembre 2015, oggi, con ultimo giorno lavorativo ieri. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Forcolin.
La parola al consigliere Ruzzante, per la replica.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ho chiesto comunque di poter replicare a questa interrogazione e di mantenerla, non tanto perché ovviamente ero già a conoscenza delle motivazioni che lei ha riportato nella parte conclusiva e finale, ma per un motivo diverso.
Ovviamente mi dichiaro soddisfatto della risposta che lei ha dato per la parte conclusiva dell'interrogazione stessa, però ci tenevo a sottolineare due aspetti.
Il primo è che nell'interrogazione da me depositata e presentata, si chiariva che il senso della mia interrogazione andava anche a tutela di un dipendente della Regione, che veniva esposto mediaticamente attraverso la scelta dell'incarico che si era voluto e deciso nell'ambito della Giunta, di fronte a un funzionario nei confronti dei quali non vi è ancora un pronunciamento definitivo da parte dell'Autorità giudiziaria.
Ci tengo a sottolinearlo questo aspetto perché appartiene alla mia storia politica, appartiene al senso del garantismo che va comunque tutelato nei confronti di chiunque e ci tengo a sottolineare questo aspetto del senso del significato della mia interrogazione.
Poi il dirigente ha deciso di rassegnare le dimissioni dal suo rapporto con la Regione, ma questa è una scelta privata, è una scelta sua.
Assessore, in secondo luogo - ma mi pare sia stato recepito nella risposta che poi leggerò in maniera più attenta - il senso di questa interrogazione, che riguarda anche vicende precedenti che abbiamo avuto modo di sollevare nei confronti di funzionari della Regione che sono finiti all'interno di indagini addirittura in alcuni casi con l'arresto, nel momento in cui rientrano – ed è un obbligo ovviamente da parte della Giunta reintegrarli - vi raccomando di tenere presente una sensibilità che c'è anche a tutela dello stesso dipendente - che, finché non viene dichiarato colpevole, è comunque un cittadino come gli altri – nel reinserirlo in posizioni, in situazioni che non possono essere a contatto con scelte di carattere economico, perché la vendita del patrimonio lei sa è una delle questioni nel quale sono aperte alcune indagini relative alle Grandi Stazioni ad esempio. Quindi è fondamentale metterli in una posizione di studio, di ricerca, dove è giusto collocarli senza esporli alle situazioni che sono spiacevoli per lui e spiacevoli per la Giunta regionale.
Non ho dubbi che da adesso si terrà più conto di queste scelte. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI


PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Adesso iniziamo con le mozioni.
PUNTO
5



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MORETTI E FRACASSO RELATIVA A "LA REGIONE VENETO INDIVIDUI FORME DI AFFIDAMENTO DEI SERVIZI SOCIO-SANIOTARI CHE GARANTISCANO LA QUALITà DEI SERVIZI" (MOZIONE N. 40) (DELIBERAZIONE N. 78/2015)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- dal mese di ottobre 2014 alcuni servizi dell'IPAB San Camillo di Vicenza sono stati affidati alla Cooperativa Bramasole di Padova, aggiudicataria di apposito appalto per la gestione di tre reparti per non autosufficienti indetto dall'Ente, gestito da più di un anno dal Commissario straordinario, Francesco Zantedeschi;
- la Cooperativa Bramasole è subentrata a Codess, cooperativa con circa 80 dipendenti a cui erano affidati i servizi del San Camillo;
- secondo le organizzazioni sindacali l'appalto in questione è stato vinto con un "ribasso difficile da gestire, se non ponendolo a carico dei lavoratori con condizioni di lavoro e retribuzioni complessivamente peggiori";
- in data 21 luglio 2014 la seconda classificata ha presentato ricorso avanti il TAR del Veneto, che è stato respinto con provvedimento n. 1016 del 19 agosto 2014. La soccombente è ricorsa quindi al Consiglio di Stato che - con ordinanza del 25 settembre 2014 - ha respinto l'istanza cautelare. Il Commissario dell'Ente ha inoltre sottolineato che il nuovo affidamento alla Cooperativa Bramasole comportava un risparmio mensile sul piano finanziario di circa 40 mila euro;
- nel corso dei mesi di ottobre e novembre 2014 si è registrato un crescente clima di tensione, con manifestazioni e sit-in da parte dei lavoratori che chiedevano alla nuova gestione una serie di correttivi alle criticità nel frattempo emerse;
- gli stessi operatori hanno denunciato i disagi legati ad una organizzazione dei turni degli infermieri troppo frammentati e non adeguati alle esigenze dei reparti;
- oltre a ciò è stato lanciato un allarme sia sull'aumento delle chiamate in servizio "oggi per oggi" di infermieri ed OSS che sui "continui salti dell'unico riposo settimanale";
- a fine 2014 i lavoratori hanno denunciato il fatto che da un lato "l'orario degli ausiliari è sceso sotto le 25 ore settimanali in violazione del contratto di assunzione", e che contemporaneamente si è proceduto alla assunzione di nuovo personale OSS (9 unità) "con nastri turno di oltre 30 ore settimanali, pertanto superiori a quelle degli altri operatori";
PRESO ATTO CHE:
- le organizzazioni sindacali hanno annunciato per mesi lo stato di agitazione e chiesto un confronto urgente con l'Ente per la soluzione dei nodi problematici;
- anche tra i familiari degli ospiti dell'IPAB San Camillo sono aumentate le proteste e l'insoddisfazione per la gestione dei reparti e del servizio di rieducazione psicomotoria;
- il 17 novembre 2014 il Consigliere Fracasso ha presentato l'interrogazione n. 194 dal titolo: "IPAB San Camillo di Vicenza: con nuova gestione "Cooperativa Bramasole" servizi nel caos. Urge indagine ispettiva e individuazione responsabilità";
- il 29 dicembre 2014 la Giunta regionale ha risposto alla suddetta interrogazione quanto segue: "(...) con riferimento alle prospettate situazioni di disagio riguardanti i servizi da erogare ai nuclei di cui sopra, la Regione interesserà il Commissario nominato ad una verifica costante delle attività prestate dalla cooperativa intestata, al fine di garantire la massima qualità delle attività di assistenza socio-sanitaria agli ospiti, nel rispetto degli standard regionali. Fatto che peraltro deve riguardare le attività di tutti i nuclei dell'Ipab", a dimostrazione che era già allora al corrente della situazione e delle ripetute segnalazioni di disagio di familiari e operatori del San Camillo (...)";
RILEVATO che il 29 settembre 2015 si sono tenute in Quinta Commissione le audizioni in merito al progetto di legge n. 25 d'iniziativa dei consiglieri Zaia, Barbisan R., Boron relativo a: "Disposizioni per la trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza e per la disciplina delle aziende pubbliche e delle persone giuridiche di diritto privato di servizi alla persona". In tale circostanza, un dirigente sindacale, nel denunciare le conseguenze relative alle privatizzazioni in ambito socio-sanitario, ha indicato come esempio proprio la situazione della struttura San Camillo di Vicenza, riferendo che la cooperativa vincitrice di una gara al massimo ribasso ha ridotto le ore di lavoro settimanali degli operatori da 38 a 25 e dimezzato gli stipendi senza ridurre i carichi di lavoro;
CONSIDERATO CHE:
- la situazione appare tuttora di forte disagio sia per gli ospiti dell'IPAB che per i suoi operatori, per il generale stato di scarso controllo igienico in cui versa la struttura;
- la recente pubblicazione in internet di alcune immagini (il piede di un anziano coperto di piaghe da decubito sui talloni, lenzuola sporche e vermi sui letti di alcuni pazienti) ha evidenziato gravi situazioni di incuria e degrado;
- il criterio del massimo ribasso nelle gare d'appalto per l'affidamento dei servizi socio sanitari dovrebbe essere adeguatamente bilanciato da parametri che ne garantiscano la qualità nell'interesse dei destinatari dei servizi stessi;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a individuare forme di affidamento dei servizi socio-sanitari gestiti dalle ULSS o da soggetti accreditati ai sensi della legge regionale 22/2002 che escludano il massimo ribasso quale unico criterio di assegnazione.".
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
La mozione nasce dopo il caso vericatosi al San Camillo di Vicenza, dove l'istituzione IPAB aveva affidato, a suo tempo, esternalizzando un servizio di assistenza agli ospiti di questa struttura residenziale per anziani. Poi furono segnalate alla stampa e con molto clamore dei disservizi notevoli. Con questa mozione vogliamo impegnare la Giunta ad individuare delle forme di affidamento dei servizi, segnatamente dei servizi sociali, dei servizi alla persona, che ci mettano al riparo dal principio del massimo ribasso; che è un principio economicamente rilevante, ma purtroppo non di garanzia sulla qualità del servizio erogato.
Poi, sappiamo che è difficile entrare nel merito di una normativa che è a riserva nazionale, che è quella sull'affidamento degli appalti in generale, però ci sono delle modalità che sono state esaminate in passato per alcuni servizi e sono state inserite anche nella legge regionale 22, ma non ancora totalmente attuate, che potrebbero essere esplorate. Questo è il senso della mozione che abbiamo presentato a questo Consiglio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
La mozione sappiamo è nata dopo le vicissitudini legate al fattaccio del San Camillo e quindi dell'IPAB di Vicenza. Abbiamo visto cosa è successo nel frattempo e quelli che sono stati i passaggi anche nel CDA dell'IPAB di Vicenza.
Va detta una cosa riguardo agli affidamenti. Voi sapete che non è materia di competenza regionale, ma è materia di competenza statale, che deve seguire quelle che sono le normative comunitarie da una parte, il Codice Appalti, e il 163 dall'altra parte. Per cui la Regione non può legiferare in questo settore, ma si deve attenere a quelle che sono le normative in itinere in campo nazionale.
Ci siamo detti più volte non solo per quanto riguarda i servizi socio sanitari, ma anche per altri appalti, che la regola del massimo ribasso non è una regola, soprattutto in un momento di crisi economica e scarsità di lavoro, non è assolutamente una caratteristica da tener conto; ma i messaggi devono arrivare soprattutto al legislatore centrale che deve regolamentare in questo senso e quindi mettere dei criteri diversi rispetto al massimo ribasso.
Vi posso assicurare che in questo caso, se vogliamo anche prendere in esame il caso che ha scaturito questa mozione, c'è stata una gara, c'è stata una cooperativa che ha vinto la gara, c'è stato un ricorso al TAR da parte della seconda che è stato rigettato e quindi ha determinato anche la regolarità della gara e dei criteri. Se vogliamo andare più a fondo, e sono state le parole di un comunicato uscito dall'IPAB stessa, nel caso specifico il punteggio per l'aggiudicazione della gara era composto dal 60% qualità del servizio e 40% massimo ribasso.
Quindi anche in questo caso dico c'era comunque nel capitolato, che poi è la stazione appaltante che redige il capitolato, c'era il 60% qualità e 40% ribasso ed è successo quello che è successo. In questo caso, quindi, la qualità del servizio nel capitolato era stata inserita in base a quello che ci dice la commissione e l'IPAB stessa.
È uscita anche oggi un'ANSA da parte di Cantone che dice: guai se le Regioni legiferano in materia di appalti perché complicano, perché è una materia statale. Quindi questi sono i nostri limiti.
Però capendo l'osservazione e siamo tutti d'accordo che soprattutto sui servizi sanitari e sui servizi alla persona dobbiamo tenere conto della qualità del servizio più che di altri criteri, propongo di modificare il deliberato finale, l'impegno alla Giunta, in: "individuare nei limiti previsti dalla legge forme di affidamento dei servizi socio sanitari gestiti dalle ULSS o dai soggetti accreditati ai sensi della legge regionale 22/2002, che garantiscono la qualità dei servizi", come nel titolo, in modo che quello che prevede la legge lo facciamo e cerchiamo di incentivarlo, però ad un certo punto, sapete, non è più competenza nostra, ma è competenza della regolamentazione nazionale.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
Se ho ben capito l'Assessora propone una leggerissima modifica al dispositivo della mozione per renderla applicabile.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Accogliamo favorevolmente la proposta dell'Assessora, quindi non so se lo formalizziamo come emendamento.
Lo prepariamo subito.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Il consigliere Fracasso come firmatario della mozione propone la modifica anche verbalmente al microfono, visto che è limitatissima come modifica, e poi il coordinamento lo lasciamo agli uffici.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
L'impegno finale risulta così formulato: "individuare, nei limiti previsti dalla legge, forme di affidamento dei servizi socio sanitari gestiti dalle ULSS o da soggetti accreditati ai sensi della legge regionale 22/2002, che garantiscano la qualità dei servizi socio sanitari".

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Se non ci sono altri interventi o dichiarazioni di voto passiamo alla votazione.
Pongo in votazione la mozione n. 40 come emendata.
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- dal mese di ottobre 2014 alcuni servizi dell'IPAB San Camillo di Vicenza sono stati affidati alla Cooperativa Bramasole di Padova, aggiudicataria di apposito appalto per la gestione di tre reparti per non autosufficienti indetto dall'Ente, gestito da più di un anno dal Commissario straordinario, Francesco Zantedeschi;
- la Cooperativa Bramasole è subentrata a Codess, cooperativa con circa 80 dipendenti a cui erano affidati i servizi del San Camillo;
- secondo le organizzazioni sindacali l'appalto in questione è stato vinto con un "ribasso difficile da gestire, se non ponendolo a carico dei lavoratori con condizioni di lavoro e retribuzioni complessivamente peggiori";
- in data 21 luglio 2014 la seconda classificata ha presentato ricorso avanti il TAR del Veneto, che è stato respinto con provvedimento n. 1016 del 19 agosto 2014. La soccombente è ricorsa quindi al Consiglio di Stato che - con ordinanza del 25 settembre 2014 - ha respinto l'istanza cautelare. Il Commissario dell'Ente ha inoltre sottolineato che il nuovo affidamento alla Cooperativa Bramasole comportava un risparmio mensile sul piano finanziario di circa 40 mila euro;
- nel corso dei mesi di ottobre e novembre 2014 si è registrato un crescente clima di tensione, con manifestazioni e sit-in da parte dei lavoratori che chiedevano alla nuova gestione una serie di correttivi alle criticità nel frattempo emerse;
- gli stessi operatori hanno denunciato i disagi legati ad una organizzazione dei turni degli infermieri troppo frammentati e non adeguati alle esigenze dei reparti;
- oltre a ciò è stato lanciato un allarme sia sull'aumento delle chiamate in servizio "oggi per oggi" di infermieri ed OSS che sui "continui salti dell'unico riposo settimanale";
- a fine 2014 i lavoratori hanno denunciato il fatto che da un lato "l'orario degli ausiliari è sceso sotto le 25 ore settimanali in violazione del contratto di assunzione", e che contemporaneamente si è proceduto alla assunzione di nuovo personale OSS (9 unità) "con nastri turno di oltre 30 ore settimanali, pertanto superiori a quelle degli altri operatori";
PRESO ATTO CHE:
- le organizzazioni sindacali hanno annunciato per mesi lo stato di agitazione e chiesto un confronto urgente con l'Ente per la soluzione dei nodi problematici;
- anche tra i familiari degli ospiti dell'IPAB San Camillo sono aumentate le proteste e l'insoddisfazione per la gestione dei reparti e del servizio di rieducazione psicomotoria;
- il 17 novembre 2014 il Consigliere Fracasso ha presentato l'interrogazione n. 194 dal titolo: "IPAB San Camillo di Vicenza: con nuova gestione "Cooperativa Bramasole" servizi nel caos. Urge indagine ispettiva e individuazione responsabilità";
- il 29 dicembre 2014 la Giunta regionale ha risposto alla suddetta interrogazione quanto segue: "(...) con riferimento alle prospettate situazioni di disagio riguardanti i servizi da erogare ai nuclei di cui sopra, la Regione interesserà il Commissario nominato ad una verifica costante delle attività prestate dalla cooperativa intestata, al fine di garantire la massima qualità delle attività di assistenza socio-sanitaria agli ospiti, nel rispetto degli standard regionali. Fatto che peraltro deve riguardare le attività di tutti i nuclei dell'Ipab", a dimostrazione che era già allora al corrente della situazione e delle ripetute segnalazioni di disagio di familiari e operatori del San Camillo (...)";
RILEVATO che il 29 settembre 2015 si sono tenute in Quinta Commissione le audizioni in merito al progetto di legge n. 25 d'iniziativa dei consiglieri Zaia, Barbisan R., Boron relativo a: "Disposizioni per la trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza e per la disciplina delle aziende pubbliche e delle persone giuridiche di diritto privato di servizi alla persona". In tale circostanza, un dirigente sindacale, nel denunciare le conseguenze relative alle privatizzazioni in ambito socio-sanitario, ha indicato come esempio proprio la situazione della struttura San Camillo di Vicenza, riferendo che la cooperativa vincitrice di una gara al massimo ribasso ha ridotto le ore di lavoro settimanali degli operatori da 38 a 25 e dimezzato gli stipendi senza ridurre i carichi di lavoro;
CONSIDERATO CHE:
- la situazione appare tuttora di forte disagio sia per gli ospiti dell'IPAB che per i suoi operatori, per il generale stato di scarso controllo igienico in cui versa la struttura;
- la recente pubblicazione in internet di alcune immagini (il piede di un anziano coperto di piaghe da decubito sui talloni, lenzuola sporche e vermi sui letti di alcuni pazienti) ha evidenziato gravi situazioni di incuria e degrado;
- il criterio del massimo ribasso nelle gare d'appalto per l'affidamento dei servizi socio sanitari dovrebbe essere adeguatamente bilanciato da parametri che ne garantiscano la qualità nell'interesse dei destinatari dei servizi stessi;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a individuare, nei limiti previsti dalla legge, forme di affidamento dei servizi socio sanitari gestiti dalle ULSS o da soggetti accreditati ai sensi della legge regionale 22/2002, che garantiscano la qualità dei servizi socio sanitari"."
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
6 e 7



MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BERLATO RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA PRESSO IL GOVERNO NAZIONALE PER DIFENDERE E SOSTENERE I PRODUTTORI ITALIANI DI LATTE FORTEMENTE PENALIZZATI DALLA CONCORRENZA SLEALE E DALLA CADUTA DEI PREZZI ALLA PRODUZIONE" (MOZIONE N. 61) (DELIBERAZIONE N. 79/2015)
E
MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BARISON, GIORGETTI, DONAZZAN E FINCO RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA PRESSO LE ISTITUZIONI COMPETENTI PER DARE ATTUAZIONE ALLE NORME INERENTI L'ETICHETTATURA E IL SOSTEGNO ALLA FILIERA LATTIERO-CASEARIA FORTEMENTE IN CRISI" (MOZIONE N. 67) (DELIBERAZIONE N. 80/2015)
Facciamo un'unica discussione per le due mozioni e poi voteremo le due mozioni per punti separati.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non è solo una questione di metodo, guardavo anche un po' alla sostanza. Stante il tema, fare una approvazione per punti separati su due mozioni la trovo un qualcosa che già noi possiamo poco come Ente regionale, almeno assumiamo su un tema, che credo possa vederci concordi, una posizione unica. Per cui facciamo in maniera di fonderle le mozioni.

PRESIDENTE

Non si può.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Se le ritirano e le presentano la prossima volta si può.

PRESIDENTE

Penso che i proponenti, come hanno chiesto in Capigruppo, vogliono la discussione di questi punti, anzi hanno dato priorità, non possono fondere i due punti perché sono due mozioni scritte – mi permetto di dire - leggermente in maniera diversa, ma sono comunque diverse. Quindi discussione unica e due votazioni separate.
MOZIONE N. 61
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- i nostri allevatori di mucche da latte, soprattutto veneti, hanno più volte sollevato, anche tramite le loro associazioni di categoria, la difficoltà delle loro aziende nel rimanere sul mercato con le attuali condizioni economiche e con le penalizzanti regole che sono obbligati a rispettare;
l'Italia, soprattutto in ambito alimentare, impone parametri qualitativi d'eccellenza che prevedono rigidi controlli in tutta la filiera, misure atte a garantire la salubrità degli alimenti;
- questo sistema, che punta al raggiungimento ed alla conservazione di pregevoli livelli qualitativi, prevede un continuo ammodernamento degli impianti, una professionalità e una metodologia che comportano costi di produzione molto elevati;
- nel sistema produttivo, italiano e veneto, il latte deve essere consegnato fresco ai caseifici, ai negozi, ai distributori e alle mense, seguendo un percorso igienico-sanitario che è tra i più rigorosi al mondo, mentre dobbiamo purtroppo constatare che non sempre tali regole vengono fatte rispettare da tutti gli altri paesi produttori;
CONSIDERATO CHE:
- il settore della zootecnia da latte in Italia, e soprattutto in Veneto, soffre una situazione particolarmente negativa che sta provocando la chiusura della maggior parte delle stalle ancora in attività;
- i costi di produzione del latte italiano sono molto più elevati rispetto a quelli di molti altri paesi, sia comunitari che extra UE, molti dei quali non impongono a i loro allevatori il rispetto delle stesse regole imposte invece agli allevatori italiani;
- la grande quantità di latte straniero che arriva costantemente in Italia, non sempre sottoposto a controlli adeguati, provoca una continua diminuzione del prezzo del latte pagato all'allevatore trasformando la concorrenza da libera a sleale;
- l'attuale prezzo del latte riconosciuto al produttore italiano si aggira mediamente attorno ai 34 - 35 centesimi al litro mentre il costo effettivo che lo stesso produttore deve sostenere per produrre un litro di latte si aggira mediamente attorno ai 41 centesimi. Ne consegue per i nostri produttori una perdita secca di 6 - 7 centesimi per ogni litro di latte prodotto;
EVIDENZIATO CHE:
- se non verranno modificate le attuali condizioni esistenti in Veneto e nel resto del nostro Paese, le aziende produttrici di latte saranno irrimediabilmente destinate alla chiusura ed il latte italiano finora venduto ai consumatori del nostro Paese sarà ben presto soppiantato da quello proveniente da altri paesi il quale, pur potendo a volte costare al consumatore qualche centesimo in meno, non potrà garantire quella qualità, quella tipicità e quella salubrità finora garantite dalla produzione italiana;
- una tale prospettiva sarebbe drammatica per un settore importante come quello della zootecnia da latte italiana con conseguenze economiche ed occupazionali devastanti;
impegna la Giunta regionale
- a farsi interprete e portavoce delle giuste proteste e rivendicazioni dei nostri allevatori intervenendo presso il Governo nazionale affinché si adotti ogni possibile iniziativa per affrontare concretamente la grave situazione venutasi a creare in Veneto e nel resto del nostro Paese;
- a sostenere i nostri produttori di latte anche attingendo al Fondo Latte nazionale per affrontare la drammatica situazione venutasi a creare anche per effetto di una sempre più scarsa liquidità che sta massacrando le nostre realtà produttive;
- a difendere i nostri produttori dalla concorrenza sleale causata da altri paesi, comunitari ed extra-comunitari;
- a promuovere campagne di sensibilizzazione e di corretta informazione nei confronti dei consumatori italiani che devono convincersi del fatto che, comprando latte veneto e italiano, verranno riconosciute la qualità, la tipicità, la salubrità delle nostre produzioni e, contestualmente, la sicurezza alimentare delle famiglie venete e italiane.".
MOZIONE N. 67
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- i nostri allevamenti versano in una grave situazione. Il prezzo del latte alla stalla ha raggiunto livelli inaccettabili che non riescono a coprire i costi di produzione;
- fonti ufficiali hanno rilevato che il costo medio di produzione del latte oscilla tra i 38 e 41 cent/lt. a fronte di un prezzo pagato agli allevatori mediamente di 34 cent/lt;
- che Coldiretti ha avviato da alcune settimane iniziative su tutto il territorio, anche in Veneto, di sensibilizzazione della cittadinanza e del consumatore sulle problematiche connesse al prezzo del latte e all'etichettatura che hanno avuto ampia eco mediatica su tutta la stampa locale e nazionale;
- esistono norme europee e nazionali che impongono alle imprese il riconoscimento di un prezzo che tenga conto dei costi di produzione medi sostenuti dalle aziende. In particolare i contratti devono essere scritti, di durata di almeno un anno; debbono rispettare regole e principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni;
- l'indicizzazione dei contratti deve essere fatta rispettando la realtà casearia italiana fatta di formaggi freschi o stagionati unici al mondo e tenendo conto dei prezzi al consumo;
- la mancanza d'informazioni sull'origine del prodotto, fatta eccezione per il latte fresco e i formaggi DOP, consente d'importare latte e prodotti caseari dall'estero e trasformarli in prodotti «italiani», rendendo indistinto il 40% della produzione nazionale;
- si sfrutta l'immagine ed il credito delle DOP, dei toponimi del territorio nazionale e dell'"Italian Sounding", producendo a costi più bassi un formaggio che inganna i consumatori - italiani e di tutto il mondo - e fa perdere importanti fette di mercato ai veri produttori delle DOP e dei formaggi effettivamente prodotti con latte Italiano;
- la politica delle multinazionali che porta ad una evidente omologazione causerebbe la fine dei quella agricoltura distintiva che identifica il nostro paese ed il nostro territorio;
VISTO CHE il Consiglio regionale nella seduta del 28 luglio 2015, con deliberazione n. 38 ha approvato la mozione n. 1 "Unione europea impone formaggi senza latte: un attentato alla qualità dei nostri prodotti";
CONSIDERATO CHE:
- nella Regione Veneto vi sono circa 3500 aziende produttrici e che queste producono quasi 11 milioni di litri di latte;
- per ogni litro di latte prodotto in Veneto viene importato un litro di latte o in equivalenti prodotti e preparati caseari destinati alla trasformazione;
- è aumentata esponenzialmente la richiesta di maggiori informazioni legate ai luoghi di produzione e trasformazione dei prodotti agroalimentari, da parte del consumatore medio, che non sono obbligatoriamente indicati nell'etichetta;
tutto ciò premesso,
impegna la Giunta regionale
ad attivarsi presso:
- l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato affinché agisca prontamente contro le forme di concorrenza sleale e gli abusi di posizione dominante nel mercato del latte, dando pronta applicazione a quanto previsto dall'art. 62 del decreto legge n. 1/2012 convertito con legge n. 27 del 2012 recante disposizioni relative alle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari;
- affinché sia data piena applicazione all'art. 2 del decreto legge n. 51-2015 convertito con legge n. 91-2015 contenente disposizioni urgenti per il rilancio dei settori agricoli in crisi, con particolare riferimento alla parte in cui prevede che il prezzo del latte crudo non deve essere inferiore ai costi medi di produzione del latte elaborati mensilmente dell'ISMEA tenuto conto della collocazione geografica dell'allevamento e della destinazione finale del prodotto;
- il Governo e il Parlamento della Repubblica affinché siano emanate norme che consentano l'utilizzo della parola "Formaggio" esclusivamente il prodotto ottenuto dal latte e non da prodotti diversi quali cagliate, latte in polvere, e caseinati;
- il Governo e il Parlamento della Repubblica al fine di mantenere il divieto di utilizzo del latte in polvere per la produzione di formaggi e yogurt;
- il Governo e il Parlamento della Repubblica al fine di indicare obbligatoriamente l'origine nelle etichette del latte (anche UHT), dei formaggi e di tutti gli altri prodotti a base di latte;
- le sedi istituzionali competenti al fine di promuovere iniziative volte a sensibilizzare la GDO del territorio Regionale affinché garantisca al consumatore una adeguata informazione anche attraverso la visibilità negli scaffali dei prodotti DOP dai prodotti non DOP o anche similari;
- i propri competenti Uffici al fine di impedire che nomi topografici ricadenti nella Regione Veneto vengano utilizzati e/o richiamati nella vendita di prodotti caseari la cui materia prima non è proveniente dalla Regione Veneto stessa;
- di attivarsi affinché i centri di ricerca con partecipazioni della Regione Veneto non s'impegnino in progetti di ricerca agroalimentare finalizzati alla creazione e/o al controllo di prodotti di origine non nazionale e/o con nomi commerciali ispirati all'Italian Sounding;
- di sostenere ogni possibile azione per la creazione di un polo regionale lattiero-caseario che analizzi le dinamiche delle produzioni e delle vendite e delle esportazioni dei prodotti lattiero caseari veneti, nonché evidenziare nell'etichettatura in modo trasparente i flussi e le destinazioni del latte e dei prodotti a base di latte importati nel territorio regionale;
- a trasmettere il presente provvedimento a tutti i parlamentari e senatori, parlamentari europei, eletti in Veneto.".
La parola al consigliere Berlato, per l'illustrazione.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Non vi è dubbio alcuno che la zootecnia nella nostra Regione, nel nostro paese, stia attraversando un momento di grave crisi, crisi molto più sentita nella nostra Regione, perché sia la zootecnia da carne che da latte rappresenta per il Veneto un elemento importantissimo. Noi siamo i principali produttori di carne nel nostro paese e siamo una delle Regioni principali produttrici di latte. Però noi ci facciamo sempre un po' ammaliare da questi ragionamenti di natura teorica che ci portano a dire che abbiamo bisogno del mondo dell'agricoltura, che le imprese agricole sono fondamentali per la loro multifunzionalità, ma poi spesso queste parole vane non lasciano posto ad interventi concreti e i nostri imprenditori agricoli sono chiamati ad affrontare, e nei limiti del possibili a risolvere da soli, le problematiche che li attanagliano continuamente.
La situazione per quanto riguarda la produzione di carne è a tutti noi nota, spero: i nostri produttori di carne per ogni quintale di carne che producono hanno una perdita netta, più carne producono più perdono. Stessa identica cosa per quanto riguarda i produttori di latte: più latte viene prodotto nelle nostre stalle - stalle spesso modello perché hanno raggiunto livelli qualitativi invidiabili a livello europeo – ebbene, tutti gli investimenti che sono stati fatti dai nostri produttori per garantire la qualità, la tipicità e la salubrità del loro prodotto che viene messo sulle nostre tavole, ebbene, tutti gli investimenti che vengono fatti hanno portato questi produttori a dover registrare per ogni litro di latte prodotto una perdita secca che va dai 5 ai 7 centesimi, se non di più.
Allora, delle due l'una: se noi concordiamo nel riconoscere all'attività agricola, alle imprese agricole, una funzione multifunzionale in questo caso, scusate il gioco di parole, perché non solo produzione di derrate alimentari, ma un ruolo fondamentale dal punto di vista ambientale. Sento spesso parlare i presunti ambientalisti quando si limitano a predicare l'ambientalismo; dovremo imparare dai nostri imprenditori agricoli che anziché limitarsi a predicare l'ambientalismo loro l'ambientalismo lo praticano, perché attraverso la loro azione quotidiana sul territorio garantiscono la manutenzione del territorio e quindi impediscono che il nostro territorio sia vittima del degrado e quindi tutte le conseguenze di smottamenti naturali idrogeologici, smottamenti nel nostro territorio, incendi e quant'altro.
Se riconosciamo ai nostri produttori questa funzione importante passiamo ad azioni concrete, considerando che l'attività agricola continua ad essere, nonostante tutto, una delle principali realtà che possono offrire occupazione. Però se noi mettiamo nelle condizioni i nostri produttori di perdere per ogni litro di latte che producono, ogni quintale di carne che producono, noi non creiamo occupazione ma facciamo in modo non solo che perdiamo questo presidio del territorio, ma non abbiamo più la garanzia di poter far sì che i nostri consumatori abbiano la certezza di poter aver un prodotto salubre di cui nutrirsi.
Informando correttamente la collettività e l'opinione pubblica dobbiamo far capire che se il nostro latte, la nostra carne, le nostre produzioni alimentari costano un qualcosa in più non è che si vuole buttare via i soldi a beneficio di chissà chi, ma si vuole unicamente fare un investimento a vantaggio della nostra salute. Però, attenzione, la nostra salute la riusciamo a garantire se riusciamo a garantire la permanenza dei nostri imprenditori; se facciamo chiudere le stalle i nostri imprenditori saranno irrimediabilmente destinati a lasciare i nostri territori.
Ecco il motivo per cui abbiamo presentato questa mozione, per fare in modo che la Giunta intervenga concretamente nei confronti del Governo e faccia essa stessa tutto ciò che è possibile per fare in modo da garantire un guadagno minimo ai nostri imprenditori, perché in questo modo possono giustificare la loro permanenza sul territorio garantendo la continuità delle loro attività, né più e né meno.
Perché se noi non facciamo degli interventi concreti a sostegno soprattutto del prezzo, correremo il rischio di veder chiudere tutte le stalle una dopo l'altra ed è quello che sta già succedendo. Considerando che dobbiamo sicuramente puntare a ridurre i costi di produzione, ma alcuni costi ormai non sono più comprimibili, ma il costo che possiamo togliere tra quelli che gravano sulle spalle dei nostri imprenditori è il costo della burocrazia, della mala burocrazia, in questa direzione credo che tutti ci possiamo impegnare sia dalla Giunta regionale che dal Governo nazionale. Grazie per l'attenzione.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Non voglio ripetermi con quanto è già stato detto, ci tengo però a sottolineare che da quando è stata presentata la mozione è intervenuto un tavolo ministeriale dove c'è stato un leggero incremento del prezzo del latte verso i nostri produttori, pari a 3,1 centesimi, quindi un segnale di attenzione verso i produttori di latte che bisogna riconoscere, va dato merito alle associazioni di categoria, in particolare a Coldiretti, di avere aperto un fronte di sensibilizzazione verso il Governo e anche verso i cittadini.
Quindi, un problema del latte legato al costo, ma anche un problema legato al fatto che tutti noi sappiamo che non c'è l'obbligo di inserire all'interno dell'etichettatura la provenienza di questo prodotto; o meglio, non c'è l'obbligo laddove il prodotto diventa un latte a conservazione. In questa mozione noi vogliamo porre l'accento anche su questo e problema, cioè fare in modo che la Regione si attivi verso il Governo per fare chiarezza verso i consumatori e dare la possibilità a tutti di sapere la provenienza del latte. Perché spesso ci troviamo di fronte a prodotti che sembrano italiani, ma in realtà italiani non lo so, in quanto le multinazionali ormai si sono portate via le migliori aziende e i migliori marchi del settore agroalimentare dell'Italia e utilizzano il marchio realizzando e producendo prodotti che non hanno la materia prima italiana, quindi non abbiamo un made in Italy che è completo. La nostra richiesta, quindi, è proprio quella di fare in modo che sia indicata la provenienza della materia prima.
Per fare sintesi, la richiesta che noi facciamo all'interno della Mozione per la quale chiediamo alla Giunta regionale di attivarsi verso il Governo, è quella di fare in modo che il prezzo del latte sia adeguato a quelli che sono i dati che provengono dall'Ismea, che si occupa di questa materia. Di fare in modo che il formaggio, cosa che abbiamo tra l'altro già discusso in precedenti mozioni, sia il prodotto che ha come utilizzo della materia prima il latte e non suoi derivati. Mantenere il divieto di produrre formaggi e yogurt con polvere di latte; indicare obbligatoriamente la provenienza del latte anche nei prodotti a lunga conservazione. Chiedere all'autorità garante della concorrenza e del mercato di intervenire contro la concorrenza sleale nel settore lattiero-caseario. Sostenere ogni possibile azione per la creazione di un polo regionale lattiero-caseario che analizzi la produzione, evidenziandone nell'etichettatura la tracciabilità delle materie prime utilizzate. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
Ricordo che siamo in discussione di entrambe le mozioni, la n. 61 e la n. 67 appena presentate dai primi firmatari; se ci sono interventi, l'assessore preferirebbe intervenire penso dopo i consiglieri.
La parola al consigliere Barbisan Fabiano.

Fabiano BARBISAN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente. Grazie ai colleghi consiglieri.
Volevo solo contribuire a dare un senso di conoscenza in più ove possa essere utile. Noi siamo la Regione che ha fatto scuola per la produzione di carne e anche per il latte, poi la Lombardia ha prodotto più latte perché i lombardi, si sono attivati di più. Ma il controllo della produzione noi l'abbiamo insegnato, noi l'abbiamo portato a conoscenza ove era possibile della gente, tant'è che il settore carne con metodo protetto, confinato, dove - sottolineo - la sensibilità dei produttori chiaramente prima di tutto ha salvaguardato il benessere degli animali: perché se l'animale sta bene è un ottimo produttore, se l'animale sta male non produce.
L'etichettatura, la tracciabilità, metto a conoscenza dei colleghi consiglieri, come impianto associazione Unicarve abbiamo avuto il piacere e l'onore di essere il primo organismo etichettante secondo il regolamento 1770, cioè IT010ET ha avuto l'autorizzazione nel 2001 del regolamento 1760/2000. Questo per dire cosa? Che la sensibilità da parte dei produttori c'è sempre stata. Oramai non siamo alla frutta ma alla frutta quasi mangiata del tutto, perché c'è un bel dire: l'Europa è deficitaria di carne, 8%; l'Italia è deficitaria di carne, 10%; nel Veneto produciamo il 35% del prodotto nazionale ed eravamo al 50.
Qual è il nostro deficit? Il nostro deficit è che non siamo riusciti a trasmettere ai consumatori la bontà dei nostri prodotti caseari e appunto le carni. La speranza è che la Regione ha autorizzato, ha messo in moto l'iter e abbiamo il marchio "qualità verificata", ora va sicuramente messo nelle condizioni di essere attivo perché non basta averlo ma va messo nelle condizioni di essere attivo, quindi la speranza per ripartire è solo lì. Perché per la speranza? Perché – e qua chiudo – oggi diciamo a massa vendiamo l'animale o vendiamo il litro di latte al prezzo degli anni '80, '85. Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barbisan.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
La crisi del settore è indubbio è una crisi forte, drammatica per certi aspetti, l'aumento della produzione è a livello europeo, la fine delle quote latte, l'embargo russo, tutta una serie di elementi che negativamente sono venuti a convergere hanno fatto sì che ci fosse anche una forte mobilitazione nel paese su questo tema ed è rispetto a questa questione che noi dobbiamo prendere coscienza.
Perché non è solo una questione di reddito, quando si chiude una stalla o una azienda va in difficoltà e ad ha una crisi anche per quanto riguarda le prospettive occupazionali di quell'azienda, c'è un arretramento a mio avviso dell'intera agricoltura, perché la zootecnica è uno capisaldi del settore agricolo. Quando chiude una stalla c'è un impoverimento complessivo dell'agricoltura e noi ci riempiamo la bocca della biodiversità, della fertilità del suolo, etc., ma la chiusura di stalle provoca un impoverimento complessivo del settore agricolo. Per cui c'è anche un motivo che va oltre quella che è la questione della redditività e della produzione di qualità del nostro settore.
Da questo punto di vista è stato realizzato un accordo importante, il primo che vede di concretizzare una serie di istanze a seguito di questa mobilitazione che c'è stata, un accordo a livello governativo, e su questo credo dobbiamo inviarci perché ha in qualche modo ricompreso un po' le istanze che venivano dai vari mondi dei vari settori coinvolti sulla questione del settore lattiero-caseario.
Ebbene, ecco perché in premessa dicevo "ma cosa ne facciamo di due mozioni? Per trequarti ripete quella che dice una, partiamo da un testo!". Io invitavo questo Consiglio, nella persona dei promotori di queste mozioni, a fare un ragionamento unitario: questa Regione ha una politica precisa, rispetto a questo accordo nazionale vale quello che ha detto l'assessore Pan oppure abbiamo una valutazione un po' diversa? Queste mozioni quando chiedono di fare un qualcosa cosa chiedono in concreto? Come tramutano questa istanza e questa richiesta? Ecco perché volevo, auspicavo, una posizione unitaria per dire un qualcosa che sia più efficace. Perché, permettetemi, se la stessa maggioranza mi propone due cose un po' diverse e non riesce a mettersi d'accordo su una cosa così, poi l'Assessore ne dice un'altra anche lui un po' diversa, mi domando qual è l'azione e l'efficacia della politica sul settore della Regione Veneto! Questa è la valutazione che mi viene da un punto di vista politico spontanea, scusate!
Su questo non voglio fare della facile polemica, auspico solo e inviterei i colleghi a dire: no, possiamo anche ritirarle, possiamo discuterle distintamente, ma facciamo lo sforzo di produrre un documento unitario su cui non vedo grandi problemi. Per questo motivo, perché questa Regione, che è una delle maggiori produttrici di latte in qualche modo abbia una voce forte e unica sul piano istituzionale. A fianco degli allevatori ci siamo ritrovati insieme all'Assessore in più occasioni a sostenere e a dire sostanzialmente le stesse cose. Ecco perché trovo un po' strano e singolare che oggi noi vogliamo trovare delle accentuazioni diverse su questo tema e su questi argomenti.
Per quel che riguarda nello specifico trovo più completa la mozione del collega Barison, Elena Donazzan e quant'altro, su cui si può eventualmente lavorare per ricomprendere quelle che sono le altre istanze.
Voglio solo aggiungere una cosa: integrerei questa mozione con un punto, cioè farsi promotori di quello che si può definire un tavolo bianco tra la grande distribuzione organizzata, gli industriali e i produttori, proprio per tenere monitorate e costantemente attiva l'attenzione su un tema di questo tipo.
Per quanto riguarda l'impegno regionale, il punto 13, come conosce bene l'assessore l'accordo ministeriale che c'è stato, dà facoltà alle Regioni - stando attenti a non contravvenire al de minimis su questo piano - di metterci qualche soldino in merito al discorso del latte. Capisco che abbiamo sempre problemi di soldi, ma dovremo pur attuare delle scelte e delle priorità. Ecco perché mi limitavo a dire nei miei comunicati stampa che è un accordo positivo quello del Governo, quanto meno ci ha messo dei soldi e non solo ha fatto della protesta e ha messo attorno ad un tavolo i vari soggetti, ma ha fatto uno sforzo tangibile. Quindi va sostenuto.
Poi ho letto oggi la dichiarazione sempre dell'assessore che desta qualche preoccupazione, ma siccome ieri era insieme al ministro, non so se è stato chiarito questo aspetto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
Oggi sono emersi dei temi importanti, dei temi che effettivamente mettono a nudo quali sono i problemi del mondo agricolo veneto e nazionale in questi mesi, da quando anch'io me ne occupo di persona.
Do solo un dato: dieci anni fa gli imprenditori agricoli, le imprese che producevano latte nel Veneto erano 34 mila, oggi sono 3.300, in dieci anni abbiamo perso il 90% degli imprenditori agricoli. Lo stesso vale, il consigliere Barbisan Fabiano penso mi sia testimone, per la carne; la stessa cosa sta facendo nell'ortofrutta, veronese in particolare, per vari motivi. Diciamo che in questa Regione l'unico comparto che effettivamente può sorridere è il comparto vitivinicolo, considerando anche i prezzi dei prodotti dei cereali, etc..
Detto questo, come è stato ricordato da più di qualcuno, la situazione viene da lontano, lascio perdere tutta la trafila delle quote latte, lascio perdere tutta la storia che ci ha portato ad oggi, gli sbagli di alcuni accordi avvenuti in Comunità europea negli anni scorsi, ed oggi i nodi sono arrivati al pettine, perché in questi frangenti, in questi mesi stiamo pagando scelte che arrivano dal passato.
Dico questo per dirvi che comunque non è che i 25 milioni di euro messi a disposizione dal ministro e dal Governo per tre mesi con cui si va a comprare del formaggio per gli indigenti risolvono il problema degli imprenditori agricoli o dei produttori della zootecnia. Io ho detto che è un regalino di natale perché per tre mesi diamo qualche centesimo, che non risolve assolutamente nulla per gli imprenditori agricoli, per carità buona l'azione, l'ho detto anche al ministro che sappiamo contro la Comunità europea e quindi gli aiuti di Stato, gli aiuti diretti all'agricoltura sia il Governo sia noi non possiamo fare nulla. Quindi è un escamotage che bisogna spiegarglielo. Considerate che, perché, un litro di latte sia remunerativo in questa Regione dovremo dare più di 40 centesimi al litro al nostro produttore; se non passiamo i 40 centesimi, alcuni si spingono anche più in là, noi abbiamo queste 3. 400 imprese in questo momento che stanno lavorando perdendo. Chi è imprenditore qui dentro non penso lavori a casa sua rimettendoci, è un processo che alla fine è un harakiri dal punto di vista economico.
In questi mesi, in questi giorni sto girando parecchie aziende, considerando che dal Governo rispetto a tutto il sistema delle quote sono arrivati in questa Regione quasi 100 milioni di multe di quote latte, ci sono imprese agricole che, perdendone sul latte, devono pagare anche multe che per alcuni imprenditori agricoli possono arrivare ai 4 o 5 rotti milioni. Quindi ci sono famiglie che sono indebitate e che stanno vendendo, anzi, le banche stanno mettendo all'asta case, campi e stalle, che non avete neanche idea. Questa è la situazione generale, dovuta a che cosa? All'embargo russo, la Nuova Zelanda che ci sta riempiendo di latte in polvere, che i paesi extra Comunità europea stanno riversando tutta la produzione di latte che prima andava in Russia – vedi Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, etc. – e anche naturalmente da un difetto che, in certi casi deriva da una non aggregazione del sistema che non c'è stato negli anni scorsi.
In qualche convegno, in qualche riunione ho detto ai nostri produttori, alle nostre latterie, che dobbiamo diventare noi una multinazionale di noi stessi che possa competere con le multinazionali della Lactalis Parmalat, etc..
Detto questo, vi spiego come fa a diventare latte italiano il latte di provenienza estera: io sono sloveno, vendo e fatturo una cisterna di latte della Slovenia al consigliere Azzalin che a sua volta la vende e la fattura al consigliere Finco, a questo punto il consigliere Finco ha un latte italiano. Questo passaggio di fatturazione permette che il latte diventi italiano. Questo è il dramma del sistema, cioè basta che ci sia una triangolazione di fatturazione e il latte diventa automaticamente italiano e quindi può produrre i formaggi italiani.
Vi ricordo che l'85% della produzione veneta delle nostre malghe e dei nostri produttori va a finire nei formaggi DOP fortunatamente, che è una risorsa importante, quindi l'Asiago, il Grano Padano, il Montasio, il Veronese, etc.. Ma la mia preoccupazione è proprio che ci sono questo tipo di acquirenti, l'ho detto ieri al ministro "fai attenzione che questi centesimi che tu dai vanno nel prossimo anno", perché nel SIAN non c'è la registrazione di chi sta facendo questo tipo di fatturazione e quindi gli acquirenti, che sono guarda caso aziende terze - e non voglio fare politica ma quasi tutte del centro sud - possono acquisire del latte estero e prendersi i centesimi che dovrebbero andare ai nostri imprenditori agricoli. È un sistema su cui porre molta attenzione, anche perché a febbraio ritorniamo al punto di prima.
Come Regione Veneto siamo i primi che hanno cominciato a pagare l'anticipazione della PAC, il PSR. Con le latterie, con i produttori del latte, Agriform, stiamo preparando un progetto importante del recupero del siero, che da questo punto di vista può essere una nuova attività. Il siero del latte, non ve lo spiego, è un prodotto di scarto del latte, noi ne produciamo 35 mila quintali al giorno che può essere recuperato per fare prodotti farmaceutici, per la cosmesi, etc.. Siccome lo vendiamo ai francesi e ai tedeschi, magari concentrandolo qui in Veneto in un impianto, dando la possibilità di concentrare questo siero in un unico luogo può essere un progetto per dare una redditività costante alle nostre latterie.
Nell'ultima Giunta abbiamo dato 500 mila euro per la promozione di prodotti caseari e adesso partiamo con la promozione dei marchi QV che interesseranno anche la carne; stiamo pagando l'anticipazione PAC e stiamo già pagando anche il PSR, rispetto a tante Regioni di questa Italia che il PSR non sanno neanche cos'è e non è neanche approvato.
Questo è quello che abbiamo messo in moto in questi quattro mesi, non voglio attaccare il Governo e non ha neanche senso, dico solo che dare 2 o 3 centesimi fino a febbraio ditemi voi se risolverà un problema o se è un solo palliativo per far stare buoni i nostri imprenditori agricoli. Purtroppo, invece, il sistema in questo momento avrebbe bisogno di un apporto importante non di un contributo una tantum, ma di una progettualità che porti una redditività costante ai nostri imprenditori agricoli. Questi progetti li ho consegnati al ministro, anche quello con il marchio Regione Veneto. Il ministro l'ho visto il 9 novembre, l'ho visto quattro o cinque volte, l'ho visto a Roma, l'ho visto ieri a Verona e lo sollecito continuamente, sollecito il Governo su questo, però le risposte sono a Bruxelles.
Ho parlato anche con i responsabili di Bruxelles, ci sono stato e ci andrò mercoledì, vi posso solo ripetere la risposta che mi ha dato un dirigente della Comunità europea riportata dal Commissario all'agricoltura Hogan riguardo alle multe, alle quote latte e ai produttori agricoli di latte, in particolare i nostri. La risposta me la sono scritta, perché una frase così me la scrivo: "Se sono ancora vivi vuol dire che stanno bene". E qui chiudo.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
Mi pare che la proposta emersa dall'intervento del consigliere Azzalin di poter fare un'unica votazione su un unico testo cade nel vuoto, nel senso che dovremo sospendere e fare una sintesi, ma mi pare che i primi firmatari non siano di questo avviso.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Non è che non siamo dello stesso avviso perché sostanzialmente le due mozioni dicono la stessa identica cosa. Nell'economia dei tempi, se noi vogliamo tradurre queste due mozioni in un'unica mozione dobbiamo sospendere il Consiglio, dobbiamo provvedere alla stesura di un nuovo testo, dobbiamo ripresentarlo e tornare nuovamente a discussione. Quindi credo che approvando le due Mozioni riusciremo comunque a raggiungere l'obiettivo di risparmiare i tempi e di rafforzare l'intendimento di entrambi i proponenti. Su questo credo che possiamo convergere.
Quindi nell'economia dei nostri lavori credo ci convenga agire in questa direzione, altrimenti ci troveremo nelle condizioni di dover dedicare a questo argomento, che meriterebbe ben altri tempi e purtroppo saremo chiamati a parlare di questa questione anche nei prossimi mesi, perché l'intervento fatto dal Governo, questi 3 centesimi e rotti - meglio questo che niente si dice -, corre il rischio di essere un pannicello caldo su un ammalato che o viene curato con una cura da cavallo, altrimenti ci ritroveremo tra tre mesi nelle condizioni di dover constatare il decesso di tanti imprenditori che, non riscontrando più le condizioni economiche per poter continuare la loro attività, si vedrebbero costretti a chiudere i battenti.
Noi dobbiamo capire, al di là dei pannicelli caldi, che dobbiamo garantire competitività alle nostre imprese agricole e per garantire competitività dobbiamo prima di tutto fare in modo da sgravarle dalla concorrenza sleale. Perché arriva nel nostro paese latte da diverse parti nel mondo non solo d'Europa, la cui produzione spesso non deve sottostare agli stessi obblighi che devono essere rispettati dai produttori italiani, tutt'altro. Ci ritroviamo nelle condizioni che arriva del latte con un prezzo estremamente basso sul nostro mercato, ma senza avere quelle garanzie di tipicità, di qualità e salubrità richieste dai nostri consumatori. Noi dobbiamo fare in modo di fare qualcosa di concreto, ecco perché prima dicevo che non dobbiamo limitarci a sterili enunciazioni, ma dobbiamo fare tutto il possibile.
Ricordo quando c'è stata la grave crisi della mucca pazza nel '96, ero assessore regionale all'agricoltura a quel tempo, e qualcuno ricorderà, anche il collega Barbisan e altri Colleghi che erano coinvolti direttamente nella crisi della zootecnia, che come Regione Veneto abbiamo stanziato, erogato 20 miliardi di lire a favore dei nostri produttori di carne. Allora dobbiamo con forza fare in modo che ognuno faccia bene il suo mestiere, noi come Giunta regionale possiamo fare in modo di fare tutto il possibile per sgravare i nostri produttori dalle incombenze di natura burocratica legate alla Regione, ma questo è un piccolo tassello. Dobbiamo chiedere al Governo nazionale non interventi spot e pannicelli caldi, ma dobbiamo chiedere una cura da cavallo - restando nel settore zootecnico -, cioè fare in modo che venga garantita in tutti i modi la competitività a lungo termine delle nostre imprese agricole. Non c'è altro modo. Perché altrimenti con i pannicelli caldi non facciamo altro che prolungare l'agonia dei nostri imprenditori, che non trovano giustificazione nel continuare la loro attività.
Ribadisco, se chiudono le nostre imprese agricole non ne hanno un danno solamente i nostri consumatori dal punto di vista dell'approvvigionamento delle derrate alimentari, ma ne ha un danno il nostro territorio e il nostro ambiente e di questo dobbiamo essere tutti consapevoli. Ecco quindi il senso di entrambe le mozioni: fare in modo da indurre il Governo nazionale, che ha disponibilità, risorse e strumenti, ad intervenire proprio per garantire i controlli. A nulla servono le regole se poi qualcuno questa regole le rispetta e qualcun altro no: controlli alle frontiere, controlli per quanto riguarda le strutture di trasformazione e fare in modo che questo pannicello caldo dei 3 centesimi anziché andare ai nostri imprenditori agricoli vada a vantaggio di chi si serve dei nostri imprenditori agricoli per continuare sia con l'approvvigionamento interno che con l'approvvigionamento da altri paesi a garantire i propri interessi a scapito dei nostri imprenditori. Anche questo è qualcosa che deve essere oggetto delle nostre attenzioni.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Concordo con quanto ha già espresso il collega Berlato, ci tenevo però a dire che voglio accogliere la proposta che è stata fatta dal consigliere Azzalin in merito al fatto di inserire all'interno della mozione anche l'istituzione di questo tavolo bianco con produttori e grande distribuzione, proprio per mantenere il tema centrale nell'attività della nostra Regione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
Le mozioni si votano separatamente, procediamo con il voto della mozione n. 61.
Ci sono dichiarazioni di voto?
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Sono stato stimolato dagli interventi che mi hanno preceduto, soprattutto per dire che su questa questione della mobilitazione del settore zootecnico non si sono mosse solamente alcune organizzazioni professionali a scapito di altre. Forse uno dei segreti del risultato sia pure modesto raggiunto è proprio essere riusciti a muoversi tutti all'unisono, quindi tutte le organizzazione professionali, tutte le associazioni di produttori, produttori e in genere chi a diverso titolo li rappresenta. Questo ha rappresentato un elemento di coesione e, come spesso avviene, quando ci si unisce per fare in modo da convergere su un obiettivo di interesse comune si riesce ad avere qualche risultato sicuramente positivo. Su questo credo sia importante non creare primogeniture perché se no va a finire che magari si vanifica parte del risultato acquisito.
Per quanto riguarda la questione dei tavoli, a me sembra che a forza di creare tavoli daremo sicuramente un impulso al settore del legname e altre cose del genere, però credo che al di là dei tavoli - tavolo verde, tavolo azzurro, tavolo bianco e tavolo rosa e altre cose del genere - le energie che abbiamo le andiamo a dissipare con questi tavoli e i produttori si trovano nelle condizioni di dover assistere a qualche titolo di giornale che riporta altre risorse per gli imprenditori agricoli. Ma di queste risorse gli imprenditori agricoli spesso non vedono neanche l'ombra, perché magari gran parte di queste risorse o vengono utilizzate dalle grandi strutture di trasformazione, o dalle strutture della grande distribuzione organizzata, o magari da qualcuno che vive sulle pratiche, anche quelle relative ai funerali degli agricoltori. Perché anche di questo c'è qualcuno che si specializza, anziché lavorare per il bene degli agricoltori magari lavora per riuscire a trarre vantaggio dalle pratiche che gli agricoltori devono fare per effetto di una normativa sempre più complessa e più farraginosa e difficile da rispettare.
Quindi anche su questo vorrei dare un segnale forte ai nostri produttori, che sono l'anello più debole di tutta la catena, in questo caso i produttori di latte, ma tra poco dovremo parlare anche dei nostri produttori di carne che sono messi certo in condizioni non certo migliori rispetto ai produttori di latte.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Ci sono altre dichiarazioni? No.
Pongo in votazione la mozione n. 61.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Passiamo alla mozione n. 67.
La parola al consigliere Azzalin, per leggere l'integrazione apportata.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non voglio fare un dialogo personale con il collega Berlato, però il suo discorso potrebbe essere valido anche per la politica delle mozioni: ovvero cosa ne segue alle mozioni che noi facciamo? Quali sono gli impegni che la Giunta...? La proposta di un tavolo bianco non è quella di istituire un ulteriore momento ridondante di quelle che sono le aspettative, ma c'è da mettere insieme vari soggetti e c'è bisogno di coordinare delle politiche e di essere vigili e non solo di spendere delle parole vuote o di votare delle mozioni. Io credo che di questo ne possa beneficiare la Regione, il lavoro dell'Assessorato e noi, rispetto a quelle che possono essere azioni che mettiamo in campo, perché sappiamo benissimo che dobbiamo smuovere delle situazioni che vanno fuori e sono fuori anche da quest'Aula. Io capisco che generalizzare a volte è facile, però dire che tutti i tavoli non servono perché alla fine...
Però ha fatto una mozione dove l'unico imputato e responsabile sembra essere è il Governo; è un po' pochino e magari di parte diciamo questo. Quindi da questo punto di vista sono per ringraziare il collega Barison, per sostenere la sua mozione perché alla fine la arricchisce, è molto calibrata sulle questioni regionali e credo che l'assessore e la Giunta regionale possano avvalersi di un tavolo di questo tipo per implementare, se possibile, qualche ulteriore azione positiva nei confronti di un tema così importante e delicato.
Per cui la proposta integrativa è la seguente: a promuovere un tavolo bianco regionale tra GDO, industriali e produttori lattiero-caseario al fine di tenere alta l'attenzione sulla crisi del settore e coordinare iniziative in tal senso.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Fabiano Barbisan.

Fabiano BARBISAN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Volevo aggiungere qualcosa, forse parlando in maniera non troppo vivace non sono stato ascoltato in maniera a mio avviso determinata.
Parlo da produzione. Noi abbiamo un problema, consigliere Azzalin, è un problema grosso che si trascina da trent'anni: mentre tutti i consumatori vanno al supermercato e comperano una bistecca a 18, 15 euro, che vuol dire le 30 mila lire di quando eravamo in lire; il bovino vivo intero, il cosiddetto toro, il cosiddetto manzo, non so che termine volete dare, per noi si chiama bovino, vale ancora 1.700 euro che sono pari ai 3 milioni e 4, 3 milioni e 5. La mezzana che valeva in macello 7.500, 8 mila lire al chilo, oggi è a 4 euro, cioè i prezzi sono pari.
Non è che voglio mettermi a fare il maestro, ma sono uno che ci ha creduto e che ci crede tutt'ora, ho investito tutta la vita in questo lavoro, carne e latte, vi tedio due ore se mi metto. Forse facciamo veramente per la prima volta, ma dico veramente per la prima volta, un qualcosa di nuovo, cioè io dico: i produttori, tutti, e anche i produttori magari messi insieme, associati, cioè associati in un tavolo, va bene, ma per carità lasciamo perdere per il momento la distribuzione. Quando sento il termine "filiera" mi si raddrizzano i capelli, vado in agitazione. A Roma, a Bruxelles io ci sono stato, sono stato anche a rappresentare l'Italia, il male è il tavolo di filiera. Lo sbaglio che noi facciamo e che noi possiamo ancora fare, quanti sono? 25 milioni di euro? Ma può darne 250 a 2 miliardi di euro ai produttori, se noi li spalmiamo sul litro di latte sono tutti soldi che vanno all'industria. Se noi li spalmiamo sull'animale al capo, sono tutti soldi che vanno in Francia. Se noi li spalmiamo su una filiera... questo è uno studio fatto a suo tempo quando si parlava della riforma PAC, dove noi produttori individuavamo una cifra che era pari al 35% del plafond, cioè circa 200 milioni per la zootecnia, carne e latte, cioè c'era una logica, non vi tedio. La Francia dava il 70%.
Bene, il ministro Martina, ma probabilmente anche i precedenti, io ho iniziato a conoscerli da Pecoraro Scanio in avanti, ha tagliato e da 200 milioni siamo arrivati a 66, praticamente quasi nulla.
L'unico capitolo che può essere premiato è il capitolo qualità. Quindi noi abbiamo qualità verificata qua, e sistema di qualità nazionale a Roma, approvati e da portare avanti come produttori. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barbisan Fabiano.
Se ho ben capito, il consigliere Azzalin propone un emendamento che viene accolto dal primo firmatario della mozione.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Chiedo un attimo di sospensione per parlare con il consigliere Barbisan sulla modifica proposta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
Quindi lei accetta l'emendamento proposto dal consigliere Azzalin, perché il promotore deve sottoscriverlo. Va bene.
Visto la situazione prima bisogna che l'emendamento sia depositato, sottoscritto dal proponente e poi verificato per l'Aula.
Sospendo 5 minuti la seduta.
La Seduta è sospesa alle ore 16.42
La Seduta riprende alle ore 16.47

PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori.
Devo ancora capire se l'emendamento è stato sottoscritto dal promotore perché, ricordo, le mozioni possono essere modificate con il consenso del promotore.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Non viene accettato l'emendamento proposto e la mozione rimane quella originaria.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
Va bene. La mozione non viene modificata.
La parola al consigliere Azzalin, per dichiarazione di voto

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Noi votiamo a favore di questa mozione anche se non è stato accolto l'emendamento che avevo proposto e che inizialmente mi sembrava non sortisse nessun problema.
Ci sono delle sensibilità che non colgo che sono probabilmente altra cosa del tema oggetto della discussione e che non interessano probabilmente né il mondo associativo né tanto meno i produttori lattiero-caseari.
Tuttavia, anche perché vorrei vedere la prossima volta che siamo di fronte a una crisi o a una verifica di questa situazione, come andiamo a testimoniare che non siamo d'accordo sull'istituzione di un tavolo.
Comunque, ripeto, noi la votiamo convintamente. Pensavamo che quello fosse un arricchimento a sostegno dell'Amministrazione e per un coinvolgimento del settore, non solo limitato ai produttori. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Berlato, per dichiarazione di voto.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Spesso guardiamo con diversa attenzione alla mozione presentata dal consigliere Barison perché, parliamoci chiaramente, noi dobbiamo chiedere strumenti di intervento a chi li può fornire.
In questa fase la Giunta regionale sta facendo di tutto e di più per dare riscontro alle esigenze dei produttori, non di altri soggetti. Su questo va rimarcato l'impegno dell'assessore Pan e dell'intera Giunta regionale in quella direzione.
Dobbiamo evitare che i produttori pensino che il Governo ha fatto il suo dovere e adesso con i 3 centesimi se ne può anche disinteressare delle problematiche dei nostri produttori e che spetti alla Regione trovare soluzioni a tutti i problemi della zootecnica veneta nazionale.
Siccome con il coinvolgimento di soggetti diversi - come la grande distribuzione organizzata, come le industrie di produzione, come una serie di altri soggetti - corriamo il rischio di far perdere di vista l'obiettivo che vogliamo cogliere, cioè aiutare i nostri produttori di latte, questo è il nostro obiettivo, la mozione così come presentata riteniamo sia più che sufficiente per evidenziare il malessere che c'è nel settore.
Oltre ad evidenziare il malessere che c'è tra i nostri produttori, bisogna fare in modo che si possa convergere sul Governo nazionale perché agisca più concretamente per dare non pannicelli caldi ma per dare strumenti a lunga durata che possano favorire la competitività dei nostri imprenditori agricoli.
Questo deve essere il nostro impegno e non buttare fumo negli occhi ai nostri imprenditori con una serie di incontri o tavoli o altre cose del genere che non portano nulla di concreto o di positivo.
Ci sono già il Tavolo Verde, c'è la concertazione, ci sono tanti strumenti per poter dialogare ma per quanto riguarda i nostri produttori di latte come per i produttori di carne non c'è più tempo per dialogare o per parlare ma bisogna agire. In questa fase chi ha maggiori responsabilità e maggiori strumenti da mettere in campo è il Governo nazionale ed è a lui che la Regione Veneto deve chiedere maggiore concretezza ed incisività per dare risposte concrete alle esigenze dei nostri produttori.
Ecco il senso delle nostre mozioni. È in quella direzione che ci muoviamo con determinazione avendo ben chiaro il nostro obiettivo e non altri obiettivi che mirano solo a buttare fumo negli occhi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Pongo in votazione la mozione n. 67.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
8 e 9



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BARISON, GIORGETTI, DONAZZAN E RUZZANTE RELATIVA A "LA REGIONE SI IMPEGNI PER GARANTIRE L'INSERIMENTO DELL'IDROVIA PADOVA–MARE NEL PIANO REGOLATORE PORTUALE" (MOZIONE N. 53) (DELIBERAZIONE N. 81/2015)
E
MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI PIGOZZO, ZANONI, SINIGAGLIA, RUZZANTE, ZOTTIS, GUARDA E FERRARI RELATIVA A "LA REGIONE ACCELERI I TEMPI E ADEGUI GLI IMPORTI DELLA PROGRAMMAZIONE SULL'IDROVIA PADOVA-MARE" (MOZIONE N. 57) (DELIBERAZIONE N. 82/2015)

Le Mozioni n. 53 e n. 57 trattano dell'Idrovia; propongo la discussione unitaria e poi le votazioni separatamente.
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- il Governo ha annunciato, attraverso il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Del Rio, di essere in procinto di approvare la Legge di riforma dei porti che vada a sostituire l'attuale (legge n. 84 del 28.01.1994), con la volontà di: rivedere la governance dei porti; dimezzare il numero delle Autorità Portuali trasformandoli in Distretti Logistici che comprendono anche i loro retroterra, gli interporti; rendere i porti competitivi e concorrenziali rispetto al mercato nazionale e internazionale;
- per sostenere detto progetto di Riforma, che prevede di trasformare i porti in piattaforme logistiche con adeguati collegamenti ferroviari, autostradali, canali navigabili etc., il Ministro ha annunciato la disponibilità di 5 miliardi di investimenti pubblici;
- coerentemente a questo quadro il Vice Ministro del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, ha recentemente dichiarato in un convegno a Milano organizzato dalla UIL: "se c'è un porto italiano e uno solo su cui oggi occorre investire senza dubbio, la risposta è senz'altro Venezia"; e ancora: "oggi abbiamo 24 Autorità Portuali, è evidente che serva una selezione ma va fatta con criterio. Considerate le dinamiche geopolitiche dell'Oriente è evidente che sia l'Adriatico, anche in ragione del suo posizionamento ai Paesi mitteleuropei, il mare su cui nei prossimi anni si concentreranno i maggiori traffici mediterranei ed europei e che debba essere Venezia il fulcro di questi traffici";
DATO ATTO CHE:
A) l'Autorità Portuale di Venezia è l'Ente (L. 84/1994) cui afferiscono i poteri di: pianificazione, indirizzo, programmazione, coordinamento, autorizzazioni, promozione e controllo delle operazioni portuali;
B) la circoscrizione territoriale dell'Autorità è stata estesa "alla superficie interessata dal progetto della piattaforma d'altura e alle aree di collegamento in mare e a terra per il passaggio degli impianti e infrastrutture di collegamento" (Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 21.03.2014);
C) il documento fondamentale di pianificazione dell'Autorità è il Piano Regolatore Portuale (PRPV), quello attuale è molto datato e risale al 1965, per la sezione Porto di Marghera, e al 1908, per la sezione di Venezia centro storico;
D) per ridefinire gli obiettivi strategici di medio lungo periodo dell'Ente (basti pensare agli scenari del traffico marittimo a livello mondiale, allargamento del Canale di Suez e di Panama, aumento delle navi e dei carichi unitari, globalizzazione della produzione e dei mercati, nuova geografia della manifattura e dei consumi etc.), l'Autorità Portuale ha opportunamente inteso dotarsi di uno strumento di programmazione adeguato;
E) in data 8.09.2015 l'Autorità Portuale di Venezia ha pubblicato l'appalto per "l'analisi e la proposta di un nuovo Piano Regolatore Portuale" (scadenza presentazione domande il 16.11.2015), con allegato, tra l'altro, un documento denominato "Linee guida per la redazione del Piano Regolatore Portuale" che esplicita obiettivi e strategie e scenari di sviluppo;
F) l'orizzonte temporale di pianificazione del PRPV è di almeno 20/30 anni, in coerenza con gli indirizzi europei di programmazione finanziaria e infrastrutturale per la rete Ten-T centrale (2030) e per quella globale (2050);
G) capisaldi indicati nelle citate "linee guida" (pag. 21 e seguenti) sono, tra le altre, la realizzazione della piattaforma portuale d'altura e la prospettiva di una estensione del porto a dimensione "regionale" di "porto lungo" comprendente porti marittimi e fluvio-marittimi con i "collegamenti fluviali attraverso l'asse Idroviario Fissero-Tartaro-Canalbianco" e "dell'Idrovia Padova-Venezia" (pag. 18, punto 5);
RICORDATO che la procedura per l'approvazione del Piano Regolatore Portuale (art. 5 - L. 84/1994) prevede: l'intesa con i Comuni interessati; l'adozione del Piano da parte del Comitato Portuale; il parere tecnico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; la pronuncia di compatibilità ambientale a seguito delle procedure di VIA o VAS; l'approvazione da parte della Regione;
RITENUTO che nella prospettiva di sviluppo del Porto viene riscritta anche l'utilità di un opera come l'Idrovia Padova-Venezia come canale fluviale, che oltre all'aspetto della tutela ambientale e del rischio idrogeologico, diviene fondamentale, in quanto navigabile, nell'ottica di realizzazione di un porto di dimensione "regionale", dove si collochi anche il sistema Padova quale utile "retroporto" di Venezia;
impegna la Giunta regionale
a partecipare attivamente a tutte le fasi dell'iter amministrativo del nuovo Piano Regolatore Portuale di Venezia, più sopra citate, chiedendo l'inserimento dei collegamenti fluviali, dell'asse Idroviario Fissero-Tartaro-Canalbianco e dell'Idrovia Padova-Venezia, fino all'interporto di Padova, nel Piano di sviluppo del Distretto portuale di Venezia, così come previsto (punto 5, pagina 18) negli obiettivi nelle "linee guida" all'appalto pubblicato dall'Autorità in data 8.09.2015."
La parola al consigliere Barison, per l'illustrazione della Mozione n. 53.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
L'Idrovia Padova-Venezia è un argomento annoso che spesso torna nelle discussioni pubbliche. Lo abbiamo sentito oggi nella fase delle interrogazioni ed è stato discusso anche in questi giorni a livello della provincia di Padova come tema prioritario ed importante per la sicurezza idraulica del territorio.
Risale al 1963 il primo stanziamento di 6,6 miliardi di lire per realizzare il collegamento Idroviario tra la zona industriale di Padova e il canale marittimo Malamocco-Marghera nella laguna di Venezia. Sappiamo tutti che è un'opera incompiuta e con questa mozione si vuole affrontare il tema della programmazione di quest'opera nell'ambito del ridisegno dello sviluppo portuale di Venezia. Quindi è una mozione rivolta alla programmazione.
Com'è noto il Governo ha recentemente annunciato la volontà di rivedere la governance dei porti, di dimezzare il numero delle Autorità portuali trasformandole in distretti logistici che comprendano anche il loro retroterra e quindi anche gli interporti e di rendere quindi i porti più competitivi e concorrenziali rispetto al mercato nazionale e internazionale.
Per sostenere questa riforma che prevede di trasformare i porti in piattaforme logistiche con adeguati collegamenti ferroviari autostradali e canali navigabili, il Ministro Delrio ha annunciato la disponibilità di 5 miliardi di euro di investimenti pubblici.
Su questo Venezia non può farsi trovare impreparata anche in ragione della sua collocazione geografica rispetto ai mercati orientali e rispetto anche ai Paesi mitteleuropei.
Ora, l'Autorità portuale di Venezia, Ente a cui afferiscono i poteri di pianificazione, indirizzo, programmazione, coordinamento, promozione e controllo delle attività portuali, ha avviato le procedure per rielaborare il documento fondamentale di pianificazione dell'Autorità ossia il Piano regolatore portuale, rivedendo quello che attuale che risale al 1965.
I capisaldi, cioè le linee guida che sono state date come indirizzo, riguardano la realizzazione della piattaforma portuale d'altura e la prospettiva di una estensione del porto a dimensione regionale come "porto lungo" comprendente i porti marittimi e fluvio-marittimi con i relativi collegamenti fluviali.
In questa prospettiva di pianificazione e programmazione di sviluppo del porto diventa fondamentale inserire anche l'Idrovia Padova-Venezia quale opera strategica da programmare nell'ambito di un disegno più ampio. L'Idrovia infatti, oltre a garantire la sicurezza idraulica del territorio, è fondamentale in quanto navigabile nell'ottica di realizzazione di un porto di dimensione regionale dove si collochi anche il sistema Padova quale retroporto di Venezia.
Quindi con questa mozione si vuole impegnare la Giunta perché partecipi attivamente a queste fasi dell'iter amministrativo del nuovo Piano regolatore portuale ritenendo strategico l'inserimento all'interno del futuro Piano di sviluppo i collegamenti fluviali rappresentati dall'asse Idroviario Fissero-Tartaro-Canalbianco e dall'Idrovia Padova-Venezia fino all'Interporto di Padova.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
MOZIONE N. 57.
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- l'idrovia Padova-mare è una grande opera pubblica, progettata negli anni '50 del secolo scorso e tuttora incompiuta; i lavori per la sua realizzazione andarono avanti a fasi alterne fino al 1992, e in quell'anno il 60% dell'opera era stato completato;
- oltre ai grandi vantaggi che il completamento dell'idrovia Padova-mare apporterebbe dal punto di vista del contenimento dell'inquinamento atmosferico (in un territorio già pesantemente compromesso dal traffico automobilistico), l'opera in questione viene considerata da molte Amministrazioni comunali, da Legambiente, dalla CIA-Confederazione Italiana Agricoltori del Veneto, e da diversi Comitati e associazioni di Cittadini come assolutamente necessaria, data la sua importantissima funzione di canale scolmatore, a salvaguardia dalle ricorrenti e devastanti alluvioni;
- detta considerazione ha solide basi scientifiche, tra cui studi e modelli matematici realizzati da team di accademici di indiscusso valore, come il Prof. Luigi D'Alpaos;
- risale al 2006, ad esempio, l'articolo scientifico tratto dalla rivista "Padova e il suo territorio - anno XX, n. 119 - Febbraio 2006", intitolato "I rischi di inondazione nella provincia di Padova" che riporta immagini di modelli matematici che prefigurano le enormi devastazioni che produrrebbero le esondazioni di fiumi quali il Brenta e il Bacchiglione e, tra le soluzioni proposte per arginare gli enormi danni che ne conseguirebbero, quella del completamento dell'Idrovia viene ritenuta di grande utilità;
CONSIDERATO CHE:
- mentre la sola alluvione del 2010 arrecò danni per oltre 500 milioni di euro, il completamento dell'Idrovia Padova-mare avrebbe un costo stimato in 600 milioni di euro;
- tuttavia, nonostante gli indiscussi vantaggi che il completamento dell'opera in oggetto apporterebbe ai territori della "terraferma" da essa attraversati, resta da chiarire un punto critico, cioè l'impatto che essa avrà sulla Laguna di Venezia in termini di sversamento di inquinanti e di rispetto dei parametri fissati dal Piano Direttore, da anni in vigore;
- per questo motivo si rende assolutamente necessario che il progetto del completamento dell'Idrovia Padova-mare venga integrato con studi di valutazione delle dinamiche idrauliche tesi all'individuazione delle opportune soluzioni atte ad evitare eventuali conseguenze negative sull'ecosistema lagunare.
CONSIDERATO ALTRESÌ che:
- il Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni (di competenza del Distretto Idrogeografico delle Alpi Orientali) che avrà la sua definitiva e inderogabile approvazione il 22 dicembre 2015, ha collocato i lavori di realizzazione dell'opera in oggetto, nella "Misura di Protezione M32.1, n. 8", in una fascia temporale non prioritaria, ovvero nella cosiddetta "2^ Fase – A", che va dal 2022 al 2024;
- inoltre, il sopracitato Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni, ha previsto uno stanziamento di soli 92 milioni di euro da destinarsi all'Idrovia Padova-mare, a fronte dei circa 600 milioni necessari per il suo completamento;
- i Comuni di Campolongo Maggiore e Fossò hanno inviato delle osservazioni al Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni chiedendo che per i gravi rischi alluvionali cui è soggetto il territorio interessato, la realizzazione dell'Idrovia venga collocata nella scansione temporale corrispondente alla 1^ Fase A, che va dal 2016 al 2018, e che l'importo previsto che ammonta a soli 92 milioni di euro venga adeguatamente rivisto. Dette importanti osservazioni non sarebbero state accolte;
tutto ciò premesso e considerato,
impegna la Giunta regionale
- ad attivarsi con la massima urgenza affinché nel Progetto di Piano di Gestione del rischio di Alluvioni (di competenza del Distretto Idrogeografico delle Alpi Orientali) il completamento dell'Idrovia Padova-mare venga collocato nella scansione temporale corrispondente alla 1^ Fase A (2016-2018) e affinché l'importo previsto di soli 92 milioni di euro venga adeguatamente rivisto;
- ad operare affinché il progetto relativo al completamento dell'Idrovia Padova-mare venga integrato con solidi studi delle problematiche idrauliche e dei relativi effetti ambientali individuandone le migliori soluzioni per evitare impatti negativi sull'ecosistema naturale della Laguna di Venezia."
La parola al consigliere Pigozzo, per l'illustrazione della Mozione n. 57.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sarò breve visto che le motivazioni generali sono praticamente analoghe a quelle riportate adesso dal collega Barison per l'altra mozione e anche tenendo conto della risposta e della replica che abbiamo visto prima nella risposta all'interrogazione che avevo presentato a suo tempo.
L'obiettivo è largamente atteso dai territori, c'è un problema di programmazione e di pianificazione, quindi la sostanza di questa mozione - che in parte si differenzia da quella del collega Barison nel senso che lui ha trattato l'inserimento nel Piano regionale portuale complessivo dell'opere - entra di più nello specifico richiedendo un'attenzione particolare su alcuni punti critici della progettazione oltre che sui finanziamenti e sui tempi legati alla progettazione e poi realizzazione.
Per la verità avevamo tentato di fare una sintesi tra le due mozioni e poi si è preferito lasciarle distinte, comunque credo che l'obiettivo è largamente condiviso e la mozione impegna la Giunta a dar seguito alle anticipazioni fatte già prima dall'assessore Bottacin per quanto riguarda il prosieguo rapido della progettazione e poi dell'inserimento di quest'opera nella realizzazione a breve-medio termine.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.

Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Per quanto riguarda la prima mozione ricordo che con l'Autorità portuale ci sono già stati dei contatti e sono in corso dei contatti con Paolo Costa proprio per quello che è stato proposto.
Per quanto riguarda invece gli altri due aspetti che sono contenuti nell'altro documento, come ho detto prima in risposta all'interrogazione, è già stato inserito nel progetto di Piano di Gestione rischio alluvioni per un importo di 534 milioni.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello che "venga integrato con solidi studi nelle problematiche idrauliche", la supervisione viene condotta, nonostante sia stata assegnata ad un soggetto privato la progettazione, e c'è la supervisione del professor D'Alpaos a cui è stato dato un incarico specifico e anche vincolato al fatto di tener conto di tutte le osservazioni che sono pervenute da Comuni, Comitati etc..

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Semplicemente: 1) per sottoscrivere la mozione Barison. Sono due mozioni distinte e diverse come argomenti che vengono trattati; 2) riconoscere quanto ha detto l'assessore Bottacin perché ha già risposto nell'interrogazione quindi parzialmente gli obiettivi della seconda mozione Pigozzo sono già stati decisi nella risposta all'interrogazione; 3) ricordare che su questo possiamo veramente trovare un accordo unanime di quest'Aula, perché se non ci battiamo sulle questioni della sicurezza idraulica sui presupposti delle indicazioni del professor D'Alpaos difficilmente siamo credibili nel nostro territorio.
Quindi su questo faremo una battaglia qui e la faremo a Roma dove sarà necessario recuperare questa come opera prioritaria per la sicurezza idraulica di questo territorio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Non ci sono altre richieste di intervento né dichiarazioni di voto.
Passiamo alla votazione delle due mozioni.
Pongo in votazione la Mozione n. 53.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione la Mozione n. 57.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
10



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI FABIANO BARBISAN, GEROLIMETTO, FINCO, RIZZOTTO E POSSAMAI RELATIVA A "CARNE ROSSA: L'ALLARMISMO NON FA BENE A CONSUMATORI ED ALLEVATORI" (MOZIONE N. 54) (DELIBERAZIONE N. 83/2015)

"Il Consiglio regionale del Veneto
APPRESO CHE:
- l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha appena pubblicato un rapporto sull'incidenza della comparsa di cancro al colon e il consumo di carni lavorate come salumi, wurstel e bacon;
- lo studio in questione pubblicato tra l'altro sulla rivista scientifica The Lancet Oncology include tra i prodotti cancerogeni anche la carne rossa "fresca" come quella del manzo, maiale, vitello, agnello, pecora, cavallo e capre;
PREMESSO CHE:
- le carni Made in Italy sono ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione "doc" che assicurano il benessere e la qualità dell'alimentazione degli animali;
- il rapporto dell'OMS è stato redato su scala mondiale su abitudini alimentari diverse da quelle italiane senza tener conto che la carne prodotta in Italia non è affatto comparabile con hamburger, hot dog, wurstel e bacon prodotti in altri Paesi come ad esempio gli Stati Uniti;
- il consumo medio di carne degli italiani è di 78 chili a testa a fronte di un consumo di 125 chili a testa degli Stati Uniti e 120 chili degli australiani;
- dal punto di vista qualitativo la carne italiana è meno grassa e la trasformazione in salumi avviene con l'utilizzo di spezie e aromi naturali senza l'uso di processi di trasformazione per la conservazione industriale e l'aggiunta di conservanti chimici messi sotto accusa dall'OMS;
CONSIDERATO CHE:
- la filiera zootecnica veneta vale il 13% della produzione agroalimentare "Made in Italy" e che da anni rispetta appositi disciplinari e controlli di qualità ed è impegnata a garantire ai consumatori la massima sicurezza anche attraverso la formazione, trasparenza e controllo della filiera;
- la Regione del Veneto nel 2012 ha creato il marchio QV "Qualità Veneta" che certifica il vitello ai cereali, il vitellone e la scottona ai cereali, regolandone l'allevamento, l'alimentazione e la macellazione secondo precisi protocolli di qualità;
CONSTATATO CHE:
- la produzione di carne in Veneto coinvolge circa seimila allevamenti ripartiti tra le province con oltre 200 mila tonnellate di carne bovina prodotta per 500 milioni di euro di fatturato e 134 mila tonnellate di salumi e braciole di suino per poco meno di 200 milioni di fatturato;
- in Veneto sono 1.500 le macellerie per 4.500 posti di lavoro, oltre a 200 laboratori artigianali per circa 2 mila addetti;
CONSIDERATO infine che:
- il consumo di carne bovina aveva già subito un calo del 6% rispetto ai consumi registrati nel 2014, il tutto aggravato dalla concorrenza interna europea di nazioni come la Polonia, Germania e Francia;
- con gli allarmismi dell'OMS di questi giorni, i consumi di carni cosiddette "rosse" sono calati fino al 15%;
tutto ciò premesso,
invita la Giunta regionale
a) a intraprendere una campagna di informazione a difesa della carne veneta, dei prodotti da essa derivati a garanzia anche della tutela della salute dei cittadini;
b) a intervenire presso il Governo della Repubblica affinché si adoperi con forza presso l'Unione Europea per dare nuovo impulso al processo di obbligo di etichettatura d'origine di tutti gli alimenti al fine di salvaguardare i consumatori e il reddito delle imprese agroalimentari."
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Questa è una delle tante mozioni che discutiamo oggi in Consiglio regionale sul tema agricoltura purtroppo. Dico "purtroppo" perché se discutiamo vuol dire che ci sono dei problemi per le aziende, che hanno dei risvolti economici e sociali importanti.
Periodicamente si innescano degli allarmismi sui problemi dei prodotti alimentari, degli alimenti. Se il termine "terrorismo" non fosse in questi giorni così tristemente famoso si potrebbe definire: terrorismo alimentare.
Come tutti sapete, un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le carni rosse cancerogene e questo ha fatto allarmare tutti, anche indignare tutti
Molte volte viene da chiedersi: perché, a chi giova questo meccanismo?
Di sicuro non giova ai produttori e ai consumatori, e anche il tempismo è un po' quasi sospetto, vorrei dire, perché contestualmente il Parlamento europeo autorizza il consumo di insetti, larve etc. per scopi alimentari.
A chi giova tutto questo?
Ai consumatori no di sicuro perché sono disorientati e anche la Federazione dei medici pediatri si è allarmata per le notizie riguardo la carne rossa che poteva essere assimilata a un prodotto cancerogeno e hanno fatto le loro dichiarazioni.
Ma questo non è bastato: i consumi sono scesi e in quei giorni il prodotto è calato di 10 centesimi al chilo.
Sarà poco, ma è forse molto di più quanto poteva essere l'attesa di guadagno dei produttori. Mentre l'allarmismo si è subito assopito, il calo del prezzo è rimasto. Ho fatto una stima a proiezione annua sono quasi 18 milioni di euro che i nostri allevatori non percepiscono e non è che lo risparmino i consumatori perché al banco la carne non è diminuita, perciò qualcuno in mezzo guadagna quei 18 milioni di euro che i produttori perdono.
Ricordiamoci della mucca pazza o del maiale alla diossina o i polli con la SARS, sono stati tutti allarmi che non avevano nessuna fondatezza.
Nel 2002 ho partecipato alla raccolta di firme per l'indicazione obbligatoria in etichetta dell'origine dei prodotti. Nel 2002 abbiamo fatto questa raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che è arrivata a questo Consiglio e questo Consiglio prontamente l'ha adottata. Pensavamo di avere risolto qualcosa e invece oggi, a distanza di altri 12-13 anni, siamo alle solite.
A livello locale tutti sono d'accordo però poi c'è tanta gente che predica bene e razzola male.
È stato ricordato prima dal collega Barbisan, quando c'è stato da distribuire le risorse delle politiche agricole comunitarie, a livello nazionale è stata fatta una scelta penalizzante nei confronti del settore zootecnico.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Due brevissime considerazioni.
Noi siamo d'accordo su questa mozione proposta.
Tracciabilità, qualità, promozione sono i punti su cui incardinare un'azione politica amministrativa efficace per rispondere ai problemi che investono questo settore.
Si è creato dell'allarmismo, in parte sono ovviamente problemi veri ma che sottostanno a quella che deve essere un'educazione alimentare consona, anche in termini di consumo.
Per cui da questo punto di vista io credo che vada bene l'invito alla Giunta sull'informazione che deve essere data attraverso una campagna promozionale adeguata ed articolata. Vorrei stigmatizzare come questa mozione è carente di un punto. Quando parliamo di garantire i consumatori, il reddito delle imprese etc. etc., non possiamo non porci il problema, anche qua ahinoi collega Barbisan, di riorganizzare il Tavolo di filiera perché lei sa benissimo che se vogliamo risolvere questi problemi questo è uno dei punti che dovremmo affrontare.
Però mi va bene comunque così, fermo restando che continuiamo ad essere un po' troppo sul generico. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Cari Colleghi, qui ci troviamo di fronte a un altro esempio di terrorismo mediatico.
Non è usato a sproposito questo termine perché quanto è successo anche in questa occasione, è il modo per disorientare i consumatori, cioè fare in modo che invece di fidarsi di un prodotto conosciuto si fidino di più di un marchio della grande distribuzione organizzata che propina, a seconda delle proprie convenienze, un prodotto che può arrivare dall'Europa o dall'altra parte dell'Atlantico o del Pacifico.
Questo è quello che succede e quindi noi quando parliamo di "garantire un reddito ai nostri produttori" bisogna creare le condizioni perché i consumatori sappiano cosa esce dalle nostre imprese agricole e dai nostri allevamenti.
Noi possiamo dire a tutti gli effetti di poter garantire in Italia la miglior sicurezza alimentare rispetto a qualsiasi altro Paese d'Europa e del mondo, anche perché nel nostro Paese le normative comunitarie vengono applicate spesso in maniera ancora più realistica del re chiedendo ai nostri produttori il rispetto di regole in maniera così ferrea e così pedante da obbligare i nostri produttori a delle situazioni incredibili.
Lo abbiamo visto anche con le nostre malghe in montagna che devono essere trasformate in cliniche svizzere con tanto di piastrelle, norme sanitarie etc., e magari andiamo in Austria, o in qualche altro Paese europeo, hanno il letamaio davanti all'albergo dove vengono ricevuti gli ospiti.
Questo per dire delle due l'una: se noi vogliamo garantire competitività dobbiamo garantire a tutti la stessa base di partenza e il rispetto delle stesse regole.
Non è possibile che i nostri imprenditori siano chiamati a rispettare delle regole in un modo così asfissiante come non avviene in altri Paesi d'Europa.
Dobbiamo quindi partire da questo per garantire anche una corretta informazione. Inostri consumatori devono sapere che ciò che esce dalle nostre imprese agricole è garanzia di salubrità e il consumatore, se correttamente informato, deve sapere che se spende qualcosa in più per comprare i nostri prodotti - perché hanno costi di produzione più elevati rispetto ad altri Paesi - non butta via i soldi ma fa un investimento a vantaggio della propria salute e della salute dei propri cari.
Il rapporto con la grande distribuzione. Io non sono un fanatico contro la grande distribuzione. Però dobbiamo essere consapevoli del fatto che spesso la grande distribuzione non ha nessun interesse a fare in modo che il consumatore abbia una adeguata informazione della provenienza dei prodotti che va a commercializzare. Anziché utilizzare i prodotti a marchio che vanno a certificare la provenienza delle nostre produzioni che vengono sul mercato, spesso si promuovono prodotti che vengono messi sul mercato con il marchio della grande distribuzione che, in molti casi, non va a comprare il prodotto per fare un favore al produttore veneto o toscano o quant'altro ma spesso va a comprare il prodotto dove gli costa 1 euro in meno per poi riuscire a posizionare sul mercato un prodotto che possa essere standardizzato nella qualità, nell'aspetto, nel sapore. Questo fa in modo che il consumatore si abitui a un prodotto che va abbastanza bene dimenticando i nostri sapori, la qualità e la salubrità dei nostri prodotti. Questo è quanto avviene.
Quindi anche nel rapporto con la grande distribuzione noi soffriamo del fatto che la nostra produzione non è organizzata. Mentre è molto organizzata la domanda concentrata in poche mani, non è organizzata l'offerta e spesso i nostri produttori sono chiamati a sopravvivere per garantire i guadagni della grande distribuzione perché ai nostri produttori viene riservato un prezzo che è al limite della sopravvivenza, come sta avvenendo adesso per il latte oppure per la carne. Questo è quanto avviene.
La nostra iniziativa, quindi, è quella di garantire una corretta informazione per fare in modo che se i nostri consumatori sono oggetto di azioni di terrorismo mediatico, come in questo caso sulla questione della carne rossa, sappiano resistere ed essere fidelizzati ai nostri produttori.
La corretta informazione garantisce la fidelizzazione dei consumatori in modo tale che, nonostante gli attacchi mediatici, ci sia questa fiducia che è alla base del rapporto che ci deve essere tra i consumatori e i nostri produttori.
Differentemente da questo ci troveremo periodicamente oggetto di queste incursioni animali-ambientaliste-vegane. Nella misura in cui noi garantiamo corretta informazione, garantiamo la difesa e prospettive di reddito ai nostri imprenditori.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Barbisan.

Fabiano BARBISAN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Velocissimo per non tediarvi.
Visto che siamo stati tirati in ballo, perché far intervenire Roma prima della Regione?
Valtellina, è una località ben conosciuta in Lombardia, non c'entra niente col QV. Informatevi bene perché quello che vi dico è sicuramente verità.
Non esiste un grammo di carne, non potrà mai esistere e non è mai esistito, nella bresaola della Valtellina che sia carne italiana. Informatevi. Per lo speck dell'Alto Adige - altra Regione fuori dal QV - la carne, la materia prima, la cosiddetta baffa cioè la coscia disossata, è sicuramente 100% carne tedesca.
Poi, Patrizia Bartelle, parliamo dell'insalata magari.
Quando nel 2010 c'è stato lo scandalo della diossina nella carne del maiale di Germania, cosa era successo? Semplice: per fare il mangime, quel mangime col quale si alimentano gli animali, si usa un coadiuvante, cioè le varie percentuali - siccome hanno peso specifico diverso – per restare legate devono avere un legante, un coadiuvante che normalmente è un olio, l'olio di palma, i tedeschi hanno pensato bene di usare l'olio esausto, l'olio bruciato per così dire. Era marzo-aprile e hanno gridato allo scandalo nel mese di giugno.
Ora, siccome per stagionare gli speck ci vogliono dai da quattro a sei mesi, da aprile a giugno in avanti avete sentito scandalo sugli speck che erano in Italia? No.
Avete sentito uno scandalo durante l'anno, aggiungo, su una tra le marche di prosciutto più famose che degustiamo come il prosciutto di Sauris? Quanti allevamenti ci sono a Sauris, chi ha avuto la possibilità di andarci o ci è passato?
Quindi non vi tedio su altre cose.
L'OMS ha fatto nient'altro che uno studio compiuto molto, io dico, male perché non ha spiegato perché l'unico alimento al mondo presente in tutte le tavole a tutte le latitudini è la carne, perché anche al Polo Nord magari mangiano la carne dell'orso bianco. L'OMS ha preso un alimento presente in tutto il mondo e hanno tratto delle conclusioni perché hanno scoperto che mangiando oltre i 50 grammi al giorno di carne preparata, cioè condita con i polifosfati cosiddetti antiossidanti, e 100 grammi di carne rossa può portare al 5% di persone che possono fare il cancro al colon; sopra i 45 anni arriviamo ad aumentare il 18%, quindi qualcosa di più di questo 5% e compresi i vegani, cioè quelli che non mangiano carne, perché fanno parte anche loro del 5%... magari lo respirano.
Quindi siamo ben sinceri e tranquilli almeno tra noi di cosa vogliamo fare e su cosa vogliamo andare a parare, perché noi siamo una Regione veramente col fiore all'occhiello per la sicurezza.
Questa è la richiesta di questa mozione e questa è la richiesta che, parlandone con il consigliere Azzalin, cercheremo poi di mettere in piedi. Grazie a tutti.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barbisan.
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
L'OMS ha fatto questo studio, però poi l'ha comunicato male.
Se grida allo scandalo per questo, perché l'OMS non ha detto una parola sulle carni che importiamo dagli Stati Uniti d'America che sono estrogenate? Hanno gli estrogeni e le importiamo per i trattati comunitari.
Allora dobbiamo fare informazione anche su cosa importiamo in alternativa ai nostri prodotti sapendo che non riusciamo a produrre neanche il 50% di quello che consumiamo.
Volevo spendere due parole sul "parliamo bene e razzoliamo male". L'anno scorso c'è stata la riforma della politica agricola comunitaria che ha distribuito i fondi che poi sono nostri, non della Comunità Europea. C'era un plafond costituito dalle attività di ogni Paese membro e quindi dove c'è maggiore attività - parliamo della pianura padana e degli allevamenti che hanno fatto ingenti investimenti – corrisponde un plafond più grande.
Il Governo l'anno scorso ha ben pensato, col voto contrario del Veneto, di distribuire il plafond assegnato all'Italia. Poteva farlo a livello regionale ma non l'ha fatto, l'ha distribuito a livello nazionale.
Su dei pascoli dove vanno le pecore pioverà qualche centinaio di milioni di euro che non sanno neanche perché e non produrranno nulla di investimenti, mentre alla zootecnica veneta, che ha il 40% della produzione nazionale, viene tagliato il 40%.
Quindi mentre noi stiamo parlando l'integrazione al reddito degli allevatori di carne avrà un taglio del 40% e non è che negli ultimi 10 anni abbiano fatto festa i produttori perché se si è ridotta la produzione del 25% negli ultimi 10 anni vuol dire che non c'era da guadagnare.
Paradossalmente oggi si sta ragionando, Regione e Governo centrale, su come assegnare le quote dei vigneti per quanto riguarda il 2016. Sapete che cesseranno le quote e ci saranno le autorizzazioni, l'1% della superficie sarà distribuita a livello nazionale. Come Veneto andrebbe bene ad averla a livello regionale, ma la proposta è di farla a livello nazionale; quindi oggi siamo penalizzati per la scelta regionale.
In un modo o nell'altro noi siamo sempre oggetto di danno dalle azioni di questo Governo e questo lo devo dire.
La PAC l'hanno approvata senza il voto del Veneto. Oggi il nostro Assessore si è espresso in maniera contraria nella Conferenza. Speriamo che in questo caso si riesca almeno ad avere un po' di giustizia.
Ringrazio l'Assessore per il lavoro che sta facendo in questo caso per l'agricoltura, anche se oggi parliamo di zootecnia che certamente sarà da riprendere quando ci sarà la riforma di medio termine nel 2018.
Mi auguro che con la riforma di medio termine del 2018 i buoni propositi che abbiamo in questa sede li portiamo anche nelle nostre strutture a livello nazionale, perché le decisioni si prendono là. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
Non ci sono altri interventi.
È stato presentato un emendamento che è già stato distribuito.
Emendamento n. A0001 presentato dal consigliere Barbisan, che prevede:
il primo alinea, dopo 'Premesso che', è così sostituito:
"- le carni prodotte in Italia sono ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell'alimentazione degli animali, molte delle quali hanno ottenuto il marchio 'IGP'".
Non ci sono interventi.
Pongo in votazione l'emendamento n. A0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
A questo punto passiamo alla votazione della mozione.


"Il Consiglio regionale del Veneto

APPRESO CHE:

l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha appena pubblicato un rapporto sull'incidenza della comparsa di cancro al colon e il consumo di carni lavorate come salumi, wurstel e bacon;

lo studio in questione pubblicato tra l'altro sulla rivista scientifica The Lancet Oncology include tra i prodotti cancerogeni anche la carne rossa "fresca" come quella del manzo, maiale, vitello, agnello, pecora, cavallo e capre;

PREMESSO CHE:

le carni Made in Italy sono ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione "doc" che assicurano il benessere e la qualità dell'alimentazione degli animali;

il rapporto dell'OMS è stato redato su scala mondiale su abitudini alimentari diverse da quelle italiane senza tener conto che la carne prodotta in Italia non è affatto comparabile con hamburger, hot dog, wurstel e bacon prodotti in altri Paesi come ad esempio gli Stati Uniti;

il consumo medio di carne degli italiani è di 78 chili a testa a fronte di un consumo di 125 chili a testa degli Stati Uniti e 120 chili degli australiani;

dal punto di vista qualitativo la carne italiana è meno grassa e la trasformazione in salumi avviene con l'utilizzo di spezie e aromi naturali senza l'uso di processi di trasformazione per la conservazione industriale e l'aggiunta di conservanti chimici messi sotto accusa dall'OMS;

CONSIDERATO CHE:

la filiera zootecnica veneta vale il 13% della produzione agroalimentare "Made in Italy" e che da anni rispetta appositi disciplinari e controlli di qualità ed è impegnata a garantire ai consumatori la massima sicurezza anche attraverso la formazione, trasparenza e controllo della filiera;

la Regione del Veneto nel 2012 ha creato il marchio QV "Qualità Veneta" che certifica il vitello ai cereali, il vitellone e la scottona ai cereali, regolandone l'allevamento, l'alimentazione e la macellazione secondo precisi protocolli di qualità;

CONSTATATO CHE:

la produzione di carne in Veneto coinvolge circa seimila allevamenti ripartiti tra le province con oltre 200 mila tonnellate di carne bovina prodotta per 500 milioni di euro di fatturato e 134 mila tonnellate di salumi e braciole di suino per poco meno di 200 milioni di fatturato;

in Veneto sono 1.500 le macellerie per 4.500 posti di lavoro, oltre a 200 laboratori artigianali per circa 2.000 addetti;

CONSIDERATO infine che:

il consumo di carne bovina aveva già subito un calo del 6% rispetto ai consumi registrati nel 2014, il tutto aggravato dalla concorrenza interna europea di nazioni come la Polonia, Germania e Francia;

con gli allarmismi dell'OMS di questi giorni, i consumi di carni cosiddette "rosse" sono calati fino al 15%;

tutto ciò premesso,

invita la Giunta regionale

a) a intraprendere una campagna di informazione a difesa della carne veneta, dei prodotti da essa derivati a garanzia anche della tutela della salute dei cittadini;
b) a intervenire presso il Governo della Repubblica affinché si adoperi con forza presso l'Unione Europea per dare nuovo impulso al processo di obbligo di etichettatura d'origine di tutti gli alimenti al fine di salvaguardare i consumatori e il reddito delle imprese agroalimentari."
Pongo in votazione la Mozione n. 54, come emendata.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
11



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI FINCO, CIAMBETTI, VALDEGAMBERI, GIDONI, RIZZOTTO, FABIANO BARBISAN, FINOZZI, GEROLIMETTO, MONTAGNOLI, SANDONà, BORON E POSSAMAI RELATIVA A "ALLARME NELL'AGROALIMENTARE: STOP AGLI ACCORDI TRA USA E UE" (MOZIONE N. 55) (DELIBERAZIONE N. 84/2015)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti d'America;
- l'obiettivo del trattato è di abolire i dazi doganali uniformando i regolamenti dei due continenti per consentire la libera circolazione di merci, investimenti, servizi e appalti esautorando, di fatto, il controllo dei singoli Stati;
APPRESO che molte associazioni, sia nazionali sia europee (quali ad esempio Slow Food, Nomisma e tante altre), hanno evidenziato che l'uniformazione dei regolamenti tra Usa e Ue porterà ad un indebolimento delle normative europee in fatto di salute, sicurezza e sostenibilità e ad un aumento del potere del ricatto delle multinazionali, in particolare per quanto riguarda le norme di risoluzione delle controversie tra Stati e investitori esteri;
CONSIDERATO CHE:
- in particolare, sul piano agroalimentare, verrebbe imposto un drastico accordo al ribasso su alcune garanzie essenziali: quali la qualità dei prodotti alimentari legata agli standard sull'uso di pesticidi, degli ormoni negli allevamenti degli animali destinati all'alimentazione, degli OGM, dell'obbligo dell'etichettatura del cibo, tutti ambiti nei quali la legislazione europea offre al cittadino-consumatore tutele inesistenti negli USA;
- la bozza del trattato conterrebbe limitazioni sulle leggi che i Governi partecipanti potrebbero adottare per regolamentare diversi settori economici, in particolare banche, assicurazioni, telecomunicazioni e servizi postali;
- secondo la stessa Commissione Europea tra i contenuti del trattato ci sarà l'introduzione di un arbitrato internazionale che permetterà alle imprese di aggirare i sistemi giudiziari ordinari e citare in giudizio i governi dei paesi europei, qualora questi portassero avanti legislazioni che, potenzialmente, possano mettere in discussione le aspettative di profitto delle imprese stesse;
APPRESO, inoltre, che:
- è stato da poco pubblicato uno studio del Global Development and Environment Institute della Tufts University del Massachusetts il quale evidenzia come il trattato non porterebbe alcun beneficio soprattutto ai cittadini dell'Unione Europea, ribaltando le previsioni di crescita economica portate avanti da centri studi alcuni sovvenzionati dalla stessa Commissione Europea e in chiaro conflitto di interesse;
- anche le valutazioni d'impatto della stessa Commissione dimostrano che al massimo il TTIP porterebbe a una crescita dello 0,05 per cento del PIL europeo, a fronte di una massiccia liberalizzazione che causerebbe significative ripercussioni negative soprattutto nel settore agroalimentare con l'ingresso di merci e alimenti di "dubbia" qualità;
tutto ciò premesso,
invita la Giunta regionale
a intervenire presso il Governo della Repubblica affinché si faccia promotore in sede europea, di tutelare l'economia agroalimentare italiana basata sulla biodiversità e a introdurre nella discussione in seno ai negoziati, clausole volte a tutelare i prodotti made in Italy."
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Questa giornata l'abbiamo dedicata in particolar modo all'agricoltura, a tutto il settore della zootecnica. Però molti riferimenti che sono stati fatti oggi sulla sicurezza alimentare, sulla qualità dei nostri prodotti, necessitano di una riflessione anche su quanto sta accadendo a livello comunitario su questo tipo di trattato che la Commissione europea sta portando avanti con gli Stati Uniti d'America.
È una sorta di blocco a livello dei due continenti contro le principali economie emergenti, che sono la Cina, l'India, il Brasile. Un blocco che andrebbe ad eliminare i dazi doganali, per consentire prima di tutto una regolamentazione unica per quello che riguarda la gran parte dei nostri prodotti ma soprattutto per consentire la libera circolazione di merci, investimenti, servizi e appalti.
Ciò provocando che cosa? Provocando sicuramente una perdita di quella sicurezza alimentare e di quello che ha sempre caratterizzato l'agroalimentare italiano in particolar modo, perché sappiamo che a livello europeo non tutti rispettano i disciplinari come li rispettiamo noi ma sappiamo che questi territori, in particolar modo il nostro Veneto, ha sempre fatto dell'agroalimentare un fiore all'occhiello della sua economia grazie a tantissimi prodotti che sono tutelati da marchi comunitari.
Purtroppo questo trattato, del quale si sente poco parlare perché ovviamente è un trattato che interessa tanto alle lobby di potere ed è meglio che la gente poco ne sappia, sta producendo e produrrà inevitabili problemi in tutti i nostri settori.
Abbiamo parlato fino ad ora di agroalimentare. Su 20 mozioni 8 riguardano la nostra agricoltura vuol dire che questo è un settore al quale tutti quanti abbiamo un grande interesse al di là dei colori politici. Quello che si sta nascondendo nelle stanze di potere a livello internazionale andrà a distruggere tutta questa ricchezza che abbiamo costruito in tanti anni grazie anche all'attenzione che hanno avuto i nostri agricoltori, ma soprattutto il trattato che si sta portando avanti andrà poi a sanzionare quei Paesi che introdurranno delle politiche di tutela dei propri prodotti, delle normative per quello che riguarda la sicurezza alimentare, delle normative che riguardano per la produzione degli alimenti e anche la sicurezza per quello che riguarda il nostro ambiente.
Tutto in favore di che cosa? Tutto in favore del dio denaro perché purtroppo abbiamo visto che questa Europa ci ha abituato che tutto è basato sul denaro e non sulla qualità.
Questo sta a testimoniare che l'Europa è vero che ha molti lati positivi ma ha anche molti lati negativi e spesso rappresenta un cancro per le nostre imprese soprattutto se determinate iniziative sono avvallate anche dai Governi nazionali.
Dopo parlerò anche dei dazi che sono stati messi alla Russia, anche queste sono altre politiche folli che vanno a penalizzare chi sostanzialmente? Non vanno di sicuro a penalizzare la Russia bensì i nostri produttori locali.
Quello che i proponenti chiedono con questa mozione quindi è di intervenire presso il Governo centrale per la tutela principale dell'economia agroalimentare italiana basata soprattutto sulla biodiversità e introdurre, nella discussione in seno ai negoziati, clausole che riguardano la tutela in particolar modo del made in Italy che, come dicevo prima, è il fiore all'occhiello di tutta la produzione agroalimentare di questo Paese. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finco.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Brevemente. Mi sfugge il senso di questa mozione. Se considero la dichiarazione finale del collega Finco che parla di "bisogna impegnare il Governo per tutelare i prodotti made in Italy", non ci piove: siamo perfettamente d'accordo. Per cui sul dispositivo potrei fare una votazione separata e sono d'accordo, insomma è un impegno che mi sento di condividere.
Tuttavia credo che se parliamo di tutela e poi parliamo di accordo bilaterale e commerciale con gli Stati Uniti non è che le cose coincidono, ovvero: se c'è l'accordo non c'è tutela, non c'è garanzia sul piano della sicurezza alimentare.
Io dico che bisognerebbe prima vedere, collega Finco e poi magari valutiamo.
Penso che sia opportuno esprimere anche delle valutazioni nel merito concrete, per esempio, vediamo quali sono gli interessi. Ieri ho partecipato a Verona a un interessantissimo convegno sull'agroalimentare in particolare sulla produzione vitivinicola e sulle problematiche ad esso connesse. Sapete a quanto ammonta l'export verso gli Stati Uniti dell'agroalimentare e del vino? Noi esportiamo il valore di 3 miliardi di agroalimentare negli Stati Uniti, 1 miliardo è il prodotto vinicolo.
Allora mi domando: noi non possiamo ragionare per la tutela dei delle nostre aziende e dei nostri produttori, che è opportuno un accordo anche commerciale? Perché altrimenti non capisco cos'è la tutela.
La tutela deve annoverare un problema di carattere commerciale ed economico e deve annoverare anche implicitamente un discorso di sicurezza.
Collega Finco, non sta scritto da nessuna parte che io faccio un accordo e quell'accordo mi prevede un superamento di quelle che sono le caratteristiche e la sicurezza agroalimentare. Andiamo a vedere cosa comporta questo accordo sul piano della sicurezza e poi dopo valutiamo e decideremo.
Il principio di precauzione usiamolo in altre direzioni. In questo caso mi sembra un po' troppo anticipatore di una preoccupazione che magari poi scopriremo di non avere.
Per cui io non sono d'accordo sulla mozione. Noi pensiamo che gli accordi vadano portati avanti, devono essere verificati prima di esprimere un giudizio di merito, per cui ci asteniamo.
Troviamo improprio questo collegamento che si fa accordo commerciale/non sicurezza, perché: noi vogliamo potenziare, sostenere il marketing e le nostre aziende, per poi incentivare l'export e quant'altro m diciamo "attenzione, se facciamo degli accordi in questo senso, non va bene". Allora vorrei capire cosa va bene!
Ecco perché trovo inopportuno fare questo sillogismo sul discorso export/non sicurezza ma penso invece che sia il caso di andare a vedere veramente cosa comporta questo impegno.
C'è un interessante servizio, molto appropriato, che fa la struttura per quanto riguarda la fornitura ai Consiglieri di tutti i regolamenti e i provvedimenti che vengono attuati a livello europeo. Andiamo a leggere anche solo il titolo, entriamo nel merito e vediamo come l'Europa sul piano anche della sicurezza alimentare c'è.
Probabilmente ci sono delle questioni che vanno superate e magari affinate quando si ha a che fare con 27 Paesi, ma non mi pare che possiamo esternare un giudizio di completa inaffidabilità ed insicurezza rispetto all'Europa in questo tema. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Il Consiglio dei Ministri europeo ha approvato la denominazione di una carne proveniente dagli Stati Uniti dichiarando che possono scrivere "carne di alta qualità" in quanto negli ultimi 90 giorni è stata alimentata almeno con il 60% di cereali. E prima, per l'altro 40%, cosa hanno mangiato gli animali?
Chi è andato a visitare qualche allevamento negli Stati Uniti o nel Messico ha avuto una grande sorpresa: non c'era una mosca!
Un allevamento dove non ci sono mosche? Perché quello che gli animali mangiavano era tale da far sterilizzare anche le mosche.
Ci deve essere una preoccupazione preventiva conoscendo i meccanismi che ci sono sia nel nord America che nel sud America, perché importiamo molto anche dal sud America. Una particolare attenzione sui metodi di produzione è a salvaguardia non solo delle nostre imprese ma a salvaguardia della salute dei cittadini europei.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione.
Pongo in votazione la Mozione n. 55.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
12 e 13



MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BERLATO RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE FACCIA QUANTO POSSIBILE PER TUTELARE LE IMPRESE VENETE CHE HANNO PARTICOLARI RAPPORTI COMMERCIALI CON LA RUSSIA. L'EXPORT DELLE NOSTRE IMPRESE è STATO ULTIMAMENTE COMPROMESSO DALLE SANZIONI INFLITTE DALL'EUROPA ALLA FEDERAZIONE RUSSA. LA POLITICA ESTERA DELL'EUROPA NEI CONFRONTI DELLA RUSSIA, CAUSA CRISI UCRAINA E SIRIANA, STA PENALIZZANDO LA NOSTRA ECONOMIA" (MOZIONE N. 28) (DELIBERAZIONE N. 85/2015)
E
MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI CASALI, BASSI, CONTE E NEGRO RELATIVA A "BLOCCARE L'EMBARGO IN RUSSIA: è NECESSARIO INTERVENIRE PER EVITARE DANNI IRREPARABILI ALLE IMPRESE ITALIANE E VENETE" (MOZIONE N. 44) (DELIBERAZIONE N. 86/2015)

La Mozione n. 28 è molto simile alla Mozione n. 44, sono sull'embargo russo, facciamo una discussione unica e poi naturalmente facciamo il voto separato.
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- a seguito della crisi in Ucraina, che vede uno scontro diplomatico tra la Repubblica Ucraina e la Federazione Russa per la sovranità di un territorio conteso da entrambe le nazioni, l'Europa ha deciso di intervenire imponendo pesanti sanzioni alla Russia;
- tali sanzioni sono state firmate anche dal Governo italiano pregiudicando i buoni rapporti con la Russia;
CONSIDERATO CHE:
- la politica estera europea, contemporaneamente alla questione ucraina, ha deciso di non sostenere la Russia nel suo impegno siriano di appoggio al legittimo governo Assad di fatto sposando le tesi statunitensi;
- tali decisioni europee, per le quali anche il nostro Governo è responsabile, ha ulteriormente peggiorato i rapporti diplomatici e di conseguenza commerciali con la Russia;
RITENUTO CHE:
- queste decisioni di chiusura politico-diplomatica dell'Europa non sono lo strumento adeguato per risolvere le tensioni internazionali;
- con la Federazione Russa l'Italia negli ultimi anni aveva instaurato un dialogo proficuo e di collaborazione che doveva essere mantenuto e rafforzato proprio in questo momento di incertezza internazionale;
- anche a livello regionale, proprio a seguito di questo dialogo diplomatico, la Regione del Veneto si era impegnata ad intensificare i rapporti con l'est Europa nella convinzione che maggiori scambi commerciali ed economici avrebbero rafforzato anche la nostra politica estera nazionale trovando nel Governo russo altrettanta apertura e disponibilità;
- il venir meno ora di questa "apertura" per discutibili logiche di politica estera del nostro Governo appiattitosi sulle decisioni di Bruxelles a sua volta condizionato dalla politica estera statunitense, sta vanificando il lavoro fatto dalla nostra Regione e soprattutto sta mettendo in ginocchio l'export delle nostre aziende;
VALUTANDO CHE:
- tale situazione non sia ben capita a livello nazionale e solo una presa di posizione forte delle nostre istituzioni, in primis la Regione del Veneto, possa determinare un ripensamento della politica estera italiana con lo scopo, non ultimo, di riaprire un dialogo con il Governo russo in un contesto europeo ed internazionale più ampio;
- solo attraverso l'intensificarsi degli scambi commerciali, rafforzando i rapporti economici, favorendo l'export, avremo una politica europea più incisiva, attenta agli equilibri delle aree di confine come la nostra Regione e, non da ultimo, acquisendo come Europa un ruolo politico-internazionale di prestigio;
impegna la Giunta regionale
ad intraprendere un'azione forte e decisa nei confronti del Governo affinché riveda totalmente i rapporti diplomatici con la Federazione Russa, si faccia promotore in ambito europeo affinché vengano tolte le sanzioni commerciali alla Russia e si favorisca ogni forma di azione politica a tutela delle imprese venete che lavorano esportando con l'est Europa ed in modo particolare con la Russia."
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Qui abbiamo la dimostrazione dell'atteggiamento schizofrenico dell'Europa perché si tratta di schizofrenia che può essere anche giustificata da interessi diversi ma diventa quanto mai incomprensibile che il nostro Paese segua questo atteggiamento schizofrenico da parte delle multinazionali e di interessi che collidono con quelli nazionali italiani.
Per effetto di questa posizione che ha assunto l'Europa nei confronti della Russia per effetto della crisi dell'Ucraina e quindi con quel ricongiungimento della Crimea alla Russia, abbiamo assistito a questa presa di posizione da parte dell'Europa con l'approvazione di sanzioni economiche pesantissime nei confronti della Russia, sanzioni che hanno creato dei problemi ingentissimi alla nostra economia italiana e veneta, problemi che hanno comportato ripercussioni di notevole gravità per moltissime delle nostre imprese, che per effetto delle politiche dei Governi precedenti che avevano favorito interscambi commerciali tra la nostra Regione, il nostro Paese e la Russia, avevano investito in questi tipi di rapporti, avevano incrementato gli interscambi e poi, per effetto di questa decisione, ci ritroviamo con i nostri imprenditori che vedono vanificare anni e anni di investimenti.
Del resto questa posizione schizofrenica la andiamo ancora adesso a constatare con la lotta al terrorismo.
Molto tempo fa Vladimir Putin, che ritengo essere il leader più lungimirante e più capace tra quelli viventi in tutto il mondo, prende una posizione molto chiara nella lotta al terrorismo e cosa fa l'intellighenzia europea? Anziché agevolare, aiutare e allearsi nella lotta al terrorismo, che è un nemico di tutta l'Europa e non solo dell'Europa, in questa fase vediamo, probabilmente, una disposizione degli Stati Uniti. "Una" perché l'altra è quella dell'accelerazione dell'ingresso della Turchia in Europa. Altra cosa a mio avviso demenziale, che qualcuno spiega dicendo che: se la Turchia entra in Europa è il ponte dell'Europa verso l'Islam. Ma in realtà è esattamente il contrario perché è il ponte dell'Islam verso l'Europa.
Oltre a questo, ci troviamo di fronte ad una aggressione come quella perpetrata a danno di quell'aereo russo che stava combattendo i terroristi. L'aereo russo è stato abbattuto. Ho visto tante manifestazioni di solidarietà per tante vittime di atti terroristici e quant'altro ma ne ho viste poche manifestazioni di solidarietà nei confronti di quei due soldati che, in adempimento del loro dovere, sono andati a combattere i terroristi, uno di questi è stato massacrato nell'indifferenza generale. Allora perché nei confronti di questi soldati non viene espressa la stessa solidarietà rispetto ad altre vittime del terrorismo, visto che questi sono stati abbattuti per espressa volontà del Governo turco?
Qualcuno si sta rendendo conto della lungimiranza di Vladimir Putin che è quello tra i leader che sta difendendo quei valori in cui molti di noi si riconoscono e che in Europa non si ha il coraggio di difendere forse per opportunismo o perché qualcuno ha già pensato che la lotta al terrorismo sia già persa. Qualcuno sta lavorando per tentare di trattare la resa con i terroristi non per sconfiggerli pensando, come fa il nostro Governo non intervenendo con la coalizione internazionale, di mettersi al riparo da azioni terroristiche mentre Putin sta attuando sanzioni economiche nei confronti del Governo turco l'Europa regala 3 miliardi di euro alla Turchia nella speranza che si tenga i presunti profughi o migranti o quant'altro. Pazzia pura, schizofrenia pura!
Ora che qualcuno che ha interessi diversi possa attuare queste politiche suicide posso anche capirlo, ma che il Governo italiano si presti a queste manovre che sono suicide è una cosa incomprensibile.
Ecco il motivo per il quale credo sia importante far sentire la nostra voce. Noi siamo qui per fare in modo di dare il nostro segnale come Regione Veneto ma credo che in questa fase ognuno di noi deve fare la sua parte. Anche se il vento dell'interesse comunitario soffia in una direzione diversa rispetto alla nostra noi dovremo avere il coraggio di dire ad alta voce come la pensiamo creando una netta distinzione tra le azioni suicide del Governo e il nostro modo di sentire, che è condiviso credo dalla stragrande maggioranza dei cittadini veneti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
MOZIONE N. 44.
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- la scorsa estate è scattato il primo anniversario dell'entrata in vigore dell'embargo in Russia sui prodotti alimentare d'importazione deciso dal leader russo il 6 agosto del 2014 in reazione alle sanzioni dell'Unione europea;
- a causa dell'Embargo il rischio di perdite delle esportazioni italiane ammonta a circa 3 miliardi di euro su un totale di esportazioni di beni italiani nel mondo di 400 miliardi;
- secondo uno studio della Coldiretti l'embargo è costato all'Italia circa 240 milioni di euro in un anno SOLO di mancato export nei prodotti agroalimentari Made in Italy direttamente colpiti, ma le perdite sono nettamente maggiori se si considerano gli effetti indiretti che riguardano gli altri settori;
- il 6 agosto scorso è entrato in vigore in Russia il decreto che ordina la distruzione dei prodotti alimentari colpiti dall'embargo, firmato dal Presidente russo Vladimir Putin il 29 giugno 2015;
- la crisi e il conflitto in Ucraina hanno spinto l'Unione europea a varare misure restrittive, nei confronti dell'Export tecnologico verso la Russia e delle sue Banche;
- le sanzioni, imposte nel luglio del 2014, colpiscono i settori della difesa, dell'energia e del sistema bancario russo, e sono la risposta della Ue all'annessione della Crimea da parte di Mosca;
- il perdurare della crisi ucraina rischia di determinare ulteriori e più gravi misure sanzionatorie e restrizioni;
RILEVATO CHE:
- le sanzioni e le ritorsioni russe hanno pesato notevolmente sull'interscambio tra Italia e Russia. Il 2014 ha coinciso con la prima vera battuta d'arresto dai tempi della crisi del 2008-2009. Le esportazioni italiane sono infatti scese dell'11,6% a quota 9,5 miliardi e quelle russe hanno perso il 20% a quota 16 miliardi. Inoltre, a giudicare dall'andamento dei primi mesi del 2015, la tendenza al ribasso si sta accentuando: nei primi mesi il made in Italy ha accusato una flessione del 30 per cento;
- la guerra delle sanzioni tra Europa e Russia sta determinando danni ingentissimi, non solo congiunturali ma anche strutturali, alle imprese del Veneto, dell'Italia e dell'Europa;
- penalizzazioni, danni commerciali ed economici si sono già verificati e sono destinati ad aumentare in modo significativo, per una sorta di effetto domino nell'agroalimentare e nei comparti produttivi ed economici, dell'industria, artigianato, turismo e turismo;
CONSIDERATO CHE:
- a seguito della crisi in Ucraina, che vede uno scontro diplomatico tra la Repubblica Ucraina e la Federazione Russa per la sovranità di un territorio conteso da entrambe le nazioni, l'Europa è intervenuta imponendo pesanti sanzioni alla Russia e tali sanzioni sono state firmate anche dal Governo italiano pregiudicando così i buoni rapporti intercorsi con la Russia fino a quel momento;
- la Russia ha reagito alle sanzioni vietando importazioni dalla UE, oltre che da Stati Uniti, Canada, Australia, Norvegia;
- tali decisioni europee, per le quali anche il nostro Governo è responsabile, hanno devastato i rapporti diplomatici e di conseguenza commerciali con la Russia;
- l'entità delle risorse previste dalle misure di sostegno dell'Ue è assolutamente inadeguata rispetto alle previsioni del danno provocato dall'embargo dato che restano esclusi tutti i prodotti diversi dall'ortofrutta e dal latte, burro e formaggi DOP/IGP;
RITENUTO CHE:
- debbano essere superati sanzioni ed embarghi e, conseguentemente, ripristinati i canali e i flussi commerciali avviati e consolidati nel tempo con investimenti economici significativi e in termini di tempo;
- la chiusura politico-diplomatica non è lo strumento adeguato per risolvere le tensioni internazionali;
- con la Federazione Russa l'Italia negli ultimi anni precedenti all'Embargo aveva instaurato un dialogo proficuo e di collaborazione che occorre riprendere e mantenere in questo momento di incertezza economica internazionale;
- la Regione del Veneto si era impegnata ad intensificare i rapporti con l'Est Europa nell'ottica di rafforzare gli scambi commerciali ed economici che avrebbero a loro volta rafforzato anche la nostra politica estera;
- la chiusura del dialogo, dovuta a discutibili logiche di politica estera del nostro Governo sulle decisioni assunte a Bruxelles, e a loro volta condizionate dalla politica statunitense, sta vanificando il lavoro intrapreso dalla nostra Regione anni addietro;
- vada sostenuto il sistema di filiera che concorre ad occupare quote di mercato caratterizzate da livelli di elevata qualità e reddito;
VALUTANDO CHE:
- il sollevamento dell'economia nazionale e la concorrenzialità delle nostre aziende passa soprattutto dall'export;
- solo attraverso l'intensificarsi di scambi commerciali avremo una politica europea incisiva e nel contempo attenta agli equilibri delle aree di confine, tornando ad un ruolo politico-internazionale di prestigio;
- la Regione del Veneto può determinare un ripensamento della politica estera nazionale al fine di riavviare un dialogo con il Governo russo in un contesto europeo ed internazionale più ampio;
impegna la Giunta regionale
ad attivarsi presso il Governo nazionale, la Commissione UE e il Parlamento europeo:
- ad attivare ogni azione politico-diplomatica necessaria a superare lo stato di sanzioni e l'impasse provocato dall'embargo che sta mettendo in ginocchio l'export delle aziende italiane e venete;
- ad intraprendere una serie di azioni forti e decise nei confronti del Governo affinché riveda i rapporti diplomatici con la Federazione Russa e si faccia portavoce in ambito europeo al fine di rimuovere le sanzioni commerciali alla Russia;
- a definire regimi di intervento articolati e modulati al fine di tutelare le imprese venete e italiane che lavorano esportando con l'est Europa ed in modo particolare con la Russia."
La parola al consigliere Casali, per la presentazione della Mozione n. 44.


Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
La mozione che abbiamo presentato io e i Colleghi Bassi, Conte e Negro richiama e rimarca quello che è stato detto dal consigliere Berlato.
Effettivamente questo embargo voluto dall'Europa e non osteggiato dall'Italia è stato assolutamente drammatico per la nostra economia oltre che ingiusto, perché purtroppo l'informazione che passa sulla Russia è un'informazione viziata, che vizia anche l'opinione pubblica.
Non dimentichiamoci che il 31 ottobre 2015 sono stati ammazzati dai terroristi 224 cittadini russi che erano andati in vacanza e quindi erano presumibilmente famiglie; non c'è stata nessuna iniziativa nei profili Facebook di mettere la bandiera russa, pur essendo 100 morti in più – bambini, mamme e genitori - di quelli drammaticamente uccisi in Francia dai "bastardi dell'ISIS".
A fronte di tutto questo noi poi diamo un messaggio anche su Putin totalmente sbagliato. Se voi andate a vedere su internet, il sondaggio di gradimento del popolo russo nei confronti del proprio Presidente, quello meno favorevole ad oggi è dell'80%, l'89-90% quello più favorevole.
A fronte di tutto questo l'Europa sanziona questo colosso mondiale, che non inquina come gli Stati Uniti o come la Cina ma che compra da noi e che non ha il clima mediterraneo come abbiamo noi. Quindi i primi danneggiati sono gli italiani, le imprese venete, l'agricoltura veneta.
Il Capogruppo Finco prima diceva "adesso stiamo finendo le mozioni sull'agroalimentare", non è vero perché questa nostra mozione – mi permetto anche di citare anche quella del consigliere Berlato - è anche per l'agroalimentare perché l'embargo russo fa sì che non si comprino più prodotti italiani.
Non dimentichiamoci che l'Alto Commissario per le Politiche europee è un'italiana - la signora Mogherini, non pervenuta ai più perché effettivamente è come non ci fosse - probabilmente non sa o non dice che dal 2010 la Russia fa parte del BRICS che è quell'associazione di cinque Stati lungimiranti, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (BRICS) che hanno creato un accordo per cui sono totalmente autosufficienti sui prodotti. Solo che non li hanno buoni e sani come i nostri ma l'olio ce l'hanno, il formaggio ce l'hanno, il latte ce l'hanno.
Io credo sia giunto il momento – lo so che questa è una competenza europea e nazionale però il Veneto è la prima Regione per produzione agroalimentare e sicuramente tra le prime tre per produzione agroindustriale e per prodotto interno lordo prodotto – di dire: abbiamo sbagliato fratelli russi, togliamo questo embargo vile e vergognoso e soprattutto facciamo gli interessi della nostra Regione e della nostra Nazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non credo si possa invocare una valutazione di ammissibilità delle mozioni, perché questo toglierebbe la facoltà di ognuno di noi a presentare mozioni e impegnare la Giunta e quant'altri.
Il consigliere Berlato ama scrivere poco, di solito è più sintetico e di fatti lo è anche in questo caso, perché questa è una sintesi dell'altra Mozione presentata dagli altri Colleghi. Mi chiedo se dobbiamo impegnarci in valutazioni su cui è probabilmente più simpatico dissertare, che so, a Rete Veneta che attuare un provvedimento consiliare. Non voglio fare la morale a nessuno, ma siamo di fronte a questo caso.
Su questa questione noi ci asterremo dal voto per un semplice motivo: perché è velleitario porre questa questione. Sono questioni di politica estera, non è solo una questione di competenze, che attengono al rapporto tra gli Stati, alle vicende che ci sono nel mondo e che riguardano conflitti pesanti di gestione delle risorse energetiche. Non è solo un problema di tutela del made in Italy e del fatto che hanno impiantato dei frutteti per soddisfare il mercato di Pietroburgo e per quello ci sono delle ricadute pesanti. So anch'io che sul nostro export agroalimentare abbiamo delle ripercussioni negative pesantissime e su questo abbiamo già sollecitato anche nella Legislatura scorsa il Governo. Lo stesso Presidente della Regione, ha ricordato - con il nostro plauso - e ha sollecitato il Governo ad intervenire su questa questione. Ma noi con quale autorevolezza e costrutto politico possiamo dire "rivediamo la politica estera rispetto a questa questione perché Putin ha dei valori rispetto ai quali dobbiamo far retromarcia"?
Capisco l'inclinazione a simpatizzare per chi ha una inclinazione autoritaria al comando e alla gestione del proprio paese, quindi da questo punto di vista è anche facile comprendere il perché di tanta simpatia; però non credo che noi possiamo arrivare ad un giudizio così tranchant e dire "dobbiamo rivedere i rapporti". Per cui noi ci asterremo perché anche le discussioni delle Mozioni, che sono importanti nel confronto politico, devono sortire un effetto politico e l'effetto politico non è dire tutto e il contrario di tutto e soprattutto laddove noi non sortiamo neanche l'effetto di una virgola. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Barbisan Riccardo.

Riccardo BARBISAN (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Oggi ci troviamo a discutere di queste Mozioni non tanto per simpatie politiche o inclinazioni tali rispetto ad un leader mondiale che può stare simpatico o meno simpatico, ma per sottolineare quanto schizofrenica sia la politica estera italiana in questo frangente, nel quale noi ci troviamo a sottostare a questo embargo perché sarebbe incomprensibile ed è incomprensibile, secondo gli Stati Uniti e l'Unione Europea, che due Regioni russofone dell'est dell'Ucraina, che pensano russo, mangiano russo, vogliono il rublo, chiedano di poter essere autonome e indipendenti ad agganciarsi economicamente e culturalmente alla Russia e non lo possono fare. Questo è il problema per cui oggi noi perdiamo milioni di euro di esportazione nei confronti dei mercati della Russia.
Credo che questa Mozione sia utile per far uscire da questo bivio anche la politica estera italiana e possa essere utile al dibattito. Non è possibile far rimettere alle nostre imprese milioni di euro in esportazioni perché siamo contrari a che dei popoli liberamente si possano esprimere e possano dare seguito a ciò che la loro storia gli ha sempre insegnato, cioè quello di una determinata affinata nei confronti della Russia. Con questo esprimo il mio parere favorevole ad entrambe le Mozioni. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barbisan Riccardo.
La parola al consigliere Guadagnini.

Antonio GUADAGNINI (Indipendenza Noi Veneto)

Grazie, Presidente.
Intervengo anch'io velocemente perché effettivamente, pur essendo un americanofilo incallito, credo che un embargo fatto ad un paese solo perché sostiene il libero esercizio di autodeterminazione di alcuni popoli, indipendentemente dalla loro etnia o della loro provenienza geografica, sia assolutamente da condannare. Anche perché il presupposto che ha portato gli Stati Uniti all'indipendenza è esattamente l'esercizio di questo diritto, che ha costato loro anche una guerra civile, che anche se fatta 200 anni fa non significa che sia il cambiato il diritto di esercitarle queste prerogative.
Di conseguenza sono d'accordo con il consigliere Barbisan e con chi mi ha preceduto. Al di là dei danni economici che questo può produrre nella nostra economia, è proprio una questione di principio. Visto che ci troveremo tra breve o fra lungo tempo a chiedere di esercitare lo stesso diritto anche noi, credo sia necessario condannare questo tipo di azione politica contro un Governo, che, ripeto, ha solo la colpa di assecondare liberi esercizi di autodeterminazione di un popolo che lo sta manifestando a grande maggioranza. Non credo sia con gli embarghi che si debbano conculcare diritti fondamentali delle persone. Valeva per gli americani nel 1776, deve valere anche per gli abitanti della Crimea nel 2015, questo è poco ma sicuro.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Guadagnini.
Pongo in votazione la Mozione n. 28.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione la Mozione n. 44.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
14



MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE GUADAGNINI RELATIVA A "SOLIDARIETà DEL CONSIGLIO REGIONALE VENETO AL PRESIDENTE DELLA CATALOGNA ARTUR MAS, ALLA VICEPRESIDENTE JOANA ORTEGA E ALL'ASSESSORE IRENE RIGAU" (MOZIONE N. 29) (DELIBERAZIONE N. 87/2015)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- la Generalitat Catalana, a seguito della sospensione del Tribunal Costitucional del referendum sull'indipendenza della Catalogna, ha garantito comunque lo svolgimento di una consultazione popolare democratica e trasparente attraverso un tavolo di entità raggruppate nel "Patto per il Diritto di Decidere" formato da tremila associazioni della società civile;
- la Generalitat catalana si è assunta la responsabilità politica dell'organizzazione della consultazione referendaria del 9 novembre 2014 pur delegando l'esecuzione materiale, la logistica e la gestione dei seggi e delle operazioni di spoglio alle organizzazioni sociali e a più di quarantamila volontari nonché alle garanzie prestate dalla presenza di un cospicuo numero di osservatori internazionali che hanno verificato e certificato la trasparenza ed imparzialità delle operazioni di voto attraverso le procedure internazionalmente riconosciute;
- il 9 novembre 2014 si è quindi svolto in Catalogna un referendum autogestito dai volontari e dalla società civile che ha visto più di due milioni di catalani presentarsi alle urne con una schiacciante vittoria dei SI all'indipendenza della Catalogna;
- al suddetto referendum hanno preso parte come osservatori internazionali anche i Consiglieri Antonio Guadagnini e Stefano Valdegamberi che hanno verificato, e testimoniano ancora una volta davanti a questo consesso, la massiccia partecipazione popolare, la trasparenza, la democraticità, l'attitudine pacifica dei partecipanti e l'assoluta imparzialità delle operazioni di voto e scrutinio;
- recentemente il Presidente Artur Mas ha dichiarato di aver fatto non ciò che lui voleva, ma ciò che la società civile e l'opinione pubblica catalana chiedeva da tempo con determinazione, sempre ed unicamente in un alveo pacifico e democratico, ovvero di esprimere la propria volontà;
- il Presidente Artur Mas, la Vice Presidente Joana Ortega e l'Assessore Irene Rigau sono accusati ora dalla giustizia spagnola di grave disobbedienza per aver permesso la libera e pacifica espressione democratica della volontà dei cittadini catalani, autogestita e fortemente voluta dalla stessa società civile con una schiacciante maggioranza a favore dell'autodeterminazione come ha dimostrato la stessa consultazione referendaria e le recenti elezioni. Per questo motivo, per aver permesso ed avallato la libera espressione del pensiero dei loro cittadini, dovranno comparire in giudizio nell'anniversario della esecuzione del Presidente catalano Lluis Companys che morì gridando "Per la Catalogna!": era il 15 ottobre 1940;
- il Presidente del Consiglio Ciambetti con un comunicato stampa ha già espresso solidarietà a questa farsa persecutoria contro il diritto democratico di espressione dei cittadini e della loro sovranità, e che inoltre altre personalità politiche hanno parimenti reso pubblica la propria solidarietà;
- con la mozione 19 del 22 settembre questo stesso Consiglio esprimeva formalmente il proprio supporto al pacifico e democratico percorso di autodeterminazione intrapreso ed attuato dai cittadini catalani e dalle loro istituzioni;
- il percorso politico in atto in Catalogna, supportato con la mozione 19 da questo Consiglio, riguarda l'autodeterminazione dei cittadini catalani e pertanto è un processo che non può e non deve subire pressioni e condizionamenti esterni in forma repressiva o intimidatoria perché il processo di autodeterminazione è un processo inclusivo nel cui merito debbono, per definizione stessa del principio di autodeterminazione, agire unicamente gli agenti autodeterminanti nelle forme pacifiche e democratiche della convivenza civile e nel rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo sanciti dalle Nazioni Unite, sottoscritti, difesi e fondamenta stesse delle civiltà occidentali e della casa comune europea;
esprime
la propria piena ed incondizionata solidarietà e vicinanza al Presidente Artur Mas, alla Vice Presidente Joana Ortega e all'Assessore Irene Rigau perseguiti oggi dalla giustizia spagnola di grave disobbedienza per aver permesso la libera e pacifica espressione democratica della volontà dei cittadini catalani".
La parola al consigliere Guadagnini

Antonio GUADAGNINI (Indipendenza Noi Veneto)

Grazie, Presidente.
I fatti sono questi: il Parlamento catalano ha dato il via, ha permesso la celebrazione di un referendum autogestito nonostante il fatto che il Tribunale Costituzionale di Madrid avesse sospeso questa iniziativa. La conseguenza di ciò è stata una incriminazione per le tre persone che sono state adesso nominate dal Presidente Giorgetti.
Credo che anche in questo caso si tratti di una conculcazione bella buona di un diritto fondamentale delle persone e del popolo catalano. Tant'è vero che a questo referendum che si è regolarmente tenuto, io e il collega Valdegamberi, abbiamo visto di cosa si è trattato, ci sono stati 2 milioni e mezzo di persone che sono andate a votare. Hanno votato in grande maggioranza sì e hanno sostanzialmente affermato il loro diritto a decidere se rimanere dentro lo stato spagnolo oppure creare uno stato indipendente.
Credo che, come nel caso dei Stati Uniti che l'hanno esercitato per primo questo diritto e come nel caso della Crimea che è appena stato citato e di decine di altri casi in cui questo diritto è stato esercitato dai popoli, credo sia condannabile il fatto che un Governo si permetta di impedire l'esercizio di questo diritto.
Il motivo per cui esistono le Costituzioni ed esistono i Governi è perché la gente democraticamente esercita questo diritto, che lo faccia esplicitamente o indirettamente è sempre avvenuto così. Un Governo, uno Stato si sostiene sul consenso dei propri cittadini. Quando questo consenso viene meno lo Stato, in quella porzione di territorio, fatalmente deve essere sostituito. È un principio talmente elementare che non riesco a capire perché non venga recepito dalla maggioranza delle persone.
In questo caso, si sono addirittura permessi di incriminare le tre persone che non hanno fatto altro che dare il via a questa manifestazione, a questo referendum facendo seguito ad una manifestazione di volontà del Parlamento. Di conseguenza mi pare che abbiano indirizzato male anche le incriminazioni perché a questo punto, se fossero conseguenti, dovrebbero incriminare tutto il Parlamento catalano e veramente sarebbe interessante vedere le conseguenze. Si sono limitati a incriminare i tre vertici del Governo e non del Parlamento e questa rimane una cosa abbastanza inspiegabile.
Chiedo al Consiglio regionale di esprimere solidarietà a queste tre persone che non hanno fatto altro che assecondare, come ha dichiarato più volte Artur Mas che è il governatore uscente – e speriamo entrante - della Catalogna, delle richieste legittime che vengono dal popolo, che si sono manifestate più volte l'anno, con migliaia di persone che si recano o a votare o in piazza per chiedere di esercitare questo diritto.
Mi pare talmente evidente che la cosa deve essere concessa che non riesco a capire come possa un Governo, che si ritiene e definisce democratico, impedirla. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Guadagnini.
Ci sono altri interventi?
Pongo in votazione la Mozione n. 29.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
15



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI ZANONI, ZOTTIS, SALEMI, GUARDA, MORETTI, FERRARI, DALLA LIBERA E RUZZANTE RELATIVA A "LA REGIONE VENETO DIA ATTUAZIONE AGLI INTERVENTI PREVISTI DAL PROGETTO EUROPEO LIFE WOLFALPS PER TUTELARE LA POPOLAZIONE ALPINA DI LUPO, PER ASSICURARE LA CONVIVENZA TRA QUESTO GRANDE PREDATORE E LE ATTIVITà ECONOMICHE TRADIZIONALI E PER RILANCIARE IL TURISMO AMBIENTALE MONTANO" (MOZIONE N. 30) RESPINTA

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- nei primi anni Novanta grazie alle mutate condizioni ecologiche e ambientali, all'aumento delle popolazioni ungulate e al regime di protezione garantito dalle normative comunitarie e nazionali, il lupo è ricomparso sulle Alpi occidentali italiane e francesi;
- all'inizio del 2012 è stata segnalata la presenza del lupo sulle montagne della Lessinia e nelle regioni confinanti del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia;
- con la DGR n. 2298 del 10/12/2013 la Regione del Veneto ha aderito al progetto "Life WolfAlps" per la conservazione e la gestione del lupo, cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito della programmazione LIFE+ 2007-2013 "Natura e biodiversità". Le aree del Veneto interessate sono la Lessinia e le Dolomiti d'Ampezzo;
- i principali obiettivi del suddetto progetto sono: la realizzazione di azioni coordinate per la conservazione a lungo termine della popolazione alpina di lupo e l'individuazione di strategie funzionali ad assicurare una convivenza tra il lupo e le attività economiche tradizionali;
- per il raggiungimento dei suddetti obiettivi è prevista l'attivazione di: misure di prevenzione degli attacchi del lupo agli animali domestici; azioni di contrasto al bracconaggio; strategie di controllo dell'ibridazione lupo-cane, necessarie per mantenere a lungo termine la diversità genetica della popolazione alpina di lupo; azioni di comunicazione per la diffusione della conoscenza della specie, per sfatare falsi miti e credenze, incentivando la tolleranza nei confronti del lupo, così da garantire la conservazione di questo importante animale sull'intero arco alpino;
CONSIDERATO CHE:
- la presenza del lupo non attiene unicamente ad aspetti e problematiche di natura faunistica e ambientale ma può rappresentare un'importante opportunità per un rilancio delle attività turistiche nelle aree montane interessate;
- per evitare preoccupazioni infondate tra la popolazione e le realtà economiche locali è fondamentale promuovere ogni utile iniziativa per un'ampia diffusione di chiare e approfondite informazioni su questo grande predatore e su come può essere gestito il suo impatto con gli animali domestici, cercando di incentivare il rispetto e la curiosità e di dissipare ataviche paure;
TENUTO CONTO CHE:
- in questi ultimi mesi nel territorio montano della Lessinia sono emersi numerosi problemi di convivenza tra il lupo, le attività economiche e le popolazioni locali che necessitano di interventi urgenti, in particolare per quanto riguarda l'impatto della specie sulle produzioni zootecniche;
- la tutela dell'attività di allevamento è fondamentale per l'economia di quest'area montana che rappresenta un habitat unico con quasi settemila capi di bestiame presenti nel periodo estivo;
- per un'efficace gestione degli equilibri socio economici di questo rilevante territorio servirebbero specifici interventi e maggiori investimenti anche in previsione della prossima stagione di alpeggio;
impegna la Giunta regionale
- d attivare al più presto tutti gli interventi previsti dal Progetto Life WolfAlps, utilizzando tutti i fondi ancora disponibili al fine di garantire la conservazione della popolazione alpina del lupo, di assicurare una convivenza tra il lupo e le attività economiche tradizionali e di incentivare il turismo ambientale nelle aree montane interessate;
- ad affidare la gestione del Progetto Life WolfAlps alla Sezione Parchi della Regione Veneto per le inerenti affinità e competenze;
- ad inserire nel Piano di Sviluppo Rurale una serie di specifici interventi riguardanti la trasformazione della zootecnia nelle zone montane con presenza di grandi carnivori su cui ricadono progetti europei di conservazione e tutela."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In Veneto abbiamo avuto recentemente una presenza faunistica che prima non avevamo, stiamo parlando del lupo. Si tratta di un incontro che è avvenuto alcuni anni fa tra due esemplari: uno che è arrivato dalle alpi occidentali italiane e francesi e l'altro dalla Jugoslavia, ex Jugoslavia. Quindi, all'inizio del 2012 si è segnalata questa presenza, molto importante sotto un punto di vista faunistico, tanto è vero che il lupo è considerato una specie prioritaria dall'Unione Europea e quindi protetto dalle direttive comunitarie. La Regione Veneto nel 2013 ha aderito ad un progetto, il Life WolfAlpes, per la conservazione del lupo.
È un progetto europeo con il quale vengono stanziati dei fondi per tutelare la biodiversità in tutta Europa. Biodiversità che, come sappiamo, sta soffrendo moltissimo: ogni anno in tutta Europa perdiamo biodiversità a ritmi che mai prima si era visto. Quindi è importante cercare di tutelare quella poco di biodiversità che possiamo avere. E questo è un evento abbastanza raro. Di fatto è stato oggetto di studio, non solo da parte di scienziati italiani, ma anche a livello internazionale. Ci sono stati dei convegni dove si parla di quello che è accaduto in Lessinia.
Gli obiettivi di questo progetto sono molteplici: bisogna realizzare delle azioni per la conservazione a lungo termine di questa popolazione alpina di lupo. Bisogna naturalmente anche fare della prevenzione e attuare delle misure preventive per quanto riguarda gli atti del lupo che sappiamo è carnivoro, uno dei pochi carnivori selvatici che sono rimasti in Italia. Naturalmente con il contrasto al bracconaggio e anche con strategie di controllo per evitare che ci siano casi e fenomeni di ibridazione tra cani randagi e il lupo stesso.
La presenza del lupo comporta dei problemi di convivenza con le attività che ci sono in Lessinia attualmente. Bisogna tutelare anche l'attività di allevamento che è un attività che è fondamentale per l'economia di quest'area montana, dove abbiamo quasi 7 mila capi di bestiame presenti nel periodo estivo. Quindi, servono specifici interventi e maggiori investimenti anche in previsione della prossima stagione di alpeggio.
Quello che viene chiesto con questa Mozione è di attivare al più presto tutti gli interventi previsti dal progetto Life WolfAlpes - ricordo che sono fondi europei che altrimenti non avremo avuto - al fine di garantire la conservazione della popolazione alpina del lupo, composta da qualche decina di unità; assicurare una convivenza tra il lupo e le attività economiche tradizionali ed incentivare il turismo ambientale nelle aree montane interessate. Poi, chiediamo anche di affidare la gestione del progetto Life WolfAlpes alla Sezione Parchi della Regione Veneto per le inerenti affinità e competenze - attualmente non è affidata alla Sezione Parchi - ed inserire nel Piano di Sviluppo Rurale una serie di specifici interventi riguardanti la trasformazione della zootecnica nelle zone montane con presenza di grandi carnivori su cui ricadono progetti europei di conservazione e tutela.
Quindi è molto importante attivarsi presto, perché questa è anche una occasione per l'economia montana della Lessinia pari a quello che è accaduto nel Cansiglio. In Cansiglio, cari signori, si gridava al problema dei cervi: erano troppi, distruggevano l'alpeggio, creavano danni all'economia. Anche il nostro Governatore è intervenuto e ha detto "non dobbiamo uccidere i cervi". Dovete sapere che adesso c'è una economia indotta dal turismo sostenibile, ci sono migliaia di cittadini che vanno a sentire il bramito del cervo, decine e decine di scolaresche che vanno a sentire il bramito del cervo; ci sono dei pacchetti promozionali che con 60 euro a testa vai lì, puoi dormire, ti portano a sentire il bramito dei cervi e crei economia, perché tutte le strutture ricettive del Cansiglio godono di questa importante presenza dei cervi, che comunque hanno creato qualche problema. Quindi si è trovato un equilibrio e si è trovato anche un modo di fare economia per quell'area lì grazie alla presenza di questi animali, la stessa cosa potrebbe essere fatta anche in Lessinia.
So che qualcuno di voi voterà contro a questa Mozione, perché invece di venire qua in Consiglio a discuterne già ha fatto i comunicati stampa, ma ci sono metodi e metodi: c'è chi è presente qui e parla qui e c'è chi anticipa le proprie posizioni ai giornali. Poi ci lamentiamo di qualcuno che a Roma fa così e qui facciamo anche di peggio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del Fare - Flavio Tosi)

Grazie, Presidente.
Rimango stupefatta, Consigliere, perché noto che il PD ha due posizioni: se qualche anno fa i suoi colleghi in Parlamento erano della medesima posizione nostra, di un contenimento del problema dei lupi e parlavano in questo modo i suoi colleghi toscani; oggi scopro che è una risorsa...
Questo mi spiace e mi rammarica, perché quando non viviamo da vicino i problemi che possono causare i lupi assumiamo le posizioni ideologiche. La realtà è ben altra e mi trovo totalmente in disaccordo con la sua posizione, pur nel rispetto delle posizioni reciproche, ma sono in completo disaccordo. Perché? Perché non vorrei che la montagna della Lessinia venisse spopolata a causa del problema dei lupi e a causa di una situazione economica che viene completamente stravolta per quelle che sono le incursioni notturne.
Credo, invece, che il lupo debba essere contenuto nei limiti e nei numeri, perché non possiamo pensare che i nostri allevatori, i nostri produttori di latte della Lessinia debbano scappare da quella realtà per le continue razzie notturne e non notturne che hanno. Quindi il nostro voto sarà assolutamente contrario.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Quando ascolto il consigliere Zanoni mi sembra di sentire una persona che è uscita da un libro delle favole. Sembra quasi ci siano processioni notturne per andare a trovare il lupo. So che di notte non si muove più nessuno in Lessinia perché tutti hanno paura di imbattersi in qualche branco affamato. Anzi, i problemi nei confronti del turismo stanno emergendo. Ci sono operatori turistici con cui ho parlato, di Bosco Chiesanuova, che sono sempre più preoccupati perché non c'è più quella gente che andava a funghi, quella gente che andava a ciaspolare di notte in montagna e che oggi se ne guarda bene dal farlo. Quindi è esattamente il contrario. Insomma, se lei fa Capuccetto Rosso rischia veramente.
Portando la questione nella serietà, ci si dimentica, ahimè, che questa Mozione parte da un presupposto del tutto sbagliato: di una possibile convivenza. Parliamo della Lessinia come di un territorio atipico rispetto al resto della montagna italiana. Non è il Cansiglio che è tutta una boscaglia, non è nemmeno il Cadore, non sono nemmeno le foreste dell'Appennino. La Lessinia è un territorio di pochi chilometri quadrati, circondato da zone molto abitate dove si è sviluppato, ancora da tempi antichi, una attività di allevamento e pastorale. Mettere il lupo in Lessinia è come lasciarlo in un grande recinto dove ci sono centinaia di malghe, centinaia di allevamenti. Il 40% del patrimonio bovino e anche ovino, perché ormai si sta sviluppando anche questo, della montagna veneta è concentrato all'interno di questo recinto. Bene, molliamoci il lupo e speriamo che le aziende ci ringrazino, aiutiamo l'economia. E' il luogo sbagliato, può essere concepibile in qualche foresta, in qualche luogo dove non ci sono attività o sono del tutto marginali; ma qui parliamo di un contesto dove al 90% è occupato dall'uomo con proprietà private, con malghe, con recinti, etc.. Quindi non vedo dove ci sia spazio per il lupo in questo territorio.
Poi, la favola che i due lupetti si sono incontrati, francamente... ho una certa età, non sono vecchio ma alle favole comincio a chiederci poco. Io non ho trovato nessun riscontro oggettivo. Ho chiesto i tracciati di questi lupi che sono capitati lì per caso e che si sono innamorati, uno dalla Jugoslavia e uno non so da dove, in Lessinia secondo me... Qualcuno che è più serio dice che probabilmente sono stati accompagnati a farsi incontrare. Sta di fatto che il problema oggi l'abbiamo e il problema va affrontato. Va affrontato come? Va affrontato in maniera seria, introducendo delle deroghe alla direttiva comunitaria - la direttiva Habitat che prevede la tutela delle specie protette – che all'articolo 16 dice che qualora la presenza di questi animali crei problemi, pregiudizio e gravi danni alle colture, all'allevamento, ai boschi, al patrimonio, etc., ci sia la possibilità di consentire, in condizioni rigorosamente controllate su base selettiva e in misura limitata, la cattura, la detenzione, etc.. Una serie di misure per diminuire il numero di questi predatori che non hanno nessun altro predatore sopra a loro e sono inseriti in un contesto sbagliato. Il lupo ha diritto sì di vivere, ma non in quel contesto lì, non può vivere all'interno di una stalla di un altro dove gli animali che va a predare sono quelli allevati dagli allevatori e non sono selvatici.
Inoltre sta alterando anche l'equilibrio della fauna selvatica, perché basta parlare con chi è del territorio e ti dice che è diminuito il numero degli animali selvatici che un tempo erano presenti in Lessinia. Quindi c'è uno squilibrio ambientale, non è l'introduzione di un animale che si alimenta con la fauna selvatica: ogni anno distrugge una stalla. Quest'anno ci sono tra i 50 e i 60 capi sbranati ed è una stalla media della Lessinia. Noi con questa Mozione andiamo a dire "cercate di adattarvi, portate trasformazioni alla zootecnia", ma che trasformazione devono portare, devono scappare via dal territorio? Sono queste le trasformazioni? Oggi abbiamo già parlato delle difficoltà che ci sono - e sono molte - nel settore lattiero-caseario, nel settore della carne; e noi, oltre ad essere in montagna quindi un luogo dove c'è un oggettivo svantaggio per i costi di produzione perché maggiori, abbiamo anche un elemento in più che complica la vita e che aumenta le spese per gli allevatori ed è la presenza di questo carnivoro, che, ripeto, ha diritto di esistere, ma in luoghi idonei e adatti non certo in Lessinia, che è tutt'altro che un luogo adatto.
Voglio dire che queste deroghe non sono un tabù. Sono un tabù solo per l'Italia. Ho chiesto all'ISPRA e ho chiesto direttamente al Ministro dell'ambiente, che è venuto in Lessinia in campagna elettorale, promettendo di mandare i tecnici dell'ISPRA - che non sono mai arrivati - per valutare questa possibilità delle deroghe e l'unico che può consentire queste deroghe a questa normativa è lo Stato, è il Ministero. La Regione, ahimè, ha le mani legate. Siamo in attesa che lo Stato introduca dei criteri di selezione dei lupi, di contenimento, come stanno facendo sulle alpi francesi, come stanno facendo in altri parti d'Europa senza nessun tabù ideologico come spesso in Italia siamo capaci di introdurre nella pseudo tutela dell'ambiente.
L'ambiente noi lo stiamo distruggendo, stiamo distruggendo soprattutto l'economia montana e noi siamo responsabili di questa politica in un momento già di difficoltà. Se vogliamo mantenere quel territorio di cui oggi possiamo fruire, che è ancora coltivato, che è ancora sfalciato, che è ancora pulito, che è ancora fruibile anche per i turisti, dobbiamo semplicemente rimuovere da quel territorio la presenza di questo carnivoro. Portiamolo in Cansiglio dove trova abbondanza di cervi da consumare o dove ci sono le varie "specie di Zanoni" ben disposti a fare le visite di notte, lo portiamo là e così saranno contenti tutti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
La parola al consigliere Montagnoli.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Sarò più veloce del collega Valdegamberi, per sottolineare una scelta di campo che facciamo noi e che fa il PD. Il PD difende il lupo, noi difendiamo le popolazioni, i territori e seguiamo quello che i territori dicono.
Perché, consigliere Zanoni, lei in Lessinia non ci abita, è una scelta – concordo con quello che ha detto il consigliere Berlato – vetero ambientalista, ma bisogna parlare con la gente. Non ci interessano i comunicati stampa, siamo stati sul territorio.
Tutti i Comuni della zona si sono espressi in maniera totale contro questa iniziativa, contro questa scelta sbagliata di portare il lupo in un territorio dove non ci può stare. La provincia di Verona lo stesso. Penso che tutti abbiamo ricevuto una nota chiara che dice cos'è la Lessinia e cosa si può sviluppare.
La provincia autonoma del Trentino, che da un punto di vista ambientale fa delle scelte diverse dal Veneto, si è espressa in maniera chiara non solo relativamente all'orso ma anche nei confronti del lupo. Noi dobbiamo prendere una posizione netta e la scelta del territorio è quella di concludere il progetto Life perché ormai è iniziato e manca solo una parte finale. L'assessore Pan ha già avuto contatti con le associazioni del territorio, dobbiamo fare una scelta ben chiara: il lupo non ci può stare, i capi sbranati l'anno scorso sono stati 60, quest'anno siamo a 50, c'è una situazione di impossibilità di convivenza. Ci sono anche le liquidazioni, è vero, ma il lupo non ci può stare, dobbiamo fare una scelta di campo e la nostra è quella di puntare sulla Lessinia e di tutelare le aziende agricole.
Il punto più pericoloso secondo me è il terzo, in cui si chiede di sostituire, trasformare, la zootecnia nelle zone montane a favore della conservazione del lupo. Noi non siamo di questo avviso, riteniamo di tutelare la Lessinia e di tutelare le attività locali perché la gente ci abiti e resti in questo territorio. È una scelta completamente diversa dalla vostra, frutto di colloqui costanti con il territorio non solo di comunicati, consigliere Zanoni.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Montagnoli.
La parola alla consigliera Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Il progetto Life prevede la definizione di un protocollo di convivenza basato comunque sulla biologia della conservazione. Quindi, nel momento in cui in questo Consiglio regionale ci esprimiamo come ci siamo espressi, definiamo che noi non crediamo in quel progetto, non vogliamo più aderire come partenariato a quel progetto e se alla fine non arriviamo al protocollo di convivenza dobbiamo restituire i fondi del Life e farli restituire anche a tutti i partner che sono all'interno del progetto stesso.
Per quanto mi riguarda una domanda sorge spontanea: la motivazione per cui una Regione, che era condotta dallo stesso colore politico, aderisce ad un progetto di questo e genere e poi, invece, fa affermazioni che sono l'esatto contrario dei contenuti del progetto stesso.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Francesca Zottis.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Ho seguito, Presidente e signori Colleghi, divertito la descrizione di questo incontro amoroso tra due soggetti che, utilizzando i moderni strumenti di comunicazione, non so se Facebook, Twitter o altre cose del genere, si sono dati appuntamento in Lessinia e, dopo aver constatato la compatibilità dei caratteri, hanno cominciato, in assenza di strumenti diversi di divertimento, a proliferare in Lessinia dando vita a questa famigliola di lupi che si sta moltiplicando. Credo sia la stessa tecnica utilizzata per la diffusione dell'orso dal Trentino fino alle nostre aree montane e pedemontane, la stessa tecnica.
In realtà, chi si limita a credere alle favole dovrebbe invece verificare come vengono utilizzati i fondi comunitari per la reintroduzione di diversi animali, tra i quali i grandi carnivori. Anni fa c'è stata l'introduzione anche di un rapace di grande dimensioni detto Ripeto. Considerando che utilizzando queste ingenti risorse comunitarie ci sono alcuni che si mettono a disposizione per liberare sul territorio - non sempre in modo trasparente - degli animali che sicuramente possono vivere tranquillamente in ambienti poco antropizzati, ma - siccome prevenire è sempre meglio che curare - pensare di liberare degli orsi o dei lupi in ambienti fortemente antropizzati come quelli della nostra Regione è una azione da irresponsabili.
Ribadisco che questi animali vengono liberati perché c'è un grosso interesse nell'utilizzo di risorse comunitarie. Se qualcuno andrà a vedersi anche qualche provvedimento regionale si accorgerà che sono state utilizzate queste risorse, in parte anche Regione del Veneto. Ma mi fermo qui. Questo per fare in modo da far capire che sotto c'è un interesse che va al di là delle favole di Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo. Gli animalisti hanno perfino cambiato la favola di Cappuccetto Rosso: una volta ricorderete che a fronte del lupo cattivo che mangiava la nonna di Cappuccetto Rosso interveniva il cacciatore che riusciva a salvare la nonna e anche Cappuccetto Rosso. Nelle nuove favole degli animalisti non è più il cacciatore che interviene per ammazzare il lupo cattivo, ma è il boscaiolo; nelle favole adesso c'è il boscaiolo che interviene e, forse, con strumenti atti all'eutanasia, che fanno poco soffrire il lupo cattivo. Queste sono le favole che si raccontano tra di loro gli animalisti e coloro che vorrebbero farci credere che il diavolo è morto dal freddo.
Per quanto riguarda, quindi, questa iniziativa dobbiamo pensare che una volta introdotti questi grandi carnivori ci troviamo di fronte al fatto che prima di pensare di tutelare il lupacchiotto, bisogna pensare di tutelare chiunque altro si possa inoltrare nel bosco. Stessa cosa per quanto riguarda l'orso. Poi possiamo anche dipingere il regno animale alla Walt Disney, dove agli animali vengono affidati nomi di essere umani, abitudini, sentimenti per umanizzare gli animali e giustificare il fatto che secondo loro gli animali hanno lo stesso diritto di vivere rispetto a qualsiasi essere umano. Questa è la loro concezione.
In base a questo, noi in Lessinia ci troviamo di fronte a degli animali carnivori che, ovviamente dovendo sopravvivere, visto che nessuno tra coloro che li hanno liberati si preoccupa di nutrirli, ci troviamo di fronte al fatto che adesso ci sono danni agli allevamenti e ci sono pericoli per le persone.
Chiedo dieci secondi Presidente, li detraggo dal mio prossimo intervento, per finire questo ragionamento per quanto riguarda la questione del Cansiglio. Anche in questo caso abbiamo dipinto i cervi del Cansiglio come animaletti docili e la loro presenza è stimata in circa dieci volte la sopportabilità di quei territori. Chi ha un minimo di conoscenza di queste tematiche sa che c'è un rapporto di sopportabilità ambientale tra il numero e la superficie. Se non c'è questo equilibrio si creano gravissimi danni all'ecosistema, alle colture agricole, con dei pericoli anche per la salute umana.
Il Presidente Zaia ha fatto la sua affermazione relativamente ai cervi del Cansiglio, che non condivido ma che rispetto. Se qualcuno vuole andarsi a vedere i cervi sul Cansiglio o il lupo in Lessinia o gli orsi nell'Altopiano dei Sette comuni, e se questi animali producono danni all'ecosistema o agli allevamenti, è importante che questi animalisti si paghino i danni e non chiedano che altri li paghino.
La finisco dicendo che i cervi in Cansiglio hanno provocato la distruzione dell'ecosistema, la distruzione delle colture agricole, la distruzione di una parte del bosco e hanno provocato anche la diffusione delle zecche che comportano un pericolo mortale per gli essere umani. Tutto questo per fare in modo che uno che vive al trentesimo piano di un condominio, che si dice animalista perché ha la macchina con un orsetto bicolore, venga a fare una fotografia una volta all'anno. E chi vive lì deve subire tutto questo?!

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Sinceramente credo che l'incontro in Lessinia tra i due lupi possa essere avvenuto, nel senso che è la terra di Romeo e Giulietta, la provincia di Verona è un territorio bellissimo come anche altri parti del Veneto, quindi può anche essere.
A parte gli scherzi approfitto della presenza dell'Assessore e degli Assessori per sollevare un problema legato ai risarcimenti. Abbiamo un po' scherzato su temi seri e alleggerito un po' il discorso, però c'è un problema serio che è proprio quello del risarcimento dei danni da fauna selvatica. Ci stiamo già lavorando in Commissione però vorrei che si accelerasse su questo, perché indipendentemente dal tema "lupo sì no o lupo no", ogni mese ci sono degli agricoltori che con grande fatica in un territorio che non ha vocazioni turistiche come altre, ma ha delle peculiarità uniche ed importanti come il consigliere Valdegamberi ricordava, si trova a volte a vanificare sacrifici immensi proprio per la presenza di questi lupi e dei danni che creano. A volte qualche capo di bestiame fa la differenza tra una azienda agricola che può sopravvivere con difficoltà e una azienda agricola montana che deve chiudere. Quindi colgo l'occasione per sollecitare un lavoro importante su questo aspetto.
La dichiarazione di voto, consigliere Zanoni, non può trovare il mio consenso, comunque la ringrazio per avere sollevato il problema in Aula.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola alla consigliera Cristina Guarda

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Mi stupisco un attimino perché ascoltando i vostri interventi e osservando l'atteggiamento in Aula mi viene anche il dubbio della trasparenza di ogni Consigliere qui davanti perché nel momento in cui noi dovremmo essere d'accordo nel dire: sfruttiamo fino in fondo l'ultimo centesimo che l'Europa ci dà per sostenere un progetto che vada ad intervenire in una zona che soffre della presenza del lupo. Questa è la prima osservazione.
Poi, che discorsi, solo a dire "noi siamo i buoni, che interveniamo per il territorio, andiamo a difesa delle persone etc., mentre voi invece siete i più cattivi che siete per il lupo", credo che sia un'esagerazione che sicuramente non testimonia una consapevolezza di quello che c'è scritto qui dentro.
Poi chiedo anche una maggiore attenzione nel controllo nell'ordine dell'Aula perché sentire i Consiglieri che ululano imitando e prendendo in giro quello che è l'intervento di un altro Consigliere non credo sia onesto e rispettabile per i Consiglieri qui presenti.
Mi permetto solo di dire che, al di là delle storielle perché non siamo qui per raccontarci storielle o favole e non siamo qui neanche per dire che noi siamo animalisti o voi non animalisti, non è questa la discussione. Qui si tratta di andare a sostenere un progetto che la Regione ha voluto abbracciare e, se la maggioranza in questa occasione dice che non è più d'accordo per sostenere questo progetto, basta che lo esterni chiaramente e prenda una posizione dicendo: ci perdiamo l'occasione di questi finanziamenti europei.
Nessun problema per noi, dovrete affrontare poi quella che è la popolazione della Lessinia, gli imprenditori agricoli, gli allevatori che, come ricordava il collega Casali, sono in difficoltà e chiedono anche un intervento per una maggiore efficienza anche da un punto di vista finanziario, perché non è possibile che appena prima della chiusura della campagna elettorale siano stati liquidati gli indennizzi di un anno prima. Allora, se questo non è un sistema anche un po' spiacevole di rapporto col territorio, lascio a voi le considerazioni.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Cristina Guarda.
La parola al consigliere Vicepresidente Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Solamente alcune considerazioni.
La prima: su questi temi l'approccio ideologico non serve a nulla.
Allora di cosa stiamo parlando, collega Zanoni? Di un parco che è l'ambiente più artificiale che ci possa essere, perché i grandi pascoli, gli alti pascoli della Lessinia, sono frutto del lavoro dell'uomo in centinaia di anni, perché la naturalità vorrebbe vedere bosco, rovi che già lo stanno facendo perché stanno trasformando quello che è l'ambiente da tutelare.
Credo che anche nel dibattito noi dobbiamo prendere atto che ci sono delle condizioni, delle situazioni create dall'uomo che se non ci fosse stato l'uomo, principe dei predatori perché poi, se vogliamo, si tutela un predatore che non è in cima alla catena alimentare, noi dobbiamo tutelare l'ambiente e il modello.
Io non sono favorevolissimo ai parchi ma soprattutto all'idea che un parco deve congelare una situazione di fatto quando in realtà questa è una situazione dinamica. Allora il lupo - che non c'è mai stato in Lessinia almeno negli ultimi 200 anni – eliminarlo, anzi, è stata vista come una conquista dal punto di vista economico e sociale qualche anno fa, molti anni fa. E quella conquista sociale di convivenza con la natura ha permesso di fare la Lessinia così com'è adesso, perché se non ci fossero allevamenti, uomini, agricoltori e abitanti la Lessinia sarebbe un bosco abbandonato soggetto agli incendi su cui poi noi andiamo ad investire perché ci lamentiamo, come ad esempio sta succedendo nel bellunese, che siccome non abbiamo i fondi non possiamo fare la manutenzione dei boschi che, abbandonati, non sono più produttivi anzi diventano etc.
L'invito, quindi, è veramente quello di ragionare su fatti concreti e non su approcci ideologici. Oggi il fatto concreto – ed è il motivo per cui voterò contro questa mozione – è che noi dobbiamo tutelare l'ambiente così come è arrivato, così come è stato anche individuato per le sue caratteristiche naturali e fisiche come parco regionale, perché noi stiamo parlando di andare a modificare gli equilibri anche ambientali tra le varie specie, i predatori e quant'altro, con l'introduzione di un animale che è 200 anni che non c'è.
È compatibile questo con le norme del parco? Posso io inserire un animale che nulla c'entra con quel sistema così come abbiamo deciso con legge regionale di tutelare?
Allora di cosa stiamo parlando?
Il lupo, mi dispiace per lui, fa il suo mestiere, preda e quant'altro, ma a me sta più simpatica, soprattutto se vogliamo parlare di biodiversità, la pecora Brogna – che non so se il consigliere Zanoni conosce - che è una specie rara, allevata solo in Lessinia, che in qualche modo rappresenta la biodiversità molto di più di un lupo che nulla c'entra con il sistema veronese.
Ci tenevo a sottolineare questa cosa perché se no sembra solo che poi i 100 mila euro o i 98 mila euro dell'Unione Europea, se è per il gusto di averli su un progetto che non sta in piedi facciamo più bella figura a ridarli. Non siamo obbligati sempre a spendere, anche male, i fondi della Comunità Europea.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Giorgetti.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ho ascoltato volentieri il dibattito molto accalorato anche dei Colleghi e anche l'ultimo intervento del collega Giorgetti.
Ahimè, Massimo Giorgetti, non è che il lupo decida dove andare: i dati della veterinaria dicono che il lupo è in espansione in tutto l'arco alpino. Il problema investe nello specifico il nostro territorio della Lessinia. Parlo di nostro perché io vengo da lì, tra l'altro io abito ai piedi della Valpantena per cui so bene cosa significa anche il tema. Ho parenti che abitano in Lessinia e che effettivamente convivono anche con questa situazione grave.
Il problema della Lessinia è la spinta di antropizzazione, questo l'ha detto il collega Valdegamberi e l'hanno detto tutti i Colleghi veronesi e credo sia giusto tenere in considerazione questo aspetto, però bisogna capire anche come mai la Regione ha aderito ad un progetto europeo – guardo l'Assessore ma non perché abbia aderito l'assessore Pan, ma perché la Regione lo ha fatto - e adesso disconosce questa adesione. Per carità, ognuno può anche cambiare parere, poi che siano gli ex amici o gli amici attuali di questa Giunta non lo so, certo è che la Regione ha aderito a un progetto europeo.
In questo momento si dice che i 98 mila euro non sono più indispensabili anzi diventano la stura per agevolare il ripopolamento del lupo. Fatico un po' a comprendere questo percorso logico, però credo che il tema non sia "lupo sì o lupo no in Lessinia" – parlo della Lessinia perché il tema è sostanzialmente lì - ma credo che il problema sia un altro: quello di impegnarsi magari anche con il nostro Governo, anche con il nostro Ministro dell'Ambiente, per riuscire ad affrontare il tema pensando alla peculiarità della Lessinia.
Questo è un ragionamento che va fatto, ma da lì a dire che attraverso questa mozione o il sostegno a questa mozione si agevoli la politica a favore del lupo in Lessinia la vedo difficile.
Credo che sia responsabilità di tutti riconoscere di aver sbagliato o di non riconoscersi nell'adesione a quel progetto prendendosi anche la responsabilità di rinunciare a quello che può essere un percorso ovviamente condiviso con l'Europa. Dopodiché tutto serve. Serve anche che un Consiglio regionale si pronunci magari con un altro provvedimento e chieda evidentemente al Ministro di poter venire a vedere qual è la realtà della Lessinia e venire a trovare delle soluzioni in deroga rispetto a un problema che ormai è un problema scappato di mano anche a chi gestisce lo stesso parco.
Accolgo la provocazione o la sollecitazione di Massimo Giorgetti di non cadere in una interpretazione ideologica o in una lettura ideologica e proprio per questo credo che si debba, con molta libertà anche rispetto alle legittime posizioni, non pensare che chi non è a favore di questo progetto e chi è a favore di una coerenza rispetto all'adesione data dalla Regione ancora nella precedente Legislatura, sia necessariamente ideologizzato. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Orietta Salemi.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Parlo anch'io da veronese che adora tantissimo la Lessinia, la prediligo molto spesso a tanti altri luoghi più ambiti.
Ho ascoltato il discorso di tutti quanti e conosco persone che hanno subito danni dai lupi, ho avuto anche modo di incontrarle, però provo a fare una considerazione: non è soltanto colpa del lupo, può essere colpa anche di chi toglie i fondi agli Uffici postali e fa sì che i giovani non possano più continuare a vivere nei paesi di montagna e quindi li fa scendere giù a valle facendo spopolare quei paesi fantastici e quindi far avvicinare i boschi ai paesi, per cui i lupi si avvicinano ai paesi?
Può essere che questi fondi possano servire anche al contenimento del lupo, ai risarcimenti stessi o anche a far sì di realizzare attività economiche che mantengono i giovani in alta quota sulla nostra fantastica Lessinia?
Noi voteremo a favore di questa mozione anche per questi motivi. Mi fermo qui.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
Questo argomento penso sia stato uno dei primi argomenti che ho affrontato come Assessore all'Agricoltura e alla Caccia. La Lessinia non la conoscevo e sono andato a visitarla su invito del consigliere Valdegamberi e con piacere ho visto cos'è la Lessinia.
Sono padovano e quindi capisco gli umori di tutti gli amici veronesi, però devo dirvi che da Assessore all'Agricoltura la presenza – e concordo con i Colleghi che hanno detto – di questo grande allevamento allo stato brado nei pascoli perché è uno degli aspetti più importanti delle nostre produzioni lattiero-casearie del nostro Veneto.
Effettivamente abbiamo dei bellissimi pascoli, abbiamo delle aziende floride, delle belle malghe, quindi sicuramente andiamo a scontrarci con questo problema dei lupi.
Ho ascoltato molti allevatori, al di là poi di ogni preclusione politica di come uno la pensi sul lupo e di cosa pensi poi su cosa si può fare, vi do alcuni dati: ad oggi la popolazione dei lupi è di circa una quindicina di esemplari su due cucciolate – quello che almeno mi è stato riferito dagli esperti. Quest'anno sono stati abbattuti 65 capi circa di bovini generalmente da latte, vitelli, qualche asino che era presente.
Rispondo subito per quanto riguarda gli indennizzi: fino ad adesso gli indennizzi li abbiamo pagati sempre, mancano solo quelli del 2015 che sono in via di pagamento in questi giorni e quindi posso assicurare che tutti gli indennizzi ai capi degli allevatori sono stati pagati, indennizzati. Abbiamo un capitolo di Bilancio che prevede circa 150 mila euro l'anno per quanto riguarda questo tipo di attività.
È chiaro che adesso siamo a fare delle scelte, si possono fare delle scelte da un punto di vista ambientale e dall'altra parte possiamo fare delle scelte di contenimento, però da un'altra parte noi non possiamo permetterci certamente di perdere l'allevamento o comunque far sì che questo allevamento sparisca in qualche maniera.
Ricordo che comunque anche la sola presenza oppure il passaggio del branco a volte in mezzo all'allevamento, è stato comprovato, provoca anche una perdita di produzione del latte in generale perché poi gli animali si spaventano di tutta una serie di cose e quindi c'è una minore produzione di latte, una perdita di produttività e anche qualche incidente, perché poi gli animali di notte - perché sono liberi anche di notte – spesso si spezzano gambe o altre cose di altro tipo perciò vengono abbattuti in altra maniera, quindi questa è la situazione fotografata.
Rispetto al progetto WolfAlps, che ho ereditato, questo è un progetto che è stato fatto a partire dal 2006 quindi è sei anni che è in corso, è un progetto da 500 mila euro che ha come capo progetto il Parco naturale delle Alpi marittime, che è in tutt'altra parte, e che va a monitorare l'ambiente, che prevede tutta una serie di attività di protezione, di sintonia tra i lupi, l'ambiente e naturalmente gli allevatori. Vedo che questa sintonia non è stata molto ben presa almeno penso dagli allevatori della Lessinia e concordo che chiaramente una soluzione debba essere trovata.
Questi fondi possono prevedere – lo dico ai Consiglieri e lo stiamo anche valutando – anche degli accorgimenti per proteggere in qualche maniera il bestiame. Quindi, ad esempio, delle barriere elettriche o dei recinti o vuoi mettendoci altre cose. Stiamo anche studiando questo tipo di attività oltre naturalmente a quello che il progetto prevedeva e che sapete non è facile cambiare in corsa quando ormai sul progetto siamo alla fine.
Quindi noi come Sezione Caccia e Pesca della Regione, col nostro personale tecnico e in coordinamento anche col Corpo forestale, con le Polizie provinciali, stiamo vigilando anche in questa maniera. Però resta il fatto che una soluzione a oggi bisogna trovarla.
Adesso è inverno, i capi sono stati portati via, i lupi si ciberanno di fauna selvatica - che tra l'altro il consigliere Berlato ha detto bene quali problemi sta creando, perché li sta creando anche da altre parti. Ma è chiaro che nella prossima stagione una soluzione deve essere trovata.
Sto sentendo il Ministero, come mi è stato sollecitato, e l'ISPRA per vedere se è possibile in qualche maniera spostare parte del branco o trovare delle soluzioni che possano portarli a non essere più nocivi in altre zone e quindi risolvere questo problema alla fonte. Sapete che comunque questi animali sono fauna selvatica protetta e noi dobbiamo gestirli solo in questa maniera, quindi altre vie io non le conosco. Se queste sono le vie, cercheremo in tutte le maniere di batterle anche per la sicurezza dei nostri allevatori e dei Sindaci.
Io ho incontrato i Sindaci della Lessinia e posso assicurare che molti dei lupi si avvicinano alle case di notte in questi giorni e anche alla popolazione quindi, anche se fino adesso non hanno attaccato nessuno, c'è una grande preoccupazione dei Sindaci e degli abitanti perciò bisogna che noi in qualche maniera troviamo una risposta.
È chiaro che adesso sono 15, il prossimo anno con un'altra nuova cucciolata arriveranno a 20 e avanti così.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan, per le conclusioni.
Non vedo altri interventi.
Pongo in votazione la Mozione n. 30.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
PUNTO
16



MOZIONE PRESENTATA DALLE CONSIGLIERE SALEMI E ZOTTIS RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE ISTITUISCA IL COORDINAMENTO MOBILITà CICLISTICA" (MOZIONE N. 35) (DELIBERAZIONE N. 88/2015)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- la Regione Veneto in più occasioni ha affermato di voler favorire nel proprio territorio iniziative finalizzate alla sensibilizzazione e informazione dei cittadini sulle tematiche della mobilità sostenibile;
- la Giunta regionale ha dato seguito a questo intendimento approvando i seguenti provvedimenti:
-- deliberazione n. 1862 del 15 ottobre 2013 riguardante l'adozione del Manuale di segnaletica per i percorsi ciclo escursionistici in ambito montano per i quali non si applicano le norme del Codice della Strada;
-- deliberazione n. 162 dell'11 febbraio 2013 relativa all'adozione del Manuale di segnaletica turistica e cicloturistica regionale, nell'ambito del Piano regionale di segnaletica turistica, quale documento di riferimento per le diverse tipologie di cartellonistica e segnaletica turistica e ciclo escursionistica;
-- deliberazione n. 1402 del 19 maggio 2009 relativa all'individuazione nell'ambito della Rete Escursionistica Veneta (R.E.V.) di itinerari turistici ciclabili, equestri e nautici;
- la Giunta regionale ha inoltre approvato il Piano regionale di segnaletica turistica, già avviato con deliberazione n. 959 dell'11 aprile 2006, e ha intrapreso ulteriori azioni di promozione, progettazione e finanziamento relative alla mobilità ciclistica che hanno favorito l'ampliamento della rete ciclistica e l'inserimento del territorio veneto in direttive ciclabili nazionali ed internazionali;
- nella precedente legislatura la Regione Veneto ha avviato rapporti stabili con la Federazione Italiana Amici della Bicicletta - FIAB per la costituzione dell'Ufficio Mobilità Ciclistica;
CONSIDERATO CHE:
- la ciclabilità rappresenta un'opportunità di sviluppo turistico ed economico notevole;
- l'uso della mobilità sostenibile contribuisce al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla programmazione europea 2014-2020 in materia di riduzione dell'inquinamento ambientale (clima, aria, ambiente);
- a seguito dell'efficientamento della rete ciclabile e delle relative direttive in termini di mobilità sostenibile promosse dalla Regione è opportuno intensificare i rapporti di coordinamento con Enti Locali, Fiab, Associazioni, Regioni, Ministeri, Unione Europea ed altri soggetti portatori di interesse, come ad esempio le aziende di trasporto pubblico locale, al fine di garantire una progettazione e una promozione che favorisca la massima efficacia ed efficienza del sistema ciclabile Veneto;
- è altresì necessario che tale coordinamento diventi prioritario e che possa svolgere le seguenti funzioni:
-- pianificatoria, coordinando i desideri e le azioni dei territori in una pianificazione territoriale e finanziaria pluriennale, che raccolga anche dati su incidenti, incremento di mobilità ciclistica e gestisca il SIT Sistema Informativo Territoriale della mobilità ciclistica e sicurezza;
-- infrastrutturale, coordinando gli interventi progettuali – esecutivi ed i finanziamenti;
-- ciclabilità urbana, promuovendo le zone 30, le reti ciclabili e finanziando opere conformi a manuali e Bici Plan locali;
-- salute e prevenzione, promuovendo stili di vita attivi, sicurezza stradale, il benessere delle persone con riduzione della spesa sanitaria;
-- assistenza agli Uffici Mobilità Ciclistica di ambito comunale, intercomunale, GAL, Partenariati, operatori privati e pubblici;
-- cicloturistica, coordinando lo sviluppo della rete cicloturistica regionale e locale, la numerazione degli itinerari e la redazione delle cartografie dedicate;
-- promozionale dei territori verso i mercati ed i clienti nazionali ed internazionali; banche date sui flussi cicloturistici, marketing coordinato e prodotti turistici;
-- dei servizi materiali, intermodalità e trasporto bagagli ed immateriali, siti web, marchi, brand, reti di impresa, club di prodotto;
-- intermodalità con il treno, trasporto bici sui treni, accessibilità alle stazioni ferroviarie, ciclo stazioni, bike sharing sovra comunali;
-- formazione generale per tecnici, operatori economici, politici e decisori;
RITENUTO CHE:
- è fondamentale istituire, nell'ambito dell'Assessorato regionale alla Mobilità, il Coordinamento Mobilità Ciclistica con il compito e la funzione di raccogliere segnalazioni e osservazioni relative alla rete ciclabile, in stretto rapporto con Enti Locali, Fiab, Associazioni e Ministeri;
- il suddetto Coordinamento dovrà anche promuovere l'uso della bicicletta, attraverso iniziative e manifestazioni cicloturistiche;
- nel Coordinamento sarebbe utile anche la presenza di un tecnico della Sezione Lavori Pubblici con il compito di seguire tutte le tematiche connesse alla mobilità ciclabile;
- il Coordinamento dovrà inoltre avvalersi di ogni eventuale forma di collaborazione per il perseguimento dei propri scopi, anche di associazioni che promuovono l'utilizzo della bicicletta e in particolare di quelle che hanno fra gli obiettivi statutari la promozione della mobilità ciclabile;
impegna la Giunta regionale
a istituire, entro il primo semestre 2016, il Coordinamento Mobilità Ciclistica con le funzioni sopra descritte."
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sarò rapidissima.
Ringrazio anche l'Assessore che ha atteso fino adesso perché la nostra mozione è una delle ultime.
Si tratta semplicemente di formalizzare un organismo dedicato alla mobilità sostenibile, in modo specifico alla ciclabilità.
L'Assessore ci aveva promesso, in fase di manovrina finanziaria dello scorso ottobre, che in luogo dei 40 mila euro destinati all'Ufficio mobilità avrebbe attivato una sezione del Settore mobilità dedicata alla mobilità ciclistica, questo per permettere in qualche modo anche di attivare un coordinamento con gli Enti locali e con tutti i soggetti portatori di interesse.
Non mi dilungo molto su questo perché credo che l'Assessore abbia dato un segnale importante di attenzione a questo tipo di iniziative per cui aspettiamo intanto che l'assessore Elisa De Berti si pronunci ovviamente a favore di questa nostra proposta e poi ovviamente, dopo il pronunciamento favorevole dell'Assessore, anche della disponibilità e del favore di tutto il Consiglio. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Orietta Salemi.
La parola all'assessora Elisa De Berti.

Ass.re Elisa DE BERTI

Grazie, Presidente.
Visto che ogni promessa è un debito, mi ero impegnata ad istituire l'Ufficio per la mobilità da 35 mila.
L'attività propedeutica per la costituzione del tavolo è già stata avviata, abbiamo già incontrato la FIAB e nei prossimi giorni verrà effettivamente costituito il tavolo come promesso.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Elisa De Berti.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Sentite le rassicurazioni dell'Assessora, quindi l'impegno, e tenuto conto che l'Assessorato di fatto si sta già muovendo in questo senso, questa mozione sarebbe inutile però la votiamo lo stesso visto quello che ha detto l'Assessora. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
Mi sembra tutto chiaro, quindi passiamo alla votazione.
Pongo in votazione la Mozione n. 35.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
17



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BERLATO, BERTI, SCARABEL, BALDIN, BARTELLE, BRUSCO, RIZZOTTO, MICHIELETTO, FABIANO BARBISAN, BORON, BOTTACIN, BRESCACIN, GEROLIMETTO, LANZARIN, SANDONà, VALDEGAMBERI, VILLANOVA, MORETTI, RUZZANTE, AZZALIN, FRACASSO, PIGOZZO, SALEMI, SINIGAGLIA, ZANONI, ZOTTIS, BARISON, GIORGETTI, CASALI, BASSI E CONTE RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE SOLLECITI IL PARLAMENTO ED IL GOVERNO A REVISIONARE L'ATTUALE NORMATIVA STATALE AL FINE DI FAVORIRE IL RECLUTAMENTO DEI VOLONTARI DELLA CATEGORIA DEI VIGILI DEL FUOCO" (MOZIONE N. 50) (DELIBERAZIONE N. 89/2015)

La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
È breve e la voglio leggere perché sia ben capita.
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- il personale Volontario dei Vigili del Fuoco è costituito da Vigili del Fuoco volontari chiamati a qualsiasi ora del giorno e della notte ad intervenire nelle situazioni di emergenza mettendo sistematicamente a repentaglio la propria esistenza;
- i Vigili del Fuoco volontari rappresentano un supporto indispensabile per i cittadini;
- nonostante la assoluta carenza di risorse tecniche essi garantiscono un contributo essenziale alla sicurezza del territorio, per la salvaguardia dei beni di tutta la comunità veneta;
CONSIDERATO CHE:
- in Regione Veneto i Vigili del Fuoco sono dislocati in ben 38 distaccamenti volontari oltre ad alcune sedi miste, garantendo oltre 1300 interventi di soccorso ogni anno;
- attualmente la categoria è interessata da diverse problematiche che attengono principalmente alle lacune legislative della legge statale;
- i volontari, ad oggi, sono costretti ad operare con strumenti, mezzi, attrezzature insufficienti ed obsolete, non garantendo, quindi, un soccorso adeguato alla tutela della incolumità personale e materiale della comunità del Veneto;
RITENUTO CHE:
- per mancanza di risorse, i corsi di formazione sembrano svolgersi in maniera non adeguata – anche questi – a garantire una formazione sufficiente a tutela della sicurezza dei cittadini;
- i volontari devono sottoporsi periodicamente a visite mediche affrontando un onere economico di circa 429 euro;
RILEVATO che la scarsità di risorse economiche per la formazione e gli interventi dei volontari dei vigili del fuoco determinerebbe gravi conseguenze sulla sicurezza dei nostri cittadini;
impegna la Giunta regionale a sollecitare il Parlamento ed il Governo affinché vengano ridotti i costi relativi alle visite mediche, stanziare nuove risorse atte a garantire un'adeguata formazione auspicando, altresì, una nuova revisione della attuale normativa statale."
Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Come Gruppo sottoscriviamo questa mozione, avevo anche invitato un gruppo di Vigili del Fuoco volontari ad essere auditi qui in Consiglio ed è già avvenuto.
Ci tengo solo a precisare che il ruolo dei volontari in alcuni contesti della nostra Regione è fondamentale, vengono sempre chiamati nei momenti di bisogno in supporto ai Vigili del Fuoco permanenti e spesso, solo per giochi di Sindacati e contratti, si tende ad escluderli e a non concedere ai Vigili del Fuoco volontari i diritti che gli competerebbero, tra cui la possibilità di fare corsi di aggiornamento. Quindi abbiamo Vigili del Fuoco volontari non aggiornati in supporto a Vigili del Fuoco permanenti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Anche il nostro Gruppo sottoscrive chiaramente questa mozione e ringrazio il consigliere Berlato per aver sollevato questa questione dei Vigili del Fuoco volontari.
Approfitto di questo perché proprio venerdì prossimo 4 dicembre ricorre Santa Barbara, la patrona dei volontari, la protettrice di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa e ci saranno cerimonie in tutte le varie Caserme.
Ho avuto modo di conoscerli e sperimentare anche il loro impegno purtroppo in occasione di qualche calamità naturale. Non conoscevo questa realtà e negli ultimi anni ho avuto modo veramente di apprezzarli e di rendermi conto come purtroppo fare il volontario dei Vigili del Fuoco è una cosa che è ostacolata in Italia in tutte le maniere. Perché, oltre a quanto detto dal consigliere Berlato, quindi anche i costi delle visite mediche, hanno dei requisiti per poter accedere a questi compiti assolutamente rigidi. Le visite che devono fare periodicamente sono carissime perché sono anche specialistiche e la formazione se la pagano.
Inoltre, non la citava nella mozione Berlato, ma magari può essere occasione anche di fare un'ulteriore sollecitazione al Governo, sembra che vogliano addirittura eliminare il rimborso spettante ai volontari che operano durante l'orario di lavoro.
Allora fanno di tutto per evitare di avere questa risorsa importante senza trascurare il fatto che vengono lasciati con dei mezzi ed attrezzature assolutamente obsolete, con i resti che arrivano da quelli effettivi.
È un argomento assolutamente importante, in Veneto sono una risorsa importantissima e fondamentale e colgo l'occasione anche per invitare l'Assessore Bottacin, che so è sensibile a questo argomento, ad attivarsi per quanto può per sostenere questa mozione e per far sì che vengano assolutamente aiutati anche i volontari e non solo gli effettivi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Sarò un po' controcorrente però, siccome la questione l'ho seguita anche negli anni scorsi nella passata Legislatura, quando ho visto questa mozione - ovviamente io la voterò per mantenere buoni i rapporti con tutti – però ci tengo a far alcune precisazioni.
Ho molti amici Vigili del Fuoco, sono andato anche a raccogliere alcuni dati della Federazione Nazionale Coordinamento Vigili del Fuoco. In Veneto nel 2014 ci sono stati 48.155 interventi, 1.300 effettuati dai volontari dei Vigili del Fuoco, circa il 2,7%.
Spesso queste associazioni vengono in Consiglio regionale o in altre parti a chiedere sovvenzioni, soldi e quant'altro a sostegno delle loro iniziative. Per carità, tante sono delle bravissime persone che operano in maniera seria, ma un paio di anni fa ho presentato un'interrogazione in quest'Aula, e poi ne ho presentata un'altra ancora, in quanto a Schio nel 2010 è stato richiesto un mezzo da dare a questa associazione di volontari perché ovviamente ne avevano necessità per raggiungere quelle località, quelle zone, quelle vallate un po' più impervie, che ovviamente con i mezzi dei Vigili del Fuoco non si potevano raggiungere.
Ebbene la Regione Veneto ha concesso un contributo di circa 300 mila euro per acquistare un camion 4x4 della lunghezza di circa 6 metri e rotti, largo non so quanto, e ad oggi questo camion è fermo all'interno del distaccamento dei Vigili del Fuoco di Schio inutilizzato, con pochissimi chilometri.
Ho chiesto più volte perché, visto che la delibera parlava chiaro e dovevano servire 300 mila euro per prendere dei mezzi che dovevano servire a risolvere i problemi nelle zone più impervie. Hanno comperato questo mega camion, questa mega attrezzatura che ad oggi è ferma: se avrà fatto 2 mila chilometri ne ha fatti tanti.
A me fa piacere che ovviamente tutti noi condividiamo il volontariato, siamo vicini a questo tipo di associazioni, però direi che forse il Governo dovrebbe prima di tutto potenziare ad esempio i Comandi dei Vigili del Fuoco. Venerdì è Santa Barbara e se ognuno di noi andrà all'interno di queste Caserme, all'interno di cerimonie, sentirà i vari Comandanti che si lamenteranno perché sono privi di mezzi, sono privi di strutture e ovviamente non hanno nemmeno i soldi per comperarsi le divise.
Poi, se l'Ente locale – in questo caso la Regione - dà dei finanziamenti e queste associazioni e queste, invece di utilizzare questi soldi in maniera intelligente, li utilizza per acquistare dei mezzi che non hanno alcun senso, questa cosa mi dà fastidio.
Ho già presentato due interrogazioni e ne presenterò una terza perché voglio andare a fondo su questo argomento, perché 300 mila euro al giorno l'oggi non sono pochi soprattutto dati a una associazione di volontariato che li va ad utilizzare in questa maniera.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finco.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Solo per dire che vorremo sottoscrivere la mozione e ovviamente voteremo a favore.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Salemi.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto, per dichiarazione di voto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
La dichiarazione di voto è assolutamente a favore.
Solo per fare un inciso a quanto detto dal collega Finco. Probabilmente in tante Province, in tante realtà possono esserci anche situazioni non corrette. Comunque la mia conoscenza della realtà trevigiana con le caserme dei volontari di Casella d'Asolo e di Gaiarine è tutt'altro che questa, anzi sono i Comuni e gli Enti locali che gli comprano qualche mezzo per fare questi interventi di soccorso.
È giusto vigilare se c'è chi abusa di fondi pubblici però la realtà, che almeno io ho potuto verificare avendo avuto bisogno di loro, è che il più delle volte non hanno attrezzature adeguate.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Solo per esprimere il voto favorevole e per chiedere di sottoscrivere la mozione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Dopo il precedente intervento del Presidente Barison, anche noi come Lista Tosi chiediamo di sottoscrivere la mozione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
Con l'aggiunta di firme alla mozione presentata, passiamo alla votazione.
Pongo in votazione la Mozione n. 50.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
C'è la volontà del consigliere Berlato di posporre la mozione n. 41 per lasciare spazio alla mozione n. 34 in velocità.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la Cultura Rurale)

Grazie, Presidente.
Mi è stata chiesta una cortesia e tra Colleghi le cortesia si fanno.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Mi pare cosa di assoluto buon senso.
PUNTO
19



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BALDIN, BERTI, SCARABEL, BARTELLE E BRUSCO RELATIVA A "FERMIAMO SUBITO IL DEPOSITO DI STOCCAGGIO GPL NELLA CITTà DI CHIOGGIA IN LOCALITà VAL DA RIO" (MOZIONE N. 34) RESPINTA

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- nella città di Chioggia in località Val da Rio è presente un deposito di stoccaggio GPL, attualmente composto da due serbatoi metallici fuori terra da mc 600 ciascuno per gasolio per bunkeraggio marittimo, da un serbatoio metallico fuori terra da mc 50 per gasolio per motopesca e da mc 100 di olio lubrificante in fusti e confezioni per una capacità complessiva di stoccaggio pari a mc 1.350 di oli minerali, è stato autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con decreto n. 17369 del 21 maggio 2013;
- la società Costa Bioenergie S.r.l. con istanza dell'8 aprile 2014 ha richiesto al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) l'autorizzazione per procedere all'aumento da mc 1.350 a mc 10.350 della capacità massima di stoccaggio del proprio deposito costiero di oli minerali ad uso commerciale sito in Chioggia, località Val da Rio;
CONSIDERATO CHE:
- con deliberazione della Giunta regionale n. 660 del 28 aprile 2015 è stata approvata l'autorizzazione per l'aumento della capacità di stoccaggio del deposito costiero di oli minerali ad uso commerciale gestito dalla società Costa Bioenergie S.r.l. sito in Chioggia (VE), località Val da Rio. Espressione dell'intesa regionale di cui all'articolo 57, comma 2, del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35;
- la capacità complessiva di stoccaggio dell'impianto a modifiche di progetto ultimate sarà pertanto pari a mc 10.350;
- il deposito in oggetto sarà inoltre collegato alla banchina tramite n. 2 tubazioni della lunghezza di mt. 40, di cui una del diametro di 4 pollici per la fase gassosa ed una del diametro di 6 pollici per la fase liquida;
VISTO che il progetto in questione risulta tuttora in itinere e che debbono soprattutto essere affrontate e superate - dalla società Costa Bioenergie S.r.l - tutte le fasi legate alla formalizzazione di un piano di sicurezza che renda compatibile l'insediamento con la sicurezza per le persone che risiedono nelle aree limitrofe, densamente popolate, e inoltre con quella relativa per la navigazione;
CONSTATATO CHE:
- tale operazione inibirebbe lo sviluppo del Porto di Chioggia, che presto assumerà, in un'ottica di sistema metropolitano della portualità lagunare, un ruolo centrale nell'economia regionale e non solo, soprattutto in forza della sua principale caratteristica, quella di essere un porto fluvio-marittimo;
- al porto di Chioggia arriverebbero due gasiere al mese, che queste navi attraccherebbero a punta Colombi e il Gpl verrebbe trasferito nei bunker interrati;
- quasi tutti i giorni a Val da Rio entrerebbero i camion cisterna per prelevare il Gpl e consegnarlo ai vari distributori con gravi conseguenze per la viabilità e l'aumento di inquinamento atmosferico e acustico;
PRESO ATTO che c'è la volontà di sviluppare la crocieristica in area Saloni e Val da Rio, e che ha come finalità l'esercizio delle attività portuali e ricettive conseguenti, connesse e complementari al traffico passeggeri nel porto di Chioggia compresa la fornitura di tutti i servizi di ricezione, accoglienza e trasferimento dei passeggeri, eventualmente in collegamento con altre strutture logistiche o turistiche della zona e la gestione degli ormeggi di imbarcazioni, navi, traghetti Ro-Pax e navi da diporto, tutto questo rende del tutto incompatibile il previsto insediamento con gli anzidetti obiettivi, non essendo immaginabile una promiscuità di navigazione tra navi gasiere e navi da crociera;
PRESO ATTO INOLTRE CHE:
- è prevista la collocazione del nuovo mercato ittico all'ingrosso proprio in zona Val da Rio, che genererà una importantissima mole di traffico di pescherecci in entrata e in uscita dal sito, tutto ciò, rende del tutto incompatibile il progetto di realizzazione dell'impianto di stoccaggio con un obiettivo decisivo per la città e non solo, visto che il mercato ittico, servendo la prima flotta peschereccia d'Italia, ha una sicura rilevanza regionale e nazionale per importante comparto della pesca;
- il sito risulta ad una distanza di soli trecento metri dal centro storico abitato e manca un piano evacuazione di parte di esso;
impegna la Giunta regionale
- ad attivare ogni percorso utile a verificare se la procedura seguita dal Ministero dello Sviluppo Economico per arrivare all'emissione del decreto di approvazione del progetto sia rispettosa di quanto previsto dalla legislazione vigente in materia e, in caso affermativo, a evitare che il progetto in questione possa comportare, se portato a compimento, un serio pericolo per la sicurezza dei cittadini di Chioggia, per quella relativa alla navigazione e della pesca, per le prospettive di sviluppo del territorio di Chioggia e per l'economia della Città Metropolitana di Venezia e della Regione Veneto;
- a verificare la possibilità di sospendere i lavori in essere per verificare attentamente la correttezza dell'iter procedurale, ma soprattutto per garantire la sicurezza dei cittadini e delle loro abitazioni in prossimità del sito, e allo stesso modo valutare i potenziali danni all'immagine della località turistica."
La parola alla consigliera Erika Baldin.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Sarò estremamente sintetica, vista l'ora.
Abbiamo già toccato un argomento nel precedente Consiglio: c'era stata un'interrogazione del consigliere Pigozzo in merito. Si tratta di un mega deposito di stoccaggio di GPL sito in Val da Rio vicino al Porto di Chioggia e vicino anche al centro abitato di Chioggia.
Si tratta di 300 metri scarsi e questo potrebbe anche provocare un potenziale pericolo per i residenti.
Nello specifico l'8 aprile 2014 era stata avanzata questa richiesta da parte del Socogas, società che si occupa di oli minerali. La Giunta regionale ha espresso la propria intesa circa un anno dopo e la Costa Società Bioenergie non ha attualmente approntato alcun piano di sicurezza in merito, senza contare che questa operazione potrebbe inibire lo sviluppo del Porto dell'area considerato centrale per l'economia, non solo regionale, ma anche nazionale essendo porto di caratura nazionale e anche porto fluvio-marittimo; non considerando che entrerebbero camion cisterna quasi tutti i giorni provocando delle conseguenze gravi anche per la viabilità interna ed esterna; non considerando che c'è anche la volontà di sviluppare la crocieristica proprio nel porto di Chioggia.
Non è immaginabile una promiscuità di navigazione tra navi gasiere e navi crociera tenuto conto anche del fatto che in quell'area dovrebbe sorgere anche il nuovo mercato ittico dell'area e dimenticandosi che Chioggia costituisce la prima flotta peschereccia d'Italia.
Tutto ciò premesso, impegna la Giunta regionale ad attivare ogni percorso utile a verificare se la procedura seguita dal Ministero dello Sviluppo economico per arrivare all'emissione del decreto di autorizzazione sia rispettosa di quanto previsto dalla normativa e, in caso affermativo, evitare che il progetto in questione possa comportare un serio pericolo per la sicurezza dei cittadini, della navigazione, della pesca e per l'economia della Città metropolitana di Venezia e dell'intera Regione Veneto.
C'è da sottolineare anche che la Provincia di Venezia non ha ritenuto di assoggettare a procedura di valutazione ambientale quest'opera, manca il parere della Capitaneria di Porto e anche della Commissione regionale Salvaguardia di Venezia.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Erika Baldin.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Solo una richiesta già anticipata alla collega Baldin, di poter sottoscrivere la mozione a nome del nostro Gruppo.
Le motivazioni le ha elencate benissimo, si tratta di una incompatibilità di carattere ambientale, di carattere commerciale e che riguarda sia l'attività del Porto e sia la pesca.
Ho capito che l'Assessore l'altro giorno rispondendo all'interrogazione diceva "non troviamo elementi per recedere dall'espressione di intesa che la Regione ha dato su questo progetto", però è chiaro che, avendo questa problematica degli elementi molto critici e mancando il parere della Capitaneria di Porto e della Commissione Salvaguardia, credo che questi siano già sufficienti come elementi per dire: almeno sospendiamo e verifichiamo la procedura.
Chiederei ai Colleghi un'assunzione di responsabilità rispetto a questi nodi che sono effettivamente critici, confidando nella vostra comprensione e responsabilità.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.
Non ci sono altri interventi.
Pongo in votazione la Mozione n. 34.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Da quello che vedo non c'è più il numero legale in Aula, quindi la Seduta si interrompe qui.
Verrete riconvocati a domicilio in base a quanto deciderà la Capigruppo. Tendenzialmente il prossimo Consiglio sarà giovedì 10 e venerdì 11. Arrivederci.
La Seduta termina alle ore 19.10

Il Consigliere segretario
f.to Antonio Guadagnini

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti


Resoconto stenotipico a cura di:
Copisteria Sassaro – Stenotype Transcription Multimedia srl

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Davide Benettelli
Elisabetta Fabris
Gabriella Gamba
Paola Lombardo

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