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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 46 - 10^ legislatura
Resoconto 46a Seduta pubblica
Martedì, 21 giugno 2016
SOMMARIO

Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.34

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 46a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 14556 del 9 giugno 2016 e prot. n. 15117 del 16 giugno 2016.

PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Hanno comunicato congedo i consiglieri:

Stefano VALDEGAMBERI
Marino ZORZATO

I congedi sono concessi.

Progetti di legge statale
È stato presentato alla Presidenza del Consiglio il seguente progetto di legge statale:

N. 23 del 16 giugno 2016
Presentata dal consigliere Bottacin ed altri
"ISTITUZIONE "ZONA FRANCA" EXTRA DOGANALE ED EXTRA TERRITORIALE NEI COMUNI RICADENTI NELL'AREA DELLE PROVINCE DI BELLUNO E DI SONDRIO"

Risposta alle Interrogazioni a risposta scritta

N. 18 del 27 agosto 2015
Presentata dalla consigliera Baldin ed altri
"LA VITA VIENE PRIMA DEGLI INTERESSI PERSONALI. SI PROCEDA CON URGENZA A METTERE IN SICUREZZA LA ROMEA"

N. 67 del 9 novembre 2015
Presentata dal consigliere Brusco ed altri
"PFAS, AMBIENTE, SALUTE E COSTI"

N. 135 del 4 febbraio 2016
Presentata dalla consigliera Guarda ed altri
"A CHE PUNTO SI TROVA IL BIOMONITORAGGIO SULLE SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS)? E PERCHÈ NON SI ATTIVANO INCONTRI PUBBLICI PER UNA ADEGUATA INFORMAZIONE?"

N. 166 dell' 8 marzo 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle ed altri
"PRESENZA DI AMIANTO NEL CANTIERE PER LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO RACCORDO, IN TERRITORIO DI ALBIGNASEGO, TRA L'AUTOSTRADA A4 E A13"

N. 175 del 17 marzo 2016
Presentata dal consigliere Scarabel ed altri
"SUPESTRADA PEDEMNONTANA VENETA. QUALI OPERE SONO STATE SOSPESE?"

N. 213 del 19 aprile 2016
Presentata dal consigliere Casali ed altri
"OPERE COMPLEMENTARI DELLA SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA: PERCHÈ SI È SCELTO DI FINANZIARE SOLO IL SOTTOPASSO DI MONTEBELLUNA E CI SI È DIMENTICATI DELLA BRETELLA DI RIESE PIO X-VEDELAGO? ZAIA FA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SUO EX ASSESSORE MARZIO FAVERO CANDIDATO SINDACO IL PROSSIMO 5 GIUGNO IN BARBA AI CITTADINI DEL COMUNE DI RIESE PIO X E VEDELAGO?"

N. 222 del 28 aprile 2016
Presentata dal consigliere Berti ed altri
"VENETO PROMOZIONE. MA QUANTO CI COSTA?"

N. 227 del 3 maggio 2016
Presentata dal consigliere Casali ed altri
"L'OPERAZIONE VENETO SVILUPPO E VTP SARÀ TRASPARENTE ED ECONOMICAMENTE VANTAGGIOSA PER I CITTADINI VENETI?"

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

n. 215 del 20 giugno 2016
Presentata dai consiglieri Berti, Baldin, Bartelle, Brusco, Scarabel, Negro, Sinigaglia e Zottis
"QUAL È LA SITUAZIONE DEL PUNTO NASCITE DELL'OSPEDALE DELLA CITTA' DI VALDAGNO?"

a risposta immediata

n. 190 del 16 giugno 2016
Presentata dalla consigliera Guarda
"VACANZE ESTIVE ANCHE PER I TRENI REGIONALI?"

N. 191 del 20 giugno 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle
"PERCHÈ L' ASSESSORE COLETTO NON HA MAI RISPOSTO ALLA RICHIESTA DI UNA MALATA?"

N. 192 del 20 giugno 2016
Presentata dal consigliere Zanoni
"QUALI MISURE PER GARANTIRE LA PIENA TUTELA DAI PESTICIDI DELLE COLTIVAZIONI BIOLOGICHE NELLA ZONA DEL PROSECCO DOCG?"

Mozioni
Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 156 del 16 giugno 2016
Presentata dal consigliere Fracasso
"STABILIMENTO DI IMBOTTIGLIAMENTO DI RECOARO TERME (VI). LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA CON LA PROPRIETÀ PER EVITARE LA SVENDITA E LA PERDITA DI POSTI DI LAVORO."

N. 157 del 17 giugno 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle ed altri
"DISBOSCAMENTO IN AREA CON VINCOLO PAESAGGISTICO AMBIENTALE. LA REGIONE DEL VENETO FERMI IL CRIMINE E RIPRISTINI L'HABITAT DISTRUTTO"

Punto aggiuntivo

INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interrogazione a risposta immediata n. 107 del 17 dicembre 2015 presentata dai consiglieri Zanoni e Ruzzante "SCAMBIATI PER LADRI E PRESI A FUCILATE: SEGNALI ALLARMANTI CHE LA POLITICA E LE ISTITUZIONI REGIONALI NON DEVONO SOTTOVALUTARE"

"Premesso che:
- il 22 settembre 2015 in Consiglio regionale è stata approvata, con il voto contrario dei Gruppi consiliari Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente e della consigliera Bartelle del Movimento Cinque Stelle, la mozione n. 15 presentata dai consiglieri Berlato, Finco, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finozzi, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Rizzotto, Michieletto, Barbisan Fabiano, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Sandonà, Valdegamberi, Barison, Donazzan, Casali, Bassi e Conte relativa a "Le istituzioni garantiscano ai cittadini onesti il diritto alla legittima difesa";
- sulla base del suddetto atto di indirizzo la Giunta regionale è impegnata ad intervenire affinché "sia garantito al cittadino, che detiene regolarmente un'arma, il diritto alla legittima difesa se minacciato della sottrazione dei propri beni o nella sua incolumità personale o di quella dei propri cari";
- nel corso della discussione in Aula il consigliere Berlato, primo firmatario della mozione, ha dichiarato: "Ho una Beretta 921 da 15 colpi e, lo dico tra il serio e il faceto, spero che non siano più di 13 i malviventi che decidono di entrare in casa mia perché i colpi che mi restano sono per i feriti".
Tenuto conto che:
- il 4 novembre scorso a Sarego (VI) un cacciatore nello scambiare due tecnici dell'acquedotto per dei malintenzionati ha imbracciato il fucile e ha sparato. I due operai si sono messi al riparo mentre alcuni vicini di casa hanno chiamato i carabinieri;
- nei giorni scorsi a San Giorgio delle Pertiche due fidanzati di 21 anni, appartatisi in una strada di campagna, sono stati presi a fucilate da un cacciatore che li ha scambiati per ladri: una delle vittime è stata colpita alla nuca da sedici pallettoni che non gli sono stati ancora tolti;
- si tratta di due gravi episodi, che avrebbero potuto causare dei morti, frutto del clima di paura che si sta diffondendo tra i cittadini anche in conseguenza dei toni poco responsabili di alcuni esponenti politici che contribuiscono ad alimentare episodi di autodifesa gratuita e violenta;
- l'uso delle armi porta solo morte, morte per incidenti, morte per suicidi: come dichiarato dal Presidente Obama solo nel 2013 negli Stati Uniti si sono registrati ben 33.169 decessi a causa delle armi.
Tenuto conto altresì che in merito alla vicenda di San Giorgio delle Pertiche, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha dichiarato che "Sembra un film ed è terribile anche solo immaginare. è un episodio da condannare senza se e senza ma. Io posso capire l'angoscia dei cittadini e il loro senso di insicurezza, ma non riesco a immaginare un futuro in cui ci riempiamo i comodini di revolver e ci facciamo giustizia da soli. La giustizia che vogliamo non è questa, dobbiamo lavorare semmai nel potenziamento delle forze dell'ordine".
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono al Presidente della Giunta regionale
se non ritenga che la mozione n. 15 approvata il 22 settembre 2015 dal Consiglio regionale contribuisca al peggioramento di un clima già pericoloso che rischia di alimentare episodi di autodifesa gratuita dalle conseguenze potenzialmente irreparabili."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa è una interrogazione che ho fatto con il collega Ruzzante in seguito ad alcuni episodi che si sono verificati nella nostra Regione che hanno sortito un clamore molte importante.
Si tratta di due casi, uno del 4 novembre accaduto a Sarego, Vicenza: un cacciatore, nello scambiare due tecnici dell'acquedotto dei malintenzionati, imbracciato il fucile ha sparato. I due operai si sono messi al riparo, mentre alcuni vicini di casa hanno chiamato i Carabinieri. Dopodiché l'altro episodio, quello più grave, nei giorni scorsi, a San Giorgio delle Pertiche, due fidanzati di 21 anni – e qua siamo a dicembre dell'anno scorso – appartatisi in una strada di campagna sono stati presi a fucilate da un cacciatori che li ha scambiati per ladri. Una delle vittime è stata colpita alla nuca da 16 pallini che al tempo non gli erano stati ancora tolti.
Anche il nostro Governatore, che saluto, buongiorno, Presidente, mi fa piacere rivederla in quest'Aula, aveva dichiarato che sembra un film, è terribile anche solo immaginare, è un episodio da condannare senza se e senza ma.
Il problema è: che cosa stiamo facendo noi qui in quest'Aula e cosa fa la Giunta regionale, in particolare, per evitare che situazioni del genere si verifichino ancora di più? La politica di questa maggioranza, che sta approvando qui in Aula mozioni ma anche delibere e quant'altro che vanno sempre ad aumentare quello che è l'uso delle armi, dà la consapevolezza sbagliata alla gente che è giusto armarsi sempre di più perché è questa la risposta ai problemi di sicurezza. Quali sono le risposte?

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Corazzari.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
"La sola ipotesi di un intervento di mera opinione, quale è quello sollecitato con l'interrogazione in discorso a fronte della mozione n. 15 del 22 settembre 2015 approvata dal Consiglio regionale, esula dalle funzioni ascritte alla Giunta regionale (v. art. 121 Cost.; art. 54 dello Statuto regionale).
Pare il caso di evidenziare, infatti, che il dibattito politico-democratico sul merito della mozione in discorso è da dirsi concluso nell'alveo della sua naturale sede e cioè il Consiglio regionale: sollecitare un intervento della Giunta regionale sul medesimo merito, o sul merito di qualsivoglia atto di specie già approvato dal Consiglio, è da dirsi del tutto avulso da ogni predicabile potere, implicito o esplicito, della Giunta regionale. Detto altrimenti, chiedere riscontri di pensiero o valutazioni su peraltro improbabili e del tutto indimostrabili incidenze e derivazioni causali di orientamento culturale, eventualmente conseguenti a un atto del Consiglio regionale, si pone al di fuori del novero dei poteri ascritti o ascrivibili alla Giunta regionale.
Certo, non va sottovalutato il tragico portato dei fatti esposti e riportati nell'alveo della mozione, tuttavia, pare comunque quantomeno improprio ascrivere alla mozione n. 15 del 22 settembre 2015 effetti che essa non può produrre."
Sicuramente sono episodi molto gravi che danno anche il senso di un clima di generale insicurezza che vivono i nostri cittadini veneti a fronte delle continue scorribande che subiscono nelle proprie abitazioni e nelle proprie proprietà private da parte di certi signori criminali, molto spesso criminali di professione provenienti da aree a noi vicine dell'Europa.
Sottolineo come questo Consiglio abbia già affrontato una discussione su questi temi. Gli specifici episodi rappresentano sicuramente episodi che destano allarme anche da parte di una Istituzione come la nostra, ma ci deve fare assolutamente comprendere come questo sia il sintomo e non il male. Il sintomo vero è quello della generale insicurezza che vivono i nostri cittadini, di un sentimento di paura, che deve essere radicalmente eliminato con delle politiche adeguate da un punto di vista governativo.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Corazzari.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non sono assolutamente soddisfatto di questa risposta e mi viene il dubbio che l'interrogazione non sia stata letta dall'Assessore. Perché lei risponde, caro Assessore, che si tratta di criminali di professione. Le ricordo che l'episodio di Sarego e di San Giorgio delle Pertiche vede coinvolti dei cittadini veneti, in possesso di porto d'arma - uso fucile caccia - che sono stati usati in maniera abusiva e oltre quello che viene concesso dalla legge, perché hanno utilizzato fucili che vengono utilizzati a scopo venatorio per sparare a delle persone.
Quindi si tratta di una problematica che non ha nulla a che fare con la criminalità e si tratta di una problematica che riguarda in particolare la Giunta. Perché, a mio avviso, con leggi come quelle che abbiamo approvato anche recentemente, parlo del nomadismo venatorio, per esempio, si da la libertà per i cacciatori di girare in tutto il Veneto senza sapere dei territori che questi cacciatori utilizzano queste armi in quel determinato momento in quel determinato luogo, andando a violare le norme che danno una autodeterminazione degli Ambiti territoriali di caccia.
Quindi stiamo assistendo ad una Giunta e ad una maggioranza che, per quanto riguarda l'uso delle armi, ne sta facendo di molto negative: nomadismo venatorio, libera circolazione delle armi in tutto il Veneto, senza sapere chi ha un'arma, dove va, quando va e senza nemmeno bussare alla porta negli Ambiti territoriali di caccia. Dopodiché c'è anche l'altra: l'uso di armi comuni da sparo per le nutrie, anche questa è una violazione delle norme di pubblica sicurezza. Per non parlare dell'ultimo emendamento approvato in Prima Commissione per quanto riguarda l'accesso delle armi nei siti istituzionali, dove si consentirà a chi ha il porto d'armi di entrare anche negli ospedali.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 150 dell'8 aprile 2016 presentata dal consigliere Sinigaglia "DA 15 ANNI UNA SIGNORA DISABILE DI TREBASELEGHE (PD) ATTENDE LA REALIZZAZIONE DI UN SERVOSCALA IN ALLOGGIO ATER. COME INTENDE INTERVENIRE LA GIUNTA REGIONALE PER LA SOLUZIONE DI QUESTA VICENDA?"

La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
"Premesso che:
- nel 2001 una cittadina ha presentato all'Ater di Padova, per conto della madre disabile residente nel Comune di Trebaseleghe, una richiesta di abbattimento delle barriere architettoniche;
- nello specifico, la suddetta richiesta riguardava l'ottenimento di contributi regionali per l'installazione di un servoscala, ritenuto indispensabile a fronte delle dichiarate gravi condizioni di disabilità;
- nell'agosto 2003, la suddetta signora oltre al sollecito per il servoscala ha inoltrato anche una richiesta di adeguamento del bagno, intervento che è stato eseguito solo nel corso del 2006. Ma la questione del servoscala non trova ancora soluzione: la signora ottiene solo risposte e motivazioni contraddittorie, dalla mancanza di finanziamenti regionali alla non obbligatorietà di Ater di intervenire;
- l'interessata si è rivolta al Difensore Civico del Veneto che ha inviato all'Ater di Padova una richiesta di chiarimenti (con lettera prot. n. 1062 del 08. 07.2009) ;
- nello specifico il Difensore Civico, richiamando il fatto che "(...) corre l'obbligo, per codesto A.T.E.R., di dare applicazione in concreto all'articolo 97 della Costituzione in termini di imparzialità e buon andamento correlato all'esigenza di tutela del diritto alla salute, ex art. 32 della stessa Costituzione, con particolare riferimento al riconoscimento del diritto, per l'avente titolo, all'eliminazione delle barriere architettoniche in questione (...)", chiedeva all'Ater di Padova delucidazioni "(...) in merito alla mancata partecipazione, in base a quanto dichiarato dall'esponente, al bando di finanziamento regionale per l'eliminazione delle barriere architettoniche pubblicato con D.G.R. n. 1045 del 06.05.2008, scaduto in data 22.07.2008";
- in risposta (con lettera prot. n. 8649 del 03.08.2009) l'Ater di Padova ricorda di aver beneficiato di un contributo regionale nel corso del 2005 per l'abbattimento delle barriere architettoniche, grazie al quale è stata eseguita una serie di interventi di adeguamento dei bagni, "(...) finalizzati alla risoluzione di problematiche dei nuclei familiari con persone aventi difficoltà motorie o sensoriali (...)";
- nella suddetta risposta, l'Ater di Padova precisa ancora di aver valutato ripetutamente la richiesta e che in ogni caso il bando di finanziamento regionale di cui alla D.G.R. n. 1045 del 06.05.2008: "(...) prevedeva un contributo dal 15% al massimo del 50% della spesa realmente sostenuta. Tale contributo non permetteva alla Scrivente di sostenere la differenza di costi, in considerazione del fatto che oltre alla richiesta dell'inquilina, sono pervenute altre 8 richieste di casi analoghi (...)";
- l'Ater di Padova infine dichiara, sempre nella succitata lettera di risposta al Difensore Civico, che "(...) data la particolarità del caso, con nota prot. n. 2252 del 25.02.2008 suggeriva al Comune di residenza di valutare l'opportunità di mobilità, assegnando un alloggio idoneo in disdetta (...)".
Considerato che:
- la suddetta signora ha dichiarato al sottoscritto di aver ricevuto due proposte di cambio alloggio. La prima da parte dell'Ater, "passando dagli 80 metri quadri attuali ai 45 di un appartamento al primo piano senza ascensore, ma sempre con due rampe di scale da fare". La seconda, da parte dell'amministrazione comunale di residenza, prevedeva un cambio di alloggio in una frazione di Trebaseleghe, "a fronte del quale avrei dovuto sobbarcarmi spese di trasloco e di adeguamento mobilio. Il tutto per andare a finire in un alloggio più piccolo e comunque sempre con tre scale da fare";
- a tutt'oggi la vicenda appare ancora lontana dal trovare una soluzione adeguata.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
chiede al Presidente della Giunta regionale
come intende intervenire per la soluzione della suddetta vicenda, a tutela del diritto alla salute e per una migliore qualità di vita delle persone con disabilità."
Il titolo dell'interrogazione è già l'interrogazione stessa, da 15 anni questa signora di Trebaseleghe, che vive in un alloggio ATER, aspetta la realizzazione del servoscala. Vorrei capire se la Giunta ha attivato qualche possibile intervento insieme all'ATER, perché mi sembra che i costi per la realizzazione di questo servoscala non siano così traumatizzanti. Mi sembra di ricordare che una volta l'ATER aveva a disposizione dei fondi per questi interventi. La signora è confinata in casa da 15 anni, è al secondo piano e non può scendere perché manca questo strumento. Mi auguro ci sia la possibilità di trovare una soluzione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
"Dalle informazioni assunte presso l'ATER di Padova, risulta che la Sig.ra V., per conto della madre disabile N.M., assegnataria di un alloggio ATER in Comune di Trebaseleghe (PD), ha inoltrato più volte l'istanza di installazione di un servoscala nel vano scale del fabbricato sito in Via E. Fermi, 12/3.
Il caso è stato più volte analizzato dall'Azienda, di concerto con il Comune di Trebaseleghe ed è stata individuata come unica soluzione la possibilità di una mobilità nel territorio comunale, di fatto mai concretizzatasi. Si sottolinea che sul territorio comunale sono presenti solo 18 alloggi pubblici.
L'Azienda, inoltre, ha notiziato oltre che la Sig.ra V. anche il Difensore Civico della Regione del Veneto, di aver beneficiato di un contributo nell'anno 2005 per l'abbattimento delle barriere architettoniche e che lo stesso era stato destinato a soddisfare in primis numerose richieste volte all'adeguamento dei locali dei servizi igienici degli alloggi di proprietà aziendale, mentre non vi era sufficiente disponibilità finanziaria per servoscala ed ascensori, attrezzature la cui realizzazione comporta impegni economici rilevanti.
In particolare, grazie al suddetto contributo, l'ATER ha provveduto a realizzare l'adeguamento dei servizi igienici dell'abitazione della Sig.ra N.M., mediante la sostituzione della vasca da bagno con la doccia, al fine di consentirne l'uso da parte della medesima, per l'appunto disabile.
Non solo. L'ATER di Padova nel luglio del 2009 ha presentato istanza di contributo specifico per interventi di abbattimento di barriere architettoniche, che non sono state accolte dalla Regione Veneto, per la spesa troppo elevata in un regime di contrazione della spesa medesima nelle Pubbliche Amministrazioni.
Vale a tal fine precisare che la spesa per un servoscala, come richiesto dalla Sig.ra V., ammonta a circa € 15.000,00 ed è presente agli atti dell'Azienda un numero estremamente rilevante di richieste di abbattimento di barriere architettoniche negli alloggi di proprietà aziendale, più specificatamente n. 15 richieste di installazione di servoscala e n. 75 richieste di adeguamento dei servizi igienici.
Allo stato attuale, sono comunque in corso contatti tra l'ATER ed il Comune di Trebaseleghe, con il coinvolgimento anche della Sig.ra V., al fine di individuare soluzioni volte a verificare la sussistenza di ulteriori ipotesi per la risoluzione del caso in oggetto."
Aggiungo, inoltre, che il capitolo regionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche, come sapete, non è stato rifinanziato nel 2016 e non era finanziato neanche nel 2015. Stiamo pagando l'arretrato che si è accumulato con l'impegno di rifinanziarlo per il 2017 e abbiamo fatto anche richiesta formale, insieme alle altre Regioni, perché anche la parte statale faccia la sua parte per quanto riguarda l'abbattimento delle barriere architettoniche, quindi la legge nazionale, perché da più anni non viene rifinanziata.
È chiaro che una volta accertate tutte queste poste riusciremo a dare seguito alle tante richieste, come abbiamo avuto modo di verificare, che ci sono nei vari alloggi ATER e non solo.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
A dire la verità, speravo in una risposta positiva, mi sembra che apra pochi spiragli quanto ci ha detto. Capita che ci siano patologie invalidanti e questa signora è costretta o a cambiare alloggio da quello che ho capito, o compartecipare alla spesa con il comune e con l'Ater per dotarsi di servoscala.
Mi auguro che questa soluzione, la seconda che ho detto, sia possibile senza gravare troppo nei confronti della signora. Quello che mi rammarica è che per anni il capitolo e il bando successivo che erogava contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche non siano stati finanziati neppure quest'anno, ed è una esigenza, è una esigenza enorme.
Mi auguro che questa partita con gli ATER venga ripresa in mano in maniera consistente, magari anche in Assestamento di bilancio, perché ho segnalato un caso, ma ce ne sono tantissimi che non trovano risposta chiaramente a danno della cittadinanza, a danno delle persone più fragili e vulnerabili che, con patologie invalidanti, sono costrette a non trovare risposta, che sono costrette a vivere male all'interno di alloggi di edilizia popolare.
Mi auguro di avere un successivo approfondimento, magari in Commissione, per trovare una risposta. Nel caso specifico mi sembra ci sia anche la disponibilità da parte della famiglia di una compartecipazione. Siamo arrivati anche a questo; siamo arrivati anche a questo pur di trovare una soluzione, ma mi auguro che sia una compartecipazione facilitata e in grado di raggiungere l'obiettivo previsto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.

Interrogazione a risposta immediata n. 172 del 10 maggio 2016 presentata dai consiglieri Zanoni, Moretti, Guarda e Zottis "CALENDARIO VENATORIO 2016/2017: LA GIUNTA REGIONALE FARÀ PROPRIE LE INDICAZIONI DELL'ISPRA E I RILIEVI DELLA COMMISSIONE EUROPEA?"

"Premesso che la Giunta sarà chiamata a breve a deliberare ed emanare il calendario venatorio regionale 2016-2017.
Ricordato che:
- già in relazione al precedente calendario 2015-2016, l'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, aveva espresso parere sfavorevole e mosso una serie di importanti rilievi riguardanti il mancato rispetto delle normative vigenti;
- i suddetti rilievi sono così riassumibili: 1) sulla preapertura della stagione venatoria fissata per il 2 settembre, ovvero 18 giorni in anticipo rispetto all'apertura generale prevista in tutta Italia per il 20 settembre, venivano previste come cacciabili Merlo, Tortora e Colombaccio nonostante la "preapertura" della caccia rappresenti un danno per dette specie; 2) inserimento tra le specie cacciabili di Combattente e Moretta considerate in forte declino e meritevoli di protezione con il divieto di caccia; 3) apertura della caccia il 20 settembre anziché il 1° ottobre per ben 22 specie; 4) chiusura della caccia oltre i termini temporali previsti per una ventina di specie; 5) limiti di carniere giornalieri ed annuali per diverse specie di uccelli migratori spesso anche superiori del doppio di quelli indicati dall'ISPRA; 6) non veniva vietata l'immissione pronta caccia di specie esotiche ed alloctone come la Quaglia giapponese, con il rischio di inquinamenti genetico della Quaglia europea, stessa cosa vale per la Pernice rossa nei confronti della locale Starna; 7) nel periodo ottobre/novembre per le specie di uccelli migratori venivano previste ben 5 giornate di caccia settimanali anziché 3; 8) veniva consentito l'addestramento dei cani da caccia addirittura dal 16 agosto quando alcune specie non hanno completato la riproduzione o vi è ancora la dipendenza dei giovani, anziché dai primi di settembre; 9) veniva consentita la caccia in forma vagante fino a gennaio anziché a fine dicembre, creando disturbo alla fauna in un periodo di condizioni meteo avverse e causando l'impossibilità di alimentarsi adeguatamente a tutte le specie comprese quelle protette;
- lo stesso calendario venatorio, a differenza di quanto chiesto dall'ISPRA, non è stato sottoposto alla valutazione d'incidenza della caccia sulla Rete Natura 2000, ovvero sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario ai sensi delle disposizioni contenute nelle Direttive 2009/147/CE (Direttiva "Uccelli") e 92/43/CEE (Direttiva "Habitat").
Considerato che:
- l'articolo 7, paragrafo 4, della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, prescrive infatti che gli Stati membri provvedano, in particolare, a che le specie cui si applica la legislazione sulla caccia, non siano cacciate durante il periodo di nidificazione, ne durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza, e, in particolare, quando si tratta di specie migratrici, durante il periodo della riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione;
- il comma 1-bis dell'articolo 18 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Legge statale sulla protezione della fauna selvatica e sull'attività venatoria), stabilisce che l'esercizio venatorio è vietato, per ogni singola specie: a) durante il ritorno al luogo di nidificazione; b) durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza degli uccelli.
Visto che:
- la Commissione Europea nell'ottobre 2014 ha aperto un caso (Caso EU PILOT 6955/14/ENVI) per la violazione degli articoli 2, 5 e 7 della Direttiva 2009/147/CE contenuta nei calendari venatori approvati da alcune regioni italiane tra le quali il Veneto;
- in merito al succitato caso la Commissione Europea, con nota inviata alle regioni interessate tramite lettera del 6 ottobre 2014 del Ministero dell'Ambiente italiano, ha evidenziato tra l'altro che in Italia le regioni prevedono la caccia a 19 specie in "stato di conservazione sfavorevole" senza che siano stati adottati adeguati "Piani di Gestione" e la caccia di specie di avifauna migratrice durante la "migrazione prenuziale" in violazione degli articoli 2, 5 e 7 della Direttiva 2009/147/CE;
- la Commissione Europea ha evidenziato che il calendario venatorio della Regione del Veneto prevede l'autorizzazione alla caccia di ben 18 specie in stato di conservazione sfavorevole. Il Veneto ha così ottenuto il record negativo a livello nazionale per numero di specie cacciabili in stato sfavorevole di conservazione, record condiviso solo con la Regione Lombardia;
- la lettera della Commissione Europea rileva altresì che la Regione del Veneto prevede l'autorizzazione alla caccia di ben 9 specie di avifauna migratrice durante la "migrazione prenuziale";
- il Consiglio dei Ministri (in seguito all'apertura del Caso EU PILOT 6955/14/ENVI), su proposta del Presidente del Consiglio, in data 20 gennaio 2015, con Delibera R.U. Prot.N.0000870/PNM, ha adottato un provvedimento esercitando il potere sostitutivo, a norma dell'articolo 8, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, nei confronti della Regione Veneto, per modificare il calendario venatorio del Veneto per la stagione 2014-2015 relativamente ad alcune specie migratrici;
- detto intervento sostitutivo del Governo italiano, effettuato per evitare una nuova procedura di infrazione comunitaria e le conseguenti sanzioni economiche UE, è servito a mettere a norma il calendario venatorio del Veneto solo nella parte della chiusura anticipata della caccia ad alcune specie migratorie dato che la stagione venatoria era ormai al termine;
- nonostante l'intervento della Commissione Europea e l'azione sostitutiva del Governo italiano nei confronti del calendario venatorio del Veneto - stagione 2014/2015, nel calendario venatorio - stagione 2015/2016, approvato dalla Giunta regionale il 13 luglio 2015, sono stati riproposti tutti i contenuti illegittimi previsti nel precedente calendario censurato dal Governo italiano;
- il calendario venatorio precedentemente approvato dalla Giunta regionale non segue inoltre gli adempimenti legati all'adesione dell'Italia all'AEWA (African-Eurasian Waterbird Agreement) in tema di uso di munizioni al piombo altamente tossiche per gli uccelli acquatici. Il calendario venatorio infatti vieta le munizioni al piombo solo nelle zone acquatiche ricadenti nelle ZPS (Zone di Protezione Speciale) consentendone però l'uso in tutte le altre;
- il suddetto calendario venatorio approvato dalla Giunta regionale prevedeva solo limitazioni per la fauna stanziale che notoriamente risulta facilmente riproducibile (Fagiano, Lepre, ecc.) mentre per gli uccelli migratori selvatici sottoposti a molteplici avversità, patrimonio di tutta la comunità internazionale, venivano previsti tempi, carnieri e modi di caccia oltre i limiti di legge;
- da parte della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), a fine aprile 2016 è stato lanciato l'allarme sul preoccupante declino in cui versa l'allodola, con la richiesta di fermare la caccia a questa specie che tra il 2000 e il 2012 si è ridotta in Europa nella misura compresa tra il 25% e il 35%. Come ricorda LIPU nella sua campagna di tutela "(...) in Italia l'allodola si trova in un cattivo stato di conservazione ed è in forte declino in Regioni chiave per il suo habitat riproduttivo (che si sta fortemente contraendo) come Lombardia (-11%), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambi -8%). In queste regioni l'allodola, in autunno e in inverno, si sposta, sosta e migra utilizzando per la ricerca di cibo soprattutto campi ricchi di stoppie, prati e campi di erba medica (medica), soprattutto in Pianura padana. L'impatto della caccia è devastante: un'allodola pesa in media 40 grammi, mentre la cartuccia che la uccide 60. In Italia - sostiene Marco Gustin, responsabile Specie e Ricerca della LIPU - si stima vengano uccise "legalmente" circa oltre 1,8 milioni di allodole (il 73% degli abbattimenti totali in Europa, pari a 2,5 milioni), cui vanno aggiunti grandi quantitativi di abbattimenti illegali. L'allodola può essere inoltre facilmente confusa con altre specie non cacciabili, come pispola, calandra, calandrella, cappellaccia e tottavilla, e anche per questo motivo va tolta dalla lista delle cacciabili (...)";
- in data 23 marzo 2016, la responsabile della delegazione LIPU del Veneto nonché consigliere nazionale LIPU, dott.ssa Carlotta Fassina, ha scritto al Presidente della Regione del Veneto e all'assessore all'agricoltura, caccia e pesca, una lettera avente per oggetto "Proposte per la predisposizione del calendario venatorio del Veneto 2016-2017", con la quale sono state avanzate numerose proposte, molte delle quali contenute nei rilievi dell'ISPRA.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri
chiedono al Presidente della Giunta regionale
cosa intende fare, in vista dell'approvazione del calendario venatorio regionale 2016-2017, per dare seguito alle indicazioni dell'ISPRA, ai rilievi della Commissione Europea, alle proposte della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) facendole proprie nel calendario in oggetto."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Entro il 15 giugno di ogni anno le Regioni devono pubblicare il calendario venatorio; non sappiamo se il calendario venatorio è stato pubblicato o approvato, ma nel BUR il calendario venatorio non è stato pubblicato.
Questa interrogazione è stata fatta per ricordare alla Giunta regionale se, in merito ai calendari venatori, che sono gli strumenti amministrativi che decidono, anno dopo anno, quali specie rendere cacciabili, i periodi e quali no, sia consapevole, che l'Italia - a causa anche del Veneto - è attualmente sottoposta ad una pre-procedura di infrazione, si chiama il Caso EU-PILOT 6955/2014, perché in Veneto viene consentita la caccia a ben 18 specie in stato di conservazione sfavorevole. Un record negativo condiviso solo con la Regione Lombardia.
Siccome la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e la sua tutela viene garantita con delle norme internazionali, europee, statali e regionali, con questa interrogazione si chiede che cosa intende fare la Giunta regionale in merito a questa problematica. Tanto è vero che sia l'anno scorso che quest'anno la Giunta è dovuta correre ai ripari per modificare il calendario venatorio in seguito ad una diffida dello Stato, perché aveva previsto la chiusura della caccia a determinate specie oltre i tempi consentiti dall'Unione Europea che tutela i migratori, soprattutto quando tornano nei luoghi di nidificazioni e hanno già formato le coppie. Volevo capire che cosa sta accadendo e se la Giunta potrà rispondere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
"In tema di regolamentazione del prelievo venatorio si assiste, oramai da non pochi anni, ad un confronto di posizioni tra Regioni ed ISPRA, confronto che verte soprattutto sulle date di apertura e chiusura della stagione venatoria, avuto riguardo ad un numero rilevante di specie migratrici ordinariamente cacciabili.
Le Regioni (e tra queste la Regione del Veneto) non contestano l'ineludibile salvaguardia, imposta in primis a livello comunitario, delle popolazioni oggetto di prelievo venatorio, pre-requisito che postula, tra le varie condizioni, l'assenza di sovrapposizione temporale tra il prelievo venatorio e la migrazione di ritorno ai siti di nidificazione (migrazione prenuziale).
Ciò che le Regioni (e tra queste la Regione del Veneto) non condividono sono la date suggerite dall'Istituto di riferimento (ISPRA) nell'ambito dei pareri consultivi resi ai fini dell'approvazione dei calendari venatori, date che pare non tengano in debito conto degli inevitabili "margini temporali di tolleranza" richiamati dalla stessa Commissione Europea (cosiddette "decadi di sovrapposizione") nell'ambito della "Guida alla disciplina della caccia nell'ambito della direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici".
Confronto che deve inoltre pervenire, prima o poi, ad un chiarimento in ordine a talune incomprensibili "difformità intracomunitarie" tra zone geografiche contermini.
Si auspica quindi, anche al fine di sostenere una posizione interna unitaria nei confronti dell'Unione Europea, che possa procedersi ad una revisione dei tempi di caccia contenuti nel documento "Key Concept", a tal fine avvalendosi di studi specifici che debbono essere realizzati non tanto dalle Regioni quanto dall'ISPRA, in adempimento delle proprie funzioni normativamente stabilite.
L'obiettivo è quello di garantire la salvaguardia delle popolazioni di fauna migratrice oggetto di prelievo venatorio senza tuttavia accettare acriticamente limitazioni che appaiono ingiustificate, coerentemente con la motivata posizione da tempo assunta dalla Giunta regionale nell'ambito dei provvedimenti che annualmente approvano il calendario venatorio regionale."
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Speravo di sapere se il calendario venatorio è stato approvato o meno e se ha tenuto conto di quanto è stato sollevato con questa interrogazione, che, in realtà, riporta le critiche che sono state mosse dalla Commissione Europea che ha il compito di verificare se i vari Stati membri e le loro Regioni rispettano le normative europee. Ricordo, tra l'altro, che la Direttiva uccelli è del 1979, è la prima Direttiva europea in tema di ambiente, ma non ho avuto risposta su questo.
Come, Assessore, non ha risposto su uno degli altri quesiti relativi alla valutazione di incidenza della caccia sulle Reti Natura 2000. Abbiamo delle aree tutelate dall'Unione Europea che dovrebbero essere tutelate con dei criteri più rigidi anche per quanto riguarda in particolare la fauna selvatica, tanto è vero che queste aree sono istituite anche in base alla Direttiva uccelli del 1979, ma anche per quanto riguarda questo aspetto, risposte non ne sono arrivate.
Ci sono stati appelli anche di Associazioni ambientaliste presenti in tutta Italia, per esempio, per una specie che è in continuo declino - soprattutto in Lombardia e in Veneto - come l'allodola, anche qui non ho avuto risposta.
Quindi, sono del tutto insoddisfatto di questa risposta, anche se non sono sorpreso perché la Regione Veneto può essere dichiarata una Regione dove per quanto riguarda la tutela della fauna selvatica le norme valgono sempre meno e, invece, si va sempre a dare delle norme di manica larga per l'attività venatoria, soprattutto di coloro che si dedicano alla migratoria e poco vogliono essere legati al territorio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 168 del 29 aprile 2016 presentata dal consigliere Finco "SITUAZIONE OCCUPAZIONALE DIPENDENTI NH HOTEL DI VALDAGNO E MESTRE"

"Premesso che:
- NH Hotel Italia Spa fa parte del Gruppo multinazionale NH Hotel Group, presente in 29 differenti Paesi con 400 strutture alberghiere e conta in Italia 1.036 dipendenti a tempo indeterminato ai quali si aggiungono 189 a tempo determinato e 7 apprendisti;
- tra le strutture presenti in Italia ve ne sono due in Veneto, Venezia-Mestre e Valdagno (VI), nelle quali sono impiegate 89 persone;
- lo scorso 8 marzo il NH Italia Spa ha annunciato che intende avviare una procedura di mobilità che interessa 98 persone in tutto il paese di cui 18 lavoratori impiegati nelle strutture venete.
Considerato che:
- il Veneto nel 2015 ha registrato un aumento delle presenze turistiche rispetto all'anno precedente, superando abbondantemente la quota dei 17 milioni di arrivi, aumentando così la capacità attrattiva;
- i lavoratori interessati dalla procedura di mobilità sono unità altamente specializzate, con un'approfondita conoscenza del territorio veneto e delle sue peculiarità;
- l'attuazione del programma di mobilità costringerebbe numerosi lavoratori a cercare una nuova occupazione.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere quali siano le misure finora intraprese dalla Giunta regionale in relazione al piano di mobilità proposto da NH Italia Spa, affinché vengano salvaguardate le professionalità e venga garantito il benessere ai lavoratori veneti e quello delle loro famiglie."
La parola all'assessora Elena Donazzan.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
"NH Hotel è una multinazionale spagnola del ramo alberghiero che in Italia ha diverse strutture e due sedi amministrative, nelle quali impiega circa 1200 persone. Ultimamente, nonostante il settore turistico non sia in sofferenza e nonostante i buoni risultati economici che hanno portato lo scorso anno ad annunciare l'intenzione di acquisire nuovi alberghi, NH Hotel Italia S.p.a. sta procedendo a tagli di personale, circa 450 negli ultimi cinque anni. Le organizzazioni sindacali ritengono che la ragione sia da ricercarsi nell'esternalizzazione e nella terziarizzazione di numerosi servizi alberghieri, finalizzate alla riduzione del costo del lavoro.
Lo scorso marzo sono stati dichiarati ulteriori 98 esuberi a livello nazionale, tra cui 18 in Veneto: 4 nella sede amministrativa di Valdagno (VI) e 14 nella struttura di Mestre-Venezia.
La vertenza è stata gestita in sede ministeriale, anche se a livello locale i sindacati hanno continuato il dialogo. A Valdagno l'ultimo incontro è stato il 18 maggio, con conferma del numero degli esuberi e l'offerta di due posti di lavoro presso la sede amministrativa di Milano, che i dipendenti si sono riservati di valutare. Per quanto riguarda la struttura di Mestre, sarebbero state impiegate presso altre sedi del Gruppo tre persone, portando a quindici il numero complessivo degli esuberi in Veneto.
Anche a livello nazionale sembra che il numero degli esuberi sia destinato a calare e che sia stato offerto un incentivo all'uscita di sedici mensilità. Non appare probabile al momento, invece, la concessione di un periodo di Cassa Integrazione in deroga.
La Regione non ha mai ricevuto richieste di intervenire in questa vertenza, che aveva comunque rilievo nazionale. C'è stato in ogni caso un contatto tra le strutture regionali competenti e le organizzazioni sindacali, anche in merito alla disponibilità di politiche attive per la riqualificazione e il ricollocamento dei lavoratori che dovessero essere licenziati."
La Regione, quindi, non ha mai ricevuto richieste di intervenire in questa vertenza, salvo un incontro informale che ricorderà anche il Collega proponente l'interrogazione ancora un anno e mezzo fa circa, nella sede del Comune di Valdagno.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Elena Donazzan.
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Mi ritengo soddisfatto della risposta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finco.

Interrogazione a risposta immediata n. 171 del 6 maggio 2016 presentata dai consiglieri Casali, Conte, Negro e Bassi "EXPO VENICE: DOPO IL FLOP DELLA MANIFESTAZIONE ACQUAE, FINANZIATA ANCHE CON FONDI REGIONALI, LA CRISI FINANZIARIA, LO SFRATTO PER MOROSITÀ. LA REGIONE È A CONOSCENZA DELLA SITUAZIONE, DI QUESTA SOCIETÀ PARTECIPATA ANCHE DA VENETO SVILUPPO, E COSA INTENDE FARE PER EVITARE DI ESSERE COINVOLTA IN UN ULTERIORE FALLIMENTO NELL'AREA DEL VEGA?"

"Premesso che è di ieri l'ultima di una innumerevole serie di notizie apparse sulla stampa riguardanti Expo Venice S.p.a., società fieristica veneziana, che descrivono un quadro alquanto inquietante riguardo la situazione economico-finanziaria della stessa.
Considerato che:
- nel giugno 2013 Veneto Sviluppo, la società finanziaria della Regione del Veneto, partecipa all'aumento del capitale sociale di Expo Venice S.p.a., società fieristica veneziana, che sale così da 1 milione di euro a 1 milione e 100 mila euro (comunicato stampa Veneto Sviluppo 4 giugno 2013);
- grazie al supporto di Veneto Sviluppo, Expo Venice si ripromette di contribuire a portare avanti il progetto Veneto Exhibitions, società di gestione di eventi fieristici con centralità di Venezia nel sistema fieristico veneto, anche in previsione delle opportunità che si stanno presentando con l'Expo 2015 (comunicato stampa Veneto Sviluppo 4 giugno 2013);
- la Giunta regionale con delibera n. 1720 del 29 settembre 2014 - Esposizione Universale Expo 2015. Ripartizione stanziamenti per attività finanziate con fondi gravanti sui capitoli dedicati ad Expo e adempimenti conseguenti - ha deciso di integrare il Protocollo di intesa di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 8 del 21 gennaio 2014 con la partecipazione di Expo Venice S.p.a.;
- la Giunta regionale con delibera n. 2579 del 23 dicembre 2014 ha deciso la partecipazione della Regione del Veneto al progetto espositivo "Acqua e nutrimento", parte integrante del macro programma tematico "Aquae Venezia 2015" ideato e promosso dalla società fieristica veneziana Expo Venice Spa in occasione di Expo 2015. Con affidamento del supporto tecnico e operativo, attraverso un incarico "in house providing", a Veneto Promozione Scpa (DGR n. 340 del 6 marzo 2012), società partecipata al 50% dalla stessa Regione del Veneto. La Giunta ha disposto per questa partecipazione la concessione a Veneto Promozione Scpa un contributo regionale pari a euro 400.000,00 (IVA ed ogni altro onere incluso);
- Veneto Promozione Scpa, società partecipata al 50% dalla Regione del Veneto ha organizzato varie presentazioni, rivolte alle aziende, delle opportunità offerte dal Padiglione Aquae Venezia 2015 - esposizione collaterale di Expo Milano 2015 dove interveniva come relatore l'Amministratore Delegato di Expo Venice;
- la manifestazione "Aquae Venezia 2015" si è rivelata un "totale flop" con espositori che si sono rivolti al Tribunale richiedendo i danni causati da Expo Venice;
- Expo Venice da mesi non paga i dipendenti ed è stata sfrattata dal Padiglione collocato in prossimità del Centro Vega a causa del mancato saldo dei relativi canoni d'affitto;
- la società Expo Venice ha cancellato la programmazione fieristica del settore della nautica provocando ulteriori danni al territorio ed alle Imprese interessate.
Tutto ciò premesso e considerato i sottoscritti consiglieri
interrogano la Giunta regionale
per sapere se la Giunta regionale è a conoscenza di quanto esposto e quali strumenti o azioni abbia attivato o intenda attivare, per evitare che si arrivi a situazioni irreparabili, con sperpero di risorse pubbliche."
La consigliera Giovanna Negro la dà per illustrata.
La parola all'assessore Forcolin.

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"Giova premettere in primo luogo come la Regione del Veneto non ha alcuna partecipazione nel capitale sociale di Expo Venice SpA.
In occasione di Expo Milano 2015, ai sensi dell'art. 8 della Legge regionale n. 11 del 2 aprile 2014 ("Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2014"), la Regione ha definito e sostenuto un «programma biennale di iniziative» per la partecipazione dell'Amministrazione regionale alla Esposizione Universale e, allo scopo, ha previsto uno stanziamento pari a complessivi Euro 5.500.000,00.
La programmazione, approvata con deliberazione n. 1497 dell'8 agosto 2014, ha visto ricomprese in essa oltre trenta iniziative, svoltesi a Milano e in Veneto, tra le quali "Acqua e Nutrimento: Mostra della filiera ittica veneta", svoltasi nell'ambito dell'esposizione internazionale "Aquae Venezia 2015".
L'iniziativa, seguita dalla Sezione Caccia e Pesca, è stata approvata con Deliberazione n. 2579 del 23 dicembre 2014. In particolare, la Giunta ha affidato alla propria società partecipata Veneto Promozione ScpA, tramite convenzione sottoscritta dalle parti (per la Regione del Veneto, nella persona del Direttore della Sezione Caccia e Pesca) in data 30 dicembre 2014, le attività di supporto tecnico-operativo per la realizzazione dell'iniziativa, che si è svolta e conclusa con piena soddisfazione da parte della Regione e dei soggetti della filiera ittica coinvolti."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Forcolin.

Interrogazione a risposta immediata n. 179 del 19 maggio 2016 presentata dai consiglieri Zanoni e Guarda "COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE PER GARANTIRE IL FUNZIONAMENTO DEI CENTRI DI PRIMA ACCOGLIENZA PER LA FAUNA SELVATICA IN DIFFICOLTÀ?"

"Premesso che:
- il 15 maggio 2016 la Sezione di Padova della Lega Italiana Protezione Uccelli ha annunciato, nel corso di una manifestazione pubblica, la chiusura del piccolo centro di recupero animali selvatici gestito da venticinque anni grazie anche al supporto di tanti volontari;
- la prevista chiusura è dovuta al mancato rinnovo della convenzione con l'Amministrazione provinciale di Padova, che consentiva al centro di disporre delle risorse per pagare le parcelle delle necessarie prestazioni veterinarie;
- la Provincia di Padova non intende procedere alla nuova stipula per mancanza di risorse;
- in un comunicato stampa il Gruppo di intervento giuridico e coordinamento protezionista padovano ha espresso solidarietà alla Sezione Lipu di Padova, ritenendo grave il disinteresse delle amministrazioni pubbliche nei confronti dell'impegno dei tanti volontari che per oltre vent'anni hanno curato e riabilitato con dedizione e professionalità migliaia di mammiferi e uccelli migratori o stanziali.
Considerato che:
- la Regione, la Provincia e il Comune di Padova hanno stanziato risorse per il recupero dell'edificio del custode dell'ex Polveriera, conosciuta come l'Oasi di Carpanedo di Albignasego, per trasformarlo in un centro di educazione ambientale e di recupero per la fauna selvatica di Padova da affidare alla Sezione LIPU di Padova;
- anche l'operatività degli altri centri di prima accoglienza della fauna selvatica presenti nel Veneto risulta incerta a causa della scarsità di risorse pubbliche disponibili;
- l'emendamento presentato dallo scrivente nel corso dell'approvazione del bilancio di previsione regionale 2016 che prevedeva un finanziamento per consentire il proseguo dell'attività dei centri provinciali di prima accoglienza per la fauna selvatica, non è stato approvato dal Consiglio regionale del Veneto.
Tenuto conto che:
- il comma 6 dell'articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" prevede che: "Le regioni emanano norme in ordine al soccorso, alla detenzione temporanea e alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà";
- l'articolo 5 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio" stabilisce che:
"1. Chiunque rinvenga capi di fauna selvatica morti, feriti o in difficoltà è tenuto a darne comunicazione alla provincia competente per territorio entro 24 ore, la quale decide gli interventi necessari.
2. Ai fini di cui al comma 1 è istituito da ciascuna provincia il centro provinciale di prima accoglienza fauna selvatica in difficoltà con i seguenti compiti:
a) prima accoglienza, ricezione e riabilitazione e pronto soccorso veterinario della fauna selvatica in difficoltà;
b) liberazione della stessa, ove non necessiti di riabilitazione;
c) detenzione e riproduzione in cattività o allo stato naturale di soggetti appartenenti a particolari specie di cui non è stata possibile la riabilitazione al volo;
d) raccolta di tutti i dati e documentazione, anche con sussidi audiovisivi, relativa a tutti gli esemplari pervenuti presso ciascun centro provinciale.
3. Ulteriori criteri e modalità per il funzionamento dei centri di cui al comma 2, nonché la dotazione organica degli stessi è stabilita con proprio provvedimento da ciascuna provincia.
4. Le province sono autorizzate ad affidare la gestione dei centri di cui al comma 2 ad organismi pubblici e privati terzi.".
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
quali azioni intende intraprendere per garantire, attraverso le Amministrazioni provinciali, il funzionamento dei centri di prima accoglienza della fauna selvatica in difficoltà, in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 50/1993 .".
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Stiamo parlando dell'applicazione di una norma della Regione Veneto, la legge 50/1993 che, all'articolo 5, prevede "chiunque rinvenga capi di fauna selvatica morti, feriti o in difficoltà, è tenuto a darne comunicazione alla Provincia competente per territorio entro 24 ore, la quale decide gli interventi necessari". Ai fini di cui al comma 1 è istituito da ciascuna Provincia il Centro provinciale di prima accoglienza fauna selvatica in difficoltà, con una serie di compiti".
Ogni anno migliaia di cittadini veneti si rivolgono a questi centri che sono stati istituiti nelle diverse province nel Veneto. Questi centri sono in gravi difficoltà perché non vengono più finanziati, o sono finanziati in modo tale da non consentire la loro azione di recupero e cura di questi animali, nemmeno per pagare le spese veterinarie. Siccome per la maggior parte dei casi sono volontari basterebbe dare quel minimo di sostentamento per le spese del veterinario, perché per il resto questi volontari agiscono totalmente gratuitamente.
Si parla di poche migliaia di euro, potrebbero essere circa 7 mila euro per ogni Centro, 50 mila euro in totale. Si chiede come mai ci siano dei Centri, per esempio come quello di Padova, che rischiano la chiusura e addirittura centri, che erano previsti, come quello nell'oasi di Carpenedo e di Albignasego che stentano a decollare, nonostante ci siano dei progetti fatti ad hoc per ospitare nella Provincia di Padova uno di questi Centri.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
"Il tema relativo al mantenimento di funzioni previste dall'ordinamento in materia faunistico-venatoria deve confrontarsi, oramai da alcuni anni, con uno scenario di criticità correlate sia alle difficoltà di bilancio, sia al riordino delle funzioni non fondamentali in capo alle Province.
Le criticità di natura finanziaria risultano oggettive, posto che con le tasse di concessione versate dai cacciatori lo Stato pretende, ignorando le dinamiche di contrazione del numero di cacciatori e contemporaneamente sottovalutando l'impatto sul territorio e sull'ambiente generato dall'incremento esponenziale della fauna selvatica oggetto e non oggetto di interesse venatorio, di finanziare funzioni che richiedono una rivisitazione in termini di sostenibilità e corretta allocazione.
Ciò premesso, le analisi e le valutazioni in atto finalizzate all'implementazione concreta delle disposizioni in materia di riordino delle funzioni provinciali, che debbono essere prodotte anche ai fini di un complessivo efficientamento del sistema in adempimento della medesima L.R. 19/2015, si faranno comunque carico di individuare le più opportune azioni da intraprendere per garantire adeguati e sostenibili livelli di assistenza alla fauna selvatica in difficoltà."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Assessore, le chiedo se, per cortesia, mi può far avere la risposta, perché in realtà non ho capito se verrà garantito il sostentamento a questi Centri, perché ce ne sono alcuni che veramente rischiano di chiudere. Se é così mi fa molto piacere che la Giunta abbia trovato i soldi, perché ricordo che è da poco che con un emendamento notturno alla Legge di stabilità sono stati trovati 500 mila euro, tolti dalla formazione professionale e dati al capitolo della legge sulla caccia, altri 250 mila euro sono stati trovati per il controllo e l'eradicazione della nutria. Sembra incredibile che ci siano situazioni di disagio e di incertezza da parte di chi gestisce questi centri perché non ci sono i fondi sufficienti, quando si parla di circa 50 mila euro in tutta la Regione. Quindi, ben venga se verrà trovata una soluzione.
Naturalmente, Assessore, cercherò di monitorare la questione perché ad un impegno qui in Aula segua nella realtà il finanziamento di questi Centri, che, ricordo, sono previsti per legge e che svolgono una funzione molto importante visto che moltissimi cittadini si rivolgono ogni anno, si parla di migliaia e migliaia di cittadini, a questi Centri quando rinvengono degli animali feriti, in difficoltà, caduti dai nidi e magari anche incidentati lungo le nostre strade. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Abbiamo terminato le interrogazioni e passiamo al punto n. 6 all'ordine del giorno.
PUNTO
6



PROGETTO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DELL'ENTE DI GOVERNANCE DELLA SANITà REGIONALE VENETA DENOMINATO "AZIENDA PER IL GOVERNO DELLA SANITà DELLA REGIONE DEL VENETO - AZIENDA ZERO". DISPOSIZIONI PER LA INDIVIDUAZIONE DEI NUOVI AMBITI TERRITORIALI DELLE AZIENDE ULSS" (PROGETTI DI LEGGE NN. 23/2015 E 74/2015) INIZIO

La parola al consigliere Zanoni, per richiamo al Regolamento.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Relativamente all'applicazione dell'articolo 115 del Regolamento, cioè sulle interrogazioni. Adesso è stata data risposta da parte della Giunta a diverse interrogazioni, ma ce ne sono alcune che sono datata 20 luglio, 21 luglio, 31 luglio e parlo del 2015, tra poco siamo ad un anno. Siccome il Regolamento parla di 15 giorni, un mese potrebbe diventare, volevo chiedere cosa sta facendo la Giunta per dare delle risposte ai Consiglieri che svolgono attività di controllo ispettivo nei confronti dell'operato della Giunta, visto che stiamo parlando del 20 luglio 2015.
Ce n'è un'altra per esempio del gennaio 2016, che ha presentato il sottoscritto: "Cosa intende fare la Giunta regionale dell'area demaniale del Cansiglio", anche qui non abbiamo risposta, anche se, nel frattempo, abbiamo saputo che c'è un bando che mette in vendita l'hotel San Marco, che nella delibera in fattispecie riporta che il Consiglio avrebbe dato parere favorevole alla vendita del San Marco. Questo non è vero. Quindi, una delibera che non contiene la verità, che contiene una falsità.
Credo che queste risposte dovrebbero essere date per evitare equivoci del genere, perché sarei ben felice di capire come può la Giunta regionale dire che ha avuto il parere favorevole del Consiglio e della competente Commissione consiliare, quando proprio quella Commissione ha detto "il parere favore alla sdemanializzazione lo do al Piano, tranne per cinque siti", uno di questi cinque siti era l'hotel San Marco.
Come si può - lo chiedo anche al Presidente Zaia - dare parere favorevole alla sdemanializzazione, alla vendita del San Marco quando il parere del Consiglio ancora non è stato dato?
Ma la cosa più grave è che in questa delibera su questo bando c'è scritto che c'è il parere favorevole della Commissione, fate una verifica perché credo che potrebbe essere oggetto di legittimità di quella delibera.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Sul problema delle interrogazioni che sono ancora in attesa di risposta, l'assessore Caner sta lavorando per recuperare il tempo perduto e c'è una interlocuzione scritta fra Ufficio di Presidenza e Giunta regionale per superare il problema. Da quello che mi viene detto, penso che la cosa sia in fase di risoluzione.
Relazione della Quinta Commissione consiliare.

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
la proposta di legge, assolutamente innovativa e fortemente voluta dal Presidente dott. Luca Zaia, è destinata a segnare un nuovo corso per la sanità della nostra Regione e a realizzare fin da subito uno dei punti cruciali e più ambiziosi del programma elettorale della coalizione che sta governando la regione.
Mai come negli ultimi anni si è imposta la necessità di un ripensamento complessivo del sistema di management della sanità regionale dinnanzi alla crescente esigenza della piena sostenibilità del nostro Sistema socio-sanitario a fronte del contestuale aumento della domanda assistenziale, anche in conseguenza dell'incremento delle patologie croniche, dell'invecchiamento della popolazione e dell'innovazione tecnologica, per garantire - attraverso l'ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse impiegate - il mantenimento dell'alto livello qualitativo raggiunto dai servizi socio-sanitari erogati agli assistiti nel Veneto.
L'equilibrio economico e finanziario della gestione socio-sanitaria regionale è stato uno degli obiettivi che il Presidente si è impegnato a raggiungere e a consolidare nel corso della passata legislatura, ma l'attuale situazione di riduzione delle risorse da parte del Governo centrale a fronte di sempre maggiori servizi sanitari da garantire, impone oggi di compiere un ulteriore passo, ancora più coraggioso, lungo la strada intrapresa con successo negli scorsi cinque anni.
È ormai indispensabile portare a compimento la transizione che abbiamo iniziato verso un sistema assolutamente moderno, competitivo e al passo con le più avanzate realtà europee, attraverso una nuova organizzazione dell'intero Sistema sanitario che risponda sia a principi di efficientamento mediante la riduzione di ogni duplicazione di costo, che di governance, attraverso il contestuale rafforzamento delle attività di coordinamento, monitoraggio e vigilanza sulle Aziende ULSS.
L'obiettivo non è spendere meno riducendo i servizi, bensì spendere meglio, incrementandoli: vogliamo continuare ad assicurare agli assistiti in Veneto una sanità di eccellenza, altamente qualificata e specializzata, che non costi ai contribuenti un euro in più del necessario.
La decisione di creare un nuovo ente denominato "Azienda Zero", per il governo della Sanità regionale, risponde esattamente a queste finalità: unificare e centralizzare in capo ad un solo soggetto le funzioni di supporto alla programmazione sanitaria e socio-sanitaria, nonché di supporto al coordinamento e alla governance del SSR, riconducendo a esso le attività di gestione tecnico-amministrativa su scala regionale.
Questa nuova distribuzione di funzioni, oltre a rappresentare un'evidente garanzia di coordinamento e di efficienza, consente una indubbia razionalizzazione delle risorse assegnate, determinando altresì un significativo risparmio nelle spese collegate all'amministrazione del SSR.
Il coordinamento degli acquisti sanitari permetterà un forte contenimento dei tempi e dei costi collegati all'espletamento delle procedure di gara pubbliche per l'approvvigionamento di beni e servizi nelle Aziende ULSS, ma parallelamente garantirà una maggiore efficacia e appropriatezza dei prodotti acquistati, frutto della comparazione tra le caratteristiche tecniche e i costi dei diversi beni impiegati per utilizzi analoghi in ambito sanitario.
Parimenti l'omogeneizzazione delle procedure tra le Aziende del SSR, i cui standard saranno definiti e monitorati dall'Azienda Zero, consentirà il raggiungimento di livelli di qualità, di risultato, di servizio e di efficienza, secondo le migliori pratiche ed eccellenze già presenti in Veneto e che necessitano di diventare standard diffusi su tutto il territorio.
Altri ambiti d'azione che con questo progetto di legge vengono posti in capo ad un unico soggetto, producendo evidenti efficientamenti sono la gestione della selezione e formazione del personale, del modello assicurativo, delle infrastrutture tecnologiche informatiche, dell'autorizzazione all'esercizio delle strutture sanitarie e socio sanitarie, del contenzioso sanitario, della logistica dei servizi tecnici e degli uffici relazioni con il pubblico.
Inoltre, la gestione della Sanità che si intende realizzare con la proposta di legge regionale consentirà una maggiore trasparenza dell'azione amministrativa e permetterà un controllo più agevole sull'efficienza e sull'efficacia delle decisioni adottate: si tratta di esigenze che è imprescindibile considerare, nel tentativo di porre un freno a fenomeni che, oltre ad impoverire le istituzioni, le squalificano agli occhi dei cittadini.
Riveste carattere di innovazione forte l'attribuzione di funzioni e responsabilità della Gestione Sanitaria Accentrata, in conformità al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, in capo al Direttore dell'Azienda Zero.
La strada che si intende percorrere, tuttavia, non si limita al rafforzamento della programmazione regionale, pur importante, ma si spinge oltre: alla creazione dell'Azienda Zero si accompagna infatti una considerevole riduzione del numero delle Aziende ULSS, che passeranno dalle attuali 21 a 9. Tali trasformazioni determineranno, fermo il livello dei servizi sul territorio che non verrà minimamente intaccato, una riduzione della spesa che in prima battuta sarà riferibile principalmente ai compensi per le direzioni strategiche e per gli organi aziendali, e progressivamente sarà collegata all'aggregazione di sedi e unità operative tecnico-amministrative.
In conclusione, la proposta di legge mira a realizzare, attraverso una politica di governance della Sanità assolutamente innovativa, una razionalizzazione e una evoluzione dell'intero Sistema sanitario regionale, creando la Azienda Zero a cui saranno affidate funzioni di supporto alla programmazione, alla definizione di obiettivi e al controllo delle Aziende Ulss nonché compiti di natura tecnica e gestionale, che trovano una maggiore razionalità su scala regionale, riservando l'erogazione sul territorio di prestazioni diagnostiche, terapeutiche e assistenziali, socio-sanitarie e di integrazione ospedale-territorio, alle Aziende del SSR.
Di seguito si illustrano i contenuti principali della proposta di legge che consta di 22 articoli.
Con riferimento al contesto istituzionale (articolo 1) l'Azienda per il governo della sanità della Regione del Veneto - Azienda Zero è istituita quale ente del Servizio sanitario regionale, dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia amministrativa, organizzativa, contabile e patrimoniale Al nuovo soggetto pertanto devono essere attribuiti compiti che altri soggetti non svolgeranno.
La disciplina dell'Azienda oltre che nelle nuove disposizioni, sarà contenuta nell'Atto aziendale, in un Regolamento, nonché dalla normativa vigente per gli enti del Servizio sanitario nazionale.
Per quanto riguarda gli aspetti operativi, le funzioni dell'Azienda Zero (articolo 2) sono elencate da una specifica norma che solamente può far comprendere l'entità delle attività unificate in un solo soggetto. In particolare l'attività concerne funzioni di supporto alla programmazione sanitaria e socio sanitaria, di competenze degli organi regionali, di attuazione degli obiettivi di Governo in materia sanitaria e socio-sanitaria, di coordinamento e di governance delle Aziende ULSS e degli altri enti del Servizio sanitario regionale del Veneto, anche in materia di finanza di progetto.
L'Azienda potrà altresì esercitare ogni ulteriore funzione di gestione di attività tecnico-specialistiche, anche di supporto alle Aziende e agli altri enti del SSR, che ad essa saranno attribuite - qualora si renda opportuno - successivamente con provvedimenti della Giunta regionale nei casi consentiti dall'ordinamento.
Secondo il nuovo Statuto spetta al Consiglio regionale definire gli indirizzi per l'attività degli enti strumentali, controllandone l'attuazione mediante la competente Commissione consiliare. Si è ritenuto tuttavia, come già si verifica per altri enti strumentali istituiti nel territorio regionale, di attribuire la competenza a determinare gli indirizzi alla stessa Giunta regionale, garantendo le prerogative consiliari nel richiamo alla competente Commissione consiliare cui è riservata specificamente dallo stesso Statuto la verifica periodica sulla rispondenza degli effetti delle politiche regionali agli obiettivi di governo e sui risultati gestionali dell'Ente.
L'esercizio delle funzioni è assoggettato al coordinamento da parte del Direttore di Area di cui all'art. 11 della legge regionale 30 dicembre 2012, n. 54 .
Gli organi dell'Azienda Zero (articolo 3) sono individuati nel Direttore generale e nel Collegio sindacale, dunque dal punto di vista organizzativo una struttura particolarmente snella.
Il Direttore generale (articolo 4) è nominato dal Presidente della Giunta regionale, ai sensi della normativa vigente per le Aziende Ulss e degli enti del Servizio sanitario regionale. È anzitutto il rappresentante legale della nuova Azienda, esercita i poteri di direzione e di gestione nonché le funzioni di responsabile della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA).
Tra i compiti del Direttore rientra l'adozione dell'Atto aziendale e degli atti necessari al funzionamento del nuovo Ente, compresi i regolamenti di organizzazione e funzionamento, gli atti di bilancio e la proposta del regolamento sulla tenuta contabile della GSA.
Al Direttore generale competono altresì alcune nomine quali quella dei membri del Collegio sindacale, dell'Organismo Indipendente di Valutazione, dei direttori e dei responsabili delle strutture dell'Azienda Zero nonché il conferimento, la sospensione e la revoca degli incarichi.
Il Direttore presenta annualmente una relazione alla Giunta regionale e alla competente Commissione consiliare per confrontarsi sui risultati della gestione dell'Azienda Zero.
Al Collegio sindacale (articolo 5) spettano invece le funzioni di controllo di regolarità amministrativa e contabile e di vigilanza sull'osservanza delle disposizioni normative vigenti da parte dell'Azienda Zero, la verifica sulla regolare tenuta della contabilità e la corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili; le verifiche trimestrali di cassa. Svolge altresì l'attività di terzo certificatore nei confronti della GSA e del bilancio consolidato ai sensi del decreto legislativo n. 118 del 23 giugno 2011.
Per l'effettivo esercizio delle funzioni amministrative l'Azienda Zero avrà bisogno di risorse umane, strumentali e finanziarie, risorse che non dovranno comunque comportare costi ulteriori per l'Amministrazione regionale.
A tal fine la proposta legislativa dispone (articolo 6) che l'Azienda Zero può avvalersi del personale in mobilità sia dalla Regione e dalle Aziende sanitarie sia da altri enti pubblici che da altri enti del SSR, con possibilità solo residuale di poter ricorrere ad eventuali assunzioni dirette, con il riconoscimento infine dell'applicazione della contrattazione del Sistema sanitario nazionale.
La proposta detta, anche, una serie di disposizioni "tecniche" relative al Servizio di Tesoreria di cui alla norma successiva (articolo 7).
Per la gestione economico-finanziaria (articolo 8) dell'Azienda Zero, si applicano le norme in materia di patrimonio, contabilità e attività contrattuale in vigore per le Aziende Ulss, fermo restando che la stessa è tenuta all'equilibrio economico e finanziario.
La proposta, solo per completezza, richiama (articolo 9) i libri obbligatori di cui l'Ente si dovrà dotare secondo le norme civilistiche vigenti nel nostro ordinamento.
Al fine di garantire il necessario controllo sull'attività posta in essere in materia sanitaria è istituito, nell'ambito dell'Area Sanità e Sociale, la Struttura Ispettiva Sanitaria, Socio-Sanitaria e Sociale (articolo 10) cui spetta l'attività di controllo e di vigilanza di carattere amministrativo, contabile e sanitario sui soggetti che operano nel SSR e che trova la sua ratio anche nella necessità di coordinare le competenze spettanti alla Giunta regionale con quelle del Consiglio oggi svolte dal Servizio istituito ai sensi della legge regionale n. 21 del 5 agosto 2010.
Appare utile ricordare che la legge regionale n. 21 del 2010 ha operato una distinzione tra le attività di vigilanza relative al sistema socio-sanitario di primo grado, che restano di competenza della Giunta, e quelle di secondo grado riservate al Consiglio, prevedendo un'attività di raccordo nell'esercizio delle funzioni.
Una certa importanza va riconosciuta alla norma transitoria (articoli 11 e 15) che permetterà l'avvio della nuova organizzazione del Sistema sanitario regionale.
La proposta detta la disciplina di passaggio delle funzioni all'Azienda Zero prevedendo anzitutto, da parte del Presidente della Giunta regionale la possibilità di nominare un Commissario, per l'avvio alla piena operatività.
Importante appare l'attività demandata al Commissario, qualora nominato di redigere una proposta di Atto Aziendale e di dotazione organica da trasmettere alla Giunta regionale per l'approvazione. Successivamente, concluso l'eventuale periodo commissariale, sarà il Direttore generale a predisporre l'Atto Aziendale e a trasmetterlo alla Giunta regionale per l'approvazione.
La proposta di legge consta di due parti, di cui solo la prima relativa all'istituzione e disciplina dell'Azienda Zero, ma non si poteva perdere l'occasione già in questa sede - fra le prime proposte della nuova legislatura - di intervenire introducendo significativi elementi di razionalizzazione e di riduzione della spesa sanitaria anche attraverso una considerevole riduzione del numero delle Aziende ULSS, come più volte affermato nel programma non solo elettorale del Presidente della Regione.
Così la proposta legislativa prevede, nella sua seconda parte, la riduzione dalle attuali 21 Aziende ULSS a solo 9 Aziende ULSS (articolo 12), mentre in considerazione delle loro peculiari caratteristiche restano confermate le eccellenze della nostra Regione quali l'Azienda Ospedaliera di Padova, l'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l'Istituto Oncologico Veneto.
Sono state pertanto individuate 9 nuove Aziende ULSS, quale risultato dell'accorpamento delle 21 Aziende ULSS oggi vigenti, cui è stata attribuita una nuova denominazione che stacca completamente dalle precedenti proprio per far emergere la volontà che da oggi tutto deve cambiare: Dolomiti, Pedemontana, Marca trevigiana, Serenissima, Polesana, Veneto orientale, Euganea, Berica, Scaligera, denominazioni che ricordano la specificità di tutto il nostro territorio veneto.
L'Allegato A, che fa parte integrante della proposta legislativa, contiene l'indicazione delle nuove Aziende ULSS con l'elenco dei comuni che vanno a definire i nuovi ambiti territoriali.
L'articolo 13 detta disposizioni in merito all'integrazione delle Aziende Ospedaliere di Padova e Verona con il territorio di riferimento, affinché le eccellenze assistenziali e della ricerca trovino pieno riscontro anche come nucleo dell'attività formativa.
Dal 1° gennaio 2017 il nuovo sistema sarà a regime e spetterà al Direttore Generale delle nuove Aziende Ulss la gestione di tutti i rapporti attivi e passivi in essere all'entrata in vigore della nuova legge regionale, con cui le nuove Aziende subentrano a quelle oggi esistenti (articolo 14).
Le leggi regionali approvate dal Consiglio in tutti questi anni, dopo la prima Riforma introdotta dalla legge n. 833 del 1978, sono ormai tante, considerate anche le modifiche apportate alle stesse nel tempo. Appare pertanto utile procedere ad una ricognizione delle disposizioni ancora vigenti, eliminando tutto ciò che è ormai superato, non applicato né applicabile, e dare così chiarezza, approvando un Testo Unico delle disposizioni in materia di sanità e sociale, quale strumento utile non solo per l'Amministrazione regionale ma per tutti gli operatori del Sistema sanitario (articolo 15).
Fino a quel momento, che dovrà essere di sei mesi dall'entrata in vigore della nuova legge regionale, si continuano ad applicare, in quanto compatibili, le disposizioni contenute in alcune leggi ancora vigenti quali la legge regionale 14 settembre 1944, n. 55 , la legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 e la legge regionale 29 giugno 2012, n. 23 che ha approvato il Piano socio-sanitario regionale 2012-2016.
In attesa di un intervento complessivo di riordino delle disposizioni che disciplinano le funzioni e l'organizzazione delle nuove Aziende ULSS e degli altri enti del SSR che deriverà dell'entrata in vigore del richiamato Testo Unico, si è ritenuto opportuno intervenire per anticipare alcune nuove disposizioni.
In particolare (articolo 16) in materia di servizi sociali, come previsto dalla normativa statale e regionale viene confermata la rappresentanza istituzionale dei Sindaci del territorio, espressa nella Conferenza a livello di bacino di Azienda Ulss. Scendendo di livello, è istituito il Comitato dei Sindaci di Distretto. È inoltre possibile attivare l'Assemblea dei Sindaci dell'Articolazione, qualora nelle Ulss preesistenti fossero presenti più Distretti. Ad ognuna di queste rappresentanze sono attribuite delle competenze, in particolare sull'approvazione dei Piani di Zona e dei Bilanci preventivi e consuntivi. Con questo articolo si prevede che il Direttore dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale possa essere affiancato da una struttura organizzativa di supporto.
La nuova organizzazione richiama i Direttori generali alla massima responsabilità che non può non essere collegata alla decadenza dall'incarico attribuito dal Presidente della Giunta regionale. È allora previsto che il Presidente possa nominare un Commissario delle Aziende ULSS e degli enti del SSR (articolo 17), ogni volta che si renda necessario garantire l'attività dell'Ente, senza interruzioni in danno degli assistiti nel territorio regionale. Così per la decadenza dichiarata del Direttore generale nei casi previsti dalla legge e, in particolare, in caso di risoluzione del contratto dovuta a gravi motivi o a grave violazione di leggi o del principio di buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione, di mancata osservanza delle direttive vincolanti nazionali e regionali, di mancato raggiungimento dell'equilibrio di bilancio nonché a seguito di riorganizzazione aziendale.
Il Commissario sarà scelto, secondo la normativa vigente in materia, anzitutto tra i Dirigenti della stessa Regione, delle Aziende Ulss ovvero dell'Azienda Zero, dunque senza ulteriori oneri finanziari per la Regione, a conferma che la nuova legge non comporterà comunque oneri aggiuntivi.
La proposta correttamente rinvia alla vigente normativa nazionale e regionale in materia (articolo 18) per la definizione del trattamento economico annuo del Direttore generale delle Aziende ed enti del SSR.
L'articolo 19 disciplina le modifiche alla legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 , normativa di riferimento per il Sistema sanitario regionale.
Infine le necessarie disposizioni abrogative, al fine di dare completa attuazione alla presente proposta di legge (articolo 20), riguardano la disposizione di cui al comma 3 dell'articolo 9 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 che individua gli ambiti territoriali delle attuali Aziende ULSS nonché l'Allegato A della stessa legge regionale che elenca i comuni veneti appartenenti alle singole Aziende ULSS.
Infine non poteva mancare la disposizione sull'invarianza della spesa (articolo 21), di particolare rilievo, che garantendo la stessa spesa a carico del Bilancio regionale, rende questa proposta legislativa di rivisitazione e riqualificazione complessiva dell'intero Sistema socio-sanitario veneto ancora più ambiziosa.
La neutralità finanziaria discende dal fatto che l'attuazione delle norme in essa contenute avverrà attraverso una diversa e ottimale allocazione delle ordinarie risorse già a disposizione dell'Amministrazione regionale.
Si provvederà pertanto all'attuazione delle disposizioni legislative illustrate, nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio e con le risorse umane, strumentali e finanziarie oggi disponibili senza la necessità di ulteriori stanziamenti di risorse.
Sono state svolte le audizioni in data 08, 18, 22 e 29 settembre 2015; 06, 13 e 20 ottobre 2015 e 03 novembre 2015.
I Comuni del Veneto sono stati invitati ad esprimere parere di competenza sulla modifica degli ambiti territoriali delle nuove Aziende Ulss ai sensi della L.R. 56/1994, art. 9, comma 3.
La Conferenza permanente Regione-Autonomie locali ha espresso parere nella seduta del 30 settembre 2015.
La Conferenza Regionale per la Programmazione Sanitaria e Socio Sanitaria ha espresso parere nella seduta del 27 ottobre 2015.
La scheda di analisi economico finanziaria è pervenuta in data 07 giugno 2016.
La Prima Commissione ha espresso parere favorevole in data 08 giugno 2016.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 09 giugno 2016 ha licenziato, a maggioranza il progetto di legge in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il Presidente Boron (con delega del consigliere Brescacin), i consiglieri Villanova (con delega del consigliere Barbisan F.) (Zaia Presidente), Barbisan R., Gidoni e Semenzato (Liga Veneta – Lega Nord), Barison (Forza Italia), Berlato (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale).
Ha espresso voto contrario il consigliere Pigozzo.".
La parola al consigliere Boron, per la relazione del provvedimento n. 23 e n. 74.

Maurizio BORON (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Finalmente siamo arrivati, dopo un lungo percorso, alla discussione di questo importantissimo progetto di legge che è parte centrale del programma elettorale con cui il Presidente Zaia è stato eletto.
Mi piace iniziare con un excursus di tutte le tappe che sono avvenute da quando ci siamo insediati fino ad oggi, anche per far capire che non è stato un progetto di legge depositato e portato a votazione, ma è stato discusso, discusso, discusso; è stato portato nei territori, ci sono stati confronti con Sindaci, con Conferenza dei Sindaci, con operatori del settore che hanno portato a quello che è stato il maxi emendamento finale con cui il progetto di legge è stato approvato dalla Commissione.
Si parte da luglio del 2015 quando il progetto di legge è stato depositato ed è stato assegnato alla Commissione per la sua discussione. È stato illustrato in Commissione esattamente il 28 luglio del 2015 dall'assessore Coletto e da lì è iniziato un percorso che ha visto l'8, il 18, il 22 e il 29 settembre del 2015, il 6, il 13, il 20 ottobre 2015 e il 3 novembre 2015 una serie di audizioni in Quinta Commissione con circa 60 soggetti che sono intervenuti.
In data 8, 18, 22 settembre 2015 sono stati auditi in Commissione: i Presidenti delle Conferenze dei Sindaci di tutte le U.L.S.S. del Veneto, con le seguenti modalità: l'8 settembre la Conferenza dei Sindaci U.L.S.S. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 21 e 22; il 18 settembre sono state audite le numero 7, 8, 9, 10, 12, 13 e 17; il 22 settembre la 18 e il 6 ottobre la 3.
In data 22 settembre 2015 sono stati auditi: il Segretario Generale FP CGIL Veneto; Unione Sindacale di Base; Collegio IPASVI; il Segretario Provinciale FIMMG; Segretario Provinciale FIMP. In data 29 settembre 2015 sono stati auditi: il collegio IPASVI e la Federsanità.
In data 06 ottobre 2015 sono stati auditi: il Presidente CODACONS Veneto; il Presidente Federazione regionale Ordini dei Medici Veterinari del Veneto; il Presidente regionale Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica (AAROI EMAC); il Segretario regionale Sindacato Medici Chirurghi e Veterinari (CIMO); il Presidente AITSaM Onlus; il Segretario regionale della Federazione Veterinari Medici Veneto; il Segretario regionale ANAAO ASSOMED Veneto; il Segretario regionale FASSID area S.I.Me.T.
In data 13 ottobre 2015 sono stati auditi: il Segretario Generale regionale CISL Medici Veneto; il Segretario regionale CGIL Medici; la Confederazione USAE e Organizzazione FSI; l'ANCI Veneto; la Federazione Associazioni Regionali Economi e Provveditori; il Presidente Associazione Triveneta Economi; il Tribunale per i diritti del malato Cittadinanzattiva.
In data 20 ottobre 2015 sono stati auditi: il Presidente dell'Ordine degli Psicologi del Veneto; il Presidente Società Italiana di Igiene – Sezione Triveneta; il Segretario regionale Associazione Nazionale Assistenti sociali – sezione Regionale Veneta; il Presidente Ordine Assistenti Sociali del Veneto; il Comitato per la difesa del Servizio Sanitario del Veneto Orientale; il Presidente Federsanità ANCI Federazione Veneto; il Segretario generale e regionale CONFEDIR; il Presidente Coordinamento Professioni Sanitarie del Veneto.
In data 3 novembre 2015 sono stati auditi: il Presidente Comparto sanitario Confindustria Veneto; il Presidente ARIS Veneto; il Presidente Confapi Veneto; il Presidente ANISAP Veneto; il Movimento dei cittadini per la difesa della Sanità pubblica; il Segretario generale Confcommercio; il Presidente Confartigianato Veneto.
Poi, sono avvenuti una serie di incontri sul territorio organizzati dalla struttura fra me, l'Assessora al sociale Lanzarin, l'assessore alla sanità Coletto e il Direttore dell'Area sanità il dottor Mantoan. Sono avvenuti il 28 settembre 2015 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Venezia, il primo ottobre 2015 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Padova; il 2 ottobre 2015 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Rovigo; il 6 ottobre 2105 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Venezia; l'8 ottobre 2015 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Verona; il 12 ottobre 2015 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Belluno; il 12 ottobre 2015 con il Presidente e Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Treviso.
Il 2 settembre 2015 è stata inviata a mezzo PEC a tutti i Comuni del Veneto, ai sensi dell'articolo 9, comma 3, della legge regionale 14/96, la richiesta di parere su tale riforma. Il parere dei Comuni e le relative osservazioni si sono concentrate prevalentemente su tre punti del progetto di legge. Uno, la conferma del ruolo e funzione del Direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale. Conseguentemente, non declassare i servizi sociali, riducendoli all'interno della sanità in posizione subordinata.
Due, garanzia del ruolo dei Sindaci all'interno delle nuove Conferenze in rappresentanza delle comunità locali, con funzioni e competenze su bilanci delle aziende U.L.S.S., piano attuativo locale, approvazione dei Piani di zona.
Tre, le funzioni di programmazione sanitaria, socio-sanitaria e controllo devono rimanere in capo alla Giunta regionale, al Consiglio regionale e alle loro strutture e non attribuite all'Azienda Zero.
Di tutte le richieste che sono pervenute dall'ascolto - e che vi ho appena menzionato – e da tutti i pareri che sono arrivati a mezzo posta o via mail, l'80% ricoprivano questi tre punti. Hanno espresso un parere su tale riforma 174 Comuni, circa il 30% dei 579 Comuni del Veneto: 23 da Belluno, 40 da Padova, 2 da Rovigo, 38 da Treviso, 9 da Venezia, 25 da Verona e 37 da Vicenza. Faccio presente che tutti gli altri Comuni si sono espressi con documenti della loro Conferenza dei Sindaci.
Il 27 ottobre 2015 è stato espresso il parere della Conferenza Regionale permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria. Il 30 settembre 2015 è stato espresso il parere della Conferenza permanente Regioni-Autonomie locali. Il 27 ottobre 2015 è stata trasmessa la scheda di inquadramento normativo predisposta dal Servizio Affari Giuridici e Legislativi. Il 27 ottobre 2015 è stato presentato il maxi emendamento da parte dei Presidenti dei Gruppi consiliari di maggioranza. Il 10 novembre 2015 è stato distribuito in Commissione il testo a colonne, a tabelle, come lo volete chiamare, rappresentato con tutti gli emendamenti e accoppiato con il PDL 74.
Il 17 maggio 2016 è stato presentato un nuovo maxi emendamento a firma dei Capigruppo di maggioranza con all'interno tutte le richieste che sono arrivate fino a quel momento dal territorio, e le modifiche che sono state apportate derivano dall'80% delle richieste che sono arrivate.
Il PDL 23 è stato trattato all'ordine del giorno in 9 sedute, aggiungendo le 8 sedute in cui sono state svolte le audizioni, il PDL 23 è stato esaminato per un totale di 17 sedute.
Ho voluto iniziare da questo schema di dati, da questo schema analitico per far capire a tutti che questo PDL 23 non è un progetto di legge di riforma calato dall'alto verso il basso, ma viceversa: è stato presentato e dal basso è stato portato verso l'alto. Ovvero, l'ascolto continuo che è avvenuto in Commissione con le audizioni e sul territorio ha fatto sì che la maggioranza ha, ovviamente, portato degli aggiustamenti e delle modifiche proprio perché ha ritenuto consapevoli, giusti e corretti gli inviti che venivano.
L'altro dato statistico - scusate se sono schematico e statistico, ma credo che la discorsività è di parte ma i dati sono soggettivi - che mi piace ricordare e che ho portato su tutti i dibattiti che ho avuto sul territorio è una relazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia del maggio 2015. Vi leggo due passaggi che mi sono rimasti impressi, magari ho anche un po' di deformazione professionale, imprenditoriale e quindi mi piace mettere i numeri al centro e vedere dove portano. "Il costo pro capite di amministrazione medio per classe dimensionale delle A.S.L.. Appare qui ancora più evidente la netta differenza fra il costo di amministrazione delle A.S.L. fino a 200 mila abitanti, circa 60 euro pro capite, e quello delle A.S.L. tra gli 800 mila e un milione di abitanti, sotto i 30 euro pro capite. Netta appare ancora una volta la tendenza decrescente del costo pro capite al crescere della dimensione aziendale.
Economie di scala. Come il costo di amministrazione tenda nettamente a diminuire al crescere della popolazione residente nelle A.S.L. a parità di struttura socio-economica del territorio e di qualità e di quantità dei servizi sanitari. Si va da circa 42 euro pro capite per una azienda di circa 200 mila residenti, a poco meno di 25 euro per una azienda 5 volte più grande in termini demografici, ovvero 17 euro pro capite di risparmio; se si calcola una azienda U.L.S.S. di un milione di abitanti sono 17 milioni di euro. Sono quei calcoli che fin dall'inizio sono stati dati, distribuiti e discussi in sede di Commissione, ovvero quando dalla relazione iniziale si partiva da un risparmio possibile in un range tra i 70 e i 90 milioni di euro; si partiva proprio da questi dati non dati soggettivi, ma oggettivi determinati da uno studio di Ca' Foscari che penso sia un punto autorevole e importante da cui partire.
Pertanto, la mia discussione è partita da qui e non dal leggere la relazione che potete tutti quanti farlo da soli, per dare senso e dare contenuto a quella che è una grande prospettiva per la sanità del futuro. Ovvero, di fronte al continuo ridimensionamento e diminuzione in campo sanitario delle risorse messe a disposizione dall'autorità centrale, la Regione si pone - e il Presidente che è stato il primo firmatario e depositario di questo progetto di legge – un obiettivo preciso: ovvero, di fronte ad una Regione che ha dato e continua a dare livelli di qualità, di efficienza ed efficacia al sistema sanitario, riconosciuti a livello nazionale, dove posso trovare nuova linfa, nuove risorse affinché io possa migliorare ancora di più?
Nessuno dice che il sistema sanitario Veneto non debba migliorare ancora, chi pensa di essere arrivato ha già perso; chi pensa al domani deve trovare degli obiettivi nuovi da raggiungere. Ed è proprio con questa riforma che ci si pone nell'obiettivo del domani, cioè risorse disponibili per aumentare l'efficienza e la capacità del sistema sanitario, per dare continuità e forza alla sanità del futuro: investimenti infrastrutturali, investimenti tecnologici, non dimentichiamo le assunzioni di nuovi operatori medici o sanitari di cui la sanità ha bisogno, ma ci vogliono le risorse economiche.
La razionalizzazione, quindi, di questa macchina così complessa può venire e deve avvenire sotto due punti, sotto due pilastri che questo progetto di legge compie: da una parte Azienda Zero, una Azienda che deve razionalizzare in ambito amministrativo e burocratico la macchina di gestione sanitaria. Deve centralizzare quello che anche è indotto dalla normativa nazionale, non è più una questione che ci poniamo su questo progetto di legge, ma in qualsiasi forma a livello nazionale è ormai indotta, ovvero la centralizzazione degli acquisti, la possibilità di non vedere più i concorsi sparsi in giro per la Regione, dove ragazzi e ragazze tentano la fortuna, chi un posto di lavoro, e per ogni concorso devono viaggiare per la Regione, ovviamente con costi non indifferenti.
Dall'altra parte, il fatto che la razionalizzazione delle risorse deve arrivare e deve avvenire anche in capo a quelli che sono gli uffici tecnici, gli uffici amministrativi, gli uffici contabili, gli uffici legali, che oggi sono moltiplicati per 21 volte.
Poi, l'altro pilastro importante è la riduzione delle U.L.S.S.. Si passa da 21 U.L.S.S. a 9, con due specificità territoriali su Venezia e su Vicenza e il grande obiettivo, e questo lo dico personalmente, di considerare la sanità con al centro il cittadino, con al centro l'umanità verso il cittadino, l'importanza del cittadino, e non più la sanità confinata quasi a collegi elettorali. Sembrava di vedere questo negli anni e forse anche in qualche discussione.
Quindi, il fatto di portare la riduzione delle U.L.S.S., che è stato un tema importante discusso in campagna elettorale anche da tutte le altre forze politiche, è un pilastro essenziale per arrivare a quello che si diceva prima: cioè nel momento in cui aumentiamo la quota di residenti all'interno di una Azienda ospedaliera, otteniamo risorse e risparmi da poter investire nel Sistema Sanitario Regionale.
È importante, poi, tutta una serie di prerogative che sono state inserite all'interno del progetto di legge e con il maxi emendamento sono state rafforzate. Per esempio, ricordare che la programmazione sanitaria è in capo alla Giunta e al Consiglio mi sembrava superfluo, lo dico sinceramente, l'ho detto apertamente in tutte le discussioni. L'abbiamo ribadito con importanza, ma dico perché mi sembrava superfluo: io sono neofita del Consiglio, non ho grande esperienza, ma mi pare che la legge dello Stato delega la sanità alla Regione, al Presidente, alla Giunta regionale, ai suoi componenti e non ad altre strutture. Mi pare che i direttori di sanità qualsiasi posto coprono a livello U.L.S.S., a livello Azienda Zero domani, a livello Area Sanità sono dirigenti nominati e indicati dal Presidente. Quindi il Presidente può indicare un direttore in Azienda Zero e se domani non gli andrà bene potrà anche cambiarlo. Queste sono state le norme inserite a tutela e garanzia del territorio e del Consiglio.
Sono stati, ma lo vedremo durante la discussione, centrali i temi sull'articolo dei servizi sociali, abbiamo ribadito l'importanza della Conferenza dei Sindaci in questo contesto; abbiamo ribadito in sede di Commissione qual è l'importanza che i Sindaci possono prendere parte a quelli che sono i Piani di zona. Ricordo, che è in corso di discussione, ma è avvenuto in Commissione e verrà in Consiglio, l'Assessore aveva dato indicazioni ben precise per la tutela dei rapporti con il territorio e delle funzioni della Conferenza dei Sindaci con il territorio.
Non ho voluto leggere per filo e per segno la relazione perché tutti voi avete la possibilità di leggerla, ma volevo elencare quello che è stato il percorso affinché possa essere chiaro a tutti, non a noi che abbiamo partecipato, ma chi ci ascolterà e a chi scriverà e riporterà nel territorio, che questo è un progetto di legge che ha avuto un anno di discussione con tutte le parti in gioco: sociali, operatori e del territorio. Questa discussione è stata molto franca, molto accesa, ma è stata una condivisione che ha portato a questo punto, non è un qualcosa di calato dall'alto.
Mi piaceva ricordare i numeri che sono stati elencati e mi piaceva ricordare l'importanza dell'aggregazione, l'importanza della razionalizzazione della spesa, perché la cosa importante che il malato, che il cittadino vuole è che il Servizio Sanitario sia a sua funzione e non a funzione di gruppi. E per essere a sua funzione il Servizio Sanitario ha bisogno di nuove risorse che noi con questo progetto di legge troviamo e daremo allo sviluppo della sanità veneta.
Ringrazio tutti i Colleghi che hanno partecipato alla discussione in Commissione, ringrazio prima di tutto il Presidente che ha avuto questa capacità e lungimiranza di determinare la sanità dei prossimi anni in Veneto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Boron.
La parola al consigliere Sinigaglia, correlatore.
Relazione di minoranza

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Saluto il Presidente Luca Zaia, un saluto al Presidente della Quinta Commissione, che ringrazio per la sincerità e la freschezza della presentazione del PDL 23. Sarò leggermente più critico nei confronti del PDL 23.
Giusto un anno fa, il Presidente Luca Zaia depositava il PDL 23, un provvedimento che veniva clamorosamente respinto durante le audizioni in Commissione, bocciato dal territorio, dalle Conferenza dei Sindaci, dagli Ordini, dagli operatori socio-sanitari. La proposta allora prevedeva l'istituzione di 7 U.L.S.S., non contemplava la figura del direttore del sociale, l'Azienda Zero era indecifrabile, né carne né pesce, era un ente o una azienda sanitaria? In Commissione c'è stata una risposta diversa a seconda dell'interlocutore della maggioranza che avevamo di fronte.
La proposta era priva - ed è ancora priva - di uno studio di fattibilità, di un libro bianco, di una analisi per poter comprendere appieno le ragioni delle scelte e per capire le conseguenze che tali scelte producono nel territorio. A nostro avviso, si tratta di un salto nel buio, di una proposta di rottura, mentre noi ci aspettavamo una proposta di innovazione del modello socio-sanitario Veneto, ma del modello socio-sanitario Veneto. Ricordo che a dicembre del 2015 il Presidente Zaia realizza blitz con la nomina, a valere del primo gennaio 2016, del direttori generale in 9 U.L.S.S. e di commissariamento di altre 12 U.L.S.S.: Zaia così precarizza per un anno, fino al primo gennaio 2017, se approveremo questo PDL 23, la gestione del Sistema socio-sanitario; alle incertezze create con la sua proposta Zaia ne aggiunge di nuove allungando per un altro anno il tempo del caos e di una autentica destrutturazione della sanità veneta.
Oggi iniziamo la discussione in Aula del PDL 23, rispetto al testo originario, come è già stato ricordato nella ricostruzione dell'iter, l'Azienda Zero viene configurata come una azienda sanitaria, con una autonomia giuridica e patrimoniale, finanzia ma non eroga i livelli essenziali di assistenza. È una anomalia come Azienda sanitaria, ma gestisce direttamente funzioni per circa 2 miliardi e mezzo e indirettamente gli altri flussi di cassa alle U.L.S.S., per un totale di 8 miliardi e mezzo. Questa è l'Azienda Zero.
A questo punto una domanda è d'obbligo: di chi sarà la responsabilità se un'U.L.S.S. taglierà i servizi o non li attiverà? È già prevedibile che il Direttore generale di un'U.L.S.S. - Euganea, Scaligera, Trevigiana che essa sia - di fronte ai Sindaci o ai cittadini che chiederanno spiegazione il Direttore generale si giustificherà addossando ogni responsabilità all'Azienda Zero, dotata di un potere tale da potersi sostituire alla programmazione.
Qual è l'accusa principale che facciamo all'Azienda Zero così come l'avete configurata nel testo? Perché sono comprensibili gli obiettivi e le motivazioni, ma nel testo ne esce un'altra cosa. L'Azienda Zero, accentrando poteri e funzioni, riduce al rango di meri esecutori i Direttori generali, Direttori che, da responsabili di Azienda o U.L.S.S. autonoma, vengono trasformati al ruolo di fedeli e scrupolosi osservanti delle direttive impartite dall'alto. Sarà così, perché l'Azienda Zero impone le scelte, le procedure e le economie, l'Azienda Zero comanda non è al servizio delle U.L.S.S., questa è la differenza fondamentale; dispone non collabora con i Direttori generali delle U.L.S.S., è sovraordinata, non strumento delle U.L.S.S. o delle Aziende ospedaliere.
Non è un caso, quindi, se già un Direttore generale di un'U.L.S.S. – appena nominato - ha scelto di emigrare altrove; che senso ha, infatti, rimanere in Veneto ed eseguire ordini ed aspettare inutilmente di vedere esaudite le richieste di personale, di strumentazioni, di finanziamenti? Meglio fare il direttore altrove, meglio emigrare in altra Regione.
A proposito, Presidente Zaia, la nomina del sostituto di questo direttore doveva essere immediata, ci aveva garantito di avere già il nome in tasca; invece, a distanza di un mese, ancora si aspetta la nuova nomina. Che c'è di strano? Si tratta della sanità padovana, si chiacchiera, ormai da anni è messa alle corde dalla mancanza di decisioni e di investimenti.
Presidente, di fronte alla vostra proposta di Azienda Zero abbiamo proposto la nostra controproposta, ovvero l'Agenzia Veneta socio-sanitaria, che persegue gli obiettivi di fondo dell'Azienda Zero in accordo con i Direttori generali non in una direzione puramente economicistica, perché razionalizzazione per voi fa rima con risparmio economicistico; non una direzione di tagli, ma di eliminazione degli sprechi e delle inefficienze per reinvestire i risparmi nel miglioramento della qualità dell'erogazione dei servizi assistenziali. Questa è l'Agenzia Veneta socio-sanitaria che abbiamo presentato. Proprio in questi giorni c'è una analisi della C.G.I.L. che dimostra come invece dei presunti 90 milioni di risparmio a regime, quindi fra dieci anni, in realtà i veri risparmi siano attorno a 21 milioni, ma su questo ci soffermeremo nei prossimi giorni.
Abbiamo deciso di giocare il jolly, cioè di non avere il tempo contingentato, insieme a tutta l'opposizione, in modo convinto, per avere il tempo di spiegare fino in fondo gli errori contenuti nella vostra proposta e poter indicare e far approvare i correttivi. Abbiamo giocato il jolly, Consiglieri, anche per avere la possibilità di un confronto vero. Troppe volte, se non quasi sempre, in Aula consiliare abbiamo seguito questo canovaccio: una batteria di fuoco di argomentazioni da parte delle opposizioni a cui non hanno fatto seguito dichiarazioni della maggioranza, il cui unico atteggiamento è stato quello di aspettare, di far passare il tempo contingentato e poi incassare il risultato; magari inserendo qualche sorpresa, come la presentazione di emendamenti all'ultimo minuto, mai visti in Commissione, che stravolgono la proposta presentata. Vi ricordate che cosa è successo durante la discussione e l'approvazione sulla libertà religiosa? All'ultimo minuto, zac, tre emendamenti, mai presentati, che hanno stravolto completamente la legge.
È dialettica politica questa? No. È confronto vero per raggiungere la legge migliore e dare le risposte migliori ai cittadini veneti? No, è solamente un esercizio muscolare, dialogante dimostrazione di forza a cui si aggiunge la minaccia di approvare l'istituto della fiducia, con l'unica preoccupazione di essere compatti in maggioranza. E quando manca la compattezza della maggioranza? Apriti cielo! Il PDL 23, la grande riforma della sanità, ha atteso, si è in messo in coda, ha aspettato l'approvazione dei provvedimenti sulla caccia per poter essere calendarizzato, altrimenti non avreste trovato i numeri per arrivare in Aula. La tanto attesa riforma della sanità non sarebbe in Aula senza aver prima approvato quel provvedimento.
Per questo abbiamo deciso, in modo compatto come opposizioni, di giocarci il jolly, per esporre i nostri contributi e per avere risposte dalla maggioranza. Vogliamo risposte, interventi, motivazioni e non un imbarazzante e indifferente silenzio, vogliamo migliorare e rendere funzionale questa proposta di legge.
Ritorno con il ragionamento all'Azienda Zero. L'Azienda Zero può tutto e decide su tutto, leggo velocemente le 22 funzioni che dovrebbe esercitare: gestisce acquisti di beni e servizi; acquisti centralizzati, ricordo che c'è già il CRAS per gli acquisti centralizzati, che è stato vidimato da Cantone, ma va beh, passiamolo a Azienda Zero; attiva bandi e concorsi, qui non si è ancora capito perché anche i bandi e concorsi sono già regionalizzati, avete dato l'incarico all'U.L.S.S. 16 di fare bandi e concorsi regionalizzati; selezione e formazione del personale, non si capisce se sono le procedure per la selezione o se fa la selezione: la relazione che io leggo fa la selezione, nell'articolato fa le procedure, ma chiariremo; sviluppa l'informatizzazione delle U.L.S.S.; gestisce il sistema di auditing; organizza la logistica; gestisce servizi; gestisce i progetti di finanza, questa è una novità introdotta in Commissione; definisce e monitora i costi standard; fa proposte di programmazione degli obiettivi del governo sanitario; fissa gli obiettivi generali delle U.L.S.S. e delle aziende; gestisce il SER, il Servizio epidemiologico regionale; diventa sede dei Registri, tra i quali il famoso Registro dei tumori; gestisce i coordinamenti clinici regionali; è la GSA, gestione spesa accentrata, vuol dire almeno 500 milioni da ripartire alle U.L.S.S. per ripianare i debiti e per altre funzioni specifiche come il funzionamento dell'ARPAV; gestisce il sistema assicurativo e contenziosi; gestisce l'ufficio relazioni con il pubblico, chissà mai perché si è presa questo incarico; rilascia l'autorizzazione delle strutture sanitarie e socio–sanitarie, spero nel rispetto della programmazione, ma questo è un emendamento che abbiamo preparato; istituisce e coordina gli uffici legali; diventa centrale di committenza e appaltante; trasferisce a sé quanto personale vuole e assume direttamente chi vuole; sostituisce le U.L.S.S. nelle partecipazioni. Sicuramente mi sarà sfuggito qualcosa, perché l'Azienda Zero può tutto. Gestisce 2 miliardi e mezzo circa all'anno direttamente.
Un'altra domanda cruciale: chi sarà il responsabile di questo mega carrozzone? Sarà un commissario, per due anni, nominato direttamente dal Presidente Zaia in barba a tutte le procedure di trasparenza. La cosa, secondo me, ha dell'incredibile. I Direttori delle U.L.S.S. e delle Aziende potranno essere, di fronte a questa Azienda Zero, riassunti a part-time, tanto ci penserà il commissario! Forse è meglio a questo punto, Presidente, prevedere un'unica Azienda regionale, così eviteremo di caricare i Direttori generali di responsabilità che non potranno esercitare. Un'unica Azienda regionale sarebbe senza equivoci, invece le U.L.S.S. sono nove. Perché? Mi dispiace, Presidente, non l'abbiamo proprio capito perché nove, non sette o undici o quattordici. È stata una scelta basata su criteri scientifici ed epidemiologici o è stata una scelta politica? Guardi, Presidente a questa domanda, tutti danno un'unica risposta e le posso assicurare che non barrano mai la casella dei criteri scientifici ed epidemiologici.
I nostri interventi saranno finalizzati alla salvaguardia e alla attualizzazione dell'integrazione socio-sanitaria e siamo fortemente convinti che prima di ridurre le U.L.S.S. sarebbe stato fondamentale realizzare quei servizi previsti nel Piano socio-sanitario nel territorio; servizi che mancano e che sarebbero necessari prima di ridurre le U.L.S.S.. Cito, per esempio, gli Ospedali di Comunità, le URT, le Medicine di Gruppo integrate, la riforma delle Case di riposo. Su questo chiederemo di avere certezze e non abbandoneremo l'Aula senza avere più posti letto negli Ospedali di Comunità, senza avere più Medicine di Gruppo, senza avere più infermieri, senza avere ridotto il costo delle Case di riposo. E non ditemi che subito dopo faremo la riforma delle IPAB, è solamente da 16 anni che promettete al Veneto di riformare i centri servizi per gli anziani: non vi crediamo più.
Così come punteremo ad un deciso sviluppo della sanità digitalizzata che consenta ai cittadini la semplificazione dei percorsi diagnostici, la riduzione delle liste d'attesa, una più efficace prevenzione, l'eliminazione degli esami inutili; questo chiederemo di fare all'Azienda Zero. Vogliamo inoltre garantire una rete ospedaliera sicura e di qualità, seguendo le indicazioni del decreto ministeriale 70/2015.
Va detto che questo PDL ha molte insidie, è pieno di trappole. Dice di attivare il controllo sui progetti di finanza e contemporaneamente dà il via libera a nuovi progetti di finanza; quanto pesanti sono i project in sanità? E perché non attiviamo la spending review nei confronti dei concessionari che hanno realizzato i project? Siamo sicuri di voler ancora nuovi progetti di finanza in sanità? Per esempio, guardate, quanto sui bilanci dell'ospedale di Schiavonia il project attivato, che non è un vero e proprio project però la radice è quella. Se non mi sbaglio, hanno presentato un preventivo con un disavanzo di circa 24 milioni, in gran parte legati all'attuazione del project.
E sul nuovo ospedale di Padova cosa sta succedendo? Presidente, a mio giudizio è indispensabile fare chiarezza subito per avere tutti la massima tranquillità ed essere tutti più tranquilli. Abbiamo letto dichiarazioni di un dirigente che ha testimoniato a un processo, sostenendo di avere subito pressioni per rallentare l'esecuzione dell'opera e poi lo stesso dirigente presentarle una nota, il 7 giugno, nella quale le chiedeva di attivare uno studio per verificare e/o corroborare la fondatezza dei rischi idraulici nella zona di Padova ovest, dove inizialmente la Giunta regionale aveva deliberato di costruire il nuovo ospedale di Padova.
Ripeto, la Giunta regionale aveva deliberato l'idoneità dell'area di Padova ovest, basandosi proprio su valutazioni che poi sono state messe in discussione proprio da chi prima le aveva date per buone. A mio giudizio dobbiamo fare chiarezza, nell'interesse e nella tranquillità di tutti.
Perché non è stato dato il via al progetto presentato su Padova ovest? Perché non è stata dichiarata la pubblica utilità? Perché si è perso tempo irrimediabilmente? C'è stato qualcuno che ha frenato l'opera? Noi chiediamo l'attivazione di una Commissione d'Inchiesta per chiarire questi aspetti e per fare chiarezza.
Un'altra trappola nel PDL 23 è la possibilità che viene data alle Aziende ospedaliere di Padova e di Verona di acquisire la proprietà di altre strutture ospedaliere presenti nel territorio provinciale dove è ubicata l'Azienda. Ci spiegate come è possibile trasferire la proprietà degli ospedali alle Aziende universitarie senza aver deciso prima quale ruolo, quali funzioni avranno questi ospedali una volta ceduta la proprietà? Perché questo scrive la legge che avete presentato: prima si cede la proprietà e poi si definiscono le schede ospedaliere. A me sembra assurda questa procedura e quindi va completamente cambiata. Questa non è programmazione ma cessione di sovranità, in questo caso alle università, cessioni di ospedali appartenenti alle nostre comunità, frutto magari di donazioni. Ci sembra una scelta inopportuna che introduce altri obiettivi rispetto al modello Veneto della continuità delle cure e dell'integrazione ospedaliera; ovvero, introduce lo scorporo degli ospedali del territorio, esattamente come il modello lombardo di 20 anni fa che è fallito, tanto che il nuovo modello lombardo guarda l'integrazione come l'abbiamo attivata noi per vent'anni.
Il PDL 23 inserisce, inoltre, norme confuse e contraddittorie che la Giunta potrebbe attivare, ma anche no. Avete introdotto la programmazione ipotetica, avete scritto nel PDL 23 che l'Azienda può attivare le seguenti funzioni nell'Azienda Zero e poi avete scritto che la Giunta potrà attivare il trasferimento degli ospedali; questo denota solo confusione e incapacità decisionale. Al limite potrete scrivere un unico articolo: il Consiglio regionale consente alla Giunta di fare ciò che vuole, a seconda delle convenienze, a seconda di come gira il vento.
Ciò che ci preme soprattutto è la salvaguardia del modello di integrazione socio-sanitaria, il modello Veneto. Allora, la Conferenza dei Sindaci non potrà essere provinciale, guardate cosa potrà succedere, per esempio, nella provincia di Padova: la Conferenza dei Sindaci sarà una conferenza di 104 Sindaci, si troveranno, faranno l'appello, si saluteranno e si daranno appuntamento alla successiva riunione. È pensabile che 104 Sindaci si trovino per programmare i servizi territoriali delle U.L.S.S., in questo caso provinciale di Padova? È impossibile.
Chiediamo, perciò, che la Conferenza dei Sindaci sia la stessa che esiste oggi delle U.L.S.S. attuali; se le 21 U.L.S.S. diventano 21 distretti dobbiamo confermare 21 Conferenze dei Sindaci a livello distrettuale che approvano 21 bilanci del sociale e 21 Piani di zona. Solo così la cittadinanza avrà voce in capitolo, solo così la cittadinanza potrà esprimere i bisogni, solo così la cittadinanza potrà trovare risposte adeguate. Ripeto, è fondamentale che la Conferenza dei Sindaci, o se la volete chiamare Comitato dei Sindaci, a livello distrettuale approvi il bilancio sociale e cioè decida quanti soldi pro capite il Comune mette nella compartecipazione dell'erogazione dei servizi sociali e approvi il Piano di zona. Mi auguro che questa sia un obiettivo che riusciremo a raggiungere insieme.
Concludo, non sarà una passeggiata, ma pensiamo che il nostro compito, il compito delle opposizione, in sanità soprattutto sia quello di avere un atteggiamento determinato e costruttivo, perché il diritto alla salute è un diritto costituzionale e fondamentale, di fronte al quale tutti quanti dobbiamo dare il meglio di noi stessi. Grazie e buon lavoro.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al Presidente Luca Zaia.

Luca ZAIA (Presidente della Giunta regionale - Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Inizio con dei ringraziamenti: ringrazio il Presidente Boron per il grande lavoro che ha fatto, lo ringrazio sinceramente di cuore anche perché so che non è stato un lavoro facile. Ringrazio il correlatore, il consigliere Sinigaglia, tutti i Consiglieri che comunque hanno partecipato al lavoro di questo PDL 23, che sembra diventato, forse più sul piano comunicativo che su quello pratico, la madre di tutte le battaglie all'interno di questo Consiglio.
Capisco anche le singole posizioni. Del resto, quando abbiamo pensato alla nuova legge quadro sulla sanità, che poi diventa in itinere PDL 23 con la sua numerazione, l'idea era quella di fare in modo che questa Regione mantenesse le eccellenze, come ricordava prima il Presidente Boron, ma lo ricordava anche lei indirettamente, anche se non voleva farlo: perché quando tu cambi questo e sbagli perché non va bene, cambi un'altra cosa sbagli perché..., vuol dire che alla fine questo PDL rovina una eccellenza. Ma non è proprio così, la nostra preoccupazione – lo diceva il Presidente Boron - è la ricerca della linfa, la nuova linfa.
Noi sappiamo che abbiamo investito sulla deospedalizzazione, sappiamo che facciamo 80 milioni di prestazioni sanitarie all'anno, ci sono 2 milioni di persone che entrano al pronto soccorso ed escono sane dal pronto soccorso. Ha ragione il consigliere Sinigaglia quando parla – io faccio attenzione non solo a questo suo intervento, lei lo ricorda spesso - del tema del sociale, i Piani di zona, l'essere presenti, il sistema socio-sanitario del Veneto che è diverso da quello di altre Regioni, anche prima nel finire della sua relazione faceva cenno alla Lombardia. Potremo discutere mezz'ora di cosa ha fatto la Lombardia, di cosa ha intenzione di fare, di cosa farà, di cosa ha funzionato e di cosa non ha funzionato, ma non è materia di questo Consiglio regionale.
Noi abbiamo una eccellenza e abbiamo anche una grande responsabilità che sento addosso, tutti noi ce la sentiamo addosso, perché come giustamente diceva lei "qui saremo costruttiva e intransigenti", mi permetta di fare una sintesi. Chi non si sente responsabilità? Abbiamo 5 milioni di veneti che sanno di essere curati bene e c'è il rischio che qualcosa vada storto. Ma abbiamo anche la responsabilità di pensare che, in Veneto dal dopo guerra ad oggi persone lungimiranti - e sicuramente non è un merito che si può prendere questa Amministrazione - hanno saputo chiudere 49 ospedali. La sanità che abbiamo oggi è frutto di scelte lungimiranti, a volte anche di battaglie territoriali, di scelte innovative e non era facile dire che la Regione doveva essere governata da 21 U.L.S.S., non era facile dire che il Direttore generale passava da una figura di imperatore nel territorio a quella figura che conosciamo noi oggi. Vi ricordo che il Direttore generale delle U.L.S.S. che tutti noi conosciamo non è quello di 30–40 anni fa; 30–40 anni fa la Regione era un elemento di disturbo, perché nella U.L.S.S. si decideva tutto. Ha ragione il consigliere Boron quando dice "modificano i confini, modificano anche le visioni politiche".
Per fortuna, oggi abbiamo dei Direttori generali che sono dei manager, prima avevamo dei direttori generali che erano dei manager ma erano assolutamente padri e padroni del territorio. Vi ricordo che le U.L.S.S. non avevano solo gli ospedali, ma avevano le aziende agricole, avevano proprietà, fu grande il dibattito per il passaggio da un modello all'altro, in futuro. Nessuno ha la sfera della verità o la bacchetta magica. Il consigliere Boron ha fatto bene a citare la relazione di Ca' Foscari, che poi cita numeri, ma è ovvio che questo PDL nasce anche da dalle analisi. Vogliamo continuare con la deospedalizzazione? Sì, vogliamo continuare. Vogliamo fare investimenti tecnologici? Capiamo che l'ospedale del futuro è un ospedale che sarà idealmente, virtualmente senza letti perché si starà sempre di meno negli ospedali. Abbiamo capito che i servizi territoriali devono essere ancora una grande sfida per noi, lo ricordava anche lei prima e lo ricordo ancora, consigliere Sinigaglia. Ma abbiamo anche capito che il modello è un modello che ci impone una riforma.
Noi ci riteniamo un po' il pesce pilota di un modello sanitario che è guardato a livello nazionale; lo dice il vostro Governo che è una sanità di eccellenza, siamo tra le Regioni benchmark per i costi standard. Chi gestisce eccellenza... e lo dico sempre, se qualcuno si lamenta l'Italia è grande può andare a curarsi anche fuori dalla Regione del Veneto se non gli basta l'Italia con la mobilità sanitaria può andare a curarsi in Europa. Però noi siamo attrattivi, 300 milioni di attrattività anche quest'anno con il nostro bilancio, con un bilancio attivo la differenza tra le uscite e entrate in Veneto. Però sappiamo che da un lato i cordoni della borsa sono sempre più tirati. Vi ricordo che dal 2010 ad oggi la sanità italiana ha perso nel riparto nazionale quasi 14 miliardi di euro, noi valiamo l'8% e capite che un po' tutti ci abbiamo rimesso. Capiamo anche che all'interno della sanità bisogna guardarci dentro, è inutile che ci nascondiamo dietro il dito: sono macchine complesse, sono oltre 60 mila dipendenti diretti e arriviamo quasi a 94 mila con gli indiretti, che qualcuno mi venga a certificare che non esiste una mela marcia, che non esiste qualcuno che timbra il cartellino con facilità. Il che non vuol dire generalizzare, però è altrettanto vero che il controllo di una macchina così complessa prevede organizzazione.
La prima innovazione è quella della Azienda Zero, me lo sono chiesto anch'io: ha senso mettere in capo ad una Azienda tutte queste competenze? Le risposte che ci siamo dati sentendo tecnici, esperti, etc., è che una sintesi ci vuole. Non e che l'Azienda Zero riduce i Direttori generali, come diceva lei consigliere Sinigaglia, a degli inetti che stanno lì a fare i notai da parte di un padrone cattivo che impone le scelte e li porterà a dire "ma non riesco più a far lavorare la sala operatoria perché è colpa dell'Azienda Zero". Se qualcuno è lavativo lo sarebbe anche oggi e risponderebbe così. La verità è che noi abbiamo capito che le economie di scala sono uno degli aspetti che dobbiamo toccare: noi abbiamo 21 U.L.S.S., un IRCCS e due Aziende ospedaliere, capiamo che non è più modernità pensare di avere 21 uffici legali, 21 uffici acquisti, 21 uffici tecnici. La remota U.L.S.S. - non la cito, perché poi esce la polemica "perché ha citato quella e non altro" -, la più piccola delle realtà che abbiamo, può ambire ad avere un grande ospedale, ed è dignitoso che possa ambirlo, e in piccolo progettarlo, pensarlo, gestirlo il project financing con l'ufficio legale e poi cominciare. Voi capite che questa non è economia di scala.
Quando il Presidente Boron parla dei dati di Ca' Foscari, parla di un sostanziale dimezzamento dei costi pro capite in base al bacino, anche se noi nel nostro vecchio Piano avevamo scritto 2-300 mila abitanti per U.L.S.S.?
300 mila? Grazie.
Debbo anche dire al correlatore che di fatto nel suo intervento approva la filosofia. Non ne condivide la modalità, la veste giuridica? Per carità! Però è altrettanto vero che se all'Azienda Zero tu contrapponi un'Azienda sanitaria regionale vuol dire fuochino, ci siamo, no? Non è proprio acqua è fuochino.
Io penso che questa sia la nostra voglia di fare e non di mettere in discussione un sistema che funziona, ci rendiamo conto che stiamo mettendo le mani in una macchina perfetta facendo in modo che la vetustà di questa macchina non la porti non solo al tagliando ma non la porti dallo sfasciacarrozze.
Il management, le storie aziendali ci insegnano che non si può restare leader sempre, allora per esserlo bisogna comunque continuare a investire.
Molte Regioni – ve lo dico perché poi sarà elemento di discussione immagino questa Azienda Zero – guardano questo modello e guardano con attenzione a quello che sta accadendo in Veneto ed altri hanno già iniziato questo percorso. Chiamala Azienda Zero, chiamala anzi regionale per... scegli una veste giuridica piuttosto che un'altra? Lo sa benissimo il consigliere Sinigaglia come tutti i Consiglieri che sulla veste giuridica mi sa che un po' di discussioni sono state fatte.
Poi ovviamente la maggioranza ha anche l'obbligo e il dovere di imporre, proporre più che imporre, al Consiglio una sua scelta dopodiché il Consiglio deciderà ma non lo facciamo perché abbiamo chissà che retropensieri.
Quando lei, consigliere Sinigaglia, dice: ma il Presidente nominerà un Commissario. Il Commissario è una delle soluzioni, io posso nominare direttamente colui che si occuperà dell'Azienda Zero. La fase commissariale - e ben venga questa introduzione – è stata introdotta perché comunque ci sarà una fase di abbrivio, di start-up, di partenza.
Questo dimostra anche – quando lei cita le competenze nella sua relazione e dice "ma le tante competente vorremo capire - ben venga che siano competenze e che ci sia un'erogazione delle competente anche graduale. Vorremo anche capire, proprio perché vogliamo mettere i piedi sul terreno solido, che se oggi ti do gli Uffici legali da gestire e mi dimostri che li gestisci bene, domani ti do l'Ufficio tecnico e così via.
Però, se posso tranquillizzarvi, l'idea non è quella di svuotare il dibattito che giustamente c'è stato e voglio anche ricordare, sommessamente, che io ho firmato un PDL che è un po' diverso da quello che arriva oggi. Quindi non veniteci a dire che siamo muro contro muro perché non ci crede nessuno e non avete neanche gli strumenti per dirlo, perché io ho presentato un'Azienda Zero che aveva tutt'altra definizione, il territorio aveva tutt'altra definizione.
Veniamo al numero delle U.L.S.S., nel mio PDL proponevo 7 U.L.S.S., esattamente anche qui nel programma depositato in Corte di Appello - ma vi evito la lettura perché immagino che ormai voi lo sappiate a memoria il nostro programma - ne parlavamo con chiarezza. Quanto dibattito abbiamo fatto?
Lei dice: ci spieghi i dati epidemiologici e i dati statistici per la scelta delle 9 U.L.S.S.?
Rispondo: ce lo spieghi lei per la scelta delle 8 allora che voi proponevate? Dov'è questa ottava U.L.S.S. in Veneto?
(Interruzione dall'Aula)
Quindi Belluno ne avrebbe due? Bene, quindi non è un dato epidemiologico?!
Però dovremmo convenire tutti su un fatto che la riduzione è una cosa - quasi tutti, perché c'è anche chi pensa che le 21 U.L.S.S. siano funzionali ad avere una buona sanità e da lì non ci si muove – comunque gran parte di chi ha affrontato il tema della campagna elettorale dell'impegno con i veneti ha proposto una riduzione delle Aziende oggi in essere.
Io ho firmato un progetto di legge per 7 U.L.S.S., ho anticipato una soluzione mediana nella nomina dei Direttori generali, io penso di aver fatto assolutamente bene e so che qualcuno ha anche tentato di impugnarmi le nomine e non è andato a buon fine. Abbiamo nominato 9 Direttori generali e le dico anche il principio, però esce dal fatto che oggi qui sono scritte 9 U.L.S.S. perché poi ne potrete discutere e discutete anche degli aspetti epidemiologici, della storia, della vita dei territori, per carità.
Io le dico come sono arrivato alla nomina delle 9 U.L.S.S. Innanzitutto non ho voluto pregiudicare la discussione in Consiglio – ve lo dico con chiarezza - nominandone 7, mi sembrava anche uno sgarbo oltretutto nei confronti del Consiglio perché sembrava quasi anticipare un PDL che era ancora in discussione in Commissione; c'erano poi due particolarità e questo lo debbo dire fino in fondo: da un lato una Provincia che al suo interno Bassano e il bassanese che giorno dopo giorno viene spogliata dei Carabinieri, del Tribunale. Se ci mettiamo anche noi con la sanità i bassanesi si buttano tutti dal ponte - fra l'altro anche quello bloccato e non si riesce a restaurare, monumento del Palladio che è patrimonio dell'umanità - dall'altro una U.L.S.S. che è una U.L.S.S. a fisarmonica che è quella del Veneto Orientale che passa da pochi cittadini curati nella fase invernale a una U.L.S.S. che, fra l'altro, ha una distanza chilometrica importante dal suo capoluogo che si ritrova però d'estate ad avere quanti? 10-15 milioni, o non so quanti, se ci mettiamo tutte le presenze turistiche, cioè diventa di fatto una U.L.S.S. nella quale c'è la più grande movimentazione dei pazienti.
Detto questo, la discussione nasce, quindi, dalla nostra necessità di non perdere questo abbrivio che abbiamo come sanità virtuosa e dall'altro di rispondere, appunto, anche a tutti i numeri che abbiamo.
Voglio ricordare che abbiamo il grosso problema dei tagli alla sanità che non è irrilevante perché quando si progetta lo si fa in funzione di un budget.
Noi non possiamo ragionare come chi progettava la sanità 20 anni fa, non è una colpa e non tiro fuori polemiche contro nessuno ma dico semplicemente: budget e produzione. Siccome la produzione deve essere cittadini sani, 82 anni e 3 mesi è l'età media in Veneto, noi vorremo incrementare ed implementare questo modello.
Resta il tema di un articolo 20 che dovrà essere finanziato, non la voglio definire battaglia ma è una sfida che dobbiamo cogliere tutti assieme perché l'articolo 20 significa edilizia ospedaliera, significa ormai quel cordone della borsa che è stato tirato al massimo ed un impegno da parte del Governo di dare una mano anche al Veneto.
Io spero che arrivino delle risorse, l'Ospedale di Padova è una delle partite.
Consigliere Sinigaglia, giustamente mi mettevo prima nei panni di uno che l'ascoltava e dice: qua siamo quattro deficienti quelli della maggioranza che governano questa Regione perché avevano l'Ospedale, avevano deciso tutto, l'acqua c'era anche prima quindi decidano e via. Ma cos'è questa storia?
No! C'è da dire che noi abbiamo avuto una valutazione su 6 aree, è arrivato il nuovo Sindaco e ha proposto giustamente delle aree che non si conoscevano o, meglio, che non erano state prese in considerazione perché non risultava agli atti che qualcuno avesse analizzato come settima area l'aeroporto, come ottava area Padova est e così via. Alla fine si è fatta una considerazione però non banalizzate la storia – mi perdoni - dicendo che: si è andati via da Padova ovest perché c'è l'acqua e a Padova est non c'è. Perché se guardate il quadro sinottico - che è on line, perché noi proprio per la trasparenza la Commissione d'inchiesta ve la spiego io come la fate: accendete il computer e guardate tutte le carte che sono on line, c'è un link sull'Ospedale di Padova.
In quella Commissione, dove c'è il rettore dell'Università di Padova, c'è il Direttore dell'Azienda ospedaliera, lo dello IOV, c'è il sottoscritto, il Presidente della Provincia di Padova e il Sindaco di Padova, ne viene fuori che il quadro sinottico dice: acqua, acqua; 27 milioni di esproprio su 72 espropriati da fare a Padova ovest, zero spesa. Perché a noi in teoria, ed è così perché altrimenti non si fa, i 52 ettari ci devono venire gratuitamente, più tutta una serie di valutazioni che sono lì, sono agli atti.
Quindi non è che abbiamo scelto di cambiare perché non c'erano le motivazioni.
In quanto al dirigente e alle sue determinazioni le ha fatte in scienza e coscienza dall'alto della sua professionalità. Se ha dichiarato che qualcuno lo ha obbligato a fare ne farà denuncia tant'è vero che anche noi abbiamo letto sui giornali questa partita e io ho chiesto al Direttore generale che chieda conto perché noi non siamo in Tribunale e non sappiamo come fosse definita questa dichiarazione. Tant'è vero che abbiamo chiesto direttamente al Direttore rispetto al fatto che lui dice "l'avete vista la lettera – che è on line – se volete potete avvalervi anche di un'ulteriore consulenza", il Direttore risponde "io comunque confermo la mia perizia" che però non è la perizia che ci fa andare via da Padova Ovest ma è la perizia che dice che Padova Ovest ha un costo di 50 milioni di euro per metterla in sicurezza? E dall'altra parte ci sarà anche lì una spesa di messa in sicurezza, adesso vedremo in base ai dati che ci darà il Comune quanto ci costerà ma partendo da un presupposto: area libera, 72 espropriati a Padova Ovest e 0 espropriati a Padova est; 27 milioni calcolati di esproprio senza i contenziosi a Padova ovest e 0 costi per la Regione.
Io davanti alla Corte dei Conti non è che posso girarmi dall'altra parte e dire che non ho visto che uno mi regalava 52 ettari, questo lo capite da soli.
Il metodo – ed ho chiuso – lei ha detto "determinati e costruttivi", io penso che i Consigli servano a questo: che si metta in lavorazione un provvedimento in un anno o se ne mettano dieci in un anno, resta il fatto che i veneti devono sapere il Consiglio lavora e questo voi l'avete dimostrato in questo anno. Io ho visto i provvedimenti e ho visto cosa state facendo e penso che di lavoro se n'è fatto e se n'è realizzato.
Qual è la nostra posizione? Qui si viene per discutere, ripeto che portiamo un provvedimento che è già molto modificato, siamo disponibili alla discussione, siamo costruttivi e siamo anche determinati.
I Capigruppo di maggioranza hanno il massimo rispetto delle vostre proposte e penso che noi resteremo in ossequioso silenzio a capire quali saranno queste proposte.
Se poi dite che la durata del Consiglio sine die è solo funzionale a non far avanzare altri provvedimenti e a restare fermi qui penso che questo i veneti non se lo meritano.
Da parte nostra c'è l'assoluta disponibilità a discutere, se c'è qualcosa che in maniera costruttiva e migliorativa viene proposto siamo disposti ad accettarlo, però penso che l'ostruzionismo fine a se stesso faccia solo danno.
Ben venga la discussione, la si faccia per giorni o per settimane o per quello che volete fare, di certo non sospendiamo il Consiglio per fare delle pause estive perché se si va avanti lo si fa tutti i giorni, ferragosto è ferragosto anche per chi non ha lavoro e non riesce ad andare in vacanza figuratevi noi. Abbiamo un'attività che è questa di Consiglio e possiamo venirci per discutere queste partite.
Ricordo anche, ma lo ricordo a me stesso, che noi abbiamo 28 provvedimenti da calendarizzare e abbiamo 132 provvedimenti in Commissione da mandare avanti, quindi oggi il Consiglio convocato tutti i giorni per discutere questo significa comunque fermare tutte le altre attività.
Da parte nostra, quindi, c'è disponibilità, programmatevi con i vostri tempi, saremo a disposizione, risponderemo puntualmente ad ogni richiesta, l'assessore Coletto so che si è dichiarato disponibile fin d'ora assieme al Presidente Boron per seguire a pieno tempo ovviamente tutti i lavori del Consiglio, noi abbiamo solo un obiettivo: quello di portare avanti questa riforma.
Lo facciamo perché è un impegno che ci siamo presi con i veneti, piaccia o non piaccia comunque alla fine dopo un giorno, dopo un mese, dopo un anno, arriveremo a votarla. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Presidente Zaia.
La parola alla consigliera Alessandra Moretti.

Alessandra MORETTI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Saluto anch'io il Presidente Luca Zaia e tutti i Colleghi Consiglieri.
Intanto mi preme dire subito una cosa: credo che le riforme in generale siano buone perché hanno il compito di aggiornare il sistema e perché hanno il compito di rendere corrispondenti ai nuovi bisogni le leggi.
Tutte le forme si affrontano in tutte le sedi istituzionali e legislative per questo perché, come lei Presidente ha ben ricordato, non siamo a 30 anni fa e abbiamo il dovere, se siamo dei politici lungimiranti, di aggiornare le leggi e le disposizioni.
Lei ha parlato di nuova linfa ed è quella, per esempio, che io ritengo necessaria anche per aggiornare la nostra Costituzione della Repubblica, quindi sono proprio d'accordo con lei quando dice che abbiamo il compito e il dovere politico di aggiornare le norme, così come abbiamo il compito e il dovere di aggiornare anche le norme che riguardano il sistema sanitario, anche quello veneto.
Penso che la tutela della salute dei cittadini sia la priorità di tutti, non penso che ci sia qua dentro nessuno che non abbia come faro e obiettivo questo e la Regione credo abbia, nei confronti della sanità, il compito di svolgere questa funzione.
Il modello socio-sanitario veneto è vero che è sempre stato un modello di eccellenza guardato con grande interesse a livello nazionale e preso a modello a livello nazionale ed io credo che questo debba essere l'obiettivo di tutti, maggioranza e opposizione, cioè fare in modo che questo modello continui ad essere un modello. Credo che se è stato un modello per tanti anni lo è stato soprattutto perché si è basato su un'integrazione socio-sanitaria che vedeva al centro dell'azione politica la persona e suoi bisogni.
Siamo arrivati finalmente in Aula e, come lei ha ricordato, siamo arrivati in Aula per discutere, per confrontarci, per migliorare il testo.
Prima abbiamo sentito l'elencazione da parte del consigliere Boron dell'attività fatta in Quinta Commissione, un'attività importante perché tutti ci siamo sentiti in dovere e responsabili in questo compito così decisivo. Però consigliere Boron, bisogna elencare sì tutto quello che abbiamo fatto ma poi bisognerebbe puntare a leggere la quantità ma anche la qualità degli interventi che sono stati portati in sede di audizione. Ovviamente quando noi facciamo un bilancio di quanto emerso in sede di audizioni non possiamo fare un Bilancio positivo perché quelle audizioni hanno caratterizzato negativamente il giudizio su questa riforma che è stata sì modificata, in cui parte delle osservazioni sono state accolte ma che è stata messa a confronto, soprattutto quest'ultima proposta Presidente, parzialmente con gli stakeholder che invece noi ritenevamo dovevano essere maggiormente ascoltati.
Allora abbiamo scelto di giocarci il jolly e qui voglio essere molto chiara: abbiamo scelto, insieme alle altre opposizioni, di giocarci il jolly non solo perché riteniamo che questa riforma sia la riforma più importante di tutta la Legislatura ma perché le opposizioni, Presidente, hanno il dovere di rappresentare anche i veneti che non la pensano esattamente come voi sulla sanità, e, siccome la riforma sanitaria è di tutti perché inciderà sulla pelle di tutte le famiglie venete, abbiamo e sentiamo il dovere e la responsabilità di stare qui.
Guardate che se voi leggerete attentamente i nostri emendamenti, e su questo rispondo al Presidente Zaia, noi qui non abbiamo mai fatto attività di ostruzionismo fine a se stesso ma abbiamo scritto degli emendamenti al fine di migliorare la proposta e la nostra opposizione è sempre stata un'opposizione dura, costruttiva, severa, ma volta al miglioramento di quello che voi ci proponete.
Io quindi credo che questo deve essere il metodo che ci diamo e anche il rispetto che ci dobbiamo in quest'Aula e nelle Commissioni, perché non si va avanti a colpi di maggioranza ma ci si confronta, ripeto, soprattutto quando si tratta di provvedimenti così significativi.
Se questa riforma è stata bloccata o rallentata non è stato a causa del Partito Democratico o dell'opposizione ma magari è stata rallentata da qualche problema che avete avuto voi all'interno della maggioranza.
Se noi siamo stati inchiodati ai temi caccia, Presidente, per più di sei mesi non l'abbiamo voluto noi del Partito Democratico ma è stata una scelta dettata dalle vostro priorità e anche dai vostri equilibri interni.
Allora io credo che fareste un errore se pensaste che abbiamo obiettivi diversi perché io penso che l'obiettivo sia sempre lo stesso, cioè quello di dare azione e vita ad una razionalizzazione del sistema su cui siamo tutti d'accordo, diminuire la spesa dei carrozzoni, Presidente, siamo tutti d'accordo, senza però diminuire i servizi alle persone che cambiano in base ai bisogni della collettività che cambia.
Credo che questo modello veneto va in crisi per ragioni diverse e molteplici, non ovviamente tutte attribuibili alla gestione regionale ma ci sono fattori esterni che incidono su questi equilibri, ma credo che vada in crisi anche per una gestione dirigistica che da parte vostra è stata fatta senza un coinvolgimento diretto da parte di medici, operatori sanitari, associazioni del sociale, il mondo del volontariato che aiuta la sanità veneta ad essere eccellenza. Anche questi sono i soggetti che garantiscono alla sanità veneta modelli di eccellenza.
È ovviamente una crisi che riscontriamo nelle lunghe liste di attesa, Presidente, che ci sono e non è facendo uno spot televisivo o un teatrino televisivo che si risolvono i problemi delle liste d'attesa ma ovviamente questo è un problema molto più radicale che andrebbe analizzato.
Noi siamo arrivati a controproporvi un modello di sanità che ha obiettivi comuni ai vostri, che può incrociarsi al vostro modello, che si basa su una riduzione delle U.L.S.S., Presidente, perché anche noi lo proponevamo e su questo ci siamo confrontati, ma il numero congruo delle U.L.S.S. lo realizzo sulla base di parametri precisi, flussi di utenza e previa attivazione di servizi sul territorio che non può non tener conto dell'evoluzione demografica veneta.
Il tasso di vecchiaia, cioè il numero di anziani, è aumentato 15 unità in dieci anni, cioè 159 anziani sopra i 65 anni ogni 100 giovani sotto i 14, e le trasformazioni a modello organizzativo della sanità a livello globale deve necessariamente produrre un maggior rafforzamento della sanità territoriale.
Nel Piano socio-sanitario 2012 si parla molto di sanità territoriale, peccato però che si sia fatto molto poco per garantire la territorialità del servizio.
Allora noi riteniamo che la nostra proposta possa essere accolta per cinque ragioni e cinque motivi grandi che abbiamo enucleato. Vioè una riforma sanitaria deve basarsi sull'aumento delle malattie croniche e dei pazienti pluripatologici, conseguenza ovviamente di quello che dicevo prima cioè l'aumento degli anziani, l'aumento poi delle persone non autosufficienti sicuramente da gestire nell'ambito dell'integrazione socio-sanitaria a livello territoriale e non all'interno di un ospedale, la gestione inefficace della riabilitazione fatta in ospedale dove un posto letto costa 700 euro mentre un'assistenza territoriale in strutture dedicate costerebbe molto meno, una parziale e precisa attività di prevenzione, perché anche questo è un altro elemento da tener conto e poi esami diagnostici e visite specialistiche realizzate negli ospedali con le conseguenze di cui siamo a conoscenza.
Se non si prende nemmeno in considerazione di accettare queste osservazioni significa essere miopi e quindi per porre rimedio a questa mancanza noi dovremmo riorganizzare le U.L.S.S. secondo una visione e una logica territoriale precisa. Cioè pensare sì, Presidente, ad un accentramento, cosa che voi fate attraverso l'Azienda Zero, ma prevedendo altresì pesi e contrappesi. Ad esempio: lasciando dignità di rappresentanza alla Conferenza dei Sindaci mantenendo un ruolo costante e diretto con chi sui territori conosce le problematiche della sanità e del sociale; poi definire i Distretti con un'utenza pari o superiore a 200 mila abitanti e una riorganizzazione territoriale che preveda le Unità operative complesse – dette UOC - per quanto riguarda le cure primarie, l'infanzia, l'adolescenza, la famiglia e i consultori, la disabilità e la non autosufficienza; le cure palliative e le attività specialistiche.
Altro strumento per garantire un sistema efficiente – l'abbiamo detto prima - sono le medicine di gruppo integrate perché abbiamo bisogno di presidi vicini al territorio per distinguere la funzione dell'Ospedale da quella del gruppo integrato.
La logica e la visione che la politica dovrebbe avere consiste nella capacità di capire dove sta andando la popolazione e dove stanno andando i bisogni, quali sono le sue esigenze oggi in una previsione ventennale. Se non siamo capaci di prevedere e di avere una visione sul futuro la nostra funzione è limitata, quindi non può essere limitata all'oggi per racimolare un po' di consenso ma deve guardare al domani e al futuro.
Questo è il compito della politica altrimenti la possono fare tutti, invece noi dovremmo avere l'ambizione di costruire una comunità e una società migliore.
Nulla va mai lasciato al caso e credo che la proposta PDL 23 possa essere rimigliorata e siamo qui per questo.
Un ulteriore aspetto che voglio sottolineare è il blocco del turnover del personale perché serve anche in Veneto un grande piano di assunzione a livello regionale, anche perché la fuga dei medici dal Veneto è un altro problema allarmante, a livello nazionale ovviamente perché non riguarda solo la nostra Regione ma nel 2015 a livello nazionale abbiamo fatto fuggire – e penso che questa sia una responsabilità di tutti – più di 2 mila giovani medici che non hanno trovato lavoro nel nostro Paese. Solo 6 anni fa erano poche centinaia a fuggire oggi si parla di migliaia di unità, lo stesso vale per gli infermieri e, tra l'altro, i nostri veneti sono molto apprezzati all'estero in Inghilterra e in Germania. Quindi formiamo personale qualificato, in altre parole noi stiamo facendo fuggire i cervelli migliori e i grandi professionisti la cui formazione ci è costata 2 miliardi a livello nazionale per cui una spesa molto molto rilevante.
Ovviamente anche per le altre professioni vale la stessa cosa, su 1.000 ostetriche iscritte al Collegio delle Ostetriche di Padova, 250 sono disoccupate.
Anche questa quindi è un'altra riflessione che dovremmo fare assieme, perché io non sto attribuendo responsabilità ma sono riflessioni che abbiamo il dovere di fare e a cui dobbiamo cercare di trovare delle soluzioni.
Nelle decisioni sui percorsi terapeutici e nelle decisioni strategiche devono essere considerate a mio avviso tutte le 22 professioni sanitarie quindi riflettiamo anche sul tema fisioterapisti e ostetriche per esempio nei pronto soccorsi.
Riteniamo poi decisive nuove opportunità per i ragazzi che si sono laureati o che si laureeranno a breve, quindi le borse di studio regionali per le scuole di specialità in Veneto ad esempio.
La necessità di assumere passa per una riflessione che è mancata in questi anni, il Governo Renzi sta cercando e ha cercato, anche in ambito scolastico per esempio, di dire che una buona salute passa per professionisti motivati, attrezzati e competenti. La formazione allora deve essere un altro cardine di un sistema e un modello che vuole restare eccellenza, quindi dobbiamo formare i migliori specialisti, i migliori medici e lo facciamo dando la possibilità anche a chi non ha i soldi per formarsi e che magari sono i migliori ragazzi, perché le borse di studio servono proprio a questo.
Queste e tante altre considerazioni sono ovviamente una parte di quelle che svilupperemo nelle prossime settimane eppure, nonostante tutto questo, riteniamo che da parte nostra la voce degli stakeholder che non sono stati ascoltati deve trovare spazio in quest'Aula.
Chiudo dicendo che spero e mi auguro che, attraverso questa discussione, possiate avere un atteggiamento più aperto nei confronti delle nostre considerazioni, facciate anche voi un sano bagno di realismo – vale per tutti - e di umiltà perché, appunto, se si parla di eccellenza lo dobbiamo a tutti e non solo ad una parte, lo dobbiamo alla nostra storia e a chi ha fatto la storia della sanità veneta. La sanità veneta e la riforma, soprattutto la riforma della sanità veneta come tutte le riforme, deve essere fatta insieme, tutte le riforme vanno fatte con chi ci sta e con chi è motivato a migliorarle.
Questo deve essere l'approccio di una buona politica, di una politica che non è arrogante ma che parte dall'ascolto dei territori per produrre delle soluzioni.
Quindi io credo che tutte le forze politiche presenti all'interno di questo Consiglio, abbiano la consapevolezza e la volontà di rappresentare tutti i veneti e siccome anche lei, Presidente, rappresenta tutti i veneti, non solo quelli che l'hanno votata, credo che abbia il dovere e la responsabilità di farsi carico anche delle nostre proposte. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Alessandra Moretti.
La parola al consigliere Berti.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Partiamo da una considerazione generale.
Sicuramente la ratio è apprezzabile, la ratio che vuole riduzione dei costi, accorpamento delle U.L.S.S., un ammodernamento del sistema sanitario veneto, bello, ci piace!
L'idea di dire: 22 uffici acquisti che si accorpano in uno unico per risparmiare sulle Amministrazioni, bello, bellissimo.
Però abbiamo iniziato a studiare, anche noi abbiamo iniziato ad approfondire il tema e ci siamo resi conto che ci sono già queste cose perché esiste già un Centro unico per gli acquisti in Regione Veneto.
Allora abbiamo detto: ma scusate un attimo, a casa mia se uno è pratico fa funzionare quello che c'è; se uno è burocratico invece crea nuove strutture per far funzionare quelle strutture che già ci sono. E questo va in direzione opposta rispetto alla visione antiburocratica che vogliamo portare noi all'interno della politica e questo ci ha lasciato veramente sconcertati.
Però anch'io, come il Presidente Boron, vorrei ripercorrere un po' quelli che sono stati veramente moltissimi giorni, un anno di tempo per arrivare qua oggi.
Il 28 agosto, giovani e imberbi appena entrati in Consiglio, magari un po' sprovveduti abbiamo detto: proviamo a tendere la mano alla maggioranza e facciamo una proposta concreta, dato che sulla divisione delle U.L.S.S. seguendo i bacini di utenza, quindi andando a seguire quelli che sono dei criteri oggettivi, potremmo trovare una convergenza abbiamo proposto – qua cito un articolo di giornale sul Quotidiano della Sanità il 28 agosto 2015 una mia dichiarazione titolava "Urgente dividere il disegno di legge. Subito riordino delle U.L.S.S. separandole dall'Azienda Zero", perché questo? Perché era il buon senso, era una questione dove si andava a convergere bene o male tutti e quindi si diceva: mettiamoci al tavolo seriamente, portiamo a casa un bel lavoro; poi per l'Azienda Zero, dove invece sinceramente non siamo molto d'accordo, abbiamo tempo per parlarne.
La risposta è stata: zero, nulla, il buio, silenzio.
Direi che quindi già abbiamo iniziato a capire qual è l'atteggiamento di questa maggioranza, ovvero mutismo totale assoluto nei nostri confronti.
L'abbiamo potuto vedere in questi giorni: persone sedute sui banchi con il divieto di poter parlare. Questo ci dispiace perché il confronto, la diversità di vedute, è il sale della democrazia. Noi siamo partiti, ci abbiamo provato, ce l'abbiamo messa tutta e abbiamo le prove scritte.
Ma torniamo al problema principale che è questa Azienda Zero: accentrare i servizi. Ben venga, però allora mi dovete spiegare come mai il CRAS, Coordinamento regionale acquisti sanitari, non ha funzionato perché è tre anni che c'è, cos'ha che non va? Non se n'è mai parlato, l'abbiamo chiesto molte volte in Commissione. questo verrà tolto o non verrà tolto, facciamo i doppioni? A me non piacciono i doppioni, non mi piace la burocrazia, ma evidentemente qualcun altro ha questa visione.
Ca' Foscari è stata nominata molte volte dicendo "No, no, no, fermi tutti" l'ho sentito dire dal Presidente Boron e dal Presidente Zaia, questo studio di Ca' Foscari io ve lo chiedo dopo un anno: ce lo potete far vedere? Vi prego, ve lo chiedo a nome della maggioranza. È a Ca' Foscari?
Abbiamo dovuto aspettare un anno per vederlo e ce lo fate vedere oggi in Aula dopo un anno che lo chiediamo?
Dopo un anno!
Allora o lo tengono sotto chiave a Ca' Foscari segregato e a disposizione solo della maggioranza oppure noi non abbiamo pari dignità rispetto alla maggioranza. Non capiamo quale sia stata la motivazione.
Guardi, con grande piacere lo accettiamo e a questo punto, non so, potremo anche rimandare in Commissione tutto per riparlarne visto che è da un anno in Commissione che ne stiamo parlando?
Parlate di 90 milioni di euro di risparmi e la CGIL oggi manda a tutti – è arrivato a tutti quanti noi – invece un risparmio di 21 milioni di euro. Da che parte sta la verità?
Non lo so, non ho idea, però vorrei capire anche su questo se c'è uno studio comparato, se c'è la possibilità di avere una differenza tra l'uno e l'altro perché, appunto, si parla di 90 milioni.
Non c'è lo studio, sono arrivate 3 paginette dopo mesi, mesi e mesi di insistenza, non lo so. Cosa stiamo andando a fare?
Andiamo a toccare 8 miliardi e mezzo per un risparmio dell'1,1% e andiamo a rimettere mano a tutta la sanità veneta? Siamo un attimo perplessi.
Ci basterebbero delle carte, solo questo, un appoggio perché è un anno che lo chiediamo ma non per nostro gusto feticista dello studio dei numeri, ma perché ci sembra una cosa normale.
Non penso che per pari dimensioni un'Azienda come la Ferrero, la più grande azienda che abbiamo in Italia, il marchio più famoso del mondo, non penso metterebbe in discussione tutta la sua produzione per risparmiare l'1,1% senza dire ai suoi clienti né tanto meno ai suoi manager cosa stanno facendo, dicendo: fidatevi, stiamo mettendo a posto le cose.
Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, diceva qualcuno.
Allora cos'è questa Azienda Zero?
Ci abbiamo messo moltissimi mesi, c'è chi diceva che era una U.L.S.S. e c'è chi diceva che era una Azienda esterna, abbiamo avuto Direttore d'Area Mantoan e l'assessore Coletto che alla stessa domanda ci davano due risposte diametralmente opposte, alla fine dopo mesi e mesi siamo arrivati a una sintesi ma soprattutto noi vorremo sapere: perché l'Azienda Zero deve essere un dominus della sanità veneta? Perché deve andare a gestire tutti quelli che, detta brutalmente, sono i soldi, la famosa GSA? Perché la gestione sanitaria accentrata deve andare in capo a una sola U.L.S.S.? Da che mondo è mondo dovrebbe andare in capo alla Regione e la Regione dovrebbe distribuire alle varie U.L.S.S..
Poi se c'è un Ente che sgrava di lavoro le altre U.L.S.S. ben venga, ma perché questo Ente, questa Azienda Zero deve invece diventare il capo di tutto? Dov'è la ratio che sta alla base di questo?
Vogliamo esternalizzare la sanità veneta? No, grazie. Questo non ci piace e diciamo di no senza se e senza ma.
La divisione delle U.L.S.S. poi, è stata nominata più volte la redistribuzione per bacini elettorali, ovvio che è questa la direzione che è stata presa, a nostro modo di vedere. È stata fatta una distribuzione puramente politica perché non vediamo quelli che sono i dati oggettivi, l'abbiamo detto e sono stati nominati prima gli studi epidemiologici, si è parlato di trasporti, la distanza tra le abitazioni e la possibilità di arrivare agli ospedali, si parla di 20 minuti circa, si parla delle possibilità di centri abitati quindi un numero di persone, il famoso Piano socio-sanitario 2012-2016 parlava di 300 mila persone.
Si dice: va beh, ma il tempo va avanti. Ma da 300 mila a 1 milione quasi, insomma, è andato avanti parecchio veloce il tempo.
Non riusciamo a capire, appunto, quali siano le motivazioni che stanno alla base di tutto questo anche perché le abbiamo chieste e non ci vengono date.
Ci dispiacerebbe molto che venisse tirato fuori, come già è stato fatto in altri casi e lo ricordava il collega Sinigaglia, dal cilindro magicamente: hop, ecco qua, c'eravamo scordati di dirlo l'ultimo anno in Commissione, adesso ve lo diciamo in Aula e votiamo. No, non funziona così.
Non funziona così per il rispetto degli elettori, per il rispetto delle persone che noi siamo qui a rappresentare che devono sapere, che devono essere informati, che vorrebbero venire e magari essere ascoltati in audizione in Commissione.
Siamo stati preda del ricatto politico in quest'Aula, siamo stati preda del ricatto politico in quest'ultimo anno in Commissione, ricatto politico che ha visto di fatto bloccato un progetto di legge da parte della maggioranza stessa. Cioè la maggioranza si è autosabotata e ha continuato ad autosabotarsi perché non riusciva internamene a trovare l'accordo politico. L'abbiamo visto e ce l'ha detto in maniera neanche troppo velata anche il consigliere Berlato durante le ultime Sedute del Consiglio che c'era stato uno stallo proprio per questo e questo non va bene.
Non possono essere le logiche, gli accordi di Palazzo che bloccano la sanità veneta, questo è tutto quello che a noi non piace e che vogliamo estirpare dalla politica, che vogliamo togliere definitivamente.
Non ci piace sapere che la sanità dei veneti viene messa in discussione perché non c'è accordo politico. Ma cosa ci importa dell'accordo politico? Cosa c'entra con la sanità?
La redistribuzione dei bacini di utenza, ma portateci un bello studio, dateci delle pezze di appoggio, come si dice, fateci vedere che ci sbagliamo? E invece niente: parole, parole e parole.
Si spiega solamente che questo è il meglio, questo va bene, ma perché e per come? Come si fa a sostenere questo? Non c'è nulla che lo va a dimostrare.
Allora noi chiediamo solo questo: un po' di concretezza e non la solita aria fritta che è un anno che andate a vendere.
Questo non è più accettabile perché altrimenti noi ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte di nuovo a promesse che non vengono mantenute.
Quali sono queste promesse? Penso a un anno fa circa quando si parlava dei project financing, io ero in quest'Aula e sento delle grandi dichiarazioni, vedo a tutta pagina i giornali che dicono "Zaia: chiusa l'era dei project financing" addirittura la NAO, i medici ci speravano, ci hanno sperato veramente e a tutta pagina dicevano "Zaia chiude l'era dei project financing". Eravamo tutti molto contenti e abbiamo detto: caspita, allora veramente cambia la china?
Poi io prendo l'articolo 2 al comma 7 e dice: "Per gestire gli interventi finanziari delle finanze di progetto già in essere – va beh, quelle ci sono - preparazione e gestione delle procedure per gli interventi di finanza di progetto avviati dopo l'entrata in vigore della presente legge". Allora voi mi dovete spiegare perché io lo possa spiegare ai cittadini veneti che film hanno visto? O sono stati presi in giro platealmente un anno fa da tutti i quotidiani che non avevano capito le vostre affermazioni, oppure voi non avete detto quello che corrisponde a verità.
Era chiusa l'era dei project? Non si sarebbe più dovuto parlare di project? Allora mi dovete spiegare perché qui si parla di project che entreranno in vigore dopo l'approvazione di questa legge. Come è possibile?
Allora su questo punto noi non faremo un passo indietro perché stiamo parlando di quello che ad oggi è il cancro della sanità veneta che la sta uccidendo dal punto di vista dei costi. Pensiamo all'Ospedale dell'Angelo, pensiamo all'Ospedale di Schiavonia, pensiamo a molti altri Ospedali che purtroppo stanno soffrendo economicamente, sottraendo soldi alle cure dei veneti per ingrassare le persone che hanno firmato questi contratti.
Questo non è possibile perché si sta parlando, ripeto, di soldi che vanno dedicati alla sanità e, ancora, per quanto noi non vogliamo e non possiamo accettare che tutta la GSA vada in gestione solo e unicamente a un unico Ente. Non è possibile! Non è possibile che i soldi vadano ad essere gestiti da un'unica persona che viene nominata sua volta da una persona.
Ma non siamo qui in maniera collegiale per decidere come deve essere utilizzata, come deve essere distribuita la sanità? Poi siamo d'accordo, la democrazia ha i numeri, chi ha più numeri vince e quindi onore al merito a chi ha più numeri, niente da dire, ma è fatta di confronto, è fatta di dialogo, è fatta di dire: magari non ho io la verità in tasca, sai che avevi ragione tu e questo proviamo a metterlo a posto?
Questa dovrebbe essere la visione di una sanità che serve a tutti, che non è della Lega Nord, che non è del Movimento 5 Stelle, che non è del PD e che non è di tutti gli altri Colleghi che sono qui – e chiedo scusa se non li nomino tutti – è una sanità che serve a tutti e invece questo viene esternalizzato e dato a una persona che dice: gestiscitela.
No, non può funzionare così, non è quello che vogliamo noi.
Un altro punto - torniamo al tema di prima della burocrazia e dei doppioni – è il tema della trasparenza. Prima è stato detto "basta leggere on line la trasparenza" e allora poi apriamo qua e troviamo che vengono raddoppiati gli organi di controllo, allora uno dice: caspita, bene.
No! Viene fatto esattamente un doppione di quello che esiste già.
Oggi noi abbiamo già – penso che tutti voi lo sappiate - un servizio ispettivo per poter andare ad ispezionare, come tutti i Consiglieri possono e devono fare, perché una delle funzioni principali del Consiglio è la funzione di controllo. Siamo qui per controllare perché i cittadini ci chiedono questo, allora nello Statuto si dice: Consiglieri, controllate, vi diamo uno strumento per controllare che è l'ispettivo socio-sanitario della Regione.
Qua invece troviamo che al posto di ampliare, aumentare, quindi dire che noi vogliamo dare la massima trasparenza ai veneti, viene creato il doppione. Si crea un'altra struttura questa volta per l'azienda Zero che verrà gestita secondo un regolamento non precisato che verrà fatto dalla Giunta e quindi ci troviamo di fronte a una cortina di fumo che noi non possiamo accettare quando si parla di 8 miliardi e mezzo di euro, quando si parla della sanità dei veneti, quando si vedono servizi che fanno fatica a partire - e abbiamo la dimostrazione proprio delle persone che sono venute oggi qua in Consiglio a dimostrare - perché oggi ci sono situazioni di difficoltà e qui cosa si fa? Al posto di far funzionare il CRAS di cui abbiamo parlato prima, al posto di far funzionare meglio un Ente che già abbiamo e che funziona in maniera eccellente, facciamo i doppioni, facciamo i tripolini, quindi di fatto facciamo aumentare i costi togliendo ancora soldi alla sanità, perché – se non sbaglio a leggere - essendo questa una norma in varianza finanziaria vuol dire che quegli stessi soldi verranno dirottati per creare qualcosa che già esiste in Regione Veneto.
A me non piace buttare via i soldi e soprattutto non mi piace che vengano buttati via quando si parla di soldi della sanità dei veneti.
Vi abbiamo teso la mano molte volte, sono partito proprio da questo dandovi prova provata che ci abbiamo provato, che abbiamo provato a dire: sediamoci a un tavolo, diamoci una mano, facciamolo per il bene dei veneti.
Il risultato quale è stato? Niente, silenzio, nessuno.
Ci abbiamo provato in Commissione, abbiamo provato a portare i nostri emendamenti, ad oggi non è passato nulla e allora ci viene detto: caspita, ma come siete duri, avete giocato il jolly, non dovevate.
Però il jolly, io non c'ero la scorsa Legislatura, mi dicono che abbia funzionato per 41 anni e la Regione funzionava lo stesso, mi sembra che avete fatto tutto lo stesso negli ultimi 41 anni quindi non è questa grande forzatura ma è una cosa normalissima che per 41 anni ha funzionato, quindi o per 41 anni venivate da un altro pianeta e adesso di colpo siamo diventati tutti intelligenti oppure c'è qualcosa che non mi torna in questa narrazione catastrofica del jolly. Mi sembra solo che si è tornati a quello che era la normalità fino a qualche mese fa e in questa normalità noi chiediamo quel dialogo, dialogo che non c'è stato, quella anormalità che voi avete portato dentro questo Consiglio che non prevede nessuna forma di dialogo con l'opposizione e che non prevede nessuna forma di dialogo con i cittadini che si riconoscono nelle altre opposizioni.
Allora io sono qui ancora una volta, perché sono duro di testa, a dire: noi vogliamo provare a fare veramente il bene dei cittadini veneti.
Un anno fa io sono venuto e da questi banchi abbiamo fatto un discorso inaugurale dei lavori. Molti si ricorderanno che magari abbiamo usato toni duri e toni più morbidi, oggi sinceramente sono un po' stizzito, per esempio, per la questione di cui abbiamo appena parlato, di carte che è da più di un anno che chiediamo, allora se si vuole cercare di fare qualcosa di positivo per i veneti noi siamo ancora ben disposti al confronto seppure, non nego, è rimasto piccolo lo spiraglio perché siamo stanchi, dopo un anno, di essere presi in giro.
Un anno fa abbiamo parlato da questi banchi di Vietnam e siamo andati avanti così? Signori, benvenuti a Saigon.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berti.
La parola alla consigliera Cristina Guarda.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Buongiorno a tutti. Grazie, Presidente.
Il Presidente Zaia è appena uscito però lo saluto e lo ringrazio di essere ospite di quest'Aula. È un piacere vederlo.
Il progetto di legge n. 23 ha iniziato il suo iter in realtà durante la campagna elettorale ed è stato poi presentato nel momento in cui si è insediato il Governatore Zaia, il più significativo provvedimento legislativo presentato del Presidente, lo ripete il Presidente Zaia stesso nelle interviste rilasciate nell'ultimo mese.
Complimenti quindi, Presidente se mi ascolta in questo momento, a lei, alla sua Giunta, alla sua maggioranza va il merito di aver presentato un progetto di riforma della sanità e aver portato poi oggi in Consiglio invece un progetto riformato di riforma finalmente informata della sanità.
È un simpatico gioco di parole ma rivediamo i passaggi del perché?
Perché il progetto di legge è stato presentato in Commissione il 29 giugno, poi sono seguite 8 sedute di consultazione che hanno mostrato molteplici criticità e ostilità, un provvedimento quindi bocciato da chi della sanità costituisce il corpo; poi altre 8 Commissioni d'esame e un gap, un buco da metà novembre a metà maggio non si è più parlato del PDL 23, un rinvio continuo, per la presentazione poi a metà maggio di un maxiemendamento mediatore che, meno male, modifica la versione originale del progetto di legge non apprezzato dalla popolazione veneta. Ma ancora molto si ha da aggiustare e per questo discuteremo in molti emendamenti presentati nel corso di queste Sedute.
Oscar alla coerenza quindi! Viene dimostrato che un Presidente di una forza politica che da anni governa il Veneto e la sua sanità non solo presenta un progetto di legge che non soddisfa minimamente le esigenze presentate dal territorio facendo la figura di chi sbandiera la qualità e le esigenze del Veneto solo per scopi elettorali senza poi verificarli davvero e meno male che questo doveva essere il Partito del potere al popolo veneto.
Forse ci si è dimenticati di un passaggio fondamentale: quello dell'ascolto, della partecipazione non ex post la presentazione ma ex ante nella progettazione del progetto di legge.
O forse non si considerano i nostri cittadini capaci interlocutori? Parliamo di cittadini che lavorano nella sanità, che ne costituiscono il corpo e sono in prima linea, conoscono i limiti e conoscono gli specchi del sistema. Perché non consultarli? Un bello schiaffo alla considerazione del popolo veneto, non pensate?
Poi banalmente 7, 12, 9 U.L.S.S.... decidiamoci, per favore! Magari facendo delle scelte che siano davvero strategiche per il territorio e per i cittadini, non per risolvere debiti elettorali o accontentare l'uno o l'altro politico di turno, perché, se dovessimo basare il futuro della sanità del Veneto sul peso dei rappresentanti politici che esprimono sul territorio invece delle sue vere esigenze, allora signori forse non saremo sulla buona strada.
Ma in realtà forse è questo che si sta cercando di fare? Allora sì, è un oltraggio: siamo sulla brutta strada.
Poi, Governatore Zaia, ci dica lei una volta per tutte: se la nostra sanità è davvero la migliore del mondo, come più volte lei ha presentato - anche se dagli ultimi dati, per esempio l'analisi delle valutazioni del CREA Sanità riguardo ai servizi sanitari regionali italiani, declassa il Veneto al settimo posto a inizio anno -, se come dice lei siamo i migliori del mondo allora perché riformare drasticamente un sistema che, secondo la sua autorevole opinione, comunque funziona? Forse perché i costi della spesa sanitaria veneta sono sempre più alti? Forse perché non sappiamo, non ammettiamo e non vogliamo ammettere dove sono i veri sprechi? Forse perché tante U.L.S.S. garantivano o garantiscono ritorni politici? Forse perché i veneti sono costretti, oramai abituati, a preferire la visita privata rispetto a quella pubblica?
A questo proposito ci viene continuamente ripetuto che il paziente si rivolge al privato per colpa dei servizi mancanti o delle famigerate liste di attesa e in Veneto noi sappiamo benissimo che chi può permetterselo si rivolge al privato perché si riesce ad avere una prestazione in pochi giorni e non in 14 giorni per una semplice visita oculistica, come mi è capitato recentemente. A chi di voi non è successo?
Ma perché accade tutto ciò? Si parla di disorganizzazione, di sprechi, di inadempienze, mancanze di personale. Le responsabilità sono di tutti ma mai politiche? Se invece ponessimo il discorso su un altro piano? E se invece le responsabilità fossero davvero e anzitutto politiche?
In Veneto ogni 100 euro spesi in sanità, 35 sono a carico delle famiglie che comprano i servizi dal privato e dalla libera professione, prestazioni di struttura che non vengono erogate dal pubblico.
La domanda che nasce spontanea quindi è: ma se diminuiscono gli utenti nel pubblico, perché invece aumenta la spesa?
Forse perché la sanità si trova fra l'incudine e il martello, forse perché si devono pagare degli interessi al 20% per quei maledetti project financing quando invece un semplice mutuo di prestito avrebbe richiesto il 9% di interessi, ce l'ha detto anche la Corte dei Conti, ce l'ha sottolineata questa criticità e purtroppo mi sembra ignorata da questa Giunta.
Forse sì, è sempre colpa del Governo, avete ragione. I project financing che Zaia non vuole toccare, nonostante le sue roboanti promesse, tolgono ingenti risorse ai bilanci delle U.L.S.S., ce lo insegnano Santorso, l'Ospedale all'Angelo, Castelfranco, Montebelluna etc..
Queste risorse invece che essere utilizzate per la cura dei malati e dei pazienti dei nostri ospedali pagano i profitti e gli interessi ai costruttori dei project autorizzati dalla Giunta e accordati senza predisporre limiti di ricavo ai privati finanziatori.
Apro una piccola parentesi ricordando che nel mondo anglosassone, invece i project, proprio dove sono stati inventati, hanno un tetto massimo di profitto pari al 10%, ma da noi nei nostri contratti questo non è mai stato specificato, non è mai stato previsto, neppure una clausola che prevede la revisione dei contratti.
Tornando a noi, ecco dove scatta la responsabilità politica: con i project, perché questo è il tanto sviolinato modello veneto, questa è la politica della Giunta Zaia che preferisce curare i bilanci piuttosto che i malati e fare la propaganda sui giornali vendendo l'idea di una sanità fatta di welfare, mentre in realtà scopriamo che questa sanità è creata e vittima di accordi.
Facile pareggiare i bilanci facendo pagare ai cittadini e risparmiare il pubblico! E questo sarà il compito della nuova Azienda Zero ed è per questo che mai ci troverete d'accordo e complici alla creazione di un nuovo autocarrozzone autonominato. Non siamo assolutamente pronti a sostenere una degenerazione sanitaria, una degenerazione che invece di dare il potere ai veneti li spodesta e non riconosce la specificità territoriale, anzi l'obiettivo è "Faso tuto mi".
Sì signori, perché l'Azienda Zero avrà un direttore tuttologo. Nominato e scelto dal Governatore in persona, in barba alla trasparenza e alla meritocrazia, un superuomo, un esperto non soltanto di programmazione sanitaria ma anche di gestione finanziaria, di risorse umane, di investimenti, di valutazione del rischio, tutto può l'Azienda Zero! Il nostro Superman si occuperà di acquisti, bandi, concorsi, logistica, gestirà i futuri project financing, rilascerà autonomamente autorizzazioni alle strutture pubbliche e private sanitarie, stilerà le proposte di programmazione e gli obiettivi del mondo sanitario veneto fissando anche gli obiettivi dei direttori delle U.L.S.S., mettendo anche a rischio la rappresentazione della specificità dei territori. Ancora, l'Azienda Zero assorbirà il servizio epidemiologico regionale, diventerà sede dei registri tra cui quello dei tumori, diverrà gestore della spesa accentrata, cioè dovrà ripartire autonomamente alle diverse funzioni sanitarie più di 500 milioni nazionali, gestirà il sistema assicurativo, i contenziosi, diventerà centrale di committenza e appaltante.
Insomma il nostro superuomo, la cui identità non è propriamente segreta, sarà capace di gestire direttamente o indirettamente ben 9 miliardi destinati annualmente alla sanità del Veneto, il 75% del Bilancio.
Avrà a propria disposizione direttamente ben 2 miliardi circa all'anno e la qualità?
L'abbiamo visto bene la scorsa settimana e sicuramente l'assessore Marcato la conosce quanto meglio: la qualità sarà sicuramente garantita dalla Regione Veneto.
Una domanda sorge spontanea a questo punto: a cosa servirà l'Assessorato alla Sanità se le sue funzioni vengono chiaramente spostate nell'"incredibile U.L.S.S."? Un Assessorato di facciata, ormai spoglio delle proprie funzioni per non parlare di quello del Sociale. Non solo obblighi burocratici e poche responsabilità politiche, un Consiglio che alla fine approverà un Bilancio del cui 75% non saprà la destinazione.
Un bel pasticcio, non trovate? Forse anche un po' antidemocratico. Verrebbe da pensare che togliere le funzioni dalla programmazione a chi ne ha diritto per regalarle a colui che, da solo, si gestirà i contributi del Veneto, non sia propriamente corretto.
Poi che dire delle maxi Conferenze dei Sindaci? La programmazione del sociale non è mai stata di facile realizzazione, ma la composizione delle Conferenze in base ai Sindaci dei Comuni appartenenti alle diverse U.L.S.S. funzionava spesso da garanzia, per valorizzare le aree più in sofferenza e quelle con delle specificità più accentuate; ora invece avremo delle Conferenze XXL, con 50 o addirittura 100 o più Sindaci che siederanno ad un tavolo e discuteranno per approvare i bilanci della propria U.L.S.S. e difendere le risorse non soltanto dei propri ospedali di riferimento ma anche dei servizi sociali erogati grazie alle risorse stanziate dai Comuni.
A questo proposito c'è un'altra domanda che nasce spontanea: quanto conteranno i Sindaci?
Un chiaro esempio lo osserviamo proprio in questi giorni a Vicenza, parlo della vicenda sul punto nascite di Valdagno, vicenda legata alla ricostruzione del Polo ospedaliero di Montecchio Maggiore. I Sindaci, le mamme, i cittadini dei Comuni che gravitano attorno a Valdagno, chiedono a gran voce che nel proprio ospedale non venga solo assegnato il reparto di ortopedia ma che rimanga anche il punto nascite, nato proprio per servire una popolazione che vive in una valle montana con residenze diffuse su contrade e rilievi collinari o montuosi, persone che probabilmente saranno costrette a percorrere lunghe distanze per recarsi in altri ospedali di zona.
La politica locale si è già espressa, quella regionale invece non ascolta e continua imperterrita a disquisire i fatti senza sciogliere i dubbi scaricando come sempre la propria responsabilità sugli altri, senza mai sfruttare tutti gli strumenti a propria disposizione rischiando di far perdere per sempre l'opportunità di un reparto nascite a servizio della famiglia e delle mamme che abitano in questo particolare contesto montano e pedemontano.
Al di là di come si svilupperà questa particolare e sofferta situazione, Valdagno è l'esempio eclatante di come la Conferenza dei Sindaci non avrà molta incidenza nelle scelte socio-sanitarie del proprio territorio, il vero rischio è che il territorio non avrà più voce e ricordiamoci che, ad accentrare il potere in mano a pochi, sono proprio coloro che da sempre urlano all'indipendenza non solo finanziaria dei veneti.
Contraddizioni quindi ed incertezze, questo è il leitmotiv di una riforma che è un tampone a breve termine per non avere un Bilancio in rosso, ma in realtà non esiste una visione, una progettualità di lungo periodo, una riforma che barcolla nel disperato tentativo di mitigare le troppe criticità create dai project a scapito dei cittadini. Project che giorno dopo giorno fagocitano le risorse di quello che dovrebbe essere il fiore all'occhiello del Veneto ma che se continua di questo passo per racimolare denari, per sostenere le pazze richieste di privati finanziatori, si vedrà aggiungere magari per la prima volta IRPEF o ticket regionali, a meno che il Governatore non decida di razionalizzare la spesa chiudendo altri ospedali.
Con questo concludo dicendo che gli emendamenti sì ripercorrono una nostra proposta di sanità del Veneto, una proposta che per i principi può essere combaciata ai vostri.
Se i principi fondamentali di una riforma possono essere nodo di congiunzione per tutte le nostre volontà politiche, gli emendamenti sono proprio rivolti a dare una specificità al territorio e alla sanità del Veneto così come ve l'ho descritta: non in mano a privati e non in mano a un'unica forza ma in mano alla popolazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Guarda.
Come d'accordo, sospendiamo la seduta e riprendiamo alle 14.30.
La Seduta è sospesa alle ore 13.03
La Seduta riprende alle ore 14.38
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Riprendiamo i nostri lavori.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare – Flavio Tosi)

Grazie, Presidente.
Nell'esaminare questo progetto di legge in maniera molto costruttiva e propositiva, siamo giunti alla conclusione che noi avremmo fatto un percorso inverso. Se l'obiettivo del progetto di legge era quello di liberare risorse per investire nel socio-sanitario sicuramente era ottimale fare un'analisi di quelle che erano le situazioni attuali, riorganizzarle perché stiamo dando servizi che non sono più attuali e non rispondono alle esigenze dei cittadini - se pensiamo ad alcuni servizi che hanno le liste di attesa pari a zero in determinate realtà – perché c'è una struttura, dei medici, degli infermieri impiegati per dare questi servizi dei quali nessun cittadino usufruisce, vorremo in questo modo fare un'analisi propositiva ma anche di disappunto su quella che è la vostra proposta del PDL 23.
È una proposta che coinvolge tutti i veneti e pertanto coinvolgendoli nell'aspetto socio-sanitario, che è un aspetto assolutamente importante di quella che è la vita quotidiana delle persone, ci siamo fortemente impegnati per far sì che le nostre proposte fossero attuali, rispettose di quello che era il nostro programma e quindi per avere una coerenza con quello che in campagna elettorale noi, come Gruppo del Fare con Tosi candidato Presidente, avevamo proposto ai cittadini.
Sicuramente non condividiamo lo spirito e lo sviluppo che ha avuto questa Azienda Zero perché è emblematico che si dica ridurre i doppioni e quindi spendere le risorse in doppioni, reinvestirle nella sanità. Non c'era la necessità.
È stata una scelta della politica che si è portata avanti quella di non intervenire perché c'era la possibilità di intervenire prima, c'è la possibilità di intervenire adesso anche senza il PDL 32, perché quando si pongono degli obiettivi ai Direttori delle Aziende è chiaro che serve anche un controllore che abbia i pieni poteri per far sì che gli stessi li rispettino.
D'altra parte quando si va a leggere pagina 4 della vostra proposta di legge come "L'Azienda potrà altresì esercitare ogni ulteriore funzione di gestione di attività tecnico-specialistiche, anche di supporto alle Aziende e agli altri enti del Servizio sanitario regionale, che ad essa saranno attribuite - qualora si renda opportuno - successivamente con provvedimenti della Giunta regionale nei casi consentiti dall'ordinamento" questo capoverso è emblematico di come il Presidente Zaia dica che è fortemente cambiata rispetto alla proposta ma nei fatti non è assolutamente cambiata, c'è questo passaggio che permette alla Giunta, un domani dall'approvazione, di poter ritornare al testo originario e questo ci preoccupa perché non possiamo pensare che il potere dell'80% di quello che è il Bilancio regionale sia nelle mani di un'unica persona, che la stessa persona ha il compito di nominare il Collegio Sindacale, una parte di esso, e l'organismo indipendente di valutazione dei Direttori e dei responsabili delle strutture dell'Azienda Zero nonché anche il conferimento della sospensione e la revoca degli incarichi.
Tutto questo ci preoccupa perché? Perché nelle mani di un'unica persona c'è tutto e il destino quindi della sanità veneta.
Noi, facendo un'analisi propositiva, riteniamo che invece nel PDL 23 ci doveva essere l'Ispettivo, che ha una funzione di terzietà e di garanzia, e che all'interno dell'Ispettivo doveva esserci la nomina, da parte della minoranza, affinché i controllori fossero direttamente emanati dalla minoranza e garantire quindi - come succede a livello del Parlamento, visto che vi rifate molto spesso a quella che è la funzione del Parlamento e agli organi rappresentativi - la possibilità di poter controllare quelle che sono le politiche e gli investimenti delle risorse regionali.
Un ulteriore passaggio importante per noi è quello dell'eliminazione dei ticket, anche il Presidente Zaia l'ha messo nel proprio programma elettorale ma qui non vi è ombra. Crediamo che ai cittadini interessi molto di più l'eliminazione dei ticket e la riduzione delle liste d'attesa, cosa di cui non stiamo parlando ed è altresì vero che molti cittadini oggi per avere una risposta celere si rivolgono in maniera privata.
L'altro passaggio, il terzo punto dirimente e importante per i cittadini veneti, è sicuramente quello delle impegnative di cura per la non autosufficienza. Le impegnative di cura erano 24.143 contro i 25.000 posti letto autorizzati e accreditati, oggi le impegnative sono rimaste 24.143 e il numero dei posti letto è 27.772, questo cosa vuol dire in maniera molto banale? Che i cittadini veneti devono, nel momento del bisogno e nel momento più fragile della vita che è l'anzianità, rispondere in prima persona con proprie risorse in caso di bisogno.
Crediamo quindi che una politica che va verso i bisogni dei cittadini non sia quella di dare i poteri nelle mani di un'unica persona ma sia quella di rispondere realmente e con proposte volte verso i cittadini e verso le necessità che oggi incontriamo per chi ascolta ancora il territorio, quella appunto di eliminare i ticket, di rispondere ai bisogni della non autosufficienza nella terza età e all'abolizione delle liste d'attesa.
Non ultimo non per importanza riteniamo utile che nel PDL 23 venga anche inserito il discorso delle risorse standard. Crediamo che tutto il territorio veneto debba avere pari dignità e pertanto vengano assegnate in maniera corretta le stesse risorse perché i cittadini veneti sono tutti degni della medesima risposta e pertanto non devono esserci veneti di serie A e veneti di serie B ed è ora di finirla che alcune realtà, soprattutto nella non autosufficienza, abbiano maggiori risorse rispetto ad altri.
Con questo concludo e spero che il nostro modo di operare sia volto a trovare delle proposte che siano più attinenti di quella attuale e non condividiamo il gioco delle tre carte, come si sta facendo in questo PDL, in cui si propone una cosa però si tiene aperta la porta per cambiarla il giorno dopo e, in un certo senso, fregare la minoranza e fare quello che si vuole. Assolutamente su questo noi non siamo d'accordo e ci opporremo in maniera determinata facendo delle proposte in maniera costruttiva, ma non per assecondare questi giochi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola al consigliere Ferrari.

Franco FERRARI (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Innanzitutto voglio ringraziare tutti coloro con cui in Quinta Commissione abbiamo lavorato per arrivare a questo traguardo che sarebbe l'inizio, in sostanza, di una discussione che spero sia molto paca, molto tranquilla e che arrivi a un buon risultato per tutti noi.
Ritengo comunque che ogni Ente pubblico ha la facoltà di presentare proposte nella fattispecie la Regione che ha il potere legislativo.
Oggi ci troviamo di fronte all'avvio della nuova riforma della governance della sanità veneta, il sottoscritto Franco Ferrari del Gruppo Alessandra Moretti Presidente, avendo partecipato alla Quinta Commissione, quindi partecipo al lavoro effettuato, chiedo al Presidente, a tutti i Capigruppo e ai Consiglieri per rispetto dei cittadini che vi sia una condivisione sul processo di riforma ed è naturale che il destino della sanità non può rimanere solo nelle mani della maggioranza e necessita di un confronto sui macro temi sanitari.
La mia vuole essere solo ed esclusivamente una raccomandazione a lavorare sul progetto Azienda Zero, vuol dire essere pronti ad accogliere alcune modifiche suggerite dalla minoranza in Consiglio, fondamentali se poi si vuole aggiornare l'insieme del Piano socio-sanitario.
Le priorità devono essere di riparto dei costi standard e la riduzione delle liste di attesa, sarebbe dunque opportuno spiegare bene le linee di un progetto che mette le mani su un settore cruciale come la sanità dove ci si deve cambiare per migliorare i servizi dei cittadini però agendo con il massimo della trasparenza e il coinvolgimento istituzionale.
Come altri servizi, anche la sanità ha meno risorse e l'obiettivo è spendere meglio senza ridurre i servizi.
La fondamentale importanza è che le nuove Aziende che andranno a formarsi possano avere un budget-bilancio proprio per intervenire sugli acquisti urgenti in modo del tutto autonomo al fine che la centralizzazione non allunghi i tempi di erogazione dei servizi a scapito dei cittadini.
Da questa riforma sanitaria i cittadini non dovranno subire alcun allungamento delle liste di attesa e di esercizio bensì efficacia ed efficienza dei servizi erogati.
Detta riforma è figlia di un periodo di crisi economica e quindi di un momento caratterizzato dalla revisione della spesa pubblica, spending review, per questo si deve prestare molta attenzione nel dedicare le risorse economiche, il fine ottimale deve essere la tutela della salute del cittadino.
Presidente, la cosa che mi auguro veramente è quella che da oggi inizi un dibattito serio, un dibattito dove si possa, come ho detto prima, arrivare a una conclusione dove tutti noi abbiamo il buon senso, perché qui si tratta di questo, nei confronti dei cittadini per dare, io spero, questo valore credo anche aggiunto, se vogliamo. Sicuramente ci sarà da discutere ma io credo che venga fatto sempre in modo e in maniera coerente, corretta e con la professionalità che distingue tutti noi.
Vi ringrazio per il momento e mi riserverò, se c'è, qualche emendamento o qualcosa per fare sempre naturalmente il meglio che si può per arrivare al dunque finale e mi auguro che non andiamo avanti veramente fino alle vacanze perché sarebbe dura.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ferrari.
La parola al consigliere Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico – Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Saluto il Presidente Zaia e tutti i Consiglieri regionali qui presenti.
Volevo fare una piccola riflessione sulla nostra sanità veneta che a mio parere funziona bene, è una sanità che sicuramente, come tutte le cose che funzionano bene, si può e deve migliorare ma essenzialmente funziona bene.
Quindi l'esigenza, mi pare di capire, di questo cambiamento sta nel fatto che abbiamo bisogno di recuperare risorse, quindi l'Azienda Zero serve per cercare di diminuire, di abbattere i costi, che purtroppo secondo me sono pesanti per la sanità in un Bilancio che presenta sempre la coperta corta anche dovuta a scelte passate.
Io non ho mai condiviso i derivati bancari che possono rappresentare un costo, per esempio gli interessi che continuiamo a pagare sono notevoli e quindi pesano anche sui servizi che poi la Regione deve dare ai cittadini.
Sarebbe da decidere di uscire al più presto da questi derivati bancari.
Venendo all'Azienda Zero, perché mi pare di capire che il suo obiettivo è quello di abbattere i costi, si va avanti con questo progetto.
Sull'Azienda Zero stamattina ho letto con interesse una serie di suggerimenti che vengono dati dall'Ordine degli assistenti sociali del Veneto che sono arrivati solo stamane ma ho tratto alcuni punti per cercare di condensarli nel mio intervento.
L'Azienda Zero non deve essere totalizzante nelle decisioni, cioè decidere tutto quello che succede nell'ambito di tutte le U.L.S.S. Alcune decisioni va bene che vengano prese dall'Azienda Zero da sola in modo autonomo, come gli acquisti centralizzati, il modello assicurativo, l'informatizzazione degli Uffici e delle strutture delle U.L.S.S., l'Ufficio legale che è bene sia unico in tutta la struttura, invece altre sarebbe opportuno che fossero scelte fatte insieme alle singole U.L.S.S. come ad esempio gli investimenti che riguardano le singole U.L.S.S., la tecnologia che può riguardare la singola U.L.S.S. in base alle esigenze specifiche di ogni U.L.S.S., il personale con le loro esigenze e la loro formazione.
Ecco, queste decisioni dovrebbero essere assunte insieme, dalla singola U.L.S.S. e dall'Azienda Zero.
Poi c'è il problema dell'estensione territoriale che sembra troppo vasta e anche disomogenea, andrebbe contenuta per trovare una media attorno ai 500 mila abitanti per U.L.S.S.; dimensioni minori potrebbero consentire una migliore gestione e anche conservare l'importanza dei singoli Comuni all'interno di ogni U.L.S.S.. Sappiamo che i Comuni pagano anche molto perché, soprattutto per quanto riguarda il servizio socio-assistenziale fatto dalle U.L.S.S., c'è una partecipazione pro capite di ogni persona residente in un Comune che è abbastanza costosa. Io so che il Comune di Oderzo dovrebbe pagare tra i 5-600 mila euro all'U.L.S.S. per gli interventi che fa a livello socio-assistenziale.
È evidente, quindi, che i Comuni devono essere coinvolti maggiormente a mio avviso in queste decisioni.
Su un territorio così vasto, prevedere una Conferenza dei Sindaci unica per ogni U.L.S.S. secondo me, implica svuotare un po' di valenza il peso dei singoli Comuni che si trovano a far parte di un organismo vastissimo nel quale l'incidenza di ciascuno è molto bassa. Per cui forse l'idea di fare una Conferenza dei Sindaci non con riferimento ad ogni U.L.S.S. ma ad ogni distretto potrebbe essere preferibile.
Anche il Distretto dovrebbe essere mantenuto nelle dimensioni attuali, perché, considerati i bisogni che ha ciascun territorio, è importante che i Distretti non abbiano dimensioni anch'essi molto vaste perché questo consente di meglio intervenire nei vari territori, di concertare meglio gli interventi con i singoli Comuni e così di avere un intervento efficace che può riguardare specificamente le singole comunità territoriali.
Un altro punto che volevo toccare è quello delle liste d'attesa perché l'obiettivo dell'U.L.S.S. è cercare sempre di migliorare in modo che, per visite ed esami specialistici, il tempo tra la prenotazione e l'accertamento sia il più breve possibile perché fa parte della prevenzione e alla fine investire sulla prevenzione rappresenta anche minori costi, perché poi la cura quando uno si ammala rappresenta costi maggiori. Per fare questo bisogna naturalmente investire sul personale e quindi c'è bisogno di strutture e di personale.
Poi anche le tecnologie devono essere sempre di ultima generazione e cercare l'aggiornamento soprattutto per dare un servizio sempre maggiormente qualificato.
Io ho voluto fare un breve intervento, traendo alcuni spunti anche da quella lettera mandata oggi dall'Ordine degli assistenti sociali del Veneto, come contributo a questa riforma che oggi è stata portata qui alla discussione del Consiglio regionale del Veneto e spero possano anche avere una dovuta considerazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Libera.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli D'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
All'inizio di questo percorso io ho sentito una parte delle opposizioni dipingere la proposta di riforma della nostra sanità in modo catastrofico, quasi come se questa maggioranza volesse distruggere la sanità, volesse in maniera cinica privare i cittadini di un servizio indispensabile.
Durante i lavori della Quinta Commissione invece ci si è accorti che non era certo questo l'obiettivo della maggioranza ma l'obiettivo rimane quello di migliorare il servizio sanitario e socio-sanitario da rendere ai cittadini. Questo è l'obiettivo che credo sia anche l'obiettivo delle opposizioni, perché se questo è l'obiettivo comune possiamo lavorare insieme, come abbiamo fatto durante i lavori della Quinta Commissione, e fare in modo da contribuire tutti assieme a migliorare ancora di più uno strumento che rappresenterà una pietra miliare per quanto riguarda le iniziative politiche ed amministrative di questa Regione.
Io ho sempre ammirato le persone di coraggio, questa è una iniziativa coraggiosa, molto coraggiosa e ritengo indispensabile far capire che, se tutti noi avremo il coraggio sufficiente, potremo dotare la nostra Regione di uno strumento formidabile per migliorare il servizio da rendere ai cittadini nei prossimi anni, forse nei prossimi decenni.
Ho sentito parlare di ricatti, impropriamente ma anche provocatoriamente. In realtà chi usa spesso la parola ricatto forse non conosce, o non conosce abbastanza o l'ha dimenticato, il significato della lealtà, della capacità di onorare la parola data e su questo ci muoviamo, per fare in modo di riuscire a capire che tutti assieme possiamo fare cose importanti per la nostra Regione.
Dobbiamo prendere atto del fatto che ci sono minori risorse disponibili, sia per mancati trasferimenti statali e sia ovviamente per altre ragioni, quindi noi dobbiamo utilizzare al meglio le poche risorse a disposizione e quindi razionalizzare. Se oltre a razionalizzare riusciamo anche ad avere dei risparmi dalla nostra iniziativa tanto meglio, perché utilizzeremo al meglio le risorse che abbiamo a disposizione.
Per quanto riguarda questa importante riforma e visto che è stata citata in più occasioni, soprattutto dai Consiglieri dell'opposizione, la questione della caccia, credo che parlino più di caccia le opposizioni che non la maggioranza.
Adesso che abbiamo superato questo pretesto, io sono convinto che alla fine succederà quello che è successo per la caccia: molti dipingevano la questione in maniera nefasta esprimendo la propria contrarietà all'iniziativa della maggioranza per poi finire – lo voglio ricordare, da parte delle opposizioni - a votare a favore del provvedimento che abbiamo proposto.
Siccome succederà così anche per la sanità, mi auguro che, con il contributo di tutti, possiamo migliorare, laddove necessario, questa proposta, senza perdere tempo ma dedicando il tempo necessario. Non dobbiamo fare le cose con eccessiva fretta perché, ciò a cui ci stiamo dedicando, è troppo importante per affrontare queste tematiche con eccessiva fretta ma neppure perdere del tempo inutile in giochetti del teatrino della politica, che ci impediscono poi di affrontare altre problematiche che riguardano i nostri concittadini.
Così come è successo per altre situazioni, io mi auguro che veramente utilizziamo al meglio il tempo a disposizione e chissà che - come è già successo, che le opposizioni, rendendosi conto della bontà della proposta ma anche essendo orgogliose del proprio contributo fornito per migliorare questa proposta – possiamo avere un largo consenso che si traduca anche in una corretta informazione sul territorio. Perché spesso chi fa ostruzionismo oppure chi fa catastrofismo, lo fa non utilizzando la verità e la corretta informazione.
Credo che, se contribuiremo tutti assieme a realizzare questa grande azione di riforma, faremo qualcosa di molto utile per i nostri concittadini.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ho seguito con la dovuta attenzione, l'attenzione che si deve alle persone qui presenti che hanno impegnato molto tempo in questi ultimi mesi nel portare a casa o, meglio, a compimento e portare in Aula questa proposta di legge; ho ascoltato il relatore collega Boron che stamattina ha snocciolato tutta una serie di numeri, tra questi gli 80 soggetti auditi o, meglio, tante associazioni di categoria, tante associazioni di cittadini e magari anche soggetti più disparati; però non tutti erano felici, anzi la maggioranza si è dimostrata contraria e lo ha dimostrato mandandoci mail e cercando il contatto con tutte le minoranze per spiegare le loro ragioni.
Tutti noi abbiamo assistito e abbiamo partecipato a delle serate organizzate proprio per spiegare chiaramente a noi che all'interno di questo consesso potevamo portare un cambiamento in questa proposta di legge, abbiamo parlato sempre di "dove posso trovare nuova linfa", "dove trovare i schei" perché è questo il concetto fondamentale: ci mancano i danari.
Poi anche il collega Zaia - anche se è il mio Presidente mi vanto e pregio di chiamarlo Collega – ha riportato il discorso sulla ricerca della nuova linfa, sempre: cerchiamo i soldi.
Poi ha fatto una digressione sulle U.L.S.S. dichiarando che staremo sempre di meno negli ospedali perché i tempi che noi andremo a passare all'interno in seguito a un'operazione o a quant'altro diminuiranno sempre di più e verremo traslocati dall'ospedale, in cui saremo ricoverati per l'urgenza, negli ospedali di comunità, che purtroppo ad oggi, non sono ancora operativi. Tutti possiamo dirlo perché nei nostri territori ancora non esistono.
Si dimentica sempre – inciso – di raccontare che quando entreranno in funzione questi benedetti ospedali di comunità allo scoccare del 31° giorno il cittadino dovrà tirare fuori i soldi dalla propria tasca e pagherà una quota differenziata dal 31° giorno al 40° e poi aumenterà e si pagherà la quota alberghiera. Questa parte di informazione mi rendo conto che sui territori non è passata e nessuno si pregia di andarla a raccontare in maniera chiara affinché i cittadini possano comprende questa trasformazione di sanità che stiamo mettendo in piedi.
Poi abbiamo parlato delle U.L.S.S. e della specificità delle due U.L.S.S. 7 e 9, il collega Zaia ha detto il perché siamo passati da 7 a 9: perché l'U.L.S.S. di Bassano è stata spogliata dalla presenza dei Carabinieri e di altre figure istituzionali, come se fosse una moneta di compensazione il lasciare una U.L.S.S. in un territorio che non ha più i carabinieri o che non avrà più la Guardia di Finanza e non so cos'altro.
Questa, mi perdoni, non è la maniera corretta di gestire il territorio, comunque è un punto di vista, è una scelta politica che sicuramente pagherà.
Poi abbiamo parlato dell'U.L.S.S. n. 9 Veneto Orientale. Lei ha detto che dall'inverno in cui sono presenti poche migliaia di persone, durante l'estate è un centro enorme con delle presenze molto importanti, anche questo è vero ma perché non abbiamo usato lo stesso metro di attenzione anche per le altre U.L.S.S. che hanno delle problematiche e delle specificità se non simili, addirittura superiori?
Qua mi riferisco alle U.L.S.S. definite montane. Non si è avuto lo stesso riguardo perché forse l'Alto Vicentino - come ha citato la collega Guarda – e anche il bellunese meritavano un occhio di riguardo come – qua avrò conforto sicuramente dal collega Azzalin – la specificità che è rappresentata dalle terre del Veneto meridionale dal quale io provengo. Noi abbiamo una situazione di una U.L.S.S. lunga circa 80 chilometri che va dal mare e arriva quasi ai Colli veronesi ed è sicuramente una situazione che andrà vagliata e mi auguro siate disponibili a riaprire questo discorso.
La maniera con cui sono state disegnate le nuove U.L.S.S. per noi è sbagliata, doveva iniziare da una contrattazione col territorio, in maniera diversa, soprattutto ascoltando le Conferenze dei Sindaci e non chiamandoli in Commissione a dire la loro a giochi fatti.
Sì, qualcosa è stato cambiato, è meglio di niente e lo abbiamo portato a casa, ma non è quello che si voleva. È proprio il metodo.
Ho sentito dire che non è stato un progetto di legge imposto dall'alto ma è stato fatto ascoltando dal basso, ma qui continuo a dire: no, non è vero, non è stato così, altrimenti non avremmo avuto sul territorio tutta questa acredine e questo scontro che si è presentato.
Poi vorrei dire una cosa e sottolinearla a tutti i Colleghi che mi stanno ascoltando con molta attenzione. Abbiamo parlato sempre di conti e conteggi non partendo dall'elemento fondamentale che è l'uomo. La sanità è fatta e disegnata per la persona, per il cittadino, per noi tutti quando ne abbiamo bisogno e invece siamo qui semplicemente a parlare di una Azienda Zero che andrà a gestire semplicemente conti, soldi e come fare meglio le cose.
Se proprio volevamo dire questo vorrei sottolineare che ci sono tante cose che non funzionano nella sanità 2016 che abbiamo in essere, la non trasparenza dei conti e dei bilanci che noi stiamo chiedendo da mesi. Quando noi siamo entrati in questo Consiglio regionale, ormai è un anno, abbiamo iniziato a chiedere che ci vengano delineati e specificati tutti i costi che concorrono a fare il prezzo finale della prestazione che non è il ticket soltanto ma tutto quello che viene inserito nella prestazione.
Noi sappiamo perfettamente che esistono conteggi riguardanti qualsiasi operazione venga fatta e non ci vengono mostrati.
Ultima cosa chiesta in ordine di tempo è stata proprio che mi vengano consegnati i bilanci delle U.L.S.S., di tutte le U.L.S.S., per capire di cosa stiamo parlando.
Da conteggi che abbiamo fatto noi l'andare a risparmiare, secondo la maggioranza, 80-90 milioni di euro – conteggi non fatti dalla maggioranza ma dall'Università Ca' Foscari - oppure l'analisi che ha rappresentato il collega Sinigaglia che gli è stata data dalla CGIL, mi sembra, dai Sindacati, è molto riduttivo perché se non sappiamo di cosa stiamo parlando siamo sempre fermi al palo.
A tal proposito vorrei anche segnalare che in data 25 marzo 2016 ho depositato presso questa Segretaria una interrogazione e arrivo sempre lì, arrivo ai soldi. L'U.L.S.S. 18 è stata governata da un Direttore generale tra i più quotati allora che, con conteggi alla mano preso carta e penna, perché la situazione politica gli imponeva questo, si è messo a fare dei conteggi dichiarando nella sua relazione finale e con i bilanci in mano - quindi tutte dichiarazioni depositate infatti io prima di uscire con questa interrogazione ho ricevuto i documenti - dichiarava che ogni anno, se si riprendevano all'interno della sanità pubblica i servizi che venivano esternalizzati alla sanità privata, avremmo prodotto un risparmio soltanto nell'U.L.S.S. 18 di circa 14 milioni di euro.
Allora io vi invito e questo sarà un mantra, in questi giorni ve lo ricorderò sempre: perché non abbiamo mai invitato qui questa persona, il dottor Marcolongo, a spiegarci da dove aveva desunto questi dati? Perché non abbiamo chiamato il dottor Marcolongo a spiegare ed insegnare come si poteva arrivare a questo?
Dico che 14 milioni di euro in ognuna delle U.L.S.S. più piccole del Veneto significava, 14 per 21: fate voi i vostri conti?
Cosa serviva andare a non dico distruggere, perché giustamente, come avete detto, andare avanti si deve, basterebbe anche avere un'unica U.L.S.S. invece che 7 ma gestite correttamente, io devo avere le fatture in mano e poter capire cosa stiamo pagando e quanto lo stiamo pagando.
Siamo una delle migliori Regioni esistenti in Italia ma potremo essere diversi e in maniera chiara, trasparente. La trasparenza è la cosa che ci dovrebbe contraddistinguere tutti quanti e non deve essere un'esigenza che viene solo da una parte politica ma un qualcosa che noi politici dobbiamo mettere sul piatto ai cittadini per chiedere la prossima volta il loro voto. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Come Gruppo di Forza Italia abbiamo seguito da vicino e ci siamo documentati, interessati, abbiamo partecipato in modo costruttivo a questa riforma. Una riforma che all'inizio abbiamo visto, non ce lo nascondiamo, con un po' di preoccupazione nel momento in cui si pensava di dover riorganizzare un modello di sanità veneta che funzionava e, tra l'altro, considerato eccellente a livello nazionale, ma dall'altra abbiamo sentito il dovere, comunque, di affrontare questa sfida. Una sfida che, documentandoci e vedendo cosa succede nelle altre Regioni, ha dimostrato come molte altre Regioni hanno già proceduto in questa direzione. Non ci dimentichiamo la riforma del Friuli Venezia Giulia, che, tra l'altro, è entrata in vigore da poco, la riforma della Toscana che porta da 12 a 3 U.L.S.S., la riforma della Lombardia. Il Veneto, quindi, considerata Regione eccellente, dal nostro punto di vista aveva il compito di affrontare questa sfida importante.
Strada facendo dobbiamo dire che siamo stati molto soddisfatti, soprattutto nella fase delle audizioni in Commissione, ma anche negli incontri nel territorio che abbiamo promosso come Gruppo di Forza Italia, nel fatto di sentire la necessità di dover mettere mano a questa nostra sanità per poter continuare a mantenerla a livelli di eccellenza. Noi siamo convintamente favorevoli al fatto di dover riorganizzare tutte quelle che sono le strutture socio-sanitarie territoriali, andando ad abbattere quelli che sono gli attuali confini delle U.L.S.S. provinciali che, in qualche maniera, vanno a ridurre le capacità di investimento e le capacità di dare delle risposte ai cittadini. Poter lavorare su una dimensione più ampia di U.L.S.S. consente di mettere insieme ospedali e strutture sanitarie territoriali in modo da essere sicuramente più efficienti. Addirittura, nel corso dei lavori, avevamo avuto anche uno slancio in più, ossia la possibilità non solo di andare ad allargare la dimensione delle U.L.S.S., ma addirittura pensare all'integrazione tra Aziende ospedaliere universitarie e territori; proprio perché l'integrazione rappresenta l'arma vincente per poter affrontare le esigenze dei cittadini con una diminuzione delle risorse che lo Stato centrale garantisce alle Regioni.
Così come Azienda Zero non l'abbiamo vista come un elemento che va a danneggiare la sanità, ma è un elemento che va a rafforzare il servizio sanitario. Lo va a rafforzare perché non si occupa di sanità, ma si occupa di sburocratizzare le U.L.S.S. dando a queste il compito principale di eseguire servizi socio–sanitari nel territorio.
Noi vogliamo delle U.L.S.S. che si occupino di questo e quindi tralascino quelli che sono compiti maggiormente burocratici e amministrativi, che sicuramente nel momento in cui vengono gestiti da un organismo centrale hanno la possibilità di farlo meglio e sicuramente di abbattere i costi, consentendo, quindi, di dirottarli nella sanità di territorio.
Quindi, Azienda Zero va vista come un elemento di supporto, un elemento di aiuto alla nostra sanità perché consente di eliminare doppioni, consente di eliminare uffici amministrativi, tecnici e legali, consente di uniformare quelli che sono sistemi informatici che, come tutti noi sappiamo, non sono oggi uguali da per tutto e fanno fatica a dialogare ma soprattutto costano molto di più di quello che possono costare verso una direzione di accentramento.
Va detto, poi, che in questo momento, pur avendo nove direttori generali, andiamo comunque a gestire 21 U.L.S.S.: questi direttori generali oggi non stanno governando 9 U.L.S.S. ne stanno governando 21. Questo per dire che abbiamo la necessità, e qui mi rivolgo anche alla minoranza, di accelerare con questa riforma, accelerare per poter dare a coloro che stanno guidando oggi la sanità nel territorio uno strumento più efficiente, uno strumento più efficace, uno strumento in grado di essere più confacente alle esigenze dei cittadini.
Quindi abbiamo non solo il bisogno e anche, come è stato detto, il coraggio di dover definire al più presto questa riforma, ma di dover dare degli strumenti idonei a chi in questo momento sta dando questo servizio al territorio. Quindi, come Gruppo di Forza Italia, nel lavoro che è stato svolto, diciamo, che è sicuramente positivo, così come dobbiamo in qualche maniera, magari anche confrontandoci con quelle che saranno le proposte dell'opposizione, rafforzare una linea riconosciuta da tutti, che è quella di considerare il valore dato dai Sindaci e dal territorio nei Piani di zona che in questo momento sono in capo alle vecchie U.L.S.S.. Con l'U.L.S.S. provinciale questo modello viene modificato, ma siamo tutti consapevoli e convinti che il Piano di zona, che veniva circoscritto alle vecchie U.L.S.S., deve continuare a rimanere un punto di riferimento.
Questo noi di Forza Italia l'abbiamo ribadito all'interno della Commissione, l'Assessore ha dato forza e ha condiviso questa proposta; pertanto vogliamo che il territorio, i Sindaci per primi, continuino a essere protagonisti di questa integrazione socio-sanitaria, mantenendo l'organizzazione dei Piani di zona a livello delle vecchie U.L.S.S..
Questo perché, come tutti voi sapete, si è consolidato nel tempo un sistema di integrazione socio–sanitaria legata all'organizzazione dei Comuni, che è legata alle risorse dei Comuni e in rapporto a queste ci sono le deleghe che sono state attribuite alle vecchie U.L.S.S.. Quindi questo modello, anche se non si chiamerà più modello fondato sull'U.L.S.S. di prima, ma un modello fondato sull'articolazione piuttosto che sull'ambito, continuerà ad avere lo stesso significato e raggiungere gli stessi obiettivi di prima.
Un lavoro importante, un lavoro che guarda al contributo delle opposizioni che potranno dare dai loro emendamenti, ai quali noi guardiamo con attenzione, come abbiamo già fatto nei lavori della Commissione. L'importante è che velocizziamo l'approvazione di questa riforma per avere veramente 9 U.L.S.S. nel nostro territorio, per poter sburocratizzare un sistema e poter creare un modello di sanità veneta che continui ad essere un punto di riferimento per le altre Regioni e per tutta Italia. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In realtà non stiamo parlando dei confini delle U.L.S.S., il titolo del progetto di legge è la modifica della governance, la governance, tradotto, vuol dire: chi comanda che cosa. Governance è chi governa e come governa e il nodo di questa proposta di legge è la modifica di chi governa e come governa.
A questa domanda bisogna rispondere e si può rispondere dicendo: siccome ci sono troppi che governano la sanità, troppe U.L.S.S., troppi direttori generali, troppi direttori del sociale, etc., riduciamo il numero di questi, teniamone meno, e risolviamo il problema del governo della sanità del Veneto. Ovvio che se facciamo la media tot spesa abitante e riduciamo il numero di quelli che governano, ci viene fuori matematicamente - l'ha detto il Presidente Boron nel suo intervento - che conviene ridurre chi decide che cosa, punto.
Però questo non è l'unico modo per valutare qual è il miglior modello organizzativo di chi decide e governa e che cosa. L'altro modo è di decidere questo modello in funzione del servizio che si vuole dare. Partiamo dalla risposta al bisogno di salute e vediamo se questo modello è adeguato a quella. Siamo tutti d'accordo che la popolazione invecchia, si vive di più, 82,6 anni, ha detto il Presidente Zaia, poi credo siano le donne, perché gli uomini scontano qualche anno in meno, quindi che la grande emergenza, che non è più una emergenza ma è la realtà della domanda di salute, è la cronicità.
Bene, come si risponde a questa domanda di salute? Anche su questo c'è quasi unanime opinione: non con gli ospedali, i quali sono sempre più finalizzati a curare gli acuti e poi? Eccoci qua, in che modo? In un modo che prevede dei servizi diffusi, capillari, domiciliari, quindi siamo fuori dall'ospedale e siamo dentro le case, oppure semi domiciliari e quindi intervengono gli ospedali di comunità, intervengono le case di riposo, intervengono i centri diurni.
Quindi, mentre l'ospedale ha il suo bel cartellone con scritto "qui c'è l'ostetricia - o non ci sarà più, dipende dalle decisioni - c'è la medicina, c'è la cardiologia", "no, non c'è la cardiochirurgia nel mio ospedale di Arzignano e quindi vado a Vicenza dove nel cartellone fuori c'è scritto..."; nei Comuni non c'è nessun cartellone dove c'è scritto "in questo Comune c'è l'assistenza domiciliare, l'ospedale di comunità, la medicina di gruppo integrato, le cure palliative", chi lo sa?
Allora, se questa è la domanda di salute e la risposta che vogliamo dare è la medicina di territorio, dobbiamo domandarci qual è il migliore modello organizzativo perché quella risposta sia efficace. E secondo noi questo modello non è un modello che verticalizza le decisioni, cioè rende ancora più piramidale il sistema di governo. Detta in termini calcistici: per arrivare nelle case con l'assistenza socio–sanitaria, la squadra deve essere corta; cioè l'integrazione che si fa tra Azienda U.L.S.S. e Comuni principalmente, ma poi ci metto il terzo settore, i medici di famiglia, le case di riposo, la squadra corta, devono essere interlocutori che si guardano in faccia, concordano, decidono e attivano il territorio. Direi che è una risposta federalista.
Guardo il collega Guadagnini, non so come sia in Catalogna, però io la chiamo così: federalista, cioè che federa, che mette insieme.
Se questo è, il modello che ci è presentato con questa proposta non è il modello adeguato per quella sfida di risposta ai bisogni di salute. Il collega Sinigaglia ha già elencato quante materie, quante funzioni, quante decisioni sono caricate su questa Azienda Zero, che, ovviamente, si allontana sempre di più da questo territorio che ha bisogno di dare delle risposte che sono capillari, che sono ad personam, perché l'assistenza domiciliare è questo: bisogna rispondere al bisogno di quella persona, di quella famiglia.
Stamattina mi pare sia stato il collega Berti che ha ricordato la Ferrero, mi piace perché anch'io faccio spesso questo esempio. La Ferrero è la fabbrica che fa la Nutella, fattura 8 miliardi e 4, siamo lì con il Fondo sanitario regionale. Non so, il Presidente Zaia o l'Assessore, magari quest'anno diranno ci tagliano i 100 milioni, comunque siamo lì, giusto. Ha 22 mila dipendenti, quindi meno della metà dei dipendenti del Sistema Sanitario del Veneto; credo più di venti stabilimento, però fa la Nutella, fa una cosa che deve sempre essere uguale a se stessa.
Il Sistema Sanitario del Veneto fa 8 miliardi e 4 di Fondo sanitario, ha più di 50 mila dipendenti e deve produrre una risposta che non è la Nutella, cioè una risposta che se è quella per la cronicità si deve adattare a questi territori, a queste comunità, a questi bisogni.
Ora, se prendiamo questa proposta e la traduciamo immediatamente siamo convinti che non sia in grado di assicurare quella risposta. Probabilmente andrebbe bene a fare una cosa tipo la Nutella, molto standardizzata, perché c'è una centrale unica che decide per tutti, fa la stessa cosa per tutti, le stesse decisioni, fa le assunzioni. Però stiamo parlando di un'altra cosa, o almeno noi pensiamo che stiamo trattando di un sistema complesso che deve adattarsi a queste comunità, a questi bisogni, a questi territori.
Allora, se è così, dobbiamo rimettere un po', un po' tanto, in equilibrio i poteri tra la programmazione che spetta al Consiglio, l'attuazione che spetta alla Giunta, l'organizzazione sul territorio che spetta a questa squadra corta rappresentata dalle aziende, dai Comuni, dal terzo settore e da tutte queste istituzioni; e lì in mezzo, se deve esserci qualcosa che è al servizio di questo sistema complesso, non può essere qualcosa che comanda il sistema complesso, come la Ferrero per fare la Nutella, deve esserci qualcosa che mette a disposizione di questo sistema strumenti adeguati certamente, anche di razionalizzazione certamente. Quindi vedete che il tema non è tanto il confine delle U.L.S.S..
Presidente, che poi ci siano dei motivi per cui il bassanese, siccome perde il Tribunale, allora dovrebbe avere l'U.L.S.S., magari ci sarebbe qualche altro territorio che ha perso per strada dell'altro ma non ha avuto l'U.L.S.S.; mi pare che quella spiegazione lì non tenga tantissimo. Ma non è decisivo dentro tutto qui il confine, è decisivo chi decide che cosa e quanto questo chi decide che cosa è distribuito ed è integrato se vogliamo e crediamo che il modello che si è affermato nel Veneto - io penso che sia così - sia un modello di successo. Abbiamo detto che la Lombardia torna indietro, ma torna indietro nel senso che si era spinta laddove aveva intanto separato la sanità dal sociale e per certi versi aveva accentrato, perché chi governava tutto il sistema della sanità prevalentemente privata accentrata a livello regionale, con certe conseguenze non desiderabili credo sul piano anche giudiziario e non solo sul piano dell'organizzazione dei servizi.
Quindi, ribadisco, siccome parliamo di chi decide che cosa questo non è indifferente, non è una variabile indipendente da come vogliamo assicurare una risposta di salute.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ci accingiamo, caro Presidente e cari Colleghi, ad affrontare forse il primo vero provvedimento strategico di questa Legislatura come è stato detto dal Presidente Zaia questa mattina.
Pensiamo che una gestazione lunga abbia significato, evidentemente, un confronto importante anche in Commissione. Il Presidente Boron stamattina ha elencato tutte le date delle sedute di Commissione, ha elencato il numero delle audizioni; però forse non ha tenuto presente dentro questo elenco il fatto che il 26 giugno dell'anno scorso, esattamente un anno fa circa, veniva lanciata questa proposta di legge del Presidente Zaia insieme a altre mi pare 18, 19 proposte di legge e soltanto oggi questo proposta di legge va alla discussione e al voto. Sono passati 7 mesi, ma non soltanto perché si è discusso a lungo, ma perché c'è una interruzione che questa mattina non è stata messa in risalto. C'è stata un interruzione di 7 mesi dettata, Colleghi, non tanto dall'esigenza di ritarare l'originaria proposta di legge del Presidente Zaia, quanto quella di trovare un accordo o una sorta di incontro tra accomodamenti di maggioranza.
Dico questo con molta semplicità e anche molto umiltà, perché quando il collega Berlato diceva prima "io apprezzo molto il coraggio - mi pareva che dicesse così - questa è una riforma coraggiosa e dobbiamo andare in questa direzione". Ebbene, in una delle ultime sedute della Commissione Quinta il consigliere Berlato non era di questo parere, a tal punto che ha anche detto che avrebbe ritirato la sua firma dall'ultimo maxi emendamento presentato dalla maggioranza. Allora, vuol dire che in qualche modo il coraggio va a settimane alterne o il riconoscimento del coraggio va a settimane alterne.
Per dire che cosa, Colleghi? Non certo che qui ci prodighiamo in un esercizio di stile, perché a noi interessa portare a casa questa riforma, che è una riforma certamente anche coraggiosa, lo riconosciamo nella diversità di vedute, ma ci interessa portare a casa una riforma che possa dare veramente delle risposte, così come i cittadini si attendono. Dico questo perché noi avremmo sperato che in quei 7 mesi ci fosse stata la verifica del Piano socio-sanitario, l'abbiamo detto a più riprese. Quando il Presidente Zaia stamattina diceva "Il PDL nasce da delle analisi", noi ci siamo domandati "ma quali sono state le analisi?", se in sette mesi in Commissione noi abbiamo chiesto di poter avere la fotografia dell'esistente e cioè che cosa di quel Piano socio-sanitario 2012–2016 è stato realizzato, che cosa non è stato realizzato? Anche con l'onestà e l'umiltà di dire: non l'abbiamo realizzato ma abbiamo intenzioni da qui a due anni, tre anni, di portarlo avanti, o vorremmo dire che la riforma parte da quello che non è stato realizzato in quella programmazione socio–sanitario.
Il Piano socio-sanitario dice delle cose in maniera chiara, dice che si vuole arrivare a ridurre i posti letto in ospedale e che si vuole incrementare le strutture di comunità, il Presidente parlava della deospedalizzazione. Siamo tutti d'accordo che si vada verso quella direzione, ma quando nei territori risulta chiaro che questo tipo di strutture è ancora al palo e che ci sono delle dichiarazioni divergenti tra il Direttore dell'Area socio–sanitaria, il Presidente Zaia e l'Assessore Coletto nello stesso territorio ci dice, in tre occasioni diverse, che ci saranno opportunità diverse, è evidente che la confusione è tanta ed è evidente che noi poniamo delle obiezioni. E non sono obiezioni che vanno nella direzione di voler ritardare una riforma importante che si aspetta il Veneto, ma vanno nella direzione di dare delle risposte concrete.
Quando si parla di programmazione - penso anche alla mia realtà - Presidente, lei diceva questa mattina: qual è stata la scelta delle nove U.L.S.S. invece che delle sette? Quella di venire incontro a dei territori che rivelano delle particolari peculiarità. Io la capisco così. E lei parlava nel caso del Veneto orientale di una U.L.S.S. fisarmonica, così definita e mi è piaciuta anche la definizione perché rende l'idea di un territorio che ha un potenziale turistico particolare quindi ha un incremento di utenza. Lei mi parlava tra i 10 e i 15 milioni, il Garda ha 12 milioni di presenze stagionali, è nata una U.L.S.S. 22 come dire sdoppiata? Una U.L.S.S. 22 che a Verona ha un Comune che è al confine con la Lombardia e un Comune al confine con il Trentino, per dire la dimensione della U.L.S.S.
Vorrei sentire delle motivazioni diverse, Presidente, delle motivazioni diverse, che dicano realmente quali sono le ragioni. Allora, è evidente che viene da pensare che possono essere ragioni più politiche. Ma mettiamo anche che siano sette, non ero neanche d'accordo sulle otto per cui è un parere personale, se ne facciamo sette l'importante è come avviene l'organizzazione dentro ogni U.L.S.S.. E là dove ci sono le Conferenze dei Sindaci che prevedono 98 Sindaci, ma come fa ad essere esecutiva una Conferenza dei Sindaci con 98 Sindaci? È come la condizione delle ATO provinciali: si sta rivelando un boomerang, perché avere un organismo consultivo di 98 Sindaci vuol dire non decidere niente. E lei e la sua Giunta, che siete – e io mi riconosco in questo - una Giunta del fare, una Giunta dell'efficienza, vorrei che il mio Presidente della Regione e la mia Giunta regionale potessero davvero dare delle risposte concrete di efficienza e allora sarei la prima a schiacciare il pulsante per approvare questo tipo di riforma.
Sempre per restare in una situazione che conosco perché non mi permetterei mai di valutare altre situazioni di cui ho poca conoscenza, noi abbiamo una programmazione sanitaria che prevede nell'aprile 2015, pochi giorni prima del voto, un H24 al punto di prima soccorso di Caprino, con un numero di presenze che è sceso da 11 mila accessi del 2010, a 126 accessi, ad aprile 2015. È programmazione questa quando da 11 mila si scende a 120 e si aumenta l'H24, cioè l'assistenza domiciliare 24 ore? A distanza nemmeno di un anno questo H24 diventa H12 con praticamente zero presenze, zero accessi e abbiamo un punto di primo soccorso che è chiuso! C'è un cartello attaccato all'ospedale di Caprino che dice "chiuso per ferie", per dirla così. Ci troviamo di fronte a queste discrasie, a queste situazioni imbarazzanti.
Credo che sia indispensabile intervenire in termini di scelte coraggiose, sia indispensabile intervenire facendo una riforma, ma non una controriforma, cioè qualche cosa che si scolla completamente dal territorio e non ci permette davvero di valutare le urgenze e le esigenze e poi ritarare un intervento di respiro, un intervento di progettazioni.
Dico questo perché? Perché credo sia indispensabile, al di là di tutto, ascoltare le esigenze mosse dai territori oltre che dagli operatori sanitari. Giustamente, veniva sottolineato anche da lei questa mattina, Presidente, c'è la necessità di dare in qualche modo anche risposta alla razionalizzazione, i 21 uffici legali, i 21 uffici acquisti, i 21 uffici tecnici, d'accordissimo che si debba andare in quella direzione. Però rispetto alla programmazione della rete ospedaliera, delle strutture che noi ci attendevamo dal Piano socio-sanitario, abbiamo ancora una situazione che è pari a zero.
Allora, quando si parla di Azienda Zero non vorremmo che si parlasse di azienda dello zero assoluto. In chimica quantistica lo zero assoluto è la condizione di temperatura quasi allo zero che impedisce qualsiasi forma di aggregazione molecolare. Ecco, noi speriamo che questa Azienda Zero davvero non debba essere definita nella storia della sanità veneta come azienda dello zero assoluto.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Orietta Salemi.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Buon pomeriggio a tutti.
Non faccio parte della Quinta Commissione, hanno seguito i lavori i colleghi Bassi e Giovanna Negro, la collega Giovanna Negro ha già preso la parola e credo che il collega Bassi lo farà fra poco, però qualcosa volevo dirla anch'io.
Innanzitutto, voglio sgombrare il campo per quanto riguarda la nostra considerazione nei confronti del vostro lavoro, cioè siamo certi che voi state operando nella massima buona fede, questo lo dico in coscienza, coerenza e rispetto assoluto. Quindi, come diceva il collega Berlato, avete coraggio, sappiamo che questa cosa la fate perché ci credete in maniera precisa, l'avete detto in campagna elettorale. Quindi da questo punto di vista vi riconosciamo di essere gentiluomini e gentildonne, per le Colleghe Assessore, perché l'avete detto ancora in campagna elettorale, quindi su questo siamo sicuri che operate nella massima correttezza. Però c'è sempre un però, però non è un però cattivo, è un però propositivo. C'è qualcosa che effettivamente studiando la norma ci lascia qualche perplessità e noi cercheremo nel lavoro di questi giorni, che ci vedrà insieme, di sollevare questi dubbi perché questo provvedimento normativo sia migliorativo.
Innanzitutto, devo dire la verità, la sanità del Veneto è una eccellenza. Questa mattina sono arrivato in ritardo in Consiglio regionale perché ho dovuto accompagnare un familiare in una struttura sanitaria veneta e ho potuto constatare la formazione, la precisione e l'efficienza della struttura stessa.
È anche vero che questo provvedimento, a mio parere, suona molto di esternalizzazione, cioè mi sembra che la Regione, il Consiglio regionale, voglia in un qualche modo esternalizzare questa voce molto importante. Una voce che abbiamo visto occupa, investe, oltre il 75% del Bilancio regionale e quindi è vero, collega Berlato, è una scelta molto coraggiosa. Può darsi che sia una cosa positiva, lo vedremo, però un dato di fatto c'è: la politica in gran parte, riconoscetemelo, si spoglia della gestione della sanità in Veneto. Tra l'altro, io sono un liberista, il mercato lo considero un qualcosa di importante, credo che le risorse esterne intellettuali siano un qualcosa da cui prendere esempio; però di fatto questa legge toglie alla Regione, al Consiglio regionale, la gestione della sanità o almeno in gran parte, bisognerà poi rivedere anche il tema delle deleghe dell'Assessore alla sanità da oggi in futuro.
Perché proprio nella relazione che abbiamo ascoltato questa mattina, io sono arrivato in ritardo ma l'ho letta con attenzione, il terzultimo capoverso dice: "..La decisione di creare un nuovo ente denominato "Azienda Zero", per il governo della Sanità della nostra Regione. Quindi, di fatto, si crea un governo all'interno del governo del Veneto per la gestione della sanità.
Molti argomenti e molte funzioni previste per l'Azienda Zero sono provvedimenti giusti, che probabilmente si potevano fare anche con provvedimenti ad hoc che sarebbero stati votati, credo, quasi all'unanimità se non all'unanimità. Sto parlando dell'accorpamento degli uffici legali, pensiamo ad un gruppo bancario che avesse per ogni sede un ufficio legale, non esiste: c'è un solo ufficio legale. Quindi ben venga il taglio, signor Presidente, di tutti gli uffici legali che ci sono nelle U.L.S.S.. La prego, in ogni caso, comunque vada questo provvedimento, questo lo tagli, lo faccia, non serve, è qualcosa di antistorico e antieconomico. Come tutte quelle strutture prettamente tecniche che sono un doppione e sono costi, stipendifici che oggi nel 2016 non servono più.
Però, mi pare, che qui ci sia un qualcosa di più, cioè si tolga alla politica e quindi alla sovranità popolare proprio la gestione, la linea programmatica della sanità in Veneto.
Poi c'è un aspetto sul quale, con il massimo spirito collaborativo non trasformeremo in Vietnam quest'Aula, saremo molto precisi, se no copierei il collega Berti. Attenzione, ci sono dei passaggi che veramente per il diritto societario, per quella che è l'esperienza comune di chiunque ha amministrato non sono logici e – non voglio mancare di rispetto nei confronti di nessuno - non hanno nessuna propria giustificazione. E stiamo parlando, ne hanno parlato i Colleghi del Movimento 5 Stelle, degli organi di vigilanza. Vi prego solamente 30 secondi di attenzione su questo punto di vista perché credo che possa veramente stuzzicare la vostra voglia di migliorare al massimo questo provvedimento. Perché quando si dice che il Presidente della Giunta regionale nomina il Direttore generale ci sta, chi ha fatto l'amministratore, ha fatto il Sindaco sa che alcune nomine spettano al Capo dell'Esecutivo. Però non si è mai visto che il direttore nominato dall'Esecutivo si nomini gli organi che lo devono controllare! Quando l'ho letto pensavo che fosse un refuso, piuttosto troviamo un modo, un emendamento, un ragionamento per dire che lo nomina la Giunta, lo nomina il Consiglio regionale, restringiamo ancora il controllo della sovranità popolare rappresentata da tutti noi: lo nomina il Presidente della Giunta. Ma nella relazione di oggi, quando si dice "al direttore generale competono altresì alcune nomine, quali quella dei membri del Collegio sindacale". Signor Presidente, io faccio parte della Prima Commissione, per attitudine professionale ho rinunciato alla Quinta Commissione per lasciare spazio ai Colleghi, ma quante volte ci troviamo come Prima Commissione a nominare dopo che è stata fatta una istruttoria dei Revisori contabili? E naturalmente la maggioranza esprime a maggioranza, però è un organo minimo di controllo che va a verificare un ente. Quindi, su questo aspetto credo veramente che ci sia un vulnus, cioè un danno proprio concettuale.
Non solo, al Direttore generale competono, oltre alle nomine dei membri del Collegio sindacale, cioè se li sceglie lui, dell'organismo indipendente di valutazione dei direttori, dei responsabili della struttura dell'Azienda Zero, nonché il conferimento, la sospensione e la revoca degli incarichi.
Allora, come il testo letterale è evidente, ci troviamo che un Direttore si può nominare l'organismo indipendente di valutazione e il Collegio sindacale; però bisogna creare quella rete prevista proprio dalla normativa civilistica, quel minimo di rete di controllo che serve in tutti gli organismi, ma soprattutto in un organismo come questo che di fatto andrà a gestire una voce di bilancio straordinaria e importantissima per il Bilancio regionale.
Un'altra suggestione che mi sento di portare in questa discussione generale è anche quella relativa alle assunzioni. Si dice che questa Azienda non avrà costi, bene, che accorperà i servizi, ma, sempre nella relazione a pagina 4, si dice "con possibilità residuale di poter ricorrere ad eventuali assunzioni dirette, con il riconoscimento, infine, delle applicazioni delle condizioni del Sistema Sanitario Nazionale" per quanto riguarda il riconoscimento economico. Ma se stiamo stringendo, se stiamo tagliando, se dobbiamo accorpare legali, manager, direttori e quant'altro, questa norma di recupero mi pare che non faccia onore al provvedimento. Quindi anche qui diamo un contributo per cercare di vedere se si può riconsiderare questo aspetto, che è un boccone avvelenato all'interno della normativa presentata in Commissione Quinta.
C'è di più sempre in tema di controllo e, ripeto, è un qualcosa da considerarsi proprio a livello concettuale normativo. Perché alla fine alla Giunta e alla Quinta Commissione rimane solo un passaggio annuale in cui viene relazionato dal punto di vista contabile la gestione dell'Azienda Zero. Sempre in tema ispettivo c'è anche, mi pare che ne avesse parlato il collega Berti, la possibilità di nominare la struttura ispettiva sanitaria. E anche questa struttura ispettiva sanitaria mi pare che venga nominata dall'organo che deve subire l'ispezione stessa.
Allora, su questo proviamo ad individuare un percorso normativo per cui gli ispettori, il collegio sindacale, l'organo di valutazione siano nominati - l'optimum sarebbe dal Consiglio regionale come facciamo mensilmente per tante nomine, però siamo anche disponibili a valutare un'ottima presa di responsabilità sul punto - dalla Giunta o dal Presidente della Giunta stessa.
Un altro aspetto dove c'è stata un po' di carenza da quello che mi è stato detto in merito ai lavori della Quinta Commissione, senza nulla togliere al Presidente della Commissione stessa, è che alcuni dati - e spero che nel proseguo del dibattito magari avremo modo di analizzarli e di vederli - non sono stati forniti, o meglio non sono stati forniti nei termini che sono stati chiesti; cioè una forma di proiezione di simulazione di quelli che dovrebbero essere i costi e i risparmi legati a questa operazione.
Poi non ho le competenze, lo ammetto, per capire se le A.S.L. devono essere da 22 a 9, però come Gruppo abbiamo avuto delle suggestioni che probabilmente avete avuto tutti voi, per cui alcuni territori probabilmente verranno mortificati da questa cosa. Una mortificazione che non è che ha risparmi di fatto economici, quindi anche su questo, visto che il territorio Veneto è molto particolare e molto variegato, io spero che nel corso del dibattito si possano analizzare le peculiarità tipiche del territorio. Anche perché voi sapete che le Province del Veneto sono 7 e qui si parla di nove macro A.S.L.; allora cerchiamo di capire bene che ci sia la migliore copertura possibile per questo.
Prima mi ero un attimo soffermato, devo dire che sui risparmi reali di questa operazione ci sono delle forti incognite, ci sarebbe piaciuto avere qualche documento, qualche studio più specifico, più preciso che ci andasse a dire "questa operazione ha delle criticità, o non ha nessuna criticità, però il vantaggio economico è quanto meno questo", invece anche su questo aspetto ci sono molte incognite e molta imprecisione. Ripeto, spero che nel corso del dibattito questi dati ci siano presentati; se c'è un risparmio reale, vero, importante e significativo, è diverso anche l'atteggiamento che si può avere nei confronti di una norma. Ma questi dati, chiedo al Presidente Boron e all'assessore Coletto qui in Aula, che se nel proseguo del dibattito si rendessero disponibili, vi prego di darceli formalmente o informalmente, perché è un aspetto importante e significativo per tutti noi.
Un'altra cosa che ci siamo chiesti, è perché su alcuni aspetti tecnici - differenti dalla nomina del direttore e della struttura dell'Azienda Zero - non abbiamo potuto lavorare prima; cioè tutte quelle cose prettamente tecnico organizzative, di pronto voto tanto per intenderci, di unanimità di voto, che si potevano veramente realizzare in tempi rapidissimi entrano oggi in un contesto in cui sicuramente noi saremo al lavoro per ottimizzare al meglio questo progetto di legge.
Poi, ringrazio anche il PD per avere comunque utilizzato il cosiddetto jolly, credo che sia un termine ovviamente tecnico e di gergo, però un jolly che ci permetterà e permetterà anche a voi di fornirci quei chiarimenti che chiediamo oggi, senza finalità ostruzionistiche, che se ci saranno forniti potranno anche aiutarci ad accelerare e a condividere moltissimi argomenti che già oggi ci vedono, nelle riunioni interne che abbiamo fatto dei nostri Gruppi, a favore di molti aspetti.
Quindi, concludendo, ci sono alcuni aspetti fondamentali e importanti, in primis quello della vigilanza e guardate che è un qualcosa che è importante non solo oggi, ma anche per il proseguo se passerà questa norma dell'attività dell'Azienda Zero e nei rapporti che avrà con la politica e con il Consiglio regionale. Perché, credete, un direttore che si nomina il Consiglio sindacale, l'organo di vigilanza, i garanti e quant'altro, sicuramente rende meno efficace e meno libero un giudizio di un tecnico che deve analizzare l'operato del suo datore di lavoro, fondamentalmente.
Sceglietelo come Giunta, scegliamolo come Consiglio regionale, lo scelga il Governatore votato dai cittadini a maggioranza; ma non permettete che per quanto riguarda la vigilanza e controllo, se la organizzi e se la gestisca chi deve essere controllato.
Spero sinceramente che ci possa essere tanta ragionevolezza tra tutti noi e siamo veramente qui per portare un contributo. Permetteteci di farlo ragionando con voi, con l'Assessore, con i Capigruppo, con chi riterrete, per portare un contributo positivo ad una norma e ad un provvedimento che riguarda l'ossatura di quella che è l'attività della Regione e del Consiglio regionale che è la sanità. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Siamo alla vigilanza, all'inizio, del primo dibattito che avviene in quest'Aula utilizzando l'articolo 43, comma 5, io lo chiamerei bonus più che jolly. Siamo abbastanza contrari in quest'Aula ai giochi d'azzardo, quindi è un bonus, una volta nel corso di una Legislatura ogni Partito della opposizione lo può utilizzare; ovviamente, anche un partito della maggioranza ma la troverei una cosa assolutamente insensata.
In questo caso, lo hanno ricordato i Colleghi, l'abbiamo giocato a nome di tutta l'opposizione, cioè questo bonus è un bonus che ha firmato il Capogruppo del Partito Democratico Alessandra Moretti, ma anche a nome degli altri Colleghi dell'opposizione. Voglio ricordare che dal 2011 al 2015 non è mai stato utilizzato.
Parto proprio da questa questione di metodo. Noi siamo di fronte ad un provvedimento, Presidente Zaia - qui ne è stata data una visione un po' edulcorata nel corso del dibattito - in cui all'atto della presentazione di quella proposta mai nome fu più azzeccato, io usai già questo esempio: perché Azienda Zero era corrispondente a quello che i Commissari della Quinta Commissione hanno sentito nelle audizioni di soggetti innumerevoli: zero consensi, non c'era uno che diceva "buona questa proposta", "ottima", la difendeva. Tanto che su alcune cose siete dovuti tornare indietro rapidamente, avete innestato con intelligenza l'inversione a U, la marcia indietro e avete dovuto correggere. Però rimane quell'impianto, lo ricordo.
Guardate che non c'era solo uno zero consensi qui, ma c'era uno zero consensi fuori, ci sono state assemblee dei Sindaci nel territorio che si sono espressi, persino i vostri Sindaci, i Sindaci espressione del Centro-Destra e della Lega si sono manifestatamente espressi contro questa legge.
Ha ragione il Presidente Boron a fare tutto l'elenco delle audizioni che sono avvenute, ma sono avvenuto su un testo che è profondamente cambiato. Oggi non sappiamo qual è l'opinione del Veneto salvo chi ci scrive, poi arriverò all'opinione espressa dagli assistenti sociali. Però non sappiamo qual è l'opinione del Veneto rispetto a quella legge e non è una legge qualsiasi, non stiamo facendo la legge sui capanni della caccia: stiamo facendo la riforma della sanità veneta.
Credo che su questo avere una opinione di come la pensano i cittadini del Veneto sarebbe importante. Le organizzazioni, le associazioni, il territorio, i Sindaci, il sociale, cioè avere di nuovo un giro di valutazione forse questo, avevamo chiesto e andava rifatto, non avrebbe allungato così tanto i tempi. Perché anche sui tempi parliamoci chiaro: il provvedimento è iniziato a settembre, se siamo in Aula al 21 giugno non è certo responsabilità della opposizione, che in Commissione non ha alcuno strumento per bloccare la maggioranza. Quindi, se abbiamo impiegato nove mesi per arrivare in Aula è per le divisioni che si sono manifestate nel corso del dibattito all'interno del Centro-Destra. E, Presidente Zaia, glielo assicuro, non useremo come opposizione argomenti che abbiamo sentito utilizzare da Colleghi della maggioranza in Commissione; per esempio, non diremo che volete portare via le strutture dagli ospedali, cosa che ha portato all'interruzione di una Commissione ed è stato effetto di una dichiarazione di un Consigliere di maggioranza, il collega Berlato, non certo dell'opposizione.
Lo ricordo perché sono stati usati argomenti molto forti da parte dei Consiglieri della maggioranza, hanno fatto mancare più volte il numero legale in Commissione Quinta. Tutto questo non può essere ascritto all'opposizione! Oggi in maniera limpida, chiara e precisa abbiamo scelto di giocare il bonus, di mettere sul piatto della bilancia un metodo che ci è consentito dal Regolamento, che, come ha ricordato qualcuno, non ha impedito nei 41 anni, tra il 1970 e il 2011, in cui tutti i provvedimenti avevano il bonus, cioè non avevano tempi limitati, contingentati, di amministrare. Lei lo ha sperimentato, tra il 2005–2008 era Vicepresidente, tra il 2010 e al 2011 era Presidente e non le hanno impedito di governare.
Vorrei anche ricordare che se oggi esistono tempi contingentati il merito è del Partito Democratico che nella scorsa Legislatura si è assunto la responsabilità di darvi il via libera su questo. Badi bene, abbiamo dato il via libera in cambio della sua scelta di cancellare il voto di fiducia, che ci siamo puntualmente ritrovati all'inizio di questa Legislatura con una scorrettezza, secondo me, anche sul piano di rapporto personale. Perché noi abbiamo dato un via libero ad un cosa che non esisteva, cioè fino al 2011 tutti i dibattiti erano senza tempi contingentati. Glielo ricordo perché su questo avremo modo di tornare a discuterne quando arriverà in Aula il voto di fiducia.
Che cosa significa il bonus? Significa che bisogna trovare un punto di incontro, che bisogna trovare una convergenza; poi noi potremo votare contro, voi potrete votare a favore di questa legge, ma dovete in qualche modo tentare di trovare una strada che riconosce nelle proposte che l'opposizione avanzerà, nel corso di questo dibattito, una propria dignità. Perché non stiamo discutendo marchette, uso questo termine che è stato abbastanza in voga in questo inizio di Legislatura all'interno di quest'Aula; non si tratta di portare a casa elementi, diciamo così, di compensazione economica per il territorio. Qui si tratta di discutere di un provvedimento che organizza la sanità del Veneto e quindi, su questo, noi abbiamo delle proposte, le avanzeremo in maniera molto chiara ed esplicita e su queste cercheremo di trovare dei risultati.
Sul merito, è inutile girarci intorno: il 31 dicembre 2016 scade il Piano socio-sanitario. Sul Piano socio-sanitario noi non abbiamo giocato il bonus, siamo stati in Aula, abbiamo discusso, abbiamo approvato molte cose e molte cose le abbiamo condizionate, le abbiamo modificate. Non abbiamo mai pensato di giocare il bonus sul Piano socio-sanitario, perché non aspettare di capire quali sono gli effetti di quel Piano socio-sanitario? Per capire che cosa ha funzionano, che cosa non ha funzionato, se le medicine di gruppo, gli ospedali di comunità, le liste d'attesa, le case di riposo. Ragioniamo sulla questione del personale, c'è stato uno sciopero recentemente di C.G.I.L., C.I.S.L.-U.I.L. che ha denunciato il fatto che c'è carenza di personale e che sono meno pagati rispetto ad altre Regioni d'Italia, vogliamo discutere di tutto questo? Noi non abbiamo nessun problema sulla riduzione del numero delle U.L.S.S., né abbiamo problemi sul fatto che ci sia - già c'è - un centro regionale di acquisti per la sanità, non è questo il problema che noi abbiamo riscontrato nell'Azienda Zero.
La questione sulla quale non siamo d'accordo è che un centro unico decisionale sia meglio che diversi centri rappresentati nel territorio. D'altra parte, Presidente Zaia, lo dovrebbe capire perché la sua battaglia sull'autonomia dice esattamente la stessa cosa che noi diciamo sotto il profilo della sanità; cioè non pensiamo che un centro unico in sede regionale possa rappresentare un punto di avanzamento o di miglioramento del funzionamento della sanità così scollegato dal territorio, dai Sindaci, dalle esperienze territoriali. Questo è il tema sul quale non siamo disponibili ad arretrare.
Noi siamo convinti che il punto dell'eccellenza veneta, che è fatto anche dell'integrazione socio-sanitaria, sia rappresentato dal livello territoriale e su questo ci auguriamo che si possa tornare indietro.
Tralascio la parte sulle U.L.S.S., comunque lei ha disegnato un'U.L.S.S. con 215 mila abitanti, 20 comuni e 1.062 chilometri quadrati e un'U.L.S.S. con 940 mila abitanti, 103 comuni e 2.125 chilometri quadrati; anche questo vorremmo in qualche modo riflettere e discutere.
L'ultima cosa volevo dirla sull'ospedale di Padova, mi è rimasto poco tempo però la dico. È il progetto più importante, lo ha detto lei nella relazione introduttiva, di questa Legislatura per la sanità veneta nei prossimi quattro anni. Oggi qui abbiamo avanzato una proposta: quella che si faccia una Commissione d'inchiesta. Lei non ha nulla da temere? Noi non abbiamo nulla da temere. Facciamo una Commissione d'Inchiesta che chiarisca alcune cose, che chiarisca come mai una società è passata per il costo di pochi euro a poche settimane dalla decisione di collocare in quella zona il nuovo ospedale; il fatto che ci saranno in cambio nuovi centri commerciali in altre aree di Padova; il fatto, per esempio, che un tecnico abbia dichiarato di avere subito pressioni per dare un parere. Sono tutte cose sulle quali credo che ci debba essere la massima trasparenza, non basta un sito per garantirla. Facciamola con una Commissione d'Inchiesta che vada a garantire.
Noi la sfidiamo ovviamente a farlo l'ospedale di Padova, un punto voglio che sia chiaro: non avremo la posizione che aveva l'attuale Sindaco di Padova prima delle elezioni, che diceva che non era necessario l'ospedale e che bastava ristrutturare il vecchio. Io mantengo la posizione che avevo precedentemente: credo che Padova meriti un nuovo ospedale, questo ospedale va fatto, Padova est o Padova ovest mi interessa poco, se non per l'elemento della trasparenza. E su questo non sostituiremo la demagogia, la volontà di garantire strutture ospedaliere di grande qualità per il nostro territorio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
La parola alla consigliera Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Buongiorno a tutti i Colleghi.
Credo sia un senso del dovere che ci ha condotto a giocare il bonus - ha ragione il vice Capogruppo Ruzzante o non volerlo chiamare jolly – su questo provvedimento. Perché, come qualcuno ha sottolineato prima, si tratta del provvedimento forse più importante che andremo a trattare, o che abbiamo trattato nell'ultimo anno e si tratta di un provvedimento che incide sulla vita quotidiana di tutti i cittadini. Perché spesso noi svuotiamo questo provvedimento parlando di procedure, parlando di ospedali, svuotando anche il termine sanità; ma dentro a tutte queste cose ci sta la presa in carico del cittadino e di ognuno di noi da quando nasce fino alla fine e soprattutto nei momenti di maggiore delicatezza della vita dei cittadini.
Ha ragione il Presidente Zaia quando dice che noi condividiamo gli obiettivi generali di questo provvedimento e che forse non ne condividiamo alcuni metodi e alcuni modi del modello. E soprattutto, mi permetto di leggere un passaggio, condividiamo un passaggio della relazione iniziale in cui si dice "mai come negli ultimi anni si è imposta la necessità di un ripensamento complessivo del sistema di management della sanità regionale dinanzi alla crescente esigenza della piena sostenibilità del nostro Sistema socio-sanitario, a fronte del contestuale aumento della domanda assistenziale; anche in conseguenza dell'incremento delle patologie croniche, dell'invecchiamento della popolazione e dell'innovazione tecnologica, per garantire - attraverso l'ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse impiegate - il mantenimento dell'alto livello qualitativo raggiunto dai servizi socio-sanitari erogati agli assistiti nel Veneto". È vero, c'erano in gran parte dei casi degli altissimi livelli qualitativi, forse avrei aggiunto che ci sono molte patologie che colpiscono la fascia più giovane dei nostri cittadini. Quindi è diventato, giustamente, un mantra, è corretto, quello degli anziani ma non dovremo dimenticarci della fascia più giovane.
Allora forse hanno ragione i Colleghi quando dicono che prima di questo provvedimento, proprio per rendere l'Azienda Zero una azienda reale di controllo, ma anche di pianificazione e di programmazione in collaborazione con il territorio, avremmo dovuto fare una analisi seria di dove è arrivato il Piano socio-sanitario. Perché per alcune attività questo Piano socio-sanitario non si è realizzato, in alcuni casi non si è realizzato per mancanza di risorse - è vero che c'è una questione di risorse - in altri casi per una mancanza di controllo di pianificazione reale e quindi anche una riflessione su come far funzionare meglio le Conferenze dei Sindaci.
Tutto questo, però, doveva avvenire a monte, quando in Commissione ci siamo in qualche modo lamentati di non avere una chiarezza su quelli che sono i finanziamenti e le fonti di finanziamento e le modalità di finanziamento dell'Azienda Zero.
È chiaro che avremmo potuto avere qualcosa di più dettagliato di quello che c'è stato dato. Comprendo quando in Commissione ci sono venuti a dire che i costi che sono stati indicati non sono probabilmente quelli definitivi, perché stiamo parlando di un prototipo, stiamo parlando di un qualcosa di nuovo che nessuno conosce fino in fondo. C'è stato proprio detto che forse la necessità di un commissario, che a noi non sta molto bene, è data da un avvio, da una fase di avvio di innovazione; ma allora avremmo dovuto sottolineare meno l'aspetto di efficienza immediata; o che questa efficienza - la preoccupazione che abbiamo noi e sulla quale insisteremo con una serie di emendamenti - non sia data da quei sistemi di controllo che prevede l'Azienda Zero.
Noi mettiamo insieme pianificazione, gestione, programmazione, beni, servizi, parti legali, uffici tecnici, mettiamo insieme formazione; per esempio, sulla formazione non è chiaro se gestisce la formazione o se definisce i protocolli di formazione, questo forse ci sarà chiarito dopo. Mettere insieme tutte queste cose non garantisce dei modelli organizzativi che cominciano ad evolversi nell'Europa stessa, visto che nel passaggio successivo a quello che ho letto vengono citati i modelli europei. Perché ha ragione il consigliere Fracasso quando dice che i nuovi modelli organizzativi della sanità e dell'aspetto del sociale sono di solito modelli corti e io al corto aggiungo anche capillari. Quindi chiediamo alcune cose semplici, come quella di dare una attribuzione piena al Comitato dei Sindaci del distretto - e vi ringraziamo che questo è stato accolto - è stata una proposta del consigliere Sinigaglia all'interno del provvedimento; ma è anche vero che ad oggi non c'è una piena chiarezza sulle sue funzioni e soprattutto una piena chiarezza sulle competenze di programmazione del bilancio del sociale e della prevenzione. Su questo noi insisteremo fino in fondo, perché riteniamo che questo livello unito ad un potere reale sui bilanci da parte dei Sindaci sull'aspetto del sociale, e da parte dei Sindaci sull'aspetto del controllo e anche di una presenza di un direttore che va in questa direzione, non sia uno spreco di risorse, ma una efficienza di risorse, proprio per quello che dicevo prima, sui modelli di controllo.
Allora, governare una struttura, standardizzare le procedure, omogeneizzare i requisiti, potenziare comunque i sistemi, significa proprio riuscire a dialogare meglio con il territorio, non cancellarne le relazioni.
Giustamente, il Presidente Boron ci diceva "non possiamo gestire la sanità come dei comitati elettorali", ma è proprio per quello che noi parliamo di capillarità dei controlli e della gestione, perché più sono capillari i controlli, più i livelli sono chiari e anche intermedi, più il Consiglio regionale esercita a pieno la sua funzione, più noi saremo sicuri non solo della trasparenza ma che i denari vengano usati non come comitati elettorali, ma per dare vita a quei servizi che ad oggi non hanno preso vita. Perché, lo ricordava la consigliera Orietta Salemi, purtroppo sia le medicine di gruppo, sia gli ospedali di comunità fanno molta fatica a partire e a giocare quel ruolo di efficienza in tutto il territorio Veneto. Sono partiti dei prototipi per la buona volontà e anche per la competenza di alcuni operatori veneti che abbiamo su alcune strutture, però si poteva fare sicuramente di più e si poteva fare sicuramente di meglio.
Allora, quando prima il consigliere Casali parlava di controlli, metteva in evidenza anche i rischi che ci sono a non prendere in considerazione alcune proposte che avevamo fatto in Commissione e che ritorneremo a fare all'interno del Consiglio, che è quello che l'ispettivo sia unico e sia dato al Consiglio, a cui spettano le funzioni di programmazione e le funzioni di controllo. E il Presidente non può, secondo noi, fare le nomine del direttore generale e farsi da controllore, perché c'è un vulnus che non ci è molto chiaro: come fa uno da controllore e da controllato.
C'è chi ha detto prima che sembra di ritornare verso quello che è stato un po' il modello lombardo, per alcuni aspetti sembra anche me, non del tutto, bisogna essere chiari. E proprio quel sistema lombardo è proprio nei sistemi di controllo centralizzato che è fallito, e nel non riuscire a controllare quelle che erano delle parti nascoste del sistema sanitario che ha fallito.
Visto che noi ci diciamo veneti e con Veneto ci mettiamo il marchio della qualità, forse è chiaro che proprio su questo aspetto dovremo fare una riflessione in più e dare controllo al Consiglio. Qua ci troviamo in parziale disaccordo, non significa rallentare i tempi, ma significa avere un ruolo di chiarezza nel dire cosa c'è e cosa non c'è. L'avevamo chiesto anche sulla fase dei project e anche su questo ritorniamo a dire che forse anche il controllo del project non deve essere così ristretto, perché si tratta di una macchina complessa che non ci convince per quanto ci riguarda appieno magari sul settore sanitario per quello che ha prodotto, ma siamo disponibili a dialogare e a capire, ma vogliamo certezza di poter vedere e questa certezza non c'è stata data. Questa certezza di poter vedere e di poter capire ha chiaramente un ritorno sulla qualità, ma soprattutto sulla capillarità dei servizi. Perché ha ragione chi dice che bisogna chiudere degli ospedali, sono anche d'accordo, ma se si chiudono gli ospedali bisogna dare garanzia di prestazione al cittadino, più vicina; non si può togliere l'assistenza più vicina a casa e contemporaneamente chiudere gli ospedali, perché questo non solo incrementa paure, ma incrementa anche un aumento dei costi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Francesca Zottis.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
È andato via il Presidente Zaia. Magari avevo qualcosa da dirgli, ma gliela dico lo stesso perché rimane agli atti e dopo magari so che il Presidente è un buon lettore.
La premessa politica non può che partire da quello che avete detto voi cioè dalla politica della Giunta Zaia di Legislatura cioè questo PDL 23, questa riforma, questo rilancio del settore, questo nuovo corso – come è scritto nella relazione – per la sanità veneta. Poi stamattina il Presidente Zaia ha aggiunto "la madre di tutte le battaglie", su questo vorrei non consigliare al Presidente ma fargli un'umile domanda, siccome è una fraseologia che usa spesso non ho capito: la madre sappiamo chi è, ma il padre con tutti questi figli? Perché parliamo di Statuto ed è la madre di tutte le battaglie, parliamo di OGM ed è la madre di tutte le battaglie... voglio dire, sarebbe il caso di fare un po' di ordine perché rischiamo da avere una famiglia con qualche figlio illegittimo.
Speriamo che sulla questione sanità il figlio non sia del tutto illegittimo.
Quindi la riforma sprint del Presidente Zaia "dal 1° gennaio partiranno le 7 U.L.S.S." diceva il 15 luglio nelle dichiarazioni di stampa; da metà 2016 aggiungeva "1) le attuali leggi regionali in materia di sanità saranno accorpate; 2) non ci sarà più il Direttore dei servizi sociali, la sua funzione sarà assorbita dal Direttore sanitario", come sono andate le cose e come siamo a questo punto?
Tutti gli stakeholder si sono dimostrati contrari o hanno espresso tantissime perplessità, la riforma è stata accantonata per mesi, sono vere tutte le Sedute che diceva il Presidente Boron ma c'è un buco di 5 mesi e poi si è arrivati al maxiemendamento.
Poi per quanto riguarda le nomine dei Direttori ci sono state, si potevano evitare, probabilmente invece si è consigliato di farle magari mettendo qualcuno che non aveva il sociale al centro dei propri pensieri ma era opportuno in qualche modo nominarli e non c'è stato nessun accorpamento legislativo, in questo senso nessun lavoro è stato proposto a livello di Commissione.
Quindi sulla sanità in realtà c'è un po' di ritardo e io credo nessuno pensasse in quest'Aula che, a fronte di queste premesse della maggioranza - che noi possiamo anche condividere – noi non avessimo usato tutte le opportunità per discutere, approfondire, intervenire su questa tematica che non è un'esclusiva di nessuna maggioranza che interessa, in qualche modo destina oltre 8 miliardi dei soldi che investe-spende la Regione. Soprattutto su una materia che vi accingete a stravolgere, secondo il mio punto di vista, rispetto alla quale noi siamo ancora in vigenza di un Piano socio-sanitario e non ci avete presentato una benché minima relazione che ci dica cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato, dove si intende investire per farlo funzionare, quali sono le criticità che sono rimaste, quali sono le nuove, perché sappiamo che i cambiamenti e i processi sono molto veloci e rapidi in questa materia. Per cui si sta sovrapponendo su un qualcosa che c'è una questione che in qualche modo ci ha posto dei forti dubbi e invece rispetto a queste cose noi vogliamo entrare nel merito.
Per cui da un lato non poniamo termini perché ci si dice: fin quando andrete avanti.
Presidente, lo dico in maniera figurata ovviamente alla maggioranza, non è un'opposizione fine a se stessa ma è un'opposizione rispetto a questo tema per interloquire e per porre i problemi di merito, perché riteniamo che ancora non ci siamo.
Riteniamo che non ci avete per nulla convinto, che siamo di fronte a un provvedimento che fa acqua da troppe parti. Riteniamo che corra rischio non tanto il Consiglio di veder sottratta una materia in gran parte dal punto di vista della sua programmazione ma sul territorio, soprattutto le sue rappresentanze istituzionali, è il far venire meno quel controllo importante e decisivo su una materia di questo tipo. È anche un ragionamento sulla trasparenza che si pone, ma soprattutto è ragionare anche sull'implementazione del provvedimento, perché una riforma tanto importante non può avvenire contro il mondo o quando il mondo ha tutte queste perplessità e quindi dobbiamo ricercare il massimo della condivisione.
Per cui questo dibattito, questo confronto, può ricercare e trovare anche quegli elementi di miglioramento rispetto a questa questione che possano consentire anche un domani di risolvere meglio alcune questioni.
Io la voglio fare molto breve perché il tempo è un po' tiranno, magari in questi giorni avremo modo di riprendere alcune questioni, ma sui costi: troppe incertezze, cifre non supportate da dati convincenti ma troppo aleatori.
Il tetto di spesa - spesso si ragiona su questo - la medicina non si pesa a chili ma occorre una buona programmazione, conoscere il territorio, le patologie, le sue dinamiche socio-economiche, migliorare la sanità significa intervenire sul sociale.
Zaia ha fatto un'affermazione importante che ancora nessuno ha colto e cioè che si è investito molto sulla deospedalizzazione, credo che ci sia molto da discutere su questi investimenti e sulla deospedalizzazione, Assessore, perché dove sono le medicine di gruppo, dove sono le strutture di comunità? Rispetto a questo quanto si è investito?
È proprio questo uno dei punti doles della sanità veneta perché, rispetto a questa necessità, non si sta procedendo come si dovrebbe.
Poi l'altra questione sui project, secondo noi questo è il buco nero della sanità veneta, è qui che ci stanno le grosse magagne perché è vero che il Presidente ha parlato di Padova ma ha parlato di Padova sulla localizzazione del nosocomio. Non ha parlato di quali sono le politiche di investimento per realizzare quell'ospedale perché questa Regione si appresta a realizzare un project financing su un'opera che si sa quando inizierà e non quando finirà. Il vero problema è proprio questo: la sostenibilità economica di un'opera che ricadrà non solo sulla sanità padovana e, siccome è interesse di tutta la Regione, questo è un problema della Regione.
Il Presidente Zaia rispetto ai project si era assunto una responsabilità precisa che sta disattendendo e noi sappiamo che i project gravano in maniera iniqua provocando dei costi - che stamattina anche il collega Berti si è incaricato anche di spiegare - in maniera ingiusta e inopportuna, perciò da questo punto di vista noi vogliamo chiarezza.
Poi chiudo sulle questioni delle U.L.S.S.. Anche qua è evidente la scelta clientelare di aver fatto 9 U.L.S.S. o di proporre nuove U.L.S.S..
Alla giustificazione del Tribunale potrei proporre altre motivazioni, quella è una scelta politica, legittima, di parte, ma rispetto a quei criteri se ne possono contrapporre tanti altri in altri territori.
L'unico criterio dal quale si doveva partire è quello dei bacini di utenza e dare un equilibrio ai territori perché – e chiudo su questo – si è discusso sui giornali del fatto che una parte del territorio padovano volesse venire con Rovigo. Allora l'U.L.S.S. 17 ha detto: perché andiamo con Rovigo? Per me era anche una cosa molto positiva, che si poteva discutere perché dava un equilibrio, si arrivava a una cifra di abitanti ragionevole ed equilibrata e quindi si affrontava la tematica in termini di area omogenea e bacini di utenza. Quale è stato poi il ragionamento che ha spostato invece e che ha fatto tornare indietro probabilmente questo discorso? È stato: volete voi andare con la sanità rodigina o meglio giovarsi di schizzi della sanità padovana?
Questo è intollerabile, Presidente Zaia, intollerabile signori della Giunta, perché quando c'è una patologia di un certo tipo io vado a Padova, tutti andiamo a Padova quando ci sono determinati problemi, noi che abitiamo a Rovigo e chi abita a Belluno o a Treviso e quando ce ne sono altri si va a Verona, però l'HUB di Rovigo ti soddisfa determinate particolarità.
Avvallare questi ragionamenti significa fare un ragionamento iniquo rispetto alla Regione dove tutti i territori non hanno pari dignità.
Io non penso che dietro casa dobbiamo avere le grandi specialità, ma penso che dobbiamo avere tutti parità di trattamento.
Questo è quello che ci preoccupa: l'espropriazione dei territori e alla fine stravolgere un modello rispetto al quale si poteva invece apporre delle correzioni senza fare il salto nel buio, come diceva il controrelatore, ma avremo modo in questi giorni dettagliatamente, senza affanno con calma e dovizia di particolari, di entrare nel merito. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Siamo quindi arrivati a questa discussione generale di questo progetto di legge che è diventato direi quasi un tormentone perché ne stiamo parlando da molti mesi, ne è stato discusso, ci sono state queste interruzioni che abbiamo sentito ed evidentemente la partita è molto interessante e molto importante perché stiamo parlando di un sistema sanità di una Regione da quasi 5 milioni di cittadini.
La questione della sanità è importantissima, siamo una Regione importante, una delle più importanti d'Europa se andiamo a vedere, abbiamo una popolazione che è superiore a quella di ben 9 singoli Stati membri dell'Unione Europea e quindi abbiamo tutto il diritto di avere una sanità che funziona e il dovere di fare delle norme e delle leggi che funzionano.
Questo è uno dei progetti di legge presentati, in veste di Consigliere inizialmente, dal nostro Governatore Zaia, erano veramente molti quei progetti di legge mi pare di ricordare a memoria che ne abbiamo approvati finora solo 2 e quindi questo dovrebbe essere il terzo.
Ci sono stati molti incontri in Commissione Sanità, ci sono stati molti dibattiti, se n'è parlato molto ma quasi paradossalmente direi che se n'è parlato più fuori dal Palazzo, più fuori da queste Aule, ci sono stati molti incontri pubblici nel territorio d'iniziativa soprattutto delle minoranze devo dire, molto dibattuti, molto partecipati, perché in una buona parte della popolazione sono nati molti dubbi in merito a questa riforma, molte preoccupazione, proprio perché evidentemente l'orizzonte non è così chiaro, non si capisce bene dove si vuole arrivare.
Le associazioni di categoria hanno chiesto di essere ascoltate, hanno espresso il loro parere, ci sono state moltissime critiche, anche i Sindaci sono intervenuti, diciamo che c'è stato un forte dibattito che ha sicuramente portato anche nel tempo a dei miglioramenti di questo progetto di legge, quindi è evidente che la società civile si è mossa e in qualche modo ha dato un contributo positivo, però diciamo che le critiche sono sicuramente molte e le critiche sono veramente molte ed arrivano da più parti.
Purtroppo abbiamo assistito anche a dei salti mortali all'interno della maggioranza dove alcuni cespugli della maggioranza - anzi potremmo dire un cespuglio – è arrivato a minacciare di non votare il maxiemendamento. Si è arrivati a vedere la mancanza del numero legale e grazie a ciò si è arrivati al mercato delle vacche, signori, forse è meglio dire al mercato di un pezzo di ambiente della nostra Regione, al mercato degli uccelli migratori perché si è barattata la sanità addirittura come un patrimonio indisponibile dello Stato.
Ricordo che per questa riforma è stato messo sul piatto un patrimonio considerato indisponibile dello Stato: la fauna selvatica. Io credo che questo sia veramente un passaggio molto negativo che ha contraddistinto la genesi di questa riforma perché mi chiedo se certi determinati crepuscoli agiranno così per tutta la Legislatura anche in altre questioni, quindi mi chiedo veramente se questa maggioranza agisce in maniera lucida perché è sempre importante agire in maniera lucida soprattutto quando si parla di riforme del genere.
Ne abbiamo viste di tutti i colori, Colleghi, Presidente e Assessori.
Cosa preoccupa i cittadini veneti? Ad esempio preoccupa la mancanza dei criteri adottati per determinare le ASL, abbiamo visto delle anomalie, degli atti di commissariamento, i commissariamenti di 12 ASL, tra l'altro un commissariamento prevede che c'è qualcosa che non va.
Cosa c'è che non va nella sanità veneta se siamo dovuti arrivare al commissariamento? E poi, cos'è il commissariamento se non un accentramento di potere, una deroga alle norme attuali che vuol dire meno democrazia, meno partecipazione, meno controlli? Questo significa poi un commissariamento.
Poi abbiamo visto delle ASL come Treviso, Verona, Padova, Rovigo e Belluno con una ASL, altre Vicenza e Venezia con due ASL, quindi con dei criteri che non sono chiari.
Quali sono questi criteri?
Il Presidente Zaia prima parlava di Bassano, era giusto non penalizzarla ma allora mi chiedo: perché dobbiamo penalizzare Montebelluna o Conegliano o Vittorio Veneto? Lo stesso ragionamento vale per tutti le altre cittadine delle altre Province.
Perché 9 e non 7, perché 9 e non 12? Quali sono questi criteri? Abbiamo bisogno di risposte.
Tra l'altro parliamo di città importanti come Treviso, Verona, Padova che attualmente hanno popolazioni superiori addirittura ad alcuni Stati membri dell'Unione europea. Ci sono tre Stati membri dell'Unione Europea che hanno una popolazione inferiore a quella di ciascuna di queste tre Province quindi non stiamo parlando di piccole comunità.
È stato ricordato da più Colleghi che manca uno studio di fattibilità, si è parlato giustamente, a mio avviso, di salto nel buio, quali sono le conseguenze sul territorio? Queste sono le preoccupazioni.
Io credo che sul sociale vadano previsti maggiori poteri e coinvolgimento per i Sindaci, è una riforma che prevede un accentramento troppo elevato dei poteri nella Giunta che poi vedrebbe la gestione di tutto questo comparto in mano a pochissime persone e questo è il contrario del federalismo. Questa è una riforma centralista e non federalista, Colleghi.
Va bene razionalizzare, va bene abbattere le spese, va bene eliminare gli sprechi, chi è contrario a queste cose o a questi obiettivi? Siamo tutti favorevoli, però bisogna stare attenti che non si vada, per cercare di fare una cosa buona da una parte, a farne una male dall'altra cioè intaccando i servizi. Attenzione, quindi, a non impoverire i servizi che devono essere diffusi nel territorio. Vanno bene meno ASL, ma questa riduzione deve essere compensata con servizi diffusi ed efficienti.
Quindi per migliorare, diciamo correggere, questa riforma abbiamo studiato e abbiamo presentato diversi emendamenti che sono proprio stati fatti in maniera utile per evitare queste discrepanze.
Spero anche in questi giorni di dibattito e di discussione che arrivino naturalmente dei segnali positivi dalla Giunta ma arrivino anche delle risposte perché qui di domande e dubbi ne sono stati sollevati veramente molti.
Naturalmente noi faremo la nostra parte con il solo intento di raggiungere l'obiettivo di una norma che sia più giusta, più equilibrata, che tuteli maggiormente i nostri cittadini e garantisca un servizio per i cittadini relativo alla sanità al passo con i tempi, efficace, efficiente ma che non sia un servizio che va al ribasso.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Buongiorno a tutti,
Intervengo anch'io in questa discussione anche se non appartengo alla Quinta Commissione ma ritengo che noi tutti, essendo espressione dei nostri territori, non possiamo rimanere silenti davanti a questo argomento che è quello della sanità che poi, appunto, si rispecchia direttamente sui nostri territori di provenienza.
Credo che noi tutti oggi, nei giorni che verranno, siamo qui con un obiettivo comune che è quello di portare questo che è il primo vero provvedimento che andiamo a discutere in questa Legislatura. Un provvedimento che tra l'altro arriva dopo altri provvedimenti che probabilmente avevano un'importanza secondaria, comunque dopo un anno dal suo deposito, abbiamo la possibilità di discuterlo qui in Aula.
Io mi auguro che si arriverà ad avere un confronto, che significa che c'è chi dà e c'è chi toglie, perché credo che dalle opposizioni, come già è stato espresso in Commissione, vi sia la possibilità di apportare dei miglioramenti che devono mirare a migliorare quelli che sono poi i servizi sanitari e socio-assistenziali che ricadono nei nostri territori.
Lo abbiamo detto tante volte, la Regione Veneto si sa che è una delle Regioni italiane con una sanità di eccellenza dal punto di vista della professionalità e del trattamento sanitario, ma allo stesso momento abbiamo anche delle grandi lacune in alcune parti del nostro territorio per quelli che sono i servizi diretti che poi gli utenti devono utilizzare. Attualmente non saremo qui a discutere di fare una riforma se le cose andassero bene e non ci fossero delle problematiche.
Io credo che con questo provvedimento noi dobbiamo impegnarci tutti quanti per rispettare quanto ha detto anche prima il Presidente Zaia quando si riferiva a questo progetto di legge, molte delle cose che dice sono condivisibili anche da noi, l'obiettivo è quello innanzitutto di risparmiare, di cercare quella nuova linfa – come definita dallo stesso Presidente Zaia - anche in un momento in cui abbiamo questi tagli dallo Stato centrale, che continuano ad aumentare e a colpire una Regione virtuosa come la nostra. Ma dobbiamo far fronte purtroppo anche a una gestione che non è stata così ottimale delle risorse che erano a disposizione per il settore sanitario di questa Regione.
Io mi batterò e comunque abbiamo presentato una serie di emendamenti soprattutto su un punto che è quello legato al project financing sanitario, è una battaglia che porterò avanti.
Mi fa molto dispiacere vedere che ancora una volta questa Regione voglia proseguire con questo strumento per portare avanti i propri progetti. La stessa Corte dei Conti aveva detto che è uno strumento pericoloso in questa Regione - uso termini più leggeri da quelli che erano stati usati dalla Corte dei Conti - pensate che il 50% degli oneri finanziari di questa Regione sono costituiti da canoni ed oneri per accessori per i project financing.
Noi ad inizio Legislatura siamo andati a discutere un progetto di legge, che poi è diventato legge 15, che mirava a verificare quelli che erano i project sostenibili dal punto di vista infrastrutturale e stradale, la Regione Veneto, tramite il Presidente Zaia e la Giunta, sembrava avere intrapreso un percorso ottimale di verifica di quelli che sono i progetti in project financing problematici e si era posta l'obiettivo di rivisitarli, era una cosa anche condivisibile che la Regione Veneto avesse detto "ci siamo liberati dei project financing". Io in Quarta Commissione – che è una Commissione di controllo quindi luogo idoneo per andare a fare questa richiesta - peraltro ho anche posto una domanda: a che punto è questo percorso di revisione sulle 7 opere infrastrutturali soggette a project financing? Mi è stato risposto che sono ancora in fase di valutazione soprattutto perché un nodo fondamentale legato al project financing era che non vi erano degli studi di traffico che sostenessero questi project financing, quindi il progetto di revisione di queste opere continua.
Però quelle erano una parte dell'ammontare economico destinato a project financing ma abbiamo anche quello destinato all'ambiente sanitario.
Io posso capire che alcuni project sono iniziati qualche era fa, sicuramente prima di questa Legislatura e della Legislatura scorsa, ma la Giunta come si sta adoperando per far sì di limitare questo enorme danno che provoca questo strumento alla nostra Regione?
Anche perché poi noi sappiamo bene che questi soldi, questa parte economica che viene destinata agli oneri accessori per il project financing, tolgono la possibilità di investimento diretto della nostra Regione in servizi sul territorio.
Noi quindi presenteremo anche una serie di emendamenti che andranno a toccare queste argomentazioni e mi auguro che anche da parte dei proponenti di questo progetto di legge ci sia un ascolto e un accoglimento almeno di una parte di quelle che sono le nostre istanze.
Un'altra questione che credo sia fondamentale capire: quale tipo di sanità vogliamo dare ai nostri cittadini?
Sono d'accordo, noi anche in campagna elettorale avevamo espresso la volontà e la possibilità per questa Regione di limitare il numero delle U.L.S.S., però io credo che non sia il numero - al di là che sono completamente d'accordo sul fatto che siano date "delle agevolazioni" ad alcuni territori e ad altri di meno, è stato espresso prima dalla mia collega provinciale Orietta Salemi il caso della Provincia di Verona, una Provincia da circa 1 milione di abitanti con differenze anche territoriali enormi, con effetto fisarmonica per esempio sul lago di Garda ma non solo, per esempio anche sulla città di Verona che, ricordo, è la quarta città turistica d'Italia e noi dobbiamo capire qual è il tipo di sanità che vogliamo dare a questa Regione.
Innanzitutto credo che voi tutti quando tornate a casa nei vostri territori e magari vi dovete relazionare col Sindaco del vostro Comune, quel Sindaco non è affatto contento di come almeno inizialmente si voleva presentare questo progetto di legge, difatti questo PDL 23 cosa fa? Una cosa fondamentale: toglie potere ai nostri Sindaci. Se prima erano le Conferenze dei Sindaci ad avere un potere decisionale più diretto, adesso avremo delle decisioni che innanzitutto avvengono, come abbiamo sentito più volte stamattina, decise da X Sindaci che possono essere anche 100 per Provincia e quindi il peso di ogni Sindaco è 1 a 100 se prima poteva essere 1 a 10, ma poi abbiamo questa entità molto lontana dal territorio, che si stacca dal territorio che dovrà decidere molto probabilmente a volte tenendo poco in considerazione quella che è stata la decisione, il parere dei Sindaci, sul territorio.
Un'altra cosa che dobbiamo capire è: noi vogliamo veramente accentrare la sanità? Ha senso andare ad accentrarla sia dal punto di vista decisionale, l'abbiamo detto prima, ma anche dal punto di vista fisico? Questo vi ha creato, anche a voi Colleghi della maggioranza, dei problemi in quanto poi veramente i territori dissentono di quello che si voleva fare, praticamente prendere, trasferire dai territori nei capoluoghi di Provincia.
Penso alla mia Provincia, ci sono delle porzioni di essa che, ad esempio, sono al di fuori di quelli che sono i tempi di emergenza-urgenza al di là di quanto, per esempio, l'assessore Luca Coletto, tra l'altro che anche lui proviene dalla mia stessa Provincia quindi conosce molto bene il territorio e al di là di quanto è stato detto durante le campagne elettorali - che sono informazioni ovviamente drogate -, ci sono dei territori anche molto popolosi che non hanno come riferimento un ospedale per acuti e sono al di fuori di quella che è l'emergenza-urgenza.
Questa è una cosa che bisogna tenere in considerazione e quindi una politica accentratrice è una politica che va ad impoverire i territori e delle volte cosa fa? Spiana la strada a quella che è la sanità privata, spiana la strada a questo tipo di sanità in quanto poi l'utente non ritrova nella sanità pubblica il servizio che vorrebbe trovare per curare la sua patologia acuta o cronica che sia. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola al consigliere Bassi.

Andrea BASSI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Le considerazioni che si possono fare sulla tematica di cui ci troviamo a discutere oggi in questo Consiglio sono vaste che probabilmente i 10 minuti basterebbero solo per introdurle, ci proverò riservandomi comunque durante il dibattito puntualmente di intervenire e di chiarire ogni proposta, ogni perplessità e ogni richiesta di modificazione dello schema proposto.
Intanto c'è da considerare che l'impianto del PDL 23, così come modificato in Quinta Commissione, non è ancora soddisfacente né di certo convincente, è pur vero – ne diamo atto - che le modifiche introdotte hanno migliorato un testo che all'inizio era assolutamente indigeribile, che avrebbe configurato un mostro giuridico e operativo senza paragoni e confronti in Italia, oltretutto contrario alle normative vigenti in Veneto per l'abnorme concentrazione di funzioni e potere in un organismo tecnocratico che avrebbe espropriato la politica di qualsiasi ruolo e funzione, la programmazione affidata all'Azienda Zero e non agli organi democraticamente eletti, Consiglio e Giunta, erano uno di questi esempi lampanti.
Tuttavia questo antidemocratico impianto è stato solo attenuato, forse nel timore che proprio non passasse al vaglio del giudizio di transitabilità giuridico-amministrativa e ci troviamo ancora qui oggi con un grandissimo atteggiamento di perplessità quanto meno da parte nostra.
Le osservazioni sono tante. Una delle prime che anch'io ho avuto modo di fare all'interno della Commissione e abbiamo anche - e guardo anche gli altri Colleghi di opposizione – dopo mesi che si chiedeva semplicemente la cosa più logica di questo mondo lo abbiamo anche messo per iscritto, perché, non ascoltati, abbiamo deciso di mettere nero su bianco qual era una nostra richiesta che, a mio modo di vedere era una richiesta logica, cioè prima di andare a ribaltare come un calzino la sanità veneta con questa nuova proposta avanzata dalla maggioranza col PDL 23, cerchiamo di capire quali sono stati gli effetti prodotti dal Piano socio-sanitario 2012-2016? Cerchiamo di capire quali delle proposte innovative e anche utili che erano state inserite in quel documento e votate sempre da quest'Aula nella scorsa Legislatura si erano manifestate, erano entrate in vigore, erano effettivamente diventate parte della vita sanitaria della nostra Regione e quali no?
Perché se io vado a vedermi il Piano socio-sanitario dell'approvato nella scorsa Legislatura e le relative schede ospedaliere territoriali, signori, gran parte di quel Piano al momento è rimasto sulla carta o, meglio, probabilmente è rimasto sulla carta soprattutto nella parte che riguardava le nuove attivazioni, perché bene o male le soppressioni, le riduzioni, quelle sì sono state fatte tutte e questo non è giusto, perché poi accadono casi. Io nella mia Provincia ne conosco più di qualcuno, dove in un momento storico gli si dice "sì, ti togliamo l'ospedale ma poi ti diamo qualcos'altro in luogo" ma poi oggi gli tolgono l'ospedale ed il giorno dopo, quando c'è da attivare tutta una serie di servizi, non arriva più niente e restano gli scatoloni vuoti.
Un grande rammarico, ma lo dico non con spirito polemico o con la volontà di ostruire il lavoro di questo Consiglio, è che non ci sia stata semplicemente la volontà di dire: prima di andare ulteriormente a mettere mano nell'organizzazione della sanità vediamo, di quello che abbiamo già deciso, cosa è successo e cosa non è successo.
Questa per me è stata una grande carenza e mi dispiace non ci sia qui il Presidente Boron ad ascoltarmi, perché questo effettivamente e probabilmente avrebbe avuto un valore tale quanto il valore di aver sentito tutti coloro, gli organismi e le associazioni, che ha giustamente enunciato prima il Presidente della Commissione.
Vado poi, sempre a sprazzi perché ci sarà tanto tempo per potersi concentrare, su altre questioni che ad oggi mi rimangono un mistero, per esempio i criteri con cui sono state ridotte le U.L.S.S..
Io non riesco a capire perché ci sono U.L.S.S. nella Provincia di Vicenza e non me ne voglia il Presidente Zaia, mi spiace non sia qui a sentirmi - dove la giustificazione è: a Vicenza abbiamo creato 2 U.L.S.S. perché una l'abbiamo voluta creare a Bassano, in quanto a Bassano gli hanno portato via il Tribunale, ebbene potrei fare parecchi esempi di altre situazioni territoriali venete dove sono stati soppressi degli uffici periferici statali o regionali che avrebbero avuto lo stesso ugual diritto. Quindi è una spiegazione che poco mi convince.
Probabilmente la spiegazione per cui in due Province della realtà veneta sono state costituite delle U.L.S.S. non a carattere provinciale è che probabilmente lì qualcuno all'interno della maggioranza ha puntato più i piedi e l'ha avuta vinta, questo è e non ci sono altre spiegazioni.
Però io su questo vi stimolerò, perché se allora si può fare questo tipo di ragionamenti anche in altre aree - mi ha anticipato prima Orietta Salemi ma io, tramite il correlatore Sinigaglia perché sapete che il termine di presentazione degli emendamenti è scaduto - e appena ho sentito il Presidente Zaia fare quella proposta ho detto: allora l'area gardesana che ha milioni, decine di milioni di presenze annue di turisti in un certo momento dell'anno cos'ha di meno, per esempio, dell'area del veneziano o della riviera adriatica dove tantissimi turisti, questo è vero, si riversano ogni anno?
E ho presentato anche lì un emendamento perché nella Provincia di Verona ci siano non una ma due U.L.S.S. e una rappresentativa dell'area gardesana, perché se il criterio è questo allora ci mettiamo d'accordo.
Il criterio che mi ricordo io era: una U.L.S.S. per Provincia. L'avete scritto, era nel PDL 23 originario e, pur non condividendolo, però aveva una logicità. Era uno per Provincia appunto, non c'erano altre valutazioni.
Nel momento in cui è stato rotto questo criterio e se si fanno delle valutazioni relative poi all'opportunità di dividere Venezia dalla riviera, dall'area turistica del veneziano o perché nel bassanese non c'è più il Tribunale quindi gli mettiamo l'U.L.S.S., si possono fare tutta un'altra serie di considerazioni e quindi io ne ho fatta una per vedere, per capire, se il problema è quello oppure se la motivazione vera è quella che ho detto all'inizio, cioè politicamente probabilmente l'area del bassanese era più forte di altre aree di altre Province del Veneto e quindi ha ottenuto l'U.L.S.S. mentre altre no.
Vediamo e se invece non sarà così chiederò umilmente scusa. Però sull'U.L.S.S. gardesana vorrei una risposta chiara con i fatti e non con le parole.
Altro tema - ma ne ho 10 qui segnati appuntati e sono arrivato appena al secondo, il tempo volge quasi alla chiusura - un'altra cosa su cui vorrei stimolare il dibattito è che con questo impianto noi andiamo a togliere poteri alla politica per porli in mano a un unico uomo, espressione comunque della burocrazia, proprio nel momento in cui questo Consiglio viene espropriato di tantissime possibilità anche semplicemente consultive. Lo abbiamo visto la scorsa settimana dove nel collegato alla Finanziaria partiva la frase "sentita la competente Commissione consiliare" come se non ci fosse un domani; in questa fase tanti poteri delle Commissioni vengono tolti proprio nel mentre la Commissione Sanità di questa Regione non vede più neanche i riparti, perché volevo denunciare in maniera chiara all'interno di quest'Aula che nel riparto provvisorio e nel riparto definitivo sia del 2014 che del 2015 non sono più passati al vaglio della Commissione, cioè noi in Commissione abbiamo perso la traccia di 8 miliardi che vengono spesi dalla Regione Veneto nel campo della sanità.
Quindi a mio parere la gravità di questo impianto è proprio che è un attacco vero e proprio alle prerogative e ai poteri del Consiglio regionale.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bassi.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Credo che siamo di fronte a una fase importante e delicata di questa nostra Legislatura e abbiamo di fronte un provvedimento che si prefigge nelle intenzioni, e speriamo poi anche nella pratica riesca ad esserlo in maniera compiuta, una svolta per quanto riguarda la gestione del sistema dei servizi nella nostra Regione.
Il Piano 2012-2016 che ormai scade - ed è il motivo per cui noi chiedevamo che fosse esaminato prima il nuovo Piano e poi inserire su questo il riordino, aveva tre pilastri su cui si basava: 1) l'equità, in modo tale che l'accesso ai servizi, l'opportunità di avere buoni servizi, fosse distribuita in maniera uniforme sul territorio; 2) la sostenibilità, cioè fare che le risorse a disposizione venissero utilizzate in maniera attenta e quindi non creare sprechi, non creare sovrapposizioni; 3) l'appropriatezza, cioè fornire servizi al posto giusto e al momento giusto con la giusta dose per evitare che fossero utilizzate risorse senza motivo e quindi creare delle sperequazioni sia su base territoriale ma poi anche su base qualitativa.
Il modello dell'integrazione e la garanzia della continuità assistenziale erano le parole d'ordine, del Piano socio-sanitario e rimangono ancora gli obiettivi sui quali, anche secondo noi, bisogna continuare il percorso dei prossimi anni.
La caratteristica sulla quale si fonda un po' la lettura del fabbisogno di salute è che l'aumento dell'età media della popolazione impone un cambio di impostazione dei modelli organizzativi e anche di erogazione dei servizi. Quindi per quanto riguarda la parte dell'età adulta, anziana, l'aumento della cronicità e della non autosufficienza, richiede modelli assistenziali che non possono essere improvvisati ma che devono guardare a un periodo di medio-lungo termine.
Il progresso tecnologico e scientifico ha comportato in questi anni una serie di cambiamenti che vanno recepiti anche a livello di modello organizzativo e quindi le risorse necessarie per l'aggiornamento tecnologico vanno commisurate e calibrate in maniera attenta, cercando comunque di garantire l'equità anche in questo ambito e fare in modo che il carattere universalistico del nostro sistema socio-sanitario venga comunque garantito.
Su questo riteniamo ancora che la riorganizzazione e la riqualificazione della rete ospedaliera ed extra ospedaliera e i relativi moduli assistenziali siano una priorità.
Per quanto riguarda l'assegnazione di risorse al sistema, valgono le percentuali classiche che però non sono mai purtroppo raggiunte in maniera operativa e concreta, cioè che il 5% vada assegnato alla prevenzione, che il 44% vada assegnato alla rete ospedaliera e che il restante 51% sia la risorsa da destinare in maniera più consistente ai servizi dell'integrazione territoriale socio-sanitaria.
In questa logica, quindi andando a valutare l'assistenza ospedaliera come viene erogata e quali sono le criticità, elencherei alcuni punti sui quali è opportuno che facciamo chiarezza e che sono anche alla base di una serie di emendamenti che abbiamo predisposto e che nelle prossime ore e nei prossimi giorni affronteremo in maniera puntuale, con l'obiettivo che vada migliorata l'impostazione che è stata data a questo progetto di legge, dopo il passaggio in Commissione anche l'Aula ha un compito importante di miglioramento e quindi assolutamente lo scopo non è quello di bloccare tutto ma di fare dei miglioramenti avendo anche come principio quello di garantire meno uffici e più servizi. Quindi la riorganizzazione su base territoriale o regionale va bene quando viene rispettato comunque il fabbisogno di salute della popolazione e la parte amministrativa se può essere ridotta è giusto ed urgente farlo.
Le criticità.
1) Ci sono alcune patologie croniche che purtroppo ancor oggi vengono trattate a livello ospedaliero e questa è una anomalia che va assolutamente costretta al più presto perché comporta maggiori costi e minore, diciamo così, qualità anche dell'offerta.
2) L'organizzazione dipartimentale degli ospedali, che ormai sta prendendo piede, rischia di privilegiare i percorsi intraospedalieri e non curarsi molto invece dell'integrazione che è il passo complementare necessario, quindi anche su questo l'organizzazione di cui tratteremo nei prossimi giorni deve assolutamente tenere conto.
Le apparecchiature tecnologiche. Abbiamo delle Ferrari che vengono usate come se fossero una Cinquecento. Quando il bisogno di alcune alte tecnologie viene concentrato in alcuni punti questo può dare una risposta di area vasta con una rete concentrata chiaramente su base di macro aree, si possono risparmiare risorse e favorire la qualità della prestazione.
È chiaro che questa integrazione tra ospedale e territorio deve camminare attraverso quella che è la collaborazione con la medicina del territorio quindi: l'implementazione degli strumenti operativi che riguardano la medicina di famiglia; l'assistenza domiciliare integrata; la valorizzazione delle strutture di ricovero intermedie che per buona parte non sono ancora realizzate dopo la programmazione 2012-2016; la valorizzazione dei Centri di servizi per anziani perché, la mancata riforma della IPAB, sta producendo ancora un vuoto in questo senso e una serie di scompensi gestionali che coinvolgono le nostre strutture per anziani, le RSA etc., sul territorio.
In particolare crediamo che: vada fatto un monitoraggio costante per quanto riguarda il funzionamento delle aggregazioni territoriali per la medicina del territorio; il funzionamento della Centrale operativa territoriale prevista sulla carta ma che di fatto non abbiamo ancora visto una diffusione capillare ed omogenea sul nostro territorio; la collaborazione con le Conferenze dei Sindaci. Qui mi permetto di correggere un'affermazione che aveva fatto il Presidente Boron nella sua relazione introduttiva quando diceva che i Sindaci possono partecipare ai Piani di Zona. C'è un errore di fondo: i Piani di zona sono uno strumento che viene scritto dai Sindaci, non è che sia una facoltà loro partecipare, è lo strumento di programmazione previsto dalla legge 328, che in questa fase noi riteniamo opportuno rivitalizzare, rilanciare come strumento di programmazione sul territorio e fare in modo che venga calibrato su base distrettuale cioè delle attuali aziende U.L.S.S., per garantire una corrispondenza tra servizi e territorio che sia la più virtuosa possibile.
L'impostazione che noi ritenevamo importante e utile per questo tipo di integrazione tra ospedale e territorio era quella della cooperazione tra Direttori generali e quindi non il modello Azienda ma il modello Agenzia nel quale ogni Direttore generale è responsabile, quindi in primis ha il compito di garantire il raggiungimento degli obiettivi che non sono solamente depositati, diciamo così, dall'alto verso il basso dall'Azienda Zero al territorio ma partecipa alla realizzazione di questi obiettivi cooperando con gli altri colleghi su base di area vasta ma rimanendo comunque il titolare responsabile della risorsa assegnata e degli obiettivi di salute per quel territorio.
Questi sono alcuni punti sui quali torneremo appena inizierà la discussione sugli emendamenti che saranno emendamenti di merito, migliorativi rispetto all'impostazione che attualmente ha il progetto di legge.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.
La parola al consigliere Scarabel.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Oggi abbiamo iniziato ad affrontare la famigerata questione dell'Azienda Zero. Non voglio entrare tanto nel merito dei dettagli della proposta di legge, anche perché non sono in Quinta Commissione, ne ho già abbastanza tra la Prima e la Terza, però credo sia errato definire questa proposta di legge una semplice legge, penso che possiamo tranquillamente chiamarla riforma.
Davanti a me vedo stampato questo pacco di carta di emendamenti, ho paura che prima della fine della discussione stamperemo tonnellate di carta. Nell'attesa che venga anche in questo Consiglio l'era digitale, che potremo liquidare la carte, magari non sarebbe male iniziare a stampare in fronte/retro per consumare qualche albero in meno.
Non credo di avere il dono della preveggenza, ma immagino che si accenderà un forte dibattito sui media attorno a questa riforma e probabilmente finiremo per darci delle etichette, magari i riformatori e i conservatori da questa parte. Noi del Movimento 5 Stelle sicuramente non siamo contrari al cambiamento. L'abbiamo già detto, certo, a patto che sia un miglioramento. Da quanto ho capito il miglioramento apportato da questa riforma per ora è un atto di fede, dato che come è stato richiamato questo studio di Ca' Foscari non è ancora stato divulgato.
Come è già stato detto in questa sede, il Partito Democratico in questo caso ha scelto di usare il bonus, che permetterà a tutta l'opposizione di prolungare la discussione per un tempo indefinito. Non credo che i veneti abbiano l'interesse di vedere bloccato il Consiglio per mesi, ma questo dipende anche da voi. Tutte le questioni che sono state sollevate dai miei Colleghi che mi hanno preceduto non mi sembrano questioni banali, o che possiamo etichettare come ostruzionistiche, mi sembrano in gran parte proposte di buon senso. Quindi mi aspetto veramente pari buon senso anche dall'altra parte, perché ci sia la volontà veramente fino in fondo di valutare tutte queste proposte e di capire il modo migliore per inserirle. Perché gli effetti di questa legge non si limitano alla fine di questa Legislatura, una volta attuata questa riforma non sarà possibile tornare indietro; anche se gli effetti positivi ipotizzati non si dovessero realizzare perché è uno stravolgimento del sistema attuale e una volta iniziata quella strada secondo me non si potrà tornare indietro.
Su questo tema voglio fare una riflessione. Secondo me sarebbe auspicabile che leggi di questa portata avessero una norma, una formula, un qualsiasi strumento per poterne verificare gli effetti. Non a caso, abbiamo istituito da questa Legislatura la Quarta Commissione, la Quarta Commissione ha lo scopo di verificare gli effetti delle leggi regionali. Secondo me sarebbe il minimo sindacale che leggi di questo tipo contenessero i criteri per poter valutare in futuro gli effetti di questa legge e non doverci trovare in un secondo momento quali sono i parametri che dovremo tenere conto per vedere se questa legge avrà assolto o meno il compito. Se li definissimo prima, se facessimo un ragionamento prima di licenziare questa legge, sarebbe tutto tempo guadagnato e potremo fare un ragionamento e capire, già prima, come misurare l'attuazione di questa legge.
Concludo richiamando ancora tutti al buon senso, perché credo non servano a nessuno le prove muscolari. Come opposizione vi abbiamo appena dimostrato, con il progetto di legge 138, che volendo sappiamo tenervi qua per almeno 30 ore. In questo caso non ci saranno limiti di tempo, però non credo che la bontà di questa proposta di legge sarà proporzionale alle ore che spenderemo qua dentro. Credo, invece, che sarà proporzionale alla nostra intelligenza e alla nostra lungimiranza, parlo per tutti in generale, da una parte e dall'altra.
Vi chiedo di mettere da parte ognuno i contrasti politici perché qui è in gioco la salute dei veneti e se faremo una legge sbagliata, cattiva o insufficiente tutti ne pagheremo le conseguenze. Vi ringrazio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
Non ho più iscritti a parlare. In questo momento gli Assessori Coletto e Manuela Lanzarin faranno una replica di massimo dieci minuti ciascuno; poi ci sarà relatore e correlatore che eventualmente possono ulteriormente intervenire per altri dieci minuti.
Comunico a tutti che sono appena stati depositati 139 emendamenti da parte del correlatore sull'articolo 1, adesso gli uffici dovranno ordinarli per poterli mettere in ordine di votazione.
La parola all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Ho ascoltato con attenzione sia l'apertura dei lavori fatta dal relatore che dal correlatore, oltre che quelle dei Consiglieri.
Il tema che stiamo trattando non è un tema secondario, si parla di salute, si parla di sanità, si parla di un ambito che spesso e volentieri viene bistrattato, nel senso che i tagli che si sono susseguiti di anno in anno sono stati tagli pesanti, sono stati tagli che ci hanno indotto a razionalizzare quelle che sono le strutture della sanità. L'abbiamo fatto appena ci siamo insediati con il Libro bianco, successivamente abbiamo prodotto con un grande lavoro della Commissione, quindi del Consiglio, quello che è il nuovo Piano socio-sanitario, che è ancora operativo sino a fine 2016, con le relative schede. Quindi abbiamo dato un vestito nuovo a quella che è la sanità regionale.
Una sanità che vive solo ed esclusivamente di quello che è il riparto nazionale e quindi del Fondo sanitario nazionale ripartito con una quota d'accesso per quanto riguarda il Veneto dell'8% circa.
Con queste risorse, riusciamo a gestire la sanità in Veneto, riusciamo a essere Regione benchmark, riusciamo a rispettare il DM 70. Sentivo parlare alcuni Consiglieri del rispetto di quelli che sono i posti letto, che chiudiamo ospedali e tagliamo posti letto. Ebbene, la verifica del MEF che è avvenuta circa un mese fa, ha dato parere favorevole al Veneto nonostante ci siano circa 500 posti letto per acuti in più rispetto al DM 70, ma comunque rimaniamo all'interno dei parametri del DM 70 soddisfacendoli appieno. Quindi non è che il Veneto chiuda ospedali per risparmiare, non è che chiudiamo posti letto per risparmiare, ma facciamo solo e esclusivamente quello che deve fare un buon amministratore, cioè rispettiamo quelle che sono le norme nazionali, cioè le norme sovraordinate, rispetto alle quali deve sottostare la Regione del Veneto quando emana norme, quando approva leggi regionali e quindi sotto ordinate rispetto a quelle nazionali.
Chiarita questa cosa, volevo entrare nel vivo del PDL 23, il famosissimo PDL 23. Abbiamo sentito una descrizione assolutamente precisa da parte del Presidente Boron, che ha descritto l'iter di approvazione in Commissione e dei vari maxi emendamenti che sono stati approvati.
Come al solito, è una scelta lungimirante che, in funzione del ridimensionamento dell'U.L.S.S., di conseguenza, all'aumentare quindi del lavoro dei 9 direttori generali, si è preso un provvedimento che è logico, che è razionale, che è conseguente: cioè sburocratizzare, prendere parte del lavoro burocratico che era all'interno dell'U.L.S.S. e metterlo all'interno di quello che è un ente sanitario, quindi previsto dalla 502, che sottostà alla legislatura, alla regimentazione, come sono sottoposte le U.L.S.S. a creare l'Azienda Zero.
L'Azienda Zero non governa gli 8 miliardi e mezzo, perché l'Area Sanità e Sociale esiste ancora e se leggiamo il progetto di legge il Direttore dell'Area Sanità e Sociale governa l'Azienda Zero, ha rapporti con l'Azienda Zero. L'Azienda Zero produce delle proposte di provvedimento per la Giunta, per il Consiglio che verranno valutate e verranno approvate o modificate durante l'iter. Quindi non è esattamente come ho sentito questa mattina che sarà una azienda con i superpoteri; è una azienda, è un ente del Servizio socio-sanitario ed è per quello che il Presidente della Giunta regionale nomina il direttore generale, che deve essere iscritto all'interno degli albi, come previsto dalla norma.
Per quanto riguarda, poi, il Collegio sindacale non è che ci siano controllori e controllati; il Collegio sindacale è sempre stato nominato dal direttore generale, sono tre membri designati uno dal Presidente della Giunta, uno dal Ministro dell'Economia e uno dal Ministro della Salute, che poi vengono nominati dal Direttore generale. Ma da lì a dire che il controllore e controllato sono la stessa persona direi, signori, "ghe ne passa" prima di fare una affermazione del genere.
Vorrei fare un altro discorso che è importante e fondamentale. Rispetto alla prima stesura del PDL 23, dove effettivamente poteva essere travisata la lettura della programmazione che non era più in capo al Consiglio. Ma anche in questo caso direi che, se così mai fosse stato, sarebbe stato illegittimo perché gli articoli 117 e 118 della Costituzione prevedono che l'organo legislativo è il Consiglio, l'Esecutivo attiva la programmazione.
Quindi, sarebbe stato difficile che il Governo centrale non avesse impugnato un provvedimento del genere, molto difficile, impugna per molto meno, figuriamoci su una norma così grossolana se non l'impugnerebbe. Chi viene dalla pregressa Legislatura ricorda che il Governo ci ha messo un attimo ad impegnare il Piano socio-sanitario del 2012 per quanto riguarda la fattispecie del potere vincolante della Commissione, che è molto meno rispetto alla programmazione in capo al PDL 23, molto ma molto meno. Quindi, mi sento di rassicurare il Consiglio in questo ambito, ma di rassicurarlo veramente.
Poi, arriviamo a parlare di aspetti veri e propri di programmazione, quando parliamo di cronicità, che è vero, esiste; di aspettativa di vita che si allunga sempre di più; di contromisure che dobbiamo attivare sul territorio e le dobbiamo attivare - l'abbiamo già scritto - con l'ospedale di comunità, le dobbiamo attivare con le URT, le dobbiamo attivare con le medicine di gruppo integrate. Anche sull'ospedale di comunità ho sentito un passaggio dove si dice che dopo il 31esimo giorno si paga l'ospedale di comunità; io dico sì, è vero, si paga l'ospedale di comunità e meno male che si paga! Diversamente, sarebbe diventato un cronicario dove i nostri anziani invece di essere curati a casa dai propri cari e assistiti nella maniera più doverosa, o qualora fossero veramente in fase acuta ricoverati in geriatria o chissà in quale altro reparto, vengono depositati nell'ospedale di comunità. Quindi è bene che dal 31esimo giorno si paghi l'ospedale di comunità, a meno non ci siano aggravamenti della cronicità e quindi abbiano bisogno di cure mediche più importanti e siano ospitati nei reparti dovuti, tipo la geriatria piuttosto che altri reparti.
L'ospedale di comunità si paga proprio per questo motivo, perché non deve diventare una seconda casa di riposo a titolo gratuito; sarebbe stato scorretto fare questo, perché allora avremmo creato un discrimine fra chi paga le quote della case di riposo e chi "parcheggia" – è una brutta parola, permettetemi, la virgolettiamo - gli anziani in maniera non corretta presso gli ospedali di comunità. L'ospedale di comunità serve a riabilitare le persone che hanno subito un intervento, in particolar modo se sono anziani.
Della programmazione abbiamo parlato, delle altre questioni relative al personale, relative alla gestione delle gare d'appalto, quindi del CRAS che è una struttura che esiste già, che viene ricollocata all'interno dell'area dell'Azienda Zero io credo che sia un atto dovuto. Abbiamo altre strutture, mi viene in mente la gestione della legge 210, che sarebbe quella legata a chi è stato infettato da trasfusione e quant'altro, i famosi emotrasfusi, che è collocato presso l'Azienda U.L.S.S. 16. Per questioni normative abbiamo dovuto collocare queste strutture in giro per le varie U.L.S.S., per rispettare il dettato dell'articolo 118. L'Azienda Zero l'abbiamo creata proprio per collocare al proprio interno e gestire nella maniera più corretta, e di conseguenza trasparente, tutte queste necessità che si sono create e si sono stratificate nel tempo e che hanno bisogno di un contenitore dove possa lavorare sia il Consiglio che la Giunta nella maniera più trasparente.
Mi sembrava piuttosto confusionario come è stato fatto fino adesso, come abbiamo dovuto fare perché c'era la mancanza di questo contenitore, collocare le varie strutture in giro per le varie U.L.S.S.. Se noi andiamo a vedere ci sono delibere che collocano tante strutture all'interno dell'U.L.S.S. 4 piuttosto che della 16, piuttosto che della 12.
Quindi la riorganizzazione è funzionale a fare ordine, la riorganizzazione è funzionale a fare trasparenza, non è assolutamente vero che gli 8 miliardi e mezzo vengono gestiti dal superdirettore piuttosto che dalla super U.L.S.S., verranno gestiti come sempre dal Consiglio e dalla Giunta. Il riparto definitivo sta arrivando e passerà in Quinta Commissione, visto e considerato che era stato scritto a chiare lettere sulla delibera che è andata in Giunta ed è andata in Giunta per onorare e rispettare delle tempistiche dovute rispetto all'articolo 118 e ad altre norme, era stato depositato un riparto provvisorio. Il definitivo è arrivato, lo potremo valutare come deve essere valutato in Quinta Commissione, modificare, votare e quindi approvare.
L'auspicio qual è? L'auspicio è che gli interventi che si sono susseguiti questa mattina siano veramente interventi costruttivi, finalizzati a migliorare la sanità su base universalistica. Una sanità che è l'unico ambito a livello di Governo centrale dove, stranamente, rispetto ad altre materie, quello che è finanziato corrisponde esattamente alla spesa: 109 miliardi e 900 sono stati erogati per la sanità nell'anno 2015, 109 miliardi e 900 sono stati spesi. Quindi, direi senza timore di smentita, che è l'unico ambito a livello di Governo centrale che è assolutamente sotto controllo.
Razionalizzare è un obbligo, perché? Noi dobbiamo mantenere quello che è un Servizio sanitario su base universalistica. Siamo l'unica nazionale a livello europeo che ha un Servizio sanitario a base universalistica, che sostanzialmente, significa che eroga le cure a tutti senza distinzione di censo. Io credo che questa sia una grande scelta che è stata fatta, una grande opportunità che non ci dobbiamo lasciar scappare e questi interventi fatti a livello di Regione Veneto servono proprio a mantenere un servizio che ci ha dato prestigio sia dal punto di vista della civiltà, sia dal punto di vista dell'etica, sia a livello europeo, nazionale. Ma direi, che visto e considerato che a livello mondiale è il terzo migliore sanitario e a livello europeo è quello che costa meno, direi che abbiamo l'obbligo e l'onore di doverlo mantenere così. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola all'assessora Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Ringrazio i Colleghi per il contributo, per gli stimoli che abbiamo sentito durante il dibattito di oggi e per le considerazioni, che, dobbiamo dire la verità, sono già state recepite all'interno sicuramente dell'articolo 18 che si occupa di servizi sociali e socio-sanitari.
Oggi ho sentito a più riprese parlare di sistema e modello Veneto, di un sistema di forte integrazione socio-sanitaria, di un sistema oggi copiato, mutuato, un sistema che ha fatto scuola. È un sistema che fin dall'inizio del mio insediamento ho sentito ripetere che sarebbe stato smantellato, che il sistema di forte integrazione veneta era ormai al declino e che tutto il comparto legato ai servizi sociali e socio-sanitari sarebbe stato sanitarizzato, è stata più volte usata questa espressione; oppure sarebbe sparito e non avrebbe avuto quel ruolo e quella posizione che invece ha fatto del Veneto la Regione leader in questo campo.
Vediamo oggi nel provvedimento, nel PDL 23, che tutto quello che era stato detto non viene confermato, ma viene ribadito il sistema di integrazione, viene ribadito il ruolo dei servizi sociali e del sistema socio-sanitari, con la volontà di incentivarli, con la volontà di potenziarli, con la volontà di non smantellare il sistema che oggi abbiamo. I passaggi che sono stati fatti in questo primo anno di Assessorato e di amministrazione vanno in questa direzione.
Si sta riorganizzando, la macchina amministrativa, oggi si sta parlando di una nuova organizzazione per quanto riguarda la Regione Veneto. Il comparto dei servizi sociali aveva già avuto modo di passare anche qui in Commissione con la delibera di riorganizzazione, in cui venivano individuati in maniera specifica i settori di intervento che individuano un po' le nuove emergenze di oggi. Quindi sicuramente quello legato agli anziani, alla disabilità, alla non autosufficienza che ho sentito molto spesso oggi essere rimarcata ed essere posta alla mia attenzione; quello legato alla famiglia, ai minori, al settore giovanile, ma anche quello legato alle marginalità, alle dipendenze.
Questo a testimonianza che il lavoro che stiamo facendo va in questa direzione. Quindi la volontà viene ripresa anche all'interno dell'articolo 18, che si occupa di servizi sociali e socio-sanitari; che non vuole in nessun modo abdicare alle funzioni delle Conferenza dei Sindaci, quelle che sono le funzioni del territorio.
Ho avuto modo, insieme al collega Coletto, di incontrare più volte i Sindaci e le Conferenze e abbiamo ribadito la posizione. Siamo consapevoli che il nostro è un sistema cosiddetto orizzontale in cui i territori e i Sindaci, che conoscono appieno il proprio territorio e le proprie potenzialità, esprimono i bisogni e hanno il dovere/diritto non solo dire la sua, ma anche di programmarli. È da qui l'intenzione e la volontà, come è stata ribadita e verrà confermata anche all'interno del provvedimento con degli emendamenti specifici, di delegare alle Conferenze dei Sindaci dei territori che sono oggi esistenti, la redazione e le approvazioni dei Piani di zona.
Parliamo di Conferenza dei Sindaci. Sappiamo benissimo che la Conferenza dei Sindaci in base alla 502 può essere solo raggruppata alle U.L.S.S., quindi non possiamo utilizzarla anche per i distretti o gli ambiti che stanno sotto, altrimenti andremo contro a quella che è la legge 502. Però vogliamo dare ai Comitati dei Sindaci, non chiamiamoli Conferenze, sicuramente gli stessi poteri che avevano prima. Questo credo sia il messaggio, ma soprattutto lo scopo che noi abbiamo e lo scopo che è stato più volte ripetuto anche in Commissione.
I piani di zona sono e diventano uno strumento importante, uno strumento di programmazione, voi sapete che sono scaduti e quindi sono stati prorogati fino 31.12.2016. Chiaramente c'è tutto un lavoro che si deve fare per i nuovi Piani di zona perché ritengo, come ho già avuto modo di dirlo in Quinta Commissione, che il Piano di zona non può essere più il libro dei sogni in cui inseriamo tutto e di più, ma deve essere un Piano di zona tarato sulle esigenze, sulle possibilità e soprattutto sulla mappa del servizi. Deve essere un Piano di zona con all'interno anche problematiche nuove che oggi non ci sono, penso ad una problematica molto cara a quest'Aula legata al gioco d'azzardo, all'invecchiamento attivo, ma che diventano delle tipologie importanti, preminenti e attuali.
Su questo ci sarà un lavoro, un lavoro che non vuole smantellare l'autonomia delle singole Conferenze dei Sindaci, non vuole smantellare il lavoro dei Sindaci, ma il lavoro dei territori. Io provengo da quelle realtà, sono stata Sindaco, sono stata Vicepresidente della Conferenza dei Sindaci, quindi so cosa vuol dire Conferenza dei Sindaci, so il ruolo e il lavoro prezioso che può dare.
Chiaro che è un sistema di riforma complessivo in cui ragioniamo sulla riduzione delle U.L.S.S., in cui ragioniamo su delle tematiche che devono però diventare delle tematiche complessive, generiche e uguali per tutti. Poi nella specificità ci confrontiamo, chiaramente ognuno può mantenere quelle che sono le proprie peculiarità, perché una zona più svantaggiata può avere bisogno di attenzione in un settore rispetto ad un altro.
Quindi questo a garanzia che non smantelliamo il valore e l'apporto che può dare il territorio, non smantelliamo il ruolo delle politiche sociali. Credo che sul campo delle politiche sociali questo Consiglio, ma la Quinta Commissione, avrà molto da fare, l'ho detto a più riprese. Siamo di fronte ad una stagione che ci impone dei cambiamenti importanti, voi avete citato più volte l'invecchiamento della popolazione, quindi il problema legato alla terza e alla quarta età, la non autosufficienza, la cronicità, l'intervento nel settore dei disabili. Sono in itinere anche a livello nazionale dei provvedimenti che ci impongono anche a livello regionale scelte, penso alla legge del Dopo di noi, penso ad altre riforme.
Quindi è chiaro che dovremmo ragionare su quelle che sono le politiche del futuro, le politiche che vedono sicuramente le risorse ridotte, che ci impongono di dover spendere in maniera diversa le risorse, di rivedere l'offerta residenziale, semiresidenziale, domiciliare e su questo credo che la Commissione, il Consiglio sarà chiamato. Sarà chiamato in primis con la riforma delle IPAB, che viene a più riprese richiamata all'interno di questo provvedimento, ma ritengo che la riforma delle IPAB debba seguire un percorso autonomo. Anche qui abbiamo una grande sfida, abbiamo un momento importante, è vero che arriviamo dopo altre Regioni, ma arriviamo in un momento in cui possiamo creare un modello nuovo, in base a quelle che sono le nuove esigenze, i nuovi bisogni possiamo diversificare anche l'offerta. La Commissione sarà chiamata su questo, sarà chiamata anche a vedere qual è il modello migliore, proprio per dare risposta alle tante persone in difficoltà.
Quindi sono due percorsi sicuramente separati che vanno e ritengo debbano essere separati, perché la riforma delle IPAB, che inizierà in Quinta Commissione dopo il PDL 23, dovrà sentire in audizione i soggetti interessati, dovrà capire il sistema migliore non solo di sostenibilità economica, ma anche di risposta rispetto a quelle che sono le esigenze del territorio e dei territori. Credo che su questo ci troveremo uniti ma anche d'accordo.
I temi legati al sociale non devono avere colore politico, non devono avere suddivisione. Troppo spesso li ho sentiti arroccati solo da una parte, ma non credo che questa sia la strada giusta. La volontà che abbiamo inserito all'interno delle modifiche fatte nell'articolo 18 e che faremo anche in fase di emendamenti e che poi inizieranno con il percorso legato alla riforma delle IPAB vanno sicuramente in questa direzione.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Abbiamo iniziato oggi la maratona, sta un po' al Consiglio pensare di farla diventare una mezza maratona o magari qualcosa ancora di più breve, l'importante è capirsi e ascoltarsi.
Io ringrazio anche delle precisazioni e riflessioni che il Consiglio ha fatto, devo dire che l'intervento del Presidente Zaia è stato sicuramente un intervento significativo con qualche apertura e con qualche presa di posizione generica, a dire la verità.
Dispiace che ci sia una condivisione negli obiettivi come è stato detto, chi ha presentato l'Azienda Zero e chi ha presentato l'Agenzia veneta socio-sanitaria, però è mancato l'approfondimento da parte del Presidente di cosa sia effettivamente l'Azienda Zero perché è questo che ci preoccupa.
L'abbiamo detto a più voci oggi, siamo molto preoccupati per questo accentramento che è il nuovo potere che viene a delinearsi nella nostra Regione.
Altre Regioni hanno aumentato e incrementato la governance in maniera diversa, per esempio alcune Regioni hanno costituito un'Agenzia solamente per implementare l'informatizzazione e già è un'impresa raggiungere questo obiettivo.
È importante raggiungere l'obiettivo del fascicolo sanitario elettronico e della tessera sanitaria elettronica, altre Regioni ripeto hanno scorporato alcune Agenzie rispetto alle Aziende socio-sanitarie, le hanno fatte diventare qualcosa d'altro proprio per sostenerle ma tutte, era chiaro, erano Enti a servizio, strumenti delle Aziende.
La centralità era l'Azienda, era l'U.L.S.S., tutti erano a servizio, a supporto delle Aziende, qui manca questa certezza e noi proporremo degli emendamenti e dei correttivi proprio perché ci sia la piena collaborazione tra l'Azienda Zero, le Aziende ospedaliere, lo IOV e le U.L.S.S.. Su questo non cederemo di una virgola perché è fondamentale che ci sia una condivisione tra Azienda Zero, Area socio-sanitaria, U.L.S.S. e Aziende del nostro territorio, altrimenti ci sarà una separazione che non porterà al raggiungimento degli obiettivi ma porterà a scontri, a separazioni, a difficoltà operative, quello che invece non vogliamo che diventi.
Già alcuni Consiglieri si sono soffermati sul fatto che l'accentramento non è sempre positivo, se l'accentramento viene a scapito dell'operatività è una brutta cosa.
Noi vogliamo l'accentramento che assicuri invece la massima operatività perché l'Azienda Zero o l'Agenzia socio-sanitaria nasce appunto per questo.
Seconda riflessione. Molto spesso è stato richiamato il coraggio, noi invece diciamo che il coraggio può diventare imprevisto, può diventare salto nel buio.
Allora, capiamoci bene: coraggio è in ogni caso attivare con lungimiranza gli strumenti; salto nel buio è attivarli senza sapere cosa succede.
Mi sembra che anche il Presidente Zaia abbia messo le mani avanti dicendo: lo faremo con gradualità, scriviamo "può" o "si potrà" proprio per non attivare tutto quello che c'è scritto.
Quindi, anche qui, non sappiamo effettivamente quello che verrà attivato perché verrà fatto con gradualità, parole del Presidente Zaia che ha detto oggi.
Questo è l'intervento del Presidente.
Ma entro nel merito di alcune riflessioni anche frutto delle repliche dell'assessore Coletto e dell'assessora Manuela Lanzarin.
Noi non siamo convinti di quello che ci è stato riportato sulla scelta delle 9 U.L.S.S., non abbiamo capito perché, se fosse stato scritto 7 e se avessimo avuto 7 Direttori generali che commissariano gli altri 14, sarebbe stato un condizionare l'Aula, perché invece scrivere 9 non condiziona l'Aula? Vuol dire che siamo liberi di cambiarle a questo punto.
Se il Presidente Zaia ci dice che ha scritto 9 proprio per lasciare piena libertà al Consiglio regionale, abbiamo piena libertà di decidere un numero diverso rispetto al 9 e quindi chiedo alla maggioranza di presentare degli emendamenti diversi rispetto al numero 9.
Questo ci è stato detto, dopo noi abbiamo presente che c'è una specificità riconosciuta dallo Statuto che è quella della montagna, quella della Provincia di Belluno. Questa è la specificità prevista dallo Statuto, il resto sono particolarità, difficoltà organizzative, flessibilità per alcuni mesi legate al turismo, sono tutte altre considerazioni ma la specificità riconosciuta dallo Statuto è solo per una Provincia, su quella l'avevamo riconosciuta e presenteremo anche degli emendamenti perché c'è un'idea che viene proprio dal territorio, e lo sapete bene, che è di realizzare un'U.L.S.S. della montagna diversa rispetto a quella che abbiamo scritto, anche diversa rispetto a quella provinciale.
Allora, capiamoci bene, non nascondiamoci dietro a delle motivazioni che non ci sono. Ci sono motivazioni politiche che se uno è in grado di motivarle bene, deve giustificarle e le porta avanti sapendo che ci sono i pro e i contri e andremo avanti in questo modo.
Altri aspetti. Si è parlato dell'articolo 16 - perché adesso è diventato articolo 16 e non più articolo 18,, perché nella rivisitazione in ingresso in Aula rispetto a quel testo che avevamo in Commissione è l'articolo 16 - noi condividiamo gli obiettivi mi sembra di capire, insomma vogliamo che la Conferenza dei sindaci o il livello distrettuale approvi il bilancio sociale e organizzi il Piano di zona, si tratta di scrivere bene questo articolo, d'accordo? Ci sono anche degli obiettivi per potenziare il ruolo del sociale, potenziamo il ruolo del sociale anche della Direzione? Perché abbiamo istituito l'Area sanità e sociale ma ci sarà la Direzione del sociale oppure no? Mi piacerebbe fosse scritto.
Noi lo vogliamo scrivere perché ci teniamo che ci sia.
Non vogliamo abbandonare l'Assessore senza punti di riferimento organizzativi. Pretendiamo che ci sia un Direttore per il sociale, quindi noi in questo momento lottiamo accanto-per-con l'Assessore. Vedete un po' quanta enfasi ci mettiamo? Ma non vorrei tradire la fiducia dell'Assessore alla Sanità Coletto a questo punto.
Devo ribadire un concetto, noi crediamo sia fondamentale aumentare i posti letto negli ospedali di comunità, lo facciamo prima della riduzione delle U.L.S.S.? Speriamo di ottenere questo risultato.
Però non diciamo che è giusto far pagare dopo il 30° giorno gli ospedali di comunità e far finta di non sapere che da due anni a questa parte molti stanno utilizzando i pochi ospedali di comunità per liberare le lungodegenze dagli ospedali e collocare negli ospedali di comunità i soggetti più fragili, che non hanno neppure i soldi per pagarli e quindi il pagamento viene fatto dai Comuni.
Non è questo l'obiettivo degli ospedali di comunità che stanno diventando le lungodegenze, stanno diventando il luogo dove gli ospedali scaricano i lungodegenti. Non deve diventare questo l'ospedale di comunità, mai!
Ho capito anch'io che poi si chiede il pagamento ma lo chiediamo ai lungodegenti che devono andare in ospedale, non a chi deve andare in ospedale di comunità per una dimissione protetta, per la cura e l'assistenza sul diabete, per finalità diverse. Sono aspetti completamente diversi.
C'è un altro aspetto che abbiamo chiesto con forza e continuo a richiedere che è quello di fare particolare attenzione al territorio di Padova - casualmente provengo dal territorio di Padova - ma è fuori dubbio che siamo da un mese senza Direttore generale, che tutto ciò che doveva essere preparazione per l'U.L.S.S. provinciale non sta avvenendo, quindi se alcune scelte previste dal PDL 23 da due anni sono in attesa rischiano di destrutturare tutte le altre U.L.S.S., per l'U.L.S.S. di Padova è quasi certo che regnerà il caos a breve.
Non c'è la sostituzione di personale, alcuni medici non vengono sostituiti, ma quello che è peggio ancora è che non si capisce più il ruolo, il dialogo, la relazione tra ospedale e territorio come stia avvenendo ed è questo che manca.
Chiudo ribadendo ancora una volta la necessità di attivare una Commissione d'inchiesta per l'Ospedale di Padova. È sicuramente una Commissione che potrebbe essere attivata anche temporaneamente per 2-3 mesi con l'unico scopo di fare chiarezza su alcuni passaggi che hanno portato a diversa ubicazione e a diversa scelta la costruzione del nuovo Ospedale di Padova. Noi ve lo chiediamo, faremo anche una proposta di legge su questo, spero di ottenere da parte della maggioranza, nel nome della trasparenza e della chiarezza, un risultato immediato, importante, chiaro anche da questo punto di vista.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al consigliere Boron.

Fabrizio BORON (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Brevissimo, non mi dilungherò per dieci minuti, solo a conclusione di una discussione avvenuta tutta oggi e per correggere solo due passaggi che ho sentito non molto precisi.
Intanto sono felice e contento che oggi ci sia stata questa apertura a questo dibattito che deve portare sicuramente la riforma ma che se, come ho sentito alcuni interventi, è basata sul merito e quindi tesa a portare emendamenti e possibili miglioramenti, credo che nessun ponga uno sbarramento ma si è sempre aperti alla discussione come è avvenuto su tutti gli altri progetti di legge passati in quest'Aula. Se invece la discussione deve essere su emendamenti fatti solo a titolo ostruzionistico e a volte anche – io ne ho letti molti – che un attimino abbassano anche il livello della discussione, credo che l'Aula si dovrà porre anche il punto di forza di dire: andiamo avanti senza timore.
Gli unici due passaggi che volevo ricordare per la precisione, sono stati sempre menzionati e puntualizzati in sede di Commissione ma molto probabilmente non è stato ricordato, è quando in maniera imprecisa è stato detto che il Direttore dell'Azienda Zero si nomina i controllori, si nomina il Collegio sindacale, perché basta leggere l'articolato per trovare la chiarezza del punto: "Il Collegio sindacale è composto da tre membri nominati dal Direttore generale e designati uno dal Presidente della Giunta, uno dal Ministro dell'Economia e Finanze e uno dal Ministro della Salute" ovvero si fa confusione fra quello che è la nomina e quella che è la designazione-l'indicazione.
L'indicazione avviene ovviamente su una legge statale e non ci può essere alternativa, l'atto di nomina è del Direttore come avviene oggi su tutte le U.L.S.S.: oggi il Direttore U.L.S.S. fa la nomina dei Revisori, degli organi di controllo, ma non sono una sua scelta.
Poi ricordo solo la discussione che ho fatto in apertura ovvero mi è piaciuto elencare tutto il percorso della Commissione solo per ricordare una cosa, perché la relazione era scontata, noi abbiamo fatto bene e l'opposizione fa altro, ma volevo dare un segnale alla discussione. Non è un progetto di legge che non ha avuto partecipazione, anzi ha avuto una partecipazione lunghissima con audizioni e discussioni sul territorio e in Commissione, è stato affrontato in tutte le parti, la maggioranza non si è chiusa su un testo iniziale anzi ha dato disponibilità ampia alla discussione e questo percorso ha portato al maxiemendamento.
Quindi dire che il maxiemendamento è un cambiamento di linea della maggioranza non è corretto e io ritengo che il maxiemendamento è l'ascolto che la maggioranza ha fatto nel territorio e ha fatto con le audizioni.
Quando ho menzionato i dati è stato proprio per dare un dato preciso cioè l'80% delle richieste avvenute in sede di audizioni, in sede di richiesta di parere ovvero sui pareri che sono arrivati, è stata su tre punti ovvero: 1) rafforzare e determinare in maniera precisa che la programmazione spetta al Consiglio e alla Giunta; 2) che il Sociale doveva mantenere il suo Direttore; 3) che le Conferenze dei Sindaci dovevano rimanere e avere le loro prerogative.
Queste sono state l'80% delle richieste seppur corpose ma andatevi a leggere tutti i documenti presentati, io e la struttura lo abbiamo fatto, e abbiamo deciso che l'80% di quelle richieste sia stata accolta con il maxiemendamento.
Ritengo che il percorso di ascolto e di partecipazione abbia dato un grande risultato e che non sia un cambiamento di intenzioni ma sia solamente una volontà di dare ascolto ai suggerimenti arrivati.
L'organizzazione del territorio dell'Assemblea dei Sindaci è quella che è stata discussa in Commissione, ovvero è vero che l'Assemblea sarà provinciale, è vero che ad esempio – io non entro nel tema Padova perché altrimenti ne viene fuori un caso di giornata – a Padova sono 104 ed è un'Assemblea da 104 Sindaci.
Ricordo di essere stato anche componente di un ATO, di un bacino, fatto da numeri di questo tipo, anzi dove ero io se non ricordo male erano 140, e le Assemblee esprimevano un esecutivo che facesse sunto e decisione di quelle che erano le istanze che arrivavano dal territorio.
Le istanze che arrivano dal territorio, e nell'organizzazione è chiaro, arriveranno dai Distretti, ovvero le Amministrazione locali dei Sindaci e Distretti che sono le attuali U.L.S.S. che potranno, in maniera precisa, portare le loro decisioni, i loro pareri e, in ambito sociale, i loro pareri su quello che riguarda, ad esempio, i Piani di zona.
L'articolazione è stata ben menzionata, ben descritta nel progetto di legge e riteniamo che con il maxiemendamento si sia dato il massimo ascolto e la massima possibilità di adattare il progetto di legge iniziale alle volontà del territorio. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Boron.
In questo momento, a chi è eventualmente interessato ai subemendamenti, sono stati distribuiti i 139 emendamenti depositati mezz'oretta fa. Da questo momento do due ore di tempo per gli eventuali subemendamenti. Alle ore 20.00 saremo qui a vedere quanti ce ne sono, e la Quinta Commissione domani mattina dovrà riunirsi in Sala Legni alle ore 12.00, perché gli Uffici devono ordinare questi emendamenti appena arrivati adesso e riordinarli non sarà semplice.
Il Consiglio è sospeso per l'opera di coordinamento degli Uffici per gli emendamenti e riprende domani pomeriggio alle 14.30 con i primi emendamenti e con i pareri sugli emendamenti che verranno dati nell'Ufficio di Presidenza della Quinta Commissione e di chi eventualmente è interessato, appunto, al parere sugli emendamenti.
Dichiaro chiusa la Seduta di oggi.
A domani.

La Seduta termina alle ore 18.01


Il Consigliere segretario
f.to Antonio Guadagnini

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti

Resoconto stenotipico a cura di:
Copisteria Sassaro – Stenotype Transcription Multimedia srl

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di: Elisabetta Fabris

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