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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 105 - 10^ legislatura
Resoconto 105a Seduta pubblica
Martedì, 14 febbraio 2017
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO
La Seduta inizia alle ore 10.35

PRESIDENTE

Colleghi, buongiorno.
Devo comunicare che, a causa di qualche problema logistico, l'inizio della Seduta viene posticipato alle ore 11.00.
Grazie e a dopo.

La Seduta è sospesa alle ore 10.35
La Seduta riprende alle ore 11.08
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Buongiorno a tutti.
Diamo inizio alla 105a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 3242 del 9 febbraio 2017.
PUNTO
1



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Hanno comunicato congedo i Consiglieri:

Luca ZAIA

Il congedo è concesso.
Progetti di legge regionale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge:

N. 221 del 9 febbraio 2017
Presentata dalla consigliera Moretti e altri
"NORME PER L'ESTENSIONE DELLA COPERTURA VACCINALE E ABROGAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE 23 MARZO 2007, n. 7 "SOSPENSIONE DELL'OBBLIGO VACCINALE PER L'ETÀ EVOLUTIVA""

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

N. 368 del 20 gennaio 2017
Presentata dal consigliere Conte ed altri
"NEL PROGETTO GARANZIA ADULTI "DISOCCUPATI OVER 50" LA REGIONE ADOTTA CRITERI DI EQUITÀ?"

a risposta immediata

N. 249 del 12 ottobre 2016
Presentata dal consigliere Berti ed altri
"È VERO CHE ALL'OSPEDALE DI SCHIAVONIA C'È STATO UN PRESUNTO RICOVERO DI MALARIA DI UN PROFUGO"

N. 268 del 28 novembre 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle
"ULSS 8: I NUOVI DIPENDENTI VENGONO ESTRATTI A SORTE?"

N. 279 del 28 dicembre 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle
"MARTELLAGO, INDAGINI DELLA MAGISTRATURA SUL PAT?"

N. 300 del 9 febbraio 2017
Presentata dal consigliere Barison e Giorgetti
"QUALI SONO I MOTIVI DEL GRAVE RITARDO DEI LAVORI DEL RESTAURO DEL PONTE DI BASSANO"

N. 301 del 9 febbraio 2017
Presentata dal consigliere Fracasso e altri
"SISTEMA MOSE: FARE SUBITO CHIAREZZA SUI RISCHI DI CEDIMENTO DELLE CERNIERE DELLE PARATOIE"

N. 302 del 9 febbraio 2017
Presentata dal consigliere Zanoni e altri
"INCIDENTI VENATORI E ATTI DI BRACCONAGGIO IN VENETO: LA GIUNTA REGIONALE INTENDE GARANTIRE LA SICUREZZA DEI CITTADINI E LA TUTELA DELLA FAUNA SELVATICA NEL RISPETTO DELLE LEGGI REGIONALI, NAZIONALI E COMUNITARIE?"

N. 303 del 13 febbraio 2017
Presentata dal consigliere Dalla Libera
"PIAN DEL CANSIGLIO: QUALE SVILUPPO E PROGRAMMAZIONE INTENDE REALIZZARE LA REGIONE VENETO PER QUESTO TERRITORIO E PER TUTTE LE ATTIVITÀ ECONOMICHE OPERANTI IN ESSO?"

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 201 del 9 febbraio 2017
Presentata dal consigliere Ruzzante ed altri
"POSTE ITALIANE SPA: LA REGIONE INTERVENGA PER GARANTIRE IN VENETO UNA RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI IN MODO CAPILLARE ED INNOVATIVO."

N. 202 del 9 febbraio 2017
Presentata dal consigliere Pigozzo e altri
"IMPIANTO DI STOCCAGGIO OLI MINERALI AD USO COMMERCIALE DA OLTRE 10.000 METRI CUBI IN COMUNE DI CHIOGGIA: LA GIUNTA REGIONALE RIVEDA LA PROPRIA "ESPRESSIONE D'INTESA"."

N. 203 del 13 febbraio 2017
Presentata dai consiglieri Salemi e Azzalin
"TRATTA VERONA-ROVIGO: LA REGIONE DEL VENETO GARANTISCA UN ADEGUATO ED EFFICIENTE SERVIZIO DI TRASPORTO FERROVIARIO REGIONALE."
PUNTO
2



REGOLAMENTO (UE) N. 1308/2013 RECANTE ORGANIZZAZIONE COMUNE DEI MERCATI DEI PRODOTTI AGRICOLI. APPLICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI DI CUI ALLA SEZIONE V "AIUTI NEL SETTORE DELL'APICOLTURA". APPROVAZIONE TRIENNIO DI PROGRAMMAZIONE 2017/2019. ARTICOLO N. 33, COMMA 3 LETTERA B) DELLA LEGGE REGIONALE STATUTARIA 17 APRILE 2012, N. 1 (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 23) (DELIBERAZIONE N. 8/2017)

Relazione della Terza Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Gerolimetto, correlatore il consigliere Scarabel.
"Le attività legate all'apicoltura svolgono un ruolo rilevante per la salvaguardia ambientale, influenzano direttamente le produzioni frutticole in quanto legate all'azione pronuba svolta dalle api, rivestono un'importanza economica per il valore intrinseco della produzione del miele e degli altri prodotti dell'alveare.
La Regione del Veneto ha da sempre riconosciuto l'importanza di tale settore, dotandosi di una propria specifica legislazione e prevedendo l'istituzione, ai sensi della legge regionale n. 23/1994 , del Centro regionale per l'apicoltura, e della Consulta regionale per l'apicoltura. A partire dal 1998 e fino all'annualità 2016, la Regione ha inoltre partecipato al Programma nazionale di applicazione del Reg. (CE) n. 1221/1997, del Reg. (CE) n. 797/2004, del Reg. (CE) n. 1234/2007 abrogato con Regolamento (UE) n. 1308/2013.
Il Regolamento (UE) n. 1308/2013 definisce all'art. 55 le misure che gli Stati membri possono inserire nei Programmi nazionali triennali che si riferiscono a:
a) assistenza tecnica agli apicoltori e alle organizzazioni di apicoltori;
b) lotta contro gli aggressori e le malattie dell'alveare, in particolare la varroasi;
c) razionalizzazione della transumanza;
d) misure di sostegno ai laboratori di analisi dei prodotti dell'apicoltura al fine di aiutare gli apicoltori a commercializzare e valorizzare i loro prodotti;
e) misure di sostegno del ripopolamento del patrimonio apicolo dell'Unione;
f) collaborazione con gli organismi specializzati nella realizzazione dei programmi di ricerca applicata nei settori dell'apicoltura e dei prodotti dell'apicoltura;
g) monitoraggio del mercato;
h) miglioramento della qualità dei prodotti per una loro maggiore valorizzazione sul mercato
Risulta opportuno precisare, peraltro, che i programmi nazionali, ai sensi dell'art 55, potranno accedere alla partecipazione finanziaria comunitaria nella misura del 50% delle spese sostenute dagli Stati membri e che la quota nazionale è coperta con le dotazioni del Fondo di Rotazione, di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183 gestito dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (FRMEF).
In merito agli adempimenti a carico delle Regioni a livello nazionale, in riferimento al nuovo regolamento unionale, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) ha avviato un percorso di revisione del decreto ministeriale del 26 gennaio 2006 "Attuazione dei regolamenti comunitari sul miglioramento della produzione e commercializzazione dei prodotti dell'apicoltura", non ancora concluso.
Nelle more dell'approvazione del nuovo Decreto Ministeriale, è previsto che il Programma nazionale sia composto da sottoprogrammi elaborati ogni tre anni dalle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, nonché da Enti ministeriali, in stretta collaborazione con le Organizzazioni Professionali e le forme associate del settore apistico rappresentative della realtà territoriale.
Secondo quanto disposto dalla stessa bozza di decreto, il Programma regionale 2017/2019 deve pervenire al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali entro il 15 febbraio 2016.
Sulla base di quanto sopra esposto e dell'esperienza dei precedenti periodi programmatori, è stato predisposto, in concertazione con le forme associate del territorio, il Centro regionale per l'apicoltura e dell'Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura, la proposta di Programma triennale regionale.
Risulta opportuno segnalare che sulla proposta è stata acquisito il parere favorevole della Consulta regionale per l'apicoltura, prevista dall'art. 5 della legge regionale 18 aprile 1994, n. 23 "Norme per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione dell'apicoltura".
Peraltro la legge regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1, prevede all'art. 33 comma 3 lettera b) che il Consiglio approvi gli "atti con cui la Regione partecipa alla programmazione interregionale, nazionale ed europea".
La Terza Commissione, nella seduta del 5 luglio 2016, ha approvato a maggioranza la proposta del programma triennale della Regione del Veneto 2017/2019.
Hanno votato a favore i rappresentanti dei gruppi: Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale (Berlato), Zaia Presidente (Gerolimetto, Valdegamberi), Liga Veneta-Lega Nord (Possamai con delega Finco), Partito Democratico (Azzalin, Zottis), Alessandra Moretti Presidente (Ferrari), Veneto Civico (Dalla Libera). Astenuto il rappresentante del gruppo Movimento 5 Stelle (Scarabel).".
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Il presente Programma deriva dalla necessità di dare attuazione a quanto richiesto dal Regolamento UE n. 1308 recante disposizioni comuni dei mercati dei prodotti agricoli per l'accesso ai fondi messi a disposizione dallo stesso per il settore dell'agricoltura.
Il Documento programmatico regionale in approvazione costituisce una parte del Programma nazionale attuativo del Regolamento e persegue, in linea generale, gli obiettivi del precedente periodo di programmazione definendo gli interventi e le necessità finanziarie per il loro raggiungimento in una logica di complementarietà con altri strumenti finanziari di origine comunitaria ed in sinergia con i regimi di aiuto nazionali.
Si tratta di un atto in cui la Regione partecipa alla programmazione nazionale ed europea ai sensi dell'articolo 33, comma 3, lettera b), e il Consiglio ne approva il contenuto.
Il Programma risponde a quanto richiesto a livello comunitario e si suddivide in tre macro capitoli inerenti lo studio del settore regionale: l'analisi sui risultati della passata programmazione; le azioni programmate; le relative necessità economiche per la completa realizzazione.
Il programma ha espresso un'esigenza finanziaria di 805.000 euro l'anno a cui tuttavia ha fatto riscontro un'assegnazione di 300.000.
La Giunta, a fronte di tale riduzione, ha definito il bando di apertura dei termini per le azioni ritenute dalla stessa prioritarie sentita la Consulta.
In Veneto si rileva che negli anni ci sia stato un leggero aumento del numero degli apicoltori. Nell'anno 2015 pari a 4.174 con 63 mila alveari. In termini quantitativi – per capire la portata – la produzione di miele per l'anno 2015 è stimata in circa 1.567 tonnellate per un valore complessivo di 9 milioni e 794 mila euro.
In riferimento alla valorizzazione dei mieli regionali si rileva la presenza di DOP il "miele delle Dolomiti bellunesi", e in particolare di un disciplinare per qualificare le produzioni agroalimentari e offrire maggiori garanzie ai consumatori relativo alla Qualità Verificata legge regionale 12/2001.
Il provvedimento è stato approvato in Terza Commissione ancora in data 5 luglio 2016. È da rilevare comunque che il Programma triennale è già stato messo in atto e tutto funziona nonostante noi siamo un po' in ritardo nell'approvazione di questo provvedimento in quanto licenziato dalla Commissione ancora in quella data.
Si propone di approvare il Programma così come presentato. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
La parola al correlatore consigliere Scarabel.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
"Noi ci siamo astenuti in Commissione non tanto perché siamo contrari a questo provvedimento ma in quanto volevamo soffermarci su alcuni punti. Di apicoltura, come di vari altri temi, non se ne parla mai abbastanza e quindi volevamo che il Consiglio si soffermasse qualche minuto in più a discutere di questa importante tematica per tutta la nostra regione.
Come abbiamo già sentito qui stiamo parlando di circa 4.200 apicoltori per 63 mila alveari in Veneto. Il dato che occorre sottolineare secondo me è anche la distribuzione del patrimonio apistico. Abbiamo meno del 4% degli apicoltori che detiene quasi il 40% del patrimonio apistico. Questa è una caratteristica abbastanza peculiare della nostra regione Veneto.
Guardando anche i dati delle aziende agricole che vivono del miele, di apicoltura, rispecchiano questa percentuale in quanto il 4% delle aziende agricole vive principalmente grazie ai prodotti dell'apicoltura e questi grandi apicoltori, come scrive questo Piano, detengono circa il 40% del patrimonio apistico.
Un'altra caratteristica dell'apicoltura nella nostra regione è il fenomeno del nomadismo. In pratica è quando l'apicoltore sposta i propri alveari in determinate zone per produrre determinati tipi specifici di miele. In particolare nelle zone montane. Quasi il 10% degli apicoltori nella nostra regione si avvale di questa possibilità, di questo spostamento degli alveari. È importante sottolineare che questo fenomeno deve essere in tutti i modi agevolato o quanto meno non ostacolato in quanto ha delle ripercussioni direttamente sulla produzione del miele.
Visto che stiamo parlando della tematica dell'apicoltura entro subito in un argomento correlato. La Giunta insieme alla Consulta sta portando avanti una proposta di aggiornamento della legge regionale 23/1994 che regola l'apicoltura. In particolar modo si va anche a semplificare il fenomeno del nomadismo portando avanti l'autocertificazione – almeno così vorrebbero le associazioni - per lo spostamento degli alveari e sempre di autocertificazione vorrebbero che si parlasse anche quando si tratta di vendita delle api.
Teniamo presente un'altra cosa. Nella nostra Regione l'80% degli apicoltori aderisce a forme associate locali. Questa è una buona cosa in quanto queste associazioni offrono una buona rappresentatività del mondo dell'apicoltura nella nostra Regione. Questo favorisce il fenomeno della discussione e anche delle informazioni. Con questi fondi, di cui parliamo oggi in questo Piano, in buona parte si va anche a finanziare dei corsi di formazione e di aggiornamento per contrastare le malattie del settore, in particolare la varroa, un acaro che va a colpire le api e che è causa della moria di quest'insetto.
Come abbiamo già sentito, in Veneto si raggiungono quasi 10 milioni di euro di ricavi dall'apicoltura. È importante sottolineare che il prezzo medio di vendita è 6,25 euro per chilo ma il costo medio è di 5 euro per chilo. Quindi quei quasi 10 milioni di euro non sono il guadagno netto che si ha dal miele ma sono molti meno considerato l'elevato costo che si ha per produrre 1 chilo di miele.
Riguardo la qualità delle produzioni. Dalle analisi che vengono costantemente fatte il miele prodotto in Veneto è di ottima qualità in quanto non si trovano prodotti residui di fitofarmaci né acaricidi nei campioni di miele ma sono stati trovati in minima parte su un altro prodotto dell'alveare, che è la propoli, in quanto è una specie di resina che le api usano per sigillare gli alveari e che viene comunque commercializzata in forma liquida. Magari qualcuno di noi la usa d'inverno quando si ha il mal di gola.
Un'altra questione che emerge da questo Piano è una particolare attenzione che dobbiamo mettere sul problema della "convivenza" tra il mondo apicoltura e l'agricoltura. Sto leggendo parte della relazione del Piano dove si dice che "infatti fino al 2008-2009 particolarmente preoccupanti risultavano le segnalazioni di casi di moria e spopolamento soprattutto nei periodi primaverili in concomitanza delle semine di mais, ed estivi in coincidenza ai trattamenti antiparassitari effettuati in presenza di fioritura o di melata".
A livello regionale c'è l'articolo 9 della già citata legge 23/1994 che pone un divieto ai trattamenti erbicidi e fitosanitari con principi attivi tossici per gli insetti pronubi, cioè quegli insetti che vanno a impollinare i fiori, alle colture agrarie in fioritura, all'apertura o alla caduta dei petali, mentre sulle colture arboree i trattamenti sono ammessi solo successivamente allo sfalcio, cioè l'eliminazione del cotico erboso in fioritura.
È importante porre l'attenzione su questo aspetto perché le api svolgono una funzione assolutamente necessaria che non viene mai abbastanza valorizzata dal mondo dell'agricoltura, che invece dovrebbe ripagare questo enorme lavoro gratuito che fanno le api ponendo il massimo dell'attenzione nel cercare di salvaguardarle.
È già messo in legge. Se si andrà ad aggiornare la legge 23/1994 le associazioni chiedono un maggiore rafforzamento di questo articolo chiedendo che quando si tratta di una coltura a distanza inferiore di 20 metri da abitazioni, strade e allevamenti all'aperto, i trattamenti dovrebbero essere segnalati in modo ben visibile con un cartello ben visibile dimensioni A4. È importante quello che si va a scrivere su questo cartello cioè il tipo/nome commerciale del prodotto, il principio attivo e il periodo di decadenza di questo principio, in modo che un apicoltore che vede in quel periodo stesso una moria di api possa in qualche modo individuare o correlare questa moria al trattamento che è avvenuto nei pressi del proprio alveare.
Un'altra importante azione che dovremo fare da quest'anno in poi, visto che è stato riscontrato un altro aggressore delle api che è la vespa vellutina, è quella di andare a monitorare questo aggressore vespa. Ho già parlato con le strutture e sembra che verranno finanziati quei tappi che servono a catturare questa vespa e quindi a monitorare la diffusione di questo aggressore anche nella nostra regione. È stato trovato anche se non era contemplato nel momento di stesura del Piano perché è stato approvato a luglio.
Queste sono le cose principali che volevo sottolineare e sollecito la Giunta, visto che ne sta parlando con la Consulta, a portare il prima possibile questo provvedimento in Consiglio e darci modo di aggiornare, tramite le audizioni che faremo, quest'importante legge per il settore dell'apicoltura e spero che questo avvenga in tempi brevi. Se l'Assessore vuole dire qualcosa in merito, ne siamo ben felici. Grazie.".
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
La parola alla consigliera Cristina Guarda.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Ringrazio anche la struttura che ci ha presentato questo Piano che sicuramente è interessante per la valorizzazione del sistema dell'apicoltura nel Veneto.
Noi abbiamo votato a favore in Commissione e voteremo a favore anche ora. Tutto questo deve servire da stimolo per un perfezionamento di questo Piano nella percezione che in futuro si possa avere un Piano davvero a servizio di tutto il comparto dell'apicoltura compresi gli imprenditori professionisti dell'apicoltura. Queste sono sicuramente delle misure interessanti e le risorse che si auspica verranno stanziate sono importanti in questi tre anni.
Si tratta di 2 milioni e 415 mila euro. Sono risorse importantissime che sicuramente non sono sufficienti. Consigliere Gerolimetto, lei sicuramente avrà a che fare con gli apicoltori, gli hobbisti e le associazioni nel Veneto e saprà benissimo che, per esempio, nell'ultimo anno sono state dimezzate le risorse. Quindi questi 2 milioni e 415 mila euro sono una garanzia importante, anche se non sufficiente, rispetto agli obiettivi.
Ci rendiamo conto che la dimensione attuale non ci permette di fare grandissimi investimenti in tutti i comparti, ma per lo meno la garanzia di questa somma nei prossimi tre anni dovrebbe essere presa come responsabilità da parte di questo Assessorato e anche da questo Consiglio per l'agricoltura affinché possa verificare il buon prosieguo di questo Piano.
Ci sono delle osservazioni che mi permetto di fare nella speranza che nel prossimo Piano triennale possano essere messe in pratica.
Questo Piano, per il comparto e l'associazionismo in particolare degli apicoltori, anche se positivo è sbilanciato perché sì va a valorizza quelle che sono le realtà delle associazioni degli apicoltori che fanno formazione, questo è importantissimo anche per la tutela della sicurezza sanitaria, ma c'è un comparto, anche se più piccolo, degli imprenditori dell'apicoltura, non hobbisti, che in questo Piano non si sentono rappresentati e con questo Piano non riescono a ricevere degli aiuti concreti.
È vero, hanno il PSR. Alcune misure possono essere accessibili per gli imprenditori apicoltori professionisti e questo sicuramente è un vantaggio e gli apicoltori ne sono contenti, ma attenzione perché molte misure del PSR non sono accessibili agli imprenditori apicoltori perché hanno il Piano.
Il problema è che gli imprenditori veri in questo Piano non riescono a rientrarci, non riescono ad ottenere risorse: 1) perché vengono chiaramente rivolte principalmente ai sistemi associativi; 2) perché in particolar modo le risorse a loro destinate come imprenditori singoli, cioè che hanno un numero di arnie inferiore rispetto alle grandi associazioni che raccolgono 18 mila tra hobbisti e imprenditori agricoli che fanno anche apicoltura come integrazione di reddito, non sono sufficienti e con la moria delle risorse destinate è chiaro che l'imprenditore riesce ad ottenerne sempre meno.
Sicuramente importante sarebbe la valorizzazione delle aggregazioni delle associazioni perché ci sono associazioni con 98 associati e altre associazioni con 10 mila associati. Queste rientrano tutte all'interno di un processo di distribuzione delle risorse che dovrebbe invece valorizzare il numero di arnie e la produzione etc. per riuscire a ridare un ritorno all'interno del comparto dell'apicoltura.
Questo Piano dovrebbe incentivare non soltanto tutte quelle che sono le misure all'assistenza tecnica importantissima, assistenza anche grazie all'Istituto Zooprofilattico a cui una buona fetta di queste risorse viene destinata e che permette anche una formazione importante dei tecnici, non servire soltanto per una valorizzazione della sicurezza sanitaria, ma dovrebbe servire ad incentivare le associazioni non soltanto a fare formazione, ma a spingerle verso il mercato, spingerle verso una promozione. Questo è importantissimo perché fino ad oggi le associazioni hanno svolto un ruolo importantissimo nella formazione dell'apicoltore, che ha permesso anche un contenimento di tutti quelli che sono i rischi sanitari solo che ora c'è bisogno di un passetto in più.
Adesso siamo in un'epoca in cui il commercio diventa davvero la strada per riuscire a far sì che il comparto dell'apicoltura abbia un risvolto importante, dal punto di vista economico, nel nostro territorio. Non ci si può accontentare di un'apicoltura che sia soltanto hobby ma dobbiamo dare strategie anche commerciali, dobbiamo incentivare quelle associazioni che davvero permettano, in forma aggregata o singola, l'arrivo del prodotto all'interno del mercato.
Questo è sicuramente un processo lungo e mi auguro che nel prossimo Piano questo sia particolarmente incentivato.
Siamo contenti che questo Piano vada a tutelare il rischio sanitario. Questo è importantissimo, ma sarebbe anche importante una maggiore collaborazione tra le associazioni, gli imprenditori e l'Istituto Zooprofilattico. In questo forse il Piano e la volontà politica di questo Assessorato potrebbe incidere a livello maggiore per riuscire a dare risultati, facendo sì che non in tutti gli anni si debbano spendere 200 mila euro per la prevenzione sanitaria ma far si che possa avere un'economia nell'obiettivo: investire oggi per poter investire meno in futuro. D'altronde se ogni anno dovessimo spendere 200 mila euro per la prevenzione ad virus, come Blue Tongue piuttosto che aviaria etc., probabilmente tutti gli allevatori e agricoltori del Veneto sarebbero molto più contenti e questa è sicuramente una misura.
Mi permetto di fare delle osservazioni conclusive che sono relative alle risorse e alle misure. Sarebbe importante poter inserire delle valorizzazioni di quello che è il comparto biologico, non perché il biologico per forza deve avere di più etc. ma perché obiettivamente l'apicoltore che produce con dei processi biologici ha delle spese superiori. I livelli associativi sottolineavano questo particolare.
Sottolineavano anche che importante sarebbe non soltanto limitare l'attività di formazione alla formazione tecnica ma arrivare alle famiglie, alle scuole. Questi sono sicuramente degli obiettivi a lungo termine.
Infine vorremo che le risorse siano veramente quelle stanziate perché non ci accontentiamo che vengano dimezzate nel tempo, se davvero si vuole puntare al sistema dell'apicoltura. Si spera che la Giunta ne abbia consapevolezza. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Cristina Guarda.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sicuramente questo è un atto che il Consiglio andrà ad approvare oggetto di molta attenzione da parte degli agricoltori del Veneto e anche atteso da diverso tempo.
Le api e gli apicoltori fanno parte di una delle componenti importanti delle attività della nostra Regione. Gli apicoltori perché producono un prodotto che viene utilizzato da moltissimi cittadini, viene prodotto nel nostro territorio, e le api perché sono un insetto che è oggetto di problematiche derivanti spesso da un ambiente poco salubre e molto inquinato. È un insetto che diventa anche una cartina tornasole della salubrità del nostro ambiente.
Ho avuto modo in passato in Parlamento europeo di seguire la problematica delle api, della moria delle api e degli effetti dannosi che determinate sostanze chimiche utilizzate nell'agricoltura intensiva causavano a questo insetto. Mi riferisco alla questione dei neonicotinoidi che è stata sollevata in Parlamento europeo più volte. Io assieme ad altri 6 colleghi di altri Stati membri dell'Unione Europea sono stato un promotore di un'azione che poi con il tempo ha portato finalmente l'EFSA - Agenzia europea per la tutela dell'agroalimentare e dell'alimentare - a bandire i neonicotinoidi che erano causa di decessi di queste api.
Devo dire che su tante questioni ambientali che ho affrontato in quei due anni e mezzo in Parlamento europeo per quanto riguarda la tutela delle api devo dire con orgoglio che il nostro Stato, l'Italia, era all'avanguardia nel senso che era arrivata prima degli altri - a contrario di quello che accade normalmente - a vietare questi neonicotinoidi per tutelare le api, gli apicoltori, ma anche il nostro ambiente.
Questo, quindi, è un insetto che ci dice se stiamo esagerando, abusando di sostanze chimiche. Io ho seguito dei casi anche nel trevigiano quando ancora la Regione Veneto consentiva le deroghe per il trattamento dei pesticidi con l'elicottero e dove moltissimi apicoltori lamentavano la moria di api e la perdita di molti alveari.
Speriamo che la Regione continui a monitorare questa situazione anche perché non vorrei che quello che è uscito dalla porta rientri dalla finestra, visto che adesso si parla di nuove tecnologie di droni oltre agli elicotteri anche per l'utilizzo dei pesticidi. Quindi le minacce agli insetti, non solo alle api ma a tutta la biodiversità e quindi anche alla salute dell'uomo, possono sempre ritornare.
Il provvedimento ha avuto un iter abbastanza difficoltoso. È stato elaborato nel 2015, c'è stata una delibera di Giunta fatta e presentata l'11 febbraio 2016, quindi ormai è un anno che c'è questa delibera; è stata esaminata poi dalla Terza Commissione consiliare il 7 luglio 2016. Diciamo che per quanto riguarda la tutela delle api e degli apicoltori in Veneto ce la siamo presa abbastanza comoda sia noi che la Giunta regionale.
Adesso siamo a febbraio 2017 e quindi abbiamo perso praticamente un anno, ma cambia qualcosa? In realtà effettivamente qualcosa cambia perché questi aiuti vengono distribuiti anche in base agli associati delle varie associazioni.
L'ultimo censimento è terminato il 31 marzo 2016 quindi noi avremo avuto nel frattempo la possibilità di aggiornare questa banca dati, invece abbiamo una banca dati di un anno e mezzo prima quindi un po' vecchiotta. Questo può portare a delle disparità di trattamento per quanto riguarda queste associazioni perché nel frattempo qualcuna ha guadagnato soci, qualcuna ne ha perso, quindi una maggiore attenzione all'aggiornamento dei dati potevamo anche mettercela.
Poi è stata citata, dai Colleghi intervenuti prima, la questione dei parassiti o degli insetti dannosi per le api. È stato rilevato il caso a Bergantino della vespa vellutina. Anche qui c'è da porre una determinata attenzione utilizzando queste trappole ecologiche che pare funzionino verso questo insetto che arriva da noi a causa anche di cambiamenti climatici che ne consentono la proliferazione. Insetto che praticamente è un predatore delle nostre api.
Sicuramente è auspicabile che la Giunta presenti questo progetto di legge di modifica della legge 23/1994 dell'apicoltura in Veneto perché effettivamente dal 1994 al 2017 cose ne sono capitate quindi è auspicabile che ci sia questo aggiornamento.
Se penso che alla legge 50/1993, un anno precedente, abbiamo già fatto 20 modifiche allora possiamo dire: trattiamo anche gli apicoltori e le api alla pari di altre categorie.
C'è da dire che per quanto riguarda la produzione di miele e di pappa reale abbiamo dei problemi in Veneto. Molti apicoltori che ho sentito in questo periodo ad esempio lamentano che maggiori controlli porterebbero sicuramente dei vantaggi agli apicoltori veneti, agli apicoltori onesti che con sacrificio producono il miele. Spesso si parla anche qui di contraffazione. Ci vorrebbero maggiori controlli da parte anche della Regione ma da parte di tutte le Autorità competenti soprattutto per quanto riguarda la contraffazione di questi prodotti. In che senso contraffazione? Ci sono prodotti che vengono acquistati a 1/4 o 1/5 del loro valore provenienti ad esempio dalla Cina che poi vengono immessi nel mercato, da persone poco oneste, come prodotto a chilometro zero. Questo è un danno che viene fatto ai nostri apicoltori onesti, quelli che si impegnano e che ci mettono molto sacrificio per tutelare le loro arnie e produrre il miele.
A mio avviso l'altra attenzione che la Giunta dovrebbe fare con la modifica alla legge 23 è quella relativa alla tutela di questo comparto dall'utilizzo di prodotti chimici e di sintesi, visto che abbiamo sempre un maggior numero di ettari che vengono coltivati con coltivazioni che richiedono molti trattamenti e sappiamo che purtroppo la chimica non va tanto d'accordo non solo con le api ma anche con tutti gli altri insetti impollinatori. Tutelare le api e avere attenzione per le api e gli apicoltori vuol dire anche tutelare la nostra biodiversità, il nostro ambiente.
Concludo con una considerazione sul biologico. Anche per quanto riguarda la produzione di questi prodotti che derivano dalle api bisognerebbe porre maggiore attenzione a quella che è la produzione biologica sempre con la finalità di tutelare l'ambiente da una parte, quindi anche la biodiversità, ma tutelare anche la salute delle persone. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ho sentito parlare di molti argomenti che sono molto vicini al mondo dell'apicoltura, però servono alcuni interventi per chiarire quale sia la posizione della Regione Veneto – e guardo il nostro assessore Pan - perché sicuramente finora si è dimostrato sensibile almeno nel dare velocemente delle risposte alle domande a lui poste su argomenti concreti.
Abbiamo sentito parlare i Colleghi di una produzione biologica del miele. Vorrei ricordare a tutti che quando parliamo di miele biologico non parliamo di un miele biologico ma della conduzione dell'alveare con metodo biologico che sono due cose diverse. Noi per avere un miele sano dobbiamo innanzitutto dare un ambiente sano alle api che vanno a raccogliere il polline e il nettare, che poi verrà ritrasformato in miele. Noi, quindi, dobbiamo assolutamente porre attenzione a quelle che sono le pratiche in agricoltura.
Ricordo che l'anno scorso abbiamo avuto morie molto elevate del patrimonio apistico perché, data la stagionalità, quindi l'umidità e tutto quello che ha portato dietro l'estate scorsa, si sono fatti maggiori trattamenti nei territori e nei campi, pertanto bisogna che ci sia sinergia, attenzione e collaborazione tra il mondo dell'agricoltura, il mondo degli apicoltori. La Regione deve intervenire imponendo delle regole precise, che non vengano sempre disattese con una scusa superiore o altro. Ci vuole attenzione e collaborazione per tutti i settori dell'agricoltura.
Il problema grosso per gli apicoltori che intendono approcciarsi al mondo del biologico è il fatto che l'apicoltura biologica ha bisogno di certificazione da parte di Enti e questo tipo di certificazione ha un costo che va ad incidere sul costo finale di vendita del miele immesso sul mercato. Questi costi, incidono notevolmente in aziende relativamente piccole che non hanno numeri altissimi altrimenti rientrano nel novero degli apicoltori professionisti che hanno centinaia e centinaia di arnie. Quindi come si può fare?
La Regione Veneto, come ha dimostrato votando anche altre leggi che riguardano la produzione di carni o altri prodotti col marchio originale Veneto, può implementare questo, magari assorbendo una parte di queste spese, oppure facendo in modo che ci siano delle procedure più snelle ma controllate per la filiera delle persone che si approcciano a un'agricoltura biologica. Indubbiamente devono esserci linee guida. Poi, deve avere un'attenzione particolare per quelle associazioni, che hanno numeri inferiori rispetto a quelle che hanno numeri altissimi, perché queste, con un numero inferiore di quello previsto, non hanno diritto nemmeno a partecipare ai tavoli di lavoro e ad entrare nell'eventuale distribuzione di risorse economiche.
Siamo d'accordo che piccolo è bello ma non è funzionale. Però esiste. La maggioranza di apicoltori è composta da apicoltori hobbisti che hanno un numero di arnie, se ricordo bene è attorno ai 15. Rimangono al di sotto di questa soglia per non incorrere in procedure e in prassi obbligatorie che non sono gestibili da un'azienda apistica di bassissime dimensioni.
Un'altra cosa vorrei sottolineare. Ricordo che il Settore veterinario è il settore che monitorizza i problemi delle morie delle api. Molte volte gli apicoltori, formati dalle associazioni tramite i tecnici apistici che appartengono a queste associazioni, vengono indirizzati ai Presidi territoriali dei Settori veterinari per portare nella maniera corretta il materiale che verrà analizzato per capire quale sia la motivazione della moria, che nel 99,9% periodico dei casi si tratta di avvelenamento per irrorazione nei campi di sostanze tossiche e molte volte ci scontriamo davanti alle resistenze di veterinari perfettamente formati e perfettamente in grado di fare il loro lavoro che però hanno dei budget assolutamente inesistenti per poter produrre il materiale, portato a loro per le analisi, presso l'Istituto Zooprofilattico di Padova che, vorrei ricordare, è un'eccellenza assoluta nel patrimonio italiano ed europeo.
La situazione apistica del Veneto quindi è sicuramente una situazione critica perché si trova a doversi scontrare col problema primario che è l'immissione in natura di tante sostanze tossiche, però abbiamo il vantaggio che almeno a parole tutti noi siamo favorevoli per andare a risollevare le sorti di questo settore.
Perciò massima attenzione agli hobbisti perché possano essere raggiunti dai formatori, dai tecnici apistici nonché dai Settori veterinari che sul territorio verificano le produzioni locali e massima attenzione proprio al sistema ambiente veneto che è quello che ci dà più pensiero, perché se il tutto fosse in armonia non saremo qui a parlarne.
I problemi collaterali che avete citato, cari Colleghi, sulla presenza di varroa o altro. Un alveare in buona salute e con un numero adeguato di api, quindi non falcidiato dalle morti per avvelenamento o altre cose, avrebbe più potenzialità per potersi difendere. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Noi qui oggi siamo tutti favorevoli alla tutela delle api quale guardiano dell'ambiente, tutela della salute e anche per il valore economico rilevante per la nostra Regione. È giusto averne attenzione e tutelare però ci sono vari modi per tutelare questo tipo di attività e questo insetto.
Il consigliere Zanoni più volte si vanta di aver trovato il sistema per impedire l'uso dei neonicotinoidi perché anni fa erano considerati responsabili della moria delle api, ed è vero. L'uso che si faceva in quel periodo era pericoloso per le api.
Ma tutti sono bravi a fare le battaglie contro però poi non si ricordano che quando si toglie qualcosa bisogna sempre trovare l'equilibrio.
L'alternativa all'uso dei neonicotinoidi, poteva essere fatta tramite un uso diverso di quel tipo di neonicotinoidi, cioè che non andassero dispersi nell'ambiente tramite le seminatrici pneumatiche. Si poteva trovare il modo per incapsulare questo tipo di prodotto per proteggerlo dalla dispersione nell'ambiente. Tuttii si sono fermati al divieto dell'uso dei neonicotinoidi, ma cosa comporta questo? Comporta che per difendere il mais dagli insetti nocivi si è dovuto usare i geodisinfestanti per difenderlo dal ferretto che causava la moria delle piante. Quindi invece di usare circa 200 grammi di geodisinfestante per ettaro oggi se ne usano 10 chili che vanno sul terreno e hanno anche una certa permanenza.
Non c'è alternativa oggi visto che è stato vietato questo.
Poi cosa ha creato anche questo divieto? Che si è sviluppato un insetto proveniente dal nord America che si chiama diabrotica. Si parla di miliardi e miliardi di insetti per ettaro che creano dei danni enormi e la soluzione qual è? È quella di andare a trattare sopra chioma il mais. Con che cosa? Con dell'acqua zuccherata? No, si tratta con insetticida, che non fa bene alle api.
Allora bisogna sempre avere in mente qual è il ciclo produttivo perché non si può pensare che si fermi una certa produzione considerata nella Pianura Padana come una tra le più performanti e migliori, non si può fermare il mondo ma bisogna avere una visione un po' più ampia.
Adesso c'è la vespa vellutina, calabrone asiatico, che andrà a minacciare le api, poi sono arrivati i cimici asiatici e a suo tempo c'era l'altro infestante che proveniva dal nord America, del quale non ricordo il nome. Quindi ricordatevi: sarà ciclica questa cosa.
Voglio ricordare che gli apicoltori lavorano in sinergia, a stretto contatto col mondo agricolo. Quindi non si deve parlare di sostanze tossiche quando si parla dell'utilizzo degli agrofarmaci in agricoltura. Sono agrofarmaci, sono tossici per qualcuno ma si chiamano agrofarmaci, sono farmaci per le piante e per gli insetti molte volte, però per qualcun altro sono tossici e bisogna trovare il giusto equilibrio.
Consigliera Cristina Guarda, valorizzare le produzioni. La Regione da qualche anno lo sta facendo con degli atti molto importanti ma bisogna essere coerenti. È difficile essere coerenti, parlo per il PD. Quando c'è stata l'approvazione del Bilancio il PD ha considerato non prioritario finanziare la sperimentazione sulle piccole produzioni locali dove all'interno, oltre a una serie di varie produzioni, c'è anche quella del miele, quella della pappa reale e favorire l'entrata nel mercato e la vendita diretta del prodotto anche delle nostre api, consentendo così ai nostri apicoltori di avere una maggiore soddisfazione e difendersi dall'invasione del miele che proviene dall'Est che va nei nostri mercati in maniera del tutto anonima confondendosi con le nostre produzioni e costringendo i nostri apicoltori a vendere a 6-7 euro al chilo, invece che a 9 o 10 euro come meriterebbe, perché deve contrastare la concorrenza del miele che proviene dai Paesi dell'Est.
Ricordiamoci che questo è un'OCM-Organizzazione Comune dei Mercati: la Regione programma, approva il Piano e i fondi sono nazionali ed europei, magari se ne potessero avere di più.
Quindi noi facciamo bene il nostro mestiere anche se arriviamo un po' in ritardo e non è certo colpa della Giunta che ha approvato il Piano ancora a febbraio 2016 ma è colpa nostra perché noi, dopo l'approvazione, siamo stati notevolmente impegnati col nostro Consiglio regionale. Ma questo non ha portato alcun problema al Settore apistico perché il Piano era già attivo, attuale e tra poco saremo a discutere del Piano 2017. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
Buongiorno a tutti.
Questo è un argomento importante, anche se sembra solo per gli addetti ai lavori. La difesa delle nostre api e dei nostri apiari, ma comunque di chi si occupa di quest'importante produzione a volte anche legata alla passione personale, è un compito importante che ci dobbiamo dare, perché senza le api, forse molto del mondo dell'agricoltura e dei prodotti che noi conosciamo non lo avremo sui nostri banchi e sui nostri mercati quando andiamo a fare la spesa.
Si sono dette molte cose e io volevo solo fare alcune puntualizzazioni su questo sistema che è composto da 10 associazioni per circa 4.174 associati. Si parlava prima di 10 mila associati ma è un po' difficile arrivare a questa cifra visti i numeri che abbiamo adesso. Giusto per puntualizzare alcune osservazioni di prima.
È un mercato che vale 10 milioni di euro circa e che comunque si avvale anche di alcuni disciplinari. Ricordo la DOP delle Dolomiti che è l'unica che abbiamo sul miele che comunque associa, purtroppo, pochi iscritti ma che comunque si sta sforzando per far produrre in maniera sempre più sostenibile, visto anche l'ambiente montano e dolomitico, questo tipo di miele che loro hanno.
Questo è un mondo difficile perché è un mondo che comunque riguarda anche lo spostamento. Abbiamo parlato di nomadismo stagionale. A volte molti di questi signori che magari fanno anche un altro lavoro rispetto a quello di cui si occupano, spesso spostano gli apiari in base anche alla stagionalità. Quindi a volte vanno in Toscana o in Puglia e fanno dei giri anche molto lunghi.
Ricordo di avere incontrato degli associati che vanno, ad esempio, nella zona di Rovigo ad esempio sulle barene. Il miele di barena forse è quello più biologico che abbiamo tra i pochi biologici di cui possiamo dotarci.
Questo è un Piano che è stato approvato tra il 2014 e il 2015 dal Ministero e, dei 2 milioni e mezzo di cui stiamo discutendo oggi, che è la richiesta che noi avevamo fatto come mondo veneto il Ministero e l'Unione europea ce ne hanno dati 300 mila per tre anni.
Questi 300 mila noi non abbiamo aspettato oggi per emettere i bandi perché sono già usciti ad agosto e i fondi sono già stati erogati/assegnati, quindi il lavoro è stato svolto.
Oggi facciamo una discussione postuma, ma nello stesso tempo noi abbiamo lavorato come Giunta ma anche come Dipartimento affinché non lasciassimo le nostre associazioni prive di finanziamenti.
Ci sono imprenditori che, arrivando questi soldi e questi fondi su richiesta delle associazioni su alcune misure, molte prevedono acquisti di attrezzature o acquisto di farmaci o acquisto anche di nuovi alveari o di sciami, sicuramente li investiranno in questo.
Ricordo comunque che anche nel Bilancio di previsione 2017 che abbiamo votato, io ho fatto mettere una posta di 70 mila euro destinata a una convenzione con l'Istituto Zooprofilattico per lo studio della vespa vellutina e di come possiamo intervenire in questa direzione.
Abbiamo messo mi sembra 150 mila euro sulla Drosophila suzukii, altri 200 mila mi sembra sulla cimice asiatica. Stiamo combattendo con l'Università di Padova e con l'Istituto zooprofilattico contro queste incursioni che ogni anno arrivano sui nostri territori.
Credo sia stato fatto un ottimo lavoro quando abbiamo approvato il Piano d'azione nazionale (PAN), che prevede tutta una serie di limitazioni dell'uso di fitofarmaci nelle aree pubbliche e anche la proibizione di alcuni diserbanti come il glifosate nelle aree sportive, nelle aree dei viali e parchi storici di proprietà degli Enti. Vi ricordo che molte di queste attività come il miele di tiglio viene esclusivamente o quasi totalmente dai viali pubblici. Quindi aver fatto una disposizione in cui si proibiscono determinati tipi di fitofarmaci nel combattere ad esempio gli afidi del tiglio o di altre piante a fiore in quel momento mi sembra un ottimo lavoro di salvaguardia anche della specie apistica.
Nello stesso tempo ricordo che il mondo dell'agricoltura è ben conscio di questo. Non penso che gli agricoltori quando hanno i meli e i peri in fiore vanno a fare i trattamenti, anzi portano o fanno arrivare le api lì, addirittura con delle convenzioni con le associazioni. Sapete che è proibito versare i fitofarmaci nel momento di fioritura delle piante da frutto o delle piante in generale che vanno in produzione.
Adesso abbiamo anche la misura 11 sul biologico. La stiamo discutendo in questi giorni. Quindi molti degli imprenditori che sono in questo mondo possono avvalersi anche di questa e abbiamo anche aperto e sono in corso i bandi della misura 4.1.1, quella dei giovani per quello che riguarda sia gli investimenti e sia il ricorso a questi fondi del Piano di sviluppo rurale che possono interessare quelli che prima abbiamo definito "imprenditori agricoli".
Sul discorso delle associazioni. È chiaro che noi non possiamo far accedere una singola a questo sistema. Abbiamo chiesto che siano come minimo di base 50 associati, perché è difficile intraprendere delle volte discussioni che diventano familiari. Comunque cerchiamo di fare affinché queste associazioni diventino un'unica associazione veneta.
Anche qui, come in tutte le altre parti del nostro mondo dell'agricoltura, ci sono molti campanili e quindi metterli tutti d'accordo è un'operazione che a volte diventa particolarmente improbabile.
Finisco sulle certificazioni. Noi abbiamo discusso spesso in quest'Aula per quanto riguarda il QV. Noi abbiamo una certificazione che offre la tutela e la valorizzazione dei prodotti agricoli ed abbiamo spesso esortato anche i componenti delle associazioni di avvalersi di questo marchio di qualità con dei disciplinari apposta.
Sono d'accordo con la consigliera Bartelle che la prima cosa da fare è rendere biologici gli alveari, perché spesso sono forse più pericolosi delle api che si incontrano in giro per i campi. Quindi anche l'uso di alcuni farmaci o di alcune attività che vengono fatte negli alveari comportano più danni rispetto a quelli che magari fa il mondo agricolo esterno.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
La parola alla consigliera Cristina Guarda, per dichiarazione di voto.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Solo per dichiarare la posizione favorevole a questo Piano anche dopo l'intervento dell'Assessore che tranquillizza nella direzione delle misure volte al biologico. Sosteniamo comunque le nostre richieste di un intervento regionale dell'Assessorato, in particolar modo nella direzione di una facilitazione del commercio proprio per dare un ritorno economico importante, dare un'opportunità di intraprendere percorsi nel mercato regionale, interregionale e internazionale per la valorizzazione dei produttori del nostro miele e degli apicoltori per la valorizzazione di una professionalità che diventi sempre più una fonte di garanzia economica, non soltanto di un hobbismo. Quindi il livello dell'associazionismo dovrebbe aiutare a rientrare in questo e delle misure specifiche sarebbe importante ci fossero. Sicuramente si andrà ad analizzare il riparto delle risorse garantite e in particolar modo importante sarà la relazione tra i sistemi associativi, gli imprenditori e l'Istituto Zooprofilattico.
Vista la nostra posizione favorevole a questo provvedimento non vedo il perché si cerchi per forza un contraddittorio. Per questo motivo mi rivolgo al consigliere Gerolimetto tranquillizzandolo, perché forse ha male interpretato le posizioni di questa parte del Consiglio regionale. Sia chiaro che nel momento in cui si parla della valorizzazione delle produzioni locali non c'è la contrarietà, c'è la definizione di un principio di criterio di priorità. Per cui sia chiaro, consigliere Gerolimetto, con grande rispetto, non parli a sproposito in questo senso, non si può dire "la contrarietà sta nella produzione del prodotto locale". Sia chiaro che non è questo l'intento. Nel momento in cui l'abbiamo discusso quali erano le priorità abbiamo visto una discrasia nella destinazione delle risorse. C'era un peso maggiore nelle risorse per quanto riguarda il prodotto locale e un peso minore per quanto riguarda le misure d'urgenza. Penso al fenomeno blue tongue che preoccupa gli agricoltori e gli allevatori. Per cui nel momento in cui denunciavamo un ritardo di intervento in questa situazione e la necessità di stanziare risorse nel 2017 per intervenire nella prossima primavera con efficienza, aiutando gli allevatori di ovicaprini e vaccini, è chiaro che chiedevamo ci fosse un criterio di priorità ben definito.
E in questo, consigliere Gerolimetto, le domando: lei che è rappresentante di questo settore la prossima volta si faccia portatore di interesse di questa categoria e faccia sì che gli Assessorati intervengano nelle misure e nei tempi ben definiti. Per quanto riguarda, per esempio, il fenomeno blue tongue si è intervenuti in estremo ritardo promettendo dei piani di intervento nell'arco di poco tempo e a novembre non si era ancora vista nessuna risorsa stanziata, nessun intervento vero, se non una vaccinazione in extremis del comparto ovicaprino vista anche l'intraprendenza dei settori locali.
Probabilmente non avrò più occasione di intervenire in un contraddittorio, quindi domando cortesemente che la giustizia di informazione venga mantenuta. Ad ogni modo, se si parla di apicoltura si parli di questo e si parli dando verità a ciò che sono state le dichiarazioni, non per forza cercando una diatriba e un contrasto che in questo caso non c'è visto il voto favorevole.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Cristina Guarda.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anche noi voteremo a favore di questo provvedimento mantenendo quelle critiche che abbiamo evidenziato.
Per quanto riguarda la questione dei neonicotinoidi. Visto che sono stato citato dal collega Gerolimetto, volevo ricordargli che questo divieto è arrivato da decisioni della Commissione Europea e del Parlamento Europeo in seguito a dei lunghi studi, durati alcuni anni, effettuati dall'EFSA sugli effetti negativi dei neonicotinoidi sulle api, sulla biodiversità e su tutti gli insetti impollinatori. L'EFSA è arrivata a vietare questi prodotti dopo tre anni che erano stati vietati in Italia.
Lei ha detto che sono stati vietati questi prodotti ma in sostituzione di questi sono stati usati degli insetticidi che hanno portato ad un uso massiccio di altri prodotti chimici. Non ho riscontri tecnici e scientifici su quanto lei ci sta raccontando. Se ci sono dei dati fa sempre piacere essere informati su questo. Però non può criticare il sottoscritto, nel senso che sono decisioni comunitarie che in Italia sono state adottate da un Ministro dell'Agricoltura che si chiamava Luca Zaia, è stato il primo. Quindi, se deve fare qualche rimostranza, la faccia un po' a tutti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Per dichiarazione di voto.
Voteremo sicuramente a favore di questo provvedimento, ma non smentisco nulla di quello che ho detto prima. Non ho parlato a sproposito. Qualcuno forse parla a sproposito quando parla di blue tongue o di qualcos'altro, che è un tema che conosco molto bene, ne sono direttamente interessato come produttore agricolo, ma anche per l'attenzione che pongo al settore zootecnico.
Quindi ho sicuramente detto, ma andremo a leggere i verbali, che è stata considerata non prioritaria dal PD, non era contrario, e comunque il voto poi è stato contrario.
Consigliere Zanoni, quando le dico che al posto dei 150-200 grammi di neonicotinoidi adesso si usano 8–10 chili di geodisinfestante è la pura verità, si informi. Questo oggi non viene disperso nell'aria perché va interrato. Pensiamo poiché va interrato e non è a contatto con l'aria e quindi non crea problemi alle api sia un bene per il nostro terreno avere 10 chili geodisinfestante ettaro? O pensiamo che sia un bene avere la proliferazione della diabrotica dovuta ai neonicotinoidi?
Io la cito perché lei si vanta di aver fatto i percorsi a livello europeo e la cito per questo se no non la citerei assolutamente, anche perché non ritengo che sia importante quello che fa per la nostra Regione.
Concludo dicendo che il nostro è un voto favorevole e non smentisco nulla di quello che ho detto prima. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
La parola al consigliere Scarabel, per dichiarazione di voto del Gruppo Movimento 5 Stelle.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Siamo favorevoli a questo Piano.
Ricordo ancora una volta a tutti noi che l'ape è uno dei più importanti indicatori biologici che abbiamo in natura, in quanto può coprire circa 7 chilometri quadrati attorno all'arnia e monitora non solo polline legato ai fiori, ma anche delle secrezioni degli alberi come la melata, la propoli e l'acqua. Non dimentichiamo che l'ape monitora anche l'acqua attorno agli alveari.
Volevo solo ricordare che le api sono sensibili al 90% degli insetticidi, secondo i dati del Piano, quindi tutti i finanziamenti che noi investiremo per monitorare questo fenomeno saranno assolutamente importanti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
Non ci sono altri interventi.
Pongo in votazione la PDA n. 23.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
3



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "VAL LIONA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI GRANCONA E SAN GERMANO DEI BERICI DELLA PROVINCIA DI VICENZA" (PROGETTO DI LEGGE N. 155/2016) APPROVATO

Relazione della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Finozzi.
"Signor presidente, colleghi consiglieri,
ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, l'Unione dei Comuni "Colli Berici – Val Liona" della Provincia di Vicenza, con lettera prot. n. 295 del 26 aprile 2016, ha chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici, trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Grancona n.3 in data 31.03.2016 pubblicata all'albo pretorio dal 6 al 21 aprile 2016;
- Deliberazione del Consiglio Comunale di San Germano dei Berici n. 2 in data 31.03.2016 pubblicata all'albo pretorio dal 6 al 21 aprile 2016.
Le suddette deliberazioni dei Consigli Comunali sono esecutive ai sensi di Legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 ; avverso le stesse non sono state prodotte osservazioni o opposizioni.
I Consigli Comunali di Grancona e San Germano dei Berici, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico ente dei due Comuni.
Al fine di rafforzare tale decisione, i due Consigli Comunali hanno adottato un documento di condivisione, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992, n. 25, sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
In merito i Consigli comunali hanno concordato quanto segue:
1) il nuovo Comune si chiamerà VAL LIONA;
2) la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e sino a quando lo Statuto non sarà vigente, sarà in quella attuale del Comune di Grancona; potrà essere creata una sede amministrativa anche nel Comune di San Germano dei Berici;
3) negli ambiti territoriali, già sedi di Comuni, potranno essere istituiti, ai sensi dell'art. 9 della L.R. n. 25/1992 , dei MUNICIPI, allo scopo di valorizzare le specificità territoriali e assicurare adeguate forme di partecipazione ai cittadini delle comunità d'origine. Ciascun Municipio potrà avere un consiglio municipale ed un presidente di Municipio; le modalità elettive e le competenze degli organi municipali saranno disciplinate nello Statuto e nel Regolamento del Comune neo-istituito;
4) si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno di due Comuni;
5) si riportano di seguito alcuni dati statistici al 31.12.2014 dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici che saranno alla base del nuovo comune di VAL LIONA:
Ente: Grancona
Superficie: 12,28
Popolazione residente: 1.876
Densità: 152,8
Confini: Brendola, San Germano dei Berici, Sarego, Villaga e Zovencedo
Ente: San Germano dei Berici
Superficie: 15,48
Popolazione residente: 1.187
Densità: 76,7
Confini: Alonte, Grancona, Lonigo, Orgiano, Sossano e Villaga
Ente: Nuovo Comune Val Liona
Superficie: 27,76
Popolazione residente: 3.063
Densità: 114,75
Confini: Brendola, Sarego, Lonigo, Villaga, Zovencedo, Alonte, Grancona, Lonigo, Orgiano, Sossano.
A supporto della richiesta di fusione i Consigli Comunali di Grancona e San Germano dei Berici hanno allegato alle proprie deliberazioni una relazione dalla quale si evincono le seguenti ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche a fondamento della richiesta di fusione proposta.
LE RAGIONI DELLA FUSIONE.
Già prima della fine degli anni novanta si era manifestata fra gli amministratori di quella parte del territorio della Provincia di Vicenza denominata Val Liona, a sua volta ripartita fra i Comuni di Grancona e San Germano dei Berici, una prima espressione di sensibilità rispetto ad un problema di crescente dimensione, rappresentato dalla sproporzione evidenziatasi fra le funzioni da assolvere e la dotazione di risorse sia umane che finanziarie.
Da queste considerazioni nasceva la volontà di addivenire, nell'anno 2000, all'Unione Colli Berici Val Liona, al fine di realizzare una più organica e razionale gestione delle risorse umane e finanziarie.
Le amministrazioni di Grancona, San Germano dei Berici e Zovencedo, quindi, costituirono in data 30 settembre 2000, l'Unione Colli Berici Val Liona, ai sensi dell'art. 32 del D.Lgs. n. 267/2000, con la lungimiranza e la consapevolezza, espressa in tempi non sospetti, di chi sapeva bene che la strada per gestire al meglio le funzioni degli enti locali di minori dimensioni fosse quella dell'associazionismo (il Comune di Zovencedo è uscito poi dall'Unione Colli Berici a far data dal 1° gennaio 2006).
Ad oltre quindici anni da quella data si può affermare che il processo di organizzazione dei servizi tramite l'unione è stato molto complesso, con tante difficoltà, sia dal punto di vista amministrativo, sia di quello della gestione del personale dipendente, ma si può anche dire che, oggi, sia la struttura che la popolazione sono pronte al passo ulteriore della fusione, con la certezza di creare maggiore efficienza e miglioramento nell'erogazione dei servizi al cittadino.
E tanto basterebbe per comprendere le ragioni della fusione; ma ad ulteriore comprova della validità del progetto di fusione si può ricordare che nella storia stessa della Val Liona si sono verificati già momenti di confluenza tra la popolazione cha hanno portato alla nascita della Pro Loco della Val Liona, del Coro Val Liona, della Protezione Civile Val Liona, dell'Unità Pastorale Val Liona, del Gruppo Anziani della Val Liona e del Gruppo Amici della Val Liona.
È tuttavia evidente che, per giungere alla fusione senza ostacoli, sono assolutamente indispensabili due tipi di supporto: quello del consenso popolare e quello della condivisione delle risorse umane che prestano servizio negli enti interessati dalla scelta.
Per quanto concerne il consenso popolare, esso deve poggiare anzitutto su una capillare e continuativa opera di informazione, tesa a far comprendere sia i sacrifici da affrontare per la compiuta realizzazione del nuovo soggetto sia, però, anche i numerosi vantaggi che dalla sua realizzazione provengono. Da parte degli amministratori deve pertanto essere fatta metabolizzare, con il più insistito ricorso alla comunicazione informativa, la ragione della fusione, che si riassume nella certezza che, per i comuni minori, l'alternativa ad una gestione associata dei servizi così come ad una impostazione sovracomunale delle strategie di governo e di sviluppo della realtà locale è soltanto quella di far morire le comunità stesse.
Da questo punto di vista va segnalato che, a fine 2015, le amministrazioni hanno sottoposto alla cittadinanza un questionario "rivolto a tutti i cittadini dell'Unione per capire come viene vissuta l'Unione Colli Berici Val Liona e sondare come viene percepita la proposta di eventuale fusione tra i Comuni di Grancona e San Germano dei Berici dopo quindici anni di esperienza Unionale" ottenendo un risultato favorevole alla fusione dei due comuni.
Da ultimo, si fa cenno alle seguenti risorse finanziarie che derivano dalla fusione dei due comuni:
- al fine di incentivare il processo di fusione sono riconosciuti appositi contributi statali straordinari per dieci anni successivi alla fusione, commisurati al 40% dei trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010 (art. 15, comma 3 del D.Lgs. n. 267/2000 e s.m.i., art. 20, comma 1 del D.L. n. 06/07/2012, n. 95 e Legge di stabilità 2016);
- la Legge Regionale Veneto n. 18/2012 prevede l'assegnazione di contributi straordinari per un periodo di tre esercizi a partire da quello di decorrenza della istituzione del nuovo comune, a sostegno degli oneri di riorganizzazione strutturale per il primo avvio dei nuovi comun i risultanti dalle fusioni ( art. 10, comma 1bis);
- la legge regionale veneto n. 18/20012 prevede che nel riparto delle risorse disponibili per incentivare l'esercizio associato di funzioni e servizi comunali, sia data preferenza per le fusioni rispetto ad altre forme associative;
- i comuni istituiti a seguito della fusione sono soggetti alle regole del patti di stabilità interno dal quinto anno successivo a quello della loro istituzione, assumendo quale base di calcolo le risultanze dell'ultimo triennio disponibile (art. 31, comma 32, della Legge n. 183/2011 e s.m.i.).
Ancora una volta va sottolineato che l'ottenimento dei sostegni finanziari derivanti dall'impegno dello Stato e della Regione ha una sola, ineludibile destinazione quella di un impiego in investimenti, dai quali tutta la comunità possa ottenere un ritorno, attraverso un progetto di incremento della qualità e della qualità dei servizi.
Qualsiasi utilizzo delle risorse così ottenute in spese correnti avrebbe il sapore di una deviazione dagli obiettivi con cui si è realizzata la scelta della fusione.
CENNI STORICI
Gancona: Incerta l'origine del nome. Probabilmente da "cancer" – granchio, da cui derivò "Cancriona", cioè zona del granchio d'acqua dolce predone dei corsi d'acqua e della valle alluvionale del Liona. Altre teorie richiamano l'idioma longobardo "Kranken House" – casa o luogo salubre; ed ancora "Granza" a significare terreno coltivato o infine "Grange" indicante i monaci benedettini e cistercensi che bonificarono la vallata.
Fece parte della Corte di Barbarano e fu possesso dei Vescovi di Vicenza: come tale è citata nell'anno 1000 in un privilegio di Ottone III e, nel 1210 in uno di Ottone IV.
Sul "castellaro", il colle su cui un tempo era costruito un imponente castello, s'innalza da più di un secolo la chiesa neoclassica di Grancona; della cinta muraria sono rimaste però soltanto le fondazioni e qualche breccia. Il castello ebbe in passato grande importanza: fu eretto nel decimo secolo per contenere una chiesetta e soprattutto per difendere la popolazione dalle invasioni degli Unni e degli Ungari.
Durante le lotte medioevali tra guelfi e ghibellini, nel 1209, vi trovarono rifugio i vicentini guelfi, che preparavano il contrattacco a Ezzelino II; questi però assediò la cinta fortificata e, dopo averla espugnata, la distrusse.
Il castello subì gravi danni nel 1227, ad opera di Alberico da Romano, durante le lotte con il vescovo di Vicenza.
Durante il medioevo, dunque, non solo fu luogo di rifugio dalle invasioni e dalle guerre civili, ma fu anche oasi di pace e di riposo in tempi di tranquillità.
I vescovi di Vicenza vi soggiornarono più volte e dal castello emanarono alcuni decreti, come ad esempio, nel 1266, tre atti di investitura, firmati con la dicitura "in castrum Granconae".
Il castello fu poi definitivamente distrutto dai Veneziani alla fine della guerra contro la lega di Cambrai, nel 1500.
Nel 1530 fu costruita la chiesa parrocchiale, che prima sorgeva all'interno del castello, presente sul colle forse sin dal IV secolo d. C.
Per la ricostruzione furono usate le rovine del castello, di cui permane ancora oggi l'impronta in alcune parti dell'edificio.
In seguito subì numerosi restauri, fino al 1872, quando con la progettazione della nuova chiesa il colle fu appianato.
Fu teatro di episodi sanguinosi durante la guerra di liberazione (1943-45).
La chiesa attuale, di forme neoclassiche, è affiancata da un campanile in pietra, con cella campanaria sorretta da una loggia merlata.
San Germano dei Berici: Le notizie storiche che riguardano San Germano dei Berici non sono molte e si riferiscono esclusivamente al XII secolo. Il paese, che è intitolato a San Germano Vescovo di Capua, si trova nella Val Liona, nel cuore dei Colli Berici. Il titolo sembra indicare una precoce presenza benedettina dato che la Parrocchiale è citata fin dal 1265 ed è essa che indubbiamente impose il nome alla località. San Germano fu donato al vescovo dall'imperatore Ottone III.
Nel 1266 il vescovo Bartolomeo da Breganze ricevette da un certo Manfredino figlio di Trintinacio da Orgiano la rinuncia ai propri diritti su parecchi beni nell'area di Orgiano e Sossano: tra questi anche un castello, il castrum ville ferri, presso l'odierna frazione di Villa del Ferro.
Anche a Campolongo sorgeva un castello dei vescovi di Vicenza. A seguito le sommosse popolari appoggiate dal clero portarono il governo municipale.
Verso la metà del Trecento, durante la denominazione scaligera, il territorio di San Germano fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Orgiano e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo.
Nel 1400 si registra la penetrazione sul territorio delle grandi famiglie veneziane, come i Dolfin, i Venier e i Priuli a Campolongo di Riviera e a Villa del Ferro, dei Soranzo, dei Pisani e dei Gritti a Sossano e Orgiano, e, tardivamente, dei Giovanelli, sempre a Sossano, che hanno contribuito ad un intenso, ma più ordinato sfruttamento agrario della zona ed attratti probabilmente dal prezioso e ricercato "pecosso" (prosciutto della zona) realizzato fin dai tempi antichi nella zona, ricercatissimo dai nobili veneziani, che amavano servirlo su piatti della "bianca terra di Vicenza", il cd caolino, accompagnati per lo più da quello che era considerato il più pregiato dei vini della Riviera vicentina, la bianca Malvasia, detta la Perseghina.
Nel XVIII secolo il territorio di San Germano fu particolarmente soggetto al fenomeno del brigantaggio con numerosi assassini, tanto da divenire presidio dell'esercito austriaco per il mantenimento dell'ordine in tutta la zona della Val Liona per tutto il '700.
La denominazione del comune fino al 1867 era San Germano.
Nella zona paludosa della Val Liona e nella frazione di Villa del Ferro sono stati ritrovati resti di insediamenti palafitticoli oltre a materiale archeologico di epoca romana.
Sono presenti inoltre numerosi "Casotti" di pietra, una sorta di antichi ripari, simili ai "nuraghi" sardi. La parrocchiale di S. Andrea fu per lungo tempo patronato di nobili famiglie veneziane che videro in queste terre la possibilità di investire in beni fondiari gli introiti capitali spesso accumulati con il commercio marittimo.
L'ANALISI DEL TERRITORIO
Grancona e San Germano dei Berici sono due enti contigui tra loro e situati all'interno della Val Liona, valle che prende il nome dal torrente Liona, un piccolo corso d'acqua che scende direttamente dai Colli Berici e del quale due rami si riuniscono in uno in località "Le Acque" a Grancona e la cui forza, un tempo, alimentava le ruote e le macine dei numerosi mulini presenti nel territorio di entrambi i comuni.
La Val Liona si estende verso sud e alle pendici dei monti si trovano raggruppate le prime borgate, alcune di antichissima origine e bellezza che meritano certamente una visita (su tutti l'antico borgo di Campolongo originariamente scelto dai benedettini come locus amoenus di preghiera, di beata solitudine e di sola beatitudine).
Lo scolo Liona scorre lungo tutto il territorio, mentre la valle si allarga divenendo una distesa fertile di campi coltivati ed irrigati, anticamente bonificati dai monaci e, nei punti più a sud dove la valle termina fondendosi nella grande distesa della pianura padana, due rilievi sembrano marcarne l'ingresso e l'uscita: il monte della Croce e il monte delle Piume.
A causa della medesima conformazione morfologica ed orografica, da sempre i due comuni hanno avuto uno sviluppo parallelo ed un identico sistema sociale ed economico.
CONCLUSIONI
Il percorso di fusione tra i Comuni di Grancona e San Germano dei Berici risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e servizi comunali tramite l'Unione dei Comuni "Colli Berici-Val Liona".
I Comuni di Grancona e San Germano dei Berici hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i due Enti.
La fusione tra i due Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione di due popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
Il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i due Comuni vicentini hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Val Liona" mediante la fusione dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici, della Provincia di Vicenza.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che si è tenuto in data domenica 5 febbraio 2017, ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973, n. 1 e 24 dicembre 1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali e transitorie, indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari, nonché un graduale e corretto avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.
L'articolo 5, infine, riguarda l'entrata in vigore della legge, fissata nel giorno della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La Prima Commissione consiliare nella seduta del 9 febbraio 2017 ha preso atto del risultato di tale consultazione referendaria concludendo l'iter legislativo relativo al progetto di legge oggi al vostro esame e lo ha approvato all'unanimità con i voti favorevoli dei rappresentanti dei gruppi consiliari LV-LN, Zaia Presidente, Forza Italia, Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale, Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Movimento Cinque Stelle, Area Popolare Veneto.".
La parola al consigliere Finozzi.

Marino FINOZZI (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Si tratta della fase conclusiva dell'iter attraverso il quale i comuni di San Germano dei Berici e Grancona hanno percorso per la fusione. L'iter è stato terminato e con questa approvazione si dà il via definitivo perché nella primavera prossima i cittadini dei due comuni possano eleggere il nuovo sindaco del nuovo comune di Val Liona.
Piccolo particolare, la provincia di Vicenza fino ad oggi contava 121 comuni, da domani potrà fare cifra tonda con 120 comuni. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finozzi.
La parola alla consigliera Cristina Guarda.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Oggi in realtà potremo chiamarlo il giorno dell'area Berica, per cui ringrazio gli amministratori e i rappresentanti presenti oggi, area del vicentino ridente anche se un po' in difficoltà per alcune questioni. Sicuramente questo Consiglio dovrà tenerla in considerazione e valorizzarla al meglio per le opportunità economiche che questa propone.
In particolare, il nuovo comune Val Liona si andrà ad inserire all'interno di un'area privilegiata da un punto di vista sia ambientale che di valorizzazione delle realtà, delle attività artigianali e di promozione turistica.
Questo è un passaggio importantissimo. Val Liona sia di esempio per tutto il territorio vicentino e Veneto; è il primo comune vicentino che si creerà a seguito di fusione e, attenzione, questo è un percorso del tutto particolare e ci terrei rimanesse a verbale. I cittadini del nuovo comune Val Liona hanno iniziato questo percorso con molto anticipo. Nasce da una collaborazione che parte dal basso, dai cittadini, attraverso le pro loco, nelle realtà parrocchiali e gli amministratori sono stati con intelligenza fautori di un processo di unificazione che va al di là del campanile ma valorizza tutte le sinergie dei cittadini messe in atto negli anni passati.
Mi auguro che questo possa essere un bel inizio, che questo sia un percorso che va a valorizzare i percorsi di fusione tra comuni e mi auguro che ogni Consigliere abbia modo di visitare questa località e poter assaggiare le specialità, i prodotti tipici che sicuramente si provvederà a valorizzare al meglio. Grazie ai Consiglieri che hanno finalmente portato a termine questo percorso e auguri al nuovo comune.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Cristina Guarda.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ovviamente, anche noi daremo il nostro voto favorevole dopo averlo già fatto in Commissione. Non solo per la valenza che ha rispetto ai due comuni e al percorso che hanno fatto, un percorso partecipato, lungo; ma anche per il fatto che finalmente un percorso di fusione questa volta ha una strada liscia che non viene perturbata da questioni che non riguardano le volontà dei cittadini e dei Consigli comunali legittimamente eletti dagli stessi, come è successo purtroppo già in un paio di occasioni.
A questo punto, oltre a dare il voto favorevole, ricordo ai Colleghi gli impegni che ci siamo assunti modificando la legge regionale che riguarda le fusioni. Abbiamo stabilito dei tempi per la presentazione delle proposte da parte dei comuni e abbiamo stabilito dei tempi perché il Consiglio si esprima in termini di meritevolezza, cioè che ne riconosca la regolarità dei percorsi di presentazione e approvazione fatta dai Comuni, ma non si intrometta più sul merito cioè sulla scelta che i Consigli comunali fanno nella loro piena autonomia. Il problema che abbiamo visto in quest'Aula più volte è stato quello che di fronte a Consigli comunali che hanno preso delle decisioni legittimamente, consultando prima i cittadini coll referendum che prevede la legge, poi salta fuori qualcuno che per un motivo o per l'altro, invece di tenere conto di queste scelte in prima autonomia, si mette di traverso.
Quindi, salutiamo favorevolmente questa fusione che è la prima della provincia di Vicenza e ricordiamoci degli impegni che ci siamo presi con la proposta di legge, poi diventata legge di modifica, del collega Barison.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Se non ci sono interventi passiamo alla votazione.
Articolo 1
Pongo in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2
Pongo in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3
Pongo in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4
Pongo in votazione l'articolo 4.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Pongo in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ci sono dichiarazioni di voto? No.
Pongo in votazione il progetto di legge n. 155.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
4



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI CONTE E NEGRO RELATIVA A "MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 23 APRILE 1990, n. 32 "DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI REGIONALI PER I SERVIZI EDUCATIVI ALLA PRIMA INFANZIA: ASILI NIDO E SERVIZI INNOVATIVI"" (PROGETTO DI LEGGE N. 61/2015) APPROVATO

Relazione della Quinta Commissione consiliare.
Relatrice in Aula la consigliera Giovanna Negro; correlatore il consigliere Sinigaglia.
"Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
la presente proposta di legge - che consta di un solo articolo - è volta a favorire i cittadini che siano residenti o svolgano attività lavorativa in Veneto da un certo lasso di tempo: in particolare mira a far sì che nell'accesso ai servizi di asili nido abbiano titolo di precedenza i bambini portatori di disabilità e i figli di cittadini che abbiano la residenza in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni o che svolgano la loro attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni.
Viene inoltre adeguata la dizione originaria della legge regionale n. 32/1990 "bambini menomati, disabili"con "bambini portatori di disabilità", più consona con la normativa vigente.
La ratio della proposta di legge in esame è sostanzialmente quella di differenziare i soggetti non già nel momento della presentazione della domanda per l'accesso ai servizi di asili nido, bensì nella formazione delle relative graduatorie, in ragione della limitatezza dei posti disponibili: in altri termini, riteniamo che si debbano privilegiare quei cittadini che dimostrino di avere un serio legame con il territorio della nostra Regione, vuoi perché vi risiedono da almeno quindici anni, vuoi perché vi lavorano da almeno quindici anni. D'altra parte è confermato dalla giurisprudenza costituzionale, che il legislatore regionale può senz'altro "introdurre regimi differenziati, circa il trattamento da riservare ai singoli consociati" qualora si sia in presenza di "una causa normativa non palesemente irrazionale, o peggio, arbitraria" (in tal senso, Corte costituzionale, sentenza 2 dicembre 2005, n. 432): e nel caso di specie la ragionevolezza della proposta è di palmare evidenza, posto che la stessa si rinviene proprio nella sussistenza del predetto serio legame tra individuo e territorio: il punto di equilibrio ideale tra l'esigenza sociale di assicurare al maggior numero possibile di soggetti residenti in Veneto il beneficio in parola e il limitato numero di posti negli asili nido.
Inoltre, per suffragare ulteriormente sotto il profilo della legittimità costituzionale l'introduzione della previsione legislativa in parola, è senz'altro doveroso richiamare una recente ordinanza del giudice delle leggi (la n. 32 del 21 febbraio 2008), tramite la quale è stata dichiarata manifestamente infondata una questione (per l'appunto di legittimità costituzionale) che era stata sollevata in relazione ad una disposizione normativa che la Regione Lombardia ha introdotto nel 2005, relativamente ai requisiti per la presentazione delle domande di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Insomma, la modificazione che proponiamo non solo è politicamente opportuna (anzi: doverosa), ma è altresì pienamente conforme alla Costituzione.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 03 maggio 2016 ha licenziato a maggioranza il progetto di legge in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il presidente Boron e i consiglieri Brescacin, Villanova, Barbisan F. (Zaia Presidente), Barbisan R., Gidoni, Semenzato (Liga Veneta – Lega Nord), Barison (Forza Italia), Bassi (Lista Tosi per il Veneto), Negro (Il Veneto del Fare – Flavio Tosi); hanno espresso voto contrario i consiglieri: Pigozzo, Sinigaglia con delega Salemi (Partito Democratico), Bartelle, Berti (Movimento 5 Stelle) e Ferrari (Alessandra Moretti Presidente).".
La parola alla consigliera Giovanna Negro.
Giovanna NEGRO (Il Veneto del Fare)
Grazie, Presidente.
Con questo progetto di legge, che abbiamo presentato e successivamente condiviso anche con la maggioranza, diciamo che venga data e definita una precedenza ai soggetti che già dal momento della presentazione della domanda per l'accesso ai servizi degli asili nido e delle relative graduatorie vivono nel nostro territorio da almeno 15 anni; preservando comunque i primi posti ai bambini portatori di handicap. Quindi prima i bambini portatori di handicap e poi i figli di genitori che vivono sul nostro territorio da almeno 15 anni.
Questa proposta di legge nasce dall'istanza di molti genitori che lavorando ambedue hanno un ISEE alto e si vedono esclusi continuamente da tutte le graduatorie degli asili nido comunali e sono costretti a rivolgersi agli asili privati pagando ingenti somme, a volte anche il triplo della retta comunale, per poter svolgere e mantenere il proprio posto di lavoro.
Chiediamo la più ampia condivisione su questo progetto, in quanto l'obiettivo è di preservare i genitori che hanno la fortuna di avere un posto di lavoro e dare la possibilità alle mamma e ai papà di avere un posto negli asili nido delle strutture pubbliche che possa accogliere il proprio figlio. Molto spesso, infatti, vi accedono bambini che hanno i genitori con un ISEE basso e uno dei due genitori è a casa senza un lavoro, quindi è opportuno fare anche questa considerazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola al correlatore consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
questo progetto di legge, a nostro giudizio, è una proposta iniqua che non corrisponde neppure al dibattito che si è svolto in V Commissione, perché afferma considerazioni dal punto di vista legislativo che sono molto diverse rispetto alla volontà espressa sia dalla maggioranza che dai Consiglieri Giovanna Negro e Maurizio Conte nel corso dei lavori della Commissione.
I suddetti lavori si sono svolti con un ragionamento che rispecchia quanto ha detto adesso la Consigliera Giovanna Negro, cioè di dare un punteggio a chi risiede nel Veneto da più tempo, a chi lavora nel Veneto da più tempo, in modo tale da agevolarli nelle graduatorie per l'assegnazione di posti di asili nido nelle strutture comunali.
Infatti, noi possiamo legiferare solo per le strutture comunali, non stiamo legiferando per le strutture paritarie, che, come sapete, sono la maggior parte: il 10 per cento sono strutture comunali e il 90 per cento sono strutture paritarie. Quindi andiamo a legiferare all'interno di un sistema che ha un suo equilibrio, inserendoci in maniera a mio giudizio superficiale - nonostante il fatto che chi ha proposto questa legge sia di solito molto attenta - creando delle soluzioni inique e fortemente penalizzanti per tanti lavoratori, per tanti residenti, per tante famiglie che nel Veneto vivono da anni, lavorano da anni, e che sono costrette a migrare in altre Regioni o che provengono da altre Regioni.
Vorremmo leggere un passaggio del testo in modo tale da chiarire immediatamente dov'è l'equivoco, perché ancora non risulta chiaro se la maggioranza vuole portare avanti inopinatamente questa proposta oppure si presta a modificarla. Si tratta della modifica dell'articolo 8 e dell'articolo 15 della legge regionale 32/1990. Nel modificare l'articolo 8, comma 4, la proposta di legge dice: "Hanno titolo di precedenza per l'ammissione all'asilo nido i bambini portatori di disabilità". Questa è una modifica giusta da apportare, in quanto la legge attuale parla di bambini menomati, quindi è una correzione che appoggiamo. Ma aggiunge: "b) hanno titolo di precedenza per l'ammissione all'asilo nido i figli di genitori residenti in Veneto ininterrottamente da almeno 15 anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno 15 anni".
Che significato ha questa aggiunta? Quando nell'assegnazione dei posti di asili nido il comune si trova a seguire la legge regionale risulta che il bambino portatore di handicap ha la precedenza e viene giustamente collocato al primo posto. La Commissione ha ragionato seguendo il principio di attribuire un punteggio, poi, anche in base agli anni di residenza, ma dalla presente proposta portata in Aula questo non si evince. Qui si dice che chi è residente ininterrottamente da 15 anni ha la precedenza e viene messo al primo posto; chi lavora ininterrottamente nel Veneto da 15 anni ha la precedenza e viene messo al primo posto. Quindi, è un principio di esclusione per tutti gli altri. Il termine "da almeno 15 anni" significa che chi è residente o lavora da 14 o da 13 anni avrà un percorso con la graduatoria così come stabilita finora; ma il termine "ininterrottamente" indica che se una persona ha trascorso anche solo due o tre mesi lavorativi in Lombardia o in Svizzera, costui dovrà sottostare alle regole di una graduatoria normale.
Quali sono i principi di questa graduatoria? Certi comuni hanno già questo principio, la graduatoria, perché sono i comuni a decidere i punteggi. Citiamo l'esempio del comune di Padova che ha già inserito l'ammissione per punteggio legato alla residenza: residenza a Padova di uno o entrambi i genitori da almeno 20 anni, 5 punti; da 15 anni, 4 punti; da 10 anni, 3 punti. I primi tre criteri si riferiscono a tutti i periodi di residenza a Padova, anche non continuativi, quando intervengono eventuali periodi di residenza all'estero dell'intero nucleo familiare per motivi di lavoro.
Con questa proposta di legge, un bambino orfano di entrambi i genitori andrebbe in coda, non avrebbe punteggio, perché la precedenza è per chi lavora ininterrottamente o ha la residenza ininterrotta da almeno 15 anni; un bambino convivente con entrambi i genitori lavoratori va in coda; un bambino convivente con un unico genitore lavoratore va in coda. Allora che cosa sta succedendo? L'inserimento negli asili nido dei comuni non tiene conto del fattore ISEE o reddito perché non è un criterio che misura l'inserimento, ma misura il pagamento della retta. Allora chi è fragile, vulnerabile, ha difficoltà lavorative o possiede uno scarso reddito, fa richiesta presso gli asili nido del comune. Quanti sono nel Veneto quelli che sono inseriti negli asili nido del comune?
Abbiamo chiesto al dottor Delre di darci i dati e farci sapere cosa succede se applichiamo questa legge: quanti sono i servizi? I servizi sono per un totale di 788: 292 pubblici e 496 privati. Quanti sono i bambini italiani presenti? Sono presenti 18.338 bambini italiani. Quanti sono i bambini stranieri presenti? 1.640, cioè il 9 per cento. Questi sono i dati. Noi stiamo approvando una legge - ci è stato spiegato - per agevolare i residenti e quindi i bambini veneti. Quanti sono i bambini stranieri inseriti? 1.640, il 9 per cento. Ci sono sicuramente dei comuni che hanno una percentuale maggiore di questa e comuni che non hanno neanche un bambino straniero.
In questo caso, quindi, inseriamo questa precedenza, esclusiva e discriminatoria, per i lavoratori o i residenti da almeno 15 anni, che vanno a collocarsi al primo posto.
Vi possiamo assicurare che il dibattito, come si può leggere dalle dichiarazioni espresse in Commissione dalla Consigliera Negro e del Consigliere Boron, per esempio, si è principalmente focalizzato su come attribuire un punteggio in più a chi lavora da alcuni anni, o da molti anni, nel Veneto. Può essere accettabile questo criterio al fine di attribuire alle suddette famiglie un punteggio suppletivo. Abbiamo presentato anche un emendamento di questo tipo, ma se passa il testo così come voluto dalla Consigliera Negro vuol dire accettare un criterio che sarà con molta probabilità dichiarato illegittimo perché escludente e irragionevole. Quindi, se per ipotesi gli asili nido avessero 10, 12, 15 posti e arrivassero 10 richieste da genitori che hanno più di 15 anni di lavoro ininterrotto risulterebbero tutti al primo posto. Le altre condizioni non esisterebbero più, come per i bambini disabili adesso: gli altri possono avere qualsiasi condizione ma la precedenza va data al bambino disabile, perché c'è scritto nella legge. Qui scriviamo precedenza al bambino disabile e a chi lavora o risiede ininterrottamente da 15 anni e, si ripete, chi risiede da 10 anni, da 14 anni, va in graduatoria con altre caratteristiche.
Vi chiediamo di fermarvi e ragionare, perché è un sistema di inserimento quello degli asili nido che va tarato e soprattutto devono essere i comuni a decidere il metodo.
La retta degli asili nido paritari privati è di 500 euro per tutti i bambini, anche per chi ha un ISEE basso. Negli asili nido comunali si paga invece in base all'ISEE. Allora, chi è povero, chi è vulnerabile, chi è fragile dove può andare? Non può né richiedere l'iscrizione dei figli all'asilo paritario né accedere all'asilo non comunale, se non presenta i requisiti. All'asilo comunale se le famiglie hanno un reddito di 4 mila euro possono pagare anche 100-150 euro; se hanno un reddito di 18 mila - 20 mila pagherebbero comunque 500 euro. Ma non è una condizione che sposta l'iscrizione del figlio in alto o in basso nella graduatoria, è una condizione che misura solo il pagamento della retta, da versare mensilmente.
Perché ci sono più bambini stranieri negli asili nido comunali? Perché si paga la retta in base al reddito, invece negli asili nido paritari privati sociali non si paga in base al reddito, ma si paga la tariffa piena: minimo 500 euro, perché alcuni asili nido chiedono anche 600, 700 euro.
Se in più la Regione non adempie all'impegno di sostenere le scuole paritarie, come è successo l'anno scorso con un gap di 6 milioni di contributo, o di 10 milioni di due anni fa, e mettendo quest'anno ben 11 milioni in meno, è chiaro che le scuole si trovano costrette ad alzare la retta. Allora come ha scritto il dottor Delre i bambini stranieri presenti nelle strutture private sono 247 su un totale di 10.179, invece nelle strutture pubbliche sono 1.393 su 8.159, pari al 17 per cento. Ma perché? Perché si va dove c'è la possibilità di pagare meno per un servizio che è indispensabile.
Pagano anche loro in base al reddito: questa è la regola di tutti i comuni, pagare la retta in base al reddito. La presente proposta di legge, invece, elimina la possibilità di valutare in maniera oggettiva sia gli anni di residenza che gli anni di lavoro e anche la capacità reddituale. Praticamente facciamo una giustizia al rovescio: spingiamo chi ha un reddito più basso presso le strutture private e negli asili nido comunali, dove c'è la possibilità di pagare in base al reddito, diamo la precedenza in base agli anni di lavoro e di residenza mettendoli ai primi posti.
Con questo principio una famiglia potrebbe anche scegliere di iscrivere il bambino in un quartiere diverso da quello dove risiede, quando invece in questo momento sussiste un'organizzazione in base ai flussi e ai bacini, anche per proseguire un iter scolastico all'interno dello stesso plesso scolastico.
Bisogna capire le conseguenze degli atti legislativi. Questa procedura da parte del Consiglio regionale equivale a proteggere solo interessi prettamente locali e si identifica nel modus operandi del fare una legge specifica per il proprio comune di provenienza e di non interessarsi di quello che succede negli altri comuni. Ma in questo modo si danneggiano tutti gli altri.
Vogliamo entrare nella logica che la legge viene approvata e vale per tutti i comuni, per tutti gli asili nido comunali e non solo per quelli di una certa località del veronese, ma anche per altre località? E quindi che, se può risolvere un problema da una parte ne aggroviglia e ne appesantisce tantissimi altri per molti comuni? Perché se questa è la logica non stiamo facendo il legislatore regionale, ma portiamo l'esperienza comunale all'interno della legislazione regionale lavorando ancora con il meccanismo dell'amministrazione comunale e questo non può andare bene.
Precedenza vuol dire priorità, e noi così non mettiamo al primo posto neanche quelli che hanno 14 anni, perché abbiamo scelto che non esiste un punteggio di riferimento per i residenti o i lavoratori fissi. Esiste invece una soglia.
Il comune di Padova, come già accennato, sta già applicando il criterio del punteggio, per cui a 20 anni di residenza corrispondono 5 punti, 15 anni 4, ecc., e questi si collocano a seconda delle necessità all'interno della graduatoria nella maniera più opportuna. Ma viene tenuto conto anche di altri criteri, che considerano reddito e condizioni psico-fisiche dei bambini, altrimenti la graduatoria che senso ha? Se si porta al primo posto chi risiede e lavora da più di 15 anni, che tipo di graduatorie è? A tutti coloro che hanno difficoltà, che hanno i figli con alcune caratteristiche, oppure ai bambini i cui genitori hanno difficoltà di lavoro non viene attribuito nessun punteggio. Un altro esempio sempre del comune di Padova consiste nell'avere un'attribuzione di punteggio nel caso in cui una famiglia porti il figlio nello stesso quartiere dove risiede. Anche questo criterio verrà ignorato, perché se arrivasse una famiglia da un altro quartiere con almeno 15 anni di residenza in Veneto essa sorpasserebbe una famiglia di quel quartiere con soli 14 anni di residenza.
Questa è una disfunzione, non è equilibrato questo provvedimento, produce degli effetti distorcenti, senza aggiungere tutte le problematiche che comporta ai lavoratori che provengono dalla Polizia penitenziaria, Vigili del Fuoco, Carabinieri, medici, tutti quelli che verranno ad abitare a Padova per motivi professionali. Per questi soggetti non si avrà diritto di accesso primario all'asilo nido comunale. Ma un conto è il primario che può andare anche nel privato, un conto è un vigile del fuoco, un carabiniere oppure un infermiere con dei redditi medio-bassi e che hanno la necessità non di pagare 500 euro al mese, ma di pagarne 200, 150 per inserire all'asilo nido il proprio figlio. Questi verrebbero esclusi dalle graduatorie. Noi mettiamo questo principio per cui tutta una serie di lavoratori che vengono da altre Regioni, che non hanno lavorato ininterrottamente per 15 anni in Veneto vengono esclusi dalle graduatorie. Questo è il principio deliberativo che sta alla base di questo percorso legislativo. Per questo dico che è superficiale, che va rivisto e che va profondamente cambiato perché non sta in piedi, produce degli effetti distorcenti che invece di andare nella direzione delle leggi leghissime va nella direzione delle leggi sleghissime e inopportune. "Sleghissime" significa che slegano il Consiglio regionale rispetto ai bisogni del territorio, che sono ben altri.
Noi sappiamo che adesso il problema è quello di riempire gli asili nido, anche quelli comunali, perché ci sono strutture che hanno difficoltà a stare in piedi e la retta sarà sempre più alta. Allora, se noi spingiamo i soggetti più fragili, più poveri, più in difficoltà - perché non hanno 15 anni di lavoro ininterrotto o di residenza - presso le strutture private sappiamo che non riusciranno a pagare la retta, sappiamo che di fatto gli vieteremo l'accesso agli asili nido.
Questo è l'effetto distorcente primario di questo progetto di legge che vi preghiamo di ritirare o di cambiare profondamente, perché così com'è non ha nessun valore giuridico opportuno. Questa legge se approvata verrà resa illegittima perché irragionevole rispetto agli effetti discriminatori che produce.".

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
Apriamo la discussione generale.
La parola al consigliere Berti.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Chi mi ha preceduto ha affrontato la questione soprattutto del tempo che viene previsto al punto 4 lettera b) di questa proposta di legge, quando viene detto soprattutto "ininterrottamente".
Che ci debba essere un criterio che riconosca una capacità di avanzamento nelle richieste per esempio di asili nido, quindi scuole per l'infanzia, per chi lavora nel territorio o ha anche un carattere di appartenenza a un territorio è sicuramente qualcosa che può essere anche apprezzabile. Però oggi nel mondo in cui viviamo e che dobbiamo affrontare tutti i giorni, parlo per la generazione cosiddetta "generazione Erasmus", pensare di avere ininterrottamente un rapporto continuativo lavorativo per 15 anni e di residenzialità è pressoché impossibile.
Faccio un esempio molto pratico. Ho tre prime cugine: una fa la ricercatrice a Parigi, una a Londra e una a Milano. Lo fanno perché qua non hanno trovato quelle situazioni di lavoro che permettono loro di poter approfondire i loro studi, il loro lavoro, la ricerca che portano avanti.
Queste cosa fanno? Sono ragazze sotto i 30 anni, non hanno un rapporto continuativo né lavorativo né residenziale in Veneto ma sono assolutamente venete da generazioni, quindi andrebbero a perdere quei requisiti che qui vengono descritti come requisiti che vanno ad agevolare la possibilità di avere accesso alle strutture per l'infanzia.
Quindi non agevola chi è proprio quella che va a creare nuove famiglie, che hanno bisogno di questi servizi. Penso ai ragazzi miei coetanei o più giovani. Penso che la politica debba agevolare i ragazzi giovani a rimanere sul territorio dando una mano proprio alle giovani famiglie, mentre qui invece in un certo senso si va proprio al contrario, cioè viene agevolato chi è più avanti in età, di sicuro non facendo gli interessi delle coppie più giovani.
Vediamo generazioni dove è normale lavorare 2 anni in Italia, 1 a Londra, stare un po' a Ferrara o studiare 4 anni a Ferrara. Uno così non è più residente in Veneto perché ha spostato la residenza o magari è rimasto lì a fare uno stage?
Non può essere un criterio temporale così lungo per 15 anni ininterrottamente, a chi vuole avere una giovane famiglia, per chi vuole rimanere in Veneto per radicarsi. Sicuramente c'è un aspetto che può essere politico rivolto a qualcuno che fa il furbetto, qualcuno che viene e pretende di avere un sacco di diritti. Su questo possiamo anche essere d'accordo. Questo non può essere assolutamente essere a discapito andando invece a tagliare le gambe ai tanti ragazzi che oggigiorno vediamo purtroppo lasciare la nostra bellissima terra per andare a cercare fortuna altrove, perché altrove riescono ad avere quegli incentivi e quella spinta che proprio qui noi non riusciamo a dare.
Io penserei prima di tutto a loro, prima di tutto a questa generazione che ha voglia di rimanere in Veneto, che ha voglia di avere famiglia e figli in questo bellissimo territorio, e non dobbiamo assolutamente metterli nelle condizioni né dargli una ragione in più per andarsene ma, al contrario, dobbiamo cercare di volerli trattenere, di dargli un motivo in più per restare qua, un'agevolazione in più per avere i loro figli nelle scuole, negli asili, dandogli un servizio di prima infanzia seguendo un livello di concetto meritocratico. Noi vogliamo dare una mano a chi magari in famiglia ha due che lavorano. Oggi se entrambi vogliono lavorare non si può pensare che non ricorrano a un servizio per l'infanzia.
Ripeto, le coppie giovani, entrambi che vogliono lavorare, devono tassativamente essere inclusi e aiutati in queste graduatorie quindi, come ho cercato di spiegare, non possono rientrare in nessuno di questi due requisiti e di fatto noi, se non dovessero essere accettati gli emendamenti che abbiamo presentato, ci troveremo costretti a votare contro questo provvedimento. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berti.
Colgo l'occasione per dire che alle 13.00 sospendiamo il lavori.
Sono stati presentati nei termini 4 emendamenti, per cui la Commissione alle 14.15 si riunisce in Sala Giunta per l'esame degli emendamenti e ricominciamo i lavori in Aula alle 14.30.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Al termine dell'anno scorso quando abbiamo iniziato la sessione di Bilancio il primo documento che abbiamo votato è stato il Documento di Economia e Finanza Regionale. In quel Documento uno dei primi punti che veniva messo in luce era il calo demografico della popolazione del Veneto. Sostanzialmente una novità perché dal Dopoguerra al 2015 la popolazione del Veneto, per effetto del saldo naturale cioè della differenza tra i nuovi nati e i morti e del saldo migratorio, è sempre stato positivo. A partire dal 2015 questa tendenza si è invertita e abbiamo registrato un saldo naturale nel 2015 di meno 10.600 veneti.
Nemmeno il parziale saldo positivo naturale, cioè nati e morti, della popolazione straniera è riuscito a compensare il tracollo del saldo naturale della popolazione degli italiani residenti in Veneto: meno 18.100 la differenza tra nuovi nati e morti tra gli italiani residenti in Veneto.
Siamo di fronte quindi a un fenomeno di calo molto accelerato della popolazione, quindi di un aumento degli indici di dipendenza cioè della popolazione anziana che pesa – in termini in economici non in altro senso – sulla popolazione attiva che lavora quindi che è in grado di produrre reddito e ricchezza.
Se questi sono i dati allora la proposta di legge va in direzione assolutamente opposta: a) alla capacità di far sì che le giovani coppie venete, che si sono appena formate, possano trovare precedenza nell'accesso ai servizi di prima infanzia, perché la diamo a quelli che sono qui da 15 anni; b) di esser attrattiva per giovani coppie che possano scegliere il Veneto come luogo di residenza e di lavoro quindi, se volete, contribuire a invertire la tendenza del calo demografico; c) va nella direzione opposta di una sempre maggiore mobilità delle persone nei luoghi di residenza, di lavoro e di accesso ai servizi di welfare, in questo caso per la prima infanzia, che è un'altra tendenza di questi anni.
Con una norma di questo genere noi non facciamo il bene del Veneto. Può darsi che faremo il bene forse di qualche coppia che in Veneto risiede da tanti anni e che in qualche asilo nido di qualche Comune del Veneto non ha trovato il posto ma sicuramente se guardiamo complessivamente alla situazione demografica del Veneto e alla capacità di questa Regione di essere attrattiva per nuove coppie con questa legge non facciamo un buon servizio al Veneto. Fissare un criterio di 15 anni vuol dire che non ci mettiamo nelle condizioni di essere attrattivi per giovani coppie che, invece di fuggire dal Veneto, vengano in Veneto.
A questo punto, visto che la fuga dei cervelli c'è già, per qualcuno viene più facile scegliere di andare a stare in altre Regioni dove non ci siano questi vincoli rispetto all'accesso a questi servizi.
Veramente, come ha già detto il correlatore e altri interventi prima del mio, invito a rivedere profondamente e radicalmente questo criterio dei 15 anni che non fa il bene del Veneto.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Intervengo perché auspico possa esserci anche un momento di riflessione in occasione della presa visione degli emendamenti durante la Seduta di Commissione che terremo poi alle 14.15. Questo perché ritengo che possa esserci un margine anche di intervento, e lo chiedo ai colleghi Giovanna Negro e Conte che sono tra i firmatari di questa legge, per le ragioni che sono state già addotte. Dentro l'unico articolo di cui si compone questa legge ci sono delle definizioni che mettono in qualche modo in difficoltà.
È vero che noi qui rappresentiamo nel Consiglio regionale i nostri territori, sapendo che ci sono delle realtà comunali come quelle a cui faceva cenno anche Giovanna Negro, ma è anche vero che come Consiglieri regionali noi dovremmo avere uno sguardo che va oltre quelli che sono gli stretti ambiti territoriali per dare una copertura normativa che in qualche modo metta tutti i territori nelle stesse condizioni.
In Veneto esistono Comuni grandi che hanno evidentemente problemi in scala grande e Comuni piccoli con delle difficoltà di grado diverso. Comprendo l'intenzione di questa legge. L'ha spiegato bene la collega Giovanna Negro. Però ho l'impressione che sia - per dirla come direbbe Dante - "una pia intenzion che fa mal frutto", cioè l'esito di questa intenzione diventa un esito paradosso, che va a danneggiare invece che avvantaggiare le famiglie che dovrebbero fruire di questo servizio.
Dico questo perché siamo di fronte a un mercato del lavoro che è caratterizzato fortemente dalla flessibilità.
Si citavano prima le famiglie, delle Forze dell'Ordine, ma io cito anche il personale docente, le giovani coppie. Oggi ci sono degli studi accreditati - penso per esempio ai dati scientifici pubblicati di recente da AlmaLaurea - che dicono che il mercato del lavoro, anche in una proiezione nel prossimo quinquennio, prevede un'incidenza sempre più alta di contratti flessibili nella fase di ingresso nel mondo del lavoro. Questo significa che noi avremo gente che risiederà poco nei territori e che si muoverà molto.
Non voglio tornare su quanto è già stato detto. Questo fenomeno si verifica addirittura molto di più nel pubblico impiego che non nel comparto privato. Allora noi vogliamo mettere nelle condizioni tutti di poter fruire anche di un beneficio?
Facciamo una scala di priorità, ma non creiamo il sistema della precedenza assoluta.
Creiamo una scala di punteggio o meglio ancora, c'è un emendamento nostro che va in quella direzione, diamo la possibilità ai Comuni di muoversi con elasticità in modo che il Comune sa quali sono le esigenze del proprio territorio nel dettaglio e quindi agisce anche nell'esigenza.
Siamo in una logica, secondo questo articolo, ancora del mito del posto fisso.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Orietta Salemi.
Sono stati depositati 4 emendamenti del correlatore, non riusciamo a distribuirli adesso per eventuali subemendamenti ma lo faremo dopo. L'Ufficio di Presidenza della Quinta Commissione li valuterà alle 14.15 quando si ritroverà in Sala Giunta.
Sospendiamo qui i lavori.
Adesso per chi vuole c'è l'inaugurazione della mostra "La storia della Querina" qui in Sala Stemmi.
Ripresa dei lavori prevista alle 14.30.
La Seduta è sospesa alle ore 13.01
La Seduta riprende alle ore 15.00

PRESIDENTE

Riprendiamo i nostri lavori.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Come sapete, prima di iniziare questa seconda parte del Consiglio regionale abbiamo avuto un incontro con l'Ufficio di Presidenza e le persone che lavorano all'interno della Quinta Commissione. Abbiamo valutato gli emendamenti, e c'è stata una condivisione su alcuni punti - non so se poi verrà ritenuta sufficiente o meno - per rivedere un attimo l'impianto complessivo di questa legge.
Le criticità che avrei voluto rappresentare prima di questa pausa erano diverse e quindi adesso rimodulo anche il mio intervento. Mantengo il punto fisso sull'articolo 8, comma 4, cioè sul fatto se i requisiti per avere diritto ad entrare negli asili pubblici sono riferiti ad entrambi i genitori, perché dire genericamente che "bisogna essere residenti in Regione Veneto ininterrottamente da almeno 15 anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno 15 anni" pone degli interrogativi.
Il requisito della residenza da almeno 15 anni vale per entrambi i genitori, per uno soltanto, si fa cumulo per arrivare ai 15 anni?
L'attività lavorativa viene sempre riferita soltanto a un genitore o a entrambi i genitori? Perché com'è formulato l'articolo è al plurale quindi intendo che questo requisito deve essere obbligatoriamente posseduto da entrambi i genitori.
Questa è una rilevanza di non poco conto perché metterà in difficoltà chi dovrà applicare effettivamente questa legge regionale. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Questo progetto di legge riprende in pratica quello che è stato, da parte mia sicuramente, un percorso che era inserito, anche nella scorsa Legislatura, in specifici progetti di legge cioè "Prima i veneti". Ho ripreso per primo, questa volta con le prerogative di Consigliere, perché nessuno possa dire che io abbia cambiato idea. Sicuramente le idee e gli obiettivi di uno che fa politica e crede soprattutto in certi ideali continuano a mantenere delle priorità soprattutto per quei veneti che molto spesso non vedono riconosciuti come diritti. Ad esempio anche l'ultima presa di posizione da parte del Governo che impugna la legge da noi approvata sul riconoscimento della minoranza del popolo veneto.
Questo sicuramente dimostra che effettivamente serve dare dei segnali di quelle che sono le priorità, di quelli che sono dei diritti soprattutto per chi continua a vivere e a credere nella propria terra. Penso sia questo l'obiettivo: dare servizi soprattutto di qualità, anche nel sostegno alle famiglie che credono e si inseriscono in maniera continuativa proprio nella nostra comunità.
Al di là di quelle che sono anche preoccupazioni, che possono essere anche condivisibili, qui bisogna dare un segnale e penso sia proprio questo l'obiettivo dell'emendamento che la collega Giovanna Negro ha predisposto su quella che è la limitazione, che stata evidenziata, della continuità dei 15 anni "ininterrottamente".
È proprio per questo che il nuovo emendamento prevede che sia anche in forma non continuativa, per i nostri figli o per i nostri giovani che vanno all'estero. Quindi non avremo più la preoccupazione di non dare diritti proprio a quei giovani nati in Veneto e che sono temporaneamente usciti dalla nostra Regione ma che poi rientreranno con un bagaglio culturale anche superiore.
È proprio questo il senso di quella che è la convinzione da parte dei nostri Gruppi di minoranza che mantengono ferma la convinzione che proprio nelle scelte fondamentali, legate soprattutto ai servizi alla famiglia, l'obiettivo è di dare una prima risposta, sempre nella legalità a quelli che sono sicuramente dei principi di accoglienza e di condivisione anche in situazioni di criticità.
Sulla base della nostra normativa hanno comunque delle previsioni di garanzia, dei criteri che comunque nell'emergenza e nella criticità possono dare risposte a tutti indistintamente. Questa diventa solamente una priorità nell'ambito di quella che è normalità. Su quelle che sono previsioni di sostegno alle famiglie venete noi riteniamo che questo sia un punto su cui andare a dare il nostro apporto, quindi voto favorevole.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare)

Grazie, Presidente.
In maniera molto concisa e avendo preso qualche appunto, rispondo al consigliere Sinigaglia dicendo che sono estremamente convinta su un principio: ad oggi abbiamo avuto un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei nostri che ha fortemente favorito gli altri. Ed è per questo che interveniamo in questa maniera.
Può essere limitativa? Certo, può esserlo, ma lo mettiamo in modo da favorire le nostre giovani coppie ad accedere a quelli che sono i servizi della nostra comunità.
Al consigliere Berti rispondo che se pensiamo all'Erasmus non vi è interruzione di residenza. È vero ci sono altri casi ma per quanto riguarda l'Erasmus non abbiamo problemi di interruzione della residenza.

PRESIDENTE

Collega Negro, la interrompo solo un attimo.
Sono in distribuzione 6 emendamenti che la Commissione ha anche già visto. Da questo momento dò 10 minuti di tempo per la presentazione di eventuali subemendamenti.
Prego, consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare)

Presidente, mi pregio avvisarla che l'unico emendamento da me presentato è riassuntivo di due emendamenti del consigliere Dalla Libera.
L'altro passaggio è del consigliere Fracasso quando parla di "calo demografico". Questo è dettato anche da un impoverimento che le famiglie hanno avuto questo periodo legato, sicuramente, alla difficoltà lavorativa, a un costo della vita alto, ma anche da servizi costosi. Questo non possiamo disconoscerlo.
È per questo che interveniamo con questa legge, per aiutare i nostri cittadini. Due dipendenti dichiarano il 100% di quello che percepiscono a differenza di molti altri e si trovano nelle graduatorie ad essere continuamente seviziati, passatemi il termine, ma è la realtà.
È noto che uno dei peggiori anni che abbiamo avuto come calo demografico è stato il 2014 dove molti Comuni hanno visto il numero dei morti ben superiore al numero dei nuovi nati. Questo è un segnale che la crisi ha fatto la sua parte ma sicuramente anche le scelte politiche non corrette verso i nostri cittadini hanno fatto la seconda parte.
Credo che la riformulazione del punto b) dell'articolo 1 comma 4, che prevede che "i figli di genitori residenti in Veneto anche in modo non continuativo da 15 anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno 15 anni, compresi eventuali periodi intermedi di cassa integrazione o di mobilità o di disoccupazione", dia la risposta a molte delle vostre segnalazioni ed è per questo che ho presentato questo emendamento.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
In questo momento non vedo altri interventi.
La Quinta Commissione formalmente adesso si riunisce qui in Aula per dare un parere sugli emendamenti.
Dichiaro chiusa la discussione generale in questo momento, riprendiamo i lavori con gli emendamenti.
Presidente Boron, in questo momento voi formalmente dovete dare il parere. Vi ritrovate come Ufficio di Presidenza qui in Aula e date un parere formale agli emendamenti che avete in qualche maniera già elaborato prima durante la Quinta Commissione.
Rimaniamo in Aula e riprendiamo i lavori alle ore 15.15.
La Seduta è sospesa alle ore 15.12
La Seduta riprende alle ore 15.15

PRESIDENTE

Riprendiamo i nostri lavori.
È terminato il tempo per i subemendamenti, non ne sono stati presentati.
Articolo 1.
Emendamento n. C0005 presentato dal consigliere Sinigaglia, che prevede:
l'articolo 1, comma 1, è così sostituito:
"L'articolo 1, comma 1 "Modifiche degli articoli 8 e 15 della legge regionale 23 aprile 1990, n. 32 "Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: asili nido e servizi innovativi" è così sostituito:
"1. Il comma 4 dell'articolo 8 della legge regionale 23 aprile 1990, n. 32 e sostituito dal seguente:
4. Hanno titolo di precedenza per l'ammissione all'asilo nido:
a) i figli di genitori che prestino un'attività lavorativa in Veneto con un contratto che copra il periodo in cui il bambino dovrà utilizzare il servizio educativo alla prima infanzia;
b) i figli di genitori che frequentino un corso di formazione in Veneto la cui durata copra il periodo in cui il figlio dovrà utilizzare il servizio educativo alla prima infanzia
c) i figli portatori di disabilità.".
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento è stato presentato per introdurre alcune tipologie di attenzione. Ci sono genitori che frequentano corsi di formazione in Veneto e anche hanno la necessità di inserire il figlio all'silo nido; diamo una attenzione oppure no? Il testo parlava di precedenza, ma, in ogni caso, doveva essere una attenzione.
Qui ci stiamo inserendo nella graduatoria che i comuni predisporranno abusando della precedenza. Precedenza vuol dire essere collocati al primo posto. Con gli emendamenti che sono stati presentati dalla maggioranza, noi collochiamo al primo posto chi lavora o risiede nel Veneto adesso non più ininterrottamente, ma in maniera tale da contemplare mobilità, cassa integrazione, disoccupazione, oppure anche risiedere temporaneamente in altri posti. Questo falserà le graduatorie che sono compilate in maniera completamente diversa, per tenere conto soprattutto nel pagamento della retta di tutta una serie di fragilità che le coppie possono avere, oppure i bambini possono avere.
Continuo a leggervi la graduatoria del comune di Padova: bambino orfano di entrambi i genitori, non verrà più premiato come adesso. Inserito nell'asilo nido? No, rischia di essere escluso, perché basta ci sia chi ha questa precedenza di 15 anni di residenza o di lavoro in Veneto è verrà messo al primo posto rispetto a questo. Le conseguenze sono di una palese ingiustizia nei confronti di chi può sommare diverse fragilità ma può vedersi scavalcato. Negli asili nido comunali si paga in base al reddito, invece negli asili nido privati si pagano 450 o 500 euro normalmente; a meno che la parrocchia, a meno che qualcuno non intervenga, ma questo successivamente. Perché si sceglie l'asilo nido comunale? Perché sai che in base al reddito pagherai 100, 150, 200 euro.
Vi chiedo: possiamo escludere dagli asili comunali un bambino orfano di entrambi i genitori perché diamo la precedenza a chi lavora da 15 anni in Veneto? Un conto è attribuire un punteggio superiore e un conto è dare la precedenza. Vuol dire che si colloca ai primi posti.
Bambino convivente con entrambi i genitori lavoratori o studenti con frequenza obbligatoria, è un riconoscimento che non avrà più significato o marginalmente. Sottraiamo il punteggio ad una serie di situazioni difficile.
Bambino convivente con un unico genitore lavoratore o studente, cosa succede? Che resta fuori. Bambino convivente con un unico genitore non lavoratore, resta fuori. Per ogni fratello di età fino a 10 anni, punto 1. Queste sono tutte assegnazioni di punteggi che spariscono di fronte alla precedenza.
Un conto è dire diamo la precedenza ad un bambino disabile, non discuto, la diamo; ma per gli altri motivi date un punteggio non la precedenza, che senso ha dare la precedenza? Un bambino in affidamento o in adozione resta fuori. Deve andare in asilo nido privato perché la precedenza è ad altri. Particolari situazioni di disagio familiare segnalato dai servizi sociali, dipende se c'è posto, perché hanno la precedenza altri. Questo è il concetto che sta alla base e che è sbagliato. Un conto è dire "diamo il punteggio" e c'è un emendamento che dice questa cosa, un conto è dare la precedenza. Cambia completamente la logica che falsa completamente le graduatorie. Si rischia l'esclusione di soggetti fragili e vulnerabili che anche il comune vorrebbe aiutare, ma che non potrà se non inserendoli negli asili nido paritari privati con una spesa maggiore. Perché non sarà più in base al reddito ma in base a quello che sarà il costo dell'asilo nido, quindi se sono 500 euro dovrà dare 500 euro al mese.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento voleva proprio mettere l'accento sulle cose che ha già detto il collega Sinigaglia. Ad esempio il fatto che in Veneto arrivano persone con dei contratti di lavoro temporanei, che vengono dislocati da aziende nelle sedi venete e si trovano a dover portare avanti un contratto di lavoro che può essere di 6 mesi, 12 mesi o 18 mesi e hanno bisogno di inserire i propri figli negli asili.
Volevo mettere in evidenza il fatto che a volte le strutture comunali utilizzano questi asili nido come scarico sociale. Ci sono famiglie che hanno delle problematiche, che non possono mantenere a domicilio i bambini e che vengono appoggiati nelle strutture pubbliche proprio per dare un sollievo alla famiglia e rientrano in quelle fragilità che ha sottolineato il collega Sinigaglia.
Ci sono diverse incongruenze a nostro modo di vedere nella formulazione della precedenza. Un conto è che questo elemento della residenza vada a costituire l'insieme del punteggio, ma che diventi l'elemento principale e fondamentale per cui entrare a usufruire di un servizio pubblico secondo noi è discriminante.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del Fare)

Grazie, Presidente.
Colgo l'occasione per ringraziare i colleghi Sinigaglia e Patrizia Bartelle, perché evidenziano un aspetto: in Veneto le scuole paritarie, la fanno da padrona sui nidi. Se guardiamo i numeri in Veneto le scuole statali sono pochissime rispetto alle scuole paritarie e questo progetto di legge cosa mette in evidenza? Che lo Stato non dà nulla, o molto poco per le scuole paritarie, vengono mantenute dai comuni. Per la maggior parte i contributi arrivano dalla Regione e dai comuni. Noi ci stiamo arrampicando sugli specchi per difendere i privilegi che una parte politica sta sostenendo e ci sta governando in Italia e che dovrebbe invertire la rotta a questo punto e permettere alle famiglie comuni di poter entrare in quelle che sono le agevolazioni che oggi spettano a pochi. Questo è un dato di fatto.
Poi, consigliere Sinigaglia, un genitore che non ha un lavoro non ha bisogno dell'asilo nido perché si tiene il figlio se non ha un lavoro! Non capisco perché dobbiamo privilegiare e permettere ad un genitore che non ha un lavoro di portare il figlio all'asilo nido e due genitori che lavorano devono andare nella scuola paritaria.
Le dico anche un'ultima cosa visto che ho un bambino che frequenta le scuole: la sezione primavera costa meno di una scuola statale. Quindi non fomentiamo quelli che sono fuori dicendo numeri che non rientrano nella realtà. Per mio figlio che frequenta una scuola paritaria in una sezione primavera spendo meno - non ho nessuna agevolazione, sia chiaro - rispetto ad una scuola statale. Questo non per scelta. Su tre nidi che abbiamo nel territorio, ovvero scuole dell'infanzia, una ha la sezione primavera e quindi siamo liberamente costretti ad andare nelle scuole paritarie per avere questa risposta. Questa è la mia obiezione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Ho ascoltato con attenzione gli interventi che sono stati fatti, in particolare dal collega Sinigaglia, che, come ho già detto quando ne abbiamo parlato prima in Commissione, in parte non condivido e che ritengo contraddittori. Lei poco fa in maniera anche un po' pesante ha detto "ma voi discriminate un bambino che non ha nessuno dei due genitori!". Vi è una proposta da parte vostra di inserirlo come priorità questo criterio? No. Lei mi elenca tanti altri criteri che utilizza, per esempio, il comune di Padova, ma nelle proposte presentate non ce n'è uno di questi.
I comuni possono comunque prevedere una serie di criteri differenziati per l'accesso alle strutture pubbliche. Già lo fanno. Criteri differenziati che, come abbiamo visto negli esempi, vanno a tenere conto anche degli anni di residenza, della possibilità dei genitori di avere una occupazione, della situazione economica e quant'altro, la situazione del bimbo e tante altre cose. Possono continuare a farlo? Sì, possono continuare a farlo. Questi elementi che lei cita potranno essere comunque inseriti in una graduatoria che fanno i comuni in base alle specificità del loro territorio, in base alle richieste che gli vengono dal territorio? Sì. Cosa inseriamo in questo progetto di legge che con alcuni emendamenti che sono stati presentati voteremo? Inseriamo, a parte la modifica relativa i bambini portatori di disabilità che hanno titolo di precedenza, una questione più tecnica, la residenza in Veneto anche in modo non continuativo da almeno 15 anni. Quindi una priorità "Prima il Veneto". C'è un emendamento in questo senso.
Riteniamo che se vi fossero posti limitati - e qua ulteriore contraddizione perché lei prima ci ha detto che le iscrizioni ai nidi sono in calo, e non ho colto questa cosa se è corretta o meno - si può dare priorità ai veneti? Sì. A chi è da più tempo residente nel nostro territorio e versando le tasse ha consentito la realizzazione di queste strutture. Da chi lavora da almeno 15 anni anche in maniera non continuativa, magari avendo avuto dei periodi di cassa integrazione o mobilità o altro in Veneto? Sì, lo riteniamo un criterio importante. Quindi di fronte a posti limitati - se vi fossero - una priorità di accesso a queste due casistiche noi la condividiamo. Non mi pare che questo escluda tutti gli altri tipi di situazioni.
Se fosse davvero così allora veramente vuol dire che gli asili nido non sono per i veneti! Allora vuol dire che veramente negli asili nido i veneti non possono mandare i loro figli e sono loro che sono discriminati! È questa la vera discriminazione se è vero quanto lei ha detto, consigliere Sinigaglia!
Come giustamente diceva la collega Negro, attenzione, chi non lavora non ha bisogno di portare il bimbo al nido. È vero, la mia esperienza dimostra un po' questo. Chi non trova accesso in un nido pubblico deve portarlo in un nido privato e gli costerà molto di più perché lo Stato non versa un euro a questi nidi privati e invece la Regione Veneto anche quest'anno ha versato 16 milioni e mezzo di euro?! Perché il PD non interviene su questo?!
Il Veneto è già più che sensibile mettendo anche risorse proprie, 16 milioni e mezzo di euro anche quest'anno per i nidi privati?! Mi pare che una attenzione particolare per abbassare i costi di queste strutture il Veneto lo dimostri e credo non ci sia nulla di male e di discriminatorio nel dire - se vi fossero - dei posti limitati "Prima il Veneto". Per questo noi voteremo questa legge come emendata.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Massimo Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Intervengo a titolo personale, quindi non ho la pretesa la pretesa di parlare a nome del mio Gruppo.
Mi asterrò sugli emendamenti, o comunque non li voterò, e anche sulla legge e vi spiego perché. Credo che inseguirsi su una serie di temi delicati modificando norme e leggi su un obiettivo ideologico propagandistico sia l'errore più grande che si può fare.
Vi faccio solo un esempio. Un islamico di seconda generazione, nato in Veneto, potenziale terrorista, ha più diritto a ricevere i servizi sociali di un Carabiniere mandato in servizio qui a difenderci magari da questa persona?
Sa perché lo dico con questa chiarezza? Perché alla fine la mia paura è questa. Non nascondiamoci dietro un dito! C'è un problema potenziale in termini razziali, culturali, politici e religiosi, perché questo è il tema che stiamo affrontando. Per cui, posso capire l'obiettivo, è inutile che continuiamo ad inseguirci su questo. Se serve scriviamolo in un modo decente.
Io non ho seguito la legge, perché il mio Gruppo è di tre persone quindi facciamo un po' fatica seguire puntualmente tutte le leggi. Possiamo anche non avere capito alcune cose. Se alla fine hanno diritto prima i veneti, i veneti chi sono? Chi nasce in Veneto?!
Ripeto, ho questo dubbio, che può riguardare il Carabiniere, il militare in servizio, l'insegnante, l'infermiere, qualsiasi dipendente pubblico che viene a lavorare in Veneto portandosi famiglia e figli prende la residenza in Veneto. Per esempio, per avere il contratto dell'acqua devi portare il contratto d'affitto e il contratto dell'acqua ha un costo diverso a seconda se uno è residente o non è residente. A Verona sicuro. Quindi ci sono mille motivazioni.
Un italiano che viene in Veneto per servizio, non per scelta, o per necessità, ha meno diritti di qualcuno che con la nostra cultura, la nostra religione o quant'altro non ha nulla a che fare.
Io sono per dare il giusto valore alle tradizioni, ma facciamolo in maniera intelligente e che funzioni. Ripeto, se alla fine troveremo qualcuno che ci spiegherà che questa norma non è fatta bene, ce la impugna, o che discrimina le categorie che vi ho detto prima credo che non avremo fatto un buon servizio al Veneto. Lo avremo dichiarato ma non certo fatto.
Dopodiché se qualcuno mi spiega il caso specifico che vi ho fatto: persona nata qui indipendentemente dalla sua provenienza culturale etica, politica e quant'altro, rispetto al Carabiniere mandato qui in servizio. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Giorgetti.
Non ci sono altri interventi.
Parere del relatore contrario.
Pongo in votazione l'emendamento n. C0005.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. C0010 presentato dal consigliere Sinigaglia, che prevede:
l'articolo 1, comma 1, è così modificato:
il comma 4 dell'articolo 8 della LR 32/1990, è così sostituito:
"4. Hanno titolo di precedenza per l'ammissione all'asilo nido i bambini portatori di disabilità. I comuni nel predisporre le graduatorie per l'ammissione all'asilo nido possono assegnare un punteggio diversificato a seconda degli anni di residenza e dell'attività lavorativa in Veneto dei genitori.".
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo è l'emendamento che evita il ragionamento della precedenza e dice ai comuni di attribuire un punteggio, nel momento in cui viene chiesto l'inserimento nella graduatoria, in base agli anni di residenza e in base agli anni di lavoro. È un punteggio accanto agli altri, per cui fai la graduatoria tenendo in considerazione anche gli anni di residenza e gli anni di lavoro in base al principio della ragionevolezza. Questo è uno dei principi per i quali sono stati impugnati altri provvedimenti di questo tipo.
Vi ho un detto prima del comune di Padova, che assegna 5 punti per uno o entrambi i genitori che risiedono a Padova da almeno 20 anni, 4 punti 15 anni, 3 punti 10 anni. Qui diciamo: ha titolo di precedenza il bambino portatore di disabilità e quello resta. Nessuno vuole toccare questa precedenza che viene data; ma noi proponiamo: "i comuni nel predisporre le graduatorie per l'ammissione all'asilo nido possono assegnare, o assegnano - se volete togliamo il possono - un punteggio diversificato a seconda degli anni di residenza e dell'attività lavorativa in Veneto dei genitori". Decideranno i comuni se dare 3 punti, 5 punti, 6 punti, ma accanto a quel punteggio ci sarà la formulazione della graduatoria che terrà conto se il bambino è orfano, se lavorano tutti e due i genitori, etc., così come avviene nella normalità. Invece con il vostro emendamento date una precedenza a chi lavora o risiede da almeno 15 anni, non 14, non 13. È questa la differenza: dare la precedenza o dare un punteggio. Noi siamo per il punteggio, voi date la precedenza.
Se diamo la precedenza e poi non c'è posto per chi ha redditi fragili, o situazioni fragili, cosa facciamo? Li mandiamo nel privato e nel privato sociale si paga non in base al reddito, ma in base al costo della retta, 450-500 euro. Questo è il ragionamento che faccio, consigliera Silvia Rizzotto. Quindi è chiaramente penalizzante per chi è in situazione fragile o in difficoltà. Se arriva il poliziotto o il vigile del fuoco che deve rimanere tre anni e ha un figlio piccolo di due anni che deve essere inserito in asilo nido, non c'è posto nell'asilo nido comunale dove potrebbe spendere 150 euro perché ha un reddito di mille euro al mese, 1.200, deve andare presso la struttura privata a spendere 450-500 euro! Ma dove viviamo?! Questa è la discriminazione, questa è l'ingiustizia che viene procurata con questo articolo.
Un conto è se dicessimo "non teniamo in conto gli anni di residenza o gli anni di lavoro", diamo punteggio! Ma così è la precedenza assoluta che falsa le graduatorie e siccome i posti nido comunali sono pochi rispetto a quelli privati vuol dire che noi spingeremo tutti i lavoratori occasionali che verranno nella nostra Regione ad andare in un'altra Regione. Perché devono rischiare di pagare 500 euro se hanno un bambino piccolo qui nel Veneto?! Andranno in Lombardia, andranno in Emilia Romagna, andranno in altri posti, e quindi l'attrattività delle famiglie giovani da altre Regioni la perderemo perché li mettiamo già in difficoltà nell'accesso ai servizi, con un pagamento elevato.
L'emendamento dice: diamo un punteggio in base agli anni di lavoro e agli anni di residenza. Mi sembra un ragionamento che sta in piedi. Perché dobbiamo dare la precedenza e falsare le graduatorie? ripeto il discorso di prima. Ci sarà chi non rispetta più il quartiere e vorrà andare dove vuole, chi ha almeno 15 anni; e gli altri che ne hanno 13, 12 cosa dicono? Mi dispiace, devi fare il quinto figlio se vuoi avere la precedenza. Questo succede, devi avere 15 anni se ne hai 14 niente, bisogna fare un altro figlio altrimenti non hai la precedenza. Questa è l'ingiustizia. Evidentemente non è tenuta in considerazione la complessità del sistema.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del Fare)

Grazie, Presidente.
A volte mi chiedo se il consigliere Sinigaglia tenta di convincerci o se tenta di convincersi. Consigliere Sinigaglia, lei sa benissimo che l'emendamento successivo da me firmato parla di modo non continuativo e quindi dobbiamo dircelo.
Consigliere Sinigaglia e mi riallaccio all'intervento del consigliere Giorgetti, come ben si sa i regolamenti comunali possono dare dei punteggi diversi preservando le Forze dell'ordine. Lì intervengono e si favorisce una graduatoria che va ad includere anche i bambini figli di appartenenti le Forze dell'ordine. Lo si vede bene nelle case ATER, dove un appartamento viene riservato su richiesta delle case ATER. Molto spesso sono le graduatorie e i regolamenti dei comuni che vanno a preservare questo.
Quindi il passaggio che si fa molto spesso è nei regolamenti comunali. Questa è una premessa che pretende di mettere in evidenza e di tenere conto della residenza e del lavoro. Quindi, prima di tutto la disabilità, i bambini con disabilità vengono prima di tutti e hanno la precedenza in graduatoria, poi arrivano i figli dei lavoratori nel territorio e di residenti nel territorio. Quindi direi che la nuova riformulazione che prevede anche in maniera non continuativa i 15 anni sia corretta e risponda alle esigenze del territorio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola al consigliere Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Intervengo, collega Giovanna Negro, perché lei ha detto delle cose non corrette.
Premesso che sono l'Assessore all'edilizia popolare che ha proposto l'inserimento della possibilità di un punteggio aggiuntivo a discrezione dei comuni, quando in quest'Aula, questa maggioranza che governa da vent'anni, ha sottolineato il tema della possibilità di fotografare situazione per situazione, comune per comune, categoria per categoria quelli che potevano essere i bisogni. Abbiamo messo dominante rispetto a tutti gli altri punteggi, determinante, quello attribuito dal comune. Quindi, è vero che i comuni possono dare i punteggi.
Però se noi avessimo scritto che la precedenza andava a chi aveva 15 anni non era un punteggio che definiva il comune, era un termine assoluto. Oggi nel momento in cui si dice "avere la precedenza per chi ha 15 anni", non è che chi ha 15 anni ha 5 punti in più come nell'ATER, come l'8% riservato alle Forze dell'ordine.
Condivido l'obiettivo, ma stiamo attenti a non incartarci su questa cosa.
Parlare di 15 anni non continuativi vuol dire allungare i tempi ancora di più, perché alla magari ne ho fatti due a lavorare in Lombardia o due a studiare da un'altra parte, o 5 da qualche altra parte per l'Erasmus diventano trent'anni. Quindi non è migliorativo, è peggiorativo rispetto ai 15 anni.
Quindi, se c'è la volontà di fare una legge che possa centrare l'obiettivo mettiamoci mano sul serio. Ripeto, mi astengo e non voto contro proprio per questo, perché condivido l'obiettivo ma credo sia pericoloso continuare a procedere così.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Giorgetti.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Torno ad insistere perché non si assuma un criterio di tale rigidità che non tiene conto della diversità di domanda di questi servizi che c'è in Veneto. La domanda di servizi per la prima infanzia non è più quella di vent'anni fa. È influenzata sicuramente dalla presenza di bambini nati da famiglie straniere, seppure residenti da molti anni in Veneto e parliamo di stranieri regolarmente residenti iscritti all'anagrafe. È influenzata da una maggiore mobilità sociale, cioè le persone rispetto a dieci, a venti anni fa si spostano di più per motivi di lavoro e quindi vengono in Veneto, o se ne vanno dal Veneto per lavoro, mantenendo la residenza o spostando la residenza. Non tiene conto del fatto che tutte le analisi, le ricerche dicono che una certa Regione, un'area territoriale, un sistema sociale è tanto più attrattivo se è permeabile. Se permette in questo caso alle giovani coppie, che dovrebbero essere quelle che tendenzialmente fanno più figli di quelle di una certa età, di trovare questi servizi disponibili.
C'è sicuramente il tema del costo dei servizi della prima infanzia e i finanziamenti nazionali. Ma non stiamo parlando del costo dei servizi, stiamo parlando di criteri di ammissione. Il criterio dei 15 anni di residenza è un criterio che non tiene conto di questa molteplicità della domanda di questi servizi. Anzi, non è un punto di attrattività per coppie che vogliono stabilirsi in Veneto ed usufruire di questi servizi, perché si ritroverebbero di punto in bianco che con condizioni di reddito inferiori, con condizioni sociali inferiori, nella graduatoria dietro ai residenti da 15 anni.
Non risponde a determinate esigenze, per esempio, delle Forze dell'ordine, come ha detto il consigliere Giorgetti. Guardate che cosa è successo con gli insegnanti nominati. Si trasferiscono con vincoli di rimanere per tre anni nella prima sede di assegnazione e quindi portano la famiglia. Qualcuno non ha accettato dicendo "non posso portare la famiglia perché se ho figli gli asili...". La questione è molto più articolata. Il termine della domanda di questi servizi e il criterio secco non aiuta ad affrontare la problematica e quindi non risponde a questa necessità di welfare.
Se vogliamo riconoscere questo principio affidiamolo eventualmente ai comuni che sulla base dell'analisi del loro territorio decidono. Può essere che un comune ha il 20% dei residenti stranieri, un altro comune ne ha il 3, il 4%. È chiaro che le grandi città, penso Padova, Verona, dove c'è l'università, hanno una mobilità molto maggiore. Quindi un criterio così rigido non va bene, non rispondiamo ad una necessità che oggi si esprime con forme più diverse e elastiche di accesso a questi servizi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
La parola al consigliere Scarabel.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Premesso che non ho seguito la legge in Commissione, ma da quello che è stato detto mi trovo a dover constatare che ritengo migliore l'emendamento proposto dal consigliere Sinigaglia. Da quello che so, gli asili pubblici hanno anche uno scopo sociale che è quello di aiutare cittadini che per reddito o altri parametri non possono permettersi di andare al privato.
Se a questo si va a aggiungere un punteggio che premia la residenza per i cittadini residenti in Veneto, uniamo entrambe le cose; cioè mettiamo avanti chi ha problemi di reddito o un solo genitore che lavora etc., e anche premiamo la residenza. Se si va a guardare, invece, solo il parametro della residenza e del lavoro rischiamo di lasciare indietro anche quei cittadini che sono residenti da 14 anni, da 10 anni o che non hanno lavorato in maniera continuativa per meno di 15 anni. Li mettiamo dietro solo perché c'è questa corsia preferenziale per i cittadini che hanno residenza o che hanno lavorato ininterrottamente per 15 anni in Veneto. Rischiamo di ottenere un effetto contrario o comunque di penalizzare chi per necessità, pur essendo residente in Veneto, non può permettersi l'asilo privato. Quindi vi invito veramente a prendere in considerazione la riformulazione che ha fatto il collega Sinigaglia.
E vorrei sapere se il fatto di mantenere i 15 anni in modo non continuativo sia peggiorativo, cioè se rischiamo che per entrare in maniera non continuativa tenendo i 15 anni devono passare 20 anni. È veramente peggiorativa questa riformulazione, o metti in modo non continuativo ma abbassi la soglia, metti 10; altrimenti, secondo me, se tieni 15 anni in modo non continuativi vai ad aggravare.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Solo per ribadire che una norma formulata così sia estremamente restrittiva perché rischia davvero di non rispettare le caratteristiche di ciascuna realtà territoriale. Nella formulazione dell'emendamento, almeno così come l'abbiamo presentato noi, si tiene conto della necessità di diversificare sulla base anche di una fotografia che diversifica il territorio, cioè comune per comune. Le realtà comunali grandi hanno una condizione di mobilità diversa rispetto al comune più piccolo.
Qual è l'ente di prossimità migliore dell'Amministrazione comunale? Non ce n'è, evidentemente. È l'Amministrazione comunale che è in grado di avere il polso della situazione territoriale e di individuare quelle che possono essere le formule più adeguate per l'erogazione del servizio nel rispetto anche delle condizioni che avete illustrato e che possono mettere in difficoltà i residenti rispetto a chi non è residente.
Il problema della scuola è un problema vero e non nasce con la Buona scuola. Io che insegno da anni ho visto che nella scuola, indipendentemente dall'ultima riforma, c'è una mobilità molto elevata.
Le posso assicurare che è così ed è così perché la condizione delle graduatorie, le immissioni in ruolo, etc., implicano inevitabile dei movimenti e dei passaggi. Ci sono colleghi che accettano - io l'ho fatto all'interno della provincia di Verona - esperienze di trasferimento da province distanti rispetto alla provincia in cui hanno esercitato il loro lavoro per qualche anno. Ed è evidente che poi il professionista che viene assunto a tempo indeterminato non appena può si ricolloca nella propria realtà territoriale, se è possibile.
Il collega Giorgetti citava le Forze dell'ordine e anch'io lo dicevo prima nell'intervento, perché penso che siano realtà professionali che implicano inevitabilmente movimento. Non dimentichiamo che c'è una flessibilità occupazionale del mercato anche in proiezione. Lo dicono i dati delle analisi scientifiche, che mettono nelle condizioni che le giovani coppie si muovano molto di più di quanto non lo facessero una volta. Questo implica delle condizioni che possono mettere in difficoltà una giovane coppia che ha un figlio e che si trova costretta da una norma, che in qualche modo è capestro, a dovere adeguarsi a un altro tipo di sistema di accoglienza.
Il rischio è che rispetto all'obiettivo e all'intenzione, che può anche avere una sua ragionevolezza, facciamo un danno. C'è una intenzione che può starci, perché tiene conto di una difficoltà riscontrata a livello territoriale, ma che genera un cattivo esito. È questo quello che vorremmo scongiurare. Niente altro. Per non infilarci in una discussione che assume i contorni ideologici e che ci porta fuori strada. Nel momento in cui la mettiamo "viva il Veneto, abbasso lo straniero", non ne veniamo più fuori. Invece noi riteniamo che sia giusto tutelare e mettere tutti nella condizione, in modo particolare chi nel Veneto vive, di accoglienza razionale.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Orietta Salemi.
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Non ho capito. Sembra che noi stiamo proponendo una legge che esclude i veneti dall'accesso agli asili nido. Non è così.
Nel mio comune non abbiamo nessuna scuola pubblica, sono tutte private, ce n'è una nelle vicinanze, in un altro comune, alla quale i cittadini del mio comune non hanno mai avuto la possibilità di accedervi.
Abbiamo paura di dire: tu che sei veneto, che con le tue tasse, con il tuo lavoro sul territorio hai contribuito a costruire questa situazione sociale, avrai la priorità rispetto a qualcuno che arriva dall'estero e che magari perché non ha la casa sua, o perché ha un reddito un po' inferiore ti troverai ad essere svantaggiato rispetto a questo? O vogliamo che i nostri veneti vadano, come molti stanno facendo, all'estero. Vogliamo che vadano all'estero o vogliamo che restino qua con noi?!
Per quanto riguarda il non continuativo. Molti ragazzi che io conosco sono andati un paio d'anni a farre una esperienza all'estero e poi ritornano e fanno famiglia. Almeno i primi 15 anni avranno vissuto in famiglia, no? Quindi abbiamo il coraggio di dire ai veneti "prima i veneti!" perché voi avete contribuito a costruire questo Stato, questa situazione?! Diciamo una volta "prima i Veneti", non nascondiamoci dietro un "ma forse se...". "Prima i veneti".

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Una semplicissima precisazione: i nostri giovani non vanno all'estero perché non trovano i posti negli asili nido, è molto più complesso il discorso, mi perdoni. Con molto dispiacere sto assistendo ad una coppia di miei amici con dei figli che se ne stanno andando da questo Veneto, e non perché non hanno trovato il posto negli asili nido.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
Parere del relatore contrario.
Pongo in votazione l'emendamento n. C0010.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. C0001 presentato dal consigliere Dalla Libera.
La parola al consigliere Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Grazie, Presidente.
Ci siamo trovati prima in Commissione Quinta e i miei tre emendamenti sono stati visti. Vista l'elaborazione dell'emendamento proposto dalla relatrice, ritiro tutti e tre i miei emendamenti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Libera.
L'emendamento n. C0001 è ritirato, poi vedremo gli altri quando li troviamo.
Emendamento n. C0006 presentato dal consigliere Sinigaglia, che prevede:
"Il comma 4, lettera b), dell'articolo 8 della legge LR 32/1990 è soppresso."
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento è soppressivo della lettera b) del comma 4, cioè quello che dà la precedenza per chi lavora oppure risiede per 15 anni o oltre.
Volevo precisare, dopo l'intervento della consigliere Silvia Rizzato, che ho analizzato un po' di dati FISM sul costo delle scuole paritarie. È stato detto che lo Stato, il Governo, non dà nessun contributo, allora evidenzio che nel 2016 ha messo a disposizione 500 milioni. La copertura della quota - dati FISM - è questa: quanto costa un bambino al mese all'interno della scuola paritaria? 300 euro, contributo del comune 41 euro, di media, pari al 14% del costo; contributo del Ministero, cioè del Governo, 50 euro pari al 17% del costo; contributo della Regione 22 euro, pari al 7% del costo. Quindi lo Stato 17%, quindi 50 euro, la Regione 22. Questo prima delle decurtazioni che sono stati 6 milioni l'anno scorso e 12 milioni quest'anno, perché l'anno scorso abbiamo sottratto 5 o 6 milioni e quest'anno invece 11 o 12 milioni. Questo è il risultato.
Allora facciamo pure propaganda e diciamo che il Governo non mette nulla, però è sbagliato, è falso. Il Governo mette il doppio, anzi, quasi il triplo della Regione. Può mettere di più? Mi auguro metta di più nel momento in cui avremo nell'autonomia regionale la gestione delle scuole paritarie e quindi ci faremo dare più soldi e ci faremo dare quello che è necessario per far sopravvivere gli asili nido, le scuole dell'infanzia, paritarie e private sociale. Mi auguro che raggiungeremo questa autonomia differenziata e quindi, grazie alla negoziazione e la discussione con il Governo, riusciremo a trovare i soldi per gestire gli asili nido nel migliore modo possibile. In questo momento lo Stato dà tre volte tanto la Regione, forse quattro se decurtiamo di 11 milioni. L'anno scorso siamo riusciti a recuperare 5 milioni degli 11 che mancavano; quest'anno partiamo con meno 11 e siccome dobbiamo celebrare il referendum ci mancano i 12 milioni e 11 sono sottratti alle scuole paritarie. Dopo arriverà l'emendamento su questo.
Vi chiedo: un ricercatore universitario verrà attratto dal Veneto sapendo che rischia di non poter inserire suo figlio o sua figlia all'interno della dell'asilo nido? È questa l'attrattività? Il messaggio che diamo con la precedenza assoluta a chi ha 15 anni è questa? Così come per le Forze dell'ordine, ci sono altre professioni che vengono nel Veneto sapendo che possono godere di determinati servizi certamente. Invece di fare pubblicità dicendo che nel Veneto ci sono i servizi, asilo nido assicurati per tutti, noi diciamo: venite, nel Veneto prima i veneti e poi quelli che arriveranno - anche i ricercatori - andranno nel privato a pagare 500 euro al mese! Questa è il messaggio che diamo, questa è l'attrattività del Veneto, questa è la funzione attrattiva che il messaggio leghista sta fornendo in questo momento. È una penalizzazione, non un momento di attrazione che diamo per le coppie giovani, per chi vuole risiedere nel Veneto e farsi un futuro nel Veneto. Con questa legge diamo un messaggio opposto.
Abbiamo detto chiaramente che noi avremo dato il punteggio per chi risiede o per chi lavora nel Veneto e che siano i comuni a dare il punteggio, in modo tale da dare una priorità. Anche noi diciamo prima i veneti, però non in maniera irragionevole. Detta in maniera irragionevole c'è il rischio dell'impugnativa, ma soprattutto di fare un danno al sistema degli asili nido e agli stessi gestori degli asili nido, perché sono già in difficoltà e in questo modo invece di fare attrattiva respingiamo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola alla consigliera Giovanna Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare)

Grazie, Presidente.
Io desidererei fare un'analisi più completa. Se guardiamo altre Regioni, scopriamo che la percentuale è nettamente invertita cioè scuole paritarie 10%, scuole pubbliche il 90% e i costi per lo Stato sarebbero non bricioline che darebbe alle scuole paritarie ma ben altre.
Il consigliere Sinigaglia, che è ben formato e ben edotto su questo, ovviamente dribbla il problema, lo evita in modo da non far emergere questa realtà.
Sappiamo benissimo che il costo di un bambino in una scuola nido pubblica si aggira sui 3 mila euro mensili e se facciamo il confronto con quello che danno alle scuole paritarie è il nulla. Quindi eviterei di fare tanta polemica quando gettiamo il sasso e nascondiamo la mano. Questa è la realtà purtroppo drammatica che viviamo nei confronti di uno Stato che non ci sta dando una mano, anzi dobbiamo continuamente aiutare per evitare chiusure.
Facciamoci un'analisi!

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Solo per onor di cronaca perché altrimenti facciamo confusione.
La proposta di legge dice "Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia, asili nido e servizi educativi", invece stiamo facendo confusione con la scuola materna segmento 3-6 anni. Oggi gli unici finanziamenti statali che arrivano sono quelli legati al segmento 3-6 anni.
Non ci sono finanziamenti statali nazionali per segmento 0-3 anni e, quando in alcune delibere era scritto "Fondo politiche sociali nazionali", era il Fondo complessivo per tutte le politiche sociali che arriva in Regione Veneto e che la Regione Veneto poteva decidere di dedicare una parte di quel fondo per gli asili, ma non erano indirizzati agli asili e al segmento 0-3 anni.
È giusto farla questa considerazione perché se voi parlate alla FISM vi dirà la stessa cosa. Non ci sono coperture né finanziamenti nazionali per il segmento più delicato quello 0-3 anni. C'è per il 3-6 anni vista la particolarità e la specificità delle scuole paritarie che abbiamo soprattutto qui in Veneto.
Vorrei, visto che stiamo facendo questa discussione, che ci fosse anche una sollevazione oggi dai banchi anche del PD visto che arriviamo da un'intesa, firmata venerdì in Conferenza Stato-Regioni, che ci ha ridotto di 18,4 milioni il Fondo politiche nazionale sociali per il 2017 e di 4,5 milioni il Fondo non autosufficienza. Vorrei che ci fosse un'espressione anche in questo senso invece di dire che arrivano soldi dal Governo a livello nazionale per gli asili nido perché sarebbe più corretto. Solo per onor di cronaca.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
Siamo sull'emendamento n. C0006.
Parere contrario del relatore.
Pongo in votazione l'emendamento n. C0006.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. C0009 presentato dalla consigliera Giovanna Negro, che prevede:
l'articolo 1, comma 4, lett. b), è così sostituito:
"b) I figli di genitori residenti in Veneto anche in modo non continuativo da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno 15 anni compresi eventuali periodi intermedi di cassa integrazione, o di mobilità o di disoccupazione".
Questo emendamento è già stato illustrato in precedenza dal relatore.
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Per precisare questa storia dei finanziamenti. Ci lamentiamo della riduzione dei finanziamenti quando lo Stato li ha erogati negli ultimi quattro anni per il Fondo non autosufficienza e per il Fondo sociale che prima il Governo di Centrodestra aveva tolto.
Questo emendamento n. C0009 da parte del relatore chiaramente conferma di dare la precedenza a chi ha 15 anni e anche più, perché se non sono più continuativi emerge tutta la difficoltà di inserire nelle situazioni di difficoltà i bambini presso gli asili nido.
Vorrei ricordare che noi abbiamo dato i soldi agli asili nido grazie al Fondo sociale nazionale. Quando noi diamo i soldi agli asili nido non sono soldi regionali ma sono soldi del Fondo nazionale.
I 15 anni di lavoro non continuativo e 15 anni di residenza non continuativa, come ho già detto prima, non fanno altro che rendere meno attrattiva la nostra Regione. Vuol dire che le graduatorie che i nostri Comuni faranno, saranno chiaramente condizionate da questa presenza che andrà a finire nei primi posti e manderanno, coloro che hanno pochi soldi, quelli che sono in situazione di fragilità sociale oppure familiare nel senso di mancanza di genitori, e quelli a carico dei Servizi sociali, nel privato che, ripeto, ha la retta fissa che noi aiutiamo. Gli asili nido li aiutiamo nelle paritarie grazie al Fondo sociale nazionale e non a quello che diamo noi. È chiaro?
È vero che lo Stato non dà direttamente, ma glieli diamo direttamente noi ma sono soldi nostri. Quindi di quei 42 milioni – dove ne mancano 11 – parte sono del Fondo sociale nazionale, non sono neppure nostri. È chiaro questo?!

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al consigliere Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento in pratica ha recepito uno degli emendamenti migliorativi della normativa che avevo anche proposto io, quindi mi trova sostanzialmente d'accordo.
Secondo me il problema non è tanto una questione di reddito. Come si diceva anche prima. Se entrambi i genitori di questo bambino che deve andare all'asilo lavorano non c'è un problema di reddito. Non ci troviamo in una situazione di precarietà in cui c'è una sola persona che lavora nella famiglia, perché l'altra persona, che sia il papà o la mamma, è ragionevole che possa seguire il bambino piccolino a casa, per cui questo problema non si pone.
Secondo me il problema si pone nel caso di genitori separati perché ci può essere il genitore separato col quale il figlio convive in modo prevalente che ha necessità di lavorare e non può tenere in alcun modo il bambino, non ha l'altro coniuge che lo aiuta a tenerlo a casa.
Questa potrebbe essere l'ipotesi e si potrebbe integrare dicendo: i figli di genitori, oppure del genitore col quale il bambino ha la residenzialità prevalente, residenti in Veneto anche in modo non continuativo.
È vero che quando si va a fare una norma in qualche modo si vanno a toccare delle piccole necessità, delle esigenze. In questo caso se all'interno dell'asilo nido c'è posto per tutti non c'è problema, ma se i posti sono limitati, al di là delle riserve che sono state fatte per i disabili, i ragazzi diversamente abili oppure i figli di genitori residenti in Veneto, c'è la possibilità che i Comuni diano i loro criteri per ospitarne altri.
Se proprio non ci fosse questa possibilità perché i posti sono pochissimi, è anche vero che non è ragionevole che restino fuori proprio i figli di coloro che hanno sempre vissuto qui nel Veneto per lasciare il posto a chi è arrivato all'ultimo momento.
Mi pare che dal punto di vista della ragionevolezza della normativa ci siamo. Si può definire in qualche modo innovativa però che tiene conto di alcune esigenze e anche di alcuni principi. Il principio fondamentale è quello di dare una maggiore tutela, non assoluta, a chi ha abitato qui per tanti anni, ha sempre vissuto e lavorato qui, rispetto ad altri. Mi pare ci sia ragionevolezza in questo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Libera.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Sono d'accordo su quanto detto dal consigliere Dalla Libera. Vorrei solo precisare alcuni aspetti perché mi pare abbiamo discusso 10 minuti su delle questioni che probabilmente sono state poco chiare.
Quando si parla di Fondi nazionali si parla di soldi che dal Veneto sono andati a Roma e che sono solo soldi nostri. Noi diamo molto di più di quello che riceviamo. Ci sono Regioni, dove di solito il 30% sono "privati" gestiti da associazioni, da volontariato, da parrocchie e il 70% sono pagati direttamente da Roma. Da noi la percentuale è esattamente opposta.
È quella percentuale che andrebbe riequilibrata perché se lo Stato desse al Veneto lo stesso importo che spende per le altre Regioni noi non dovremo pretendere più risorse. Invece abbiamo bisogno di toglierle dal Fondo nazionale che comprende altre categorie di spesa per pagare un deficit che ci è causato dallo Stato.
Penso che un bambino che vada in una scuola paritaria o vada in una scuola statale sia sempre un bambino che ha gli stessi diritti e doveri soprattutto quando lo Stato non è stato in grado di fare queste scuole. Hanno fatto gli investimenti, i Comuni, i privati per sopperire a una carenza, a una mancanza dello Stato.
Non è giusto che lo Stato tratti in maniera diversa i bambini perché la differenza tra la retta fissa e la tariffa più cara è dovuta da una disuguaglianza di trattamento da parte dello Stato e non è da imputare ad altri fattori.
Quel Fondo è sociale e deve essere dato per altre cose. Altre Regioni lo utilizzano per altre cose perché non hanno la spesa che noi dobbiamo sostenere. È questo il concetto e credo che il consigliere Sinigaglia lo abbia molto chiaro.
Quindi io sono favorevole affinché ci sia una differenziazione perché lo Stato ci considera in maniera differente e anche noi differenziamo all'interno della nostra Regione i trattamenti, così come fa lo Stato e il Governo di Roma nei confronti del Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Parere favorevole del relatore.
Pongo in votazione l'emendamento n. C0009.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Gli emendamenti n. C0007 e n. C0008 decadono.
Gli emendamenti n. C0002 e n. C0003 sono ritirati.
Emendamento n. C0004 presentato dal consigliere Sinigaglia, che prevede:
dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente articolo:
"Art. 1 bis - Modifica all'articolo 25 della legge regionale 23 aprile 1990, n. 32 'Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: asili nido e servizi innovativi'.
1. Dopo il comma 2 dell'articolo 25 della legge regionale 23 aprile 1990, n. 32 , è inserito il seguente comma:
'2 bis. Al fine di evitare che la ridefinizione delle priorità di accesso di cui alla presente legge comporti discriminazioni ed esclusioni con pesanti ricadute sociali, la Giunta regionale è autorizzata ad erogare nell'esercizio 2017 un contributo straordinario in conto gestione di 12.000.000,00 di euro ai Comuni in forma singola o associata'.
Conseguentemente è inserito il seguente articolo:
'Art. 1 ter - Norma finanziaria.
1. Per far fronte ai maggiori oneri di cui al comma 2bis dell'articolo 25 della legge regionale 23 aprile 1990, n. 32 , così come inserito dall'articolo 1bis, per l'esercizio 2017, le risorse allocate nella Missione 12 "Diritti sociali, politiche sociali e famiglia', Programma 1201 'Interventi per l'infanzia, minori e per asili nido', Titolo I 'Spese correnti' sono aumentate di 12.000.000,00 euro. Corrispondentemente sono ridotte di pari importo le risorse allocate nella Missione 01 'Servizi istituzionali, generali e di gestione', Programma 07 'Elezioni e consultazioni popolari - Anagrafe e stato civile', Titolo I 'Spese correnti', del Bilancio di previsione 2017-2019'.".
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento - proprio per aiutare, come diceva il consigliere Valdegamberi, le scuole paritarie, chi è in difficoltà di inserire i ragazzi all'interno delle scuole paritarie - chiede lo stanziamento di 12 milioni.
È interessante la norma finanziaria perché i 12 milioni sono quelli che dovrebbero servire per il referendum sull'autonomia, quindi noi diciamo, come emerso dal dibattito e come sollevato dagli ultimi interventi, che priorità dovrebbe essere data al sostegno alle scuole paritarie, quindi questo è un momento concreto di sostegno.
Ripeto per l'ennesima volta. Noi abbiamo lo stesso concetto di autonomia forse anche più accentuata rispetto alla vostra, nel senso che il 117 e il 116, visto che è rimasto, cercheremo di realizzarlo compiutamente. La Margherita e il PD nascono sul concetto di autonomia.
Da questo punto di vista non accetto lezioni da nessuno, anzi sono molto più autonomista di certi leghisti che sono presenti qui in Aula. Sia ben chiaro!
Penso veneto, parlo "anca veneto" in maniera molto efficace e spero anche di avere la sufficiente cultura.
Se vogliamo andare nella direzione di aiutare veramente le scuole paritarie e gli asili nido non sottraiamo, come abbiamo fatto nel Bilancio di previsione 2017, 11 milioni. Questo è l'emendamento che vi consente di correggere immediatamente quella svista, oso dire, che nel Bilancio 2017 avete fatto, e cioè la riduzione dei trasferimenti per gli asili nido di 11 milioni.
Vi chiediamo di inserire i 12 milioni per gli asili nido perché un conto è fare le leggi manifesto sulle precedenze, sui 15 anni, prima i veneti e un conto è sostenere i servizi dei veneti gestiti dai veneti. Questo bisogna fare e questi sono i soldi che sono reperibili immediatamente nel Bilancio 2017 per sostenere gli asili nido del Veneto perché i nostri veneti possano usufruire di questi servizi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
È molto singolare vedere il consigliere Sinigaglia chiedere al Veneto ciò che non fa il suo Governo da Roma. Ha appena tagliato 18 milioni alla Regione Veneto e noi dovremmo aggiungere 12 milioni. Rispedisco al mittente: li chieda al Primo Ministro del suo Governo e chieda perché ci hanno tagliato 18 milioni?
Noi abbiamo un deficit non di 10 o di 18, ma di 100 milioni o forse più, dovremo valutare quanti sono.
Se domani mattina tutte le scuole del Veneto fossero statali quanto costerebbero allo Stato? Facciamo il conto. E, visto che il 70% sono paritarie, vediamo quanto risparmia.
Vorrei dallo Stato quella differenza che oggi non ci viene data e invece ci togliete 18 milioni chiedendoci di aggiungerli noi? Caro Consigliere, a questo gioco non ci stiamo.
Lo Stato discrimina il Veneto e il Veneto almeno con questa norma cerca di tutelare un po' i propri cittadini visto che voi non li tutelate per niente.
Mi meraviglio che lei, da veneto, non faccia una battaglia a Roma perché i cittadini e i bambini veneti siano trattati alla pari dei bambini di altre Regioni, visto e considerato che le altre Regioni ricevono le risorse che noi diamo allo Stato.
Nel dare noi paghiamo di più mentre nel ricevere riceviamo di meno.
Noi pretendiamo solo di essere trattati al pari dei cittadini di altre Regioni italiane, né più né meno. Ma noi siamo discriminati. I veri discriminatori siete voi non questa norma.
La vera norma discriminante è il fatto di ripartire in maniera iniqua le risorse all'interno di questo Paese.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Non voglio ripetermi ma trovo fuori luogo una discussione di questo tipo e non sentire invece che siamo tutti della stessa partita quando il Governo, ripeto, venerdì in intesa Stato-Regioni ci ha tagliato 18,4 milioni del Fondo politiche sociali, 4,5 milioni dal Fondo non autosufficienza, 1,4 milioni inquilini morosi, e tocco solo le partite sociali.
La campagna elettorale di questo Governo è stata sull'aumento del Fondo non autosufficienza delle politiche sociali e oggi le cancellate completamente. Allora di cosa stiamo parlando?

PRESIDENTE

Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
Non ci sono altri interventi.
Parere contrario del relatore.
Pongo in votazione l'emendamento n. C0004.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Sono terminati gli emendamenti.
La parola alla consigliera Giovanna Negro, in dichiarazione di voto.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare)

Grazie, Presidente.
Ringrazio chi ha collaborato in maniera propositiva. Grazie al Presidente della Quinta Commissione e a tutti i membri della Quinta Commissione che hanno collaborato per realizzare questa legge, al cofirmatario Maurizio Conte e a tutto il Gruppo per aver ottenuto una legge scrivendo una pagina diversa di storia per il Veneto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Giovanna Negro.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Come maggioranza, Gruppi Lista Zaia e Lega Nord, voteremo a favore di questo progetto di legge così come emendato.
Ribadiamo che non preclude la possibilità per gli Enti locali, per i Comuni, per quelli che hanno queste strutture pubbliche che sappiamo in Veneto essere poche rispetto a quelle private, di poter utilizzare ulteriori criteri rispetto a quelli individuati in questa legge.
Non sarà una legge perfetta ma sicuramente è migliorativa della situazione attuale e per questo il nostro voto è favorevole.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio anch'io del dibattito anche se a tratti è stato spinoso ma chiaramente ci sta, soprattutto se il dibattito attraversa anche posizioni ideologiche per cui uno afferma con decisione e determinazione la propria mission politica.
Abbiamo cercato di evidenziare i limiti di questa proposta di legge, limiti nell'applicazione. Non sappiamo le conseguenze di questa legge, non sappiamo se avrà esiti positivi o esiti negativi.
Siamo molto preoccupati e vi abbiamo esposto tutte le conseguenze negative che questa legge potrà avere inclusa una minore attrattività per le giovani coppie, per chi vuole spendere il proprio progetto di vita all'interno del Veneto, ma anche per l'esclusione che molte famiglie fragili e vulnerabili, non solo straniere ma anche venete, possono avere grazie all'applicazione di questa legge che voi approverete.
Chiaramente il nostro parere è negativo. Confermo che noi avremo dato un punteggio, per essere inserito in graduatoria, a chi risiede e lavora, quindi nel rispetto della residenza e del lavoro. In questo caso voi date una precedenza assoluta, collocata al primo posto indipendentemente dalle situazioni di fragilità che possono trovarsi in altre coppie, in altre famiglie, e questo renderà sicuramente più difficile l'accesso a un servizio che è già difficile per i costi che prevede questo servizio. Sapete benissimo che è un servizio a domanda individuale, è un servizio a carico dei Comuni. I Comuni mettono molti soldi, chiedono un contributo da parte della Regione, chiedono un contributo da parte dello Stato. La Regione lo dà grazie anche al Fondo sociale nazionale.
Devo dirvi che mi dispiace, però, assessora Manuela Lanzarin non si può esasperare e accentuare solo un passaggio perché allora io le vorrei ricordare i 7,5 milioni che arrivano per il "dopo di noi", i 4 milioni che arrivano per le dipendenze, che sono tutti fondi che noi utilizziamo nella nostra Regione.
Se volete facciamo un elenco e allora sono capace anch'io di esasperare quello che in questo momento non c'è e che arriverà fra tre mesi, però devo ricordare anche tutto quello che è arrivato per il sociale.
Questo non lo diciamo ma esasperiamo l'ultima parte oppure il taglio rispetto all'anno scorso presunto e che magari rimedieremo durante l'anno.
Anche voi avete tagliato 11 milioni agli asili nido e dite che li recupererete durante l'anno. Mi spiace questo perché questa è una lettura di parte settoriale e da un Assessore invece mi aspetto una lettura totale di quello che è possibile fare con i Servizi sociali, politiche familiari, politiche per le dipendenze, politiche per la disabilità, grazie ai fondi che arrivano dallo Stato.
Se il Fondo sanitario aumenta di 160 milioni questo vi consente di avere il Fondo per la non autosufficienza come l'anno scorso e anche di più, ma voi l'avete commisurato come l'anno scorso.
Facciamo il conto di tutto quello che arriva e non una versione parziale perché anch'io sono capace di esasperare di fronte a un pubblico, di fronte a un'assemblea dicendo che la Lega taglia e voi direte che il Governo taglia, però qui fra Consiglieri regionali non si fanno queste cose perché non esaspero i tagli così come non esaspero i contributi. Se facciamo i conti nel Sociale i tre quarti dell'attività che si fanno qui della Regione Veneto sono dei Fondi nazionali, perché grazie al Fondo nazionale lei fa le attività del Sociale nel Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Noi voteremo a favore di questo progetto di legge perché, crediamo che sia necessario oggi più che mai dare dei segnali. Io credo che a delle azioni bisogna ci sia la dignità di reagire con azioni forti, precise e importanti.
Per chi crede che questo Governo dietro gli spot possa fare tutto quello che vuole senza che la politica e i cittadini reagiscano si sbaglia e dobbiamo dimostrarglielo in maniera molto chiara ed evidente.
Ci tagliano delle risorse per i nostri territori? Dovremo agire di conseguenza.
Ma guai a chi dice che la colpa è della Regione, dei veneti e dei cittadini che vivono in questa realtà. Se ci fosse una buona Amministrazione equilibrata centrale non ci si troverebbe nella situazione di fare scelte che sono doverose.
Non credo poi che questa norma, che la Capogruppo Giovanna Negro ha predisposto con altri Colleghi, tolga la competitività del Veneto o allontani persone che vogliono venire in Veneto, tutt'altro. La carenza di questa normativa può creare un fenomeno contrario: la fuga dei veneti.
Quindi prima pensiamo a chi qui già vive e lavora dandogli i servizi, non preoccupandoci di una variabile molto incerta dell'attrattività che la nostra Regione può e deve dare.
Oggi siamo in un pronto soccorso normativo a causa di questo Governo. Mi dispiace ma è la realtà. Lo vediamo da tanto tempo, da tanti anni e credo che anche gli ultimi momenti politici elettorali nazionali hanno dimostrato in maniera chiara quanto gli italiani sono stanchi di politiche spot, di politiche di tagli scellerati perché non si sa fare una buona amministrazione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli D'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Per annunciare il voto favorevole di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale-Movimento per la cultura rurale a questa legge, ne condividiamo lo spirito, certo può essere perfezionabile però il segnale che viene dato è un segnale importante e che noi condividiamo.
Volevo semplicemente confermare il nostro voto convinto a questo progetto di legge.

PRESIDENTE

Grazie consigliere Berlato.
Metto in votazione l'unico articolo della legge che vuol dire l'approvazione del progetto di legge.
Pongo in votazione il PDL 61, come modificato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
5



NOMINA DI CINQUE COMPONENTI DELL'OSSERVATORIO PER IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITà ORGANIZZATA E MAFIOSA E LA PROMOZIONE DELLA TRASPARENZA (DELIBERAZIONE N. 9/2017)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
A nomi della maggioranza proponiamo: il dottor Fabris Giovanni, Granata Pierluigi e Montonati Silvio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finco.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
L'indicazione per il Partito Democratico è per: Papalia, Giovannucci e Guidotto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Si procede alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
La parola al consigliere Segretario Guadagnini.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
È stato estratto il numero 14, quindi si inizia dal consigliere Calzavara.

CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto Ha votato
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena Non ha votato
FERRARI Fracco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Non ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Non ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Non ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONÀ Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Non ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato
AZZALIN Graziano Ha votato
BALDIN Erika Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BASSI Andrea Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo Enrico Ha votato
BRESCACIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Segretario Guadagnini.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della votazione:
presenti: 45
votanti: 45
astenuti: 0
schede bianche: 0
schede nulle: 0
Hanno ottenuto voti:
FABRIS Giovanni 26
GRANATA Pierluigi 26
MONTONATI Silvio 26
PAPALIA Guido 12
GIOVANNUCCI Francesco 12
GUIDOTTO Vincenzo 12
VOLPINI Gianfranco 2
BELLONI Giovanni Battista 1
Ci sono tre parimerito, quindi dobbiamo fare una seconda votazione con voto limitato a due per scegliere fra i tre ex quo Papalia, Giovannucci e Guidotto, i due che devono far parte dell'Osservatorio per il contrasto alla criminalità.
Se c'è qualche indicazione.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Come Capogruppo proporrei due profili molto autorevoli: uno è l'ex prefetto Giovannucci Francesco in pensione, una carriera molto importante al servizio dello Stato; il secondo nome che proponiamo è il dottor Guidotto Vincenzo, molto noto per la sua pluriennale attività al servizio della lotta contro le mafie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
Si procede alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
alla votazione.
La parola al consigliere Guadagnini.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
È stato estratto ancora il numero 14.

CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto Ha votato
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Non ha votato
DONAZZAN Elena Ha votato
FERRARI Fracco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Non ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Non ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONÀ Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Non ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato
AZZALIN Graziano Ha votato
BALDIN Erika Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BASSI Andrea Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo Enrico Ha votato
BRESCANCIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Guadagnini.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della votazione:
presenti: 46
votanti: 46
astenuti: 0
schede bianche: 17
schede nulle: 1
Hanno ottenuto voti:
GIOVANNUCCI Francesco 20
GUIDOTTO Vicenzo 21
PAPALIA Guido 8
Risultano eletti:
FABRIS Giovanni
GRANATA Pierluigi
MONTONATI Silvio
GUIDOTTO Vincenzo
GIOVANNUCCI Francesco.
PUNTO
6



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "SUDDIVISIONE DEL COMUNE DI VENEZIA NEI DUE COMUNI AUTONOMI DI VENEZIA E MESTRE". GIUDIZIO DI MERITEVOLEZZA (PROGETTO DI LEGGE N. 8/2015) (DELIBERAZIONE N. 10/2017)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Michieletto, correlatore la consigliera Francesca Zottis.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il progetto di legge d'iniziativa popolare n. 8 ripresenta nell'attuale legislatura il tema della separazione di Venezia e Mestre, argomento che è già stato oggetto di discussione in passato, dando vita a quattro referendum nel 1979, 1989, 1994 e 2003.
Sono trascorsi più di due anni quando, sul finire della. nona legislatura, venne depositato il PDL n. 448, sul quale la Prima Commissione espresse parere favorevole in ordine alla meritevolezza in data 11 dicembre 2014; in seguito, pur calendarizzato dal 16 dicembre 2014, il Consiglio regionale non lo esaminò. Non potendo decadere in base a quanto previsto dall'articolo 20 del nostro Statuto, il PDL è stato riassunto di diritto, appunto con il n. 8, tra le iniziative della presente legislatura.
Le condivisibili ragioni circa l'esistenza dei requisiti formali e delle ragioni civiche e di opportunità storica, culturale, sociale, economica a fondamento della divisione, ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 25 del 1992, sono ben tratteggiate nella relazione introduttiva alla proposta - firmata da oltre 7.000 persone - cui faccio rinvio.
Va pur detto che il Consiglio comunale di Venezia, nel parere deliberato il 9 giugno 2016, si è espresso differentemente in merito alle suddette ragioni, con argomentazioni relative al profilo istituzionale, economico, culturale, turistico e dei servizi di area vasta. Si ritiene, tuttavia, che tali argomentazioni non inficino le motivazioni tratteggiate nella relazione introduttiva.
Particolare attenzione è stata tuttavia dedicata alle questioni di carattere ordinamentale. In particolare, è stato rilevato che occorre tener conto di quanto previsto dalla legge 7 aprile 2014 n. 56 "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni", cd. legge Delrio.
Tale legge ha istituito, come noto, nove città metropolitane tra cui quella di Venezia, con un territorio corrispondente a quello della precedente provincia. La legge contempla, altresì, al comma 22 dell'articolo 1, la possibilità per tutti i capoluoghi delle città metropolitane di proporre la propria articolazione in più comuni, con apposita procedura.
L'obiettivo del PDL 8 di dividere l'attuale Comune di Venezia in due comuni autonomi è sembrato dunque confliggere con le previsioni della legge Delrio. Tale legge, peraltro, è stata impugnata da molte regioni (tra cui la Regione del Veneto) dinanzi alla Corte costituzionale; si dirà a breve cos'ha deciso al riguardo il giudice delle leggi.
Occorre riconoscere che la questione è controversa: da una parte l'articolo 133, comma 2, della Costituzione attribuisce alle regioni la competenza in materia di modificazione delle circoscrizioni comunali - tra cui anche quella del Comune di Venezia -, dall'altra la procedura di suddivisione in più comuni del capoluogo delle città metropolitane - tra cui, appunto, Venezia - è soggetta alla procedura disciplinata dalla legge Delrio, qualificata come norma speciale.
Relativamente a quanto prevede la Costituzione - "la Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni" - la dottrina è concorde nel ritenere che possa trattarsi sia di leggi generali sia di leggi provvedimento. Nel medesimo senso la riforma costituzionale di quindici anni fa ha ricompreso la materia delle Circoscrizioni comunali tra quelle soggette alla competenza legislativa residuale ed esclusiva, da esercitare al di fuori dei principi fondamentali della materia nel solo rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dall'ordinamento europeo e dagli obblighi interazionali.
La legge 56/2014, tuttavia, stabilisce al comma 22 che lo statuto della città metropolitana può prevedere l'elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano a condizione che, entro la data di indizione delle elezioni, si sia proceduto a suddividere il territorio del comune capoluogo in più comuni.
A tal riguardo, il Consiglio comunale di Venezia - nel citato parere - ritiene che l'iniziativa legislativa intrapresa ai sensi della legge regionale n. 25/1992 precluda la procedura di elezione diretta di cui sopra, la quale presuppone che l'articolazione del comune capoluogo in più comuni avvenga con deliberazione del Consiglio comunale, attraverso una consultazione referendaria estesa a tutti i cittadini della Città metropolitana. Ritenendo inoltre che non paiano sussistere i presupposti ed i requisiti per avviare una procedura referendaria, che si porrebbe in contrasto con i principi costituzionali e con la normativa statale, rileva "l'illegittimità costituzionale di un'eventuale legge regionale approvata in esito al procedimento di cui alla l.r. 25/1992 nonché ... di ogni ulteriore provvedimento amministrativo adottato nell'ambito del procedimento in oggetto".
In questa sede si reputa invece plausibile sposare le argomentazioni di chi ritiene che la scissione dell'attuale comune di Venezia non debba necessariamente seguire le procedure della Delrio, che ha ad oggetto una fattispecie del tutto particolare (l'elezione del sindaco e del consiglio metropolitano, appunto), e che la disciplina della legge 56 non interferisca con la procedura prevista dalla Costituzione e dalla legge regionale n. 25/1992 per l'istituzione di nuovi Comuni.
Per addivenire a tale conclusione occorre prendere le mosse dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 50 del 2015.
Vi si può leggere (v. "considerato in diritto", paragrafo 3.4.2.) che, "il legislatore ha inteso realizzare una significativa riforma di sistema della geografia istituzionale della Repubblica ... Ciò giustifica la mancata applicazione delle regole procedurali contenute nell'art. 133 Cost., che risultano riferibili solo ad interventi singolari".
Con specifico riferimento al comma 22, la Corte chiarisce (v. paragrafo 3.4.4) che esso "non viola l'art. 133, secondo comma, Cost., non comprimendo in alcun modo le prerogative del legislatore regionale e non eliminando il coinvolgimento, nel procedimento, delle popolazioni interessate - atteso che la «proposta del Consiglio comunale dev'essere sottoposta a referendum tra tutti i cittadini della città metropolitana su base delle rispettive leggi regionali» -, né contrasta con l'art. 117, secondo comma, lettera p), Cost., essendo il presupposto, di cui si discute, comunque, riconducibile alla competenza statuale esclusiva in materia di «legislazione elettorale ... di... città metropolitane»".
Dunque, la fattispecie disciplinata dalla Delrio e quella disciplinata dall'art. 133 non sembrano coincidere: la prima si focalizza, come detto, sulle modalità di elezione degli organi metropolitani; al di fuori di tale circoscritta finalità, continuano ad applicarsi le procedure ordinarie fissate dal secondo, rimesse alle leggi regionali.
In definitiva, si ritiene di dover privilegiare un'interpretazione che tenga maggiormente conto della possibilità, per la collettività, di esprimersi e di applicare l'articolo 133 Cost, e la legge regionale 25/1992, che ne costituisce l'attuazione.
Un'interpretazione diversa lederebbe le prerogative in ordine alla costituzione di nuovi Comuni, assegnate alle regioni dal suddetto articolo.
Ripercorro ora velocemente i passaggi salienti intercorsi nel corrente anno:
- il 4 aprile il Presidente della Prima Commissione consiliare ha richiesto al Consiglio comunale di Venezia e al Consiglio metropolitano di esprimere, entro 90 giorni, il parere sul PDL previsto dall'articolo 5 della l.r. 25/1992;
- il 29 giugno è stata acquisita una comunicazione del Consiglio metropolitano che ritiene esclusa l'iniziativa legislativa regionale laddove riguardi la speciale materia dello scorporo territoriale afferente il comune capoluogo di città metropolitana;
- il 1° luglio è stata acquisita la deliberazione n. 32 del 9 giugno, divenuta esecutiva il 24 giugno;
- il 22 luglio il Presidente del Consiglio ha chiesto alla Conferenza permanente Regione-Autonomie locali di esprimere il parere sul PDL 8, ai sensi dell'art. 12, comma 2, della l.r. 20/1997;
- il 13 settembre la Prima Commissione consiliare ha espresso a maggioranza parere favorevole sulla meritevolezza del PDL 8.
Tenuto conto di tutte le osservazioni acquisite, sia di quelle favorevoli, che di quelle contrarie alla prosecuzione dell'iter della presente proposta di legge, e alla luce delle suesposte considerazioni, si ritiene che di fronte al dubbio interpretativo debba prevalere la partecipazione democratica.".
La parola al consigliere Michieletto.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Si tratta di una proposta di iniziativa popolare per la quale sono state raccolte 9 mila firme, se non erro, quindi dietro a questo abbiamo una comunità che si sta muovendo.
La questione è molto sentita in particolar modo nel veneziano, non intendo la Provincia quanto il Comune quindi la città di Venezia e la terraferma. La cosa fondamentale, a mio modo di vedere, è che non si deve andare tanto a indagare sui motivi per cui questi cittadini chiedono la ipotetica o eventuale separazione del Comune di Venezia in due Comune distinti, il nostro ruolo è diverso, cioè quello di andare a decidere se sia giusto o meno che dei cittadini si esprimano sul proprio diritto e sul proprio futuro.
Chiaramente dal nostro punto di vista non esiste alcun dubbio in merito.
Cosa interessante è che proprio oggi, non più di due ore fa, si è ragionato sul fatto che dei territori, delle comunità con necessità simili e con territorio simile abbiano la possibilità di fondersi in una comunità più ampia in un Comune più grande. È giusto che si dia la possibilità ai Comuni di aggregarsi.
Parimenti - dico io e sostiene il Comitato per la suddivisione del Comune in due cioè Venezia e Mestre - qualora le necessità siano palesemente diverse, i territori siano palesemente diversi e le esigenze diverse, non si vede per qual motivo non si debba dare la possibilità a queste comunità di staccarsi in modo da essere più incisive ognuna per la propria parte di territorio.
Non serve che stiamo qui a dire che Venezia rappresenta un'unicità mondiale, non solo veneta e non solo di questa zona, con esigenze totalmente diverse di qualsiasi altra parte del mondo per quanto riguarda trasporti, lavoro, da qualsiasi tipo di argomento a Venezia deve essere affrontato in maniera diversa da qualsiasi altra parte del nostro territorio.
Quindi ben vengano le aggregazioni quando si rendono necessarie, ben vengano le specializzazioni, non scissioni, qualora le si ritengano necessarie. Quindi non ci si soffermi soltanto sul quesito del referendum che si andrà a tenere quanto su fatto che sia giusto o meno. È assolutamente giusto, sono certo di questo, che i cittadini di questi territori e di queste comunità possano dare il proprio giudizio e ili proprio voto su quello che sarà il loro futuro, non il nostro perché credo che all'interno di quest'Aula persone nate o vissute a Venezia o a Mestre non ce ne sia forse neanche una. Limitiamoci o quanto meno valutiamo bene prima di esprimere un'opinione su un territorio che fondamentalmente per quasi tutti noi non è il nostro, ma è una richiesta che parte dai cittadini, dalla comunità, dalla gente.
Possiamo avere opinioni diverse. So per certo che qualcuno all'interno di quest'Aula ha un'opinione diversa rispetto alla mia o rispetto a quella della maggioranza su quelle che siano le specificità dei territori o se sia il caso o meno di andare a discutere, se sia il caso o meno che una comunità decida di dividersi, non è questo l'argomento su cui noi andiamo ad esprimerci ma è semplicemente il fatto se dare o meno la possibilità a queste persone di dire: sì, la mia strada voglio sia la A piuttosto che la B.
È per questo che sono convinto che quasi non avremo discussione, data la semplicità del nostro ruolo in questo caso. Mi auguro un'unanimità o una grande maggioranza su questo tipo di votazione.
Ovviamente il nostro parere è favorevole, ben venga una comunità che prende un'iniziativa di questo tipo, ben venga che ci sia un referendum dove dei cittadini possono liberamente esprimersi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Michieletto.
Relazione di minoranza
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
pensiamo sia sempre preziosa l'espressione della volontà popolare, ma come PD vogliamo garantire che i processi siano legittimi. Essere democratici significa garantire il rispetto delle leggi, avere la capacità di cambiarle secondo i processi normativi previsti. Essere antidemocratici è sicuramente impedire l'espressione di volontà popolare, ma anche ignorare il rispetto della norma e le sue conseguenze.
Il nostro non è un 'NO' al Referendum, ma non possiamo approvare questo tipo di atto perché, a prescindere dall'esito della consultazione, potrebbe essere annullato da chiunque lo voglia impugnare. Il Consiglio non può far finta di nulla di fronte al contrasto normativo, segnalato non da avvocati di parte o incaricati dal Partito Democratico ma dall'Ufficio legislativo del Consiglio, tra la legge istitutiva della Città metropolitana e questa proposta di referendum. Non possiamo né dobbiamo prendere in giro i cittadini consegnando loro lo strumento sbagliato: va garantito il diritto di potersi esprimere con un provvedimento accettabile dal punto di vista giuridico
Lo strumento del Referendum è prezioso e va utilizzato seguendo gli iter previsti, per evitare di illudere i cittadini che hanno il diritto di esprimersi. Se la legge si riconfermerà illegittima e grazie al voto di oggi inizierà il processo di promozione del referendum stesso e con esso le spese collegate chi pagherà l'evidente danno erariale?
Non siamo chiamati a promuovere l'identità dei nostri partiti, ma a rispettare i veneti e a legiferare secondo le regole date. Autonomia non significa non rispetto della legge, ma uso virtuoso della stessa e capacità di garantire percorsi concreti.
In questo momento e con questo voto stiamo mancando di rispetto sia ai veneziani che ai mestrini e creiamo un ulteriore precedente per far dire a chi ci guarda che la politica parla, ma non è in grado di fare ed operare per il bene comune.
Come gruppo abbiamo deciso di non partecipare al voto di una legge illegittima che rende ognuno di noi responsabile di un atto per noi grave da un punto di vista normativo e di non rispetto di ciò che rappresenta la vera democrazia.".
La parola alla consigliera correlatrice Francesca Zottis.
Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Nessuna opinione diversa e nessuna volontà di non riconoscere le specializzazioni, semplicemente stiamo parlando di una cosa diversa. Oggi ricordiamo che non stiamo dando un voto nel merito del contenuto del referendum, ma stiamo andando a dare un voto di meritevolezza dell'atto e quindi teoricamente ad una relazione. Quindi restiamo sul merito della tipologia di voto.
Abbiamo sempre creduto e pensiamo che sia preziosa l'espressione della volontà popolare e non vogliamo metterla in discussione, ma come PD vogliamo semplicemente garantire che i processi siano legittimi.
Siccome qualcuno ha scritto e ci hanno definiti "antidemocratici", ci teniamo a sottolineare che essere democratici significa saper garantire il rispetto delle leggi e avere la capacità eventualmente di cambiarle secondo i processi normativi previsti. Pensiamo che essere antidemocratici sia impedire l'espressione di volontà popolare ma ancor peggio è ignorare il rispetto della norma e le sue conseguenze.
Il nostro non è un no al referendum ma non possiamo di certo approvare questo tipo di atto perché, a prescindere dall'esito della consultazione, potrebbe essere annullato da chiunque lo voglia impugnare.
Il Consiglio non può far finta di nulla di fronte al contrasto normativo che non è stato segnalato da avvocati di parte oppure da qualche avvocato dal PD, ma è stato segnalato dall'Ufficio legislativo del Consiglio, un contrasto tra la legge istitutiva della Città metropolitana e questa proposta di referendum.
Non possiamo né dobbiamo prendere in giro i cittadini consegnando loro lo strumento sbagliato, ma va garantito il diritto di potersi esprimere con un provvedimento accettabile dal punto di vista giuridico.
Lo strumento del referendum secondo noi è prezioso e va utilizzato seguendo gli iter previsti per evitare di illudere i cittadini che hanno diritto di esprimersi nei contesti e nei modi previsti.
Se la legge si riconfermerà illegittima e grazie al voto di oggi inizierà il processo di promozione del referendum stesso e con esso le spese collegate, ci chiediamo chi pagherà l'evidente eventuale danno erariale.
Non siamo chiamati oggi a promuovere l'identità dei nostri Partiti ma a rispettare i veneti a legiferare secondo le regole date. Autonomia non significa non rispetto della legge ma uso virtuoso della stessa e capacità di garantire i percorsi concreti con proposte concrete.
In questo momento e con questo voto stiamo mancando di rispetto sia ai veneziani che ai mestrini e creiamo un ulteriore precedente per far dire a chi ci guarda che la politica parla ma non è in grado di fare ed operare per il bene comune.
Chiediamo, anche se forse non verremo ascoltati, di valutare quelle che sono state le osservazioni dell'Ufficio legislativo e di interrompere anche la votazione.
Comunque come Gruppo abbiamo deciso di non partecipare, per i motivi sopra detti, al voto di una legge illegittima che rende ognuno di noi responsabile nei vari modi di un atto per noi grave dal punto di vista normativo e soprattutto non rispettoso della rappresentanza della vera democrazia e non rispettoso di questo luogo istituzionale.
Ricordo che non stiamo valutando nel merito ma stiamo dando un voto di meritevolezza, cosa molto diversa sia nei contenuti e sia nelle procedure. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Francesca Zottis.
La parola al consigliere Berti.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Io penso che momenti come questi siano il massimo momento in cui la democrazia raggiunge il suo scopo ed è una delle sue massime espressioni. Nel momento in cui ci sono quasi 10 mila persone che hanno firmato per riuscire ad attivare un procedimento di legge popolare che va a chiedere di dar voce ai cittadini e di dar voce quindi ai veneziani nel caso specifico, è dovere della democrazia e delle Istituzioni ascoltare questi cittadini e dare a loro voce in modo di esprimersi.
La politica non deve essere un giocatore in campo che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato nel momento in cui sono i cittadini a chiedere di potersi esprimere. Quello è il momento in cui la politica deve essere solo ed esclusivamente un arbitro che fa rispettare le regole, regole chiare e scritte. Deve essere solo questo e non un giocatore in campo, invece purtroppo succede che la politica vuole sempre fare quel passo in più, vuole mettere lo zampino anche dove non deve assolutamente metterlo.
Quindi noi oggi siamo qui a reclamare a gran voce il diritto di tutti i veneziani, di tutti i veneti e ovviamente di tutti gli italiani di poter esprimere, attraverso il referendum, la loro volontà, le loro specificità.
Noi spesso parliamo della Svizzera come un modello che ci ispira, a cui guardiamo con piacere e a cui tendiamo. È per quello che noi diciamo che, come loro riescono a ricorrere al referendum coinvolgendo fortemente i cittadini nelle scelte che vengono fatte dalle Istituzioni e dalla politica ed è un rapporto forte questo di democrazia diretta attraverso questi esercizi, oggi noi diciamo che ci stiamo avvicinando a questi modelli virtuosi, ci stiamo avvicinando a un modello che vogliamo diventi la normalità qui in Veneto. Questa normalità si chiama appunto referendum, si chiama cittadini partecipi all'interno delle Istituzioni, si chiama democrazia diretta. Quello che è uno dei nostri pilastri.
Oggi pertanto si dice di dare voce a queste persone, di fare in modo che i veneziani possano decidere o meno del loro futuro. Il loro futuro è in mano solo e soltanto a loro.
Sappiamo che ormai sono 54 mila circa i residenti di Venezia insulare. Una situazione che si fa ogni giorno più complicata. Sono loro in maggior parte che richiedono questo referendum. Venezia, come è stato detto giustamente da chi mi ha preceduto, è un'eccellenza non veneta, non italiana ma mondiale, è qualcosa che va non preservato ma è qualcosa che deve continuare a crescere come è sempre cresciuto. Non è un pezzo di museo da preservare e mettere sotto la teca ma deve continuare ad essere un laboratorio di evoluzione e di cambiamento per il quale è rimasto ed è famoso nel mondo.
Per ciò noi ovviamente voteremo favorevolmente anche perché nel nostro piccolo sono molto fiero di poter dire che come Movimento 5 Stelle ci siamo fatti portatori della richiesta come minoranza di poter avere all'ordine del giorno la richiesta. Quindi ovviamente siamo qui per dare un voto positivo e dare voce ai cittadini veneti e veneziani. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berti.
La parola alla consigliera Erika Baldin.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Noi del Movimento 5 Stelle voteremo a favore e non accetteremo altri argomenti del tipo "sono già 4 volte che abbiamo votato sullo stesso referendum" perché questo è diverso.
Ci sono stati dei cambiamenti, c'è stato l'ingresso di un nuovo Ente, la Città metropolitana che ha portato dei cambiamenti consistenti e questo è un nuovo referendum.
Noi voteremo a favore di tutti i giudizi di meritevolezza di ogni referendum che qui arriva al nostro giudizio e non ci esprimeremo nel merito perché riteniamo che sia il cittadino a farlo.
Noi faremo la dovuta informazione in tutti i sensi. Esporremo le ragioni del no e del sì e non accetteremo che il referendum venga boicottato per convenienze politiche. Qui si tratta di far esprimere i cittadini e non ci sono interessi politici o partitici.
Ci tengo a dire che con questo referendum potrebbero esserci anche dei cambiamenti consistenti anche per quanto riguarda il futuro della Città metropolitana che vede la nomina del Presidente della stessa quale Sindaco della città di Venezia. Con questo referendum si potrebbe anche dare un calcio a questo dato di fatto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Erika Baldin.
La parola al consigliere Semenzato.

Alberto SEMENZATO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Ringrazio il sindaco Brugnaro per aver mantenuto la promessa che aveva fatto in campagna elettorale, quella di dar voce ai cittadini perché si potessero esprimere in questo referendum per la separazione del comune di Venezia dalla terraferma.
Faccio un preambolo. Lui non è stato il primo sindaco che ha fatto delle promesse che poi non ha mantenuto. Già nel 1989, a urne aperte, il deputato PCI Gianni Pellicani fece strumentalmente inserire Venezia tra le nove città metropolitane che sarebbero confluite nella legge 142/1990. Dapprima si cercò di contrabbandare la città metropolitana come alternativa all'autonomia dei due comuni, poi sostenne la necessità di realizzare prima la città metropolitana e solo poi dare autonomia a Mestre Venezia. Promessa che come ha dimostrato la storia, è stata disattesa.
Il sindaco Brugnaro forse si sente un nuovo Napoleone con manie espansionistiche, anche da quanto vediamo si sta muovendo nei territori. Dico solamente una cosa e faccio l'esempio della città stato. Una città stato è una zona geografica solitamente di piccole dimensioni che si trova sotto la giurisdizione di un'unica città e gode di un grado più o meno ampio di sovranità. Per parlare di tutte le positività che potrebbe avere la separazione di Venezia da Mestre dovrei intrattenervi una mezza giornata, dico solo che qui ci si lava tanto la bocca di una Europa con gli stessi diritti, ma alla fine ognuno tira l'acqua per il proprio mulino e il PD, che dell'Europa fa la propria bandiera, si dimentica di questo.
La Germania è uno Stato federale composta da 16 Stati, alcuni sono grandi, il più grande è la Baviera, e altri sono piccoli e ci sono città Stato, tipo Berlino, Brema e Amburgo. Non capisco perché Venezia non possa arrivare ad uno statuto speciale che, secondo me, sarebbe l'unica strada per potersi salvare. Venezia è una città speciale, è una città d'acqua. Lo vediamo anche nei costi della sanità. I costi della sanità nella città di Venezia sono doppi oppure addirittura triplicano a differenza della terraferma.
Quindi, ancora una volta farò campagna elettorale affinché i cittadini si possano esprimere, perché ci sia questa separazione Venezia da Mestre. Anche perché non è giusto e non è democratico che il sindaco della città metropolitana debba essere per forza il sindaco di Venezia. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Semenzato.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Anche noi voteremo a favore. Tante cose sono state dette, importanti. La Corte Costituzionale pochi giorni fa ha fissato dei principi che purtroppo da tanti anni ci siamo un po' dimenticati per colpa non certo della Regione Veneto, cioè che i cittadini non contano niente. Abbiamo un Parlamento di nominati, abbiamo alchimie di tutti i tipi e invece bisogna ritornare alla democrazia vera, cioè che i cittadini hanno un peso, hanno una importanza e devono essere ascoltati.
Vedo che i Colleghi del PD sono fuori, gli stessi Colleghi che per conto del loro Segretario nazionale Renzi dicevano che il Porcellum era la migliore legge del mondo e quindi credo che quando dei cittadini chiedono di votare bisogna ascoltarli.
La collega Francesca Zottis diceva "attenzione, che potrebbero esserci dei problemi ex lege, per come strutturare il referendum". Noi siamo qui per dare una linea politica che è quella di permettere che i cittadini si esprimano. Saranno poi i tecnici a trovare il modo corretto e legittimo perché la consultazione referendaria venga svolta in maniera corretta, giusta e anche sostenibile dal punto di vista economico. Quindi la responsabilità tecnica passerà a chi lo deve poi istituire.
Noi crediamo sia un passaggio importante.
Concordo con il collega Semenzato quando dice che Venezia è una città straordinaria nel senso che è unica al mondo. Credo che le similitudini e le analogie con Mestre non siano non pervenute. Quindi anche questo è fatto importante e significativo.
Non voglio entrare nel dettaglio del quesito. Lasciamo che i cittadini si esprimano, che i cittadini votino. Dobbiamo tutti rispettare e abituarci veramente a portare il giusto rispetto all'esito delle consultazioni. Quindi abbiamo l'obbligo di essere anche i garanti di chi si vuole esprimere su tematiche che riguardano la loro vita, il loro territorio e la loro quotidianità.
Quindi da parte nostra e dei vari colleghi della nostra area, vi anticipo fin d'ora che voteremo a favore. Grazie ai tecnici per correggere e predisporre ogni necessario provvedimento amministrativo perché secondo legge si possa votare serenamente.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Condivido pienamente quanto ha detto il collega Casali.
Come Gruppo Zaia Presidente non possiamo che essere favorevoli a che i cittadini possano esprimersi con un referendum. Non entro nel merito della scelta che i cittadini faranno, questa sarà libertà di ciascuno. Chi vive in quella città e in quel comune, che la conosce meglio di altri, può valutare cosa è meglio per il suo futuro.
A noi, però, sta a fare questa scelta: consentire a loro di poterlo fare esprimendo un giudizio di meritevolezza favorevole. Non vedo nessun elemento ostativo a che noi oggi non lo possiamo fare.
Dell'intervento della collega Francesca Zottis la cosa che più mi ha colpito è stato l'inizio, perché ha detto "è preziosa l'espressione della volontà popolare". Tanto a noi basta. Tutti gli altri rilievi che ha sottoposto non ci riguardano. Come diceva anche il consigliere Casali, saranno i tecnici a dover semmai individuare il percorso più corretto dal punto di vista legislativo. Noi esprimiamo il giudizio di meritevolezza, questo è il nostro compito. Merita che venga fatto questo referendum? Noi riteniamo di sì. Quindi il nostro voto convintamente è per il sì a questa proposta e speriamo che si possa effettivamente effettuare il referendum per la separazione di Venezia e Mestre. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Anche a nome del Gruppo Liga Veneta-Lega Nord voglio esprimere il totale appoggio a questo progetto di legge. È un progetto di legge che avevamo esaminato anche nella passata Legislatura ma non ci fu il tempo di approvarlo all'interno di quest'Aula. Fin dall'inizio della nuova Legislatura sia il collega Semenzato, che è stato il promotore di un progetto di legge della suddivisione in tre del comune di Venezia, con il lavoro fatto in Prima Commissione e sia come movimento abbiamo portato avanti questa battaglia.
Noi riteniamo fondamentale che i cittadini si possano esprimere. Quello che ci sorprende è vedere l'abbandono dei banchi da parte del Partito Democratico. Non so perché si parla Partito Democratico visto che quando i cittadini si devono esprimere questi o non fanno votare o fanno di tutto per impedire che i cittadini si esprimano in merito a determinate tematiche. Forse avrebbero bisogno di un corso di democrazia perché la democrazia che loro interpretano è una democrazia calata dall'alto, dove qualcuno - magari non direttamente eletto dai cittadini - deve decidere sulle scelte che riguardano il popolo.
Secondo me vi dovete vergognare per il comportamento che state assumendo all'interno di quest'Aula.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finco.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Nessuna vergogna, collega Finco.
A me dispiace rilevare questo atteggiamento miope riguardo ad una procedura che proprio quei tecnici invocati dal consigliere Casali,. che dovrebbero mettere a posto le cose qualora ci fosse qualche inghippo, hanno rilevato che l'inghippo c'è già a monte della vicenda. Quindi, sono esattamente d'accordo con quello che ha detto il relatore Michieletto: qui non si entra nel merito "sei a favore o contrario alla separazione", come invece ha fatto dopo il collega Semenzato. Io dico: siamo un organo istituzionale che fa leggi non che fa proposte e poi vada come vada qualcuno le sistemerà. Fa leggi. La proposta di legge che ci arriva e che dovremo noi sancire come legge, presenta questi ostacoli.
Quindi il nostro non partecipare al voto è motivato da questo non dal fatto che siamo favorevoli o contrari alla separazione, volete capirlo sì o no?! Mi dispiace questa vostra perseveranza nel manipolare, nello strumentalizzare le osservazioni che noi facciamo e le motivazioni che prima la collega Francesca Zottis ha esposto.
Queste sono le ragioni per cui non partecipiamo al voto e chiediamo anche a voi di fare altrettanto perché stiamo per licenziare, e probabilmente lo farete perché non ci ascolterete, uno strumento che non funziona perché è stato rilevato incompatibile dal punto di vista giuridico dal nostro Ufficio legislativo.
Queste sono le ragioni. Nessuna acrimonia per i favorevoli e i contrari, per chi ci sta ascoltando dalla sala degli ospiti. È una responsabilità che non vogliamo dare in mano ai cittadini con uno strumento sbagliato. Vogliamo che i cittadini si esprimano? Sì, a favore a contro non ci interessa in questo momento, ma devono farlo con lo strumento giusto non con questo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Riteniamo alquanto singolare che ci sia un partito che nel suo nome voglia ostentare il termine "democratico". Se sente questa esigenze vuol dire che al proprio interno ha qualche crisi di democrazia. Noi riteniamo qualsiasi tipo di espressione popolare meritevole di rispetto, qualsiasi.
Credo che a favore di questo provvedimento dovrebbero votare tutti, anche quelli che non sono d'accordo con la separazione tra Mestre e Venezia. Dovrebbero votare tutti i favore e dopodiché è giusto schierarsi da una parte o dall'altra, ma quello è un qualcosa che viene dopo. Il voler impedire ai cittadini di poter democraticamente esprimere la propria idea mi sembra una cosa incomprensibile.
Come Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la cultura rurale voteremo convintamente a favore di questo provvedimento che dà la possibilità ai cittadini di potersi esprimere. Già dico che ci schiereremo per il sì quando si andrà a votare, quindi faremo in modo che tutti coloro che conosciamo e che in noi credono si possano schierare convintamente per la separazione tra Mestre e Venezia. Ma questa è una cosa che viene dopo. Adesso stiamo votando per dare ai cittadini il diritto di potersi esprimere e credo che questo sia un diritto sacrosanto che dobbiamo salvaguardare.
Dopodiché posizioni strumentali ne abbiamo viste anche di peggiori, sia da parte del Partito Democratico che di altri dell'opposizione. Non voglio stare qui a scendere nel merito di queste posizioni. Per il momento limitiamoci ad esprimere il nostro convinto appoggio a questo provvedimento nel rispetto dei cittadini.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al Vicepresidente Forcolin.

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Aggiungo qualche altra breve considerazione a quello che è già stato dall'Aula.
Il giudizio di meritevolezza credo sia fondamentale e credo sia fondamentale che i cittadini si possano esprimere in questo contesto.
La legge 56 Delrio, primo decreto Delrio, lo sanno bene i Colleghi che sono stati sindaci cosa ha portato. Un decreto che ci ha visto correre per 60 giorni, perché tale è il periodo della conversione in legge di un decreto, per modificare e stravolgere quella che doveva essere la normativa rispetto agli enti locali. La provincia di Venezia ha nel suo territorio una eterogeneità dettata da 44 comuni: circa un terzo sono i cittadini di Venezia Mestre e circa due terzi sono i cittadini che rappresentano la parte orientale piuttosto che quella occidentale e verso il Polesine. È una provincia del tutto anomala per essere chiamata città metropolitana. Pensate che il Governo ci ha messo 60 giorni di tempo per far decidere i rispettivi Consigli comunali.
È una breve premessa per dire che siamo partiti male. Io l'ho vissuto da ex sindaco questo momento e siamo arrivati ad avere il sindaco metropolitano previsto per legge. Noi siamo convinti che il sindaco metropolitano debba essere eletto a suffragio universale da tutti i cittadini. Questo è il dato della democrazia.
Capisco che dal 4 dicembre scorso il PD abbia una fobia nei confronti dei referendum dopo la botta sui detti che ha preso.
Non mi interessano le percentuali. Il Presidente Renzi l'aveva dato per vinto e avete preso una botta sui denti che i referendum vi fanno paura a prescindere. Noi che invece pensiamo che la democrazia sia chiedere ai cittadini di esprimersi oggi non possiamo che essere favorevoli a questa iniziativa.
Oltre a questo, alle lettere che arrivano da più parti anche minacciose, anche ricattatorie di dire "chi pagherà questi costi?", premesso che la democrazia non ha un prezzo, diciamo che pensiamo di essere nelle condizioni di poter sostenere il referendum con le casse regionali, possibilmente in election day avendo il referendum per l'autonomia come madre di tutte le battaglie. È un referendum che chiede ai cittadini veneziani se vogliono rimanere uniti o divisi e su questo poi ci sarà qualche altro dibattito. Noi non possiamo che essere favorevoli a questo tipo di consultazione che auspichiamo avvenga in tempi brevi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Vicepresidente Forcolin.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Pensavo che il Vicepresidente stesse al merito della questione. Per esempio, non ha nulla da dire sul giudizio che il Legislativo sul fatto se una cosa è legittima ed è in linea con la normativa o no? Se vogliamo poi trasporre tutto sul piano del giudizio politico non è che abbiamo una avversione verso i referendum. Abbiamo una avversione verso i referendum che non dicono nulla, verso i referendum che sono strumentalizzati, verso chi usa a seconda del momento e delle proprie esigenze particolari questi strumenti di partecipazione, che dovrebbero essere sempre riconosciuti. Per esempio, ha una dimensione minore, però la vicenda di Este e Ospedaletto, di Belfiore e quant'altro la dicono lunga su qual è stato il comportamento della Lega di rispetto delle volontà.
Sarebbe opportuno invece entrare nel merito, a volte potremmo anche farlo. Sarebbe il caso di ragionare se ha senso oggi parlare ancora di separazione di Venezia Mestre. Io non ho problemi. Qui è stato posto un problema di normativa, di legittimità. Nulla vieta che si discuta anche nel merito. Una città che si va spopolando, che ha altri problemi, ma qual è la dimensione?
Rispetto e stimo le argomentazioni del collega Michieletto sulle questioni dell'identità, dell'affermazione però oggi parliamo di queste vicende. Abbiamo presente la realtà oppure sposiamo qualsiasi vicenda semplicemente per lisciare il pelo a questo o a quello? Perché questa è la vicenda e il comportamento della Lega. Questo è il comportamento rispetto a queste vicende perché non assume mai nessuna responsabilità e non decide mai! E quindi invocate la democrazia. Fate la morale al PD che è democratico. Guardate in casa vostra, ognuno ne ha a bizzeffe di problemi. Se guardiamo i numeri la bilancia pesa ancora di più in casa vostra in quanto a coerenze e problematiche di tolleranza.
Comunque non è questo il caso, stiamo al merito di quello che è il nostro ruolo: parliamo degli interessi della nostra Regione.
Quindi da questo punto di vista respingiamo le strumentali accuse che vengono rivolte al Partito Democratico nel merito. Se volete siamo qui per ragionare e un confronto andrebbe fatto. Per quanto riguarda la questione sarebbe opportuno rispettare le normative. Con questa storia che si deve rispettare la volontà popolare, i referendum, perché non ne facciamo uno se amate di più Venezia con il sole o con la nebbia. Questi sono i referendum che proporrete ai veneti sperperando i soldi, colleghi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
Non ci sono altri interventi.
La parola al consigliere Michieletto, per la chiusura della discussione.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Devo dire che sono estremamente confortato dagli interventi di tutti i colleghi che sono intervenuti, ognuno per la sua parte. Mi ha anticipato prima il Vicepresidente dicendo che curiosamente ogni volta che si nomina un referendum al PD vengono i capelli dritti ed è comprensibile anche il perché vista la batosta che è arrivata qualche tempo fa.
Prima ho cercato di essere il più asettico possibile e infatti facevo fatica anche ad esprimermi, perché non volevo inquinare la presentazione di questa proposta di iniziativa popolare con la mia opinione e quindi con la politica.
Se dovessi parlare della mia opinione è evidente che sono assolutamente a favore di qualsiasi richiesta di autonomia e di qualsiasi richiesta di indipendenza. Mi auguro che Venezia e Mestre siano indipendenti tra loro e mi auguro che se fra dieci anni il Lido non va d'accordo con Venezia diventi qualcos'altro. Se i cittadini del Lido dovessero venire qui a chiedere "vogliamo diventare altro" noi diremo che facciano quello che credono e si confrontino in un referendum.
Ringrazio tutti i Colleghi di maggioranza che mi pare di avere capito daranno voto favorevole, ringrazio il Movimento 5 Stelle per lo stesso motivo e le liste collegate a Tosi. Ringrazio anche il PD perché so per certo che dopo vent'anni che faccio il consigliere a vari livelli, che ogni volta che ho il PD contro ho ragione. È matematicamente provato che il giusto è sempre dalla parte opposta a dove si schiera il PD. È sempre una mia opinione personale però la confermo.
Il consigliere collega Azzalin, mi parla di coerenza e siete stati coerentissimi. Ogni volta che si parla di dare un po' di libertà, di autonomia, di pensiero libero a qualcuno, il PD è contro. È lo stesso PD che voleva togliere tutte le deleghe alle Regioni, che vuole togliere le autonomie locali, che vuole far sparire le identità locali e che vuole omologare il pensiero unico. Noi siamo assolutamente contrari a questo modo di vedere. I veneti sono fortunati ad avere questa maggioranza e avere il PD all'opposizione che ci certifica quando stiamo facendo qualcosa di buono. In questo caso sono certo che stiamo facendo qualcosa di buono per Venezia, per Mestre, e per tutto il Veneto. Spero che questa onda di autonomia abbia le gambe lunghe e ci porti lontano in vista di quello che dovrà succedere nei prossimi tempi. Grazie a tutti per il lavoro svolto e sono certo che avremo più voti di quelli che pensiamo di avere per il sì. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Michieletto.
Se non ci sono altri interventi passiamo alle dichiarazioni di voto.
Non ci sono dichiarazioni di voto.
Pongo in votazione il giudizio di meritevolezza sul progetto di legge n. 8.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Il giudizio di meritevolezza per il referendum consultivo sulla separazione di Venezia e Mestre è stato approvato
Ci troviamo in Sala del Leone per la Conferenza dei Capigruppo per il Consiglio di martedì prossimo. Riprendiamo alle 17.42.
La Seduta è sospesa alle ore 17.38
La Seduta riprende alle ore 17.45

PRESIDENTE

Riprendiamo i nostri lavori.
Come concordato in conferenza dei Capigruppo, la seduta termina qui. Il Consiglio viene riconvocato martedì prossimo alle 14.30 con la continuazione dell'ordine del giorno. Grazie a tutti.
La Seduta termina alle ore 17.47


Il Consigliere segretario
f.to Antonio Guadagnini

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti

Resoconto stenotipico a cura di:
Copisteria Sassaro – Stenotype Transcription Multimedia srl

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Paola Lombardo

menù di sezione:


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