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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 130 - 10^ legislatura
Resoconto 130a Seduta pubblica
Venerdì, 28 luglio 2017
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.39

PRESIDENTE

L'inizio della seduta è rinviato alle ore 11.00.
La Seduta è sospesa alle ore 10.39
La Seduta riprende alle ore 11.05

PRESIDENTE

Signori, buongiorno. Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 130a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono dell'ordine del giorno prot. n. 17193 del 21 luglio 2017 e prot. n. 17573 del 26 luglio 2017.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

N. 466 DEL 27 LUGLIO 2017
PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BERTI
PERCHÉ ZAIA NON FIRMA ANCORA L'ATTO DI CONFERMA DELL'IRCSS SAN CAMILLO? VUOLE DAVVERO CHE L'OSPEDALE PERDA 5 MILIONI DI EURO IN FINANZIAMENTI STATALI?

a risposta immediata

N. 405 DEL 27 LUGLIO 2017
PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE
IL MEZZO È IL MESSAGGIO: È CORRETTO RICHIEDERE AL PERSONALE DELLA REGIONE DI DIFFONDERE L'IMMAGINE CON IL LOGO DEL REFERENDUM SULL'AUTONOMIA INSERENDOLA NELLE E-MAIL ISTITUZIONALI E NELLA CARTA INTESTATA DI CIASCUNA STRUTTURA REGIONALE?

N. 406 DEL 27 LUGLIO 2017
PRESENTATA DAI CONSIGLIERI PIGOZZO E ALTRI
PERCHÉ ZAIA NON FIRMA ANCORA L'ATTO DI CONFERMA DELL'IRCSS SAN CAMILLO? VUOLE DAVVERO CHE L'OSPEDALE PERDA 5 MILIONI DI EURO IN FINANZIAMENTI STATALI?

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 259 DEL 27 LUGLIO 2017
PRESENTATA DAI CONSIGLIERI CONTE E NEGRO
"NUOVO PARCO NAZIONALE DEL DELTA DEL PO": LA REGIONE VENETO FERMI QUESTA NUOVA IMPOSIZIONE STATALE CHE ESAUTORA I CITTADINI E LE COMUNITÀ LOCALI DALLA GESTIONE DEL PARCO.

Risoluzioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti risoluzioni:

N. 43 DEL 27 LUGLIO 2017
PRESENTATA DAL CONSIGLIERE VILLANOVA E ALTRI
GIORNO DEL RICORDO: IL PARLAMENTO MODIFICHI LA LEGGE PER REVOCARE L'ONORIFICENZA DI CAVALIERE DELLA REPUBBLICA A JOSIP BROZ TITO.
PUNTO
5



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "DISPOSIZIONI PER L'ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI DELLA REGIONE DEL VENETO DERIVANTI DALL'APPARTENENZA DELL'ITALIA ALL'UNIONE EUROPEA. ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 1992/43/CEE, DELLA DIRETTIVA 2009/147/CE, DELLA DIRETTIVA 2006/123/CE, DELLA DIRETTIVA 2008/122/CE, DELLA COMUNICAZIONE 2014/C 204/01 NONCHÉ MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 25 NOVEMBRE 2011, n. 26 (LEGGE REGIONALE EUROPEA 2017)" (PROGETTO DI LEGGE N. 255/2017) APPROVATO

Relazione di maggioranza della Prima Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
con il progetto di legge europea 2017 la Regione del Veneto si propone di regolamentare il processo d'integrazione europea, con riferimento sia alla partecipazione regionale alla formazione del diritto dell'Unione europea (abbrev. UE), sia alla partecipazione all'attuazione del diritto e delle politiche dell'UE.
Le regioni che ad oggi hanno previsto, con una propria legge che regola i rapporti con l'UE, l'approvazione annuale di una legge per l'attuazione degli obblighi europei sono 19, compreso il Veneto, mentre solo 8, sempre compreso il Veneto, hanno approvato leggi europee annuali.
Le difficoltà per l'approvazione di tali leggi sono diverse.
Innanzitutto non è facile individuare con chiarezza le direttive UE che incidono nelle materie di competenza regionale, distinguendole da quelle di competenza statale. Va detto, infatti, che ancor oggi non è stata attuata la specifica previsione della legge 234/2012 (articolo 40, comma 5).
Vi è inoltre la difficoltà di introdurre all'interno delle Regioni dinamiche nuove ed unitarie nel recepimento delle direttive UE, lasciato ancora ad interventi di settore per lo più in attuazione di provvedimenti statali di recepimento.
La Regione del Veneto, con la legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 ("Norme sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea") ha dettato una disciplina organica al riguardo.
Tra i numerosi adempimenti ricorrenti posti in capo alla Giunta regionale c'è quello di approvare e presentare al Consiglio ogni anno un disegno di legge (ddl) regionale europea, volto ad assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'UE e, contestualmente, una relazione che, oltre ad illustrare l'articolato, deve avere specifici contenuti.
In particolare, ai sensi dell'articolo 8 della l.r. 26/2011:
a) il ddl regionale europea, deve contenere:
- le disposizioni legislative di recepimento delle direttive UE che incidono in materie di competenza della Regione, anche modificando le leggi vigenti;
- l'individuazione delle direttive UE alla cui attuazione la Regione può provvedere in via regolamentare o amministrativa, dettando i relativi principi e criteri direttivi;
- le disposizioni attuative dei regolamenti UE, delle sentenze della Corte di Giustizia UE e delle decisioni della Commissione Europea che comportano obbligo di adeguamento per la Regione;
- le modifiche o abrogazioni di norme regionali conseguenti a procedure di infrazione;
b) la relazione al ddl deve contenere:
- l'illustrazione dell'articolato;
- l'elenco delle direttive UE da attuare;
- l'elenco delle direttive UE che non necessitano di attuazione in quanto sono direttamente applicabili per il loro contenuto preciso e incondizionato, ovvero l'ordinamento regionale è già conforme, ovvero lo Stato ha già adottato provvedimenti attuativi da cui la Regione non intende discostarsi;
- lo stato di attuazione della legge regionale europea dell'anno precedente.

La Regione del Veneto ha adottato le leggi europee per gli anni 2012, 2013 e 2014. Nel 2015 a motivo della fine della legislatura e nel 2016 a seguito del processo di riorganizzazione regionale, non è stato possibile concludere il procedimento di formazione della legge regionale europea annuale con l'approvazione del ddl, pur essendo stato avviato il relativo iter.
Il 2017 dunque è il quarto anno in cui viene predisposto il ddl regionale europea: considerate le difficoltà sopra evidenziate, la periodica attività di adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'UE (con un intervento normativo unitario ed annuale) dovrà progressivamente assumere una maggior rilevanza anche al fine di evitare contestazioni da parte della Commissione UE con la possibile apertura di procedure di infrazione.
Al fine di individuare le direttive UE cui dare attuazione, sono state monitorate quelle pubblicate nel 2014, 2015 e 2016 ed è stato predisposto un elenco in cui sono state inserite:
- quelle di maggior interesse per la Regione (n. 98), divise per materia;
- le altre direttive, comprese quelle di competenza statale (n. 56).
Sono stati altresì isolati i decreti legislativi di recepimento da parte dello Stato delle direttive UE pubblicate nel triennio considerato.
Si è poi provveduto a individuare:
a) le direttive UE da recepire, incidenti nel proprio ambito di competenza, distinguendo quelle da attuare in via legislativa - con disposizioni quindi da inserire nel ddl - da quelle da attuare in via regolamentare o amministrativa;
b) le direttive UE che non necessitano di attuazione (per i motivi succitati).
Si è verificata inoltre l'esistenza di casi di probabile o accertata difformità dell'ordinamento regionale dall'ordinamento dell'UE, in relazione ai quali fosse necessario introdurre modifiche legislative, a seguito di intervenute sentenze della Corte di Giustizia o decisioni della Commissione Europea, oppure a seguito dell'apertura di procedure di infrazione.
È seguita l'individuazione di alcune direttive da attuare nonché di quelle che, pur incidendo su settori di competenza regionale, non necessitano di attuazione.

Accenno brevemente ai blocchi di direttive analizzate:

a) direttive europee da attuare in via legislativa o regolamentare:
1) Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12/12/2006, relativa ai servizi nel mercato interno;
2) Direttiva 2008/122/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14/1/2009 sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio;
3) Direttiva 1992/43/CEE del Consiglio, del 21/5/1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche;
4) Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30/11/2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici;
5) Comunicazione 2014/C 204/01"della Commissione europea del 01/07/2014 "Orientamenti dell'Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-2020";

b) direttive europee da attuare successivamente in via legislativa (non ancora recepite dallo Stato italiano, con riferimento alle quali la Regione ritiene di dover attendere i provvedimenti statali di recepimento):
1) Direttiva 2016/798/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 11.05.2016 sulla sicurezza delle ferrovie;
2) Direttiva 2016/797/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 11.05.2016 relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario dell'UE;
3) Direttiva 2016/2370/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 14.12.2016 sull'apertura dei mercati dei servizi di trasporto nazionale di passeggeri e la governance dell'infrastruttura ferroviaria;
4) Direttiva 2015/1787/UE della Commissione del 06.10.2015 recante modifica di allegati della direttiva 98/83/CE del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano;
5) Direttiva 2016/1214/UE della Commissione del 25.07.2016 che modifica la direttiva 2006/62/CE per quanto riguarda le norme e le specifiche dei sistemi di qualità per i servizi trasfusionali;

III) direttive europee che non necessitano di attuazione in quanto lo Stato ha già adottato provvedimenti attuativi da cui la Regione non intende discostarsi; rimandando, anche in questo caso, alla relazione accompagnatoria, preciso che concernono i seguenti settori:
- promozione della salute (tre direttive);
- salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (otto direttive);
- area acque (due direttive);
- ict e agenda digitale (una direttiva);
- infrastrutture trasporti e logistica (una direttiva).

Per quanto attiene alle disposizioni attuative di Regolamenti UE, va citato il Regolamento CE n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici (rifusione): registro che la Regione non intende discostarsi dalla disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento prevista con D.lgs. 204/2015 ("Disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento CE n.1223/2009 sui prodotti cosmetici").

Sul fronte delle procedure di infrazione che interessano la Regione del Veneto, le attività per rendere più efficace la gestione delle procedure sono state svolte nel 2016 prendendo in considerazione due esigenze:
a) la necessità di un maggior coordinamento tra le diverse strutture dell'esecutivo coinvolte, al fine di evitare il rischio di frammentazione e sovrapposizione delle competenze all'interno dell'organizzazione regionale;
b) l'esigenza di raccogliere la documentazione relativa alle procedure di infrazione che coinvolgono la Regione, e di inserirla in un archivio che consenta il monitoraggio costante delle medesime e sia volto alla conservazione di tutta la documentazione ad esse relativa.
Parlando di numeri, nel corso del 2016 la Regione ha continuato ad essere coinvolta ancora in sei procedure (di cui solo una derivante da provvedimenti regionali, mentre cinque - che coinvolgono gran parte delle Regioni italiane – sono relative alla non corretta attuazione della normativa europea a livello nazionale).
Di queste sei, nel mese di giugno è stata archiviata la procedura n. 2014/2006 concernente "Normativa italiana in materia di cattura di uccelli da utilizzare a scopo di richiami vivi–Violazione della direttiva 2009/147/CE".
Sono pertanto ancora pendenti le seguenti procedure di infrazione:
1) n. 2009/2034 - Cattiva applicazione della Direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue urbane;
2) n. 2014/2059 - Attuazione in Italia della Direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane;
3) n. 2014/2147 - Cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente - Superamento dei valori limite di PM10 in Italia;
4) n. 2015/2163 - Mancata designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e mancata adozione delle misure di conservazione. Violazione della Direttiva Habitat;
5) n. 2015/2165 – Piani di gestione dei rifiuti.
Infine va richiamata la procedura n. 2003/2077, riguardante la non corretta applicazione delle direttive 75/442/CEE e 91/689/CEE sui rifiuti e le misure di controllo sulle discariche abusive, che nel dicembre del 2014 si è chiusa con sentenza della Corte di Giustizia che ha accertato che 198 discariche italiane (di cui 14 contenenti rifiuti pericolosi), ubicate in 18 Regioni, non erano ancora state adeguate alla normativa europea ed ha inflitto allo Stato italiano la conseguente sanzione pecuniaria.

Per quanto riguarda l'attuazione della legge regionale europea 2014 (l.r. n. 2/2015 – che conteneva sia disposizioni volte all'adeguamento dell'ordinamento regionale (in particolare nei settori del commercio e dell'artigianato) alla normativa statale di recepimento della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, sia disposizioni volte all'attuazione della direttiva 2013/37/UE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico e del regolamento 692/2011 relativo alle statistiche europee sul turismo - le informazioni acquisite dalle strutture regionali competenti non hanno evidenziato rilevanti criticità per l'attuazione delle disposizioni ivi contenute.

Infine, una veloce disamina dell'articolato, che risulta suddiviso in sette Titoli.
Il Titolo I consta del solo articolo 1, di carattere generale e valore introduttivo: è enunciato espressamente il comune principio ispiratore della disciplina normativa proposta, incidente su diversi settori di competenza regionale, ma tesa ad assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale alla normativa dell'UE e alla normativa statale di recepimento della stessa.
Il Titolo II consta del solo articolo 2, che modifica un articolo della l.r. n. 24/2012 (l.r. europea 2012), per aggiornare le disposizioni previgenti in materia di gestione dei siti "Natura 2000" alla nuova realtà amministrativa che si sta delineando e consolidando a livello regionale, con particolare riferimento al nuovo ruolo che avranno le Province e le Unioni Montane, che difficilmente si possono conciliare con la possibilità di gestire le complesse problematiche dei siti della Rete Natura 2000.
Il Titolo III consta di due articoli in materia di turismo:
- l'articolo 3 è volto a recepire le modifiche apportate, con legge n. 115/2015 (legge europea 2014), al decreto legislativo n. 79/2011 di recepimento della "Direttiva 2008/122/CE sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio";
- l'articolo 4 prevede l'abrogazione, nella l.r. n. 33/2002 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" sia della norma regionale prevista dall'articolo 83 "Competenze delle Province" nella parte in cui prevede che le stesse esercitino le funzioni di "pubblicizzazione delle tariffe per le prestazione delle professioni turistiche", sia conseguentemente dell'articolo 88 "Sanzioni amministrative pecuniarie", laddove disciplina l'inosservanza dell'applicazione della tariffa professionale.
L'abrogazione delle norme di cui sopra è necessaria, ai sensi dell'articolo 15 della succitata Direttiva 2006/123/CE, al fine di rispettare i principi di non discriminazione relativamente all'esercizio delle attività turistiche previste dalle ll.rr. 33/2002 e 11/2013.
Il Titolo IV consta degli articoli 5 e 6 in materia di caccia e prelievo venatorio, necessari in relazione all'emanazione, da parte della Commissione europea, della Comunicazione 2014/C 204/01 Orientamenti dell'Unione Europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-2020, che affrontano il tema dei danni da fauna selvatica, dando atto di tutta una serie di vincoli che debbono essere rispettati.
Con l'occasione si "sistematizza" l'inserimento, nella legge regionale n. 50/1993 , del tema complessivo relativo agli indennizzi riservati alle aziende agricole dalla legge n. 157/92.
Il Titolo V consta del solo articolo 7 in materia di concessioni portuali, con cui s'intende recepire il quadro giuridico previsto dalla Direttiva europea 2006/123/Ce (Direttiva servizi) che ha portato una significativa innovazione della normativa in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali lacuali con finalità turistico ricreative e sportive con l'abrogazione del diritto di insistenza di cui all'art. 37, secondo comma, del Codice della Navigazione.
Il Titolo VI dispone modifiche alla citata legge regionale 25/11/2011, n. 26:
- l'articolo 8 apporta modifiche all'articolo 12 al fine di meglio definire la procedura di notifica degli aiuti di Stato anche alla luce di quanto previsto dall'art.45, comma 1, della legge 234/2012;
- l'articolo 9 modifica l'art. 12 bis relativo alle procedure di recupero degli aiuti di Stato oggetto di una decisione di recupero della Commissione europea al fine di adeguarne il testo alla nuova formulazione dell'art. 48, comma 3, della legge 234/2012 che specifica il contenuto del provvedimento che deve essere adottato dalla Regione.
- alla stregua di quanto previsto dall'art. 41, comma 2-bis, della legge 234/2012, l'articolo 10 con l'introduzione del nuovo articolo 12 ter) disciplina la tempistica e le procedure da porre in essere in caso di violazione della normativa europea accertata a seguito di sentenza di condanna della Corte di Giustizia UE dalla quale discendono vincoli o oneri imputabili alla Regione e limitatamente agli ambiti di competenza regionale. Le misure prevedono l'assegnazione agli enti locali inadempienti di un termine congruo per l'adozione dei provvedimenti richiesti e, in caso di mancato adeguamento, l'attivazione di poteri sostitutivi da parte della Regione. La medesima disciplina si estende anche a casi di procedure di infrazione previste dagli articoli 258 e 260 del Trattato sul Funzionamento dell'UE.
Il Titolo VII (disposizioni finali) precisa le modalità di trasmissione della legge regionale europea, una volta approvata, alla Presidenza del C.d.M. (Dipartimento per le politiche europee) e attesta che la sua attuazione non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale.

Rimandando, per maggiori ragguagli sulle singole direttive nonché su ogni procedura d'infrazione interessante la Regione, alla dettagliata relazione accompagnatoria al ddl licenziato dalla Prima Commissione consiliare nella seduta del 20 luglio scorso, aggiungo alcune riflessioni di più ampio respiro su queste tematiche, che auspico possano riscontrare la convergenza delle forze politiche chiamate ad approvare oggi tale provvedimento.
Ritengo che la partecipazione delle Regioni alla formazione e all'attuazione del diritto europeo come prevista dal Trattato di Lisbona rappresentino una sfida fondamentale per il ruolo delle Regioni all'interno della Governance dell'Unione Europea.
La Regione del Veneto ha da sempre voluto affrontare questa sfida per meglio difendere gli interessi dei suoi cittadini e delle sue imprese in un'ottica di collaborazione sia con lo Stato che con l'UE.
L'Europa delle Regioni e non quella degli Stati è il nostro obiettivo, un'Europa quindi diversa, più vicina ai cittadini e ai popoli europei, più democratica e più sensibile alle peculiarità dei livelli regionali che sono la grande ricchezza da valorizzare per ottenere una vera integrazione europea.
Il progetto di legge che ci accingiamo ad approvare oggi rappresenta dunque un nostro atto di responsabilità per essere componenti essenziali di questa nuova Europa che vogliamo costruire vicina alla gente.
Ed è uno dei tanti compiti che i Trattati dell'Unione ci affidano; non dobbiamo infatti dimenticare che la Politica regionale europea prevede la gestione da parte delle Regioni dei Fondi strutturali - più della metà di tutte le risorse di cui dispone il bilancio europeo - dell'informazione verso i cittadini e le imprese delle opportunità che essa offre, del ruolo di guida nei confronti di altri soggetti sul territorio che hanno competenze direttamente affidate dalla Commissione europea.
Dunque una responsabilità che ci compete e che dobbiamo soddisfare con convinzione, grazie sia alla collaborazione con tutti gli Uffici europei preposti e all'impegno che, come Consiglio, dobbiamo dedicare alla nostra Rappresentanza a Bruxelles, una conquista ottenuta molti anni addietro con la c.d. legge Comunitaria del 1996.
Grazie anche a queste collaborazioni dovremo quanto prima valutare la possibilità di una più forte partecipazione alla formazione del diritto europeo, magari ottenendo con maggior anticipo rispetto ad oggi le informazioni su tutti i progetti di legge in gestazione a Bruxelles, ben prima che essi vengano definitivamente approvati; anche questa una sfida che, con i nostri Uffici e con i succitati soggetti sul territorio messi a disposizione dalla Commissione Europea, dobbiamo accettare con convinzione e con determinazione vincere.

In chiusura ripercorro i passaggi salienti dell'istruttoria svolta sul ddl (che ha assunto il numero 255 tra i progetti di legge regionali) dalle Commissioni consiliari:
- in data 5 luglio 2017 la Prima Commissione consiliare ha provveduto ad organizzarne l'illustrazione, estesa a tutti i consiglieri regionali, e ne ha iniziato l'esame;
- ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento, le Commissioni Seconda, Terza e Quinta hanno espresso il parere per le parti di rispettiva competenza alla Prima;
- quest'ultima, dopo approfondito esame, ha concluso i propri lavori sul provvedimento in data 20 luglio 2017, recependo alcune modifiche formali proposte dalla Commissione Seconda con riferimento all'articolo 2, introducendone altre relativamente agli articoli 8 e 10 e, infine, licenziandolo a maggioranza; hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto; si sono astenuti i rappresentanti dei gruppi consiliari Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Movimento 5 Stelle e la componente politica "Articolo 1-Movimento democratico e progressista" del Gruppo Misto.

Per opportuna completezza si riporta altresì la relazione accompagnatoria al disegno di legge così come depositata dalla Giunta regionale.
"Le Regioni e le Province autonome che ad oggi hanno previsto, con una propria legge che regola i rapporti con l'UE (legge regionale di procedura), l'approvazione annuale di una legge per l'attuazione degli obblighi europei sono 19, compreso il Veneto, mentre solo 8 di esse, compreso il Veneto, hanno approvato leggi europee annuali.
Le difficoltà per l'approvazione delle leggi regionali europee sono diverse. Innanzitutto non è facile individuare con chiarezza le direttive UE che incidono nelle materie di competenza regionale, distinguendole da quelle di competenza statale. Ancora oggi infatti non è stata data attuazione alla previsione contenuta nell'articolo 40, comma 5, della Legge 234/2012, che dispone: "Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per gli affari europei ogni sei mesi informa le Camere sullo stato di recepimento delle direttive europee da parte delle regioni e delle province autonome nelle materie di loro competenza, secondo modalità di individuazione di tali direttive da definire con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. A tal fine la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche europee convoca annualmente le regioni e le province autonome nell'ambito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella sessione europea dedicata alla predisposizione del disegno di legge di delegazione europea e del disegno di legge europea di cui all'articolo 29".
Vi è inoltre la difficoltà di introdurre all'interno delle Regioni dinamiche nuove ed unitarie nel recepimento delle direttive UE, lasciato ancora ad interventi di settore per lo più in attuazione di provvedimenti statali di recepimento.
La Regione del Veneto, con la legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 (Norme sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea) ha dettato una disciplina organica sulla partecipazione al processo normativo e attuazione del diritto e delle politiche dell'UE.
La legge regionale 26/2011 pone in capo alla Giunta regionale numerosi adempimenti ricorrenti, tra i quali quello di approvare e presentare al Consiglio regionale ogni anno un Disegno di Legge regionale europea, volto ad assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'UE e, contestualmente, una Relazione che, oltre ad illustrare l'articolato, deve avere specifici contenuti.
In particolare, ai sensi dell'articolo 8 della legge regionale 26/2011:
a) il Disegno di Legge regionale europea, deve contenere:
- le disposizioni legislative di recepimento delle direttive UE che incidono in materie di competenza della Regione, anche modificando le leggi vigenti;
- l'individuazione delle direttive UE alla cui attuazione la Regione può provvedere in via regolamentare o amministrativa, dettando i relativi principi e criteri direttivi;
- le disposizioni attuative dei regolamenti UE, delle sentenze della Corte di Giustizia UE e delle decisioni della Commissione Europea che comportano obbligo di adeguamento per la Regione;
- le modifiche o abrogazioni di norme regionali conseguenti a procedure di infrazione;
b) la Relazione al DDL deve contenere:
- l'illustrazione dell'articolato;
- l'elenco delle direttive UE da attuare;
- l'elenco delle direttive UE che non necessitano di attuazione in quanto sono direttamente applicabili per il loro contenuto preciso e incondizionato, ovvero l'ordinamento regionale è già conforme, ovvero lo Stato ha già adottato provvedimenti attuativi da cui la Regione non intende discostarsi;
- lo stato di attuazione della legge regionale europea dell'anno precedente.
Il Veneto ha adottato le leggi europee per gli anni 2012, 2013 e 2014. Nel 2015 a motivo della fine della legislatura e nel 2016 a seguito del processo di riorganizzazione regionale che ha visto l'avvicendamento degli incarichi dirigenziali, non è stato possibile concludere il procedimento di formazione della legge regionale europea annuale con l'approvazione del DDL, pur essendo stato avviato il relativo iter.
Il 2017 dunque è il quarto anno in cui viene predisposto il disegno di legge regionale europea: considerate le difficoltà sopra evidenziate, la periodica attività di adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'Unione europea (con un intervento normativo unitario ed annuale) dovrà progressivamente assumere una maggiore rilevanza anche al fine di evitare contestazioni da parte della Commissione UE con la possibile apertura di procedure di infrazione.
Al fine di agevolare le Strutture nell'individuazione delle direttive UE cui dare attuazione, sono state monitorate le direttive UE pubblicate nel 2014, 2015 e 2016 ed è stato predisposto un elenco, suscettibile peraltro di integrazioni da parte delle Strutture stesse, suddiviso in due parti: in una prima parte sono state inserite le direttive di maggiore interesse per la Regione (n. 98), divise per materia; in una seconda parte, per completezza, sono state indicate le altre direttive, comprese quelle di competenza statale (n. 56).
È stato predisposto altresì un secondo elenco contenente i decreti legislativi di recepimento da parte dello Stato delle direttive UE pubblicate nel triennio considerato.
Con nota prot. 15236 del 16/01/2017, a firma del Direttore dell'Area Programmazione e Sviluppo Strategico, è stato chiesto ai Direttori di Area e di Direzione di voler coordinare le Strutture afferenti al fine di individuare:
a) le direttive UE da recepire, incidenti nel proprio ambito di competenza, distinguendo quelle da attuare in via legislativa - con disposizioni quindi da inserire nel DDL - da quelle da attuare in via regolamentare o amministrativa;
b) le direttive UE che non necessitano di attuazione , in quanto direttamente applicabili, ovvero l'ordinamento regionale è già conforme, ovvero esistono già provvedimenti statali di attuazione da cui la Regione non intende discostarsi.
Le Strutture sono state invitate a segnalare altresì l'esistenza di casi di probabile o accertata difformità dell'ordinamento regionale dall'ordinamento dell'UE, in relazione ai quali appaia necessario introdurre delle modifiche legislative, a seguito di intervenute sentenze della Corte di Giustizia o decisioni della Commissione Europea, oppure a seguito dell'apertura di procedure di infrazione o di casi Eu Pilot.
In collaborazione con le Strutture regionali competenti sono state quindi individuate alcune direttive da attuare nonché le direttive che, pur incidendo su settori di competenza regionale, non necessitano di attuazione.
In particolare, il disegno di legge proposto contiene:
1. disposizioni in materia di parchi e biodiversità: direttiva 1992/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, direttiva 2009/147/CE relativa alla conservazione degli uccelli selvatici;
2. disposizioni in materia di turismo: direttiva 2008/122/CE, relativa alla tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio, come recepita dal D.lgs. 23/05/2011, n. 79; direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno;
3. disposizioni in materia di caccia e prelievo venatorio: comunicazione 2014/C del 01/07/2014 "Orientamenti dell'Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-2020";
4. disposizioni in materia di concessioni portuali; direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno;
5. modifiche della legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 "Norme sulla partecipazione delle Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea".

A) Le direttive da attuare, da attuare successivamente e che non necessitano di attuazione

Di seguito si elencano le direttive segnalate dalle competenti Strutture come incidenti nel proprio ambito di competenza, distinguendo quelle da attuare con il presente Disegno di Legge da quelle evidenziate come direttive che non necessitano di attuazione o da attuare in secondo momento.

I) Direttive europee da attuare in via legislativa o regolamentare

1) Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno - GUUE L 376 del 27/12/2006. La direttiva è stata recepita dallo Stato con D.lgs. 26/3/2010, n. 59, modificato e integrato dal D.lgs. 6 agosto 2012, n. 147 "Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, recante "Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno""- da attuare in via legislativa;
2) Direttiva 2008/122/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 gennaio 2009 sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio – GUUE L 33/10 del 03/02/2009. La Direttiva è stata recepita con D.lgs. 23/05/2011, n.79, modificato dall'art. 9 della Legge 29/07/2015, n. 115"Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea 2014" - da attuare in via via legislativa;
3) Direttiva 1992/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche - GUUE L 206 del 22/07/1992. La Direttiva è stata recepita con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 - da attuare in via legislativa;
4) Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30/11/2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici - GUUE L20 del 20/01/2010. La direttiva è stata recepita con L. 4 giugno 2010, n.96 - da attuare in via legislativa;
5) Comunicazione 2014/C 204/01"della Commissione europea del 01/07/2014 "Orientamenti dell'Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014—2020 - GUUE C 204/01 del 01/07/2014 - da attuare in via legislativa;
II) Direttive europee da attuare successivamente in via legislativa

1) Direttiva 2016/798/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 11.05.2016 sulla sicurezza delle ferrovie-GUUE L138 del 26/5/2016.
La direttiva non è stata ancora recepita dallo Stato italiano, ma la Regione ritiene di dover attendere i provvedimenti statali di recepimento trattandosi di norme tecniche od organizzative che riguardano l'armonizzazione delle infrastrutture ferroviarie a livello europeo nonché diritti che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
2) Direttiva 2016/797/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 11.05.2016 relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario dell'UE- GUUE L138 del 26/5/2016.
La direttiva non è stata ancora recepita dallo Stato italiano, ma la Regione ritiene di dover attendere i provvedimenti statali di recepimento trattandosi di norme tecniche od organizzative che riguardano l'armonizzazione delle infrastrutture ferroviarie a livello europeo nonché diritti che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
3) Direttiva 2016/2370/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 14.12.2016 sull'apertura dei mercati dei servizi di trasporto nazionale di passeggeri e la governance dell'infrastruttura ferroviaria-GUUE L352 del 23/12/2016.
La direttiva non è stata ancora recepita dallo Stato italiano, ma la Regione ritiene di dover attendere i provvedimenti statali di recepimento trattandosi di norme tecniche od organizzative che riguardano l'armonizzazione delle infrastrutture ferroviarie a livello europeo nonché diritti che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
4) Direttiva 2015/1787/UE della Commissione del 06.10.2015 recante modifica degli allegati II e III della direttiva 98/83/CE del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano-GUUE L260 del 7/10/2015.
La direttiva non è stata ancora recepita dallo Stato italiano, ma la Regione, considerata l'esigenza di assicurare una disciplina conforme a quella prevista a livello nazionale, ritiene di dover attendere i provvedimenti statali di recepimento.
5) Direttiva 2016/1214/UE della Commissione del 25.07.2016 che modifica la direttiva 2006/62/CE per quanto riguarda le norme e le specifiche dei sistemi di qualità per i servizi trasfusionali- GUUE L199 del 26/7/2016.
La direttiva non è ancora stata recepita dallo Stato italiano ma, visto il contenuto di tale provvedimento che impone agli Stati membri di dotarsi di linee direttrici di buone prassi da far utilizzare a tutti i servizi trasfusionali nel loro sistema di qualità e che le medesime buone prassi tengono conto dei principi e orientamenti di cui all'art. 47 primo comma della Direttiva 2001/83/Ce, la Regione ritiene di attendere i provvedimenti statali di recepimento.

III) Direttive europee che non necessitano di attuazione in quanto lo Stato ha già adottato provvedimenti attuativi da cui la Regione non intende discostarsi

Promozione della salute
1) Direttiva Delegata 2014/109/UE della Commissione direttiva delegata del 10 ottobre 2014, che modifica l'allegato II della direttiva 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio stabilendo il catalogo delle avvertenze illustrate da utilizzare sui prodotti del tabacco – GUUE L360 del 17 dicembre 2014.
La Direttiva è stata recepita con D.lgs. 12 gennaio 2016, n. 6 - Recepimento della direttiva 2014/40/UE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati e che abroga la direttiva 2001/37/CE;
2) Direttiva 2015/566/UE della Commissione dell'8 aprile 2015 che attua la direttiva 2004/23/CE per quanto riguarda le procedure volte a verificare il rispetto delle norme di qualità e di sicurezza equivalenti dei tessuti e delle cellule importati –GUUE L 93 del 9 aprile 2015.
La Direttiva è stata recepita con il D.M. 15/11/2016 - Attuazione della direttiva 2015/566/UE della Commissione dell'8 aprile 2015, che attua la direttiva 2004/23/CE per quanto riguarda le procedure volte a verificare il rispetto delle norme di qualità e di sicurezza equivalenti dei tessuti e delle cellule importati;
3) Direttiva 2015/565/UE della Commissione dell'8 aprile 2015 che modifica la Direttiva 2006/86/CE, per quanto riguarda determinate prescrizioni tecniche relative alla codifica dei tessuti e cellule umani.
La direttiva è stata recepita dallo Stato italiano con il D.lgs. 16 dicembre 2016 n. 256 - Attuazione della direttiva 2015/565/UE che modifica la direttiva 2006/86/CE per quanto riguarda determinate prescrizioni tecniche relative alla codifica di tessuti e cellule umani.

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
4) Direttiva 2014/84UE della Commissione del 30 giugno 2014 che modifica l'allegato II del decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54, sulla sicurezza dei giocattoli, in attuazione delle direttive della Commissione 2014/84/UE del 30 giugno 2014, 2014/79/UE del 20 giugno 2014 e 2014/81/UE del 23 giugno 2014, per quanto riguarda il nickel, le sostanze TCEP, TCPP e TDCP e il bisfenolo A. (15A03085) (GU Serie Generale n.97 del 28-4-2015)- GUUE L192 del 1/7/2014.
La direttiva è stata recepita con D.M. 3 febbraio 2015 – Sicurezza giocattoli;
5) Direttiva 2014/81/UE del 23.06.2014 della Commissione che modifica l'allegato II, appendice C, della direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei giocattoli per quanto riguarda il bisfenolo A (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L183 del 24/6/2014.
La direttiva è stata recepita con D.M. 3 febbraio 2015 – Sicurezza giocattoli;
6) Direttiva 2014/79/UE della Commissione del 20.06.2014 che modifica l'allegato II, appendice C, della direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei giocattoli, per quanto riguarda le sostanze TCEP, TCPP e TDCP (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L182 del 21/6/2014.
La direttiva è stata recepita con D.M. 3 febbraio 2015 – Sicurezza giocattoli;
7) Direttiva 2014/27/UE della Parlamento europeo e del Consiglio del 26.02.2014 che modifica le direttive 92/58/CEE, 92/85/C EE, 94/33/CE, 98/24/CE del Consiglio e la direttiva 2004/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio allo scopo di allinearle al regolamento (CE) n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele-GUUE L65 del 5/3/2014.
La direttiva è stata recepita con D.lgs. 15 febbraio 2016 n.39 - Attuazione della direttiva 2014/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, che modifica le direttive 92/58/CEE, 92/85/CEE, 94/33/CE, 98/24/CE del Consiglio e la direttiva 2004/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, allo scopo di allinearle al regolamento (CE) n. 1272/2008, relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele;
8) Direttiva 2015/863/UE delegata della Commissione del 31.03.2015 recante modifica dell'allegato II della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'elenco delle sostanze con restrizioni d'uso (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L137 del 4/6/2015.
La direttiva è stata recepita con D.M. 6 agosto 2015 - Attuazione delle direttive delegate della Commissione europea 2015/573/UE, 2015/574/UE del 30 gennaio 2015 e 2015/863 del 31 marzo 2015 di modifica degli allegati del decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 27 sulla restrizione di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche;
9) Direttiva 2015/2117/UE della Commissione del 23/11/2015 che modifica, allo scopo di adottare valori limite specifici per i prodotti chimici utilizzati nei giocattoli, l'allegato II, appendice C, della direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei giocattoli per quanto riguarda il clorometilisotiazolinone e il metilisotiazolinone, singolarmente o in una miscela con rapporto 3:1 (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L306 del 24/11/2015.
La direttiva è stata recepita con D.M. 15 giugno 2016 - Modifiche all'allegato II, appendice C, del decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54, in attuazione delle direttive 2015/2115/UE, 2015/2116/UE e 2015/2117/UE della Commissione del 23 novembre 2015, per quanto riguarda la formammide, il benzisotiazolinone e, singolarmente o in una miscela con rapporto 3:1, il clorometilisotiazolinone e il metilisotiazolinone;
10) Direttiva 2015/2116/UE della Commissione del 23/11/2015 che modifica, allo scopo di adottare valori limite specifici per i prodotti chimici utilizzati nei giocattoli, l'allegato II, appendice C, della direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei giocattoli per quanto riguarda il benzisotiazolinone (Testo rilevante ai fini del SEE) –GUUE L306 del 24/11/2015.
La direttiva è stata recepita con D.M. 15 giugno 2016 - Modifiche all'allegato II, appendice C, del decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54, in attuazione delle direttive 2015/2115/UE, 2015/2116/UE e 2015/2117/UE della Commissione del 23 novembre 2015, per quanto riguarda la formammide, il benzisotiazolinone e, singolarmente o in una miscela con rapporto 3:1, il clorometilisotiazolinone e il metilisotiazolinone;
11) Direttiva 2015/2115/UE della Commissione che modifica, allo scopo di adottare valori limite specifici per i prodotti chimici utilizzati nei giocattoli, l'allegato II, appendice C, della direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei giocattoli per quanto riguarda la formammide (Testo rilevante ai fini del SEE) –GUUE L306 del 24/11/2015.
La direttiva è stata recepita con D.M. 15 giugno 2016 - Modifiche all'allegato II, appendice C, del decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54, in attuazione delle direttive 2015/2115/UE, 2015/2116/UE e 2015/2117/UE della Commissione del 23 novembre 2015, per quanto riguarda la formammide, il benzisotiazolinone e, singolarmente o in una miscela con rapporto 3:1, il clorometilisotiazolinone e il metilisotiazolinone;

Area acque
12) Direttiva 2014/101/UE della Commissione del 30 ottobre 2014 che modifica la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque- GUUE L 311 del 31/10/2014.
La direttiva è stata recepita con D.M. 15 luglio 2016 - Modifiche dell'allegato 1 alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, in attuazione della direttiva 2014/101/UE della Commissione del 30 ottobre 2014 che modifica la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque;
13) Direttiva 2014/80/UE della Commissione del 20.06.2014, che modifica l'allegato II della direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L182 del 21/6/2014.
La direttiva è stata recepita con D.M. 6 luglio 2016 - Recepimento della direttiva 2014/80/UE della Commissione del 20 giugno 2014 che modifica l'allegato II della direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento.

Ict e Agenda digitale
14) Direttiva 2014/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15.05.2014 recante misure volte a ridurre i costi dell'installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L155 del 23/5/2014.
La direttiva è stata recepita con D.lgs. 15 febbraio 2016, n. 33 - Attuazione della direttiva 2014/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, recante misure volte a ridurre i costi dell'installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità.

Infrastrutture trasporti e logistica
15) Direttiva 2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (rifusione) (Testo rilevante ai fini del SEE)-GUUE L343 del 14/12/2012.
La direttiva è stata recepita con D.lgs. 15 luglio 2015 n.112 - Attuazione della direttiva 2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (Rifusione).

B) I Regolamenti e le Decisioni

Regolamento CE n.1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici (rifusione)-GUUE L 342 del 22/12/2009.
La Regione non intende discostarsi dalla disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento prevista con D.lgs. 4 dicembre 2015, n.204 - Disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici;

C) Le procedure di infrazione che interessano la Regione del Veneto

C.1) Le attività svolte nel 2016 per una più efficace gestione delle procedure di infrazione

Al fine di rendere più efficace la gestione delle procedure di infrazione e dei casi Eu Pilot sono state prese in considerazione due esigenze:
a) da un lato, la necessità di un maggior coordinamento tra le diverse Strutture della Giunta regionale coinvolte, al fine di evitare il rischio di frammentazione e sovrapposizione delle competenze all'interno dell'organizzazione regionale;
b) dall'altro, l'esigenza di raccogliere inserirla nella documentazione relativa alle procedure di infrazione ed ai casi Eu Pilot che coinvolgono la Regione, e di un archivio creato, che consenta il monitoraggio costante delle procedure e sia volto alla conservazione di tutta la documentazione ad esse relativa.

a) Attività svolta per un maggior coordinamento delle Strutture regionali.
Si è ritenuto opportuno definire un modello procedimentale da seguire, sì da assicurare il rispetto dei termini imposti dall'UE, evitando sovrapposizioni di competenze e garantendo altresì un adeguato flusso informativo tra le diverse Strutture regionali interessate.
A tal fine con l'Informativa alla Giunta regionale, adottata il 6 agosto 2013 (deliberazione n. 30/INF), sono stati delineati i principali passaggi procedurali da seguire all'interno dell'organizzazione della Giunta regionale successivamente all'invio, da parte del Dipartimento per le Politiche Europee, delle comunicazioni di avvio di una procedura di infrazione o di un caso Eu Pilot.
Con la successiva nota del 16 agosto 2013 (prot. n. 34138) integrata in data 29 gennaio 2015 (prot. n. 39047) a firma del Segretario Generale della Programmazione, tutti i Dirigenti sono stati informati in ordine alle modalità procedurali da seguire nella gestione della documentazione e delle informazioni relative alle procedure di infrazione ed ai casi Eu Pilot, in conformità a quanto stabilito con l'Informativa.
Ad oggi si può ritenere che le Strutture regionali operino rispettando i passaggi procedurali delineati nella circolare del 16 agosto 2013 nonché della successiva 29 gennaio 2015.

b) Attività svolta per semplificare ed organizzare la gestione delle procedure: la creazione dell'archivio.
Nel corso del 2016, l'archivio creato nell'anno 2013 al fine di raccogliere tutta la documentazione inerente le contestazioni alla normativa europea- è stato implementato sia con l'inserimento di nuove pratiche, a seguito dell'apertura di nuove procedure di infrazione o di nuovi casi Eu Pilot, sia con l'inserimento di documentazione per il continuo aggiornamento della banca dati in base alle nuove informazioni pervenute. L'archivio è diviso in due sezioni, al fine di consentire una gestione organica dei casi di precontenzioso con l'Unione europea.
Innanzitutto, è stato necessario creare un archivio storico cartaceo, in cui è stata raccolta e ordinata per numero di procedura tutta la documentazione cartacea inviata dalle Strutture che negli anni precedenti al 2012, a diverso titolo, si sono occupate di procedure di infrazione.
Dall'altro, si è creato un archivio - sia cartaceo che informatico - con riferimento a tutte le comunicazioni ed alla corrispondenza intervenuta negli anni in ordine alle procedure infrazione ed ai casi Eu Pilot a partire dal 2012.
Ciò consente di tenere monitorato lo stato di ciascuna procedura, ed i termini in scadenza (per esempio, per fornire chiarimenti e informazioni al Dipartimento per le Politiche Europee o per controdedurre alle osservazioni formulate dalla Commissione Europea).
A differenza della raccolta in ordine cronologico (che viene creata di anno in anno), in questo archivio sono raccolti tutti i documenti relativi a ciascuna procedura di infrazione o ciascun caso Eu-Pilot, e quindi è riferito ad un arco temporale pluriennale.

C.2) I numeri delle procedure di infrazione

Nel corso del 2016 la Regione ha continuato ad essere coinvolta ancora in sei procedure di infrazione (di cui solo una derivante da provvedimenti regionali, mentre cinque - che coinvolgono gran parte delle Regioni italiane – sono relative alla non corretta attuazione della normativa europea a livello nazionale).
Di queste sei, nel mese di giugno, è stata archiviata la procedura di infrazione n. 2014/2006 concernente "Normativa italiana in materia di cattura di uccelli da utilizzare a scopo di richiami vivi – Violazione della direttiva 2009/147/CE"
A seguito del parere motivato della Commissione, inviato con nota del 26 novembre 2014 alle Autorità italiane, in data 13 gennaio 2015, con nota prot. n. 13735, la Regione ha inviato formale riscontro alle richieste formulate dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
In data 2 febbraio 2015 il Dipartimento Politiche Europee ha trasmesso alla Commissione la nota del MATTM prot. n. GAB 1935 del 30 gennaio 2015, contenente gli elementi di risposta al parere motivato forniti dalle Regioni coinvolte nella procedura, con riguardo sia al quadro normativo di riferimento sia alla situazione relativa alle catture di uccelli da richiamo autorizzate.
Al fine di allineare la legislazione nazionale agli obblighi di cui alla direttiva n. 2009/147/UE, il Governo italiano è intervenuto nuovamente sul comma 3 dell'articolo 4 della L. 157/1992, prevedendo che l'attività di cattura per l'inanellamento e per la cessione ai fini di richiamo può essere svolta esclusivamente con mezzi, impianti o metodi di cattura non vietati ai sensi dell'allegato IV della direttiva 2009/147/UE; conseguentemente è stata disposta l'abrogazione dei commi 1bis e 1ter dell'articolo 16 del d.l. n. 91/2014 (convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116) riguardanti l'obbligo di rispettare, per l'autorizzazione alla gestione degli impianti di cattura dei richiami vivi, "le condizioni e le modalità previste all'articolo 19 bis" (relativo alle autorizzazioni per la caccia in deroga) e le relative modalità attuative. Siffatto intervento correttivo è stato inserito all'articolo 21 della legge 29 luglio 2015, n. 115 (legge europea 2014) e trasmesso alla Commissione al fine di porre rimedio alla violazione contestata e costituire il presupposto per una possibile archiviazione della procedura di infrazione.
La Commissione, in data 10 novembre 2015, ha comunicato che era in corso l'attività volta a verificare l'adozione, da parte delle Regioni, nel periodo estivo 2015, di decreti che autorizzano la cattura con le reti di uccelli da utilizzare a scopo di richiami vivi; e che, in caso affermativo, sarebbero state condotte verifiche in merito agli interventi e assunti i provvedimenti conseguentemente dalle Autorità italiane.
Per quanto riguarda il Veneto, anche per la stagione venatoria 2015-2016 la Regione non ha approvato alcun progetto di attivazione di impianti di cattura.
A seguito della modifica introdotta con la legge n. 115/2015, e solo dopo la conferma da parte del Governo italiano che nella stagione venatoria 2015-2016 non sono state attivate deroghe in tal senso, la Commissione, nella seduta del 16 giugno 2016, ha deliberato l'archiviazione della procedura di infrazione, come comunicato in data 21 giugno 2016, con nota prot. n. 7485 del Dipartimento per le Politiche Europee, Struttura di Missione per le Procedure di Infrazione.
Infine, il Ministro per l'Ambiente ha ritenuto opportuna l'istituzione di un tavolo tecnico presso la Conferenza Stato-Regioni, con il supporto dell'ISPRA e con la partecipazione del Dipartimento delle Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per definire linee guida volte ad agevolare l'applicazione delle deroghe degli allevamenti degli uccelli da richiamo.

Sono pertanto ancora pendenti le seguenti procedure di infrazione:
1) Procedura di infrazione n. 2009/2034 - Cattiva applicazione della Direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue urbane. Fase della procedura: Sentenza della Corte di Giustizia del 10/4/2014 di condanna della Repubblica italiana, ai sensi dell'art. 258 TFUE (Causa C-85/13).
La procedura riguarda gli agglomerati con carico superiore a 10.000 a.e. (abitanti equivalenti) recapitanti in area sensibile o bacino drenante in area sensibile. La sentenza di condanna riguarda la Regione Veneto solo con riferimento all'agglomerato di Thiene (VI), per il mancato rispetto dell'art.4 della direttiva (in base al quale le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie devono essere sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente).
Con nota prot. n. 0013339/STA del 14/07/2016 il MATTM ha chiesto alle Regioni di trasmettere, ciascuna per gli agglomerati di competenza, aggiornamenti in merito allo stato di attuazione delle iniziative assunte e degli interventi programmati per la risoluzione delle stesse.
La Regione, con lettera prot. n. 286855 del 26/07/2016, ha fornito le informazioni richieste allegando Relazioni illustrative e Tabelle riepilogative, evidenziando che la configurazione dell'agglomerato è stata modificata con DGR n. 1955 del 23/12/2015 di approvazione della "Revisione degli agglomerati individuati, ai sensi della Direttiva 91/271/CEE, D.lgs. 152/2006 e Piano di Tutela delle Acque, con DGR n. 3856 del 15/12/2009".
Con tale provvedimento la Regione, sulla base delle proposte di revisione dei Consigli di Bacino e Società di Gestione del Servizio Idrico Integrato, approvate con DGR n. 1442 del 05/08/2014, ha approvato la nuova configurazione degli agglomerati ed i relativi nuovi carichi.
Per quanto riguarda l'agglomerato di "Thiene", la nuova configurazione individua i due agglomerati "Thiene" ed "Asiago".
In particolare, le aree montane dei comuni di Asiago, Gallio e parte di Roana (nello specifico le frazioni di Camporovere, Canove, Cesuna e Treschè Conca) costituiscono un nuovo agglomerato che fa capo al depuratore di Asiago in fase di ampliamento.
La nuova configurazione tiene conto, oltre che delle variazioni della pianificazione dei Consigli di Bacino, dell'orografia territoriale e della significativa discontinuità urbanistica.
L'attuale potenzialità degli impianti di depurazione centralizzati di Thiene ed Asiago è pari rispettivamente a 127.000 e 20.000 a.e., già in grado di trattare tutto il carico generato dagli agglomerati di riferimento, pertanto i due agglomerati sono adeguati al criterio della copertura della capacità depurativa.
L'Accordo di Programma Quadro per la Regione del Veneto (APQ VEPI) avente quale obiettivo il finanziamento di interventi per il potenziamento della capacità di depurazione dei reflui urbani, in considerazione delle procedure di contenzioso e pre-contenzioso comunitario avviate per la mancata conformità alle disposizioni di cui alla direttiva 91/271/CEE del 21 maggio 1991, con riferimento agli agglomerati di Thiene ed Asiago ha previsto i seguenti interventi.
Per l'"Ampliamento impianto di depurazione di Thiene", con nota DICA 0031715 P-4.8.1.4.1 del 14.12.2015, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha trasmesso copia conforme del DPCM 29 ottobre 2015, che nominava il Dirigente del Settore Sistema Idrico Integrato del Dipartimento Ambiente della Regione Veneto, ing. Fabio Strazzabosco, quale Commissario straordinario per la progettazione, l'affidamento e la realizzazione dei lavori relativi all'intervento di cui trattasi.
In data 21/01/2016 è stato approvato il progetto preliminare dell'intervento, e con Decreto n. 18 del 23/09/2016 del Direttore della Direzione "Commissioni Valutazioni" della Regione si è conclusa favorevolmente la procedura di VIA regionale.
Il Commissario straordinario, infine, ha recentemente approvato con proprio provvedimento del 16/12/2016 gli esiti della gara di appalto integrato per i lavori di adeguamento ed ampliamento dell'impianto di depurazione di Thiene ed in data 28/03/2017 ha sottoscritto il contratto con l'impresa aggiudicataria.
Per l'"Adeguamento e riqualifica funzionale del sistema fognario della zona di ricarica dell'Altopiano di Asiago - Attivazione condotta Roana - Rotzo", in data 02/10/2015, sono stati aggiudicati i lavori principali (altri preliminari, quali la bonifica bellica, erano stati già aggiudicati).La condotta principale che, tramite il collettore della Valle dell'Astico, consente l'invio dei reflui all'impianto di Thiene è completata e si sono conclusi gli interventi per il collegamento alla condotta degli impianti minori di Cavrari, Castelletto, Sabaus, Orchental, Pozza, Valdassa e Valle con la loro conseguente dismissione.
Riguardo alla porzione di territorio gestito dalla società di gestione AVS (Alto Vicentino Servizi), si è conclusa la realizzazione del c.d. "Tronco D" con la conseguente dismissione di tutti gli impianti minori dislocati lungo la parte alta della Valle dell'Astico ed il loro conferimento all'impianto centralizzato di Thiene. Sempre nell'ambito del conseguimento della conformità della porzione dell'agglomerato di Thiene ora denominato "Asiago", infine, in data 12/11/2015 la Società ETRA ha provveduto alla consegna dei lavori per il potenziamento dell'impianto di Asiago da 20.000 a 35.000 a.e. I lavori sono conclusi ed attualmente si è in fase di messa in esercizio delle nuove sezioni a membrane, pur restando l'impianto in grado di trattare comunque i reflui aggiuntivi in arrivo dalle fosse Imhoff dismesse. Il completamento del "Tronco D", l'ampliamento dell'impianto di Asiago e la conseguente dismissione di tutti gli impianti minori lungo la Valle dell'Astico nell' "Altopiano di Asiago", hanno consentito il conseguimento della conformità strutturale per l'agglomerato di Thiene, da ritenersi di conseguenza pienamente tale anche nella nuova configurazione separata (Thiene ed Asiago) approvata con la DGR n. 1955 del 23/12/2015.
Nel 2017 si procederà al previsto campionamento degli scarichi degli impianti di Thiene ed Asiago, a conferma e verifica del raggiungimento della conformità.
Occorre considerare che il Ministero dell'Ambiente ha trasmesso, in data 10 febbraio 2017, la nota della Commissione Europea del 31 gennaio 2017 che informa il Governo italiano sugli esiti delle valutazioni eseguite sulla documentazione trasmessa dalle Autorità italiane nel periodo novembre 2015–gennaio 2017. In particolare risulta che per l'agglomerato di Thiene permangono pendenti tutte le violazioni sollevate. La CE richiede informazioni aggiornate che dovranno essere trasmesse al Ministero dell'Ambiente entro il 30 maggio 2017.
Inoltre con D.L. 29 dicembre 2016, n. 243, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18 (all'articolo 2, comma 1), è stabilito che il Presidente del Consiglio dei Ministri con proprio decreto nomina un Commissario straordinario unico(e al comma 4), la conseguente cessazione dei Commissari straordinari che erano stati nominati per l'adeguamento alla sentenza di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea pronunciata il 10 aprile 2014.
ANNO 2017- In data 28 marzo 2017 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha trasmesso lo schema del decreto concernente la nomina del Commissario straordinario unico e che prevede tra l'altro che debbano essere "sentiti i Presidenti delle Regioni interessate". La Regione ha dato riscontro con nota del 6 aprile 2017, inoltre, con nota prot. 195172 del 18 maggio 2017, ha risposto alla richiesta del MATTM del 10 febbraio 2017 fornendo le informazioni aggiornate a maggio 2017.

2) Procedura di infrazione n. 2014/2059 - Attuazione in Italia della Direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane (ex Pilot 1976/2011/ENVI).
Fase della procedura: Parere motivato complementare ai sensi dell'art. 258 TFUE
La procedura di infrazione è stata aperta con lettera di costituzione in mora del 31/3/2014, a seguito della chiusura negativa del caso Eu Pilot 1976/2011/ENVI.
La Commissione ha ritenuto che l'Italia sia venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi della direttiva con riferimento a 880 agglomerati, aventi un carico generato maggiore di 2000 abitanti equivalenti, e a 55 aree sensibili; la Regione del Veneto risultava coinvolta per 37 agglomerati e 3 aree sensibili.
Sulla base delle informazioni e delle osservazioni inoltrate dalle Autorità italiane, la Commissione, con nota del 26 marzo 2015, indirizzava alla Repubblica Italiana un parere motivato, successivamente trasmesso alle Regioni coinvolte con nota del 13 aprile 2015, prot. n. 4628, del MATTM.
Con riferimento alla Regione del Veneto, sette agglomerati, inclusi in precedenza nella lettera di costituzione in mora, venivano esclusi: Arquà Polesine, Arsiè, Camposampiero, Maserà, Noventa Vicentina, Ormelle e Zero Branco.
Per i restanti agglomerati e per le aree sensibili di competenza regionale inclusi nel parere motivato, la Regione ha provveduto a fornire, con nota prot. n. 226070 del 29/5/2015, ulteriori chiarimenti precisando, in particolare, di aver avviato una revisione completa degli agglomerati alla luce della necessità di ridefinire ed aggiornare con maggior attendibilità i confini degli stessi e l'ammontare del carico generato nelle sue componenti (residenziale, fluttuante ed industriale).
Con il Piano Straordinario di tutela e gestione della risorsa idrica di cui all'art. 1, comma 112, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (già citato con riferimento alla procedura di infrazione n. 2009/2034) per gli agglomerati di Falcade, Arquà Polesine (quest'ultimo, peraltro, non contenuto nel parere motivato), Pederobba, Gaiarine, Erbè-Sorgà, Fossalta di Portogruaro, Salgareda-Chiarano e Longarone, sono stati finanziati i seguenti interventi di adeguamento degli schemi fognario-depurativi:
- Falcade - "Realizzazione nuovo impianto di depurazione di Falcade";
- Arquà Polesine - "Adeguamento tecnologico e potenziamento depuratore di Arquà Polesine con tecnologia MBR";
- Pederobba - "Nuovo depuratore Crocetta del Montello – 1° lotto";
- Gaiarine - "Realizzazione condotta di collegamento di piccoli impianti all'impianto consortile di Campomolino ed estensione rete fognaria";
- Erbè-Sorgà - "Adeguamento sistema fognario depurativo a servizio dei comuni di Erbè e Sorgà – Nuovo impianto di depurazione presso località Bonferraro";
- Fossalta di Portogruaro - "Progetto per interventi di adeguamento della rete fognaria aree produttive a sud SS14 - Collettamento zona San Biagio e località Sacilato";
- Longarone - "Realizzazione nuovo impianto di depurazione di Longarone ed ampliamento schema fognario depurativo comunale".
Con riferimento ai succitati interventi lo stato di attuazione viene di seguito descritto per singola voce.
- Riguardo alla "Realizzazione nuovo impianto di depurazione di Falcade" sono stati aggiudicati i lavori il 20/10/2016 e se ne prevede la conclusione entro il 2018.
- Per quanto attiene l'agglomerato di Arquà Polesine (peraltro non incluso dal Parere motivato) il progetto per l' "Adeguamento tecnologico e potenziamento depuratore di Arquà Polesine con tecnologia MBR" ha acquisito in data 29/10/2015 il parere favorevole della Commissione Tecnica provinciale Ambiente della Provincia di Rovigo. I lavori si sono conclusi.
- Il Progetto esecutivo del "Nuovo depuratore Crocetta del Montello - 1° lotto" è stato approvato in data 20/10/2016. L'aggiudicazione definitiva è prevista entro il 20/05/2017 e la conclusione degli stessi entro il 30/04/2018.
- Per l'agglomerato di Gaiarine l'intervento per la "Realizzazione condotta di collegamento di piccoli impianti all'impianto consortile di Campomolino ed estensione rete fognaria" è stato aggiudicato in data 21/10/2015 ed attualmente sono in fase esecutiva i lavori con conclusione prevista entro il 2017.
- L'"Adeguamento sistema fognario depurativo a servizio dei comuni di Erbè e Sorgà - Nuovo impianto di depurazione presso località Bonferraro" è stato approvato dal Consiglio di bacino "Veronese" in data 16/10/2015; la conferenza di servizi del Consiglio di Bacino "Veronese" ha approvato il progetto definitivo ed ha acquisito il parere della CTPA (Commissione Tecnica Provinciale Ambiente) della provincia di Verona. I lavori sono stati aggiudicati e se ne prevede la conclusione entro il primo semestre del 2018.
- Gli interventi di "Adeguamento della rete fognaria aree produttive a sud SS14 - Collettamento zona San Biagio e località Sacilato" da realizzarsi nell'ambito dell'agglomerato di Fossalta di Portogruaro sono stati aggiudicati in data 03/02/2016. In data 27/12/2016 si sono completate le opere principali mentre sono in fase conclusiva gli interventi complementari.
- Il "Potenziamento sistema depurativo di Chiarano" è stato definitivamente aggiudicato in data 21/10/2015, e sono conclusi i lavori di realizzazione ed avviate le operazioni di collaudo.
- Infine per quanto attiene l'agglomerato di Longarone, in data 19/11/2015 il Consiglio di bacino "Dolomiti bellunesi" ha approvato il progetto definitivo dell'intervento denominato "Realizzazione nuovo impianto di depurazione di Longarone ed ampliamento schema fognario depurativo comunale". I lavori sono iniziati in data 02/08/2016 e se ne prevede la conclusione a fine 2017.
È altresì pervenuta una richiesta di integrazione da parte del MATTM, nota prot. 0020343/STA del 04/11/2016, avente ad oggetto "Direttiva 91/271/CEE Procedure di infrazione 2004/2034, 2009/2034 e 2014/2059.- Informazione dettagliate sul carico generato" a cui si è dato riscontro con nota del Direttore della Direzione Difesa del Suolo, prot. n. 434482 del 08/11/2016, trasmettendo informazioni di dettaglio relative al carico attribuito a ciascun agglomerato interessato dalle procedure d'infrazione per gli agglomerati di "Thiene" e di "Asiago" (ex "Thiene"). Inoltre il MATTM con nota prot. 0020283/STA del 03/11/2016 avente ad oggetto "Direttiva 91/271/CEE Procedure di infrazione 2014/2059. Richiesta elementi integrativi" ha richiesto rapporti di prova analitici. Con lettera del Direttore della Direzione Difesa del Suolo, prot. 479263 del 07/12/2016, si è dato seguito alla nota del MATTM trasmettendo i dati, come richiesto, via posta elettronica.
Infine la Direzione Difesa del Suolo in data 20 dicembre 2016 con nota prot. 497047 invita i Consigli di Bacino ad attivarsi nelle sedi opportune per dare corso celermente a tutti gli interventi di completamento/adeguamento degli schemi fognari-depurativi a servizio degli agglomerati regionali con particolare riguardo a quelli coinvolti in contenziosi comunitari.
Il MATTM, con nota prot. 11168 del 26 maggio 2017, ha comunicato che la Commissione Europea, esaminata la documentazione trasmessa nel periodo tra luglio 2015-gennaio 2017 (primo riscontro) e i successivi aggiornamenti al parere motivato del 27 marzo 2015, ha emesso in data 17 maggio 2017 un parere motivato complementare, ai sensi dell'art. 258 del TFUE, che con riguardo al Veneto interessa 24 agglomerati (sui 37 originari) e 3 aree sensibili.
Il MATTM ha chiesto ulteriori informazioni ai rilievi mossi da trasmettere entro il 23 giugno 2017.

3) Procedura di infrazione n. 2014/2147 - Cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente - Superamento dei valori limite di PM10 in Italia.
Fase della procedura: Parere motivato ai sensi dell'art. 258 TFUE
Con riferimento alla procedura di infrazione, aperta con lettera di costituzione in mora del 10/7/2014, a seguito della chiusura negativa del caso Eu Pilot 4915/13/ENVI, non risultano essere stati emanati, nell'anno 2015, successivamente alle due note regionali dell'ottobre 2014 (già segnalate a Codesto Dipartimento nella precedente Relazione sullo stato di conformità dell'ordinamento regionale veneto) atti o provvedimenti significativi ai fini di un avanzamento dello stato della procedura.
Si segnala che in data 8 settembre 2015 è stata presentata in Consiglio regionale la proposta di deliberazione DGR/CR n. 74 del 1 settembre 2015, avente ad oggetto l'approvazione del nuovo Piano Area della Regione del Veneto a seguito di aggiornamento dell'attuale "Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell'Atmosfera"; successivamente integrata con DGR/CR n. 98 del 19 novembre 2015.
La proposta, dopo aver acquisito il parere della seconda Commissione consiliare in sede referente, in data 25 febbraio 2016, è stata approvata dall'Aula nella seduta del 19 aprile 2016.
Nella sessione del 16 giugno 2016 la Commissione europea ha deciso la costituzione di messa in mora complementare ai sensi dell'art. 258 TFUE (anche per le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte). Nella sessione del 27 aprile 2017 la Commissione UE ha inviato un parere motivato all'Italia invitandola ad adottare le misure necessarie per conformarsi al parere entro due mesi dal ricevimento. Con riguardo al Veneto la Commissione UE ha rilevato che il Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell'Atmosfera, adottato nel 2006 e aggiornato nel 2016, ha previsto misure che si sono rivelate insufficienti per far fronte alla conformità richiesta. Inoltre, l'Italia ha dichiarato che per la Regione del Veneto, la conformità ai valori limite di PM10 potrebbe essere realizzata solo nel 2020 ossia 15 anni dopo il termine del 2005 stabilito nel 1999 e confermato dalla direttiva 2009/50/CE.
Sul punto è stata presentata una DGR/INF n. 20 del 29 maggio 2017 alla Giunta regionale che evidenzia la necessità dell'adozione di azioni strutturali e di nuove risorse economiche per la riduzione dell'inquinamento atmosferico in particolare il PM10.
Il MATTM chiede ulteriori ai rilievi mossi da trasmettere entro il 12 giugno 2017.

4) Procedura di infrazione n. 2015/2163 - Mancata designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e mancata adozione delle misure di conservazione. Violazione della Direttiva Habitat.
Fase della procedura: Messa in mora ai sensi dell'art. 258 TFUE
La procedura di infrazione è stata aperta con lettera di costituzione in mora del 22/10/2015, a seguito della chiusura negativa del caso Eu Pilot 4999/2013/ENVI.
Con riferimento agli obblighi imposti dalla direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Direttiva Habitat), la Commissione ha contestato all'Italia la mancata designazione, nei termini prescritti, delle ZSC (articolo 4, paragrafo 4, direttiva) e la mancata definizione delle relative misure di conservazione (articolo 6, paragrafo 1).
Secondo l'articolo 4.4, la designazione di "zone speciali di conservazione" (ZSC) deve essere effettuata entro il termine massimo di sei anni dalla data in cui un sito è stato scelto quale "sito di importanza comunitaria" (SIC); detto periodo è ormai scaduto per tutti i SIC inclusi negli elenchi adottati tra dicembre 2003 e dicembre 2008: su 2281 SIC solo 401 siti sono stati designati come ZSC e pertanto la violazione della direttiva sussisterebbe per i restanti 1880 SIC.
Secondo, invece, l'articolo 6.1, la designazione di una ZSC prevede l'obbligo di stabilire misure di conservazione - anche per queste ultime è da ritenersi applicabile il termine (ormai scaduto) di sei anni - considerate un obbligo assoluto con riferimento ai siti Natura 2000.
In base alle informazioni fornite dalle Autorità italiane, la Commissione ha ritenuto che le misure di conservazione complessivamente adottate dallo Stato italiano con riferimento ai 2281 SIC ne riguardino 1715; pertanto la violazione della direttiva, sul punto, riguarderebbe i restanti 566 siti.
A seguito dell'invio della lettera di messa in mora della Commissione, il MATTM ha organizzato, per il 4 novembre 2015, un incontro di confronto con tutti gli Assessorati regionali competenti, procedendo -con nota prot. 23375 del 25 novembre 2015 – a trasmettere a tutte le Amministrazioni partecipanti una sintesi dell'incontro con un aggiornamento sullo stato di approvazione delle misure di conservazione/piani di gestione dei siti di competenza ed una previsione sui tempi di approvazione definitiva - sito per sito - di dette misure, al fine di consentire la predisposizione dei decreti di designazione.
Le risultanze dell'incontro hanno poi costituito la base per la predisposizione della nota di risposta del Governo italiano all'atto di messa in mora della Commissione, inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il successivo inoltro alla Commissione europea, in data 18/12/2015.
La Regione del Veneto si è impegnata a designare e ad approvare le misure di conservazione per tutti i 104 siti di competenza entro maggio 2016, procedendo, con DGR n. 1761 del 1 dicembre 2015, ad approvare l'iter procedurale per l'adozione ed approvazione delle misure di conservazione per i siti Rete Natura 2000 ai fini della designazione delle Zone Speciali di Conservazione. Tali misure di conservazione si applicano ai Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e, all'atto della loro designazione, alle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e alle Zone di Protezione Speciale (ZPS).
La Regione, in particolare, ha avviato un articolato percorso nell'ambito del quale è prevista una consultazione online che - ispirandosi all'approccio partecipativo già utilizzato per la predisposizione del PSR 2014-2020 - intende coinvolgere attivamente gli attori economici e sociali che compongono il "Tavolo di partenariato" (DGR n.1383/2013).
Obiettivo della consultazione online, aperta fino al 26 aprile 2016, è stato quello di raccogliere le opinioni e le proposte degli operatori al fine di giungere, entro il 31 maggio 2016, ad una condivisione partecipata delle Misure di Conservazione da inoltrare al MATTM per la definitiva designazione delle Zone Speciali di Conservazione. Con DGR n. 786 del 27 maggio 2016 sono state approvate le Misure di Conservazione dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) della Rete Natura 2000, al fine della designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC).
Il provvedimento è stato trasmesso al MATTM, con nota prot. n. 224837 del 9 giugno 2016, e si è in attesa di ricevere indicazioni sulle modalità di invio telematico delle Misure di Conservazione per le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) per l'Ambito Biogeografico Alpino e per l'Ambito Biogeografico Continentale, al fine di procedere all'approvazione regionale dell'Intesa con il MATTM per i decreti di designazione delle ZSC. L'approvazione delle Misure di Conservazione entro il 31 maggio 2016 ha permesso il rispetto del cronoprogramma indicato ai fini della chiusura della procedura di infrazione.
Con nota del prot. n. 24754 del 24 novembre 2016, il MATTM ha formulato osservazioni in merito alla DGR n. 786 del 2016 rilevando la non sufficienza delle misure di conservazione ai fini della designazione, suggerendo di risolvere le criticità mediante modifica delle misure cosiddette "transitorie", prevedendo di estenderne l'applicazione alla superficie di tutti i siti Natura 2000, nelle more dell'individuazione degli ambiti di conservazione delle specie.
La Regione, con nota prot. n. 479133 del 7 dicembre 2016, ha risposto alle osservazioni sollevate chiedendo al MATTM un incontro chiarificatorio che si è tenuto il 19 dicembre.
Con nota prot. n. 26411 del 15 dicembre 2016, il MATTM, preso atto del percorso con cui la Regione è arrivata all'approvazione delle misure di conservazione, ha suggerito alcune soluzioni da intraprendere.
È in corso di adozione il provvedimento della Giunta regionale contenente le modifiche concordate con gli Uffici del MATTM per poi giungere al decreto di designazione.

5) Procedura di infrazione n. 2015/2165 - Piani di gestione dei rifiuti.
Fase della procedura: Parere motivato ai sensi dell'art. 258 TFUE
La procedura di infrazione è stata aperta con lettera di costituzione in mora del 22.10.2015, a seguito della chiusura negativa del caso Eu Pilot 7043/2014/ENVI.
La Commissione ha rilevato il mancato adempimento degli obblighi della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, in particolare ha contestato la violazione dell'articolo 28, paragrafo 1, che prevede la predisposizione dei piani di gestione dei rifiuti (PGR), dell'articolo 30, paragrafo 1, che prevede la valutazione dei piani di gestione e dei programmi di prevenzione dei rifiuti almeno ogni 6 anni e dell'articolo 33, paragrafo 1, che prevede l'obbligo di informare la Commissione dell'adozione dei piani di gestione e dei programmi di prevenzione dei rifiuti nonché delle eventuali revisioni.
La Regione del Veneto parrebbe interessata solo da quest'ultima violazione in quanto alla Commissione non risulta ufficialmente notificata la Deliberazione del Consiglio regionale n. 30 del 29 aprile 2015 (pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto n. 55 del 1 giugno 2015) avente ad oggetto l'adozione del "Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali".
Con nota del 21 dicembre 2015, il MATTM, sulla base dei dati acquisiti dalle Regioni, ha dato riscontro alle contestazioni sollevate dalla Commissione che, al momento, non ha fatto conoscere le proprie valutazioni. La Deliberazione del Consiglio regionale del Veneto è stata impugnata, con distinti ricorsi, innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, sia con riguardo a specifiche norme e parti dispositive del Piano, sia, più in generale, per pretesa carenza di potere del Consiglio regionale (il quale, in scadenza di legislatura, avrebbe approvato il Piano in regime di prorogatio senza che ricorressero le condizioni legittimanti l'esercizio dei poteri, vale a dire la necessità di procedere all'approvazione di atti indifferibili e urgenti).
A oggi alcuni dei ricorsi sono stati definiti, mentre per altri si attende ancora il pronunciamento del Giudice Amministrativo (TAR Veneto, Sezione III, sentenze 11 marzo 2016, nn. 271 e 272 e 25 marzo 2016, n. 309 e 27 giugno 2016, n. 684), con le quali è stato disposto in parte qua e per quanto di interesse dei rispettivi ricorrenti, l'annullamento della delibera impugnata).
ANNO 2017 - In data 15 febbraio 2017 la Commissione europea ha inviato un parere motivato all'Italia perché alcune Regioni (Abruzzo, Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Sardegna e Sicilia) non hanno aggiornato il Piano regionale rifiuti come previsto dalla direttiva 2008/98/CE.
La Direzione Ambiente con nota del 3 aprile 2017 ha evidenziato che dal Parere motivato risulta che la Regione del Veneto è tra le Regioni che hanno adottato il Piano di gestione dei rifiuti aggiornato, con Deliberazione del Consiglio regionale n. 30 del 29 aprile 2015 pubblicata sul BUR n. 55 del 1 giugno 2015. Di conseguenza era da ritenere possibile una prossima archiviazione della procedura.
Infine in data 15 maggio 2017 sono state pubblicate le sentenze nn. 2304, 2305, 2298 e 2276 del Consiglio di Stato- Sezione quarta che ha accolto i ricorsi in appello presentati dalla Regione del Veneto avverso le sentenze del TAR Veneto di accoglimento dei ricorsi proposti dalle imprese in relazione all'approvazione del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali nei confronti del Piano rifiuti.

6) Infine va richiamata la Procedura di infrazione n. 2003/2077, riguardante la non corretta applicazione delle direttive 75/442/CEE e 91/689/CEE sui rifiuti e le misure di controllo sulle discariche abusive, che nel dicembre del 2014 si è chiusa con sentenza della Corte di Giustizia ai sensi dell'art. 260 TFUE del 2/12/2014 (Causa C- 196/13).
In particolare, la Corte ha accertato che 198 discariche italiane (di cui 14 contenenti rifiuti pericolosi), ubicate in 18 Regioni, non erano ancora state adeguate alla normativa europea ed ha inflitto allo Stato italiano la conseguente sanzione pecuniaria.
Per la Regione del Veneto le situazioni contestate riguardano nove siti, di cui otto ricadenti nel bacino scolante della laguna di Venezia, ed uno extra-bacino (discarica di Sernaglia della Battaglia).
Si tratta, in particolare, delle seguenti discariche (alcune in aree pubbliche, altre in aree private):
1. ex discarica Val da Rio di Borgo San Giovanni, in Comune di Chioggia (VE);
2. ex discarica a S. Elena di Robegano, in Comune di Salzano (VE);
3. ex discarica di Via Teramo, in Comune di Mira (VE);
4. area Sordon , all'interno del perimetro del SIN (Sito di interesse nazionale) di Venezia - Porto Marghera;
5. area Malcontenta C, fino al 2013 all'interno del perimetro del SIN (Sito di interesse nazionale) di Venezia - Porto Marghera;
6. area Miatello, fino al 2013 all'interno del perimetro del SIN (Sito di interesse nazionale) di Venezia - Porto Marghera;
7. area Moranzani, fino al 2013 all'interno del perimetro del SIN (Sito di interesse nazionale) di Venezia - Porto Marghera;
8. Cava Bertoldo e Cava Casarin a Carpenedo – Mestre – Venezia;
9. discarica di Masarole , in Comune di Sernaglia della Battaglia (TV).
Ai sensi dell'articolo 8, commi 1 e 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131, e dell'articolo 41 della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (come modificato), il Presidente del Consiglio dei Ministri ha diffidato gli enti inadempienti del Veneto, assegnando un termine congruo per realizzare e completare gli interventi necessari ad adeguare alla vigente normativa le discariche abusive.
La Regione del Veneto ha impugnato avanti al TAR Veneto n. 6 diffide e n. 1 diffida avanti al Capo dello Stato con ricorso straordinario, successivamente trasposto avanti al TAR Veneto (per la diffida relativa al sito Cave Casarin - Cave Bertoldo, dove l'intervento di messa in sicurezza si era già concluso, non è stato presentato ricorso). Anche alcuni Comuni interessati e la società Syndial hanno presentato ricorso. Ad oggi è stata emanata una sola sentenza dal TAR Veneto (n. 925/2016 del 1 agosto 2016).
Successivamente alla proposizione dei ricorsi, in data 1 aprile 2016 il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), con nota prot. n. 31529, ha attivato, nei confronti della Regione e dei Comuni interessati, la procedura di rivalsa di cui all'art. 43, comma 9bis della Legge 24 dicembre 2012, n.234, invitando la Regione ad indicare le modalità attraverso cui reintegrare gli importi anticipati dallo Stato entro 90 giorni dalla ricezione della stessa, pena il recupero delle risorse a carico dei singoli Enti ai sensi della normativa vigente.
La Regione del Veneto ha impugnato anche tale nota e presentato ricorso avanti al TAR Veneto in opposizione alla procedura di rivalsa. Successivamente il MEF con nota prot. n. 47484 del 26.05.2016 ha sospeso il termine assegnato senza fissare ulteriori termini. La Presidenza del Consiglio dei Ministri con nota prot. n. 20927 del 23 novembre 2016 ha dichiarato conclusa la sospensione della procedura di rivalsa accordata dal MEF con la nota prot. n. 47484 del 26 maggio 2016.

ANNO 2017 - In data 16 marzo 2017 si è tenuta in Consiglio di Stato l'udienza per la sospensiva di cui al ricorso in appello presentato dalla Regione contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri avverso la sentenza del TAR Veneto n. 925/2016 concernente la diffida ad intraprendere i lavori di messa in sicurezza permanente del sito denominato Malcontenta C.
Il Consiglio di Stato con ordinanza n. 1095 del 16 marzo 2017 ha accolto l'istanza cautelare e sospeso l'esecutività della sentenza impugnata.
Il MATTM con nota del 7 settembre 2016 ha convocato una riunione con le Regioni interessate e chiesto alle stesse di fornire ogni utile elemento sullo stato dei procedimenti, cui la Regione Veneto ha inviato una nota di risposta del 20 settembre.
Il 23 settembre 2016 si è tenuto pertanto a Roma un incontro al fine di esaminare lo stato dei procedimenti ed acquisire la propria posizione sulla nomina di un Commissario straordinario, ai sensi dell'articolo 41, comma 2 bis, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, per la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive.
La Regione, presente con i comuni interessati, ha espresso parere negativo motivato in merito alla nomina di un Commissario straordinario, così come riportato nel Verbale della riunione, con richiesta di essere nuovamente sentita.
Data la complessità della situazione, la Regione ha costantemente aggiornato il MATTM inviando, da ultimo, con nota prot. 504745 del 22 dicembre 2016, n. 5 schede aggiornate sulla situazione delle discariche per le quali sussistono ancora problemi.
Infine, il Presidente del Consiglio, con nota prot. n. 6079/10.1 del 28 dicembre 2016, ha invitato il Presidente della Regione ad intervenire al Consiglio dei Ministri del 29 dicembre per discutere la nomina del Commissario straordinario.
Nel corso della seduta, cui non era presente il Veneto, è stato nominato, per tutte le Regioni, il Commissario straordinario unico per le discariche abusive Donato Monaco, che ha rinunciato all'incarico.
La Regione Veneto ha presentato ricorso al Tar Veneto avverso la nomina del Commissario straordinario.
ANNO 2017 - Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 24 marzo 2017 ha deliberato il conferimento dell'incarico a Giuseppe Vadalà di Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento della normativa vigente delle discariche abusive presenti nel territorio nazionale.
Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 109 del 12 maggio 2017 ed è allo studio degli uffici dell'Avvocatura regionale l'esame della eventuale proposizione di ricorso in sede amministrativa.
Con nota del 3 maggio 2017, prot. 6141, il MATTM ha comunicato che la Commissione UE ha ritenuto che l'intervento relativo alla discarica di Sernaglia della Battaglia, località Masarole, è stato completato e correttamente certificato, mentre non ha ritenuto esaustiva la certificazione della discarica di Venezia, località Moranzani. (Rimangono pertanto ancora 7 discariche: Chioggia, Mira, Salzano, Malcontenta C, Miatello, Moranzani B, Sordon ).
Il MATTM, in occasione della scadenza semestrale del 2 giugno 2017, ha invitato la Regione a fornire un aggiornamento dei procedimenti, che la Regione ha fornito tempestivamente con nota 15 maggio 2017 prot. 189588.

D) L'attuazione della Legge regionale europea 2014 - Legge regionale 24 febbraio 2015, n. 2 "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Attuazione della direttiva 2006/123/CE e della direttiva 2013/37/UE e del regolamento 692/2011.

Dalle informazioni acquisite dalle Strutture regionali competenti, non sono emerse rilevanti criticità per l'attuazione delle disposizioni contenute nella legge regionale europea 2014.
In particolare, la legge regionale europea 2014 conteneva sia disposizioni volte all'adeguamento dell'ordinamento regionale - in particolare nei settori del commercio e dell'artigianato - alla normativa statale di recepimento della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, sia disposizioni volte all'attuazione della direttiva 2013/37/UE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico e del regolamento 692/2011 relativo alle statistiche europee sul turismo.
Con riferimento alla direttiva 2006/123/CE (cd. direttiva Servizi), le disposizioni della legge regionale europea 2014 erano volte ad adeguare la legislazione regionale in materia di artigianato alle disposizioni di cui alla direttiva 2006/123/CE (direttiva servizi) recepita nell'ordinamento italiano dal decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, recante "Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno". Cardine del complesso articolato è l'articolo 2 di novellazione della legge regionale 31 dicembre 1987, n. 67 che disciplina le modalità di acquisizione della qualifica di impresa artigiana, in conformità a quanto previsto dall'art. 5 della direttiva servizi. La Regione Veneto ha soppresso le Commissioni Provinciali per l'Artigianato e ha attuato una forte semplificazione in materia di esercizio dell'attività artigiane, puntando prevalentemente alla semplificazione del procedimento di iscrizione all'Albo delle imprese artigiane. In particolare, le procedure d'iscrizione all'Albo sono state semplificate in quanto le funzioni spettanti alle Commissioni provinciali per l'artigianato sono state attribuite sia agli uffici camerali, che operano nell'ambito della sezione speciale del registro imprese, sia alle agenzie delle imprese di cui al DPR n. 159 del 2010. Questa forma di semplificazione ha ridotto moltissimo il contenzioso in materia di iscrizione all'Albo e ha determinato per la Regione un risparmio di spesa che si può stimare in 800.000 euro annui.
La legge regionale europea 2014 dettava poi disposizioni in materia di apertura e riutilizzo dei dati pubblicati sul portale della Regione (open data), in conformità alla direttiva 2013/37/UE. In particolare l'art. 15 contiene un importante affermazione del principio relativo all'accessibilità e fruibilità dei dati pubblici e delega, ai sensi dell'art.54, comma 2, lettera a), dello Statuto del Veneto, la Giunta regionale ad approvare, sentita la competente Commissione consiliare, un apposito regolamento con cui definire le modalità concrete di accesso e riutilizzo dei dati pubblicati.
La Direzione ICT e Agenda Digitale ha predisposto il testo del regolamento, trasmesso alla Direzione Affari Legislativi per il parere di competenza. Al regolamento farà seguito l'adozione di apposite linee guida da parte della Giunta regionale.
Con riferimento al regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 692/2011, relativo alle statistiche europee sul turismo, la LR europea 2014 è volta ad assicurare l'adempimento degli obblighi di trasmissione dei dati di interesse turistico da parte degli operatori del settore, garantendo il rispetto, da parte della Regione, degli obblighi informativi ivi previsti.
A seguito dell'applicazione della norma di cui all'art. 14 della Legge, in materia di statistiche del turismo, nell'anno 2015 risultavano all'anagrafe regionale 1132 posizioni relative a unità abitative classificate, che totalizzano 5709 appartamenti. Il numero indica la somma dei singoli appartamenti che sono risultati aperti per tutto o solo per parte dell'anno considerato.
Con riferimento infine alla direttiva 2011/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011, recepita dallo Stato con D.lgs. 4 marzo 2014, n.38, concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera – GUUE L88 del 4 aprile 2011- e che ha riconosciuto a tutti i cittadini europei la possibilità di spostarsi liberamente oltre a i confini del proprio Paese di residenza per ricevere un'assistenza sanitaria transfrontaliera sicura e qualificata, la Regione del Veneto ha ritenuto di cogliere questa opportunità istituendo, con DGR n. 75 del 27/01/2015 ed in conformità dell'articolo 6 della direttiva, il Punto di Contatto Regionale per l'assistenza sanitaria transfrontaliera presso l'Azienda Ospedaliera di Padova e, limitatamente alle prestazione sanitarie di natura oncologica, presso l'Istituto Oncologico Veneto - IOV IRCCS. Dell'istituzione del Punto di Contatto e dell'inizio della sua operatività ne è stata data apposita comunicazione al Ministero della Salute che ha istituito, a sua volta, il Punto di Contatto Nazionale.

E) Relazione illustrativa dell'articolato

Il disegno di legge è suddiviso in sette Titoli, che contengono rispettivamente:
- disposizioni generali (Titolo I);
- disposizioni in materia di parchi e biodiversità in attuazione della direttiva 1992/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche nonché della direttiva 2009/147/CE, relativa alla conservazione degli uccelli selvatici (Titolo II);
- disposizioni in materia di turismo, in conformità alla direttiva 2008/122/CE sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio e direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno (Titolo III);
- disposizioni in materia di caccia e prelievo venatorio, in conformità alla comunicazione della Commissione UE 2014/C 204/01 del 1 luglio 2014 "Orientamenti dell'Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-202 (Titolo IV);
- disposizioni in materia di concessioni portuali, in conformità alla direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno (Titolo V);
- disposizioni di modifica alla legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 "Norme sulla partecipazione delle Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea (Titolo VI);
- disposizioni finali (Titolo VII).

Il Titolo I consta di un solo articolo di carattere generale - articolo 1 (Finalità) - che ha valore introduttivo: è enunciato espressamente il comune principio ispiratore della disciplina normativa proposta, incidente su diversi settori di competenza regionale, ma ispirata al comune obiettivo di assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale alla normativa dell'Unione europea e alla normativa statale di recepimento della stessa.

Il Titolo II consta di un solo articolo – articolo 2 – che va a modificare l'articolo 2 della legge regionale 6 luglio 2012, n. 24 (legge regionale europea 2012), per aggiornare le disposizioni previgenti in materia di gestione dei siti Natura 2000 alla nuova realtà amministrativa che si sta delineando e consolidando a livello regionale, con particolare riferimento al nuovo ruolo che avranno le Province, quali aree vaste, e le Unioni Montane, già Comunità Montane, che difficilmente si possono conciliare con la possibilità di gestire le complesse problematiche dei siti della Rete Natura 2000.
Inoltre, sono state approvate con DGR n. 786 del 27 maggio 2016 le Misure di conservazione della Rete Natura 2000, indispensabili per poter trasformare i SIC (Siti di Importanza Comunitaria) in ZSC (Zone Speciali di Conservazione), in attuazione dell'articolo 6, comma 1, della direttiva 1992/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 sugli Habitat naturali e dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n.357 di recepimento della stessa.
Risultano tuttavia ancora in fase di redazione le Misure di conservazione ai sensi dell'articolo 4 della direttiva 2009/147/CE sulla conservazione degli uccelli selvatici e dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n.357.
Con la proposta legislativa di integrazione dell'articolo 2 della legge regionale 24/2012, in particolare con l'introduzione dei commi 3 bis e 3 ter, di cui al comma 4 della proposta, si vuole esplicitamente prevedere che le Misure di conservazione, approvate con la DGR 786/2016 per quanto riguarda i SIC e le misure in fase di redazione per le ZPS, siano approvate dalla Giunta regionale mediante regolamento ai sensi dell'articolo 19, comma 2, dello Statuto.

Il Titolo III consta di due articoli – articoli 3 e 4 – in materia di turismo:
- l'articolo 3 è volto a recepire le modifiche apportate, con Legge 29 luglio 2015, n.115 "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea – Legge europea 2014", al decreto legislativo 23 maggio 2011, n.79 di recepimento della "direttiva 2008/122/CE sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio". La L. 115/2015, a seguito della procedura di infrazione n. 2012/4094, all'art. 9 "Disposizioni relative ai viaggi, alle vacanze e ai circuiti "tutto compreso", dispone che l'art. 50, comma 2 primo periodo del decreto legislativo 23 maggio 2011, n.79 venga sostituito nel testo che segue: " In ogni caso i contratti di turismo organizzato sono assistiti da polizze assicurative o garanzie bancarie che, per i viaggi all'estero e i viaggi che si svolgono all'interno di un singolo Paese, garantiscono, nei casi di insolvenza o fallimento dell'intermediario o dell'organizzatore, il rimborso del prezzo versato per l'acquisto del pacchetto turistico e il rientro immediato del turista." Per assicurare l'effettiva tutela del turista, nei casi di insolvenza o fallimento dell'intermediario o dell'organizzatore di viaggi, si prevede dunque di aggiungere ai requisiti di apertura per le agenzie di viaggi, previsti nel comma 4 dell'art. 37 della legge reginale n. 11/2013 "Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto", l'obbligo di fornire polizze assicurative o garanzie bancarie. Il suddetto obbligo di fornire polizze assicurative o garanzie bancarie quale requisito per l'apertura di agenzie di viaggi sarà oggetto dei controlli e della potestà sanzionatoria attribuita alla Provincia dai commi 5 e 6 dell'articolo49 della legge regionale 11/2013;
- l'articolo 4 prevede l'abrogazione, nella legge regionale n. 33 del 2002 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" sia della norma regionale prevista dall'articolo 83, "Competenze delle Province" nella parte in cui al comma 1 lettera d) prevede che le Province esercitino le funzioni di "pubblicizzazione delle tariffe per le prestazione delle professioni turistiche", sia conseguentemente della norma di cui all'articolo 88 "Sanzioni amministrative pecuniarie", nel parte in cui, al comma 4, disciplina l'inosservanza dell'applicazione della tariffa professionale comunicata ai sensi dell'articolo 88.
L'abrogazione delle norme di cui sopra è necessaria, ai sensi dell'articolo 15 della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, al fine di rispettare i principi di non discriminazione relativamente all'esercizio delle attività turistiche previste dalla legge regionale 33/2002 e 11/2013. Infatti, in conformità alle disposizioni dell'art. 15 "Requisiti da valutare" della citata direttiva europea, è previsto che gli stati membri verifichino se il loro ordinamento giuridico subordini l'accesso a una attività di servizi o il suo esercizio al rispetto dei requisiti non discriminatori. In particolare, tra i requisiti da valutare di cui sopra, è prevista anche la lettera g) riguardante l'argomento delle "tariffe minime e/o massime che il prestatore deve rispettare".

Il Titolo IV consta di due articoli – articoli 5 e 6 – in materia di caccia e prelievo venatorio:
L'intervento legislativo si rende necessario in relazione all'emanazione, da parte della Commissione europea della Comunicazione 2014/C 204/01 Orientamenti dell'Unione Europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-202, che affrontano il tema dei danni da fauna selvatica, dando atto di tutta una serie di vincoli che debbono essere rispettati.
L'intervento è l'occasione per "sistematizzare" l'inserimento, nella legge regionale 50/93, del tema complessivo relativo agli indennizzi riservati alle aziende agricole dalla Legge 157/92.
L'articolo 5 dà atto che gli indennizzi di cui agli art.15, comma 1 (contributi per l'utilizzo dei fondi inclusi nel piano faunistico-venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia) e all'articolo 26, comma 1, (costituzione del fondo destinato alla prevenzione ed ai risarcimenti per danni altrimenti non risarcibili arrecati dalla fauna selvatica e dall'esercizio venatorio) della legge 157/92, pur in un contesto dichiaratamente rivolto anche al perseguimento da parte delle imprese agricole degli obiettivi di salvaguardia delle produzioni agro-silvo-pastorali, soggiacciono ai vincoli imposti dall'Unione europea in materia di aiuti di Stato.
L'articolo 6 al comma 1, che sostituisce quello vigente, chiarisce la natura di mera contribuzione in capo all'intervento operato dal fondo regionale e l'ambito di operatività dello stesso; al comma 2 introduce la possibilità, in capo al fondo, di intervenire anche sostenendo l'accesso a strumenti mutualistici/assicurativi; ed infine con il comma 3 fornisce alla Giunta regionale il quadro strategico da considerare in sede di approvazione del riparto annuale del fondo.

Il Titolo V consta di un solo articolo - articolo 7 - in materia di concessioni portuali. Il legislatore regionale intende recepire il quadro giuridico previsto dalla direttiva europea 2006/123/Ce (direttiva servizi) che ha portato una significativa innovazione della normativa in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali lacuali con finalità turistico ricreative e sportive con l'abrogazione del diritto di insistenza di cui all'art. 37, secondo comma , del Codice della Navigazione. Inoltre, come ribadito dalla Corte di Giustizia Sezione V-Sentenza del 14 luglio 2016, nelle cause riunite C-458/14 e C67/15, le concessioni demaniali marittime non possono essere automaticamente rinnovate e il rilascio delle concessioni demaniali marittime e lacuali deve necessariamente avvenire attraverso una gara pubblica che consenta a tutti i potenziali candidati di partecipare.
Nel comma 2 la norma, al fine di uniformare la durata delle concessioni demaniali in zona portuali di spazi acquei e di terra, si richiama alle disposizioni in materia del decreto-legge 400/1993 convertito dalla legge 494/1993. Le categorie individuate dalla Giunta regionale con provvedimento deliberativo n. 557 del 2016 " Rettifica di un errore materiale nella deliberazione della Giunta regionale n. 361 del 24 marzo 2016. Approvazione linee guida per l'assegnazione e la gestione degli spazi acquei e a terra nelle zone portuali dei comuni rivieraschi della sponda veronese del lago di Garda e dei relativi Piani porti. Modifica dei termini di occupazione dei posti barca assegnati" dovranno essere oggetto di aggiornamento a seguito dell'approvazione dell'articolato.

Il Titolo VI – articoli 8, 9 e 10 – dispone modifiche alla citata legge regionale 25/11/2011, n. 26 "Norme sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea":
- l'articolo 8 apporta modifiche all'articolo 12 della legge regionale 26/2011 al fine di meglio definire la procedura di notifica degli aiuti di Stato anche alla luce di quanto previsto dall'art.45, comma 1, della legge 234/2012, come modificato dall'art.35 della legge europea 2015-2016 (Legge 7 luglio 2016, n.122) e dall'art.52 della L. 234/2012 come modificato dall'art.14 della Legge europea 2014 (Legge 29 luglio 2015 n.115). Segue l'elenco delle modifiche:
prima del comma 1 viene introdotto il nuovo comma 01 volto opportunamente ad affermare la volontà della Regione del Veneto di osservare le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell'unione europea in materia di aiuti di Stato;
il comma 1 viene modificato da un lato al fine di individuare con maggiore precisione gli atti di competenza rispettivamente del Consiglio regionale e della Giunta regionale oggetto di trasmissione alla Commissione europea e dall'altro per estendere la disposizione in questione oltre che agli aiuti di Stato oggetto di notifica anche a quelli oggetto di comunicazione ai sensi dei regolamenti di esenzione;
il nuovo comma 2 chiarisce poi che la procedura di notifica o comunicazione degli aiuti di Stato è in capo alla Giunta regionale per mezzo delle sue Strutture competenti per materia e, facendo riferimento alle modalità prescritte dalle disposizioni europee e nazionali, si adegua a quanto previsto dall'art. 45 della legge 234/2012 che prevede che le notifiche o le comunicazioni di soglia critica siano effettuate alla Commissione europea per il tramite della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche europee;
l'introduzione del comma 2 bis, le modifiche al comma 3 e l'abrogazione del comma 5, delineano con maggior precisione rispetto al precedente testo, tempi e modalità di notifica degli atti di competenza del Consiglio regionale;
il nuovo comma 6 è volto a recepire le disposizioni dell'art. 52 della L. 234/2012, che, come modificato dalla Legge europea 2014 (Legge 29 luglio 2015 n.115), introduce l'obbligo, per le amministrazioni concedenti aiuti di Stato, di trasmettere le relative informazioni alla banca dati istituita, presso il Ministero dello sviluppo economico, che assume la denominazione "Registro nazionale degli aiuti di Stato". Si evidenzia che, ai sensi dell'art.46 della L. 234/2012, non possono essere beneficiari di aiuti di Stato coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato un aiuto che lo Stato è tenuto a recuperare: dalla data del 1° gennaio 2017, successivamente prorogata al 1° luglio 2017, detta verifica deve essere effettuata attraverso l'accesso al Registro nazionale degli aiuti di Stato di cui al sopracitato art. 52;
- l'articolo 9 modifica l'art. 12 bis della legge regionale 25/11/2011, n.26 relativo alle procedure di recupero degli aiuti di Stato oggetto di una decisione di recupero della Commissione europea al fine di adeguarne il testo alla nuova formulazione dell'art. 48, comma 3, della L.234/2012 che specifica il contenuto del provvedimento che deve essere adottato dalla Regione.
Alla stregua di quanto previsto dal legislatore statale con l'art. 41, comma 2-bis, della legge 234/2012, l'articolo 10 con l'introduzione del nuovo articolo 12 ter) disciplina la tempistica e le procedure da porre in essere in caso di violazione della normativa europea accertata a seguito di sentenza di condanna della Corte di Giustizia dell'Unione europea dalla quale discendono vincoli o oneri imputabili alla Regione e limitatamente agli ambiti di competenza regionale. Le misure prevedono l'assegnazione agli enti locali inadempienti di un termine congruo per l'adozione dei provvedimenti richiesti e, in caso di mancato adeguamento, l'attivazione di poteri sostitutivi da parte della Regione. La medesima disciplina si estende anche a casi di procedure di infrazione previste dagli articoli 258 e 260 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea.

Infine, il Titolo VII - articoli 11 e 12 - detta le disposizioni finali.
- l'articolo 11, in attuazione di quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 40 della legge 24 dicembre 2012, n. 234 e dal comma 5 dell'articolo 8 della legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 "Norme sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione Europea", prevede che la legge regionale europea sia trasmessa con la modalità della posta certificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche europee.
- l'articolo 12 dà atto che l'attuazione della legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione del Veneto.".

PRESIDENTE

È la cosiddetta legge comunitaria che dal 2011, legge n. 26, portiamo ogni anno in Consiglio.
Adesso distribuiamo i due emendamenti che sono arrivati e i due ordini del giorno.
Intanto, la parola al Relatore di maggioranza, collega Finozzi, per l'illustrazione del progetto di legge, grazie.

Marino FINOZZI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente. Buongiorno, colleghi.
Con il progetto di legge europea 2017 la Regione del Veneto si propone di regolamentare il processo di integrazione europea, con riferimento sia alla partecipazione regionale alla formazione del diritto dell'Unione europea, sia all'attuazione del diritto delle politiche europee.
Le Regioni che oggi hanno previsto una propria legge che regola i rapporti con la Comunità europea sono 19, compreso il Veneto, mentre sono solo 8 quelle che hanno attuato una propria legge specifica.
Le difficoltà per l'approvazione di tali leggi sono diverse. Innanzitutto, non è facile individuare con chiarezza le direttive europee che incidono nelle materie di competenza regionale, distinguendole da quelle di competenza statale. Va detto, infatti, che ancora oggi non sono state attuate le specifiche previsioni della legge 234/2012. La Regione Veneto con propria legge, la 26/2011, ha dettato una disciplina organica a riguardo.
Tra i numerosi adempimenti ricorrenti posti in capo alla Giunta regionale c'è quello di approvare e presentare al Consiglio regionale ogni anno un disegno di legge regionale europeo volto ad assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'Europa e contestualmente una relazione che, oltre a illustrare l'articolato, deve avere specifici contenuti.
In particolare, ai sensi dell'articolo 8 della legge 26/2011, la legge europea deve contenere le disposizioni legislative di recepimento delle direttive europee che incidono in materia di competenza delle Regioni, anche modificando le leggi vigenti. Inoltre l'individuazione delle leggi europee alla cui attuazione la Regione può provvedere sia in via regolamentare sia in via amministrativa, dettando i relativi principi e criteri direttivi. Le disposizioni attuative dei regolamenti europei e delle sentenze della Corte di Giustizia europea e delle decisioni della Commissione europea che comportano l'obbligo di adeguamento per le Regioni. Inoltre le modifiche o abrogazioni di norme regionali conseguenti a procedure di infrazioni. Lo Stato ha già adottato provvedimenti attuativi, da cui la Regione non intende discostarsi.
La Regione del Veneto ha quindi adottato le leggi europee per gli anni 2012, 2013 e 2014. Nel 2015 a motivo della fine della Legislatura e nel 2016 a seguito del processo di riorganizzazione regionale, non è stato possibile concludere il procedimento di formazione della legge regionale europea annuale con l'approvazione del DDL, pur essendo stato avviato il relativo iter.
Il 2017 è dunque il quarto anno in cui viene predisposto il disegno di legge europeo. Considerate le difficoltà sopra evidenziate, la periodica attività di adeguamento dell'ordinamento regionale a quello della Comunità europea dovrà progressivamente assumere una maggiore rilevanza anche al fine di evitare contestazioni da parte della Commissione europea, con la possibile apertura di procedure di infrazione.
Al fine di individuare le direttive europee cui dare attuazione, sono state monitorate le pubblicazioni sia nel 2014, 2015 e 2016, ed è stato predisposto un elenco in cui sono state inserite quelle di maggiore interesse per la Regione, divise per materia, 98, e le altre direttive comprese quelle di competenza statale, che sono 56.
Sono stati altresì isolati i decreti legislativi di recepimento da parte dello Stato delle direttive europee pubblicate nel triennio considerato. Si è poi provveduto a individuare le direttive europee da recepire incidenti nel proprio ambito di competenza, distinguendo quelle da attuare in via legislativa, con disposizioni da inserire nel disegno di legge, da quelle da adottare in via regolamentare o amministrativa, e inoltre le direttive comunitarie che non necessitano di attuazione per i motivi sopra citati.
Si è verificata inoltre l'esistenza di casi di probabile o accertata difformità dell'ordinamento regionale dall'ordinamento europeo in relazione ai quali fosse necessario introdurre modifiche legislative, a seguito di interventi anche intervenuti con sentenze della Corte di Giustizia, o decisioni della Commissione europea, oppure a seguito di aperture di procedure di infrazioni. È seguita l'individuazione di alcune direttive da attuare, nonché di quelle che pur incidendo nei settori di competenza regionale non necessitano di attuazione.
Accenno brevemente ai blocchi di direttive analizzate. Hanno riguardato settori come l'ambiente, con l'aggiornamento del programma Natura 2000, aggiornamento per quanto riguarda la conservazione di habitat naturali della fauna, settori che riguardano i danni causati dalla fauna selvatica, orientamento di aiuti di Stato in agricoltura; il turismo con i regolamenti che riguardano le multiproprietà turistiche e tariffe professionali, trasporti e salute.
Comunque rimando per maggiori ragguagli sulle singole direttive, nonché su ogni procedura di infrazione interessante la Regione, alla dettagliata relazione accompagnatoria, il DDL licenziato dalla Prima Commissione consiliare.
Aggiungo alcune riflessioni di più ampio respiro su queste tematiche, che auspico possano riscontrare la convergenza delle forze politiche chiamate ad approvare oggi tale provvedimento. Ritengo che la partecipazione delle Regioni alla formazione e all'attuazione del diritto europeo, come previsto dal trattato di Lisbona, rappresentino una sfida fondamentale per il ruolo delle Regioni all'interno della governance dell'Unione europea.
La Regione del Veneto ha da sempre voluto affrontare questa sfida per meglio difendere gli interessi dei suoi cittadini e delle sue imprese, in un'ottica di collaborazione sia con lo Stato che con l'Unione europea. L'Europa delle Regioni e non quella degli Stati è il nostro obiettivo, un'Europa quindi diversa, più vicina ai cittadini e ai popoli europei, più democratica e più sensibile alle peculiarità dei livelli regionali, che sono la grande ricchezza da valorizzare per ottenere una vera integrazione europea.
Il progetto di legge che ci accingiamo ad approvare oggi rappresenta, dunque, un nostro atto di responsabilità per essere componenti essenziali di questa nuova Europa che vogliamo costruire vicino alla gente ed è uno dei tanti compiti che i trattati dell'Unione europea ci affidano. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la politica regionale europea prevede la gestione da parte delle Regioni di fondi strutturali (più della metà di tutte le risorse di cui dispone il bilancio europeo) e l'informazione verso i cittadini e le imprese delle opportunità che esso offre, nel ruolo di guida nei confronti di altri soggetti sui territori che hanno competenze direttamente affidate alla Commissione europea.
Dunque, una responsabilità che ci compete e che dobbiamo soddisfare con convinzione, grazie sia alla collaborazione con tutti gli Uffici europei preposti sia all'impegno che, come Consiglio, dobbiamo dedicare alla nostra rappresentanza a Bruxelles, una conquista ottenuta molti anni addietro con la cosiddetta "legge comunitaria" del '96. Grazie anche a queste collaborazioni, dovremmo quanto prima valutare la possibilità di una forte partecipazione alla formazione di un diritto europeo, magari ottenendo con maggiore anticipo rispetto ad oggi le informazioni su tutti i progetti di legge in gestione a Bruxelles, ben prima che vengano definitivamente approvati. Anche questa è una sfida che, come i nostri uffici con i citati soggetti sul territorio messi a disposizione dalla Commissione europea, dobbiamo accettare con convinzione e con determinazione vincente.
In chiusura ripercorro i passaggi salienti dell'istruttoria svolta sul disegno di legge: il 5 luglio scorso la Prima Commissione consiliare ha provveduto ad organizzare l'illustrazione estesa a tutti i consiglieri regionali e ne ha iniziato l'esame; i giorni successivi le Commissioni Seconda, Terza e Quinta hanno espresso il parere per le parti di rispettiva competenza. Dopo approfondito esame, la Prima Commissione ha concluso l'iter sul provvedimento il 20 luglio scorso, recependo alcune modifiche formali proposte dalla Commissione Seconda, con riferimento all'articolo 2, introducendone altre relativamente agli articoli 8 e 10 e infine licenziando a maggioranza. Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei Gruppi consiliari Liga veneta Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale - Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto; si sono astenuti i rappresentanti dei Gruppi consiliari Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Movimento 5 Stelle e la componente politica Articolo UNO – Movimento Democratico e Progressista del Gruppo Misto.
Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie a lei, consigliere Finozzi.
Relazione di minoranza
Collega Zottis, come correlatrice, prego.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
come già ricordato dal Relatore, oggi stiamo discutendo di una legge che vede la Regione recepire gli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia e della Regione all'Unione Europea. Ringrazio gli uffici competenti per il lavoro fatto, per la riorganizzazione effettuata anche in termini di gestione e monitoraggio e per quanto riguarda le procedure d'infrazione, data l'importanza e la strategicità dell'argomento da un punto di vista tecnico e politico, come emerso anche dalle parole del Relatore.
Ci sono, però, alcuni aspetti che, da un punto di vista squisitamente politico, meritano maggiore attenzione e riflessione, in relazione, per esempio, al tema acqua ed aria.
In riferimento al risanamento dell'atmosfera, la Commissione Europea ha rilevato che le misure previste sono insufficienti rispetto alla conformità richiesta. Nella relazione del provvedimento in discussione, inoltre, si rileva che l'Italia ha dichiarato che per la Regione del Veneto la conformità ai valori del PM10 potrebbe essere realizzata solo nel 2020, ossia 15 anni dopo il termine del 2005 stabilito.
In merito alla qualità dell'aria e dell'ambiente è ancora aperta, inoltre, la procedura di infrazione n. 2014/2147, cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE per superamento dei valori limite di PM10 in Italia. La Commissione Europea rileva insufficienti le misure del Piano dell'aria 2016, anche a causa di una continuità rispetto al piano precedente, che ha dimostrato di non aver ottenuto i risultati previsti e necessari per far fronte all'emergenza in corso. Ci sono ad oggi ancora numerose morti causate dall'esposizione del PM10 e l'OMS rileva che "c'è una stretta relazione qualitativa tra l'esposizione ad elevate concentrazioni di particolato e l'aumento della mortalità e morbilità, sia a livello giornaliero sia nel tempo".
Su questo aspetto crediamo che, prendendo atto che la Regione Veneto sta partecipando a un progetto Life e abbia stilato un accordo con le altre Regioni padane per l'avvio di misure omogenee su traffico, riscaldamento e agricoltura, sia necessario affrontare con continuità e con maggiore forza in modo strutturale gli interventi necessari, per esempio, per quanto riguarda le emergenze puntuali, come gli interventi anche nelle zone a basse emissioni, così come è emerso dalla Commissione, e considerando la necessità di misure di contingentamento delle biomasse. Pensiamo che una Regione come il Veneto debba dimostrare concretamente di essere guida su questi temi fondamentali per la vita di ogni cittadino veneto.
Per quanto riguarda il tema dell'acqua, prendiamo atto che la Regione ritiene di dover attendere i provvedimenti statali di recepimento per quanto riguarda la direttiva 2015/1787/UE della Commissione, recante modifica degli allegati II e III della direttiva 98/83/CE del Consiglio, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.
Se, da una parte, si comprende la necessità di avviare provvedimenti coordinati, dall'altra crediamo che, nell'autonomia che la Regione possiede, potesse decidere di agire diversamente. Pensiamo comunque che, al di là del sostanziale nodo legislativo, sia prioritaria una rivisitazione del Piano delle acque, anche alla luce delle criticità emerse negli ultimi anni.
Ricordiamo, inoltre, le procedure Pilot ancora pendenti, cattiva applicazione della direttiva 19911271/CE relativa al trattamento delle acque reflue urbane. Si evidenzia anche una procedura EU Pilot per quanto riguarda le centraline idroelettriche e si sottolinea l'importanza di agire anche a livello regionale in termini di pianificazione e spingendo chiaramente il livello nazionale ad agire di conseguenza.
Pensiamo, quindi, che, da un punto di vista tecnico non ci sia nulla da eccepire e ritorno a ringraziare le strutture competenti, ma da un punto di vista politico, si possano dare dei segnali di maggiore forza da parte della Regione del Veneto. Grazie.".

PRESIDENTE

Grazie a lei, consigliera Zottis.
Gli emendamenti sono stati distribuiti, mi pare. Ci sono interventi in discussione generale sulla legge comunitaria?
La parola al consigliere Scarabel.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Approfitto della discussione generale anche per anticipare l'ordine del giorno che poi ho presentato.
Anche secondo me, da un punto di vista tecnico, non c'è nulla da eccepire ai provvedimenti che sono oggi messi all'esame dell'Aula, però ci stiamo occupando di correzioni dovute a procedure di infrazione conclamate, dove lo Stato e quindi anche la Regione sta già mettendo delle risorse. Presumo che durante questa fase, visto che capita una volta all'anno, sarebbe opportuno andare a discutere e a fare una riflessione in più anche sulle procedure di Pilot, che sono appunto una sorta di indagine per verificare se ci sono o no le condizioni per aprire una procedura di infrazione: in questo modo si andrebbe quantomeno ad anticipare e prevenire di dover poi pagare dei soldi perché lo Stato e anche Regione non hanno correttamente applicato le direttive europee.
In particolar modo nell'ordine del giorno che ho presentato ho voluto focalizzarmi su due Pilot relativi al tema delle acque: uno, il Pilot 601114, circa lo sfruttamento delle derivazioni idroelettriche, che riguarda i bacini idrografici del Tagliamento, Oglio e Piave. Riguardo al Piave, è inutile che sottolineo che è particolarmente importante per la nostra Regione, anche perché è l'unico fiume che ricade per la quasi totalità all'interno del nostro territorio regionale. Da anni possiamo verificare che lo stato della sua salute non è ottimale assolutamente, soprattutto nel territorio bellunese che, di anno in anno, mano a mano che vengono concesse le derivazioni idroelettriche, tutti i vari affluenti del Piave stanno perdendo la loro naturalità e se tutte le concessioni che sono in esame andassero a buon fine, si avrebbero degli sfruttamenti, per esempio, del Cismon del 100% sfruttato, il Biois anche quello del 100% e il Boito del 62% e questo non lo possiamo assolutamente permettere.
Quindi vorrei che in questa fase si potesse esaminare anche cosa può fare la Regione per impedire questo tipo di situazioni.
Un altro Pilot riguarda invece lo stato di salute delle acque, in particolar modo delle acque sotterranee, la capacità di analizzare l'omogeneità della valutazione della qualità delle acque sotterranee. Anche in questo purtroppo la nostra Regione è tristemente nota, soprattutto negli ultimi anni, per dei casi eclatanti. Quello più macroscopico e più recente è il caso del Pfas, abbiamo anche altri due casi non meno importanti, quello del mercurio e dell'atrazina in provincia di Treviso e quello del cromo esavalente nel territorio del bassanese.
Quindi quello che voglio sottolineare con questo ordine del giorno è che in questa fase è sì importante andare a fare le dovute correzioni, su cui non abbiamo nulla da dire, di procedure di infrazione in corso, ma sarebbe anche il caso di discutere e prendere dei provvedimenti per quello che riguarda dei Pilot aperti e in corso, prima che possano sfociare anche questi in procedure di infrazione, e quindi agire per una volta d'anticipo e non vedere magari l'anno prossimo delle correzioni che potevamo già fare durante quest'anno.
Vi ringrazio per l'attenzione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa è una legge sicuramente utile, un atto dovuto perché la nostra Regione si allinei con quelle che sono le normative europee e le leggi statali di recepimento delle direttive e dei regolamenti europei.
È un momento quindi molto importante, però a mio avviso si è limitato ad adempiere soprattutto sotto un punto di vista amministrativo e di burocrazia a quelle che sono le regole che ci vedono impegnati affinché ci sia maggior rispetto del nostro territorio, della salute e della vita quotidiana dei cittadini. Si poteva a mio avviso fare di più. Era meglio evitare di limitarsi al solo adempimento burocratico e prevedere in qualche modo delle misure concrete, utili a superare una serie sia di procedure di infrazioni sia di pre-procedure di infrazioni, i cosiddetti EU Pilot.
Abbiamo purtroppo già delle sentenze di condanna per alcune direttive europee violate nel tempo (ad esempio mi riferisco alla direttiva sulla qualità dell'aria), e rischiamo ora che alcuni EU Pilot si trasformino in procedura di infrazione e alcune procedure di infrazione ci vedano sottoposti al giudizio della Corte di Giustizia europea e magari anche a nuove sentenze di condanna. In particolare, mi riferisco alla questione dell'aria, dove siamo già stati condannati per la violazione della direttiva sulla qualità dell'aria che prevede certi standard, certe qualità dell'aria e il rispetto dei limiti entro i quali si deve stare per consentire ai cittadini di respirare aria sana, che si potrebbe in questo caso concludere con una nuova condanna, la seconda, e quindi addirittura con le sanzioni, visto che vengono decise e stabilite solo nel caso di recidività, ovvero di seconda condanna da parte dell'Unione europea.
Per quanto riguarda lo EU Pilot sulle acque, io credo che dovremmo fare massima attenzione sia per quanto riguarda la qualità delle acque che per quanto riguarda concentrazioni di inquinanti molto preoccupanti, e stando a quello che dice ISPRA ma anche a quanto dice la nostra Agenzia regionale sull'ambiente, l'ARPAV, vedono una situazione che sta peggiorando di anno in anno; mi riferisco ad esempio alla concentrazione dei residui utilizzati per il trattamento in agricoltura, i cosiddetti pesticidi.
Io credo che servirebbero quindi anche delle misure per contrastare questo andamento, delle misure concrete in momenti importanti come questo, sia per quanto riguarda l'acqua che per quanto riguarda l'aria.
Purtroppo non si può avere tutto nella vita, non possiamo riuscire ad adempiere a quello che ci chiede l'Unione europea, ovvero a quello che ci chiedono i nostri cittadini, perché noi facciamo parte dell'Unione europea, non dobbiamo vederla sempre come un qualcosa di esterno, noi siamo l'Unione europea e ci siamo dati delle regole che valgono per tutti i 27 Stati membri. Quindi qualcosa di più concreto per risolvere questi problemi.
Abbiamo anche la procedura sulla direttiva Habitat, anche qui io lo faccio spesso, porto all'attenzione dei vari Assessorati delle situazioni che nella nostra Regione non vanno bene, delle violazioni magari puntuali alle norme di tutela di questi habitat. Abbiamo grossi problemi perché ancora non abbiamo i siti di importanza comunitaria trasformati in zone di tutela comunitaria, e spesso in questi siti della rete Natura 2000 abbiamo delle attività che non sono monitorate o che vedono delle procedure - mi riferisco alla VINCA - che spesso creano delle grosse incomprensioni per chi chiede determinate autorizzazioni, e quindi nella carta si autorizza una cosa poi di fatto viene fatta tutta un'altra cosa.
A mio avviso anche sulla questione dei fondi europei all'agricoltura ci sarebbe qualcosa da dire, perché noi non possiamo dire all'Unione europea che ci impegniamo con certe misure, e lo mettiamo nero su bianco, tipo il finanziare ad esempio il mantenimento dei prati stabili e poi non aprire mai un bando che dà dei soldi sui prati stabili, quando l'abbiamo comunicato all'Unione europea. Quindi attenzione anche a questi aspetti.
Cito un'altra direttiva: la direttiva Uccelli. Anche per questa, risultano attualmente due EU Pilot, che a mio avviso andavano meglio evidenziati, e sono EU Pilot che ci riguardano. C'è un piano nazionale contro il bracconaggio approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, da questo piano risulta che la nostra è una Regione interessata. Ci sono delle misure utili a evitare che lo EU Pilot si trasformi in una procedura di infrazione, però anche in questo caso non sono mai state adottate quelle misure, quelle modifiche di legge. Qua andiamo a toccare proprio la legge sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio, che ci consentirebbero di prevenire un'eventuale procedura di infrazione.
Quindi ci sono a mio avviso veramente molti buoni propositi che restano tali e un'incisività per quanto riguarda proprio l'aspetto anche di modifiche di legge molto bassa. Quindi secondo me andava sicuramente fatta un'analisi, ma oltre all'analisi che è stata fatta (ho visto una relazione molto completa, ma non del tutto), andavano secondo me determinate una serie di misure che non abbiamo ancora il coraggio di prendere. Torno a dire, non possiamo volere sia l'applicazione delle norme europee e il mantenimento di certe situazioni che di fatto non possiamo più mantenere.
Io vedo delle grosse contraddizioni in questo, perché l'Unione europea ci chiede determinati sforzi per aumentare gli standard della qualità della vita dei cittadini, la tutela dell'ambiente e la salute. Ci dà anche dei finanziamenti, e naturalmente questo dovrebbe portare tutte le Regioni, e il Veneto in particolare, perché sulla situazione aria e acqua è una di quelle che assieme alla Lombardia è messa peggio, a qualche sforzo in più. Anche noi che siamo in quest'Aula legislativa dovremmo avere più coraggio e determinazione per dire ai nostri cittadini che certe situazioni non sono più sostenibili e cercare magari di convincerli ad adottare nuove strade, a sensibilizzarli. Abbiamo una serie di finanziamenti che arrivano dall'Unione europea che veramente potrebbero accontentare molti cittadini che, ad esempio, vivono di agricoltura e non solo. A certi imprenditori si dice: è meglio puntare su un'attività rispetto a un'altra, perché l'attuale attività è poco sostenibile e ci crea problemi anche di carattere normativo e di rispetto delle norme europee.
Quindi io penso che dovremmo essere anche noi, nel territorio, a farci portatori di un maggiore rispetto nell'applicazione di queste norme, che poi alla fine nel tempo ci portano solo dei vantaggi e non solo di salute e di ambiente, ma a mio avviso addirittura anche economici. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ne approfitto perché anche nell'ordine del giorno che abbiamo depositato e che discuteremo prima del voto finale, noi richiamiamo i due punti più rilevanti che ci riguardano e che riguardano la nostra Regione dal punto di vista ambientale, che sono la qualità dell'acqua e dell'aria.
Ora, sulla qualità dell'aria ci sono, seppure in via indiretta, anche nel POR FESR almeno un paio di misure che riguardano una l'efficienza energetica – ci sono anche stati dei bandi – e l'altra che riguarda le autorità urbane, quindi lo sviluppo urbano sostenibile, la mobilità. Quindi ci sono degli strumenti e ci sono dei finanziamenti per affrontare in parte questo.
Pertanto sarebbe utile avere riscontro di come stanno procedendo queste azioni di questa programmazione anche in relazione agli obiettivi di qualità dell'aria. Aggiungo che nell'ultima variazione di bilancio sono riconfermati i finanziamenti per la prosecuzione degli interventi del servizio ferroviario metropolitano regionale e su questo il Vice Presidente e l'AssessorA De Berti ci avevano detto in Commissione, in Aula, che questa posta di bilancio serve ad attivare un finanziamento nazionale che alla fine sarebbe intorno ai 100 milioni, se non ho capito male, ma vorremmo anche qui che fossero più precisi. Poi c'è questo altro riparto nazionale di poco più di 100 milioni che riguarda il rinnovo del parco veicoli del trasporto pubblico locale ferro-gomma.
Insomma, c'è un pacchetto di risorse di un certo interesse, perché 100 milioni riguardano il TPL, altrettanti su SFMR, da quello che ho capito, e non mi ricordo quanti nel POR FESR indirizzati al tema mobilità, oltre alla misura sull'efficienza energetica.
Tutto questo andrebbe, a mio avviso, messo un po' in ordine, cioè quali sono le intenzioni della Giunta rispetto a questo pacchetto? Che cosa si fa? I sottopassi, piuttosto che la sostituzione dei mezzi, piuttosto che l'elettrificazione? Dimenticavo: c'è l'intesa con RFI per l'elettrificazione e il raddoppio. Quindi ci sono varie cose che si muovono, ma non vediamo in questo momento un minimo di disegno per dire che questa è la programmazione sul fronte della mobilità sostenibile.
Ne approfitto per dire che, sulla qualità delle acque, anche se non è strettamente pertinente alla legge comunitaria, riguarda il tema dei PFAS, in particolare la discussione, tocca a me, tocca a te? non intendo entrare nel merito di a chi tocca, mi interessa capire come si procede, perché questi 80 milioni, contenuti nel riparto del fondo sviluppo e coesione, destinati agli interventi strutturali di sostituzione delle fonti contaminate da PFAS, vanno gestiti e spesi, insomma vanno messi a frutto.
È stata individuata la società Veneto Acque quale coordinatrice della regia per l'individuazione di questi interventi, insieme con i gestori e credo che – e lo dico veramente in maniera spassionata – dobbiamo fare tutti uno sforzo perché si raggiunga l'obiettivo, perché chi sta in quelle zone, più che capire a chi tocca, si aspetta che vengano fatti questi interventi che sappiamo essere complessi, costosi, lunghi nella realizzazione e quindi, tanto più aspettiamo, tanto più è lontano il momento in cui, invece di bere l'acqua filtrata con i filtri a carboni attivi, questi cittadini possano bere dell'acqua che viene da fonti non contaminate.
Allora ripeto, chiudiamo la questione se tocca a me, tocca a te, tocca al cane, e vediamo di capire come si procede per fare in modo che quegli interventi, che so che da un punto di vista tecnico sono stati valutati, c'è un lavoro. C'è il modello strutturale degli acquedotti del Veneto, quindi non partiamo da zero, però adesso è il momento di dire: questi sono gli interventi da fare, questo è il percorso, vediamo nei tempi più rapidi di trovare il modo che si metta in movimento la macchina, perché questa è l'attesa dei cittadini.
Ne approfitto, anche se non riguarda né la legge comunitaria né l'ordine del giorno, ma siccome il tema principale è la qualità dell'aria e dell'acqua, ho ritenuto opportuno sollevarlo in questa sede.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
La parola all'assessora Donazzan.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Intervengo alla luce di quanto è accaduto ieri nelle relazioni tra Francia e Italia e che riguardano un'azienda importante del nostro territorio che è Fincantieri. Perché credo che, in una discussione un po' più articolata, visto che anche alcuni colleghi hanno inteso dare un'interpretazione estensiva ai ragionamenti di oggi e quindi delle attuazioni, degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e in alcuni passaggi di direttive espressamente richiamate, come quella sulle infrastrutture, come quella sull'agenda digitale, credo che meriti anche un passaggio non avendo avuto il tempo di articolare un ordine del giorno relativo alla vicenda Fincantieri.
Fincantieri è un'importante azienda nazionale e ha alcune rilevanti presenze anche sul territorio veneto: ecco perché credo che meriti un intervento in quest'Aula.
Questa mattina, insieme ai colleghi Marcato e Caner, abbiamo dato attuazione e avvio a questa fase importante di definizione di Venezia come area di crisi complessa, d'intesa con il Ministero dello sviluppo economico e con il Comune di Venezia, quindi è una situazione che trova allineati, al di là dell'appartenenza e delle coloriture politiche dei Governi, tre importanti soggetti unitamente alle parti sociali, per il rilancio di una zona che è fondamentale a valere principalmente sulle grandi realtà industriali presenti, consapevoli come siamo che le grandi realtà industriali presenti portino con sé un indotto importante, investimenti importanti, un'attrattività importante.
Questa considerazione, che accade oggi e non accade ieri, vede però una penalizzazione della più grande realtà industriale esistente nella zona complessa di Porto Marghera e di Venezia, cioè Fincantieri, che si è aggiudicata un'acquisizione di un importante cantiere in Francia e che, alla luce del cambio di Governo e alla presenza del nuovo Presidente, cambia di rotta e interviene in maniera invasiva anche nell'acquisizione e nella governance di Fincantieri, penalizzando la nostra realtà italiana.
Se l'appartenenza all'Unione europea si è sempre richiamata come libera concorrenza e rispetto dei mercati interni (una delle direttive è proprio quella riguardante i servizi). Credo che una presa di posizione forte della Regione Veneto debba essere nel richiamo del rispetto di queste regole che non possiamo subire ogni volta. Mi viene facile ricordare a quest'Aula la vendita di Finmeccanica sempre nel territorio veneziano, in questo caso nella zona di Tessera di Superjet, un ramo d'azienda importante di Finmeccanica. Per l'Italia viene sempre richiamato il fatto che si deve rispettare la libera concorrenza, che siamo in un regime di libero mercato e che non ci può essere nessuna difesa delle produzioni nazionali, salvo poi assistere, certo con l'alzata di scudi del Governo, limitatamente ad oggi ovviamente perché questi sono fatti che sono accaduti ieri, a prese di posizione che mi auguro si concretizzino in qualcosa di più efficace, nel richiamare che la Francia non può difendere il proprio interesse nazionale nei cantieri di Saint-Nazaire.
Io credo che l'appartenenza all'Unione europea o vale per tutti con le stesse regole o non può valere a velocità diversificate, e soprattutto non può penalizzare sempre l'Italia. In questo caso la nostra Regione per i livelli occupazionali che Fincantieri ha qui, per l'importanza strategica delle scelte che la Regione Veneto ha fatto nell'area di crisi complessa, non solo di Porto Marghera che ricordo a tutti noi essere la più grande zona industriale del sud Europa, con il più alto potenziale, non può essere penalizzata in nome di un'appartenenza europea che noi subiamo e altri gestiscono in modo diverso.
Credo che la discussione di oggi su questo disegno di legge, anche se un po' tirata, me ne rendo conto, e con l'impossibilità di scrivere un ordine del giorno così dettagliato, possa però essere frutto di un'acquisizione di consapevolezza da parte della Giunta e possa dare mandato al Presidente della Regione di richiamare il rispetto della normativa europea e la comune appartenenza, però difendendo anche le nostre realtà produttive italiane e in questo caso in Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Donazzan.
Consigliere Nazzareno Gerolimetto, prego.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Intervengo perché quando vengono dette delle inesattezze è giusto che i consiglieri regionali di questa Regione difendano l'operato della Regione stessa, quando lo merita, e al riguardo è proprio il caso di dire che la nostra Regione si sta comportando meglio di tutte le altre Regioni italiane.
Consigliere Zanoni, dire che il nostro PSR non investe nella tutela dei prati e pascoli, le dico di andare a informarsi. Sono state consumate le risorse dei cinque anni, se lei conoscesse i meccanismi lo saprebbe, le risorse dei cinque anni del nostro PSR sono già state allocate e sono già spendibili nel quinquennio.
I consiglieri possono informarsi, hanno tutti gli strumenti, vadano a informarsi e vedranno che è come dico io, e lo dico con conoscenza.
Poi c'è da dire che l'Italia, specialmente nel settore agricolo, è sempre stata maltrattata dall'Unione europea, ha sempre dovuto sottostare a delle norme rigidissime e un riferimento, uno per tutti, che ha massacrato il settore zootecnico veneto è la direttiva Nitrati, che è stata applicata in egual modo per tutta l'Europa, perché il Mare del Nord è inquinato fuor di misura da parte dei nitrati, e noi abbiamo dovuto subire quella norma eccessivamente restrittiva che non ha tenuto in considerazione il sistema produttivo della Pianura Padana in particolare e nemmeno il fatto che il nostro mare Adriatico, pur essendo una pozzanghera nei confronti del Mare del Nord, è perfettamente libero da inquinamento da nitrati. Però abbiamo subito questa direttiva e l'abbiamo subita con rispetto come siamo abituati a fare, cosa che gli altri non hanno nei nostri confronti e la mozione che abbiamo votato ieri ne è la dimostrazione. Noi siamo rispettosi di tutti e gli altri invece vorrebbero distruggere la grande professionalità e la grande qualità delle nostre produzioni, che sono invidiate in tutto il mondo e sono protagoniste della dieta mediterranea, e forse anche sono protagoniste del primato di longevità che abbiamo come italiani, grazie forse anche alla nostra dieta alimentare.
È tempo di finirla di trovare soltanto le critiche, bisognerebbe sapere che quel Piano di sviluppo rurale, lo stato di attuazione del Veneto, è superiore alla media europea, mentre abbiamo lo stato di attuazione del Piano di sviluppo rurale italiano che è ultimo in Europa, e senza andare a fare confronti con le Regioni del sud se ci confrontiamo con il vicino Friuli noi vedremo che lo stato di rilevazione delle misure del PSR anche su prati e pascoli vediamo che la Regione Veneto è arrivata al 20%, mentre se ci confrontiamo con le altre Regioni – e non voglio andare a dire qualcosa delle Regioni del sud, ma solo confrontandoci con il vicino Friuli – ha uno stato di rilevazione inferiore all'1%.
Quindi dobbiamo dire che è tutto migliorabile, ma abbiamo un sistema che funziona e noi come consiglieri di questa Regione dobbiamo esserne, primo, consapevoli e, secondo, difenderlo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerolimetto.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Solo un breve intervento per dare sostegno a quella indicazione che già prima l'assessora Donazzan, riportava l'auspicio che ci sia una trasversalità sulla situazione contingente della Fincantieri in merito alla possibile acquisizione dei cantieri di Saint-Nazaire in Francia. Questa diatriba anche secondo noi è impostata in maniera errata. Credo che un principio di reciprocità tra Italia e Francia, come in passato era avvenuto in tante situazioni, vada recuperato proprio nella logica di una valorizzazione di competenze e di professionalità che anche nella nostra area di Porto Marghera si stanno sviluppando e stanno dimostrando a livello internazionale grandi possibilità e grandi capacità.
Credo che sia nell'interesse non solo nostro Veneto, del Nordest dell'Italia, ma proprio nell'interesse complessivo europeo, che questa collaborazione, questa reciprocità e sinergia diventi patrimonio dell'Italia, della Francia, dell'Europa intera, proprio nell'interesse dell'economia complessiva. I posti di lavoro che abbiamo qui è chiaro che non vanno a togliere posti di lavoro alla Francia, potrebbe essere un'opportunità reciproca di collaborazione.
Quindi volentieri sosteniamo questa posizione, non c'è tempo di fare adesso un ordine del giorno, ma magari, nel prosieguo della giornata potremmo organizzare anche un'iniziativa, intanto, di comunicazione esterna ed eventualmente, se sarà possibile, convocare un tavolo sul tema proprio qui a Venezia. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei, consigliere Pigozzo.
La parola alla consigliera Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Mi unisco anch'io alle sollecitazioni lanciate dall'assessora Donazzan e riprese dal consigliere Pigozzo. Tra l'altro suggerisco all'assessora Donazzan, se non l'ha già fatto, di leggere l'articolo di fondo di Stefano Valentini su L'Arena di oggi, che è interessante, che parla di gollismo senza De Gaulle, ovviamente sottolineando e stigmatizzando questa sorta di affronto da parte della Francia, e nello specifico del Presidente Macron, che ha voluto mettere una sorta di atto di forza, direi inaccettabile, nei confronti evidentemente dell'Italia.
Pensavo, ma il consigliere Pigozzo l'anticipava già, non c'è tempo, ma si potrebbe pensare, comunque, a un ordine del giorno condiviso o a un documento da parte dell'Ufficio di Presidenza, se lo si ritiene più opportuno, per associarsi all'atteggiamento di fermezza che ha dimostrato anche il Governo italiano in queste ore nei confronti di questa vicenda.
Teniamo presente, come correttamente sottolineava appunto Valentini oggi, sul quotidiano veronese, che non è l'unico atto di forza perpetrato in questi giorni dal presidente Macron, che è intervenuto o, meglio, ha interferito anche sulle questioni che riguardano le operazioni sui migranti e, nello stesso tempo, sulla capacità di interlocuzione che può avere l'Italia come primo protagonista nei confronti della Libia.
Si tratta di tre atti che rivelano ancora una volta forse un atteggiamento – se vogliamo essere clementi – precipitoso da parte della Francia, per non dire altro. È già stato detto dall'Assessora e direi: troviamo un modo, perché lo possiamo comunicare anche come Consiglio regionale del Veneto, o attraverso l'organismo della Presidenza oppure proprio come un ordine del giorno o una mozione condivisa da tutti i consiglieri.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Salemi.
Non ci sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale.
Assessore Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Naturalmente io mi concentro nella parte riguardante gli aspetti ambientali, che sono mi pare il novanta per cento della discussione e, come ha fatto il consigliere Scarabel, entro nel merito anche degli ordini del giorno e anticipo la posizione sostanzialmente su questi due ordini del giorno che sono pervenuti.
Intanto faccio una premessa: penso sia noto a tutti il mio euroscetticismo, anzi la mia contestazione nei confronti dell'Europa su molte tematiche, in modo particolare quella della gestione del problema profughi, però non voglio affrontare questa questione in questa discussione, ma mi concentro sugli aspetti che sono stati sottoposti alla discussione, però la premessa era doverosa. E la contesto anche perché spesso l'atteggiamento dell'Europa non è, secondo me, ma anche secondo i miei colleghi dell'Emilia Romagna, della Lombardia e del Piemonte, cioè i quattro colleghi che fanno parte del cosiddetto "tavolo del bacino padano" – e mi sto riferendo al problema del PM10 in questo momento e comunque dell'inquinamento atmosferico – ma anche del ministro Galletti, quindi totalmente trasversale, è un approccio oggettivamente sbagliato. Perché?
Perché sanzionare le zone che oggettivamente, per tutta una serie di motivi, storici ma anche geografici, e parlo della geografia fisica, dell'orografia del territorio, il fatto che il bacino padano sia chiuso, eccetera, sanzionarle perché non rispettano dei limiti ma, pur non rispettandoli, hanno dimostrato di agire nella direzione di ridurre pesantemente – e questo lo dicono i dati ufficiali delle varie ARPA in maniera trasversale – l'inquinamento atmosferico (basta pensare che negli ultimi 6-7 anni si sono ridotti i PM10 di oltre il 40% e questo è un dato oggettivo e inconfutabile). Noi abbiamo chiesto al Ministro e abbiamo detto: "Scusa, noi siamo sotto la lente di ingrandimento, abbiamo ottenuto questi risultati, non è il caso di dire all'Europa che forse, mentre noi siamo ancora in una situazione critica e abbiamo alcuni sforamenti su alcune sostanze, ma stiamo andando in miglioramento continuo e costante, non c'è il rischio che invece, laddove l'Europa non incida, in alcune zone c'è una crescita oggi degli inquinanti atmosferici, sia pure ancora sotto il livello di soglia?". Perché se quello è il trend, dovrebbe intervenire prevalentemente su quello e non su chi si è accorto che c'è un problema grosso e lo sta affrontando. Probabilmente non in maniera così incisiva, dirà l'opposizione, come dovrebbe essere fatto, ma ricordo che l'opposizione qui è al governo a Roma, è al governo in Emilia ed è al governo in Piemonte. E su questa posizione ci siamo tutti e quattro, più il Ministro, in maniera del tutto analoga e uniforme, e l'azione che si sta portando avanti è quella congiunta di perseguire degli obiettivi comuni, secondo delle logiche comuni. Il Ministro ha chiesto di definire un protocollo fra le Regioni, che è stato definito per mettere delle misure comuni: credo che questa sia la strada giusta, checché ne dica l'Europa.
D'altro canto, il fatto che ci sia un miglioramento non lo dice il sottoscritto, non lo dice solo l'ARPAV, quindi l'ARPA del Veneto, ma c'è un libro che invito tutti a leggere, scritto da un dipendente di ARPA dell'Emilia Romagna, che si intitola "Il cielo è sempre più blu", che dice: io ho verificato i numeri dell'inquinamento atmosferico degli anni '70 e '80 e avevamo dei valori 30 o 40 volte superiori a quelli di oggi, che non vuol dire che oggi stiamo bene, ma vuol dire che c'è una riduzione oggettiva. Abbiamo raggiunto l'obiettivo? No. Dobbiamo continuare su questa strada? Assolutamente sì.
Se questo stiamo facendo e questo deve essere doveroso, bisogna che l'Europa ne tenga conto, perché sennò ci stiamo prendendo in giro.
Abbiamo chiesto al Ministero di utilizzare i fondi FSC, perché se c'è un problema oggettivo in un'area del Paese, che è quella del bacino padano, per una conformazione geografica ed è evidente che lo Stato deve concentrare quei fondi là. Invece questi fondi sono andati a finire al sud, perché è già previsto sulla difesa del suolo: l'80% va al sud e il 20% al centro-nord.
Qui c'è un problema oggettivo, anche legato alla geografia, non solo al fatto che ci sono più imprese e tutta una serie di cose, ma poi ci sono altri problemi e mi fa piacere che ci sono fondi per sostituire il parco circolante del TPL, però è altrettanto vero che ci sono dei tagli pesantissimi sulla spesa corrente e allora non vorrei che si innescasse un meccanismo per cui ti cambio il veicolo, però devi tagliare le linee, perché se noi facciamo delle azioni insieme ai Comuni, di riduzione del traffico privato all'interno dei centri urbani quando ci sono situazioni di picco, dobbiamo incentivare il TPL, non possiamo tagliare i fondi: questo mi pare oggettivo.
Quindi questo è uno dei temi che abbiamo affrontato al tavolo del bacino padano, così come quello delle fonti rinnovabili, perché oggi, per una legge nazionale, tutte le fonti rinnovabili e tutti gli impianti da fonti rinnovabili sono definite opere di utilità pubblica urgente e indifferibile, con procedura rapidissima (articolo 12 della legge 387/2003) e quindi è difficilissimo opporsi a questo. La Regione ha tentato una moratoria, è stata impugnata, ha fatto tutta una serie di provvedimenti che sono stati impugnati, non ultimo quello sul pirogassificatore fatto in finanziaria regionale, per cui è del tutto evidente che anche lì ci sarebbe da fare.
Io ho scritto più volte al Ministro e ho detto che bisogna tener conto di questi aspetti, perché valgono anche su tutto quello che è l'aspetto relativo all'idroelettrico, in cui oggi oggettivamente la Regione Veneto è una delle Regioni d'Italia più virtuose, cioè più conservative in termini ambientali. Questo è un dato oggettivo, tant'è vero che è l'Autorità di Bacino che poi recepisce una parte di queste normative sulle autorizzazioni idrauliche e, in sede di Autorità di Bacino, la Provincia di Bolzano ci ha detto: "Voi volete fare un bacino libero di 10 chilometri quadrati a monte della centralina idroelettrica? A noi non interessa, siamo autonomi, noi facciamo 6 chilometri quadrati", tant'è vero che in Trentino Alto Adige ci sono oltre 1.100 mini impianti idroelettrici contro i circa 500 in Veneto. È un problema oggettivo, tant'è vero che la VIA regionale proprio due giorni fa aveva 14 verifiche di assoggettabilità VIA e ha mandato tutte le centraline in VIA.
Quindi c'è oggettivamente una sensibilità che è maggiore rispetto a quanto è accaduto in passato.
Per quanto riguarda i PFAS, ci sono anche le altre mozioni e magari entreremo nel merito, ma, guardate, a me non è mai interessato dire che è colpa tua, è colpa mia: la Regione ha fatto una serie di cose, anche se non era competenza della Regione e le continuerà a fare, ci mancherebbe altro. Però bisogna dare le informazioni corrette e non posso vedere tutti i giorni delle informazioni che sono oggettivamente errate.
Adesso non c'è tempo, ma possiamo leggere gli articoli di legge insieme, sono dati oggettivi. Non va bene quella legge? Si cambia la legge. Sto parlando di norme nazionali, non sto parlando di norme regionali. La Regione non si sottrae, la Regione va avanti. Ricordo che una anno fa abbiamo fatto un Consiglio regionale dove era stato discusso che erano e sono funzionali all'intervento di approvvigionamento di acqua pulita da Almisano, mi pare che ci fossero atteggiamenti nel senso di frenare questo intervento.
Siamo andati avanti, oggi siamo quasi al termine, ci mancano le ultime carte dell'Autorità di Bacino e i collaudi, ma a settembre siamo pronti. Quindi continuiamo in questa direzione. Così come gli 80 milioni, se ce li danno si parte. Non c'è problema, siamo già partiti con i pozzi di Carmignano. Non c'è scritto da nessuna parte, l'accordo bisognerebbe leggerlo, che servono i progetti esecutivi, non c'è scritto. Cito testualmente: "serve un programma degli interventi con il cronoprogramma e i costi", e questo c'è, non c'è niente da nascondersi dietro un dito, sono dati oggettivi.
Quindi la Regione non vuole sottrarsi, non si sottrae, continuerà a fare tutto quello che è nelle sue competenze e anche quello che va oltre le sue competenze, come ha fatto in questi anni a differenza magari di qualcun altro. Questi sono dei dati oggettivi.
Tutto ciò premesso, io credo che i due ordini del giorno vadano accolti, sostanzialmente perché dicono le stesse cose che stiamo facendo, alcune sono già totalmente in quella linea, alcune solo parzialmente, questo è anche l'obiettivo della Giunta, per cui per me i due ordini del giorno vanno accolti.

PRESIDENTE

Grazie all'Assessore.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

È per fatto personale, perché il consigliere Gerolimetto, citando il mio intervento, ha detto che sto dicendo delle cose non vere.

PRESIDENTE

La discussione generale è finita prima, se voleva replicare a Gerolimetto lo faceva prima.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Allora lo faccio dopo.

PRESIDENTE

Manteniamo certe regole, collega.
Assessore Caner, per la replica.

Ass.re Federico CANER

Volevo dare solo qualche risposta. Ad alcune ha già risposto il collega Bottacin, anche perché giustamente la discussione verte in particolare sulle questioni ambientali, sono state chiamate in causa infrazioni tra l'altro che c'entrano relativamente con questo provvedimento che riguarda i PFAS e la questione dell'aria.
Però, il ragionamento che faceva il collega Fracasso, dato che ha chiesto alcuni chiarimenti in termini, per esempio, di finanziamenti relativi al POR FESR, meritano secondo me qualche risposta anche per avere un aggiornamento e anche perché effettivamente incidono con alcune politiche che la Regione sta facendo a 360 gradi, e in particolare quelle relative agli stanziamenti sui POR FESR, ricordo, che per quanto riguarda l'efficientamento energetico sugli edifici pubblici sono già stati stanziati 20 milioni di euro, stanziati e assegnati, su bandi che sono già stati aperti.
Un'altra misura importante è la 4.2.1 che riguarda l'efficientamento energetico delle imprese, del collega Marcato, dove anche qui sono stati stanziati e assegnati 12 milioni di euro, e anche questi intervengono sul processo organizzativo delle aziende e quindi serve per evitare che ci sia anche dispendio energetico.
Poi c'è un'altra misura molto importante relativamente alle autorità urbane, qui sono stati dati i finanziamenti a loro per l'intervento sulla mobilità sostenibile. Quindi qua sono circa 20 milioni di euro, per esempio, per la sostituzione dei mezzi del parco circolante legato ad autobus o quant'altro, nelle Autorità urbane, quindi anche questo penso sia un intervento importante.
Chiudo con due questioni, una relativa ai fondi FSC che giustamente ricordava il collega Bottacin, e che non vi nascondo ci ha visto in grosse difficoltà, perché il Governo ha provveduto a utilizzare i fondi "assegnati" alla Regione Veneto in maniera arbitraria. Per carità, tecnicamente può farlo, amministrativamente può farlo, certo è che sarebbe stato opportuno un dialogo con la Regione Veneto per decidere assieme dove fare interventi di questo tipo. Invece il Governo ha provveduto, il Ministero in particolare, a fare accordi singoli con anche i Comuni del Veneto, in particolare Venezia, con l'impatto per Venezia, con 110 milioni di euro. Ma anche altri interventi sul territorio che sono stati fatti, che non dico assolutamente che non siano corretti, nel senso che metà di quegli interventi erano interventi che molto probabilmente avremmo comunque individuato anche noi come Regione Veneto, però ce ne sono tanti altri che sono stati inseriti e non coordinati con la stessa Regione.
Per esempio, c'è un ribasso per quanto riguarda l'asta della banda ultralarga del 67%, su 300 milioni di euro di intervento c'è un ribasso d'asta del 67%, io ho chiesto al Ministro che quei soldi rimangano a disposizione delle Regioni, anche perché non sono solo della Regione Veneto. Questo ribasso è avvenuto per tutta Italia, quindi ho chiesto al Ministro lasciare quei soldi a livello locale, se non altro per intervenire su quelle cose dove abbiamo dato la priorità e che non ci è stata accolta. Però, onestamente, da questo punto di vista non ho visto grandi risposte.
Sul tema che citava il collega dell'emergenza idrica, io ieri ero a Roma assieme all'assessore Pan e abbiamo discusso anche questo con il Ministro Galletti, siccome l'ha citato il collega Bottacin, io vorrei portare prossimamente alla vostra attenzione, se riesco quanto prima, compatibilmente con i problemi che abbiamo, della Commissione e poi del Consiglio, una normativa che ci permetta di snellire le procedure per quanto riguarda la possibilità di creare bacini di raccolta in montagna.
Secondo me questa cosa è strategica, è strategica per più motivi: uno, perché effettivamente noi abbiamo bisogno di raccogliere acqua in pianura, ma anche in montagna per le situazioni di emergenza estiva. Però guardate che diventano strategici anche dal punto di vista invernale, perché la raccolta dell'acqua in inverno ci permette per esempio di innevare le piste da sci. Quest'anno, se avete visto, i dati turistici sono stati fantastici i primi sei mesi, però in Trentino, vedi, come mi dicevi esattamente tu prima, mettono le centraline e si fanno anche i laghi in montagna, con normative totalmente differenti del resto delle Regioni ordinarie.
Stiamo cercando di vedere se riusciamo, compatibilmente con la normativa - per il fatto che siamo Regione a Statuto ordinario - poter agevolare questo processo.
Quando avremo l'autonomia questo sarà uno dei primi argomenti. Guardate, adesso è veramente un problema serio. I dati turistici sono stati splendidi, abbiamo patito in montagna l'inverno proprio per la mancanza dell'innevamento.
Tra l'altro, anche dal punto di vista dell'antincendio boschivo, diventa fondamentale avere dei bacini, e vediamo oggigiorno cosa sta accadendo in tutta Italia. Questo è un tema che si aggancia anche a questa questione, che sarebbe da fare una discussione seria prima in Commissione. Quindi vi chiedo già un aiuto, non solo alla maggioranza ma anche all'opposizione, su questi temi.

PRESIDENTE

Grazie all'assessore Caner.
Non vedo altri interventi in replica. La Prima Commissione deve dare il parere su emendamenti e ordini del giorno, quindi interrompo la seduta per cinque minuti. Riprendiamo alle 12.17.
La seduta è sospesa alle ore 12.13
La seduta riprende alle ore 12.21

PRESIDENTE

Riprendiamo con la seduta.
Siamo sull'articolato.
Articolo 1.
Non ci sono emendamenti.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Emendamento n. C0002, al Titolo II, articolo 2, comma 4, presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
"Al comma 3 ter così come inserito dal comma 4 dell'articolo 2 dopo le parole "Statuto del Veneto", sono aggiunte le seguenti parole "entro il 31 dicembre 2018,".
Prego, consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Volevo approfittarne per puntualizzare in merito a una questione uscita prima nel dibattito in discussione generale, quando dissi che non sono state finanziate le misure a sostegno dei prati e il collega Gerolimetto intervenne e disse: "Zanoni, ti devi informare, non sei informato, io faccio informazione, perché è giusto che i colleghi sappiano la verità". Collega, il PSR prevede un tipo di intervento di gestione sostenibile di prati, prati seminaturali, pascoli e prati pascolo: le chiedo quali sono i bandi, perché ribadisco che non sono stati dati i fondi, lei dice che ci sono, mi mostri le carte.
A parte questa precisazione, che ritengo fosse utile per l'Aula, io avevo presentato questo emendamento, di cui abbiamo parlato adesso in sede di discussione in Commissione, affinché queste misure di conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna, che deve fare la Regione Veneto, trovassero una data entro la quale venissero approvati per evitare di andare alle calende greche.
Avevo proposto la data del 31 dicembre 2018, sono già cinque anni che abbiamo le aree Rete Natura 2000 in cui dovrebbero esserci queste misure di conservazione, siamo già in grave ritardo, c'è già una procedura di infrazione aperta per questo, un procedimento di EU Pilot, credevo fosse opportuno inserirla. Mi è stato spiegato che effettivamente, oltre alla Regione, di mezzo c'è anche il Ministero e quindi ci sono dei tempi burocratici che nel tempo si dilazionano e, come al solito, la burocrazia italiana ci porta poi a trovarci in difficoltà, ma non è solo la burocrazia, perché quando si vuole, come abbiamo visto anche in quest'Aula, approvare qualche norma velocemente, lo si fa.
Quindi, considerato questo, ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE

L'emendamento è ritirato e non si fanno interventi sull'emendamento che non c'è più.
Per fatto personale, collega Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Per questione personale perché il consigliere Zanoni mi ha detto che ho riferito cose non vere, ma ribadisco, consigliere Zanoni, e vada a leggersi le carte, che tutti i fondi che sono stati già impegnati nel 2015, per tutte le annualità del PSR – dovrebbero essere una quarantina di milioni di euro – sulla misura 10.1.4, quella sul mantenimento di prati e pascoli. Si vada a informare e vedrà che non solo sono stati impegnati tutti i fondi, ma sono anche insufficienti e bisognerà riuscire a integrare quel capitolo, perché i fondi non sono neanche stati sufficienti a garantire tutte le richieste e quello che è già stato fatto per il Piano di sviluppo rurale veneto.

PRESIDENTE

Berlato immagino che parli sull'articolo.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Solo per corretta informazione, come ha fatto anche il collega Gerolimetto, perché è giusto che l'Aula sia correttamente informata, troppo spesso in quest'Aula viene spacciata per procedura di infrazione l'EU Pilot, che non è una procedura di infrazione, ma è semplicemente un richiesta di chiarimenti che viene fatta dall'Unione europea nei confronti di uno Stato membro. Spesso queste richieste di chiarimenti sono conseguenti a delle iniziative che arrivano proprio dall'Italia. Voglio confermare che i problemi che spesso arrivano in Italia partono dall'Italia, non dall'Unione europea, ma sono iniziative che vengono provocate dall'Italia o da alcuni soggetti che non amano il nostro Paese con tutta probabilità e che creano le condizioni perché l'Europa, come quando si presenta una denuncia presso le autorità competenti qui in Italia, chiaramente l'autorità competente o apre un fascicolo o comunque fa degli accertamenti per verificare se la denuncia che viene fatta trova corrispondenza oppure no nei fatti.
Questo è quello che avviene e anche in Europa succede la stessa identica cosa. A fronte di una denuncia presentata dall'Italia, la Commissione europea manda una richiesta di chiarimenti EU Pilot che non ha nulla a che vedere con la procedura di infrazione, perché qui alle volte si gira un po' nel torbido, spacciando per EU Pilot, semplice richiesta di chiarimenti, per procedura di infrazione, che è chiaramente definita dai regolamenti comunitari e prevede l'attivazione di tre diversi stadi: il primo è la messa in mora, che dà la possibilità allo Stato membro di presentare documentazione per dimostrare che la norma comunitaria è stata rispettata; nel caso in cui, in un lasso di tempo che normalmente è di 60 giorni, lo Stato membro non fornisca adeguati chiarimenti o adeguata documentazione o non la fornisca affatto, scatta il secondo livello, che è il parere motivato che dà un ulteriore lasso di tempo allo Stato membro per fornire quella documentazione che non è stata fornita nell'arco previsto dalla messa in mora. Nel caso in cui neanche il secondo livello produca quelle rassicurazioni del rispetto della norma comunitaria, scatta il terzo livello che è il deferimento alla Corte di Giustizia.
Questi sono i tre livelli previsti per la procedura di infrazione, che non hanno nulla a che vedere con l'EU Pilot e quindi, siccome in diverse occasioni si vuole spacciare l'EU Pilot per procedura di infrazione o per pericolo del pagamento di miliardi di euro se non si cambia la norma nazionale, è giusto che quei pochi che non sapessero la procedura all'interno di quest'Aula, magari abbiano informazione adeguata per evitare che qualcuno scambi fischi per fiaschi o lucciole per lanterne.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi, per cui metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
Non vedo interventi. Metto in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Metto in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
C'è l'emendamento n. 1 della Giunta.
Emendamento n. C0001, all'articolo 6, rubrica X, comma 3, presentato dalla Giunta regionale (Ass.re Giuseppe Pan), che prevede:
"1. Nella rubrica dell'articolo 6, alla fine, sono aggiunte le seguenti parole "e dell'articolo 3 della legge regionale 23 aprile 2013, n. 6 Iniziative per la gestione della fauna selvatica nel territorio regionale precluso all'esercizio dell'attività venatoria".
2. All'articolo 6, dopo il comma 3 , è inserito il seguente:
"4. Alla fine del comma 1 dell'articolo 3 della legge regionale 3 aprile 2013, n. 6 sono aggiunte le parole: "e dalla fauna protetta nell'intero territorio regionale".".
Non vedo interventi.
Consigliere Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Questo è un importante emendamento, che è stato richiesto dalla Terza Commissione - che ha dato mandato alla Giunta poi di predisporre per l'Aula - che va a sanare una situazione anomala che era presente nella nostra Regione e che prevedeva che i danni provocati da tutta la fauna selvatica, sia essa protetta che non protetta nella nostra Regione, venissero pagati attingendo da un fondo, previsto dall'articolo 28 della legge regionale 50, alimentato dalle tasse di concessione pagate dai cacciatori, cosa alquanto anomala. Mentre c'è un altro fondo, previsto dalla legge 6, che prevede che i danni provocati da tutta la fauna selvatica all'interno delle aree protette, venga pagato appunto con un fondo distinto.
Con questo emendamento facciamo chiarezza dicendo chiaramente che tutti i danni provocati da fauna selvatica protetta in tutta la Regione del Veneto, vengano pagati con il fondo previsto dalla legge 6, alimentato dal bilancio complessivo, quindi pagato dall'intera collettività, mentre i danni provocati dalla fauna selvatica cacciabile continueranno a essere pagati con il fondo, previsto dall'articolo 28 della legge regionale 50, che appunto interviene per ristorare i danni provocati dalla fauna selvatica cacciabile.
Quindi abbiamo fatto chiarezza, a seconda dell'autore del danno, utilizzando distintamente i due fondi, le due leggi regionali, la legge 6 e la legge regionale 50 del '93, articolo 28, in modo tale che si sappia con chiarezza che, se il danno viene provocato da una certa tipologia di fauna, abbiamo un fondo dedicato, mentre per un'altra tipologia un altro fondo.
In questo modo chiariremo che noi rispettiamo la sensibilità di tutti, cioè della serie: se c'è qualcuno che ritiene che debba essere privilegiato il diritto della fauna selvatica dannosa di potersi continuare ad alimentare di uva dei nostri vigneti che producono vini DOCG, oppure semplicemente vini DOC, la collettività può anche dire noi vogliamo che gli storni siano protetti e che nessuno li tocchi; se provocano danno gli storni ai nostri vigneti, la collettività però si accolla questo onere.
Se invece qualcuno dice no adesso che tocca a noi pagare i danni di questa fauna selvatica, bella, che si nutre dell'uva, forse è il caso di fare qualche azione preventiva, anziché limitarsi a pagare a valle questi danni, allora forse avremmo la possibilità di valutare le cose con maggiore serenità e obiettività. Ecco l'importanza di questo emendamento.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Gerolimetto.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Per condividere pienamente quello che ha detto il collega e Presidente Berlato, è tempo che si instauri la stagione del buon senso. Non è possibile che si usino risorse pubbliche, denari dei cittadini per mantenere delle specie nocive, e partiamo dagli storni e finiamo ai lupi.
Io dico che bisognerebbe dare anche qualche bella strigliata a coloro che facendo leva sulla fragilità delle persone vanno ad additare di chissà quali responsabilità. Io dico, quelli che sono i custodi del territorio, che sono gli agricoltori, paventando sempre delle catastrofi, chiamando pesticidi quelli che sono fitofarmaci, e dico che è tempo che si parta dal buonsenso.
Per completare l'informazione di prima, e mi scuso con il Consiglio regionale perché ho dato dei dati non precisi, voglio dare i dati precisi della misura 1014...

PRESIDENTE

Rimanga sull'emendamento, collega.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Finisco il mio intervento, non rubo altro tempo, ma vorrei che il Consiglio fosse consapevole dei dati. Su una previsione del Piano di sviluppo rurale nei sette anni di 67 milioni per la misura 1014, nel 2015 sono già stati impegnati per tutti i cinque anni 19 milioni all'anno, per un importo di 95 milioni, quindi la Regione Veneto con il suo PSR sta ottemperando a questo compito con grande attenzione.

PRESIDENTE

Grazie, collega Gerolimetto.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Peccato che il bando non sia ancora aperto, comunque questo è un dettaglio. Per quanto riguarda questa modifica, va comunque detto che quando ci sono delle misure per ristorare determinati danni, utilizzare dei fondi pubblici, che questi derivino da un'entrata o dall'altra la questione non cambia, sono sempre fondi pubblici.
Dire che vengono da determinate tasse, chissà quante categorie potremmo citare, la categoria degli artigiani, dei commercianti, ci sono tantissimi che pagano le tasse e che contribuiscono. Io non vedo perché dobbiamo sempre andare a vedere da dove arrivano queste tasse.
Dopodiché, per quanto riguarda i danni ad esempio si stava dicendo prodotti dallo storno, effettivamente lo storno viene additato sempre di gravi danni quando in realtà questi gravi danni non li fa, non fa nemmeno i danni; tant'è vero che la Regione Veneto quest'anno ha chiesto di poter cacciare in Veneto lo storno e ha dato parere negativo perché, pur avendo richiesto che tipo di danni aveva fatto, la Regione Veneto non è stata in grado di dimostrare che danni fa, perché povero storno se si mette a mangiare quell'uva trattata con i pesticidi, non fitofarmaci, con i pesticidi, povero storno. Difatti non ce ne sono più anche per questo.
Naturalmente si parla di storno, dei gravi danni dello storno, e concludo, Presidente, perché lo storno può essere cacciato. Siamo stati al Parco del Sile, abbiamo visto i gamberi della Louisiana, è pieno di gamberi, è una specie alloctona, invasiva, su questo Berlato un progetto di legge per cacciare il gambero non l'ha mai presentato!

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola alla consigliera Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Ringrazio il consigliere Zanoni per le corrette informazioni che ci ha dato. Credo però che sia opportuno l'emendamento proposto all'inizio dal consigliere Berlato e poi dalla Giunta, perché penso sia una questione principalmente di equità nei confronti di tutte quelle che sono delle categorie che nel momento in cui riescono a vivere insieme, parlo di agricoltori, ambiente e cacciatori, potrebbero anche fare un servizio positivo, nel momento in cui riusciamo a farli convivere. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Zottis.
Un saluto al Consiglio comunale dei ragazzi di Lugo e Calvene che sono in visita oggi a Palazzo Ferro Fini.
Non vedo altri interventi.
Siamo sull'emendamento della Giunta.
Parere favorevole del Relatore.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 6 così come modificato.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
Non vedo interventi.
Pongo in votazione l'articolo 7.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 8.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 9.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 10.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 11.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 12.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo agli ordini del giorno. Ci sono due ordini del giorno.

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Zottis, Zanoni, Guarda, Salemi, Fracasso, Pigozzo, Ferrari, Ruzzante, Sinigaglia, Moretti, Dalla Libera e Azzalin relativo a "GARANTIRE LA QUALITÀ DELLE ACQUE E DELL'ARIA NEL TERRITORIO DEL VENETO" in occasione dell'esame del disegno di legge relativo a "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Attuazione della direttiva 1992/43/CEE, della direttiva 2009/147/CE, della direttiva 2006/123/CE, della direttiva 2008/122/CE, della comunicazione 2014/C 204/01 nonché modifica della legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 (Legge regionale europea 2017)" (Progetto di legge n. 255/2017) (Deliberazione n. 103/2017)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- sono attualmente in corso le seguenti procedure di infrazione: n. 2014/2059 – attuazione della direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane, aperta a seguito della chiusura negativa del caso Eu Pilot 1976/2011/ENVI; n. 2014/2147 – cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente – superamento dei valori limite di PM10, aperta a seguito della chiusura negativa del caso Eu Pilot 4915/13/ENVI;
- il Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera, approvato dal Consiglio regionale il 19 aprile 2016, ha tra i suoi obiettivi il "miglioramento generalizzato dell'ambiente e della qualità della vita" e la "previsione di adeguate procedure di autorizzazione, ispezione e monitoraggio, al fine di assicurare la migliore applicazione delle misure individuate". Tuttavia la Commissione europea ha rilevato che le misure in esso previste sono del tutto insufficienti per il raggiungimento dei livelli di PM10 stabiliti dalle norme comunitarie;
- anche il Piano acqua e riclassificazione delle acque dovrebbe essere adeguato alla luce delle criticità emerse negli ultimi anni e delle procedure Eu Pilot ancora pendenti;
CONSIDERATO che tra la popolazione veneta sta crescendo la preoccupazione per i livelli di inquinamento dell'aria e dell'acqua rilevati in questi ultimi anni che rischiano di compromettere la salute e l'ambiente;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad attivare urgentemente tutti gli interventi richiesti dall'Unione europea per contrastare e ridurre i livelli di inquinamento dell'aria e delle acque, garantendo alla popolazione la massima informazione.".
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ne approfitto per ovviamente sostenere l'ordine del giorno che ho sottoscritto, ma pare un po' pleonastico, vista la replica dell'assessore Bottacin relativamente al tema dei PFAS. Io chiederei all'Assessore e al Presidente della Seconda Commissione, visto che la Seconda Commissione è convocata la prossima settimana, che ci fosse una mezz'ora, in cui l'Assessore che ha detto ci dia delle comunicazioni, ma potrebbe essere una comunicazione anche che fa il dirigente.
C'è questo cronoprogramma? Una comunicazione sul cronoprogramma degli interventi, relativamente alle sostituzioni delle fonti inquinate. Se può farlo l'Assessore è meglio, se non può farlo l'Assessore, lo può fare il dirigente, ma che avessimo un momento in cui questa cosa finalmente fosse resa chiara al Consiglio. Visto che non si può fare in Consiglio, facciamola almeno in Commissione e approfittiamo della Seconda della prossima settimana.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Non ci sono altri interventi.
Metto in votazione l'ordine del giorno della collega Zottis ed altri: "Garantire la qualità delle acque e dell'aria nel territorio Veneto".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Scarabel e Zanoni relativo a "LA GIUNTA INTRAPRENDA PRESSO TUTTE LE COMPETENTI SEDI ISTITUZIONALI INIZIATIVE PER EVITARE L'APERTURA DI DUE NUOVE PROCEDURE DI INFRAZIONE DA PARTE DELL'UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI ACQUE" in occasione dell'esame del disegno di legge relativo a "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Attuazione della direttiva 1992/43/CEE, della direttiva 2009/147/CE, della direttiva 2006/123/CE, della direttiva 2008/122/CE, della comunicazione 2014/C 204/01 nonché modifica della legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 (Legge regionale europea 2017)" (Progetto di legge n. 255/2017) (Deliberazione n. 104/2017)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- lo Stato italiano è coinvolto in due EU Pilot in materia di gestione delle acque, con rilievi che coinvolgono anche il territorio della Regione del Veneto; trattasi della procedura con la quale la Commissione europea chiede chiarimenti agli Stati membri su questioni di conformità della legislazione nazionale al diritto comunitario o di corretta applicazione del medesimo;
- la prima originatasi in ordine di tempo è la procedura EU Pilot 6011/14/ENVI sugli impianti per la produzione di energia idroelettrica localizzati nei bacini idrografici dei fiumi Tagliamento, Oglio e Piave, relativa all'inesatta applicazione della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, della Direttiva "Habitat" 92/43/CEE e della Direttiva "VIA" 2011/92/UE, in seno alla quale la Commissione europea formula 24 quesiti in relazione – tra gli altri rilievi formulati – ai criteri di non deterioramento dello stato dei corpi idrici, al deflusso minimo vitale e all'impatto cumulativo dei progetti;
- la seconda in ordine cronologico è la procedura EU Pilot 7304/15/ENVI relativa specificamente all'attuazione della Direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque), contenente 7 quesiti; tra i chiarimenti richiesti, si trovano le questioni dell'incompleto monitoraggio e incompleta valutazione dello stato della qualità delle acque, l'assenza di metodologie per la valutazione delle tendenze ascendenti e d'inversione della concentrazione degli inquinanti nelle acque sotterranee, la mancata giustificazione delle esenzioni, i prezzi dell'acqua in agricoltura;
CONSIDERATO CHE:
- da recenti notizie di stampa, i corsi d'acqua del Bellunese che fanno parte del bacino del Piave presentano il seguente "indice di sfruttamento", ovvero la percentuale in cui la loro portata verrebbe intaccata se venissero realizzate tutte le nuove centrali idroelettriche per le quali è stata richiesta l'autorizzazione: Cismon 100%; Ansiei 82%; Maè 84%; Boite 62%; Cordevole 91%; Biois 100%; Pettorina 100%;
- la Regione del Veneto è notoriamente – e tristemente – teatro di una serie di vicende di contaminazione dell'acqua da tempo accertate, tra le quali si ricordano l'inquinamento da PFAS che coinvolge decine e decine di comuni tra le provincie di Vicenza, Verona e Padova, l'inquinamento da mercurio e atrazina a Treviso e quello risalente da cromo esavalente nel territorio del bassanese;
TENUTO CONTO che il sistema EU Pilot è stato introdotto nel 2008 dalla Comunicazione della Commissione europea "Un'Europa dei risultati – Applicazione del diritto comunitario" (COM (2007/502) come procedura istituita tra Commissione europea e singoli Stati membri volta allo scambio di informazioni e alla risoluzione di problemi in tema di applicazione del diritto dell'Unione europea ovvero di conformità della legislazione nazionale allo stesso, concepita come fase antecedente all'apertura formale della procedura di infrazione ex art. 258 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea);
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a intraprendere presso tutte le competenti sedi istituzionali le iniziative atte a scongiurare il rischio che le due procedure UE Pilot descritte in premessa arrivino alla fase di apertura formale della procedura di infrazione ex art. 258 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea), prevedendo un recepimento che consenta la tutela delle specificità del territorio regionale, in particolare con riferimento alla questione dell'eccessivo sfruttamento idroelettrico del bacino del Fiume Piave e ai problemi di inquinamento delle acque del Veneto.".
Lo dà per illustrato? Già fatto precedentemente.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Ho parlato prima con il collega, condividendo il testo, e chiedevo se potevo sottoscriverlo e volevo riprendere un attimo la questione sollevata prima dall'assessore Bottacin che ogni volta, quando si parla di inquinamento dell'aria, dice che sta diminuendo sempre di più, addirittura cita il libro "Il cielo è sempre più blu" e dice che dagli anni '70 l'inquinamento è diminuito. Ma, assessore Bottacin, ricordiamoci che negli anni '70 certe norme di tutela ambientale non c'erano e adesso ci sono certe norme che dobbiamo rispettare.

PRESIDENTE

Collega, l'ordine del giorno, se non ha colto, parla di acqua.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

No, non solo.

PRESIDENTE

Sì, parla di acqua, era quello precedente che parlava di aria, questo parla di acqua. Grazie, rimanga sull'acqua.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Concludo, Presidente. Poi dice che l'inquinamento si è ridotto, Assessore, durante l'anno la media forse, ma andiamo a vedere punti di picco: non abbiamo mai avuto sforamenti tanti quanti nell'ultimo anno.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Non vedo altri interventi.
Metto in votazione l'ordine del giorno.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Dichiarazione di voto sul testo complessivo? Non ne vedo.
Metto in votazione il PDL n. 255 nel suo complesso come emendato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Sospendo qui la seduta. Ci rivediamo alle 14.30 in Aula per il prosieguo dei lavori. Grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 12.47
La Seduta riprende alle ore 14.38

PRESIDENTE

Se ci accomodiamo, signori, iniziamo la seduta.
Siamo al punto n. 18 dell'ordine del giorno.
PUNTO
18



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI ZANONI, MORETTI, AZZALIN, DALLA LIBERA, FRACASSO, GUARDA, PIGOZZO, RUZZANTE, SALEMI, SINIGAGLIA, ZOTTIS, BRUSCO, BALDIN, BARTELLE E SCARABEL RELATIVA A "MONITORARE LA GESTIONE E IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI IN VENETO PER PREVENIRE ATTIVITÀ ILLECITE" (MOZIONE N. 153) RESPINTA

"Il Consiglio regionale del veneto
PREMESSO CHE:
- dopo due anni di lavoro, la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti (Ecomafie) ha completato nei giorni scorsi la relazione finale sul Veneto. Si tratta di un dossier di oltre 400 pagine, firmato dal presidente della Commissione, Alessandro Bratti, e dai relatori, Miriam Cominelli e Alberto Zolezzi. Il report verrà sottoposto in tempi brevi alla discussione e all'approvazione del Parlamento;
- tra le vicende cruciali, oggetto di approfondimento della suddetta Commissione, vi è quella che ruota attorno alla figura dell'ingegner Fabio Fior, dirigente regionale del settore ambiente che per lungo tempo ha gestito il sistema delle autorizzazioni e dei controlli su impianti e discariche;
- nell'ottobre 2015 Fior (accusato di essersi appropriato di un milione di euro di finanziamenti regionali, grazie alla creazione di società che facevano riferimento a lui ma che erano intestate a prestanomi, e di aver acquisito da imprenditori del settore rifiuti, malgrado l'incompatibilità col suo ruolo di autorizzatore, incarichi retribuiti per il collaudo di numerosi impianti e discariche) è stato condannato, in primo grado, a tre anni di reclusione, in quanto riconosciuto responsabile dei reati di associazione per delinquere, abuso d'ufficio e falso;
- tale vicenda viene definita come la "cartina di tornasole di un contesto di illegalità diffusa, di controlli insufficienti e di carenza sanzionatoria" e come "espressione dell'elevato livello dell'inquinamento politico e amministrativo delle istituzioni regionali venete";
- nel fare riferimento all'arco temporale che va dal 2000 al 2014, nella suddetta relazione si stabilisce che "(...) la Regione Veneto non ha promosso alcuna indagine interna per comprendere i meccanismi che hanno consentito all'ingegnere Fabio Fior di operare illecitamente per circa tre lustri, con l'acclarata connivenza della struttura politica e amministrativa della stessa Regione Veneto (...)" e si afferma inoltre "(...) con tutta tranquillità e senza tema di smentita, che i controlli interni della Regione Veneto non hanno in alcun modo funzionato e ciò è avvenuto per lunghi anni, anche dopo il suo trasferimento nel 2010 dal settore Ambiente al settore Energia e nonostante che molti fossero sicuramente a conoscenza di quanto accadeva negli uffici regionali, manipolati da Fior Fabio e dai suoi sodali (...)";
- nella relazione si sottolinea ancora che "(...) la spregiudicatezza di Fior e dei suoi sodali non avrebbe raggiunto livelli così elevati, se non in forza di appoggi istituzionali importanti, che fingevano di non vedere e di non conoscere le operazioni truffaldine ai danni del sistema ambientale poste in essere dall'imputato colluso con imprenditori, che avevano tutto l'interesse a tacere, in quanto i collaudi dell'ingegner Fabio Fior avevano il pregio di chiudere il "cerchio" delle loro irregolarità (...)";
- e nella parte conclusiva della suddetta relazione si legge che "Solo l'azione della magistratura inquirente ha consentito di spezzare il filo del malaffare, che operava all'interno della Regione Veneto. Malaffare che supportava, addirittura, l'associazione per delinquere, organizzata e diretta dal dirigente regionale Fabio Fior, il cui spostamento ad incarico amministrativo non ha inciso assolutamente sulla realizzazione dei suoi programmi criminosi, che sono proseguiti regolarmente fino alla data del suo arresto nell'ottobre 2014";
CONSIDERATO CHE:
- le suddette attività, condotte in modo illecito dall'ingegnere Fabio Fior, assieme alla mancanza di controlli, alle coperture istituzionali regionali e ad una connivenza diffusa, sono da considerare all'origine di una serie di gravi scandali ambientali in Veneto: dai rifiuti di Marghera impastati sotto alla rampa dell'autostrada di Roncade a Treviso, alle scorie di acciaieria smaltite sotto al parcheggio P5 dell'aeroporto Marco Polo di Venezia, fino al peculato milionario sulla forestazione della discarica di Sant'Urbano a Padova;
- è allarmante il quadro di illegalità diffusa che si è sviluppato in Veneto sul fronte dei rifiuti secondo la descrizione che ne viene fatta all'interno della relazione: "Di norma, il fenomeno tipico del Veneto è quello di un'impresa, regolarmente autorizzata, la quale, in violazione delle autorizzazioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), normalmente concesse per la gestione di particolari rifiuti non pericolosi, adotta viceversa una serie di comportamenti devianti rispetto alla struttura normativa e alle prescrizioni fissate in sede amministrativa. Accade, cioè, che l'impresa riceva rifiuti, anche pericolosi, comunque, non compresi nel codice CER (il Catalogo Europeo dei Rifiuti) per cui è stata autorizzata e provveda alla loro successiva miscelazione con i rifiuti per cui è autorizzata, come si è verificato in pressoché tutti i casi di gestione illecita di rifiuti sottoposti all'esame della Commissione di inchiesta";
- la Commissione Ecomafie ha avviato nelle scorse settimane le audizioni e ha aperto un fascicolo sulla vicenda della contaminazione da Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) delle falde acquifere di una vasta parte del Veneto, allo scopo di analizzare tutti i documenti a disposizione ed accertare le responsabilità di questo disastro ambientale che mina la salute di migliaia di persone;
tutto ciò premesso,
impegna la Giunta regionale del Veneto
ad attuare entro un anno un monitoraggio di tutte le attività di gestione e trattamento dei rifiuti presenti in Veneto al fine di accertare e prevenire ogni presente e futura attività illecita.".

PRESIDENTE

Collega Zanoni. L'integrazione all'ordine del giorno al collega Zanoni.
Sì, ho contato, abbiamo il numero legale. Se qualcuno lo vuol fare mancare, può farlo.
La parola al consigliere Zanoni per l'illustrazione della mozione.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
La mozione è la n. 153: "Monitorare la gestione e il trattamento dei rifiuti in Veneto per prevenire attività illecite".
Ieri, l'assessore Bottacin aveva risposto a un'interrogazione che riguardava sempre la questione rifiuti, nella fattispecie gli incendi. In questo caso, invece, si tratta di una mozione che pone il problema sulla questione della gestione del trattamento dei rifiuti.
Ci sono veramente moltissimi casi portati alla luce, all'attenzione delle cronache, ma anche oggetto spesso di attività da parte degli inquirenti e della Magistratura, di attività illecite - e qui porto alcuni casi, in particolare ne porto uno - fatte in recenti periodi, che riguardano attività illecite sulla questione del trattamento dei rifiuti.
Cito anche un personaggio, oltre al fatto che – riporto delle dichiarazioni – è allarmante il quadro di illegalità diffusa che si è sviluppato in Veneto sul fronte dei rifiuti, secondo la descrizione che ne viene fatta all'interno della relazione sulle ecomafie. Di norma il fenomeno tipico del Veneto è quello di un'impresa regolarmente autorizzata, la quale in violazione delle autorizzazioni dell'AIA (Autorizzazione integrata ambientale) - citata proprio nella risposta di ieri dell'Assessore per quanto riguarda invece gli incendi di questi centri di rifiuto - normalmente concesse per la gestione di particolari rifiuti non pericolosi, adotta viceversa una serie di comportamenti devianti rispetto a una struttura normativa che ha le prescrizioni fissate in sede amministrativa. Accade che l'impresa riceva rifiuti anche pericolosi comunque non compresi nel codice CER per cui è stata autorizzata e provveda alla loro successiva miscelazione con i rifiuti per cui è autorizzata, come si è verificato pressoché in tutti i casi di gestione illecita di rifiuti sottoposti all'esame della Commissione d'inchiesta.
È facilissimo trasformare un rifiuto tossico o nocivo, ora chiamato pericoloso, in un rifiuto speciale o addirittura in un rifiuto inerte, basta diluirlo con del materiale inerte e più lo diluisci, più abbassi i limiti previsti dalla legge che stanno a confine tra una tipologia di rifiuto e un'altra.
Accade spesso quindi – ci sono tantissimi casi in Veneto – che vengono fatte queste attività illecite proprio da aziende autorizzate: spesso abbiamo visto che vengono portati questi materiali utilizzati anche come sottofondi, abbiamo visto dei casi eclatanti nella nostra Regione, parlo del Val d'Astico Sud, ma anche del parcheggio dell'Aeroporto civile di Venezia e di altri siti.
Quindi quello che si chiede con questa mozione è di monitorare questa gestione del trattamento rifiuti per prevenire altri casi. In questi giorni ne sto seguendo uno nel mio Comune, dove, per opera non si sa di che cosa, in una cava hanno fatto uno stoccaggio di materiali non bene identificati, oggetto di verifiche da parte della Procura della Repubblica. E anche di rifiuti che, stando a quello che si dice, dovranno essere utilizzati – e parte sono stati sequestrati – per un sottofondo stradale del secondo lotto della terza corsia dell'autostrada Mestre-Trieste. Quindi quello che si chiede è un impegno alla Giunta regionale del Veneto ad attuare entro un anno un monitoraggio di tutte le attività di gestione e trattamento dei rifiuti presenti in Veneto, al fine di accertare e prevenire ogni presente e futura attività illecita.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
È evidente che il testo di questa mozione non può essere accolto, almeno da parte del sottoscritto, per tre motivi: il primo è che si chiede che la Giunta si sostituisca a organi inquirenti e questa delibera, che viene richiamata più volte, non solo in questa mozione ma negli ultimi tempi ripetutamente, mi preoccupa molto.
Quando facevo le scuole elementari, c'era l'ora di Educazione civica e la maestra ci insegnò che c'era il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario, che vanno tenuti separati. Allora, che noi ci sostituiamo alla Magistratura o agli Organi inquirenti credo che sia oggettivamente sbagliato dal punto di vista non solo formale, perché le norme non lo consentono, ma anche dal punto di vista sostanziale nel merito della questione.
Il secondo motivo è perché viene citata la diluizione, ma viene citata anche la relazione della Commissione d'inchiesta. Leggo testuale quello che c'è scritto a pagina 30 della Commissione d'inchiesta, che io ho contestato pesantemente, non in questo passaggio: "Sul punto il legislatore nazionale è intervenuto con la novella del 28 dicembre 2015 n. 221, che ha modificato l'articolo 187 del decreto legislativo 152/2006, concernente il divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi con i rifiuti non pericolosi, nonché la diluizione di rifiuti pericolosi con talune deroghe disciplinate dal secondo comma dell'articolo 187. La norma – fatta dal Parlamento, quindi – rischia di limitare la possibilità delle autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni, Regioni e Comuni, di effettuare un efficace contrasto a pratiche diluitorie in quanto elimina il loro potere di intervenire in via preventiva con prescrizioni volte a regolamentare la gestione dei rifiuti negli impianti".
Quindi non solo neanche in via preventiva in sede autorizzatoria – dice la Commissione, non io – siamo limitati dal fatto che il Parlamento, dove noi siamo all'opposizione, ha modificato questa norma a fine 2015. Io ho contestato questa relazione pesantemente, qualcuno ha detto che è l'unico caso in cui una Regione contesti, ma la contesto per un motivo molto semplice e mi spiace di non vedere presente il consigliere Conte, perché cito un caso emblematico, che è ripetuto per ben quattro volte in quella relazione dove si legge: "Il Fior (perché lei non l'ha citato ma è nella mozione e quindi si può dire), in concorso con Zecchinelli Fabio, Segretario dell'Assessore all'ambiente Maurizio Conte, in data 26 febbraio 2013 ha consumato il reato di falso ideologico del pubblico ufficiale allo scopo di svolgere una serie di collaudi per conto di soggetti privati". Questo errore clamoroso, perché ricordo che Zecchinelli non lavora più in Regione dal 2010 e non è mai stato Segretario dell'assessore Maurizio Conte, che non era Assessore nel 2013, è ripetuto per ben quattro volte da quella Commissione.
Io potrei continuare citando tutti gli errori oggettivi e questo è oggettivo, non è discutibile o politico, è un errore ripetuto, perpetrato per ben quattro volte: ognuno faccia le sue valutazioni del perché, ma è oggettivamente sbagliato. Allora io questa relazione la contesto fintanto che qualcuno non mi dimostri che Zecchinelli lavorava qui ed era il Segretario di Maurizio Conte- Fintanto che non c'è questo passaggio e non mi viene dimostrato che tutti i passaggi che sono scritti qua sono veri e rispondono alla verità, io ovviamente la contesto.
Per questi tre motivi: cioè il fatto di sostituire la politica alla magistratura e sapete che noi abbiamo fatto una convenzione con i Carabinieri del NOE, lavoriamo con i Carabinieri del NOE, passiamo tutte le informazioni che abbiamo ai Carabinieri del NOE, ma ben ci guardiamo da sostituirci ai Carabinieri e agli Organi di magistratura, verso i quali io ho la massima fiducia.
Il secondo motivo è che la diluizione è stata fatta dal Parlamento e adesso si dice che questo è uno dei problemi che emerge, ma bisognerebbe dirlo a qualcun altro magari; sono d'accordo con lei.
E il terzo motivo è che viene citata più e più volte, solo in alcuni passaggi naturalmente, di quella relazione di quella Commissione, che è una relazione che io contesto.

PRESIDENTE

Grazie, Assessore.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico e Progressista)

Non sono d'accordo sulla reazione dell'Assessore all'ambiente, Bottacin, e spiego anche perché credo, invece, che sarebbe votabile. Io l'ho firmata la mozione che impegna la Giunta ad attuare entro un anno il monitoraggio di tutte le attività di gestione e trattamento dei rifiuti presenti in Veneto, al fine di accertare e prevenire ogni presente e futura attività illecita.
Lei si lega a un episodio, che più volte è stato denunciato anche attraverso atti di sindacato ispettivo e ora io le leggo alcuni fatti che sono avvenuti in questa Regione (lei è l'Assessore all'ambiente): 18 febbraio 2014 a San Biagio di Callalta (Treviso) un incendio è divampato in un capannone della Bigaran Servizi Ambientali, che si occupa del trattamento e recupero dei rifiuti; 26 febbraio 2015 un altro incendio ha distrutto cinque camion della suddetta azienda in circostanze ancora oggetto di accertamenti; 11 marzo 2015 a Bussolengo Verona è scoppiato un incendio all'interno dello stabilimento industriale dell'azienda Sogetec di rifiuti industriali; 21 marzo 2015 a Sant'Angelo di Piove di Sacco un incendio ha colpito un magazzino di Intercommercio di Coccarielli Guerrino & C., azienda che si occupa di riciclo di rifiuti; 26 maggio 2015 a San Pietro di Legnago (Verona) è scoppiato un incendio all'interno dell'impresa ecologica Tredi che si occupa di rifiuti speciali; 4 giugno 2015 a Este (Padova) un incendio ha colpito un nastro trasportatore all'interno dell'impianto di compostaggio della SESA, che si occupa di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti; 11 giugno 2015 a Ponte di Piave (Treviso) un incendio ha praticamente danneggiato un deposito di materie plastiche; 4 luglio 2015 a Zevio (Verona) un incendio è divampato in un capannone contenente rifiuti industriali presso l'azienda Transeco, controllata da AMIA e AGSM, che si occupa di trattamento di rifiuti; 11 luglio 2015 – lei è già Assessore in questa fase – un incendio ha colpito i mezzi parcheggiati all'interno della Mangimi Veronesi, Ospedaletto Euganeo (Padova); 25 settembre 2015 a Villa Bartolomea (Verona) è scoppiato un incendio all'interno dello stabilimento della Fertitalia, azienda di compostaggio rifiuti; 26 settembre 2015 a Castelfranco (Treviso) un incendio ha colpito un capannone della Ceccato.
Ho solo altri due minuti e la faccio breve perché non ce la farei a leggere l'elenco di quello che è successo tra il 2015 e il 2017: si tratta di almeno 30-40, adesso ho perso il conto, le chiedo scusa se dico una cifra sbagliata, ma tutti i colleghi sono in grado di verificare che tutti i dati che ho citato sono giusti e sono corretti, e ne potrei citare altri, almeno 20, per arrivare al 2017. Allora, o pensiamo che ci sia un principio di autocombustione che riguarda solo le imprese che si occupano della gestione dei rifiuti, o pensiamo, e dovrebbe pensarlo lei insieme a noi... ma io non ho dubbi, Assessore, credo che sia sbagliato il suo atteggiamento, posso dirglielo? Con estrema franchezza. Credo che la Magistratura faccia il suo mestiere, ma se la politica non si accorge che ci sono 40 incendi che colpiscono gli impianti della gestione dei rifiuti in questa Regione, e non può essere un principio di autocombustione, se permette, e ci sono decine e decine di metri di carta che dimostrano che c'è una connessione tra la gestione dei rifiuti e le presenze che riguardano l'aspetto mafioso di questa Regione.
Lo scenario non è sicuramente tranquillizzante: il rischio di infiltrazioni malavitose, o mafiose, in un territorio considerato ancora florido per la delinquenza è un fatto reale. Da un lato abbiamo la necessità di contrastare tutto ciò che significa infiltrazioni mafiose nell'economia, e basterebbe leggere il rapporto dell'Antimafia per capire questo. Dichiarazioni di Luca Zaia, Presidente di questa Regione. Allora, vuole contestare anche questo? No. Benissimo. Allora, si fronte a tutti questi numeri, di fronte a tutti questi dati, la Giunta regionale dovrebbe fare quello che, ha già scritto in una legge che è stata votata all'unanimità da questa Regione, e dire che a fronte di questi dati, la politica si unisce per contrastare quello che non è un fenomeno di autocombustione, è un fenomeno di presenza di organizzazioni malavitose all'interno del nostro Veneto.
Se lei non l'ha ancora capito, o lo vuole negare...

PRESIDENTE

Grazie, collega Ruzzante.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Proprio per riprendere quanto avete appena detto, si capisce che i fenomeni oggetto della mozione sono comunque in continuo aumento, soprattutto in alcune aree del Veneto; incendi a impianti di trattamento rifiuti, speciali e non, perché poi ci sono anche tutta una serie di incendi a impianti di trattamento di rifiuti non speciali, e ripeto, in alcune aree del Veneto, dall'elenco riportato prima dal collega Ruzzante era anche facilmente individuabile, io penso proprio alla Provincia di Verona che di questi fenomeni la fa da regina.
C'è stata anche una serie di incendi a veicoli del trasporto dei rifiuti urbani, per dire, quasi come fossero dei segnali intimidatori. Proprio perché la Giunta, l'Assessore si è impegnato e ha fatto le denunce, collabora con il NOE, e di questo ne siamo consapevoli, perché è bene anche riportato nei mezzi di informazione. Ritengo che l'impegno di questa mozione, anche se le premesse possono essere da parte vostra discutibili, possa essere votato.
Per cui, mi pare che l'impegno rientri in quelle che devono essere le azioni che può svolgere la Giunta, che può svolgere un Assessore all'ambiente, per cui credo anche come un segnale politico questo impegno debba essere votato.
Io chiedo anche la sottoscrizione da parte del nostro Gruppo di questa mozione. Nel caso, io invito lei, Assessore, quantomeno a votare l'impegno.
Io ritengo che lei possa pensare di votare. La cosa è molto grave. Voi, anche da come vi state esprimendo, vi state muovendo, e questo bisogna darvene atto, ho avuto anch'io la testimonianza che la vostra azione in merito a denunce è in corso, per cui ne va dato atto, io penso che però una mozione portata all'interno del Consiglio regionale con quest'ordine del giorno vada votata. Quindi, se è possibile, chiedo anche di votare l'impegno diviso dalle premesse.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Veneto per l'Autonomia)

Grazie, Presidente.
Come ex Assessore volevo precisare che, appunto, Zecchinelli non faceva parte della mia Segreteria, era del mio predecessore Conta, Conta-Conte, forse le confusioni...
Per quanto riguarda l'ingegner Fior, penso che tutti i consiglieri della scorsa legislatura sappiano che immediatamente, quando sono arrivato, appunto, con le deleghe relative all'ambiente, ho chiesto subito di cambiare dirigente del Settore, l'ingegner Fio. L'ho presa.
Anche per quanto riguarda il "considerato", qui scritto, "le suddette attività condotte in modo illecito dall'ingegner Fabio Fior, assieme alla mancanza di controlli, alle coperture istituzionali regionali", che riguarda anche il peculato milionario della forestazione della discarica di Santo Urbano, appunto, quando abbiamo preso in mano tutta la documentazione l'abbiamo mandata in Procura, abbiamo bloccato i finanziamenti, abbiamo recuperato più di un milione e mezzo, e quindi tutti gli atti... non so prima del mio mandato, ma da quando sono arrivato sono certo, e sono certo anche che l'assessore Bottacin ha continuato in questo senso, abbiamo messo in atto tutte le azioni per "verificare" soprattutto le Strutture regionali, io penso sia questo il primo obiettivo di chi ha delle deleghe ben precise e vuole essere sicuro anche di avere collaboratori "trasparenti".

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Io credo che l'assessore Bottacin sia stato chiaro ed esaustivo. Non è una competenza della Regione accertare determinati illeciti, e chi ha delle prove che vi siano degli illeciti vada a denunciarli, come fa l'Assessore, come fa la Giunta, come fa ciascuno di noi.
Quindi le insinuazioni non possono restare in quest'Aula. Se ci sono delle prove, o altre dimostrazioni che vi sono degli illeciti, si va a denunciarli.
Ripeto che comunque non è una competenza specifica della Regione quella di doverli accertare.
Quando vi sono degli incendi i Carabinieri, i Vigili del Fuoco vengono subito attivati e, di default, quando si tratta di aziende, di fatto viene coinvolta anche la Magistratura, che fa tutto il suo percorso.
Quindi, condividendo quanto ha detto l'assessore Bottacin, il nostro voto su questa mozione non può che essere negativo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
Tre minuti per fatto personale.
La parola al consigliere Ruzzante.


Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente. Ma non è stato citato. Presidente, ha citato "gli interventi", siamo intervenuti io e il collega Zanoni, chi avrà citato secondo lei? Forse era Bottacin, che ha fatto delle illazioni. No, le ha fatte la Rizzotto, Bottacin non l'ho sentito. Io sono intervenuto dopo Bottacin.
Presidente, io sono intervenuto dopo Bottacin, quindi non posso avere fatti personali con Bottacin, che è intervenuto prima di me. Siccome la collega Rizzotto ha detto che qualcuno ha fatto delle illazioni, io non ho fatto nessuna illazione, dico solo, e faccio questa banale considerazione: nel 2012 quest'Aula ha votato all'unanimità una legge – una legge –, la legge 48/2012, contro la criminalità organizzata e mafiosa in questa Regione, e ha inserito all'interno di questa legge, non a caso, non solo il dato sulla stazione unica appaltante, ma ha inserito un articolo, l'articolo 7, "Interventi per la prevenzione e il contrasto in materia ambientale". L'abbiamo votato all'unanimità.
È possibile che oggi a fronte di 40 incendi che hanno colpito gli impianti dello stoccaggio dei rifiuti non si possa votare all'unanimità a fronte di quello che è avvenuto? Non mi pare che sia nessuna illazione questa.
No, il fatto personale è che io non mi permetterei mai nei confronti dell'assessore Bottacin, né nei suoi confronti né nei confronti di nessun collega della maggioranza, perché mi auguro che possiamo votare all'unanimità questi impegni. Credo che nessuno qui stia dalla parte di quelli che bruciano gli impianti di gestione dei rifiuti.
Quindi nessuna illazione nei confronti della Giunta, Assessore. Adesso, avrò tanti difetti, ma non ho mai avuto nessun irriguardo rispetto a questo, anzi ho detto che lei sicuramente si batte da questa parte, però votiamolo insieme, almeno l'impegno.

PRESIDENTE

Assessore Bottacin, per fatto personale, visto che è stato citato.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Sì, per fatto personale. Ringrazio delle ultime parole del consigliere Ruzzante, forse le illazioni erano riferite al fatto, credo io, che lei ha detto che ci sono 40 incendi, quindi è evidente che c'è un nesso; ora se c'è il nesso, è evidente, vuol dire che ci sono delle prove e la invito ad andare in Magistratura.
No, non è che fa le interrogazioni, c'è la Magistratura che interviene. Sul fatto che lei citi la legge a me va benissimo, a seguito di quella legge è stato fatto un protocollo con i Carabinieri del NOE, che noi finanziamo, proprio per fare questo tipo di attività che spetta ai Carabinieri, alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza, c'era il Corpo Forestale dello Stato, non c'è più, ma non a noi, cioè non è la Giunta che fa queste cose. Noi abbiamo, anzi lo ha fatto chi mi ha preceduto, Maurizio Conte, questo protocollo, che poi è stato rinnovato dal sottoscritto e noi proseguiamo in questa direzione, tenendo separato il potere degli organi di Magistratura e degli inquirenti rispetto a quello che è il potere dell'organo esecutivo.
Detto questo, io segnalo tutto, e lo sanno i due comandanti dei Carabinieri del NOE che ci sono in Veneto, che vengono contattati da me regolarmente ogni volta che c'è un incendio.

PRESIDENTE

La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Trovo abbastanza squallida la sua risposta, a mio avviso la risposta dell'assessore Bottacin la ritengo squallida, è un mio giudizio personale. E mi scusi, ne abbiamo sentite in quest'Aula, anzi non mi faccia perdere tempo perché devo dire diverse cose.
Viene a insegnare a me che c'è la distinzione, lo ha detto prima, quando andava alle elementari gli hanno insegnato la differenza tra potere legislativo e potere giudiziario. Bottacin, per piacere! Lei ieri mi ha risposto nell'interrogazione, l'ha detto lei, e lo ha citato giustamente il collega Ruzzante, l'articolo 7 legge della regionale 48/2012, lei me l'ha detto nella risposta all'interrogazione, lei me l'ha detto: "noi della Regione non possiamo accertare illeciti". Ma l'ARPAV cosa va facendo? È uno dei compiti dell'ARPAV fare i controlli e accertare gli illeciti, tant'è vero che l'ARPAV spesso fa delle notizie di reato alla Magistratura. Ma che cosa sta dicendo ai colleghi di quest'Aula? Perché magari le credono, proprio perché lei è Assessore.
Tanto per dirle un'altra cosa, le faccio qualche esempio molto più recente. Questo Consiglio due anni fa ha votato una mozione all'unanimità.
Questo Consiglio regionale nella precedente legislatura ha approvato una mozione che riguardava la Cosmo Ambiente, è una ditta che tratta rifiuti. A Paese, in una cava dove materiale non poteva entrare, e rifiuti neanche, ci sono 40 mila tonnellate di materiale stoccate, questo risulta dai verbali e documenti, sono arrivati dalla Cosmo Ambiente, e la Cosmo Ambiente tratta rifiuti. Ma sa chi si è accorto di questa cosa, assessore Bottacin? Se ne è accorto il Corpo Forestale, non se n'è accorta l'ARPAV o la Provincia. Quindi quello che dice questa mozione è sacrosanto, si può fare benissimo. Io mi meraviglio veramente della sua posizione.
Si chiede di attuare entro un anno un monitoraggio di tutte le attività di gestione e trattamento dei rifiuti presenti in Veneto, al fine di accertare e prevenire ogni presente e futura attività illecita. Quindi l'ha accertata il Corpo Forestale, se l'ARPAV faceva quei controlli lo accertava l'ARPAV. Mi scusi, come può dire che la Regione non lo può fare? Come può scaricare sempre le colpe sul Governo? È sempre colpa di qualcun altro. Bisogna assumersi le responsabilità.

PRESIDENTE

Prego, Assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Per fatto personale. "Risposta squallida". A lei può piacere o non piacere. Qui c'è scritto la Giunta regionale e non ARPAV, che sono due soggetti diversi.
Quando io chiedo oggi ad ARPAV se mi dà aggiornamenti sulla Miteni, per fare un esempio, visto che cita esempi li cito anch'io, mi dicono c'è il segreto istruttorio perché stiamo conducendo le operazioni a seguito dell'attivazione della Magistratura e sotto il controllo dei Carabinieri, quindi non posso dirti nulla, okay? Quindi le due cose sono separate, qua c'è scritta una cosa diversa da quello che ha detto lei, e l'italiano fino a prova contraria è chiaro.
E poi qui c'è scritto, addirittura, "al fine di accertare e prevenire ogni presente e futura attività illecita". Ma di cosa stiamo parlando? Allora dobbiamo mettere una persona di ARPAV in ogni azienda h24 da qui a sempre, secondo quello che c'è scritto qua, interpretato in maniera estensiva c'è scritto questo. Ovvio che su questo io non sono d'accordo e non è possibile farlo dal punto di vista operativo, non lo può fare l'ARPAV e non possono farlo neanche i Carabinieri o il Corpo Forestale dello Stato, che si chiamano Carabinieri Forestali, o la Polizia di Stato, o altri tipi di Forze di Polizia, questo è un dato oggettivo.
Prima di dire "squallido" o di dire che io sto dichiarando il falso, lei dovrebbe tenere i toni un po' più bassi, se no sembra veramente di brutto gusto.
Vede, Zanoni, la differenza fra lei e me è che io ho parlato di me.
Vedo che si agita. Io ho citato me stesso, ho detto che la maestra ha insegnato a me e sono grato alla mia maestra, si chiama Laura ed è ancora viva, per fortuna. Ho citato me e ho detto quello che ha insegnato a me. L'ho fatto, sono anche abilitato, gliel'ho già detto io, lei lo fa senza titolo, invece.
A me non dà nessun fastidio. Io dico che nelle scuole dovrebbe andare a insegnare chi è titolato a farlo, così come non si può dire che uno è esperto nei tribunali...
Io ho detto, e ho chiuso, semplicemente che in premessa ci sono delle cose che non stanno in piedi e ho fatto gli esempi. La mia risposta lei ha detto che era squallida, ma ho citato esempi. Ho letto la relazione a cui lei faceva riferimento.

PRESIDENTE

La parola al consigliere Berlato in dichiarazione di voto.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Per dichiarazione di voto. Confermo che io voterò, a nome di Fratelli d'Italia - AN, convintamente contro questa mozione.
Voglio anche fare in modo di chiarire il fatto che io faccio politica da tanto tempo e continuo a fare politica assumendomi la responsabilità di quello che dico e faccio in ogni sede, e quando ci sono state durante la mia esperienza politica situazioni in cui ho avuto modo di denunciare alcune situazioni che a mio avviso comportavano l'assunzione di responsabilità dal punto di vista penale non ho mai fatto né illazioni, né – com'è stato fatto anche in quest'Aula da parte di alcuni componenti di questo Consiglio – ho usato mai un modo di fare politica che porta a lanciare il sasso e nascondere la mano.
Chi ha notizie di reato o è a conoscenza di notizie di reato, anziché fare illazioni, deve recarsi subito, anche alla luce delle facoltà che gli vengono concesse dallo status di Consigliere regionale, presso le autorità competenti e denunciare queste cose, non continuare a tentare di acquisire consenso con illazioni, con strumentalizzazioni, paventando chissà quali situazioni catastrofiche.
Allora, questo l'ho fatto, lo dico per mia esperienza personale, e mi ricordo quando ebbi documentazione dell'esistenza del sistema del malaffare per il Mose e altre questioni: non ho fatto illazioni, ma sono andato personalmente presso le varie Procure della Repubblica del Veneto, sono andato personalmente presso il Comando generale della Guardia di Finanza di Mestre e ho presentato documentazione che attestava l'esistenza di un sistema del malaffare; l'ho fatto allora, non ho mandato lettere anonime e l'ho fatto anche in seguito, non ho mandato lettere anonime, ma sono andato personalmente a presentare la documentazione, lasciando poi agli inquirenti il compito di fare tutte le indagini per verificare se quello che era ed è ricompreso in quella documentazione possa comportare o meno l'assunzione di responsabilità di carattere penale.
Quindi, sulla base di questo, invito il collega Zanoni in particolar modo, che sembra voler fare politica sui "si dice" e sui "si fa" o sulle illazioni, ad avere il coraggio, lui che ha chiesto alla consigliera Rizzotto di avere il coraggio delle sue dichiarazioni – io la conosco bene e l'apprezzo proprio perché ogniqualvolta serve si assume questa responsabilità – di assumersi la responsabilità di andare presso le autorità competenti e fare in modo, se ha delle documentazioni, di andare a sottoporle a chi di dovere. Questo è il nostro compito, non è quello di buttare fango nella speranza di portare a casa qualche vantaggio personale.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Ruzzante per dichiarazione di voto.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico e Progressista)

Grazie, Presidente.
Io adesso resto alle questioni che sono state poste all'interno di questa mozione, perché non mi piace neanche l'esagerazione nell'ambito della polemica, però le cose sono chiarissime: in questa Regione – e mi sorprende che i colleghi non se ne siano accorti, io ho fatto degli atti di sindacato ispettivo alla Giunta – ci sono stati, nell'arco di due anni, decine di incendi che hanno riguardato impianti per lo stoccaggio dei rifiuti.
È evidente che l'Assessore fa bene il suo mestiere quando investe la Procura: abbiamo fatto una legge che andava in questa direzione, l'abbiamo proposta come Gruppo al quale precedentemente appartenevo e il primo firmatario era il collega Fasoli, se non ricordo male, di quella proposta di legge votata all'unanimità.
A fronte di questi episodi, ma esattamente potrei fare un altro esempio di un dibattito che è avvenuto in quest'Aula, a fronte di decine di episodi di violenza sessuale sulle donne, abbiamo fatto la legge 5: abbiamo preso quello che sta avvenendo nel Veneto e abbiamo fatto una legge per prevenire.
Allora, qui altro non si dice che la Giunta regionale del Veneto attui, entro un anno, un monitoraggio di tutte le attività di gestione o trattamento dei rifiuti presenti in Veneto, al fine di accertare e prevenire ogni presente e futura attività illecita, a fronte di 40 episodi che hanno riguardato gli impianti di stoccaggio dei rifiuti, che non credo si incendino per autocombustione.
C'è una possibilità molto semplice e banale per non rompere l'unanimità intorno a questi temi, perché sarebbe una debolezza, cioè io potrei essere contento: avete votato contro un impegno che, secondo me, è di legalità, ma avete un mezzo molto semplice, non condividete la premessa, non votate la premessa e quindi io chiedo la votazione per parti separate, come aveva già avanzato prima il collega Brusco, tenendo distinto l'impegno, perché ci terrei che su questa materia in quest'Aula non ci fossero differenze, neanche con il collega Berlato.

PRESIDENTE

Lei ha richiesto la votazione per parti separate?

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Sì, certo, Presidente.
Quindi, se non condividete la premessa, va bene, ma almeno l'impegno – sono scritte tre righe – non mi pare che ci sia niente di contestabile, neanche la parte che dice lei, perché lei altro non fa che...
L'accertamento è accertamento del fatto che, se ci sono 40 incendi, lei accerta che ci sono 40 incendi e mette in campo un'azione preventiva affinché questi atti illeciti non si debbano ripetere.
Certo, avvengono in questa Regione, non è che avvengono in un'altra, Assessore, cioè avvengono anche in altre Regioni, ha ragione, però...

PRESIDENTE

Grazie, collega Ruzzante.
Passiamo al voto, se non vedo altri interventi. C'è la richiesta di votazione per parti separate e quindi si vota prima la premessa, poi l'impegno e poi la mozione nel suo complesso, cosa che abbiamo già verificata con gli uffici, ma verrà affrontata anche in Giunta per il regolamento.
Metto in votazione la mozione n. 153 per parti separate.
Adesso si vota la premessa.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Metto in votazione l'impegno della 153.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Mettiamo in votazione la MOZIONE n. 153 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
PUNTO
19



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI FRACASSO, MORETTI, FINOZZI, FINCO, SALEMI, ZOTTIS, GUARDA, NEGRO, ZORZATO, RIZZOTTO, MICHIELETTO, BOTTACIN, CALZAVARA, GEROLIMETTO, LANZARIN, SANDONÀ, VILLANOVA, RICCARDO BARBISAN, CIAMBETTI, COLETTO, FORCOLIN, GIDONI, MARCATO, MONTAGNOLI, POSSAMAI, SEMENZATO E FERRARI RELATIVA A "FONDAZIONE CUOA (CENTRO UNIVERSITARIO DI ORGANIZZAZIONE AZIENDALE): LA GIUNTA REGIONALE SI ADOPERI PER UN MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLE UNIVERSITÀ DEL NORD-EST NELLE ATTIVITÀ DEL CUOA" (MOZIONE N. 167) (DELIBERAZIONE N. 105/2017)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- la Fondazione Cuoa (Centro Universitario di Organizzazione Aziendale) è tra le più importanti Business School italiane e da quasi sessant'anni svolge attività di formazione e diffusione della cultura imprenditoriale e manageriale, rivolta a imprenditori, manager, professional e giovani neo-laureati;
- si propone, in particolare, nel mercato nazionale ed internazionale con attività e percorsi di formazione che rispondono alle nuove sfide professionali e promuovono lo sviluppo di nuovi modelli di business;
- tra le attività proposte dal Cuoa particolare rilievo hanno quelle per lo sviluppo delle pubbliche amministrazioni e la diffusione della cultura del Lean Management in Italia;
- tale centro rappresenta per le giovani generazioni di imprenditori e manager del nord-est una importante opportunità per la loro formazione ed inserimento nel contesto della nostra realtà produttiva;
CONSIDERATO CHE:
- in questi giorni è emersa dalla stampa l'ipotesi dalla cessione da parte della Fondazione di master e corsi di Alta Formazione all'Università privata LUISS di Roma;
- tale ipotesi rischia di configurare un trasferimento del controllo dell'attività del Cuoa, attualmente esercitato in qualità di soci della Fondazione, da tutti gli Atenei pubblici del Nord-est, da alcuni istituti di credito, alcuni Enti Locali e da alcune tra le più importanti aziende del nostro territorio;
- proprio i Rettori delle Università di Padova, Venezia - Ca' Foscari e IUAV, Verona, Trento, Trieste e Udine hanno pubblicamente espresso la loro contrarietà all'ipotesi di cessione delle attività del Cuoa all'Università Luiss, lanciando un appello congiunto per il suo rilancio e per continuare a garantire la formazione di manager d'aziende tanto utili al nostro tessuto produttivo;
impegna la Giunta regionale
affinché si adoperi per un maggior coinvolgimento delle Università del nord-est nelle attività del Cuoa al fine di evitare che se ne disperda il patrimonio di storia e relazioni al servizio del sistema imprenditoriale dei nostri territori.".

PRESIDENTE

La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

La discussione arriva purtroppo con un anno di ritardo e quindi nel frattempo fortunatamente le cose sono andate in meglio in questo caso e non in peggio, nel senso che, dopo quello che si era paventato nel finire del 2015, inizio 2016, in sostanza che CUOA cedesse le sue attività di alta formazione manageriale a un altro soggetto, tra l'altro non veneto, c'è stato un cambiamento nella conduzione del CUOA stesso e proprio recentemente, credo quindici giorni fa, a fronte dell'approvazione del bilancio 2016, la relazione del nuovo Presidente ha evidenziato un cambio, un rilancio dell'attività della Fondazione. Non solo il bilancio si è chiuso positivamente in termini finanziari, ma anche le attività di formazione e la capacità di attrazione degli studenti italiani e stranieri sono aumentate.
E proprio nella relazione del Presidente c'è questo passaggio: una ridefinizione di un rapporto più forte di qualità con le nostre università, che sono, tra l'altro, socie della Fondazione.
Quindi ritengo che la mozione, per come era stata scritta, non abbia più significato e, se l'Assessore volesse intervenire a proposito, valutiamo se è il caso di sostenerla al voto.

PRESIDENTE

Grazie, collega Fracasso.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Noi, come Gruppo Zaia Presidente, ma anche il Gruppo Lega Nord, vorremmo sottoscrivere questa mozione, perché ne condividiamo completamente le premesse e già alcuni membri dei nostri Gruppi hanno firmato e l'hanno sottoscritta. È chiaro, come ha detto il primo presentatore Fracasso, che in parte è superata, però come senso, come obiettivi, come contenuti, non possiamo che condividerla.
Quindi chiedo di poterla sottoscrivere come due Gruppi e, se la porta al voto, ovviamente, il nostro voto non può che essere positivo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
Prego, assessora Donazzan.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Credo che l'intervento tempestivo di allora fu un segno di grande condivisione della strategia di voler sottolineare l'alta formazione in questa nostra Regione, in particolare una business school che ha portato negli anni a grandi risultati, peraltro da quel momento, anche credo grazie a un dibattito che pur si è sviluppato fuori da quest'Aula, però in maniera direi molto precisa e molto dialettica, con la presenza di diversi soggetti, non esclusi le parti sociali e la politica regionale, CUOA ha avuto un rilancio e anche, credo, un miglioramento della propria strutturazione.
Hanno fatto scelte interessanti rispetto a un'organizzazione che era superata, faccio riferimento anche a una certa presenza, a una partecipazione che la Regione aveva, che non aveva più senso di essere tale, ma che deve essere invece legata ai risultati e agli obiettivi.
Ricordo all'Aula, così i colleghi saranno ancora più consapevoli nella votazione, pur superata rispetto a quel problema, ma di attenzione per il futuro, che la più parte dell'alta formazione che CUOA sviluppa, la sviluppa a mercato, ovvero sono le imprese che chiedono di essere accompagnate nelle loro trasformazioni, non poggiano su fondi pubblici, come magari si poteva immaginare in altri tempi, e credo che questo meriti la nostra attenzione.
Quindi anche il dibattito di oggi, pur superato nel tempo, ha una sua valenza per i contenuti che pure esprime. E quindi anche il voto e ovviamente il sostegno non solo come Giunta, ma anche per il Gruppo Forza Italia.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Donazzan.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Potremmo anche modificare il dispositivo, "affinché venga garantito" o "continuare a garantire un coinvolgimento delle Università". Se siete d'accordo, la formuliamo così, quindi diamo un senso di continuità. Va bene.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Modifica ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento: "Impegna la Giunta a continuare a garantire un maggior coinvolgimento delle Università". Viene cambiato l'inizio della frase.
La parola al consigliere Ferrari.

Franco FERRARI (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Chiedevo solo di sottoscrivere questa mozione, se è ancora possibile. E' d'accordo il presentatore? Grazie.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la MOZIONE n. 167, così come modificata.
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- la Fondazione Cuoa (Centro Universitario di Organizzazione Aziendale) è tra le più importanti Business School italiane e da quasi sessant'anni svolge attività di formazione e diffusione della cultura imprenditoriale e manageriale, rivolta a imprenditori, manager, professional e giovani neo-laureati;
- si propone, in particolare, nel mercato nazionale ed internazionale con attività e percorsi di formazione che rispondono alle nuove sfide professionali e promuovono lo sviluppo di nuovi modelli di business;
- tra le attività proposte dal Cuoa particolare rilievo hanno quelle per lo sviluppo delle pubbliche amministrazioni e la diffusione della cultura del Lean Management in Italia;
- tale centro rappresenta per le giovani generazioni di imprenditori e manager del nord-est una importante opportunità per la loro formazione ed inserimento nel contesto della nostra realtà produttiva;
CONSIDERATO CHE:
- in questi giorni è emersa dalla stampa l'ipotesi dalla cessione da parte della Fondazione di master e corsi di Alta Formazione all'Università privata LUISS di Roma;
- tale ipotesi rischia di configurare un trasferimento del controllo dell'attività del Cuoa, attualmente esercitato in qualità di soci della Fondazione, da tutti gli Atenei pubblici del Nord-est, da alcuni istituti di credito, alcuni Enti Locali e da alcune tra le più importanti aziende del nostro territorio;
- proprio i Rettori delle Università di Padova, Venezia - Ca' Foscari e IUAV, Verona, Trento, Trieste e Udine hanno pubblicamente espresso la loro contrarietà all'ipotesi di cessione delle attività del Cuoa all'Università Luiss, lanciando un appello congiunto per il suo rilancio e per continuare a garantire la formazione di manager d'aziende tanto utili al nostro tessuto produttivo;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a continuare a garantire un maggior coinvolgimento delle Università del nord-est nelle attività del Cuoa al fine di evitare che se ne disperda il patrimonio di storia e relazioni al servizio del sistema imprenditoriale dei nostri territori.".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Valdegamberi ha votato a favore.
PUNTO
20



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI ORIETTA SALEMI, GRAZIANO AZZALIN, PIETRO DALLA LIBERA, FRANCO FERRARI, STEFANO FRACASSO E FRANCESCA ZOTTIS RELATIVA A: "LA REGIONE DEL VENETO SOSTENGA CON ADEGUATE RISORSE I COMUNI AL FINE DI ATTIVARE FORME DI PREMIALITÀ PER GLI ESERCIZI CHE NON INSTALLANO O DISMETTONO APPARECCHIATURE PER IL GIOCO D'AZZARDO LECITO" (Mozione n. 168)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- negli ultimi anni il gioco d'azzardo legale ha interessato quote sempre più ampie di popolazione, determinando un flusso economico di notevoli proporzioni e una serie di conseguenze sul tessuto sociale;
- secondo alcune stime sarebbero circa 800 mila gli italiani a rischio di ludopatia e da fonti ministeriali i giocatori "problematici" oscillerebbero tra lo 0,5 e il 2,2 per cento della popolazione;
- nel biennio 2014-2015 le tredici società concessionarie, autorizzate dallo Stato, hanno incassato dai dispositivi destinati al gioco d'azzardo circa 9,8 miliardi di euro, di cui 4,2 milioni sono stati riscossi dall'erario. Per il 2016 si stimano analoghi introiti nonostante il previsto aumento delle aliquote per le newslot e per le videolottery;
- anche nel Veneto, come nel resto d'Italia, il numero dei giocatori è in costante crescita anche per via della maggiore offerta di nuovi e differenti giochi, delle scommesse e della capillare diffusione dei luoghi in cui è possibile giocare (tabaccherie, bar, sale d'aspetto delle stazioni per il trasporto urbano e suburbano, supermercati, rivendite di giornali, sale gioco, ecc.);
- dai dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato risulta che nel territorio nazionale circa 90 mila esercizi commerciali hanno chiesto e ottenuto l'autorizzazione a installare videogiochi;
CONSIDERATO CHE:
- le norme in materia di giochi previste dalla Legge di stabilità 2016 hanno determinato una diminuzione nel territorio nazionale dei locali e delle sale da gioco in cui sono installate slot machine (- 6,3 per cento). Secondo quanto riportato nel blog specializzato "Giochidislots", in Lombardia si è registrato un calo dell'8,7 per cento, in Friuli del 6,9 per cento, in Veneto e Trentino del 5,6 per cento. Il Piemonte e la Valle d'Aosta hanno perso il 5,5 per cento delle sale, la Liguria e l'Emilia Romagna il 5 per cento;
- l'articolo 20 della legge regionale 27 aprile 2015, n. 6 prevede che la Regione del Veneto promuova gli interventi finalizzati alla prevenzione, al contrasto e alla riduzione del rischio dalla dipendenza da gioco d'azzardo patologico e delle problematiche correlate, nonché al trattamento e al recupero delle persone che ne sono affette e al supporto delle loro famiglie;
- il comma 3 dell'articolo 20 stabilisce che i comuni sono competenti in via generale all'attuazione delle disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e riduzione del rischio dalla dipendenza dal gioco d'azzardo patologico. In particolare essi possono: - individuare la distanza da istituti scolastici di qualsiasi ordine e grado, centri giovanili e impianti sportivi o da altri luoghi sensibili entro la quale è vietato autorizzare nuove sale giochi o la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d'azzardo nonché la relativa sanzione amministrativa in caso di mancato rispetto della stessa; - individuare gli orari di apertura delle sale giochi e la relativa sanzione amministrativa in caso di mancato rispetto degli stessi; - prevedere forme premianti per gli esercizi e per i gestori di circoli privati e di altri luoghi deputati all'intrattenimento che scelgono di non installare o disinstallare nel proprio esercizio le apparecchiature per il gioco d'azzardo lecito; - vigilare sull'osservanza delle suddette disposizioni, provvedendo all'accertamento delle violazioni e all'irrogazione delle previste sanzioni;
- il comma 8 dell'articolo 20 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio del 2016, gli esercizi nei quali risultano installati apparecchi da gioco di cui all'articolo 110, commi 6 e 7, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 "Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza", sono soggetti all'aliquota IRAP maggiorata dello 0,2 per cento;
TENUTO CONTO CHE:
- a distanza di un anno dall'approvazione della legge regionale 6/2015 non risultano ancora pienamente attuate le disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e riduzione del rischio dalla dipendenza dal gioco d'azzardo patologico (GAP) previste dall'articolo 20;
- la Regione Emilia Romagna ha recentemente delegato ai comuni la gestione del marchio "SlotFree". Si tratta di una vetrofania che il comune rilascia a seguito di una dichiarazione presentata dall'esercente in cui dichiara la volontà di non installare slot machine, videolottery o altre apparecchiature simili o di dismettere quelle installate. Tale marchio ha principalmente una valenza etica in quanto rappresenta una testimonianza dell'adesione degli esercenti alla campagna di sensibilizzazione contro la diffusione del gioco d'azzardo patologico;
impegna la Giunta regionale
- a rafforzare le azioni di comunicazione, promozione e sostegno nei confronti degli enti locali in merito alle previste disposizioni e misure in materia di gioco d'azzardo al fine di prevenire, disincentivare e combattere le dipendenze da gioco d'azzardo patologico;
- a verificare la fattibilità di una riduzione dell'aliquota IRAP, nella misura minima consentita, per gli esercizi che dichiarino di non disporre di apparecchiature per il gioco d'azzardo o che provvedano a dismettere quelle installate;
- a stanziare nel bilancio regionale 2017 adeguate risorse a sostegno dei comuni che intendono adottare forme di premialità (come ad esempio la riduzione delle imposte comunali, TASI, IMU, TARI) per disincentivare l'installazione di apparecchiature da gioco d'azzardo lecito negli esercizi, nei circoli privati e in altri luoghi deputati all'intrattenimento, in attuazione delle disposizioni di cui alla lettera c), comma 3 dell'articolo 20 della legge regionale 6/2015.".

PRESIDENTE

La parola alla consigliera Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa mozione si inserisce, quasi nella cultura di una serie di provvedimenti - comprese le proposte di legge statale che sono venute in Commissione e sono state all'attenzione del Consiglio - che vanno nella direzione della disincentivazione...
Ribadisco che la mozione si inserisce nella cultura di una serie di provvedimenti che noi abbiamo discusso e affrontato anche attraverso la riflessione in Commissione e in Consiglio di alcune proposte di legge statali presentate anche dai colleghi della maggioranza.
Cosa chiede in sostanza questa mozione? Semplicemente che la Regione si affianchi e faccia sentire la sua presenza attenta ai Comuni e alle Amministrazioni che si stanno impegnando molto spesso, anche un po', come dire, rischiando del loro, da sole, nelle attività di contrasto alle varie forme di gioco d'azzardo.
I Comuni sono andati incontro in questi anni a numerosi ricorsi anche presentati dai soggetti che hanno sale slot o esercizi che prevedono l'installazione di macchinette specifiche, perché i Sindaci si sono mossi attraverso ordinanze, piuttosto che attraverso delibere dei Consigli comunali.
Questa mozione chiede un'attenzione ulteriore da parte della Regione e nel dispositivo presenta tre punti. Quello forse più qualificante riguarda la verifica della fattività di una riduzione dell'aliquota IRAP nella misura minima consentita per gli esercizi che dichiarino di non disporre di apparecchiature per il gioco d'azzardo, o che provvedano a dismettere macchinette installate.
È evidente che si chiede l'impegno a verificare lo spazio per poter fare questo. Sono disponibile evidentemente anche a intervenire laddove si ritenga opportuna la modifica del dispositivo, l'importante è che ci sia un segnale forte e unanime da parte di tutto il Consiglio regionale.
Come sempre, la mozione è più un atto di impegno politico che non un atto di concreto intervento, quello spetta più alle fasi del bilancio e alle fasi di intervento sui capitoli della finanziaria.
Se posso intervenire addirittura, perché abbiamo a latere del Consiglio prima condiviso con l'Assessore, e anche con la collega Rizzotto una modifica al terzo punto del dispositivo della mozione, che leggo, in modo tale che possa venire a conoscenza di tutti i colleghi del Consiglio.
Il terzo punto del dispositivo viene così modificato, o meglio sostituito: "impegna la Giunta regionale a verificare eventuali forme di agevolazione per i Comuni che intendano adottare azioni per disincentivare l'installazione di apparecchiature da gioco d'azzardo lecito negli esercizi, nei circoli privati o in altri luoghi deputati all'intrattenimento".
È una formulazione che non prevede un fondo specifico, o stanziamento di risorse specifiche per il bilancio regionale, quanto piuttosto di pensare da parte della Regione a delle forme di premialità che possono intervenire attraverso magari l'identificazione di un punteggio specifico nei bandi per l'edilizia pubblica, piuttosto che per altro, nei confronti dei Comuni virtuosi che si attivano proprio in questo impegno importante che stanno portando avanti. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Salemi.
La parola alla consigliera Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Come ha detto la collega Salemi, su questo argomento ci trova sensibili da più parti, perché vi sono diversi progetti di legge anche presentati dalla stessa maggioranza.
Questa ordine del giorno, di cui abbiamo discusso anche prima, così come ha proposto anche la modifica al terzo punto dell'impegno della Giunta, se viene così modificato ovviamente c'è il nostro voto positivo. Chiedo inoltre di poterla sottoscrivere come Gruppo Zaia Presidente, così come modificata con quell'emendamento che lei ha proposto, perché va in linea con quelle che sono le indicazioni anche contenute nei progetti di legge che abbiamo presentato come maggioranza. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
La parola alla consigliera Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare)

Grazie, Presidente.
Mi sorprende un po' la posizione della Rizzotto, e vi spiego anche perché, ma anche della collega Salemi.
Io, premetto, sono contro il gioco d'azzardo, che sia chiaro. Però perdonatemi, chi gode di questo gioco, chi ne trae profitto è lo Stato, che sistema il bilancio statale con il gioco d'azzardo. Tant'è che non va a incidere sul gioco d'azzardo.
Il passaggio che faccio molto serenamente è: anche l'IRAP è una misura che non va a ridurre l'installazione delle macchinette da gioco, perché molte delle attività che abbiamo sul territorio pagano gli affitti dei locali con la sola presenza delle macchinette. Quale titolare d'azienda si sottrae a un'entrata così importante per un'IRAP che ha un'incidenza marginale rispetto a quello che gli entra con le macchinette?
Pertanto, condivido l'intento, ma non posso condividere l'aspetto che chi ci guadagna deleghi a un Ente, a un organo inferiore qual è la Regione, di fare delle iniziative volte a dissuadere un'attività che sta creando un'enormità di problemi sul territorio, sta creando una serie di problematiche sociali non indifferenti, oltre che familiari, e quindi io veramente voto contro ma per il principio, perché dovremmo agire a livello centrale e non certo a livello regionale.

PRESIDENTE

Grazie, collega Negro.
La parola al consigliere Bassi.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Devo dire che Giovanna Negro mi ha assolutamente preceduto e sono perfettamente d'accordo con il suo intervento. Capisco la buona fede e l'ottima iniziativa della consigliera Salemi per scongiurare il gioco d'azzardo. Su questa battaglia - visto che è una piaga sociale che è ormai paragonabile a qualsiasi altro tipo di dipendenza di cui abbiamo sentito parlare in questi anni - è altrettanto vero che bisogna anche guardare le cose per come sono, cioè qua c'è qualcuno, ovvero lo Stato centrale, che su questa cosa ci mangia, "ghe magna", come si dice in Veneto.
Se adesso poi verrà riformulato mi riserverò naturalmente di rileggere la formulazione, però non si può dire che c'è qualcuno che ci campa sopra, ovvero lo Stato centrale, e noi come Regione dobbiamo andare a dare ai Comuni degli incentivi per abbassare la pressione fiscale su quegli esercizi pubblici che non ospitano le macchinette. Questo è un principio che non è sbagliato, io metterei: impegna la Giunta regionale a prendere a calci nel sedere chi a Roma continua a perpetrare questo sistema delinquenziale, perché qua sulle spalle della povera gente c'è qualcuno che fa spallucce e va avanti per la propria strada, ben sapendo che ci sono delle persone che si sono completamente rovinate grazie alla ludopatia, e lo sappiamo perché basta andare in qualsiasi ULSS del nostro territorio per leggere dati allarmanti.
Quindi non accetto il principio che uno fa il danno e qualcun altro dovrebbe in qualche maniera ristorare oppure dare una limatina per vedere se si può risolvere la cosa. Solo questo, Orietta, non volermene, però il principio che è sbagliato è questo.
Quindi mi riservo, ripeto, di valutare la riformulazione, però su questo principio a mio modo di vedere non ci si può stare e non si può accettare che venga avallato da un voto di quest'Aula. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Bassi.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Come Fratelli d'Italia – AN combattiamo da tempo la battaglia contro la ludopatia e tutte quelle forme che rendono schiave delle persone, spesso persone che sono in grave difficoltà, non solo di natura psicologica, e che pensano di poter risolvere i loro problemi affidandosi alla fortuna. Abbiamo tantissime dimostrazioni di persone perbene che vengono veramente rovinate da queste situazioni.
Su questo credo che le intenzioni che sono state esplicitate, perlomeno attraverso questa mozione, siano sicuramente condivisibili, ma credo che il risultato che andremo a ottenere sarà diametralmente opposto a quelle che sono le intenzioni che sono state esplicitate in presentazione di questa mozione.
Io so che ci sono alcuni colleghi della maggioranza, iniziando dal collega Barbisan, mi sembra, che hanno già cominciato ad affrontare la situazione per trovare una soluzione concreta. Io sottoscriverò l'iniziativa che è stata già predisposta dal consigliere Barbisan, ma temo che se approviamo questa mozione diciamo una cosa e ne facciamo un'altra. A meno che la maggioranza magari provveda dopo qualche minuto di riflessione a chiarire meglio attraverso anche una modifica del testo che ci è stato sottoposto qual è la reale intenzione della Regione, altrimenti la Regione sarebbe chiamata a fare delle cose non avendo responsabilità, magari utilizzando anche risorse, senza agire concretamente nei confronti di chi veramente ha la responsabilità e ci guadagna sopra, come avviene per i monopoli sul tabacco o altre cose.
Ho sentito l'intervento della collega Rizzotto che condivide lo spirito dell'iniziativa, che poi ovviamente è frutto anche di un'azione coerente che anche il consigliere Barbisan sta portando avanti in assoluta sintonia con quello che anche noi come Fratelli d'Italia facciamo già da tempo, quindi o rimoduliamo il contenuto di questa mozione, o per quello che mi riguarda così com'è scritto io voto contro. E questo non significa nulla di traumatico, per dire, perché rispetto la posizione di tutti i Consiglieri, ma questa non è una questione di vita o di morte per quanto riguarda l'esito di questa mozione, ma è una questione di principio che secondo me andrebbe maggiormente valutato attraverso un'azione che possa meglio chiarire i contenuti della mozione.
Il testo così come viene presentato, sia pur parzialmente emendato da questo emendamento che viene distribuito, io credo non sia sufficiente a fare in modo da attribuire allo Stato le sue responsabilità e fare in modo che noi non andiamo a spendere soldi nostri per tentare di rimediare, almeno in parte, alle responsabilità dello Stato. Questo è quanto.
Sottopongo alla mia maggioranza queste valutazioni. Se riterrà, la mia maggioranza, possiamo sospendere un attimo e valutare meglio come modificare in maniera adeguata la mozione per poterla rendere votabile. Differentemente con tutto il rispetto che ho per tutti i consiglieri, personalmente a nome di Fratelli d'Italia voterò contro.

PRESIDENTE

Sospendo la seduta fino alle 15.45.
La seduta è sospesa alle ore 15.41
La seduta riprende alle ore 15.48

PRESIDENTE

Riprendiamo la seduta. Siamo sulla mozione n. 168.
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
In merito a questa mozione, ovviamente i principi possono anche essere condivisi. La cosa folle, però, è che noi ci troviamo in un Paese dove abbiamo circa 2 milioni di persone che sono ammalate di ludopatia, dove abbiamo uno Stato che annualmente continua a tagliare le risorse del fondo sanitario nazionale e di conseguenza del fondo sanitario regionale. E le Regioni si vedono costrette a decidere di fare degli interventi, vuoi sotto forma di finanziamenti, vuoi sotto forma di provvedimenti legislativi, vuoi sotto forma di servizi e quant'altro, per disincentivare i Comuni e anche i privati nell'aprire nuove slot.
Il problema è che lo Stato continua ad autorizzare queste slot a livello nazionale. È questa la follia di uno Stato che finanzia e autorizza l'apertura di nuove slot, salvo poi mettere a bilancio, attraverso le Regioni, dei fondi per intervenire per limitare la ludopatia. Purtroppo queste manovre hanno un nome e un cognome, perché bisognerebbe anche andare vedere poi chi c'è dietro a queste società, che fanno milioni e milioni di utili, perché spesso e volentieri queste società finanziano delle fondazioni politiche, che poi permettono a qualcuno di fare propaganda e di avere anche ovviamente poi un ritorno elettorale con questi soldi.
Quindi non prendiamoci in giro presentando delle mozioni per dire: io sono bravo, bello e buono, sono contro la ludopatia, quando il mio Governo a livello nazionale incentiva la ludopatia e taglia i fondi al sistema sanitario nazionale e regionale, perché questa è una presa in giro. Abbiamo visto nel corso degli anni tantissime iniziative legislative di tutte le Regioni, da destra a sinistra, e anche di moltissimi parlamentari che si sono stracciati le vesti per contrastare questo fenomeno, salvo poi non concludere assolutamente nulla.
Allora, quando parliamo di collegamento tra ludopatia e politica, molti dicono che è impossibile, ma quando vedo che nessuno ha il coraggio di intervenire in maniera drastica su questo settore, forse è perché qualche partito politico ne guadagna da questo sistema e le cose bisogna dirle e bisogna andare fino in fondo.
Adesso, per carità, la tematica è delicata e sensibile, quindi vedremo come la collega avrà intenzione di modificare questa mozione e gliela approveremo, perché altrimenti verrà fuori che noi siamo contrari ad adottare misure contro la ludopatia. Però questa mozione, cara collega Salemi, la deve rivolgere al suo Governo, che governa da anni e anni e che da anni e anni continua ad agevolare in finanziaria, fare norme ad hoc per questo sistema vergognoso e schifoso che sta rovinando intere famiglie, che sta portando alla disperazione milioni di persone, per non parlare di suicidi, fallimenti e quant'altro che purtroppo sta accadendo ogni giorno.
Questa è una vergogna tutta italiana, che purtroppo, ovviamente, ha anche dei padri responsabili con tanto di nome, cognome e anche tessera di partito in tasca.

PRESIDENTE

Grazie, collega Finco.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Grazie, Presidente.
Volevo ricordare alla Salemi, lei non c'era, ma c'è già una legge o, meglio, una norma di finanziaria che presenta degli strumenti che la Regione può utilizzare per incentivare o disincentivare le cose, attraverso una leva. La istruisco, perché forse non l'ha mai letta quella norma: è una norma finanziaria che è stata fatta facendo la sintesi di una serie di iniziative legislative, sono entrate poi nella finanziaria e lì c'è anche uno strumento che è una specie di leva fiscale. Vedo che lei accenna all'IRAP, ma l'IRAP non viene usata in termine incentivanti per chi non adotta queste macchinette, questi strumenti, viene semmai usata in termini disincentivanti per gli altri.
Quindi potrebbe chiedere alla Giunta eventualmente di ritoccare un po' l'aliquota IRAP e destinare queste risorse per la prevenzione e per premiare i Comuni più virtuosi.
Tutto il resto, come ha detto Finco, lo deve fare lo Stato, perché ciò che era nel nostro potere di fare, l'abbiamo fatto, anche di più, ma è inutile fermare un fiume che scorre con dei palliativi, quando alla fine le piogge a monte continuano ad alimentare questo fiume: fintanto che non si chiude il rubinetto a monte a Roma, è chiaro che noi non possiamo poi farci carico dei problemi che altri creano. Noi cerchiamo di tamponare, ma non abbiamo gli strumenti per fare azioni efficaci, soprattutto non è possibile che lo Stato incassi e noi dobbiamo spendere soldi per arginare i danni che lo Stato fa.
Quindi le chiedo che questa mozione venga spedita al mittente, non lei, ma al mittente romano dei problemi, visto che partono tutti da lì.

PRESIDENTE

Grazie, collega Valdegamberi.
La parola al consigliere Zorzato.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Questa è la classica mozione nella quale, quando si parla di Roma, tutti devono mettere la testa sotto la sabbia, perché su questo argomento non c'è un partito romano che negli ultimi venticinque anni – parlo da quanto ho esperienza io – che ha governato (tutti hanno governato, chi più, chi meno) abbia ridotto questa entrata. Non viene neanche usata nelle campagne elettorali, non se ne parla. E allora, per cortesia, almeno dovremmo avere tra noi l'onestà intellettuale di dire che quello che si può fare come Regione Veneto, poco o tanto, tocca a noi, ma non usiamo Roma, colpa tua o colpa mia, perché, caro Valdegamberi, tutti noi abbiamo avuto esperienze politiche con partiti che hanno governato prima o dopo e non hanno fatto niente perché questa operazione fa cassa, ne fa tanta e non fa voti.
Allora, non dire che non serve a niente, che è carta velina, è quello che possiamo fare noi, senza fare sempre il gioco delle parti: almeno su questo non facciamolo, perché è da respingere al mittente. Io non so chi vincerà le votazioni fra un po', ma chiunque sia, su questo argomento, quando andrà al Ministero dell'economia, dirà: "Mamma santa!", starà zitto e lo lascia là, perché fa tanta, tanta cassa, sulla salute dei cittadini, ma fa cassa.

PRESIDENTE

Grazie, collega Zorzato.
La parola all'assessora Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Io illustro il mio pensiero su questa cosa e cosa stiamo facendo: la Regione Veneto ha redatto il Piano contro la ludopatia, il piano ci è tornato dal Ministero del welfare la settimana scorsa, quindi adesso abbiamo un piano approvato dal Ministero, lo porteremo in approvazione e poi in applicazione. Ci saranno due ULSS capofila, Treviso e Verona, che poi comunque distribuiranno anche per le altre ULSS e c'è una serie di iniziative all'interno del piano, che vanno dall'informazione, alla sensibilizzazione, presa in carico, accompagnamento, residenzialità leggera, residenzialità più pesante, formazione degli operatori, centri di mutuo aiuto, cioè tutto quello che possiamo fare nel campo sanitario, socio-sanitario e sociale.
Dopodiché, ci sono molte iniziative in corso: c'è il famoso articolo 20, che qualcuno ha citato, della Finanziaria 2015, che è stato in parte attuato e in parte no, perché, io l'ho anche ripetuto a più riprese all'interno di quest'Aula e non è semplice attuare il discorso legato all'IRAP, ce lo siamo detti per tanti motivi, tante questioni e dopo non è neanche, secondo me, "correttissimo", come avevo espresso stamattina. Per quanto mi riguarda non era corretto pensare – e infatti è stata modificata in questo senso – una decurtazione di altre tassazioni, tipo tassa rifiuti o quant'altro, per un esercizio commerciale che ha già un'entrata, anche se è slot free, come si usa dire adesso, però è già un esercizio di un certo tipo, quindi non possiamo pensare di dare finanziamenti per alleggerire la tassa dei rifiuti e tutto il resto quando alcune associazioni – lo sappiamo – fanno volontariato puro, e pagano tutte le utenze, e tutto, quindi non lo trovavo neanche equo.
È chiaro che però questa è una partita molto, molto pesante e complicata. Non è un caso che il famoso decreto sulla ludopatia non abbia ancora avuto il via, perché è arrivato in Conferenza Stato-Regioni minimo dieci volte, e per minimo dieci volte è stato ritirato, perché le Regioni non hanno trovato l'unanimità e non c'è l'approvazione da parte delle Regioni, e quindi il Sottosegretario Baretta, ma anche il Ministro Costa, all'ultimo incontro che abbiamo fatto in Conferenza unificata l'ha ritirato, perché non si trova l'accordo rispetto a un progetto che comunque vede limitare le distanze, vede limitare anche quello che alcune Regioni e alcuni Comuni hanno fatto. Quindi, la partita è una partita complicata, a più riprese.
Io credo che tutto quello che noi possiamo fare sicuramente per informare, sensibilizzare, disincentivare va benissimo, ma è chiaro che pensare anche di utilizzare delle risorse, tipo quelle a mio parere di decurtazioni, e anche di tassazione di un certo tipo agli esercizi che sono slot free non è proprio corretto - perché altrimenti sarebbe da mettere anche per le associazioni che fanno volontariato puro: penso a chi trasporta i disabili - perché questi, ricordiamoci, sono comunque degli esercizi commerciali, e quindi comunque hanno delle entrate economiche di un certo tipo, poi prendono una decisione di non avere la macchinetta e quindi di rinunciare a una parte del proprio guadagno, però comunque rimangono esercizi commerciali.
Comunque questo per dire che chiaramente credo che su questo fronte ci sia l'impegno trasversale, progetti di legge depositati, il Piano da parte della Regione; ci sarà anche un provvedimento organico complessivo, che quindi arriverà in Quinta Commissione, e poi probabilmente in Aula, e credo che sia una battaglia che ci trova tutti dalla stessa parte, con delle specificità. È chiaro che però noi dobbiamo lavorare soprattutto, io credo, sull'informazione e la sensibilizzazione su questo settore.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Lanzarin.
Sul testo depositato c'è un emendamento.
La parola alla consigliera Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sul testo depositato c'era la modifica del terzo punto del dispositivo. Io, Presidente, mi fermo, apprezzando anche lo sforzo dell'assessora Lanzarin, faccio un po' fatica a comprendere la resistenza da parte di alcuni colleghi del Consiglio, siamo tutti dello stesso principio, poi parte l'embolo ideologico, per cui alla fine succede che bisogna trasformare la mozione, il dispositivo della mozione in un, come dire, attacco a questo Governo, o ad altri Governi.
Guardate, è lontano da me ogni intento di carattere ideologico. E voglio rassicurare il collega Finco che io non uscirò stasera con un comunicato stampa in cui dirò come siamo stati bravi noi, come non è stato bravo il Consiglio. Io rimetto al Consiglio la decisione. Lo dico perché mi sembra un impegno che ci siamo presi tutti. Il collega Valdegamberi lo devo ringraziare, perché non ha fatto altro che ricordare che questo secondo punto del dispositivo è in coerenza con una legge regionale votata in questo Consiglio nel 2015, quindi è stata votata da questo Consiglio. Io non faccio che applicare nel dispositivo quanto è previsto coerentemente alla legge 6/2015, articolo 20.
Ripeto, l'assessora Lanzarin aveva dimostrato apertura, ma non perché qua dobbiamo dividerci, colleghi, non ci si può dividere su questa roba qua, e siamo tutti d'accordo di impegnarci a contrastare l'attività dello Stato, ma con qualsiasi Governo, e nei confronti di qualsiasi Governo deve essere la nostra posizione, come ha detto il collega Zorzato: non c'è nessuno esente a Roma da responsabilità. Perché questo è quello che è successo. E la Commissione che si occupa del contrasto al gioco d'azzardo è una Commissione interparlamentare.
Volevo soltanto ribadire che la Commissione che si occupa – che è la cosiddetta Commissione interparlamentare – del contrasto al gioco d'azzardo è formata da colleghi di qualsiasi parte politica, il che vuol dire che l'interesse anche a Roma è trasversale, l'interesse in senso buono ovviamente del termine.
Per cui per questo io chiedo uno sforzo da parte del Consiglio, non perché qui dobbiamo assumerci nel dispositivo l'idea di dover mettere al muro lo Stato, o il Governo, questo, o qualsiasi altro Governo, lo sappiamo, e lo stiamo già facendo, e ogni volta che ci sarà l'impegno da parte di questo Consiglio di contrastare l'azione del Governo che favorisce il gioco d'azzardo mi vedrà a suo favore.
Dopodiché, questa è una mozione che chiede la sforzo da parte della Regione di farsi sentire vicina alle Amministrazioni comunali.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Salemi.
Passiamo alle dichiarazioni di voto, perché la replica della collega Salemi ha chiuso la discussione generale. L'emendamento depositato.
La parola alla consigliera Negro.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare)

Grazie, Presidente.
Con estrema lucidità e correttezza dico che chi ci guadagna in questo momento con il gioco d'azzardo è lo Stato, non ci guadagnano né i Comuni, né le Regioni. Faccio un'analisi logica, e quindi dico che chi ci deve rimettere è lo Stato.
Pertanto, alla luce anche di andare ad aiutare, ad agevolare i Comuni che hanno diecimila limiti, hanno diecimila ricorsi quando intendono intervenire in quella materia lì, dettata dal fatto che non c'è una norma nazionale che permette ai Comuni di limitare o di fare politica in senso negativo verso il gioco d'azzardo.
Quindi, vede, consigliera regionale Salemi, io sono del parere che se dobbiamo fare una mozione ideologica la facciamo in maniera che rendiamo responsabili chi sono responsabili.
Dopo, l'aspetto politico, che anche nel Governo Berlusconi sistemavamo il bilancio con il gioco d'azzardo, lo so benissimo, perché mi perdoni, non nascondo quello che so con la mano destra con la mano sinistra.
Al di là di questo, che lo so bene, le dico che io voterò contro, ma per principio, perché ritengo che l'organo competente è il Governo centrale, e non la Regione.

PRESIDENTE

Grazie consigliera Negro.
La parola al consigliere Bassi.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente.
Lo so, Presidente, che lei è molto rispettoso dell'osservanza del Regolamento, perché il mio avrebbe voluto essere un intervento per cercare di sistemare il più possibile la mozione, o proporre alla proponente – scusate il gioco di parole – una modifica della mozione, appunto, per renderla votabile il più possibile.
Perché, vede, ben venga la proposta introdotta poc'anzi, sostitutiva del comma 3 del terzo periodo del dispositivo, che ha sicuramente migliorato la mozione, però io avrei visto come primo impegno un impegno che dica "a condannare, a contrastare l'azione dello Stato centrale", così non mettiamo dentro questo o quel Governo, eccetera, un'azione, appunto, dello Stato centrale, che continua a usare il gioco d'azzardo per sistemare i bilanci.
Perché se prima non denunciamo e perseguiamo questo tipo di comportamento da parte dello Stato centrale, consigliera Salemi, non ho embolie ideologiche in corso - grazie a Dio ho una salute discreta e sono ancora in grado di formulare dei ragionamenti compiuti - però ritengo che prima di tutto bisogna denunciare i colpevoli, e poi ci possiamo mettere d'accordo su quali sono le azioni che noi possiamo mettere in campo per ridurre i danni.
Quindi, ripeto, io avrei inserito un ulteriore punto nel dispositivo e avrei fatto di questo il primo punto, perché da qui parte tutto il resto, e non l'avrei fatto perché ce l'ho con il Governo del PD, perché come detto prima, ed è vero, anche il Governo di centrodestra, i vecchi governi di centrodestra, magari con cifre minori, non hanno di certo azzerato l'introito dal gioco d'azzardo.
Quindi per questo motivo, pur a malincuore, mi asterrò sul voto della mozione perché, ripeto, a mio modo di vedere bastava veramente poco per inserire un punto ulteriore che mettesse ordine nelle cose, così facendo sembra che qualcuno spacca il vetro e come sempre siano gli altri a doverlo aggiustare. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Personalmente sono dispiaciuto dalla posizione ideologica assunta dalla collega Salemi, perché il suo irrigidimento a non voler migliorare il testo della mozione che l'avrebbe resa condivisibile e quindi votabile anche da tutta la maggioranza mi sembra proprio un arroccamento ideologico, non so se è l'embolo di cui faceva menzione. Dico semplicemente, fermo restando il fatto che abbiamo acquisito la conferma che comunque è lo Stato che continua ad avere benefici nell'incentivazione di questa pratica assolutamente non condivisibile, che sta creando gravissimi problemi di natura anche sociale, non solo di natura economica, io credo che potremmo aver fatto meglio.
Purtroppo adesso ci troviamo nella situazione in cui stiamo facendo le nostre dichiarazioni di voto e quindi la mozione non è migliorabile, se non attraverso quel tentativo di mettere quella foglia di fico attraverso l'emendamento presentato dalla collega Salemi.
Sulla base di questo io confermo, a nome di Fratelli d'Italia – AN, che così com'è quella mozione noi non la votiamo, io non la voto a nome del mio partito, lo dico in modo chiaro. Mentre alcune parti delle premesse, forse anche la prima parte del dispositivo può essere condivisibile. In particolar modo la terza parte riteniamo che non sia condivisibile. Questa è la posizione che esprimo io a nome delle mio Gruppo.
Se questa valutazione viene fatta anche dai colleghi di maggioranza, credo che potremmo prendere atto di questo arroccamento, che rispettiamo, ovviamente, ma è un arroccamento che personalmente ritengo non sia condivisibile.
Quindi per quel che mi riguarda io voto contro la mozione, a meno che non decidiamo di fare una votazione per parti separate e allora magari quelle parti che riteniamo condivisibili possono anche essere oggetto della nostra valutazione positiva, ma sicuramente la terza parte del dispositivo riteniamo sia assolutamente non condivisibile e quindi non votabile.

PRESIDENTE

Va bene. Ricordo che dovremo votare anche l'emendamento depositato dalla Salemi.
Collega Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Io le chiedo di poter votare per parti separate l'impegno alla Giunta.

PRESIDENTE

Il dispositivo, che attualmente è fatto da tre punti, votarlo per parti separate.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

L'indicazione che do è parere positivo per i primi due punti, parere negativo per l'emendamento che va a sostituire il terzo punto.

PRESIDENTE

Va bene. Mi dicono che vanno votate anche le premesse chiedendo la votazione per parti separate.
Prego, Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Sono d'accordo sul voto per parti separate. Come anticipato, il voto del Gruppo Zaia Presidente è favorevole per tutti e tre i punti così come modificati.

PRESIDENTE

Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Mi pare di aver colto, che oggi quello non è più emendabile, perché siamo in dichiarazione di voto, quindi anche se convincessimo la collega Salemi non è più modificabile.

PRESIDENTE

Finita la discussione generale, come è già successo l'altro giorno, non si può. Quindi, quando si è in dichiarazione di voto, c'è questo sul tavolo e questo si vota.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

È una domanda. Allora il mio voto è favorevole sia che sia per parti separati che no. Inviterei il collega Berlato, eventualmente, di proporre un'altra mozione se è neutra rispetto allo Stato centrale, non se è politica, visto il tema che porta il collega Bassi, perché se arrivasse una mozione che fosse neutra rispetto al tema dello Stato centrale io la voterei anche in un altro momento, perché non ho niente in contrario di sollecitare il Governo centrale. Se ci fosse una mozione che qualcuno ha voglia di predisporre, visto che siamo sotto finanziaria fra un po' a livello nazionale, io impegnerei i parlamentari veneti, perché se parliamo di parlamentari delle altre regioni, rispetto alla prossima finanziaria, di battere un colpo rispetto a questo argomento. Mi pare che potrebbe essere una cosa interessante, così vedremo anche, fiducia o non fiducia, che dopo saranno obbligati. Ma vediamo a livello di altri parlamentari se qualcosa fanno i veneti, non gli altri, perché i veneti rispondono ai cittadini veneti. Visto che facciamo anche il referendum il 22 ottobre, mi pare che potrebbe essere buona cosa impegnarli a fare qualcosa in finanziaria che vada nella direzione che sia il collega Berlato che il collega Bassi hanno in qualche modo evidenziato.

PRESIDENTE

Berlato, sull'ordine dei lavori.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Presidente. Io propongo dieci minuti di sospensione, intanto per dare una conferma al collega Zorzato che quella mozione asettica di cui parlava la dia già per fatta. Anzi chiederò la firma sua e anche di altri colleghi.
Però non credo, mi rivolgo ai colleghi di maggioranza, che sia opportuno che un'operazione ideologica a opera del Partito Democratico possa creare una spaccatura nella maggioranza, con una parte della maggioranza che vota a favore e una parte contro. Io sarei dell'avviso, siccome il confine è abbastanza sottile, se facciamo cinque minuti di sospensione sono sicuro che troveremo elementi per poter arrivare a una convergenza significativa.

PRESIDENTE

Quindi chi parla a favore e chi contro per la sospensione?
Fracasso

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Contro la sospensione.

PRESIDENTE

Chi parla a favore della sospensione? Nessuno.
Metto in votazione la richiesta di sospensione fatta dal collega Berlato.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione. 
Il Consiglio non approva.
Procediamo alla votazione per parti separate.
Signori, attenzione, seguitemi. Vi spiego cosa voteremo: si vota prima la premessa, poi si vota la prima parte del dispositivo, la seconda parte del dispositivo, si vota l'emendamento che è sulla terza parte del dispositivo e poi si vota quello che esce della terza parte del dispositivo, votazione finale della mozione nel suo complesso.
Io adesso lo ripeterò ogni volta, per evitare confusione.
Metto in votazione la premessa della mozione.
La votazione è aperta.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Andiamo sul dispositivo.
Primo punto del dispositivo.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Secondo punto del dispositivo.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Sul terzo punto del dispositivo c'è l'emendamento sostitutivo della collega Salemi: è stato distribuito. Lo leggo per chi l'ha perso. Il terzo punto è così sostituito: "A verificare eventuali forme di agevolazione per i Comuni che intendano adottare azioni per disincentivare l'installazione di apparecchiature da gioco d'azzardo lecito negli esercizi, nei circoli privati e in altri luoghi deputati all'intrattenimento, verificare eventuali forme di agevolazione per i Comuni che intendono adottare". Questa è la parte importante.
La dichiarazione di voto andavano fatte prima, sulle mozioni non è previsto.
Votiamo l'emendamento n. I0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Adesso, essendo sostituito completamente il terzo punto che abbiamo già approvato, si vota la MOZIONE n. 168 nel suo complesso come emendata.
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- negli ultimi anni il gioco d'azzardo legale ha interessato quote sempre più ampie di popolazione, determinando un flusso economico di notevoli proporzioni e una serie di conseguenze sul tessuto sociale;
- secondo alcune stime sarebbero circa 800 mila gli italiani a rischio di ludopatia e da fonti ministeriali i giocatori "problematici" oscillerebbero tra lo 0,5 e il 2,2 per cento della popolazione;
- nel biennio 2014-2015 le tredici società concessionarie, autorizzate dallo Stato, hanno incassato dai dispositivi destinati al gioco d'azzardo circa 9,8 miliardi di euro, di cui 4,2 milioni sono stati riscossi dall'erario. Per il 2016 si stimano analoghi introiti nonostante il previsto aumento delle aliquote per le newslot e per le videolottery;
- anche nel Veneto, come nel resto d'Italia, il numero dei giocatori è in costante crescita anche per via della maggiore offerta di nuovi e differenti giochi, delle scommesse e della capillare diffusione dei luoghi in cui è possibile giocare (tabaccherie, bar, sale d'aspetto delle stazioni per il trasporto urbano e suburbano, supermercati, rivendite di giornali, sale gioco, ecc.);
- dai dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato risulta che nel territorio nazionale circa 90 mila esercizi commerciali hanno chiesto e ottenuto l'autorizzazione a installare videogiochi;
CONSIDERATO CHE:
- le norme in materia di giochi previste dalla Legge di stabilità 2016 hanno determinato una diminuzione nel territorio nazionale dei locali e delle sale da gioco in cui sono installate slot machine (- 6,3 per cento). Secondo quanto riportato nel blog specializzato "Giochidislots", in Lombardia si è registrato un calo dell'8,7 per cento, in Friuli del 6,9 per cento, in Veneto e Trentino del 5,6 per cento. Il Piemonte e la Valle d'Aosta hanno perso il 5,5 per cento delle sale, la Liguria e l'Emilia Romagna il 5 per cento;
- l'articolo 20 della legge regionale 27 aprile 2015, n. 6 prevede che la Regione del Veneto promuova gli interventi finalizzati alla prevenzione, al contrasto e alla riduzione del rischio dalla dipendenza da gioco d'azzardo patologico e delle problematiche correlate, nonché al trattamento e al recupero delle persone che ne sono affette e al supporto delle loro famiglie;
- il comma 3 dell'articolo 20 stabilisce che i comuni sono competenti in via generale all'attuazione delle disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e riduzione del rischio dalla dipendenza dal gioco d'azzardo patologico. In particolare essi possono: - individuare la distanza da istituti scolastici di qualsiasi ordine e grado, centri giovanili e impianti sportivi o da altri luoghi sensibili entro la quale è vietato autorizzare nuove sale giochi o la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d'azzardo nonché la relativa sanzione amministrativa in caso di mancato rispetto della stessa; - individuare gli orari di apertura delle sale giochi e la relativa sanzione amministrativa in caso di mancato rispetto degli stessi; - prevedere forme premianti per gli esercizi e per i gestori di circoli privati e di altri luoghi deputati all'intrattenimento che scelgono di non installare o disinstallare nel proprio esercizio le apparecchiature per il gioco d'azzardo lecito; - vigilare sull'osservanza delle suddette disposizioni, provvedendo all'accertamento delle violazioni e all'irrogazione delle previste sanzioni;
- il comma 8 dell'articolo 20 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio del 2016, gli esercizi nei quali risultano installati apparecchi da gioco di cui all'articolo 110, commi 6 e 7, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 "Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza", sono soggetti all'aliquota IRAP maggiorata dello 0,2 per cento;
TENUTO CONTO CHE:
- a distanza di un anno dall'approvazione della legge regionale 6/2015 non risultano ancora pienamente attuate le disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e riduzione del rischio dalla dipendenza dal gioco d'azzardo patologico (GAP) previste dall'articolo 20;
- la Regione Emilia Romagna ha recentemente delegato ai comuni la gestione del marchio "SlotFree". Si tratta di una vetrofania che il comune rilascia a seguito di una dichiarazione presentata dall'esercente in cui dichiara la volontà di non installare slot machine, videolottery o altre apparecchiature simili o di dismettere quelle installate. Tale marchio ha principalmente una valenza etica in quanto rappresenta una testimonianza dell'adesione degli esercenti alla campagna di sensibilizzazione contro la diffusione del gioco d'azzardo patologico;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
1) a rafforzare le azioni di comunicazione, promozione e sostegno nei confronti degli enti locali in merito alle previste disposizioni e misure in materia di gioco d'azzardo al fine di prevenire, disincentivare e combattere le dipendenze da gioco d'azzardo patologico;
2) a verificare la fattibilità di una riduzione dell'aliquota IRAP, nella misura minima consentita, per gli esercizi che dichiarino di non disporre di apparecchiature per il gioco d'azzardo o che provvedano a dismettere quelle installate;
3) a verificare eventuali forme di agevolazione per i comuni che intendono adottare azioni per disincentivare l'installazione di apparecchiature da gioco d'azzardo lecito negli esercizi, nei circoli privati e in altri luoghi deputati all'intrattenimento.".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
21



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI SCARABEL, BERTI, BALDIN, BARTELLE, BRUSCO, RIZZOTTO, MICHIELETTO, BOTTACIN, CALZAVARA, GEROLIMETTO, LANZARIN, SANDONÀ, VILLANOVA, FINCO, RICCARDO BARBISAN, CIAMBETTI, COLETTO, FINOZZI, FORCOLIN, GIDONI, MARCATO, MONTAGNOLI, POSSAMAI, SEMENZATO, ZANONI E DALLA LIBERA RELATIVA A "RISCHIO DI PRESCRIZIONE PER I REATI CONTESTATI A VENETO BANCA E BANCA POPOLARE DI VICENZA: LA REGIONE SI ATTIVI PER FAR SÌ CHE SI CREI UN POOL DI MAGISTRATI DEDICATI ALLE INCHIESTE" (MOZIONE N. 250) (DELIBERAZIONE N. 107/2017)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- come tristemente noto, si è verificato il repentino crollo del valore delle azioni di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza probabilmente a causa di gravi fatti di reato, con enormi perdite per circa 207.000 azionisti; il crack delle popolari venete ha bruciato i risparmi delle famiglie del territorio, con sconvolgimento del mercato bancario in Veneto;
- le indagini hanno subito una serie di lungaggini: per questioni di competenza territoriale, tutti i fascicoli relativi a Veneto Banca venivano inizialmente inviati nel corso del 2015 alla Procura di Roma, che li tratteneva per individuare reati quali l'ostacolo alla vigilanza e l'aggiotaggio e li rispediva solo negli ultimi mesi alla Procura di Treviso per gli altri reati; quanto a quelli relativi a Banca Popolare di Vicenza, una fetta dell'indagine vicentina è ora passata alla Procura di Milano;
- quanto al caso Veneto Banca, più nel dettaglio, tali fatti originavano migliaia tra esposti e denunce per truffa e altri reati sottoscritti da migliaia di azionisti, di competenza della Procura di Treviso; l'esame dei medesimi richiede un lavoro lungo e particolarmente complesso, perché ogni singola posizione dovrà essere valutata da un magistrato a fini di formulazione dei capi di imputazione; a oggi, pertanto, esiste il concreto rischio di intasamento della Procura trevigiana dopo l'arrivo di migliaia di fascicoli recapitati da Roma dopo lo scorporo dell'inchiesta;
CONSIDERATO CHE:
- il reato di truffa, di cui all'art. 640 del Codice Penale, si prescrive in appena 6 anni, e sono altresì brevi i termini di prescrizione di altri reati contestati;
- la situazione dell'organizzazione giudiziaria del Veneto versa in gravissimo stato di carenza di organico: quanto alla Procura di Treviso, in particolare, dalla lettura del "Censimento speciale giustizia penale. Analisi dei flussi e delle pendenze nel settore penale" del Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia del dicembre 2014 si evince essere in servizio appena un magistrato ogni 79.708 abitanti, a fronte di una media nazionale di uno ogni 30.185 abitanti; la situazione migliora di poco presso la Procura di Vicenza, dove il rapporto è di uno ogni 61.372 abitanti;
- a completamento della classifica di "scopertura" delle Procure venete, troviamo in ordine decrescente Rovigo (un magistrato ogni 58.440 abitanti), Verona (uno ogni 52.973 abitanti) e Padova (uno ogni 50.817 abitanti); presentano una situazione numerica migliore solo Belluno (uno ogni 35.065 abitanti) e Venezia (uno ogni 34.146 abitanti);
- con decreto del Ministero della Giustizia del 1° dicembre 2016 è stato incrementato l'organico dei magistrati in servizio in Veneto, ma si tratta di numeri ancora ben al di sotto della media nazionale e spesso di nuovi magistrati che non saranno pienamente operativi almeno nel primo periodo;
- scendendo più nel dettaglio, secondo quanto riferito dal Procuratore Capo di Michele Dalla Costa, la Procura di Treviso manca soprattutto di un procuratore aggiunto; mancano in pianta organica anche molti impiegati amministrativi, facendo sì che accada spesso che siano gli stessi magistrati e gli ufficiali di polizia giudiziaria a doversi occupare delle loro funzioni, perdendo tempo prezioso;
VISTO che la Corte europea di Strasburgo ha già avuto modo di richiamare l'Italia in materia di prescrizione, ritenendo che l'istituto italiano debba essere considerato incompatibile con gli obblighi scaturenti dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo: con sentenza emessa il 29 marzo 2011 nel caso Alikaj e altri c. Italia (in tal caso relativamente alla tutela del diritto alla vita), infatti, la Corte precisava che la disciplina della prescrizione in Italia non assicura un'adeguata protezione dei diritti umani, non generando inoltre alcuna forza dissuasiva idonea ad assicurare la prevenzione di atti illeciti;
CONSIDERATO INFINE CHE:
- quello dell'inadeguatezza dell'Amministrazione della Giustizia in Veneto è un problema annoso: le associazioni di categoria del mondo imprenditoriale chiedono da tempo - e qualche anno fa inviarono una lettera in proposito all'allora Ministro della Giustizia Paola Severino - che si intervenga per adeguare finalmente la struttura dei Tribunali del Veneto a una realtà demografica ed economica che non è più quella degli anni Sessanta;
- la lentezza dei tempi della giustizia, civile e penale, fa sì che il territorio perda ulteriore competitività e si crei, in un'area ad alta vocazione manifatturiera ed edilizia, un fenomeno di "migrazione" di imprese verso altre Regioni e altri Paesi nei quali l'esercizio della giustizia ha tempi e procedure ben più snelli, andando invece per converso ad attrarre capitali provenienti dalla criminalità organizzata attirati dalla probabilità di impunità "di fatto";
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a intraprendere ogni possibile iniziativa nell'ambito delle proprie competenze al fine far sì che il Ministero della Giustizia completi la pianta organica delle Procure venete, segnatamente di quelle di Treviso e di Vicenza, sia quanto a numero di magistrati che quanto a dotazione di personale amministrativo, possibilmente provvedendo alla creazione di un pool di magistrati dedicati ai fatti delle Popolari venete come accaduto per altre gravi vicende giudiziarie del passato, al fine di scongiurare il rischio di prescrizione dei reati contestati e conseguente denegata giustizia per le migliaia di vittime.".

PRESIDENTE

Scarabel, prego.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Non credo che qua in Regione Veneto serva fare un riassunto della vicenda triste della Veneto Banca e della Popolare di Vicenza. Sappiamo tutti che ci sono migliaia di fascicoli, che riguardano Veneto Banca e Popolare di Vicenza che, a causa di scambi tra Procure, in particolare quelli di Veneto Banca sono andati alla Procura di Roma nel 2015, per individuare reati di ostacolo alla vigilanza e all'aggiotaggio e sono ritornati indietro solamente negli ultimi mesi. E in questo passaggio per i fascicoli di Veneto Banca si sono persi due anni. La stessa cosa per quanto riguarda i fascicoli della Popolare di Vicenza, c'è stato uno scambio tra la Procura di Vicenza e la Procura di Milano.
Molti dei reati contestati da questi risparmiatori, ex azionisti, riguarda il reato di truffa, un reato che si prescrive, ai sensi dell'articolo 640 del Codice Penale, in appena sei anni e anche gli altri reati contestati hanno dei termini simili. È logico che questa situazione rischia di vedere presto purtroppo arrivare alla prescrizione e questo consentirebbe l'impunità per questi gravi comportamenti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.
Questi fatti ci hanno portato ad incontrare il Procuratore di Treviso, Dalla Costa, per capire in particolar modo nella Procura di Treviso com'era la situazione, in particolar modo l'organico che si sta occupando in questo momento di questi fascicoli. È emerso da questo incontro che la situazione delle nostre Procure del Veneto è quanto mai allarmante e non da ieri, ma da moltissimi anni. C'è un rapporto fatto dal Dipartimento dell'organizzazione del Ministero della Giustizia del dicembre 2014, che stila questa classifica del rapporto tra il numero di magistrati e la media degli abitanti. La media nazionale è di un magistrato ogni 30 mila abitanti, nella Procura di Treviso questo rapporto è di un magistrato ogni 80 mila abitanti, cioè quasi tre volte superiore alla media nazionale, nella Procura di Vicenza un magistrato ogni 60 mila abitanti e quindi il doppio, solo Belluno e Venezia hanno una media che si avvicina, ma è comunque ancora inferiore alla media nazionale, e Venezia è il nostro capoluogo di Regione. Negli altri capoluoghi la situazione è diversa, ben superiore alla media nazionale.
Quindi con questo stato di cose è quanto mai evidente che le nostre Procure del Veneto sono di molto sotto organico e questo è emerso alla luce dell'incontro con il Procuratore di Treviso; in particolar modo a Treviso manca soprattutto la figura di un Procuratore aggiunto, che sarebbe quanto mai necessario per poter dare una svolta anche a questi fascicoli riguardo Veneto Banca.
Non sono solo i magistrati a mancare. È evidente che, a fronte delle figure della magistratura, è necessario anche tutta una serie di personale amministrativo, che anche questo è sostanzialmente sotto organico, come la media dei magistrati.
Quindi, considerate tutte queste cose e considerato che da anni le associazioni di categoria del mondo imprenditoriale chiedono, in particolare da quando al Ministero della Giustizia c'era Paola Severino, che la realtà dei Tribunali del Veneto sia rivista, perché attualmente è tarata sui criteri che c'erano negli anni 60.
È anche evidente che la lentezza dei tempi della giustizia civile e penale fa sì che il territorio perda ulteriore competitività. Molto spesso ci siamo sentiti dire che l'incertezza della giustizia fa allontanare gli investimenti soprattutto stranieri.
Vado alle conclusioni. È evidente da più punti che è quanto mai necessario che la Regione e in particolar la Giunta intraprendano ogni possibile iniziativa nell'ambito delle proprie competenze per far sì che il Ministero della Giustizia implementi il più possibile le figure dei magistrati e di personale amministrativo delle Procure di Treviso e di Vicenza per far fronte a questa gravissima situazione che si è creata.
Io spero che questo dibattito venga anche portato avanti durante il dibattito del referendum del 22 ottobre, perché anche nell'ambito della maggiore autonomia è giusto poter chiedere maggiori risorse per la magistratura nella nostra Regione. Grazie.

PRESIDENTE

Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Vista questa mozione, che comprende degli argomenti sui quali il nostro Presidente Zaia è intervenuto più volte e si è già attivato, la sottoscriviamo e voteremo a favore.
Detto questo, ringrazio il collega Scarabel per averla presentata e ribadisco che il nostro Presidente già più volte ha fatto presente questi problemi, in particolare per quanto attiene le Procure di Treviso e di Vicenza e quindi è in linea con quello che la Regione sta cercando di promuovere presso le sedi opportune per potenziare gli organici e quanto chiede di impegnare la Giunta in questa mozione, quindi chiediamo, se è d'accordo, di sottoscriverla come Gruppo Zaia Presidente e voteremo a favore. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
La parola al consigliere Bassi.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente.
Sicuramente la proposta dei colleghi del Movimento 5 Stelle è accoglibile. Sono assolutamente favorevole al fatto che possano essere incrementati gli organici delle Procure venete per, appunto, perseguire tutti i misfatti che sono stati compiuti al danno di azionisti e piccoli risparmiatori che avevano dei conti in queste banche.
È evidente, però, che non ci si possa astrarre dal fare delle considerazioni su quanto è successo ieri precisamente in Parlamento dove, come sapete, è stato definitivamente approvato il cosiddetto "decreto banche" che, ha reso molto più difficile il percorso di recupero da parte di questi piccoli risparmiatori, azionisti che sono stati letteralmente truffati dai board di queste banche perché, come ben saprete, è stato introdotto l'istituto della liquidazione coatta amministrativa per queste banche. Purtroppo la liquidazione coatta amministrativa è, come ben sapete, disciplinata dall'articolo 83 e seguenti del Testo Unico bancario. All'articolo 80, è previsto che viene dichiarata dal Ministero dell'economia e delle finanze su proposta Banca d'Italia mediante decreto, e l'articolo 83, ci specifica alcune cose molto importanti che risultano immediatamente evidenti a chiunque le legga, o meglio, ci fa chiaramente capire le conseguenze che avranno su questa vicenda, purtroppo.
Punto primo: BPV e Veneto Banca non possono più eseguire alcun pagamento di sorta. Dunque, ad esempio, gli azionisti che avevano aderito all'accordo transattivo di qualche mese fa, e che non sono ancora stati soddisfatti, non potranno ricevere quanto a loro spettante dalla liquidazione coatta amministrativa, che è impossibilitata a qualsiasi tipo di operazione diversamente.
Secondo: tutte le cause civili intentate dagli azionisti, e che erano pendenti innanzi al Tribunale, sono interrotte e non possono essere proseguite nei confronti della banca perché, come sapete, è stata creata la cosiddetta bad bank.
Quindi, voterò favorevole alla proposta dei colleghi del Movimento 5 Stelle, purtroppo non posso astrarmi dal dare un pessimo giudizio del decreto varato ieri al Parlamento che, veramente, grida vergogna in Italia, in Europa e nel mondo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bassi.
La parola al consigliere Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Anche noi come Gruppo Lega sottoscriviamo la mozione del collega Scarabel, che ovviamente pone la questione sul sistema della giustizia in Veneto, che è un sistema che purtroppo fa acqua da tutte le parti e, nonostante le moltissime promesse, fatte anche di recente su un potenziamento dell'organico e sui Tribunali del Veneto, oggi vediamo che la situazione è una situazione carente, pessima, che non va solamente a creare un danno, purtroppo, alle migliaia di azionisti truffati dal sistema delle banche venete, ma sta creando anche notevoli problemi alle persone comuni e alle moltissime imprese che quotidianamente hanno a che fare con il sistema della giustizia italiano.
Ovviamente, guardate, noi tutto sommato avevamo anche un sistema in Veneto che funzionava abbastanza, e che tuttora funziona, però, purtroppo, chissà perché, quando c'è da mandare dell'organico lo mandano sempre al sud, quando c'è da tagliare qualche Tribunale lo tagliano al nord, e l'abbiamo visto anche di recente con la chiusura di Chioggia, con la chiusura di Bassano, con la chiusura comunque di Tribunali efficienti e che funzionavano, e purtroppo oggi la situazione è questa.
Però in merito proprio alla situazione delle banche venete io non voglio dire e lanciare accuse contro nessuno, però secondo me c'è una lungaggine anche da parte della Magistratura che un po' infastidisce. Oggi l'esasperazione che hanno moltissimi azionisti è che purtroppo vedono una giustizia lenta, che non sta intervenendo, che non sta punendo veramente chi ha creato questo dissesto finanziario che ha messo decine e decine di famiglie, persone e imprese in difficoltà, e purtroppo ormai la cosa sta passando come inosservata.
Fortunatamente attraverso le associazioni e i vari gruppi si continua a mantenere viva l'attenzione, anche mediatica, fra la popolazione del dramma che stanno subendo queste persone. Certo, vedere questo atteggiamento della Magistratura, che comunque sta andando molto a rilento su un argomento delicato come questo, deve spingere tutte le Istituzioni ad intervenire, ma soprattutto a dotare anche i Tribunali del Veneto di maggiore personale, di maggiore organico, sperando di rendere giustizia a queste persone. Soprattutto per fare chiarezza su quanto accaduto perché, veramente, ha messo in seria crisi un intero sistema economico e anche ha messo in crisi, purtroppo, centinaia e centinaia di famiglie, che purtroppo a seguito di quanto accaduto hanno perso tutto, ma hanno anche rotto una serie di legami familiari a causa, proprio, delle enormi perdite economiche.
Il nostro sarà un pieno sostegno e appoggio e sottoscrizione a questa mozione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finco.
La parola al consigliere Guadagnini.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Intanto, come mi ricordava il Presidente, bisogna dire che a Vicenza le indagini si sono concluse con sei-sette rinvii a giudizio, mentre a Treviso siamo ancora in alto mare.
Io volevo dire questo. Voterò anch'io a favore della mozione, ma non perché pensi che bisogna andare a cercare i responsabili molto lontano nel tempo. Io credo che il disastro di queste due banche, che sono molto diverse tra loro, sicuramente, non è stato causato dalle Amministrazioni che c'erano prima dell'arrivo dei salvatori, sicuramente per quanto riguarda Veneto Banca, e forse anche per Vicenza, si sarebbe potuto salvarla se non fossero arrivati i presunti salvatori.
E lo dimostra il fatto che il problema è stato non tanto l'ultimo decreto, che è servito almeno a salvare 5-6.000 posti di lavoro, per quanto delittuoso, diciamo, ma il problema l'ha creato il decreto 2015, quello che secondo Renzi trasformando le Popolari in SpA avrebbe risolto i problemi del sistema bancario italiano. Allora, MPS, che è una SpA, ha fatto scuola su come non bisogna fare banca e su come sono stati dilapidati miliardi e miliardi, sia soldi degli azionisti, che patrimonio della banca. Ed è una SpA. Con Unicredit, siamo sulla falsariga. Di conseguenza non è la compagine azionaria che determina la bontà o la cattiva gestione di una banca, sono altre le questioni.
Finisco facendo un piccolo esempio. La Popolare di Bari, che era messa molto peggio, nel 2015, sia della Popolare di Vicenza che di Veneto Banca, a differenza di queste, che sono corse ad applicare il decreto, l'ha impugnato, ha avuto soddisfazione presso il Consiglio di Stato, l'ha sospeso, non ha applicato il decreto. È ancora una Popolare, e tra mille difficoltà ne sta venendo fuori.
Sicuramente il prezzo dell'azione della Popolare di Bari non è più quello di un tempo, lo stanno riducendo mano a mano, ma la Banca, ripeto, a Bari, dove il sistema economico notoriamente non è solido come quello veneto, la Banca è in piedi, mentre a Montebelluna e a Vicenza le due banche sono state devastate.
La Commissione europea ha dichiarato recentemente che in un anno e mezzo – in un anno e mezzo – le due banche hanno perso il 50% della raccolta, l'anno e mezzo è da fine 2015 a fine 2016, cioè quando c'erano i salvatori.
Poi, per quanto riguarda i beneficiari, e se vogliamo metterci un po' di malizia sull'operazione, un analista della Deutsche Bank ha certificato che la quota in Veneto di Intesa San Paolo è aumentata più o meno di quanto hanno perso le due banche fallendo, cioè fra il 10 e il 13%.
Tutti questi dati dovrebbero far riflettere sui reali responsabili di chi ha combinato questo disastro. Quindi io spero che si arrivi a dei giudizi realistici su com'è andata la faccenda. Ne dubito molto perché, laddove si può, cioè a Roma, sanno bene chi ha creato il casino, e faranno di tutto per non far emergere la verità.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Guadagnini.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Grazie, Presidente.
Io sono molto vicino su questo tema al pensiero che ha appena espresso Guadagnini, e abbiamo detto più volte che un domani la storia insegnerà che la vicenda delle banche venete dovrà essere molto rivista da come ci è stata presentata. Non conosco la Popolare di Vicenza e quindi non posso entrare nel merito di questa banca, mentre ho avuto modo di approfondire un po' di più le vicende la storia di Veneto Banca, e devo dire che se fosse oggi, se fosse lasciata stare a suo tempo, non avessero fatto tutte queste polemiche, stabilendo un piano magari che sia compatibile più con il mercato senza creare atti di terrorismo mediatico come sono stati fatti, che hanno fatto fuggire i risparmiatori da questo banche e i depositi, la banca si sarebbe sanata da sola, ci sarebbe ancora, sarebbe tranquillamente in atto, non ci sarebbe nessun bisogno di salvataggio, bastava lasciarla stare come hanno lasciato stare altre banche che erano nella stessa situazione e che un po' alla volta si stanno risistemando.
Lì non c'è solo la caccia alle streghe di qualcuno che magari ne ha approfittato o non so cosa, lì c'è stata la volontà politica, un disegno ben chiaro, che è arrivato con l'apice nel decreto che obbligava la trasformazione nei peggiori momenti, creava il panico tra i risparmiatori, seminava terrorismo, bisognava proprio farle morire queste banche, e avendo visto una serie di documenti trasmessi dalla Banca d'Italia e dalla politica si capisce bene che non puoi dire a una banca sei mesi prima che il parametro è a posto e sei mesi dopo sei una banca che è inaffidabile.
Ancora oggi in un'interrogazione mi pare parlamentare, quando è stato chiesto nel 2013 perché la Banca d'Italia non è intervenuta, perché la banca era a posto, ha risposto in un'interrogazione parlamentare in questi giorni, nel 2013. Quindi la Banca d'Italia ha detto io non potevo intervenire perché la banca era a posto. Allora lì c'è stato sicuramente un disegno. Magari nel tempo la verità verrà a galla.
Quindi io mi asterrò da questo, per me facciano pure le azioni legali, perché per me la prima azione legale a chi va fatta? Va fatta contro lo Stato italiano, contro gli attori di questo disegno, questa strategia, all'interno anche della Banca d'Italia e delle Istituzioni italiane che non hanno aiutato le banche, le hanno distrutte, poi hanno fatto finta di salvarle, dopo averle distrutte loro stessi o contribuito a distruggerle, hanno voluto far finta di salvarle per poi dare la colpa a chissà chi.
Io parlo, ripeto, non per la Popolare di Vicenza, queste parole valgono per la Veneto Banca, per la Popolare di Vicenza ci sono altre questioni, è una fattispecie totalmente diversa, anche perché in quel tempo c'era la Banca d'Italia che aveva ex dirigenti, li metteva poi nella Popolare di Vicenza, li promuoveva a dirigente nella Popolare di Vicenza, i quali facevano pressione alla Veneto Banca per una fusione, cioè uno voleva coprire i buchi da una parte e coprire con il capitale dall'altra. Ci sono questioni che un domani probabilmente, se qualcuno avrà a mente fredda la possibilità di studiare, verranno a galla.
Comunque la questione è più complessa, non è così come viene spesso mandata in pasto al pubblico, in pasto ai risparmiatori, e quindi per questo motivo io mi astengo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Collega Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Io sono molto più ottimista di quanto non lo sia l'amico Nicola Finco per quanto riguarda la giustizia. Io sono consapevole della lentezza della giustizia, ma sono fiducioso del fatto che la giustizia sia pur lenta è inesorabile. Lo dico anche perché ho avuto l'esperienza che molti sapranno, quando ancora nel 2009 cominciai ad andare a portare la documentazione sulla questione Mose, e ricordo che nell'aprile 2014 nella sede di Forza Italia di Padova, Viale dell'Industria 72, ci fu un soggetto che confidando nella lentezza degli inquirenti mi disse, ricordo ancora adesso, con fare beffardo: "Sergio, in base a quello che dicevi tu qui dovremmo essere tutti quanti incarcerati". Stiamo parlando dell'aprile 2014, 4 giugno 2014, scattò alle sei di mattina l'azione che ha portato alcuni di questi beffardi nelle patrie galere, altre cose simili succederanno nel futuro.
Però, per quanto riguarda la questione legata alla vicenda della Banca Popolare, non dobbiamo disperare, perché in questi giorni sono stati recapitati, ai sensi dell'articolo 415 del Codice, ad alcuni protagonisti della vicenda delle Popolari venete gli avvisi di conclusione delle indagini, a sette personaggi, con la contestazione di alcuni importanti reati.
Il primo, l'aggiotaggio, consiste nella condotta di colui che diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero a incidere in modo significativo sull'affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche e di gruppi bancari, è punito con la pena della reclusione da 1 a 5 anni.
Poi è stato contestato, ostacolo all'attività di vilanza, che è punito con la reclusione da 1 a 4 anni. La pena raddoppia se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante, ai sensi dell'articolo 116 del Testo unico di cui al D.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58.
Poi falso in prospetto, che così recita: chiunque allo scopo di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto nei prospetti richiesti per la sollecitazione all'investimento o l'ammissione delle quotazioni nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, con l'intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo a indurre in errore i suddetti destinatari, è punito con la reclusione da 1 a 5 anni.
Bene, questo è già stato depositato, avviso conclusione delle indagini, articolo 415, vuol dire che qualcosa si sta muovendo, e qualcuno di coloro che si sentiva intoccabile fino a poco tempo fa forse deve cominciare a preoccuparsi. Quando quel soggetto attorniato da altri soggetti mi diceva "Sergio, secondo quello che dicevi tu qui dovremmo essere tutti incarcerati", bene, alcuni sorrisi beffardi adesso che girano sul territorio forse avranno una stessa identica situazione e trattamento.
Quello che dico semplicemente è che dobbiamo avere fiducia nella giustizia, perché prima o dopo arriva. Male non fare, paura non avere. Ma so che chi ha utilizzato in modo distorto il ruolo che ha ricoperto prima o dopo sarà chiamato a rispondere del proprio operato, questo sia esso direttore di banca o rappresentante delle Istituzioni. Io continuo ad avere fiducia nella giustizia.

PRESIDENTE

Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Per dichiarare il mio voto favorevole a questa mozione, anche perché io sto sempre sul merito delle cose, e se leggo le ultime due righe della mozione, "al fine di scongiurare il rischio di prescrizione dei reati contestati" – che il collega Berlato citava che si cominciano a muovere – "e conseguente...".
Se stiamo al merito questa mozione va votata. Se invece facciamo come quelli che sono ancora convinti che gli americani non siano andati sulla Luna e che sia tutta una finzione il fatto che siano sbarcati tanti anni fa, e stanno ancora controllando, c'è un problema. Le due banche venete quelli che le hanno amministrate hanno fatto il disastro per loro, per i veneti e anche per l'immagine del Veneto. Che poi lo abbiano fatto da soli o assieme ad altri la Magistratura lo verificherà, e se la aiutiamo a verificarlo, questo dice la mozione, spingiamo perché sia messa in condizione di farlo bene, mi pare una buona cosa.
Quindi io credo che dovremmo stare nel merito. I macrosistemi ci sono, ma qua si dice che l'organo competente, la Magistratura, faccia il proprio dovere, aiutiamolo a farlo per scovare più che può quelli che hanno creato questo disastro in Veneto e anche un disastro di immagine del Veneto nel mondo, non dimentichiamolo, questo è.
Mi pare una buona mozione che dovrebbe vederci tutti assieme a votarla e magari a sostenerla, perché non solo la Giunta ma anche il Consiglio faccia pressione sul Ministero perché adegui la struttura veneta di governo della giustizia proprio con questa finalità. Noi abbiamo bisogno che venga fatta chiarezza in fretta e che quelli che sicuramente hanno sbagliato, non so chi siano, paghino dazio.
Perché è certa una cosa: non è stato un errore, è stata una sequenza di atti che hanno portato a un disastro. Non sto a fare dietrologia, non voglio farla, non serve a niente. Ma in questo caso cerchiamo di dare ai veneti non la certezza che saranno rimborsati, ma almeno la certezza, se siamo capaci, che chi li ha messi in quelle condizioni – e abbiamo dei veneti che veramente escono male da questa vicenda personalmente sul piano familiare – almeno abbiano la speranza che qualcuno paghi. Aiutiamo a far sì che la magistratura cerchi il colpevole di questo disastro.

PRESIDENTE

Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Il problema dell'organico delle Procure oggetto di questa mozione e in particolare della Procura di Treviso è un problema datato, direi anche cronico, che si manifesta da ben prima del fenomeno dello scandalo delle banche venete, quindi penso che sia sacrosanto chiedere al Ministero della Giustizia che venga prevista una pianta organica finalmente adeguata al numero di popolazione. Io ho avuto modo di parlarne più volte anche con i nostri deputati, perché si attivino in merito a questo, perché, guardate, la notizia di questi giorni intanto è che un ulteriore magistrato ha chiesto il trasferimento da Treviso, quindi questa situazione già precaria peggiorerà.
Ogni volta che ho avuto modo di recarmi in Procura della Repubblica per portare delle denunce in seguito a notizie di reati in giro per il territorio e ho avuto modo di parlare con il Procuratore capo, mi si è sempre dipinta una situazione veramente drammatica, quindi credo che sia sacrosanto e giusto impegnarsi per chiedere finalmente che ci sia una dotazione organica appropriata alla situazione, tant'è vero che la questione delle banche, colleghi, è andata a creare problemi non solo alle pratiche relative ai reati contestati a chi ha causato questi disastri con le banche, ma di conseguenza ha creato ulteriori aggravi nel procedere a esaminare e evadere altri fascicoli che riguardano reati commessi in queste due Province.

PRESIDENTE

Scarabel, ha avuto richiesta di sottoscrizione da tutto l'arco costituzionale. È favorevole? Bene. Scarabel, per la replica finale.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ovviamente accolgo tutte le richieste di sottoscrizione e ringrazio per questo tutti i miei i colleghi che hanno sottoscritto e chi la voterà a favore. Di certo ringrazio in particolar modo il collega Zorzato che nella sua sintesi ha riportato un po' la discussione nel merito di questa mozione, senza allargare troppo il campo, perché altrimenti non basterebbero i minuti e il resto della seduta per andare a descrivere tutto quello che possiamo dire su questa vicenda.
Ovviamente la richiesta di maggiori forze alla magistratura serve anche per non lasciare nessun alibi quando poi ci verranno a dire che non avevano i mezzi necessari per poter investigare e arrivare al giudizio per questi particolari reati e qua la politica può e deve fare la sua parte. Questa battaglia la possiamo fare a fianco della magistratura per portare nella nostra Regione le figure necessarie che poi rimarranno nel territorio. Prima abbiamo discusso la mozione 153 e, anche per quanto riguarda gli incendi delle aziende che hanno a che fare con i rifiuti, è di fondamentale importanze che i magistrati nelle province di Treviso, di Vicenza, di Verona siano sufficienti per poi fare le indagini per capire dietro questi fenomeni cosa c'è e andare a scavare fino in fondo.
È fondamentale anche per quanto riguarda il tessuto economico della nostra Regione, perché quando un nostro piccolo o medio imprenditore non vede pagata la propria fattura da chi va a sbattere la testa se non da un magistrato che può far impegnare il proprio debitore a pagare queste aziende? Ultimamente gli unici che lavorano nella nostra Regione sono quelli che lavorano con l'estero perché all'estero ti pagano e all'interno del territorio nazionale, se avanzi qualcosa da qualcuno, puoi veramente scordarti ti ricevere quanto ti è dovuto.
Quindi per tutta questa serie di fattori e in particolar modo nel caso imminente di tutti questi fascicoli che riguardano Veneto Banca e Popolare di Vicenza, vi ringrazio del voto favorevole e spero che questa questione venga portata avanti, non finisca qua e, come ho detto prima, anche nei prossimi mesi che ci vedremo impegnati nel dibattito per richiedere maggiore autonomia, andiamo a sottolineare anche questo aspetto della magistratura e delle risorse necessarie per la nostra Regione, che è la Regione trainante in questo Stato, perché possa avere anche una magistratura che possa rispecchiare l'importanza di questa Regione. Vi ringrazio.

PRESIDENTE

Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Chiedo di sottoscrivere la mozione.

PRESIDENTE

Penso che sia accolta anche questa richiesta. Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la MOZIONE n. 250.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Come ho chiesto al collega Brusco, le mozioni 247 e 254, che più o meno hanno lo stesso argomento, anche se lo declinano un po' diversamente, di fare una discussione in un'unica soluzione, quindi adesso presenta il collega Brusco la 247 e la 254.
PUNTI
22 e 23



MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BRUSCO RELATIVA A "LA GIUNTA PROCEDA ALLA TEMPESTIVA ADOZIONE DI PROVVEDIMENTI A TUTELA DELLA SALUTE DELLA POPOLAZIONE AL FINE DI BONIFICARE LA CONTAMINAZIONE DA PFAS, COMPRESO LO SPOSTAMENTO DELLA SEDE DELLA MITENI S.P.A." (MOZIONE N. 247) (DELIBERAZIONE N. 108/2017)

E

MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BRUSCO, BERTI, BALDIN, SCARABEL E BARTELLE RELATIVA A "LA GIUNTA SOTTOPONGA A TRATTAMENTI SANITARI PER ALTA ESPOSIZIONE DA PFAS ANCHE GLI ABITANTI DEL COMUNE DI TRISSINO E TUTTI I LAVORATORI ED EX LAVORATORI DELLA MITENI S.P.A. E CONTROLLI LE EMISSIONI DI PFAS IN ATMOSFERA" (MOZIONE N. 254) (DELIBERAZIONE N. 109/2017)

MOZIONE N. 247
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- come noto, è da tempo acclarata nel territorio della Regione del Veneto la seria contaminazione ambientale da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS), caratterizzate da una notevole resistenza e persistenza; altrettanto chiaramente, inoltre, la fonte di tale pressione ambientale è stata individuata ormai da anni essenzialmente nell'attività di un unico stabilimento produttivo, quello della Miteni SpA di Trissino (VI);
- preoccupato dalla gravità della situazione in atto, con nota protocollo n. 450099 del 17 novembre 2016 il Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto Domenico Mantoan provvedeva a trasmettere agli Assessori regionali del Veneto Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan, alla Segreteria Generale della Programmazione regionale e al Presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati la "Relazione in tema di sostanze perfluoroalchiliche prodotte dalla ditta Miteni Spa di Trissino (VI)". Tale relazione era stata elaborata dalla Commissione tecnica PFAS dallo stesso Dottor Mantoan presieduta riunitasi a Venezia circa un mese prima (21 ottobre 2016);
- dalla lettura della Relazione si evince infatti in merito al noto inquinamento da PFAS dei comuni interessati del vicentino, padovano e veronese l'esistenza di una condizione di allerta ai vertici della struttura della Regione del Veneto mai delineata in precedenza, dovuta a un quadro delle conseguenze sulla collettività che sembrerebbe essere ben più grave rispetto a quanto reso pubblico. Di seguito, l'elenco dei dati più inquietanti contenuti nella relazione:
a) si richiamano innanzitutto i risultati dello studio di biomonitoraggio elaborato in seguito alle analisi sierologiche all'uopo precedentemente eseguite sulla popolazione esposta all'inquinamento da PFAS, trasmesso dall'Istituto Superiore di Sanità con nota di data 18 aprile 2016 protocollo n. 00001161, dalla lettura del quale emergerebbe il significativo bioaccumulo dei contaminanti negli individui esaminati. Si precisa nella relazione che "i risultati (dello studio, nds) in accordo con i dati di letteratura indicano le "acque" come via principale di esposizione ai PFAS";
b) viene inoltre menzionata la relazione svolta dal medico competente della Miteni SpA inviata all'ULSS allora n. 5 nella quale si precisava che la concentrazione media di PFOA (uno dei PFAS) nei lavoratori in servizio presso lo stabilimento di Trissino (VI) risultava essere molto più alta rispetto a quella presente negli altri soggetti generalmente esposti;
c) nella relazione si legge ancora che "Vista l'analisi epidemiologica esplorativa del Servizio Epidemiologico Regionale del 23.6.2016, rispetto ad alcune patologie definite 'possibilmente associate a PFAS' e parzialmente tracciabili attraverso i flussi di dati correnti di interesse sanitario attualmente disponibili presso il SER e i Registri di patologia afferenti nell'area interessata si è rilevato nei 21 Comuni interessati dalla contaminazione da PFAS un moderato ma significativo eccesso di mortalità per cardiopatie ischemiche (uomini +21%, donne +11%), per malattie cerebrovascolari negli uomini (+19%), per diabete mellito nelle donne (+25%) e per Alzheimer/demenza nelle donne (+14%)";
d) si riporta il parere dell'istituto Superiore di Sanità del 1 agosto 2016 protocollo n. 0022252 relativo agli effetti sulla salute umana dei PFAS a catena corta, in cui si segnala "l'origine antropica di detti composti, che rappresentano contaminanti indesiderati e che come tali non dovrebbero essere presenti nelle matrici ambientali, tra le quali l'acqua destinata al consumo umano e negli alimenti";
e) si rinvia poi a quanto scritto in un documento allegato redatto del Registro Nascita Coordinamento Malattie Rare della Regione del Veneto del 29 settembre 2016 protocollo n. 398534 "Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)", precisando che dal medesimo "[...]emerge come siano stati evidenziati in particolare l'incremento della pre-eclampsia, del diabete gestazionale, dei nati con peso molto basso alla nascita, dei nati piccoli per età gestazionale e di alcune malformazioni maggiori, tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche" avendo tuttavia cura di precisare che "le malformazioni sono eventi rari che necessitano di un arco temporale di valutazione più esteso per giungere a più sicure affermazioni";
VISTO CHE:
- Il principio di precauzione di cui all'articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea (UE), consente alle Autorità di prendere tempestivi provvedimenti quando un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza. Garantisce infatti un alto livello di protezione grazie una tutela anticipata, quando sussistano le tre condizioni richieste dell'identificazione degli effetti potenzialmente negativi, della valutazione dei dati scientifici disponibili e l'ampiezza dell'incertezza scientifica;
- sempre in virtù di tale principio cardine dell'ordinamento comunitario, nel caso di un'azione quale potrebbe essere quella dello spostamento della Miteni S.p.A., si ricorda che si può pretendere che sia il produttore, il fabbricante o l'importatore a dimostrare l'assenza di pericolo;
- l'art. 8 dello Statuto della Regione del Veneto sancisce che "Il Veneto, nel rispetto del principio di responsabilità nei confronti delle generazioni future, opera per assicurare la conservazione e il risanamento dell'ambiente, attraverso un governo del territorio volto a tutelare l'aria, la terra, l'acqua, la flora e la fauna quali beni e risorse comuni";
- come richiamato nella nota Relazione, l'art. 50, comma 5 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 "Testo Unico delle Leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali" stabilisce che "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza [...] spetta alo Stato o alle Regioni in ragione della dimensione dell'emergenza e dell'eventuale interessamento di più ambiti territoriali regionali";
RILEVATO CHE:
- la nota Relazione si chiude con la considerazione da parte del Presidente della Commissione Tecnica PFAS Domenico Mantoan della necessità di individuare tutte le possibili cautele - ulteriori rispetto alle azioni già messe in atto dall'Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto - al fine garantire la popolazione andando a rimuovere la principale causa di contaminazione, "ivi compresa l'ipotesi di spostamento della ditta in oggetto", e con la successiva richiesta formulata ai "Soggetti istituzionalmente competenti" di procedere alla "tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte di contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza;
- il Dottor Mantoan replica poi la propria richiesta in chiusura della succitata Nota di accompagnamento, in cui sollecita la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti "idonei a tutelare la salute della popolazione indirizzati a rimuovere la principale causa di contaminazione individuata";
- a oggi, non sembrano essere state prese iniziative idonee a riguardo, in particolare la Miteni S.p.A. continua la propria attività nello stabilimento di Trissino (VI), mentre via via nel proseguire delle analisi l'area della contaminazione conclamata si allarga a macchia d'olio comprendendo un territorio sempre più vasto;
CONSIDERATO INFINE che è notizia di qualche giorno fa quella dell'avvenuta consegna al Ministero dell'Ambiente, alla Regione del Veneto e a Provincia e Procura di Vicenza da parte del NOE di una relazione che attesta come da quasi trent'anni Miteni S.p.A. fosse a conoscenza della fuoriuscita di alcuni inquinanti dallo stabilimento di Trissino, e in particolare come almeno dal 2008 avesse scoperto mediante proprie indagini la presenza di PFAS nella falda, cinque anni prima del famoso studio del CNR che ha portato alla ribalta pubblica la maxi-contaminazione, e ciononostante abbia taciuto omettendo di avvisare le Autorità;
impegna la Giunta regionale
ad adempiere alla richiesta fatta dal Dottor Domenico Mantoan nella sua duplice veste di Presidente della Commissione Tecnica PFAS e di Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto, di prendere provvedimenti urgenti atti a rimuovere la nota contaminazione, provvedendo in particolare allo spostamento dello stabilimento di Trissino (VI) della Miteni S.p.A., principale fonte di pressione ambientale in proposito.".
MOZIONE N. 254
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- la Giunta regionale con Deliberazione n. 2133 del 23 dicembre 2016 provvedeva all'approvazione del "Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche" e del "Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto" quali iniziative finalizzate a chiarire l'impatto della nota maxi-contaminazione da PFAS che affligge parte considerevole del territorio centrale del Veneto;
- la deliberazione succitata provvedeva contestualmente a rimodulare l'area di esposizione a fini di individuazione dell'ambito di applicazione dei Piani succitati, acquisendo gli esiti del precedente studio di "Biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti del territorio della Regione del Veneto" (approvato con DGR n. 565 del 21 aprile 2015), andando a identificarla nell'area di massimo impatto sanitario - la cosiddetta "Area rossa"- come comprensiva di 21 Comuni che si trovano nelle Province di Vicenza, Padova e Verona: Albaredo d'Adige, Alonte, Arcole, Asigliano Veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Brendola, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Terrazzo, Veronella e Zimella;
- più nel dettaglio, il "Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche" interesserà circa 85.000 persone comprese tra i 14 ed i 65 anni, e ha come obiettivo generale la prevenzione delle malattie degenerative croniche solitamente e principalmente determinate da fumo, alcool, sedentarietà e sovrappeso, ma altresì dall'effetto dei composti PFAS sull'organismo umano: secondo la letteratura scientifica, infatti, l'esposizione a tali sostanze può essere associata a modifiche del metabolismo glicidico e lipidico;
PREMESSO INOLTRE CHE:
- da parere della Commissione Tecnica Regionale - Sezione Ambiente CTRA n. 796 del 12 aprile 1990, allegato all'"Autorizzazione per impianto chimico sito in Comune di Trissino (VI), località Colombara, 91 alla continuazione delle emissioni. DPR 24.5.1988, n. 203 - artt. 12 e 13" rilasciata con decreto n. 110 del 31 agosto 1990 dall'Assistente alla Segreteria regionale per il Territorio - Area dell'Ecologia e Tutela dell'Ambiente della Regione del Veneto, risulta che l'azienda Miteni S.p.A. di Trissino (VI), dalla quale dipende la quasi totalità della contaminazione, emetteva in atmosfera fino a 15 kg/ora di composti PFAS;
- tale parere è parte della documentazione presentata a corredo della richiesta da parte della Miteni SpA di autorizzazione integrata ambientale, successivamente concessa dal Segretario regionale dell'Ambiente e del Territorio della Regione del Veneto con decreto 138 del 30 ottobre 2007 e ivi considerata "autorizzazione settoriale in essere", e non sarebbero conosciuti a oggi dati recenti sulle emissioni di PFAS da parte dallo stabilimento in questione;
- la stessa Miteni SpA nel documento "Relazione di commento dei dati relativi alle emissioni di PFOA e PFAS nelle acque di scarico" del 28 aprile 2017, riferisce, parlando delle criticità in relazione a tali composti, che "[...]Essendo inoltre la presenza del PFBA (uno dei PFAS, n.d.s.), in accordo agli studi eseguiti, legata ai reflui provenienti dai sistemi di abbattimento delle emissioni aeriformi ambientali [...]" e che" [...] È inoltre in corso un ulteriore studio di fattibilità per individuare l'assetto impiantistico ottimale per evitare l'invio di questi composti ai sistemi di abbattimento delle emissioni aeriformi ambientali[...]";
RILEVATO CHE:
- la Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 per un'aria più pulita in Europa stabilisce i principi di base di una strategia comune volta a definire e fissare obiettivi concernenti la qualità dell'aria per evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e per l'ambiente, informare il pubblico e migliorare la qualità dell'aria quando essa non è soddisfacente;
- ai sensi dell'art. 4 dello Statuto della Regione del Veneto, la Regione esercita i propri poteri anche per "per risanare e salvaguardare gli ambienti naturali e umani nel loro insieme, con una politica ecologica intesa a prevenire ed eliminare le cause di inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo";
Tutto ciò premesso
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
- a sottoporre agli stessi trattamenti sanitari per alta esposizione da Pfas anche gli abitanti del Comune di Trissino, così come sono sottoposti i cittadini risiedenti all'interno dei comuni ricadenti nella zona rossa, come definito nel Piano;
- a sottoporre anche ai lavoratori ed ex lavoratori della Miteni SPA, non risiedenti all'interno della zona rossa di questi trattamenti sanitari, come definito nel Piano;
- a ricomprendere anche il Comune di Trissino (VI), sede dell'impianto della Miteni SpA, con il Piano di Campionamento per il monitoraggio degli alimenti;
- a sviluppare, anche avvalendosi dell'ARPAV, una corposa raccolta dati sulle emissioni in aria da parte della Miteni SpA, al fine di intraprendere eventualmente le opportune iniziative per porre rimedio a situazioni di criticità;
- a sottoporre al "Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche" anche i lavoratori delle aziende site nel raggio di dieci chilometri dall'impianto della Miteni SpA che non risiedano nell'"Area rossa";
- a predisporre un ulteriore Piano analogo a quelli descritti in premessa volto al monitoraggio dei terreni nel raggio di dieci chilometri dallo stabilimento della Miteni SpA a fini di rilevamento delle ricadute degli inquinanti.".

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Sarò abbastanza breve, mi sono già confrontato con gli Assessori di riferimento. Alla prima mozione ho portato una modifica perché nell'impegno che chiedevo alla Giunta, avevo articolato in maniera differente, in realtà da quanto era stato richiesto dalla relazione sulle sostanze perfluoroalchiliche prodotta tra ottobre e novembre del 2016 dal responsabile dell'area Sanità e Sociale e dal Presidente della Commissione regionale sui PFAS, dottor Mantoan, sono andato ad apportare la modifica che adesso vi verrà consegnata. Quindi nell'impegno andrò a chiedere sostanzialmente proprio l'oggetto della richiesta che era inserita all'interno della relazione che, come ricordate, destò particolare fermento in quel momento storico, perché venne sollevata la criticità elevata che sta attorno all'inquinamento dalle sostanze perfluoroalchiliche e la loro resistenza e persistenza nell'ambiente.
Da allora sono stati fatti dei passaggi: è stata modificata la normativa, con la Seconda Commissione siamo andati a modificare il Piano di tutela della acque regionale, il dottor Mantoan era venuto proprio in Commissione, sono state fatte anche delle modifiche alla pianificazione urbanistica. Però ripeto, nonostante adesso io vada a modificare e riportare le stesse richieste che il dottor Mantoan riportava nella sua relazione e io credo, quindi, che dovrete votare appunto per non avere un parere avverso a quella che era la richiesta di un tecnico che assiste proprio la vostra Giunta. Nello stesso momento, però, sono a chiedere all'Assessore e a tutta la Giunta di continuare con un impegno importante nei confronti di questa vicenda.
Ho letto ieri che è partito il Piano di caratterizzazione, è partito il Piano di bonifica e sta per partire anche il Piano di caratterizzazione dell'aria, quindi, vista la richiesta che è stata fatta prima dal collega Fracasso di invitare l'Assessore in Seconda Commissione a relazionare sui progetti delle fonti di approvvigionamento dell'acqua, magari chiedo anche all'assessore Bottacin di venire in Commissione e spiegare, quando sarà disponibile, come intendono Regione Veneto e ARPAV affrontare questo piano di bonifica che sta sotto la Miteni. Ho visto la delibera 160, se non ricordo male il numero, però sarebbe opportuno, secondo me, un dialogo, che sarebbe ben accetto.
La seconda mozione, invece, riguarda più l'aspetto sanitario della faccenda e vado a chiedere alcuni aspetti: uno di quelli è che anche i lavoratori vengano trattati come i residenti della zona rossa, così come gli abitanti del Comune di Trissino. Chiedo questo nell'impegno, perché il Comune di Trissino non è inserito all'interno dei 21 Comuni della zona rossa e noi non sappiamo qual è la situazione a livello di emissioni in aria e in atmosfera da parte dell'azienda Miteni SpA. Le autorizzazioni provinciali: l'ultima autorizzazione presente è quella del 1990, in cui alla Miteni era autorizzato di scaricare in aria 15 chilogrammi ora di sostanze perfluoroalchiliche. Però dal 1990 ad oggi, da quando quindi la competenza è tornata in capo alla Regione, non siamo a conoscenza di quelle che sono le reali emissioni di sostanze perfluoroalchiliche, oltre che nelle acque, ne abbiamo approfondito, ma non siamo a conoscenza delle emissioni in aria.
Per cui chiedo, con la seconda mozione, sia che vengano implementati gli studi delle analisi sui camini della Miteni, che fanno riferimento alla produzione di sostanze perfluoroalchiliche, ma soprattutto che anche gli abitanti del Comune di Trissino, che risiedono proprio sotto, ai piedi della Miteni, vengano inseriti all'interno di tutte le precauzioni, gli studi e le analisi a cui sono assoggettati gli abitanti degli altri 21 Comuni della zona rossa, ovvero quelli che attingono dalla fonte idrica di Almisano.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta – Lega Nord)

Sì, Presidente. Relativamente alla mozione 254, visto che vengono trattate entrambe, volevo solo sottolineare che quanto richiesto dalla mozione, la Regione si è già attivata e i provvedimenti sono già in itinere.
Abbiamo ricevuto più volte i lavoratori della Miteni, proprio per provvedere al biomonitoraggio, sia degli attuali dipendenti, sia dei dipendenti andati in quiescenza, sia di quelli che abitano nella zona rossa, sia di quelli che abitano fuori dalla zona rossa.
Quindi tutte quante queste misure, di verifica e di biomonitoraggio, sono già attive sul territorio, altre sono in itinere e verranno attivate a brevissimo, questo per dire che la Regione è attenta, è la prima Regione a livello nazionale che si è attivata su una tematica così importante, così nuova, da controllare, che riguarda appunto i FAS, e che ha ricevuto i complimenti anche dall'OMS – questo lo sappiamo –, da varie strutture, dall'Istituto Superiore di Sanità, e anche dal Ministero, per come stiamo trattando la questione. Non è semplice, siamo i primi a livello europeo che la trattiamo, visto e considerato che gli inquinamenti che ci sono stati in America e in Germania sono stati inquinamenti molto ma molto più esigui rispetto a quello che si è perpetrato in Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola alla consigliera Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Per la mozione 247, così come emendata dal collega Brusco, che quindi di fatto chiarisce meglio quelle che erano le richieste fatte dal dottor Mantoan, in questo senso la condividiamo ed esprimeremo un voto a favore.
Per quanto attiene invece alla mozione 254, sentito anche quanto ha detto l'assessore Coletto, e quindi quanto già la Regione sta facendo in questo senso, il nostro voto è in linea, e sarà a favore anche su questa.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
La parola alla consigliera Guarda.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Solo per confermare la condivisione di questo quesito, un quesito condiviso, anche riconoscendo, per quanto riguarda la 254, le attività che l'Assessorato alla Sanità ha avviato per quanto riguarda i controlli sulla salute umana. Resterà da chiarire per quanto riguarda la bonifica quello che sarà l'iter e in particolar modo su come si potrà attivare senza spostare il sito della Miteni. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Guarda.
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
La bonifica è già iniziata. È sotto la gestione della Magistratura e dei Carabinieri. Se qualcuno passa davanti alla Miteni vede che stanno scavando. Di più non posso dire. Non è che l'Assessore alla Sanità ha fatto tutto quello che doveva fare e noi vogliamo nascondere quello che si sta facendo. La bonifica, la caratterizzazione della bonifica è in corso. La caratterizzazione è iniziata da anni, tant'è vero sono stati fatti decine e decine di carotaggi che hanno portato a far emergere i famosi rifiuti sull'argine del Poscola, adesso sono stati intensificati e i Carabinieri hanno rilevato dei documenti importanti e stanno portando avanti la questione.
La domanda è sulla bonifica. Dopodiché, se vogliamo aprire la discussione l'apriamo, io purtroppo devo andare via, se vogliamo votarla la votiamo, se apriamo la discussione sto qua due ore, perché ho un faldone di 5.000 pagine, ben volentieri.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
C'è anche l'articolo oggi sul giornale che fa vedere le foto della bonifica in atto, quindi la cosa penso sia nota.
La parola al consigliere Brusco, che ci comunica anche una leggera modifica all'emendamento depositato.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Grazie agli Assessori per il loro intervento. Ripeto, votiamola, anche perché è tardi, però invito veramente l'Assessore a venire in Commissione a illustrarci il piano di bonifica.
La modifica che faccio a microfono, sulla modifica che ho fatto, proprio testuali parole: "ad adempiere alla richiesta fatta dal Direttore dell'Area Sanità e Sociale", ho scritto semplicemente il nome del dottore. Quindi a microfono chiedo di apportare questa modifica.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
Rispetto all'emendamento che avete, che riporta un nome e cognome, viene modificato ai sensi dell'articolo 102 con "Direttore Area Sanità e Sociale".
Siamo sulla mozione n. 247.
C'è l'emendamento depositato. Prima votiamo l'emendamento e poi la mozione nel suo complesso.
Emendamento n. J0001 del consigliere Brusco modificativo dell'impegno:
"ad adempiere alla richiesta fatta dal Direttore dell'area Sanità e Sociale, di adottare tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione, volti alla rimozione della fonte di contaminazione, ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza."
Pongo in votazione l'emendamento n. J0001 del presentatore Brusco.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione la MOZIONE N. 247 nel suo complesso come emendata.
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- come noto, è da tempo acclarata nel territorio della Regione del Veneto la seria contaminazione ambientale da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS), caratterizzate da una notevole resistenza e persistenza; altrettanto chiaramente, inoltre, la fonte di tale pressione ambientale è stata individuata ormai da anni essenzialmente nell'attività di un unico stabilimento produttivo, quello della Miteni S.p.A. di Trissino (VI);
- preoccupato dalla gravità della situazione in atto, con nota protocollo n. 450099 del 17 novembre 2016 il Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto Domenico Mantoan provvedeva a trasmettere agli Assessori regionali del Veneto Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan, alla Segreteria Generale della Programmazione regionale e al Presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati la "Relazione in tema di sostanze perfluoroalchiliche prodotte dalla ditta Miteni Spa di Trissino (VI)". Tale relazione era stata elaborata dalla Commissione tecnica PFAS dallo stesso Dottor Mantoan presieduta riunitasi a Venezia circa un mese prima (21 ottobre 2016);
- dalla lettura della Relazione si evince infatti in merito al noto inquinamento da PFAS dei comuni interessati del vicentino, padovano e veronese l'esistenza di una condizione di allerta ai vertici della struttura della Regione del Veneto mai delineata in precedenza, dovuta a un quadro delle conseguenze sulla collettività che sembrerebbe essere ben più grave rispetto a quanto reso pubblico. Di seguito, l'elenco dei dati più inquietanti contenuti nella relazione:
a) si richiamano innanzitutto i risultati dello studio di biomonitoraggio elaborato in seguito alle analisi sierologiche all'uopo precedentemente eseguite sulla popolazione esposta all'inquinamento da PFAS, trasmesso dall'Istituto Superiore di Sanità con nota di data 18 aprile 2016 protocollo n. 00001161, dalla lettura del quale emergerebbe il significativo bioaccumulo dei contaminanti negli individui esaminati. Si precisa nella relazione che "i risultati (dello studio, nds) in accordo con i dati di letteratura indicano le "acque" come via principale di esposizione ai PFAS";
b) viene inoltre menzionata la relazione svolta dal medico competente della Miteni S.p.A. inviata all'ULSS allora n°5 nella quale si precisava che la concentrazione media di PFOA (uno dei PFAS) nei lavoratori in servizio presso lo stabilimento di Trissino (VI) risultava essere molto più alta rispetto a quella presente negli altri soggetti generalmente esposti;
c) nella relazione si legge ancora che "Vista l'analisi epidemiologica esplorativa del Servizio Epidemiologico Regionale del 23.6.2016, rispetto ad alcune patologie definite 'possibilmente associate a PFAS' e parzialmente tracciabili attraverso i flussi di dati correnti di interesse sanitario attualmente disponibili presso il SER e i Registri di patologia afferenti nell'area interessata si è rilevato nei 21 Comuni interessati dalla contaminazione da PFAS un moderato ma significativo eccesso di mortalità per cardiopatie ischemiche (uomini +21%, donne +11%), per malattie cerebrovascolari negli uomini (+19%), per diabete mellito nelle donne (+25%) e per Alzheimer/demenza nelle donne (+14%)";
d) si riporta il parere dell'istituto Superiore di Sanità del 1 agosto 2016 protocollo n. 0022252 relativo agli effetti sulla salute umana dei PFAS a catena corta, in cui si segnala "l'origine antropica di detti composti, che rappresentano contaminanti indesiderati e che come tali non dovrebbero essere presenti nelle matrici ambientali, tra le quali l'acqua destinata al consumo umano e negli alimenti";
e) si rinvia poi a quanto scritto in un documento allegato redatto del Registro Nascita Coordinamento Malattie Rare della Regione del Veneto del 29 settembre 2016 protocollo n. 398534 "Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluroalchiliche (PFAS)", precisando che dal medesimo "[...]emerge come siano stati evidenziati in particolare l'incremento della pre-eclampsia, del diabete gestazionale, dei nati con peso molto basso alla nascita, dei nati piccoli per età gestazionale e di alcune malformazioni maggiori, tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche" avendo tuttavia cura di precisare che "le malformazioni sono eventi rari che necessitano di un arco temporale di valutazione più esteso per giungere a più sicure affermazioni";
VISTO CHE:
- Il principio di precauzione di cui all'articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea (UE), consente alle Autorità di prendere tempestivi provvedimenti quando un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza. Garantisce infatti un alto livello di protezione grazie una tutela anticipata, quando sussistano le tre condizioni richieste dell'identificazione degli effetti potenzialmente negativi, della valutazione dei dati scientifici disponibili e l'ampiezza dell'incertezza scientifica;
- sempre in virtù di tale principio cardine dell'ordinamento comunitario, nel caso di un'azione quale potrebbe essere quella dello spostamento della Miteni S.p.A., si ricorda che si può pretendere che sia il produttore, il fabbricante o l'importatore a dimostrare l'assenza di pericolo;
- l'art. 8 dello Statuto della Regione del Veneto sancisce che "Il Veneto, nel rispetto del principio di responsabilità nei confronti delle generazioni future, opera per assicurare la conservazione e il risanamento dell'ambiente, attraverso un governo del territorio volto a tutelare l'aria, la terra, l'acqua, la flora e la fauna quali beni e risorse comuni";
- come richiamato nella nota Relazione, l'art. 50, comma 5 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 "Testo Unico delle Leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali" stabilisce che "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza [...] spetta alo Stato o alle Regioni in ragione della dimensione dell'emergenza e dell'eventuale interessamento di più ambiti territoriali regionali";
RILEVATO CHE:
- la nota Relazione si chiude con la considerazione da parte del Presidente della Commissione Tecnica PFAS Domenico Mantoan della necessità di individuare tutte le possibili cautele - ulteriori rispetto alle azioni già messe in atto dall'Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto - al fine garantire la popolazione andando a rimuovere la principale causa di contaminazione, "ivi compresa l'ipotesi di spostamento della ditta in oggetto", e con la successiva richiesta formulata ai "Soggetti istituzionalmente competenti" di procedere alla "tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte di contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza;
- il Dottor Mantoan replica poi la propria richiesta in chiusura della succitata Nota di accompagnamento, in cui sollecita la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti "idonei a tutelare la salute della popolazione indirizzati a rimuovere la principale causa di contaminazione individuata";
- a oggi, non sembrano essere state prese iniziative idonee a riguardo, in particolare la Miteni S.p.A. continua la propria attività nello stabilimento di Trissino (VI), mentre via via nel proseguire delle analisi l'area della contaminazione conclamata si allarga a macchia d'olio comprendendo un territorio sempre più vasto;
CONSIDERATO INFINE che è notizia di qualche giorno fa quella dell'avvenuta consegna al Ministero dell'Ambiente, alla Regione del Veneto e a Provincia e Procura di Vicenza da parte del NOE di una relazione che attesta come da quasi trent'anni Miteni S.p.A. fosse a conoscenza della fuoriuscita di alcuni inquinanti dallo stabilimento di Trissino, e in particolare come almeno dal 2008 avesse scoperto mediante proprie indagini la presenza di PFAS nella falda, cinque anni prima del famoso studio del CNR che ha portato alla ribalta pubblica la maxi-contaminazione, e ciononostante abbia taciuto omettendo di avvisare le Autorità;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad adempiere alla richiesta fatta dal direttore dell'area Sanità e Sociale, di adottare tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione, volti alla rimozione della fonte di contaminazione, ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza.".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo alla mozione 254.
Pongo in votazione la MOZIONE N. 254.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ricordo che ci vediamo lunedì mattina alle 10.30. Ci sono 12 risposte ad interrogazioni, quindi chiedo ai presentatori e agli Assessori la consueta puntualità per partire.
La seduta è sospesa, ci riaggiorniamo a lunedì mattina. Grazie.
La Seduta termina alle ore 17.06
Il Consigliere segretario
f.to Maurizio Conte

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti


Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Paola Lombardo

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