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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 139 - 10^ legislatura
Resoconto 139a Seduta pubblica
Martedì, 26 settembre 2017
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI
La Seduta inizia alle ore 14.47

PRESIDENTE

Bene, signori, cominciamo la seduta di oggi. Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 139a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 21212 del 20 settembre 2017 e integrazione prot n. 21442 del 22 settembre 2017.
PUNTO
1



APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati il processo verbale della 135a seduta pubblica di lunedì 11 settembre, 2017, il processo verbale della 136a seduta pubblica di martedì 12 settembre 2017, il processo verbale della 137a seduta pubblica di lunedì 18 settembre 2017, il processo verbale della 138a seduta pubblica di martedì 19 settembre 2017.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Ha comunicato congedo il Presidente della Giunta regionale

Luca ZAIA

Il congedo è concesso.

Risposta alle Interrogazioni a risposta scritta

N. 451 del 27 giugno 2017
Presentata dal consigliere Dalla Libera e altri
"QUALI AZIONI S'INTENDONO PROPORRE IN ESSERE PER RISOLVERE IL PROBLEMA DEI "TIROCINI PRECARI" NEI TRIBUNALI DEL VENETO?"

N. 417 del 20 giugno 2017
Presentata dai consiglieri Negro e Conte
"SMFR MESTRINE: RITARDI NEI PAGAMENTI DELLA REGIONE DEL VENETO, QUALI LE MOTIVAZIONI CHE HANNO PORTATO ALL'ILLECITO AMMINISTRATIVO?"

N. 469 del 1° agosto 2017
Presentata dalla consigliera Bartelle
"CUNEO SALINO IN BASSO POLESINE"

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

N. 496 del 19 settembre 2017
Presentata dalla consigliera Bartelle
"IL RIDIMENSIONAMENTO DI ORARIO DELLA TRATTA FERROVIARIA FERRARA-ROVIGO NON CONSENTIRÀ, O COMUNQUE RENDERÀ PIÙ DIFFICOLTOSO, A STUDENTI E PENDOLARI DI RECARSI A SCUOLA O AL LAVORO DI SABATO, COSA INTENDE FARE LA REGIONE A RIGUARDO?"

N. 497 del 20 settembre 2017
Presentata dal consigliere Zanoni ed altri
"NORME SULLA MACELLAZIONE: SI RIPETONO I CASI DI VIOLAZIONE DELLE NORME SANITARIE E SULLA TUTELA DEGLI ANIMALI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA MACELLAZIONE RITUALE SENZA IL FENOMENO STRAORDINARIO. QUALI AZIONI E MEZZI STA METTENDO IN CAMPO LA REGIONE VENETO PER CONTRASTARE IL FENOMENO ANCHE IN SEGUITO ALL'APPROVAZIONE DI UNA SPECIFICA MOZIONE DA PARTE DEL CONSIGLIO REGIONALE?"

N. 498 del 22 settembre 2017
Presentata dal consigliere Brusco
"EDIFICIO DENOMINATO "EX ASILO GARDA" A GARDA (VR). INUTILIZZATO DA OLTRE MEZZO SECOLO: A CHE PUNTO È LA DIMENSIONE DEL MEDESIMO DAL PATRIMONIO IMMOBILIARE REGIONALE?"

N. 499 del 25 settembre 2017
Presentata dal consigliere Berti
"QUALE RISPOSTA È GIUNTA ALLA PROPOSTA DI DEROGA DOPO CHE LA RICHIESTA DI DEROGA SUI PUNTI NASCITA DELLA REGIONE VENETO CONTIENE REQUISITI DIVERSI DA QUELLI DETTATI DAL MINISTERO DELLA SALUTE?"

a risposta immediata

N. 435 del 20 settembre 2017
Presentata dalla consigliera Negro
"PERCHÉ LA GIUNTA REGIONALE NON SUPPORTA I SERVIZI ALLA PRIMA INFANZIA FINANZIANDO I NIDI IN FAMIGLIA?"

N. 436 del 20 settembre 2017
Presentata dal consigliere Ruzzante
"LA GIUNTA REGIONALE INTERVERRÀ A TUTELA DELL'OCCUPAZIONE DEI LAVORATORI DELLA COOPERATIVA DE.RI?"

N. 437 del 22 settembre 2017
Presentata dal consigliere Negro
"PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA REALIZZAZIONE DEI CREMATORI: DOPO 10 ANNI A CHE PUNTO SIAMO?"

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 271 del 19 settembre 2017
Presentata dal consigliere Pigozzo ed altri
"LA GIUNTA REGIONALE ACCOLGA LE RICHIESTE DEI MEDICI DI MEDICINA GENERALE DI ATTUAZIONE DEL PIANO SOCIOSANITARIO PER SCONGIURARE LO SCIOPERO E IL CONSEGUENTE BLOCCO DEI SERVIZI"

Risoluzioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti risoluzioni:

N. 48 del 19 settembre 2017
Presentata dal consigliere Guadagnini
"IMPEGNO AL RICONOSCIMENTO DELLA REPUBBLICA CATALANA"
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interrogazione a risposta immediata n. 333 del 3 aprile 2017 presentata dal Consigliere Piero Ruzzante relativa a "LA REGIONE INTERVENGA PER IMPEDIRE LA SCOMPARSA DEL PORTELLO FILM FESTIVAL E DEL RIVER FILM FESTIVAL"

"Premesso che:
- il Portello Film Festival, quest'anno giunto alla tredicesima edizione, propone alla città di Padova eventi musicali e altre collegate iniziative artistiche incentrate su temi (etnicità e diaspore) connotanti e fondamentali per una città che da sempre è aperta all'Altro; anche in virtù dell'eterogeneità delle proposte (rassegne di concerti, incontri con gli autori, mostre, serate di danza) e pur muovendosi in ambiti poco battuti dai circuiti mainstream, il festival riesce comunque a coinvolgere un ampio ventaglio di fruitori;
- il River Film Festival, posteriore per ideazione e nascita al Portello film festival ma a questo abbinato per tempi e location, è un concorso internazionale dedicato ai cortometraggi provenienti da tutto il mondo ed è, in considerazione dell'ampia selezione di opere partecipanti (nel 2015 le opere iscritte erano 4.852 per un totale di 118 nazioni partecipanti e 202 film in concorso), partner ufficiale di festival internazionali, tra cui è annoverato il Festival internazionale del cinema di Berlino;
- si tratta, a ben vedere, di appuntamenti culturali la cui importanza, in ragione di un'applicazione della sussidiarietà orizzontale come principio servente alla più proficua fruizione del bene collettivo, deve essere evidenziata anche in relazione agli effetti di valorizzazione, riqualificazione e apertura alla cittadinanza di una precisa zona di Padova spesso letta e vissuta come territorio marginale in quanto generatore d'insicurezza urbana a causa della presenza di fenomeni di microcriminalità, devianza e inciviltà urbane.
Rilevato che proprio a partire dalle edizioni la cui realizzazione per l'anno in corso è ormai imminente, l'esistenza dei due festival è posta in dubbio a causa di quella che sarebbe da definire, se fosse utile, una miopia della funzione degli enti pubblici a vario titolo coinvolti (Regione e Comune di Padova) i quali, certo privi di una visione d'insieme rispetto alla migliore fruizione del bene demaniale (cioè le aree afferenti il canale Piovego), hanno privilegiato, ciascuno per parte sua seguendo unicamente le propria porzione di competenze e pertanto mancando di cooperare, l'utilizzo frazionato in guisa da non consentire l'adeguato svolgimento dei due festival.
Considerato che i due festival sono completamente gratuiti, consistendo le uniche fonti di entrata nel contributo sempre più esiguo e ormai del tutto incerto proveniente dal Comune di Padova e da quanto ritraibile dall'annesso chiosco-bar i cui proventi sono interamente destinati alla copertura dei costi.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere se rispetto agli specifici fatti esposti in premessa intenda o meno intervenire attraverso attività di raccordo tra enti e quanto per l'opportuna valorizzazione delle aree demaniali afferenti il canale Piovego salvaguardando nel contempo l'esistenza e la realizzazione del Portello Film Festival e del River Film Festival".

PRESIDENTE

L'Assessore competente è il collega Bottacin, che è presente. Se vuole illustrare. Data per illustrata. Quindi diamo la parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"L'interrogazione espone finalità e contenuti di due manifestazioni cinematografiche, "Portello Film Festival" e "River Film Festival", che hanno luogo in Padova da alcuni anni nel periodo estivo, per poi rilevare che l'esistenza di tali eventi sarebbe posta in dubbio a causa di una asserita mancanza di coordinamento tra uffici regionali territoriali e Comune di Padova.
La location di dette manifestazioni è stata individuata, dai promotori, su aree del Demanio Pubblico dello Stato ramo idrico, delegato alla gestione regionale con il D.Lgs.112/1998 e per il quale la competenza al rilascio di autorizzazioni e concessioni è in capo al Genio Civile di Padova, il quale si esprime per gli aspetti inerenti la compatibilità degli usi con le finalità della sicurezza idraulica delle opere e del territorio.
Tuttavia, poiché nell'ambito delle aree interessate ricadono gli specchi acquei del canale navigabile del Piovego, l'ufficio regionale deputato al rilascio delle concessioni è, per questi aspetti, l'Ispettorato di Porto, ai sensi della DGR 1791 del 2012 che tratta del demanio della navigazione.
Il procedimento per l'eventuale rilascio delle concessioni è precisamente definito da Leggi e norme europee, statali e regionali, alle quali gli uffici si attengono senza margini di discrezionalità.
Per gli ambiti del demanio idrico, il provvedimento concessorio viene rilasciato dall'ufficio regionale del Genio Civile territorialmente competente, in relazione alla compatibilità degli usi con la tutela delle opere idrauliche, subordinando il rilascio stesso all'acquisizione da parte del richiedente delle necessarie autorizzazioni e nulla osta relativi a tutti gli aspetti diversi da quelli idraulici come stabilito dalle linee guida di cui alla DGR 2509/2003.
La norma non prevede scadenze prefissate per la presentazione di eventuali domande, se non quelle ragionevolmente intuibili e prevedibili: infatti, poiché l'utilizzo delle aree in questione avviene, esclusivamente, nei mesi estivi e per periodi diversi a seconda del soggetto richiedente, è di tutta evidenza che gli stessi operatori abbiano interesse a far pervenire le stesse entro un termine che consenta, tenuto conto dei tempi tecnici necessari per l'istruttoria e la formalizzazione degli atti, il rilascio della concessione in tempo utile per il regolare svolgimento delle varie manifestazioni.
Tanto premesso, è utile evidenziare che le istanze pervenute negli anni scorsi e relative all'utilizzo di tratti del Lungargine del Piovego, non contemplando sovrapposizioni delle aree richieste, sono state istruite dal punto di vista esclusivamente idraulico, con rilascio delle relative concessioni direttamente ai richiedenti all'esito positivo dell'istruttoria. Va peraltro evidenziato che nel complesso delle concessioni di demanio idrico l'entità di richieste di aree sovrapposte risulta assolutamente marginale.
Merita precisare che la sommità arginale Lungargine Piovego a Padova è affidata parzialmente in concessione all'Amministrazione comunale come percorso ciclo pedonale.
Peraltro su tale tratto di sommità arginale, per gli spazi non strettamente necessari al transito, nel corso degli anni sono pervenute anche istanze di utilizzo temporaneo per scopi di vario tipo, in particolare nel periodo estivo per usi ricreativi, manifestazioni o eventi.
Diversamente, tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017, sono pervenute manifestazioni di interesse per le medesime aree. Pertanto, l'ufficio del Genio Civile di Padova ha ritenuto che vi fossero i presupposti per avviare procedure di evidenza pubblica per la scelta del concessionario, al fine di garantire la par condicio fra i vari aspiranti ed ha avviato nella primavera 2017, la procedura di evidenza pubblica per l'assegnazione degli spazi demaniali mediante gara al rialzo sul canone base, secondo le indicazioni di Legge.
Trattandosi di un evidente caso di concorrenza, le disposizioni di cui alla DGR 2509/2003 rendono obbligatorio il ricorso a procedura di gara per i tratti richiesti dai concorrenti ai fini dell'assegnazione degli stessi al migliore offerente, così come previsto anche dall'art. 73 del R.D. 23.05.1924, n. 827.
In tal modo le gare sono state espletate il giorno 26 aprile è si è provveduto alla aggiudicazione a favore di coloro che hanno presentato la migliore offerta per l'Amministrazione.
La procedura di evidenza pubblica avviata con l'avviso n. 3 (concessione demaniale temporanea per l'occupazione di area demaniale con chiosco/bar angolo via Colombo con via Venezia) si è conclusa con l'aggiudicazione al soggetto che ha presentato l'offerta migliore, ovverosia al bar "Tre Scalini" che ha offerto 12.227,95 euro a fronte dei 228,00 euro offerti dal sig. Della Chiesa.
Analogamente, la gara indetta con l'avviso n. 4 (concessione demaniale temporanea per l'occupazione di area demaniale per plateatico esterno in prossimità scalinata ponte Portello) si è conclusa con l'aggiudicazione allo stesso bar "Tre Scalini" che ha offerto la somma di 2.211,07 euro, rispetto all'importo di 212,00 euro proposto dal sig. Della Chiesa.
Al riguardo, si ricorda che la Regione, in quanto ente gestore dei beni afferenti il demanio idrico, è tenuta, tra l'altro, a consentirne l'utilizzo, ricorrendone i presupposti, avuto riguardo anche all'aspetto del rendimento economico , diversamente versandosi in ipotesi di danno erariale.
Va opportunamente evidenziato che, come di prassi, ma anche proprio in considerazione del possibile interesse per la cittadinanza e per le finalità organizzative degli eventi estivi da parte dell' Amministrazione locale, l'ufficio regionale aveva da subito interessato l'Amministrazione comunale di Padova affinché si esprimesse al riguardo; senza tuttavia ricevere riscontro.
Nel suddetto quadro generale si inserisce la questione attinente gli spazi destinati allo svolgimento delle due manifestazioni del "Portello Film Festival" e del "River Film Festival", oggetto della presente interrogazione. Al riguardo si evidenzia che furono presentate alla struttura regionale competente per le concessioni degli specchi acquei navigabili e pertinenze a terra, ovvero l'Ispettorato di Porto, le relative istanze articolate su più spazi. In relazione allo spazio richiesto per le proiezioni l'ufficio del Genio Civile di Padova ha tempestivamente comunicato all'Ispettorato di Porto il proprio parere favorevole, sia sotto il profilo idraulico che in merito alla assegnazione diretta degli spazi richiesti, e la concessione è stata rilasciata con Decreto UO Logistica n. 90 in data 19.04.2017. Mentre per gli spazi richiesti da destinare a chiosco-bar e tavolini la pluralità di manifestazioni di interesse ha comportato le procedure ad evidenza pubblica di cui si è fatto cenno sopra.
Si conclude pertanto significando che gli uffici regionali hanno operato correttamente gestendo i procedimenti secondo le indicazioni della normativa vigente, senza quindi introdurre elementi di valutazione di natura discrezionale e per i quali dovrebbe esprimere le proprie indicazioni l'Amministrazione comunale di Padova, nel quadro delle proprie scelte organizzative prioritarie in materia di proposte ricreative e manifestazioni o eventi culturali estivi".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante per la replica, a lei la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
La migliore replica è che, per fortuna, all'ultimo secondo, in qualche modo la manifestazione si è potuta tenere, seppure in maniera più ristretta rispetto agli anni precedenti. Io capisco tutto, siamo in area demaniale, sicuramente di importanza dal punto di vista della sicurezza idraulica, come tutte le aree di competenza del Genio civile, però 50 metri dal luogo dove si svolge il River Festival abitualmente c'è un'altra manifestazione tradizionale che si è svolta con tutta tranquillità quest'anno, quindi in qualche modo non possono esistere due pesi e due misure.
Soprattutto c'è una valenza che io credo vada sottolineata: non tutte le manifestazioni sono uguali, ci sono manifestazioni che hanno una caratteristica di essere profit e ci sono manifestazioni che in qualche modo hanno un valore aggiunto. Portello Film Festival e River Film Festival sono manifestazioni gratuite. Cioè i cittadini possono assistere a film – lo ricordo a lei, Assessore, non è la parte di sua competenza perché è della cultura, però credo sia giusto socializzare queste notizie – hanno partecipato, nel 2015, 4.852 opere per un totale di 118 nazioni partecipanti e 202 film in concorso. Per dire di cosa stiamo parlando e l'importanza che ha questa manifestazione nel campo soprattutto dei cortometraggi.
Quindi credo che vada in qualche modo aiutato e compreso che c'è una valenza culturale importante in questa manifestazione, quest'anno siamo riusciti a salvarla in extremis. Mi auguro che il prossimo anno lei istruisca o dia in qualche modo la garanzia nel rapporto che c'è con il Genio civile, affinché possano dare risposta in tempi rapidi. Le assicuro che le domande vengono presentate in tempo utile perché le manifestazioni si possano svolgere.
Quindi mi dichiaro parzialmente soddisfatto, perché la manifestazione si è svolta, leggerò con attenzione la risposta. Grazie, Assessore.

Interrogazione a risposta immediata n. 336 del 6 aprile 2017 presentata dal consigliere Nicola Ignazio Finco relativa a "TRENITALIA RIDEFINISCA IL PERIODO DI ESECUZIONE DEI LAVORI SULLA TRATTA BASSANO-TRENTO"

"Premesso che:
- grazie alla massiccia campagna di informazione, la pista cicloturistica della Valbrenta è attrazione per moltissimi turisti. Nel 2010 i cicloturisti di Bassano erano circa 30 mila, mentre oggi sono circa 300 mila, garantendo di fatto il rilancio delle attività connesse e lo sviluppo economico-turistico del territorio. Un turista tedesco spende mediamente 500 euro alla settimana;
- la pista ciclabile della Valsugana collega il Lago di Caldonazzo con Bassano del Grappa. Si tratta di un vero e proprio paradiso per tutti gli appassionati delle due ruote a pedali: il percorso è lungo circa 80 km e collega il Trentino e il Veneto in una piacevole pedalata. Il suo corso rappresenta un itinerario unico caratterizzato da aspetti storico-culturali, nonché artistici e naturali di estremo interesse, attraverso territori ricchi di attrattive. Si tratta di un percorso facile, prevalentemente pianeggiante, adatto a tutti per trascorrere piacevoli ore di libertà all'insegna dello sport e del contatto con la natura;
- il servizio di trasporto bici sui treni è stato recentemente potenziato, proprio per dare maggiore comodità ai turisti che arrivano da tutta Europa;
Appreso a mezzo stampa che l'intera linea ferroviaria Bassano-Trento verrà chiusa da giugno a agosto per consentire di eseguire lavori di manutenzione lungo la tratta;
Tenuto conto che:
- non può essere considerato sufficiente il servizio di bus sostitutivo che verrà attivato per il periodo di sospensione del servizio ferroviario;
- che i mesi estivi sono quelli di maggior afflusso di visitatori nel territorio, soprattutto di cicloturisti;
- la chiusura della tratta ferroviaria durante l'estate provocherà inevitabili e pesanti ripercussioni per l'economia dell'intero territorio che, per i mesi estivi, vive soprattutto grazie al turismo;
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere quali azioni intende intraprendere affinché Trenitalia ridefinisca il periodo di esecuzione dei lavori sulla tratta Bassano-Trento così da evitare la chiusura della linea ferroviaria e permettere ai turisti e cicloturisti di raggiungere il territorio bassanese".

PRESIDENTE

È presentata dal collega Finco, che però non vedo. Diamo risposta scritta.

Interrogazione a risposta immediata n. 351 del 2 maggio 2017 presentata dal consigliere Piero Ruzzante relativa a "LA GIUNTA REGIONALE VERIFICHI LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE DI CONCESSIONE DEGLI SPAZI DEL DEMANIO REGIONALE DEL PIOVEGO"

"Premesso che:
- in data 26 aprile 2017, presso gli Uffici del Genio Civile di Padova, si è svolta la procedura di evidenza pubblica per l'assegnazione in concessione delle aree demaniali del Piovego, zona Portello, Padova, peraltro già oggetto della IRI n. 333 del 3.4.2017, ad oggi non definita;
- da quanto è dato apprendere da articoli di cronaca locale, alcuni tra i richiedenti, avendo partecipato alla seduta pubblica di valutazione delle offerte pervenute, hanno dichiarato che intraprenderanno azioni legali avverso i provvedimenti emessi a seguito della procedura; inoltre, un giornalista non è stato ammesso ad assistere alla predetta seduta pubblica;
Considerato che alla luce degli avvenimenti sopra indicati, così come appresi dalla cronaca locale, sembrerebbe necessario effettuare approfondimenti di carattere amministrativo su quanto accaduto e riportato.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere se in ordine ai fatti di cui in premessa intenda effettuare gli opportuni approfondimenti in merito al regolare svolgimento della procedura".

PRESIDENTE

La vuole illustrare? Prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Va benissimo la trasformazione in risposta scritta, perché il tema posto è similare al precedente. Scusi, no, ho sbagliato interrogazione. Chiedo che venga svolta, chiedo la risposta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Collega Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"Si deve preliminarmente precisare che gli Uffici territoriali regionali di Genio Civile e Forestali trattano della gestione del Demanio Pubblico dello Stato ramo Idrico, non esistendo l'asserito demanio regionale di cui alla interrogazione.
Ciò premesso si riferisce che, sulla questione, la Direzione Operativa, struttura recentemente istituita con la riorganizzazione messa in atto a partire dal mese di luglio ed avente funzioni di coordinamento delle UUOO Genio Civile e Forestale, ha raccolto le necessarie informazioni su quanto asserito dai media locali.
Al riguardo risulta che l'Ufficio del Genio Civile di Padova ha invitato a partecipare alla seduta per l'assegnazione degli spazi acquei del Piovego tutti i soggetti aventi diritto, ovvero concorrenti o loro delegati.
Quanto sopra nel pieno rispetto della vigente normativa in materia di procedure di evidenza pubblica che prevede la garanzia e la tutela dei singoli concorrenti ai quali è consentito presenziare alla apertura delle offerte, per ulteriore verifica da parte loro dell'integrità dei documenti e dell'identificazione del loro contenuto.
Nel caso in argomento è stato anche consentito ai rappresentanti dei cittadini residenti al Portello di presenziare alla seduta, in quanto portatori di interesse in relazione al potenziale disturbo arrecato da talune attività.
Si è, peraltro, appreso che si è reso necessario allontanare dalla sala ove si svolgeva la seduta le persone che arrecavano molestia e intralcio al regolare svolgimento delle operazioni di gara.
L'Ufficio del Genio Civile di Padova ha poi provveduto alla pubblicazione degli atti e di tutte le informazioni inerenti l'assegnazione degli spazi in argomento per mezzo del sito regionale dedicato alla "Amministrazione Trasparente", di libero accesso e consultazione".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Sì, mi aveva tratto in inganno, perché effettivamente l'argomento apparentemente è lo stesso, ma qui si pone un altro problema, ed è esattamente quello che ha indicato l'Assessore nella risposta. Cioè essendo stata fatta una gara pubblica in area demaniale, quella dell'oggetto dell'interrogazione precedente, risulta all'interrogante che alcuni soggetti, uno che aveva presentato regolare richiesta e un giornalista, non siano stati ammessi alla possibilità di controllare, di avere accesso alla seduta pubblica di questa gara.
Io credo che su questo le regole siano chiarissime, se la seduta è pubblica. Ovviamente adesso io ho sentito parlare di disturbo, ma il disturbo si è eventualmente effettuato quando sono stati allontanati, non prima. Erano assolutamente in religioso silenzio ad assistere a una gara. Io credo che le sedute debbano essere pubbliche, e pubblico vuole dire pubblico, con possibilità per chi ha interesse diretto, ma anche per chi vuole assistere all'apertura, di potervi assistere, questo è il motivo, il senso dell'interrogazione. Anche perché il danno che ne provoca l'allontanamento di persone è secondo me superiore che non all'apertura delle buste, che deve avvenire in perfetta trasparenza. Non ho dubbio che sia avvenuto in perfetta trasparenza, ma deve avvenire senza alcuna possibilità di contestazione, perché poi in qualche modo la contestazione è peggio che non la trasparenza. Io preferisco sempre la trasparenza. Mi auguro per il futuro di non dover più ripetere interrogazioni come la seguente.

Interrogazione a risposta immediata n. 307 del 17 febbraio 2017 presentata dalla consigliera Patrizia Bartelle relativa a "LA GIUNTA CHIARISCA LA PROPRIA POSIZIONE IN RELAZIONE ALL'AMMISSIONE DEI MINORI A HIT SHOW 2017 E IN GENERALE ALLE FIERE DELLE ARMI"

"Premesso che:
- nei giorni 10, 11 e 12 febbraio 2017 si è tenuta, presso la Fiera di Vicenza (VI), la manifestazione denominata "Hit Show 2017" salone internazionale per caccia, tiro sportivo, individual e cinofilia venatoria, appuntamento di riferimento per gli operatori del settore armi e delle munizioni;
- dapprima l'accesso ai locali era riservato ai maggiori di 14 anni, come da pagina 2 del regolamento della manifestazione "MINORI: i minori non possono accedere agli spazi espositivi se non accompagnati da un adulto. è fatto espresso divieto, in ogni caso, da parte dei minori, di maneggiare le armi esposte. gli accompagnatori dei minori si rendono personalmente responsabili della vigilanza sugli stessi" ma, in seguito, l'organizzazione della mostra ha ammesso tutti i minori purché accompagnati da un adulto;
- a quanto sembra la modifica del regolamento sarebbe stata disposta dopo le proteste dei cacciatori, in primis il consigliere regionale Sergio Berlato, che non avrebbero esitato a definire vergognosa e inaccettabile la scelta di vietare l'ingresso ai minori di 14 anni (http://www.vicenzatoday.it/cronaca/vicenza-fiera-vieta-ingresso-ai-minori-berlato-vergogna.html);
- ad oggi on line non è difficile trovare immagini di bambini che, all'interno dei locali della Fiera, imbracciano armi nonostante il regolamento di "Hit Show 2017" lo vieti espressamente (cfr. http://www.vicenzatoday.it/economia/hit-show-ragazzini-con-le-armi-in-pugno-valanga-di-polemiche.html).
Considerato che il disvalore educativo dei fatti predetti è grave e palese.
Tutto ciò premesso la sottoscritta consigliera regionale
interroga la Giunta regionale
affinché chiarisca la propria posizione in relazione all'ammissione all'ingresso dei minori ed al maneggiamento di armi degli stessi a "Hit show 2017" e, più in generale, d'ora in avanti, per tutte le fiere delle armi".

PRESIDENTE

Non vedo la consigliera Bartelle, quindi la trasformiamo in risposta scritta.

Interrogazione a risposta immediata n. 384 del 19 giugno 2017 presentata dal consigliere Piero Ruzzante relativa a "LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA A TUTELA DELLA CONTINUITÀ DEL SERVIZIO DI RISTORAZIONE EROGATO DALL'ESU DI PADOVA"

"Premesso che:
l'ESU - Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, ente dotato di personalità giuridica e nato a seguito della trasformazione degli enti per il diritto allo studio universitario per effetto dell'art. 5 della Legge regionale 7 aprile 1998, n. 8 , recante "Norme per l'attuazione del diritto allo studio universitario", gestisce, ai sensi dell'art. 26 della predetta legge, il servizio di ristorazione "direttamente o "mediante appalto o con convenzioni con enti, società, cooperative o privati, garantendo comunque idonee forme di controllo sulla qualità del servizio e flessibilità nella tipologia rispetto alle diversificate esigenze della domanda".
Rilevato che:
- il Piano della Performance 2017-2019 dell'ESU di Padova prevede, tra gli obiettivi assegnati alla Direzione, la "Riqualificazione del servizio ristorativo San Francesco";
- il piano d'azione relativo all'obiettivo di cui sopra indica, per il periodo Aprile - Settembre 2017, interventi quali "Avvio delle indagini a mezzo canale social per analizzare la congruità dell'offerta in funzione della domanda dello studente" e "Concorso di idee rivolto agli studenti per individuare il nuovo modo di fare ristorazione come luogo per condividere conoscenze ed esperienze" e, per il periodo Ottobre - Dicembre 2017, "In base ai risultati delle indagini svolte, definizione del progetto per avvio dei lavori di intervento sul ristorante San Francesco con il supporto dell'Ufficio tecnico compatibilmente con la disponibilità economico - finanziaria di Bilancio", cui fanno seguito, per il 2018 e per il 2019, rispettivamente, "Avvio lavori di ristrutturazione e conseguente riorganizzazione in seguito a chiusura del servizio" e "Completamento dei lavori".
Evidenziato che:
- già il decreto n. 31 del 30.07.2012 del Commissario Straordinario dell'ESU di Padova stabiliva di dar corso alla progettazione preliminare per la ristrutturazione della ristorazione San Francesco, intervento giudicato dunque necessario ed indifferibile dall'ESU di Padova;
- il decreto n. 27 del 4 luglio 2013 del Commissario Straordinario dell'ESU di Padova approvava lo studio di fattibilità presentato dall'arch. Gianfranco Camporese per la ristrutturazione della ristorazione San Francesco e decretava "di incaricare il RUP a comunicare al professionista Arch. G. Camporese la decisione per il proseguimento dell'incarico di redazione del progetto preliminare sulla scorta del piano di fattibilità approvato";
- in tal senso, il Bilancio di Previsione Finanziario 2017-2019 dell'ESU di Padova prevede alla Scheda 2 "Programma triennale delle opere pubbliche 2017/2019 dell'amministrazione ESU di Padova" la cifra di Euro 2.530.000,00 quale stima dei costi del programma "Lavori di ristrutturazione della ristorazione San Francesco" in riferimento all'anno 2018.
Considerato che:
- in relazione a quanto previsto dal Piano della Performance in ordine alla riqualificazione del servizio ristorativo San Francesco vi sono state diverse proteste tra gli studenti dell'Università degli Studi di Padova, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, preoccupati dalla sospensione del servizio di ristorazione;
- il coordinatore dell'associazione studentesca "Studenti Per - Udu Padova" e rappresentante degli studenti nel Senato Accademico dell'Università degli Studi di Padova ha espresso preoccupazione per "la cattiva gestione del servizio, che non ha previsto anzitempo la costruzione di una soluzione alternativa alla chiusura di una delle principali mense del centro di Padova" (il Gazzettino, 6 giugno 2017);
- il direttore dell'ESU di Padova ha dichiarato che "tra mense ESU e convenzionate il problema non dovrebbe porsi: la Piovego può fornire mille pasti in più di quelli attualmente distribuiti, coprendo tutta la necessità della San Francesco" (il Mattino di Padova, 6 giugno 2017);
- il Rettore dell'Università degli Studi di Padova ha dichiarato: "Sulla chiusura della mensa San Francesco l'Ateneo condivide la preoccupazione degli studenti per l'inevitabile peggioramento del servizio mensa per questo motivo chiediamo all'Esu di individuare, in vista della chiusura, una soluzione sostenibile sia dal punto di vista logistico che del numero di pasti erogati, evitando sovraffollamenti e code per usufruire della mensa";
- la stessa associazione studentesca "Studenti Per – Udu Padova" afferma che il Rettore abbia inviato una nota di protesta nei confronti dell'Assessore regionale all'Istruzione, lamentando la cattiva gestione del progetto di riqualificazione del servizio ristorativo San Francesco e sottolineando l'inadeguatezza e il carattere non risolutivo del reindirizzamento degli utenti presso il servizio ristorativo Nord Piovego, rilevando che "pensare di dirottare gli studenti alla mensa Nord Piovego significa non avere coscienza di cosa significhi fare oltre un'ora di coda in orario di punta";
- non risulterebbero ad oggi attivati, ovvero lo sarebbero soltanto in misura parziale, gli interventi previsti per il periodo Aprile – Settembre 2017 dal piano d'azione sopra richiamato e contenuto nel Piano della Performance 2017-2019 dell'Esu di Padova.
Precisato che:
- il Ristorante Universitario San Francesco dispone di 280 posti e, secondo la Nota Integrativa al Bilancio di Previsione Finanziario 2017-2019, ha una previsione di copertura di 180.112 pasti serviti nel 2017;
- il Ristorante Universitario Nord Piovego dispone di 680 posti e, secondo la Nota Integrativa al Bilancio di Previsione Finanziario 2017-2019, ha una previsione di copertura di 424.590 pasti serviti nel 2017;
- le proporzioni ( i posti del servizio ristorativo San Francesco rappresentano il 41% di quelli del servizio ristorativo Nord Piovego, mentre i pasti serviti rappresentano il 42%) tra le coperture stimate dei servizi dei due servizi ristorativi non lasciano intravedere come si possa plausibilmente, e senza detrimento per il servizio, garantire la normale fruizione dirottando gli studenti dal servizio San Francesco al servizio Nord Piovego.
Tutto ciò sopra premesso, il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere quali attività intenda intraprendere o abbia eventualmente già intrapreso la Giunta regionale al fine di verificare se gli interventi programmati o già posti in essere dall'ESU di Padova siano congruenti con quanto previsto dalla Legge regionale 7 aprile 1998, n. 8 , con riferimento alla effettiva e compiuta attuazione del diritto allo studio tramite interventi di istituzione e gestione di strutture adibite al servizio di ristorazione.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, se vuole illustrare.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Poi sentirò la risposta dell'Assessore. Parzialmente questo problema so essere stato risolto, però a me ha impressionato il metodo che è stato utilizzato. Cioè stiamo parlando della mensa San Francesco, la mensa più vicina all'Università di Padova, al Bo, per chi conosce il centro di Padova. Quindi è situata a 100 metri di distanza dal Bo, Palazzo principale dell'Università di Padova.
Improvvisamente, senza avvisare nessuno, partono ipotetici lavori di ristrutturazione, per oltre un anno viene annunciata la chiusura di questa mensa, senza preavvisare nemmeno le rappresentanze studentesche e, soprattutto – lo dico per il futuro, perché questi lavori prima o poi dovranno essere fatti – senza organizzare un servizio alternativo.
Non è pensabile che un cittadino si iscrive all'Università, paga delle tasse, anche molto salate per iscriversi, in cambio ha un servizio, chiude il servizio e non gli viene nemmeno prospettata o offerta un'alternativa. Per fortuna i lavori sono slittati. Mi auguro, Assessore, ma non ho dubbi, che lei avrà questa sensibilità di contattare l'ESU di Padova, e l'Università, perché poi le ricadute negative sono anche per l'Università, di garantire un servizio alternativo quando partiranno questi lavori. Prima si costruisce il servizio alternativo e poi si chiude la mensa. Non può avvenire il contrario, lasciando nell'assenza di un servizio decine di migliaia di studenti nella più prestigiosa Università del Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Collega Donazzan, a lei la parola.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

Presidente, correggo: prestigiosa Università del mondo.
Come ho già anticipato a lei, collega, il tema è stato risolto immediatamente, peraltro, poi leggerò la risposta che ho portato all'attenzione della Giunta regionale, ma era già previsto che avrebbero avuto un servizio, purtroppo non in centro, non lì, ma nelle altre due mense, ritenendole però troppo lontane dal resto dei servizi. In una città storica con la seconda Università più antica al mondo si fa un po' fatica ad avere tutto sotto la Facoltà che si frequenta, quindi il problema era più di tipo pratico. Leggo quindi la risposta.
"Con riferimento al quesito formulato, si informa che l'ESU di Padova garantisce il servizio di ristorazione agli studenti tramite:
• tre ristoranti universitari gestiti direttamente (Ristorante San Francesco, Nord Piovego e Agripolis a Legnaro);
• diciannove centri di ristorazione con i quali è stata conclusa apposita convenzione e che sono dislocati in prossimità degli istituti universitari distaccati rispetto alle sedi universitarie.
I pasti che l'ESU ha previsto di poter erogare nel 2017 sono pari a n. 1.115.710 – credo che sia anche utile dare questi numeri a tutti, perché dà anche l'imponenza del servizio che offriamo – (dei quali n. 698.810 con la gestione diretta del servizio, n. 416.900 con la gestione del servizio in convenzione).
Con particolare riferimento alla continuità del servizio erogato presso il Ristorante San Francesco di Padova, l'ESU è stato interpellato direttamente e ha comunicato, con le note prot. n. 3371 del 12/07/2017 e prot. n. 3675 del 28/07/2017:
• di avere avviato un'indagine tra gli studenti, a mezzo canale social, visibile dal sito istituzionale, per acquisire informazioni utili sulla congruità dell'attuale offerta del servizio ristorativo rispetto alle esigenze espresse dagli stessi studenti; questa indagine è stata ritenuta prodromica e necessaria per programmare i futuri interventi di riqualificazione edilizia della ristorazione San Francesco, funzionali per garantire un servizio di ristorazione in linea con le esigenze e con la domanda degli studenti;
• di aver proceduto ad un'attenta analisi dei flussi degli studenti afferenti ai dipartimenti che gravitano nell'area del centro storico di Padova e che consumano il pasto giornalmente presso il Ristorante San Francesco, in previsione di una possibile futura chiusura temporanea dello stesso;
• di avere accertato che la domanda di pasti possa essere assorbita, senza creare disagi di sorta, dalle strutture di ristorazione già convenzionate con ESU presenti nella zona che orbitano intorno al Ristorante San Francesco, quali "ACLI" ubicata in Via Bonporti n. 20 e la "Mensa Belzoni" sita in Via Belzoni n. 158;
• di avere comunicato all'Università di Padova, con nota prot. n. 2673 del 06/06/2017, la soluzione come sopra prospettata per garantire la continuità del servizio di ristorazione in caso di chiusura del Ristorante San Francesco.
In ogni caso l'ESU ha reso noto che il Ristorante San Francesco continuerà a restare aperto e a garantire il normale servizio di ristorazione per l'anno accademico 2017-2018".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, a lei la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Me la faccio consegnare direttamente. Mi dichiaro parzialmente soddisfatto. Sono insoddisfatto per com'è stata gestita nella prima parte, perché quella comunicazione probabilmente è avvenuta tra ESU e Università, ma non è avvenuta con gli utenti, e lei capisce che sono gli utenti i miei punti di riferimento in questo caso che mi hanno suggerito questa interrogazione. È preoccupante, perché sono gli utenti che devono spostarsi da una parte all'altra e beneficiare degli altri servizi che vengono garantiti in caso di chiusura. Questa comunicazione non era avvenuta, mentre era avvenuta perfettamente la dichiarazione di chiusura del servizio di via San Francesco, e per qualche giorno è rimasto chiuso.
Quindi io veramente mi auguro che i lavori vengano fatti; abbiamo una carenza secondo me di mense universitarie a Padova, ne sono state chiuse parecchie nel corso degli anni, gli studenti universitari sono aumentati fra l'altro, abbiamo avuto un incremento, c'è stata una diminuzione nazionale ma a Padova sono aumentati, perché la città ha una sua attrattiva e questo è un dato positivo, però gli vanno garantiti i servizi che siano assolutamente adeguati.
Quindi mi auguro che la prossima volta che ripartiranno i lavori venga data l'informazione giusta e corretta agli studenti, per evitare i disagi di quello che è accaduto qualche settimana fa. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 398 del 13 luglio 2017 presentata dalla consigliera Patrizia Bartelle relativa a "COSA INTENDE FARE LA REGIONE PER RISOLVERE I DISSERVIZI DELLE TRATTE FERROVIARIE GESTITE DA SISTEMI TERRITORIALI"

"Premesso che:
- il quotidiano "Il Gazzettino" di lunedì 10 luglio 2017 ha riportato la notizia che Sistemi Territoriali, per far fronte alle difficoltà di organico, sulla tratta Rovigo-Adria-Chioggia ha sostituito alcune corse su rotaia con corse su gomma;
- in particolare il servizio è garantito da un furgone Iveco Daily allestito a minibus, si tratta di un modello risalente all'incirca agli anni '90 privo di aria condizionata;
- non è dato di sapere se la capienza del mezzo in questione sia sufficiente a garantire il servizio a tutti gli utenti e, in caso di sovraffollamento, come Sistemi Territoriali intenda agire;
- a ciò si aggiunga che la sottoscritta, in data 05.07.2017, a seguito di segnalazioni dell'utenza in relazione alle scarse condizioni igieniche dei convogli, ha formalmente richiesto a Sistemi Territoriali copia dei contratti in essere con le imprese di pulizia e, ad oggi 10.07.2017, tale richiesta è ancora priva di riscontro.
Tutto ciò premesso la sottoscritta Consigliera
interroga la Giunta regionale
affinché chiarisca quali azioni intende porre in essere per risolvere i disservizi delle tratte ferroviarie gestite da Sistemi Territoriali".

PRESIDENTE

Prego, Consigliera, se vuole illustrarla.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Buongiorno a tutti. La do per letta. Mi riservo alla fine.

PRESIDENTE

Quindi diamo la parola al collega Bottacin, che sostituisce l'assessora De Berti.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"A seguito dell'Interrogazione presentata dalla Consigliera Bartelle, è stata inviata alla Società di Sistemi Territoriali S.p.A., con nota prot. n. 311889/2017, richiesta di tempestive e puntuali spiegazioni, prontamente riscontrate in data 02 agosto 2017, protocollo n. 325531.
Nel merito Sistemi Territoriali S.p.A. riferisce che la richiesta di accesso agli atti, formulata dalla Consigliera il 05 luglio 2017, è stata direttamente riscontrata a mezzo posta elettronica certificata in data 20 luglio u.s., in linea con la tempistica dettata dalla normativa in materia, che quantifica in trenta giorni il termine per la conclusione del procedimento.
Per ciò che attiene la sostituzione del servizio con il mezzo indicato nell'interrogazione, la Società riporta come solo in un'occasione, sarebbe a dire domenica 09 luglio 2017, sia stato impiegato un minibus - e non un furgone - dotato regolarmente di aria condizionata, dato l'esiguo numero di passeggeri ed il traffico domenicale sulla Romea".

PRESIDENTE

Collega Bartelle, se non replica. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 404 del 25 luglio 2017 presentata dal consigliere Piero Ruzzante relativa a "MINACCE E INSULTI FASCISTI ALLO SPI-CGIL DI BELLUNO: È INTENZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PRENDERE POSIZIONE ED ESPRIMERE SOLIDARIETÀ ALLO SPI-CGIL?"

"Premesso che:
il giorno 23 luglio 2017 si è tenuto presso la Pro Loco di Busche il dibattito organizzato dallo Spi-Cgil di Belluno sui temi dell'immigrazione e delle politiche dell'integrazione.
Precisato che:
il dibattito si è svolto in occasione della manifestazione "Pastasciutta Antifascista", celebrazione che, giova ricordarlo, costituisce anche momento di rievocazione della lotta antifascista, lotta cui si deve, oggi, il poter proclamare e sostanziare che "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" ( Art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana).
Constatato che:
- nei giorni precedenti la manifestazione del 23 luglio la pagina Facebook dello Spi-Cgil di Belluno si è riempita di minacce di morte rivolte agli organizzatori, cui sono stati indirizzati anche i peggiori insulti di matrice nazifascista provenienti da un soggetto, già noto agli organi di polizia e, a quanto pare, promotore di un vera e propria organizzazione operante nel bellunese e che a tale ideologia si ispira;
- tali attacchi sono stati oggetto di precisa denuncia alle autorità competenti da parte dello Spi Cgil di Belluno, stante la ricorrenza di ben precise figure delittuose.
Considerato che:
- gli insulti e le minacce indirizzate allo Spi-Cgil destano preoccupazione e non deve essere commesso l'errore di derubricarli al rango di mera azione folkloristica di alcuni nostalgici, così giustificando il tutto sulla base di una distorta e poco bilanciata interpretazione del diritto costituzionalmente salvaguardato di libera manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.), dimenticando, invece, quanto stabilito con la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, nonché quanto previsto e punito dall'art. 4 della L. 20 giugno 1952, n. 645 e dall'art. 2 della L. 25 giugno 1993, n. 205;
- piuttosto, la carica offensiva e la pericolosità degli atti compiuti emerge attraverso la contestualizzazione degli stessi, sia con riferimento al tema del convegno ( immigrazione e politiche di integrazione) che alla natura della celebrazione ( la "Pastasciutta Antifascista"): in tal senso, i messaggi, con il loro delimitare, definire, riconfigurare l'Altro ( nel caso di specie lo Spi Cgil, le "zecche rosse da schiacciare") con le modalità tipiche di chi pone in essere i c.d. " crimini d'odio" vanno presi sul serio e, anzitutto, apertamente condannati dalle istituzioni in difesa dei principi e metodi della democrazia dei quali esse sono diretta espressione.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
interroga il Presidente della Giunta regionale
per sapere se rispetto ai fatti narrati in premessa abbia intenzione di prendere posizione, anche attraverso la segnalazione alle autorità competenti, esprimendo solidarietà allo Spi-Cgil di Belluno".

PRESIDENTE

Interessante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Ho voluto fare questa interrogazione perché ho partecipato in data 23 luglio 2017 presso la pro loco di Busche a un dibattito organizzato dallo SPI CGIL di Belluno. Si chiama "Pastasciutta antifascista", perché ricorda l'anniversario della fine del fascismo del 23 luglio del 1943. Però ricorda anche l'importanza di mantenere fede ai principi della nostra Costituzione, "l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro", l'articolo 1 della Costituzione della Repubblica italiana, e in quell'occasione hanno scelto il tema dell'integrazione, il tema della lotta contro il razzismo. Questo era il tema in qualche modo che è stato oggetto della discussione e del dibattito.
Purtroppo, questa iniziativa è stata caricata da insulti, da offese che sono avvenute a mezzo Facebook nella pagina dello SPI CGIL di Belluno con minacce di morte agli organizzatori e insulti di matrice nazifascista.
Ho ritenuto opportuno fare questa interrogazione perché non credo che queste cose vadano sottovalutate, credo non le abbiano sottovalutate nemmeno i rappresentanti delle forze di polizia, che hanno, mi auguro, individuato gli autori di queste minacce, soprattutto perché deve essere garantita la libertà costituzionale di poter fare l'espressione del pensiero e di manifestazioni importanti come quella alla quale ho partecipato.
Quindi chiedo alla Giunta che cosa pensa, se ritiene opportuno prendere posizione rispetto a questi fatti.

PRESIDENTE

Ascoltiamo l'assessore Corazzari.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
A fronte di questo deplorevole episodio: "Con riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, corre l'obbligo di precisare che la posizione della Regione del Veneto in materia di tutela della libertà di pensiero è sempre stata chiara. Essa è da ricondursi all'art. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo del 1948, che recita : "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione".
In questo senso fondamentale si pone la Costituzione, che attraverso l'art. 21 pone le basi per il dettato della Legge n. 645 del 20 giugno 1952 (menzionata nell'interrogazione). Anche con riferimento poi all'art. 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata dall'Italia con Legge n. 848 del 04 agosto 1955, viene ribadito il diritto alla libertà di espressione senza impedimenti.
La Corte Costituzionale ha ripetutamente espresso posizioni molto chiare sul tema, per cui la libertà di manifestare il proprio pensiero senza ostacoli costituisce un diritto strutturale rispetto al sistema normativo garantito dalla Costituzione (Sentenza n. 9 del 1965), inconciliabile con forme di ostacolo, pur nella salvaguardia e nei limiti previsti dalla Costituzione, dalle norme e dalla sicurezza pubblica.
Sulla base di tali argomentazioni non si possono che respingere forme di intimidazione attuate in qualunque modo, in particolare attraverso i nuovi strumenti informativi ad ampia diffusione (Facebook) – che danno la possibilità a chiunque di esprimere senza filtro le proprie opinioni.
Per quanto riguarda infine eventuali segnalazioni alle autorità competenti per la valutazione di fattispecie penalmente rilevanti, si prende atto che è già stata presentata specifica denuncia da parte dello SPI-CGIL di Belluno".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Mi dichiaro soddisfatto della risposta e non può che essere questa la risposta delle Istituzioni a fronte di chiunque riceva minacce, mi è capitato più volte di farlo anche con esponenti della Lega Nord, di esprimere la solidarietà a nome del Movimento che rappresento o in qualità di Consigliere regionale, quando sono stati oggetto di minacce.
Credo che questa debba essere sempre la risposta che le Istituzioni democratiche danno a fronte di questi episodi. Quindi la ringrazio, Assessore, e mi dichiaro pienamente soddisfatto della risposta. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 409 del 31 luglio 2017 presentata dal consigliere Piero Ruzzante relativa a "IL PERSONALE EDUCATIVO DEGLI ASILI NIDO DI CUI ALLA LEGGE REGIONALE 23 APRILE 1990, n. 32 DENUNCIA IL SOTTODIMENSIONAMENTO DELLE PIANTE ORGANICHE, LAMENTANDO UNA GRAVE SITUAZIONE DI DIFFUSA SOFFERENZA NELLA GESTIONE DEI SERVIZI: LA GIUNTA REGIONALE INTENDE PORRE IMMEDIATO RIMEDIO A TALE SITUAZIONE?"

"Premesso che:
- con legge regionale n. 23 aprile 1990, n. 32 " Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: Asili nido e Servizi innovativi"(da qui in poi: L.R. n. 32/1990 ) la Regione del Veneto si è fornita di una propria disciplina legislativa tesa, per espressa disposizione di legge, a " [...] realizzare il pieno sviluppo fisico-psichico-relazionale dei bambini sino a tre anni di età e assicurare alla famiglia un sostegno adeguato, che consenta e agevoli anche l'accesso della donna al lavoro nel quadro di un sistema di sicurezza sociale ( art. 1, comma 1, L.R. n. 32/1990 );
- nell'ambito degli strumenti posti a garanzia del raggiungimento della finalità di cui all'art. 1, l'art. 15, comma 3 della menzionata legge, stabilisce che "La pianta organica del personale assicura, di norma, la presenza di un educatore ogni sei bambini di età inferiore ai 15 mesi e di un educatore ogni otto bambini di età superiore ai 15 mesi, in relazione alla frequenza massima";
- tuttavia, con Deliberazione n. 84 del 16 gennaio 2007 "L.R. 16 agosto 2002, n. 22 "Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali" - Approvazione dei requisiti e degli standard, degli indicatori di attività e di risultato, degli oneri per l'accreditamento e della tempistica di applicazione, per le strutture sociosanitarie e sociali", la Giunta regionale ha ridefinito in senso deteriore il parametro di cui all'art.15 della l.r. n. 32/1990 , prescrivendo, tra i requisiti cui deve conformarsi l'ente gestore ai fini dell'autorizzazione, un nuovo e diverso rapporto numerico della dimensione quantitativa del personale educativo, atteso che "La pianta organica del personale con funzione educativa, assicura il rapporto numerico di: - 1 unità ogni 6 bambini, di età inferiore ai 12 mesi; - 1 unità ogni 8 bambini, di età superiore ai 12 mesi; in relazione alla frequenza massima"( cfr. Allegato A, capitolo "SERVIZI DI SUPPORTO ALLA FAMIGLIA - PRIMA INFANZIA: UNITÀ DI OFFERTA e STANDARD PER AUTORIZZAZIONE AL FUNZIONAMENTO E ACCREDITAMENTO, paragrafo "AS-NI - au -1.1", Dgr n. 84 del 16 gennaio 2007);
Precisato che:
nella richiamata deliberazione di Giunta era altresì disposto quanto segue: " Di approvare, quali standard definitivi per l'autorizzazione all'esercizio e l'accreditamento istituzionale delle strutture socio sanitarie e sociali in esso contenute, l'Allegato A, sostitutivo dell'Allegato A della DGR n. 2473/2004, quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento; di autorizzare le autorità competenti, in fase rilascio della autorizzazione all'esercizio, a concedere, per le strutture in esercizio e per quelle già autorizzate alla realizzazione, deroghe ai requisiti e agli standard strutturali dell'Allegato A fino ad un massimo del 20%, con esclusione di quelli dove è espressamente negata tale possibilità;
Rilevato che:
quanto successivamente rideterminato con la deliberazione di Giunta, sopra richiamata, si pone in patente contrasto con quanto previsto al comma 1 dell'art. 14, della legge regionale 16 agosto 2002, n. 22 , nella parte in cui prevede che la tipologia di interventi consentiti all'organo amministrativo sia solo integrativa rispetto ai requisiti minimi strutturali e organizzativi, tanto è vero che: "Per l'autorizzazione dei servizi e delle strutture sociali la Giunta regionale entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge e con le modalità di cui all'articolo 10, definisce ad integrazione dei requisiti minimi strutturali e organizzativi stabiliti dalla normativa regionale vigente, i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi previo parere della Conferenza regionale per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria di cui all'articolo 113 della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 ." Dunque, pare evidente come alla Giunta regionale fossero consentiti interventi di sola integrazione alla disciplina;
Considerato che:
è pervenuta puntuale segnalazione rispetto a un asilo nido istituito dal Comune di Vigonza (PD) il cui regolamento istitutivo del servizio richiama le diverse e deteriori indicazioni di cui alla delibera di Giunta summenzionata; e tuttavia, tale specifica situazione – il richiamo all'interno dei vari regolamenti istitutivi al parametro deteriore stabilito dalla Giunta regionale - pare involga anche altri asili nido istituiti in vari comuni del Veneto, la cui pianta organica del personale educativo, dunque, risulta sottodimensionata e non conforme a quanto prescritto dalla legge regionale, derivandone una complessiva situazione di sofferenza del personale educativo il quale si trova comunque a dover garantire la continuità del servizio in ossequio ai propri doveri contrattuali e professionali (come noto, peraltro, sulla categoria gravano anche gli obblighi in tema di responsabilità contrattuale ai sensi dell'art. 1218 del Codice Civile e aquiliana ai sensi dell'art. 2048 del Codice Civile) a fronte del documentato sottodimensionamento del rapporto numerico personale docente/bambini che invero contribuisce a determinare forti emergenze di stress lavoro correlato gravanti sulla finalità del servizio così come definita dall'art. 1 della legge regionale n. 32/1990 , con la conseguenza, peraltro, che gli educatori, perdurando tale situazione, potrebbero agevolmente ricorrere al giudice ordinario in funzione del Giudice del lavoro per la tutela delle loro ragioni;
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere con riferimento a quanto sopra argomentato quali iniziative essa intenda intraprendere per porre immediato rimedio alla situazione di sottodimensionamento delle piante organiche del personale educativo degli asili nido del Veneto".

PRESIDENTE

Prego, collega, se la vuole illustrare.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
La questione è molto delicata e va ben al di là dell'interrogazione che ho qui presentato. Tra l'altro ho chiesto anche di poter in qualche modo attivare un ispettivo della Quinta Commissione e mi è stato spiegato che non rientra tra le materie sulle quali può essere attivato un ispettivo. Però ho voluto fare comunque un'interrogazione per avere un chiarimento.
La questione perché è delicata? Io qui ho presentato il caso specifico, però non mi interessa tanto il caso specifico di questo Comune e non è solo questo caso che voglio sollevare. Cioè sostanzialmente in molti asili nido della nostra Regione viene utilizzato un sottodimensionamento delle piante organiche, in barba (come si usava un tempo dire) alla legge regionale. E si utilizza in qualche modo una delibera di Giunta regionale che ha allargato le maglie di quanti possono essere i dipendenti in base al numero di bambini ospitati presso l'asilo e presso la struttura.
Io ritengo un atto illegittimo questo, cioè ritengo che la legge regionale non possa mai essere superata – legge regionale fatta da questa Giunta, cioè dal raggruppamento politico a cui appartiene ancora questa Giunta – non possa mai essere in qualche modo interpretata da una delibera di Giunta, perché sennò viene meno il senso della legislazione regionale.
Vorrei su questo avere un elemento di chiarezza da parte dell'Assessore. Ne va della qualità del servizio dei nostri asili, e ne va della qualità legislativa, cioè se la legge è prioritaria rispetto alla delibera deve essere fatta valere la legge e non la delibera.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Assessora Lanzarin, a lei la parola.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

"Con riferimento al quesito relativo al sottodimensionamento delle piante organiche nei servizi alla prima infanzia ci si rifà alla L.R. n. 32/90 "Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: asili nido e servizi innovativi", art. 15, comma 3, che testualmente recita:
"3. La pianta organica del personale assicura, di norma, la presenza di un educatore ogni sei bambini di età inferiore ai 15 mesi e di un educatore ogni otto bambini di età superiore ai 15 mesi, in relazione alla frequenza massima".
Il provvedimento regionale n. 84/07, attuativo della L.R. n. 22/02 "Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali", ha stabilito il limite d'età dei bambini rispetto alla L.R. n. 32/90 come segue:
"La pianta organica del personale con funzione educativa, assicura il rapporto numerico di
- 1 unità ogni 6 bambini, di età inferiore ai 12 mesi
- 1 unità ogni 8 bambini, di età superiore ai 12 mesi; in relazione alla frequenza massima."
L'osservanza di questi parametri, non obbliga a legare la presenza dell'educatore ad un numero fisso di bambini, così come avviene nelle "sezioni" della scuola dell'infanzia o nelle "classi" della scuola primaria, per cui la sola differenza di tre mesi (12 mesi-15 mesi) non dovrebbe rappresentare, in una buona organizzazione, motivo di sottodimensionamento delle pianta organica.
Va rilevato, inoltre, che lo standard di cui alla DGR n. 84/07 costituisce un limite minimo e che lo stesso è stato definito con l'intento di considerare la specificità dei servizi rivolti alla prima infanzia, che presentano la caratteristica di avere una frequenza discontinua in relazione proprio all'età dei bambini che li frequentano.
Va sottolineato peraltro che i nuovi parametri sono definiti tenendo conto dei requisiti diversi dei bambini sotto i tre anni d'età per i quali si fa una netta distinzione tra i bambini lattanti e quelli divezzi.
Di fatto la moderna pediatria definisce lattanti i bambini nel periodo compreso tra la fine dell'età neonatale ed il sesto mese.
La Regione, nel fissare il limite dei dodici mesi per il rapporto educatore/bambini di 1 a 6 ha ritenuto di rispettare adeguatamente le peculiarità pediatriche e pedagogiche.
Il rispetto di tali parametri dovrà tener conto dell'organizzazione del servizio, modulando la presenza anche in considerazione dei momenti diversi della giornata: è assodato che vi sono orari del giorno in cui è necessaria la compresenza di più educatori ed altri momenti in cui è superflua.
Si evidenzia, alla luce dei nuovi criteri standard appena approvati con la DGR n. 84/07, la variabilità giornaliera delle presenze nei nidi, evitando volutamente una rigidità non appropriata alla particolarità del servizio e dell'utenza stessa.
Tali indicazioni sono state emanate a tutela dei bimbi stessi e nel contempo per assicurare l'ottemperanza dei criteri di efficacia ed efficienza a cui tutti i servizi sociali (tra cui anche i nidi) devono rispondere e nel rispetto dei diritti dei lavoratori.
Si fa peraltro presente che attualmente, purtroppo, il problema più diffuso è la mancanza di iscrizioni per cui addirittura diversi nidi, sono stati costretti a sospendere l'attività".

PRESIDENTE

Grazie, assessora Lanzarin.
Collega Ruzzante, a lei la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Non mi dichiaro per nulla soddisfatto di questa risposta, Assessore, e cerco di spiegare nei pochi secondi che ho perché non è al centro il pensiero dei bambini.
Io, se fossi un genitore di un bambino di 13 mesi, preferirei che ci fosse 1 operatore ogni 6 bambini. Se lei preferisce che ci sia 1 operatore ogni 8 bambini, io vorrei che venisse applicata la legge della Regione Veneto, che prevede 1 operatore ogni 6 bambini. Se la legge dice che fino ai 15 mesi è 1 ogni 6 bambini, perché dovete autorizzare la possibilità, con delibera, dicendo che tra i 12 e i 15 mesi è autorizzato 1 ogni 8 bambini? Mi vuole spiegare qual è la ratio? Ma oltre che la ratio, non mi pare che sia a vantaggio dei bambini e neanche dei dipendenti, perché è considerato uno dei lavori più usuranti fare l'assistenza ai bambini, lei lo sa. Sappiamo di cosa parliamo, soprattutto chi è stata madre e conosce la fatica dell'essere genitore, figuriamoci dell'essere educatore dentro un asilo.
È una questione di regole. Se la legge regionale stabilisce 6 fino a 15 mesi e 8 oltre i 15 mesi, non si capisce come potete derogare.
Ma c'è un secondo punto in cui dite che "ulteriori deroghe ai requisiti agli standard strutturali dell'allegato A fino a un massimo del 20%", quindi c'è una seconda deroga alla deroga che già avete effettuato. Questo va a svantaggio dei lavoratori, e va sicuramente a svantaggio dei bambini. Non capisco come fa lei a dire il contrario, perché qualsiasi genitore sa che è meglio avere un rapporto 6 bambini per 1 operatore, non 8 bambini fino a 15 mesi, perché sono bambini oltretutto un po' delicati.
Quindi la inviterei a correggere, oppure non resta altra strada che il ricorso rispetto all'applicazione che la Regione Veneto fa, io credo che non ci sia alternativa. La valuti con attenzione, la prego, perché la questione che ho posto mi pare molto chiara e semplice da risolvere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Allora abbiamo la risposta scritta che verrà letta dalla collega Donazzan, che viene delegata.

Interrogazione a risposta immediata n. 391 del 3 luglio 2017 presentata dai consiglieri Andrea Zanoni, Patrizia Bartelle e Cristina Guarda relativa a "ILLECITE IMPORTAZIONI DI LEPRI: COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE PER TUTELARE LA SALUTE PUBBLICA, GARANTIRE IL RISPETTO DELLE NORME IN MATERIA DI PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA E PER EVITARE LA PERDITA DI RISORSE REGIONALI?"

"Premesso che:
- da un articolo pubblicato il 22 giugno 2017 da il Giornale di Vicenza si apprende che i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione di Alessandria hanno scoperto "un'illecita importazioni di lepri vive da Paesi esteri a rischio tularemia (ovvero la malattia che colpisce i conigli)". Conseguentemente sono stati emanati "undici decreti di perquisizioni ed emessi diciotto ordini di esibizione da parte della procura di Asti, all'interno di aziende agricole, uffici pubblici nelle province di Alessandria, Asti, Brescia, Pavia, Genova, Torino, Verbania, Verona e anche Vicenza". Dalle indagini è emerso che sarebbero stati elusi "in maniera fraudolenta i controlli sanitari dei servizi veterinari facendo in questo modo figurare le lepri autoctone e utilizzando i fondi destinati alla caccia in modo indebito per fini diversi";
- il blitz coordinato dal Nas di Alessandria è scattato, dalla Liguria al Veneto "i militari si sono presentati in diversi uffici e aziende agricole (anche del Vicentino) acquisendo la documentazione in merito alla registrazione delle lepri";
- i soggetti coinvolti nell'inchiesta sarebbero stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficio nell'ambito delle proprie funzioni;
- da un articolo pubblicato il 22 giugno 2017 da La Stampa si apprende inoltre che: " (...) Così le lepri per ripopolare le zone di caccia devono prima essere acquistate: in Italia o anche all'estero, specialmente in Paesi come Romania, Ungheria, Bulgaria, dove i prezzi sono più convenienti. L'iter, spiegato dai carabinieri, è questo: gli enti fanno presente alla Regione la necessità di acquistare i leprotti e la Regione stanzia i fondi per l'acquisto. Gli animali prima di essere immessi vengono controllati dai veterinari, anzi devono già avere una scheda di accompagnamento. Ad esempio potrebbe essere stata importata in Piemonte, Liguria, Lombardia una partita di lepri «in nero» che come spiegano i carabinieri del Nas «potrebbe essere stata immessa nei territori di caccia eludendo in maniera fraudolenta i controlli dei veterinari e facendo figurare autoctone lepri "straniere" e in questo modo utilizzando i fondi destinati alla caccia in modo indebito».
Considerato che:
- la tularemia è una zoonosi batterica che clinicamente si manifesta a seconda della via di contagio e in base alla virulenza dell'agente patogeno. Si può contrarre, infatti, attraverso il contatto diretto con animali infetti, con l'ingestione di acqua contaminata o di carne poco cotta proveniente da animali infetti, ma anche attraverso la puntura di diversi artropodi, come le zecche;
- il periodo di incubazione della tularemia va da 1 a 14 giorni (mediamente 3-5) ed è inversamente proporzionale al numero di microrganismi inoculati. La malattia può manifestarsi nelle forme cutanea o ulcero-ghiandolare, ghiandolare, oculo-ghiandolare, gastrointestinale, polmonare, setticemica o tifoidea;
- nel caso in cui la malattia è trasmessa dalle zecche la forma più frequente è quella cutanea e ghiandolare, con tumefazione dolorosa dei linfonodi che spesso (ma non sempre) è preceduta o accompagnata da un'ulcerazione cutanea in corrispondenza del punto di ingresso del microrganismo, da febbre e da malessere generale;
- la letalità, nelle forme polmonari e tifoidee non trattate può arrivare al 15-30 per cento e oltre.
Tenuto conto che:
- l'articolo 20 della legge 11 febbraio 1992 , n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" prevede che: "Art. 20 Introduzione di fauna selvatica dall'estero. 1. L'introduzione dall'estero di fauna selvatica viva, purché appartenente alle specie autoctone, può effettuarsi solo a scopo di ripopolamento e di miglioramento genetico. 2. I permessi d'importazione possono essere rilasciati unicamente a ditte che dispongono di adeguate strutture ed attrezzature per ogni singola specie di selvatici, al fine di avere le opportune garanzie per controlli, eventuali quarantene e relativi controlli sanitari. 3. Le autorizzazioni per le attività di cui al comma 1 sono rilasciate dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali su parere dell'ISPRA, nel rispetto delle convenzioni internazionali. Nel caso di specie di uccelli che non vivono naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell'Unione europea, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali consulta preventivamente anche la Commissione europea.";
- l'articolo 1 dell'ordinanza ministeriale 30 marzo 1998 prevede che "L'importazione da Paesi terzi di lepri vive da ripopolamento è soggetta a preventiva autorizzazione ministeriale valida per sei mesi a decorrere dalla data del rilascio" e l'articolo 7 della stessa ordinanza detta i requisiti igienico sanitari minimi di cui debbono disporre le aziende interessate all'importazione;
- l'articolo 32 della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio" prevede che: "3. La Provincia è delegata al rilascio dell'autorizzazione, di cui al comma 2, entro 60 giorni dalla richiesta. Nell'atto di autorizzazione sono riportati gli obblighi derivanti dalla normativa vigente, alla cui osservanza è tenuto l'allevatore, con l'obbligo di tenere un apposito registro riportante i dati essenziali sull'andamento dell'allevamento, e, per gli allevamenti destinati al ripopolamento, l'obbligo di contrassegnare gli animali con anelli inamovibili o marchi auricolari, riportanti il numero che individua l'allevamento per specie ed un numero progressivo, da riportare nel registro".
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri
interrogano la Giunta regionale
per sapere cosa intende fare, a seguito della grave vicenda riportata in premessa, per tutelare la salute dei cittadini, per garantire il rispetto delle norme in materia di protezione della fauna selvatica e per evitare la perdita di risorse regionali".

PRESIDENTE

Prego, collega Zanoni ha la parola.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
La questione è sicuramente una questione seria, perché oltre all'illecito delle importazioni di lepri ci sono delle violazioni di norme sanitarie. Si parla di possibilità di trasmissione della tularemia, che è una malattia che si può trasmettere anche all'uomo.
Un giornale di Vicenza ha dato notizia di un'illecita importazione di lepri vive da Paesi esteri a rischio tularemia. Leggo le dichiarazioni, perché secondo me sono molto utili. "11 decreti di perquisizioni ed emessi 18 ordini di esibizione da parte della Procura di Asti all'interno di aziende agricole, uffici pubblici nelle Province di Alessandria, Asti, Brescia, Pavia, Genova, Torino, Verbania, Verona e anche Vicenza. Dall'indagine è emerso che sarebbero stati elusi in maniera fraudolenta i controlli sanitari dei servizi veterinari, facendo in questo modo figurare le lepri autoctone e utilizzando i fondi destinati alla caccia in modo indebito per fini diversi. L'iter spiegato dai Carabinieri è questo: gli Enti fanno presente alla Regione la necessità di acquistare i leprotti e la Regione stanzia i fondi per l'acquisto.
Ad esempio, potrebbe essere stata importata una partita di lepri in nero che – come spiegano i Carabinieri dei NAS – potrebbe essere stata immessa nei terreni di caccia eludendo in maniera fraudolenta i controlli dei veterinari e facendo figurare autoctone le lepri straniere, in questo modo utilizzando i fondi destinati alla caccia in modo indebito". Ricordo che si tratta di fondi pubblici.
Quindi l'interrogazione è stata fatta per sapere in merito a questa vicenda cosa intende fare la Regione per tutelare la salute dei cittadini, per garantire il rispetto delle norme in materia di protezione della fauna selvatica e per evitare la perdita di risorse regionali. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola alla collega Donazzan, che leggerà la risposta del collega Coletto.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

"In riferimento alle iniziative per "...garantire il rispetto delle norme in materia di protezione della fauna selvatica e per evitare la perdita di risorse regionali...", si riporta quanto comunicato dal Direttore della Direzione Agroambiente, Caccia e Pesca con nota prot. n.335349 del 04.08.2017, agli atti della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria – U.O. Veterinaria e Sicurezza Alimentare:
"L'introduzione di fauna selvatica dall'estero e il successivo rilascio sul territorio nazionale sono attività regolamentate sia a livello statale, con la legge n. 157/1992, che a livello regionale, con la Legge Regionale n. 50/1993 , le quali dettano precise disposizioni in merito all'introduzione di fauna selvatica viva da paesi esteri e le relative immissioni faunistiche a scopo di ripopolamento.
In particolare l'articolo 11, comma 1 della L.R. n. 50/1993 relativo all'istituzione di Zone di ripopolamento e cattura prevede: "1. Le Province istituiscono le zone di ripopolamento e cattura, destinate, per la durata minima di cinque anni, alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l'immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all'ambientamento, fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio".
L'articolo 13, comma 1 della medesima legge, disciplina i cosiddetti centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale: "1. Le Province istituiscono i centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, destinati alla ricostruzione delle popolazioni autoctone di fauna selvatica, da utilizzare esclusivamente per il ripopolamento".
Da ultimo, l'articolo 32 riguardante gli Allevamenti di fauna selvatica prevede: "1. Gli allevamenti previsti dal comma 1 dell'articolo 17 della legge n. 157/1992 sono distinti in tre categorie:
a) per la produzione di animali selvatici destinati a ripopolamenti e/o reintroduzione, con esclusione del cinghiale;
b) per la produzione di animali selvatici per soli fini alimentari;
c) per la produzione di animali per fini amatoriali e ornamentali;
2. Gli allevamenti sono soggetti ad autorizzazione, con esclusione dei titolari di impresa agricola che sono tenuti a dare semplice comunicazione alla Provincia; 3. La Provincia è delegata al rilascio dell'autorizzazione, di cui al comma 2, entro 60 giorni dalla richiesta. Nell'atto di autorizzazione sono riportati gli obblighi derivanti dalla normativa vigente, alla cui osservanza è tenuto l'allevatore, con l'obbligo di tenere un apposito registro riportante i dati essenziali sull'andamento dell'allevamento, e, per gli allevamenti destinati al ripopolamento, l'obbligo di contrassegnare gli animali con anelli inamovibili o marchi auricolari, riportanti il numero che individua l'allevamento per specie ed un numero progressivo, da riportare nel registro...".
Da quanto sopra esposto, si evince come in Veneto le immissioni faunistiche sono oggetto di particolare attenzione da parte dell'Amministrazione pubblica, ad oggi rappresentata ancora dalle Amministrazioni provinciali che, per il tramite dei competenti Uffici caccia, sono responsabili del rilascio delle autorizzazioni per le operazioni di cattura e ripopolamento a fini faunistici e venatori.
Da ultimo, per quanto concerne l'importazione di fauna selvatica dall'estero, è attualmente in corso un'indagine da parte dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) volta ad acquisire un quadro conoscitivo a livello nazionale in merito alle immissioni di specie di interesse cinegetico con particolare riferimento a Lepre, Fagiano, Starna e Pernice Rossa. A tale riguardo, la Direzione regionale Agroambiente, Caccia e Pesca ha già provveduto ad inoltrare alle Province e alla Città Metropolitana di Venezia formale richiesta al fine di acquisire i dati relativi alle immissioni faunistiche compiute nel quadriennio 2013-2016 opportunamente suddivisi in: specie, istituto (Ambito Territoriale di Caccia /Comprensorio Alpino e Azienda Faunistico-venatoria), provenienza (italiana o estera), origine (da allevamento o da cattura) e il numero di esemplari immessi".
Per quanto riguarda, invece, i controlli sanitari degli animali provenienti da Paesi Comunitari, ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo 31 gennaio 1993, n. 28, sono affidati agli Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari del Ministero della Salute, istituiti con decreto legislativo 31 gennaio 1993, n. 27, i quali si avvalgono della collaborazione dei Servizi Veterinari territoriali per l'effettuazione degli stessi".

PRESIDENTE

Grazie, Assessore.
Collega Zanoni, per la replica, ha la parola.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In realtà dovrei replicare a chi risponde, cioè all'assessore Coletto, che però in Aula non c'è.
Sicuramente una risposta del tutto insoddisfacente. Tra l'altro a un'interrogazione rivolta su questioni sanitarie e di tutela della fauna selvatica alla Giunta mi viene data risposta dall'assessore Coletto tramite l'assessore Donazzan, delegata, e mi si legge una circolare dell'Ufficio caccia, quindi competenza dell'assessore Pan.
Dopo chiederò alla collega Donazzan se posso avere la risposta scritta. Non viene citata in tutta la risposta la parola "tularemia" e non viene dato nessun seguito per quanto riguarda la questione che in Veneto ci sono state delle perquisizioni fatte dalla Procura della Repubblica di Asti negli uffici provinciali di Verona e Vicenza, presumo si tratti di Ufficio caccia. Di questo non viene assolutamente detto niente.
Siccome stiamo parlando di una malattia che può essere trasmessa all'uomo e stiamo parlando di gravi omissioni che riguardano le procedure per l'importazione e la liberazione di queste lepri, almeno vorrei capire se sono state fatte delle verifiche per mettere in tranquillità la salute dei nostri cittadini. Anche per capire cosa sta accadendo, visto che gli stessi inquirenti, i Carabinieri, parlano di sottrazione di fondi destinati alla caccia in modo indebito e per fini diversi.
Mi aspettavo che nella risposta si entrasse nel merito. È stata fatta una lunga disamina di un articolato di norme che conosciamo già, perché sono note a tutti, quelle relative e tra l'altro citate anche nella premessa dell'interrogazione, ma sull'oggetto della domanda non c'è stata la benché minima risposta.

PRESIDENTE

Chiudiamo allora questa sessione di interrogazioni.
Richiamo al Regolamento, prego, collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Vi faccio perdere pochi istanti. Però ho bisogno di un chiarimento in base all'articolo 41 del Regolamento, e riguarda quindi l'Ufficio di Presidenza, relativamente a quanto accaduto in questi ultimi giorni nella facciata del Palazzo Ferro Fini, questo riguarda non solo gli articoli 40 e 41 dello Statuto ma il 17 del Regolamento.
Il tema è questo, Presidente: volevo che venisse riunita la Giunta per il Regolamento per stabilire e chiarire una volta per tutte se il palazzo della facciata di Ferro Fini è a disposizione di tutti i Gruppi consiliari, perché io avrei bisogno di esporre un manifesto che dica questo: "Zaia regala ulteriori 300 milioni ai privati per la Pedemontana", un bello striscione da mettere fuori sul palazzo Ferro Fini.
Credo di averne diritto, visto che la settimana scorsa qualche Consigliere ha avuto il diritto di esporre il simbolo di una Regione, straniera tra l'altro, dal Palazzo Ferro Fini, o qualche mese fa, o qualche anno fa – lo ricorderanno in particolare modo i colleghi della passata Legislatura – c'era uno striscione con scritto "Liberate i marò". Se ricordiamo bene, è stato esposto anche forse all'inizio di questa Legislatura.
Dobbiamo stabilire una volta per tutte – Presidente, mi dispiace che non ci sia il Presidente Ciambetti ma non ho dubbi che in questo momento l'Ufficio di Presidenza deve agire collegialmente – stabiliamo una volta per tutti se questo è un diritto o meno e se è un diritto vale per tutti, perché non è che si espongono solo le bandiere gradite; non so se la Presidenza è stata coinvolta, se è stata autorizzata l'esposizione della bandiera della Catalogna da parte della Presidenza. Se non è stata autorizzata, immagino che avrà delle assunzioni di decisioni oppure non è prevista alcuna sanzione? Perché se non è prevista alcuna sanzione lo faccio anch'io, ma lo può fare chiunque altro. Perché il palazzo non vi appartiene, il Consiglio regionale è del Consiglio regionale, quindi non può essere esposto ciò che ciascuno vuole, quando vuole, perché qualsiasi bandiera di qualsiasi Stato allora può essere esposta a seconda del punto di vista del singolo Consigliere.
Il tema comunque è garantire che il Regolamento venga applicato. Garantire che lo Statuto venga applicato e garantire che il disciplinare che recentemente l'Ufficio di Presidenza ha sottoposto a tutti venga applicato rigorosamente.
Se qualcuno lo disconosce va in qualche modo sanzionato, credo, perché se non esiste la sanzione vuol dire che non esiste neanche l'obbligo di non fare determinate cose.
L'ultima questione che le pongo, perché non è la prima volta che la pongo all'Ufficio di Presidenza, è che io non accetto una Presidenza che garantisca due pesi e due misure. Quindi mi sento autorizzato, fin quando non arriverà un chiarimento da parte della Giunta per il Regolamento e dall'Ufficio di Presidenza, a esporre quello che voglio, quando voglio, dal Palazzo Ferro Fini e lo farò. Lo farò perché se non è prevista una garanzia nei confronti di ciascun Consigliere rispetto all'utilizzo o meno della facciata di Palazzo Ferro Fini io mi ritengo autorizzato dalla Presidenza ad avere la stessa sanzione che hanno ricevuto i colleghi che hanno più volte e ripetutamente esposto striscioni o bandiere.
Non entro neanche nel merito del fatto che è stata esposta una bandiera di una Regione straniera dal Palazzo Ferro Fini, che lo ritengo un atto sbagliato dal punto di vista della politica estera, dal punto di vista anche di coloro ai quali appartiene, non mi risulta che sia un palazzo spagnolo, abbiamo avuto la dominazione francese, ma non abbiamo avuto in questo palazzo la presenza di spagnoli, ci sono stati, ma non certo graditi da parte dei veneti.
Non entro neanche nel merito della fattispecie di ciò che è stato esposto. O è garantito a tutti il diritto di esporre, o non è garantito a nessuno, e se non è garantito a nessuno è per nessuno. Quindi, Presidente, vorrei parole chiare da parte della Giunta per il regolamento su questo punto, e se è vero quello che dico io, che è vietato esporre qualsivoglia messaggio, credo che debba seguirne una sanzione, perché sennò, voglio dire, se c'è un principio e non c'è una sanzione vuole dire che a nulla serve quel principio, e mi ritengo autorizzato a farlo anch'io. Se non esiste sanzione lo faccio anch'io; se esiste sanzione venga applicata la sanzione; se esiste il divieto venga ribadito che esiste il divieto. Delle due l'una: o siamo liberi tutti. Può essere una cosa simpatica, introduciamo un elemento, una specie di tazebao collettivo e collegiale che possiamo esporre ciascuno una cosa, "Zaia ha sbagliato sulla Pedemontana", "il referendum è farlocco", ognuno può scrivere quello che vuole e trasformiamo Palazzo Ferro Fini in una sorta di messaggio collegiale e collettivo. Chiunque può andare lì ed esporre ogni mattina la bandiera della pace, la bandiera dell'Ucraina, quello che vuole, ognuno fa quello che vuole.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Credo che non ci sia nessun problema ad approfondire. So che il Presidente Ciambetti venuto a conoscenza del fatto ha provveduto a farla togliere, dopodiché il mio parere, ma se serve ne parleremo, è che o ci autoregolamentiamo, ma se l'Assemblea legislativa ha bisogno di fare multe, norme per autoregolamentarsi credo che non facciamo... sarei un po' perplesso.
Poi, che possano esserci dei momenti in cui si esprime una propria sensibilità politica in maniera un po' plateale, capita, è capitato anche in Consiglio regionale con i volantini. Concordo con lei che deve rimanere all'interno di un quadro assolutamente straordinario.
Poi parliamone comunque, il mio impegno è quello di trasferire al Presidente quello che lei ha detto. Mi sembra un po' brutto che dobbiamo scrivere, sanzionarci a vicenda.
PUNTO
4



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 27 APRILE 2012, n. 18 "DISCIPLINA DELL'ESERCIZIO ASSOCIATO DI FUNZIONI E SERVIZI COMUNALI"" (PROGETTO DI LEGGE N. 263/2017) APPROVATO

Relazione della Prima Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi Consiglieri,
La modifica alla legge regionale 18 del 2012 si rende necessaria a seguito di alcune problematiche insorte a livello applicativo.
La proposta di modifica abroga il comma 4 dell'articolo 4, al fine di risolvere le problematiche applicative che sì trovano ad affrontare nuove Unioni di Comuni che subentrano in convenzioni nelle quali è capofila un Comune e con il quale la costituenda unione trova conveniente mantenere il rapporto associativo, soprattutto nei casi in cui il Comune capofila risulta di maggiori dimensioni ed è strutturato per fornire i servizi associati in modo adeguato.
Si evidenzia che lo scopo della proposta abrogativa è, in realtà, quello di incidere sulla seconda parte del comma 4, dell'articolo 4 ed in particolare sulla locuzione "a condizione che le unioni siano gli enti responsabili dell'Unione".
Ne consegue, peraltro, anche l'abrogazione della restante parte del comma in esame, stante che la facoltà lì disciplinata ("Le Unioni di comuni possono stipulare convenzioni tra loro o con singoli comuni") è già prevista dalla legislazione nazionale e più precisamente, dall'articolo 32, comma, 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 276, norma attualmente vigente e non interessata, per la parte che qui rileva, dalle recenti riforme in tema di autonomie locali.
Nella seduta del 30 agosto 2017 la Prima Commissione consiliare ha svolto i propri i lavori in ordine al progetto di legge oggi in esame e lo ha approvato all'unanimità con i voti favorevoli dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia, Fratelli d'Italia AN-Movimento per la cultura rurale, Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Il Veneto del Fare-Flavio Tosi, Area Popolare Veneto, Movimento 5 Stelle e della componente politica "Articolo 1- Movimento democratico e progressista" del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Consigliere Montagnoli, ha la parola.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
È un progetto di legge della Giunta regionale che mira a risolvere alcune problematiche di tipo ubicativo. Oggi la legge 18/2012 consente che siano solo le Unioni dei Comuni a fare istanze di bando, ma in molti casi ci sono Comuni di più grandi dimensioni, che fanno parte delle Unioni tuttora capofila, che sono inibiti a ciò.
Per cui le istanze che sono state portate alla Struttura e alla Giunta dal territorio ci hanno chiesto di fare questa modifica. Si va ad abrogare il comma 4 dell'articolo 4, che consentirà da oggi in avanti che realtà di Unioni di Comuni, ci sono problematiche nel Veronese, anche nel Veneziano, se c'è il Comune capofila dell'Unione può fare le varie istanze. Così andiamo a risolvere questa problematica. Non ci sono oneri finanziari, ed è stato approvato all'unanimità in Prima Commissione.

PRESIDENTE

Quindi apriamo la discussione generale. Collega Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Solo per esprimere a nome del Gruppo il parere favorevole alla proposta di legge presentata dal consigliere Montagnoli.

PRESIDENTE

A questo punto, se non ci sono altri interventi, iniziamo quindi a votare.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Metto in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ci sono dichiarazioni di voto? Altrimenti metto in votazione il provvedimento nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
4.1



APPROVAZIONE DEL BILANCIO CONSOLIDATO 2016–D.LGS 118/2011 "DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DEI SISTEMI CONTABILI E DEGLI SCHEMI DI BILANCIO DELLE REGIONI, DEGLI ENTI LOCALI E DEI LORO ORGANISMI, A NORMA DEGLI ARTICOLI 1 E 2 DELLA LEGGE 5 MAGGIO 2009, N. 42" E SS.MM.II. (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 53) (DELIBERAZIONE N. 135/2017)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
al Consiglio regionale spetta un nuovo adempimento sul fronte contabile: si tratta del primo bilancio consolidato della Regione del Veneto. Predisposto dalla Giunta regionale, è stato redatto secondo le regole contabili introdotte nell'ordinamento dal decreto legislativo n. 118 del 2001, il cui obiettivo principale, come noto, è quello di armonizzare i bilanci delle regioni e di renderli tra di loro confrontabili.
Detto che anche lo Statuto del Veneto prevede, all'articolo 56, comma 6, che la "Regione adotta un bilancio consolidato che tiene conto dei bilanci degli enti e degli organismi dipendenti e partecipati dalla Regione", preciso che la novità introdotta dal citato decreto consiste innanzitutto nella tipologia di soggetti da ricomprendere nel nuovo documento, senza dimenticare l'introduzione della contabilità economico patrimoniale. Un cambiamento, quindi, non solo di forma.
Già ricorrente nella terminologia delle aziende private, il concetto di "Gruppo" introdotto diviene, nel caso specifico, "Gruppo Regione del Veneto" al quale sono riconducibili gli enti ed organismi strumentali, le aziende, nonchè le società controllate e partecipate identificate secondo le modalità ed i criteri individuati dal legislatore statale.
La Giunta regionale ha tracciato i confini del Gruppo sulla base delle nuove norme, elencandone i soggetti e tra questi identificando quelli il cui bilancio dev'essere consolidato con quello regionale.
Nel 2015 la Regione del Veneto si avvalse della possibilità di rinviare al 2016 l'adozione del nuovo sistema contabile e pertanto oggi siamo invitati ad accertare con questo atto l'avvenuto compimento del passaggio al nuovo regime, nella convinzione che il bilancio consolidato costituisce uno degli strumenti attraverso cui si può attuare e perfezionare l'attività di controllo sugli organismi partecipati cui la Regione è istituzionalmente e normativamente deputata.
Nel ricordare che quest'Aula ha già approvato, circa due mesi addietro, il Rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2016, consolidandolo con i risultati della gestione del Consiglio regionale per il medesimo esercizio, aggiungo che il Bilancio Consolidato 2016 - ovvero il primo documento di rendicontazione delle attività del gruppo pubblico Regione Veneto - potrà essere progressivamente implementato negli esercizi futuri sul fronte della quantità e qualità delle informazioni fornite, sulla base del numero di soggetti (enti, organismi e società) che verranno compresi nel perimetro di consolidamento e delle modifiche normative ai principi contabili già in corso di approvazione da parte della Commissione Arconet.
Riassumendo brevemente i passaggi intercorsi, ricordo che la Giunta regionale ha approvato in data 5 settembre 2017 tale provvedimento, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico, dalla relazione sulla gestione e dalla nota integrativa della capogruppo Regione Veneto e delle società comprese nel perimetro di consolidamento individuato con deliberazione n. 593 del 28/04/2017.
Successivamente è stato acquisito il prescritto parere del Collegio dei revisori dei conti, formulato in data 18 settembre 2017.
In data 21 settembre la Prima commissione ha esaminato il provvedimento, ha audito il suddetto Collegio e, dopo approfondito dibattito, ha concluso i propri lavori sull'argomento.
La Prima commissione ha preso atto a maggioranza dell'avvenuta approvazione del bilancio consolidato da parte della Giunta regionale e lo sottopone al Consiglio regionale con proposta di approvazione.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia, Siamo Veneto; si sono astenuti i rappresentanti dei gruppi consiliari Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Il Veneto del Fare-Flavio Tosi, Movimento 5 stelle."

PRESIDENTE

Relatore per la Prima Commissione il consigliere Finozzi. Scusate, per favore, un po' di attenzione sull'argomento, grazie.

Finozzi Marino FINOZZI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Buongiorno colleghi. Si tratta di un nuovo adempimento previsto dal 118, famigerato decreto legislativo sulla normativa finanziaria, con il quale la Regione va a monitorare i bilanci anche delle aziende controllate dalla stessa.
In Commissione hanno espresso voto favorevole i rappresentati del Gruppo Liga Veneta, Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia e Siamo Veneto; si sono astenuti i rappresentanti dei Gruppi consiliari Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Veneto del fare, Flavio Tosi, Movimento 5 Stelle.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finozzi.
La parola al Correlatore Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ho apprezzato la sinteticità del Relatore. Cercherò di espandere un pò di più il ragionamento su questo, che è una novità rispetto agli strumenti che di solito padroneggiamo nell'ambito della rendicontazione e del bilancio.
Questo è appunto un bilancio consolidato, è una novità, un adempimento contabile previsto dalla 118/2011 che successivamente è stato spostato al 2015. Questo è il bilancio consolidato del 2016, secondo le direttive europee, che ci consentono così di raggiungere alcune finalità che sono quelle dell'efficienza nella gestione nell'utilizzo delle risorse pubbliche, la trasparenza dell'informazione nel processo di allocazione delle stesse e della confrontabilità dei dati di bilancio.
Nell'armonizzazione del patrimonio regionale abbiamo quindi la valutazione finanziaria economico-patrimoniale di tutto il panorama, non solo dell'Ente Regione ma anche di tutti gli Enti strumentali, delle controllate e delle partecipate.
La norma prevede la distinzione tra il gruppo delle cosiddette regionali e il perimetro delle consolidate e il bilancio consolidato. Dopo aver affrontato il bilancio, lo stato patrimoniale della Regione e delle consolidate, affronta il conto economico, la relazione sulla gestione e poi la nota integrativa.
Quindi abbiamo a che fare non solo con la conoscenza dei conti della Regione propriamente detta, ma anche di tutto ciò che ha a che fare con la Regione: il gruppo delle aziende di riferimento della Regione e il perimetro delle consolidate.
Cosa vuol dire? Finalmente, abbiamo una visione d'insieme, che ci consente da una parte di attivare un miglior controllo, non solo sull'andamento dei conti dal punto di vista finanziario ed economico ma anche sullo stato patrimoniale, dall'altra avere una maggiore conoscenza e informazione, che ci consente di fare poi meglio quello per cui siamo chiamati in questo Consiglio regionale, e cioè la programmazione.
Su questi dati io mi soffermo su alcuni aspetti. Quando parliamo di Gruppo regionale parliamo delle ATER, dei parchi, degli ESU, parliamo di tutto ciò che ha a che fare con il gruppo Regione. Con il perimetro delle consolidate invece abbiamo inserito la CAV, l'Immobiliare Marco Polo, i Sistemi Territoriali, Veneto Acque e Veneto Innovazione, questo per una serie di motivazioni legate alle procedure che via via verranno affinate.
Voi capite che questo è l'incipit, cioè abbiamo per la prima volta il bilancio consolidato. Altra cosa sarebbe avere uno storico dei consolidati. Questo ci consentirebbe di avere un confronto con il bilancio consolidato del 2015, con il bilancio consolidato del 2014. Noi avremo la possibilità di vedere l'andamento dei costi, dei ricavi, dello stato patrimoniale, dello stato economico e quindi potremmo fare un ragionamento confrontando i vari anni. Oggi invece siamo di fronte al bilancio consolidato 2016, quindi facciamo un ragionamento su quello che ci è possibile fare sul 2016.
Il gruppo Regione Veneto ha un risultato economico a mio giudizio importante, un utile consolidato di 532 milioni, 532.169.454 per la precisione, che è la differenza tra i costi e i ricavi di tutto il patrimonio – passatemi questo termine – regionale e delle consolidate, 532 milioni. 10 miliardi circa sono la parte di attivo di questo circuito, di questo perimetro che ho detto prima. 7 miliardi e 200 milioni è l'indebitamento. Sono cifre importanti, che servono da punto di riferimento per ragionamenti successivi.
Ci sono alcuni dati che penso sia utile conoscere: quanti sono i proventi da tributi per la Regione Veneto, il gruppo Regione e le consolidate? 9 miliardi 291 milioni, sono oneri fondamentali di riferimento.
Ma abbiamo anche delle altre cifre che probabilmente ci è utile conoscere. Abbiamo circa 70 milioni di interessi passivi e negli interessi passivi chiaramente dobbiamo fare i conti con tutto l'indebitamento sia della Regione che delle consolidate.
Il valore delle partecipazioni per le controllate è un valore a mio giudizio importante, che viene quantificato nella nota integrativa e il valore delle partecipate – e cioè l'Immobiliare Marco Polo, Sistemi Territoriali, Veneto Edilizia Canal Grande, Veneto Acque, Veneto Innovazione, Veneto Sviluppo – è di 217 milioni. Non è poco.
È un momento conoscitivo che è un momento di ancoraggio che ci servirà successivamente, ripeto, per la programmazione.
Volevo soffermarmi su alcune altre cifre. Vi ho già detto i 70 milioni di interessi passivi. Se andiamo a vedere, e non per mera curiosità ma per capire l'andamento della spesa, la spesa per il personale della Regione, delle partecipate, delle controllate è di 157 milioni circa. Le spese per il personale della CAV, dell'Immobiliare Marco Polo, dei Sistemi Territoriali, di Veneto Acque e di Veneto innovazione è di 33 milioni. Le spese invece per le componenti delle cariche sociali, cioè gli amministratori e i sindaci, sempre della CAV, dell'Immobiliare Marco Polo, dei Sistemi Territoriali, di Veneto Acque e Veneto Innovazioni, che sono il perimetro delle consolidate, sono di 438 mila euro.
Sono dei punti di riferimento, che però ci danno l'idea di come dobbiamo lavorare da qui al futuro. Il consolidato parte dal rendiconto, il rendiconto è stato fatto nell'aprile 2017, poi c'è stata la parifica, adesso avviene il passaggio del bilancio consolidato che è necessario approvare entro il 30 settembre, ma nel bilancio consolidato abbiamo il perimetro delle consolidate.
Nell'ambito della programmazione dobbiamo chiederci qual è la programmazione delle consolidate, qual è la programmazione di Veneto Sviluppo, qual è la programmazione della CAV, di Sistemi Territoriali, qual è la situazione di Veneto Agricoltura, qual è la situazione di Veneto Acque e di Veneto Innovazione?
Nella relazione integrativa si fa una sintesi delle principali scelte, dei principali obiettivi che queste partecipate e controllate hanno portato avanti. Di fronte a questi obiettivi, di fronte a queste finalità è logico chiedersi – ed è quello che faremo nei prossimi interventi – qual è la posizione da parte della Giunta nei confronti, per esempio, della CAV. Se la CAV ha un utile di 14 milioni nel 2016, come intende reinvestirli? Sappiamo che c'è stata un'operazione per cui la CAV ha avuto la possibilità di aumentare le tariffe, ma anche la possibilità di rivedere l'ammortamento delle spese effettuate per la realizzazione dell'autostrada. Che tipo di obiettivi la Giunta regionale intende promuovere assieme a CAV?
Poi avremo anche l'assestamento di bilancio ed alcuni obiettivi che abbiamo inserito nel collegato, nella legge regionale 30, il famoso collegato alla finanziaria, riguardavano proprio Autovie, la newco.
Quegli obiettivi non sono stati realizzati per diversi motivi che mi auguro poi l'Assessore avrà modo di approfondire.
Però ci danno l'esatta temperatura, l'esatta conoscenza di quella che è la programmazione regionale. Sulla CAV intendiamo proseguire in quale direzione? Quali sono gli ostacoli? Quali sono state le difficoltà per cui non abbiamo raggiunto gli obiettivi che volevamo raggiungere? Non solo qui, ma anche sugli altri obiettivi. Adesso ne dico qualcuno, perché gli altri miei colleghi si soffermeranno su altre partecipate e controllate. Per esempio, sull'obiettivo di trasformare, o meglio, di chiudere, di liquidare Veneto Promozione, sull'obiettivo della promozione turistica, o dell'internazionalizzazione delle nostre imprese, come si sta procedendo? Il passaggio a Veneto Innovazione sta avendo successo, oppure è a una battuta d'arresto? Come sta avvenendo?
Questo è, secondo me, l'obiettivo che abbiamo di fronte oggi. I dati del primo consolidato sono dati importanti, perché abbiamo 532 milioni di attivo. Un valore immobiliare di esercizio finanziario economico patrimoniale di 10 miliardi, un valore di 7 miliardi e oltre di indebitamento. Di fronte a questi dati, che è impossibile confrontare con i dati precedenti perché non abbiamo altri consolidati, l'obiettivo che oggi ci poniamo è quello di esplorare il perimetro delle consolidate. Ce ne sono tante posizioni che dovrebbero essere vagliate.
Per esempio abbiamo tante controllate, tante partecipate o tanti Enti strumentali che sono stati commissariati e che continuano a essere commissariati. Quando si esce dal commissariamento? Oppure il percorso di Veneto Agricoltura è un percorso virtuoso verso l'altra società, oppure è un percorso che ha dei momenti di arresto, di difficoltà? Su questo vorremmo soffermarci per dare senso e significato a quello che stiamo facendo.
O il bilancio consolidato è una mera presa d'atto formale, oppure è un ragionamento anche sulla programmazione futura. Capisco che è difficile parlare di programmazione, che è più semplice parlare di dati di bilancio e magari andare subito all'assestamento, ma a nostro giudizio è invece fondamentale fermarsi sulla programmazione. È quello che vogliamo fare nei prossimi interventi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie. Apriamo la discussione generale con l'intervento della collega Zottis, che ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In continuità con quanto ha appena affermato il collega Sinigaglia, quello che ci piacerebbe approfondire è il tema di alcune consolidate, di alcune regionali in particolare. Nel mio caso vorrei capire meglio qual è la funzione reale che si vuole dare a Veneto Innovazione. Ne abbiamo parlato spesso, è stata chiusa Veneto Promozione, sono state trasferite le deleghe di Veneto Promozione a Veneto Innovazione, ma al di là degli obiettivi generali sui quali possiamo concordare tutti, che ci auspichiamo che poi diventino obiettivi concreti, operativi e reali, non abbiamo ancora compreso qual è la strategia che ci porterà al passaggio per esempio delle competenze tra imprese venete e imprese straniere, imprese che vanno anche al di là della Comunità europea. Perché ricordiamo bene che una delle funzioni di Veneto Promozione era proprio quella anche di portare la Regione Veneto all'estero e di far conoscere quelle che erano le eccellenze venete alle imprese estere, creare rapporti di internazionalizzazione tra queste e le altre imprese.
Questa funzione non abbiamo ancora compreso chi la porterà avanti, come verrà portata avanti. Ricordiamo che Veneto Promozione, al di là delle difficoltà che ci sono state, e sono oggettive, in qualche modo beneficiava fino ad un certo punto anche dei soldi dati dalla Camera di Commercio. Non pochi soldi, mi pare circa 800 mila euro. Questo chiaramente comporta per la Regione che quei soldi, che adesso dovrebbero essere in qualche modo soldi che vengono immessi al netto del personale di Veneto Innovazione, come vengono assegnati? Quindi sia in termini di obiettivi, che in termini di finanziabilità.
L'altro aspetto che ricordiamo, perché l'abbiamo ripreso più volte all'interno delle Commissioni e quindi ci auguriamo che ci sia anche una risposta all'interno di questa sede, oppure che ci sia la possibilità di riapprofondire questi aspetti anche all'interno delle Commissioni successive, è: quale fine faranno i lavoratori che lavoravano all'interno di Veneto Promozione. Può non essere stretto oggetto, all'interno del consolidato. È chiaro che ci sono degli obiettivi che vengono inseriti all'interno delle società. Quindi semplicemente chiediamo un approfondimento su questo, che ci sia l'impegno da parte della Giunta di poter approfondire questi aspetti in Commissioni susseguenti. Anche nel secondo aspetto, che è quello di capire meglio quale fine farà il personale, ci auguriamo che, se non in questa sede, magari in una Commissione delle prossime settimane, ci possa essere la possibilità di avere una risposta anche da un punto di vista operativo, ma anche una risposta da un punto di vista di indirizzo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Zottis.
Collega Bartelle, a lei la parola.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Nella speranza di evitare inutili polemiche, vi do subito atto della sostanziale correttezza di questa proposta rispetto ai principi fondamentali della contabilità pubblica in tema di bilanci aggregati. Ma non parliamo di bilancio consolidato. Quello che affrontiamo oggi è una sommatoria di bilanci di esercizio. Per consolidare davvero un bilancio occorre che voi diate un valore reale alle società che consolidate, occorre che le pesiate sul piano patrimoniale e ne verifichiate con cadenza regolare i volumi delle attività.
Non basta prendere per buoni i risultati d'esercizio prodotti dalle società stesse, pur depurati dalle operazioni infragruppo, come si è fatto qui. L'assegnazione di valore e la relativa iscrizione a bilancio va effettuata con il criterio della correttezza, e se la Regione non ha i professionisti in grado di farla dovrebbe affidarsi a società specializzate in materia.
Apposite istruzioni vanno date agli amministratori nominati nelle controllate e specifiche verifiche vanno fatte dal socio Regione in sede di Assemblea societaria. Senza contare che sono rimaste fuori dal perimetro le aziende ULSS, cioè le società strumentali, che hanno prodotto negli ultimi vent'anni il sostanziale disavanzo della Regione Veneto. Consolidare un bilancio è un lavoro lungo e complesso, che non si risolve con un solerte lavoro dei funzionari e con una frettolosa delibera di Giunta. Visto che la scadenza del 30 settembre era nota da tempo il lavoro andava impostato per bene utilizzando lo strumento del disegno di legge, come per gli altri adempimenti di bilancio, coinvolgendo da subito le opposizioni nella definizione del perimetro di consolidamento, nella precisazione dei valori di pesatura delle partecipate e nella stesura delle istruzioni finanziarie per gli amministratori delle controllate.
Un capitolo a parte merita poi il tema della programmazione, sollevato dal collega Sinigaglia in tutte le Commissioni cui ha partecipato, e ripreso anche prima nella sua correlazione. In effetti la pesatura delle società controllate comporta anche la dichiarazione sul destino che si vuole affidare alle società stesse, se sono strumentali oppure disponibili alla vendita, totale o parziale, oppure destinate alla chiusura o alla cessazione di quote. Queste indicazioni sono la logica conseguenza di una capacità programmatoria che non appare patrimonio attuale di questa Giunta.
Per le motivazioni fin qui esposte ritengo che questo provvedimento non vada votato e invito il Presidente a richiamare la Giunta sulla necessità che in futuro questo provvedimento non sia meramente amministrativo, ma abbia efficacia normativa.
Quindi per le ragioni fin qui esposte formulo sin d'ora il mio voto contrario.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Bartelle.
La parola al Vicepresidente Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ad integrazione di quanto già il collega Sinigaglia aveva accennato prima, volevo fare una breve riflessione per quanto riguarda Sistemi Territoriali, che opera nell'ambito dei vari settori del trasporto, in particolare si occupa anche della gestione delle merci, delle vie navigabili, opere idrauliche connesse alla navigazione interna e così via, oltre a quelle ferroviarie.
Anche qui c'è un problema di indirizzo, di prospettiva complessiva del trasporto nella nostra Regione. Io non so fino a quando andremo avanti con lo spacchettamento del sistema dei trasporti ferroviario in Veneto. Sappiamo che la gara è stata ulteriormente rinviata e quindi andremo al 2021 a capire quali scenari si prospetteranno all'orizzonte per il trasporto ferroviario del Veneto. Sappiamo però che di recente c'è stata un'operazione di passaggio a gestione diretta di Sistemi Territoriali da parte della Regione, mentre prima era su indirizzo di Veneto Sviluppo. Questo passaggio, avvenuto in data 6 luglio 2017, prevederebbe anche una possibile proroga fino al 2024 della gestione diretta da parte della Regione.
Allora delle due l'una, come direbbe qualcuno che in questo momento non c'è: se la gara arriva al 2021 e nel frattempo noi proroghiamo questa gestione al 2024 c'è qualcosa che non quadra. O perlomeno non si capisce e non è evidente una volontà da parte della Regione di dare un'impostazione di prospettiva strategica al trasporto ferroviario del Veneto. È un problema che più volte abbiamo segnalato. Sappiamo benissimo che con questa suddivisione le spese che comunque vanno sostenute da parte della Regione aumentano, anche se con l'assestamento vedremo, credo più tardi o domani, che sono state integrate le risorse per il trasporto su gomma e in parte anche quello ferroviario, per la prima volta tra l'altro. Finora il Veneto ha sempre usato solamente le risorse del fondo nazionale trasporti e non ha aggiunto mai nulla. Quest'anno per la prima volta aggiunge qualcosa.
Se c'è questo timido tentativo di farsi carico ed essere corresponsabili nella gestione del sistema ferroviario, forse vale la pena, una volta per tutte, inquadrare questo tema dentro al Piano generale della logistica, che vi ricordo è vecchio del 1995, quindi del secolo scorso, e dire in maniera chiara come il Veneto pensa di gestire da qui ai prossimi dieci anni, vent'anni (prendiamola non troppo larga ma a medio termine) il servizio di trasporto ferroviario del Veneto, complementare chiaramente anche al trasporto su gomma. Qui parliamo precisamente di questo ferroviario.
Un'altra riflessione che mi viene spontanea, visto che Sistemi Territoriali si occupa di vie navigabili e sistemi di navigazione, riguarda l'opera incompiuta e sospesa dell'idrovia Padova-Venezia, dove, oltre al tema della sicurezza idraulica, ci sarebbe anche il tema del trasporto per vie navigabili interne, che andrebbe a rafforzare quell'asse del pendolo Venezia Padova dal punto di vista della logistica, e quindi della semplificazione e lo sgravio del traffico su strada attraverso il traffico fluviale.
Sono ancora utopie, mi rendo conto, ma semmai si arriva a decidere, a mettere nero su bianco queste prospettive è chiaro che resteremo sempre al palo. Quindi con l'occasione del consolidato, visto che è la prima volta che arriva in Consiglio questa modalità, ci teniamo a sottolineare questo aspetto. Non siamo fuori tema, nel senso che intendiamo dare un segnale forte alla Giunta, perché su questo punto del trasporto ferroviario, mi dispiace che non sia presente l'assessore De Berti, dobbiamo dire una parola chiara, non solo da qui a domani, ma da qui ai prossimi dieci venti anni.
I pendolari del Veneto hanno bisogno non solo di avere il servizio quotidiano regolare etc. ma anche di capire che questo è inserito in un sistema complessivo, che va a beneficio di chi usa il treno per i propri spostamenti ma anche del sistema viario-viabilistico del Veneto, compresi il trasporto merci, il trasporto turistico e così via.
Sistemi Territoriali ha acquisito delle competenze, sicuramente, nessuno vuole negare questo, però sta assorbendo risorse, che a nostro avviso potrebbero essere utilizzate in maniera più sapiente e intelligente per il futuro.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
La parola al Capogruppo Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Registro dal consolidato alcuni dati su CAV, ne abbiamo già parlato anche in Commissione, perché la fotografia dell'esercizio 2016 di CAV è indubbiamente interessante. La società chiude il bilancio con oltre 14 milioni di utile, ha rimborsato il prestito ad ANAS con l'emissione del bond. Quindi sostanzialmente è chiaro che deve pagare adesso la rata, ma su quel fronte ha onorato i suoi impegni e si è visto riconoscere un aumento della tariffa dei pedaggi dello 0,45%.
Quindi, tenuto conto pure della ripresa dei flussi di traffico legati fortunatamente alla ripresa economica, CAV si pone nelle condizioni, da un punto di vista finanziario, di alimentare il proprio bilancio e nell'insieme quindi il consolidato, con una previsione considerevole nel periodo di durata della concessione. L'Assessore in Commissione mi pare stimasse intorno ai 600 milioni di euro che è cifra assai ragguardevole.
Peraltro, abbiamo assistito a una certa conflittualità tra i due soci o almeno a coloro che rappresentano i due soci nel Consiglio di Amministrazione, cioè tra Presidente e Amministratore, e cioè tra Regione e ANAS.
Ora, io chiedo all'Assessore quale sia l'indirizzo che la Giunta intende dare sia in prospettiva per il verificarsi di questa disponibilità finanziaria significativa, che nei rapporti tra Regione e ANAS. Rapporti che sono implicati anche nell'altra operazione, che affronteremo meglio con l'assestamento, vale a dire quella previsione di costituire una newco con la Regione Friuli e probabilmente l'ANAS in modo da poter assicurare l'affidamento diretto della Venezia-Trieste, come peraltro si sta tentando di fare con la A 22 dalla parte del Brennero, e quindi con le Province autonome.
Perché dico questo? Perché il sapere oggi che si può generare un'utilità di circa 600 milioni, seppure nel periodo di validità della concessione, richiede a nostro avviso che già a partire dai documenti di programmazione del prossimo bilancio la Giunta espliciti quali sono gli obiettivi. Cosa ne facciamo di queste utilità? Dove li mettiamo? Li teniamo sulle infrastrutture? Su quali infrastrutture? Ci sono temi infrastrutturali aperti, a partire dal completamento delle opere complementari del passante per un verso, ma come in altre regioni o province autonome. Faccio riferimento a quello che fanno le Province di Bolzano e Trento con gli utili della A 22 – saluto l'Assessore ai trasporti, visto che siamo in tema. Destinano quota parte degli utili al potenziamento delle infrastrutture su ferro, e questa secondo me sarebbe una prospettiva molto interessante in Veneto.
Spostare utili dalla gomma, CAV, al ferro, un certo ammontare di risorse in accantonamento, per fare investimenti, sempre infrastrutturali. La metto come tema di discussione, lo ridico per l'assessore De Berti. Mi riferisco a CAV e mi riferisco anche al fatto che quella previsione fatta l'anno scorso, della newco, viene in qualche modo revocata temporaneamente, così ci ha detto il Vicepresidente, perché non si è realizzata, ma verrà riproposta come operazione nel 2018. Quindi ci sarà necessità di rimettere in linea la Regione 50% con ANAS, 50% in CAV, con Regione Friuli, che è l'altro partner dell'operazione della newco.
Mi fermo qui e attendo poi dalla Giunta delle indicazioni.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Collega Azzalin, a lei la parola.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sul bilancio consolidato noi ci siamo astenuti in Commissione, questo a riprova del fatto che esprimiamo giudizi di merito, ma se doveva essere un voto politico sarebbe stato chiaramente un voto di opposizione. Il nostro voto di astensione, di fatto, è una presa d'atto di quelle che sono le risultanze dei numeri. Però anche questi numeri ci dicono un qualcosa sul piano politico, perché noi andiamo a leggere le finalità del bilancio consolidato. Il bilancio consolidato della Regione Veneto rappresenta la situazione economico-finanziaria e patrimoniale consentendo una visione d'insieme dell'attività svolta, attribuisce un nuovo strumento per programmare, gestire e controllare con maggiore efficacia il proprio gruppo. Inoltre, il consolidato consente l'esame della situazione contabile, gestionale, organizzativa per arrivare all'individuazione di forme di governance adeguate al gruppo.
Se stiamo a queste finalità, non possiamo ragionare e approcciarci al consolidato come... va beh, il consolidato come ci è stato proposto. Tutto sommato è una presa d'atto, per cui è un nuovo strumento che abbiamo. Ma guardiamolo al contrario, proprio perché è una risultante di quello che succede. Noi non possiamo ragionare in termini meramente numerici, perché noi facciamo politica, e quindi dobbiamo dare delle risposte. Quindi questi numeri che si sono prodotti all'interno del consolidato, queste risultanze, patrimoniale, finanziaria, eccetera, sono il risultato di politiche che sono state applicate o non applicate, o applicate male, oppure è l'assenza anche di politiche.
Io consiglio di vedere, proprio per l'utilità che deve avere uno strumento del genere, e di leggerlo in controluce. Allora, quali possono essere alcune valutazioni da questo punto di vista? Bene, c'è l'elenco di tutti gli Enti, di tutto il gruppo amministrato, le società controllate, e quant'altro. Allora andiamo a vedere questi Enti e vediamoli proprio in relazione alle finalità.
Poi mi darete risposta se questo nuovo strumento, stante questo stato di cose, consente veramente la possibilità in capo alla Regione di programmare, e se consente veramente di programmare mi dovete dire che cosa. Faccio solamente due esempi, altri sono stati evidenziati dai colleghi. Io mi limito per esempio ai Consorzi di bonifica e agli Enti parco. Qual è la situazione che io ho consolidato? I Consorzi di bonifica gestiscono, non sto qui a ripetere, è un punto fondamentale per la gestione del territorio, la situazione idraulica, la fornitura di acqua, gli interventi. Ci sono dei piani condivisi dall'Amministrazione regionale per arrivare a fare degli interventi per l'irrigazione, la bonifica, il risparmio idrico, tutto questo capitolo che non è secondario rispetto a quelle che devono essere le priorità della Regione oggi. Ebbene, siamo passati da 5 milioni di qualche anno fa a un intervento di soli 800 mila euro. Esattamente, qualcuno mi suggerisce "di' la parola giusta": una miseria. Grazie, Finco. Quindi è una miseria.
Servono sostanzialmente a coprire che cosa? Una parte limitatissima delle spese dell'energia elettrica. Se pensiamo che solo i Consorzi del Polesine spendono all'anno solo loro 5 milioni di energia elettrica. Voglio dire, questo vi dà la misura delle problematiche e dei costi.
Quindi l'intervento della Regione è molto limitato, però si consolida che cosa? Se noi andiamo a vedere i bilanci di quei Consorzi che passano in Commissione, vediamo che quei bilanci ci dicono per esempio che non viene speso un euro in manutenzione, che gli investimenti si sono pressoché azzerati. Allora abbiamo un consolidato impietoso, che ci dice quella che è la risultante di politiche che non ci sono, interventi che non ci sono.
L'altra cosa che è ancora più paradossale è questa: parlare di gestione, di soluzioni organizzative di programmazione, di migliore governance rispetto al secondo esempio che voglio fare all'Aula, che è quello relativo agli Enti parco, Enti che da qui a qualche mese saranno tutti commissariati. Nel tempo noi abbiamo Enti parco il cui commissariamento risale dall'inizio della Legislatura.
Allora io mi domando: cosa consolidiamo? Quali politiche organizzative hanno messo in atto? Quali sono le proposte? Un commissariamento è una semplice gestione dell'ordinario. Gli stessi Commissari sono in imbarazzo nell'esercitare anche le loro funzioni. Spesso si trovano di fronte a delle problematiche e vicende che si astengono dall'intervenire per un semplice motivo, anche di rispetto nei confronti del territorio di riferimento, e quindi anche rispetto ai Sindaci. Dicono "la Giunta regionale, il Consiglio quando ci metterà in condizione di superare questa fase commissariale approvando la legge di riforma deciderete voi". C'è da uscire da una querelle, da una questione, perché la Regione dice "i soldi ce li metto io, ergo gestisco io".
Anche qui, è giusto che il territorio compartecipi, ma quello che è giusto è che la Regione e il Consiglio affronti una legge di riforma per andare a un superamento, perché oggi in questo consolidato cosa mi trovo? Mi trovo una situazione che non mi dà nessuna prospettiva. Qual è il ragionamento che io, politica, debbo fare, posso fare alla luce di questi dati, che è lo status quo, ma che è una gestione ordinaria, e se non c'è nessuna proposta rispetto al dopo, cosa programmo? Ho un'indicazione di chi oggi gestisce rispetto a questi Enti cosa devo fare? La politica regionale che indicazione ha? Bene, la politica regionale dà un'indicazione. Perché noi da qui a qualche giorno, qualche settimana, quando andremo ad approvare e a discutere il documento di economia e finanza vedremo scritto che uno degli obiettivi è quello di salvaguardare la biodiversità attraverso le aree protette, per cui sono un esempio, uno scrigno di biodiversità importante per questa Regione, le cui diversità sono il suo arricchimento culturale, tradizionale e quant'altro. Quindi dobbiamo riformare l'Ente, cosa che abbiamo visto scritto anche nei due esercizi precedenti, e che troveremo scritta nel terzo esercizio.
Allora io vi dico: che tipo di programmazione andiamo a fare? Perché non abbiamo nessuna indicazione, perché è impossibile che la possano dare chi fa l'esercizio di Commissario, e noi a dicembre avremo tutti gli Enti commissariati, ma noi Regione quale indicazione diamo rispetto a questo? Poi ci sono state anche altre considerazioni su altre società, ma potrei allungare anche il ragionamento, chiamando in causa il discorso di Sistemi Territoriali, e su questo avremo modo e tempo di discutere in sede di bilancio il documento di programmazione.
Abbiamo ancora 152 minuti, collega. Cosa ci dice questo consolidato? Ci dice che anche sotto questo profilo risulta semplicemente, ma anche drammaticamente per quelli che sono i problemi che dobbiamo affrontare, inadeguata la politica regionale. La sua inadeguatezza si misura soprattutto con un'assenza grave che la rende miope rispetto a quelle che sono le problematiche. C'è un'assenza di visione di quello che si vuole progettare, di quello che è il Veneto del futuro. Rispetto a questo le articolazioni societarie degli Enti che dovrebbero in primis implementare le politiche regionali si trovano a dover registrare un loro consolidato, ahimè, che denota la paralisi sostanziale di gran parte delle politiche di questi Enti.
Ecco che allora la politica dovrebbe da questo nuovo strumento di programmazione trarre quello spunto per darsi una mossa da questo punto di vista. Quindi, cara Giunta, la prima indicazione che viene da questo consolidato è per voi medesimi e quindi sull'assenza di politiche, sulla inadeguatezza di politiche, sulla parzialità delle politiche che mettete in atto. Queste sono corredate in maniera implacabile dai numeri che voi stessi avete redatto e che oggi ci sottoponete. Per cui una presa d'atto e un voto d'astensione che abbiamo dato in Commissione perché il lavoro fatto è un lavoro che si ritiene corretto sotto questo profilo economico-contabile, patrimoniale, ma che risulta altamente inadeguato rispetto a quello che è la prospettiva politica.
Quindi se dovessimo dare un voto rispetto alle indicazioni sul piano della governance, della gestione, della riorganizzazione e della programmazione futura è evidente che anche dal consolidato arriva una sonora bocciatura per la non azione politica di questa Amministrazione.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, a lei la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Io non credo che siamo di fronte a una semplice presa d'atto, com'è stata in qualche modo presentata all'interno di questo dibattito. Innanzitutto perché la scelta di un bilancio consolidato deriva dal decreto legislativo 118/2011, e quindi non c'è ombra di dubbio che c'è un filotto di scelte e decisioni che sono state assunte, che dovrebbero – almeno in teoria, uso il condizionale però se si raggiungesse quell'obiettivo secondo me sarebbe un obiettivo importante – comprendere finalmente qual è il consolidato della Repubblica italiana, dello Stato italiano, e non è un obiettivo di poco conto.
Quindi la sommatoria di tutto ciò che rappresenta il bilancio dello Stato nasce attraverso il bilancio prima dei territori, poi delle regioni, poi via via fino al bilancio dello Stato, comprese le partecipazioni regionali e statali.
Non banalizzerei questo per il semplice motivo che qui dentro ci sta un pezzo della politica regionale. Credo che l'Assessore - ho letto, non ho potuto essere presente nel dibattito in Commissione, però mi sono andato a rileggere le valutazioni fatte dal dirigente e poi nel dibattito - e non ho dubbi anche per il Vicepresidente, sappiano che questo è un pezzo, è una parte dell'attuazione del programma della maggioranza, della Giunta. Perché si esprime attraverso l'attività della Giunta e attraverso l'attività anche delle partecipate, delle quali non è che non avevamo prima contezza. Comunque venivano trasmessi i bilanci al Consiglio ed entravano a far parte del bilancio generale.
In questo caso c'è anche una valutazione sui numeri del bilancio delle partecipate e soprattutto sulle loro partecipazioni, sull'aspetto patrimoniale. Quindi sono aspetti che consentono di avere un quadro molto più preciso.
Ci tengo a sottolineare, Vicepresidente – non l'ho potuto fare in Commissione ma lo faccio adesso –, che è la prima applicazione di questa norma. Quindi io credo che sia stato anche giusto "favorire" questo passaggio entro la scadenza del 30 settembre. Però inviterei il prossimo anno, nel prossimo esercizio finanziario, a non considerarlo come un passaggio formale. Quest'anno è andato così, però credo che questo possa rappresentare anche per la maggioranza stessa, non solo per l'opposizione, una grande occasione, una possibilità di discutere adeguatamente ciò che avviene nelle partecipate, perché sennò non lo facciamo mai.
Il metodo di lavoro – lo suggerisco anche alla Presidenza per il prossimo anno – probabilmente è quello di mettere i riflettori sulle partecipate, invitando intanto i presidenti delle partecipate a relazionare sul consolidato, in modo tale che questo diventi un elemento anche di scambio di opinioni, di punti di vista, di valutazioni, di suggerimenti, di critiche. Perché adesso qualcuna è stata fatta nel corso di questo dibattito, però io credo che sia giusto che il Consiglio regionale si riappropri di una competenza che non è che si esaurisce alla Giunta regionale e non arriva fino alle partecipate. Se ne deve riappropriare la Giunta ma anche il Consiglio.
Il prossimo anno, il prossimo esercizio. Non ne faccio una critica per com'è avvenuto il dibattito di quest'anno, perché è stata un po' una corsa contro il tempo. Fra l'altro non oso pensare a che cosa sarebbe successo se avessimo proseguito il dibattito interessantissimo sulla riforma dello Statuto, con centinaia e centinaia di emendamenti. La scadenza dubito si sarebbe potuta garantire al 30 settembre, ma va bene, è andata così e quindi va bene approvarlo nei tempi utili.
Il prossimo anno vediamolo come un'opportunità, come un'occasione, non come un'incombenza burocratica o una presa d'atto. Ma quale presa d'atto? Stiamo valutando l'azione politica svolta da tutte le partecipate, su questo ci mettiamo il timbro oggi. Non è un passaggino così tecnico come ho sentito in qualche modo dire.
Tra l'altro, riguarda fino in fondo anche la maggioranza questo passaggio. Perché mentre prima in qualche modo ciò che avveniva nelle partecipate era fare dei consigli d'amministrazione delle partecipate stesse, ora c'è un'assunzione piena di quelle che sono le politiche delle partecipate. Quindi in qualche modo il consolidato serve esattamente a questo: a non considerare, ed è questa l'azione intelligente da parte dello Stato, da parte della presa d'atto prevista dal 118/2011. Costringe ciascun livello territoriale a farsi carico di quello che avviene nelle partecipate, non considerarlo come un territorio extra legem, come un territorio extra territoriale, che non appartiene a nessuno, una terra di nessuno nella quale non si risponde mai di quello che avviene.
Quindi mi auguro che nel prossimo futuro si possa svolgere una riflessione un po' più approfondita, nelle Commissioni ovviamente perché va fatta per tempo la discussione. Credo sia anche giusto che i rappresentanti delle partecipate vengano a rendere conto al Consiglio regionale di quello che è la loro azione amministrativa all'interno delle partecipate stesse, perché si può discutere delle questioni dei Consorzi, degli Enti parco, si può discutere di come funzionano le varie Veneto Innovazione oppure come hanno funzionato nel rapporto con il territorio Veneto Acque, o se alcune società hanno ancora un senso di esistere.
Esisteva una proposta della Giunta, di riduzione del numero delle partecipate, è sempre scritto lì. La montagna finora ha partorito topolini, e anche magari non sempre i topolini che ha partorito erano quelli giusti, nel senso che una riflessione in più in questa direzione andava fatta, e andava soprattutto prodotto un risultato.
Voi pensate sempre che tutto si possa risolvere semplicemente con le questioni contenute sull'articolo 116 e 117 della Costituzione. Sono lì da 17 anni, non le avete mai utilizzate, avete votato contro addirittura, non vi siete neanche accorti che esistevano. Non nel 2001, nel 2017, un mese fa, ho chiesto che la Giunta regionale si prenda a cuore e si faccia carico delle questioni relative alla tutela della sicurezza del lavoro. Il Consiglio ha votato all'unanimità. Non ho visto ancora fare un atto da parte del Presidente Zaia in questa direzione. Il Consiglio regionale l'ha autorizzato, obbligato oserei dire, a richiedere l'autonomia in materia di tutela e sicurezza sul lavoro, e non è successo nulla. È da un mese, non so. Io capisco che siamo ormai arrivati a 200 giorni che non lo vediamo in questa sede, 200 giorni, non so se devo ripetere. 200 giorni oggi che non vediamo Zaia in Consiglio regionale. Saremo anche il Consiglio regionale più produttivo in termini di numero di Sedute, ma abbiamo anche il Presidente della Giunta più assenteista d'Italia, perché 200 giorni senza venire mai una volta in Consiglio regionale, e ne abbiamo fatte di cose. Non è che non abbiamo approvato cose importanti nel corso di questi 200 giorni. Non si è mai degnato – anche oggi vedo che è assente – di venire.
Il Consiglio vota autorizzandolo a richiedere più autonomia in materia di tutela e sicurezza sul lavoro, e cos'è successo? Nulla. Ma guardate che un mese è tantissimo. Sapete cosa succede in un mese in Veneto? Succedono 6 mila incidenti sui luoghi di lavoro. In un mese. Il Presidente Zaia non ha trovato il tempo per prendere una decisione unanime di questo Consiglio in materia di autonomia e di trasferirla al Governo, richiedendo di aprire un tavolo immediato sulla materia, che è condivisa all'unanimità da questo Consiglio.
Questo è quello che succede in questo Consiglio regionale. Ma non volevo andare fuori tema, perché voglio restare sul tema del bilancio consolidato. Quindi io non banalizzerei questo passaggio, anche da parte della maggioranza. Questa diventa la prima volta che i Consiglieri regionali si assumono fino in fondo, votando questo consolidato, la responsabilità piena sui bilanci e sull'attività delle partecipate. È un'assunzione piena. Prima era un'assunzione di carattere generale, nel senso che veniva trasmesso, era un atto allegato al bilancio della Regione, se non ricordo male, ma non c'era una valutazione di merito di quel bilancio, non c'era una votazione nel bilancio delle partecipate, era all'interno del bilancio generale della Regione. Questa è la prima volta nella quale c'è un'assunzione piena da parte della maggioranza. Quindi vi assumete la responsabilità di votare e di dare la garanzia su questo bilancio delle partecipate, che non fate in questo Consiglio, non fa la Giunta, ma fanno i soggetti che avete contribuito a nominare nelle partecipate del Veneto.
Per tutti questi motivi lo chiarisco, perché non sono assolutamente d'accordo con quanto è successo in Commissione. Lo dico, non lo faccio mai, ma questa volta sono costretto a farlo, non condivido quello che hanno fatto i colleghi dell'opposizione. Non credo che sia un passaggio tecnico e una presa d'atto, credo che faccia parte della manovra finanziaria del bilancio della Regione Veneto, che è fatto di tante parti. Una di queste è il bilancio consolidato. Io non mi sento al governo delle partecipate, mi sento all'opposizione delle partecipate, e quindi voterò contro a questo bilancio consolidato. Non ho ombra di dubbio da questo punto di vista.
Mi sembra che sia una sottovalutazione il dire che siamo di fronte a una presa d'atto. Con il cavolo che è una presa d'atto. Nel momento in cui la maggioranza vota questo bilancio consolidato si assume la responsabilità di tutto ciò che è avvenuto e che viene dichiarato dentro a questo bilancio consolidato. È evidente perché siamo comunque dentro a materia economico-finanziaria.
Ma credo che non avreste dubbi da questo punto di vista, né il Vicepresidente, né i colleghi dell'opposizione. Io voterò sicuramente contro a questo bilancio consolidato. Mi auguro che questo possa diventare un domani effettivamente un consolidato dello Stato italiano, perché ne abbiamo e ne avremmo bisogno. Forse poter leggere meglio quei numeri significa dare delle risposte ai problemi di questo Paese. Non è questione di mancanza di fiducia, ma non la esprimo neanche per la Giunta, figuriamoci se posso esprimerla per le partecipate di cui molto spesso abbiamo notizie più dai giornali che non direttamente attraverso un rapporto con questo Consiglio.
Raccomando, e concludo, che nel prossimo anno, ma non ho dubbi che anche la Giunta abbia interesse che questo avvenga, ci possa essere più tempo e più approfondimento rispetto ai contenuti di questo consolidato con la partecipazione dei Presidenti delle partecipate, almeno nel dibattito iniziale, per poter rispondere ad alcune questioni e domande circa le politiche che vengono seguite all'interno delle partecipate. Grazie, Presidente.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Consigliere Forcolin, per la replica finale?

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
No è un po' tirare le fila. Penso di sì, se non vuole poi il Relatore, il collega Presidente Finozzi, aggiungere altro. Ho sentito un po' di affermazioni che sono anche gravi, mentre ho apprezzato in particolar modo la relazione del collega Sinigaglia, che ha dato un quadro complessivo di una prima operazione di consolidamento del bilancio, assieme a dei parametri che sono dettati da principi, dettati da un manuale 4.4. Non è che la Regione Veneto si è inventata di come consolidare il bilancio oggi e lo porta in Aula. La collega Bartelle, quando afferma che dovevamo trovarci, la Giunta assieme al Consiglio, per decidere l'alveo entro il quale consolidare il bilancio, sta dicendo una cosa assolutamente inesatta. Ha detto una cosa anche vergognosa, oltre che inesatta, quando ha affermato – e qui la invito a consegnare la sua dichiarazione, o comunque quella paginetta che ha letto – che abbiamo a che fare con dei dirigenti incapaci, dei professionisti incapaci, che questo svilisce un ruolo assolutamente importante invece della nostra Struttura regionale.
Aggiungo, dei revisori contabili, che hanno dato parere favorevole a questo provvedimento dettato da dettami nazionali, no dettami di un suo consulente, o di un particolare consulente del quale lei si è oggi avvalsa per leggere quella paginetta. Quindi la invito veramente a chiedere scusa a chi sta lavorando in modo importante su questo tema, perché non è la prima volta, Consigliera, che lei sborda o esce da quelli che sono i parametri di questa dialettica in Aula. Il parametro del consolidato è dettato da principi contabili fissati da normative nazionali, e a questi ci siamo attenuti.
Se devo dirle una cosa in più, oggi noi abbiamo consolidato i bilanci di CAV, Immobiliare Marco Polo, Sistemi Territoriali, Veneto Acque e Veneto Innovazione, quattro di questi non erano neanche nell'alveo di questo dettame nazionale, perché c'era solo CAV. Gli altri sono stati messi dentro, essendo partecipate al 100% regionali, per una trasparenza. Quindi quando lei dice che noi dovevamo chiedere al Consiglio, o al suo consulente personale, di capire se i nostri dirigenti sono capaci o meno, anzi, lei li ha definiti incapaci, e questo credo sia passibile anche di denuncia rispetto a questo, ma anche rispetto soprattutto a chi oggi ha certificato questo consolidato. Noi abbiamo un Collegio dei revisori che è venuto in Aula, in Prima Commissione, ha dato tutti i crismi e ha dato parere favorevole, che piaccia o non piaccia. Poi è vero che da qui si aprirà una discussione, come diceva il collega Fracasso, che può portare nei prossimi anni a un consolidato che tocchi tutti i temi delle partecipate regionali e avere un quadro complessivo delle governance. Oggi i numeri ci dicono che il consolidato che oggi portiamo ci porta 532 milioni 169 di risultato economico di esercizio, 10 miliardi 139 di attivo patrimoniale contro i 7 di debito, una situazione assolutamente positiva e virtuosa. Ci porta a dire che a fronte di 33 milioni di spese del personale delle società abbiamo un parametro di CdA e della governance attorno a 1,2% del costo del personale, scenderebbe allo zero virgola se consideriamo l'attivo patrimoniale di queste società.
Quindi di cosa stiamo discutendo? Stiamo discutendo di un parametro che ci viene richiesto dal Governo. Vorrei vedere come ha consolidato il bilancio la sua amica Raggi, Sindaco di Roma. Oggi abbiamo un bilancio consolidato con i crismi dettati dal Governo e possiamo sinceramente e in modo orgoglioso dire che abbiamo dei numeri assolutamente importanti.
È vero che questo aprirà la discussione per poter parlare anche di altro, non di Veneto Promozione che non fa parte del consolidato. Quindi anche qui sarebbe più oggetto di interrogazione che d'intervento in Aula, ma prendiamo atto di questo impegno che ci siamo assunti. Credo che con il Presidente Finozzi il 18 ottobre potremmo già individuare una data come Prima Commissione dove poter discutere anche di altro, di tutto quello che non è all'interno di questo alveo. Sicuramente questo provvedimento è importante e la Regione Veneto come al solito risponde in modo puntuale ai dettami nazionali e dimostra con i numeri di essere una Regione assolutamente virtuosa.

PRESIDENTE

Prego, consigliera Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Io non penso di aver messo nessuna accezione negativa nei suoi confronti. Ringrazio le osservazioni che mi sono state fatte. Sicuramente, come avete fatto in altre situazioni, potete rivedere e prendere il verbale che è stato fatto, non c'è nessun problema. Ritengo di non avere insultato nessuno e di aver usato termini come solerte lavoro dei funzionari.
Penso che qui si stia tentando nei miei confronti, e non è la prima volta, di delegittimare anche la critica politica. Ritengo di poter giudicare politicamente le azioni di questo Governo regionale. Grazie.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi. Quindi dichiaro chiusa la discussione generale.
Passiamo alla votazione. Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Al termine della discussione avete colto una serie di richieste che sono state fatte in particolare dal nostro Gruppo. Direi di promuovere una serie di incontri per arrivare a un prossimo consolidato 2017 con quella consapevolezza che oggi abbiamo affrontato con i mezzi e con le conoscenze che abbiamo a disposizione.
Sicuramente nel perimetro delle consolidate ci sono delle partecipate e delle controllate molto importanti, e ce ne sono altre borderline. È vero che 4.4 non prevede l'inserimento, ma è chiaro che la nostra partecipata di riferimento è Veneto Sviluppo e sarebbe importante capire come sta andando, se gli obiettivi che abbiamo prefigurato stanno per essere conseguiti oppure che difficoltà ci sono, che margini di miglioramento ci sono.
È un ambito di discussione che dobbiamo affrontare. A mio giudizio, il bilancio consolidato ci dà la possibilità di vedere come stanno andando le cose, di fare il monitoraggio, di avere trasparenza perché ci vengono dati i risultati dell'esercizio, di cui non abbiamo responsabilità legislativa e neppure giuridica, che abbiamo approfondito in sede di discussione in Commissione. Questo è un atto amministrativo, non è che possiamo emendarlo, non è un atto legislativo per cui prendiamo le distanze, lo emendiamo, lo cambiamo.
Quindi da questo arriva anche il nostro giudizio, che è un giudizio di presa d'atto. È chiaro che accanto alla presa d'atto abbiamo voluto dare un significato politico: facciamo la presa d'atto, ma mettiamo anche la parte politica, che è quella della discussione su quel perimetro del consolidato che vuol dire entrare nella programmazione.
Nella programmazione del bilancio regionale ci entriamo anche dopo perché affrontiamo l'assestamento, e quello è un atto di programmazione, ma possiamo intervenire. Qui non possiamo intervenire e non possiamo modificare nulla di fronte a questo atto, però è un atto importante. Se non possiamo fare la programmazione nel momento in cui viene in Aula il bilancio consolidato è giusto affrontarla separatamente prima, coinvolgendo quelle che sono le partecipate, controllate, gli enti strumentali e quello che vorremmo inserire, in modo tale che il prossimo bilancio consolidato ci consenta effettivamente di essere preparati per sviluppare la programmazione che vogliamo.
È un atto fondamentale da questo punto di vista. È stato voluto anche a livello di direttive europee proprio per questa valenza. Dobbiamo comprendere l'intero, la parte fa parte di un intero che si muove in maniera armonizzata. Questo il legislatore nazionale ed europeo ha voluto, ed è su questo che ci stiamo incamminando e promuovendo con la nostra operazione politica.
Quindi anche quello che suggeriva il collega Ruzzante di approfondire partecipata per partecipata, collegata per collegata, le operazioni, gli obiettivi, le finalità che sono conseguite, che sono state conseguite, che vogliamo conseguire, penso faccia parte degli aspetti fondamentali.
Mi dispiace che oggi non sia stato colto di fronte a una serie di interventi dei Consiglieri regionali magari l'abbozzo di qualche risposta di fronte a delle possibilità che la CAV può portare avanti, oppure Sistemi Territoriali, oppure Veneto Innovazione. Mica abbiamo parlato di Veneto Promozione, ma di Veneto Innovazione, che è nel perimetro delle consolidate, che ci dà la possibilità di dire: ma l'operazione di trasformazione di Veneto Promozione liquidata e il passaggio a Veneto Innovazione sta funzionando oppure no?
I 20 lavoratori di Veneto Promozione che stanno per essere licenziati potranno essere riassunti in Veneto Innovazione oppure presso le Camere di commercio del Veneto? Questo volevamo capire, se era possibile ottenere già una risposta oggi. Mi sembra che non aver neppure affrontato la questione sia un segnale negativo. Mi auguro non a danno dei lavoratori e che ci sia invece uno scatto d'orgoglio, anche da parte della Giunta, per dare una risposta a questi lavoratori di Veneto Promozione che nel passaggio a Veneto Innovazione, non vengano licenziati. Sono 20 lavoratori, ci stiamo veramente prendendo a cuore le sorti, perché a nostro giudizio immotivatamente è stata chiusa Veneto Promozione, è stato fatto il passaggio a Veneto Innovazione cambiando la vocazione di Veneto Innovazione per gestire in qualche modo quello che gestiva Veneto Promozione. A nostro giudizio è stato un errore, un errore carico di conseguenze negative, molto gravi, perché 20 lavoratori rischiano, forse, mi auguro di no, di essere licenziati, ma li abbiamo licenziati noi.

PRESIDENTE

Grazie.
Un saluto alla delegazione dello Espirito Santo, Stato della Repubblica federale del Brasile che è qui in visita a Palazzo Ferro Fini.
Questi interventi sono per dichiarazione di voto anche sul provvedimento nel suo complesso.
Consigliere Finozzi, prego.

Marino FINOZZI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
La mia non è una dichiarazione di voto, perché spetta ai Capigruppo dare questa indicazione, ma come Relatore volevo esprimere il mio stupore nell'aver sentito un dibattito così acceso su una proposta di deliberazione amministrativa, appunto la 53, che in Commissione non era sembrata così interessante per i Commissari.
Però mi sembra di capire che il denominatore comune di questa discussione siano ovviamente le partecipate della Regione. Con l'assessore Forcolin comunque ci siamo già in qualche modo confrontati sulla necessità di convocare nel mese di ottobre una Seduta della Commissione specifica sul tema delle partecipate regionali.
Ovviamente un'unica Seduta non sarà sufficiente, perché tanti sono gli argomenti che in qualche modo sono collegati alle società partecipate della Regione, ma l'impegno è quello di un approfondimento ulteriore su quella che è oggi la situazione sulle società partecipate della Regione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finozzi. Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la PDA n. 53 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
4.2



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RICONOSCIMENTO DELLA LEGITTIMITÀ DEL DEBITO FUORI BILANCIO DERIVANTE DA ORDINANZA ESECUTIVA DEL TRIBUNALE DI VENEZIA DEL 12 DICEMBRE 2014 PRONUNCIATA NELLA CAUSA CIVILE R.G. N. 4598/2014" (PROGETTO DI LEGGE N. 283/2017) APPROVATO

Relazione di maggioranza della Prima Commissione consiliare.
La parola alla consigliera Brescacin.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il presente disegno di legge è stato predisposto in attuazione alla nuova procedura di approvazione dei debiti fuori bilancio, così come prevista dall'articolo 73, comma I, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 in tema di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti locali e dei loro organismi.
Il debito fuori bilancio consiste in un'obbligazione verso terzi maturata senza che vi sia stata l'assunzione dell'impegno di spesa.
L'articolo 73, comma I prevede infatti che il Consiglio regionale riconosca con legge, la legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da:
- sentenze esecutive;
- copertura dei disavanzi di enti, società ed organismi controllati o, dipendenti dalla Regione, purché il disavanzo derivi da fatti di gestione;
- ricapitalizzazione, nei limiti e nelle forme previste dal codice civile o da norme speciali, delle società di cui alla lettera b);
- procedure espropriative o di occupazione d'urgenza per opere di pubblica utilità;
- acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa.
Il comma 4 del menzionato articolo 73 prevede, inoltre, che al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, il Consiglio regionale provveda entro 60 giorni dalla ricezione della relativa proposta. Decorso inutilmente, tale termine la legittimità di detto debito si intende riconosciuta.
Più precisamente, il presente disegno di legge è finalizzato a riconoscere la legittimità del debito, per i soli interessi legali, derivante dall'Ordinanza del Tribunale di Venezia del 12 dicembre 2014.
Ciò premesso si espone quanto segue:
In data 25 marzo 2014 è stato notificato alla Regione del Veneto il decreto ingiuntivo n. 1281/14 relativo a crediti, certi, liquidi ed esigibili, vantati dal Comune di Venezia nei confronti di Regione Veneto, a seguito di mancate erogazioni derivanti da opere pubbliche, per un totale di euro 21.416.048,50 (tra cui il progetto relativo alla cosiddetta "Vallenari bis" per un importo di euro 8.500.000,00).
In data 12 dicembre 2014 veniva trasmessa da parte dell'Avvocatura regionale copia dell'Ordinanza del Tribunale di Venezia con la quale il Tribunale ingiungeva alla Regione del Veneto di pagare al Comune di Venezia in persona del Sindaco, l'importo di euro 8.500.000,00 oltre gli interessi legali dalla costituzione in mora al saldo.
È ora necessario dare esecuzione alla sentenza procedendo al pagamento dei soli interessi legali a favore del Comune di Venezia per un totale complessivo pari ad euro 401.247,29, poiché si è già provveduto al pagamento dell'importo di euro 8.500.000,00 con mandato n. 0022084 del 12 dicembre 2014.
Tutto ciò premesso si ritiene, pertanto, necessario riconoscere con legge, la legittimità del debito fuori bilancio succitato.
La Prima Commissione, conclusa l'istruttoria in ordine al disegno di legge oggi in esame, nella seduta n. 98 del 21 settembre 2017 ha approvato il provvedimento a maggioranza con il voto favorevole dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia; hanno espresso voto contrario i rappresentanti del gruppo consiliare Partito Democratico; si è astenuto il rappresentante del gruppo consiliare Movimento 5 stelle."

PRESIDENTE

Grazie. Se il Correlatore vuole intervenire. Collega Fracasso. No, la dà per letta.
Relazione di minoranza della Prima Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
con questo progetto di legge il Consiglio regionale è chiamato ad assumersi la responsabilità di approvare un debito fuori bilancio a causa di una sentenza divenuta definitiva e che condanna la Regione ha pagare somme non preventivate.
La procedure e i casi in cui questo sia possibile sono ben definite dall'articolo 73 del decreto legislativo 118 del 2011. In particolare, per questo progetto di legge, trova applicazione quanto disposto alla lettera a) del comma 1 del predetto articolo 73.
Pur trattandosi di questioni risalenti a qualche anno fa, credo però opportuno valutare con attenzione, anche sotto il profilo politico, il rischio che questa assemblea si trovi a dover approvare numerosi debiti fuori bilancio a seguito di sentenze esecutive emesse a suo carico, avendo la Regione Veneto numerosi contenziosi aperti. Si tratta tra l'altro di importi non certo marginali. In particolare poi quando a ricorrere contro la Regione siano altri livelli Istituzionali, come nel caso del Comune di Venezia, che lamentano la mancata corresponsione di quanto la stessa Regione si era formalmente impegnata a corrispondere quale contributo per la realizzazione di opere pubbliche.
L'assunzione di questa responsabilità non può che pesare sulla maggioranza di questo Consiglio ed è per questo che, pur riconoscendo la legittimità formale della procedura seguita con questo progetto di legge, voteremo, come già fatto in Commissione, contro la sua approvazione."
Iniziamo la discussione generale sul punto. Non vedo interventi. Quindi passiamo al provvedimento.
Articolo 1.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
Metto in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ci sono dichiarazioni di voto? Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto Articolo UNO – Movimento Democratico progressista)

Grazie, Presidente.
Ecco un esempio di buona Amministrazione della Giunta regionale del Veneto. Qui si tratta, secondo quanto è scritto anche nella relazione della collega Brescacin, che la ringrazio per averlo sottolineato, ma d'altra parte è questo l'atto che siamo costretti ad approvare, di un debito fuori bilancio. Non era stata prevista nel bilancio della Regione l'acquisizione di questa obbligazione verso terzi, che è maturata senza che vi sia stata l'assunzione dell'impegno di spesa sostanzialmente.
Quindi questo è un buon modo di amministrare. Valore 8 milioni e mezzo. Questi 8 milioni e mezzo li abbiamo già pagati, li abbiamo già saldati al progetto relativo alla Vallenari bis. Che cosa siamo chiamati a pagare ulteriormente qui? Siccome ritenevamo di avere ragione, come spesso accade in questa Regione, ci costituiamo ogni nano secondo 10 mila volte nei confronti di questi provvedimenti. In questo caso siamo chiamati, oltre a pagare il debito, ad aggiungerci la bellezza di 450 mila euro, se non ricordo male, posso sbagliarmi, 401 mila euro di interessi legali a favore del Comune di Venezia per questa causa.
Questo è un perfetto modo di amministrare le risorse che i veneti vi hanno affidato. Quindi un debito fuori bilancio, non previsto, e 400 mila euro di interessi passivi. Abbiamo buttato dalla finestra in questa maniera 400 mila euro per non aver pagato, quando forse si doveva pagare, riconoscendo l'errore dell'Amministrazione. Io non sto dicendo, guardate, non voglio fare il Pierino della situazione, errori nella Pubblica Amministrazione sono all'ordine del giorno. 8 milioni e mezzo di errore è un bell'errore, direi, per un'Amministrazione, ma il voler sempre pretendere di aver ragione spesso ci fa passare ancora più dalla parte del torto. Qui paghiamo 400 mila euro di interessi e spesso paghiamo anche le spese legali, che sono altrettanto enormi.
Ho avuto più volte modo di sottolinearlo, lo vedrete anche negli emendamenti all'assestamento di bilancio. Questi sono i motivi. Poi ovviamente c'è un aspetto anche in questo caso di responsabilità patrimoniale nel votare questo debito fuori bilancio. Pertanto lascio tutta questa responsabilità volentieri alla maggioranza, che si assumerà ovviamente questo onere e onore di sostenere una Giunta che ha buttato fuori dalla finestra anche i 400 mila euro di interessi legali. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei, consigliere Ruzzante.
Collega Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ovviamente una dichiarazione di voto che sarà una dichiarazione di voto negativa nei confronti di questo progetto di legge. Volevo soltanto rilevare un passaggio che è scritto qui nella relazione: in data 12 dicembre 2014 da parte dell'Avvocatura regionale il Tribunale ingiungeva alla Regione Veneto di pagare 8 milioni e 500 mila, oltre gli interessi legali dalla costituzione in mora al saldo.
Quindi il capoverso sotto dice che: è ora necessario dare esecuzione alla sentenza procedendo al pagamento dei soli interessi legali a favore del Comune di Venezia per un totale complessivo pari ad euro 401.247,29, poiché si è già provveduto al pagamento dell'importo di euro 8 milioni 500 mila con mandato 0022084 del 12 dicembre 2014. Quindi abbiamo due atti coincidenti: abbiamo l'atto trasmesso dall'Avvocatura nei confronti del Comune di Venezia per l'obbligo di pagare 8.500.000, sotto abbiamo sempre il pagamento immediato 12 dicembre 2014 per la somma 8.500.000.
La mia domanda che fa il paio con la critica che ho fatto prima è: ma non potevamo prevedere questo? Quindi è per questo motivo che io dico no, io e il mio Gruppo sosteniamo il parere contrario a questo progetto di legge.

PRESIDENTE

Collega Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Posso comprendere l'osservazione dei colleghi, però bisogna avere anche senso di responsabilità in Aula. Non c'era nessuno di noi, neanche di questa maggioranza, quando è stata fatta questa cosa. È una cosa vecchia, è stato detto e scritto. Sentenza del Tribunale del 2014, l'accordo di programma che ha dato origine a questa cosa è ancora antecedente. State imputando a questa maggioranza, a questa Giunta, responsabilità che non ha.
Perché poi anche dire la maggioranza sostiene oneri e onori, di sostenere la Giunta che ha attuato... cosa ha detto Ruzzante? Che ha fatto sì di buttare via 400 mila euro di interessi legali. È mica stata questa Giunta qui a buttare questa somma. Quindi cerchiamo di essere anche seri e onesti e di prenderci le nostre responsabilità. Vi è un percorso legale. Credo che i vari organismi della Regione, le varie occasioni si difendono se ritengono sia il caso, alcune volte avranno ragione, alcune volte meno. Questa è una cosa datata, non voglio neanche entrare nel merito di quanto sia datata. Succede che a volte bisogna prendersi anche la responsabilità di coprire, visto che c'è una sentenza che prevede che la Regione debba intervenire per pagare questa somma. Quindi dobbiamo farlo. Senso di responsabilità vuole che dobbiamo farlo.
Ora dire 'io non lo faccio, sono contrario a farlo' lo trovo veramente di una scorrettezza inaudita, perché vuol dire non avere senso di responsabilità, non sapere essere un amministratore. Noi, volenti o nolenti, questa ci siamo trovati e di questa ci assumiamo le responsabilità, quindi voteremo a favore. Grazie.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi. Metto in votazione il PDL nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
4.3



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RICONOSCIMENTO DELLA LEGITTIMITÀ DEL DEBITO FUORI BILANCIO DERIVANTE DA SENTENZA ESECUTIVA DEL TRIBUNALE DI PADOVA N. 1965 DEL 29 GIUGNO 2015" (PROGETTO DI LEGGE N. 285/2017) APPROVATO

Relazione di maggioranza della Prima Commissione consiliare.
La parola alla collega Brescacin.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il presente disegno di legge è stato predisposto in attuazione alla nuova procedura di approvazione dei debiti fuori bilancio, così come prevista dall'articolo 73, comma 1, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 in tema di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti locali e dei loro organismi.
Il debito fuori bilancio consiste in un'obbligazione verso terzi maturata senza che vi sia stata l'assunzione dell'impegno di spesa.
L'articolo 73, comma I prevede infatti che il Consiglio regionale riconosca con legge, la legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da:
- sentenze esecutive;
- copertura dei disavanzi di enti, società ed organismi controllati o dipendenti dalla Regione, purché il disavanzo derivi da fatti di gestione;
- ricapitalizzazione, nei limiti e nelle forme previste dal codice civile o da norme speciali, delle società di cui alla lettera b);
- procedure espropriative o di occupazione d'urgenza per opere di pubblica utilità;
- acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa.
Il comma 4 del menzionato articolo 73 prevede, inoltre, che al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, il Consiglio regionale provveda entro 60 giorni dalla ricezione della relativa proposta. Decorso inutilmente, tale termine la legittimità di detto debito si intende riconosciuta.
Precisamente, il presente disegno di legge è finalizzato a riconoscere la legittimità del debito derivante dalla sentenza del Tribunale di Padova n. 1965 del 29.06.2015 con la quale la Regione del Veneto è stata condannata al pagamento della somma complessiva pari ad euro 85.371,66 comprensiva di interessi legali pari ad euro 13.940,00, a titolo di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito da Ravan Celio , Ravan Antonio, Ravan Giovanni dal 15.01.2003 fino alla data attuale, a seguito dell'occupazione delle aree espropriate per l'esecuzione dei lavori di costruzione del secondo Stralcio della SR 307, ora SR 308 "del Santo" da San Michele delle Badesse a Resana.
La Prima Commissione consiliare, conclusa l'istruttoria in ordine al disegno di legge oggi in esame, nella seduta n. 98 del 21 settembre 2017 ha approvato il provvedimento a maggioranza con il voto favorevole dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia; hanno espresso voto contrario i rappresentanti del gruppo consiliare Partito Democratico; si è astenuto il rappresentante del gruppo consiliare Movimento 5 stelle."

PRESIDENTE

La parola al Relatore, collega Brescacin, prego.

Sonia BRESCACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
In merito a questo provvedimento tralascio la fase introduttiva, perché la disciplina è sempre la medesima, ovvero il fatto che dal 2011 con il nuovo decreto legislativo che ha introdotto il nuovo sistema di contabilità, sia per le Regioni che per gli Enti locali, si è avviata questa nuova procedura, che vede interessato il Consiglio regionale nel riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio, con le fattispecie, quale quella prima discussa.
In questo caso si tratta di un disegno di legge finalizzato a riconoscere la legittimità del debito derivante da una sentenza del Tribunale di Padova di giugno 2015, con la quale la Regione è stata condannata al pagamento della somma complessiva di 85.371,66 euro, comprensiva di interessi legali, a titolo del risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito da tre cittadini privati, dal 15 gennaio 2003 fino alla data attuale, a seguito dell'occupazione delle aree espropriate per l'esecuzione dei lavori di costruzione del secondo stralcio della SR strada regionale 308 "del Santo".
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Collega Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
diceva prima la collega Rizzotto, sono atti dovuti, perché se ci sono le sentenze del Tribunale bisogna procedere e quindi va fatto.
Tuttavia, come avete sentito dalla relazione della collega, si tratta di un'occupazione iniziata nel 2003, vuol dire che si è proceduto all'occupazione per fare una strada nel caso specifico nel 2003, e ci troviamo nel 2017 a dover riconoscere che questi che hanno subito l'occupazione (a norma di legge, per carità) chiedono i danni. Non è un'occupazione abusiva, illegale, o un esproprio proletario, cose di questo genere, ma dal 2003 al 2017 sono passati 14 anni.
Perché è il caso di sottolineare questa data? Perché nella programmazione delle opere pubbliche, soprattutto negli anni passati, si è spesso gonfiato il piano triennale. Noi l'avevamo denunciato a ogni passaggio del piano triennale in quest'Aula, si gonfiava, si promettevano opere di qua e di là, magari si partiva anche con le procedure, ma l'opera non arrivava mai o arrivava chissà quando, chissà dove, chissà come.
Vedo che l'Assessore sorride. Però ci sono ancora opere che continuano a essere annunciate e non arrivano: una è stata evocata, è l'idrovia. Ma ci sono altre opere, alcune delle quali sono finite anche in un elenco di una legge che doveva verificarne i presupposti di pubblica utilità, perché realizzate in project financing, e non arrivano e non si sa nemmeno se hanno valutato che hanno la pubblica utilità o no. E mi fermo.
Per riassumere: meglio non gonfiare i programmi di opera pubblica, ben sapendo poi che non ci sono le risorse per farli, meglio ancora non impegnarsi in project financing che poi non sappiamo nemmeno che fine faranno, perché è probabile che succeda, come in questo caso, di dover pagare dopo 17 anni, ahimè, le spese."

PRESIDENTE

Se non ci sono altri iscritti in discussione generale, passiamo alla votazione del provvedimento.
Articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Dichiarazioni di voto non ne vedo, quindi passiamo al voto finale sul provvedimento.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Segniamo, Segretario, prenda nota del voto favorevole del consigliere Berlato.
Quindi riprendiamo domani mattina alle ore 10.30.
La seduta è tolta alle ore 17.17
Il Consigliere segretario
f.to Maurizio Conte

Il Presidente
f.to Massimo Giorgetti

Resoconto stenotipico a cura di: Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di: Migotto Giuseppe

Elaborazione testo a cura di: Fabris Elisabetta e Benettelli Davide

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