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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 166 - 10^ legislatura
Resoconto 166a Seduta pubblica
Martedì, 20 marzo 2018
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI
La Seduta inizia alle ore 10.31

PRESIDENTE

Buongiorno. Rinviamo l'inizio del Consiglio di oggi alle ore 11.00. I Capigruppo, o chi per loro, ricevono la delegazione dei pescatori che sono qua fuori a manifestare. Sono in sala Legni.
La Seduta è sospesa alle ore 10.31
La Seduta riprende alle ore 11.10

PRESIDENTE

Aggiorniamo alle ore 11.30.
La Seduta è sospesa alle ore 11.10
La Seduta riprende alle ore 11.31

PRESIDENTE

Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 166a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 6532 del 14 marzo 2018.
PUNTO
1



APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati il processo verbale della 164a Seduta pubblica di martedì 13 marzo 2018 e il processo verbale della 165a Seduta pubblica di mercoledì 14 marzo 2018.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Ha comunicato congedo

Luca ZAIA

Il congedo è concesso.
PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

PRESIDENTE

Cominciamo con la n. 430 dell'11 settembre, presentata dai colleghi Moretti, Azzalin e Sinigaglia, che non vedo perché è in corso una riunione che sta finendo con la delegazione di pescatori. Passiamo a quella successiva.
Anche di quelle successive, non vedo il consigliere Ruzzante. Trasmettiamo la risposta scritta ai Consiglieri interroganti delle IRI n. 430 dell'11 settembre, della n. 501 del 23 gennaio, della n. 503 del 24 gennaio, della n. 517 del 2 febbraio e dell'interpellanza n. 10.

Interrogazione a risposta immediata n. 430 dell'11 settembre 2017 presentata dai consiglieri Moretti, Azzalin e Sinigaglia "DECRETO MORATORIA SUI VACCINI: C'ERA UN PRESIDENTE NO-VAX DIETRO AL DIRIGENTE?"

"Premesso che:
- in data 4 settembre 2017, con Decreto del Direttore Generale Area Sanità e Sociale n. 111 "Regime transitorio di applicazione della Legge 119/2017 in attesa dell'esito della richiesta di sospensiva contenuta nel ricorso alla Corte Costituzionale" si dà atto "che in attesa di eventuali ulteriori chiarimenti ministeriali per quanto riguarda la frequenza dei servizi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia dall'anno scolastico 2017/2018 per i bambini già iscritti si applicherà il regime transitorio fino al 2019/2020 anno che prevede, invece, la decadenza dell'iscrizione".
Considerato che:
- in un'intervista rilasciata al quotidiano Il Gazzettino del 5 settembre 2017, alla domanda "Perché un decreto del dirigente e non una delibera di Giunta?", il Presidente Luca Zaia risponde "L'ho voluto io, per evitare strumentalizzazioni politiche, perché trovo vomitevole fare polemica sulla salute dei bambini.";
- in data 7 settembre 2017, sulla sua pagina Facebook il Presidente Luca Zaia afferma che il Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale Dottor Mantoan gli ha comunicato via lettera la sospensione temporanea della moratoria "con decisione autonoma, come peraltro avvenuto nella formulazione del decreto".
Rilevato che le due diverse dichiarazioni sopra riportate, rilasciate nell'arco di 48 ore, risultano tra loro incompatibili.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri regionali
interrogano il Presidente della Giunta regionale
per sapere per quali ragioni siano state date due versioni contraddittorie sulla scelta di decretare la moratoria dell'applicazione della legge 119/2017 sull'obbligo vaccinale".

Interrogazione a risposta immediata n. 501 del 23 gennaio 2018 presentata dal consigliere Ruzzante "COLPI DI FUCILE CONTRO LA SEDE DEL CENTRO CULTURALE 'CA' SANA' DI BRUSEGANA. QUALI AZIONI PER RENDERE EFFETTIVO IL DIRITTO ALLA SICUREZZA?"

"Premesso che:
- si apprende del recente atto di violenza commesso ai danni della sede del centro culturale "Ca Sana" di Brusegana (PD): infatti, la scorsa notte, ignoti hanno esploso tre colpi di fucile all'indirizzo dell'immobile che ospita le attività del centro culturale;
- l'episodio giunge a pochi giorni di distanza da una rapina a mano armata commessa il 16 gennaio 2018 ai danni di una sala scommesse di Tencarola di Selvazzano (PD);
- tali episodi si inseriscono in un contesto caratterizzato dalla riscontrata presenza di affari ed interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso, come ormai noto e attestato dagli organi di informazione.
Considerato quanto è dato leggere nella nota di aggiornamento al DEFR 2018-2018 approvata con Deliberazione del Consiglio regionale n. 183 del 13 dicembre 2017 e, più precisamente, al Programma 03.02 (Sistema integrato di sicurezza urbana) della Missione 03 (Ordine pubblico e sicurezza).
Rilevato che per il corrente anno, a favore della Missione 03 (Ordine pubblico e Sicurezza), risultano autorizzate le seguenti spese:
* Euro 170.000,00 - L.r. n. 48 del 28.12.2012 "Misure per l'attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile" (Bilancio di Previsione 2018-2020 approvato con Legge regionale n. 47 del 29 dicembre 2017);
* Euro 950.000,00 - L.r. n. 9 del 07.05.2002 "Interventi regionali per la promozione della legalità e della sicurezza" (Legge di stabilità regionale per il 2018 approvata con Legge regionale n. 46 del 29 dicembre 2017);
* Euro 300.000,00 - art. 78, L.r. n. 1 del 27.02.2008 "Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2008" (Legge di stabilità regionale per il 2018 approvata con Legge regionale n. 46 del 29 dicembre 2017).
Considerato che l'art. 6 dello Statuto della Regione del Veneto dispone nel senso che la Regione "promuove le iniziative necessarie per rendere effettivo il diritto alla sicurezza dei cittadini".
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere quali iniziative intende promuovere nel corso del 2018 per rendere effettivo il diritto alla sicurezza dei cittadini".

Interrogazione a risposta immediata n. 503 del 24 gennaio 2018 presentata dal consigliere Ruzzante "EMERSIONE DEGLI INTERESSI 'NDRANGHETISTI IN VENETO: LA GIUNTA REGIONALE ATTIVERA' SPECIFICI PERCORSI DI INTERVENTO SULLA C.D. "AREA GRIGIA"?"

"Premesso che:
- la recente operazione della Direzione investigativa antimafia di Padova, così come riportata dagli organi di informazione, ha consentito l'emersione di una rete composta da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso denominata "'ndrangheta" e di referenti, esterni al sodalizio criminoso, che a vario titolo ne avrebbero agevolate le attività in territorio veneto;
- più precisamente, si apprende della ipotizzata sussistenza di tali referenti esterni nell'ambito di istituti bancari aventi sede nel territorio regionale.
Considerato che:
- costituisce ormai evidenza acquisita l'importanza del ruolo svolto dai c.d. "uomini cerniera" quali soggetti funzionali in diversa misura all'agevolazione degli affari, e all'infiltrazione-radicamento, delle consorterie criminali; non è affatto un caso che la DIA nell'ambito delle diverse relazioni semestrali abbia evidenziato l'importanza della c.d. "area grigia": "le inchieste giudiziarie che hanno caratterizzato il semestre confermano l'andamento già registrato negli anni precedenti e che vede le cosche in grado di intessere profonde relazioni con soggetti corrotti degli apparati istituzionali e con professionisti piegati alle logiche mafiose.
La duttilità operativa fuori Regione dell'organizzazione deriva, infatti, dalla commistione tra le professionalità maturate, soprattutto nel Nord del Paese, da affiliati di nuova generazione - diretta espressione delle famiglie - e professionisti attratti consapevolmente alla 'ndrangheta.
Questo connubio tra cosche e professionisti, specie di quelli operanti in settori ad alta redditività - come la grande distribuzione, l'immobiliare e quello turistico-alberghiero - e i forti addentellati con esponenti della pubblica amministrazione si affiancano, così, a quella che rimane la principale fonte di finanziamento, ossia il traffico internazionale di stupefacenti, e ad una pressante azione usuraria ed estorsiva" (cfr. 1a relazione semestrale 2016, p. 149); "un'organizzazione mafiosa versatile, opportunista, affarista, oggi proiettata all'accumulazione rapida della ricchezza con operatività diversificate, che, conscia di poter manovrare ingenti capitali ed influenzare le scelte amministrative ha molto attenuato, soprattutto fuori dai territori d'elezione, le tradizionali manifestazioni violente di potere per acquisire il predominio militare del territorio. Si assiste, così, ad una strategia di azione basata, specie fuori regione e all'estero, essenzialmente sul "coinvolgimento", nella sua accezione più deleteria." (cfr. 2a relazione semestrale 2016, pp. 72-73);
- la storia della presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso in aree non tradizionali è l'insidiosa storia di un agire criminoso che si svolge con modalità tali da renderne difficoltosa la immediata identificabilità quale effetto di quel capitale sociale accumulato attraverso la violenza e l'intimidazione ma che, invero, sfrutta ed utilizza, anche attraverso la compiacenza di soggetti esterni, i canali dell'economia legale per reinvestire quanto invece frutto del dominio dell'illegalità.
Rilevato che l'art. 8 della legge regionale n. 48/2012 , prevede la possibilità di uno specifico intervento della regione in materia, atteso che la richiamata disposizione stabilisce che:
"1. Fatto salvo quanto previsto dalla normativa regionale in materia di sicurezza urbana e polizia locale, la Regione opera per la diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nel mondo dell'impresa, della cooperazione, del lavoro e delle professioni, per favorire il coinvolgimento degli operatori nelle azioni di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa. A tal fine, promuove iniziative di sensibilizzazione e di formazione, in collaborazione con le associazioni rappresentative delle imprese, delle banche, della cooperazione e dei lavoratori, nonché con le associazioni, gli ordini ed i collegi dei professionisti.
2. Per le finalità di cui al comma 1, la Regione promuove iniziative di formazione e di scambio di buone prassi amministrative a favore delle pubbliche amministrazioni regionali e locali, volte a diffondere la cultura dell'etica pubblica, a fornire ai pubblici dipendenti una specifica preparazione ed a far maturare sensibilità alla prevenzione e al contrasto della corruzione e di ogni altro reato connesso alle attività illecite e criminose di cui alla presente legge.".
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere se rispetto alla specifica tematica più sopra evidenziata intenda attivare e rendere concreto quanto previsto dall'art. 8 della legge regionale n. 48/2012 ".

Interrogazione a risposta immediata n. 517 del 2 febbraio 2018 presentata dal consigliere Azzalin "RAGAZZA UCCISA E FATTA A PEZZI. L'ASSESSORE CORAZZARI PUBBLICA SU FACEBOOK POST DI BECERA STRUMENTALIZZAZIONE E DI STAMPO RAZZISTA: COSA NE PENSA IL PRESIDENTE ZAIA?"

"Premesso che:
- nella mattinata dello scorso 1 febbraio, a commento di un drammatico fatto di cronaca riguardante l'omicidio di una ragazza 18enne, fatta a pezzi e chiusa in due valigie, l'assessore regionale Cristiano Corazzari si esprimeva in questo modo con un post pubblicato dal suo account Facebook: "Un tragico esempio del contributo che alcune delle risorse "boldriniane" danno al nostro paese...";
- a corredo del suddetto post l'assessore pubblicava lo screenshot della pagina del quotidiano "QN" che riportava la notizia dell'efferato delitto con il seguente titolo: "Orrore per Pamela: preso un nigeriano";
Considerato che:
- è di tutta evidenza che l'assessore Corazzari abbia voluto strumentalizzare, nel pieno della campagna per le elezioni politiche, il sopra citato fatto di cronaca. Una strumentalizzazione non solo politica ma anche di stampo razzista: la nazionalità di quello che alle cronache risultava ancora essere il presunto assassino è diventata un facile pretesto per un attacco frontale alla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, accusata evidentemente di dare accoglienza a delinquenti ed assassini;
- quello dell'assessore Corazzari, che ricopre un ruolo istituzionale e dunque di responsabilità pubblica, rappresenta al tempo stesso un attacco becero ed offensivo nei confronti della terza carica dello Stato ed un tentativo di bassa propaganda che non si fa scrupoli nell'usare la morte di una giovane ragazza;
- il fatto che nelle ore successive alla pubblicazione del suddetto post l'assessore abbia provveduto alla sua cancellazione sostituendolo con la sola parola "Agghiacciante", non ridimensiona la gravità del fatto. Anzi, se possibile, la accresce perché l'impacciato dietrofront diventa una indiretta ammissione di irresponsabilità.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
chiede alla Giunta regionale
qual è il suo giudizio istituzionale sulla vicenda sopra esposta".

Interpellanza n. 10 del 2 febbraio 2018 presentata dal consigliere Ruzzante "DICHIARAZIONI DELL'ASSESSORE CORAZZARI SULL'OMICIDIO DI PAMELA MASTROPIERO: QUALE LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE?"

"Premesso che:
- in occasione del recente fermo di un soggetto di nazionalità nigeriana, sospettato dagli inquirenti di essere l'autore dell'omicidio della giovane Pamela Mastropiero, l'Assessore regionale alla Sicurezza, con un messaggio – poi rimosso - affidato alla propria pagina privata del social network Facebook, si sarebbe espresso in questi termini: un tragico esempio del contributo che alcune "risorse" boldriniane danno al nostro paese, con ciò volendo far risalire le responsabilità del gravissimo episodio al Presidente della Camera dei Deputati, On. Laura Boldrin; non solo, la dichiarazione è avvenuta in dispregio di quanto previsto dall'art. 27, comma 2, della Costituzione della Repubblica Italiana, con toni che un assessore preposto a una delega così complessa, quale è quella alla sicurezza, dovrebbe ben ponderare, essendo del tutto improprio far risalire la responsabilità per i fatti commessi non al singolo ma a parte della collettività di persone extracomunitarie presenti nel territorio dello Stato;
Considerato che per quanto il sopra riportato messaggio sia stato inserito sulla pagina privata dell'Assessore Corazzari, è opinione dell'interpellante che trattandosi di persona che comunque riveste un ruolo pubblico, egli, nell'utilizzo dei propri canali comunicativi non ufficiali, e stante la fattuale sovrapposizione tra soggettività pubblica e privata che inevitabilmente si determina in tali casi, considerata peraltro la natura politica della comunicazione riportata, dovrebbe attenersi a profili di etica della comunicazione pubblica, tenuto conto di quanto previsto dall'art. 54, comma 2, della Costituzione, il quale stabilisce che "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore";
Il sottoscritto consigliere
interpella il Presidente della Giunta regionale
per sapere:
1) quale sia la posizione assunta o che intende assumere rispetto alle dichiarazioni del proprio Assessore;
2) se non ritiene che comunicazioni del genere, quali appunto quelle oggetto della presente interpellanza, vadano scongiurate in quanto aventi effetti negativi sulla percezione della sicurezza a fronte della diminuzione del numero dei reati, quale quello di omicidio, così come rappresentata dall'Istat?"

PRESIDENTE

Passiamo alle interrogazioni a risposta scritta iscritte ai punti 5 e 6 all'ordine del giorno.
PUNTO
5



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "QUALI DAL 2008 AD OGGI GLI ESITI E I COSTI DEI GIUDIZI SULLE LEGGI ATTIVATI IN VIA PRINCIPALE AI SENSI DELL'ARTICOLO 127 DELLA COSTITUZIONE NEI QUALI LA REGIONE HA ASSUNTO LA VESTE DI PARTE RICORRENTE O RESISTENTE?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 522)

"Premesso:
- che dal comunicato stampa del 22.11.2017 dell'Ufficio stampa della Corte Costituzionale, che qui di seguito si trascrive, si apprende che: "Nell'udienza di ieri, davanti alla Corte costituzionale, sono state discusse le numerose questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione Veneto sul decreto legge n. 73 del 2017, convertito nella legge n. 119 del 2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età.
Le questioni sottoposte alla Corte costituzionale non mettevano in discussione l'efficacia delle vaccinazioni - attestata dalle istituzioni a ciò deputate (Organizzazione mondiale della sanità; Istituto superiore di sanità) e da una lunga serie di piani nazionali vaccinali - ma la loro obbligatorietà, sospesa dalla Regione Veneto con una legge del 2007 che aveva introdotto un sistema di prevenzione delle malattie infettive basato solo sulla persuasione.
La Corte ha dichiarato non fondate tutte le questioni prospettate. Secondo i giudici costituzionali, le misure in questione rappresentano una scelta spettante al legislatore nazionale. Questa scelta non è irragionevole, poiché volta a tutelare la salute individuale e collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie.
La Corte ha considerato tra l'altro che tutte le vaccinazioni rese obbligatorie erano già previste e raccomandate nei piani nazionali di vaccinazione e finanziate dallo Stato nell'ambito dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea).
Inoltre, il passaggio da una strategia basata sulla persuasione a un sistema di obbligatorietà si giustifica alla luce del contesto attuale caratterizzato da un progressivo calo delle coperture vaccinali.
È stato altresì considerato che la legge di conversione ha modificato il decreto legge riducendo sensibilmente le sanzioni amministrative pecuniarie e prevedendo che, in ogni caso, debbano essere precedute dall'incontro tra le famiglie e le autorità sanitarie allo scopo di favorire un'adesione consapevole e informata al programma vaccinale.
Infine, la mancata vaccinazione non comporta l'esclusione dalla scuola dell'obbligo dei minori, che saranno di norma inseriti in classi in cui gli altri alunni sono vaccinati".
Ricordato:
- che, con deliberazione n. 125/IIM del 04.07.2017, la Giunta regionale trascurava di rispondere al primo dei quesiti posti con interrogazione a risposta scritta n. 415 del 19.04.2017, e cioè alla richiesta di sapere " distintamente per anno, a far data dal 2008 e fino ad oggi, l'elenco dei ricorsi in via principale attivati dal Governo ai sensi dell'art.127, primo comma, Cost., avverso leggi della Regione del Veneto, con indicazione dell'esito del giudizio", mentre forniva risposta al secondo dei quesiti posti che riguardava l'informazione sui costi sostenuti per lo svolgimento delle attività defensionali.
Considerato:
- che alla luce di quanto deciso dalla Corte Costituzionale sul ricorso regionale avverso il decreto legge n. 73 del 2017, convertito nella legge n. 119 del 2017, pare il caso di reiterare e ampliare quanto precedentemente richiesto al fine di ottenere maggiori informazioni sugli esiti dei giudizi costituzionali attivati in via principale in cui la Regione del Veneto è stata parte sia come ricorrente che come resistente dal 2008 ad oggi.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) quali sono stati, dal 2008 ad oggi, gli esiti dei giudizi di costituzionalità promossi in via principale nei quali la Regione del Veneto ha assunto le vesti di parte, sia ricorrente che resistente;
2) le spese sostenute con riferimento ai giudizi costituzionali in via principale promossi dalla Regione del Veneto dal 2008 ad oggi".

PRESIDENTE

Ripartiamo dalla IRS n. 522 presentata dal consigliere Ruzzante. Se la vuole illustrare, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Rapidissimamente, Presidente, perché più che altro è interessante la risposta da parte del Vicepresidente Forcolin.
E' una richiesta di carattere generale, mi rendo conto. Infatti abbiamo atteso un po' di tempo la risposta, ma capisco anche la complessità del quesito, però è un quesito molto interessante. Molto spesso la Giunta, decide di portare ricorsi davanti alla Corte Costituzionale. Quasi sempre questi ricorsi sono negativi, raramente sono di effetto positivo. La domanda che io rivolgo è semplicemente di capire quali sono i costi per questi ricorsi davanti alla Corte Costituzionale e, in qualche modo, qual è l'esito di questi ricorsi dal 2008 ad oggi, in modo da avere un quadro e fare una valutazione. Ovviamente questo sarà l'aspetto successivo, ma sentiamo prima la risposta da parte del Vicepresidente Forcolin.

PRESIDENTE

Vicepresidente Forcolin, a lei la parola.

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Con interrogazione a risposta scritta n. 522 del 27 novembre 2017 sono stati posti due quesiti. Con il primo è stato chiesto di conoscere "dal 2008 ad oggi, gli esiti dei giudizi di costituzionalità promossi in via principale nel quali la Regione Veneto ha assunto le vesti di parte, sia ricorrente che resistente".
Con un secondo quesito è stato altresì chiesto di illustrare "le spese sostenute con riferimento ai giudizi costituzionali in via principale promossi dalla regione Veneto dal 2008 ad oggi".
Già con una precedente interrogazione a risposta scritta, la n. 415 del 19 aprile 2017 fu chiesto di conoscere "quanto era stato speso dalla Regione del Veneto per resistere in giudizio ai ricorsi governativi avverso le leggi regionali".
Con risposta resa con delibera n. 125/IMM del 4 luglio 2017 venne, in quell'occasione, indicato l'andamento della spesa relativa i ricorsi nei quali la Regione era stata parte resistente.
Per quanto riguarda l'esposizione della spesa sostenuta si seguiranno i medesimi criteri espositivi svolti nella precedente menzionata risposta, mentre con riguardo alla lettura degli esiti dei giudizi appare necessario esporre i seguenti elementi informativi a chiarimento dati riportati.
Va in primo luogo ricordato che, in genere, l'anno di proposizione del ricorso non coincide con l'anno in cui questo va a giudizio. Conseguentemente i pagamenti effettuati per le attività defensionali non vengono effettuate nell'anno in cui sono stati avviati i ricorsi, ma una volta definiti i giudizi.
Ai fini espositivi si è però scelto di riportare le spese effettuate non con riguardo all'anno dell'esborso, ma all'anno in cui è stato attivato il ricorso per il quale le stesse sono state effettuate.
Inoltre occorre segnalare che la Corte costituzionale, soprattutto nella gestione svolta dall'ultima presidenza, in molti casi di ricorsi proposti nei confronti di leggi dello Stato contenenti più norme eterogenee, ha assunto l'atteggiamento di smembrarli e di assegnare la loro istruttoria a relatori diversi fissando istruttorie diverse e più udienze per la discussione finale dei vari segmenti. In tal modo pervenendo alla pronuncia di più sentenze per singolo ricorso.
Questa modalità di gestione dei ruoli ha dato, quindi, luogo al deposito di un numero di decisioni maggiore rispetto al numero dei ricorsi e, di conseguenza, a un'attività istruttoria e defensionale articolata per ogni singolo segmento e maggiorata rispetto a quella che sarebbe stata prestata nel caso in cui i ricorsi fossero stati esaminati in modo unitario e decisi con una sola sentenza.
Si è perciò ritenuto di esporre i dati riepilogativi degli andamenti dei giudizi, in modo sintetico, con riferimento ai ricorsi proposti e di indicare il numero delle decisioni prese in riferimento ai ricorsi e all'anno nel quale questi sono stati attivati. Pur essendo palese che le decisioni sono intervenute la più parte negli anni successivi.
A questo riguardo occorre anche far presente che di regola le singole sentenze, a loro volta, contengono più statuizioni. Per cui il criterio statistico adottato a evidenza della valutazione degli esiti ha avuto a riguardo non alle singole statuizioni ma alla circostanza che nelle sentenze siano contenuti in tutto o in parte dei dispositivi rilevanti favorevoli alla Regione.
Per cui la determinazione dell'esito favorevole è stata declinata, in caso di ricorsi attivi contro leggi dello Stato, laddove siano state emesse pronunce di accoglimento e di conseguente declaratoria di incostituzionalità di una delle norme impugnate.
Alla stessa stregua sono state considerate favorevoli le pronunce dichiarative dell'estinzione del giudizio laddove, in pendenza di causa, il Governo ha modificato o abrogato la norma statale impugnata, provocando in tal modo l'estinzione del giudizio per la cessazione della materia del contendere o per il venir meno dell'interesse della Regione al ricorso.
Un esempio recente è dato dall'impugnazione del D. Lgs. 175/2016, sulle partecipazioni delle pubbliche amministrazioni in società, dove i quattro articoli oggetto della contestazione della Regione Veneto sono stati tutti modificati a mezzo del D. Lgs. 100/2017 in modo conforme alle censure proposte, producendo l'estinzione del giudizio per rinuncia allo stesso.
Viceversa, nel caso in cui la Regione è stata parte resistente in giudizi proposti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro le leggi regionali, è stato considerato che costituiscono giudizi di esito favorevole quelli nei quali le pronunce non hanno dichiarato incostituzionali, in tutto o in parte, le norme regionali impugnate.
Alla luce di queste considerazioni si allegano due prospetti. Nel primo sono riportati gli esiti dei giudizi pro- nunciati sui ricorsi proposti negli anni dal 2008 al 2017, ricordando che la più parte dei ricorsi attivati nell'ultimo anno di riferimento sono ancora in attesa di definizione (allegato A).
Nella seconda tabella sono invece indicate le spese, per importi lordi comprensivi di accessori e imposte, che sono state sostenute per i ricorsi attivi secondo la metodologia espositiva sopra indicata (allegato B).
Per i ricorsi attivati negli anni più recenti, per i quali non è ancora stato definito il giudizio nella sua interezza, è stato possibile esporre i dati relativi agli impegni di spesa assunti dato che non è ancora intervenuto il pagamento dei relativi compensi professionali.
Anche questi dati seguono il criterio sopra indicato e fanno riferimento ai ricorsi per i quali sono stati adottati gli impegni di spesa. Questo anche in ragione del fatto che stando ai contenuti del d.Lgs. 118/2011, l'impegno di spesa è da doversi effettuare al conferimento dell'incarico nella misura del costo presunto degli oneri defensionali e nella previsione di un ordinario svolgimento della causa. L'operazione è ricavabile rece- pendo gli importi dalle tabelle contenute nel tariffario professionale forense.
Gli impegni di spesa sono perciò stati presi nella presunzione che il ricorso non venga smembrato e non comporti il moltiplicarsi delle attività istruttorie e delle discussioni per ogni distinto segmento, come peraltro di possibile determinazione da parte della Corte Costituzionale, ma non prevedibile all'inizio della causa.
Alla luce di questi criteri, a partire dai ricorsi attivati nel 2015, i compensi sono stati determinati secondo i parametri indicati nella DGR 2472 del 23 dicembre 2014, ovvero secondo gli importi medi, ridotti di un terzo, indicati nel tariffario professionale forense, D.M. 55/2014, alla tabella riferita al "valore indeterminato di particolare rilevanza" per i ricorsi avanti la Corte costituzionale.
Per le domiciliazioni in Roma, che comportano un'attività defensionale da parte dei domiciliatari romani che condividono il mandato a difendere e che spesso partecipano alle discussioni in udienza o collaborano nelle attività istruttorie, la stessa delibera ha previsto un compenso forfettario fisso per posizione.
Secondo questi criteri il frazionamento in più segmenti di un unico ricorso comporta poi che la spesa preventivata e impegnata possa essere aggiornata, così come già è avvenuto per alcuni dei ricorsi del 2015 e del 2016, aggiungendo, all'importo del ricorso originario, per ogni singolo segmento, quanto il tariffario professionale prevede come compenso per le fasi processuali che definisce come "istruttoria" e "decisionale", laddove la difesa si estrinsechi, per queste articolazioni aggiunte, nella specifica produzione di memorie e/o nello svolgimento di distinte discussioni in udienze diverse.
Per cui il compenso base per gli avvocati del libero foro che assumono la difesa nei giudizi avanti al Corte Costituzionale a partire dal 2015 viene determinato in €. 13.470,34 al netto di imposte e accessori (apri a un lordo di €, 19.654,86) per ogni singola posizione, e viene maggiorato in caso di smembramento del ricorso, €. 5.986,64 al netto di imposte, (pari a un lordo di €. 8.735,24) per ogni segmento che giunge a una distinta decisione aggiuntiva rispetto alla prima.
Le spese di domiciliazione in alcuni casi restano assorbite nei compensi corrisposti ai difensori del libero foro in altri, soprattutto in caso di gestione del mandato da parte dell'Avvocatura regionale, sono corrisposte nell'importo massimo di €. 4.000,00 al netto di tasse e accessori (per un importo lordo comprensivo di imposte e accessori di €. 5.836,48) per ogni singolo ricorso.
Alla luce di questi parametri, di fatto cristallizzati, i principali fattori di scostamento dal costo ipotetico standard per ricorso così determinato dipende dunque dal numero dei difensori esterni nominati per la difesa e dal numero delle posizioni aggiuntive che vengono costituite dalla Corte costituzionale nell'eventualità in cui essa proceda al frazionamento del singolo ricorso.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

In fiducia. Nel senso che poi mi farà avere tutti i dati il Vicepresidente Forcolin. Mi dichiaro soddisfatto per la risposta e farò delle ulteriori valutazioni nei prossimi giorni.
PUNTO
6



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "INDAGINI GIUDIZIARIE A CARICO DELLA CO.IM.PO. DI ROVIGO: LA GIUNTA REGIONALE È A CONOSCENZA DELLE CONSEGUENZE SULL'AMBIENTE E SULLA SALUTE DEI CITTADINI RISPETTO AI FATTI CONTESTATI?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 525)

"Premesso che:
- in data 10 dicembre 2017, sulla base dell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Venezia, disposta per effetto delle richieste formulate dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, il gruppo Carabinieri forestale di Rovigo avrebbe eseguito diversi provvedimenti di misure cautelari nei confronti di precedenti ed attuali amministratori della Co.Im.Po srl di Adria (Rovigo), società che opera da anni nel settore della gestione dei rifiuti e, più specificatamente, nei processi di recupero dei fanghi di depurazione in agricoltura;
- lo stesso gip di Venezia avrebbe, altresì, disposto il sequestro preventivo dello stabilimento Co.Im.Po, ubicato a Ca' Emo nel comune di Adria, nonché di 280 ettari di terreni agricoli nei comuni di Adria e Pettorazza Grimani (Rovigo), terreni che sarebbero stati utilizzati per lo smaltimento di enormi quantità di fanghi e per i quali si ipotizza il mancato trattamento ai fini di un loro corretto recupero;
Risulta che l'indagine che ha portato ai provvedimenti sopra richiamati avrebbe avuto origine a seguito dell'incidente mortale occorso il 22 settembre 2014 presso lo stesso stabilimento Co.Im.Po nel quale persero la vita tre dipendenti della stessa società, nonché l'autista del mezzo di proprietà di una ditta esterna a causa delle esalazioni tossiche sprigionatesi durante le operazioni di scarico di acido solforico dall'automezzo alla vasca contenente i fanghi di depurazione;
Rilevato che, come si apprende da organi di stampa, dalle contestazioni dei carabinieri emergerebbe che sulla base delle registrazioni effettuate dall'impianto di videosorveglianza della ditta e riferite ai ventotto giorni precedenti la data dell'incidente, si sarebbe accertato come la stabilizzazione dei fanghi da destinare alla distribuzione su suoli agricoli da parte della Co.Im.Po. Srl, avveniva in totale dispregio delle procedure autorizzative;
Rilevato inoltre che, per come è dato apprendere dalla recente cronaca giornalistica locale ("La Voce", edizione del 27 dicembre 2017), l'inchiesta non riguarda solo gli amministratori della società in questione ma anche dipendenti pubblici, ai quali risulterebbero contestati a vario titolo alcuni reati contro la pubblica amministrazione, nonché alcuni soggetti politici;
Considerato che tra le molteplici condotte irregolari riscontrate nelle indagini vi sarebbe anche lo smaltimento illecito di circa 1.200 tonnellate di rifiuti, che, ad esito delle prime analisi ufficiali, denoterebbero valori di mercurio superiori ai limiti fissati dalla specifica norma in materia di fertilizzanti al punto da non essere conforme e quindi non utilizzabile in agricoltura; inoltre, l'eccessiva distribuzione di tali sostanze reiterata nel tempo rappresenterebbe anche la probabile causa della presenza nei terreni di sostanze contaminanti, quali gli idrocarburi pesanti, PCB e zinco.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) se sia a conoscenza dei fatti esposti e dei rischi per l'incolumità per la popolazione residente;
2) se non ritenga necessario promuovere attraverso ARPAV una verifica sullo stato delle aree circostanti all'impianto di stoccaggio e avviare un'indagine epidemiologica presso le zone interessate per verificare le possibili conseguenze di ordine sanitario".

PRESIDENTE

Prego, consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Questa è una vicenda abbastanza delicata che riguarda la CO.IM.PO, un'azienda che si colloca nell'area attorno al Comune di Adria, ma non solo insita nel Comune di Adria. Questa vicenda ha portato fra l'altro alle dimissioni della Giunta comunale di Adria e quindi al ricorso al voto anticipato. Nelle prossime settimane si terrà questo voto.
La questione è abbastanza delicata, perché riguarda un aspetto di natura ambientale relativo al possibile inquinamento dell'area interessata dalla CO.IM.PO. Ma riguarda più complessivamente, non solo l'area attorno alla quale è situata l'azienda della CO.IM.PO, anche le esportazioni di materiali prodotti dalla CO.IM.PO., contenenti situazioni inquinanti e che possono essere state esportate in tutto il Veneto, ma anche oltre il Veneto.
Il senso della mia interrogazione è capire, dal punto di vista dell'impatto ambientale qual è la valutazione dell'Assessorato rispetto alla situazione di quei terreni e di quei territori, qual è la prevenzione che è stata in qualche modo fatta, qual è l'attività esercitata da parte di ARPAV a tutela dell'area attorno alla CO.IM.PO. Ma più complessivamente sapere dell'esportazione dei materiali prodotti dalla CO.IM.PO. che sono finiti un po' in tutto il Veneto. Quindi avere delle rassicurazioni da questo punto di vista e dal punto di vista ambientale. Grazie.

PRESIDENTE

Prego, Assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie. Anticipo che poi sarà inviato il tutto al Consigliere Ruzzante, anche perché sono quattro allegati piuttosto corposi.
"Al fine di argomentare in modo puntuale ed esaustivo in ordine ai quesiti formulati nell'interrogazione indicata in oggetto, i competenti Uffici regionali hanno richiesto specifiche informazioni alla Direzione Generale ARPAV, la quale nel riscontrare ha rappresentato sostanzialmente quanto segue.
Nell'ambito di procedimenti giudiziari in atto, che si sono susseguiti sin dal tragico incidente mortale avvenuto in data 22/4/2014, ARPAV ha effettuato numerosi controlli presso la CO.IM.PO S.r.l. per verificare lo stato del sito e tenere sotto osservazione le possibili problematiche; sulla base dei diversi sopralluoghi, ARPAV ha relazionato e proposto alla provincia di Rovigo osservazioni e prescrizioni che, peraltro, non sono state attuate dalla società in parola.
L'attività della CO.IM.PO S.r.l. è proseguita sino all'ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal Tribunale di Firenze nei confronti dei rappresentanti legali della società in parola, avvenuta nel settembre 2016; successivamente la società non ha svolto alcuna attività fino alla revoca dell'autorizzazione all'esercizio da parte della provincia di Rovigo, giusta determinazione n.2167 del 26 settembre 2017.
A seguito del suddetto provvedimento di revoca, nel mese di ottobre 2017, su richiesta del Comune di Adria, ARPAV ha redatto un protocollo operativo per il monitoraggio ambientale del sito, condiviso poi con il Comune e la Provincia di Rovigo e la ULSS 5 Polesana, finalizzato a prevedere verifiche periodiche di sorveglianza atte ad evitare sversamenti e/o incidenti di natura ambientale e a verificare la presenza di eventuali problematiche a livello ambientale e/o igienico-sanitarie determinate dallo stato degli impianti e delle strutture.
Dal 17 ottobre ad oggi ARPAV ha effettuato numerosi sopralluoghi fino alla data del sequestro dell'impianto, avvenuta nella prima metà del mese di dicembre 2017; successivamente al sequestro è stata richiesta ai Carabinieri forestali di Rovigo l'autorizzazione all'accesso, poi concessa, al fine di continuare l'attività di monitoraggio.
Nella relazione tecnica che si acclude, allegato A, sono descritte le attività svolte da ARPAV nel periodo 17 ottobre 30 novembre 2017, relativamente ai monitoraggi dell'aria, delle acque superficiali, delle acque sotterranee e gli esiti dei campionamenti. Dall'analisi dei dati, non sembrano emergere particolari criticità, soprattutto facendo riferimento all'ambiente esterno alla ditta.
Con riferimento invece agli aspetti strutturali dell'impianto, sono presenti alcune criticità, le più rilevanti delle quali si possono riassumere nei livelli della vasca interrata di raccolta percolati e nelle fessurazioni presenti nelle vasche di stoccaggio dei fanghi, così come meglio descritte nelle relazioni di servizio n. 533 del 29.11.2017, allegato B, e n. 13 del 12.01.2018, allegato C.
In data 15 gennaio 2018 i Carabinieri Forestali di Rovigo, a seguito dei riscontri di una complessa attività di indagine, hanno trasmesso a diversi Enti la nota protocollo n. 139, nella quale si evidenzia che i fanghi non venivano sottoposti al corretto processo di trattamento previsto dalle normative vigenti e dall'autorizzazione all'esercizio, e che le quantità, sia di fanghi che di correttivo calcico, distribuite sui terreni, erano spropositate e superiori ai limiti fissati dalle norme. Alla stessa nota è allegato un elenco di aziende sui cui terreni sono stati distribuiti i fanghi e correttivo calcico, estrapolati dalla documentazione relativa a COIMPO S.r.l., allegato D; sulla base inoltre delle analisi effettuate nel 2015 da ARPAV su alcuni terreni, su richiesta dei Carabinieri Forestali di Rovigo, vengono evidenziati alcuni superamenti per quanto riguarda i valori degli idrocarburi a catena superiore a 12 atomi di carbonio, PCB, e zinco; la comunicazione viene data quindi per l'avvio delle procedure amministrative relative alla gestione illecita di rifiuti e alle attività di bonifica, oltre che suggerire ulteriori terreni da investigare: in questo contesto ARPAV ha già manifestato in incontri, avvenuti con i Carabinieri Forestali, la propria disponibilità a supportare le attività investigative, con particolare riferimento ai campionamenti dei terreni, attraverso la definizione di un protocollo operativo per la validazione del Piano di campionamento e dei risultati analitici.
Allo stato delle cose va poi dato conto che, sulla scorta della suddetta nota n. 139 dei Carabinieri Forestali Rovigo, la Provincia di Rovigo ha avviato il procedimento finalizzato all'emanazione di eventuali provvedimenti amministrativi a tutela dell'ambiente di cui all'articolo 244 del Decreto legislativo n. 152 del 2006, nei confronti di tutti i soggetti individuati come responsabili della presenza di sostanze inquinanti nel terreno, per la redazione di apposita relazione attestante i rischi per l'uomo e per l'ambiente e alla caratterizzazione più approfondita dei terreni stessi oggetto di spandimento di fanghi e correttivi.
Con riferimento, infine, alla richiesta di avviare un'indagine epidemiologica per verificare possibili effetti di natura sanitaria, si informa che la ULSS 5 Polesana, con la quale ARPAV ha condiviso il protocollo di monitoraggio del sito COIMPO S.r.l., e alla quale sono stati inviati tutti gli esiti delle attività svolte sinora dall'Agenzia medesima, valuterà la necessità di procedere, nei tempi e nei modi normativamente previsti, con l'indagine sanitaria in argomento.
Da tutto quanto precede, si evince in definitiva che la Giunta regionale è adeguatamente informata sulla vicenda tratteggiata dall'interrogante, in ordine alla quale, peraltro, si ritiene opportuno puntualizzare che la Regione non è competente ad assumere alcun provvedimento sotto il profilo squisitamente ambientale.
Sotto l'altro aspetto posto alla nostra attenzione, ovvero sia l'avvio di un'eventuale indagine epidemiologica finalizzata a verificare possibili effetti di natura sanitaria, si rappresenta che sarà cura degli uffici regionali informare il Consigliere interrogante non appena la ULSS 5 Polesana si determinerà in merito".

PRESIDENTE

Grazie, Assessore.
Eventuale replica del collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ringrazio intanto l'Assessore. Attendo di poter leggere con attenzione la risposta, anche con i suoi allegati, perché la materia è assolutamente delicata. Ringrazio anche per l'attenzione che è stata prestata da parte della Giunta regionale su questo tema da me sollevato.
Ha fatto bene a ricordare le quattro persone che sono morte nell'ambito del trasporto dei materiali della Co.Im.Po., perché vede se non ci fossero stati quei morti il 22 settembre del 2014 noi non avremmo avuto quest'inchiesta, non avremmo avuto quest'indagine. Non avremmo scoperto probabilmente un trattamento dei rifiuti dei fanghi non corretto, che ha portato ad evidenziare un rischio di inquinamento ambientale delle dimensioni di cui lei stesso ha parlato nell'ambito della sua risposta.
Sono state quelle esalazioni da acido solforico che hanno determinato la morte di quelle 4 persone, tre dipendenti della Co.Im.Po. e un autotrasportatore, che hanno aperto un'attenzione, un'indagine. Rimane una domanda di fondo: quante altre situazioni e condizioni abbiamo analoghe in giro per il Veneto che non abbiamo scoperto per come è successo, invece, nel caso della Co.Im.Po., sulla quale sono state poste evidentemente le lenti di ingrandimento per capire che cosa era successo?
La Co.Im.Po. ha fallito. Nel frattempo, nel mentre io ho presentato l'interrogazione, c'è stata l'inchiesta d'indagine sulla vicenda del 2014. Di fatto oggi la Co.Im.Po. non c'è più. Non c'è più come soggetto ha fallito. Rimane una domanda di fondo: chi pagherà gli eventuali danni dal punto di vista ambientale che restano sul terreno attorno alla Co.Im.Po. nel Comune di Adria? Chi pagherà gli eventuali danni, perché anche questi sono tutti da accertare, relativi alle bonifiche lì dove fossero stati utilizzati questi materiali prodotti dalla Co.Im.Po. ed esportati in giro per tutto il Veneto e per tutta Italia? Anche su questo rimane una domanda di fondo.
E' la stessa domanda che ci siamo posti in tante altre occasioni di situazioni di inquinamento ambientale, di necessità di bonifiche, il caso di Pernumia, il caso della provincia di Treviso, altri siti inquinanti, cioè lì dove ci sono imprese e aziende che falliscono e lasciano l'eredità, purtroppo molto pesante, di bonifiche, che di solito rappresentano un costo dal punto di vista economico enorme.
Rimane il tema famoso della vicenda delle fideiussioni; cioè nel momento in cui uno produce o ha un'attività produttiva, che è connessa a rischi ambientali, io credo che noi dobbiamo tutelarci collettivamente. Non è che si tratta di addossare la responsabilità a chi amministra oggi la Regione Veneto, è un problema generale, è un problema collettivo. Come ci tuteliamo nei confronti di questi soggetti?
Rimane il terzo aspetto, io raccomando di mantenere un elemento di trasparenza. Io mi auguro che l'ULSS Polesana decida di fare quell'indagine epidemiologica presso quelle zone interessate maggiormente più vicine alla sede produttiva della Co.Im.Po. per verificare se i danni dell'inquinamento ambientale, attorno le aree circostanti all'impianto di stoccaggio, abbiano generato anche un problema di tipo sanitario nei confronti degli abitanti della zona.
Mi auguro che lo facciano con estrema trasparenza. In questi casi non si devono scegliere altre strade se non quella della trasparenza. Mi auguro che nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, avremo notizie se l'ULSS Polesana ha deciso di avviare questa indagine epidemiologica e i risultati di questa eventuale indagine vengano immediatamente resi pubblici. È la cosa migliore che possiamo in qualche modo fare.
Mi dichiaro soddisfatto per la risposta all'interrogazione.
PUNTI
7, 8, 9, 10



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAI CONSIGLIERI CASALI, BASSI E FABIANO BARBISAN RELATIVA A "QUALI SONO I CONTROLLI SANITARI ED IN MATERIA DI VACCINAZIONI SVOLTE SUI MIGRANTI RICHIEDENTI ASILO PRESENTI IN VENETO?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 490) RINVIATA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "LA GIUNTA CHIARISCA LE POSSIBILITÀ DI INTERVENTO CONCESSE NEL PERIODO TRANSITORIO DI CUI ALL'ARTICOLO 13 DELLA LEGGE REGIONALE 6 GIUGNO 2017, n. 14 " (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 530) RINVIATA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE È A CONOSCENZA DELLE DIFFICOLTÀ DI REPERIMENTO DEI PRODOTTI A BASE DI CANNABIS TERAPEUTICA?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 529) RINVIATA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "LISTE D'ATTESA E ATTIVITÀ INTRAMURARIA: LA GIUNTA REGIONALE INTERVERRÀ CON PROVVEDIMENTI DI ULTERIORE REGOLAMENTAZIONE?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 533) RINVIATA

PRESIDENTE

Non sono arrivate le risposte da parte della Giunta regionale ai punti 7, 8, 9 e 10 all'ordine del giorno. Consigliere Bassi voleva dire qualcosa sul fatto che non sono pervenute le risposte. Prego, ha la parola.
Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)
Grazie, Presidente.
Semplicemente per dire questo: non è per far polemica, ma è la seconda o terza volta, mi sembra, che sono rinviate. Se la Giunta le affronterà nella prossima seduta ben venga, più che altro perché uno è un tema che anche oggi è stato dimostrato essere caldo, ovvero i controlli sanitari e le vaccinazioni svolte sui presunti profughi che alloggiano nei centri temporanei di accoglienza o nelle strutture CAS o che dir si voglia. L'altro è un tema molto puntuale, questa che ho appena citato è del 13 settembre 2017, quindi insomma di circa sei mesi fa e naturalmente sta già diventando, "vecchia", l'altra è un'interrogazione veramente puntuale e che però vedo l'assessore Corazzari, alla quale andrebbe data veramente una risposta immediata, nel senso che si riferisce al periodo transitorio, cioè a cosa è concesso o non concesso ai Comuni di fare in termini di pianificazione urbanistica, nel periodo transitorio dalla approvazione della legge sul consumo del suolo alla successiva delibera che stiamo affrontando in Commissione.
Se la risposta mi arriva fra due mesi è una risposta inutile, era questa anche la motivazione con cui è stata protocollata, anche perché sono tre o quattro risposte, mi sembra, abbastanza secche da dare: mi appello, visto che c'è l'Assessore all'Urbanistica, che la prossima volta ci sarà risposta, quello alla Sanità non lo vedo, ma le chiedo di farsi da portavoce. Grazie.
PRESIDENTE
Risolleciteremo, ma mi dicono che la Giunta ha comunicato, a seguito della precedente sollecitazione, che domani dovrebbe approvare la risposta alle interrogazioni.
Procediamo con il punto 11 all'ordine del giorno.
PUNTO
11



PIANO REGIONALE DELLE ATTIVITÀ DI CAVA (PRAC) (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 42) (DELIBERAZIONE N. 32/2018)

Relazione della Seconda Commissione.
Relatore in Aula il consigliere Francesco Calzavara; Correlatore il consigliere Andrea Zanoni.
"Il Piano regionale dell'attività di cava (PRAC.) rappresenta lo strumento eletto per la pianificazione nel settore estrattivo sin dagli anni ottanta. Dall'entrata in vigore dell'attuale legge in materia, la legge regionale 7 settembre 1982, n. 44 , la funzione pianificatoria dell'attività di cava è, infatti, conferita alla Regione ed alle province, rispettivamente competenti alla redazione del Piano Regionale dell'Attività di Cava (PRAC), del Piano Provinciale dell'Attività di Cava (PPAC) nonché, quanto alle province, del Programma Provinciale di Escavazione (PPE). E, tuttavia, la mancata approvazione del PRAC – e, conseguentemente, dei piani di livello inferiore - ha determinato un regime di regolamentazione ridotto, rispetto alla volontà del legislatore.
La legge si dotò di un regime transitorio, limitato – nelle intenzioni - all'assunzione degli strumenti di piano ma, nei fatti, radicatosi come base giuridica per l'attività estrattiva regionale dell'ultimo trentennio.
L'attività estrattiva in Veneto è pertanto rimasta vincolata a detto regime transitorio che, d'altro canto, nel tempo ha manifestato gli inevitabili limiti.
Nel corso degli anni vennero presentati alcuni disegni di legge di novellazione per la disciplina dell'attività di cava.
E la Giunta regionale adottò una prima proposta di PRAC con deliberazione n. 92 in data 17.02.1987, rimasta senza seguito. Successivamente, con deliberazione n. 135/CR del 21.10.2008, la Giunta assunse una proposta di PRAC, modificata a seguito delle controdeduzioni alle osservazioni pervenute, che però non venne approvata dal Consiglio Regionale. Ugualmente, nel 2014 la Giunta presentò un nuovo disegno di PRAC, rimasto tale perché non approvato.
Come noto, la mancata definizione del PRAC, quale strumento di pianificazione del settore, previsto nei suoi contenuti e finalità e disciplinato per la sua approvazione dalla legge regionale n. 44 del 1982, pur a fronte – come ricordato - di reiterate iniziative assunte in diverse legislature dalla Giunta regionale e di relative istruttorie condotte dai competenti organi del Consiglio regionale, ha determinato, con il progressivo esaurimento delle potenzialità applicative della disciplina transitoria della legge regionale n. 44 del 1982, le condizioni per un contenzioso, intrapreso dagli operatori del settore nell'anno 2016 volto a vedere approvato il Piano quale strumento di definizione delle condizioni di esercizio dell'attività estrattiva nel territorio regionale.
La Regione è risultata soccombente in tutti i gradi del giudizio per la mancata definizione ed approvazione del PRAC, ivi compreso il giudizio di ottemperanza avanti al TAR Veneto, attivato dai ricorrenti per conseguire l'esecuzione del giudicato formatosi sulla vicenda e conclusosi con la nomina di Commissario ad acta e la definizione di un termine finale per la adozione del PRAC.
E' pure noto come l'intervento del legislatore regionale con l'articolo 95 della legge regionale n. 30 del 2016, recante prime disposizioni in materia di pianificazione regionale delle attività di cava, ha determinato le condizioni rivolgere istanza al TAR Veneto, ai sensi del codice del processo amministrativo ed al fine di conoscere se ed in che misura tale disposizione, a prescindere dai rilievi di legittimità costituzionale formulati dal Governo ed in attesa della pronuncia della Corte costituzionale, possa essere assunta quale prima forma di esecuzione del giudicato e comunque per conseguire, attesa l'attività istruttoria in corso presso i competenti organi, l'individuazione di un ulteriore, ultimo e perentorio termine per provvedere.
L'udienza già fissata per il giorno 8 novembre 2017 e rinviata - atteso lo stato di avanzamento e la programmazione dei lavori della Commissione consiliare in ordine al testo di legge e alla proposta di PRAC - ha condotto alla definizione del termine ultimo del giorno 22 marzo 2018.
In tali limiti, il tema della definizione del PRAC con la sua approvazione da parte del Consiglio regionale, rimane nella disponibilità del legislatore regionale che, nell'esercizio della sua discrezionalità ha altresì ritenuto di ridefinire il quadro normativo di riferimento per il settore.
La proposta di PRAC in esame nasce da quella adottata nel 2013, seguendo criteri e procedure della legge regionale n. 44 del 1982 e tenendo conto del progetto di legge n. 284 del 2012 in materia di cave. Alla procedura di adozione, che ha comportato la valutazione di oltre diecimila osservazioni, è stata affiancata la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), con l'acquisizione del parere favorevole della Commissione regionale VAS n. 116 del 31.05.2014.
La mancata approvazione del PDL n. 284 e lo scadere della legislatura hanno però impedito l'approvazione del Piano. Pertanto, con l'avvio della X legislatura, è stata riassunta la proposta di Piano del 2013 e ripresa l'attività di pianificazione, per ottemperare alle sentenze del giudice amministrativo e soprattutto per dotare la Regione dello strumento di pianificazione del settore.
L'approvazione della nuova proposta legislativa – ora nuova legge regionale per la disciplina dell'attività di cava - e il tempo trascorso dall'adozione della proposta di PRAC del 2013 hanno comportato un necessario adeguamento di coerenza della proposta di Piano con la nuova base legislativa e l'aggiornamento della quantificazione del fabbisogno di materiale di cava.
Nel 2016 è stato quindi adottato l'aggiornamento alla proposta di PRAC sul quale è stata condotta una verifica di assoggettabilità alla procedura di VAS, conclusasi il 21.03.2017 con l'acquisizione del parere n. 37 di non assoggettabilità.
Durante l'istruttoria dei Pdl n. 28 d'iniziativa consiliare e n. 153 d'iniziativa giuntale – i cui contenuti sono confluiti nella nuova legge regionale di settore, assieme agli emendamenti ed alle osservazioni pervenute che si è ritenuto di accogliere - è stato contestualmente adeguata la proposta di PRAC al nuovo assetto normativo che si veniva delineando, ciò anche a consentire la conclusione dell'iter di approvazione del PRAC, osservando tempi d'istruttoria che consentissero di rispettare i termini per l'approvazione dello strumento pianificatorio posti dal giudice amministrativo.
Il Piano, come adeguato al testo normativo, costituisce un unico livello di pianificazione, con l'esclusione di piani provinciali sottordinati.
Lo strumento detta limiti e modalità di rilascio delle autorizzazioni, disposizioni tecniche per le cave di tutti i materiali di gruppo A e di gruppo B.
Per i materiali di gruppo A, inerti destinati alle costruzioni (sabbie e ghiaie, detriti e calcari per costruzioni), che rappresentano i materiali con i maggiori volumi estratti e con la maggior diffusione sul territorio regionale, è stato stimato, quale fabbisogno regionale complessivo, un volume di circa 80 milioni di mc in 10 anni, ed è stato attribuito al "sistema produttivo delle cave" la parte del fabbisogno che già tale sistema tende a soddisfare, al netto delle fonti alternative, calcolate in 25 milioni di mc per il decennio di riferimento.
Conseguentemente, le cave di inerti per le costruzioni devono assicurare una produzione di 55 milioni di metri cubi.
Si è ritenuto, nei limiti delle competenze del Piano, di favorire l'utilizzo di materiali alternativi a quelli di cava, considerando un incremento delle fonti alternative di circa 2 Mmc per i rifiuti inerti da demolozioni e l'immissione di circa 6 Mmc di materiali inerti derivanti dalla realizzazione di opere pubbliche, rimodulando in tal modo il fabbisogno da cave in 46 Mmc, così suddivisi fra le tipologie di materiali di gruppo A:
• sabbia e ghiaia 35,6 Mmc
• detrito 6,6 Mmc
• calcare per costruzioni 3,8 Mmc
Considerando, inoltre, l'utilizzo, nel periodo di dieci anni, di circa il 30% delle così dette riserve, ovvero dei volumi di materiale già autorizzato ed ancora disponibile in cava, il fabbisogno di inerti da soddisfare con nuove autorizzazioni di cava è ricalcolato in 12,5 Mmc, così suddivisi fra le tipologie di materiali di gruppo A:
• sabbia e ghiaia 9,5 Mmc
• detrito 1,0 Mmc
• calcare per costruzioni 2,0 Mmc
A seguito di questa nuova articolazione delle fonti di soddisfacimento del fabbisogno complessivo di inerti è stata modificata in modo proporzionale anche la ripartizione su base provinciale del fabbisogno di materiali inerti complessivamente provenienti da cave, pari cioè alla somma di quelli derivanti dall'uso delle riserve e quelli derivanti dalle nuove autorizzazioni.
Tenendo conto delle necessità di assicurare l'approvvigionamento di materiali di cava a supporto del sistema produttivo ed economico regionale e nazionale e dall'altro dell'esigenza di salvaguardia dell'ambiente e la tutela del territorio, anche limitando gli impatti sull'ambiente e sull'economia dovuti ai trasporti del materiale per lunghe percorrenze, perseguendo perciò, per quanto possibile, l'autosufficienza degli ambiti provinciali, per i materiali di gruppo A, sono stati definiti:
• ambiti estrattivi nei quali consentire l'attività di cava;
• limiti ai quantitativi di materiale autorizzabile alla coltivazione per ambito territoriale provinciale.
Definiti gli ambiti estrattivi sulla base della presenza dei giacimenti e della assenza di vincoli assoluti, per ciascun materiale è stato determinato per ambito territoriale provinciale il soddisfacimento del fabbisogno distribuito nel territorio regionale, tenendo conto del raggio di influenza.
Quindi, considerate le riserve presenti nell'ambito territoriale provinciale, si è pervenuti alla valutazione del volume massimo autorizzabile che, per le cave di sabbia e ghiaia, è pari a 5 Mmc per la provincia di Verona, pari e a 4,5 Mmc per la provincia di Vicenza, mentre non sono previsti nuovi volumi in autorizzazione per le altre province.
Nel corso della validità del PRAC il volume autorizzabile nell'ambito provinciale decresce in funzione delle autorizzazioni rilasciate e viene invece incrementato in funzione delle eventuali riserve autorizzate e non estratte riattribuite all'ambito di appartenenza a seguito di decadenza, revoche e scadenze dei termini.
I volumi autorizzabili poi vengono rivisti e rivalutati sia con l'eventuale approvazione di nuovo Piano, sia a seguito di revisione di Piano, disposta almeno ogni cinque anni, sulla scorta del risultato del monitoraggio.
Il monitoraggio, funzionale a verificare gli impatti ambientali, come richiesto dalla VAS, nonché a verificare il raggiungimento degli obiettivi, unitamente alle procedure semplificate di aggiornamento, consente di rivedere e assestare in tempi utili il piano agli impatti ambientali e alle esigenze del mercato.
All'interno degli ambiti estrattivi di sabbia e ghiaia è possibile autorizzare solo ampliamenti di cave in atto e non nuovi siti estrattivi, a meno che gli stessi appartengano ad un comparto estrattivo. Ciò al fine di consolidare le attività già infrastrutturate, favorendo miglioramenti delle ricomposizioni ambientali.
Al fine di dare concreta attuazione ai principi di riduzione del consumo di suolo e di ottimale sfruttamento dei giacimenti è stata introdotta una nuova modalità per il calcolo della massima profondità di scavo, svincolata dalla lunghezza del perimetro della cava, per consentire una maggiore profondità degli scavi. È sempre e comunque confermato il divieto di estrazioni in falda.
L'assegnazione dei volumi di materiale autorizzabile è prevista solo nel momento in cui le riserve risultino ridotte e secondo due distinte modalità:
a) per ciascuna cava con riserve inferiori a 90.000 mc possono essere autorizzati ampliamenti fino a 300.000 mc di materiale;
b) per ciascuna cava con riserve che permettono la prosecuzione dell'attività estrattiva inferiore a tre anni, secondo la capacità produttiva della cava stessa, possono essere rilasciati ampliamenti per un volume che assicuri la prosecuzione dell'attività fino a dieci anni.
Per il primo periodo di tre anni di applicazione del Piano è posto comunque un limite massimo di un milione di metri cubi per singola autorizzazione.
Per quanto attiene agli altri due materiali di gruppo A, il PRAC consente l'autorizzazione di cave, anche nuove, per il detrito negli ambiti territoriali provinciali di Belluno e Vicenza per 0,5 Mmc ciascuno, quanto invece al il calcare per costruzioni, negli ambiti territoriali di Vicenza per 1,75 Mmc e di Verona per 0,25 Mmc.
La Seconda Commissione consiliare, al termine dell'istruttoria sul provvedimento, ha espresso a maggioranza (favorevoli il presidente Calzavara ed i consiglieri Michieletto e Rizzotto del Gruppo consiliare Zaia Presidente, il consigliere Montagnoli del Gruppo consiliare Liga Veneta Lega Nord ed il consigliere Giorgetti del Gruppo consiliare Forza Italia; contrari i consiglieri Zanoni e Fracasso del Gruppo consiliare Partito Democratico ed il consigliere Ruzzante del Gruppo consiliare Gruppo Misto – Liberi e Uguali; astenuti i consiglieri Brusco del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle ed il consigliere Bassi del Gruppo consiliare Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale."

PRESIDENTE

La parola al Relatore, collega Calzavara.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Ogni promessa è un debito, ci siamo lasciati una settimana fa con la promessa che portavamo, una volta approvata la legge, il relativo Piano. Quindi oggi ci ritroviamo a discutere il Piano per il PRAC, il Piano regionale per le attività di cava, che è il documento fondamentale per dare attuazione alla legge approvata la scorsa settimana.
Se il consigliere Conte, nel corso della discussione, definiva un passo avanti nella storia l'approvazione della legge, questo è bene ricordare che è un passo unico nella storia della Regione del Veneto, perché per la prima volta, molto probabilmente, oggi approveremo un Piano che individua le linee strategiche del futuro dell'attività di cava, dando indicazioni, dando modalità, quello che è all'interno di questo documento. Vi ricordo che è un documento di 285 pagine, quindi un documento corposo, che nasce dall'analisi fatta dagli Uffici, di tutto quello che riguarda il mondo delle escavazioni e di quelle che sono anche le prospettive di questo mondo. Di queste 285 pagine il lavoro della Sottocommissione e della Seconda Commissione si è concentrato essenzialmente nell'esame dell'allegato B, che è quello che detta le norme tecniche, attuative di quanto previsto nella legge. Un Piano che, come dicevo, nasce dall'elaborazione di queste 285 pagine, ma, per quanto riguarda il Consiglio, si riconduce a questi 23 articoli, che sono inseriti all'interno dell'allegato B.
Sono 23 articoli che definiscono anche un nuovo metodo di approccio a un Piano come questo, che vi ricordo, essendo una proposta di deliberazione amministrativa, ha un voto finale con un unico voto, mentre poi voteremo per i singoli emendamenti. Un Piano che, come dicevo, ha come forte innovazione il metodo, perché l'individuazione di quella che è un'altra novità del Piano, quella dei tetti provinciali di autosufficienza in base ai materiali che andiamo a individuare, nasce dall'analisi dei fabbisogni effettivi della Regione del Veneto, che sono testimoniati dall'attenta analisi dei consumi che ci sono stati nel corso degli ultimi anni. Un Piano che, partendo da una previsione originaria di 120 milioni di metri cubi nel 2014 di fabbisogno regionale, si riduce a 80 milioni per gli ultimi, per quello che andiamo ad approvare oggi. Quindi 80 milioni per i prossimi dieci anni, che poi a sua volta ha al proprio interno una suddivisione in base alle tipologie di materiali. In particolar modo, visto che sono quelli più consistenti, per quanto riguarda la sabbia e la ghiaia. Vi ricordo che questo Piano individua per la prima volta dei tetti provinciali, in 5 milioni di metri cubi per quanto riguarda la Provincia di Verona e 4 milioni e mezzo di metri cubi per quanto riguarda la Provincia di Vicenza, confermando - siccome poi lo ripeto perché rischierebbe di creare qualche allarme - 4 milioni e mezzo per Vicenza e ribadisco "zero" per la Provincia di Treviso, che credo farà la gioia di più di qualcuno. Riteniamo che Treviso abbia sufficiente capienza nelle autorizzazioni vigenti, che potrà per qualche anno sicuramente continuare a fornire materiale.
L'individuazione di tetti provinciali ha anche come obiettivo quello di perseguire una delle finalità, che erano inserite nella legge, che è quella delle cave a chilometro zero. Nel momento in cui le Province avranno una propria disponibilità, meno camion gireranno per la Regione del Veneto a portare sabbia e ghiaia da una parte all'altra, proprio in considerazione del fatto che le regioni che potrebbero andare in sofferenza, tipo quella di Verona e di Vicenza, hanno all'interno di questo Piano la capacità di vedere autorizzati nuovi ampliamenti che - e questo è un'altra novità del Piano - vengono comunque fissati per un massimo di 1 milione di metri cubi per singola nuova autorizzazione.
Questi piani prevedono 9 milioni e mezzo, per quanto riguarda la sabbia e ghiaia, e 2 milioni e mezzo, per quanto riguardano gli altri materiali, quindi un Piano complessivo di 12 milioni di metri cubi. Vi ricordo che la valutazione di impatto ambientale e la valutazione di incidenza ambientale a questo Piano dà 32 milioni di possibilità di nuove autorizzazioni, ma la proposta che la Giunta fa è di 12 milioni, che nasce proprio dalla consapevolezza e dall'analisi fatta di tutte quelle che sono le riserve e i materiali che possono essere ulteriormente lavorati all'interno delle cave. Quindi riducono notevolmente la quantità di nuove autorizzazioni di escavo.
Ulteriore novità, novità su novità, è che questo Piano ha una previsione decennale, ma non ha scadenza: è una cosa che è anche un po' difficile da spiegare a chi non è addetto ai lavori. Proprio forte della consapevolezza che nasce dalla continua e costante analisi del voto, questo Piano, pur dando una visione di quanti metri cubi serviranno al Veneto per i prossimi 10 anni, ha all'interno la capacità, ogni due anni e poi a regime ogni tre, di comprendere se le mutate condizioni economiche e di mercato possono richiedere delle variazioni che possono essere in aumento, ma potrebbero essere anche in diminuzione.
All'interno del Piano, in particolar modo dell'allegato B, che riguardano i principi e le disposizioni generali, la disciplina degli interventi estrattivi, le norme generali per le attività estrattive, le norme tecniche di esecuzione, e poi l'allegato alle norme tecniche attuative del PRAC, ci sono tutte le modalità anche per le nuove richieste di autorizzazioni che devono avere determinate caratteristiche per poter accedere ai nuovi tetti che questo Piano dà.
È un sistema nuovo che è stato inserito e qui devo dire del lavoro della Sottocommissione. Ringrazio in particolar modo il collega, adesso Presidente, Giorgetti e la collega Rizzotto, perché è stata fatta un'attenta analisi, ma più che altro una proiezione di quelli che potevano essere alcuni esiti di quello che abbiamo inserito all'interno di questo PRAC. Abbiamo dato la possibilità alle aziende che vorranno chiedere nuove autorizzazioni, di poterlo fare sulla base di quello che hanno consumato nel corso degli ultimi tre anni. Questo credo che sia un percorso virtuoso che fa sì che le nuove autorizzazioni possano essere date a chi effettivamente svolge il lavoro, a chi ha effettivamente bisogno di questo materiale. Quindi non si arrivi, come forse è successo in passato, a un accaparramento dei volumi da escavare senza poi avere il bisogno puntuale di quei volumi. I volumi che verranno autorizzati saranno i volumi che serviranno al Veneto per dare risposta a questo tipo di settore.
È un Piano credo, non vorrei anticipare l'intervento del consigliere Fracasso, che arriva in ritardo, che non è mai stato fatto e che di qualcuno sarà responsabilità. Però devo dire che è un Piano che finalmente arriva all'approvazione di tutto il Consiglio regionale. Credo che tutti dovremmo esserne anche soddisfatti e orgogliosi, perché è un Piano che insieme alla legge dà dei diritti e riconosce al settore delle escavazioni anche una dignità, delle regole certe e una prospettiva futura del proprio lavoro, ma all'interno di questo Piano della legge vengono inseriti anche molti doveri, affinché quello che in passato forse è successo nel mondo delle escavazioni, non succeda più e oggi questo mondo possa essere autorizzato sulla base dei reali bisogni e non di, come dicevo prima, accaparramenti o investimenti che poco hanno a che fare col lavoro che effettivamente si fa all'interno della cava.
Esprimo grande soddisfazione, anticipo, perché siccome poi la dichiarazione di voto finale la farà la capogruppo Silvia Rizzotto, rinnovo il ringraziamento a tutte le strutture che hanno anche in questo caso molto lavorato per limare alcune cose che erano inserite all'interno del Piano. Tutta la struttura dell'assessore Bottacin, il dr. Puiatti, l'ingegner Antonello, l'ingegner Del Piero, il nostro Ufficio legislativo, che è stato ulteriormente di grande supporto, il dottor Giachetti e la dottoressa Colucci, tutti i componenti della Commissione che hanno lavorato. Credo che sia un bel documento di cui il Consiglio del Veneto deve essere orgoglioso. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Relatore Calzavara.
Sono in distribuzione una serie di emendamenti, proprio a firma del Relatore; diamo mezz'ora per i subemendamenti.
Diamo la parola al Correlatore collega Zanoni.
Relazione di minoranza della Seconda Commissione.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

"Grazie, Presidente. Buongiorno, Presidente, colleghe e colleghi.
Questo punto all'ordine del giorno, relativo all'approvazione del Piano regionale delle Attività di Cava il cosiddetto PRAC, rappresenta un momento storico per questo Consiglio regionale: dopo 36 anni, viene data attuazione alla legge 44 dell'82, norme per la disciplina dell'attività di cava, che prevedeva l'approvazione del Piano regionale di attività di cava entro 150 giorni, ovvero entro cinque mesi, però la legge 44 non c'è più perché abrogata dalla legge regionale n. 13 del 16 marzo 2018 "Norme per la disciplina dell'attività di cava", pubblicata venerdì scorso sul Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
Sono passate ben otto legislature, dalla terza all'attuale decima legislatura, si sono succedute ben 12 Giunte senza che questo provvedimento, che pianifica l'attività di cava, venisse alla luce; ricordo che in questo periodo si sono succedute le due Giunte Bernini, le due Giunte Cremonese, la Giunta Frigo, la Giunta Pupillo, la Giunta Bottin, le tre Giunte Galan, la prima Giunta Zaia, credo sia veramente troppo. Come Regione ci fa poco onore sapere che in tutto questo tempo nessuno prima d'ora sia riuscito a mettere mano a questa materia, a questa attività che nel frattempo modificava gran parte del paesaggio Veneto, lasciando sulla nostra terra ferite mai più rimarginabili.
Ora approviamo un Piano cave previsto da una legge approvata venerdì scorso, la 13 del 2018, lo facciamo a tempi di record evidentemente i tempi sono cambiati. Con la legge 44 non si è riusciti a fare il PRAC in 36 anni, ma con la nuova legge sono bastati solo quattro giorni per discuterlo e approvarlo in Aula; ecco perché oggi scriviamo una pagina di questo Consiglio regionale che resterà nella storia. Care colleghe e colleghi, evidentemente sono cambiati i tempi, ma sono soprattutto cambiati i Consiglieri. Però i tentativi per fare il Piano cave non sono mancati, cito quelli andati miseramente a vuoto del 1987, del 2008, del 2014 a dimostrazione di quanto scottante e esplosiva sia stata la materia cave per la politica della nostra Regione.
Quello che andiamo a colmare è un vuoto normativo grazie al quale negli anni abbiamo assistito all'utilizzo e alla distruzione di importanti parti del nostro territorio, un uso smodato del capitale naturale della nostra Regione, un uso scriteriato di una risorsa non rinnovabile. Questo vuoto normativo di pianificazione ha creato, tra l'altro, il preoccupante fenomeno della realizzazione delle cave sottofalda, ovvero cave che hanno portato a giorno la falda acquifera privandola della difesa naturale dei fenomeni di inquinamento il suolo sovrastante. Ferite della nostra terra che mai si potranno rimarginare e che restano ben visibili, soprattutto dall'alto, i famosi laghetti che altro non sono che la falda acquifera messa irresponsabilmente a nudo.
Questo vuoto normativo in passato, inoltre, ha portato anche a fenomeni degenerativi come i gravi episodi di corruzione legati al rilascio di autorizzazioni di cava, con tanto di lingotti d'oro intascati da chi rilasciava le autorizzazioni e processi nelle aule dei Tribunali durati diversi anni.
Il progetto del PRAC d'iniziativa della Giunta regionale, dopo questi mesi di lavoro in particolare nel gruppo di lavoro della Sottocommissione Cave, è stato in parte cambiato e modificato. Va ricordato che stiamo legiferando in tempi record anche grazie all'attuale contenzioso amministrativo che ci impone di approvare in tempi brevi questo Piano regionale per l'attività di cava; mi riferisco alle sentenze 47 del 2014 e 1113 del 2016 del TAR del Veneto che ha dato ragione ai cavatori fissando il termine ultimo, per l'approvazione del Piano, al 22 marzo 2018.
Questo è un Piano che arriva dopo l'approvazione della legge 13 del 2018 di mercoledì scorso e, come abbiamo avuto modo di illustrare approfonditamente nel precedente Consiglio, ha molte lacune e criticità che si potevano evitare accogliendo la nostra, nutrita ed equilibrata, proposta emendativa che invece è stata bocciata tranne che per alcuni emendamenti secondari: questo è un Piano che approviamo ai sensi della legge 13 del 2018, legge che a nostro avviso presenta gravi criticità, motivo per il quale abbiamo votato contro.
Questa legge infatti non prevede l'obbligo di utilizzo dei materiali di recupero da demolizione nei cantieri delle opere pubbliche, che noi avevamo proposto almeno nella misura del 30%; affida alla vigilanza sulle cave ai soli Comuni con l'ausilio dell'ARPAV, quando sappiamo che molti piccoli Comuni faticano a condurre anche le attività ordinarie; consente ancora escavazioni sotto falda, ovvero dentro la falda acquifera, per le cave autorizzate negli anni '70 e inizio anni '80; ha eliminato i poteri di veto in capo alle Province; ha eliminato il limite del 3% del territorio da scavare per ogni Comune; non ha dato nessun potere ai Comuni in merito alla pianificazione delle cave, quindi i Comuni non potranno prevedere dove fare o non fare i nuovi siti di cava o gli ampliamenti dei siti esistenti; non ha dato potere decisionale alle Province in materia di viabilità dovuta dall'attività di cava; ha abbassato le sanzioni per chi scava materiale non autorizzato fino a 25.000 metri cubi da ben sei a tre volte in meno rispetto a quelle della vecchia legge 44/82; non ha previsto fasce di rispetto tra cave e pozzi per l'acqua potabile, discariche, zone industriali, edifici storici, come le ville venete; ha previsto escavazioni sperimentali di trachite in galleria nel Parco dei Colli Euganei, calpestando i contenuti del Piano Ambientale del Parco; ha previsto la non applicazione di importanti tutele ambientali e di norme utili ai Comuni in materia di cave previste dal PTRC, il Piano Territoriale Regionale di coordinamento.
In questo Piano cave ci sono a nostro avviso grosse criticità e alcune anche per quanto riguarda la VAS, Valutazione Ambientale Strategica, il rapporto ambientale e la VINCA, la Valutazione di Incidenza Ambientale. Ricordo che il rapporto ambientale preliminare risale al 2012: il primo parere della Commissione regionale VAS risale al 2013, esattamente al 24 gennaio 2013, più di cinque anni fa, mentre il parere conclusivo della Commissione regionale VAS, risale al maggio 2014.
La procedura prevedeva la possibilità di inoltrare delle osservazioni entro il 21 gennaio 2013, sono arrivati ben 207 documenti, pari a 10.631 rilievi. A suo tempo, inviarono osservazioni 35 Comuni, una Provincia, un Consorzio di Bonifica, 20 associazioni ambientaliste, 11 imprese, alcuni privati, ciò a dimostrazione che la questione delle cave interessa una parte importante dei nostri cittadini della nostra società.
Vi è stata poi una verifica di assoggettabilità del nuovo PRAC da parte della Commissione regionale VAS, che in data 21 marzo 2017 ha dato parere di non assoggettabilità. Si tratta perciò di una procedura di legge effettuata dai sei e cinque anni fa, che poi nel 2017, nonostante fosse stata svolta in un contesto ambientale del passato, si è deciso di non assoggettare ad una nuova procedura VAS.
Questo, a nostro avviso, ha determinato una valutazione non sufficientemente approfondita su questioni ambientali diventate emergenze, come la questione della siccità, derivata dai cambiamenti climatici, e la questione della contaminazione delle falde acquifere in determinate aree regionali, con particolare riferimento alle sostanze perfluoro-alchiliche, i cosiddetti PFAS e PFOA.
A prova di quanto affermato, rileviamo che in riferimento alle sostanze perfluoro-alchiliche in nessuna delle 638 pagine che costituiscono il PRAC, con i suoi 6 allegati, dall'allegato A all'allegato F, viene mai considerata questa problematica: non c'è traccia di questo problema ambientale che tra l'altro si è verificato in corrispondenza dell'ambito estrattivo Vicenza 2, ambito che troviamo nelle planimetrie dall'allegato C di questo Piano e che è interessato quasi per intero dal fenomeno di questa epocale contaminazione.
Gli stessi Comuni di Trissino e Arzignano, il 10 gennaio 2018, ci hanno scritto, ipotizzando che sabbia e ghiaia estratti in quel contesto andrebbero conferite in discarica; evidentemente, per questa maggioranza gli interessi del comparto cave vengono prima degli interessi di tutela dell'acqua, dell'ambiente e della salute.
Vorrei poi soffermarmi sulle volumetrie dei materiali da scavare: va fatta chiarezza soprattutto sulla quantità di ghiaia e sabbia che questo Piano andrà ad autorizzare nelle singole Province. Erroneamente in più occasioni, soprattutto fuori dal Consiglio regionale, è stato detto che questo piano prevede 0 metri cubi di sabbia e ghiaia da estrarre per la Provincia di Treviso: ciò non è corretto!
Va precisato che ci sono le cosiddette riserve, ovvero autorizzazioni già acquisite dai cavatori per scavo di ghiaia e sabbia, queste sono pari a 9,4 milioni di metri cubi per Verona, 5,1 milioni di metri cubi per Vicenza, e addirittura 69,2 milioni di metri cubi per Treviso.
Perciò lo zero relativo alla provincia di Treviso è riferito alle nuove autorizzazioni che giustamente non verranno rilasciate, perché ci sono addirittura 69 milioni di metri cubi già scalabili già autorizzati, altro che zero. Questo piano prevede per la provincia di Treviso nei prossimi dieci anni che si potranno scavare ben 18,6 milioni di metri cubi.
Tutta la programmazione di questo Piano porta una palla al piede che si chiama riserve, una palla al piede che condiziona negativamente tutta la pianificazione e programmazione prevista dal Piano. Queste riserve sono dovute alle cosiddette autorizzazioni accaparrate nell'assalto alla diligenza, grazie a un vuoto pianificatorio degli ultimi 36 anni, dovuto all'incapacità della politica veneta di approvare il Piano Regolatore delle cave, approviamo un Piano monco, un Piano condizionato dai gravissimi errori del passato, un Piano condizionato dai cosiddetti diritti acquisiti, le riserve. Un Piano, perciò, già scritto in buona parte dalle troppe autorizzazioni concesse in passato.
Per colmare alcune lacune del Piano abbiamo previsto diversi emendamenti, che proponiamo all'attenzione di questo Consiglio per migliorare e riequilibrare le norme tecniche attuative previste dal PRAC all'allegato B; era di fatto impossibile mettere mano agli altri allegati del PRAC perciò ci siamo concentrati su questo allegato.
Passo ora ad esaminare brevemente sinteticamente l'articolato e la nostra manovra emendativa. Proponiamo un articolo, il 2 bis, per dare sostanza ai princìpi generali alla finalità dell'articolo 1 della legge 13/2018 relativi al risparmio delle risorse. Abbiamo perciò previsto che per l'esecuzione delle opere pubbliche, che necessitano di utilizzo di materiali inerti, deve essere utilizzato obbligatoriamente almeno una quota del 30% di materiali provenienti dallo smaltimento ed al recupero dei rifiuti inerti prodotti dal settore delle costruzioni, il tutto in sostituzione del materiale di cava.
Quanto detto ci consente di iniziare a dare attuazione all'economia del futuro, ovvero all'economia circolare. All'articolo 8 proponiamo maggior trasparenza nella pubblicazione del sito della Regione dei dati relativi ai volumi di ghiaia e sabbia autorizzati, imponendo un termine temporale obbligatorio per l'aggiornamento dei dati.
All'articolo 9 prevediamo delle distanze rispetto a tali scavi e le zone industriali, in merito a questo punto va detto che il PRAC così scritto prevede alla lettera h), comma 2 dell'articolo 6 della legge 13/2018 che stabilisce espressamente che il PRAC deve indicare le distanze minime dalle zone industriali.
Sempre all'articolo 9, prevediamo delle istanze di rispetto tra gli scavi e i pozzi pubblici e privati per l'acqua potabile per tutelare la risorsa acqua, le Ville Venete per tutelare questi importanti monumenti dell'architettura veneta e il loro paesaggio, gli edifici storici, le aree di rete Natura 2000, le discariche per evitare contaminazioni inquinanti.
A proposito di discariche, conosco una situazione dove la discarica è esattamente a confine, a ridosso della cava, anzi della falda affiorante dalla cava. Credo che mettere delle fasce di rispetto tra cave e Ville Venete sia estremamente corretto. Ricordo il caso di Villa Emo Fanzolo di Vedelago, nel trevigiano, uno dei progetti più originali di Andrea Palladio dove nel 2003, ai piedi la stessa Villa, si è rischiato di vedere aperta una immensa voragine di 575.000 metri cubi, pari a 115 campi trevigiani, per dar corso a una cava di ghiaia.
Sempre all'articolo 9 diamo facoltà ai Comuni di prevedere, nei loro strumenti urbanistici, delle distanze di sicurezza tra gli scavi e i siti di particolare tutela che vorranno individuare caso per caso. Infine prevediamo la facoltà per i Comuni di individuare aree di particolare interesse dove vietare l'attività di cava.
All'articolo 10 prevediamo che le autorizzazioni da rilasciare non superino il mezzo milioni di metri cubi per volta, un milione ci pare decisamente troppo. Prevediamo poi - in coerenza con quanto sostenuto dall'assessorato all'ambiente - la soppressione della previsione di nuove cave, nel senso che è sempre stato detto che non si fanno nuove cave. Avete da sempre affermato che questo Piano non prevede nuove cave, perciò prevediamo di eliminare la possibilità di deroga a questo principio, deroga prevista in caso di nuove cave vicine a cave estinte, perciò chiediamo la soppressione del comma 5. Riteniamo poi di dover chiedere la soppressione delle deroghe previste al Piano d'area Garda/Baldo, per l'area sud dell'abitato di Valeggio sul Mincio.
Agli articoli 11 e 12 proponiamo maggior trasparenza nella pubblicazione nel sito della Regione dei dati relativi ai volumi di ghiaia e sabbia autorizzati imponendo un termine temporale obbligatorio per l'aggiornamento dei dati.
All'articolo 14 prevediamo che le modifiche non sostanziali al progetto di coltivazione rispettino, in ogni caso, la legge regionale sulla valutazione d'impatto ambientale.
All'articolo 15 proponiamo delle integrazioni utili ad evitare incidenti nelle cave, prevedendo nella cartellonistica l'espresso divieto di accesso, specifichiamo l'esatta ubicazione della recinzione al fine di migliorare i controlli, questa è una richiesta arrivata in Commissione dalla Provincia di Treviso, miglioriamo le informazioni delle indicazioni al sito di cava.
All'articolo 17 aumentiamo le tutele ambientali, prevedendo il divieto di estrarre sabbia ghiaia sotto falda nelle aree contaminate da sostanze perfluoro-alchiliche, i cosiddetti PFAS e PFOA, così come auspicato dai Comuni di Trissino e Arzignano con la succitata lettera del 10 gennaio 2018 per le attività di cava nell'ambito estrattivo definito Vicenza 2 dal Piano cave.
Colleghe, colleghi, Presidente: giovedì, dopodomani, è la giornata internazionale dell'acqua, facciamo in modo di dare un segnale concreto per tutelare questa preziosa risorsa con l'approvazione di questo emendamento.
Inoltre, prevediamo il divieto di utilizzare materiali estranei alla cava per la ricomposizione ambientale, a meno di dieci metri dalla falda acquifera.
All'articolo 18 prevediamo che per le nuove autorizzazioni e per le cave in essere, deve essere monitorata la falda acquifera sotto un profilo sia chimico che fisico, per un numero maggiore di casi rispetto a quanto previsto. Inoltre, prevediamo che le macchie boscate nelle scarpate di cave ricomposte, vengano aumentate dal 20 al 50%.
Concludo questo intervento con un po' di rammarico, perché a mio avviso, non si è dato sufficientemente ascolto alle richieste dei Comuni, delle Province, delle associazioni sindacali ambientaliste, cosa questa che non si è voluto fare nemmeno con la legge approvata mercoledì scorso.
Ringrazio per il lungo lavoro svolto il gruppo di Sottocommissione prima e di Commissione poi, in particolare l'avvocato Giachetti, la struttura della seconda Commissione, con a capo la dottoressa Colucci, i funzionari della Regione, ingegner Antonello e il dottor Del Piero, l'assessore Bottacin, i colleghi della Commissione Ambiente, e in particolare i colleghi che hanno partecipato alle tante riunioni di Sottocommissione cave, infine il Presidente Calzavara.
Un doveroso ringraziamento va poi a tutti i soggetti venuti in audizione e che hanno presentato osservazioni scritte; li ringrazio per il contributo, dato che ci ha consentito di approfondire a dovere diverse tematiche ed aspetti tecnici della normativa. Grazie."

PRESIDENTE

Collega Conte, ha la parola.

Maurizio CONTE (Veneto per L'Autonomia)

Grazie, Presidente.
Nel far miei tutti i ringraziamenti che già il Presidente Calzavara e il collega Zanoni hanno fatto, per quello che è stato il lavoro soprattutto tecnico da parte degli Uffici competenti, non mi resta che dire, con soddisfazione, se appunto la modifica della 44, la nuova legge, ha girato pagina di una storia che effettivamente è stata triste, per quello che riguarda una mancanza della Regione Veneto, che con il PRAC iniziamo a scrivere la prima pagina di un nuovo libro, che spero diventi elemento di valorizzazione del nostro Veneto. Soprattutto a livello ambientale, senza dimenticare quello che è l'interesse imprenditoriale legato a questo settore strategico a livello regionale e quindi su quello che sarà sicuramente un percorso che vedrà soprattutto regole certe, uguali per tutti. Questo diventa un elemento significativo di una norma, di un Piano, che diventa elemento di valorizzazione di un territorio che ha visto nel passato elementi di forte contrapposizione, anche con il territorio stesso. Non dimentichiamo cosa ha voluto dire, negli anni passati, l'impatto della realizzazione di nuove cave, soprattutto concentrate in territori che molto spesso poi vedevano ulteriori utilizzi di questi siti che compromettevano il territorio con altre imposizioni, soprattutto per quanto riguarda aree che da cave poi si sono trasformate in discariche.
La soddisfazione di vedere l'approvazione di questo Piano, che deriva da quello che è stato il lavoro partito dalla scorsa legislatura, con una fase di revisione normativa e soprattutto di nuovo concetto di Piano che dal 2013 avevamo cercato di portare avanti senza ottenere l'approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale.
Le basi che hanno visto, soprattutto nella valutazione della VAS, quella che doveva essere una valutazione tecnica legata all'acquisizione di pareri legati all'ambiente, sono stati i requisiti alla base di questo nuovo Piano. È stato rivisto in base a nuove normative, in base a un dimensionamento che è stato ulteriormente ridotto rispetto a quello su cui avevamo iniziato a lavorare e soprattutto a quelli che erano stati, nel frattempo, interventi e opere infrastrutturali, vedi la Pedemontana, che ha messo sul mercato quantitativi enormi di materiale in un momento di forte crisi e soprattutto di compromissione del settore legato alle costruzioni e alle opere pubbliche.
Per quanto riguarda il Piano, ha voluto guardare a quelle che sono le esigenze dell'approvvigionamento di materiale di cava, legate a quello che può essere un consumo storico, legato alle varie fasi, soprattutto in ribasso, dei consumi. Di un sistema produttivo ed economico regionale che ha visto l'esigenza di salvaguardare, in particolare, l'ambiente, il territorio. Penso sia questo l'obiettivo principale su cui si è lavorato per garantire che le esigenze di materiale potessero, in qualche maniera, rendere meno impattante anche nel territorio queste attività soprattutto guardando all'autosufficienza. Perché l'autosufficienza territoriale di ambiti provinciali, diventa un elemento significativo anche per la riduzione di quelli che possono essere stati, anche negli anni passati, i flussi di materiale da un territorio all'altro, con un forte impatto anche legato al trasporto.
Gli ambiti estrattivi nei quali consentire l'attività di cava, individuati nei limiti appunto di una quantificazione territoriale in base alle riserve già autorizzate, ma soprattutto in base alle esigenze dei vari territori per quanto riguarda i quantitativi necessari a garantire materiale per quelle aree, avevano visto mettere in atto quelle che possono essere le necessità territoriali, guardando soprattutto anche l'ambiente.
Questo Piano, al fine di guardare alla riduzione del consumo del suolo e di ottimizzare le aree già compromesse, ha voluto ridurre quello che può essere l'impatto eliminando la possibilità di nuove cave, ampliando solamente in ambiti già compromessi e guardando alla riqualificazione e rigenerazione anche ambientale di quei territori e soprattutto alla tutela della risorsa dell'acqua eliminando la possibilità di escavazioni in falda.
Sicuramente un Piano che guarda alla concretezza di un sistema imprenditoriale, che ha bisogno di risposte uguali per tutti, ma che guarda soprattutto al minore impatto nel territorio, sia ambientale che sociale. Spero che con questo Piano si vadano a ridurre, in maniera notevole, quelle che negli anni passati sono state le conflittualità che hanno messo di fronte l'impossibilità, soprattutto di chi ha amministrato nel territorio i loro Comuni, di porsi in maniera concreta come interlocutori di un rispetto, di un territorio che ha visto molto spesso creare invece forti conflittualità.
Anche con gli ultimi emendamenti che si andranno ad approvare saremo di fronte alla necessità di valutare queste nostre scelte, di rivedere anche quelle che possono essere situazioni di ulteriore criticità di una norma, che sicuramente non può essere perfetta, ma diventa essenziale, per poter poi, in base alle relazioni che ci saranno fatte, da parte della Giunta, per quanto riguarda l'applicazione di questo Piano garantire che, nell'eventualità, si possano aggiustare situazioni che, anche con questo Piano, non saranno risolte. In particolare in territori che vedono fortemente, nell'ambito anche autorizzativo, concentrate le riserve su poche imprese, rispetto a realtà di piccole imprese che, anche nel territorio trevigiano risentono a livello economico e imprenditoriale di questa forte sperequazione.
Spero che con questo Piano si possa mettere mano, anche in futuro, a quelle che possono essere sperequazioni che finora hanno creato, anche sotto l'aspetto dell'impresa, forti conflittualità.
Un Piano che sicuramente ci vedrà favorevoli alla sua adozione in maniera veloce. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Conte.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Rinnovo i ringraziamenti, come già fatto dai miei colleghi e come già ho fatto la settimana scorsa durante la votazione della legge ora numerata 13/2018, a tutti coloro che hanno lavorato per arrivare a votare sia la legge che il Piano che oggi voteremo. Questo passaggio storico, come è stato definito dal Presidente di Commissione, sempre disponibile ad ascoltare tutti noi Commissari che abbiamo costituito questo sottogruppo di lavoro, che è stato molto importante alla fine di approfondire in maniera efficace il lavoro e anche avere più tempo da dedicare sia alla legge che al Piano, alle strutture, all'Assessore sempre presente in Aula di Commissione. Questo è stato un ottimo lavoro che ha saputo accogliere, se non tutte, ma buona parte di quelle che sono state le audizioni che abbiamo potuto avere come membri di Commissione.
Ringrazio particolarmente anche tutto lo staff dell'Ufficio Legislativo che ha seguito la Commissione, il dottor Giachetti e la dottoressa Colucci in particolar modo.
Dovrei anch'io soffermarmi, all'inizio del mio discorso, nel riportare le grosse lacune che ereditiamo per non aver avuto un Piano collegato alla legge 44, che prevedeva in tempi brevi l'attuazione di una pianificazione che probabilmente avrebbe, anzi sicuramente avrebbe, salvaguardato in maniera maggiore la nostra Regione. È una Regione che sta piangendo, purtroppo, in vari punti e sotto vari aspetti, per una mancanza di pianificazione che ha generato una sregolatezza dal punto di vista dell'escavazione, della gestione di questa attività. Rimane comunque un'attività importante, un'attività che genera posti di lavoro e reddito, ma ha fatto senza una pianificazione, senza un ordine, che ha generato delle situazioni di forte disagio, sia dal punto di vista ambientale, che dal punto di vista della concorrenza. Questo va detto soprattutto per le Province di confine. Penso alla provincia di Verona che si vede fortemente attaccata dalle Province limitrofe, per esempio della Lombardia, che ha un Piano delle escavazioni vigente, un Piano che è anche più liberale rispetto a quello che andremo a votare oggi, ma che appunto sta attaccando, in maniera pericolosa, l'economia delle nostre imprese che lavorano sul settore della escavazioni.
Dovrei anch'io soffermarmi su questi punti negativi, ma vorrei dire che sono soddisfatto di essere oggi qui ad approvare quello che è il Primo piano regionale per l'attività di cava per la nostra Regione. Sono orgoglioso di poter partecipare a questa votazione. Credo che, nonostante annesso a questo Piano ci sia una forte eredità negativa, nonostante si continui a affermare il principio che questa legge, questo Piano, non autorizzeranno nuove cave, i grossi quantitativi, come abbiamo sentito anche dai dati del Presidente, sostanzialmente sostituiscono quelle che possono essere delle nuove cave. Andiamo ora a ereditare una situazione negativa, ma credo che possiamo finalmente avere una forma di regolamentazione che potrà tutelare soprattutto l'impresa, mi auguro che con la collaborazione anche di ARPAV si miri a tutelare anche l'ambiente che purtroppo sta soffrendo per come è stata gestita l'attività di cava.
Come Movimento 5 Stelle abbiamo votato contro la legge. Ho sollevato durante la discussione sia iniziale che di votazione quali erano le lacune che non ci hanno fatto votare quella legge, soprattutto per quel che riguarda la tutela ambientale, ma questa volta credo che questo sarà un Piano che potrà avere anche il nostro consenso sotto qualche forma.
Mi auguro però che sia una condizione innovativa e che questo non sia un Piano statico, diventi un piano dinamico, che nelle sue fasi di revisione, biennale in un primo momento e triennali poi, riesca ad adattarsi e a capire quelli che sono i veri quantitativi di cui le nostre imprese hanno bisogno per continuare a fare economia.
Noi abbiamo deciso, come Commissione, dei tetti a tavolino: abbiamo dato zero alla provincia di Treviso, zero possibilità di nuove escavazioni e di nuove autorizzazioni, 4,4 milioni e mezzo di metri cubi a Vicenza, 5 a Verona, li abbiamo decisi noi. Si potevano scegliere altri criteri, io credo che forse sarebbe stato meglio magari capire quelle che sono le vere necessità dei territori. Comunque noi abbiamo preso questa strada, che io credo potrà essere migliorata o peggiorata, dipende da quelle che poi saranno le vere necessità di materiale del territorio. Mi auguro che questa legge nei propri passaggi di revisione possa tutelare sia l'impresa che il territorio.
Invito la Giunta a rafforzare i controlli e la vigilanza. Noi abbiamo dato un ruolo più importante ad ARPAV, ho sostenuto questo aspetto. Credo che sia l'ARPAV l'Ente preposto a migliorare i controlli e la vigilanza a far rispettare quelli che sono i doveri, a coloro che vanno ad escavare, perché solo così riusciremo a dare vera attuazione positiva a questa norma.
Mi auguro che questo Piano si relazioni con gli altri Piani, soprattutto col Piano rifiuti. Noi abbiamo inserito in questo Piano che le cave non potranno diventare discariche, ma ci sono tanti altri aspetti. Si parlava prima, per esempio, delle terre rocce da scavo e di altri aspetti che io credo che questo Piano possa e, magari coordinato da un Piano territoriale di coordinamento che dovremo affrontare, dovrà relazionarsi.
Ben venga questo Piano. Mi auguro che per i prossimi dieci anni in un primo momento e poi comunque per tutta la sua durata, riuscirà a far superare le criticità che invece sono state prodotte finora per la sua assenza. Ringrazio ancora tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa legge, e poi a questo piano. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Fracasso, ha la parola.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
L'altra volta dicevo che, quando era stata approvata la legge, votavo per la prima volta, avevo diciott'anni, mi stavo diplomandosi. Avevo un compagno di classe che aveva iniziato la prima superiore con me e stava ancora in terza, perché aveva ripetuto la prima, aveva ripetuto la seconda, poi praticamente ci mise dieci anni a fare le scuole superiori. Quando si diplomò in famiglia fecero una grandissima festa. È ovvio che anche qui noi facciamo gran festa che finalmente arriva il Piano dopo 36 anni. Con questo non per squalificare il lavoro che è stato invece ottimo, l'hanno già detto i colleghi e anche io ringrazio, ma per sottolineare che il fattore tempo ha, in questi casi, una significato importante e decisivo, soprattutto per l'eredità che ci lascia.
Detto questo, molte considerazioni le avevo già fatte e non le ripeterò, se non un paio. La prima: è proprio all'interno del Piano la scommessa che i fabbisogni futuri vengano soddisfatti in buona parte non dall'attività estrattiva nuova, quantomeno, perché poi su quella vecchia le riserve sono quelle che sono, enormi purtroppo, ma sulle nuove attività che questo fabbisogno venga soddisfatto dai materiali che vengono dal recupero dei rifiuti di demolizione e da opere pubbliche e private. Il rapporto è di 34 milioni rispetto ai 12 milioni e mezzo del nuovo. Questa è la scommessa del Piano in termini di prospettiva, poi ci sono tutte le norme di gestione. Questa scommessa, insisto, se non ha degli strumenti che effettivamente spingano all'utilizzo di quei 34 milioni, è una scommessa destinata a rimanere sulla carta. Questo è il punto centrale rispetto alle previsioni di Piano.
Oggi costa meno andare ad acquistare un metro cubo di ghiaia che utilizzare un metro cubo che viene da rifiuto di demolizione. Oggi costa meno un metro cubo di ghiaia nuovamente estratta, che utilizzare un metro cubo che viene dalla realizzazione di una cassa di laminazione - guardo l'Assessore Bottacin - cassa di laminazione Trissino. Ci sono delle difficoltà a collocare il materiale che viene da quella opera necessaria, assolutamente necessaria. Quindi vedete che questo meccanismo sta in piedi se effettivamente abbiamo delle norme all'altezza, e questo è, secondo me, in termini di pianificazione, il punto centrale.
Sui sistemi di tutela già è stato detto dal collega Zanoni. Sugli strumenti di flessibilità, questo credo sia effettivamente una nota positiva, cioè che l'autorizzazione sia legata a quanto è stato estratto negli ultimi tre anni. Che ci sia un sistema più flessibile nella gestione. Rimangono poi dei casi particolari, e mi riferisco nello specifico alla situazione veronese: perché? Nell'articolo 10, gli ultimi due commi, sostanzialmente si riferiscono alla realtà complicatissima di Valeggio. Quando lì si scrive che "nei comparti estrattivi, oltre agli ampliamenti della cava in atti, possono essere autorizzate anche nuove cave in continuità con cave estinte, purché finalizzate a ottenere una ricomposizione organica", questo è come dire l'articolo che fotografa il fallimento della legge precedente e del non Piano precedente. Qui siamo costretti a scrivere che, purché facciano lo ricomposizione, che non hanno fatto, purché la facciano, diciamo "scava anche di più, però, per piacere, metti a posto". Perché altrimenti uno dovrebbe dire: ma scusa quando è stato approvato il progetto di quella cava, ci sarà stato il progetto di ricomposizione, ci sono state le garanzie, perché non l'hanno fatto? Altrimenti noi non avremmo bisogno di scrivere questa cosa qui.
Siccome conosco la situazione di Valeggio, ne avevamo discusso lungamente anche nel 2014 in occasione del tentativo, che però non ebbe questa fortuna del collega allora assessore Conte. Perché oggi la situazione in Veneto si presenta con numerosissime situazioni di cava mai ricomposta? Ci sarà un motivo. Perché non possiamo far finta che non sia così. E' certamente motivo di orgoglio che questo Consiglio riesca a fare il Piano, perché un Piano è meglio di un non Piano, non c'è dubbio, apro parentesi, il che dimostra che del voto di fiducia non c'è assolutamente bisogno perché se si riesce a fare una cosa del genere. Che cosa serve il voto di fiducia quando dite che il Consiglio è nelle condizioni di approvare anche un Piano Cave? Questo lo dico per anticipare altri temi.
Sicuramente il lavoro del Consiglio, perché un Piano è meglio di non Piano, e la discussione noi l'abbiamo affrontata con questo spirito, quindi anche di volontà politiche, perché ci devono essere delle volontà per fare un Piano, come ci furono per non farlo in precedenza.
Non dimentichiamoci la vicenda che ricordava adesso l'assessore Bottacin. C'è un ricorso pendente, causato dalle volontà di non fare un Piano. Io aggiungo che effettivamente il cambio di scenario è radicale rispetto a quello che abbiamo conosciuto, cioè la domanda di questi materiali è indubbiamente incomparabilmente minore di quella di dieci anni fa, pre-crisi, per il tracollo dell'edilizia, eccetera. Questo cambio di scenario è un elemento che ha favorito un confronto e una discussione meno ideologica e meno anche barricadera, se volete, su un tema che in passato è stato sempre terreno minato e delicatissimo su fronti opposti, da diversi punti di vista.
Ciò nonostante, noi rimaniamo del nostro avviso che è anche l'occasione, per come abbiamo visto la storia del Veneto e delle cave nel Veneto, per introdurre laddove è possibile ulteriore forme di tutela e di salvaguardia.

PRESIDENTE

La parola al collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Ha ragione il Relatore di minoranza nel sottolineare che siamo di fronte a un momento storico, non c'è ombra di dubbio da questo punto di vista. 36 anni in attesa di questo Piano non possono che rappresentare un passo in avanti. Lo sottolineo subito, perché poi siccome parlerò degli aspetti negativi non voglio dimenticarmi però questo, che è sicuramente un aspetto positivo. Passare dalla deregulation a un Piano vero e proprio, alla possibilità di avere un Piano regionale dell'attività di cava che dia delle regole, degli ambiti e degli elementi di certezza, come è avvenuto nelle altre Regioni italiane, credo sia e rappresenti un passo in avanti. Su questo non voglio assolutamente che quanto dirò in qualche modo modifichi questo mio giudizio.
Però questo Piano rappresenta alcuni elementi di insufficienza che abbiamo rappresentato nell'approvazione della legge 13 del 2018. C'è un aspetto di carattere generale, che è un aspetto anche di carattere culturale, ma è anche legato ai numeri che sono mutati, sono cambiati nel corso di questi ultimi anni, non solo derivanti dalla crisi.
Su questo non abbiamo mai approfondito il tema, ma d'altra parte la Commissione ha un'altra funzione, lo capisco. Non abbiamo mai approfondito un tema che è a monte. Noi a valle dobbiamo affrontare il tema delle cave, ma a monte c'è una domanda di fondo: qual è il Veneto dei prossimi cinquant'anni con il quale dovremo fare i conti?
Il Veneto dei prossimi cinquant'anni l'avete descritto perfettamente nell'ambito del Piano, che abbiamo discusso e votato in quest'Aula, economico-finanziario, nel DEFR della Regione Veneto. La Giunta regionale ci ha presentato questi numeri: nel 2060, quindi quarant'anni neanche cinquanta, noi avremo una popolazione del Veneto pari a 4.400.000 abitanti, cioè 600.000 abitanti in meno rispetto a quella di oggi.
600.000 abitanti in meno non è una bazzecola, significa che nella città dove stiamo parlando rimarrebbe solo la città e sparirebbe il resto della Provincia. I 600.000 abitanti che rappresentano la Provincia di Venezia sparirebbero e rimarrebbero solo la città di Venezia con attorno un buco, un vuoto, dal punto di vista degli abitanti.
Noi siamo passati - parlo della produzione di cemento - da 565 chili per abitante pro-capite, a 354 chili pro-capite nell'arco di quattro anni, dal 2010 e il 2014. Quindi una riduzione sensibile, notevole, quasi dimezzata la produzione, a livello nazionale. Ovviamente questi sono numeri di carattere nazionale, siamo passati da 34 milioni e mezzo di tonnellate a 21 milioni e mezzo di tonnellate.
La lettura che abbiamo dato è la crisi. Io ho l'impressione, ho la sensazione, che ci sia un nodo e un aspetto un po' più strutturale. Vorrei citare un altro esempio che è citato sempre nel DEF della Giunta regionale Zaia. Abbiamo circa mezzo milione di case sfitte nel Veneto, abbiamo città ad altissima densità abitativa, a grande preoccupazione dal punto di vista abitativo, come Padova, la presenza di circa 70/80.000 studenti universitari rappresenta questo elemento di densità abitativa. Eppure nel nostro Veneto già oggi ci sono 500.000 case sfitte. Quante diventeranno nei prossimi quarant'anni se avremo un calo della popolazione di 600.000 abitanti? Basta vedere i dati sulle nascite, basta vedere i dati purtroppo sulle emigrazioni, siamo arrivati a 11.700 persone che hanno lasciato il Veneto nel corso dell'ultimo anno. Sono tutti dati che ci dovrebbero portare a una riflessione forse diversa. Ci abbiamo tentato, con scarso risultato, nell'ambito della discussione sulla legge sul consumo zero di suolo, ma se almeno ci poniamo il tema del consumo zero di suolo, dovremmo essere, in qualche modo, conseguenti rispetto al dato relativo anche alla materia di attività di cava, perché è evidente che forse bisogna un po' mutare prospettiva, cambiare punto di osservazione, non solo perché ci siamo già dentro. Già i dati ce l'hanno dimostrato, tanto che è un Piano al ribasso rispetto alle prospettive o alla sola idea di quanta attività estrattiva veniva pensata o immaginata anche solo dieci anni fa in questo Veneto, quindi siete stati costretti, perché se non c'è domanda difficilmente può esserci un'attività estrattiva.
Credo che quello che voi pensate come un problema di fase, sia invece un problema strutturale a lunga gittata e quindi anche questo Piano che voi avete immaginato e la legge lo rappresentino. Non l'ho potuto dire una settimana fa perché ero assente per malattia, ma ho la sensazione che siamo ancora dentro l'idea che è una fase che passerà e che poi si ritornerà a produrre, si ritornerà a costruire, si ritornerà a realizzare.
Ho la sensazione che siete fuori fase, cioè siete dentro un'analisi di fase sbagliata, ed è per questo che, secondo me, andava giocata fino in fondo non solo la carta del consumo zero, ma andava giocata fino in fondo la carta dell'uso e riuso dei materiali, per esempio. E' vero che abbiamo scritto in legge riutilizzo dei materiali al 10%, ma non c'è nessun vincolo. Credo che per esempio quando abbiamo 500.000 case sfitte oggi nel Veneto, quando abbiamo migliaia di capannoni vuoti, quando abbiamo situazioni, purtroppo, di degrado dovuti al fatto che nessuno investirà più un euro su quelle colate di cemento che sono sparse nel nostro Veneto, una riflessione di fondo su questo andava fatta, anche con il coraggio di abbattere ciò che è inutile e sarà inutile per i prossimi decenni. Avere il coraggio di utilizzare in maniera più forte, rispetto a un tempo, quei materiali che verranno distrutti e che potrebbero rappresentare anche un'alternativa all'attività di cava.
Lo dico con forza, assumendomi anche la responsabilità di quello che dico. Non è che mi nascondo dietro un dito sul fatto e sulla necessità comunque di dare una risposta a un settore, quello edilizio, non tanto quello delle cave in questo caso, che ha bisogno di una risposta. Sappiamo perfettamente come l'attività edilizia in un Paese rappresenti il primo volano per far ripartire quel Paese. Me lo pongo questo tema e mi pongo il tema di migliaia e migliaia di lavoratori che sono in questo settore ma che necessitano di risposte diverse rispetto a un tempo, adeguate rispetto alla fase. Quindi bisogna fare un'analisi di fase, ma soprattutto che siano risposte diverse rispetto alle attività speculative di un tempo, che non torneranno più. Se continuiamo a pensare o immaginare a forme speculative che saranno in grado di far ripartire questo mercato, io credo che sbagliamo ancora una volta. Sbagliando proponiamo un modello che entrerà in crisi nel più breve tempo possibile, che purtroppo genererà ancora disoccupazione, mentre noi dobbiamo trovare un nuovo assetto. Il nuovo assetto è quello dell'uso e riuso del territorio, è quello dell'uso e riuso dei materiali, è quello del consumo zero di suolo, è quello del riutilizzo di intere aree del nostro Veneto che, se non recuperate, rischiano di entrare in una fascia del degrado dentro le quali si inseriranno purtroppo molti dei problemi del Veneto del futuro. Io credo che questo sia il tema che è sbagliato dentro questo Piano ed è sbagliato anche nella legge.
Ben venga il Piano, non sarò di certo io a dire che finalmente l'essere approdati a un Piano non rappresenti un momento storico. Ce lo ricordiamo però il ritardo, non è che lo ha generato qualcuno che qui oggi non c'è, era sempre questa maggioranza, negli ultimi vent'anni non era mai riuscita a dotarsi di un Piano. Di quei 36 anni 20/25 appartengono a questa maggioranza politica.
Da questo punto di vista l'elemento in avanti è sicuramente questo. Quali sono i limiti di questo Piano? I limiti sono già stati descritti dalla legge, ma il fatto che non si conceda nessun potere ai Comuni e alle Province rappresenta un limite grave per chi si immagina una gestione di questa Regione anche in termini federalisti, rispetto a un territorio. Perché ci sono delle specificità che andrebbero valorizzate e utilizzate. Credo che i territori in questo caso debbano essere sentiti. Guardate che ci sono delle presenze che purtroppo le dobbiamo garantire al nostro territorio, penso alle discariche: non è che possiamo pensare che nessun territorio si mette a disposizione per la realizzazione di discariche o nessun territorio si mette a disposizione per la realizzazione di strade o ferrovie che sono determinanti per lo sviluppo di questa Regione, ma qui stiamo parlando di cave, che è una cosa un po' diversa. Credo che i territori vadano ascoltati, soprattutto quando pongono un problema di carattere ambientale. Ha ragione su questo il collega Zanoni a porla, e mi sorprende che non si trovi in qualche modo una condivisione di questo punto.
Cioè noi abbiamo avuto a che fare, nel corso degli ultimi anni, con un problema gravissimo dal punto di vista ambientale, che pagheremo per i prossimi decenni: è la questione dei PFAS. Ci scrivono due Sindaci, il Sindaco di Arzignano e il Sindaco di Trissino, che mi risultano essere Sindaci della vostra maggioranza politica, dicendoci: c'è un problema di carattere ambientale e territoriale relativo alle scelte di cave, ma c'è un problema che riguarda tutta la Regione Veneto ed è quello dei PFAS, perché è evidente che se vengono fatte attività estrattive in zone ad altissima presenza di PFAS, poi quei materiali che vengono estratti nel caso in cui venissero utilizzati nel resto del Veneto, possono rappresentare un pericolo di carattere ambientale, cioè rischiamo di esportare il PFAS in giro per il Veneto.
Io credo che su questa questione si debba dare una risposta, se non altro ai due Sindaci di Arzignano e Trissino. Io vi prego su questo punto di essere più chiari e più espliciti sul rischio di carattere ambientale che può rappresentare l'escavazione in luoghi ad alta presenza di PFAS. Il rischio di esportare il PFAS in giro per il Veneto, mi sembra sinceramente superiore rispetto al vantaggio che ne ricaveremo nel poter scavare in quelle zone dei Comuni di Arzignano e Trissino, non so se ci sono altre zone nell'area più colpita dai PFAS, però faccio riferimento a questa lettera dei Sindaci di Arzignano e Trissino, quindi questo è un aspetto assolutamente importante.
Vedete l'importanza di dare un po' di potere ai Comuni e alle Province? Secondo me era una cosa utile. Non ascoltare la voce dei Comuni e dei Sindaci, la voce delle Province, rappresenta un limite di questa normativa, come rappresenta un limite della normativa l'abbassamento delle sanzioni, non lo capisco proprio. Guardate, quando si abbassano le sanzioni io tiro subito su l'antenna, perché mi domando: perché avete scelto di abbassare le sanzioni, cioè qual è la ratio nell'abbassare? Visto che ci stiamo dotando di un Piano, ci siamo dotati di una legge, ci stiamo dotando di un Piano, aumenterò le sanzioni, perché a questo punto nessuno è più autorizzato ad andare fuori dalla norma o dalla legge. La trovo anche questa una cosa sinceramente non condivisibile.
Infine, ovviamente da cittadino che risiede a pochi chilometri di distanza dall'area del Parco dei Colli Euganei, mantengo delle perplessità. Ho letto il dibattito che c'è stato su questo punto in Aula relativo alla trachite, però siamo in un'area a parco, c'è una storia che ci parla. L'area del Parco dei Colli Euganei. Da un punto di vista storico, da un punto di vista antropologico, dovremmo guardare a quell'area come un'area di un'importanza strategica. È il luogo dove è nato il popolo dei veneti, lo dovremmo considerare quasi come un territorio sacro, come un territorio che in qualche modo appartiene alla storia del Veneto. Voi invece, prima con la proposta di Berlato, adesso con questa proposta relativa alle cave di trachite, lo trattate come quasi fosse la pezza dei piedi, cioè come fosse un territorio di serie B. Siamo nell'ambito di un'area parco.
Le ferite di quella attività di cava sono ancora visibili. Ai bambini quando gli raccontiamo la storia di che cosa sono quei buchi nel Parco dei Colli Euganei ci guardano aprendo gli occhi dicendo "ma come è possibile che l'uomo abbia fatto delle schifezze del genere?", che se non venivano fermate negli anni '60, ma c'era chi era contrario a chiudere quelle attività di cava, chissà se oggi ci sarebbero ancora quei Colli Euganei. Sono impressionanti soprattutto nell'area attorno a Monselice. Quando si vede quel buco passando in treno, passando in autostrada, ti rendi conto di che cosa stava facendo l'uomo. Altroché area sacra per il popolo dei veneti che lì hanno avuto la loro origine, stavamo distruggendo una cosa che dal punto di vista ambientale è unica nel mondo.
C'è l'attività straordinaria termale in quella zona, c'è un'attività ambientale stupenda, tanto che abbiamo deciso di farla diventare un'area parco. Anche tornare indietro minimamente con la questione della trachite io la trovo una cosa che non va solo contro le norme del Piano Ambientale, ma va contro la storia che abbiamo saputo riscrivere e ridisegnare di quel Parco dei Colli Euganei, bloccando definitivamente l'attività di cava in quell'area.
Credo che anche questo sia un elemento assolutamente negativo, come negativo è complessivamente, per quel che riguarda il Veneto, il pregresso che voi fate salvo. Io lo capisco perché le attività di cava dal punto di vista economico rappresentano un business eccezionale straordinario. Credo che si dovesse avere un po' più coraggio e cercare di disegnare il Veneto che sarà nei prossimi 60 anni, 50 anni e non il Veneto che è stato e che non sarà più.
Di questo non cito indagini e analisi del mio Gruppo consiliare, cito esattamente quelle che è il Documento programmatico economico e finanziario della Regione Veneto. La Regione ci dice che ci saranno meno abitanti, ci saranno meno necessità di costruire in questo territorio: forse se ne doveva tenere conto un po' di più. Ho presentato degli emendamenti, alcuni hanno ricevuto anche il parere favorevole, ringrazio la Presidenza della Commissione, la Giunta per aver dato espresso parere favorevole, ma non cambierà il mio giudizio su questo Piano.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie. La parola alla collega Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Abbiamo mantenuto questo impegno che ci siamo dati la settimana, scorsa nonostante qualcuno non ci credeva fino all'ultimo che avremmo portato il PRAC in tempi rapidi. Abbiamo detto lo portiamo questa settimana, come ha detto il Presidente Calzavara. Eccoci qua dopo aver approvato la legge sull'attività estrattiva ad approvare il PRAC.
Quello che abbiamo svolto ritengo sia stato un lavoro complesso, molto difficile, però importante di ascolto, di analisi, di valutazione e anche di mediazione, che ha cercato di tener conto di tanti aspetti, principalmente, delle istanze che ci sono state presentate dai diversi portatori di interessi diffusi nel territorio. Istanze che noi che le abbiamo ascoltate tutte, e abbiamo letto anche le osservazioni pervenute, sappiamo anche essere in alcuni casi diametralmente opposte. Riuscire ad accontentare e a conciliare tutto è proprio di principio impossibile, però le abbiamo valutate con serietà ed ascoltate tutte.
Abbiamo tenuto conto anche degli aspetti tecnici legislativi. Nonostante sia stato detto più volte in Commissione, in Sottocommissione anche qua in Aula, alcune difficoltà di carattere tecnico legislativo c'è chi ancora non le vuole capire ed insiste. Per l'importante apporto che ci hanno dato, per il loro contributo fattivo, per la competenza e disponibilità che hanno dimostrato, un ringraziamento va chiaramente ai tecnici della struttura competente e, in particolare, io ritengo anche al legislativo del Consiglio, dottoressa Colucci e dottor Giachetti, perché nessuno di noi ha una super competenza in ogni materia e alcuni aspetti, come in questo caso, molto tecnici e particolari, se non avessimo avuto questo tipo di supporto, magari saremmo caduti in errore, come fa qualche collega continuamente, nonostante gli siano state spiegate più volte le problematiche dal punto di vista anche giuridico e tecnico.
Chiaramente abbiamo tenuto conto degli obiettivi che questo PRAC dovrebbe conseguire, gli obiettivi che ci siamo dati nella legge che abbiamo approvato la settimana scorsa.
Credo che ciascuno dei soggetti coinvolti abbia cercato di portare anche il proprio contributo alla discussione e alle scelte che poi sono state prese. Penso anche che si possa convenire, ma vedo che diversi colleghi negli interventi che mi hanno preceduto lo hanno sottolineato ed ammesso, che non ci sono state chiusure o prevaricazioni da parte della maggioranza. Anzi ogni scelta che è stata presa, è stata valutata sotto ogni aspetto, cercando veramente il confronto e abbiamo cercato di condividere poi insieme, anche parola per parola, come mettere per iscritto queste indicazioni.
I confronti ci sono stati. Una volta fatta una scelta, dopo averla valutata e ponderata, dopo che abbiamo valutato i diversi aspetti, abbiam preso delle decisioni, delle scelte per conseguire quegli obiettivi principali in base alla legge che abbiamo approvato la settimana scorsa. Abbiamo cercato di tenere la linea, perché l'obiettivo, come avete citato più volte anche voi, atteso da molti anni, era di fare questo PRAC che non ha mai visto luce in 36 anni, e nessuno prima di noi c'è mai riuscito.
La Regione Veneto, questo è vero, negli anni ha dovuto tamponare sempre con norme transitorie. So di ripetermi, ma lo farò lo stesso, nel dire che anche la legge sull'attività estrattiva, e quindi anche il PRAC che stiamo per approvare, non saranno perfetti e non accontenteranno tutti, ma nessuna legge, nessun piano lo è mai.
Ribadisco anche, come faccio ogni volta, che vi è la nostra massima disponibilità a migliorare nel tempo, non certo con gli emendamenti o solo con gli emendamenti presentati oggi che, a dire il vero per lo più non hanno proprio questa finalità, come anche quelli della settimana scorsa per la legge, ma la nostra disponibilità nel tempo a valutare, sulla base anche dell'esperienza, dopo che sarà entrata in esercizio, che diventerà quindi efficacie, operativa, la legge e questo Piano, a valutarne eventuali modifiche da apportare.
Su questo è importante, l'abbiamo inserito in legge, la clausola valutativa, che adesso inseriamo in quasi ogni nuovo provvedimento legislativo che approviamo. Questo perché? Per rispondere anche quello che diceva il collega Conte, quindi anche quel bisogno di riequilibrio che si potrà valutare nel tempo, ogni tanto, ogni anno, due anni, tre anni, a che punto siamo e per valutare anche se siamo fuori fase, come ha detto il collega Ruzzante.
Noi riteniamo di no. Noi la mano sul fuoco non possiamo certo metterla, per quello che succederà domani. Penso che gli studi, le analisi che sono state fatte, che sono alla base di questo Piano, e quindi in particolare sui fabbisogni e i consumi necessari, siano abbastanza veritiere, poi può succedere qualsiasi cosa nel tempo, ma ci basiamo su dati oggettivi che sono stati portati.
Sull'autorizzato pregresso, non siamo voluti intervenire, è stato detto. Perché non siamo voluti intervenire? Sono diritti acquisiti, cioè noi dobbiamo prendere atto che quelli sono diritti acquisiti e che noi non possiamo certo andare a limitare oggi. Questa è una cosa che è stata detta, ridetta più volte. E' vero che è un problema. Vi sono Province dove c'è una disparità, in particolare su una Provincia ci sono delle riserve enormi, ci sono anche disparità molto forti tra grosse realtà di escavazione e piccole realtà che saranno messe in difficoltà con questo Piano, però noi non potevamo intervenire sul pregresso. Non è una scelta. I diritti pregressi sono ormai acquisiti e nonostante la comprensibile richiesta di ridurli, legittimamente questo non è possibile. Quando diciamo che a Treviso zero, Treviso è zero, Zanoni, e lo ribadisco con forza. A Treviso non si potrà più rilasciare nessuna autorizzazione con questo Piano. Poi se lei continua a dire: "ma ce n'erano quelle vecchie", quelle vecchie c'erano però sono diritti acquisiti. Anche volendo noi cosa potevamo fare? Quando diciamo a Treviso non verrà più rilasciata nessuna autorizzazione, fintanto che non verrà modificato il PRAC anche motivando che vi siano necessità di tipo diverso, non ci saranno nuove escavazioni.
Il PRAC ha dei contenuti indubbiamente interessanti e importanti che richiamano anche quelli della legge che abbiamo approvato la settimana scorsa. Quindi ribadiamo solo ampliamenti di siti estrattivi esistenti, non nuove cave questo è chiaro. È chiaro perché il consigliere Zanoni la volta scorsa ha detto: "Voi non l'avete scritto proprio nella legge, l'avete scritto nel PRAC, ma se il PRAC non l'ho portate". Bene, Zanoni, lo abbiamo portato c'è scritto, no nuove cave, è chiaro il concetto? L'abbiamo detto tante volte, ma repetita iuvant, no nuove cave, chiaro! Solo ampliamenti. Sono solo quelli siti che dobbiamo guardare, quelli dove ci sono adesso in esercizio, attività esistenti, e quindi con requisiti molto chiari, molto stringenti, che tengono conto sia delle disponibilità residue già autorizzate, sia della produzione media che hanno negli ultimi anni. In alcuni casi in provincia di Vicenza e Verona potrebbero essere rilasciate a determinate a condizioni eventuali ampliamenti, questo dice il PRAC.
Tenendo conto anche di cosa? Del massimo sfruttamento dei siti dei giacimenti estrattivi esistenti. Anche questo era un obiettivo: ridurre il più possibile il consumo di suolo, ove possibile rimanendo sempre sopra falda ribadisco ancora questo concetto che a qualcuno magari non è chiaro, ove è possibile valutare una maggiore profondità, andare in profondità, prima di andare a utilizzare ulteriore suolo.
Attenzione particolare è stata indicata anche nella ricomposizione ambientale, valutando la situazione anche di realtà estrattive complesse e ampie che necessitano di una riqualificazione. Sono state citate delle realtà anche veronesi e sono una realtà, ce l'hanno richiesto anche i Sindaci, di valutare come poter intervenire per ricomporre quella situazione. Ritengo che questo PRAC sia frutto di analisi, studi, approfondimenti sui consumi e sui fabbisogni e sulle riserve presenti nei vari ambiti estrattivi. Sono stati questi studi inseriti nella legge e adesso messi in pratica con questo PRAC, dove troviamo le modalità con le quali questi obiettivi possono trovare realizzazione.
Avete presentato tanti emendamenti anche stavolta, meno della legge della settimana scorsa l'esito che sono stati discussi in Ufficio di Presidenza della Commissione. Se ci sono cose minime di dettaglio si può anche intervenire, però la filosofia, le linee contenute nel Piano e nella legge prima quelle le manteniamo. C'è chi faceva parte della Commissione o della Sottocommissione, che continua a ripetere alcune cose, sono un po' sorpresa. Quante volte dobbiamo stare a ripeterle anche noi perché è stata fatta una scelta o perché un'altra? Capisco invece che chi non ne faceva parte, giustamente, ha sollevato anche delle valutazioni e delle considerazioni, com'è stata la settimana scorsa da parte di alcuni colleghi sulla questione del Parco Colli.
Riapprofondiremo alcune motivazioni per questa scelta. Penso siano state spiegate le motivazioni dell'accoglimento o meno degli emendamenti in maniera molto chiara.
Ultima nota che voglio fare. Ritorna sempre anche questa osservazione: "perché non l'avete fatto prima?", doveva essere fatto prima. È sempre questa storia. Io ritengo che questa legislatura, questo gruppo abbia lavorato e molto in questi due anni e mezzo, sia nelle varie Commissioni, sia in Aula e che abbiamo approvato anche delle leggi e delle riforme importanti, Sono state anche approvate delle cose minori, ma sono state prodotte anche delle riforme mai riuscite a far prima: la riforma della sanità, la nuova legge sulla VIA, contenimento del consumo del suolo, riforma delle ATER, adesso la legge sull'attività estrattiva, ma tante altre anche importanti e tante altre sono in corso di discussione nelle varie Commissioni.
Ogni volta che viene detto "potevate farlo prima, doveva essere fatto prima", non è che noi non abbiamo fatto niente intanto. Abbiamo lavorato molto in questi due anni e mezzo. Quello che è successo nelle legislature precedenti non lo so e mi interessa anche relativamente, perché oggi noi siamo qui e oggi noi rispondiamo per quello che facciamo noi oggi.
Io non rispondo per chi c'era prima in legislature precedenti, ma per il lavoro che sta facendo questo Gruppo e questa maggioranza con il contributo, spesso anche fattivo, da parte delle opposizioni o di altre persone che hanno interesse su determinati argomenti e possono portare anche dei contributi propositivi e abbiamo dimostrato anche di saperli accogliere.
Ritengo quindi che abbiamo dimostrato, stiamo dimostrando, ancora una volta, che questa maggioranza è una squadra forte e coesa, che nonostante abbia sensibilità, competenze, esperienze spesso diverse, si è presa l'impegno verso i veneti e lo sta portando avanti, portando dei risultati sicuramente significativi e che resteranno.
Il nostro obiettivo è quello di realizzare il programma, che è l'impegno che abbiamo verso i veneti, e penso che ci stiamo anche riuscendo, anche su argomenti sicuramente difficili, scomodi, facilmente strumentalizzabili da qualcuno che cerca solo la critica, ma noi ci abbiamo messo la faccia, rischiamo anche su questo, riteniamo di far bene.
Si può sempre far meglio, lo ammetto. La perfezione non c'è e tutti non si riuscirà mai ad accontentare, ma il nostro programma lo stiamo realizzando. Per questo un ringraziamento lo faccio anche a tutti i colleghi che hanno dato un contributo, in particolare a quelli della maggioranza, ma tutti i colleghi che hanno dato contributo nelle varie Commissioni e in Aula, perché noi, a differenza anche di altri, siamo stati eletti direttamente dai cittadini con la preferenza e questo fa la differenza, credo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie. La parola a Massimo Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Vi porto via pochissimi minuti, anche perché molto di quello che riguarda il Piano è stato detto nel corso della discussione generale della legge.
Io voglio sottolineare però due concetti che avevo già detto, per me sono strutturali, fondamentali, che rispondono a tutta una serie di perplessità che sono state sollevate nel corso dei vostri interventi. Ad esempio, il collega Ruzzante ha perfettamente, secondo me, ragione, anche perché l'ha fatto su numeri oggettivi, sull'analisi di quello che sarà il Veneto nei prossimi anni, però io mi chiedo: ma a cosa servono i tetti nel momento che noi abbiamo formulato un Piano e una norma che individua esattamente l'obiettivo, seguire l'andamento del mercato? Chi è che può chiedere e fare domanda? Chiunque? No, chi ha finito il materiale e ci dimostra che lo ha pure consumato.
Le autorizzazioni date non sono territori scavati. Se si crea un meccanismo, come quello che emerge dal Piano, che cerca di sbloccare anche alcune situazioni di monopolio. Magari ci mettessero 100 anni a finire le autorizzazioni laddove ne sono state date tante, perché è territorio in meno che viene consumato. Non è che uno toglie per il gusto di scavare.
Il 3 per 10, del quantitativo, l'indicazione dei consumi degli ultimi 3 anni, a cui è subordinata la futura concessione, autorizzazione, elimina le concorrenze sleali, l'accaparramento di materiale, il tentativo di trasformare aree agricole, in miniere di oro bianco. È rivoluzionaria questa cosa. Io conosco il piano della Regione Lombardia. Mi dicono gli operatori che è una cosa asfissiante, prima di tutto perché c'è l'impostazione antica della pianificazione. All'interno degli ambiti estrattivi c'è il piano che individua come fare, come articolare le nuove cave, le vecchie cave, gli ampliamenti all'interno di quell'ambito, poi affida all'Ente locale la decisione che non deciderà mai. Fa un'altra cosa: fa alzare il costo dei terreni. Quando io individuo, mappale per mappale, quelle che sono le aree, si apre l'accaparramento, perché uno cerca di comprare i terreni prima per non pagarli troppo dopo, cerca di portare a casa l'autorizzazione nel più breve tempo possibile. Il meccanismo che abbiamo individuato risponde a tutte quelle che sono le preoccupazioni che avete esposto. I tetti ci stanno, sono prudenziali, è una garanzia proprio per quelli che ancora non si fidano.
Le stime fatte dalla VAS e approvate in valutazione strategica ambientale sono molto più alte, i fabbisogni che risultano per il Veneto, andando a fare il conto matematico dei consumi consolidati, sono molte volte di più dei 9 milioni e mezzo che abbiamo scritto. Quindi, per dirla anche con chiarezza, sono stime assolutamente prudenziali, che andremo a verificare tra qualche tempo, magari nella prossima legislatura, perché col sistema di monitoraggio, che è previsto non si può che prendere atto di quella che sarà la situazione, perché sappiamo i consumi, sappiamo dove va il materiale, sappiamo che tipo di materiale. Anche le valutazioni nel prossimo futuro saranno su fatti oggettivi. Con questa norma abbiamo tolto ogni discrezionalità che la politica può avere.
Io personalmente sono molto tranquillo ed è anche il motivo per cui credo che togliere i tetti sarebbe stata la miglior soddisfazione per rispondere ai problemi di mercato.
Un altro esempio? Tutta una serie di opere pubbliche che produrranno sicuramente materiale, quindi abbasseranno oggettivamente il consumo per una legge di mercato, ma ci sono anche altre opere pubbliche che lo richiedono, e rendono per alcuni versi già vetusti alcuni numeri. Io non ho su questo presentato emendamenti. Annuncio un ordine del giorno che dice la Giunta se arriva la TAV, se arrivano delle opere pubbliche prende l'impegno di aggiornare rapidamente il Piano! Perché è un Piano dinamico, è inutile neanche entrare nel merito dei numeri.
Una parola, da veronese, su Valeggio. Guardate che a Valeggio, ma non solo, noi abbiamo dato la massima disponibilità ai pareri dei Comuni. Cari signori o i Comuni contano o i Comuni non contano. Nel momento in cui un Comune, l'abbiamo scritto, prevede o determina un ambito estrattivo nel proprio Piano regolatore lo fa all'interno dei tetti di garanzia, ma dal punto di vista della pianificazione territoriale lo fa. Non è quello che ci avete detto, che non serve scrivere, che i Comuni devono avere parere vincolante. Certo tutte le nuove attività sono consentite solamente all'interno di quegli ambiti. Ce ne sono altri nel Veneto? Ce lo dicano i Comuni.
Quindi io credo che la norma, la legge e il Piano soprattutto siano innovativi e rivoluzionari a livello italiano. Noi siamo riusciti a fare un Piano dinamico, che segue il mercato, che risponde alle esigenze con tutti i paletti in assoluta trasparenza che danno garanzia all'ente pubblico e alla comunità nel suo complesso.
Quindi da parte mia, del mio Gruppo, lo annuncio già, perché poi non interverrò, voto assolutamente convinto e favorevole. Ritengo che molti degli emendamenti siano assolutamente inutili. Cosa serve dire e lo chiedo a chi li ha presentati, che il tetto invece di 9 e mezzo, è 8 e mezzo o 4 e mezzo; in base a cosa? Lo stimeremo in base alle domande che arriveranno, lo stimeremo quando conosceremo quante sono le persone e le aziende che non hanno più di tre anni di vita e che chiedono di programmare non oltre i dieci anni con autorizzazione limitate e scritte. Non perché non sia attento a quelle che sono le segnalazioni che l'opposizione fa, ma perché devono essere supportate da numeri.
Un altro esempio: bellissimo il 30%, riusciamo a realizzarlo? Se abbassiamo i tetti e poi non arriviamo al 30% dei riciclati, ma arriviamo al 25%, dobbiamo ritornare a cambiare i tetti? Le norme nazionali, visto che è competenza anche nazionale, cosa ci diranno su queste cose? È reperibile quel materiale sul mercato?
Faccio l'esempio sempre della TAV. All'interno di quel progetto è stato imposto ambientalmente il 30% di materiale riciclato. Io ho dei grandi dubbi che li riescono a trovare, ho delle gravi preoccupazioni sul fatto che poi questo non blocchi, com'è successo in altre opere del Veneto, la realizzazione dell'opera, perché son sempre materiali che vanno gestiti in maniera molto molto attenta giustamente.
Ringrazio la Giunta regionale, proprio per dire quando si parlava delle opere di mitigazione idraulica, nel suo parere, nelle sue richieste proprio sulla VIA della TAV, che è stata recepita sia dal Comitato VIA Nazionale, che da parere CIVE, ha detto "usiamo prioritariamente i materiali che derivano, ad esempio, dai lavori di manutenzione dell'Illasi". È stato detto: 3 milioni, e se sono 2? E se i tempi di lavoro non corrispondono ai bisogni della TAV? Vedete come necessariamente in questo campo non possiamo dar nulla per assodato, o per certo. Io mi auguro che sia così, ma se non è così? Abbassiamo ancora? Per dimostrare cosa, che anziché cambiarlo tra tre anni se cambiano le condizioni di mercato, andremo a cambiarlo tra un anno e faremo una figura da chiodi, perché se è vero che dopo altri trent'anni facciamo un Piano sarebbe ridicolo che dopo sei mesi ci troviamo nelle condizioni di dover già cambiare i numeri.
Io credo che non ci siano, non ci debbano essere da parte di nessuno preoccupazioni. La vera partita sarà quella del monitoraggio e dei controlli, perché lì avremo tutti oggettivamente la prova concreta se il Piano è stato fatto bene o se necessita di adeguamenti. Tutto è possibile.
Prendo atto, con soddisfazione, del voto favorevole annunciato spero che non succeda come l'altra volta del Gruppo dei 5 Stelle. Non ho capito se sia una fiducia nei confronti della maggioranza del lavoro fatto, prove generali di una nuova maggioranza a livello nazionale. So che con questa battuta mi sono giocato il voto favorevole, ma ce ne faremo una ragione.

PRESIDENTE

Grazie, collega.
Se non ci sono altri iscritti a parlare sospendiamo la seduta. Alle 14:30, la Commissione si trova per l'analisi degli emendamenti depositati in corso di discussione, alle 15 riprende la seduta qui in Aula, grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 13.42
La Seduta riprende alle ore 15.23
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Signori, ci accomodiamo.
È conclusa la discussione generale e passiamo agli emendamenti. Distribuiamo degli emendamenti appena depositati dal Correlatore, in particolare: il n. A0059, il n. A0060 e il n. A0061. Do 15 minuti di tempo per eventuali subemendamenti.
Iniziamo con gli emendamenti.
Emendamento n. A0053, presentato dai consiglieri Fracasso, Zanoni, Salemi e Sinigaglia, allegato B, aggiuntivo, che prevede:
"Dopo l'articolo 2 è inserito il seguente articolo:
"Art. 2bis - Riutilizzo di materiali inerti e alternativi.
1. Al fine di massimizzare il riutilizzo di materiali provenienti dallo smaltimento e dal recupero dei rifiuti inerti;
2. L'assegnazione di contributi regionali a comuni e altri enti pubblici per la realizzazione di opere pubbliche è condizionata alla previsione di utilizzo di almeno il 30% di materiali di cui al presente articolo""
provenienti dal settore delle costruzioni e di altri materiali alternativi, la Regione nella progettazione e realizzazione di opere pubbliche di interesse regionale ne prevede l'utilizzo per almeno il 30% del fabbisogno di materiale per costruzione.".
La parola a Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Questo emendamento di fatto è uguale a quello che avevamo presentato la scorsa settimana in legge e riguarda il punto degli strumenti con i quali intendiamo assicurare quei volumi di riutilizzo di materiali che vengono dal recupero degli inerti o da materiali alternativi.
Già anticipato nel dibattito della discussione generale: in questo Piano le previsioni di fabbisogno sono largamente soddisfatte sulla carta da questo tipo di materiali, almeno per quanto riguarda le nuove autorizzazioni. Di fatto, però, non c'è nessuna indicazione, né i legge né in PRAC, che impegni innanzitutto la Regione a fare uso di questi materiali quando progetta, quando realizza opere di interesse regionale e nemmeno quando contribuisce, con le proprie linee di finanziamento previste dal bilancio, alla realizzazione di opere dei Comuni. Potrebbe essere l'occasione per inserire nei bandi, nei programmi, il riutilizzo di questi materiali. Senza una misura di questo genere io credo che quella previsione di soddisfacimento del fabbisogno con questi materiali non di nuova estrazione, ma di recupero e riciclo, non si realizzerà. Questo è il senso dell'emendamento.

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Semplicemente per chiedere ai colleghi del PD, se posso sottoscrivere l'emendamento. Lo condivido, l'ho già detto nell'intervento di apertura. Secondo me questa era una riflessione da fare in maniera più approfondita. Mi auguro che nel futuro troveremo il modo e il tempo di ritornare rispetto al riuso dei materiali inerti e alternativi, perché è un'alternativa proprio rispetto al materiale di cava. In qualche modo io credo che questa sia una delle strade da percorrere che, tra l'altro, all'estero stanno investendo molto proprio sull'uso dei materiali inerti come alternativa al materiale di cava. Per cui, mi auguro che in futuro potremo ritornarci su questo argomento.
Condividendo il senso di questo emendamento, ne chiedo la sottoscrizione.

PRESIDENTE

Che mi pare venga consentita? Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Anche a nome del nostro Gruppo chiedo la sottoscrizione di questo emendamento ricordando quanto detto prima. È vero che è un obiettivo importante questo del 30%. È un obiettivo che in altri Paesi, come è stato già ricordato, viene raggiunto anche in percentuali maggiori, in Paesi che non sono i classici Paesi del nord Europa. Credo che sia un segnale anche di cambiamento culturale, quello di inserire un limite di questo livello, tenendo presente che comunque non sono limiti vincolanti.
Quando prima si parlava che anche ad oggi la normativa nazionale prevede una determinata percentuale di materiale di riutilizzo, di riciclo di materiali inerti, o da demolizioni, non sono quantitativi vincolanti. Allo stesso tempo sarebbe importante per la nostra Regione avere questo impegno anche se, ripeto, 30% ad oggi è un obiettivo lontano da raggiungere anche rispetto alla legge 14 del 2017 che per me, dal punto di vista della rigenerazione, era una buona legge. Riprenderla nella legge sia per la tutela ambientale che per incentivare l'economia circolare sarebbe una fattispecie importante.

PRESIDENTE

Grazie. Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Semplicemente per ricordare che una delle politiche europee sulla quale si discute e sulla quale si cerca di attuare delle normative per portarla avanti è quella relativa all'economia circolare, cioè quella del recupero, riciclo, riuso dei materiali di tutte le risorse inesauribili per consumare quello che è già stato utilizzato, al fine di risparmiare risorse.
È un emendamento che ha un senso. Io so che c'è il parere sfavorevole, cioè contrario, però vorrei invitare l'Assessore a valutare questa proposta che credo che possa essere condivisibile, al fine di trovare una soluzione, trovare una proposta per concretizzare, entro breve tempo, questi obiettivi e tradurli in pratica nella nostra Regione, perché è un'esigenza, viste le carenze delle risorse del pianeta, con la quale dobbiamo fare i conti.

PRESIDENTE

Grazie. Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Anch'io per sottolineare l'importanza di questa proposta. Stamattina il collega Giorgetti intervenendo diceva: "Guardate che dobbiamo stare attenti, perché mettere un parametro fisso potrebbe essere un elemento troppo vincolante, per cui magari non rischiamo neanche di avere la disponibilità del 30% del materiale per integrarlo con quelli provenienti dall'attività di cava". Se è questa la preoccupazione, possiamo anche fare una correzione all'emendamento dicendo "l'utilizzo fino al 30% del fabbisogno", se veramente è questa la preoccupazione. Io so che il riutilizzo di materiali da costruzione porta con sé una serie di condizioni, a garanzia che sia un utilizzo corretto. Abbiamo avuto purtroppo esempi negativi dove dentro questi materiali vanno a finire anche sostanze pericolose per la salute, per l'inquinamento delle falde, eccetera. Ma questa non può essere la motivazione per dire che non ci impegniamo a quantificare una quota di riutilizzo perché comunque, se da una parte stiamo spingendo sulla riqualificazione, demolizione e ricostruzione di vecchi fabbricati, di vecchie strutture obsolete, con capacità termica negativa, dall'altra dobbiamo per forza far sì che questo materiale venga correttamente impiegato e quindi tutti i sistemi di controllo devono comunque essere garantiti.
Collega Giorgetti, siccome prima ha fatto un intervento dicendo che il limite del 30% può essere un vincolo, perché forse non abbiamo neanche il materiale sufficiente per raggiungere quel limite, la proposta era di correggere questo emendamento dicendo "fino al 30% cento del fabbisogno", così superiamo l'obiezione e consentiamo anche di avere una disponibilità ad allargare questo tipo di reimpiego negli interventi, nelle opere che sono previste da Comuni o altri Enti pubblici.

PRESIDENTE

Prego, assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Ribadisco quanto è stato detto nel corso di questi mesi in Commissione, anche recentemente la settimana scorsa, che nel principio siamo assolutamente d'accordo, ma non è norma da Piano Cave ma è da Legge sugli appalti.

PRESIDENTE

Grazie. Il Relatore dà parere contrario.
Metto in votazione l'emendamento n. A0053.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0001, presentato dal consigliere Piero Ruzzante, allegato B, articolo 5, comma 3,rubrica monitoraggio del Piano, pagina 3, riga 10, modificativo, che prevede:
"Al comma 3 dell'articolo 5 le parole "provvede a redigere con frequenza annuale/triennale," sono sostituite con le seguenti: "redigere con frequenza almeno annuale e comunque non superiore al biennio".
Ruzzante, intende illustrarlo? Relatore? Prego.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

C'è il parere favorevole su questo emendamento con una modifica che facciamo a voce: togliendo la parola "almeno". Quindi al comma 3 dell'articolo 5 le parole "provvede a redigere con frequenza annuale e triennale" sono sostituite con le seguenti: "redigere con frequenza annuale e comunque non superiore al biennio". Parere favorevole.

PRESIDENTE

Grazie. Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Semplicemente accolgo la proposta di riformulazione, è comunque meglio della formulazione attuale.

PRESIDENTE

Quindi con la modifica ai sensi dell'articolo 102, il parere del Relatore è favorevole.
Metto in votazione l'emendamento n. A0001, ripeto, con la modifica fatta al microfono, che gli Uffici nel coordinamento tecnico poi andranno a precisare. Parere favorevole.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0002, presentato dal consigliere Piero Ruzzante, allegato B, articolo 5, comma 3, rubrica monitoraggio del Piano, pagina 3, riga 11, modificativo, che prevede:
"Al comma 3 dell'articolo 5, undicesima riga, dopo la parola: " Piano" sono aggiunte le seguenti parole: "Il rapporto di monitoraggio è trasmesso alla competente commissione consiliare.".
Parere favorevole del Relatore. Lo metto in votazione.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0054, presentato dal consigliere Francesco Calzavara, articolo 7, comma 1, lettera g), sostitutivo, che prevede:
"Il numero "10" va sostituito con il numero "15"".
Il parere è favorevole, naturalmente. Lo metto in votazione.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0005, presentato dal consigliere Piero Ruzzante, allegato B, articolo 8, comma 1, rubrica sabbia e ghiaia ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 4, che prevede:
"Al comma 1 dell'articolo 8, la seguente indicazione numerica: "9,5" è sostituita con la seguente indicazione numerica: "5"".
Ruzzante lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore. Lo metto in votazione.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.

PRESIDENTE

Collega Guarda, siccome i Segretari non sono al momento in Aula, lei svolge le funzioni anche da Segretario.
Emendamento n. A0007, presentato dal consigliere Piero Ruzzante, allegato B, articolo 8, coma 1, rubrica sabbia e ghiaia ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 4, che prevede:
"Al comma 1 dell'articolo 8, la seguente indicazione numerica: "9,5" è sostituita con la seguente indicazione numerica: " 6,5"".
Metto in votazione parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0009, presentato dal consigliere Piero Ruzzante, allegato B, articolo 8, comma 1, rubrica sabbia e ghiaia ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 4, modificativo, che prevede:
"Al comma 1 dell'articolo 8, la seguente indicazione numerica: "9,5" è sostituita con la seguente indicazione numerica: "7"".
Non vedo interventi, lo metto in votazione parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0025, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 8, comma 4, modificativo, che prevede:
"Al comma 4 dell'articolo 8 dopo la parola "autorizzati" sopprimere la parola "nuovi"".
Prego, Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Il comma 4 dell'articolo 8 dice che "non possono essere utilizzati in nuovi interventi estrattivi di sabbia e ghiaia all'esterno degli ambiti di estrazione". Io credo che sarebbe bene non autorizzare non solo i nuovi, ma anche eventuali proroghe fuori dagli ambiti, perché cosa abbiamo fatto a fare questi ambiti estrattivi?

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione, con parere contrario del Relatore, l'emendamento n. A0025.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
L'emendamento n. A0003 è precluso, l'emendamento 4 è precluso, l'emendamento n. A0006 è precluso e l'emendamento n. A0008 è precluso.
Emendamento n. A0023, presentato dai consiglieri Rizzotto e Montagnoli, allegato B, articolo 8, comma 7, pagina 5, modificativo, che prevede:
Sono abrogate le parole "sia a quelle rilasciate ai sensi della normativa previgente".
Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Questo emendamento, come abbiamo già anche spiegato in Commissione e poi prima anche, quando li abbiamo valutati, è finalizzato al fatto che, per quanto attiene all'eventuale ridistribuzione, quindi riassegnazione di eventuali riserve che fossero decadute, scadute o revocate, venga escluso dal poter essere riassegnato. Nel caso, praticamente dovrebbe essere modificato il PRAC e quindi valutate anche eventuali esigenze che potrebbero esserci.
Questa questione, in particolare, riguarda tutte le Province, però riguarda in particolare la Provincia di Treviso per quanto attiene sabbia e ghiaia, potrebbe consentire anche di facilitare un eventuale riequilibrio, una valutazione migliore successiva dei fabbisogni che ci sono nelle diverse situazioni provinciali.

PRESIDENTE

Bene, non ci sono altri interventi.
Emendamento n. A0023, parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0059, presentato dal consigliere Piero Ruzzante, allegato B, articolo 8, comma 7, rubrica sabbia e ghiaia ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 5, modificativo, che prevede:
Al comma 7 dell'articolo 8 dopo la parola "provvedimenti" è aggiunta la seguente parola: "divenuti definitivi".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0026, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 8, comma 8, modificativo, che prevede:
Al comma 8 dell'articolo 8 dopo le parole "La struttura regionale competente è tenuta a pubblicare e aggiornare sul proprio sito istituzionale" aggiungere le parole "almeno semestralmente".
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Lo do per illustrato, perché mi pare che ci sia anche il parere positivo del Relatore.

PRESIDENTE

Parere favorevole del Relatore sull'emendamento n. A0026.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0010, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 9, comma 5, rubrica sabbia e ghiaia ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 5/6 modificativo, che prevede:
Al comma 5 dell'articolo 9, la seguente indicazione numerica: "2" è sostituita con la seguente indicazione numerica: "5".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0011, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 9, comma 6, lettera a), rubrica sabbia e ghiaia limiti e condizioni per gli interventi, pagina 5/6, modificativo, che prevede:
Alla lettera a) del comma 6 dell'articolo 9, la seguente indicazione numerica: "200" è sostituita dalla seguente indicazione numerica: "1.000".
Ruzzante lo dà per illustrato.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0012, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 9, comma 6, lettera b), rubrica sabbia e ghiaia limiti e condizioni per gli interventi, pagina 5/6, modificativo, che prevede:
Alla lettera b) del comma 6 dell'articolo 9, la seguente indicazione numerica: "100" è sostituita dalla seguente indicazione numerica: "500".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0027, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 50 metri dalle zone industriali o artigianali o per servizi non assimilabili a residenziali".
Prego, Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Era per far inserire una distanza di rispetto dalle zone industriali, anche per tutelare le attività che si fanno nelle industrie, come le abbiamo messe per altre aree era giusto mettere anche per queste, anche perché è previsto dalla legge regionale dell'altro giorno.

PRESIDENTE

Grazie.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0028, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 300 metri da pozzi per l'approvvigionamento idrico per l'uso potabile".
Zanoni lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0029, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 300 metri da pozzi per l'approvvigionamento del servizio idrico integrato per uso potabile".
Zanoni lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0030, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 200 metri da ville venete e loro pertinenze".
Zanoni lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0031, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 200 metri da edifici storici".
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento era per prevedere delle fasce di rispetto dagli edifici storici come, ad esempio, le Ville Venete.

PRESIDENTE

Bene non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0032, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 200 metri da siti, attività o aree particolari indicati appositamente dagli strumenti urbanistici del Comune".
Lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
Lo metto in votazione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0033, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 500 metri da aree della Rete Natura 2000".
Lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0034, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, comma 6, aggiuntivo, che prevede:
Dopo la lettera b) del comma 6 dell'articolo 9 è aggiunta la seguente lettera:
"b bis) 200 metri da discariche".
Anche questo viene dato per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0013, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 9, comma 7, rubrica sabbia e ghiaia limiti e condizioni per gli interventi, pagina 5/6, modificativo, che prevede:
"Il comma 7 dell'articolo 9 è soppresso".
Prego, Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

In realtà, so che c'è un altro emendamento sempre che verte sulla stessa materia, sul quale c'è un parere favorevole successivo, se non ricordo male, giusto? Quindi lo mettiamo lo stesso in votazione, però in realtà è l'altro quello che passerà.

PRESIDENTE

Va bene.
Pongo in votazione comunque l'emendamento n. A0013, con parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0055, presentato dal consigliere Francesco Calzavara, allegato B, articolo 9, comma 7, sostitutivo, che prevede:
Il comma 7 è così sostituito:
"7. Salvo che per i pertinenti impianti di lavorazione, le distanze di cui al comma 6 possono essere ridotte fino a 50 metri, subordinatamente al parere favorevole del Comune interessato".
Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Questo è, invece, l'emendamento su cui c'è parere favorevole e serve ad evitare possibili ricorsi. Mi pare che siano stati accolti tutti e tre gli emendamenti che ho presentato a questo articolo, al 12 e poi ad un altro articolo, il 10 mi pare.

PRESIDENTE

Grazie.
Su questo emendamento n. A0055 c'è il parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0035, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, aggiuntivo, che prevede:
Dopo il comma 7 dell'articolo 9 è aggiunto il seguente comma:
"7 bis) I Comuni possono fissare ulteriori distanze di rispetto negli strumenti di pianificazione urbanistica".
Zanoni lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0036, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 9, aggiuntivo, che prevede:
Dopo il comma 7 dell'articolo 9 è aggiunto il seguente comma:
"7 bis) Nei propri strumenti urbanistici i Comuni possono prevedere motivatamente aree particolari dove evitare l'attività di cava".
Viene dato per letto anche questo.
Con parere contrario del Relatore, lo pongo in votazione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0037, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 10, modificativo, che prevede:
Al comma 1 dell'articolo 10 sostituire le parole "1.000.000 di metri cubi" con le parole "500.000 metri cubi".
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Presidente, questo è un comma dell'articolo 10 che disciplina il volume massimo in materiale estraibile previsto nell'autorizzazione, si parla di un milione di metri cubi. Ma effettivamente un milione di metri cubi, pur essendo un tetto massimo, è veramente una quantità molto consistente. Ci sono cave anche esaurite che hanno volumetrie ben inferiori al milione di metri cubi, e quindi si pensava di dare queste autorizzazioni, però con un tetto massimo, pur sapendo che ci sono dei calcoli che vengono fatti dai funzionari che devono rilasciare l'autorizzazione, inferiore a questo milione, cioè mezzo milione di metri cubi.

PRESIDENTE

Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Di questa cosa abbiamo già parlato e per questo saranno rigettati anche gli altri. Ricordo che è vero che c'è scritto un milione di metri cubi, che è il materiale estraibile massimo per singola cava. Può presentare domanda di autorizzazione – e quindi dobbiamo collegarci al secondo comma, collega Zanoni – soltanto il soggetto titolare di cava per la quale è presente riserve di materiale utile autorizzato ancora da estrarre non superiore a 90.000 metri cubi a giacimento. Ovvero il soggetto titolare di cava per la quale è presente riserva di materiale utile autorizzato ancora da estrarre, che consenta la prosecuzione dell'attività per un periodo non superiore a tre anni, tenuto conto della produzione media effettiva degli ultimi tre anni.
Questo cosa vuol dire? Un milione di metri cubi è il massimo, vuol dire 100.000 metri cubi all'anno per dieci anni. Ne produci meno? Intanto puoi chiedere solo se hai meno di 90.000 metri cubi di riserve, ma se la tua produzione media è 20, 30, 50.000 metri cubi, è questa che va moltiplicata per 10, quindi non è che come prima uno dice, okay, voglio scavare 1, 2, 4, 10 milioni di metri cubi perché ho il sito capace di poterlo fare, qui lo deve dimostrare in base alle riserve che ha e la sua produzione media.
Quindi è un importo massimo e l'abbiamo valutato sulla base delle tipologie di siti estrattivi che abbiamo in Veneto e sembra piuttosto equo, per questo motivo sono parere negativo per tutti gli emendamenti che vogliono modificare questo importo. Grazie.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione l'emendamento n. A0037, parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0014 del collega Ruzzante, che lo ritira.
Emendamento n. A0038 presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 10, soppressivo, che prevede:
"Il comma 5 dell'articolo 10 è soppresso".
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Sicuramente ne abbiamo parlato in Commissione e sicuramente ne abbiamo parlato in Sottocommissione, questo lo sappiamo tutti, però qua siamo all'atto della discussione in Aula e quindi ci pareva giusto presentare comunque l'emendamento.
Qui per quanto riguarda le cave in continuità, ovvero ampliamenti nei comparti estrattivi, c'è una deroga a quel principio generale che dicevo in discussione generale, del no a nuove cave. Qui sono previste nuove cave, anche se in continuità con cave estinte, comunque è una deroga a quei principi generali di questo piano che diceva: no, nuove cave. E allora la proposta, volevo solo spiegarla, di abolizione di questo comma con questo emendamento.

PRESIDENTE

Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Faccio presente, primo: questa è una richiesta che viene dai Comuni e abbiamo accolto una richiesta dei Comuni, Enti locali. Stiamo parlando di comparto estrattivo, rileggo a cosa ci riferiamo per comparto estrattivo: "porzione di territorio omogeneo caratterizzato da un insieme consistente di cave, che può comprendere anche cave estinte e che sia oggetto di specifica previsione di attività estrattiva nell'ambito del vigente strumento urbanistico comunale".
Quindi ci riferiamo a questi per un'eventuale deroga richiesta dai Comuni, ma che siano inseriti nel Piano urbanistico comunale come sito estrattivo. Cosa prevediamo per questi? Prevediamo che nei comparti estrattivi, oltre agli ampliamenti in cave in atto, se ovviamente hanno i requisiti previsti dal PRAC, possono essere autorizzate anche nuove cave, in continuità con cave estinte, purché finalizzate ad ottenere una ricomposizione organica e uniforme della morfologia del sito oggetto d'intervento, comprensivo della cava estinta.
È evidente che ci riferiamo a realtà particolari, singole, nel veronese, lo sappiamo perfettamente, però mi pare che averlo inserito in questo modo rispondendo alle esigenze che ci hanno manifestato i Comuni per primi sia una cosa positiva, per questo non siamo d'accordo nella cancellare questo comma. Grazie.

PRESIDENTE

Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Ha già detto la collega Rizzotto, voglio aggiungere un altro elemento: siamo sempre all'interno dei tetti che assieme abbiamo determinato come fabbisogno, non è nulla in deroga in più rispetto ai fabbisogni stimati. Che lo tolgano da un ampliamento o che lo prendano da un'attività finalizzata alla ricomposizione, non so cosa cambi, fermo restando che a Treviso il tetto è zero, quindi problemi non ce ne sono.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi.
Metto in votazione, con parere contrario del Relatore, l'emendamento n. A0038.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0039 presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 10, soppressivo, che prevede:
"Il comma 6 dell'articolo 10 è soppresso".
Zanoni lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0015, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 11, comma 1, detrito ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 7, modificativo, che prevede:
Al comma 1 dell'articolo 11, la seguente indicazione "1,0 milioni di" è sostituita con la seguente indicazione: "700.000".
Ruzzante lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0016, precluso.
Emendamento n. A0060, presentato dai consiglieri Calzavara e Ruzzante, allegato B, articolo 11, comma 7, rubrica detrito ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 8, modificativo, che prevede:
Al comma 7 dell'articolo 11 dopo la parola "provvedimenti" è aggiunta la seguente parola: "divenuti definitivi".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0040, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 11, comma 8, modificativo, che prevede:
Al comma 8 dell'articolo 11, dopo le parole "La struttura regionale competente è tenuta a pubblicare e aggiornare sul proprio sito istituzionale" aggiungere le seguenti parola "almeno semestralmente".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0061, presentato dai consiglieri Calzavara e Ruzzante, allegato B, articolo 12, comma 7, rubrica calcari per costruzioni ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 9, modificativo, che prevede:
Al comma 7 dell'articolo 12 dopo la parola "provvedimenti" è aggiunta la seguente parola: "divenuti definitivi".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0019, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 12, comma 1, rubrica calcari per costruzioni ambiti estrattivi e volumi massimi autorizzabili, pagina 8, modificativo, che prevede:
Al comma 1 dell'articolo 12, la seguente indicazione: "2,0" è sostituita con la seguente indicazione: "1,0".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Il n. A0017 è precluso dalla votazione precedente, anche il n. A0018 viene precluso sempre da votazione appena fatta.
Emendamento n. A0041 presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 12, comma 8, modificativo, che prevede:
Al comma 8 dell'articolo 12, dopo le parole "La struttura regionale competente è tenuta a pubblicare e aggiornare sul proprio sito istituzionale" aggiungere le seguenti parole "almeno semestralmente".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0042, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 14, comma 2, modificativo, che prevede:
Al comma 2 dell'articolo 14, dopo le parole "per materia" aggiungere le seguenti parole ", fatte salve le disposizioni di cui alla legge regionale 18 febbraio 2016, n. 4 "Disposizioni in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e di competenze in materia di autorizzazione integrata ambientale" e successive modificazioni".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0020, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 15, comma 1, rubrica distanze di sicurezza e prescrizioni tecniche, pagina 11, modificativo, che prevede:
Al comma 1 dell'articolo 15, dopo la parola "diverse" è aggiunta la parola "maggiori".
Ruzzante lo dà per letto.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0021, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 15, comma 1, rubrica distanze di sicurezza e prescrizioni tecniche, pagina 11, modificativo, che prevede:
Al comma 1 dell'articolo 15, le parole "in metri 20 per le cave di sabbia e ghiaia e in metri 5 per le cave di argilla" sono sostituite con le seguenti: "in metri 30 per le cave di sabbia e ghiaia e in metri 10 per le cave di argilla".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n.A0043 presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 15, comma 3, modificativo, che prevede:
Al comma 3 dell'articolo 15, dopo le parole "apporre sufficienti cartelli" aggiungere le parole "il divieto di accesso".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0044, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 15, comma 3, modificativo, che prevede:
Al comma 3 dell'articolo 15, dopo le parole "e di pericolo" aggiungere le parole "La recinzione va posta al limite della proprietà di terzi".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0045, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 15, comma 4, modificativo, che prevede:
Al comma 4 dell'articolo 15, dopo la parola "denominazione" aggiungere le parole "e indirizzo completo".
Parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0046, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 15, comma 6, modificativo, che prevede:
Al comma 6 dell'articolo 15, dopo le parole "amministrazioni comunali" aggiungere le parole "e provinciali".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0022, presentato dal consigliere Ruzzante, allegato B, articolo 17, comma 9, rubrica norme per la tutela ambientale, pagina 13, modificativo, che prevede:
Al comma 9 dell'articolo 17 le parola "di norma" sono sostituite con la seguente: "obbligatoriamente".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0047, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 17, comma 12, modificativo, che prevede:
Al comma 12 dell'articolo 17, dopo le parole "solo previa specifica autorizzazione" aggiungere le seguenti parole "e solo a una distanza di almeno 10 metri dalla quota della falda acquifera".
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0048, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 17, aggiuntivo, che prevede:
Dopo il comma 15 dell'articolo 17 è aggiunto il seguente comma:
"15 bis) E' vietato estrarre sabbia e ghiaia sottofalda nel caso in cui le acque di falda siano contaminate da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS e PFOA)".
Prego, Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Presidente, questo è l'emendamento che prevedeva di porre una determinata attenzione per l'ambito Vicenza 2, per quanto riguarda i materiali scavati sotto falda, come sabbia e ghiaia, che possono essere contaminati da sostanze perfluoralchiliche. Tutto qui.

PRESIDENTE

Guarda, prego.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Chiedo la sottoscrizione di questo emendamento e, viste anche le osservazioni rilanciate dai Comuni di Trissino e di Arzignano, domandiamo che questo emendamento venga preso in considerazione, anche alla luce dell'attenzione della Regione del Veneto in merito a questo tema e alla necessità probabilmente anche di un adeguamento di quella che è la VAS alle esigenze e alle osservazioni che la stessa Regione e la stessa Commissione di PFAS d'inchiesta del nostro Consiglio hanno rilevato.

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Chiedo di sottoscrivere questo emendamento, ma rivolgo una domanda alla Giunta (so già qual è stata la risposta che è stata presentata in Commissione): se lo applichiamo ai PFAS, dovremmo applicarlo a tutte le sostanze chimiche inquinanti.
Stamattina ho fatto un'interrogazione relativa a un caso nella provincia di Rovigo, ad Andria, e anche in quel caso si dovrebbe applicare. Ma lì non ci sono le cave, prima considerazione.
Il punto è un altro, però, sulla vicenda dei PFAS abbiamo accertato – inviterei i colleghi a stare un attimo attenti su questo punto – una situazione di inquinamento in quel terreno e abbiamo accertato la presenza nel sangue di PFAS, di un campione riguardante circa 300.000 cittadini del Veneto, all'interno degli esami clinici fatti nei confronti di questa popolazione. Pensare che noi possiamo andare a scavare e ad estrarre sabbia e ghiaia sotto falda in un territorio dove c'è in superficie, nelle acque, la presenza di PFAS, e quindi possiamo prendere queste ghiaie e queste sabbie e portarle a Treviso, a Verona, a Padova, a Belluno, a Rovigo, dovunque, e utilizzare questa sabbia e questa ghiaia a finalità costruttive con all'interno della sabbia e della ghiaia di presenza di PFAS che possono a loro volta inquinare.
Io non sono un tecnico da questo punto di vista, non sono un chimico e non sono in grado di dire con quale consistenza. O però nel mio terreno non lo vorrei un materiale estratto da una cava all'interno della quale vi è una presenza di PFAS nelle acque, né lo vorrei sulla strada che attraversa il mio territorio, né lo vorrei in nessuna parte della mia provincia.
Trovo che su questo punto l'emendamento veramente sia di buon senso. Capisco anche i limiti di questo emendamento, se non va bene scritto com'è, troviamo un'altra soluzione, ma non è possibile che non affrontiamo questo nodo, perché è vero che possono esistere altri cento nodi dal punto di vista ambientale, ma questo lo abbiamo accertato, abbiamo fatto una Commissione d'inchiesta sulla vicenda dei PFAS, abbiamo fatto l'esame del sangue a 300.000 persone, o meglio, a un numero di persone in rappresentanza di 300.000 abitanti del Veneto, abbiamo stabilito che il PFAS c'è, perché dovremmo esportare il PFAS da quel territorio, nei Comuni di Arzignano, Trissino o qualunque Comune che è interessato dalla presenza dei PFAS, attraverso le sabbie, attraverso la ghiaia, o attraverso qualsiasi altro materiale ed esportarlo in zone che non hanno una presenza da inquinamento di PFAS?
Io la trovo una cosa pericolosa, rischiosa, in cui il prezzo non vale la candela. Il rischio che corriamo, che facciamo correre a territori non inquinati da presenze di PFAS, è diametralmente enorme rispetto ai vantaggi che avremo nel consentire l'escavazione all'interno di quei territori.
Domani riportiamo quei territori a PFAS zero, benissimo, si può riprendere l'escavazione, non dico mica che debba valere per sempre, ma è evidente che, a fronte di questa presenza inquinante, io credo che non possiamo correre questo rischio, quindi inviterei a fare un supplemento di indagine.
Se l'emendamento non è scritto bene troviamo la forma attraverso la quale possiamo comunque segnalare questo fenomeno e questo problema.
Un domani scopriremo altre forme di inquinamento? Agiremo su quelle. Ma questa oggi è conosciuta, nota a tutti gli organi, anche dal punto di vista tecnico all'ARPAV e alle ULSS che hanno esaminato la situazione dei PFAS all'interno di quel territorio.
Non può non essere esercitato un regime di precauzione dal punto di vista ambientale, ecco perché ho chiesto di sottoscrivere questo emendamento e invito a fare una riflessione.

PRESIDENTE

Grazie.
Brusco, prego.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Innanzitutto per chiedere la sottoscrizione da parte del mio Gruppo a questo emendamento. Volevo ricordare alla struttura e alla Giunta, che la lettera che ci è pervenuta, l'osservazione a questo Piano, dai Sindaci di Arzignano e di Trissino, perlomeno loro chiedono che questa prescrizione, questa istanza, sia applicata all'ambito Vicenza 2, e quindi loro chiedono di imporre adeguate misure compensative e formulare prescrizioni vincolanti al fine di contenere ogni impatto negativo.
Io ritengo che sia importante capire se c'è la possibilità di fare un emendamento, non so se un emendamento a voce, verbale, da parte del proponente o se volete farlo voi della Giunta, io credo che sia opportuno procedere in questo senso, soprattutto per la tutela di un territorio, visto che abbiamo detto prima i Comuni devono contare, qui sono i Comuni a chiedere perlomeno della riduzione di questo impatto negativo.
Non so se il proponente vuole proporre una modifica a verbale, se può farlo, se la Giunta lo accetta. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Durante i lavori di Commissione sono anche stati rivisti, riperimetrati, gli ambiti estrattivi. Qui stiamo parlando dell'ambito estrattivo Vicenza 2 e caso vuole che la riperimetrazione ha di fatto escluso l'azienda che, a detta anche dell'ARPAV, è responsabile della contaminazione, ma l'ha esclusa di pochissimo, non è questo il punto. Il punto è che in quest'ambito ci sono, almeno da come è stata consegnata, in questo momento, cinque cave di sabbia e ghiaia.
Io ho capito il tema che specificare una sostanza vuol dire che di fatto poi hai cento altre sostanze che potrebbero essere potenzialmente peggiori di quelle e, da un punto di vista legislativo, non tiene. Allora io la metto in termini più generali. In quel caso c'è un ambito che insiste su una falda che è contaminata e all'interno della quale ci sono 5 cave di sabbia e ghiaia. Che in quell'ambito, non si preveda la possibilità di estrarre ghiaia sotto falda quantomeno, al di là che scriviamo perché è contaminata da PFAS o è contaminata da qualsiasi altra cosa, lì in termini di salvaguardia prevediamo che non ci sia questa possibilità, ed è credo l'unico ambito che oggi presenta quel tipo di caratteristica. C'è l'ambito 3 del trevigiano che è pedemontano. Questi qui l'abbiamo visto sono tutti ambiti che hanno caratteristiche diverse e, peraltro anche estensioni diverse. Quello di Vicenza è il più piccolo degli ambiti considerati in questo Piano.
La mia proposta è: è vietato estrarre sabbia e ghiaia sotto falda nell'ambito Vicenza 2, senza dire che - anche se poi noi lo sappiamo - che la questione riguarda i PFAS, ma comunque è quell'ambito e su quello poniamo una salvaguardia.

PRESIDENTE

Assessore Bottacin.

Ass. Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie.
Anche a me piacerebbe che non ci fossero i PFAS da nessuna parte ma sono ubiquitari, basti pensare che passano 70 milioni di nanogrammi ad oggi al secondo sul Po all'inizio del Veneto, quindi arrivano da altre Regioni. Sono ubiquitari, anche a me piacerebbe che non ci fossero da nessuna parte, non so se lei ha un estintore a schiuma a casa, se ce l'ha contiene una quantità di PFAS non indifferente così come tutta un'altra serie di oggetti che probabilmente lei a casa.
Il tema è sempre quello della quantità, e sulla quantità noi abbiamo assicurato PFAS zero, e lo zero è sempre relativo in base allo strumento che hai per poterlo misurare, zero oggi in tutto l'ambito coinvolto dall'inquinamento. Abbiamo anche, a scopo proprio precauzionale, chiesto a tutti i gestori di presentarci un progetto di filtraggio dell'acqua a scopo preventivo non solo per i PFAS, ma anche per altre eventuali sostanze in tutto il Veneto, unica Regione d'Italia. Per quanto riguarda l'aspetto del bere noi ci siamo preparati in questo modo, acquedotti ribadisco sicuri.
Per quanto riguarda in generale le sostanze potenzialmente inquinanti o dannose, noi avevamo approvato un emendamento, fra l'altro proposto dal consigliere Zanoni la settimana scorsa, che abbiamo messo in legge e che è inserito al comma 3 dell'articolo 8 della legge, ringrazio anche per averlo presentato, che completa quanto scritto, perché le disposizioni integrative che possono essere chieste dalla Giunta, e che prima riguardavano solo alcuni aspetti, sono state integrati con la dicitura "e in relazione a particolari situazioni ambientali", proprio per specificare meglio quello che noi ritenevamo già ricompreso in relazione a particolari situazioni territoriali, ma si è volutamente esplicitato in questi termini e in senso generale quindi dei PFAS a mercurio qualsiasi tipo di altra sostanza potenzialmente inquinante, questo è come premessa.
La realtà dei fatti è però che in quell'ambito esistono cinque cave, di cui tre esaurite, due in attività nessuna sotto falda. Pertanto, considerando il fatto che noi i nuovi ampliamenti non possono essere fatti comunque sotto falda, credo che il problema non esista.

PRESIDENTE

La spiegazione mi sembra chiara. Collega Zanoni, Ho capito che lei accetta le richieste di sottoscrizione formulate dai colleghi negli interventi precedenti.
Siamo al voto. Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione sull'emendamento n. A0048.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0049, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 18, comma 1, modificativo, che prevede:
Al comma 1 dell'articolo 18 le parole "inferiore a 5 metri" sono sostituite con le parole "inferiore a 10 metri".
Lo dà per letto il collega Zanoni.
Il parere del Relatore è contrario.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0050, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 18, comma 2, modificativo, che prevede:
Al comma 2 dell'articolo 18 le parole "inferiore a 5 metri" sono sostituite con le parole "inferiore a 10 metri".
Lo dà per letto.
Con il parere contrario del Relatore, lo metto in votazione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0051, presentato dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Salemi e Sinigaglia, allegato B, articolo 18, comma 5, modificativo, che prevede:
Al comma 5 dell'articolo 18 le parole "20 per cento" sono sostituite con le parole "50 per cento".
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo è un emendamento all'articolo 18, comma 5, che riguarda le ricomposizioni delle cave "deve essere prevista, nel progetto della ricomposizione, la formazione sulla scarpata di cava di macchie boscate, composte da specie arboree e arbustive autoctone, adatte alle condizioni climatiche e etologiche della zona; tali macchie devono coprire complessivamente non meno del 20% della superficie delle scarpate", questo è ciò che prevede il comma 5 dell'articolo 18.
Proponiamo di portare quel 20% di aree boscate, di aree ricomposto comunque, non qualche cosa dove ci si deve mettere mano, ma qualche cosa che viene ricomposto, dal 20% al 50%, perché questo darebbe sicuramente uno slancio positivo al verde, all'ambiente, alla natura e a tutta la biodiversità, visto che vogliamo in qualche modo ricomporre comunque un qualche cosa che non sarà mai come era prima, ma per lo meno potrebbe incrementare la biodiversità. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. A0056, presentato dal consigliere Calzavara, articolo 18, comma 7, aggiuntivo, che prevede:
Dopo le parole "sabbioso" vanno aggiunte "con permeabilità media di almeno 1x10-7 M/sec".
Prego, Calzavara.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

C'è solo una piccola variazione da fare sempre ai sensi dell'articolo 102: dopo la parola "sabbioso" va aggiunto "con permeabilità non superiore a 10 alla meno 7 metri/secondo", quindi non con permeabilità media, ma il testo definitivo sarà "con permeabilità non superiore a 10 alla meno 7 metri/secondo".
Dopo la parola "sabbioso" vanno aggiunte "con permeabilità non superiore a 10 meno 7 metri/secondo".

PRESIDENTE

Bene, non vedo altri interventi, mi pare chiaro l'intervento di Calzavara.
Metto in votazione, con parere favorevole del Relatore, l'emendamento n. A0056.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Prego, Relatore.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

Chiedo alla Presidenza se è possibile avere una sospensione di un quarto d'ora almeno, nella migliore delle ipotesi, perché siamo arrivati alla fine di questo Piano.

PRESIDENTE

Diamo dieci minuti.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

Sì, dieci minuti possono essere sufficienti a fare chiarezza.

PRESIDENTE

Alle ore 16.35 la ripresa dei lavori.
La Seduta è sospesa alle ore 16.22
La Seduta riprende alle ore 16.46

PRESIDENTE

Signori, mi pare che la Commissione abbia affrontato e risolto il problema.
Riprendiamo i lavori. E' stato consegnato l'emendamento del Relatore n. A0064. Do tre minuti per eventuali subemendamenti.
Passiamo all'emendamento n. A0057, presentato dal consigliere Calzavara, articolo 23, soppressivo, che prevede:
"L'articolo 23 è soppresso".
Relatore, prego.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

Siccome l'emendamento n. A0057 e il n. A0064 che è appena stato consegnato e il n. A0024 trattano lo stesso tema, che è l'articolo 23, alcuni li ho presentati anch'io e sembrano in contrapposizione uno con l'altro, vorrei anche dire qualcosa, perché rischio di sembrare contraddittorio.
L'articolo 23, che è quello che andremo a votare e che di fatto fa decadere tutti gli altri due emendamenti, va a sopprimere questo articolo, che è stato inserito al termine del lavoro della Commissione sul PRAC, sull'allegato B, sul Piano relativo alle attività di cava, e partiva dalla necessità di specificare meglio cosa intendevamo come prime lavorazioni.
Nel corso di queste settimane questo articolo è stato oggetto di molte discussioni, che rispetto a tutto il Piano è ben poca cosa. Stiamo parlando di una definizione che poco incide sull'entità e sulla qualità del Piano, ma credo che fosse ulteriormente necessaria, gli Uffici da questo punto di vista ritenevano di andarla ulteriormente a definire.
Lo andiamo a sopprimere perché crediamo che le riflessioni fatte in questo periodo, in particolar modo legate ad alcune lavorazioni che ci sono nel Veneto, meritino una riflessione più approfondita. Dico questo perché altrimenti non si spiega il mio emendamento n. A0064 dove faccio riferimento ad una lavorazione puntuale.
Credo che il Veneto, e il Piano che andiamo ad approvare, ha una pluralità di tipologie di materiale, che sono molto diverse all'interno della nostra Regione, e che in alcuni casi meritano anche delle attenzioni particolari. Forse non è questo il momento. L'obiettivo dell'approvazione del Piano è sicuramente più alto, rispetto ad andare a definire una micro lavorazione, una micro entità, rispetto ai 12 milioni di metri cubi che andiamo ad autorizzare con questo Piano. Credo sia altresì importante riconoscere anche le piccole lavorazioni che ci sono nel Veneto, che meritano rispetto e dignità, che meritano certezza nel loro modo di svolgere il lavoro e delle regole certe. Poi starà a loro decidere se rispettarle o meno. Credo che alcune tipologie, come quella particolare della Lessinia, della pietra di Prun, meritino da parte degli uffici della Giunta ma anche del Consiglio una riflessione per capire se non sia il caso di prendere il coraggio a due mani, venire qui in Consiglio regionale e con estrema tranquillità, dire cosa pensiamo di questa lavorazione, di questa particolare pietra stratificata che ha bisogno di pochissime lavorazioni, dando certezze a chi vorrà continuare a fare quel tipo di lavoro, ma dando anche garanzie a chi si è messo in regola, a chi ha fatto investimenti, a coloro che oggi pagano IMU, ICI e altre tasse comunali per svolgere l'attività e dimostrare loro che non sono stati presi in giro da una norma che mira ad aggirare tutti quelli che devono mettersi a posto, per fare il loro lavoro con tranquillità, e garantire anche a piccole aziende in una zona come la Lessinia, che forse di queste attività ne fa anche un'attività primaria, la tranquillità di poter svolgere il lavoro negli anni a venire.

PRESIDENTE

Collega Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Credo che la politica deve trovare le soluzioni. Qui non parliamo di persone che vogliono bypassare o aggirare delle leggi. Parliamo di lavorazioni che sono molto marginali: E' la lavorazione di una pietra, non di un marmo dove ci sono impianti per segare il marmo, grandi depuratori, grandi strutture. Non è una struttura industriale ma semplicemente il completamento di una lavorazione che già la natura fa. La pietra di Prun viene già squadrata, lavorata. E' una lastra che esce già. anticamente usavano scalpellino per trattarla, poi la mettevano sui tetti, nelle strade, eccetera. In Lessinia, adesso ci sono delle macchine che fanno le stesse funzioni che un tempo si facevano manualmente ma è un trattamento di raffinamento di questa pietra che non necessita chissà quali strutture, capannoni, eccetera, come i marmi che vengono cavati in blocco.
È vero, sono poche ditte, ma sono le uniche che sono sopravvissute. Noi sappiamo che facciamo chiudere quattro ditte che sono le uniche che scavano pietra di Prun nel Comune di Fumana in maniera specifica e con questa norma le ammazziamo. Voglio che siamo consapevoli di questo. Ognuno si assuma la responsabilità, per non dare un'interpretazione un po' più estensiva di buonsenso a una norma dove si aggiungeva semplicemente a delle lavorazioni di squadratura, alcune di bocciardatura, di raffinatura di questa pietra.
Poi parliamo di consumo di suolo. Dobbiamo fare i capannoni, facciamo capannoni. Lì veniva già fatta la lavorazione in cava. Quando veniva chiusa la concessione della cava si sbaraccava tutto, si portava via tutto. Non è una struttura fissa che rimane lì sempre. E' un qualcosa di mobile che rimane lì funzionale con la cava.
Non c'è un valore. E' un qualcosa che poi, finita la cava, finito di estrarre la pietra di Prun, va via, si smantella tutto e ritorna ambito agricolo. Mentre noi diciamo "basta capannoni", noi in questo modo dobbiamo prendere questa pietra, spostarla, quindi inquinamento, spostamenti contro l'ambiente, per far arrivare poi in certi capannoni, far costare tutto il processo di più. E' una pietra che è già particolarmente in crisi, ma vuol dire quindi creare costi aggiuntivi e inquinamento aggiuntivo, consumo del suolo aggiuntivo. Io penso che siano tutte cose che sono contrarie ai princìpi che abbiamo sempre dichiarato in quest'Aula. Per questo sono contrario a questa posizione.

PRESIDENTE

Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Da veronese vorrei spiegare il motivo per cui sono contrario a questo emendamento. Prima di tutto per com'è nato, perché il primo emendamento permetteva tutte le lavorazioni, comprese la lucidatura, taglio e quant'altro, anche di prodotti equiparabili che potevano entrare negli stessi capannoni provvisori. Io credo che questo fosse sostanzialmente un varco che si apriva in tutto il Veneto per qualsiasi attività, soprattutto per quanto riguarda i marmi. Penso ad Asiago, al Chiampo, alle altre zone, dove di fatto si superavano quelle che erano le zone urbanisticamente idonee per fare quel tipo di attività.
Abbiamo sempre, nel corso dell'esame in Commissione e in Sottocommissione, ritenuto che noi non dovevamo entrare sul tema urbanistico in quanto lo ritenevamo esclusiva competenza del Comune. Nessuna sanatoria, anche se le categorie ce l'avevano chiesto. Ricorderete che Confindustria, eccetera, erano venute a sottoporci anche dei problemi che erano oggettivi. La scelta nostra è stata: ci sono gli strumenti urbanistici, che i Comuni li utilizzino, cosa che fanno normalmente anche con altri tipi di attività. Mi pare che le attività fuori zona vengano censite nel Piano Regolatore o nel PAT e vengano legittimate anche se sono fuori dalle zone tipicamente destinate. Quindi siamo in questa fattispecie.
Non si può violare un principio generale per risolvere un problema puntuale di un Comune e di quattro aziende, mettendo in discussione la credibilità delle Istituzioni. Noi siamo quelli che negli anni passati hanno fatto direttive, dato interpretazioni e spiegato a tutti che se volevano fare lavorazioni diverse andavano in Comune e facevano un capannone industriale. Molti l'hanno fatto, hanno pagato la sanatoria, l'IMU, l'ICI e quant'altro, e adesso per le stesse lavorazioni corrono il rischio di essere superati da qualcuno che, invece, queste tasse non le paga, perché nei fatti questo è.
Quindi il tema, se è di equità, deve essere di equità, e che le procedure siano identiche per tutti, secondo le direttive che la Regione ha fatto fino ad oggi, ancor di più all'interno di un procedimento di giudizio – non ho ben capito se penale, ma credo di sì – rispetto a questo tipo di attività fatte proprio laddove non era possibile svolgerle.
Quindi incentiviamo la pietra di Prun. Tuteliamo l'occupazione. Facciamo tutto ciò che si deve fare, però, ripeto, in questo caso specifico l'occupazione in Lessinia poco c'entra. L'attività è in crisi sia per chi ha pagato l'IMU, l'ICI, anzi di più, che non per chi da un certo momento in poi non deve pagarle.

PRESIDENTE

Siamo sull'emendamento n. A0057 del Relatore. Parere favorevole del Relatore.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Con questa votazione decadono gli emendamenti n. A0024 e n. A0064, mentre il n. A0052 è inammissibile.
Emendamento n. A0058 presentato dal consigliere Calzavara, capo allegato, lettera a) numero 6, aggiuntivo, che prevede:
"6) a) Relazione di verifica della compatibilità con il Piano di Zonizzazione acustica – Disposizioni in materia di clima acustico.
b) Relazione di verifica sulla gestione delle polveri con particolare riferimento sia all'attività di scavo sia agli eventuali impianti di lavorazione di progetto.
c) Relazione su caratteristiche tecniche e modalità di funzionamento dell'impianto di lavaggio pneumatici".
Parere favorevole del Relatore.
E' aperta la votazione.
(votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo agli ordini del giorno.

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Rizzotto, Gerolimetto, Conte, Negro, Dalla Libera, Giorgetti, Brusco, Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle, Finco, Riccardo Barbisan, Ciambetti, Coletto, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Michieletto, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Lanzarin, Sandonà e Villanova relativo a "Monitorare il PRAC rispetto agli obiettivi attesi" in occasione dell'esame della proposta di deliberazione amministrativa relativa a "Piano regionale delle attività di cava (PRAC)" (Proposta di deliberazione amministrativa n. 42) (Deliberazione n. 30/2018)

Il Consiglio regionale del Veneto
"PREMESSO che il PRAC determina i quantitativi massimi autorizzabili per ambito provinciale sulla base di una serie di parametri, quali:
a) le riserve determinate da autorizzazioni rilasciate in passato;
b) dalle produzioni medie delle attività di cava in esercizio;
c) dall'utilizzo dei materiali riciclati o di risulta da opere pubbliche;
VISTO che:
- per l'ambito provinciale di Treviso, a seguito di queste valutazioni non sono stati attribuiti volumi estraibili;
tra le finalità del PRAC vi è anche la tutela dell'occupazione e che nella Provincia di Treviso vi sono anche piccole e medie imprese che operano nel settore e che sono costrette ad approvvigionarsi dai pochi detentori di autorizzazioni;
i tetti previsti del PRAC, rispetto a quelli presentati e approvati con la Valutazione Ambientale Strategica, sono stati ulteriormente ridotti in maniera prudenziale rispetto alle iniziali previsioni;
tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
a monitorare il PRAC rispetto agli obiettivi attesi, in particolare per quanto riguarda la Provincia di Treviso: informare tempestivamente il Consiglio regionale ed adottare le misure conseguenti come previsto dalla legge 13/2018 e dal PRAC, qualora i quantitativi autorizzabili provocassero distorsioni del mercato e rischi per l'occupazione".
Rizzotto per illustrazione, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Questo ordine del giorno, presentato insieme al collega Gerolimetto, è per far presente una situazione che avevamo cercato anche di sottoporre alla Commissione. Poi sono state fatte valutazioni e considerazioni anche di tipo diverso, però è una realtà che c'è, che è presente in particolare in Provincia di Treviso, dove è vero che abbiamo tante realtà estrattive, tante aziende, ma anche di dimensioni e capacità di produzione diversa.
Ora per la Provincia di Treviso è stata fatta questa scelta dei tetti zero. Si è tenuto conto delle enormi riserve che sono attualmente disponibili anche a Treviso, ma che corrispondono anche al fabbisogno che è inserito nel Piano. Nello stesso tempo vi è anche una difficoltà, una valutazione da fare anche di fronte a realtà medio piccole che in seguito a questo potrebbero anche trovarsi ad avere dei problemi anche dal punto di vista occupazionale. Dobbiamo sempre ricordarci che queste sono attività produttive che danno anche lavoro a famiglie e al territorio, quindi impegnano anche il territorio.
Con questo ordine del giorno noi rifacciamo presente che per l'ambito provinciale, in particolare di Treviso, non sono stati attribuiti volumi estraibili, che vi sono anche piccole e medie imprese che operano in questo settore, quindi saranno costretti ad approvvigionarsi dei pochi detentori di autorizzazioni, e comunque i tetti previsti dal PRAC, rispetto a quelli presentati e approvati con la Valutazione Ambientale Strategica, sono stati ulteriormente ridotti per una scelta che abbiamo fatto, di impegnare la Giunta. Questo è quello che chiediamo: monitorare nel tempo questo PRAC che stiamo per approvare. L'abbiamo detto, ci sarà anche una clausola valutativa della legge che abbiamo inserito la settimana scorsa. Abbiamo detto più volte anche durante la discussione, quindi monitorare il PRAC anche rispetto agli obiettivi, in particolare per quanto riguarda la Provincia di Treviso, informare tempestivamente il Consiglio regionale ed adottare le misure conseguenti come previsto dalla legge 13/2018 e dal PRAC, qualora questi quantitativi autorizzabili provocassero distorsioni del mercato e rischi per l'occupazione.
Penso che col tempo, vedendo anche come va la situazione, se dovessero emergere richieste, situazioni, bisogni particolari, giustamente la Giunta ci tenga informati, e valutiamo se apportare eventualmente delle modifiche. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Conte, prego.

Maurizio CONTE (Veneto per L'Autonomia)

Solo per sottoscrivere questo ordine del giorno, che sicuramente potrà dare, eventualmente, nella valutazione di quello che è l'applicazione del PRAC, le giuste e adeguate verifiche relative alla Provincia di Treviso, per quelle affermazioni e indicazioni che anche la collega Rizzotto ha dato per spiegare questo punto.
Giorgetti interviene dopo, quindi darà lui il suo parere. Sottoscrive anche la collega Negro.

PRESIDENTE

Rizzotto accetta le richieste di sottoscrizione.
Prego Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Condivido anch'io l'ordine del giorno, quindi chiedo di poterlo sottoscrivere.

PRESIDENTE

Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Capisco le finalità della consigliera Rizzotto. Ci sono però alcune perplessità personali su questo ordine del giorno, nel senso che, come è già stato detto, questo è un Piano che già pianifica poco, perché nel tempo senza Piano a Treviso si sono incamerate autorizzazioni per 69 milioni di metri cubi, già portate a casa. Questo Piano prevede 18,6 milioni di metri cubi scalabili a Treviso, attingendo dalle riserve. Fino a poco tempo fa, un anno fa? Prima dell'articolo 95 del collegato anche queste piccole e medie imprese avevano tutte la possibilità di chiedere autorizzazioni. Si sapeva che il PRAC doveva essere adottato. C'erano le sentenze del TAR, quindi forse si va oltre quella che è una timida programmazione e pianificazione, visto che noi abbiamo questa palla al piede delle riserve che per Treviso veramente sono un'esagerazione, 69 milioni di metri cubi.

PRESIDENTE

Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Per chiedere la sottoscrizione anch'io di questo ordine del giorno che riprende di fatto i concetti che avevo espresso prima. Siamo stati assolutamente cautelativi anche rispetto ai numeri che ci pervenivano dei consumi degli anni passati e dei fabbisogni. E' giusto monitorare, a fronte di fatti oggettivi e solamente a fronte di fatti oggettivi pensare a modifiche, sottoscrivo volentieri.

PRESIDENTE

Grazie.
Brusco, prego.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Vorrei sottoscrivere l'ordine del giorno, ma non capisco perché solo per una Provincia. Ho capito, ma non credo che avere un tetto, non avere un tetto implichi che uno sgarri o non sgarri. Abbiamo assegnato già ad ARPAV nella legge un ruolo di monitoraggio. Volevo solo capire perché per questa Provincia facciamo un ordine del giorno e per tutte le altre no? E' sottoscrivibile e lo sottoscrivo. Lo sottoscriviamo come Gruppo.

PRESIDENTE

Quindi il Gruppo 5 Stelle chiede di sottoscriverlo. La collega Rizzotto acconsente.
Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta - Lega Nord)

Presidente, chiedo la sottoscrizione a nome del Gruppo Lega e del Gruppo Lista Zaia.

PRESIDENTE

Bene, non vedo altri interventi.
Metto in votazione l'ordine del giorno.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Giorgetti, Rizzotto, Conte e Dalla Libera relativo a "La Giunta regionale si impegni ad adeguare il piano in caso di realizzazione di opere pubbliche di interesse regionale o nazionale" in occasione dell'esame della proposta di deliberazione amministrativa relativa a "Piano regionale delle attività di cava (PRAC)" (Proposta di deliberazione amministrativa n. 42) (Deliberazione n. 31/2018)

"Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che il PRAC determina i quantitativi massimi autorizzabili per ambiti provinciali sulla base di una serie di parametri quali:
1) le riserve determinate dalle autorizzazioni già rilasciate;
2) le produzioni medie delle attività di cava;
3) la previsione di utilizzo dei materiali riciclati o di risulta da opere pubbliche;
Visto che l'approvazione e l'avvio di opere di interesse regionale e nazionale quale la TAV, approvata in via definitiva poche settimane fa, può modificare in modo molto significativo i fabbisogni previsti dal PRAC;
Considerato che uno dei punti innovativi e qualificanti del PRAC riguarda la riduzione al minimo delle distanze di reperimento dei materiali inerti, al fine di contenere l'inquinamento e i danni ambientali derivanti dai mezzi di trasporto.
impegna la Giunta Regionale
a provvedere, in questi casi, ad un tempestivo adeguamento del piano considerando i volumi richiesti da dette opere pubbliche aggiuntivi a quanto previsto per gli ambiti provinciali interessati".
Prego, Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Già detto tutto nel titolo, semplicemente proprio perché abbiamo detto che per quello che è l'andamento del mercato, per le variabili che hanno tutte le valutazioni fatte per determinare i tetti, qualora ci fossero dei fatti oggettivi che producono dei nuovi fabbisogni semplicemente si chiede alla Giunta regionale di adeguarli in maniera tempestiva.
Qualche settimana fa - ne ho fatto anche l'esempio - il CIPE ha approvato in maniera definitiva e si prevedono entro l'anno prossimo l'apertura dei cantieri per quanto riguarda la TAV nel tratto Brescia/Verona/Vicenza. Io credo che una valutazione in questo senso vada fatta, non tanto con un emendamento che non aveva senso, che andava a modificare dei numeri, ma richiedendo velocità e attenzione rispetto ai contratti che verranno stipulati da parte di TAV.
Diciamo semplicemente che se uno ha bisogno di rimpinguare le scorte perché ha un contratto con la TAV rispondiamogli in fretta.

PRESIDENTE

Grazie.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Solo una battuta relativamente al titolo regionale o nazionale. Nell'articolato si fa riferimento alla TAV. Però impegnarci anche per opere di interesse nazionale se sono nel territorio, qui si parla anche di Brescia, la vedo abbastanza poco relativa al contesto regionale come titolo perlomeno.

PRESIDENTE

Conte.

Maurizio CONTE (Veneto per L'Autonomia)

Sottoscrivo.

PRESIDENTE

Viene sottoscritto anche dal consigliere Conte.
Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Anch'io chiedo di sottoscrivere.

PRESIDENTE

Il proponente mi pare che acconsenta alle sottoscrizioni richieste.
Non vedo altri interventi.
Metto in votazione l'ordine del giorno.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Dichiarazioni di voto finali sul provvedimento?
Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Complessivamente diciamo che il provvedimento lo ritengo positivo, equilibrato, come tra l'altro anche la normativa che abbiamo recentemente approvato sullo stesso oggetto, sullo stesso tema, quindi il voto è favorevole.

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Rimando ovviamente al mio intervento introduttivo per quel che riguarda le considerazioni di carattere generale. Non mi avete convinto, rimane un voto contrario, che esprimerò oggi, anche se ovviamente non posso non rilevare il fatto che finalmente questa Regione, dopo 36 anni, si sia dotata di un PRAC.
Ci sono punti, però, che ritengo importanti, che non ho condiviso nel percorso della legge prima e del PRAC oggi. Il problema più grosso è quello che ho definito da un punto di vista della visione di che cosa accadrà in questa Regione nei prossimi cinquant'anni. Ho la sensazione che, seppure abbiate risistemato le lancette dell'orologio e le abbiate risistemate ad oggi, non avete letto con attenzione quello che scrivete in altri documenti della Giunta regionale, per quel che avverrà nei prossimi cinquant'anni.
Se abbiamo a che fare con una Regione che perderà 600.000 abitanti da qui al 2060, è un'altra Regione dal punto di vista abitativo, dal punto di vista delle strade. Purtroppo questi sono dati incontrovertibili, li avete scritti nei documenti ufficiali della Giunta Zaia. Continuare a proseguire, come se questi dati non esistessero, come se dovessimo cementificare esattamente come abbiamo cementificato nel corso dei decenni precedenti, io credo sia un grave errore.
Abbiamo voluto fare una legge per il consumo zero di suolo, ma dobbiamo in qualche modo trarre le conseguenze di questo: dovremmo andare a recuperare e riusare il territorio in maniera più intelligente e riutilizzare alcuni di quei materiali di scarto che potrebbero in qualche modo essere recuperati ai fini costruttivi, con il coraggio di abbattere ciò che non serve più, i capannoni vuoti, le abitazioni vuote. 500.000 case sfitte sono destinate a diventare un problema dal punto di vista della sicurezza nel nostro territorio e ovviamente la mancanza di costi per le ristrutturazioni ne determineranno una condizione di inutilizzo e quindi la necessità di rivedere, anche da un punto di vista urbanistico, cosa fare di questo territorio.
Infine, voterò contro perché non si può togliere il potere ai Comuni e alle Province. Non si possono abbassare le sanzioni, questo sinceramente non me l'avete spiegato. Nel momento in cui si fa una nuova norma, io alzo le sanzioni. Se per la prima volta, dopo 36 anni, finalmente ci dotiamo di un Piano, ci dotiamo di una legge e contemporaneamente però abbassiamo le sanzioni, il messaggio che diamo è assolutamente contraddittorio, quindi mi sarei aspettato su questo un elemento di diversità.
Mi dispiace perché alcuni dei segnali che abbiamo proposto con gli emendamenti – e ringrazio di questo il Relatore di maggioranza – sono stati accolti, quindi in qualche modo sono cinque emendamenti, mi pare, sui quali ho ricevuto parere favorevole. Io ringrazio, ma è anche il segno che sono emendamenti fatti nel merito delle questioni. Alcuni erano di maggiore trasparenza, altri di precisazione del testo per evitare possibili contenziosi, quindi questi sono sicuramente elementi importanti.
Ribadisco, e non ho nessun problema a farlo, che è un passo in avanti essersi dotati di un Piano. E' sicuramente un passo in avanti, ma non mi sembra che sia in qualche modo coerente con la prospettiva futura di tutela ambientale. Abbiamo distrutto troppo questo nostro territorio per poter proseguire come se nulla fosse.
Alle nostre spalle abbiamo lasciato macerie. Abbiamo lasciato la Regione più urbanizzata, dopo la Lombardia. Abbiamo cementificato ogni centimetro quadro di questa Regione. Abbiamo sbagliato completamente la programmazione, fatto capannoni dove non servivano, abbiamo realizzato talvolta strade sovradimensionate e abitazioni sovradimensionate rispetto ai nostri fabbisogni. Non credo che proseguire nell'errore sia la strada giusta.
Bisognava avere un po' più coraggio. Bene il Piano ma dipende anche da quale è il modello che questo Piano si propone. Purtroppo non è quello che sinceramente mi sarei aspettato dal dibattito in quest'Aula, quindi ribadisco il voto contrario a nome del Gruppo Liberi E Uguali.

PRESIDENTE

Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Partendo dalle ultime parole del collega Ruzzante, che condivido, lo scenario creato dal vuoto normativo di questa Regione negli ultimi 36 anni ha generato dei disastri in giro nelle nostra Regione che sono tangibili.
Abbiamo molto spesso ricordato, anche in Commissione, come il nostro territorio presenti delle cave a falda affiorante, delle cave estinte, non ricomposte, quindi rimaste incomplete, che generano delle bruttezze nel nostro paesaggio, solitamente un paesaggio molto bello, un paesaggio che è quello della Pedemontana, delle Ville Venete, quello della manutenzione dei nostri antichi, che hanno sempre curato in maniera puntigliosa il nostro territorio. Noi per non aver mai avuto una programmazione seria, siamo intervenuti in maniera pesante, distruggendo quasi sempre, in maniera pesante e brutta il nostro territorio, solo per una mera questione economica, nonostante io ritenga che quella del settore dell'attività estrattiva sia un'attività importante, perché, almeno in parte, dà impulso al settore edilizio, che rimane sempre il settore principale dell'economia di una società, compresa la nostra.
Voglio sottolineare, io ho votato contro la legge madre di questo Piano, perché c'erano delle grosse lacune, soprattutto dal punto vista ambientale, a mio avviso, e ho ritenuto importante non dare un voto favorevole a quella legge. Però voglio che da questo scenario, appena raccontato, si possa partire con una speranza, che è questo Piano, che finalmente arriva e che questa legislatura ha votato, fosse anche per un accordo politico, perché comunque la Commissione è stata trasversale, ognuno ha potuto portare la propria posizione e abbiamo anche accolto posizioni esterne. Andiamo a votare il primo Piano regionale per le attività di cava, e questo è un passaggio positivo, lo ritengo veramente positivo.
Voglio dare fiducia a questo Piano. Non è sicuramente il Piano perfetto. Avevamo degli emendamenti. Io non ho presentato emendamenti al Pian. Avevamo in esame degli emendamenti, a mio avviso, votabili: la tutela dell'ambiente, per esempio. Evitare l'escavazione di sabbie, dove poi insiste la possibilità della contaminazione da PFAS era secondo me un emendamento votabile, implementare un passaggio culturale che è quello di aumentare il materiale da riciclare, da riutilizzare, frutto delle demolizioni, anche in rispetto di normative appena votato, come la legge 14 sul consumo di suolo. Erano emendamenti da votare.
Io sono, come detto anche da qualche collega di maggioranza, contrario ai tetti provinciali, perché li abbiamo decisi dentro questa stanza. Ritengo che sia innovativo questo Piano proprio perché ci sono questi momenti di revisione, adeguare quelli che sono i materiali necessari, i fabbisogni necessari alle leggi del mercato. Andremo sicuramente a migliorare i quantitativi e magari anche per qualche altra Provincia, dei quantitativi potranno saltar fuori. Sono contrario ad aver deciso così a tavolino dei tetti. Però, ripeto, è positivo questo Piano, perché ci permetterà delle revisioni che ci diranno come migliorare questo provvedimento.
Dal testo iniziale sono state accolte anche delle istanze provenienti dalle minoranze. Il testo iniziale era ben diverso. Ritengo che sia un aspetto positivo. Come Commissione io credo che poi dovremmo essere attenti e vigili a monitorare quelle che saranno le fasi di questo Piano. Non vedo l'ora che fra un anno, due anni, potremo avere i primi dati per capire quale sarà l'esito di questo Piano. Mi auguro che la Giunta si impegni a far rispettare sia ad ARPAV, al quale io spero venga dato molto più potere, anche per quel che riguarda il monitoraggio e la vigilanza così come abbiamo votato quell'ordine del giorno, ma così come la Giunta si impegna a far rispettare, in maniera terza, i privati, gli operatori che vanno poi ad intervenire sul territorio e sono gli attori principali di questo provvedimento, ovvero i cavatori.
Spero che a breve riusciremo a votare un Piano territoriale di coordinamento. Era stato già accennato durante la votazione sulla legge consumo di suolo. Questo Piano rientra all'interno di un coordinamento con gli altri Piani di settore, perché il Piano cave deve essere un Piano settoriale e deve comunicare con gli altri Piani.
So che la posizione del Movimento 5 Stelle per quel che riguarda l'escavazione è sempre stata una posizione critica, una posizione di contrarietà. Basta guardare cosa è successo fino ad oggi ed è impossibile giustificare e perdonare gli sfregi fatti al territorio.
Mi prendo la responsabilità, a nome del mio Gruppo, voterò per l'astensione. Non è un voto di contrarietà, non voto a favore di questo Piano però è un impegno che da parte mia sarò molto vigile per capire se questo Piano produrrà degli effetti positivi e soprattutto se verranno rispettate quelle fasi di monitoraggio e vigilanza che sono importanti per non ripetere altri 40 anni di inosservanza a una normativa che non è mai esistita. Il Movimento 5 Stelle si asterrà su questo provvedimento.

PRESIDENTE

Ferrari, prego.

Franco FERRARI (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Penso che, come tutte le cose se mai si inizia mai si arriva. Credo che questo Piano aveva bisogno di essere preso in mano. Bisognava in qualche modo cominciare a farlo ragionare. Si è iniziata questa maratona. Io penso che ci sarà sicuramente bisogno, qualche volta, di guardare e stare attenti, però credo che l'importante sia - come diceva giustamente qualche mio collega - cominciare a ragionare sulle cose, non sempre sulle chiacchiere. Sicuramente c'è da migliorare, c'è sempre da migliorare, però credo che sia la volta buona, che un Piano venga messo in atto.
Il mio voto personale sicuramente è a favore di questo Piano. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Collega Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Presidente, noi siamo soddisfatti che il Consiglio regionale approvi un Piano, ma lo dico perché un Piano è sempre meglio di un non Piano, per quello che abbiamo visto. Ripeto, è merito di questo Consiglio averlo fatto. Non siamo soddisfatti poi pienamente dei contenuti del Piano, come non lo siamo stati del contenuto della legge, perché? Perché le aziende, chi fa questa attività ha bisogno di un quadro normativo più definito. Ha bisogno anche di una prospettiva programmatoria. Tuttavia se il trend è quello che ci siamo detti, sia a livello demografico che economico e che riguarda il comparto dell'edilizia in particolare, ci aggiungo, se la prospettiva è quella di una crescita che dovrebbe essere sostenuta, quello dei materiali riciclati che a nostro avviso qui ancora non ci siamo.
Proprio perché il trend è quello, perché abbiamo visto che cosa ha significato il non Piano per il paesaggio del Veneto, maggiore sistema di tutele lo riteniamo ancora adesso un elemento che avrebbe potuto trovare posto in questo Piano, pur riconoscendo che alcuni emendamenti sono anche stati accolti. Però questo è in gran parte il passato. Adesso c'è il futuro. Il futuro è una grande responsabilità delle imprese del settore. Credo che non ci siano più alibi per le imprese del settore, basta, ne abbiamo viste di tutti i colori. Non ci sono più alibi, la politica ha fatto il suo mestiere, la responsabilità della gestione del Piano – e qui chiamo in capo la Giunta – ci sono degli strumenti flessibili, vedremo, un tema di monitoraggio, perché una buona gestione implica un buon monitoraggio, e l'altro versante è quello della vigilanza. Su questo non siamo andati fino in fondo. Rimane aperto il ruolo della Polizia Provinciale. Così come è scritta la legge, evidentemente è una legge che riporta delle funzioni in capo alla Regione. Su alcune di queste io sono pienamente d'accordo. Ormai la complessità di questa materia richiede un certo tipo di governo. Non riesco a immaginare il governo che c'era in passato, però non siamo andati fino in fondo su questo tema.
Io penso che la legge della settimana scorsa e questo Piano avranno successo soprattutto se finalmente vedremo la ricomposizione delle cave, se vedremo che i buchi alla fine vengono chiusi, perché quello che abbiamo visto in passato purtroppo non è stato questo.
Questa è la prova del nove. Se tutto funziona deve funzionare anche l'ultimo pezzo. Non è possibile che funzioni poi la programmazione, la gestione, il monitoraggio, ma l'ultimo pezzo lo vediamo e lo abbiamo visto solo in rarissime e anche lodevoli.
Detto tutto ciò, coerentemente con il giudizio che avevamo dato alla legge, il nostro voto sarà contrario.

PRESIDENTE

Conte, prego.

Maurizio CONTE (Veneto per L'Autonomia)

Grazie, Presidente.
Nel sentire le perplessità dei colleghi del Centrosinistra, mi verrebbe da richiedere il rinvio in Commissione per andare ad approfondire e a migliorare questo testo. Non posso in questo momento non essere favorevole a una votazione che finalmente dà una risposta a quelle che sono le istanze di un settore che ha bisogno di chiarezza anche normativa, legislativa e soprattutto di pianificazione. Penso che sia questo il risultato dell'approvazione di questo Piano, un Piano che effettivamente porta chiarezza e spero anche prospettive economiche per un territorio e delle imprese che sicuramente hanno la necessità di avere garantita una prospettiva futura per la loro attività. Nello stesso tempo salvaguardare un territorio che senza regole finora magari è stato oggetto di forti pressioni, forti ingerenze che hanno compromesso il suo valore ambientale e territoriale.
Io spero che con la legge che abbiamo approvato di modifica della 44 abbiamo girato pagina. Penso che, invece, questo Piano inizi a scrivere un libro che spero diventi un elemento di valorizzazione del nostro Veneto, legato a un territorio salvaguardato. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Oggi è un'altra bella pagina di questo Consiglio, direi di questa maggioranza, che dimostra ancora di più che cose che non sono mai state fatte riusciamo a farle con compattezza, discutendone.
Penso che una parte dell'opposizione perda un'occasione importante per una Regione che non ha un Piano, che lo adotta per la prima volta. Andare a votare contro un Piano che comunque è stato discusso, visto e rivisto in Commissione penso che voi perdete un'occasione che è quella della condivisione, dell'ascolto del territorio, della tutela ambientale, di dire no a nuove cave, della ricomposizione ambientale, dell'ascolto degli Enti locali, dell'ascolto delle categorie. Questo è il messaggio che diamo oggi.
Ognuno fa le sue scelte. Sinceramente nei pochi anni che faccio politica non capisco perché mai e poi mai l'opposizione debba comunque sempre dare un voto contrario, quando invece poi ci guardano i cittadini, i rappresentanti delle istituzioni. Penso che oggi veramente questo Consiglio dia una risposta importante, prendendo atto di quello che è successo in passato. Anche qui un taglio secco e netto su quello che hanno fatto in questa Regione determinate figure, dando dei numeri chiari, dando risposte al territorio legate agli interventi di opere pubbliche, fatti in certe Province, che negli ultimi anni sono stati bloccati, come Verona e Vicenza. E' un'attività, che abbiamo fatto insieme in Commissione e di questo ringrazio la struttura tecnica, l'assessore Bottacin, la Capogruppo Rizzotto, ma in maniera determinante il Presidente Calzavara.
Comunque noi andiamo avanti orgogliosi, certi che tutti i provvedimenti che stiamo facendo sono quelli che nel 2015 abbiamo detto ai cittadini. Ancora oggi il Presidente Zaia, nel sondaggio di oggi, risulta il primo a livello italiano, per praticità e per risultati, dato merito sicuramente a lui, alla sua squadra e tutti quanti insieme. Oggi un altro tassello importante lo mettiamo giù e andiamo avanti fino alla fine di questo mandato, convinti che abbiamo il Veneto al meglio, aspettando l'autonomia.

PRESIDENTE

Grazie.
Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Faccio anch'io un intervento finale. Un po' mi dispiace e mi riaggancio alla frase che ha detto il collega Fracasso. la politica ha fatto il suo mestiere, credo di sì, in fin dei conti anche nei vari interventi che abbiamo sentito oggi, c'era un po' di orgoglio e di soddisfazione per questo risultato storico per il Veneto, per cui anch'io sono un po' rammaricata nel sentire che nonostante tutto vi sia un voto contrario sul PRAC. In realtà, la settimana scorsa avete fatto emendamenti, perché venissero inserite delle cose nel PRAC, nella legge. adesso c'è il PRAC con le cose che volevate inserire in legge e non votate a favore. Mi aspettavo almeno l'astensione, comunque pazienza.
A parte questo, credo che il lavoro che è stato fatto, sia stato serio, puntuale, preciso, non certo fatto in fretta. In quelle settimane e in quei mesi in cui abbiamo lavorato, ci siamo messi seriamente, con metodo. Bisogna che tutti siamo riconoscenti anche al nostro Presidente di Commissione, Calzavara, che anche in questa occasione, come in altri importanti provvedimenti che abbiamo approvato e i futuri che approveremo, è riuscito nell'intento. Non è finita qui. Finita questa legge, Presidente, inizieremo con i parchi, perché abbiamo anche quella riforma importante da portare avanti.
Presidente, l'ha detto stamattina, iniziando, la forte innovazione è nel metodo che abbiamo avuto anche come approccio verso questa legge questo Piano, come è stato anche nei confronti di altri provvedimenti che abbiamo appreso, come quello del contenimento del consumo del suolo, per citarne uno.
Io ringrazio tutti per il contributo che hanno dato, per questo risultato storico per il Veneto, questo primo PRAC, quindi anche l'assessore Bottacin, la struttura, il Legislativo del Consiglio, ma in particolare anche i colleghi con i quali anch'io stessa ho collaborato in Commissione. Oltre al Presidente Calzavara, il collega Giorgetti, Montagnoli, Michieletto, Brusco, Conte e anche Zanoni per la nota critica che non è mai mancata, un pochino ripetitiva ma alla fine ognuno porta il contributo di cui è capace e prendiamo atto anche di questo.
Il nostro voto non può che essere positivo. Ringrazio tutti per la collaborazione che c'è stata. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Parlo in dissenso dal mio Capogruppo, in quanto lui ha espresso delle critiche a questa legge che ritengo una buona legge, anche se con rammarico avrei voluto che fosse riconosciuta un po' di flessibilità per quanto riguarda la lavorazione della pietra di Prun della Lessinia.
Volevo replicare quanto è stato affermato, che ci sono dei cavatori che si sono adeguati ed altri che non si sono adeguati. Non è vero, perché i cavatori che si sono adeguati è stato un Comune che ha reso edificabili, quindi zona artigianale, le cave, quindi di fatto ha fatto una sanatoria dell'esistente.
È un Comune che si è adoperato. C'è un altro Comune che si rifiuta anche di usare altri strumenti normativi che ci sarebbero per sanare la situazione dove i cavatori che lavorano, che fanno la bocciardatura nella cava, fanno quelle piccole lavorazioni che si potevano consentire, vorrebbero mettere in regola ma il Comune non fa nulla per consentire di mettere in regola. Arriveranno a chiudere l'attività non per colpa loro, perché non vogliono adeguarsi, ma per colpa di un Comune, si chiama Comune di Fumane, il quale non sta facendo nulla perché loro possono regolarizzarsi.
Il Comune vicino ha cercato le soluzioni e le ha sanate. Tanto per fare chiarezza non si tratta di cavatori più furbi degli altri. Sono cavatori, gente che lavora, che vuole essere in regola e vuole fare le cose per bene. I comuni vicini li hanno regolarizzati e loro vengono fatti morire. Questo per precisare che non si tutela chi non vuole regole, si tutela chi purtroppo le ha invocate più volte ma nessuno ha cercato di dargli una soluzione sul territorio.

PRESIDENTE

Grazie. Unendomi ad alcuni interventi fatti, questa è un'ennesima dimostrazione dell'attività e della qualità del lavoro di questa legislatura. Sicuramente ci sono player principali. Qui c'è il Presidente Calzavara che ha trattato temi difficili, con pragmaticità e interventi risolutivi, però effettivamente la qualità e i ritmi produttivi di questa legislatura non hanno pari, almeno nelle legislature precedenti. Complimenti a tutti, alla struttura legislativa, tecnica del Consiglio, ma un buon lavoro da parte di tutti i Consiglieri di tutti i Gruppi.
Passiamo al voto finale sul PDA n. 42, Piano Regionale delle Attività di Cava, (PRAC).
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.

PUNTO
12



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI LANZARIN, FABIANO BARBISAN, RICCARDO BARBISAN, FINCO, RIZZOTTO, POSSAMAI, VALDEGAMBERI, BORON, BRESCACIN, MICHIELETTO, GIDONI, BERLATO, BARISON E FERRARI RELATIVA A "MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 30 DICEMBRE 2016, n. 30 "COLLEGATO ALLA LEGGE DI STABILITÀ REGIONALE 2017"" (PROGETTO DI LEGGE N. 317/2018) APPROVATO

Relazione della Quinta Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Villanova.
"Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
con questa proposta s'intende modificare l'art. 59 della legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 "Collegato alla legge di stabilità regionale 2017" recante "Interventi a favore delle famiglie con figli rimasti orfani di un genitore ". La necessità è emersa, in sede di prima applicazione del disposto dell'articolo suddetto, conseguente all'approvazione da parte della Giunta regionale del provvedimento attuativo (Bando). Nell'applicare la legge, infatti, si sono palesate situazioni diverse ed eterogenee, non contemplate in modo specifico dall'articolo, ma ad esso riconducibili e di particolare rilevanza.
Lo stato di bisogno di molte famiglie con minori orfani, che non potevano trovare sostegno nella precedente formulazione della norma, richiede di dare loro risposta. Le modifiche proposte hanno lo scopo di contribuire al sostegno economico anche dei nuclei familiari nella particolare situazione che si determina in seguito al decesso di entrambi i genitori; questo con lo scopo di contribuire al miglioramento delle condizioni sociali e materiali, per la prosecuzione di una vita dignitosa dei nuclei familiari interessati, ma anche di evitare nuove emarginazioni sociali, così com'è nello spirito dell'art. 59 della L.R. 30/2016. Inoltre, allo stesso modo, è inserito il sostegno ai figli minori di vittime di femminicidio, nei confronti dei quali, quando il genitore non può agire a loro favore, interviene il tutore nel garantire ì diritti dei minori.
Alla luce di ciò, la modifica in oggetto prevede che, destinatari del contributo economico, siano nuclei familiari con minori orfani, a prescindere dal fatto che gli stessi siano fiscalmente a carico del nucleo familiare di riferimento, o abbiano concluso l'obbligo scolastico. La modifica interessa inoltre il termine entro il quale la Giunta regionale si impegna ad adottare il provvedimento attuativo (Bando) individuata nel 28 febbraio anziché al 31 gennaio e la modalità di erogazione del contributo proposta in unica soluzione (entro il 30 giugno) anziché in due momenti (acconto e saldo).
In data 07 marzo 2018 è pervenuta la scheda di analisi economico finanziaria redatta dalla competente struttura di Giunta regionale. La scheda di inquadramento normativo, predisposta dal Servizio Affari giuridici e legislativi, è pervenuta il 26 febbraio 2018. Le note di lettura e ricognizione degli impatti economico finanziari redatte dal Servizio Attività e rapporti istituzionali sono pervenute in data 07 marzo 2018.
La Prima Commissione consiliare ha espresso parere favorevole in data 07 marzo 2018.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 13 marzo 2018 ha licenziato, all'unanimità, il progetto di legge in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il Presidente Boron, ì consiglieri Brescacin, Villanova (Zaia Presidente), Barbisan R, Gidoni e Semenzaio (Liga Veneta - Lega Nord), Berlato (Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale). Moretti, Salemi, Sinigaglia (Partito Democratico), Bartelle, Berti (Movimento 5 Stelle), Barbisan F., Bassi (Centro destra Veneto - Autonomia e libertà). Negro (Il Veneto del fare - Flavio Tosi - Noi con l'Italia)".

PRESIDENTE

Collega Villanova, grazie per la relazione. Prego.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Questa è una proposta di modifica al collegato alla legge di stabilità del 2017, in particolare l'articolo 59. La necessità di modifica è emersa in prima applicazione della norma a seguito del provvedimento attuativo, quindi del bando. Infatti sono emerse delle situazioni diverse e non previste, le quali non essendo contemplate nell'articolo hanno portato all'esclusione di diverse famiglie meritevoli di questo sostegno.
Le modifiche che vengono proposte oggi vogliono risolvere questa situazione, in particolare andando ad inserire il sostegno agli orfani di entrambi i genitori per dare loro la possibilità, sacrosanta, di avere una vita dignitosa.
Inoltre, viene inserito sostegno ai figli minori vittime di femminicidio e le modifiche prevedono anche che i destinatari del contributo siano dei nuclei familiari con minori orfani, a prescindere dal fatto che gli stessi siano fiscalmente a carico di questi nuclei familiari o abbiano concluso l'iter scolastico. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Non c'è nessun problema su questa proposta di legge, salvo due questioni che mi sento di riproporre in quest'Aula.
La prima è una questione semplicemente di principio: vedo con piacere che in questa legge è stato citato il DPCM n. 159 del 5 dicembre 2013. Siccome qualche settimana fa avevo chiesto di citare questo DPCM in occasione della norma che prevede che, siccome trattasi di ISEE, l'ISEE è previsto attraverso autocertificazione scritto proprio in questo DPCM, mi è stato rifiutato un emendamento da parte della maggioranza, ma noto con piacere che invece in questa legge lo citiamo, a maggior ragione di quello che io sostenevo qualche settimana fa. Quindi sono felice che citiate questo DPCM, perché in materia di ISEE prevede l'autocertificazione per chiunque. Non esiste differenza tra i cittadini nati o non nati all'interno di questa regione, di questo territorio. Sono molto contento che lo citiate in questa legge perché rafforza il ragionamento che avevo fatto due-tre settimane fa, che non avevate saputo cogliere.
Invece, nel merito della norma c'è un punto, secondo me, un po' delicato che mi sento di riproporre qui. L'avevo proposto in prima Commissione, ma non mi è stata data una risposta chiara, quindi mi sento di riproporlo in Aula, anche se mi rendo conto della delicatezza del problema.
Ovviamente sono d'accordo sulla proposta relativa al numero dei figli minori di età presenti nel nucleo familiare, le altre fattispecie previste, cioè il reddito ISEE, eccetera. Sono anche d'accordo, perché sono stato il primo firmatario della legge, sulla materia del femminicidio, che nella scorsa legislatura venne approvata insieme ad un'analoga proposta di legge presentata dal collega Padrin, quindi la mia sensibilità su questo tema è totale. Sono assolutamente d'accordo della fattispecie prevista dalla lettera b), cioè dell'eventuale presenza di figli minori, orfani di vittima di femminicidio.
Però, siccome i contributi vengono erogati - e non può essere in maniera diversa – alla famiglia, al nucleo familiare, non certo ai minori perché non possono essere titolari di alcun contributo, è evidente questo, la domanda che ho posto in Prima Commissione e che ripropongo qui è: c'è una fase nella quale il genitore che ha compiuto il femminicidio è tutt'ora titolare della patria potestà su quei figli finché non gli viene sottratta e non è così automatico, perché c'è un processo, non sempre si stabilisce con certezza chi è stato l'autore del femminicidio. Quindi noi corriamo il rischio – è una domanda che pongo, che avevo posta in Commissione, che era il luogo più idoneo dove risolverla – di dare il contributo a un nucleo familiare nel quale è presente l'autore del femminicidio che tutt'oggi magari è ancora titolare della patria potestà su quei figli. Quando verrà cancellata quella patria potestà il problema non si pone, perché quei minori verranno affidati probabilmente a un soggetto che in qualche modo ne garantisce la patria potestà, a un affidatario, a un soggetto terzo. Fino a quel momento il rischio è che il contributo, che qui è previsto da questa norma, possa essere in qualche modo dato al nucleo familiare nel quale è presente anche il soggetto che ha compiuto il femminicidio.
E' una domanda che mi sento di riproporre in Aula. Credo che non sia assolutamente né intenzione del proponente, né intenzione di quest'Aula avere dei dubbi interpretativi da questo punto di vista, però vorrei essere garantito. Avevo chiesto anche all'Assessore di fare un approfondimento, se è automatico il principio che se uno è sospettato di femminicidio automaticamente gli viene tolta la patria potestà. E' questa la domanda di fondo per darci un elemento di garanzia e di tutela. Tutto qui. Su tutto il resto della legge sono ovviamente d'accordo.

PRESIDENTE

Barison.

Massimiliano BARISON (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Solo per dire che concordo con le proposte che sono state fatte, che vanno in qualche modo a recepire l'attuazione di una legge di cui ero stato primo firmatario.
In questa occasione volevo chiedere come avviene adesso il pagamento dei contributi, riferito alla legge che avevamo già approvato l'anno scorso. Ora si va ad aggiungere questo nuovo termine, nel senso che, volevo capire se il pagamento del contributo riferito all'anno scorso si va ad aggiungere a quello di quest'anno e in che tempi eventualmente avverranno i pagamenti alle famiglie. In questo momento devo dire che c'è una particolare attesa da parte di questi nuclei familiari, che vedono in questo aiuto regionale una boccata di ossigeno, proprio per risollevare la situazione dei propri bilanci familiari.

PRESIDENTE

Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Io volevo solo dire che concordo con questo intervento di integrazione normativa che si rivela quanto mai opportuno per venire incontro a delle effettive necessità che ci sono anche nella nostra società veneta. Quindi il voto sarà favorevole.

PRESIDENTE

Grazie.
Assessora Lanzarin, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
La messa in campo di questa normativa che come ricordava il consigliere Barison era nata nel collegato dell'anno scorso su una sua proposta, l'averla applicata durante il 2017, quindi aver fatto un bando, aver visto il numero di richieste che sono arrivate, ma soprattutto i casi che rimanevano in un limbo perché ci poteva essere un'interpretazione legislativa di un certo tipo, ci ha permesso oggi di aggiornare, modificare, ampliare questa norma, con le fattispecie che sono state inserite, quindi chiarire il fatto che non si parlava solo di orfani di un solo genitore, ma orfani anche di entrambi i genitori. C'erano dei casi che non avevano potuto rientrare. Non era chiaro il fatto che si poteva accedere anche se si era orfani di entrambi i genitori, e c'era anche il caso ultimo, quello della solfatara che era successo l'anno scorso, dove erano morti entrambi i genitori e uno dei due figli. Poi abbiamo chiarito il discorso dell'obbligo scolastico, perché sappiamo che quando c'è un ragazzo disabile il problema dell'obbligo scolastico non coincide con i sei/diciott'anni e quindi abbiamo tolto anche il riferimento all'obbligo scolastico, proprio per far rientrare anche i ragazzi disabili e certificati. Abbiamo specificato il discorso appunto a carico, figli a carico, inteso fiscalmente, perché poteva capitare ed era capitato, che qualche ragazzo orfano era assegnatario della pensione di reversibilità, quindi anche qui c'erano delle interpretazioni diverse, e abbiamo inserito anche gli orfani di femminicidio.
Li abbiamo inseriti ritenendo che in un percorso che si sta facendo in cui, nella riforma delle ATER abbiamo messo l'accesso alla casa per le donne che subiscono violenza, in questo caso abbiamo inserito anche gli orfani di femminicidio. Stiamo cercando di traghettare un po' in tutti i provvedimenti questa situazione, una situazione che oggi anche in Veneto ha dei numeri importanti e rilevanti, in modo che ci sia un'uniformità su quelli che sono poi i provvedimenti che prendono in carico casi di questo tipo specifico. Io non c'ero in Commissione quando c'è stata la discussione su questa tematica. Non c'è il problema, perché viene tolta immediatamente la patria potestà, quindi l'assegno o comunque il contributo non andrà mai al genitore che ha commesso femminicidio, non c'è questo problema.
Non da ultimo, voi sapete, che a fine Legislatura è stata approvata anche la norma nazionale sugli orfani di femminicidio. C'è stato proprio a Verona, sabato mattina, a cui ho partecipato, un convegno su questa tematica: il riconoscimento anche per il discorso legato a poterli rappresentare, patrocinio gratuito agli orfani di femminicidio eccetera. E' norma nazionale. A quanto pare c'è anche un fondo nazionale. Non abbiamo ancora contezza di questo, che dovrebbe andare nella stessa direzione per quanto riguarda gli orfani di femminicidio. Vedremo quando arriverà e se arriverà in questo fondo nazionale.
Come ho avuto modo di dire anche in Commissione questa nuova tipologia, questo nuovo finanziamento, contributo, ci coglie un po' di sorpresa, perché effettivamente le domande sono state molte. Il bando 2017 ha visto coinvolti 271 Comuni, 706 richieste per 1.120 ragazzi orfani, anche con una capienza economica inferiore rispetto alle aspettative. Infatti alla fine abbiamo ridotto quelle che erano le previsioni rispetto agli scaglioni ISEE. Questo a dimostrazione che è una tematica, sentita e anche con dei numeri importanti.
Cosa succederà adesso? Per rispondere a quanto chiedeva il consigliere Barison, il bando 2017 chiuso, siamo in fase di liquidazione con i tempi previsti anche dalla Ragioneria e dai decreti che sono in corso. Approvato il provvedimento di oggi noi faremo un nuovo bando con le nuove caratteristiche. Sarà un bando che avrà una copertura economica di un milione, che era quello previsto nel bilancio che abbiamo approvato a fine anno, più altri 500.000 euro che prenderò dal Fondo politiche sociali nazionale.
Sarà un bando da un milione e mezzo, allarghiamo la platea, ma mettiamo anche più risorse. Le stesse persone potranno partecipare al nuovo bando e potremmo far rientrare anche le persone che nel bando precedente sono state escluse perché c'era questo vuoto normativo.

PRESIDENTE

Passiamo all'articolato.
Articolo 1 metto.
Metto votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, metto in votazione il PDL n. 317 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Domani non si fa Consiglio. La Prima Commissione viene convocata alle ore 10.30.
Domani facciamo la Capigruppo per programmare il Consiglio di martedì 27, che sarà probabilmente solo il pomeriggio. Chiedo ai Capigruppo di raccogliere domani interpellanze e mozioni, perché abbiamo detto di lasciare un Consiglio per atti di questo tipo.
Ricordo, per chi fosse interessato, che domani a Padova c'è la cerimonia per la Giornata di sensibilizzazione contro la criminalità organizzata e anche la premiazione dei componenti delle Forze dell'Ordine segnalati dalle loro rispettive strutture.
Grazie. La seduta è sciolta, a domani.
La seduta termina alle ore 17.53
Il Consigliere segretario
f.to Simone Scarabel

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti


Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Elisabetta Fabris
Davide Benettelli
Paola Lombardo
Gabriella Gamba

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