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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 175 - 10^ legislatura
Resoconto 175a Seduta pubblica
Martedì, 12 giugno 2018
SOMMARIO
La Seduta ha inizio alle ore 14.45
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 175a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 13630 del 7 giugno 2018.

PUNTO
1



APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati il processo verbale della 172a seduta pubblica di mercoledì 16 maggio 2018, il processo verbale della 173a seduta pubblica di giovedì 17 maggio 2018 e il processo verbale della 174a seduta pubblica di martedì 22 maggio 2018.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Ha comunicato congedo

Luca ZAIA

Il congedo è concesso.

PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interrogazione a risposta immediata n. 538 del 26 febbraio 2018 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "GESTIONE DEI SERVIZI AMBIENTALI NELLA BASSA E NELL'ALTA PADOVANA: LA GIUNTA REGIONALE INTENDE ATTIVARSI A SALVAGUARDIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI E PER SCONGIURARE SOLUZIONI DI CONTINUITA' ED EVENTUALI DISAGI NELLA GESTIONE DEI SERVIZI?"

"Premesso che:
- si apprende dell'esistenza di una trattativa per la riorganizzazione dell'associazione temporanea di imprese (da qui in poi: ATI), denominata "Gestione Ambiente" che si occupa della gestione dei servizi ambientali per conto di 27 comuni della Bassa Padovana;
- in particolare, gli organi dell'ATI, attualmente composta dalle società S.e.s.a. (Società Estense Servizi Ambientali: società a capitale misto, socio di maggioranza il Comune di Este), Abaco e De Vizia Transfer, sembrerebbe stiano discutendo in vista della fuoriuscita di quest'ultima dalla gestione del servizio;
- inoltre, pare che De Vizia Transfer abbia manifestato la volontà di fuoriuscire anche dalla gestione dei servizi nell'Alta Padovana.
Considerato che:
- con riferimento ai comuni della Bassa Padovana, non sono ancora chiare le scelte che S.e.s.a. vorrà compiere in ordine all'eventuale subentro a De Vizia nella gestione del servizio;
- non vi è chiarezza su quanto avverrà alla gestione dei servizi ambientali nell'Alta Padovana nel caso in cui De Vizia dovesse uscire dalla gestione.
Rilevato che:
- le RSU dello stabilimento di Monselice di De Vizia Transfer hanno manifestato le proprie preoccupazioni rispetto alla salvaguardia dei livelli occupazionali;
- attualmente presso De Vizia Transfer sono impiegati circa 130 lavoratori in tutta la regione.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere se con riferimento ai fatti esposti in premessa intenda verificare e attivarsi al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e garantire continuità nella gestione dei servizi ambientali nella Bassa e nell'Alta Padovana".

PRESIDENTE

Prego, collega Donazzan.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

"La gestione dei servizi ambientali nella bassa padovana è in capo dall'autunno 2017 al Consorzio Gestione Ambiente, dopo il fallimento di Padova 3 decretato dal Tribunale di Rovigo il 2 ottobre del 2017; del Consorzio gestione ambiente fanno parte, in associazione temporanea di impresa, le società S.E.S.A. S.p.A. che detiene il 62%, De Vizia Transfer S.p.A. che detiene il 35% e Abaco S.p.A. con il 3%.
De Vizia transfert, che alla data odierna impiega oltre 130 persone in Veneto, gestisce gli impianti di smaltimento di Merlara e Monselice a nord di Padova e si occupa della raccolta dei rifiuti per conto di 27 Comuni della bassa padovana, oltre ad essere assegnatarie di appalti da parte di Etra S.p.A. Lo scorso febbraio era apparso sui quotidiani la notizia che De Vizia Transfer intendesse abbandonare il territorio regionale. A tale notizia non era poi seguito nessun atto ufficiale da parte della società e ciò fino ai primi di maggio.
Con comunicazione del 3 maggio, De Vizia Transfer ha infatti formalizzato alle organizzazioni sindacali l'avvicendamento con S.E.S.A. S.p.A. nella gestione dell'appalto relativo allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, Bacino Padova 3 e Bacino Padova 4, prevedendo con decorrenza dal 1° giugno 2018 il passaggio diretto senza soluzione di continuità dei lavoratori alle dipendenze di S.E.S.A. S.p.A.
Con nota del 4 di maggio In.Gam S.r.l., società attiva nel campo dello smaltimento rifiuti, ha comunicato che le attività già gestite da De Vizia le verranno subappaltate e che conseguentemente tutti i dipendenti impiegati in tali servizi saranno da tale società assunti con decorrenza dal 1° giugno 2018.
Nelle medesime date De Vizia e In.Gam, rispettivamente cedente e cessionaria, comunicavano ai sindacati la cessione del ramo d'azienda inerente tra l'altro alla raccolta rifiuti nei Comuni di Albignasego e Vo', con conseguente trasferimento di tutti i dipendenti ai sensi dell'articolo 2112 del Codice civile in capo a In.Gam con decorrenza dal 1° giugno 2018.
Tali procedure seguite direttamente dai sindacati di riferimento garantiscono la completa tutela occupazionale. Gli Uffici regionali comunque continueranno a tenersi aggiornati sulla vicenda e rimangono pronti a intervenire qualora questo venisse richiesto da una delle Parti".

PRESIDENTE

Prego, Collega Ruzzante, ha la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Mi dichiaro soddisfatto per la risposta dell'Assessore. Ovviamente io l'interrogazione l'ho presentata il 26 febbraio, ben prima della comunicazione ufficiale del 3 maggio, perché avevo notizie dall'interno, dai lavoratori, del rischio di questa fuoriuscita da parte di De Vizia Transfer, società che tra l'altro mi ha denunciato qualche anno fa. Ho vinto anche la causa per ipotesi che avevo, in qualche modo, all'interno di una conferenza stampa, denunciato azioni compiute da questa società in altre Regioni, in altre realtà relative ad atti ambientali non proprio consoni. Mi attengo a questo per evitare di trovarmi una seconda denuncia. Comunque ho vinto con formula pienissima e loro hanno perso. Quindi evidentemente qualche elemento di verità in quello che io dicevo c'era.
Resto preoccupato perché la situazione è tutt'altro che definita, lo ha ricordato lei nelle ultime righe della risposta Quindi la pregherei di prestare una certa attenzione nei confronti di questi colossi ambientali, che arrivano, sfruttano un territorio, poi improvvisamente, per scelte aziendali diverse, se ne vanno, rischiando di lasciarci i problemi nel territorio.
In questo caso, per il momento, abbiamo tappato il buco lasciato da De Vizia Transfer. Evitiamo che nei prossimi mesi, nelle prossime settimane, nei confronti delle famiglie dei lavoratori impiegati nella Bassa e nell'Alta Padovana possano trovarsi a incontrare questi problemi.
Comunque mi dichiaro soddisfatto, perché effettivamente le cose sono andate con soddisfazione anche dei Sindacati.

Interrogazione a risposta immediata n. 571 del 24 aprile 2018 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "LA LOGISTICA COLPISCE ANCORA: REALE E CONCRETO RISCHIO DI LICENZIAMENTO COLLETTIVO PER 38 LAVORATORI DELLE SEDI OPERATIVE DELLE PROVINCE DI PADOVA, TREVISO E VERONA DELLA FEDEX ITALIA SRL. LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA!"

"Premesso che:
- si apprende della procedura di licenziamento collettivo per riduzione di personale recentemente avviata dalla FedEx Italia S.r.l.;
- il licenziamento in discorso riguarda ben 315 lavoratori delle filiali operative italiane; più precisamente, per quel che concerne il territorio regionale, il previsto licenziamento coinvolge 12 addetti della filiale di Legnaro (PD), 13 addetti della filiale di San Giovanni Lupatoto (VR) e 13 addetti della filiale di Nervesa della Battaglia (TV), per un totale di 38 addetti che, in larghissima parte, rivestono la qualifica professionale di "Couriers" (corrieri).
Risulta che:
- a seguito dell'acquisizione di TNT Corporate da parte di FedEx, avvenuta nel 2016, quest'ultima ha deciso nel 2018 di mutare la ragione sociale da FedEx Europe Inc. a FedEx Italia S.r.l.;
- l'acquisizione di TNT era funzionale all'incremento di efficienza e competitività, percorso che però oggi è conseguito attraverso la riorganizzazione delle sedi operative di FedEx (chiusura di 24 filiali su 36) e la procedura di licenziamento collettivo per esubero del personale.
Considerato che:
- tra il 2012 e il 2014 il volume d'affari della logistica in Unione europea è cresciuto del 9,3% transitando da 878 a 960 miliardi di euro, segno della particolare profittabilità e redditività del settore;
- a fronte di tali dati colpisce negativamente l'esigenza di pervenire alla razionalizzazione e al recupero dei costi sulla pelle dei lavoratori, categoria che, nel caso di specie, è in preponderanza costituita da soggetti che rivestono la qualifica di "corrieri", cioè coloro che si occupano di far circolare la merce, elemento centrale del capitale e della produzione aziendale.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere con riferimento ai fatti sopra esposti come intenda attivarsi a difesa dei livelli occupazionali e a tutela dei lavoratori delle sedi operative in territorio regionale di FedEx Italia S.r.l..".

PRESIDENTE

Sempre del consigliere Ruzzante. Prego, ha la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
In questo caso la illustro per un motivo semplice. Vorrei, attorno a questo tema, creare un minimo di attenzione e di sensibilità da parte dei colleghi, oltre che dell'Assessore che non ho dubbio avrà nella risposta, nel senso che il tema è ben noto.
Qui parliamo di un settore che è quello della logistica, ma siamo all'interno di settori simili a quelli della logistica, nei quali grandissime multinazionali, nel corso di questi anni si sono arricchite alla grande e hanno sfruttato tra virgolette la penetrazione nei mercati nazionali e hanno ingigantito queste imprese e aziende. Se oggi guardiamo le prime dieci, le prime 20 aziende del mondo, non troviamo più le aziende metalmeccaniche di un tempo o le aziende che producono prodotti: troviamo aziende che gestiscono servizi.
Non devo fare qui l'elenco però sappiamo a quale faccio riferimento dal punto di vista nazionale.
La FedEx rientra nel nodo della logistica; tanto per parlarci chiaro il valore d'affari della logistica in Unione Europea è cresciuto tra il 2012 e il 2014, nel pieno della crisi, del 9,3%, transitando da 878 a 960 milioni di euro, parliamo a livello europeo.
Quando queste grandi aziende decidono semplicemente di tramutare, trasferire, trasformare, spostare le sedi della logistica, che possono essere poste in qualsiasi parte del mondo, succede quello che è successo con la FedEx: 315 lavoratori messi a rischio, di cui 38 delle sedi e ho finito, di Padova, Treviso e Verona.
Chiedo che la Giunta intervenga su questa cosa.

PRESIDENTE

Prego, assessora Donazzan ha la parola.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

Grazie, Presidente.
"Il 20 aprile 2018 FedeEx Express Italy che svolge attività di trasporto di pacchi, documenti e posta in Italia e all'estero ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 315 persone nell'ambito di un progetto di riorganizzazione, che prevede la chiusura di 24 unità locali su 36, a seguito dell'acquisizione, nel maggio 2016, di TNT Corporate da parte del gruppo FedEx Corporation; l'unione delle due aziende ha infatti richiesto una razionalizzazione delle strutture sul territorio, una nuova gestione dell'offerta di servizi, con conseguente utilizzo da parte di FedEx delle strutture di TNT, più capillari sul territorio italiano e la conseguente chiusura delle 24 unità locali di FedEx Italia, oltre al licenziamento, al trasferimento ad altra sede del personale in forza alle stesse.
In Veneto questa decisione aziendale, se confermata, potrebbe portare alla chiusura di tre sedi: Legnaro, Nervesa della Battaglia in provincia di Treviso, San Giovanni Lupatoto a Verona, per un totale di 38 lavoratori licenziati.
Il 20 aprile scorso anche TNT Global Express ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, sempre motivata dalla riorganizzazione necessaria a seguito dell'acquisizione da parte di FedEx per un totale di 46 lavoratori in esubero, di cui tre attivi nella provincia di Padova e due attivi a Verona.
Entrambe le procedure sono attualmente trattate a livello nazionale. Trattandosi di licenziamenti che insistono su più Regioni.
A fine aprile i Sindacati hanno inoltre annunciato di voler estendere la vertenza a livello europeo, attivando la Federazione dei Sindacati europei del trasporto, ETF, data la dimensione sovranazionale dei gruppi a cui le imprese FedEx Express Italy e TnT Global Express appartengono.
La Regione del Veneto non ha pertanto competenza in merito alla gestione di questa procedura, di cui è competente il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e comunque non ha ricevuto alcuna richiesta di coinvolgimento nella stessa da parte ministeriale o sindacale. Vi è tuttavia la più ampia disponibilità ad intervenire qualora il Ministero o una delle parti lo richiedesse".

PRESIDENTE

Prego per la replica, il collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Non mi dichiaro soddisfatto per un motivo, intanto avete un Governo amico adesso, quindi si alza il telefono e li si avvisa che c'è questa situazione.
Punto secondo, è vero che - ha ragione Assessore, lei è sempre molto preciso dal punto di vista formale - la trattativa è nazionale, ma i lavoratori sono Veneti. Io sono andato davanti alla FedEx mentre i lavoratori erano lì fuori e sono rimasto molto colpito. Intanto perché c'era una prevalenza di lavoratrici donne, c'era una presenza forte e in secondo luogo perché quando, anziché guardare i numeri, si guarda alle persone, si capiscono delle realtà che sono drammatiche. Mi è capitato di parlare e di incontrare una coppia marito e moglie, con un figlio di due anni, avevano appena fatto il mutuo per l'acquisto dell'alloggio, si trovano a rischio entrambi.
Siamo di fronte a queste situazioni. Allora la pregherei non solo di restare sugli aspetti formali, ma questi colossi devono capire, a partire dal Veneto, che non c'è trippa per gatti, cioè dentro a questo territorio dobbiamo tutelare i lavoratori prima del tutelare i colossi. I colossi non posso venire qui, succhiare come una sanguisuga un territorio e poi andarsene perché magari trovano dei lavoratori disposti a fare le stesse attività a un centesimo in meno, perché c'è un capitale umano tra i lavoratori che è esattamente quello che io ho incontrato davanti alla FedEx.

Interrogazione a risposta immediata n. 452 del 16 ottobre 2017 presentata dai Consiglieri Pigozzo, Sinigaglia, Zottis e Zanoni relativa a "ACCESSO ALLE STRUTTURE SOCIO-SANITARIE PER DISABILI, ANZIANI, MINORI: DOPO LA REVISIONE E IL BLOCCO DEGLI ACCREDITAMENTI ARRIVA L'ANARCHIA?"

"Premesso che:
- con delibera n. 1861 del 25 novembre 2016, la Giunta regionale ha operato una revisione nelle procedure amministrative di rilascio dell'accreditamento istituzionale per le strutture sociosanitarie afferenti alle aree anziani, disabili, minori e dipendenze;
- i sottoscritti Consiglieri regionali avevano denunciato, attraverso un atto ispettivo (IRI n. 276 del 22 dicembre 2016), le ricadute negative che tale revisione avrebbe comportato, sia per il conseguente allungamento della tempistica degli accreditamenti, sia per il rischio di politicizzazione delle scelte derivante dall'attribuzione alla V Commissione Consiliare di un compito di vaglio;
- inoltre, con deliberazione n. 2174 del 23 dicembre 2016, allegato H ("Verifiche in ordine ai requisiti previsti dalla l.r. 16/8/2002 n. 22 in materia di autorizzazione e accreditamento istituzionale"), la Giunta regionale ha stabilito che "(...) In attesa (...) della definizione del nuovo modello di sanità veneta secondo i fini previsti dall'art. 15 della L.R. n. 22/2002 si sospende l'accreditamento di nuovi soggetti a tutto il 2017.";
- con questo vero e proprio blocco degli accreditamenti la Giunta regionale ha dato luogo a una grave situazione di paralisi che sta, tra l'altro, riguardando anche strutture già realizzate ed autorizzate secondo la programmazione territoriale dei Piani di Zona.
Considerato che:
- le richieste di accesso ai servizi residenziali, in particolare per la disabilità, sono in costante aumento e, data la situazione sopradescritta, vi è il forte rischio che si profili una deregulation, con accessi a strutture private non autorizzate, la cui qualità (in termini di sicurezza, tutela e cura dei pazienti) non può essere garantita né certificata, oltretutto con costi spesso non sostenibili dalle famiglie;
- a causa delle scelte messe in atto dalla Giunta regionale, in particolare con le DGR n. 1861/2016 e 2174/2016, stiamo assistendo ad una grave fase di stallo dovuta al mancato governo della domanda e dell'offerta in termini di costi, di appropriatezza, di qualità dei servizi e di equità per i cittadini.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale
quali siano le scelte che, con la massima urgenza, intende operare per mettere fine quanto prima a questa vergognosa situazione che sta colpendo la fascia più debole e indifesa della popolazione".

PRESIDENTE

La vuole illustrare, collega Pigozzo?

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Molto brevemente anche perché è datata questa interrogazione, per cui avevamo bisogno di capire se si muoveva qualcosa. In effetti nel frattempo qualcosa è accaduto e adesso aspetto la relazione di risposta dell'Assessore, eventualmente intervengo dopo in replica.
Risposta della Giunta regionale.
"Il D.Lgs. n. 502 del 30 dicembre 1992 e s.m.i. pone, come noto, in capo alle Regioni il compito di assicurare i livelli essenziali e uniformi di assistenza alla popolazione.
Le Regioni per raggiungere tale delicato obiettivo possono avvalersi di soggetti accreditati in possesso di precisi requisiti di qualificazione, che siano funzionali rispetto agli indirizzi di programmazione regionale.
La Regione Veneto ha normato mediante l'emanazione della L.R. n. 22 del 16 agosto 2002 Autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e sociali" detto specifico ambito prescrivendo all'art. 15 che l'accreditamento istituzionale sia rilasciato "... subordinatamente alla sussistenza delle condizioni di cui all'art. 16 e ai requisiti di cui all'art. 18"(comma 4).
Con DGR n. 1860 del 25/11/2016 recante "Elenco ricognitivo delle strutture residenziali e semiresidenziali extraospedaliere area anziani, disabili, minori e dipendenze gestite da soggetti privati titolari di accreditamento istituzionale per l'erogazione di prestazioni sociosanitarie. L.R. 16/08/2002, n. 22" è stato confermato il definitivo superamento del cosiddetto "accreditamento provvisorio" o "preaccreditamento" riconosciuto ex lege, in favore dello status di accreditamento istituzionale.
L'adozione della disciplina di riordino del SSR, previsto e regolato con la Legge regionale 25 ottobre 2016, n. 19 che ha istituito l'ente di governance della sanità regionale veneta denominato "Azienda per il governo della sanità della regione del Veneto - Azienda Zero" ha dettato disposizioni per l'individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle Aziende ULSS e ha portato alla necessità di una regolazione omogenea dei procedimenti regionali riferiti all'ambito sociosanitario, al fine di favorire da un lato una visione più ampia nel governo locale e dall'altro una maggiore flessibilità nell'utilizzo e nell'allocazione delle risorse presenti sul territorio.
Con DGR n. 1861 del 25/11/2016, recante "Determinazioni operative nell'ambito delle procedure di applicazione della DGR 16/1/2007, n. 84 relativamente al rilascio dell'accreditamento istituzionale approvate con DGR 3/7/2007, n. 2067 per le strutture sociosanitarie afferenti alle aree anziani, disabili, minori e dipendenze. L.R.16/8/2002, n. 22" è stato individuato, con decorrenza 1 gennaio 2017, un nuovo percorso per il rilascio degli accreditamenti istituzionali alle strutture socio-sanitarie afferenti alle aree anziani, disabili, minori e dipendenze assumendo quanto previsto dall'articolo 17 bis, comma 6 della L.R. n. 22 del 2002.
Nel corso del 2017, alla luce della definizione del nuovo modello di sanità veneta secondo i fini previsti dall'art.15 della L.R. n. 22/2002 , sono stati sospesi gli accreditamenti istituzionali di nuovi soggetti, con la DGR 2174/16. Detto periodo di sospensione del rilascio di accreditamento istituzionale ha reso possibile avviare una rinnovata definizione della rete assistenziale in relazione ai bacini territoriale delle nuove Aziende ULSS.
I procedimenti amministrativi relativi a nuove unità di offerta sospesi nel 2017 hanno interessato 14 unità di offerta; a gennaio 2018, i procedimenti amministrativi sono stati immediatamente riattivati secondo l'iter dettato dalla DGR 1861/2016: incarichi di visita di verifica presso le Aziende ULSS territorialmente competenti, che hanno provveduto nei termini e modalità previste dalla normativa vigente allo svolgimento dei sopralluoghi presso le unità di offerta coinvolte. Dalle risultanze dei sopralluoghi sono conseguite valutazioni positive, contenute nei verbali di visita di verifica, agli atti della competente Direzione regionale Servizi Sociali, valide al rilascio dell'accreditamento istituzionale.
La commissione regionale CRITE nella seduta del 20 aprile 2018 ha preso atto degli esiti dell'istruttoria ed ha confermato il parere positivo alla conferma dell'accreditamento istituzionale di tutte le 14 unità di offerta.
Il provvedimento di rilascio dell'accreditamento istituzionale, nella forma di DGR/CR, è ora in fase di approvazione per il parere della V Commissione Consiliare".

PRESIDENTE

Assessora, ha la parola.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Non vado a leggere la risposta perché è articolata con i vari passaggi. Rispetto al quesito che era posto, il famoso blocco per quanto riguarda gli accreditamenti delle strutture socio-sanitarie che c'è stato per tutto il 2017, sappiamo che di fatto è stato sbloccato e la CR che è passata in Quinta Commissione e poi è stata riadottata dalla Giunta. Di fatto ha concluso l'iter con quelle 12 strutture sia per anziani che per disabili che avevano concluso l'iter. Quindi erano arrivati all'autorizzazione all'esercizio e accreditamento e quindi di fatto si sono sbloccate e oggi sono in procinto di partire ma non so se sono già state fatte le convenzioni con le singole ULSS di appartenenza.
La delibera che di fatto bloccava, era una delibera temporale, quindi l'effetto di quella delibera si è esaurito. L'autorizzazione all'esercizio è di competenza di Azienda Zero, invece l'accreditamento finale è di competenza della Giunta. Man mano che le varie richieste hanno finito il proprio iter, la propria istruttoria, arriveranno in blocco, perché anche in questo caso il passaggio nuovo è quel passaggio in CRITE prima e poi in Quinta Commissione. Oggi insomma non sussiste più quel blocco e le difficoltà che si sono verificate, ma man mano che saranno fatte le istruttorie, verranno di fatto poi portate al vaglio della Commissione oppure dagli organi competenti.

PRESIDENTE

Collega Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Ringrazio per la risposta.
In effetti il blocco è stato interrotto e le procedure sono state completate, o sono in via di completamento.
Rimane però un problema che adesso immagino verrà riproposto nel momento in cui ci accingeremo a discutere il nuovo Piano sociosanitario ed è una forte disomogeneità, a livello regionale e addirittura anche all'interno delle nuove aziende ULSS accorpate con la legge 19, per quanto riguarda proprio la opportunità, la possibilità di accesso alle strutture.
C'è un problema legato al numero di impegnative, al valore delle impegnative e c'è un problema legato anche alla programmazione che è rimasta bloccata per un anno, per i motivi citati prima dall'Assessore.
Proprio questa mattina, Assessore, lei non era presente, ma l'ho fatta depositare per iscritto, una richiesta che ci renda edotti, parlo dei componenti della Quinta Commissione, delle liste d'attesa di accesso alle strutture per anziani residenziali, per anziani e disabili non autosufficienti del Veneto; abbiamo bisogno di questi dati per fotografare in maniera veritiera la realtà, come è evoluta negli ultimi due anni e come invece andrebbe adesso rimodulata, con il nuovo Piano.
Nel ringraziare della risposta, attendo anche con interessamento da parte sua, questi dati a disposizione della Commissione e del Consiglio, perché la nuova programmazione non potrà non tener conto di queste disomogeneità territoriali di accesso, che stanno ormai allargandosi sempre di più e, a fronte dei proclami esterni, risultano fortemente contraddittorie.

Interrogazione a risposta immediata n. 565 del 4 aprile 2018 presentata dai Consiglieri Fracasso, Pigozzo, Azzalin, Moretti, Salemi, Sinigaglia, Zanoni e Zottis relativa a "NUOVE NORME IN MATERIA DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA: A QUANDO IL REGOLAMENTO SUI CRITERI PER L'ASSEGNAZIONE DEGLI ALLOGGI?"

"Premesso che:
- la Legge "Norme in materia di Edilizia Residenziale Pubblica" (L.R. n. 39 del 3 novembre 2017), approvata dal Consiglio regionale del Veneto il 26 ottobre 2017, ed entrata in vigore il 4 novembre 2017, è l'importante esito di una sintesi di tre Progetti di Legge e di un Disegno di Legge della Giunta regionale; essa dispone un riordino organico e complessivo della disciplina regionale dell'edilizia residenziale pubblica, dettando indirizzi e modalità d'esercizio delle funzioni, in particolare da parte delle ATER e dei comuni;
- l'Art. 49 comma 2 del suddetto atto normativo dispone che la Giunta regionale, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della Legge adotti (previo parere della commissione consiliare competente), un regolamento che definisca nel dettaglio le modalità e i criteri di assegnazione degli alloggi ERP.
Evidenziato che mentre i Comuni veneti sono in attesa degli indirizzi della Regione per poter finalmente procedere all'assegnazione delle abitazioni ERP, il termine dei 120 giorni entro cui la Giunta regionale avrebbe dovuto adottare il citato regolamento è stato superato senza che, al momento, la Commissione consiliare abbia ricevuto dalla Giunta il testo da esaminare, al fine di produrre il parere di competenza.
Considerato che sono numerosi i nuclei familiari in attesa di poter presentare domanda per l'alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica sulla base dei bandi che saranno emanati dai Comuni.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale
se intende procedere con la massima urgenza all'adozione, previo parere della competente Commissione consiliare, del regolamento di cui all'art. 49, comma 2 della Legge regionale n. 39/2017 che definisce le modalità e i criteri di assegnazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica in modo da sbloccare questa situazione di attesa e incertezza, che grava sulle spalle delle Amministrazioni comunali e conseguentemente dei cittadini".

PRESIDENTE

Assessora Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

"Relativamente ai lavori di stesura, adozione dei provvedimenti previsti dall'articolo 49 della legge regionale 39 del 2017, la Giunta regionale ha provveduto rispettivamente con le DGR 505, 506 del 17 aprile 2018 e con la DGR C.R. 32 del 17 aprile 2018, a predisporre e approvare lo schema di statuto delle ATER, definire l'indennità del revisore unico dei Comuni delle ATER, nonché dei componenti del Consiglio di Amministrazione.
Sono inoltre in corso le procedure per l'acquisizione di un'apposita procedura informatica, che sarà a disposizione sia dei Comuni che delle ATER per la gestione dei bandi e la presentazione di domanda e la formazione di relative graduatorie.
Per quanto riguarda la stesura del regolamento di cui all'articolo 49, è stato necessario acquisire in via preliminare attestazione ISEE degli attuali assegnatari e solo a fine gennaio 2018 si è potuto disporre dei dati necessari per procedere ad individuare in maniera adeguata i parametri da utilizzare ai fini della determinazione e le modalità per il calcolo dei canoni di locazione.
Il termine di 120 giorni indicato dalla legge per l'adozione del suddetto Regolamento non è peraltro perentorio, e nonostante alcuni inevitabili difficoltà, legate sia all'acquisizione di detti dati, sia alla complessità della riforma, si sta procedendo alla stesura definitiva del provvedimento in collaborazione con la Direzione Affari Legislativi.
E' intenzione quindi della Giunta regionale procedere celermente all'adozione, con apposito atto amministrativo, del Regolamento in argomento da sottoporre poi alla competente Commissione consiliare".
Aggiungo che il Regolamento è definito. Penso che se non è nella Giunta di questa settimana che è venerdì, non so se il Legislativo ha finito l'ultima analisi, comunque sarà nella Giunta della settimana prossima. Verrà approvato per poi essere analizzato dalla Seconda Commissione competente. Prima di arrivare a questo punto, come concordato e come da ordine del giorno che tutti penso vi ricordiate, sono state sentite e coinvolte le sigle sindacali sui contenuti del Regolamento che poi arriverà in seconda Commissione.

PRESIDENTE

Collega Fracasso per la replica, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non posso dirmi soddisfatto perché anche se l'Assessore ci ha appena aggiornati sulla prossima settimana per l'adozione di questo provvedimento, devo comunque ricordare che la legge di riforma delle ATER è datata novembre dell'anno scorso. Sono passati sei mesi e questo era uno dei provvedimenti assolutamente necessari per permettere ai Comuni di procedere con i bandi e quindi andare a soddisfare quella domanda di edilizia residenziale pubblica, che sappiamo essere assolutamente attesa dai Comuni, attesa da chi rappresenta gli inquilini, ma attesa da quelle fasce di popolazione più debole e comunque a minor reddito che hanno necessità di trovare un alloggio, non sul mercato dove i prezzi sono ovviamente più alti, ma attraverso questa edilizia residenziale pubblica. Quindi registro che siamo in dirittura d'arrivo, ma credo che la Giunta avrebbe dovuto, secondo i termini di legge, arrivare a questa scadenza con largo anticipo.

Interrogazione a risposta immediata n. 552 del 16 marzo 2018 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "SBLOCCO DELLE PROCEDURE DI ACCREDITAMENTO: QUANDO SARA' EMESSO IL PROVVEDIMENTO DI ACCREDITAMENTO DELLA STRUTTURA SOCIO-SANITARIA "ADELE ZARA" E "SUOR AMANDA" DI MIRA?"

"Premesso che:
- l'intero Titolo IV della Legge regionale n. 22/2002 stabilisce presupposti, condizioni e procedure in funzione dell'accreditamento delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e sociali pubbliche e private e di altri erogatori;
- con l'Allegato "H" alla Deliberazione n. 2174 del 23 dicembre 2016, recante "Disposizioni in materia sanitaria connesse alla riforma del sistema sanitario regionale approvata con L.R. 25 ottobre 2016, n. 19 ", la Giunta regionale, motivando in ragione del riassetto organizzativo delle Aziende ULSS - cui erano state assegnate specifiche fasi del complesso procedimento strumentale all'accreditamento - derivante dall'attuazione di quanto disposto agli artt. 14 e 15 della Legge regionale n. 19 del 2016, stabiliva la sospensione a tutto il 2017 delle procedure di accreditamento di nuovi soggetti.
Appreso che in data 16 dicembre 2017, a Mira (VE), è stata inaugurata la struttura socio-sanitaria per persone anziane non autosufficienti e persone con disabilità, denominata "Adele Zara" e "Suor Armanda" e che in tale occasione l'Assessore regionale ai servizi sociali indicava il mese di febbraio quale termine entro cui sarebbe intervenuto il provvedimento di accreditamento.
Considerato che la rapida attivazione delle procedure di accreditamento, stante la conclusione naturale del periodo di sospensione a fine dicembre 2017, è necessaria per fronteggiare, come nel caso di specie, il costante aumento delle richieste di accesso ai servizi residenziali, in particolare per anziani e disabili, evitando che tali soggetti debbano rivolgersi, con previsioni di spesa che si pongono oltre i magri vincoli di bilancio delle famiglie, alle strutture private.
Rilevato che ad oggi non risulta essere intervenuto l'accreditamento della struttura socio sanitaria in discorso.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere quando sarà emanato il provvedimento di accreditamento della struttura socio-sanitaria, già realizzata e autorizzata, "Adele Zara" e "Suor Amanda" in Mira (VE)".

PRESIDENTE

Lo vuole illustrare, Consigliere? No. Quindi Assessora ha la parola.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

"Al fine di promuovere e garantire la qualità assistenziale, la Regione del Veneto, con la legge regionale n. 22 del 16/08/2002, ha stabilito i criteri per l'autorizzazione alla realizzazione e l'esercizio di strutture per attività sanitarie, socio sanitarie e sociali subordinando l'emissione del parere positivo al riscontro della coerenza dei progetti presentati con la programmazione socio-sanitaria regionale.
Con lo stesso atto normativo è stato introdotto, inoltre, l'istituto dell'accreditamento istituzionale definito quale processo che varia lo stato del richiedente, da soggetto autorizzato ad esercitare attività socio-sanitaria a soggetto idoneo a prestare tale attività per conto del sistema socio-sanitario regionale, pertanto, potenziale erogatore; detto accreditamento è previsto venga rilasciato dalla Giunta Regionale - competente anche per la vigilanza nel settore - previa verifica della sussistenza delle condizioni di cui all'art. 16 e dei requisiti di cui all'art. 18 della legge regionale n. 22 del 16/08/2002.
Con DGR n. 1860 del 25/11/2016 recante "Elenco ricognitivo delle strutture residenziali e semiresidenziali extraospedaliere area anziani, disabili, minori e dipendenze gestite da soggetti privati titolari di accreditamento istituzionale per l'erogazione di prestazioni sociosanitarie. L.R. 16/08/2002, n. 22" è stato confermato il definitivo superamento del cosiddetto "accreditamento provvisorio" o "preaccreditamento" riconosciuto ex lege, in favore dello status di accreditamento istituzionale.
L'adozione della disciplina di riordino del SSR, previsto e regolato con la Legge regionale 25 ottobre 2016, n. 19 che ha istituito l'ente di governance della sanità regionale veneta denominato "Azienda per il governo della sanità della regione del Veneto - Azienda Zero" ha dettato disposizioni per l'individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle Aziende ULSS e ha portato alla necessità di una regolazione omogenea dei procedimenti regionali riferiti all'ambito sociosanitario, al fine di favorire da un lato una visione più ampia nel governo locale e dall'altro una maggiore flessibilità nell'utilizzo e nell'allocazione delle risorse presenti sul territorio.
Con DGR n. 1861 del 25/11/2016, recante "Determinazioni operative nell'ambito delle procedure di applicazione della DGR 16/1/2007, n. 84 relativamente al rilascio dell'accreditamento istituzionale approvate con DGR 3/7/2007, n. 2067 per le strutture sociosanitarie afferenti alle aree anziani, disabili, minori e dipendenze. L.R.16/8/2002, n. 22" è stato individuato, con decorrenza 1 gennaio 2017, un nuovo percorso per il rilascio degli accreditamenti istituzionali alle strutture socio-sanitarie afferenti alle aree anziani, disabili, minori e dipendenze assumendo quanto previsto dall'articolo 17 bis, comma 6 della L.R. n. 22 del 2002.
Nel corso del 2017, alla luce della definizione del nuovo modello di sanità veneta secondo i fini previsti dall'art.15 della L.R. n. 22/2002 , sono stati sospesi gli accreditamenti istituzionali di nuovi soggetti, con la DGR 2174/16. Detto periodo di sospensione del rilascio di accreditamento istituzionale ha reso possibile avviare una rinnovata definizione della rete assistenziale in relazione ai bacini territoriale delle nuove Aziende ULSS.
I procedimenti amministrativi sospesi nel 2017 hanno interessato 14 nuove unità di offerta; a gennaio 2018 i procedimenti amministrativi sono stati immediatamente riattivati secondo l'iter dettato dalla DGR 1861/2016.
L'incarico di visita di verifica per il Centro Servizi per persone anziane non autosufficienti "Adele Zara" e per la RSA per persone con disabilità "Residenza disabili Suor Armanda" siti in Via Boldani Mira (VE) gestiti dalla Cooperativa Sociale Socioculturale onlus è stato effettuato in data 18 gennaio 2018, la visita di verifica da parte dell'Azienda ULSS 3 Serenissima, competente territorialmente, si è svolta in data 6 febbraio 2018 con verbale pervenuto alla Direzione Servizi Sociali in data 19 febbraio 2018.
Dalle risultanze dei sopralluoghi per tutte le nuove unità di offerta sono conseguite valutazioni positive, contenute nei verbali di visita di verifica, agli atti della competente Direzione regionale Servizi Sociali, valide al rilascio dell'accreditamento istituzionale.
Si precisa che l'ultimo verbale di visita di verifica pervenuto alla Direzione Servizi Sociali è datato 23 aprile 2018.
La commissione regionale CRITE nella seduta del 20 aprile 2018 ha preso atto degli esiti dell'istruttoria ed ha confermato il parere positivo alla conferma dell'accreditamento istituzionale di tutte le 14 unità di offerta. Si è ritenuto di procedere per tutte le unità di offerta interessate al blocco con un unico provvedimento amministrativo di rilascio dell'accreditamento istituzionale, nella forma di DGR/CR, che è ora in fase di approvazione per il parere della V Commissione consiliare".
Questa interrogazione va in linea con quella appena risposta al Consigliere Pigozzo, sullo sblocco degli accreditamenti. Queste erano due strutture che erano inserite in quella lista che era rimasta bloccata. Di fatto sono state sbloccate e quindi credo che sia il vaglio la convenzione con la relativa ULSS. Invece rispondendo a quanto diceva il Consigliere Pigozzo, noi stiamo facendo una ricognizione complessiva, anche grazie al nuovo osservatorio socio-sanitario che sta lavorando per cercare di fornirci tutti i dati possibili. Quindi credo che, a breve, avremo tutti i dati relativamente ai posti letto autorizzati e accreditati, quote se parliamo di anziani o disabili, programmazione locale, in base quindi a quella che era inserita nei Piani di zona e liste d'attesa. Quindi riusciremo a incrociare tutti i dati e poi a fare una programmazione più cogente, ma soprattutto più veritiera e comunque che dia delle risposte. Credo che sarà opportuno visto che oggi l'Osservatorio ha uno strumento di rilevazione molto articolato, preciso e interessante, che eventualmente prossimamente possiamo anche fare un passaggio in Quinta Commissione.

PRESIDENTE

Replica per il consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

È semplicissima la replica, Presidente, perché mi dichiaro soddisfatto: sapevo che era stato risolto il problema dell'accreditamento di queste due strutture socio-sanitarie di Mira, quindi ero a conoscenza che la situazione di queste strutture per persone anziane non autosufficienti e persone con disabilità era stata sostanzialmente risolta. Sono contento della proposta che ha fatto l'Assessore. Portiamo in Quinta commissione i dati relativi complessivamente a tutte le strutture, perché credo vada messo un po' un occhio di attenzione rispetto alla situazione complessiva del Veneto e in particolar modo il rapporto pubblico/privato, vedere quali sono i punti di difficoltà, ma sarà oggetto di un'altra interrogazione che ho presentato, quella relativa invece al settore delle IPAB.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

Interrogazione a risposta immediata n. 472 del 13 novembre 2017 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "CONTINUANO GLI ESUBERI NELLE IPAB DI PADOVA E DEL VENETO: LA GIUNTA REGIONALE INTENDE ASSISTERE PASSIVAMENTE ALLA TRASFORMAZIONE DI FATTO DELLE IPAB?"

"Premesso che:
- l'Istituto Luigi Configliachi di Padova ha da poco annunciato l'esternalizzazione dei servizi di portineria e, conseguentemente, un nuovo taglio del personale consistente in otto nuovi esuberi per i dipendenti dell'Ipab padovana;
- l'AltaVita-IRA di Padova ha riaperto, nel luglio di quest'anno, la procedura di mobilità per 21 dipendenti;
- il Veneto è l'unica Regione in Italia a non aver portato a compimento il processo di riforma delle Ipab, creando una situazione di stallo in un settore di fondamentale rilevanza nel fornire una risposta ad un bisogno sociale di primaria importanza.
Rilevato che:
- dal 2001 ad oggi sono 12 i progetti di legge presentati su questa materia nel Consiglio Regionale del Veneto, l'ultimo di questi è il Pdl n. 25 presentato il 29 giugno 2015, primo firmatario il Consigliere Luca Zaia, con il quale è prevista la possibilità di scelta tra acquisizione della forma di diritto privato dell'associazione o della fondazione, potendo optare per la trasformazione in Azienda pubblica di servizi alla persona;
- si suppone siano note alla Giunta Regionale le principali criticità - in quanto già denunciate dalle OO.SS. con nota del 24 ottobre del 2017 - venutesi man mano a creare in questo settore, quali ad esempio: l'incomprensibile disparità dei costi (a partire dall'Irap) tra strutture pubbliche e private; la distribuzione disomogenea sul territorio delle impegnative di residenzialità, necessaria ai fini dell'accessibilità alle strutture; la disomogeneità e l'obsolescenza del sistema delle rette e della ripartizione tra quota sanitaria e quota alberghiera, che non tiene più conto dell'incidenza crescente delle attività di carattere sanitario svolte all'interno delle Ipab; la crescente difficoltà nel garantire la qualità del servizio erogato in relazione alla carenza di professionalità specializzate impiegate e alla dimensione degli organici, insufficiente a dare assistenza e cura ad una utenza sempre meno autosufficiente; l'evidente e concreto rischio del porsi in atto di forme di dumping sul piano contrattuale, in riferimento all'Allegato A della Dgr 1438/2017 che prevede la possibilità per i soggetti privati accreditati di far riferimento a contratti collettivi nazionali del lavoro sottoscritti da OO.SS. rappresentative a livello nazionale, anziché da quelle maggiormente rappresentative a livello nazionale;
- è in corso da parte delle Ipab del Veneto una manovra di recupero di ingenti somme di denaro, indebitamente corrisposte ai lavoratori, già oggetto della propria precedente interrogazione a risposta immediata n. 444 del 05.10.17 e che tale manovra sta determinando una situazione conflittuale all'interno dei luoghi di lavoro delle varie Ipab.
Rilevato, altresì che:
- il ricorso ad esternalizzazioni "selvagge", ovvero a gare di appalto e/o affidamenti di servizi secondo il criterio del massimo ribasso, da parte delle Ipab è stato a più riprese denunciato e portato all'attenzione anche del Consiglio Regionale del Veneto e della Giunta Regionale del Veneto;
- è diffusa la prassi, all'interno dei processi di "razionalizzazione" del personale delle Ipab, processi spesso determinati da esigenze di garanzie di mera economicità, della ricerca del contratto di lavoro più conveniente alla parte datoriale, financo al ricorso a forme di volontariato.
Considerato che:
- i servizi erogati dalle Ipab devono far fronte ad una crescente domanda di assistenza residenziale e semi-residenziale che, quando non coperta da un intervento pubblico, ricade completamente a carico delle famiglie del Veneto;
- la qualità dei servizi sopra citati è dunque fortemente connessa alla dimensione quantitativa del personale e alle condizioni in cui operano le professionalità impegnate;
- lo stallo del processo di riforma delle Ipab deve destare particolare preoccupazione in relazione al destino delle strutture, degli utenti, dei lavoratori e delle loro famiglie, tenuto conto che l'attuale situazione sta inevitabilmente spingendo le Ipab verso soluzioni quali l'esternalizzazione di alcuni servizi, con le ovvie ed evidenti ricadute occupazionali, se non a vere e proprie scelte di rango utilitaristico che assorbono e fagocitano il ruolo alle stesse assegnato;
- per quanto sopra rappresentato, pare necessario garantire la natura pubblica delle nuove strutture che verranno a definirsi dopo l'auspicabile compimento del processo di riforma, in primo luogo tramite le opportune misure di tipo economico-finanziario volte a sanare le disparità fiscali che attualmente avvantaggiano le fondazioni private.
Il sottoscritto consigliere,
interroga la Giunta regionale
per sapere se la strategia di riforma delle IPAB del Veneto passi e si concluda nel decretarne l'informale cessazione delle funzioni svolte quali soggetti di natura pubblica assistendo alla loro trasformazione di fatto in soggettività di puro diritto privato".

PRESIDENTE

Prego, collega Ruzzante per l'illustrazione.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Era esattamente questa a cui facevo riferimento nella precedente risposta.
L'ho voluta organizzare in termini di interrogazione, perché così resta anche agli atti.
Siamo stati coinvolti in un dibattito qualche mese fa, proprio nel veneziano, relativamente alla questione delle IPAB.
Il ritardo con il quale siamo andati avanti rispetto alla riforma delle IPAB, sta generando una situazione che non è ferma, non è immutata rispetto ad alcuni anni fa. Ci sono una serie di servizi che vengono esternalizzati, ci sono trasformazioni in atto in fondazioni e quindi di fatto in privatizzazioni, che stanno producendo già degli effetti, in particolar modo io qui li pongo sulla questione dei lavoratori, ma ovviamente questi effetti possono riguardare anche i fruitori di questi servizi.
Di fatto, il ritardo con il quale assumiamo una decisione definitiva rispetto alle IPAB, affrontando i nodi cruciali, come per esempio il fatto che l'IRAP pagato dalle strutture pubbliche, dalle IPAB, è assolutamente superiore rispetto a quello pagato dalle strutture private, quindi non rendendo competitive le strutture pubbliche rispetto a quelle private, rischia di portarci a una situazione che quando affronteremo la riforma delle IPAB, rischia di essere già trasformata, rischia di essere profondamente cambiata.
Due sono le domande. La prima: quando volete affrontare la questione della riforma delle IPAB? Non è giunto il momento di farlo?
La seconda è: qual è la direzione nella quale volete andare?
Volete tutelare le IPAB pubbliche o pensate a una privatizzazione di questo sistema di assistenza sociale?

PRESIDENTE

Prego assessora Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

"Come era stato già annunciato più volte, sottolineo questo, è chiaro che dopo l'approvazione della legge finanziaria ed altri provvedimenti, sia necessario quanto prima arrivare con la riforma delle IPAB.
Gli Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza, lascito storico della beneficenza privata, codificato dalla legge Crispi del 1890, indubbiamente necessitano di una veste più adeguata e moderna per continuare a svolgere il ruolo fondamentale di assistenza nel territorio, che già svolgono, favorendo la possibilità di ampliare, diversificare i servizi, in un'ottica che comprende l'intero sistema dell'assistenza alle persone, non più autosufficienti, in modo da favorire la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Ad ogni modo, se è pur vero che non è ancora giunto ad approvazione un testo unico di riforma di questi istituti, con puntuali interventi la Regione Veneto ha comunque assicurato adeguati sistemi di controllo e normative di regolamentazione della vita istituzionale delle IPAB e dei servizi degli stessi erogati.
Si pensi per citare una fra tutte, l'introduzione dell'obbligo della contabilità prevista dal Codice Civile anche per le IPAB. Tale novità ha certamente garantito una maggiore trasparenza nelle scelte di gestione di questi enti, nonché una maggiore possibilità di controllo e raffronto.
Più volte l'Assessore ai Servizi Sociali ha espresso l'intenzione di approvare il prima possibile un testo normativo di riforma di questi enti assistenziali. Tale impegno è dimostrato anche dall'istituzione di un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali su alcuni temi chiave della riforma, che si è già riunito tre o quattro volte.
Dal costante confronto con tutti i soggetti interessati emerge la necessità di semplificare la gestione pur nel quadro legislativo, a tal proposito la Regione sta verificando ulteriori possibilità di intervento e gli ambiti di competenza.
E' chiaro che il progetto di legge 25 ha tra gli obiettivi garantire la sostenibilità di gestione, l'uniformità di prestazioni e di servizi in tutto il territorio regionale. È comunque necessario tenere a mente che l'obiettivo principale della riforma non è tanto privatizzare o meno le IPAB quanto piuttosto la loro valorizzazione e specializzazione in modo da permettere a questi Enti di poter continuare a svolgere le loro funzioni, presìdi territoriali irrinunciabili di fronte al progressivo invecchiamento e cronicità della popolazione".

PRESIDENTE

Prego, la parola al consigliere Ruzzante per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Mi dichiarerò soddisfatto quando avremo fatto questa riforma delle IPAB, perché sta passando veramente troppo tempo. Io mi rendo conto che sono sempre mille le emergenze e le situazioni di difficoltà, però in questo caso la difficoltà è che ogni giorno che passa la situazione non è più quella che avevamo analizzato qualche mese fa o qualche anno fa, si sta trasformando.
I casi sono due. O in attesa della riforma delle IPAB bloccate i processi di privatizzazione strisciante che stanno avvenendo in tutti i settori delle IPAB, basta semplicemente esternalizzare alcuni servizi, Assessore, non è che occorre fare la trasformazione in fondazione. Allora bisogna da questo punto di vista dire: "Fermi, avviamo i tavoli anche all'interno del Consiglio regionale della Commissione per proporre un modello di riforma", sul quale non siamo distanti Assessore, l'ho sentita in quel dibattito, l'ho sentita adesso. Io non sono distante dall'idea che le IPAB vanno trasformate perché non devono più rispondere a quel criterio lì, assistenzialistico del 1800, ma devono rispondere a criteri nuovi, ma dentro i quali un modello pubblico serve e come, perché ci stiamo invecchiando paurosamente nella nostra società. Guardate i dati delle tendenze dei prossimi trent'anni, sono impressionanti per chi li vuole leggere e per chi li sa leggere. Allora la trasformazione delle IPAB ci serve come l'aria che respiriamo. Questa è la strada che dobbiamo in qualche modo battere ed io mi auguro che sapremo farlo anche in maniera congiunta. Non è un tema sul quale vorrei alzare le barricate, però facciamola questa riforma che stiamo veramente perdendo troppi treni.

Interrogazione a risposta immediata n. 309 del 17 febbraio 2017 presentata dai Consiglieri Guarda e Zanoni relativa a "REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO DI COGENERAZIONE A METANO NELLO STABILIMENTO DELLA MITENI DI TRISSINO (VI): LA GIUNTA REGIONALE INTENDE SOSPENDERE L'ITER AUTORIZZATIVO IN ATTESA DEGLI ESITI DEGLI ACCERTAMENTI SULLA VICENDA PFAS?"

"Premesso che:
- il 26 gennaio 2017 la Commissione tecnica regionale per l'ambiente ha espresso, a maggioranza, parere favorevole in merito alla richiesta dell'azienda Miteni di installare nello stabilimento di Trissino (VI) un impianto di cogenerazione alimentato a metano della potenza di due megawatt;
- l'Azienda Ulss n. 8 "Berica" ha espresso parere contrario, ritenendo la suddetta richiesta in contraddizione con le indicazioni contenute nella relazione del Direttore dell'Area Sanità e Sociale relativa all'incontro della commissione tecnica sulle sostanze PFAS, svoltosi il 21 ottobre 2016, nel corso del quale sono stati discussi il dossier dell'Arpav, lo studio del Registro nascite e malattie rare e l'analisi del Servizio epidemiologico regionale. Da questi documenti sono emersi i potenziali danni alla salute e all'ambiente causati dalle sostanze perfluoroalchiliche PFAS prodotte dalle attività dello stabilimento Miteni. Nelle conclusioni della relazione si chiede ai soggetti competenti "la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte della contaminazione", ovvero lo spostamento dello stabilimento Miteni per consentire la bonifica del sito inquinato;
- inoltre secondo l'Ulss n. 8 "Berica" e un componente della suindicata Commissione tecnica regionale sarebbe opportuna una valutazione sull'impatto cumulativo del previsto impianto con quello dell'intero sito contaminato dalle sostanze PFAS.
Considerato che:
- con la DGR/CR n. 3 del 27 gennaio 2017 la Giunta regionale prevede l'inserimento di un nuovo comma all'articolo 11 delle Norme Tecniche del Piano di Tutela delle Acque della Regione del Veneto (PTA) che recita:
"Qualora nel territorio regionale, ed in particolar modo nella zona di ricarica degli acquiferi di cui all'art. 18 del presente Piano, siano presenti impianti, stabilimenti, siti potenzialmente contaminati o contaminati, che abbiano generato o siano ancora in grado di generare, ovvero generino con continuità accertate situazioni di criticità relative alle acque utilizzate per l'approvvigionamento idropotabile, associate ad effetti sanitari quali un probabile aumento di rischio di contrarre patologie umane e dovute a sostanze di cui alle Tabelle 1/A e 1/B dell'Allegato 1 del D.Lgs. n. 152/2006, Parte terza e loro aggiornamenti, laddove sia stata identificata e sia ancora presente la fonte di pressione che ha generato la suddetta criticità e sia ancora in grado di generarla, la fonte di pressione stessa deve essere rimossa, o delocalizzata in aree meno critiche, nel più breve tempo possibile; in ogni caso gli scarichi e/o le immissioni da essa derivanti, nelle acque superficiali, sul suolo, nelle acque sotterranee o in pubblica fognatura, anche provenienti da necessarie operazioni di bonifica, devono essere opportunamente gestiti, in modo tale da garantire la tutela della salute della popolazione con particolare riferimento al consumo di acqua potabile". Il 16 febbraio 2017 la Seconda Commissione ha espresso parere favorevole all'unanimità in merito al suddetto provvedimento della Giunta regionale.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
se, alla luce di quanto sopraesposto, non ritenga opportuno sospendere l'iter autorizzativo relativo alla realizzazione di un impianto di cogenerazione alimentato a metano nello stabilimento della Miteni di Trissino (VI)".

PRESIDENTE

La collega la dà per letta e quindi la parola all'Assessore Bottacin per la risposta.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie.
"Con riferimento al contenuto nell'interrogazione indicata in oggetto, si informa che con deliberazione n. 818 del 6 giugno 2017, pubblicata nel BUR n. 65 dell'11 luglio 2017, la Giunta regionale ha assentito all'installazione e all'esercizio dell'impianto di cogenerazione della potenza di 2 megawatt elettrici, alimentato a metano, da realizzarsi presso lo stabilimento della Miteni S.p.A., sita in Comune di Trissino, località Colombara n. 91.
Per quanto attiene l'iter autorizzativo che è sfociato nell'adozione del citato provvedimento si rinvia alle puntuali argomentazioni di cui alla deliberazione sopra richiamata."

PRESIDENTE

Grazie. La parola alla collega Guarda per la replica.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente. E' evidente che non possiamo ritenerci soddisfatti, anche perché questa interrogazione parte proprio dalla considerazione della delibera citata nella risposta dell'Assessore ed è evidente che in questo particolare momento, in cui c'è comunque una relazione e una contrattazione per quanto riguarda tutto il processo di bonifica, c'è in corso la richiesta di un concordato da parte della azienda stessa. Notizia di queste ultime settimane.
C'è in corso una riqualificazione di quella che è l'attività aziendale della MITENI, con enormi investimenti che la proprietà dovrà fare per far sì di arrivare a un obiettivo di produzione PFAS zero, visto che questa è la strategia presentata dall'azienda. È chiaro che andare ad autorizzare un processo di questo tipo, anche se volto a un beneficio da un punto di vista ambientale, anche se in minima parte, come dichiarato dalla stessa MITENI, è un messaggio politico e istituzionale relativo alla possibilità di queste aziende, nonostante le questioni e gli inquinamenti di cui si fanno chiaramente portatrici e responsabili di andare incontro a una tolleranza, a un messaggio di tranquillità delle aziende che si macchiano di queste questioni.
Per cui non è una risposta che riteniamo soddisfacente. Ci aspettavamo anche una presa di posizione, non soltanto istituzionale, ma anche politica, nei confronti di questioni così serie e una responsabilità di Amministrazioni ex o attuali che siano, che non può essere tollerata.
I territori chiedono chiarezza anche per questo. Una azienda che va ad inquinare non è un'azienda che può essere facilitata come qualsiasi altra.

PRESIDENTE

L'assessore Bottacin chiede la parola per fatto personale e poi passiamo all'interrogazione.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

In chiusura, la consigliera Guarda ha detto che noi avremmo facilitato quest'azienda; noi non abbiamo facilitato proprio niente, hanno seguito i canali tecnici previsti dalla legge; come ha detto la consigliera Guarda questo impianto riduce l'inquinamento e quindi vorrei chiarire che non abbiamo facilitato assolutamente nulla.
Siccome ci sono indagini della Procura eccetera che non passi il messaggio che qui qualcuno sta facilitando qualcun altro, perché non è così, respingo al mittente categoricamente questa affermazione.

PRESIDENTE

Bene. È stato verbalizzato e quindi il chiarimento è legittimo.

Interrogazione a risposta immediata n. 502 del 24 gennaio 2018 presentata dal Consigliere Zanoni relativa a "FARO RAMSES II DA 72 MILA WATT PER IL CENTENARIO DI PORTO MARGHERA: QUALI AZIONI PER TUTELARE L'AMBIENTE E IL RISPETTO DELLA LEGGE REGIONALE IN MATERIA DI INQUINAMENTO LUMINOSO?"

"Premesso che:
- in occasione delle celebrazioni per il centenario di Porto Marghera, il Comune di Venezia si è fatto promotore di una iniziativa di illuminazione straordinaria che prevede l'utilizzo di un faro allo xenon della potenza 72 mila watt, ospitato da Cereal Docks, denominato Ramses II ed in grado di sprigionare un fascio di luce alto 12 mila metri visibile, con buone condizioni meteo, da tutto il Veneto;
- come evidenziato anche dalla stampa locale "si tratta della più potente apparecchiatura di illuminazione a testa mobile del mondo, che solcherà il cielo con una lama di luce, simbolo contemporaneo della centralità di Porto Marghera" (articolo de 'La Nuova Venezia' del 12 gennaio 2018, firmato da Simone Bianchi);
- in data 28 dicembre 2017, dunque nelle settimane precedenti l'accensione del suddetto faro, avvenuta lo scorso 15 gennaio, l'associazione "Veneto Stellato – Coordinamento regionale veneto contro l'inquinamento luminoso" (riconosciuta dalla Regione Veneto con deliberazione n. 1821 del 25.11.2011) aveva inviato al sindaco di Venezia, al Dipartimento Arpav di Venezia nella figura della Responsabile U.O. Agenti Fisici, alla Direzione Generale Arpav e ad Enac, una lettera con la quale si chiedeva di sospendere l'accensione del faro in rispetto delle direttive contenute nella legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 "Nuove norme per il contenimento dell'inquinamento luminoso, il risparmio energetico nell'illuminazione per esterni e per la tutela dell'ambiente e dell'attività svolta dagli osservatori astronomici";
- in particolare, nella sua lettera l'associazione "Veneto Stellato" mette in evidenza l'art. 9, comma 8 della suddetta legge regionale che stabilisce: "È vietato, su tutto il territorio regionale, l'utilizzo anche temporaneo, di fasci di luce fissi o rotanti, di qualsiasi colore e potenza, come i fari, i fari laser, le giostre luminose e ogni tipo di richiamo luminoso, a scopo pubblicitario o voluttuario, come i palloni aerostatici luminosi e le immagini luminose che disperdono luce verso la volta celeste. È altresì vietata l'illuminazione di elementi del paesaggio e l'utilizzo delle superfici di edifici o di elementi architettonici o naturali, per la proiezione o l'emissione di immagini, messaggi o fasci luminosi, a scopo pubblicitario o voluttuario";
- il presidente dell'Associazione "Veneto Stellato", Leopoldo Dalla Gassa, ricorda ancora nella missiva sopra citata che "l'area di Porto Marghera è riconosciuta, anche dall'Osservatorio Regionale sull'inquinamento luminoso istituito dalla summenzionata Legge regionale, come l'area a maggior impatto nel territorio della Regione Veneto, essendo già responsabile di una grossa percentuale dell'inquinamento luminoso nel nostro territorio";
- a seguito della summenzionata lettera, sempre in data 28 dicembre 2017, il Dipartimento provinciale Arpav di Padova – Servizio Controllo Ambientale, ha inviato al sindaco di Venezia, al Servizio Sportello Autorizzazioni Rumore e Emissioni del Comune di Venezia, al Dipartimento Arpav di Venezia e alla Direzione Ambiente della Regione Veneto una lettera (firmata dal referente dell'Osservatorio regionale inquinamento luminoso, Andrea Bertolo) con la quale si inoltrava diffida dall'accensione dell'impianto in oggetto. Tutto ciò facendo sempre riferimento alla legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 e ricordando come "l'iniziativa progettata produca un inquinamento luminoso non giustificabile, mentre gli sforzi delle amministrazioni pubbliche dovrebbero essere rivolti ad un sempre più consapevole utilizzo della luce, stante il notevolissimo inquinamento luminoso già presente nella nostra regione; sarebbe invece opportuno considerare la possibilità di intervenire proprio sull'area di Marghera, che è tra le aree che producono maggior inquinamento luminoso in Veneto, riprogettando gli impianti di illuminazione pubblici e privati con consumi ridotti e minimizzazione dell'inquinamento luminoso, considerando che le tecnologie oggi consentono di illuminare con qualità, quando e dove serve, senza spreco energetico e dispersione di luce verso il cielo";
- successivamente, nell'imminenza dell'accensione del faro Ramses II, Arpav ha revocato la diffida chiedendo al Comune di Venezia il progetto illuminotecnico con informazioni in merito alle caratteristiche dell'impianto luminoso e alle modalità d'uso previste;
- nel frattempo, su iniziativa dell'associazione "Veneto Stellato", è stata lanciata una petizione online per lo spegnimento del faro che ha superato le 3 mila firme, a testimonianza della preoccupazione dell'opinione pubblica attorno alla vicenda e al rischio che essa crei un pericoloso precedente in tema di inquinamento luminoso.
Considerato che:
- lo scorso 16 gennaio l'associazione "Veneto Stellato" ha inviato al Procuratore della Repubblica della Corte dei Conti di Venezia e al Procuratore della Repubblica del Tribunale di Venezia due dettagliati atti di denuncia riguardanti la vicenda sopra descritta, firmati dal presidente dell'associazione, Leopoldo Dalla Gassa;
- lo scorso 20 gennaio il presidente dell'Unione Astrofili Italiani, Avv. Mario Di Sora, ha inviato al sindaco di Venezia una lettera aperta riguardante la vicenda sopra descritta, a testimonianza del fatto che il caso ha assunto un rilievo nazionale.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
chiede alla Giunta regionale
come intende intervenire nella suddetta vicenda a tutela dell'ambiente e del rispetto della legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 ?"

PRESIDENTE

La parola a Zanoni per l'illustrazione.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
È un'interrogazione fatta in seguito la messa in funzione di questo potente faro nella zona industriale di Porto Marghera, sparato direttamente in cielo e con fascio stimato di 12.000 metri in altezza, da 72.000 watt.
Ha destato abbastanza clamore questa iniziativa da parte di privati, perché è una iniziativa che è stata contestata dall'associazione Veneto Stellato, che, come sapete, si occupa della lotta all'inquinamento luminoso.
Una associazione che a suo tempo aveva anche promosso una legge, parlo della legge regionale del 7 agosto del 2009, la n. 17: Nuove norme per il contenimento dell'inquinamento luminoso, il risparmio energetico nell'illuminazione per esterni e per la tutela dell'ambiente ed all'attività svolta dagli osservatori astronomici.
Quindi c'è stata anche una petizione da parte di questa associazione, che ha superato le 3.000 firme ed è intervenuto il 20 gennaio anche, pensate colleghi, il Presidente dell'Unione Astrofili italiani, l'avvocato Mario Di Sora, che ha scritto al Sindaco di Venezia una lettera aperta riguardante appunto tutta questa vicenda. Io credo che le leggi della Regione Veneto vadano rispettate come le leggi nazionali, che la legge è uguale per tutti, e che quindi hanno ragione gli astrofili e l'associazione Veneto Stellato a dire che questa era un'attività vietata da una nostra legge. Cosa fa la Regione Veneto?
Risposta della Giunta regionale
"Con nota prot. n. 111775 del 22.03.2018, il Direttore dell'Area Tutela e Sviluppo del Territorio ha richiesto ad Arpav copia della documentazione inerente la questione tratteggiata nell'interrogazione che ci occupa e, in particolare, copia del verbale dell'Osservatorio permanente sul fenomeno dell'inquinamento luminoso del 19.03.2018.
Con nota acquisita prot. n. 113981 del 26.03.2018, l'Osservatorio in parola, previsto dall'articolo 6 della legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 , riunitosi a Padova in data 19 marzo 2018 per affrontare la tematica in argomento, ha comunicato sostanzialmente quanto segue:
"... pur ribadendo la notevole portata dell'inquinamento luminoso prodotto dal faro e la indiscutibile violazione dei principi ispiratori della Legge Regionale n. 17/09, valuta positivamente la disponibilità del Comune di Venezia ad un confronto non solo sulla tematica in oggetto, ma anche in generale sulle azioni da mettere in campo per controllare e limitare l'inquinamento luminoso emesso dagli impianti pubblici e privati del Comune, con particolare riguardo all'area di Marghera.
Evidenzia che il faro in questione ha rappresentato un precedente non positivo per chi si occupa di controllo dell'inquinamento luminoso, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista culturale. [...]
Importante risulta inoltre che il Comune si doti, come previsto dalla Legge Regionale, del piano dell'Illuminazione (PICIL) e che attivi tutti gli strumenti previsti dalla Legge (regolamento edilizio, acquisizione dei progetti illuminotecnici, autorizzazioni,...) per quanto riguarda il controllo degli impianti privati.
L'Osservatorio propone in sintesi le seguenti azioni:
• Spegnimento del faro negli ultimi giorni previsti di accensione, come segnale di disponibilità e comprensione della problematica.
• Trasmissione di un programma di interventi da parte del Comune, in particolare per quanto riguarda la stesura ed approvazione del PICIL, il censimento degli impianti inquinanti, la promozione di una procedura per il controllo degli impianti privati esistenti e della progettazione dei nuovi impianti, la sensibilizzazione culturale sulla tematica".
Nel frattempo, con nota prot. n. 112353 del 23 marzo 2018, l'Avvocatura regionale, previamente interessata della questione dal direttore dell'Arpav (giusta nota prot. n. 14888 del 13.02.2018), in qualità di Presidente dell'Osservatorio di cui sopra, si è espressa in merito all'installazione dell'impianto luminoso con un parere di cui si riportano i passaggi più salienti:
"Tale disposizione [ovverosia la L.R. 17/2009] statuisce che: "È vietato, su tutto il territorio regionale, l'utilizzo anche temporaneo, di fasci di luce fissi o rotanti, di qualsiasi colore e potenza, come i fari, i fari laser, le giostre luminose e ogni tipo di richiamo luminoso, a scopo pubblicitario o voluttuario, come i palloni aerostatici luminosi e le immagini luminose che disperdono luce verso la volta celeste. È altresì vietata l'illuminazione di elementi del paesaggio e l'utilizzo delle superfici di edifici o di elementi architettonici o naturali, per la proiezione o l'emissione di immagini, messaggi o fasci luminosi, a scopo pubblicitario o voluttuario". [...]
Tra le finalità della disciplina legislativa regionale assumono, poi, posizione primaria l'esigenza di riduzione dell'inquinamento luminoso (e secondo il rilevamento tecnico dell'ARPAV il faro in parola diffonde verso la volta celeste una luminosità pari a una cittadina di 200.000 abitanti) e la protezione dall'inquinamento luminoso dell'ambiente naturale [...].
Ossia emerge un disfavore legislativo rispetto alla dispersione di luce verso la volta celeste, ragion per cui si potrebbe ritenere che anche uno scopo celebrativo sia recessivo rispetto al valore di tutela ambientale, di modo che l'iniziativa del comune di Venezia degraderebbe a strumento di soddisfacimento di esigenze secondarie, non strettamente necessarie e, dunque, voluttuarie. Il che determinerebbe l'applicabilità del divieto di cui al comma 8 dell'art. 9 della legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 e l'obbligo di applicare la disciplina sanzionatoria di cui all'art. 11 della medesima legge regionale. [...]
Peraltro, indipendentemente dall'applicabilità del divieto in parola, occorre(va) verificare che siano (fossero) state rispettate tutte le altre disposizioni contenute nella legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 e applicabili al caso di specie, a partire dal legittimo esercizio del potere autorizzatorio da parte del Comune.
Si ricorda, a tal proposito, che l'art. 11, comma 3, dispone che: "La Regione interviene in caso d'inosservanza della presente legge da parte delle province e dei comuni, promuovendo le azioni a tal fine opportune e disponendo con proprio provvedimento, l'esclusione degli enti inosservanti dall'erogazione dei contributi regionali di cui all'articolo 10".
Con nota prot. n. 121083 del 29.03.2018, in considerazione di quanto suesposto e delle disposizioni normative contenute nella legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 , la Direzione Ambiente ha interessato il Comune di Venezia rappresentando sostanzialmente quanto segue:
[...]
• l'installazione in oggetto rappresenta una "indiscutibile violazione dei principi ispiratori della Legge Regionale n. 17/09";
• l'iniziativa "determinerebbe l'applicabilità del divieto di cui al comma 8 dell'art. 9 della legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 e l'obbligo di applicare la disciplina sanzionatoria di cui all'art. 11 della medesima legge regionale";
contestualmente raccomandando – in forza di quanto indicato dall'art. 11, comma 3 nonché dall'art. 3, comma 1, lettera b) della legge medesima – una immediata attivazione al fine di giungere alla presa d'atto della evidente irregolarità dell'installazione in oggetto e contemporaneamente, allo spegnimento dell'impianto luminoso Ramses II posto in essere in Venezia – Porto Marghera e posizionato, per quanto consta, nelle pertinenze della Cereal Docks S.r.l. di Porto Marghera.
Sulla scorta di quanto precede traspare che la Regione sia intervenuta, nell'ambito di competenza, previsto dalla citata legge regionale n. 17 del 2009. Peraltro, sarà cura degli Uffici competenti informare l'interrogante in ordine alle azioni poste in essere dal Comune di Venezia in merito all'installazione del faro Ramses II".

PRESIDENTE

Adesso la parola all'Assessore Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Con nota protocollo n. 111.775 del 22/03/2018, il Direttore dell'Area Tutela e Sviluppo del territorio ha richiesto ad ARPAV copia della documentazione inerente la questione tratteggiata nell'interrogazione che ci occupa, e in particolare copia del verbale dell'osservatorio permanente sul fenomeno dell'inquinamento luminoso del 19 marzo 2018. Con nota acquisita al protocollo n. 113.981 del 26 marzo 2018, l'Osservatorio in parola, previsto dall'articolo 6 della Legge regionale 7 agosto 2009, n. 17 , riunitosi a Padova in data 19 marzo 2018 per affrontare la tematica in argomento, ha comunicato sostanzialmente quanto segue: pur ribadendo la notevole portata dell'inquinamento luminoso prodotto dal faro e l'indiscutibile violazione dei principi ispiratori della Legge regionale n. 17 del 2009, valuta positivamente la disponibilità del Comune di Venezia ad un confronto non solo sulla tematica in oggetto, ma anche in generale sulle azioni da mettere in campo per controllare e limitare l'inquinamento luminoso emesso dagli impianti pubblici e privati del Comune, con particolare riguardo all'area di Marghera; evidenzia che il faro in questione ha rappresentato un precedente non positivo per chi si occupa di controllo dell'inquinamento luminoso, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista culturale. Importante risulta inoltre che il Comune si doti, come previsto dalla legge regionale del Piano dell'illuminazione e che attivi tutti gli strumenti previsti dalla legge, regolamento edilizio, acquisizione dei progetti illuminotecnici, autorizzazioni, eccetera.
Per quanto riguarda il controllo degli impianti privati. L'Osservatorio propone in sintesi le seguenti azioni: spegnimento del faro negli ultimi giorni previsti di accensione come segnale di disponibilità e comprensione della problematica, trasmissione di un programma di interventi da parte del Comune, in particolare per quanto riguarda la stesura ed approvazione del Piano, il censimento degli impianti inquinanti, la promozione di una procedura per il controllo degli impianti privati esistenti e della progettazione dei nuovi impianti, la sensibilizzazione culturale sulla tematica. Nel frattempo, con nota protocollo 112.353 del 23 marzo 2018, l'Avvocatura regionale previamente interessata della questione dal Direttore dell'ARPAV, in qualità di Presidente dell'Osservatorio di cui sopra, si è espressa in merito all'installazione dell'impianto luminoso con un parere di cui si riportano i passaggi più salienti. Tale disposizione, ovverosia la Legge regionale 17 del 2009 statuisce che è vietato su tutto il territorio regionale l'utilizzo anche temporaneo di fasci di luce fissi o rotanti di qualsiasi colore e potenza, come i fari, i fari laser, le giostre luminose, e ogni tipo di richiamo luminoso, a scopo pubblicitario o voluttuario, come i palloni aerostatici luminosi e le immagini luminose.

PRESIDENTE

Grazie. La parola al collega Zanoni per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Assessore, la ringrazio per la risposta. Le chiedo copia del documento che dà la risposta alla mia interrogazione. Dalle cose che ho sentito, visto che non è riuscito a terminare la lettura della risposta, dovuta a un Regolamento, l'ho ricordato più volte in quest'Aula, ingiusto che non è al passo con i tempi, che non consente agli Assessori di rispondere in maniera compiuta in Aula ai Consiglieri che fanno le interrogazioni, comunque, come stavo dicendo, dalle prime battute della risposta, mi ritengo soddisfatto, anche se mi riservo di dare un giudizio complessivo dopo aver letto il testo complessivo della risposta. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 525 dell'8 febbraio 2018 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "NEL MONSELICENSE IL PCB E' OLTRE I LIVELLI DI ATTENZIONE: QUALI INTERVENTI DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE?"

"Premesso che da vari articoli di cronaca locale (Il Mattino di Padova e Il Gazzettino, edizioni dell'8 febbraio 2018) si apprende che dagli esami effettuati dal Dipartimento di prevenzione dell'ULSS 6 su alcuni campioni oggetto di prelievo, più precisamente, su una gallina prelevata dal Monte Ricco - comprensorio del Parco regionale dei Colli Euganei – risulta riscontrata, come peraltro già denunciato dal Comitato Lasciateci Respirare di Monselice, la presenza di tracce di PCB (policlorobifenili) a livelli superiori quelli di azione indicati con Raccomandazione 2014/663/UE che modifica l'allegato della raccomandazione 2013/711/UE sulla riduzione della presenza di diossine, furani e PCB nei mangimi e negli alimenti.
Appreso che la stessa ULSS 6 ha ritenuto necessario provvedere agli approfondimenti ulteriori e necessari per ridurre la presenza di tale inquinante.
Visto il quarto "considerando" della raccomandazione 2013/711/UE secondo il quale "I livelli d'azione sono uno strumento ad uso delle autorità competenti e degli operatori per evidenziare i casi in cui è opportuno individuare una fonte di contaminazione e prendere provvedimenti per la sua riduzione o eliminazione."
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere quali provvedimenti intenda adottare con urgenza alla luce di quanto riscontrato dall'ULSS 6, anche attraverso l'intervento di Arpav".

PRESIDENTE

Prego, collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Esattamente sono proprio i livelli di attenzione, nel senso che son stati fatti degli esami da parte dell'ULSS 6, tra l'altro su denuncia di un comitato di cittadini e alcune associazioni, il Comitato Lasciateci Respirare di Monselice, relativamente alle tracce di PCB: ci fu una grossa polemica nei mesi scorsi.
L'ULSS aveva detto che erano sbagliati i dati privati di questa associazione, che comunque si erano affidati a un organo di controllo pubblico, al quale avevano commissionato questi l'esame su questi polli, su questi animali e sono stati rifatti degli accertamenti da parte dell'ULSS 6, dei quali ho chiesto anche l'accesso agli atti e che hanno dimostrato un inquinamento da PCB policlorobifenili nella presenza delle carni di questa gallina prelevata dal Monte Ricco nel Parco dei Colli Euganei, stiamo parlando di un parco, di zona a parco e quindi l'elemento dell'inquinamento ci deve preoccupare doppiamente, perché ci sono tutte le presenze di piante e di alberi che dovrebbero in qualche modo ridurre l'impatto di queste sostanze inquinanti.
Siccome poi li mangiamo questi polli e queste galline, vorremmo capire se ci sono elementi di preoccupazione per la popolazione sulla base dei dati che sono emersi dall'ULSS 6 e come la Regione intenda intervenire anche attraverso l'ULSS e l'ARPAV.

PRESIDENTE

Grazie. Risponde l'assessore Coletto, prego.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"In merito ai contenuti dell'atto interrogativo in argomento, sono stati acquisiti dall'azienda ULSS 6 Euganea i risultati delle analisi eseguite su galline e mais prelevati presso l'abitazione privata ubicata sul Monte Ricco (PD) in data 28.11.2017.
La predetta azienda ULSS ha comunicato con nota agli atti degli uffici regionali, che gli esami sono stati eseguiti presso l'Istituto Zooprofilattico di Roma, laboratorio accreditato per questo tipo di analisi, a cui i servizi veterinari delle ASL della Regione Veneto devono far riferimento.
Nel merito agli esami effettuati l'ULSS 6 Euganea ha comunicato che, per quanto riguarda il campione contraddistinto con il rapporto di prova n. 17 CHI, riferito al mais utilizzato come mangime nulla è stato rilevato. Per quanto riguarda invece il campione contraddistinto col rapporto di prova numero 17 CHI – F, riferito al muscolo di gallina, non è stato possibile eseguire una corretta comparazione con i valori riscontrati dal Comitato Lasciateci Respirare a causa dell'incompletezza dei dati forniti dalla stessa Associazione.
Al predetto Comitato è stata richiesta copia completa di referti di laboratorio, richiesta che allo stato non risulta essere stata riscontrata.
Dai dati in possesso dell'ULSS 6 Euganea quest'ultima ha comunque rilevato che la quantità di Diossina e Diossine+ PCB-DL sono sensibilmente inferiori a quelle riportate in referti di laboratorio condotti dal Comitato.
Ciò premesso, la predetta azienda Sanitaria ha evidenziato che il campione è stato refertato secondo i criteri indicati dal regolamento 1259 CE. Poiché il valore di WHO PCB TEQ riscontrato, pur rientrando nei limiti previsti dal Regolamento, supera il livello di azione previsto dalle raccomandazioni CE/663/2014 dell'11 settembre 2014: in conseguenza va intesa l'opportunità di intraprendere ulteriori azioni, al fine di stimolare un approccio proattivo volto a ridurre la presenza di diossina e di PCBN diossina simili.
L'azienda ULSS 6 Euganea ha, di conseguenza, assicurato la propria disponibilità all'Amministrazione comunale di Monselice, per l'effettuazione di ulteriori accertamenti da effettuarsi nell'area sensibile degli allevamenti rurali ivi presenti.
In mancanza di una mappatura ufficiale degli allevamenti familiari di una o più galline, è stata altresì rappresentata la disponibilità ad effettuare ulteriori approfondimenti analitici presso suddetta tipologia di allevamenti, che verranno individuati dal predetto comitato.
L'azienda ULSS 6 Euganea quindi ha confermato la disponibilità all'effettuazione di campionamenti alla presenza di un rappresentante del Comitato e a condividere gli stessi campioni, prevedendo la disponibilità di consegna ai rappresentanti del Comitato di un'aliquota per eventuali confronti dei risultati ottenuti.
Infine si rappresenta che sono presenti agli atti degli Uffici regionali i referti analitici degli esami eseguiti e sopra menzionati".

PRESIDENTE

Grazie. La parola al collega Ruzzante per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Assessore, lei ha risposto tecnicamente sulla prima parte dicendo: "Sono risultati inferiori rispetto ai campioni del Comitato, lasciateci respirare", su un campione che avete effettuato. È evidente che ogni pollo può avere la sua storia e ogni mais può avere la sua storia, ma il dato politico importante è che è stata riscontrata la presenza di diossine, in misura superiore rispetto alle raccomandazioni CE. Non è una cosa di poco conto quella che lei ci ha riferito oggi, non è assolutamente una cosa di poco conto. Era già emersa sui giornali, nei quotidiani, ma non è una cosa di poco conto, perché primo vuol dire che il Comitato aveva ragione, possono variare i numeri però aveva ragione sul segnalare la presenza di diossina, secondo, le faccio notare questo, la tempistica. Al 17 di novembre avete fatto la campionatura, a febbraio io ho presentato l'interrogazione e le lancette dell'orologio ci dicono che siamo a giugno. Cosa aspettiamo a fare ulteriori campionature per escludere la possibilità che ci sia un danno nei confronti della popolazione in quello che mangiano, in quello che bevono, in quello che respirano. Ora io credo che non sia una cosa di dettaglio, non è che dobbiamo aspettare che cosa per attuare nuovi controlli e nuove campionature subito. Proprio perché è stato rilevato una presenza dovrebbe essere un suo interesse Assessore questo, di dire per favore facciamo altri dieci campionature nel territorio, nell'area di Monselice, nell'area attorno al Parco dei Colli Euganei, per escludere che ci possano essere presenze di diossina, anche superiori rispetto a quelle che sono state rilevate. Se questa campionatura è stata fatta, vorrei averne gli esiti, se non è stata fatta facciamola subito, facciamola fare subito, per escludere e anche mettere in tranquillità e in serenità la popolazione.
PUNTO
5



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE FORNISCA I DATI RELATIVI AI POSTI DI RIABILITAZIONE E LUNGODEGENZA ATTIVATI NELL'ULSS 9 SCALIGERA E NELL'AZIENDA OSPEDALIERA DI VERONA" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 541)

"Premesso che:
- in data 23 gennaio 2018 si è svolta la 5^ Commissione consiliare con all'ordine del giorno il parere al PAGR N. 260 "Modifica delle schede di dotazione ospedaliera degli Ospedali di Bussolengo, Villafranca e Isola della Scala dell'Azienda ULSS 9 Scaligera DGR n. 2122 del 19 novembre 2013";
- in fase di discussione, sono stati richiesti alcuni dati relativamente ai posti letto di riabilitazione attualmente attivi e quelli già programmati, ma non ancora attivati, nella provincia di Verona (ULSS 9 Scaligera e Azienda Ospedaliera).
Considerato che:
- in data 1 febbraio 2018 è stata consegnata in 5^ Commissione consiliare una nota datata 31 gennaio 2018 con Protocollo n. 38864 dal Direttore generale dell'Area Sanità e Sociale, dr. Domenico Mantoan, che rappresentava la "Distribuzione in ambito aziendale dei posti letto di riabilitazione attivati e per i quali è stata data l'autorizzazione ancorché non attivati" riguardanti l'ex ULSS 22 Bussolengo e non, come richiesto, l'intera provincia di Verona, ovvero l'attuale ULSS 9 Scaligera e Azienda Ospedaliera;
- la risposta del Direttore generale dell'Area Sanità e Sociale, dr. Domenico Mantoan, seppur tempestiva, non ha evaso totalmente le richieste di dati da me avanzate durante la seduta del 23 gennaio 2018 della 5^ Commissione consiliare riguardanti l'intera provincia di Verona, dati assolutamente necessari per capire il quadro della situazione dell'offerta sanitaria del veronese.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) quanti sono e di che tipologia sono i posti letto di riabilitazione e lungodegenza già attivi al 31 dicembre 2017 in tutta l'ULSS 9 Scaligera, compresa l'Azienda Ospedaliera di Verona;
2) quanti sono e di che tipologia sono i posti letto programmati ma non ancora attivi al 31 dicembre 2017 in tutta l'ULSS 9 Scaligera, compresa l'Azienda Ospedaliera di Verona".

PRESIDENTE

Non vedo in Aula il collega Bassi, pertanto a termini di regolamento procediamo a fornire la risposta scritta da parte dell'Assessore Coletto.
Prego, consigliere Casali.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Chiedo scusa, siccome il collega Bassi è presente, non è che si può mettere in coda alle altre?

PRESIDENTE

Non è l'unica perché il collega Bassi ne ha altre due e quindi se non è presente non è che possiamo discuterle.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Provvedo a chiamarlo immediatamente, quindi per cortesia istituzionale chiedo di aspettare un minuto non di più.
PUNTO
6



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA BARTELLE RELATIVA A "È VERO CHE L'UNITÀ DI ANESTESIA E RIANIMAZIONE DELL'OSPEDALE DI VENEZIA È STATA ED È GESTITA IN MODO NON CONFORME?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 523) RINVIATA

"Premesso che risulta alla scrivente che l'Unità di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale di Venezia sia stata e sia tuttora interessata da malagestio, in particolare:
a) alcuni servizi della U.O. predetta sarebbero tenuti formalmente attivi, ancorché scarsamente o affatto utilizzati, per giustificare l'impiego extra orario di parte del personale il quale, in tal modo, percepirebbe indebitamente somme di denaro aggiuntive rispetto a quelle di base a titolo di compenso per prestazioni in realtà non effettuate;
b) la ripartizione degli emolumenti straordinari legittimi evidenzierebbe una sproporzione di natura discriminatoria;
c) il caso sarebbe oggetto di indagini da parte della magistratura.
Se ciò venisse effettivamente accertato la circostanza costituirebbe sia un danno economico sia uno scadimento del livello assistenziale dei pazienti, infatti, il personale non concretamente attivo potrebbe essere ricollocato in aree e/o strutture in cui l'organico è oggettivamente sottodimensionato.
La sottoscritta Consigliera
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) se la Regione sia a conoscenza delle circostanze esposte;
2) in caso di risposta negativa al quesito di cui al p.to 1 quali azioni intenda intraprendere, e con che tempistiche, per verificare la sussistenza di quanto esposto;
3) in caso di risposta positiva al quesito di cui al p.to 1, previa dettagliata illustrazione – anche documentale – di quanto sinora accertato, quali azioni abbia sinora intrapreso e intenda intraprendere in futuro, per porre fine alla questione esposta ed evitarne il ripetersi in futuro."

PRESIDENTE

C'è una interrogazione a risposta scritta a firma del collega Ruzzante che è quella che viene subito dopo nell'ordine, rispetto a quella che citavo prima.
La risposta alla IRS n. 541 va data scritta, perché il collega Bassi non è presente. Il minuto è anche già passato, ho cercato di tergiversare ma non è presente. Adesso passiamo alla IRS n. 548.
La collega Bartelle ha chiesto la parola, per che motivo? Sull'ordine dei lavori.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Sull'ordine dei lavori.
Lei ha detto che non essendo presente il collega Bassi, si passa a quella al punto dopo il mio, all'interrogazione del collega Ruzzante.
Il punto 6 all'ODG, IRS n. 523 non è stato evaso, volevo far presente questo, ne chiedo la motivazione.

PRESIDENTE

Io ho detto che si passa al punto dell'ODG n. 7, cioè la IRS n. 548, perché la risposta alla n. 523, alla sua interrogazione, non è ancora pronta purtroppo.
Chiedo scusa non l'avevo ricordato, ma lo davo per automatico, mi scuso.
PUNTO
7



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "ATTO AZIENDALE ULSS 6 – EUGANEA: IL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE È ANCORA IN GRADO DI ASSOLVERE ALLE PROPRIE FUNZIONI?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 548)

"Premesso che:
- con deliberazione n. 70 del 31.01.2018, in conseguenza dell'intervenuta approvazione avvenuta con Decreto n. 159 del 29.12.2017 del Direttore dell'Area sanità e sociale della Regione del Veneto, è stato approvato l'atto aziendale dell'ULSS 6 Euganea;
- il predetto atto aziendale, al Titolo 6, articoli 26, 27 e 28, disciplina il funzionamento del Dipartimento di Prevenzione di afferenza, indicandone, in particolare agli artt. 27 e 28, l'assetto organizzativo e l'organigramma, prevedendo l'attuazione della missione istituzionale attraverso i seguenti servizi: UOC Igiene e Sanità Pubblica (articolato in UOS Servizio salute e ambiente e UOS servizio prevenzione malattie croniche non trasmissibili, programmi di screening e promozione della salute); UOC Servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (comprende la UOS medicina del Lavoro ed Igiene Industriale); UOC Servizio di Medicina Legale; UOSD Servizio di epidemiologia; UOSD Servizio Attività motoria; Dipartimento funzionale di Sanità Pubblica, veterinaria e sicurezza alimentare (articolato nelle seguenti UOC: UOC Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione (SIAN) a sua volta articolata in UOS Igiene degli alimenti; UOC Servizio veterinario di sanità animale, articolata in UOS Diagnostica e profilassi delle malattie infettive trasmissibili e delle zoonosi; UOC Servizio veterinario di igiene degli alimenti di origine animale e loro derivati, articolata in UOS Controllo sul processo degli alimenti di origine animale negli stabilimenti riconosciuti/controllati; UOC Servizio veterinario di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, articolata in UOS Attività di controllo integrato degli allevamenti; UOC Servizio di Igiene Urbana Veterinaria, articolato in UOS controllo del randagismo canino, della popolazione felina libera, della popolazione di animali selvatici); UOS Professioni Sanitarie Dipartimento di Prevenzione.
Richiamato l'Allegato C alla Dgr n. 1306 del 16 agosto 2017, recante "Linee guida per l'organizzazione del Dipartimento di Prevenzione", e in particolare i paragrafi 1 e 2 nella parte in cui è richiamato quanto segue:
* (Paragrafo 1) le funzioni direttamente garantite dai Dipartimenti di Prevenzione, tra le quali "sorveglianza e prevenzione nutrizionale" e "profilassi delle malattie infettive e parassitarie" in quanto indicate nel D.Lgs. n. 502/1992;
* (Paragrafo 2) le attività discendenti dal Livello Essenziali di Assistenza (LEA) "Prevenzione collettiva e sanità pubblica", così come individuate dal D.P.C.M 12.01.2017, tra le quali sono annoverate "sorveglianza e prevenzione nutrizionale" e "sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali".
Visti:
- il D.P.C.M. 12.01.2017, Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, che per il LEA "Prevenzione collettiva e sanità pubblica" prevede 7 aree di intervento, tra le quali "Sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali" ( lettera A) e "Sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening; sorveglianza e prevenzione nutrizionale";
- il Piano regionale di prevenzione 2014-2018, di attuazione dei macro obiettivi definiti nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione.
Considerato, sulla scorta di quanto precede, che l'attuale organizzazione del Dipartimento di Prevenzione dell'ULSS 6, secondo quanto emerge dall'atto aziendale approvato e adottato, non sembra essere declinata in guisa corrispondente e conseguente ai sopra richiamati provvedimenti, e cioè D.Lgs. n. 502/1992, D.P.C.M. 12.01.2017, Piano regionale di prevenzione 2014-2018 e Dgr n. 1306 del 16 agosto 2017, nella misura in cui:
1) non è prevista una unità operativa specifica dedicata alle vaccinazioni, dato, questo, che è ragione di perplessità, sia in considerazione della mole di attività e di personale sanitario impegnato in un territorio assai vasto - quale è quello della ULSS 6 - e gli impegni derivanti dall'introduzione dell'obbligo vaccinale, sia in considerazione delle letture possibili che derivano dal raffronto dell'anzidetto dato rispetto alla intervenuta istituzione di una unità operativa specifica dedicata alla lotta al randagismo e al controllo della popolazione felina;
2) sembra esservi uno sbilanciamento a favore delle risorse e dei servizi dedicati alla sicurezza alimentare e alle attività veterinarie, che risultano articolate in 5 UOC e 5 UOS, rispetto a quanto invece previsto per la prevenzione della salute nei luoghi di lavoro ( meritevole di una sola UOC con un un'unica UOS), prevenzione delle malattie croniche-degenerative, screening oncologici, promozione della salute, prevenzione delle malattie infettive e vaccinazioni, prevenzione dei rischi legati ai luoghi di vita e ambiente, attività che si assume possano essere efficacemente svolte attraverso la previsione di un'unica UOC, e cioè la UOC Igiene e Sanità Pubblica articolata nelle due UOS Ambiente e salute e Screening e promozione alla salute;
3) risulta esservi una evidente sbilanciamento, che torna a detrimento della funzioni di prevenzione a favore della salute umana che dovrebbero essere svolte dall'ULSS 6, rispetto a quanto invece differentemente previsto, ad esempio, nell'atto aziendale dell'ULSS 2 Marca Trevigiana, atteso che qui i servizi dedicati alla prevenzione delle malattie e infortuni sul luogo di lavoro sono articolate in una UOC e due UOS, mentre sono 7 quelli dedicati alla salute umana e cioè due UOS articolate in 5 servizi.
Richiamata, riguardo a quanto previsto nell'atto aziendale dell'ULSS 6, con riferimento alla prevenzione della salute nei luoghi di lavoro (UOC Servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, che comprende la UOS medicina del Lavoro ed Igiene Industriale), la propria precedente mozione n. 224, avente ad oggetto "Aumentano i casi di morti bianche: la Giunta regionale promuova tutti gli interventi possibili a garanzia e tutela della sicurezza di tutti i lavoratori", approvata all'unanimità dei presenti-votanti nella seduta consiliare dell'11 luglio 2017, con la quale si impegnava la Giunta regionale "ad attivare tutti gli strumenti di propria competenza per tutelare l'integrità fisica e il diritto alla sicurezza dei lavoratori, incluse le funzioni afferenti le politiche di formazione professionale quali attività di prevenzione e orientamento culturale - anche con il coinvolgimento di Veneto Lavoro - e il potenziamento dell'operatività dei servizi prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro (SPISAL)".
Il sottoscritto consigliere
interroga l'Assessore regionale alla Sanità
per sapere:
1) se ritenga o meno che la disciplina organizzativa del Dipartimento di Prevenzione dell'ULSS 6 Euganea sia tale da consentire l'adeguato ed efficace svolgimento delle funzioni di istituto con particolare riferimento alla prevenzione della salute nei luoghi di lavoro, prevenzione delle malattie infettive e vaccinazioni, sorveglianza e prevenzione nutrizionale, prevenzione delle malattie croniche-degenerative, screening oncologici, promozione della salute;
2) quali sono le motivazioni di carattere organizzativo a sostegno di quello che appare come uno sbilanciamento a favore delle risorse e dei servizi dedicati alla sicurezza alimentare e alle attività veterinarie (articolate in 5 UOC e 5 UOS) rispetto alle risorse e servizi dedicati alle attività di sanità pubblica, prevenzione delle malattie infettive e vaccinazioni, prevenzione delle malattie cronico-degenerative, promozione alla salute, (una unica UOC, Igiene e Sanità Pubblica, articolata nelle due UOS Ambiente e salute e Screening e promozione alla salute);
3) stante la differente disciplina organizzativa riscontrabile tra atto aziendale dell'ULSS 6 e atto aziendale dell'ULSS 2 - dove i servizi dedicati alla prevenzione delle malattie e infortuni sul luogo di lavoro sono articolate in una UOC e due UOS mentre 7 sono quelli dedicati alla salute umana e cioè due UOC (Servizio igiene e sanità pubblica e Servizio prevenzione e controllo delle malattie croniche) in 5 UOS - quali le ragioni che, al di là del criterio generale differenziazione in ragione alle caratteristiche di ciascuna ULSS, consentono di giustificare, nell'ottica della Piano regionale di prevenzione 2014-2018 e delle Linee guida di cui all'Allegato C alla Dgr n. 1306 del 16 agosto 2017, una così evidente differenziazione nella organizzazione e risorse dei servizi dedicati alla prevenzione della salute umana e alla prevenzione delle malattie e infortuni nei luoghi di lavoro?".

PRESIDENTE

Prego, collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Non voglio illustrare tutti i contenuti di questa interrogazione.
Riguarda l'atto aziendale dell'ULSS 6 Euganea, relativamente al Dipartimento di Prevenzione. Io domando provocatoriamente se sia ancora in grado di assolvere alle proprie funzioni, ci sono molti aspetti tecnici che sono nella premessa, riduco all'osso le questioni che ho voluto porre attraverso questa interrogazione a risposta scritta.
Voglio sapere dall'Assessore regionale alla Sanità se ritenga che la disciplina organizzativa del Dipartimento di Prevenzione dell'ULSS 6 Euganea sia tale da considerare l'adeguato ed efficace svolgimento delle funzioni di istituto, con particolare riferimento alla prevenzione della salute nei luoghi di lavoro; prevenzione malattie infettive e vaccinazioni, sorveglianza e prevenzione nutrizionale, prevenzione malattie croniche e degenerative, screening oncologici, promozione alla salute. Non sono questioni di poco conto.
Le domando quali sono le motivazioni di carattere organizzativo a sostegno di quello che appare come uno sbilanciamento a favore delle risorse e dei servizi dedicati alla sicurezza alimentare e alle attività veterinarie, rispetto invece alle risorse e servizi dedicati all'attività di sanità pubblica, prevenzione malattie infettive e vaccinazioni, prevenzione malattie croniche e degenerative, promozione della salute, che è diventata un'unica UOC Igiene e Sanità Pubblica, articolata nelle due UOS Ambiente Salute e Screening e Promozione della Salute.
Stante la differente disciplina organizzativa riscontrabile tra atto aziendale dell'ULSS 6 e Atto aziendale dell'ULSS 2, dove i servizi dedicati alla prevenzione delle malattie e infortuni sul luogo di lavoro sono articolate in una UOC e due UOS, mentre sette sono quelli dedicati alla salute umana e cioè due UOC e 5 UOS.
Quali sono le ragioni che, al di là del criterio generale, differenziano in maniera così importante, in ragione delle caratteristiche di ciascuna ULSS, consentono di giustificare nell'ottica del piano regionale di prevenzione 2014/2018 e delle linee guida di cui all'allegato C, una così evidente differenziazione tra ULSS e ULSS nell'organizzazione e risorse dei servizi, dedicati alla prevenzione della salute umana e nella prevenzione delle malattie e infortuni nei luoghi di lavoro. Questa è la domanda di fondo. Cioè partendo dallo stesso Piano socio-sanitario regionale, dalle stesse linee guida, come è possibile che, all'interno di ULSS attigue, si differenzino così tanto i pesi e le misure. Qui sto ponendo temi che sono assolutamente centrali, della sicurezza nei luoghi di lavoro abbiamo parlato proprio recentemente in questo Consiglio regionale, ma anche di tutti gli aspetti dello screening oncologico, piuttosto che le questioni relative alle malattie infettive, alle vaccinazioni e alla sorveglianza.
Volevo capire se ci sono delle motivazioni che hanno portato l'ULSS 6 a fare una scelta così carente rispetto a questi aspetti e se lei poteva in qualche modo, Assessore, intervenire su questo.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola all'assessore Coletto per la risposta.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"Acquisite in merito ai contenuti dell'interrogazione in argomento ogni utile informazione dell'azienda ULSS 6 Euganea, si rappresenta quanto di seguito evidenziato: preliminarmente va osservato che le linee guida della delibera 1306, 16 agosto 2017, prevedono per il Dipartimento di Prevenzione dell'azienda ULSS 6 Euganea un numero di quattro voci veterinaria; nell'atto aziendale in argomento risulta pertanto rispettato lo standard di 1,31 strutture semplici per struttura complessa.
Tale rapporto è infatti previsto nella normativa di settore, per cui diminuendo complessivamente il numero delle voci aziendali diminuisce anche quello delle UOS. Va inoltre evidenziato che a favore dell'azienda ULSS 6 euganea non stata prevista alcuna UOC a discrezione del Direttore generale, per cui le UOC dei dipartimenti di prevenzione sono stabilite dalle schede regionali, diversamente invece risulta per l'azienda ULSS 2 Marca Trevigiana, per la quale l'Amministrazione regionale ha previsto per il dipartimento di prevenzione due UOC a favore al Direttore generale per poter effettuare una scelta ritenuta più confacente alle necessità dell'azienda stessa.
La scelta di assegnare all'interno dell'Azienda USL 6 Euganea una struttura semplice ad ogni struttura complessa nasce, come sopra messo in evidenza, dalla necessità di rispettare un rapporto normativo dell'1,31 articolando l'organizzazione in modo che il Direttore di struttura complessa assegni le strutture semplici compiti specifici che coprono l'intera azienda, lasciando ad una successiva articolazione funzionale la gestione locale, di cui l'attività propria della struttura complessa, in modo tale da rendere il modello snello, ma contestualmente aderente alla territorialità.
Ciò premesso al fine evidenziato che la deliberazione direttoriale 750 del 23 ottobre 2017, con la quale sia stata adottata la proposta dell'atto aziendale di organizzazione e funzionamento delle ULSS 6 Euganea, è passata la verifica di conformità ai principi ed ai contenuti delle citate linee guida regionali e non sono state formulate osservazioni in merito all'organizzazione dei dipartimenti di prevenzione, e di conseguenza con decreto del Direttore generale dell'area sanità e sociale 159 del 29/12/2017, è stato approvato l'atto aziendale dell'ULSS 6 Euganea".

PRESIDENTE

Grazie.
La parola al collega Ruzzante per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Assessore, non mi dichiaro soddisfatto. Credo che avremo la possibilità di discuterne nell'ambito del nuovo PSSR e rivedere questa previsione. Non si capisce perché nel territorio dell'ULSS della Marca Trevigiana è ritenuto più confacente, io lo riterrei più confacente anche per il territorio dell'ULSS 6, un'organizzazione fatta in maniera più adeguata rispetto alle esigenze di quel territorio. Allora mi piacerebbe che discutessimo di questo. Se è una scelta che riguarda tutte le ULSS del Veneto, ci sta, ma siccome ogni territorio ha la sua storia, in qualche modo io credo che questa sia stata un indebolimento dei servizi di prevenzione rispetto al territorio della mia provincia. Mi rivolgo ai colleghi consiglieri regionali della maggioranza, nell'ambito, a partire dal Presidente della Quinta Commissione, ma anche ai colleghi di qualsiasi parte politica essi appartengano, vediamo di rendere in qualche modo più confacente anche nell'ULSS 6 i servizi pro-prevenzione esattamente come sono ritenuti confacenti nell'ULSS della Marca Trevigiana. E' abbastanza semplice come concetto: lo stesso modello organizzativo che funziona per i trevigiani, vorrei che funzionasse anche di qua del Sile, non so adesso se ho detto una cavolata dal punto di vista geografico, comunque quello che funziona di là potrebbe funzionare anche di qua. La dico proprio in termini concreti.
Non mi dichiaro soddisfatto per la risposta, ma mi dichiarerò sicuramente soddisfatto al termine del nuovo Piano socio-sanitario regionale. Sono convinto che questo sia un punto che si possa e si debba in qualche modo correggere, perché i segnali che mi arrivano dal territorio sono assolutamente negativi.
Lei sa che io non faccio mai una questione di UOC, non mi interessa, a me interessa quale risposta il territorio riceve rispetto alle problematiche di quel territorio. Non ne faccio mai un problema di caselline, so che poi il Piano socio-sanitario si deve tradurre anche in caselline, ma le assicuro che qui non è un problema di caselline, è un problema di contenuti e di risposta dal punto di vista sanitario, rispetto a quel territorio.
La prego di darci un'occhiata un po' più in profondità. Grazie.
PUNTO
8



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "RISPOSTA A INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 531 DEL 18 GENNAIO 2018: LA GIUNTA NON SI È SOFFERMATA, RISPETTO AL QUESITO POSTO, SUI PARAMETRI DI VALUTAZIONE INSERITI NEGLI ATTI DI GARA PER L'AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI RISTORAZIONE PER LE AZIENDE SANITARIE DEL VENETO" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 546) RINVIATA

"Premesso che con Deliberazione n. 17/IIM del 26 gennaio 2018, la Giunta regionale approvava il testo della risposta all'interrogazione a riposta scritta n. 531 del 18 gennaio 2018, presentata dal sottoscritto consigliere.
Rilevato che nell'ambito del testo della risposta di cui alla citata deliberazione, richiamata la sussistenza della Commissario di Azienda Zero, dopo un excursus argomentativo teso a illustrare la struttura della procedura di evidenza pubblica di specie e oggetto dell'interrogazione, si specificava che "il capitolato speciale ha disciplinato ogni elemento tecnico-normativo orientato a favorire la massima partecipazione e concorrenzialità da parte del mercato (presenza di più lotti, presenza di alternativo sistema di produzione pasti)".
Richiamato il seguente passaggio della propria precedente interrogazione a risposta scritta in argomento, nella parte in cui si evidenziava il seguente punto del disciplinare di gara: "in particolare nell'Allegato 5 al Disciplinare di gara (Criteri di valutazione) tra i parametri di valutazione di cui alla lettera D "Tempi di attivazione del servizio" per i lotti nn. 1, 2, 3, 5 e 6 era previsto quanto segue "Disponibilità del/i centro/i di cottura al momento della stipula del contratto con avvio del servizio entro 30 giorni dalla sottoscrizione del contratto (Punti 5)"".
Considerato che la risposta approvata dalla Giunta regionale non si sofferma e non illustra, in alcun modo, alla luce del quesito posto, le motivazioni di carattere tecnico e sostanziale, che, sulla scorta dell'analisi fattuale del mercato di riferimento, hanno condotto all'inserimento del predetto parametro di valutazione.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) quali sono le motivazioni di carattere tecnico e sostanziale soggiacenti all'inserimento nell'Allegato 5 al Disciplinare di gara del seguente parametro: "Disponibilità del/i centro/i di cottura al momento della stipula del contratto con avvio del servizio entro 30 giorni dalla sottoscrizione del contratto (Punti 5)";
2) se non ritiene che l'inserimento del parametro di valutazione di cui al punto 1) si sia posto quale elemento tale da restringere l'effettività della libera concorrenza?".

PRESIDENTE

Grazie. Dell'IRS al punto n. 8 dell'ODG del collega Ruzzante non è pronta la risposta della Giunta regionale e quindi si rinvia.
PUNTI
9 e 10

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "COSA STA SUCCEDENDO AL CENTRO SANITARIO POLIFUNZIONALE DI CAPRINO?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 245)
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BASSI, NEGRO, CASALI E CONTE RELATIVA A "PERCHÉ LA GIUNTA REGIONALE NON AUTORIZZA GLI OSPEDALI DI COMUNITÀ IN PROVINCIA DI VERONA?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 215)

Interrogazione a risposta scritta n. 245.
"Premesso che:
- il progetto e l'attuazione della riconversione dell'ospedale di Caprino in Centro Sanitario Polifunzionale, condiviso coi sindaci del territorio, risale ancora all'anno 2006;
- gli accordi allora presi con la Conferenza dei Sindaci‎ prevedevano che, in luogo, fossero attivate una RSA, un ospedale di comunità, un hospice e mantenuto il Pronto Soccorso, oltre ad un'altra serie di servizi;
- negli anni a seguire sono stati attivati solo l'RSA e l'ospedale di comunità;
- il Pronto Soccorso è stato definitivamente chiuso in data 8 gennaio 2014; doveva essere sostituito da un Punto di Primo Intervento di tipo B che ad oggi, nonostante le modifiche in tal senso della scheda ospedaliera dell'Ulss 22, non risulta ancora attivato;
- l'hospice risulta anch'esso non ancora attivato.
Considerato che:
- allo scrivente risulta inoltre che‎, il prossimo 10 giugno, verranno chiusi pure l'ospedale di comunità e la RSA rendendo praticamente l'ex-Ospedale di Caprino un deserto di servizi sanitari;
- se questo fosse confermato, si tratterebbe dell'ennesima presa in giro verso i cittadini di quest'area della provincia veronese e sarebbe una grave violazione di un patto siglato ancora nell'anno 2006 tra regione Veneto e questo territorio.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) se corrisponda al vero la notizia dell'imminente chiusura dell'ospedale di comunità e della RSA di Caprino;
2)quali sono i programmi e le risposte che questa Amministrazione Regionale intende dare per la sanità a Caprino e nell'area del Baldo.".
Interrogazione a risposta scritta n. 215.
"Premesso che:
- gli ospedali di comunità previsti dalla programmazione socio-sanitaria della regione Veneto rappresentano una duplice risposta per i nostri cittadini: la vicinanza territoriale del servizio ed il risparmio economico-finanziario rispetto all'assistenza ospedaliera;
- in alcune realtà provinciali si sono autorizzati tutta una serie di posti letto per ospedale di comunità anche in convenzione con erogatori privati.
Preso atto che:
- in data 4 marzo 2016 l'assessore regionale alla sanità ha comunicato attraverso il Corriere di Verona che le autorizzazioni di esercizio per alcune realtà veronesi sono pronte o comunque sono in dirittura d'arrivo;
- in data 5 marzo 2016 l'ULSS n. 20 attraverso L'Arena di Verona, conferma quanto comunicato il giorno precedente dall'assessore regionale alla sanità precisando che con una imminente delibera di Giunta regionale le strutture autorizzate saranno accreditate.
Considerato che le dichiarazioni pubbliche sia dell'assessore regionale alla sanità che dell'ULSS n. 20 derivano dal fatto che evidentemente ci siano istanze di richiesta per l'esercizio di posti letto dedicati all'ospedale di comunità e che dette richieste abbiano avuto un iter amministrativo positivo.
Tutto ciò premesso e considerato, i sottoscritti consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale
per sapere in che tempi verranno approvate le delibere di giunta regionale per l'accreditamento dei posti letto di ospedale di comunità nelle realtà provinciali come quella veronese.".
L'IRS n. 245 del collega Bassi, al punto n. 9 dell'ODG, stesso problema di prima: non è presente in Aula e quindi va data direttamente la risposta scritta dall'Assessore in un altro momento.
L'IRS n. 215, presentata sempre dal collega Bassi, al punto n. 10 dell'ODG, ci sono anche i consiglieri Negro e Casale. Quindi se ritengono di avere la risposta dall'Assessore, altrimenti procediamo con le stesse modalità di prima.
Stesse modalità di prima, viene data la risposta scritta, verrà data direttamente dall'Assessore.
PUNTO
11



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA BALDIN RELATIVA A "LA GIUNTA INTENDE INTERVENIRE CON L'ANAS PER RISOLVERE IL PROBLEMA DEL PONTE SUL PO DI SANTA MARIA MADDALENA?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 565)

e, punto aggiuntivo

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE AZZALIN RELATIVA A "COME INTENDE COMPORTARSI LA GIUNTA REGIONALE PER FAR RIDURRE I DISAGI DERIVANTI DALLA CHIUSURA DEL PONTE SUL FIUME PO, IN LOCALITÀ PONTELAGOSCURO, NEL COMUNE DI OCCHIOBELLO?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 562)

"Premesso che:
- il ponte sul Po di Santa Maria Maddalena che collega Veneto ed Emilia Romagna (precisamente Occhiobello e Ferrara) necessita di una urgente manutenzione e di interventi di risanamenti strutturali di non poco conto, cosa purtroppo risaputa da anni, e le previsioni di questi giorni sono ancora incerte sulla durata dei lavori;
- i sindaci della zona di Ferrara e del Polesine Stienta, Gaiba, Pincara, Fiesso e Canaro hanno scritto all'Anas chiedendo informazioni precise sulle tempistiche dei lavori e sulle conseguenze di criticità;
- i rischi di una lunga chiusura del ponte porterebbero disagi notevoli, Occhiobello rischierebbe un aumento del volume di traffico ingente, con conseguenze sulla viabilità e sulla salute dei cittadini assai preoccupante, conseguenze ci sarebbero anche per i commercianti ed i liberi professionisti.
Considerato che le richieste delle Amministrazioni sono di non procedere ad una lunga chiusura del ponte, ma di tenere in considerazione la possibilità di poter prevedere dei sensi unici alternati e anche di poter usufruire gratuitamente della tratta autostradale Occhiobello-Ferrara Nord fino al termine dei lavori.
La sottoscritta Consigliera
interroga la Giunta regionale
per sapere se intenda intervenire con l'Anas per capire quanto prima quali siano le modalità, le tempistiche dei lavori e le soluzioni ai problemi delle Amministrazioni".

PRESIDENTE

Questa interrogazione è esattamente analoga alla IRS 562 del collega Azzalin, pertanto è facoltà di entrambi i colleghi presentarla e poi, una volta ottenuta la risposta dall'assessore Bottacin, intervenire in replica.
Chi chiede la parola? I colleghi le danno entrambi per lette e quindi la parola all'assessore Bottacin per la risposta.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"La Strada Statale 16 Adriatica è una strada che collega i maggiori capoluoghi della costa adriatica e molti altri Comuni, con un'ampiezza che supera i mille chilometri: la più lunga Strada Statale della rete italiana.
Il ponte della Strada Statale 16 sul fiume Po, di collegamento tra le Regioni Veneto ed Emilia Romagna, tra i Comuni di Occhiobello e Ferrara, è stato costruito alla fine della Seconda Guerra Mondiale e rappresenta uno dei più importanti snodi della viabilità primaria, attraversato da un elevato volume di traffico veicolare sia leggero che pesante.
La suddetta infrastruttura di attraversamento del Po, gestita dalla società ANAS S.p.A., è ormai obsoleta, necessitando sempre più spesso di interventi emergenziali di manutenzione straordinaria urgenti, con parziale o totale chiusura del ponte stesso, creando sempre grande disagio ai cittadini utenti della strada.
Dopo lunghi anni di attesa, con l'ultima sottoscrizione dei contratti di programma tra ANAS e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono stati reperiti i finanziamenti per i necessari lavori e nel corso del 2017 l'ANAS ha finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara per i lavori di manutenzione straordinaria sia del ponte sul Po a Pontelagoscuro, lungo la Strada Statale 16 Adriatica, sia del ponte sul Reno, lungo la Strada Statale 64 Porrettana in Provincia di Ferrara, con durata dell'appalto previsto in 270 giorni ed un investimento complessivo pari a 4.125.000,00 euro.
In previsione dei lavori del ponte sul Po, al fine di limitare al massimo i disagi conseguenti agli utenti stradali della Strada Statale 16, tra le Regioni per il Veneto ed Emilia Romagna, con nota protocollo 109635 del 21 marzo 2018, l'Assessore dei Lavori Pubblici Infrastrutture e Trasporti del Veneto, aveva chiesto un incontro urgente con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con ANAS S.p.A., al fine di mantenere la circolazione stradale sul ponte a senso unico alternato per l'intero periodo dei lavori o in alternativa, nell'impossibilità di tale ipotesi, di consentire il traffico gratuito sull'autostrada A13, per gli utenti in entrata ed uscita tra i caselli di Occhiobello e Ferrara nord, per una percorrenza pari a circa 8 chilometri per tutto il periodo di divieto di transito sul ponte, anche in tal caso per l'intero periodo di durata dei lavori. In data 18 aprile 2018, presso la sede ANAS di Bologna, si era tenuto in proposito un incontro con i responsabili ANAS, presenti i rappresentanti della società concessionaria dell'autostrada A13, Autostrade per l'Italia S.p.A., delle Regioni Veneto ed Emilia Romagna e dei Comuni di Ferrara e Occhiobello.
Nel corso di tale riunione ANAS aveva confermato all'inizio dei lavori per il maggio 2018, con durata della chiusura del ponte sul Po ridotta a quattro mesi rispetto ai 7 mesi contrattualmente previsti, con maggiori costi necessari a compensare le lavorazioni previste su tre turni H24 e continuativamente 7 giorni su 7, a carico di ANAS stessa. Inoltre in attesa del sollecitato incontro con il Ministero delle infrastrutture era stata ipotizzata la gratuità del pedaggio autostradale nella sola tratta con origine e destinazione tra i caselli di Ferrara nord e Occhiobello, in entrambe le direzioni, e unicamente agli utenti dotati o che si sarebbero dottati di Telepass con copertura finanziaria momentaneamente garantita dalle due Amministrazioni comunali di Occhiobello e Ferrara. I Comuni stessi inoltre avevano confermato la disponibilità ad attivare punti di distribuzione del Telepass oltre il territorio con canone gratuito per sei mesi.
Successivamente con nota in data 23 aprile 2018, sottoscritta congiuntamente dagli assessori del Veneto dell'Emilia Romagna competenti in materia di infrastrutture e trasporti, veniva sollecitato al Ministero delle infrastrutture un incontro per la necessità di promuovere ogni utile e positiva collaborazione nei rapporti con le società ANAS S.p.A. e da Autostrade per l'Italia S.p.A., in merito alle problematiche connesse ai lavori del ponte sul Po e dalla relativa chiusura per un periodo di circa quattro mesi, prospettando nuovamente l'ipotesi di utilizzare l'autostrada A13 nella tratta tra i caselli di Occhiobello e Ferrara nord, con messa a disposizione gratuita del telepass. La Società Autostrade per l'Italia S.p.A. aveva stimato in proposito l'ammontare del pedaggio per gli utenti in circa 120, 150 mila euro per l'intero periodo di interruzione del ponte.
Oltre a tali oneri si dovevano aggiungere anche quelli derivanti dalle modifiche da apportare al servizio di trasporto pubblico locale degli autobus extra urbani che per il bacino Veneto erano stimati in circa 60.000 euro per l'intero periodo, e per il bacino ferrarese in circa 130.000 euro. In data 10 maggio 2018 infine, si è tenuto l'atteso incontro presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, presenti i rappresentanti delle due Regioni interessate, dell'Anas, della Società Autostrade per l'Italia S.p.A., dei comuni di Ferrara Occhiobello e della Provincia di Rovigo.
Nel corso di tale incontro si è concordato che:
- sarà firmato un protocollo d'intesa fra ANAS e Società Autostrade per l'Italia S.p.A. e i Comuni per consentire il transito gratuito dei residenti nei sette comuni individuati, Ferrara, Occhiobello, Stienta, Gaiba, Fiesso Umbertiano, insomma l'elenco dei Comuni, per il transito dei soli veicoli leggeri, Classe A e B per il periodo di quattro mesi dalla chiusura del ponte fino all'11 ottobre. Il 50 per cento dei costi di pedaggio verrà sostenuto da MIT e il restante 50 per cento verrà sostenuto dai Comuni, con il tetto massimo di spesa complessivo pari a 150.000 euro. La Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali del MIT farà la verifica dei minori o maggiori incassi di Società Autostrade per l'Italia S.p.A. e determinerà alla fine del periodo il reale costo per gli enti locali;
- le operazioni di cantiere con circolazione a senso unico alternato, dalle 9 alle 17, decorso dal 28 maggio;
- la chiusura totale del ponte sarà dall'11 giugno, dopo la chiusura delle scuole, e durerà quattro mesi;
- non verrà chiesta ai Comuni alcuna polizza fideiussoria a garanzia del pagamento dei costi del pedaggio.
Sono attualmente in corso le attività propedeutiche alla sottoscrizione del sopra citato protocollo d'intesa, atto convenzionale necessario per recepire quanto condiviso nel corso della riunione presso il MIT nel maggio ultimo scorso. Sul versante del trasporto ferroviario sono stati altresì incrementate le fermate di treni che interessano la stazione di Occhiobello, sulla tratta Venezia Bologna, tale soluzione consente infatti di evitare l'utilizzo dell'automobile durante l'esecuzione dei lavori sul ponte a favore della modalità ferroviaria. Trenitalia su richiesta della Regione Veneto ha accolto tale istanza ed ha comunicato che il nuovo orario ferroviario prevede l'introduzione di una fermata straordinaria nella stazione di Occhiobello di quattro treni in direzione Venezia - Bologna e quattro treni in direzione Bologna – Venezia, distribuiti nell'arco della giornata per i periodi compresi tra il 17 giugno e il 10 luglio e tra il 9 settembre l'11 ottobre.
Nel periodo compreso tra l'11 luglio e l'8 settembre invece l'introduzione di una nuova fermata non è possibile a causa della concomitanza di importanti lavori infrastrutturali, programmati sulla linea da RFI, nella tratta più a nord compresa fra Monselice e Terme Euganee, che penalizzeranno inevitabilmente la regolarità del servizio".

PRESIDENTE

Grazie. Risponde in replica la collega Baldin, poi anche, se si prenota, il collega Azzalin. Prego.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Ringrazio l'assessore Bottacin per la lettura della risposta, dalla quale si evince che comunque la Regione non è stata a guardare e si è adoperata.
Solo un cenno per quanto riguarda le tempistiche dei lavori. Si parla di quattro mesi, ma a detta dei più sono forse previsioni troppo ottimistiche, ce ne vorranno di più, probabilmente e quindi anche per questo chiedo una precisione, un'attenzione particolare sull'andamento e proseguo dei lavori.
Si tratta di un'operazione importante e non va sottovalutato l'effetto del traffico e delle code, perché ai caselli autostradali ci sono code lunghe chilometri e sono difficili da smaltire: per cui chiedo per quanto si possa, una accelerazione dei tempi e un'attenzione particolare da parte dell'Assessore regionale a questo problema delle tempistiche. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Il collega Azzalin ha chiesto la parola per la replica. Prego, consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Complimenti, Presidente.
Prendo atto della risposta della Giunta. In effetti si è adoperata anche se inizialmente sembrava in balia delle decisioni dell'ANAS; devo invece prendere atto che c'è stato un interessamento e un approccio molto positivo e concreto.
Approfitto per dire che oggi, fra l'altro è notizia anche quotidiana, c'è questo avvio per cedere l'asset stradale ad ANAS da parte di Veneto Strade; di questi problemi o simili, probabilmente in futuro ne avremo ancora.
Al di là del delle soluzioni che verranno prospettate e che saranno ovviamente in capo a chi gestirà la rete stradale e quello che gli va a corredo di tutta la logistica, le infrastrutture, quali ponti o altro, è evidente che occorrerà, secondo me, affinare diciamo in qualche modo quello che deve essere l'informazione e la possibilità da parte della Regione di avere una maggior voce in capitolo, rispetto anche alla tempistica, agli interventi, che a quel punto ANAS eserciterà.
Ogni volta che succede un qualcosa che rientra nella programmazione degli interventi anche straordinari, che dovessero intervenire, che si renderanno ovviamente necessari, è evidente che ci deve essere un affinamento meno burocratico, che consenta alla Regione di intervenire, di concerto con gli enti locali, per avere garanzie definite, tempi rapidi, per avere anche quella che deve essere una valutazione, una copertura di eventuali costi che dovessero sopravvenire, sia in maniera diretta o indiretta.
Questa questione diventa un elemento dal quale apprendere ed in qualche modo fare tesoro per risolvere meglio altre situazioni che in futuro si dovessero prospettare. Restando al caso di specie, prendo atto positivamente, mi spiace che non sia presente l'Assessora De Berti in Aula, perché avrei avuto il gradimento di dirglielo di persona. Ma faccio conto che l'Assessore Bottacin possa riferire quanto ho appena esposto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie consigliere Azzalin.
PUNTI
12, 13, 14, 15, 16 e 17



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "CONTRIBUTI REGIONALI PER LA METANIZZAZIONE DEL TERRITORIO: LA GIUNTA REGIONALE HA VERIFICATO SE LE SOMME EROGATE AI BENEFICIARI SIANO STATE FEDELMENTE DICHIARATE AI FINI DELLA DETERMINAZIONE DELLE TARIFFE NELLE STIME PERITALI PER LA MESSA IN GARA DEL SERVIZIO DI DISTRIBUZIONE DEL GAS NATURALE?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 569) RINVIATA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RUZZANTE E ZANONI RELATIVA A "PROGETTO DI RICERCA TRA ENTE PARCO COLLI EUGANEI E UNIVERSITÀ DI PADOVA - DIPARTIMENTO DI MEDICINA ANIMALE, PRODUZIONE E SALUTE: SONO STATI RILEVATI POTENZIALI RISCHI PER LA SALUTE UMANA E PER GLI ANIMALI DOMESTICI?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 572) RINVIATA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "INCENDIO PRESSO LA SEDE SEV DI POVEGLIANO VERONESE (VR): UN ALTRO PREOCCUPANTE SEGNALE PROVENIENTE DALLA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI IN VENETO." (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 573) RINVIATA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "CITTADINI VITTIME DEL "NODO GAZZERA": LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA PER RISOLVERE LE CONSEGUENZE SUL TERRITORIO DERIVANTI DAL FALLIMENTO DEL SFMR" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 574) RINVIATA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "PERSISTENZA DEI CATTIVI ODORI PROVENIENTI DAL BIODIGESTORE DELLA "SOCIETÀ AGRICOLA TOSETTO S.S." DI LIMENA (PD): COSA HA FATTO E COSA HA INTENZIONE DI FARE LA GIUNTA REGIONALE?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 578) RINVIATA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE SCARABEL RELATIVA A ""FREEDOM OF INFORMATION ACT" (FOIA) ANCHE IN ITALIA CON IL DECRETO LEGISLATIVO 97/2016: COME INTENDE PROCEDERE LA GIUNTA PER ASSICURARE A TUTTI I CITTADINI IL LIBERO DIRITTO DI ACCESSO A OGNI INFORMAZIONE DELLA REGIONE?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 374) RINVIATA

Interrogazione a risposta scritta n. 569.

"Premesso che:
- con legge regionale 22 gennaio 1987, n. 2 (abrogata dall'articolo 1, comma 1, della legge regionale 13 agosto 2009, n. 19 ) e con l'art.16 della Legge regionale 1 febbraio 1995, n. 6 (afferente il solo aumento del limite di importo oggetto dei contributi regionali) la Regione del Veneto ha disciplinato il proprio apporto al fine di incentivare "l'estensione e la razionalizzazione della rete di metanizzazione" nel territorio regionale (art. 1 lr n. 2/87), stabilendo di promuovere "l'elaborazione di programmi per aree territoriali, avvalendosi di apposite convenzioni con gli Enti energetici o società preposti nel settore, anche a livello locale. Mediante convenzioni, la Giunta regionale attiva inoltre l'assistenza tecnica nelle fasi di progettazione, esecuzione ed esercizio delle iniziative a favore degli Enti locali singoli, consorziati o costituiti in società che deliberino di gestire direttamente il servizio di distribuzione del metano. (art. 2, commi 1 e 2, lr n.2/87)";
- in particolare, l'art. 3, comma 3, della legge regionale n.2/87, stabiliva il seguente presupposto fondamentale per l'erogazione del contributo a carico del bilancio regionale: "I contributi sono concessi a condizione che gli Enti locali deliberino di gestire il servizio di distribuzione del metano direttamente, tramite loro aziende, consorzi o Società per azioni nelle quali la loro partecipazione sia maggioritaria";
- che l'art. 4 della prefata legge individuava le spese ammissibili a contributo in quelle per progettazione esecutiva, esecuzione dei lavori, impianti e forniture, IVA nella misura di legge, indennità connesse con la realizzazione delle opere e per adduttori secondari, cabine di decompressione, reti cittadine di distribuzione, nonché eventuali oneri a carico degli Enti locali per la realizzazione degli adduttori principali;
Appurato a seguito di riscontri effettuati presso i competenti uffici regionali, l'effettivo pagamento agli enti beneficiari a titolo di contributo per complessivi € 11.347.008,34, limitatamente al solo periodo 1992 al 2008;
Rilevato che:
- l'art. 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 "Attuazione della direttiva n. 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144", in tema di attività di distribuzione del gas naturale, al comma 1 stabilisce che "L'attività di distribuzione di gas naturale è attività di servizio pubblico. Il servizio è affidato esclusivamente mediante gara per periodi non superiori a dodici anni. Gli Enti locali che affidano il servizio, anche in forma associata, svolgono attività di indirizzo, di vigilanza, di programmazione e di controllo sulle attività di distribuzione, ed i loro rapporti con il gestore del servizio sono regolati da appositi contratti di servizio, sulla base di un contratto tipo predisposto dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas ed approvato dal Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto" e al comma 8 dispone che "Il nuovo gestore, con riferimento agli investimenti realizzati sugli impianti oggetto di trasferimento di proprietà nei precedenti affidamenti o concessioni, è tenuto a subentrare nelle garanzie e nelle obbligazioni relative ai contratti di finanziamento in essere o ad estinguere queste ultime e a corrispondere una somma al distributore uscente in misura pari al valore di rimborso per gli impianti la cui proprietà è trasferita dal distributore uscente al nuovo gestore. Nella situazione a regime, al termine della durata delle nuove concessioni di distribuzione del gas naturale affidate ai sensi del comma 1, il valore di rimborso al gestore uscente è pari al valore delle immobilizzazioni nette di località del servizio di distribuzione e misura, relativo agli impianti la cui proprietà viene trasferita dal distributore uscente al nuovo gestore, incluse le immobilizzazioni in corso di realizzazione, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, calcolato secondo la metodologia della regolazione tariffaria vigente e sulla base della consistenza degli impianti al momento del trasferimento della proprietà"
- l'art. 46 bis (Disposizioni in materia di concorrenza e qualità dei servizi essenziali nel settore della distribuzione del gas), commi 1 e 2, del Decreto legge 1/10/2007, n. 159, stabilisce che "Al fine di garantire al settore della distribuzione di gas naturale maggiore concorrenza e livelli minimi di qualità dei servizi essenziali, i Ministri dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie locali, sentita la Conferenza unificata e su parere dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, individuano entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto i criteri di gara e di valutazione dell'offerta per l'affidamento del servizio di distribuzione di gas previsto dall'articolo 14 comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, tenendo conto in maniera adeguata, oltre che delle condizioni economiche offerte, e in particolare di quelle a vantaggio dei consumatori, degli standard qualitativi e di sicurezza del servizio, dei piani di investimento e di sviluppo delle reti e degli impianti. 2. I Ministri dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie locali, su proposta dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas e sentita la Conferenza unificata, determinano gli ambiti territoriali minimi per lo svolgimento delle gare per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas, a partire da quelli tariffari, secondo l'identificazione di bacini ottimali di utenza, in base a criteri di efficienza e riduzione dei costi, e determinano misure per l'incentivazione delle relative operazioni di aggregazione."
- l'articolo 24 decreto legislativo 1 giugno 2011, n. 93, sostituisce il comma 8 del previgente articolo 14 del D.lgs. n. 164 del 2000 con disposizione il cui secondo capoverso ha il seguente tenore "[...] Nella situazione a regime, al termine della durata delle nuove concessioni di distribuzione del gas naturale affidate ai sensi del comma 1, il valore di rimborso al gestore uscente è pari al valore delle immobilizzazioni nette di località del servizio di distribuzione e misura, relativo agli impianti la cui proprietà viene trasferita dal distributore uscente al nuovo gestore, incluse le immobilizzazioni in corso di realizzazione, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, calcolato secondo la metodologia della regolazione tariffaria vigente e sulla base della consistenza degli impianti al momento del trasferimento della proprietà."
- con Decreto 22 maggio 2014 il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato le "Linee Guida su criteri e modalità applicative per la valutazione del valore di rimborso degli impianti di distribuzione del gas naturale" precisando che sia il c.d. VIR (Valore industriale residuo) il rimborso spettante al gestore uscente in caso di subentro di un nuovo soggetto. Tale valore di rimborso, calcolato in conformità con l'art. 5 del Regolamento gare di cui al DM 226/2011 e alle Linee Guida del 7 Aprile 2014, a seguito dell'affidamento mediante gara d'ambito, rappresenta (delibere Autorità n. 367/2014 e 775/2016) il valore iniziale delle immobilizzazioni nette di località, ovvero la base per il calcolo degli ammortamenti e della remunerazione del capitale proprio netto investito nei casi in cui il gestore entrante sia diverso dal gestore uscente nel medesimo territorio comunale;
Considerato che:
- la corretta dichiarazione al Regolatore dei contributi pubblici ricevuti contribuisce significativamente al minor valore della cd "Regolatory Asset Base (RAB)" e di conseguenza consente di pervenire a una minore tariffa per il cittadino utente, mentre si determina una maggiorazione nel caso di omessa o parziale indicazione. Ciò comporta, all'evidenza, un indebito arricchimento del gestore del servizio e influisce negativamente sulla promozione della concorrenza e tutela del consumatore finale, fondamenti questi che costituiscono la ratio della direttiva comunitaria richiamata;
- dai dati resi noti dal Regolatore in ambito gare gas, risulterebbe che, oltre alle mancate dichiarazioni ai fini tariffari, interi bacini di reti e impianti per la distribuzione del gas sono stati oggetto di trasferimenti diretti e nelle valutazioni di stima non si è minimamente tenuto conto in deduzione dei finanziamenti pubblici a suo tempo erogati, con la conseguenza che i cittadini pagheranno una seconda volta l'intero valore degli impianti;
Accertato che a seguito dell'accesso effettuato presso i competenti uffici dell'amministrazione regionale, la Regione del Veneto ha erogato numerosi contributi ai sensi della legge regionale 22 gennaio 1987, n. 2 (Contributi finanziari ai comuni per interventi di metanizzazione nel Veneto);
Evidenziato che stante peraltro quanto si ricava dall'ampia e risalente cronaca giornalistica locale, ai fini della gestione reti e impianti del gas i comuni partecipanti all'ex Consorzio del Conselvano, alla liquidata Azienda Speciale Consorziale Padova Sud nonché alcuni comuni dell'ex Consorzio del Basso Vicentino, tutti beneficiari di contributi, confluirono nell'alveo di Cosecon Distribuzione S.p.A., divenuta Veneto Distribuzione e poi Enerco Distribuzione (che oggi risulta acquisita da Ital Gas1) con socio di maggioranza – soci e proprietari i comuni dell'area del conselvano, due comuni dell'ex consorzio Basso Vicentino, la Provincia di Padova e la Regione del Veneto tramite Veneto Sviluppo S.p.A.– la Cosecon S.p.A. - Società per lo sviluppo economico del Conselvano;
Appurato che dagli elenchi pubblici delle partecipazioni azionarie detenute da Veneto Sviluppo2 risulta che tale società ha detenute azioni (pari al 10,84%) di Attiva S.p.A. dichiarata fallita e subentrata a Cosecon S.p.A.-Società per lo sviluppo economico del Conselvano, di cui sopra;
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere se con riferimento ai contributi regionali erogati ai sensi della legge regionale 22 gennaio 1987, n. 2 e anche in considerazione del ruolo di azionista già assunto della Regione del Veneto in Attiva S.p.A. per il tramite di Veneto Sviluppo S.p.A.:
1) abbia o meno verificato che le somme erogate a titolo di contributo siano state oggetto di fedele dichiarazione da parte dei soggetti beneficiari in sede di determinazione delle tariffe di località;
2) abbia o meno verificato che le somme erogate siano state oggetto di fedele dichiarazione da parte dei soggetti beneficiari con particolare riferimento alla valorizzazione a stima industriale delle infrastrutture (perizie VIR) ai fini della messa in gara e trasferimento oneroso degli impianti;
3) in caso di risposta negativa a quanto rilevato sub 1) e 2), se abbia o meno comunque intenzione di predisporre e/o richiedere le opportune attività ispettive e di verifica in ordine alla corretta imputazione dei contributi regionali erogati ai fini della determinazione delle tariffe di località e della messa in gara e trasferimento oneroso degli impianti in discorso.
Interrogazione a risposta scritta n. 572

Premesso che:
- con Decreto n. 87 del 04/08/2017 il Commissario straordinario dell'Ente Parco Colli Euganei ha approvato lo schema di convenzione con l'Università di Padova - Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute (MAPS);
- il predetto schema di convenzione, della durata di ventiquattro mesi, è funzionale, stante quanto dichiarato alla premesse del decreto in oggetto, ad evidenziare l'eventuale circolazione e la prevalenza di agenti infettivi zoonosici e non in ungulati selvatici dei colli euganei e in eventuali artropodi vettori; strumentale a tale finalità è l'attività di prelievo dagli animali abbattuti e/o catturati nell'ambito del Piano regionale di contenimento della popolazione di ungulati al fine di fornire i campioni biologici che verranno sottoposti ad analisi laboratoristiche a cura dei laboratori del Dipartimento MAPS.
Precisato che nelle premesse del decreto commissariale e all'articolo 5, comma 2, dello schema di convenzione, si legge che "[...] i risultati della suddetta ricerca saranno di proprietà di entrambe le parti contraenti e saranno oggetto di pubblicazione scientifica su riviste scelte dai responsabili del progetto stesso".
Evidenziato il seguente passaggio di cui all'articolo 1, comma 3, dello schema di convenzione: "Scopo del progetto è valutare la circolazione e la prevalenza di agenti infettivi in alcuni casi trasmessi da vettori. Tali agenti infettivi possono avere una valenza zoonosica (ad esempio Borrelia spp., Bartonella spp., Rickettsia spp., Anaplasma spp., virus dell'epatite E etc.) e quindi possono essere potenzialmente trasmessi all'uomo, o possono creare danno sanitario ed economico nel caso l'ungulato selvatico rappresenti un serbatoio di patogeni per popolazioni di animali domestici (Bluetongue virus, Schmallenberg virus, ...)".
Considerato che la notizia di un eventuale riscontro di agenti infettivi potenzialmente trasmissibili all'uomo, con particolare riferimento alla c.d. peste suina africana, o che costituiscano fonte di danno sanitario ed economico nel caso in cui l'ungulato selvatico rappresenti un serbatoio di patogeni per popolazione di animali domestici, dovrebbe essere oggetto di immediata comunicazione agli organi competenti ai fini della valutazione delle misure da attivare, non potendosi ritenere prevalente quanto ai fini della ricerca previsto all'articolo 6 dello schema di convenzione in punto di riservatezza del programma di attività e di obbligo di segretezza per quanto riguarda fatti, informazioni, cognizioni e documenti.
I sottoscritti consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale

per sapere:
1) se, con riferimento al rischio di trasmissione degli agenti infettivi all'uomo e al rischio che l'ungulato selvatico rappresenti un serbatoio di patogeni per popolazioni di animali domestici, il progetto di ricerca tra Ente Parco Colli Euganei e Università di Padova di cui in premessa abbia o meno riscontrato o sia in possesso di elementi e informazioni tali da poter desumere circa l'elevata probabilità di sussistenza dei predetti rischi con particolare riferimento alla presenza o meno di ceppi dei virus della famiglia Asfaviridae e cioè delle Peste suina africana;
2) in caso di riposta affermativa a quanto richiesto sub 1) quali misure urgenti e straordinarie la Regione del Veneto intende adottare in caso di possibile trasmissione di detti agenti infettivi.
Interrogazione a risposta scritta n. 573.

Premesso che:
- nella giornata del 15 aprile scorso un incendio ha colpito l'azienda SEV corrente in Povegliano Veronese (VR) e specializzata nelle operazioni di smaltimento e trattamento di rifiuti;
- si tratta dell'ennesimo incendio che interessa aziende operanti nel settore della gestione del ciclo dei rifiuti. Casi del genere interessano con sempre maggiore frequenza il territorio regionale e più in generale il territorio del settentrione, come emerge dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (v. Relazione sul fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti del 17 gennaio 2018);
- negli ultimi tre anni i casi d'incendio presso centri di smaltimento rifiuti sono raddoppiati rispetto al passato, riguardando nella metà dei casi proprio impianti localizzati nell'Italia settentrionale e in particolare in Veneto.
Evidenziato che nell'ambito della propria interrogazione a risposta immediata n.423 dello 01/09/2017, a oggi non ancora definita, il sottoscritto Consigliere, elencando precedenti atti di sindacato ispettivo sul medesimo tema, portava all'attenzione della Giunta regionale il preoccupante aumento d'incendi a danno di aziende specializzate nel ciclo dei rifiuti, segnalando il fondato timore circa le possibili connessioni di tali accadimenti con la ormai acclarata presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso in territorio veneto.
Considerato che l'incendio da ultimo verificatosi ai danni della SEV di Povegliano Veronese, aggiungendosi a quelli già oggetto di precedenti atti di sindacato ispettivo, non può non contribuire ad alimentare le preoccupazioni che da tali fatti derivano anche con riferimento alle conseguenze in punto di ambiente e salute pubblica.
Il sottoscritto consigliere regionale,
interroga la Giunta regionale

per sapere:
1) se abbia già svolto o abbia intenzione di far eseguire tramite ARPAV accertamenti sul grado di pericolosità delle sostanze rilasciate dall'incendio occorso alla SEV di Povegliano Veronese (VR) e quanto al fine di consentire l'eventuale adozione di tutte le misure necessarie a tutela della salute;
2) quali verifiche ha eseguito o intenda eseguire per conoscere se, nel caso di specie, siano state rispettate le indicazioni contenute nell'AIA, comprese quelle indicate dall'ARPAV e nella VIA?
3) quali attività intende porre in essere al fine di raccogliere elementi idonei da sottoporre alla valutazione degli organi inquirenti?
Interrogazione a risposta scritta n. 574.

Premesso che:
- i residenti in via Gazzera Alta nel territorio della Municipalità di Chirignago Zelarino-Comune di Venezia da anni sono "ostaggi" dell'interclusione creata dai due passaggi a livello esistenti che ne limitano la libertà di movimento;
- questa condizione di sostanziale isolamento è tale per cui è possibile parlare di una vera e propria "periferia" formata invero a poche decine di metri in linea d'aria dal centro città;
- la situazione è ulteriormente aggravata dalla presenza dei cantieri per la realizzazione delle opere connesse al Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale.
Precisato che riguardo ai cantieri del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) presso il cosiddetto "nodo Gazzera", il Consiglio di Municipalità ha approvato l'ordine del giorno n. 3 del 12 aprile 2018 - che si intende qui integralmente richiamato - esprimendo preoccupazione circa le tempistiche di conclusione dei lavori, impegnando il Sindaco e la Giunta comunale ad "attivare in tempi celeri l'iter necessario ad individuare le soluzioni per lo spostamento degli abitanti di via Gazzera Alta compresa fra i due passaggi a livello, coinvolgendo la Regione Veneto che deve assumersi le proprie responsabilità per il fallimento dello SFMR e per le condizioni in cui versano i cittadini vittime del "nodo Gazzera"".
Evidenziato che la realizzazione delle opere connesse al SFRM prevede la chiusura definitiva dei due passaggi a livello, tale per cui il collegamento del quartiere ai servizi sarà garantito esclusivamente da sottopassi ciclopedonali.
Considerato che:
- l'Assessore regionale ai lavori pubblici, alle infrastrutture e ai trasporti, incontrando la Prima e la Seconda commissione consiliare circa la chiusura del contenzioso tra la Regione del Veneto e Net Engineering ha di fatto annunciato il tramonto del progetto SFMR;
- la soluzione necessaria per il "nodo Gazzera" non può consistere soltanto nell'ultimazione dei cantieri SFMR, che pure è indispensabile, in quanto al termine dei lavori permarrebbe la condizione di isolamento degli abitanti, ciò in virtù di quanto sopra evidenziato.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere:
1) quali siano le tempistiche previste per la realizzazione delle opere connesse al SFMR relative al "nodo Gazzera";
2) se intenda attivarsi, in concerto con il Comune di Venezia, Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. e F. S. Sistemi Urbani S.r.l. - e con quali modalità - al fine di ricreare le condizioni affinché possa avvenire il trasferimento dei residenti di via Gazzera Alta, intrappolati tra i due passaggi a livello, in altro luogo dove poter garantire migliori condizioni di vita.
Interrogazione a risposta scritta n. 578.

Premesso che persiste quanto già segnalato dal sottoscritto consigliere attraverso propria interrogazione a risposta immediata (n.1230 del 2 marzo 2015) con riferimento ai cattivi odori provenienti dal biodigestore "Società agricola Tosetto s.s." di Limena (PD).
Preso atto che nell'ambito della risposta alla successiva interrogazione a risposta immediata n. 251 del 14 ottobre 2016, presentata dal Consigliere Sinigaglia e dal sottoscritto, la Giunta regionale (Dgr n. 271/IIM del 6/12/206) formalizzava il proposito di avviare "per il tramite delle sue strutture tecniche, considerata questa ripresa del diffuso disagio della popolazione, in ispecie quella residente nel quartiere Arcobaleno di Limena, [...] in collaborazione con ARPA Veneto, una nuova campagna di rilievi più mirati per comprendere l'esatta fonte delle emissioni odorigene nonché le molecole effettivamente coinvolte. Tale indagine che sarà avviato nelle prossime settimane in collaborazione con ARPA Veneto, Azienda ULSS competente e Comune di Limena potrà avvalersi delle più avanzate indagini olfattometriche realizzate anche in altre Regioni italiane".
Considerato che:
- come sopra detto, i residenti del quartiere Arcobaleno di Limena (PD) continuano a segnalare alle istituzioni pubbliche la persistenza di consistenti e sgradevoli emissioni odorigene provenienti dal citato impianto;
- la Giunta regionale, da ultimo con Deliberazione n. 1343 del 09 ottobre 2015, ha emesso il provvedimento costituente autorizzazione unica ai sensi ai sensi dell'art. 12, commi 3 e 4, D.lgs. n. 387/2003, a integrazione e modifica delle precedenti autorizzazioni sul punto.
Specificato che l'art. 111 Legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 (Collegato alla Legge di stabilità regionale 2017) prevede, al comma 1, che "Al fine di contemperare il ricorso all'uso di fonti energetiche rinnovabili con le esigenze di tutela della salute umana, di protezione dell'ambiente e di tutela del paesaggio, di contenimento del consumo di suolo, di preservazione delle risorse naturalistiche, relativamente agli impianti energetici a biomassa, agli impianti energetici a biogas e gas di discarica e di processi di depurazione di potenzialità uguale o superiore a 999 kW elettrici si applicano le disposizioni di cui al presente articolo" e, conseguentemente, al comma 6, che "La Giunta regionale, al fine di predisporre le linee guida regionali per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, ai sensi del decreto ministeriale 10 settembre 2010 "Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili", avvia attività di studio per definire le ulteriori misure atte a garantire il rispetto delle esigenze pubbliche di tutela, prevenzione e preservazione di cui al comma 1".
Tutto ciò sopra premesso il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere:
1) se è stata effettuata in collaborazione con ARPA Veneto la campagna di rilievi, secondo il proposito formalizzato con la Dgr n. 271/IIM del 6 dicembre 2016 e quali sono stati gli esiti di detti rilievi, ove effettuati?
2) perché non sono state ancora predisposte ed emanate le Linee Guida di cui al comma 6 dell'art.11 della Legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 ?
Interrogazione a risposta scritta n. 374.

Premesso che:
- il libero accesso alle informazioni e ai documenti detenuti dalla Pubblica Amministrazione consente la piena libertà di espressione da parte dell'individuo, che rappresenta uno dei princìpi fondamentali degli ordinamenti democratici e che in Italia è garantita dall'articolo 21 della Costituzione; il diritto di accesso costituisce altresì il presupposto di una piena partecipazione dei cittadini alla vita democratica, andando a rendere meno asimmetrico il rapporto tra Ente pubblico e privati;
- ogni cittadino, infatti, ha diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero e ha libertà d'opinione, esprimendo le proprie convinzioni e idee sia individualmente sia collettivamente, e a questo si accompagna quindi il diritto di formare correttamente le medesime entrando in possesso delle informazioni detenute da chi amministra la Cosa Pubblica;
- tale diritto di accesso è altresì fondamentale per ciascuno di noi per tutelare i nostri diritti nei confronti della Pubblica Amministrazione e per contrastare corruzione e criminalità organizzata, a patto che esso sia garantito da norme sulla trasparenza dell'azione Amministrativa moderne, di larga applicazione e facilmente utilizzabili dai cittadini;
- in virtù di ciò, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha riconosciuto quello di accesso alle informazioni detenute dai Governi come diritto umano, in base al quale la Pubblica Amministrazione ha obblighi di informazione, pubblicazione e trasparenza e i cittadini hanno diritto a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle Amministrazioni che non contrasti con la sicurezza nazionale o la privacy;
- a oggi più di 90 Paesi democratici si sono dotati di cosiddetti "Freedom of Information Acts" (FOIA), atti normativi che riconoscono e disciplinano tale diritto di libero accesso; quanto all'Italia, trattasi del recente decreto legislativo 97/2016 che finalmente garantisce a ogni cittadino il libero accesso a ogni informazione della Pubblica Amministrazione, segnando una netta inversione di tendenza rispetto al passato;
- i cittadini italiani, infatti, hanno ora diritto a conoscere dati e documenti in possesso della Pubblica Amministrazione in forma gratuita anche in assenza di un interesse diretto; in caso di rifiuto di rilascio di un documento, lo stesso dovrà essere adeguatamente motivato e il cittadino potrà rivolgersi in proposito al responsabile anticorruzione o al difensore civico.
Considerato che:
- la Giunta regionale del Veneto non eccelle quanto a trasparenza, basti pensare che è fatto notorio tra gli addetti ai lavori che le deliberazioni della medesima vengano trasmesse al Consiglio regionale con notevole lentezza, dopo settimane dalla loro approvazione se non solo quando vengono pubblicate nel Bollettino ufficiale della Regione (BUR), nel qual caso per poterne leggere il testo passano addirittura dei mesi;
- la funzione di controllo e indirizzo riconosciuta da Statuto e da Regolamento al Consiglio regionale, quindi, viene pesantemente ostacolata da tali ritardi se non persino resa impossibile in determinati casi;
- è ragionevole supporre che simili ritardi colpiranno in maniera più significativa i semplici cittadini che, avvalendosi del nuovo istituto disciplinato dal decreto legislativo 97/2016, accederanno verosimilmente in forma massiva a informazioni e documenti sinora loro negati in virtù della vecchia normativa di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere quali iniziative intenda intraprendere per assicurare un tempestivo ed efficace riscontro al probabile considerevole aumento delle richieste di accesso a dati e documenti della Regione del Veneto che perverranno dai cittadini in seguito all'emanazione del decreto legislativo 97/2016.
Abbiamo finito le interrogazioni che erano pronte e le IRS nn. 569, 572, 573, 574, 578 e 374 che sono iscritte ai sensi dell'articolo 111 vengono rinviate al prossimo Consiglio, nella speranza che la Giunta regionale provveda a dare le risposte.
PUNTO
18



RICOSTITUZIONE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA PER LE ACQUE INQUINATE DEL VENETO IN RELAZIONE ALLA CONTAMINAZIONE DI SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS), GIÀ ISTITUITA CON DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO N. 72 DEL 15 MAGGIO 2017 (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 65) (DELIBERAZIONE N. 62/2018)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Alessandro Montagnoli.
"Con la presente proposta di deliberazione amministrativa, si intende disporre la ricostituzione della Commissione d'Inchiesta per le Acque Inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). La Commissione PFAS è stata istituita con deliberazione del Consiglio regionale n. 72 del 15 maggio 2017, si è insediata il 29 agosto 2017, ed ha prorogato la sua attività fino al 18 dicembre 2017, concludendo in tale data i suoi lavori in ordine alla fase conoscitiva (note prot. 24120 del 24 ottobre 2017 e prot. 857 del 16 gennaio 2018).
Si rende ora necessario trasmettere al Consiglio regionale la relazione finale, giunta alla sua stesura conclusiva, con il previo e doveroso esame nella sede competente, già opportunamente individuata.
Si propone, dunque, la ricostituzione della Commissione PFAS ai soli fini dell'esame della relazione finale e della trasmissione degli atti al Consiglio regionale consentendo in tal modo di concludere con le prescritte formalità le attività previste nella deliberazione istitutiva e, nella sostanza, di adempiere doverosamente al mandato ricevuto.
La Prima Commissione nella seduta n. 129 del 23 maggio 2018 ha licenziato il provvedimento all'unanimità con i voti favorevoli dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia-Alleanza per il Veneto, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Alessandra Moretti Presidente e la componente politica Liberi E Uguali del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

La parola al Relatore.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Scusi Presidente. Colleghi, non sarò veloce, si tratta della Commissione PFAS, sapete che abbiamo costituito una Commissione d'Inchiesta ancora nel maggio 2017, abbiamo terminato i lavori, si tratta di concludere l'iter finale della relazione, per cui andiamo con questa delibera a ricostituirla, dopodiché si depositerà la relazione finale con gli atti al Consiglio, un atto formale, ma che dovevamo fare perché era scaduta a fine anno. Ringrazio i colleghi della Commissione e il Presidente Manuel Brusco. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro, ma sarà certificato poi in Aula. Grazie.

PRESIDENTE

La parola al collega Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Buongiorno, Presidente. Ringrazio il Relatore di questa PDA, il collega Montagnoli. Com'è prassi va riattivata la Commissione d'Inchiesta. La riattivazione servirà per arrivare all'approvazione della relazione finale, relazione che è il frutto di una serie di incontri di audizioni molto intense che ha avuto la Commissione nel corso dei suoi quattro mesi di lavoro. Per cui nelle prossime settimane, da quando la Commissione sarà riattivata, avremo delle nuove sedute in cui vaglieremo la relazione che è stata il frutto del lavoro. Ringrazio anche lo staff della Commissione stessa che si è dovuto impegnare molto, a partire dalla Dottoressa Colucci fino a tutti i funzionari della Commissione stessa. Si è dovuta impegnare molto per far sintesi di una serie di documentazioni che abbiamo raccolto, credo anche molto importanti al fine di fare ordine e chiarezza in base alla vicenda dell'inquinamento da PFAS. Quindi avviso già i colleghi commissari che, come Ufficio di Presidenza, adesso mi sentirò con i miei colleghi Villanova e Montagnoli. Sarete convocati per una seduta o forse anche più di una, al fine di approvare il documento finale della Commissione d'inchiesta.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
È con grande piacere che vediamo arrivare in quest'Aula qualche segnale dalla Commissione d'inchiesta PFAS, perché come sappiamo era stata istituita a maggio del 2017, poi si è insediata il 29 agosto del 2017, ha lavorato per due mesi e successivamente ha chiesto anche la proroga di altri due mesi: siamo arrivati al 18 dicembre 2017.
In quella data abbiamo concluso i lavori per quanto riguarda la fase operativa, conoscitiva.
Il Regolamento parla chiaro perché dice che, entro dieci giorni dalla fine dei lavori, deve essere presentata in Aula la relazione finale e deve essere votata dal Consiglio. C'è la possibilità da parte delle minoranze di fare anche una eventuale relazione di minoranza e naturalmente anche noi ringraziamo del lavoro svolto, da parte di chi si è occupato della stesura della relazione.
C'è voluto molto tempo perché gli auditi sono stati veramente molti. Gli interessati erano delle categorie più varie: associazioni di categoria, i Sindaci, le Province, l'ARPAV, le ASL, i Comitati, le associazioni ambientaliste, le mamme che si occupano del destino dei loro figli contaminati da PFAS. Sicuramente c'era bisogno di tempo, perché la materia è complessa, la materia è delicata, il problema è che sono passati sei mesi, non 10 giorni ed è passato un po' troppo tempo, tanto è vero che da quello che ho capito, è la prima volta che per quanto riguardano Commissioni d'inchiesta, si prevede, passatemi il termine colleghi, la riesumazione della stessa.
A inizio Commissione d'inchiesta, avevamo chiesto, come Gruppo del Partito Democratico, una serie di questioni e in particolare più risorse da destinare, che venissero messe in campo delle risorse umane, proprio perché sapevamo, ancorché non avevamo già sentito tutti gli auditi, che la questione era molto complessa; maggior trasparenza e l'acquisizione dei verbali della Commissione bicamerale sulle ecomafie che già si era occupata dai PFAS.
Per quanto riguarda la trasparenza, c'è stato un pronunciamento da parte della Giunta sul Regolamento; su questo quindi c'è stata chiarezza; naturalmente, personalmente, io non mi accontento e non mi rassegno a una posizione del genere e quindi, come avevo già annunciato, presenteremo un progetto di legge che prevede, al pari di altri regolamenti consiliari di altre limitrofe e non solo, una maggiore trasparenza.
Per quanto riguarda le risorse va fatta una riflessione su questo, Presidente e colleghi: come Consiglieri e come Consiglio abbiamo il vanto, ogni anno, di risparmiare delle risorse, tant'è vero che l'ultima delibera la 159 del 28 novembre 2017, prevede una restituzione di ben 5.098.230,00 euro da parte del Consiglio regionale: quindi abbiamo risparmiato.
I soldi, bene o male, ci sarebbero per la nostra attività; nella delibera istitutiva, la n. 72 del 15 maggio 2017, si diceva che sarebbero state possibili anche acquisizioni di consulenze e quant'altro. Quindi trovo un po' contraddittoria la situazione che ci vede arrivare con ritardo, pur giustificato. Non si può dare colpa a nessuno, però con il fatto che non è stato dato seguito, addirittura alla deliberazione del Consiglio del 15 maggio 2017, che dava la facoltà di poter dotare di qualche risorsa, collaborazione in più questa Commissione, perché non è giusto che vada a gravare su poche persone, vista la mole di lavoro che c'era per poter realizzare questa relazione. Quindi, cari colleghi e Presidente, dobbiamo fare una riflessione su questo. Non sempre certi risparmi vanno a vantaggio della collettività, perché in questo caso abbiamo perso sei mesi. Era meglio a mio avviso investire qualche denaro in più, ma essere più efficienti e più veloci nel restituire a tutta l'Aula il responso di questa Commissione d'Inchiesta. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Prego, consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Sarò rapidissimo, Presidente. Ho votato a favore, infatti è stata votata all'unanimità questa proposta di deliberazione amministrativa. Voterò anche in Aula per la ricostituzione della Commissione d'Inchiesta per le acque inquinate del Veneto, in relazione alla contaminazione di sostanze del PFAS, già istituita con deliberazione del Consiglio regionale il 15 maggio 2017. Raccomando alla Commissione e al suo Presidente, credo che si debba rinnovare, ai componenti della Commissione di prestare attenzione in particolar modo nel documento conclusivo, ma non ho dubbi che questo sarà fatto, il tema dei lavoratori della Miteni. Noi abbiamo spesso messo la giustissima attenzione nei confronti di 350.000 cittadini del Veneto che sono stati messi a rischio dalla presenza dei PFAS nelle acque, nelle acque potabili del Veneto. Ma c'è un tema che riguarda i lavoratori non solo del Veneto. Io parlo della questione veneta, perché la Commissione si occupa di questo, ma con altrettanta attenzione, mi auguro nel documento conclusivo, si guardi alle condizioni e alle situazioni all'interno della Miteni, per due ordini di problemi. Il primo è quello della salvaguardia occupazionale, che non rischiamo alla fine di tutto questo percorso che gli unici che pagheranno, da un punto di vista salariale economico e dal punto di vista del loro futuro, saranno proprio i lavoratori della Miteni. Dall'altro lato la questione della sicurezza di quei lavoratori. Perché se è vero che nel sangue delle persone sono state trovate importanti e preoccupanti presenze di PFAS, importantissime, drammatiche anche per certi versi, è vero che nei lavoratori della Miteni queste presenze erano fino a 100 volte superiori rispetto a quelle che sono state trovate nella popolazione. Quei lavoratori sono stati sottoposti ad un duplice rischio, dal punto di vista della sicurezza, dal punto di vista della salute, perché essere sottoposti in qualche modo all'inquinamento da PFAS nel proprio corpo, nel proprio sangue, nelle proprie urine, rappresenta un problema enorme, in dimensioni molto superiori rispetto a quelle gravi che sono state trovate nella popolazione e dall'altro lato a rischio occupazionale, perché è evidente che poi alla fine, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto qualche mezz'ora fa sulle grandi multinazionali. Vengono qui, fanno le risorse e dopodiché chi paga?
Sempre i lavoratori che si trovano senza lavoro, senza stipendio, senza garanzie per la propria famiglia. Si direbbe in Veneto "becchi e bastonati", perché sono stati bastonati prima con l'esposizione ai PFAS, becchi perché rischiano anche di perdere il posto di lavoro.
Io giudicherò quel documento a partire da questa questione.
Mi auguro che si dicano parole chiare, esplicite, nette, sulla salvaguardia occupazionale e sul rischio al quale sono stati sottoposti i lavoratori.
Voterò sicuramente a favore della proposta di deliberazione amministrativa n. 65.

PRESIDENTE

Grazie collega Ruzzante. La parola alla consigliera Cristina Guarda, prego.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Anzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile il lavoro della Commissione negli scorsi mesi. Ringrazio i colleghi che hanno condiviso questo percorso interessandosi al territorio della zona rossa e, in particolar modo, vorrei dire al consigliere Ruzzante che sicuramente mi metto in prima persona, se ci sarà la possibilità di continuare, visto che le nomine dovranno essere fatte nei prossimi giorni.
È chiaro che bisognerà dare particolare attenzione ai lavoratori che sono stati penalizzati da un punto di vista di sicurezza per la propria salute. Ma sono stati anche penalizzati economicamente, avendo l'azienda fatto delle scelte proprio relative alla garanzia di quelli che sono i costi per la gestione di relazioni con società di lobbying e di Avvocati, ha dovuto fare dei tagli e li ha fatti in particolar modo per quanto riguarda i premi e la valorizzazione economica anche del lavoro di questi nostri concittadini veneti.
Parallelamente vorrei sensibilizzare il Consiglio di una questione in particolare affinché nel futuro non si possa migliorare anche quello che è il lavoro delle Commissioni d'inchiesta regionali: rivolgo in particolare all'Ufficio di Presidenza questa particolare osservazione.
La Commissione si è occupata di un argomento cruciale di questa Legislatura, di alta complessità.
Le sollecitazioni per andare a supportare il lavoro della funzionaria che è stata assegnata per questo lavoro sono state tante, la stessa funzionaria si è dovuta occupare nello stesso frangente di innumerevoli questioni.
La sua capacità, la sua abilità, la sua competenza era necessaria per la Commissione PFAS, perché è importantissima e cruciale, allo stesso tempo però, dovendosi occupare di un'altra Commissione d'inchiesta, di provvedimenti importanti come quello delle cave e via discorrendo, si è sobbarcata un lavoro notevole e questo non ha facilitato né la velocità della realizzazione della relazione, né quindi anche l'attualità del lavoro della Commissione stessa.
Per cui consiglio e chiedo cortesemente all'Ufficio di Presidenza, se nelle prossime occasioni ci sarà la possibilità di far sì che i funzionari non siano soli in queste particolari occasioni e che il loro lavoro, la loro competenza, venga valorizzato, sennò si rischia anche una difficoltà poi di relazione non soltanto istituzionale, ma anche politica con il territorio. Perché è chiaro che i cittadini attendono da sei mesi la relazione, l'attendono con ansia e con la voglia anche di condividerla e di parlarne e confrontarsi insieme a noi.
Sicuramente non è un buon biglietto da visita a presentarsi con sei/sette mesi di ritardo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Non vedo altri interventi, quindi io metto in votazione la PDA n. 65.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
19



RENDICONTO DELLA GESTIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2017 DEL CONSIGLIO REGIONALE (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 67) (DELIBERAZIONE N. 63/2018)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale
"Signori Consiglieri,
il decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, come modificato ed integrato con decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126 prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2015, l'obbligo per le Regioni di conformare la propria gestione ai principi contabili generali e applicati stabiliti dal decreto, nonché di adottare a partire dal 1° gennaio 2016 specifici schemi di bilancio e rendiconto. Prevede che cessino di avere efficacia con decorrenza 1° gennaio 2015 le disposizioni regionali incompatibili con le norme contenute nel decreto legislativo in parola.
L'articolo 3, comma 1, del decreto prevede che:
"Art. 3 - Principi contabili generali e applicati
Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 2, conformano la propria gestione ai principi contabili generali contenuti nell'allegato 1 ed ai seguenti principi contabili applicati, che costituiscono parte integrante al presente decreto:
- della programmazione (allegato n. 411);
- della contabilità finanziaria (allegato n. 4/2);
- della contabilità economico-patrimoniale (allegato n. 413);
- del bilancio consolidato (allegato n. 414).
2. - 17. 1...1 omissis"
L'articolo 63 del decreto stabilisce che:
Art. 63 Rendiconto generale
1. I risultati della gestione sono dimostrati nel rendiconto generale annuale della regione.
2. Il rendiconto generale, composto dal conto del bilancio relativo alla gestione finanziaria, dai relativi riepiloghi, dai prospetti riguardanti il quadro generale riassuntivo e la verifica degli equilibri, dal conto economico e dallo stato patrimoniale, è predisposto secondo lo schema di cui all'allegato n. 10 al presente decreto.
3. Contestualmente al rendiconto, la regione approva il rendiconto consolidato, comprensivo dei risultati del consiglio regionale e degli eventuali organismi strumentali secondo le modalità previste dall'art. 11, commi 8 e 9.
4. Al rendiconto della gestione sono allegati i documenti previsti dall' art. 11, comma 4, l'elenco delle delibere di prelievo dal fondo di riserva per spese impreviste di cui all'art. 48, comma 1, lettera b), con l'indicazione dei motivi per i quali si è proceduto ai prelevamenti e il prospetto relativo alla gestione del perimetro sanitario di cui all'art. 20, comma 1.
5. II conto del bilancio dimostra i risultati finali della gestione rispetto alle autorizzazioni contenute nel primo esercizio considerato nel bilancio di previsione. Per ciascuna tipologia di entrata e per ciascun programma della spesa, il conto del bilancio comprende, distintamente per residui e competenza:
a) per l'entrata le somme accertate, con distinzione della parte riscossa e di quella ancora da riscuotere;
b) per la spesa le somme impegnate, con distinzione della parte pagata, di quella ancora da pagare e di quella impegnata con imputazione agli esercizi successivi, che costituisce il fondo pluriennale vincolato.
6. Il conto economico evidenzia i componenti positivi e negativi della gestione di competenza economica dell'esercizio considerato, rilevati dalla contabilità economico-patrimoniale, nel rispetto del principio contabile generale n. 17 di cui all'allegato n. 1 e dei principi applicati della contabilità economico patrimoniale di cui all'allegato n. 4/3.
7. Lo stato patrimoniale rappresenta la consistenza del patrimonio al termine dell'esercizio. Il patrimonio delle regioni è costituito dal complesso dei beni e dei rapporti giuridici, attivi e passivi, di pertinenza della regione, ed attraverso la cui rappresentazione contabile è determinata la consistenza netta della dotazione patrimoniale comprensiva del risultato economico dell'esercizio.
Le regioni includono nel conto del patrimonio anche:
a) i beni del demanio, con specifica distinzione, ferme restando le caratteristiche proprie, in relazione alle disposizioni del codice civile. Le regioni valutano i beni del demanio e del patrimonio, comprensivi delle relative manutenzioni straordinarie, secondo le modalità previste dal principio applicato della contabilità economico-patrimoniale di cui all'allegato n. 4/3;
b) i crediti inesigibili, stralciati dal conto del bilancio, sino al compimento dei termini di prescrizione. Al rendiconto della gestione è allegato l'elenco di tali crediti distintamente rispetto a quello dei residui attivi.
8. In attuazione del principio contabile generale della competenza finanziaria allegato al presente decreto, le regioni, prima di inserire i residui attivi e passivi nel rendiconto della gestione, provvedono al riaccertamento degli stessi, consistente nella revisione delle ragioni del mantenimento in tutto o in parte dei residui.
9. Possono essere conservate tra i residui attivi le entrate accertate esigibili nell'esercizio di riferimento, ma non incassate. Possono essere conservate tra i residui passivi le spese impegnate, liquidate o liquidabili nel corso di tale esercizio, ma non pagate.
Le entrate e le spese accertate e impegnate non esigibili nell'esercizio considerato, sono immediatamente reimputate all'esercizio in cui sono esigibili. Le variazioni agli stanziamenti del fondo pluriennale vincolato dell'esercizio in corso e dell'esercizio precedente necessarie alla reimputazione delle entrate e delle spese riaccertate sono effettuate con provvedimento amministrativo della giunta entro i termini previsti per l'approvazione del rendiconto dell'esercizio precedente.
10. I residui attivi possono essere ridotti od eliminati soltanto dopo che siano stati esperiti tutti gli atti per ottenerne la riscossione, a meno che il costo per tale esperimento superí l'importo da recuperare.
11. Le variazioni dei residui attivi e passivi e la loro reimputazione ad altri esercizi in considerazione del principio generale della competenza finanziaria di cui all'allegato n. 413, formano oggetto di apposito decreto del responsabile del procedimento, previa attestazione dell'inesigibilità dei crediti o il venir meno delle obbligazioni giuridicamente vincolanti posta in essere dalla struttura regionale competente in materia, sentito il collegio dei revisori dei conti, che in proposito manifesta il proprio parere.
Dette variazioni trovano evidenza nel conto economico e nel risultato di amministrazione, tenuto conto dell'accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità.
L'articolo 67 del medesimo decreto stabilisce che:
Art. 67 - Autonomia contabile del consiglio regionale
1. Le regioni, sulla base delle norme dei rispettivi statuti, assicurano autonomia contabile del consiglio regionale, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, e dai princìpi contabili stabiliti dal presente decreto riguardanti gli organismi strumentali.
2. Il consiglio regionale adotta il medesimo sistema contabile e gli schemi di bilancio e di rendiconto della regione adeguandosi ai principi contabili generali e applicati allegati al presente decreto.
3. La presidenza del consiglio regionale sottopone all'assemblea consiliare, secondo le norme previste nel regolamento interno di questa, il rendiconto del Consiglio regionale. Le relative risultanze finali confluiscono nel rendiconto consolidato di cui all'articolo 63, comma 3. Al fine di consentire il predetto consolidato, l'assemblea consiliare approva il proprio rendiconto entro il 30 giugno dell'anno successivo.
L'autonomia di bilancio e contabile del Consiglio regionale è disciplinata nell'ambito delle disposizioni contenute al Titolo lI (art. 5-8) della legge regionale 31 dicembre 2012, n. 53 .
L'articolo 8 della lr 53/2012 prevede che:
Art. 8 - Autonomia contabile e gestionale
1. Il bilancio annuale, il bilancio pluriennale del Consiglio regionale ed il rendiconto sono redatti nell'osservanza della disciplina stabilita dal regolamento interno di amministrazione e organizzazione.
2. II regolamento interno di amministrazione e organizzazione disciplina i controlli interni sugli atti e sulla gestione.
Il Regolamento del Consiglio regionale (Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 ) stabilisce quanto segue:
Art. 17 - Funzioni dell'Ufficio di presidenza
1. L'Ufficio di presidenza, oltre a quanto disposto dall'articolo 41 dello Statuto, esercita le seguenti funzioni:
a) delibera la proposta di bilancio preventivo e di conto consuntivo del Consiglio regionale, da sottoporre all'approvazione del Consiglio e demanda alla Giunta regionale di iscrivere nel bilancio della Regione necessario stanziamento;
(...)
LA PROPOSTA DI RENDICONTO DELLA GESTIONE
Ciò posto, per l'anno 2017, nel rispetto dei nuovi principi e regole contabili e nell'ambito dell'autonomia di cui all'articolo 67 del decreto, il Consiglio regionale approva il rendiconto della gestione sulla base della proposta di rendiconto approvata di presidenza, secondo lo schema previsto dall'allegato n.10, che ai sensi dell'art. 11, comma 1 lett. b) del decreto, comprende il conto del bilancio, i relativi riepiloghi, i prospetti riguardanti il quadro generale riassuntivo e la verifica degli equilibri, lo stato patrimoniale e il conto economico.
Nel rendiconto della gestione trova evidenza il riaccertamento ordinario dei residui, ai sensi dell'articolo 3, comma 4 del d. lgs. 118/2011, approvato con proprio provvedimento n. 26 del 28 marzo 2018.
Al rendiconto della gestione sono allegati i prospetti, le tabelle, gli elenchi di cui all'articolo 11, comma 4 del decreto, nonché la relazione sulla gestione redatta secondo le modalità previste dall'articolo 11, comma 6 del decreto medesimo.
Al rendiconto della gestione del Consiglio regionale è allegata la relazione del collegio dei revisori dei conti di cui all'articolo 11, comma 4 del decreto. Le relative risultanze finali confluiscono nel rendiconto consolidato di cui all'articolo 63, comma 3 del decreto.
IL CONTO DEL BILANCIO
Il conto del bilancio, contenuto nell'Allegato A, dà dimostrazione delle risultanze contabili finali della gestione finanziaria 2017 rispetto alle autorizzazioni contenute nel primo esercizio considerato nel bilancio di previsione 2017-2018-2019 approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 169 del 12 dicembre 2016.
LA GESTIONE DI COMPETENZA FINANZIARIA
Le previsioni iniziali di entrata e di spesa di competenza del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2017 pareggiavano nell'importo di euro 65.878.887,81, di cui euro 15.085.000,00 per servizi per conto terzi e partite di giro.
Nel corso dell'anno 2017 sono state apportate le variazioni di bilancio approvate dal Consiglio regionale (DACR n. 89 del 18 luglio 2017 e n. 159 del 28 novembre 2017), dall'Ufficio di presidenza (DUPCR n. 22 del 18 aprile 2017 e n.39 del 15 maggio 2017) e dal Dirigente della struttura competente in materia di ragioneria (DCR SABS n. 19 del 2 febbraio 2017 e n. 48 del 17 febbraio 2017).
L'elenco delle deliberazioni di prelievo dal fondo di riserva per spese impreviste di cui all'articolo 48, comma 1, lettera b), con indicazione dei motivi per i quali si è proceduto ai prelevamenti, è riportato in allegato al rendiconto della gestione, ai sensi dell'articolo 63, comma 4 del decreto.
Le variazioni agli stanziamenti previsionali di competenza hanno reso definitive le previsioni finali di entrata e di spesa pari ad euro 76.821.134,05, la cui differenza di euro 10.942.246,24 si riferisce:
a) all'iscrizione, in sede di assestamento di bilancio (DACR n. 89 del 18 luglio 2017), di un importo pari a euro 9.234.312,12 del risultato di amministrazione 2016 (cap. 1 - Entrata) per finanziare nella parte spesa (Missione 1 - Spesa) gli stanziamenti di:
- euro 7.943.483,56 per la somma da restituire alla Giunta regionale;
- euro 100.000,00 per fondo spese patrocinio legale consiglieri;
- euro 1.111.374,56 per fondo accantonamento avanzo contributi gruppi consiliari IX Legislatura;
- euro 79.454,00 per contributi per le funzioni delegate erogati dall'AGCOM;
b) alla variazione, in sede di riaccertamento ordinario dei residui 2016 ai sensi dell'articolo 3, comma 4 del d.lgs. 118/2011 (DUPCR n. 39 del 15 maggio 2017), del fondo pluriennale vincolato in entrata di euro 1.707.934,12 (cap. 0 - Entrata) conseguente all'adeguamento degli stanziamenti di spesa agli importi dei residui passivi re-imputati (Missione 1 - Spesa).
La Tavola A "Quadro riassuntivo della gestione di competenza (entrate)" presenta, in sintesi, le risultanze contabili alla chiusura dell'esercizio 2017.
Quadro riassuntivo della gestione di competenza (entrate)
Previsioni finali esercizio 2017
Accertamenti esercizio 2017
Accertamenti da re-imputare 2018 (-)
Accertamenti definitivi esercizio 2017
60.983.3844,76
0,00
76.821.134,05
60.983.384,76
Tavola A – Quadro riassuntivo della gestione di competenza 2017 (entrate)
La Tavola B "Quadro riassuntivo della gestione di competenza (spese)" presenta, in sintesi, le risultanze contabili alla chiusura dell'esercizio 2017.
Quadro riassuntivo della gestione di competenza (spese)
Previsioni finali esercizio 2017
Impegni esercizio 2017
Impegni da re-imputare 2018 (-)
Impegni definitivi esercizio 2017
66.777.193,37
1.772.924,68
76.821.134,05
65.004.268,69
Tavola B – Quadro riassuntivo della gestione di competenza 2017 (spesa)
LA GESTIONE FINANZIARIA COMPLESSIVA: IL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE
La Tavola C "Quadro riassuntivo della gestione finanziaria" presenta, in riepilogo, le risultanze contabili alla chiusura dell'esercizio 2017 con la determinazione del risultato di amministrazione.
Quadro riassuntivo della gestione finanziaria
Utilizzo risultato di amministrazione 2016 (+) euro 9.234.312,12
Fondo pluriennale vincolato per spese correnti iscritto in entrata (+) euro 1.888.186,93
Entrate accertate nella competenza dell'esercizio 2017 (+) euro 60.983.384,76
Spese impegnate nella competenza dell'esercizio 2017 (-) euro 65.004.268,69
Fondo pluriennale vincolato per spese correnti iscritto in spesa (-) euro 1.762.060,58
Fondo pluriennale vincolato per spese in conto capitale iscritto in spesa (-) euro 10.864,10
Saldo finanziario derivante dalla "gestione di competenza" (A) euro 5.328.690,44
Eliminazione residui attivi insussistenti (-) euro 0,00
Eliminazione residui passivi insussistenti (+) euro 35.830,88
Saldo finanziario derivante dalla "gestione dei residui" (B) euro 35.830,88
Parte non utilizzata avanzo di amministrazione 2016 (+) (C) euro 5.956.925,37
Risultato di amministrazione esercizio 2017 (A+B+C) 11.321.446,69
Tavola C – Quadro riassuntivo della gestione complessiva 2017
La gestione finanziaria complessiva determina un saldo positivo alla chiusura dell'esercizio 2017 accertato in euro 11.321.446,69. Tale saldo deriva per euro 5.328.690,44 dal saldo della gestione di competenza, per euro 35.830,88 dal saldo della gestione dei residui e per euro 5.956.925,37 dalle quote non utilizzate in quanto accantonate del risultato del precedente esercizio.
IL QUADRO RIASSUNTIVO DELLA GESTIONE DI CASSA
Nel corso dell'esercizio finanziario 2017, le riscossioni e i pagamenti sono stati contenuti entro i limiti delle previsioni finali di cassa autorizzate con l'approvazione del bilancio di previsione e con i successivi provvedimenti di variazione agli stanziamenti di cassa.
La Tavola D "Quadro riassuntivo della gestione di cassa" presenta, in riepilogo, le risultanze contabili al 31 dicembre 2017 della gestione di cassa in conto residui e della gestione di cassa in conto competenza (2017) con la determinazione del fondo di cassa alla fine dell'esercizio 2017.
Quadro riassuntivo della gestione di cassa

Conto residui esercizi precedenti
Conto competenza esercizio 2017
Totale
Fondo cassa al 01.01.2017


33.684.306,50
Riscossioni (+)
1.517.614,14
59.297.854,26
60.815.459,40
Pagamenti (+)
17.219.450,43
46.015.008,27
63.234.458,70
Fondo di cassa al 31.12.2017


31.265.307,20
Tavola D – Quadro riassuntivo della gestione di cassa 2017
Il fondo iniziale di cassa all'inizio dell'esercizio finanziario ammontava a euro 33.684.306,50 e, per effetto del risultato della gestione di cassa 2017, alla chiusura del medesimo esercizio ammonta a euro 31.265.307,20 e coincide con il conto della gestione di cassa reso dal Tesoriere del Consiglio regionale.
LO STATO PATRIMONIALE
Nello stato patrimoniale sono rilevate le poste attive e passive secondo i principi contabili dell'armonizzazione, sia con riferimento alla classificazione delle voci del patrimonio che per quanto riguarda i criteri di valutazione. Le risultanze contabili dello stato patrimoniale al 31 dicembre 2017, contenuto nell'Allegato A, sono rappresentate in un apposito prospetto, riportante la consistenza netta della dotazione patrimoniale comprensiva del risultato economico dell'esercizio.
IL CONTO ECONOMICO
Nel conto economico della gestione sono rilevati i componenti positivi e negativi secondo principio di competenza economica ed in particolare secondo i criteri di valutazione e classificazione indicati nel principio contabile applicato concernente la contabilità economico-patrimoniale.
Le risultanze contabili del conto economico al 31 dicembre 2017, contenuto nell'Allegato A, sono rappresentate in un apposito prospetto.
Maggiori informazioni sono contenute nella relazione sulla gestione allegata al rendiconto.".

PRESIDENTE

Relatore il Vicepresidente Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
L'appuntamento con l'approvazione del rendiconto prevede due passaggi. Innanzitutto la rendicontazione della gestione del 2017 e successivo passaggio, l'applicazione dell'avanzo di amministrazione, all'attuale bilancio, in modo tale da destinare poi anche le risorse alla Giunta con un indirizzo specifico da parte del Consiglio. La gestione finanziaria complessiva vede nell'arco del 2017 una serie di risparmi di avanzo di amministrazione, che danno una cifra complessiva di 11.321.446.
I dettagli, a come si è arrivati a questa cifra, li trovate tutti in relazione. Mi preme solamente così a precisazione, indicare che una quota parte di questi avanzi sono dovuti ad economie di gestione, in particolare il 92% della quota di avanzo di competenza è legata ad economie. All'interno di questa quota troviamo un 80% di risorse dovute alla riduzione dell'acquisto beni e servizi, non perché non fossero necessari, ma perché questo tipo di previsione è stata rinviata nel corso dell'anno 2018, e poi altre risorse di accantonamento non utilizzate, che vanno a costituire complessivamente il risultato di amministrazione. Questa quota quindi di avanzo è costituita da una parte accantonata di 8.858.666 euro, una parte che è vincolata 158.908 euro, e una parte disponibile 2.303.871 euro, che è quella che appunto può essere restituita alla Giunta.
Il secondo provvedimento, che è quello di applicazione dell'avanzo, prevede che ci sia l'accantonamento degli 8.858, alla missione 20, pari alle quote del risultato di amministrazione accantonato in applicazione di quanto previsto dal comma 468 bis della legge 232/2016, i 158.908 euro per le funzioni delegate del CORECOM, pari alla quota del risultato di amministrazione vincolato, e la restante quota che dicevo di 2.229.690,13 euro sono le somme disponibili da restituire alla Giunta regionale. Bisogna dire anche che questo avanzo si aggiunge a una quota che già in fine di anno 2017, con una variazione di bilancio in fase di assestamento, il Consiglio ha già consegnato alla Giunta, circa 5 milioni di euro, era un pre-consuntivo che avevamo fatto, necessario per far quadrare i conti dell'assestamento. Quindi con gli attuali 2 milioni e 3, più i 5 circa precedenti, il Consiglio restituisce alla Giunta complessivamente circa 7 milioni di euro.
A proposito della restituzione, come abbiamo già fatto anche gli anni precedenti, abbiamo predisposto e sottoscritto come Ufficio di Presidenza un ordine del giorno, che nel restituire questi 2.229.000 alla Giunta, impegna la Giunta a destinare i suddetti risparmi ad interventi di contrasto alle situazioni di emergenza sociale. Riteniamo questa una priorità condivisa, almeno finora da tutto il Consiglio, e l'Ufficio di Presidenza ha ritenuto opportuno segnalare attraverso la predisposizione di questo ordine del giorno, che verrebbe votato prima della proposta di deliberazione amministrativa, n. 70.

PRESIDENTE

Grazie.
Conte, prego.

Maurizio CONTE (Veneto per l'Autonomia – Alleanza per il Veneto)

Come l'anno precedente, abbiamo un risparmio da parte del Consiglio di risorse. Volevo ricordare che queste risorse, la gran parte, riguardano interventi strutturali che negli anni si sono prorogati e sono interventi che sono necessari per garantire la funzionalità e soprattutto la messa in sicurezza; interventi anche di manutenzione dei palazzi del Consiglio.
Sulla base di quello che è stata anche la mia esperienza nell'ambito dell'Ufficio di Presidenza, inviterei l'ufficio stesso e il Presidente, che nell'ambito dell'attività legata proprio a quelle che sono le necessità di interventi strutturali e soprattutto di impiantistica, vengano accelerate in base alle attività che gli uffici competenti dovranno garantire.
Voterò a favore, soprattutto per quelle che sono le destinazioni nell'ambito del sociale. Sicuramente spero che queste risorse, che quest'anno sono state rimesse, vengano impegnate per garantire gli interventi necessari.

PRESIDENTE

Prego, Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Rapidissimo. Voto a favore perché c'è un risparmio importante da parte del Consiglio regionale e credo quindi che vada dato atto e merito all'Ufficio di Presidenza.
Non ci sarà più nel prossimo bilancio, temo, perché ovviamente dovremmo farci carico di 10 assessori, poi quattro sono già esterni, quindi in realtà saranno sei in più nella prossima Legislatura. Quindi avremo meno risparmi, perché questo inciderà per, se non ricordo male, una cifra considerevole, mi pare siano 5 milioni circa nell'arco della prossima Legislatura di costo. Avremo qualche risparmio in meno per effetto della scelta di avere tutti gli Assessori esterni.
Su questo bilancio voto sicuramente a favore. Voto sicuramente a favore della destinazione sociale. Ovviamente con un impegno da parte della Giunta, qui c'è il Vicepresidente, c'è l'assessora Lanzarin, a riportare le scelte di questo risparmio.
Siccome non si tratta di risorse della Giunta, né della maggioranza, raccomando i membri dell'Ufficio di Presidenza a esercitare una funzione di verifica, di controllo, visto che sono risorse che decidiamo tutti quanti insieme la destinazione, che siano risorse condivise dall'intero Consiglio.
Ci sono temi che sono assolutamente trasversali, penso alle questioni delle disabilità o della salute mentale, questioni che possono essere in qualche modo condivise da tutto l'intero Consiglio. Non prendetele per buone queste due sole, possono essere anche molte altre che sono sicuramente condivise, però desidererei essere reinformato di quale destinazione hanno avuto queste risorse.

PRESIDENTE

Grazie.
Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Annunciamo il nostro voto a favore di questo provvedimento, che, non per la prima volta, ma per credo la quarta o quinta volta, forse anche di più, a partire dalla dall'entrata in vigore del nuovo Statuto in poi, registra consistenti risparmi di spesa di funzionamento di questa Assemblea.
Già all'inizio avevamo stabilito che questi risparmi dovessero essere indirizzati ai capitoli del sociale. Devo dire che nel tempo non abbiamo monitorato con sufficiente e adeguata attenzione che andassero effettivamente a finire lì.
Questa volta ci riproponiamo di monitorare che questi, oltre 2 milioni di euro, vadano effettivamente a queste necessità. Riguardo all'organizzazione di questo Consiglio, alle modifiche che sono in corso, sia al Regolamento che allo Statuto, si tenga conto, quando entriamo nel merito dei costi della politica, pure di questi passaggi che da più anni registrano riduzioni del costo di funzionamento di questa Assemblea, ma non di qualche centinaio di migliaio di euro, di milioni di euro.

PRESIDENTE

Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Sì, un'ultima considerazione rispetto anche a quanto diceva il collega Conte. In effetti su esperienza diretta sa bene che gli interventi di cui abbisogna anche la struttura nella quale viene ospitato il Consiglio sono urgenti e indifferibili, per cui è chiaro che non avendo potuto adempiere a questi interventi nel 2017, sarà urgenza, e la prima cosa importante da mettere in atto già nel 2018, questa risorsa difatti verrà replicata nel 2018.
Il collega Scarabel che ha la competenza per l'Ufficio di Presidenza di questo settore sta seguendo la materia. Io volevo solo chiudere approfittando per ringraziare intanto le strutture, la dottoressa Rappo e tutte le strutture che hanno eseguito il lavoro del bilancio del Consiglio regionale, ma poi anche tutta la parte del personale, che ci sta supportando nelle nostre attività. Proprio l'altro giorno è stato fatto un interessante convegno che riguardava i sistemi di valutazione, anche il Consiglio collabora questo tipo di attività con l'Organismo indipendente di valutazione, anche con parametri nuovi che ci posizionano su livelli di efficienza ed efficacia interessanti. Teniamo conto che abbiamo superato anche l'ultima fase di accreditamento e sistema di certificazione, che ha registrato note positive. Chiaro che si può sempre migliorare. Questo percorso lo vediamo in crescita.

PRESIDENTE

Bene. Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la PDA n. 67.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
20



APPLICAZIONE DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE, A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL RENDICONTO DELLA GESTIONE DELL'ESERCIZIO FINANZIARIO 2017 E VARIAZIONI DEL BILANCIO DI PREVISIONE 2018-2019-2020 (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 70) (DELIBERAZIONE N. 65/2018)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale
"Signori Consiglieri,
in conformità a quanto disposto dal d.lgs. 118/2011 e nel rispetto dei principi generali di congruità, coerenza e attendibilità contabile delle previsioni di bilancio, con il presente provvedimento si rende necessario apportare variazioni al bilancio di previsione finanziario 2018-2019-2020, anche sulla scorta della consistenza del fondo finale di cassa, dei residui attivi e passivi, del fondo pluriennale vincolato e del risultato di amministrazione accertati in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto il 31 dicembre 2017, nonché ulteriori variazioni nel rispetto delle modalità previste dall'articolo 51 del d.lgs. 118/2011, dando atto che le variazioni non alterano gli equilibri di bilancio.
L'APPLICAZIONE DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE 2017
Con proprio provvedimento è stato approvato il rendiconto della gestione per l'esercizio finanziario 2017 del Consiglio regionale.
L'avanzo di amministrazione accertato alla chiusura dell'esercizio finanziario 2017 è di euro 11.321.446,69, come indicato nel prospetto dimostrativo del risultato di amministrazione allegato al rendiconto della gestione, di cui:
- la parte accantonata risulta complessivamente pari a euro 8.858.666,73;
- la parte vincolata risulta complessivamente pari a euro 158.908,00;
- la parte disponibile risulta complessivamente pari a euro 2.303.871,96.
Con il presente provvedimento si tratta di iscrivere in entrata del primo esercizio considerato nel bilancio di previsione 2018-2019-2020 un importo pari a euro 11.247.264.86 del risultato di amministrazione 2017 per finanziare, come indicato nella tabella e nella nota integrativa (Allegato A), che forma parte integrante del presente provvedimento, gli stanziamenti nella parte spesa di:
- euro 8.858.666,73 per appositi accantonamenti nella missione 20 pari alle quote del risultato di amministrazione accantonato, in applicazione di quanto previsto all'articolo 1, comma 468-bis, della legge 11 dicembre 2016, n. 232;
- euro 158.908,00 per le funzioni delegate del Corecom pari alla quota del risultato di amministrazione vincolato;
- euro 2.229.690,13 per la somma da restituire alla Giunta regionale (quota dell'avanzo libero nella misura pari al risultato economico dell'esercizio 2017).
LE VARIAZIONI ALLE PREVISIONI DI CASSA
Con deliberazione dell'Ufficio di presidenza n. 26 del 28 marzo 2018 è stato approvato riaccertamento ordinario dei residui alla chiusura dell'esercizio finanziario 2017 e sono state apportate le conseguenti variazioni alle previsioni di competenza 2018 nel bilancio di previsione finanziario 2018-2019-2020, al fine di consentire il re-impegno delle spese che risultano non più esigibili nell'esercizio 2017, cui il rendiconto si riferisce (allegato E/2 della citata deliberazione).
La giacenza di cassa accertata alla chiusura dell'esercizio finanziario 2017, da iscrivere come fondo iniziale di cassa nel bilancio in corso, ammonta a euro 31.265.307,20, come indicato nel conto reso dal Tesoriere allegato al rendiconto della gestione. Con il presente provvedimento si tratta di apportare le variazioni di cassa al bilancio di previsione finanziario 2018-2019-2020 conseguenti al riaccertamento dei residui e alla reimputazione degli impegni approvati con la su richiamata deliberazione, nonché l'adeguamento del fondo iniziale di cassa iscritto in entrata, come indicate nell'allegata tabella (Allegato A), che forma parte integrante del presente provvedimento.
ULTERIORI VARIAZIONI DEL BILANCIO DI PREVISIONE FINANZIARIO
Con il presente provvedimento si tratta di sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale, nel rispetto delle modalità previste dall'articolo 51 del d.lgs. 11812011, ulteriori variazioni del bilancio di previsione finanziario 2018-2019-2020, come indicate nell'allegata tabella (Allegato A), che forma parte integrante del presente provvedimento, che sono variazioni compensative:
- tra titoli diversi, di parte corrente e conto capitale, nell'ambito del programma 8 - missione 1, per il finanziamento dei servizi di supporto al sistema informativo;
- tra le dotazioni del programma 3 - missione 20 e i pertinenti programmi 1,2,3,6,8 e 11 - missione 1 per l'utilizzo della quota accantonata per il finanziamento degli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali del personale dipendente;
- tra le dotazioni del programma 1 - missione 1 e del programma 3 - missione 20 per accantonamenti al fondo contenzioso delle somme corrispondenti ai risparmi di spesa conseguenti all'entrata in vigore della legge regionale 7 febbraio 2018, n. 3 "Interventi per il contenimento della spesa pubblica inerenti gli assegni vitalizi" in ragione dell'eventuale accoglimento del ricorso presentato da alcuni ex consiglieri regionali sulla deliberazione n.10 del 20 febbraio 2018 di attuazione della legge regionale citata.
L'EQUILIBRIO DI BILANCIO
Le variazioni da apportare con il presente provvedimento non alterano gli equilibri di bilancio, come indicato nell'allegato prospetto (Allegato B), che forma parte integrante del presente provvedimento.".

PRESIDENTE

Relatore il collega Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Ho già illustrato i contenuti e anche la motivazione di questo ordine del giorno. Viene in pratica applicato al bilancio triennale questa nuova posta, a seguito dell'approvazione del rendiconto, e quindi aggiornato il quadro in merito a questa nuova situazione.
Ordine del giorno n. A0001

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Pigozzo, Scarabel, Giorgetti, Guadagnini e Ciambetti relativo a "DESTINARE I RISPARMI NELLE SPESE DI FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE AD INTERVENTI DI CONTRASTO ALLE SITUAZIONI DI EMERGENZA SOCIALE" in occasione dell'esame della proposta di deliberazione amministrativa relativa a "Applicazione del risultato di amministrazione, a seguito dell'approvazione del Rendiconto della gestione dell'esercizio finanziario 2017 e variazioni del Bilancio di previsione 2018-2019-2020" (Proposta di deliberazione amministrativa n. 70) (Deliberazione n. 64/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
Considerato che:
- il Consiglio regionale ha conseguito, grazie ad una serie di interventi legislativi e organizzativi, importanti risparmi nelle spese di funzionamento;
- come risulta dal rendiconto approvato nella seduta odierna tali risparmi risultano essere per l'anno 2017 pari ad euro 2.303.871,96;
- con il provvedimento in oggetto tali risparmi, per la quota corrispondente all'avanzo economico, pari ad euro 2.229.690,13, sono applicati al bilancio consiliare 2018 per il loro trasferimento alla Giunta regionale;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a destinare i suddetti risparmi ad interventi di contrasto alle situazioni di emergenza sociale.".

PRESIDENTE

Non vedo interventi.
Pongo in votazione, prima, l'ordine del giorno illustrato precedentemente.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono interventi, metto in votazione la PDA n. 70.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
21



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "COLBREGONZA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI CARRÉ E CHIUPPANO DELLA PROVINCIA DI VICENZA". GIUDIZIO DI MERITEVOLEZZA (PROGETTO DI LEGGE N. 332/2018) (DELIBERAZIONE N. 66/2018)

Relazione della Prima Commissione consiliare
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, il Sindaco del Comune di Chiuppano della Provincia di Vicenza, con lettera prot. n. 7022 del 02.11.2017, ha chiesto alla Giunta Regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni di Carré e Chiuppano della Provincia di Vicenza e costituzione del nuovo Comune denominato "Colbregonza", trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- n. 51 del 25.10.2017, del Consiglio comunale di Carré;
- n. 38 del 27.10.2017, del Consiglio comunale di Chiuppano.
Entrambe sono esecutive ai sensi di legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della l.r. 25/1992; avverso la seconda é stata presentata opposizione scritta in data 18 novembre 2017.
I Consigli comunali di Carré e Chiuppano, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione, in unico ente, dei due comuni.
Al fine di rafforzare tale decisione, hanno adottato un documento politico-programmatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla l.r. 25/1992, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
In merito i Consigli comunali hanno concordato che: il nuovo Comune si chiamerà "Colbregonza"; di riservarsi di confermare o variare la denominazione del nuovo Comune prima che si concluda l'iter relativo al giudizio di meritevolezza da parte del Consiglio regionale; la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e sino a quando lo Statuto non sarà vigente, in quella attuale del Comune di Carré; si provvederà a riorganizzare uffici e servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei due Comuni.
Alcuni dati statistici al 31.5.2017 alla base del nuovo Comune di "Colbregonza " evidenziano che Carré insiste su una superficie di 8,74 kmq, ha una popolazione di 3622 residenti e una densità demografica di 414,42 abitanti per kmq; Chiuppano insiste su una superficie di 4,71 kmq, ha 2515 residenti e una densità demografica di 533,97 abitanti per kmq.
Si tratta dunque di due piccoli Comuni omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui ed obbligati entrambi alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti. Il nuovo ente che potrebbe nascere dalla fusione avrà dunque una superficie di 13,45 kmq, 6137 residenti e una densità demografica di 456,28 abitanti per kmq.
A fondamento della richiesta di fusione proposta, come si accennava poc'anzi, ci sono ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, come pure culturali, artistiche, religiose e sociali: ritengo siano ben tratteggiate nella relazione introduttiva alla proposta di legge - nella quale sono inoltre riportate, sul fronte della pianificazione territoriale, le scelte sinora condivise tra le due amministrazioni e quelle da condividere il futuro - e vi faccio pertanto rinvio.
In sintesi, vi si apprende che il percorso di fusione tra i Comuni di Carré e Chiuppano risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I due Comuni hanno deliberato di condividere tale percorso, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
La loro fusione rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
In chiusura, si ripercorrono i passaggi salienti intercorsi nel corrente anno:
- in data 5 aprile il provvedimento, che ha assunto il numero 332 tra i progetti di legge, è stato assegnato alla Prima Commissione consiliare;
- I'11 aprile il Presidente della medesima ha chiesto al Consiglio provinciale di Vicenza di esprimere, entro 30 giorni, il parere sul progetto di legge previsto dall'articolo 5 della l.r. 25/1992;
- il 23 maggio i Sindaci dei Comuni di Carré e di Chiuppano hanno esposto alla Prima Commissione le motivazioni a sostegno della fusione contemplata dal progetto di legge;
- il 25 maggio e stata acquisita la deliberazione n. 18 del 14 maggio con la quale il suddetto Consiglio provinciale si è espresso favorevolmente in merito al progetto di legge;
- nella seduta del 6 giugno sono state ascoltate in Prima Commissione le motivazioni contrarie alla fusione, esposte dai referenti del "Comitato No alla Fusione Sì alla Collaborazione";
- nella medesima seduta del 6 giugno, conclusa la suddetta audizione, la Prima Commissione ha espresso all'unanimità parere favorevole sulla meritevolezza del progetto di legge n. 332.".

PRESIDENTE

La parola al Relatore e collega Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Alla luce della normativa nazionale e regionale, il Sindaco del Comune di Chiuppano della provincia di Vicenza, con lettera protocollo n. 7022 del 2/11/2017, ha chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione di Comuni di Carrè e Chiuppano, istituendo così il nuovo Comune denominato Colbregonza, trasmettendo le seguenti deliberazioni: la n. 51 del 25 ottobre 2017 del Consiglio comunale di Carrè e la n. 38 del 27 ottobre 2017 del Consiglio comunale di Chiuppano. Entrambi i Comuni sono già obbligati alla gestione associata delle funzioni. I Consigli comunali di Carrè e Chiuppano, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico ente dei due Comuni.
Al fine di rafforzare tale decisione hanno adottato un documento politico programmatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla legge regionale 25 del '92 dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire poi alla fusione.
Alcuni dati statistici: il comune di Carrè conta 3.622 residenti, quello di Chiuppano 2.515. Si andrebbe così a realizzare un nuovo comune di 6.137 residenti.
Il percorso di fusione fra i Comuni di Carrè e Chiuppano risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche e sociali di piccoli Comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali. In queste ultime settimane abbiamo avuto modo di audire i due Sindaci dei Comuni interessati, anche un comitato del no che si è costituito recentemente.
La Commissione ha dato il proprio via libera, ritiene insomma di dare il proprio parere positivo alla prosecuzione dell'iter legislativo e quindi noi proponiamo il documento all'Aula per l'approvazione.

PRESIDENTE

Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Nonostante l'ultima tornata dei referendum sulle fusioni non sia stata entusiasmante, anche se ci sono state lodevoli eccezioni, ricordo il Comune Barbarano Mossano, che peraltro è andato al voto per il nuovo Sindaco proprio domenica, è andata un po' diversamente in altri Comuni, ma non entriamo nello specifico. Tuttavia ci sono ancora amministratori che con coraggio credono a processi di aggregazione. Vale per Colbregonza, ma anche per la successiva Colceresa.
Ne approfitto perché i Sindaci in audizione in Commissione hanno chiesto ai Consiglieri, alle forze politiche, di interferire positivamente con questi processi, cioè di fare in modo di accompagnare queste consultazioni preliminari, gli incontri, in maniera positiva, perché in passato sappiamo che non sempre il Consiglio o i singoli consiglieri, tirati per la giacca di qua o di là, hanno collaborato a portare a termine con esiti favorevoli questi processi, soprattutto quando si apre la fase referendaria sappiamo che tutte le motivazioni sono buone per dir di no, anche se non c'entrano nulla con il merito dei processi di fusione.
Venendoci questo appello dai Sindaci, io penso e mi auguro che oggi anche l'Aula dia un voto unanime e favorevole. Io rinnovo l'appello a tutti i colleghi, perché laddove è possibile ci facciamo portavoce della positività e del fatto che questi Comuni e questi Amministratori che sanno anche di correre dei rischi, come abbiamo visto in qualche altro Comune del Veneto, lo stanno facendo per migliorare i servizi che vengono forniti ai loro cittadini.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi.
Metto in votazione il giudizio di meritevolezza del progetto di legge n. 332.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
22



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "COLCERESA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI MASON VICENTINO E MOLVENA DELLA PROVINCIA DI VICENZA". GIUDIZIO DI MERITEVOLEZZA (PROGETTO DI LEGGE N. 333/2018) (DELIBERAZIONE N. 67/2018)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fissione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Mason Vicentino e Molvena in Provincia di Vicenza, con lettera prot. n. 8816 del 4.12.2017, hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei due Comuni e costituzione di un nuovo Comune denominato "Colceresa", trasmettendo:
- la deliberazione del Consiglio comunale di Mason Vicentino n. 45 del 25.10.2017;
- la deliberazione del Consiglio comunale di Molvena n. 24 del 25.10.2017.
Entrambe sono esecutive ai sensi di legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della Ir. 25/1992: solo avverso la seconda deliberazione sono state presentate opposizioni scritte in data 10.11.2017, alle quali sono state formulate le controdeduzioni con deliberazione del Consiglio comunale di Molvena n. 32 del 29.11.2017.
I Consigli comunali di Mason Vicentino e Molvena, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione, in unico ente, dei due comuni. Al fine di rafforzare tale decisione, essi hanno adottato un documento di condivisione, chiedendo nel contempo alla Regione Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla Ir 25/1992, sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione. A supporto di questa richiesta, si sottolinea che ragioni storico-geografiche hanno comportato una sostanziale fusione di fatto dei due territori e della relativa popolazione, come evidenziato nello studio di fattibilità.
In merito i Consigli comunali hanno concordato che: il nuovo Comune si chiamerà "Colceresa"; la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e sino a quando lo Statuto non sarà vigente, in quella attuale del Comune di Mason Vicentino; negli ambiti territoriali, già sedi di Comuni, potranno essere istituiti, ai sensi dell'art 9 della Ir 25/1992, dei Municipi, allo scopo di valorizzare le specificità territoriali e assicurare adeguate forme di partecipazione ai cittadini delle comunità d'origine; ciascun Municipio potrà avere un consiglio municipale ed un presidente di Municipio; le modalità elettive e le competenze degli organi municipali saranno disciplinate nello Statuto e nel Regolamento del Comune neo-istituito; si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei due Comuni.
I dati statistici alla base del nuovo Comune di "Colceresa ", evidenziano che Mason Vicentino insiste su una superficie di 12,06 kmq, ha una popolazione di 3503 residenti e una densità demografica di 290,46 abitanti per kmq; Molvena insiste su una superficie di 7,42 kmq, ha 2576 residenti e una densità demografica di 347,01 abitanti per kmq.
Si tratta dunque di due piccoli Comuni omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui ed obbligati entrambi alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti. Il nuovo ente che potrebbe nascere dalla fusione avrà dunque una superficie di 19,48 kmq, 6079 residenti e una densità demografica di 312,06 abitanti per kmq.
A fondamento della richiesta di fusione proposta, come si accennava poc'anzi, ci sono ragioni storiche, culturali, geografiche, politiche ed economiche, come pure affinità religiose, artistiche e sociali: ritengo siano ben tratteggiate nella relazione introduttiva alla proposta di legge e vi faccio pertanto rinvio.
In sintesi, vi si apprende che il percorso di fusione tra i Comuni di Mason Vicentino e Molvena risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I due Comuni hanno deliberato di condividere tale percorso, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
La loro fusione rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
In chiusura, si ripercorrono i passaggi salienti intercorsi nel corrente anno:
- in data 10 aprile il provvedimento, che ha assunto il numero 333 tra i progetti di legge, è stato assegnato alla Prima Commissione consiliare;
- l'11 aprile il Presidente della medesima ha chiesto al Consiglio provinciale di Vicenza di esprimere, entro 30 giorni, il parere sul progetto di legge previsto dall'articolo 5 della Ir 25/1992;
- il 9 maggio i Sindaci dei Comuni di Mason Vicentino e di Molvena hanno esposto alla Prima Commissione le motivazioni a sostegno della fusione contemplata dal progetto di legge;
- il 25 maggio è stata acquisita la deliberazione n. 19 del 14 maggio con la quale il suddetto Consiglio provinciale si è espresso favorevolmente in merito al progetto di legge;
- nella seduta del 30 maggio la Prima Commissione ha espresso all'unanimità parere favorevole sulla meritevolezza del progetto di legge n. 333.".

PRESIDENTE

Il Relatore è ancora il collega Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Presidente, è analoga situazione anche per questi due Comuni, si tratta di Mason e Molvena che vogliono istituire il nuovo comune di Colceresa, hanno anche loro adottato delle deliberazioni dei vari Consigli comunali nello scorso mese di ottobre, si tratta anche qui di costituire un nuovo Comune di circa 6.079 residenti. Questa è una realtà che già da anni collabora, oltre che essendo due realtà che sono già obbligate alla gestione associata delle funzioni. Molte realtà, dagli istituti scolastici, alle squadre sportive e quant'altro, lavorano assieme già da diversi anni. I due Comuni nell'ultimo anno hanno fatto diversi incontri sul territorio, hanno sensibilizzato le varie associazioni, le categorie economiche. Diciamo che l'iter è un iter che è iniziato già molto tempo fa e i tempi sono maturi per portare anche questi due importanti Comuni alla fusione. Anche su questo abbiamo avuto modo di audire i due Sindaci interessati, non sono nati comitati contro la fusione di queste due realtà. La Prima Commissione il 30 maggio ha dato parere favorevole all'unanimità, quindi chiediamo all'Aula anche qui di esprimersi a favore di questo Progetto di legge per la fusione dei comuni di Mason e Molvena, di iniziare l'iter e poi andare a referendum.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo interventi.
Metto in votazione il giudizio di meritevolezza del progetto di legge n. 333.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
23



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "INTERVENTI REGIONALI PER LA PROMOZIONE E LA DIFFUSIONE DEI DIRITTI UMANI NONCHÉ LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE" (PROGETTO DI LEGGE N. 299/2017) APPROVATO

Relazione di maggioranza della Terza Commissione consiliare
"Trascorsi quasi tre anni dall'entrata in vigore della nuova "Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo" introdotta con la Legge 11 agosto 2014, n. 125 si sono conclusi i processi istituzionali che ne danno completa attuazione. Nel mutato assetto è perciò indispensabile prendere atto delle innovazioni introdotte nel contesto nazionale e, in particolare, delle implicazioni che riguardano l'attività della cooperazione decentrata delle Regioni italiane.
Dopo 27 anni di vigenza della precedente legge 22 febbraio 1987, n. 49, la nuova Legge n. 125 riforma l'assetto istituzionale della cooperazione allo sviluppo, conformando la normativa italiana ai nuovi principi ed orientamenti emersi nella Comunità internazionale sulle problematiche dell'aiuto allo sviluppo negli ultimi venti anni e uniformando il sistema della cooperazione italiana ai modelli prevalenti nei Paesi partner dell'UE.
Anzitutto, confermando gli indirizzi consolidati della Corte Costituzionale degli ultimi anni, la nuova legge sancisce definitivamente il principio secondo cui la materia della cooperazione allo sviluppo sostenibile, della tutela dei diritti umani e della promozione della pace è parte integrante della politica estera dell'Italia, e ne riconosce ufficialmente il ruolo prioritario e qualificante.
A conferma di questo viene modificata la denominazione stessa del Ministero degli Affari Esteri in Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).
La Legge 125/2014 definisce i principi, gli obiettivi ed i criteri della cooperazione allo sviluppo italiana, individua i destinatari, le modalità di realizzazione delle iniziative di cooperazione allo sviluppo, la tipologia delle attività consentite ed i soggetti del nuovo assetto istituzionale.
In questa nuova architettura del "Sistema italiano della cooperazione allo sviluppo " il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, definisce le linee programmatiche e di indirizzo in materia, attraverso un Documento triennale di programmazione della politica della cooperazione allo sviluppo, nel quale sono espressi la visione strategica della politica estera di cooperazione italiana, gli obiettivi di azione e i criteri di intervento, la scelta delle priorità delle aree geografiche e dei singoli Paesi e i diversi settori di intervento. Il Documento contiene anche gli indirizzi strategici della partecipazione italiana agli Organismi europei e internazionali e alle Istituzioni finanziarie multilaterali.
Conseguentemente la nuova "governance" della cooperazione italiana prevede il seguente assetto:
- il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo (CICS), che ha il compito di assicurare la programmazione e il coordinamento delle attività e la coerenza delle politiche nazionali;
- il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS) rappresentativo dei principali soggetti della cooperazione, (pubblici e privati, profit e non profit. Ministeri coinvolti, Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, Regioni, Province, enti locali, Ong, Università) quale organo di partecipazione, consultazione e proposta;
- l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, con personalità giuridica di diritto pubblico, organo tecnico-operativo incaricato dell'attuazione delle politiche di cooperazione sulla base delle direttive emanate dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nell'ambito degli indirizzi del Documento di programmazione triennale, competente per l'istruttoria, la formulazione, il finanziamento, la gestione e il controllo delle iniziative di cooperazione consentite dalla legge.
Il Capo VI della Legge n. 125/2014 espressamente definisce l'operatività del sistema della cooperazione allo sviluppo indicando i soggetti - pubblici e privati - chiamati a concorrere alla concreta attuazione dei programmi e progetti di cooperazione, sulla base del principio di sussidiarietà.
Sono infatti individuati quali soggetti del sistema della cooperazione:
a) le Amministrazioni dello Stato, le Università e gli Enti pubblici;
b) le Regioni, le Province autonome di Trento e di Bolzano e gli Enti locali;
c) le Organizzazioni della società civile e gli altri soggetti senza finalità di lucro;
d) i soggetti con finalità di lucro, qualora agiscano con modalità conformi ai principi della legge n. 125/2014, aderiscano agli standard sulla responsabilità sociale e alle clausole ambientali e rispettino le norme sui diritti umani per gli investimenti internazionali.
Gli articoli dal 24 al 27 precisano il ruolo riconosciuto a ciascuna categoria di soggetti, prevedendo, nel caso specifico delle Regioni ed Enti locali, che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo possano promuovere forme di partenariato e collaborazione con le Regioni e gli Enti locali, concedendo contributi agli stessi per il finanziamento di iniziative di cooperazione.
Alle Regioni, alle Province autonome di Trento e Bolzano ed agli enti locali la Legge n. 125/2014 sono dedicati gli articoli n. 9 e n. 25.
L'articolo n. 9 chiarisce che nella legge n. 125/2014 sono contenuti i princìpi generali che le Regioni e le Province autonome devono rispettare nei loro rapporti internazionali relativi alla cooperazione allo sviluppo, oltre al rispetto della competenza esclusiva dello Stato in materia di politica estera e rapporti internazionali dello Stato. I contenuti della predetta legge vengono a costituire princìpi fondamentali anche nell'adozione delle leggi delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano che disciplinano le iniziative di cooperazione e solidarietà internazionale sulla base della loro potestà legislativa.
Inoltre valorizza il ruolo delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali quali portatori di un valore aggiunto nella cooperazione decentrata attuata attraverso le attività del "partenariato territoriale". La legge n. 125/2014 così riconosce la rilevanza dei partenariati territoriali per lo sviluppo, partenariati tra territori del Nord e del Sud in cui le amministrazioni e i diversi attori a livello locale operano per lo sviluppo umano sostenibile attraverso processi di governance democratica.
L'articolo 25 prevede possano essere le stesse Regioni, le Province autonome e gli Enti locali eleggibili ai finanziamenti concessi dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo per le iniziative di cooperazione allo sviluppo.
Dal punto di vista prettamente operativo, le Regioni sono tenute a comunicare preventivamente al MAECI e all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo le iniziative regionali di partenariato territoriale finanziate e programmate.
Il quadro normativo delineato in materia di cooperazione internazionale dalla Legge n. 125/2014 fa propri gli orientamenti espressi dalla Corte Costituzionale che negli ultimi anni si è pili volte pronunciata su questioni di legittimità costituzionale sollevate su specifici aspetti regolati dalle leggi regionali in tema di cooperazione decentrata o relazioni estere, anche alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione. La Corte infatti si è espressa sulla portata dell'articolo 117, comma secondo, lettera a) della Costituzione, il quale prevede che lo Stato abbia legislazione esclusiva nelle materie della politica estera e rapporti internazionali dello Stato, commisurandola peraltro con la potestà legislativa concorrente delle Regioni riconosciuta dallo stesso articolo 117, commi terzo e quinto, in materia di rapporti internazionali e con l'Unione Europea.
Va inoltre ricordato che l'esercizio dell'attività internazionale delle Regioni nelle materie di propria competenza è stato disciplinato con legge 5 giugno 2003, n. 131 "Disposizioni di adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale", dall'articolo 6, ai sensi del quale il cosiddetto "potere estero" delle Regioni si concreta nella potestà di attuazione e di esecuzione di accordi internazionali, nella conclusione di intese con Enti territoriali interni a Stati esteri e nella pattuizione con Stati esteri di accordi esecutivi ed applicativi di accordi internazionali entrati in vigore o accordi di natura tecnico-amministrativa, o accordi di natura programmatica.
Alla luce di quanto sinora esposto, si è posta la necessità di riflettere sulla vigenza della Legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 "Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà", facendo tesoro dell'esperienza più che quindicinale che la Regione del Veneto ha maturato nell'applicazione della predetta legge nelle relazioni di cooperazione allo sviluppo con i soggetti esteri e con i soggetti del territorio veneto e nazionale ed elaborando così un nuovo testo di legge regionale sulle materie dei diritti umani e la cooperazione allo sviluppo sostenibile.
La Regione del Veneto è stata tra le prime Regioni italiane a dedicare una legge alla promozione dei diritti umani, la cultura di pace ed alla cooperazione allo sviluppo e la solidarietà (legge regionale 30 marzo 1988, n. 18 ) e questo impegno ha ragione di essere nuovamente avvalorato.
Su tale considerazione già la legge regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1 ha solennemente affermato ali 'articolo 5 "Principi Fondamentali ", del Titolo I, Capo I Principi, al comma 7 che "la Regione promuove la cultura di pace, opera per la giustizia sociale, i diritti umani, il dialogo e la cooperazione tra i popoli".
L'impegno della Regione nelle predette materie merita di essere confermato e valorizzato in una normativa regionale rivista e aggiornata al mutato contesto dell'ordinamento giuridico nazionale, europeo ed ai nuovi principi ed obiettivi definiti dalla Comunità internazionale.
L'articolato proposto parte dunque dall'assunto che la materia della cooperazione allo sviluppo debba essere trattata in stretta correlazione con i temi dei diritti umani, della cultura di pace. In tal senso esordisce anche la citata Legge n. 125/2014.
Tali temi vengono a rappresentare le finalità che la legge regionale stessa intende perseguire.
Per il perseguimento di tali finalità alla Regione sono demandati i compiti di promozione e sostegno di azioni nel territorio regionale la cui l'individuazione ha implicato necessariamente una riflessione rivolta alla comprensione del margine di azione concesso alle Regioni nel contesto della nuova legge nazionale sulla cooperazione e le pronunce della Corte Costituzionale.
Queste valutazioni hanno portato alla formulazione dell'articolo 2, che è strutturato in maniera tale da aderire al nuovo assetto derivante dalla Legge n. 125/2014, sfruttandole opportunità di intervento lasciate alle Regioni e soprattutto ottimizzando le sinergie con il territorio, senza dimenticare le opportunità offerte dagli strumenti delle politiche dell'Unione Europea.
Nel far ciò la Regione, inoltre, è chiamata ad incoraggiare e sostenere l'iniziativa della società civile: le associazioni, il mondo del no profit, le istituzioni private e pubbliche del territorio ed anche il mondo imprenditoriale che nel territorio hanno maturato qualificate esperienze e competenze sui predetti temi. L'individuazione della tipologia dei soggetti del territorio, autori o coautori delle diverse azioni promosse e sostenute a livello regionale, è invece prefissata dalla legge nazionale, diversamente dalle previsioni della L.R. n. 55/1999 . Questa proiezione verso le energie del territorio è un valore aggiunto indiscutibile che la Regione apporta e che anche nella cooperazione decentrata può vantare e rendere complementare rispetto alla cooperazione del Sistema Italia.
Pertanto la Regione potrà promuovere e sostenere, con le più diverse modalità consentite (concessione di patrocini, creazione di partenariati, concessione di co-finanziamenti ecc.), le iniziative culturali di informazione e sensibilizzazione, ricerca, formazione sui temi dei diritti umani e della cooperazione allo sviluppo sostenibile, rivolte al territorio veneto, in particolare al mondo della scuola. Azioni già presenti nella L.R. n. 55/1999 e, su questo piano, la Corte Costituzionale ha ribadito lo spazio lasciato alla Regioni per l'attività di sensibilizzazione.
Con l'obiettivo di fare emergere e valorizzare chi nel territorio si dedichi alle materie della legge, è ribadita la necessità di raccolta e sistematizzazione degli studi, delle ricerche, e la creazione di una banca dati degli organismi operanti nel Veneto sulle tematiche in considerazione.
La Regione soprattutto è chiamata a promuovere e sostenere l'iniziativa dei soggetti del territorio che intendano accedere ai finanziamenti previsti dal MAECI tramite l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, nonché ai finanziamenti proposti dall'Unione Europea. Tale previsione consente, anche in questa ipotesi, di stimolare e premiare la creazione di collaborazioni tra soggetti del territorio veneto, lasciando alla Regione la possibilità di programmare e misurare il suo grado di coinvolgimento.
Restano regolate dalla legge nazionale e pertanto non necessitano di normativa regionale le possibilità della Regione di attuare iniziative di cooperazione allo sviluppo ai sensi dell'articolo 9, comma secondo e comunque quella di accedere ai finanziamenti del MAECI in virtù dell'articolo 25 della Legge n. 125/2014.
In conclusione, con tale previsione la Regione può attivare partenariati nel territorio veneto per compartecipare o collaborare nelle iniziative di cooperazione che accedono ai finanziamenti del MAECI del "Sistema italiano della cooperazione allo sviluppo ", o che accedono ai finanziamenti delle azioni dell'Unione europea. In alternativa può essere essa stessa proponente di iniziative di cooperazione allo sviluppo nella forma del partenariato territoriale o di collaborazione con altre Regioni, Province Autonome o Enti locali (articoli 25 e 9, sopra richiamati).
È previsto uno strumento di programmazione annuale per la definizione delle priorità dell'azione della Regione nelle materie della legge. La scelta di non prevedere una programmazione triennale, come nella L.R. n. 55/1999 , nasce dalla considerazione che già a livello nazionale è elaborato dal MAECI di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, un documento triennale di programmazione e di indirizzo che definisce obiettivi, criteri di intervento, priorità delle aree geografiche e i settori, che tutti i soggetti del sistema della cooperazione italiana sono tenuti a rispettare.
Attraverso la presentazione da parte della Giunta di una relazione al Consiglio regionale, con scadenza annuale, sullo stato di attuazione della legge, sui risultati ottenuti rispetto agli obiettivi definiti nel Piano annuale di attuazione degli interventi di promozione dei diritti umani e della cooperazione allo sviluppo sostenibile, è consentito l'esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo del Consiglio regionale attribuitegli dagli articoli 23 e 33 dello Statuto del Veneto ed ali 'articolo 52 del Regolamento del Consiglio.
Nell'ottica della semplificazione il Comitato per la cooperazione allo sviluppo e il Comitato per i diritti umani e la cultura di pace sono stati fusi in un unico organo consultivo, inteso come tavolo tecnico, composto da soggetti di comprovata esperienza nelle materie della legge. La composizione del Tavolo è espressione dei soggetti del territorio, privati e pubblici che prevalentemente operano nei campi dei diritti umani e della cooperazione sostenibile.
È riconfermato il sostegno della Regione alla Commissione Europea per la democrazia attraverso il diritto, come anche l'adesione alla Fondazione Venezia per la ricerca sulla Pace, già contemplati nella L.R. n. 55/1999 .
Infine, va evidenziato che nel "Sistema italiano della cooperazione allo sviluppo " si è inteso dar spazio alla stretta sinergia tra le azioni di cooperazione e l'internazionalizzazione, che già altri Paesi europei attuano da anni. Il partenariato territoriale è realizzabile anche con la partecipazione di soggetti con finalità di lucro che con il loro apporto contribuiscono allo sviluppo di due Paesi cooperanti, con ciò affermando quella che viene definita "proiezione internazionale " per indicare la capacità di un territorio di valorizzare in chiave internazionale l'insieme delle proprie attività pubbliche e private che hanno relazioni politiche, economiche e sociali con territori esteri. L'impianto configurato dalla proposta della nuova legge regionale da spazio anche a queste opportunità.
Con l'entrata in vigore del testo della presente proposta di DDL saranno abrogate la legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 e l'articolo 1, lettera c) e l'articolo 11 della legge regionale 22 gennaio 2010, n. 6 .
Per gli oneri finanziari derivanti dall'applicazione della presente legge si provvederà nei limiti degli stanziamenti disposti annualmente con legge di bilancio regionale.
La Terza Commissione consiliare, acquisito il parere della Prima commissione consiliare ai sensi dell'articolo 66 del Regolamento consiliare, nella seduta del 9 maggio 2018 ha approvato a maggioranza il progetto di legge, con modifiche al testo, che viene ora sottoposto all'esame dell'Assemblea consiliare.
Hanno votato a favore i rappresentanti dei gruppi: Liga veneta-Lega Nord Padania (Finozzi con delega Possamai), Zaia Presidente (Sandonà con delega, Gerolimetto), Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale (Berlato, Barison), Partito Democratico (Azzalin e Zottis), Veneto Civico (Dalla Libera), Movimento 5 Stelle (Baldin). Si è astenuto il rappresentante del gruppo Movimento 5 Stelle Scarabel.".

PRESIDENTE

Relatore il collega Sandonà, prego.

Luciano SANDONA' (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Il Progetto di legge di cui andiamo a discutere oggi è un progetto di legge che si inquadra nella normativa nazionale della legge n. 125 del 2014, che ha sostituito praticamente i principi e la normativa della previgente legge nazionale, che conferma il principio secondo cui la materia della cooperazione allo sviluppo sostenibile della tutela dei diritti umani, della promozione della pace, è parte integrante della politica estera dell'Italia, e né riconosce ufficialmente il ruolo prioritario qualificante. A conferma di questo viene infatti anche modificata la denominazione stessa del Ministero degli Affari Esteri, in Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione.
Il Capo VI della nuova legge statale, individua i soggetti pubblici, privati, chiamati a concorrere alla concreta attuazione dei programmi e ai progetti di cooperazione, sulla base del principio di sussidiarietà. Quindi al punto a), le amministrazioni dello Stato, l'Università e gli enti pubblici, al punto b) le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e gli Enti locali, al punto c) le organizzazioni della società civile e gli altri soggetti senza finalità di lucro, al punto d) i soggetti con finalità di lucro, qualora agiscono con modalità conformi ai principi della legge e aderiscono agli standard sulla responsabilità sociale e sulle clausole ambientali.
In questo caso vediamo che il ruolo specifico delle Regioni e degli enti locali è quello di promuovere delle forme di partenariato e collaborazione fra lo Stato, il Ministero degli Affari Esteri e le Regioni stesse e gli enti locali. Si tratta quindi di attività cosiddette di partenariato territoriale.
Sostanzialmente noi con questa normativa, andiamo a sostituire interamente la precedente legge regionale del 16 dicembre '99 n. 55 che prevedeva gli interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura della pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà, facendo quindi tesoro di un'esperienza più che quindicinale della Amministrazione regionale su questo tema.
Fra l'altro, la legge prevede che la Giunta regionale annualmente presenti una relazione in Consiglio regionale, che verifichi i risultati e risparmi ottenuti rispetto agli obiettivi definiti nel Piano annuale di attuazione degli interventi di promozione dei diritti umani, della cooperazione allo sviluppo sostenibile.
La normativa attuale sostituisce interamente e abroga la legge n. 55 del '99. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie.
Prego, collega Scarabel per la relazione di minoranza.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

"Io mi ero proposto come Correlatore, ma non ho nulla in contrario a questa proposta di legge regionale.
Anzi l'unica notazione se vogliamo definirla negativa, è la dotazione economica che ovviamente non è mai sufficiente quando si parla di temi come la cooperazione, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, perché sono tutte iniziative che servono a far sviluppare quell'economia, che poi ha una ricaduta anche sociale, che vale molto di più dei soldi che vengono spesi per questi settori.
Mi ero proposto come Correlatore per avere il tempo di confrontarmi con dei portatori di interesse con cui sono in contatto e anche loro mi hanno dato assolutamente parere favorevole per questa proposta di legge.
Ribadisco che il nostro voto per questa proposta sarà favorevole.".

PRESIDENTE

Grazie.
Se non ci sono altri interventi, iniziamo la votazione dell'articolato.
Articolo 1.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 8.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 9.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 10.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Dichiarazioni di voto? Nessuna.
Apriamo la votazione sul PDL n. 299 nel suo complesso.
É aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
É chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
24



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 23 APRILE 2013, n. 5 "INTERVENTI PER PREVENIRE E CONTRASTARE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE"" (PROGETTO DI LEGGE N. 346/2018) APPROVATO

Relazione illustrativa della Quinta Commissione consiliare
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
trascorsi cinque anni dall'entrata in vigore della legge regionale 23 aprile 2013, n. 5 "Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne " si è andato definendo il quadro di applicazione, si sono individuati i soggetti attuatori e sono emerse questioni ed elementi critici, alcuni di carattere esclusivamente tecnico altri, invece, di merito e contenuto. L'oggetto e le finalità perseguite dalla legge regionale sono di assicurare la tutela e il recupero delle normali condizioni di vita alle donne vittime di violenza di genere e violenza domestica, attraverso la realizzazione e il miglioramento delle strutture quali centri antiviolenza, case rifugio e case di secondo livello destinate ad accogliere donne sole o con figli minori. A questo si associa un intento di consolidare ed estendere la rete territoriale istituzionale dei soggetti e dei servizi operanti nel territorio, attraverso la stipula di accordi e Protocolli tra soggetti pubblici e del privato sociale, e sostenere la condivisione di informazioni e buone pratiche. La previsione nel corpo della legge di istituire un "Tavolo di coordinamento regionale per la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere" coinvolgendo attori diversificati che operano nell'ambito della sicurezza, della giustizia, della sanità, dell'istruzione e dell'accoglienza alle donne rafforza questa previsione di creare una rete territoriale nella consapevolezza che il fenomeno della violenza, per la sua complessità, richiede una pluralità di interventi coordinati e condivisi.
La legge regionale n. 5/2013 si inserisce in un contesto normativo internazionale e statale che è andato sempre più a configurare la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e che ha trovato espresso riconoscimento nella "Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica" adottata a Istanbul I'11 maggio 2011 e ratificata dall'Italia con la legge 27giugno 2013, n. 77.
L'emanazione della legge regionale n. 5/2013 , antecedente alla ratifica della Convenzione di Istanbul e alla legge statale n. 119/2013, ha comportato la necessità di inserire nel corpo della stessa espliciti richiami alla normativa internazionale, statale, alla successiva normativa regionale e alle specifiche azioni che ne conseguono. Tutto questo ha reso necessario un ampliamento degli interventi previsti dalla L.R. n. 5/2013 , ponendo l'attenzione anche sulla sinergia con altri strumenti delle politiche sociali al fine favorire l'autonomia lavorativa e sociale delle donne vittime di violenza (azioni di monitoraggio e prevenzione, interventi di recupero dei soggetti responsabili degli atti di violenza, costituzione di una rete territoriale, reddito d'inclusione, edilizia residenziale pubblica).
La produzione normativa a livello statale, infatti, recependo indicazioni di ordine internazionale, in particolare la sopracitata Convenzione di Istanbul, ha visto l'approvazione, il 15 ottobre 2013 della legge n. 119 "Conversione in Legge con modificazioni, del Decreto-Legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province". L'intervento legislativo si muove in due direzioni: una rivolta alla protezione e prevenzione, tramite norme che potenziano ed integrano gli strumenti già esistenti; l'altra di tipo sanzionatorio/repressivo andando a novellare le vigenti disposizioni del codice penale e del codice di procedura penale.
Altro strumento normativo adottato a livello statale, con ricadute a livello regionale, è il "Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere" (del luglio 2015), previsto dall'articolo 5 della sopracitata legge n. 119/2013, con l'intento di disegnare un sistema integrato di politiche pubbliche e azioni coordinate, tra tutti gli attori coinvolti a vario titolo, tese a prevenire il fenomeno e a rafforzare le misure di sostegno delle donne ed i servizi a loro dedicati. Il Piano straordinario intende valorizzare e potenziare le azioni sinergiche tra le istituzioni pubbliche e il mondo dell'associazionismo, riconoscendo l'importanza del ruolo delle strutture di accoglienza per le donne, in primis i centri antiviolenza.
A questo riconoscimento normativo è seguito, da parte dello Stato, la previsione di fondi pubblici da ripartire alle Regioni (articolo 5-bis della legge n. 119/2013) per sostenere i centri antiviolenza e le case rifugio. La ripartizione di queste risorse, prevista nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel luglio 2014, ha implicato altresì l'adozione in Conferenza Unificata dell'Intesa sui requisiti minimi necessari che i centri antiviolenza e le case rifugio devono possedere per definirsi tali e divenire beneficiari dei fondi statali.
Tutto questo ha comportato per la Regione del Veneto la necessità di conformare le strutture esistenti e operanti nel territorio, inserite negli elenchi approvati e aggiornati annualmente dalla Giunta regionale, ai requisiti statali. Il richiamo al rispetto dei requisiti sanciti dalla normativa statale e dagli strumenti di attuazione nazionale è tra le modifiche della legge regionale.
La legge regionale n. 5/2013 nell'individuare le diverse tipologie di strutture di accoglienza (articolo 3 centri antiviolenza, articolo 4 case rifugio e articolo 5 case di secondo livello) non ha delineato con puntualità le caratteristiche strutturali e organizzative che queste devono possedere. Su questo punto è dunque necessario procedere ad una modifica/integrazione del testo legislativo con un richiamo a quanto specificato a livello statale. Altro elemento che richiede una modifica riguarda la tipologia di strutture di accoglienza individuate a livello regionale e statale. L'Intesa del novembre 2014 ha delineato, infatti, solo i centri antiviolenza e le case rifugio quali strutture di sostegno per le donne vittime di violenza e ha previsto solo per tali strutture l'erogazione di fondi, andando così a penalizzare la realtà del territorio veneto e delle case di secondo livello che di fatto rimangono escluse dai contributi nazionali. Proprio per ovviare a tale disparità, acquisito il parere positivo dei componenti del Tavolo regionale e dopo un confronto con i responsabili delle strutture operanti nel territorio si propone di abrogare l'articolo 5 della L.R. n. 5/2013 e modificare l'articolo 4 inserendo la previsione delle case rifugio distinte in due tipologie: case rifugio A e case rifugio B, la cui unica differenziazione consiste nella segretezza dell'ubicazione. Con tale modifica si garantisce una maggiore sostenibilità alle strutture operanti nel territorio veneto consentendo così l'accesso anche ai finanziamenti statali.
Ultimo aspetto di proposta di modifica riguarda una questione prettamente regionale ossia la modalità di erogazione dei contributi regionali, in particolare i soggetti beneficiari che, stante l'articolo 12 possono essere solo gli enti locali (i contributi, regionali e statali sono sempre stati erogati a Comuni e Aziende ULSS). Le sollecitazioni del territorio, nello specifico i richiami delle associazioni che gestiscono le strutture di accoglienza, riportano una situazione di ritardi nell'acquisire le risorse finanziarie per il sostentamento delle attività di presa in carico delle donne vittime di violenza derivanti da vincoli di bilancio e da complessi iter amministrativi cui sono vincolati i Comuni e le Aziende ULSS. Al fine pertanto di superare questa criticità, il nuovo testo propone la modifica dell'articolo 12, comma 1, che elimina la previsione di concessione di contributi ai soli enti locali.
In data 8 maggio 2018 è pervenuta la scheda di analisi economico finanziaria redatta dalla competente struttura di Giunta regionale.
La scheda di inquadramento normativo, predisposta dal Servizio Affari giuridici e legislativi, è pervenuta il 10 maggio 2018.
Le note di lettura e ricognizione degli impatti economico finanziari redatte dal Servizio Attività e rapporti istituzionali sono pervenute in data 23 maggio 2018.
La Prima Commissione consiliare ha espresso parere favorevole in data 23 maggio 2018.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 24 maggio 2018 ha licenziato, all'unanimità il progetto di legge in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il Presidente Boron, i consiglieri Villanova (con delega del consigliere Brescacin) (Zaia Presidente), Gidoni (con delega del consigliere Barbisan R.) e Semenzaio (Liga Veneta - Lega Nord), Barison (Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale), Salemi e Pigozzo (Partito Democratico), Bartelle e Berti (Movimento 5 Stelle), Barbisan F. (Centro destra Veneto - Autonomia e libertà). Negro (Il Veneto del fare - Flavio Tosi - Alleanza per il Veneto), Ferrari (Alessandra Moretti Presidente).".

PRESIDENTE

Relatore il consigliere Villanova.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

C'è un emendamento che provvediamo a distribuire.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Sono passati cinque anni dalla legge regionale 5/2013, interventi per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. A cinque anni da questa legge sono emerse problematiche ed elementi critici che vengono modificati con questo progetto. Ricordo quelle che sono le finalità...

PRESIDENTE

Scusate, ha perfettamente ragione, consigliere, soprattutto visto anche l'argomento.
Un po' di attenzione per favore.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Ricordo le finalità di questa legge: la prima la tutela e il recupero delle donne vittime di violenze, la realizzazione e miglioramento delle strutture antiviolenza, delle case rifugio e delle case di secondo livello, l'estensione della rete territoriale e quarto l'istituzione del tavolo di coordinamento regionale per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere. La legge 5 del 2013 si inserisce nel contesto internazionale che configura la violenza contro le donne come violazione.... - è difficile -

PRESIDENTE

Due minuti di sospensione. Riprendiamo alle 17,00.
La Seduta è sospesa alle 16.48
La Seduta riprende alle 17.00

PRESIDENTE

È stato nel frattempo distribuito l'emendamento della Giunta regionale, diamo cinque minuti per eventuali subemendamenti.
Prego, collega Villanova, prosegua pure.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Grazie.
La legge 5 si inserisce in un contesto internazionale che configura la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
La Convenzione di Istanbul del 2011 e la sua ratifica da parte del Parlamento con la legge 77 del 2013, rendono necessario l'aggiornamento di quella che è la nostra legge regionale; in particolare, l'intervento statale si muove in due direzioni.
Nella direzione della prevenzione e il secondo nella direzione della repressione di quelli che sono gli atti di violenza.
Vengono istituiti dei fondi da ripartire alle Regioni secondo i requisiti che in questo momento obbligano la nostra Regione ad adeguare la propria normativa. In particolare, delineare con puntualità le caratteristiche strutturali ed organizzative delle strutture di accoglienza. Secondo punto, la norma nazionale individua solo due tipi di strutture: i centri antiviolenza e le case rifugio, come possibili di finanziamento, quindi va a penalizzare quelle che sono le realtà venete in cui vengono individuate anche le case di secondo livello.
Per questo motivo, con questa modifica, vengono istituite le case rifugio di tipo A e di tipo B.
Per quello che riguarda l'erogazione dei contributi regionali essi non verranno più erogati solo agli enti locali, ma anche ad associazioni meritevoli che si occupano di questo tipo di problematiche. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Villanova.
La parola alla collega Moretti.

Alessandra MORETTI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In Commissione abbiamo votato positivamente a questo provvedimento che è stato votato all'unanimità proprio perché...

PRESIDENTE

Colleghi un po' di attenzione, grazie.

Alessandra MORETTI (Partito Democratico)

È indicativo, Presidente, l'attenzione che l'Aula ha verso un problema così rilevante, la totale indifferenza e anche maleducazione devo dire, perché quando uno sta parlando di un tema così ripeto delicato, che ci vede tra l'altro spesso anche protagonisti, perché ognuno di noi sa e conosce persone che sono state vittime di maltrattamenti, dovremmo porre quantomeno un briciolo di rispetto, non tanto per me, ma in generale per l'argomento.
Il fenomeno della violenza per la sua complessità richiede certamente, come diceva prima il collega Villanova, una pluralità di interventi coordinati e condivisi; uno di questi è il tentativo di migliorare in maniera concreta le strutture, quali centri antiviolenza, case rifugio e case di secondo livello, destinate ad accogliere donne sole o con figli minori, perché ricordiamoci che spesso la donna vittima di abusi e di violenze si rifugia in queste strutture insieme ai figli piccoli, che hanno bisogno a loro volta di sostegno e accoglienza.
L'intento della norma è quello di estendere la rete territoriale istituzionale di tutti i soggetti e dei servizi che operano nei diversi territori. Ovviamente il tema è importante, anche proprio per realizzare un sistema territoriale integrato che vada proprio a coinvolgere tutti gli attori che sono chiamati ad esercitare un'azione a vario titolo, prevenendo il fenomeno, rafforzando le misure di sostegno delle donne e rafforzando tutti i servizi dedicati a questa finalità.
Tra le questioni offerte anche dalla normativa che si richiama nel provvedimento del 2013, c'è tutto il tema dei fondi, quindi delle risorse destinate a questi centri, che prima dell'intervento normativo erano destinate alle Regioni ed enti locali che poi le distribuivano a vario titolo, tant'è che appunto già nel 2014 è stata istituita una Conferenza unificata di intesa sui requisiti minimi che tutti i centri antiviolenza debbono possedere per godere e beneficiare di risorse.
La legge regionale del 2013 ha individuato diverse tipologie di strutture di accoglienza, ma ovviamente non aveva provveduto a configurarne con puntualità la diversità e quindi la specificità, la caratteristica strutturale. e quindi è necessario ovviamente individuare quelle che sono le tipologie tra case rifugio A e case rifugio B, la cui unica differenza, si legge nella relazione, consiste nella segretezza dell'ubicazione della struttura. Allora tutta la normativa in generale, anche quella statale a cui poi c'è il richiamo da parte della normativa regionale, si rifà alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che è stata siglata ad Istanbul l'11 maggio del 2011 e che rappresenta il primo strumento internazionale e giuridicamente vincolante, volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione interviene specificamente anche nell'ambito della violenza domestica, che non colpisce solo le donne, ma anche altri soggetti, ad esempio bambini, anziani, ai quali altrettanto si applicano le medesime norme di tutela. Ora uno dei punti fondamentali, e ci tengo a richiamarlo, della Convenzione di Istanbul, è la protezione delle vittime di violenza, e particolare enfasi viene posta sulla necessità di creare meccanismi di collaborazione per un'azione coordinata tra tutti gli organismi, statali e non statali che rivestono un ruolo nella funzione di protezione e sostegno alle donne vittime di violenza o alle vittime di violenza domestica. Per proteggere le vittime è necessario che sia dato rilievo, ecco qual è il punto fondamentale alle strutture atte a loro accoglimento, dice la Convenzione di Istanbul, attraverso un'attività informativa adeguata che deve tener conto del fatto che le vittime, nell'immediatezza del fatto, non sono spesso nelle condizioni psicofisiche idonee ad assumere decisioni pienamente informate. I servizi di supporto possono essere generali oppure specializzati, fra questi si prevede la creazione di case rifugio e quella di linee telefoniche di sostegno attive, notte e giorno, strutture ad hoc sono previste per l'accoglienza delle vittime di violenza sessuale, quindi la convenzione di Istanbul già nel 2011 delineava con attenzione, che fondamentale nella prevenzione, nell'aiuto, nel sostegno concreto delle donne, ci siano strutture di questo tipo, ebbene quindi fa la normativa e quindi la proposta che viene appunto dalla Giunta oggi, a caratterizzare le differenze, proprio per dare attuazione concreta alla normativa, sia di natura europea che poi statale ed infine regionale. Quindi noi abbiamo votato favorevolmente per prevedere delle modifiche alla legge regionale del 2013, sugli interventi per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. Grazie.

PRESIDENTE

Interviene il collega Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Mi collego a quanto detto da chi mi ha preceduto, in particolare all'intervento della collega Moretti, per sottolineare come questo sia un problema di estrema attualità, un problema che vede in Italia un femminicidio ogni 60 ore, questo naturalmente è il caso estremo della violenza contro le donne, ed è sicuramente, proprio anche per i motivi che ricordava la collega Moretti, un fenomeno sottostimato, un fenomeno che spesso è un fenomeno della porta accanto, ma proprio perché a volte molte donne si ritrovano in questa specie di schiavitù psicologica, non hanno la forza sufficiente a reagire per denunciare il loro stato di vittime, il loro stato di violenza. I dati veramente sono inquietanti, pensate che dall'inizio dell'anno, leggevo un sito "In quanto donna", dove vengono riportate le casistiche, e solo per quanto riguarda gli omicidi, i femminicidi in particolare appunto, si parla di 36 casi dall'inizio dell'anno. Quindi ben venga una modifica della norma in questo senso, dove appunto parliamo dei centri antiviolenza, delle case rifugio, delle case di secondo livello destinate ad accogliere donne sole con figli minori.
La violenza contro le donne è ormai considerata a livello mondiale come una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Bene anche il recepimento della Convenzione di Istanbul che va in questo senso, del piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, quindi di tutte quelle azioni diciamo anche che prevedono anche un sistema integrato di politiche pubbliche e azioni coordinate tra tutti gli attori coinvolti a vario titolo, tese a prevenire questo odioso fenomeno e rafforzare le misure di sostegno alle donne.
Credo che questa sia una delle leggi più importanti diciamo che abbiamo approvato negli ultimi tempi e che va a risponde a una necessità veramente urgente e molto importante.

PRESIDENTE

Collega Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

C'è una forma di violenza sulle donne che il nostro Codice Penale dovrebbe riconsiderare in maniera più attenta, perché è nato in un contesto dove ovviamente c'era una cultura, poi anche la nostra cultura si è evoluta, ma perché alcuni fatti che oggi registriamo in tanti Paesi un tempo c'erano anche da noi.
Il fatto di matrimoni combinati. Io vorrei porre l'attenzione, un tema molto delicato e molto importante che spesso sfugge, perché ci sono religioni e culture diverse dalla nostra, dove assistiamo sistematicamente al fatto che le ragazze trovano il proprio compagno della vita non perché se lo sono scelte loro, non perché hanno avuto opportunità di conoscere una persona, ma perché la famiglia lo individua e spesso è individuato tra persone che loro non accettano. Abbiamo visto di casi emblematici di cronaca nel recente periodo.
Purtroppo è un fatto che io assisto nei Paesi ovunque. Vedi queste ragazze arrivano fino a 18 anni, libere da velo, finché sono nel momento del contatto nella scuola, vivono insieme ad altri ragazzi e improvvisamente spariscono dal Paese, poi le trovi magari in altre città, col velo e costrette a vivere alle dipendenze, perché non è amore, alle dipendenze di un altro, di una persona che la famiglia ha deciso che sarà il proprio compagno della vita.
Su questo non vedo azioni penali, non mai visto nessuna azione penale da parte dello Stato italiano, forse per carenza anche di strumenti nel Codice Penale che colpiscono questi fatti e che poi spesso si trasformano in fatti di schiavitù, sottomissione e alcune volte anche in fatti di cronaca più gravi, come abbiamo assistito ripeto in questo periodo.
Io credo che questa è una forma di violenza, di annullamento dell'identità di una persona, di fronte alla quale diventa anche difficile ribellarsi, perché queste sono donne, ragazze, non sono pochi casi isolati, sono migliaia e migliaia che noi pensiamo che abbiano scelto o il loro marito della vita, l'uomo della loro vita in maniera libera e volontaria, invece è stato selezionato, scelto, da componenti della famiglia, dai genitori in primis: sono loro che combinano chi deve sposare.
Questo non solo nella cultura islamica, ma anche in quella cinese: ho conosciuto casi personalmente di ragazze dove i matrimoni vengono combinati.
Questo è un tema che vedo e che nessuno affronta. Se notate bene sono rarissimi i matrimoni misti dove vediamo che ci siano ragazze islamiche, per esempio, che sposano ragazzi italiani; sono quasi pressoché impossibili, rarissimi, perché sono un'offesa alla cultura, a meno che il ragazzo non debba convertirsi a sua volta. C'è un iter.
Io credo che se vogliamo combattere e creare una società più libera, più laica, più anche rispettosa dei principi di rispetto della persona umana, che abbiamo le nostre carte costituzionali e la nostra cultura, dobbiamo favorire i matrimoni misti, dobbiamo favorire l'integrazione vera, e l'integrazione vera si ha quando una ragazza musulmana può liberamente sposare...

PRESIDENTE

Scusate, per favore, riportiamo i toni normali.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Quando una ragazza musulmana può essere libera di sposare un cittadino che non sia della propria religione, non sia della propria cultura, allora avremo raggiunto la vera integrazione. Ma evitando che queste ragazze, povere ragazze sono costrette a sposarsi in un'unica direzione, creeremo sempre più dei ghetti all'interno del Paese e non faremo mai integrazione, quindi l'integrazione parte anche dalla garanzia di libertà di queste persone, penso donne, quasi sempre donne, che sono costrette a fare scelte contro la loro volontà e lo Stato italiano non le tutela e nessuna associazione femminile e femminista, le tutela. Io vorrei solo l'attenzione su questo problema grave, soprattutto nella prospettiva di una mancata integrazione all'interno di un Paese di persone che invece vorrebbero essere integrate, l'integrazione passa anche dal fatto, faccio un esempio, la prima causa della sparizione dei Cimbri della Lessinia sono stati i matrimoni misti con popolazione italofona vicino, con le donne che si sposavano, madri che poi parlavano italiano o la lingua neolatina e hanno fatto sparire la lingua. Lì è avvenuta l'integrazione di questa popolazione, ma fintanto che noi obblighiamo le persone di una certa cultura a sposare solo persone della stessa cultura non avremmo mai nessuna integrazione.

PRESIDENTE

Prego, assessora Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Com'è stato detto, questo aggiornamento e questa rivisitazione della legge del 2013 era necessario non solo per aggiornarla rispetto alla normativa nazionale, che ricordiamolo è subentrata dopo la legge regionale, poco dopo, sempre nel 2013, ma dopo che la Regione Veneto aveva varato questa legge, quindi andava comunque aggiornata in base a quelli che sono gli strumenti a livello nazionale che oggi ci sono. Però allo stesso tempo abbiamo cercato anche di fare tesoro dell'esperienza maturata in questi cinque anni di applicazione della legge in Veneto.
Oggi il Veneto ha una rete ben articolata, importante di strutture, vi do alcuni dati così ci rendiamo anche conto di cosa stiamo parlando: oggi in Veneto ci sono 42 strutture, tra centri antiviolenza, case rifugio e case di secondo livello, che all'interno della legge avranno un'unica connotazione, ossia Case rifugio di primo e di secondo livello, e più una diversità di connotazione, perché questo implicava dei problemi a livello nazionale rispetto alla normativa nazionale. Quindi 42 strutture in tutto il Veneto, circa una ogni 120.000 donne venete, quindi insomma la copertura c'è.
Noi siamo sopra i parametri oggi nazionali e quindi rispondiamo a pieno come Regione Veneto a quelli che sono i parametri nazionali. Gli ultimi dati censiti, e quindi sono proprio i dati freschi del 2017, quindi i dati che noi abbiamo raccolto dalle varie strutture 2017, ci danno questa fotografia nella nostra Regione: 3107 sono le donne prese in carico nel 2017, erano 2.711 nel 2016, quindi c'è un aumento delle prese in carico, tra 2016 e 2017.
Questo a testimonianza effettivamente del problema e del fatto che lo sentiamo quotidianamente, il problema ormai è effettivamente di rilevanza e di attualità ogni giorno, circa 5.000 sono però i contatti, ossia anche il semplice contatto con lo sportello, con la struttura, però di questo 3.107 sono poi preso in carico; le donne prese in carico nuove, quindi 2017, sono 2.000 circa, quindi vuol dire che c'è stato un accesso molto, molto importante. La fotografia che noi abbiamo sono donne per il 60... - no, 2.000 su 3.000, sì - la fotografia che noi abbiamo sono donne dai 31 ai 50, 55 anni, di cultura medio alta e per il 69 per cento sono italiane, quindi la percentuale italiana è quella più alta, 69 per cento italiane, e quindi donne anche che lavorano, in autonomia e anche con grado di scolarizzazione elevato: questi sono i dati che noi abbiamo da parte delle strutture.
L'altro dato che ci interessa molto, perché nella legge è stato inserito anche il concetto di violenza assistita, ossia il problema dei minori. Il dato ci dice che ci sono stati nel 2017 circa 1.700 minori coinvolti e di questi 1.100 hanno assistito alla violenza, quindi 1.100 minori hanno assistito alla violenza all'interno delle mura domestiche: questo per darvi una fotografia un aggiornamento rispetto qual è oggi la situazione in Veneto.
La rete Veneta è una rete importante, costruita, abbiamo da poco concordato un protocollo di rete cercando di mettere in insieme tutte le varie Istituzioni che per qualsiasi caso si occupano di questa tematica e quindi con un codice unico di linguaggio, ma anche di intervento.
Sapete che stiamo facendo una campagna capillare di informazione, circa 3.000 persone verranno formate nell'arco del 2017, all'interno non solo dei Pronto Soccorsi su cui poi arriverà anche un protocollo dedicato uniforme in tutto il Veneto per l'accesso ai Pronto Soccorsi, ma di queste 3.000 persone sono solo le persone del comparto sanitario, ma sono le persone che sono all'interno delle strutture, sono le forze dell'ordine, gli Avvocati, gli assistenti sociali, i Medici di base: c'è quindi una formazione complessiva a 360 gradi.
Sono partite delle campagne di informazione anche sul linguaggio e quindi di formazione rispetto ai giornalisti e quindi rispetto anche alla comunicazione, alla metodologia con cui comunicare e l'approccio su cui tenere, perché poi sappiamo che una parola un'immagine a volte fa la differenza quando parliamo di violenza contro le donne.
Il provvedimento, come dicevo, è un provvedimento che tiene conto appunto della legislazione nazionale, cerca di semplificare dove era possibile semplificare, soprattutto per le strutture e i centri antiviolenza e quindi le associazioni, per far sì che ci sia meno burocrazia possibile e quindi un accesso più rapido a quelli che sono i finanziamenti regionali e nazionali; introduce due concetti nuovi che sono quelli da violenza assistita da una parte e dei maltrattanti, che non erano entrati.
Quindi iniziamo ad occuparci. Ci sono già in Veneto dei centri, Montebelluna per citarne uno, e Verona, che si occupano dei soggetti maltrattanti e quindi cercando di agire in quel fronte.
Sono stati anche assegnatari di un finanziamento regionale in cui il Veneto è capofila con altri quattro o cinque partner europei sui maltrattanti e quindi faremo anche un lavoro sinergico con altre realtà.
Alla legge io ho presentato un emendamento che va a completare l'articolo 2, che era l'articolo che parlava di informazione, di accompagnamento eccetera, che è quello relativo al sostegno alle donne che subiscono violenza.
E quindi oltre a citare, come erano stati già citati, i provvedimenti nazionali di supporto autonomia, citiamo anche i provvedimenti regionali, in questo caso il reddito di inclusione attiva, che è uno strumento che oggi è in itinere in Veneto e che vede i Comuni Capoluogo soprattutto, ma non solo, coinvolti e quindi inseriamo anche il fatto che le donne vittime di violenza, segnalate dalle strutture, hanno la priorità o comunque devono avere la possibilità di avere assicurato un accompagnamento e un percorso di autonomia, all'interno degli strumenti regionali, che sono strumenti che ci sono e hanno già una copertura economica.
Dimenticavo, oltre a sottolineare che nella legge, se voi vi ricordate di riforma delle ATER, abbiamo inserito come categoria da proteggere e quindi come soggetti deboli, quando parliamo di accesso alla casa, anche le donne appunto che subiscono violenza, quindi si trovano in una situazione di disagio.

PRESIDENTE

La parola al collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Voterò a favore di questa proposta e anche dell'emendamento presentato dalla collega Lanzarin. Io ero uno dei due firmatari, insieme al collega Padrin, della proposta di legge che è diventata legge 5/2013.
Quando abbiamo discusso quella legge, c'era già la Convenzione del Consiglio d'Europa di Istanbul. Era stata approvata l'11 maggio 2011, ma non era ancora stata ratificata dall'Italia, e in realtà ci eravamo posti il tema, io avevo posto il tema di adeguarci già anticipatamente ai contenuti della convenzione, ma era vero che all'epoca esisteva una situazione molto frastagliata di realtà presenti nel territorio, e quindi abbiamo deciso alla fine di approvare la legge, tenendo in considerazione anche le case di secondo livello, così come erano indicate nel testo della legge, per recepire una situazione che c'era già presente, e che quindi in qualche modo volevamo recuperare dentro i contenuti di questa legge.
Ovvio che oggi noi dobbiamo ratificare, correggere la legge in base a quello che prevede la Convenzione del Consiglio d'Europa, ratificata dall'Italia, anche perché la condivido, la condivido fino in fondo. E' inutile moltiplicare i livelli, credo sia giusto andare nella direzione che è qui auspicata e che condivido sostanzialmente. Sono molto d'accordo con alcune considerazioni che sono state fatte in questo dibattito, in particolar modo la questione dei protocolli per il Pronto Soccorso, Padova credo sia capofila da questo, nel senso che sono almeno dieci anni che io so che esiste questo protocollo, che poi in realtà è il luogo vero all'interno del quale emergono i casi di violenza alle donne, perché non sempre c'è il coraggio della denuncia, anche perché rappresenta un momento di rischio grossissimo quello della denuncia nei confronti delle violenze subite.
I Pronto Soccorso rappresentano il luogo attraverso il quale emerge, cioè quell'iceberg che molto spesso è sotterraneo, perché i numeri che lei ha presentato, Assessore, purtroppo sono numeri che non rappresentano la realtà, sono drammaticamente dei dati altri, perché da quello che lei ci ha riportato vuol dire che ogni giorno, Natale e Capodanno compresi, sei donne si rivolgono ai centri, circa sei donne ogni giorno, donne che vengono prese in carica, quindi vuol dire che hanno un problema non solo per informazioni o per altri livelli, vengono prese in carica dai centri antiviolenza del Veneto. Ogni giorno cinque, sei donne, vuol dire che hanno una realtà e una situazione, aggiungo, in famiglia, perché tre donne su quattro la violenza la subiscono in famiglia. C'era un pubblicità bellissima, parlando dei mostri che generano violenza all'interno dei rapporti, dicevano quei mostri hanno le chiavi di casa, è una pubblicità straordinaria questa.
Credo che su questo dobbiamo agire anche dal punto di vista culturale, ben venga l'azione nei confronti dei maltrattanti, ma stiamo fuori dai contenuti di questa legge, cioè nel senso che questa è la legge sulla violenza di genere, cioè guai a noi a sovrapporre i due piani, quello è un piano di prevenzione e di cura nei confronti di chi non ha ancora capito che i rapporti tra i sessi non passano attraverso un rapporto di violenza, di maltrattamento, quindi da questo punto di vista ben venga, ma teniamolo assolutamente fuori dei contenuti di questa legge, ma mi pare che sia esattamente questa l'indicazione, che si è in qualche modo data. A proposito di minori che assistono violenza aggiungerei anche un altro capitolo, che è materia del suo assessorato, non è materia di questa legge, però sarebbe bene in qualche modo connettere le due questioni: i minori che subiscono violenza attraverso i casi di prostituzione minorile, che sono anche questi molto presenti nella nostra Regione, sul quale c'è un'azione che viene fatta da associazioni che si occupano della recupero delle prostitute, in particolar modo anche si devono occupare purtroppo della prostituzione minorile, perché anche qui, non dimentichiamoci, che chi va con una prostituta ed è una minore, secondo me compie un reato gravissimo, gravissimo.
Anche su questo forse un'attenzione la dobbiamo mettere nel connettere le due leggi, le due norme, perché noi abbiamo una legge sulla questione della prostituzione e abbiamo una legge sulla questione appunto della violenza alle donne.
Credo che le due cose vadano assolutamente insieme: io ero molto orgoglioso che quella legge 5/2013 la votammo all'unanimità; era una richiesta che avevo fatto dall'inizio di quel dibattito, che si votasse all'unanimità e anche questo è il motivo per cui non siamo stati lì a guardare il dettaglio di quella legge, pur sapendo che arrivavano i contenuti della Convenzione del Consiglio d'Europa.
Devo anche ringraziare, perché io non lo faccio mai, anzi sono uno di quelli che attacca la Giunta quando può in maniera molto molto netta e molto forte, il mio ruolo è di opposizione ed è giusto fare così ed è giusto che io rappresenti in qualche modo quella parte che non condivide l'azione di questa Giunta.;
Devo dire la verità che rispetto alla Giunta precedente, questa Giunta forse perché c'è anche una donna che dirige l'Assessorato, sulla questione della violenza alle donne, del sostegno ai centri antiviolenza, non ha mai assunto una funzione di taglio dal punto di vista economico delle risorse; quasi sempre, forse il primo anno abbiamo dovuto insistere perché venissero ripristinate le risorse, però devo dire la verità, a differenza di quello che avveniva nella passata Legislatura, dove si partiva sempre da un bilancio tagliato, dovevamo fare la manifestazione, venire qui, protestare, alla fine ottenere il ripristino dei fondi, mi pare che su questo tema, almeno su questo tema, una sensibilità ci sia stata e non si sia mai proceduti con i metodi che invece avevamo conosciuto nei cinque anni precedenti.
Io credo che questo sia assolutamente giusto e su questa materia, su questo tema, su questi contenuti, avrete sempre il mio sostegno.

PRESIDENTE

La parola al collega Guadagnini.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Credo anch'io che la questione sia particolarmente delicata che valga la pena di metterci tutta l'attenzione che merita, perché si tratta di un crimine che è particolarmente efferato e che rivela la natura di chi lo compie, essere meschina e abbietta in una misura che è difficilmente misurabile. Una persona che se la prende con una ragazza per qualsiasi motivo e le usa violenza è una persona che secondo me è difficilmente definibile nei suoi contorni.
Credo che però, oltre ad occuparsi dell'azione ex post, sia necessario occuparsi anche della questione ex ante, secondo me, non sarebbe sbagliato cominciare dalle scuole, ma anche dalle elementari, con dei corsi formazioni all'interno della educazione civica eccetera; magari anche con messaggi che siano molto forti, con immagini che siano molto forti per i ragazzi.
Facendo un parallelo che però forse non rende l'idea, a scuola nostra han fatto molti corsi di prevenzione per quanto riguarda gli incidenti stradali e fagli vedere delle immagini forti su macchine e moto distrutte dagli incidenti, faceva recepire il messaggio in modo molto diretto.
Si potrebbe cominciare, proprio anche dalla tenera età, a far capire ai ragazzi e alle ragazze che questa è una cosa che non si può neanche concepire, perché ognuno di noi quando parla di queste cose o pensa a queste cose, dovrebbe far riferimento al fatto che vittima di una azione di questo tipo potrebbe essere la propria madre e, per chi ha la fortuna di averla, la propria figlia. Quindi si riesce a inquadrare la questione nella sua reale dimensione. Di conseguenza, secondo me, tutto quello che viene fatto per limitare o evitare azioni di questo tipo, va nella direzione giusta e migliora molto la civiltà di una comunità.
All'interno delle scuole è importante anche perché, senza falso buonismo, io qui do ragione Valdegamberi al 100%, ci sono sicuramente qui in Veneto, in Italia e in Europa, delle persone che si comportano così, perché lo fanno per la loro deviazione e per le loro malattie mentali, ma non perché vivono in un contesto secondo il quale va bene fare così, perché ognuno di noi ha avuto dei ragazzi a scuola, io ce li ho adesso, con dei compagni di scuola marocchini e la considerazione che hanno i bambini, i ragazzi marocchini fin dalla tenera età della donna in quanto tale, è disdicevole, non viene praticamente considerata. Anche quando questa signora è adulta, ho avuto ad una recente festa di compleanno di mia figlia, un'occasione per risperimentarlo. L'ho risperimentato molto spesso a scuola, le professoresse, le ragazze non vengono minimamente considerate, come se non fossero esseri alla stessa altezza, e cominciare a fargli capire che in questo contesto, qui in Veneto, qui in Italia, non funziona così, e devono assolutamente adeguarsi, perché su altre cose si può transigere e si può essere tolleranti, su questa no, o capiscono che qui la regola è questa oppure bisogna che cambino ambiente, assolutamente devono cambiare ambiente. Ripeto, secondo me l'azione va fatta anche a scuola, per evitare che ci sia il minimo dubbio che quello che pensano loro possa anche andar bene, perché poi magari fra ragazzi, loro riescono a convincere i nostri che va bene così; invece va bene così per niente e ci dovrebbe essere fermezza nell'insegnare ai bambini, ma fin dalla prima elementare che questa cosa è totalmente inaccettabile.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire la collega Salemi, ne ha facoltà.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sono pronta e sarò anche molto rapida. Molto è stato detto dai colleghi ringrazio l'Assessore Lanzarin anche dell'aggiornamento di questa proposta di legge, e anticipo subito che il Gruppo del Partito Democratico è favorevole anche ad d'accogliere l'emendamento proposto dall'Assessore stesso, ma i dati che lei dava prima, Assessore, sono evidentemente allarmanti, prendiamoli solo per quanto riguarda il Veneto. Sono dati che ci fanno pensare, perché questo fenomeno non è possibile inquadrarlo dentro stereotipi di pensiero. Il collega Guadagnini, il collega Valdegamberi, si riferivano al tema della diversità di approccio che viene nei confronti della donna da parte delle altre culture, siamo d'accordo, ma se il dato del 69 per cento ci dice che la violenza è perpetrata su donne italiane che accedono a questi centri antiviolenza, questo la dice lunga, tra l'altro in uno status sociale di cultura medio alta, come ci è stato riferito, quindi siamo al di fuori di ogni stereotipo e di ogni cliché di pensiero e di giudizio.
La rete del Veneto è una rete che adotta il codice unico, è una rete particolarmente attiva, le amministrazioni sono tutte sul pezzo a riguardo, abbiamo dei nostri Comuni che hanno dei centri dedicati, che funzionano bene, che garantiscono anche, ascoltando l'Assessore prima, pensavo a Verona e a questa attenzione che ha avuto da subito nei confronti delle persone maltrattanti, che significa che il problema viene affrontato sotto una prospettiva pluri focale, perché non si può pensare che il problema della violenza sulle donne sia in qualche modo da relegare ad un problema esclusivamente di violenza fisica di genere, ma purtroppo parliamo di prepotenza, parliamo di atteggiamenti di latente abuso, e quindi la gamma è infinita. Interessante è questo impegno da parte della Regione Veneto a stringere dei protocolli anche con Federfarma, ne abbiamo parlato ultimamente con l'assessore, le farmacie costituiscono un presidio attivo sul nostro territorio e sono degli sportelli di aiuto importanti per quanto riguarda anche le donne che magari trovano, forse anche nella figura professionale del farmacista, che è territorialmente radicato e attento evidentemente ad accogliere anche le esigenze dei pazienti che arrivano in farmacia, dicevo può trovare nel profilo del farmacista la donna una sorta di supporto, da una parte anche la donna si sente a suo agio anche nel fare riferimento al farmacista di fiducia per rivelare qualche problema di carattere strettamente personale o familiare. La farmacia il primo sportello di aiuto, noi ci auguriamo che il progetto Mimosa, che è uno dei progetti che a cui la Regione Veneto ha aderito con grande convinzione, possa andare avanti. Dentro il progetto Mimosa c'è una idea di una proposta pioniera, che è quella di segnare sui sacchetti biodegradabili della farmacia, i numeri di riferimento dei centri antiviolenza.
È un'iniziativa che copia un'iniziativa e un progetto del 2015: sui sacchetti dei panifici di alcune Regioni d'Italia, venivano inseriti, siccome lo slogan era: "La violenza non è il pane quotidiano", sui sacchetti di carta del pane erano inseriti i numeri di riferimento per i presìdi di aiuto alle donne oggetto di maltrattamento.
Io credo che su questa iniziativa noi dovremmo spingere e andare avanti, continuare con questo impegno che si è assunto la Regione Veneto anche nell'aggiornamento della legge, tenendo conto che non ci si deve fermare a giudizi sommari o approssimativi, ma bisogna veramente entrare dentro il fenomeno, per capire quanto ahimè sia radicato e quanto sia più vicino a noi rispetto a quanto possiamo immaginarci.

PRESIDENTE

Se non ci sono altri interventi iniziamo con la votazione dell'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
C'è l'emendamento e quindi mettiamo in votazione prima l'emendamento 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Votiamo l'articolo 2 come modificato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 8.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 9.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 10.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 11.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 12.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Dichiarazioni di voto?
Metto in votazione il PDL n. 346 nel suo complesso
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
25



ELEZIONE DEL GARANTE REGIONALE DEI DIRITTI DELLA PERSONA (DELIBERAZIONE N. 68/2018)

PRESIDENTE

Guadagnini, prego

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Io propongo la Dottoressa Gallinaro.

PRESIDENTE

La parola al Segretario Guadagnini per la chiamata.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Cominciamo con il n. 16, Ciambetti.
CIAMBETTI Roberto Ha votato
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena
FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MIUCHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
POSSAMAI Gianpiero Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONA' Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio
VALDEGAMBERI Stefano
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato
AZZALIN Graziano Ha votato
BALDIN Erika Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia
BASSI Andrea
BERLATO Sergio Antonio Ha votato
BERTI Jacopo
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo Ha votato
BRESCACIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel
CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato.
Seconda chiamata.
BARTELLE Patrizia
BASSI Andrea
BERTI Jacopo
BRUSCO Manuel

PRESIDENTE

Assegnati 51, presenti 45, 45 votanti, 3 schede nulle.
Hanno ottenuto voti: Gallinaro 39, Malo 3.
Quindi risulta eletta Mirella Gallinaro.
Buona giornata a tutti.
La Seduta termina alle ore 18.00
Il Consigliere segretario
f.to Antonio Guadagnini

Il Presidente
f.to Massimo Giorgetti
Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Elisabetta Fabris
Paola Lombardo


Note

1 https://finanza.repubblica.it/News/2017/12/06/italgas_perfezionata_acquisizione_di_enerco_distribuzione_s_p_a_-239/
2 https://www.venetosviluppo.it/portal/portal/vs/Trasparenza/Enti/SocietaPartec
https://www.venetosviluppo.it/alfresco/service/att/PARTECIPAZIONI_SOCIETARIE_130215.pdf

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