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Contenuti: Resoconto n. 196 - 10^ legislatura
Resoconto 196a Seduta pubblica
Mercoledì, 12 dicembre 2018
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 11.15

PRESIDENTE

Buongiorno, signori.
Diamo inizio alla 196a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 25169 del 23 novembre 2018 e dell'integrazione prot. n. 25890 del 6 dicembre 2018.
Riprendiamo la seduta che abbiamo sospeso ieri sera. Come comunicato ieri sera, in sede di Capigruppo, abbiamo anticipato i punti che riguardano la Sessione Europea, il punto 23, il punto 24 e il punto 25 all'ordine del giorno, proprio per individuare questa inizio giornata con la seduta europea.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Hanno comunicato congedo

Luca ZAIA
Bruno PIGOZZO
Andrea BASSI
Elena DONAZZAN
I congedi sono concessi.

PRESIDENZA

La Collega Baldin funge da Segretario non avendo nessuno dei due Segretari ufficiali presenti in Aula.
PUNTO
23



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ADEGUAMENTO DELL'ORDINAMENTO REGIONALE AGLI OBBLIGHI DERIVANTI DALL'APPARTENENZA DELL'ITALIA ALL'UNIONE EUROPEA. ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 2010/31/UE IN MATERIA DI ENERGIA, DEL DECRETO LEGISLATIVO 18 APRILE 2016, N. 50 DI RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE 2014/23/UE, 2014/24/UE, 2014/25/UE IN MATERIA DI APPALTI, E MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 25 NOVEMBRE 2011, n. 26 (LEGGE REGIONALE EUROPEA 2018) (PROGETTO DI LEGGE N. 353/2018) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 47/2018)

Relazione di maggioranza della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il Consigliere Alessandro Montagnoli; Correlatore il Consigliere Graziano Azzalin.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
La Regione del Veneto, con la legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 ha dettato una disciplina organica sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione Europea (UE).
Questa legge pone in capo alla Giunta regionale numerosi adempimenti ricorrenti, tra i quali quello di approvare e presentare al Consiglio ogni anno un disegno di legge regionale europea, volto ad assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'UE e, contestualmente, una relazione che, oltre ad illustrare l'articolato, deve avere specifici contenuti.
Il Veneto ha adottato le leggi regionali europee per gli anni 2012, 2013, 2014 e 2017.
Il 2018 è dunque il quinto anno in cui viene predisposto tale disegno di legge - che ha assunto il n. 353 tra i progetti di legge depositati nel corso di questa legislatura - e, considerato il percorso istituzionale ed organizzativo avviato per il riconoscimento al Veneto di un'autonomia differenziata, si evidenzia come la periodica attività di adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'UE (con un intervento normativo annuale e unitario) assumerà una sempre maggior rilevanza anche al fine di evitare contestazioni da parte della Commissione UE, con la possibile apertura di procedure d'infrazione nelle materie di competenza regionale.
In particolare, ai sensi dell'articolo 8 della l.r. 26/2011:
a) il disegno di legge regionale europea, deve contenere:
• le disposizioni legislative di recepimento delle direttive UE che incidono in materie di competenza della Regione, anche modificando le leggi vigenti;
• l'individuazione delle direttive UE alla cui attuazione la Regione può provvedere in via regolamentare o amministrativa, dettando i relativi principi e criteri direttivi;
• le disposizioni attuative dei regolamenti UE, delle sentenze della Corte di Giustizia UE e delle decisioni della Commissione Europea che comportano obbligo dì adeguamento per la Regione;
• le modifiche o abrogazioni di norme regionali conseguenti a procedure di infrazione;
b) la relazione al disegno di legge deve contenere:
• l'illustrazione dell'articolato
• l'elenco delle direttive UE da attuare;
• l'elenco delle direttive UE che non necessitano di attuazione in quanto sono direttamente applicabili per il loro contenuto preciso e incondizionato, ovvero l'ordinamento regionale è già conforme, ovvero lo Stato ha già adottato provvedimenti attuativi da cui la Regione non intende discostarsi;
• lo stato di attuazione della legge regionale europea dell'anno precedente.
Dalla relazione della Giunta regionale al provvedimento, che rimane acquisita agli atti della Commissione e a cui si rinvia per i numerosi ed interessanti dati ivi contenuti, si evince molto chiaramente e con specifico riferimento ai contenuti del disegno dì legge regionale europea 2018, il percorso effettuato al fine di individuare le direttive UE cui dare attuazione nonché quelle che, pur incidendo su settori di competenza regionale, non necessitano di attuazione.
Quanto alle direttive europee da attuare in via legislativa sono state individuate:
- la Direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi;
la Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia (rifusione);
- le Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30/11/2009 rispettivamente sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE e sulle procedure d'appalto degli Enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE.
Quanto ai regolamenti e alle direttive europee da attuare successivamente in via legislativa sono stati individuati:
- la Direttiva 2015/2302/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la Direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la Direttiva 90/314/CEE del Consiglio;
- la Direttiva 2016/1214/UE della Commissione del 25.07.2016 che modifica la direttiva 2006/62/CE per quanto riguarda le norme e le specifiche dei sistemi di qualità per i servizi trasfusionali;
- la Direttiva 2017/2398/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2017 che modifica la Direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro;
- la Direttiva 2016/2102/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2016 relativa all'accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici;
- la Direttiva 2016/1148/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione;
- il Regolamento UE n. 679/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE.
Tutto ciò premesso e condiviso in sede istruttoria, sul disegno dì legge presentato, tuttavia, si è posta la necessità di stralciare integralmente il primo titolo che conteneva gli articoli recanti disposizioni in materia di infrastrutture per i carburanti finalizzate al recepimento e all'attuazione della direttiva 2014/94/UE, recepita dal D.Igs. 16/12/2016, n. 257 (artt. da 2 a 8 del DDL presentato). Tali norme, infatti, sono state considerate di carattere urgente e, pertanto, si è proceduto alla loro approvazione in via autonoma con la legge regionale 27 luglio 2018, n. 27 "Modifica della legge regionale 23 ottobre 2003, n. 23 "Norme per la razionalizzazione e l'ammodernamento della rete distributiva di carburanti".
Il progetto di legge in oggetto, ora all'esame dell'Assemblea, contiene conseguentemente:
• disposizioni in materia di energia per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione energetica nell'edilizia, come recepita dal decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 recante "Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale", convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 3 agosto 2013, n. 90;
• disposizioni in materia di appalti per il recepimento delle Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e2014/25/UE così come recepite ed attuate dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 concernente il Codice dei contratti pubblici;
• disposizioni in materia di partecipazione della Regione ai processi dell'Unione Europea con conseguente modifica ed integrazione della citata l.r. 26/2011.
Lo stesso è suddiviso in cinque Titoli che contengono rispettivamente:
• le disposizioni generali (Titolo I - art. 1);
• le disposizioni in materia di energia: Direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione energetica nell'edilizia (Titolo II-art. 9);
• le disposizioni in materia dì Lavori Pubblici: Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE, 2014/25/UE in materia dì appalti come recepite dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 "Codice dei contratti pubblici" (Titolo III artt. 10-11);
• le disposizioni di modifica alla l.r. 26/2011 (Titolo IV- artt. 12-13);
• disposizioni finali (Titolo V - artt. 14-15).
Il Titolo I consta di un solo articolo di carattere generale che ha valore introduttivo: è enunciato espressamente il comune principio ispiratore della disciplina normativa proposta, incidente su diversi settori di competenza regionale, ma ispirata all'obiettivo di assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale alla normativa dell'UE e alla normativa statale di recepimento della stessa, normative che vengono tutte espressamente citate.
Il Titolo II consta del solo articolo 2, in materia di energia.
Tale disposizione dà attuazione alla normativa statale entrata in vigore nel corso degli ultimi anni (D.Lgs. n. 192/2005 e Regolamenti attuativi di cui al D.P.R. 74/2013, D.P.R. 75/2013), in materia di promozione dell'efficienza energetica, con particolare riguardo all'esercizio, conduzione, controllo, manutenzione ed ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici ed il contenimento del loro consumo energetico. Nello specifico, nell'ambito dei più ampi compiti demandati alla Giunta regionale al fine del raggiungimento dell'obiettivo all'efficienza energetica, con la proposta normativa di modifica si demanda in buona sostanza alla Giunta di:
• promuovere l'efficienza energetica negli usi finali e la produzione di energia da fonti rinnovabili nel rispetto delle caratteristiche del territorio;
• coordinare le informazioni reperibili dai distributori di combustibile per gli impianti termici, con le azioni di accertamento ed ispezioni degli impianti termici;
• definire le modalità dei controlli della qualità dell'attestazione della prestazione energetica degli edifici (A.P.E.) resa dai soggetti certificator;
• dettare le modalità procedimentali e le disposizioni attuative della normativa nazionale in materia di impianti termici.
Mentre la destinazione dei proventi delle sanzioni derivanti dall'accertamento delle violazioni alle disposizioni in materia di controllo e manutenzione degli impianti termici ed in materia di certificazione energetica degli edifici sono attribuite agli enti locali che lì devono destinare allo svolgimento delle attività di accertamento, ispezione e controllo.
Il Titolo III consta dì due articoli in materia di lavori pubblici.
L'articolo 3 ha una duplice portata. Da un lato ha l'obiettivo di semplificare e rendere più agevole l'utilizzo e la fruizione da parte degli utenti destinatari del prezzario regionale, mediante la messa a disposizione dello stesso attraverso tecnologie informatiche ed elettroniche. Dall'altro si demanda ad uno specifico provvedimento della Giunta regionale il compito di definire, nell'ambito del Regolamento sul fondo incentivante, i criteri per l'utilizzo della quota parte delle risorse, che, ai sensi dell'art. 113, comma 4, del Codice dei contratti, è destinato "all'acquisto da parte dell'ente di beni, strumentazioni e tecnologie funzionali a progetti di innovazione anche per il progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici di modellazione elettronica informativa per l'edilizia e le infrastrutture, di implementazione delle banche dati per il controllo e il miglioramento della capacità di spesa e di efficientamento informatico, con particolare riferimento alle metodologie e strumentazioni elettroniche per i controlli".
L'articolo 4 rientra nell'alveo dell'attività di collaborazione in ambito territoriale, prevista dall'articolo 29, comma 3, del Codice appalti, disponendo l'adozione di atti di indirizzo anche vincolanti nei confronti dei beneficiari di contributi pubblici per la realizzazione di lavori di interesse regionale, volti ad assicurare la trasparenza e correttezza delle procedure adottate nonché la coerenza con gli obiettivi strategici perseguiti attraverso il finanziamento regionale di lavori pubblici di competenza della stessa Amministrazione regionale.
Il Titolo IV consta di due articoli che dispongono modifiche alla l.r. 26 del 2011.
L'articolo 5, al comma 1, utilizzando una denominazione analoga a quella presente all'articolo 20 della legge n. 234/2012 (legge di procedura dello Stato) per le Amministrazioni centrali, introduce la possibilità anche per il Consiglio e la Giunta regionali di individuare al loro interno, e senza la previsione di nuove strutture organizzative, nuclei regionali di valutazione degli atti dell'UE con funzioni di monitoraggio delle attività di rilevanza europea, quale contributo alla formulazione delle osservazioni sui progetti di atti normativi UE sugli atti agli stessi preordinati, e delle proposte normative di recepimento e attuazione nell'ordinamento regionale del diritto europeo. Al comma 2, ferma restando la necessità di una posizione unitaria della Regione è prevista la partecipazione delle strutture regionali alla fase ascendente e discendente: una partecipazione più attenta e consapevole alla formazione del diritto europeo che non potrà che avere come ricaduta un adeguamento più tempestivo del proprio ordinamento ai regolamenti e alle direttive europee. L'articolo 6, conformemente alla "Nota tecnica sull'applicazione coordinata degli articoli 29.3, 29.7, lett f), e 40.2 della legge n. 234 del 2012" allegata alla nota della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome datata 1/12/2017 (prot. 5913/C3UE), è volto a mettere in evidenza gli aspetti che qualificano il "recepimento" e l'"attuazione", termini utilizzati dalla legge n. 234/2012 in alcuni suoi punti indistintamente. Mentre il "recepimento" attiene specificatamente alle direttive europee e, nella fattispecie, alla trasposizione delle norme in esse contenute in norme di diritto interno (e può consistere sia nella modifica della normativa esistente che nell'adozione di una nuova normativa), il termine "attuazione" ha un significato più ampio e generico che in questo contesto può essere riferito esclusivamente ad interventi che conseguono all'entrata in vigore di atti UE direttamente applicabili – regolamenti e decisioni - che risultano necessari per la loro effettiva applicabilità".
Infine, il Titolo V detta le disposizioni finali.
L'articolo 7, in attuazione di quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 40 della legge 234/2012 e dal comma 5 dell'articolo 8 della l.r. 26/2011, prevede che la legge regionale europea sia trasmessa con la modalità della posta certificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche europee.
L'articolo 8, infine, dà atto che l'attuazione della legge non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione del Veneto.
Nella seduta del 29 ottobre 2018 la Prima Commissione consiliare ha concluso i propri i lavori in ordine al progetto di legge oggi in esame, approvandolo a maggioranza.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale. Si sono astenuti i rappresentanti dei gruppi consiliari Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e la componente politica Liberi E Uguali del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente,
Colleghi di maggioranza, grazie a tutti di essere qui, alla Lega, alla Lista Zaia, ai Fratelli d'Italia, al Gruppo Casali. C'è solo Ferrari.
Dopo la maratona che abbiamo chiuso molto bene del DEFR e del Collegato stabilità ieri del bilancio, oggi parliamo di un argomento sicuramente molto importante che è quello dell'adeguamento dell'ordinamento regionale agli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.
Un tema di cui abbiamo discusso e di cui ci sono sicuramente delle importanti risorse economiche all'interno del nostro bilancio.
Ieri lo citava anche il Vicepresidente, i numeri che contano, gli investimenti che la Regione sta facendo e che ha fatto in questi anni: si citava 430 milioni di euro, 50 milioni del 14 e 15, da quando c'è questa ultima Amministrazione 65 milioni all'anno, mettendo in piedi un volano di più di 2 miliardi 230 milioni di euro, perché sicuramente somme importanti in settori come quello che ha il mondo agricolo e bisogna dare atto dell'impegno del Presidente Zaia e di tutta la Giunta, per queste iniziative.
È ovvio che ci trovavamo di fronte a delle scelte di campo. L'anno prossimo ci sono le elezioni europee e quantomeno la nostra parte politica ritiene che questa Europa, in tanti casi fatta da burocrati che ci propinano scelte che non derivano e non sono vicine ai cittadini, ci auguriamo tutti che possono essere cambiate, ma questo dipenderà dal voto dei cittadini.
Oggi siamo qui ad approvare questo progetto di Legge n. 353 che riguarda all'adeguamento della nostra Regione a tutte le Leggi Regionali in materia, per quanto riguarda l'Unione Europea.
Partiamo dalla Legge n. 26 del 2011, che detta la disciplina organica sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto delle politiche della UE.
Questa legge (la n. 26) pone in capo alla Giunta Regionale numerosi adempimenti ricorrenti, tra i quali quello di presentare ogni anno al Consiglio Regionale un disegno di legge europeo volto ad assicurare l'adeguamento dell'ordinamento regionale a quello dell'UE e contestualmente una relazione che oltre a illustrare l'articolato, deve avere specifici contenuti.
Il Veneto ha adottato le Leggi Regionali europee per gli anni 2012, 2013, 2014 e 2017: c'è stato un salto di un paio d'anni il 2015 e 2016.
Il 2018, pertanto, è il quinto anno in cui viene predisposto il disegno di legge europea e avviene nell'ambito di un processo, lo abbiamo citato e lo abbiamo detto, che è quello in cui la Regione ha chiesto allo Stato centrale l'autonomia.
Sappiamo che tra le 23 materie ci sono anche quelle che riguardano i rapporti con l'Unione europea, per cui è un percorso in cui ci auguriamo che l'anno prossimo, nel 2019, quando ci sarà un altro disegno di legge sull'adeguamento della normativa comunitaria, una competenza importante possa essere assegnata alla nostra Regione, nei rapporti con gli Stati dell'Unione europea. L'articolo 8 della legge 26, della legge regionale europea, indica chiaramente che deve contenere le disposizioni legislative di recepimento delle direttive della UE, che incidono in materie di competenza della Regione, l'individuazione delle relative alla cui attuazione la Regione può provvedere in via regolamentare o amministrativa, e le disposizioni attuative dei regolamenti e delle sentenze della Corte di giustizia UE e delle decisioni della Commissione europea.
Dalla relazione della Giunta regionale al disegno di legge il percorso per individuare le direttive UE, nonché quelle sull'incidenza dei settori di competenza regionale sono indicate come attuative. C'è stata l'istruttoria in Prima Commissione, nonché nella Seconda e Terza Commissione, i contenuti sono le disposizioni in materia di energia, per il recepimento della direttiva 201031 sulla prestazione energetica nell'edilizia, le disposizioni in materia di appalti, che vanno a recepire le direttive 201423, 201424, 201425 e le disposizioni in materia di partecipazione della Regione ai processi dell'Unione europea, con la modifica della legge 26/2011.
Gli articoli complessivi di questo disegno di legge sono 8. Il Titolo I è di carattere generale e riguarda l'adeguamento a tutta la normativa UE e il recepimento della stessa.
Il Titolo II, che ha due articoli, riguarda la parte dell'energia e soprattutto la verifica e il recepimento di tutte le prestazioni in ambito energetico, per quanto riguarda l'esercizio, la conduzione, il controllo, la manutenzione e l'ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici e il contenimento del consumo energetico.
Il Titolo III consta di due articoli in materia di lavori pubblici: da un lato, mira a un più agevole utilizzo del prezziario regionale e, dall'altro, demanda a provvedimenti di Giunta regionale la possibilità di definire, nell'ambito del regolamento sui fondi incentivanti, i criteri per l'utilizzo della quota parte delle risorse destinate all'acquisto da parte dell'Ente di beni, strumentazioni e tecnologie funzionali ai progetti di innovazione; per cui il Titolo III riguarda in maniera principale la materia dei lavori pubblici. Sappiamo, tra l'altro, che anche il Governo è in una fase di verifica e, ci auguriamo tutti, anche di semplificazione del nostro Codice sui lavori pubblici.
L'articolo 5 introduce per il Consiglio e la Giunta la possibilità di individuare al loro interno, e senza la previsione di nuove strutture organizzative, il Nucleo regionale di valutazione degli atti dell'Unione europea, con funzione di monitoraggio delle attività di rilevanza europea.
L'articolo 6 distingue tra il recepimento e l'attuazione utilizzati dalla legge 234/2012.
Infine, l'articolo 7 prevede la comunicazione alla Presidenza del Consiglio e l'articolo 8 non comporta maggiori e nuovi oneri da parte dello Stato. È evidente che, come vi dicevo all'inizio, le risorse sono importanti. Si evince anche qui dall'articolo 5 che il Consiglio e la Giunta possono individuare delle strutture organizzative che seguono tutto il monitoraggio e tutte le verifiche delle attività fatte con l'Unione europea, l'adeguamento alle normative, ma anche la possibilità di sfruttare tutti quelli che sono i fondi, ma lo vedremo anche nella relazione che poi discuteremo più avanti. Per cui ci auguriamo tutti, che stante gli spazi anche del personale, si possono creare queste strutture di verifica anche all'interno del Consiglio, con del personale dedicato.
Io mi fermerei qua. Sono a disposizione dei colleghi se hanno delle domande.
Relazione di minoranza della Prima Commissione consiliare.

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,

in premessa di questa correlazione vorrei ricordare, come ha fatto il relatore, la legge 26/2011, che detta norme sulla nostra partecipazione al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea. Questa norma prevede una legge regionale europea annuale che recepisce gli atti normativi emanati dall'UE, dispone quanto necessario per l'attuazione dei regolamenti, affronta il programma legislativo annuale della Commissione europea – cosa che abbiamo fatto un po' troppo velocemente – ed elenca le direttive europee di competenza regionale da attuare in via legislativa, regolamentare o amministrativa, nonché quelle che non necessitano di successivi provvedimenti di attuazione.

Un insieme dunque di misure e provvedimenti rilevanti per gli aspetti legislativi ma anche per quelli amministrativi della nostra Regione. Il relatore non ha letto, però val la pena di riprenderlo proprio in premessa, questo passaggio che è cruciale, perché si tratta di modificare eventualmente leggi vigenti, di individuare le direttive cui si dà in qualche modo attuazione, di dare seguito a quelli che sono i Regolamenti dell'Unione Europea, di modificare anche una serie di norme regionali, proprio in virtù di quelle che possono essere infrazioni per inadempimenti.

Esiste insomma un intreccio tra UE ed impianto complessivo della Regione che ha molte implicazioni: sarebbe importante, direi indispensabile, l'azione di un Nucleo di Valutazione, sia tecnico che politico che, si diceva, abbia il compito di seguire con puntualità le direttive europee in modo tale da poter decidere a ragione veduta cosa adeguare e cosa non adeguare.

L'articolo 5 della legge che andiamo ad approvare oggi, indica come una possibilità l'istituzione di questo Nucleo di Valutazione. Io invece credo sia opportuno prevederne, in maniera espressa, la costituzione e l'operatività. Tant'è vero che questo nostro invito programmatico è contenuto nella risoluzione finale, all'interno della quale si indicano una serie di indirizzi per la Giunta regionale, soprattutto pensando al prossimo anno.

Per la cosiddetta "fase ascendente" occorrerà attivarsi partecipando positivamente ai negoziati, cercando di evitare ridimensionamenti alle risorse, soprattutto per la PAC. Per la "fase discendente" dovrà esserci invece maggiore attenzione e attività per verificare la conformità e proporre gli adeguamenti che si rendono necessari per la legge europea annuale.

Si tratta di considerazioni di metodo per il futuro prossimo che rivolgo in primo luogo al presidente Ciambetti e che auspico vengano recepite. Questo cambiando un atteggiamento di oggettiva trascuratezza e di sottovalutazione che è emerso da questo Consiglio e da questa maggioranza.

C'è la necessità di avviare politiche, e non solo di verificarne l'implementazione, in base agli obiettivi che per il 2019 la Commissione Europea ci pone nel programma che ha già presentato da tempo e che noi avremmo dovuto già esaminare.

Bisogna prepararsi al futuro e a sfide riconducibili a un contesto globale. Sfide che, come si dice nel rapporto del 2019, si calano in "un contesto sempre più volatile".

Vorrei ricordare le politiche in materia di clima ed energia. C'è l'obiettivo di ridurre di circa il 60%, entro il 2050, le emissioni totali di gas a effetto serra. Non è un tempo troppo remoto, anche perché nel frattempo ci sono obiettivi intermedi molto stringenti. Entro il 2030 dovremo ad esempio attuare una riduzione di almeno il 40% rispetto ai livelli che avevamo nei primi anni '90.

Ricordo poi che il 27 marzo scorso è stata approvata in questa sede una risoluzione che impegna il Governo ad agire presso le istituzioni europee affinché non diminuiscano i finanziamenti alle politiche di coesione, da ritenersi strumenti fondamentali non solo per una coscienza comune europea ma per consolidare il processo di integrazione dell'Europa stessa, ed affinché non vengano penalizzate le Regioni più sviluppate. Questo con l'obiettivo di favorirne una riconversione, visto che lo sviluppo porta con sé anche un maggior livello di inquinamento e maggiori problematicità sulle quali occorre invece intervenire.

In quella risoluzione è contenuto anche l'auspicio che non si alteri l'equilibrio tra i programmi nazionali e regionali e che si lasci in capo alle Regioni, soprattutto nel settore primario, la responsabilità della programmazione e quindi delle scelte.

Pare che invece le cose vadano in maniera molto diversa e cioè che vengano in qualche modo responsabilizzati solo gli Stati e che sia quello il livello di interlocuzione che l'Unione europea si propone per il futuro. Un po' per semplificarsi la vita: un conto è interloquire con 27 Paesi e un conto con le Regioni che fanno parte di questi 27 Paesi. Io però credo che si possa comunque cercare un ruolo da parte delle Regioni in cui noi non siamo tagliati fuori, perché noi potremmo avere anche l'autonomia sui rapporti con l'Unione europea, ma se poi a livello europeo si decide che rimangono in capo alle scelte nazionali, di quale autonomia parliamo? È evidente che la nostra autonomia sarà un'autonomia derivata dalle scelte e dalle indicazioni che a livello nazionale si compiono e alle quali dopo noi dobbiamo adempiere.

C'è poi una serie di procedure di infrazione sulle quali soffermarsi. Alcune di queste sono ancora aperte e a tal proposito vi rimando alla rendicontazione 95 che riporta appunto la relazione sulla conformità.
Ma cosa sono queste procedure di infrazione?
Sono relative a mancati provvedimenti amministrativi, quindi non legislativi, da assumere per essere conformi alla normativa europea e che non sono stati probabilmente assunti nei giusti tempi e nei giusti modi. Abbiamo ad esempio una procedura che riguarda gli agglomerati di Asiago e Thiene sulle acque reflue che è in attesa di archiviazione, perché ci si è conformati alle disposizioni. Un'altra procedura, sempre sulle acque reflue, riguarda 23 agglomerati: il Ministero ha chiesto l'aggiornamento della situazione, la Regione ha risposto e siamo in attesa a quanto mi risulta di riscontro.

Una procedura che merita particolare attenzione riguarda il PM10: c'è un ricorso dell'Unione europea contro l'Italia perché non sono stati adottati provvedimenti finalizzati a rimanere al di sotto dei limiti. La Regione Veneto, non l'unica, è fra quelle non a norma: il Veneto non si è ancora conformato. L'Unione Europea fissò la prima scadenza per il 2005, poi questa scadenza è stata prorogata. La Regione, al riguardo, ha adottato solo delle previsioni, sostenendo che la conformità ai valori limiti di PM10 potrà essere realizzata entro il 2020. Un orizzonte temporale, un ritardo di 15 anni, a fronte del quale la Commissione Europea ha risposto avviando una procedura di infrazione.

Abbiamo dunque agito con molto ritardo, in maniera molto flebile. Si tratta di un problema che non sottende solo ai rapporti Stato- Unione Europea o Regione-Unione Europea. Quando non si contengono i limiti di PM10 si trascurano in primo luogo politiche che incidono sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini. Questo è il problema. Spesso, quando ragioniamo di infrazioni, di procedure, di inadempienze, di applicazioni lo facciamo quasi fossimo tutti dei legulei e invece noi siamo dei politici e dobbiamo verificare quali conseguenze hanno prodotto le mancate applicazioni di determinate politiche, dobbiamo capire perché non sono state applicate e capire cosa dobbiamo e possiamo fare per applicarle.

Un'ultima infrazione riguarda la procedura legata alla bonifica dei siti inquinati riguardante una serie di discariche, prevalentemente ricadenti nella zona della gronda lagunare, per le quali siamo stati condannati.

Cosa significa essere condannati dall'Unione Europea a seguito di un'infrazione? È vero che non abbiamo ancora tirato fuori un euro, ma è anche vero che prima o dopo queste sanzioni dovremo pagarle. In che modo? Di fatto accade che l'Unione europea trattiene parte dei fondi corrispondenti a quella sanzione.

Quando si parla di autonomia, di Regioni, di rapporti, di capacità amministrativa, c'è chi dice che siamo i migliori. A prescindere. Ma in realtà questo è un assunto che non corrisponde a realtà. In realtà non siamo primi rispetto a nessuno, sbagliamo anche noi. Hanno sbagliato tante Regioni, ma certamente il Veneto non è secondo.

Ci sono tante questioni che non dipendono esclusivamente da un trasferimento automatico di competenze. Quanto è successo relativamente al PM 10 ed alla bonifica dei siti inquinati denota il ritardo nell'adeguamento alle norme europee, che è anche il frutto di un'incapacità politica ad affrontare alcuni nodi legati a un modello di sviluppo troppo intrecciato con il consumo di territorio e delle risorse naturali, che è svincolato da quel concetto di sostenibilità che permea le politiche europee e dovrebbe permeare anche i nostri adeguamenti. Questo è il dato politico che emerge dalla lettura in controluce in questa sessione europea. Ed è evidente che occorra apprendere, cari colleghi, dalle cose che non vanno, dai propri errori, se vogliamo evitare di farli in futuro e se vogliamo anche migliorare lo stato dell'arte.

Altra questione: non è emerso ieri nella dichiarazione del Vicepresidente, a conclusione della sessione di bilancio, il fatto che i soldi sulla qualità dell'aria e sulla bonifica dei siti inquinati provengono dai risparmi di questo Consiglio. Si tratta di ben 4 milioni e mezzo che hanno dato la possibilità alla Giunta di mettere in posta di bilancio questi fondi. Vogliamo fare una riflessione su questo episodio? Sul fatto che noi abbiamo risparmiato i soldi e che la Giunta su queste politiche non aveva previsto alcunché?

È evidente poi, e non posso non concludere su questo punto, che la strategia politica di chi governa oggi il Paese è quella di puntare l'indice sull'Europa, individuandola come il nemico da abbattere. Un'impostazione che ha un obiettivo di mero tornaconto elettorale per le elezioni europee del 2019.

In realtà, ma questo emerge anche nelle stesse parole del relatore, l'Europa non è la fonte di tutti i nostri mali. Anzi, proprio l'Europa è l'entità politica e istituzionale che permette quelle opportunità economiche di cui tutti avete decantato la positività e l'utilità per questa Regione, per le nostre categorie produttive e non solo. L'Unione europea ha garantito la pace in un continente che è stato l'epicentro degli scontri degli ultimi due conflitti mondiali. Se non c'era l'UE noi non potevamo pensare in alcun modo di avere questo sviluppo, questo progresso e una qualità della vita per le nostre popolazioni.

Ciò non significa che non ci siano delle cose da migliorare, a partire da quei nodi che vengono citati tanto nella relazione, quanto nella risoluzione e nell'intervento dell'Assessore Caner, durante i lavori istruttori della Prima Commissione consiliare. Nodi che riguardano la burocrazia, la necessità di semplificare e di impostare in modo diverso relazioni e politiche.

Non posso esprimere apprezzamento per il fatto che questa sessione europea si svolga prima della fine dell'anno quando invece si doveva tenere entro maggio. Rinnovo l'appello affinché il prossimo anno si tenga nei tempi prescritti, proprio perché il miglioramento della nostra qualità della vita dipende anche dall'Europa e soprattutto da come noi implementeremo quelle politiche e perseguiremo quegli obiettivi posti dall'UE.

Il tutto operando attraverso la via del dialogo, della collaborazione e della condivisione.
Queste sono le linee sulle quali dobbiamo attestarci operativamente, cambiando passo almeno nell'ultimo anno di legislatura."

PRESIDENTE

La parola al correlatore Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In premessa di questa correlazione vorrei ricordare, come ha fatto il relatore, la legge 26/2011, che detta norme sulla nostra partecipazione al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea.
Proprio partendo da quell'articolo 6, che prevede appunto un disegno di legge regionale, di cui all'articolo 8 successivo, che in qualche modo recepisce gli atti normativi, ma affronta il programma legislativo annuale della Commissione europea – cosa che abbiamo fatto un po' troppo velocemente – e adotta delle relazioni sullo stato di conformità appunto all'ordinamento.
Un insieme cioè di misure e di provvedimenti abbastanza rilevanti per gli aspetti legislativi, ma anche amministrativi della nostra Regione; lo stesso Relatore poi nella sua correlazione non ha letto, però val la pena di riprendere proprio in premessa, il contenuto che è rilevantissimo per quanto riguarda l'incidenza sull'assetto legislativo della Regione, perché si tratta di modificare eventualmente leggi vigenti, di individuare le direttive cui si dà in qualche modo attuazione, di dare seguito a quelli che sono i Regolamenti dell'Unione Europea, di modificare anche una serie di norme regionali, proprio in virtù di quelle che possono essere infrazioni per inadempimenti eccetera.
Se andiamo ad analizzare noi vediamo che l'Unione europea entra nelle questioni regionali, ovvero c'è un intreccio, meglio, con le questioni regionali molto molto corposo e vasto, quindi sarebbe importante, ma anche necessario, ci fosse quel nucleo di valutazione, sia tecnico che politico, che si diceva, affinché si seguano più puntualmente le direttive europee, si decida appunto cosa adeguare e cosa non adeguare.
L'articolo 5, nella legge che andiamo ad approvare oggi, indica come una possibilità questo Nucleo di Valutazione: io credo sia opportuno invece prevederne, in maniera espressa, la costituzione e l'operatività; tant'è che nella risoluzione finale che noi voteremo, questo invito programmatico è contenuto nella risoluzione finale, in cui si manifestano una serie di indirizzi per la Giunta regionale, soprattutto pensando al prossimo anno, non solo perché vi è la scadenza delle elezioni europee, ultimo anno di Legislatura per dare un contributo più puntuale nel merito, ma soprattutto perché siamo nel pieno della fase di discussione, pre-discussione per alcuni aspetti, ma in realtà sul piano tecnico è già entrata nel vivo, della neo programmazione.
Anche se alcuni aspetti ovviamente discenderanno poi da quelli che saranno i nuovi equilibri parlamentari, che non saranno sconvolgenti.
Per la cosiddetta fase ascendente occorrerà attivarsi partecipando positivamente ai negoziati, per cercare di evitare ridimensionamenti alle risorse, soprattutto per la PAC; per la fase discendente nel 2019 deve essere invece maggiore l'attenzione e l'attività per verificare la conformità e proporre gli adeguamenti che si rendono necessari per la legge europea annuale, proprio per le cose che ci ha detto il Relatore sul piano dei compiti che l'ente ha, in rapporto in particolare rispetto alla programmazione europea.
Io credo - e questa è la premessa - vuole essere un appello anche e soprattutto a Ciambetti che guarda con non recondito interesse alle vicende europee, mi appello però a lui affinché magari porti in Europa un'eredità di conduzione dell'attività della Regione, in cui quanto meno la sessione europea avviene nel rispetto dei tempi.
Questa è la questione che oggi aleggia un po' su tutti noi: cioè il fatto che noi discutiamo di una cosa a dicembre, quando la legge, Presidente... va beh che la discutiamo a dicembre, ma chiederei un minimo di attenzione, sennò già siamo in pochi, ma anche una parte di questi pochi possono anche andarsene.
Presidente, io mi appello a lei come Presidente, non come "smanettatore" di Facebook. No, non è un problema, ma non è un obbligo.

PRESIDENTE

Lasciate parlare Azzalin, lasciatelo parlare. Non deve essere un dialogo, deve parlare lui. È correlatore.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

L'ho detto con una battuta, Presidente, ma è una battuta seria e cioè almeno l'ultimo anno di Legislatura, come in precedenza abbiamo avuto modo di fare, si affrontano questi temi nei modi e nei tempi prescritti dalla legge.
Questo può consentire a noi di entrare più attivamente, proprio perché quelle sono le indicazioni, nel merito delle questioni poste alla nostra attenzione.
La legge europea che ci viene sottoposta ha un suo ordine, però come dicevo sono questi dati vecchi che, in qualche modo, ci dicono "questo è quello che noi vediamo, cosa è successo dopo?".
In virtù di quello che è successo dopo, non è solo un fatto di essere sulla questione in maniera attuale e avere i dati freschi, è perché evidentemente quando si implementano delle politiche, uno deve vedere tutto un arco temporale per poi esprimere una valutazione e quindi un anno, da questo punto di vista, soprattutto parlando di Europa, non è una questione marginale.
Mi sento di dire che la sessione europea ha torto proprio per queste motivazioni oggettivamente trascurata; possiamo affermare che un po' di basso respiro o quanto meno sottovalutata da questo Consiglio e da questa maggioranza.
Anche se trattasi per lo più di adeguamenti tecnici, ci sarebbe la necessità di avviare politiche e non solo di verificarne l'implementazione, in base agli obiettivi che pone la Commissione Europea, nel programma che ha già presentato da tempo e che noi dovremmo esaminare e avremmo dovuto esaminare che riguarda il 2019.
Da un lato – ve lo dico io – occorre consolidare i risultati conseguiti, ma dall'altro bisogna però prepararsi al futuro in cui si ampliano le sfide cui occorre prepararsi e che gli Stati, però, non possono affrontare da soli, perché queste sfide sono sempre più – anzi prevalentemente – riconducibili a un contesto globale, come si dice nel rapporto del 2019: "un contesto sempre più volatile".
Vorrei ricordare le politiche in materia di clima ed energia, per ridurre le emissioni totali di gas a effetto serra, che pone l'obiettivo di ridurle di circa il 60% entro il 2050, che non è un tempo troppo in là, con obiettivi, perché poi da qui al 2050 ci sono obiettivi intermedi molto stringenti, per dare un'idea di come l'evoluzione sia un fatto che non ci può portare a trascurare queste questioni, entro il 2030, quindi dopodomani, dovremmo attuare una riduzione di almeno il 40% rispetto ai livelli che avevamo nei primi anni 90.
Questo vi dice come l'evoluzione sia un'evoluzione sempre più alta di impegno per ridurre, in ossequio a quelli che sono gli impegni internazionali, sulla riduzione dei gas a effetto serra.
Il 27 marzo 2018 è stata approvata una risoluzione che impegna il Governo ad agire presso le istituzioni europee, perché non diminuiscano i finanziamenti alle politiche di coesione ritenute in quella risoluzione, strumenti fondamentali non solo per una coscienza comune europea ma per consolidarne il processo di integrazione dell'Europa stessa e che non penalizzi le Regioni più sviluppate perché non avanzi l'idea, poi in maniera tangibile che tanto le nazioni sviluppate possono affrontare e farcela da soli e gli altri magari meriterebbero attenzione a quel punto, è evidente che il processo di integrazione europea subirebbe un colpo ferale, eccetera.
La questione politica di non penalizzare gli Stati a sviluppo avanzato ha proprio il presupposto di favorirne una riconversione, un intervento, perché poi lo sviluppo porta con sé anche un maggior livello di inquinamento, ahinoi, e una maggiore problematicità di determinate questioni, e su questo occorre invece intervenire. L'Europa interviene sulla vita di tutti i giorni, in realtà. La stessa Regione, nel cofinanziare i fondi strutturali, considera queste risorse – l'abbiamo sentito ieri nell'intervento finale al bilancio da parte del Vicepresidente – come le risorse prevalenti, in alcuni casi le uniche che abbiamo a disposizione, fondamentali risorse per le imprese, per l'innovazione, per la competitività; in campo sociale, per l'occupazione e l'integrazione; in campo agricolo e ambientale, per affrontare temi sempre più dirompenti, che derivano dai cambiamenti climatici, la tutela delle biodiversità, l'assetto idrogeologico, ma anche per ricorrervi in casi di gravi calamità, quali quelle patite nelle settimane scorse, per esempio, per la montagna, tant'è che si ricorre al Fondo europeo, al quale si può ricorrere se si supera un determinato livello di danni subiti in caso di calamità, e pare questo il caso proprio del 29 ottobre scorso, sommando i danni ovviamente del Veneto a quelli delle altre regioni.
Il 23 luglio, poi, l'Assessore Caner riferiva in Commissione relativamente al rapporto sugli affari europei, previsto dalla legge, e faceva una serie di importanti e significative considerazioni sullo stato di avanzamento della spesa, cose peraltro contenute anche nella relazione del relatore. Tutti i programmi – ma lo voglio rilevare anch'io questo dato positivo – hanno superato ampiamente il 50%, rimando a quella relazione dell'Assessore Caner il dettaglio di questi programmi. Rilevava come il 2018 rappresentasse la verifica di metà percorso. Cosa significa la verifica di metà percorso? Che noi dobbiamo ovviamente valutare se sono stati raggiunti i risultati, con determinati target specifici per le varie missioni, però questa verifica non è tanto per dire: abbiamo raggiunto o non abbiamo raggiunto, e stilare una tabellina: siamo bravi o non siamo bravi, abbiamo la sufficienza o non abbiamo la sufficienza; ma questa verifica serve per ritarare, eventualmente, una serie di misure per il prosieguo non solo della programmazione restante, ma soprattutto per quella che sarà la futura programmazione.
Pertanto, già con la verifica di metà percorso, come è successo, per esempio, con il Decreto Omnibus, che poi è stato recepito da alcuni provvedimenti regionali, si è in qualche modo intervenuti con alcune modifiche su quella che è la programmazione in corso, in ambito non solo agricolo, ma anche in diversi altri campi. Indubbiamente, bisognerà mettere mano alle criticità riscontrate, avendo sempre presente, però, che una maggiore efficienza del diritto europeo si riscontra unicamente quando le norme sono correttamente messe in pratica.
Ecco perché serve cooperazione, dialogo e condivisione tra i livelli istituzionali e tra gli Stati membri. È inutile a volte dire: la Commissione europea, oppure l'Europa ci dice... o l'Europa non ascolta, oppure noi siamo contrari ecc.; le misure europee, se vogliamo che abbiano una certa efficacia, vanno anche modificate, però il punto è che spesso non c'è quel livello di impegno politico e amministrativo che metta correttamente in pratica quelle norme, che non nascono da un procedimento che vede esclusi gli Stati membri e le Regioni.
È proprio questo il punto: qualsiasi misura che nasce a livello europeo nasce attraverso una procedura in cui il coinvolgimento tra gli Stati e tra le Regioni è un dato effettivo, per cui, se noi ci siamo, ma non diciamo la nostra e non interveniamo nei momenti in cui si sviluppa l'iter di compimento di una norma, è evidente che poi diventa quantomeno contraddittorio lamentarsi a posteriori.
È da tempo - dicevo prima - che si è iniziato a discutere l'impostazione della futura programmazione; laddove noi poniamo la necessità, contenuta nella risoluzione di marzo, cui facevo riferimento prima, di non ridurre i fondi, di semplificare diversi aspetti gestionali.
Uno dei problemi che abbiamo di fronte sin dalla sua nascita è un po' la complicazione a volte burocratica che il diritto europeo porta con sé; d'altro canto una dimensione di questo tipo, di 27 Paesi, a volte può in parte anche giustificare determinate procedure, perché la nostra visuale spesso si ferma diciamo in un contesto molto piccolo rispetto a quelle che sono le dinamiche che ci sono in contesti molto ma molto più ampi.
Anche l'auspicio, in quella risoluzione, che non si alteri l'equilibrio tra i programmi nazionali e regionali: chiedevamo che si lasci in capo alle Regioni, soprattutto nel settore primario, la responsabilità della programmazione e quindi delle scelte.
Pare che invece le cose vadano in maniera molto diversa e cioè che vengano in qualche modo responsabilizzati gli Stati, punto e che sia quello il livello di interlocuzione che l'Unione europea si propone per il futuro, un po' per semplificarsi la vita, un po' perché pensiamo alle modifiche, pensiamo non solo all'applicazione, ma l'interlocuzione che ci sta: un conto è interloquire con 27 Paesi e un conto è interloquire con le Regioni che fanno parte di questi 27 Paesi, per cui arriveremo probabilmente a una problematicità gestionale da parte dell'Unione europea sotto questo profilo.
La leggo anche in questo modo, però io credo che diciamo si possa comunque cercare un ruolo da parte delle Regioni in cui noi non siamo tagliati fuori, perché noi potremmo avere anche l'autonomia sui rapporti con l'Unione europea, ma se poi a livello europeo si decide che rimangono in capo alle scelte nazionali, di quale autonomia parliamo?
È evidente che la nostra autonomia sarà un'autonomia derivata, cioè rispetto alle scelte e alle indicazioni che a livello nazionale si compiono, noi dobbiamo poi adempiere.
Presidente, chiedo 5 o 10 minuti in più, uso il tempo del dibattito.
Grazie, mi ha lasciato basito; non mi aspettavo una risposta negativa.
Ci sono poi una serie - mi avvio a concludere - di procedure di infrazione su cui soffermarsi: alcune di queste sono ancora aperte, vi rimando alla rendicontazione 95 che riporta appunto la relazione sulla conformità. Ma cosa sono queste procedure di infrazione?
Sono relative a mancati provvedimenti amministrativi, quindi non legislativi, da assumere per essere conformi alla normativa europea e che non sono stati probabilmente assunti nei giusti tempi e nei giusti modi.
Le voglio riprendere per darne una lettura un po' in controluce rispetto alle inadempienze regionali e ai ritardi che si sono determinati: abbiamo una procedura che riguarda gli agglomerati di Asiago e Tenno e sulle acque reflue in attesa di archiviazione, perché lì si sono conformati alle disposizioni.
Un'altra procedura invece riguarda 23 agglomerati: il Ministero ha chiesto l'aggiornamento della situazione, la Regione ha risposto, siamo in attesa a quanto mi risulta di riscontro sempre relativamente alle acque reflue.
Poi c'era una procedura invece che merita particolare attenzione e cioè quella che riguarda il cosiddetto PM 10: in pratica c'è un ricorso dell'Unione europea contro l'Italia perché non sono stati adottati provvedimenti finalizzati a rimanere al di sotto dei limiti del PM 10; la Regione Veneto, non l'unica, è fra quelle non a norma: il Veneto non si è conformato e lo intende fare, non lo ha ancora fatto, con molti anni di ritardo; era il 2005 sostanzialmente quando l'Unione Europea fissava la prima scadenza per il 2010, poi questa scadenza è stata prorogata.
La Regione, al riguardo, ha adottato solo delle previsioni prevalentemente, sostenendo che la conformità ai valori limiti di PM10 potrà essere realizzata entro il 2025.
La Regione ha adottato un Piano della qualità dell'aria nel 2006, che è stato poi aggiornato nel 2016, che si proponeva di ridurre i valori entro questa data un po' in là col tempo, tant'è che la Commissione Europea ha detto troppo in là col tempo e questo è il motivo per cui c'è stata l'avvio di una procedura di infrazione.
C'è solo un ritardo di quindici anni, rispetto a quelle che sono le indicazioni che mettevano di fronte alle proprie responsabilità le Regioni – ma guardiamo a noi – e che abbiamo agito con molto ritardo, in maniera molto flebile, ma questo non è un problema che sottende ai rapporti Stato- Unione Europea, Regione-Unione Europea, perché quando si parla di non contenere i limiti di PM10, noi abbiamo trascurato una politica che incide sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini. Questo è il problema. Ecco perché va visto sotto un altro profilo, perché noi spesso quando ragioniamo di infrazioni, di procedure, di inadempienze, di applicazioni lo facciamo quasi fossimo tutti dei legulei e invece noi siamo dei politici e dobbiamo vedere, se quelle politiche che non sono state applicate, cos'hanno provocato sul corpo sociale e perché non le abbiamo applicate e quindi cosa noi dobbiamo e possiamo fare per applicarle.
Questa è, secondo me, la procedura che ci deve indurre a una riflessione di carattere politico, non è l'unica ma è quella su cui sono ruotate anche alcune scelte del bilancio. Non a caso.
L'altra procedura di infrazione è in attesa di archiviazione per cui su questo abbiamo risposto; l'ultima riguarda una procedura cosiddetta "bonifica dei siti inquinati", una serie di discariche prevalentemente ricadenti nella zona della gronda lagunare e noi siamo stati condannati.
Cosa significa essere condannati dall'Unione Europea a seguito di un'infrazione? È vero che non abbiamo ancora tirato fuori un euro, ma è vero anche che prima o dopo questi euro verranno da qualche parte e in che modo sì risolverà il pagamento di queste sanzioni?
L'Unione europea trattiene parte dei fondi corrispondenti a quella sanzione, così funziona. C'è un ricorso, ci sono tutta una serie di situazioni per cui valutare se quella sanzione è limitata ad un anno oppure a valutata più anni, alcuni appalti sono in corso per sistemare, ma tant'è noi arriviamo tardi.
lo voglio dirlo con una battuta: noi quando parliamo a volte di autonomia, di regioni, di rapporti di capacità amministrativa, diciamo "noi siamo i migliori a prescindere". Non è vero!
Anche questo dimostra che siamo delle persone normalissime, non primi rispetto a nessuno, sbagliamo anche noi, hanno sbagliato tante regioni, ma certamente il Veneto non è secondo, quindi lo dico questo per richiamarvi e richiamarci alla realtà del dibattito politico, quando parliamo di autonomia di competenze e di trasferimento, perché non è che qua abbiamo un corpus normativo o meglio abbiamo un apparato che automaticamente è in grado di assolvere ai desiderata di quella politica, che noi tanto decantiamo come la panacea di tutti i nostri mali.
Sappiamo bene che avremmo dei problemi grossissimi sotto questo profilo e lo sanno bene gli Assessori che siedono in Giunta, ma lo sappiamo anche noi che siamo in Consiglio Regionale.
Tra l'altro, questo è un aspetto che non abbiamo e non avete considerato a sufficienza anzi lo sollevate e lo mettete da parte, però se poi le riforme non hanno il personale per far camminare le cose, non vanno avanti. Com'è che si implementano le politiche? Chi decide? Quali uffici abbiamo? Insomma, ci sono tante questioni, che non dipendono solo da un trasferimento automatico di competenze. Io direi che quanto successo rispetto al PM 10 e rispetto alla bonifica dei siti inquinati denota il ritardo nell'adeguamento alle norme europee, che è anche il frutto di un'incapacità politica ad affrontare alcuni nodi legati a un modello di sviluppo troppo intrecciato con il consumo di territorio e delle risorse naturali, che è svincolato da quel concetto di sostenibilità che permea le politiche europee e dovrebbe permeare anche le nostre e i nostri adeguamenti. Questo è il dato politico. Quindi, oggi più che mai è imprescindibile, per dare credibilità ad una politica che dia delle prospettive, non scostarci da questo concetto nella pratica, attraverso politiche coerenti e sostenibili. Questo è il dato politico che emerge anche dalla lettura in controluce in questa sessione europea, perché occorre apprendere, colleghi, anche dalle cose che non vanno, dai propri errori, se vogliamo evitare di farli in futuro e se vogliamo anche migliorare lo stato dell'arte.
A conclusione del bilancio, l'Assessore Forcolin diceva: noi abbiamo sempre adempiuto e finanziato i fondi strutturali. Dico solo una cifra: 400.000 euro, 50 più 50 eccetera eccetera, mettono in circolo 2,2 miliardi. Si è dimenticato di dire che non mettono in circolo; quegli altri, la differenza, sono soldi statali e soldi europei. Allora potremmo dire: no, l'Europa vi dà un miliardo e otto, assieme allo Stato, purché voi ne tiriate fuori 400, a saldo, potremmo anche dirla così. Quindi, come vedete, le questioni si possono vedere in modo diverso. Poi noi abbiamo messo – cosa che non è emersa ieri nella dichiarazione del Vicepresidente, a conclusione di quella sessione di bilancio – dei soldi sulla qualità dell'aria e sulla bonifica dei siti inquinati, che provengono dai risparmi di questo Consiglio, ben 4 milioni e mezzo, e che hanno dato la possibilità alla Giunta di mettere in posta di bilancio questi fondi e portare il tutto a più di 4 milioni.
Ma vogliamo fare una riflessione su questo? Cosa ci dice questo fatto? Ci dice che, se noi non risparmiavamo i soldi... ma non lo abbiamo fatto per dire che così risolviamo dei problemi, e ci sarebbe da spendere qualche parola su questo; ci dice anche che la Giunta su queste politiche non aveva previsto alcunché. Non aveva previsto alcunché. Questo è il dato politico. È evidente poi, e non posso non finire su questo, che la strategia politica di chi governa oggi il Paese vede nell'Europa il nemico da abbattere, lo considera una sorta di Istituzione burocratica, ma tutto questo parlare, individuare il nemico e amplificare i toni sotto questo profilo ha un obiettivo, che è di mero tornaconto elettorale per il 2019.
Però vorrei mettere in relazione questo modo di far politica, quello che si dice, quello che sta passando nell'opinione pubblica, proprio per l'azione politica di chi governa questo Paese e questa Regione, con quello che tu, relatore, hai detto e hai scritto nelle tue relazioni, che è cosa ben diversa – è cosa ben diversa – molto condivisibile, sotto il mio profilo, dal mio punto di vista. Ma credo anche che quello che tu hai scritto sia la realtà delle cose, non sottacendo i problemi, le criticità, ma non dipingendo un'Europa che non considera gli Stati e che è la fonte di tutti i nostri mali, perché sappiamo bene che non è così, lo dice la tua relazione.
Quindi, questo approccio contrasta fortemente con l'approccio di chi vuole distruggere e mettere in discussione il nostro impegno verso quell'entità politica e istituzionale che non solo permette quelle opportunità economiche che sappiamo e di cui tutti avete decantato la positività e l'utilità per questa Regione, per le nostre categorie produttive e non solo, ma che ha garantito la pace in un continente come l'Europa, che è stato l'epicentro degli scontri degli ultimi due conflitti mondiali e che se non c'era l'Unione europea noi non potevamo in qualche modo pensare di avere questo sviluppo e questo progresso e una qualità della vita per le nostre popolazioni.
Questo non significa che non ci siano delle cose che non vanno, che dobbiamo migliorare e che sono quelle cose contenute nella relazione, contenute nella risoluzione, contenute nella lezione di Caner, che riguardano la burocrazia, che riguardano la semplificazione, che riguardano un intreccio maggiore di rapporto con le politiche che si vanno a mettere in essere: questo significa.
Significa anche la priorità delle cose, ma che noi diciamo che le politiche indicate, che le modalità indicate, siano sbagliate e che non riguardano il futuro della nostra nazione, questo è un errore, perché non lo avete scritto, non l'avete detto, ma lo usate solo in termini di propaganda: è questo il limite oggi della politica.
Io questa sessione europea sono contento che si svolga prima della fine dell'anno e mi auguro e rinnovo l'appello che il prossimo anno si faccia nei tempi prescritti, proprio perché dall'Europa e da come noi implementiamo quelle politiche, quegli obiettivi, ne discende un miglioramento della nostra qualità della vita e questo si risolve - come dicevo prima - con il dialogo, la collaborazione e la condivisione.
Queste sono le tre linee su cui operativamente dobbiamo attestarci, ecco perché su questo dobbiamo cambiare passo almeno nell'ultimo anno di Legislatura; sull'autonomia se noi consideriamo i rapporti con l'Unione europea come li abbiamo considerati fino adesso, è bene che i rapporti con l'Unione europea se li tenga lo Stato, perché noi non è che abbiamo dimostrato una grande efficienza stando a questi numeri e a questi dati, ma siccome io guardo sempre il bicchiere mezzo pieno, mi auguro sempre che possiate migliorare, anche voi. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
Assume le funzioni di consigliere segretario il consigliere Scarabel.
Grazie per la vostra presenza, ringrazio i ragazzi del New Cambridge Institute di Romano d'Ezzelino per la presenza e per la pazienza.
Visto che siamo in sessione europea e visto che purtroppo ieri a Strasburgo, sede del Parlamento europeo, è avvenuta una cosa gravissima con quattro morti e molti feriti vi chiedo un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Strasburgo di ieri.
Viene osservato un minuto di silenzio.

PRESIDENTE

I dodici minuti utilizzati oltre il tempo del Relatore vengono tolti dal primo intervento previsto per il Capogruppo del PD.
Prego, Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ovviamente anche per il momento che abbiamo dedicato alle vittime di Bruxelles e a tutti quei cittadini.
Torno brevemente su alcuni temi che sono stati toccati, soprattutto nella relazione del collega Montagnoli.
Ha detto: "Questa Europa non ci piace", ma quando diciamo questa Europa dovremmo sempre dire un chi è un che cosa, perché l'Europa è: il Parlamento - e abbiamo dei colleghi che ne hanno fatto parte - la Commissione, che ricordo è nominata dai Governi, e il Consiglio che è fatta dai Capi di Governo e dai Ministri.
Quando diciamo: "Questa Europa non ci piace", a chi ci si riferisce?
Il Parlamento è un Parlamento legittimamente eletto a plebiscito universale di tutti gli europei e quindi quelli che siedono in Parlamento sono lì perché rappresentano le intenzioni di voto e gli orientamenti politici dei cittadini europei.
Il Consiglio, fatto dai Capi di Governo e dai Ministri, è indubbiamente l'Istituzione europea che negli ultimi anni ha assunto il ruolo principale nella gestione, soprattutto della crisi post 2008. Vi ricordate quante riunioni (13) di Capi di Governo per vedere come tirar fuori la Grecia dalla situazione in cui era caduta.
Nel Consiglio d'Europa, siedono i Capi di Governo che sono ritenuti amici dell'attuale nostro Governo; parlo dell'Ungheria, piuttosto della Slovacchia, piuttosto della Polonia quindi a chi ci si riferisce? Alla Commissione che è nominata dai governi ed ha il compito di attuare quanto viene stabilito dai Capi di Governo e dal Parlamento e vigilare se gli stati adempiono a quegli indirizzi, a quelle norme, alle direttive ai regolamenti eccetera, talché noi ci ritroviamo come Consiglio Regionale a dover, anche noi in qualche modo, dover render conto rispetto all'adeguamento, alle azioni che questa Regione – come tutte le regioni come tutti gli Stati d'Europa – hanno messo in campo, rispetto alle norme.
Io vorrei che quando si dice questa Europa si dicesse "non ci va quello che ha deciso il Parlamento oppure non ci va quello che hanno deciso i Capi di Governo", tenendo conto che tra quei Capi di governo, compresi quelli ritenuti amici dell'attuale Governo italiano, ci sono proprio quelli per esempio che hanno rifiutato la redistribuzione dei profughi.
Tra gli amici dell'attuale nostro Governo nel Consiglio Europeo, ci sono proprio quelli che dicono "no, alla redistribuzione dei migranti" per dirne una; il primo punto è quando si dice "non ci piace..." si abbia la cortesia di specificare "non ci piace quello che ha deciso il Parlamento, non si faccia quello che hanno deciso i Capi di Governo o i Ministri dell'interno o quelli degli Esteri o quelli dell'Agricoltura" e poi che cosa? Perché si viene ieri e l'altro ieri a dire "bene, vedete che bravi siamo, cofinanziamo i film il i programmi europei". Benissimo, l'intero sistema della formazione professionale del Veneto sta in piedi grazie al Fondo sociale europeo, quindi a questa Europa no a un'altra, l'intero sistema della formazione professionale di questa Regione, quindi alle decisioni che sono state prese dal Consiglio d'Europa, dal Parlamento Europeo in sede di programmazione dei fondi di coesione di questa tornata, la cui attuazione è poi demandata alla Commissione. Qui c'è anche un Commissario che si occupa degli Affari Regionali e credo che il nostro Presidente, anche in sede di Comitato delle Regioni, abbia avuto occasione di confrontarsi.
L'intera agricoltura italiana veneta sta in piedi grazie a questa Europa, non so se non ce ne rendiamo conto, perché l'intera agricoltura europea è un'agricoltura che è fortemente sovvenzionata da questa Europa, non da un'altra, ossia da quella che ha deciso questo Consiglio europeo, questo Parlamento ed è quello che questa Commissione sta attuando.
Sapete che ci sono altre aree geopolitiche, altri Paesi nel mondo, per esempio gli Stati Uniti – va bene il collega Gerolimetto – che accusano l'Europa di sostenere troppo l'agricoltura e di non aprirla sufficientemente al libero mercato, quindi l'agricoltura europea oggi è difesa da questa Europa non da un'altra.
L'intero sistema di innovazione e ricerca europeo è sostenuto da questa Europa; lo è attraverso il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, che ha delle misure; lo è attraverso un enorme impegno per la ricerca del programma Horizon 2020, perché sappiamo, specialmente in Veneto, che le nostre imprese, che sono medio-piccole, spendono, in rapporto e in confronto ad altri sistemi industriali europei, meno per l'innovazione e la ricerca, anche per le loro caratteristiche dimensionali, ovviamente. Quindi, se c'è ricerca e c'è innovazione e c'è sviluppo anche in Veneto, ma non solo in Veneto, è perché c'è questa Europa. E mi fermo qui, per dire che, dopo aver detto chi non ci va dell'Europa, bisogna dire cosa non ci va dell'Europa. Non ci va la politica agricola comune? Bisogna dirlo. Cancelliamo la politica agricola comune. Non ci va la politica per la ricerca e lo sviluppo? Cancelliamo la politica per ricerca e sviluppo. Non ci va la politica di coesione, Fondo sociale eccetera? Cancelliamo. Attenzione, perché questa Europa qui è quella che porta nelle tasche degli agricoltori del Veneto i pagamenti diretti e i fondi del Programma di Sviluppo Rurale e, nei bilanci delle piccole imprese, i fondi per l'innovazione, la ricerca, l'internazionalizzazione e avanti di questo passo. Meno generici, cerchiamo di essere un po' più precisi, quando diciamo che non ci piace questa Europa, non ci piace chi e non ci piace cosa? Uno potrebbe dire: non mi piace la politica che riguarda la gestione delle migrazioni. Bene, discutiamone. Ci sono i Governi amici vostri che non sono d'accordo a redistribuire, per esempio, i profughi. Ma discutiamone.
Lo dico a maggior ragione perché siamo – l'Europa, ma anche noi, che siamo cittadini europei – in fase di nuova programmazione, in particolare del Fondo di coesione 2021-2027, che vuol dire di nuovo Fondo europeo sviluppo regionale, Fondo Sociale Europeo e Sviluppo Rurale. In questo Consiglio avevamo anche assunto, credo all'unanimità, o largamente condivisa, una risoluzione che chiedeva di rivedere la prima ipotesi di nuova programmazione. Su questo punto il confronto tra Parlamento e anche tra le Regioni, attraverso il Comitato delle Regioni e la Commissione, ha portato a una nuova proposta. È una nuova proposta che sui fondi di coesione riconosce un incremento all'Italia, poi bisogna capire come questo incremento verrà ripartito tra le regioni italiane; quindi, anche qui, quando diciamo che questa Europa non ci piace, attenzione. In questo momento, la proposta della nuova programmazione dei fondi di coesione è una proposta che ci riconosce un certo vantaggio, mentre sulla politica agricola comune c'è una previsione di riduzione di stanziamento. Su questo, allora, entriamo nello specifico, diciamo qualcosa o stiamo nel generico?
Infine, è del 13 novembre l'approvazione del Pacchetto Energia. Io dico che dovremmo essere orgogliosi di stare nell'area geopolitica mondiale che è all'avanguardia nella transizione energetica, non c'è nessuno al mondo che sta facendo quello che sta facendo l'Europa sull'energia, tranne la Cina, che sta rapidamente recuperando, con investimenti assolutamente astronomici nel campo delle energie rinnovabili. Ma l'ultimo Pacchetto Energia appena approvato fissa al 2030 l'obiettivo del 32 per cento di riduzione dei consumi per l'efficienza e del 32 per cento di contributo da fonti da energia rinnovabile. Nel giro di un anno, tutti i Paesi europei dovranno presentare i loro piani per contribuire a questo obiettivo, che, ripeto, è un obiettivo straordinario su una questione come la transizione energetica, ecco, il contrasto ai cambiamenti climatici di cui abbiamo visto in casa quali sono le conseguenze.
Credo che anche da questa sessione europea dovrebbe venire un po' più di orgoglio di essere europei, e a partire da quest'ultimo, c'è anche l'Assessore, qui, che ha la delega all'energia, penso che le Regioni stesse saranno chiamate, come sono state chiamate per l'obiettivo precedente, che era riduzione 20 per cento, 20 per cento efficienza, 20 per cento contributo rinnovabile, adesso siamo 32 per cento efficienza, 32 per cento rinnovabili, per mettere non solo l'Italia, ma anche il Veneto, alla testa di questa, che è un impegno che deve farci orgogliosi di essere europei, quando gli Stati Uniti stanno facendo marcia indietro in maniera clamorosa e disastrosa sui temi energetici, e quando parliamo di Europa vediamo di fare un po' di chiarezza sul chi e sul che cosa vogliamo cambiare.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie. Ha chiesto la parola il collega Gerolimetto, ne ha facoltà.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Molto brevemente, due parole sui fondi europei che interessano anche il settore primario: è vero che l'Europa sostiene il settore primario, come il settore primario viene fortemente sostenuto anche negli Stati Uniti, e questo è dovuto al fatto che abbiamo voluto, ancora dagli anni '90, fare un prezzo mondiale dei prodotti agricoli, e se abbiamo voluto far questo abbiamo dovuto sostenere i paesi che hanno un minimo di rispetto dei diritti umani, un minimo di welfare, un minimo di civiltà, fra virgolette, dove si rispettano le regole, si rispettano dei disciplinari, a diversità di altri paesi purtroppo sottosviluppati, che non hanno questo tipo di attenzione all'ambiente, alle persone, ai diritti umani, e lo sfruttamento minorile, mentre in alcuni paesi del mondo è prassi, da noi non è né pensato, né tollerato.
L'agricoltura, il settore primario, viene sostenuto fortemente negli Stati Uniti non solo in Europa e in tutti i paesi civilizzati. Ma è pur vero che gli Stati Uniti si lamentano dell'Europa, per come protegge il settore primario, soprattutto, ma non lo protegge con i soldi, lo protegge con le regole. Gli animali trattati con gli ormoni in Europa non entrano, mentre negli stati del nord e del sud America è prassi. Da noi non è consentito di seminare OGM, mentre là è prassi.
Questi sono gli argini che pone l'Europa ai paesi soprattutto americani, poi dobbiamo anche sfatare questo fatto che l'Europa, l'agricoltura, il settore primario si mangia il 50% dei fondi europei, nel settore primario viene utilizzato lo 0,5% del PIL, per avere un numero.
Due parole vorrei farle anche sui rapporti Regione e Unione Europea. Intanto i soldi che arrivano dall'Europa non arrivano dal cielo, sono i nostri soldi, non è che ce li regala qualcuno, sono nostri soldi, che poi, grazie anche ai buoni rapporti, li sappiamo anche spendere.
Se siamo la Regione italiana che ha uno stato di avanzamento, soprattutto nel PSR, ma di tutti i fondi europei, che è il doppio della media nazionale, lo dobbiamo anche ai buoni rapporti, lo dobbiamo alla nostra struttura e anche al alla nostra politica, che agevola e sostiene questo percorso.
Se già ad oggi sappiamo che per il 31/12/2019 non abbiamo rischio di disimpegno dei fondi europei, questo è già un segnale che, grazie ai rapporti, grazie all'efficienza, grazie alla vitalità delle aziende del nostro territorio, vuol dire che i fondi li usiamo bene e li sappiamo usare, a differenza di altre di altre Regioni d'Italia, che magari stanno rischiando di dare indietro i soldi all'Europa e se danno indietro i soldi all'Europa non danno indietro solo i loro, ma danno indietro anche i nostri.
C'è da lavorare, c'è da migliorare, perché, come è stato ricordato anche dal capogruppo Fracasso, la prossima programmazione sta prevedendo un taglio pesante nel settore primario e questo forse è da rivedere, perché, se con l'uscita della Gran Bretagna dovrebbero ridursi i costi della burocrazia, invece salgono, vuol dire che c'è qualcosa da rivedere: se c'è un Paese in meno, ci saranno meno burocrati; invece se i costi tendono a salire, vuol dire che qualche problema c'è e c'è qualcosa da rivedere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gerloimetto.
Collega Zanoni, prego, intervenga.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Presidente, in realtà io vorrei intervenire sul punto dopo; volevo solo una rassicurazione, l'avevo anche già chiesta.
Per quanto riguarda il punto dopo, cioè la conformità del nostro ordinamento normativo con quello dell'Unione europea, mi conferma che ci sarà una discussione a parte?
Vorrei intervenire più che altro sul punto n. 24.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Interviene il collega Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Grazie, Presidente.
Volevo fare un breve intervento, cogliendo l'occasione dagli spunti che ha dato anche il Capogruppo del PD Fracasso.
Cos'è che non vi piace dell'Europa?
Bisogna dirlo: io non posso dire di essere soddisfatto della politica economica che l'Europa impone agli Stati membri; possiamo essere soddisfatti? Ci piace?
È una politica economica che è in contrasto con tutte le regole dell'economia, da come le abbiamo studiate a scuola e che sono in essere da anni e anni; basti pensare a un esempio: cosa fece nella crisi del '29 il governo degli Stati Uniti?
Aumentò la spesa pubblica, assunse dipendenti, arrivò perfino a far aprire buche di giorno e farle chiudere il giorno dopo pur di far lavorare la gente per dare reddito alle persone, riattivare la domanda, spingere i consumi e fare in modo di far ripartire l'economia.
Ora pensiamo all'Europa: cosa ha fatto in una situazione di crisi e di recessione economica da parte degli Stati membri?
Ha imposto sacrifici ha imposto ai Comuni di non investire i soldi che aveva lì come avanzo di bilancio - milioni di euro anche nei piccoli Comuni - evitando quindi di impegnarli in spese pubbliche, in costruzioni, scuole, strade, sistemazioni, dando lavoro alle imprese, dando lavoro alla gente, facendo circolare il denaro, perché poi il denaro quando circola - è il moltiplicatore keynesiano - mette in moto l'economia e fa ripartire tutto; ha fatto aumentare le tasse: una situazione imposta ai vari Paesi membri, che ha portato alle conseguenze che vediamo: la crisi economica da cui non si vien fuori da anni in Italia faticosamente; la crisi della Grecia; la situazione in cui viene a trovarsi oggi la Francia, che fino a ieri faceva la voce grossa nei nostri confronti. Ci rendiamo conto in Francia! La quale, tra l'altro, adesso pretende dall'Europa di avere un trattamento differenziato, perché loro sono più belli e noi meno belli; la situazione della Germania che sta ritornando nella fase di recessione e questo, mentre in altri Stati, la Cina gli Stati Uniti l'economia sta volando.
Cos'è che non va in Europa? Possiamo dire che queste sono le cose che non vanno. Ci sono delle politiche europee di carattere economico, fatte nell'interesse di lobby economico finanziarie bancarie e non nell'interesse della gente, non nell'interesse dei cittadini.
Vogliamo l'unità europea ma non la vogliamo così. Vogliamo un'Europa che pensi al bene della gente e al bene dei cittadini, non al bene di qualche categoria e al bene di qualcuno. Ecco quello che non ci piace l'Europa e quello che noi vorremmo cambiare a partire dalle prossime elezioni di maggio del 2019. Speriamo di riuscirci.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Libera.
Collega Guadagnini ci dia la sua soluzione.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Prendo spunto dall'intervento che ha fatto il Collega Dalla Libera, perché io non la vedo esattamente come la vede lui la faccenda europea.
La politica economica europea, non essendo l'Europa uno Stato unitario, è frutto di accordi che l'Italia ha firmato. Tra l'altro, secondo me, sono accordi del tutto legittimi, perché ricordo che l'Italia nel corso degli ultimi trent'anni ha accumulato un debito pubblico di 2 mila 300 miliardi di euro, gran parte, 30/40 per cento, dipende dai periodi, prestati da gente che non vive in Italia e che come gli uomini di buon senso quando prestano i soldi avrebbero il piacere che gli venissero restituiti. Quando comincia ad avere dubbi che il debitore sia in grado di ritornare il debito, cerca di far di tutto per avere i soldi o per avere un miglior rendimento di quell'investimento.
Secondo me, quello che non va in Europa non è questo, gli Stati che sono dentro la Comunità europea grazie a degli accordi firmati dovrebbero rispettare le parole che hanno dato e gli accordi che hanno firmato.
Il problema dell'Italia, in questo momento, è che non li sta rispettando. Io non credo, tra l'altro, che sia possibile creare ricchezza attraverso la spesa pubblica, soprattutto in Stati come l'Italia, dove la spesa pubblica non è mai di ottima qualità, ma comunque in nessuna parte del mondo il problema si risolve con l'investimento privato, con le imprese che creano lavoro e creano occupazione, non certo con la spesa pubblica.
L'esempio estremo di fare i buchi e riempirli non produce ricchezza, ma produce il debito pubblico, produce inflazione, produce debiti e non produce altro, perché non esiste Mago Merlino e i soldi si costruiscono faticando e lavorando e facendo in modo che quello che investi renda di più di quello che spendi. Purtroppo non c'è la bacchetta magica.
Perfino l'euro, secondo me, pur essendo una moneta che ha grosse criticità non è un male per l'Italia, perché prima dell'euro c'era la lira in Italia.
Si ricorderanno quelli che hanno qualche anno in più come me, che sì avevamo un'inflazione che viaggiava intorno al 20 per cento, ciò significa che si distruggevano i redditi e i capitali degli italiani attraverso l'inflazione: l'inflazione è una tassa occulta.
Presi dalla disperazione, siamo entrati nell'euro e ci troviamo con grande difficoltà ad essere competitivi, questo perché l'euro è una moneta che non si svaluta e il sistema Italia, pur avendo un grande sistema imprenditoriale, ma un sistema pubblico molto scarso, non riesce a essere competitivo con gli Stati che usano la stessa moneta e che sono più competitivi. Il problema è tutto là. Purtroppo la Germania è organizzata meglio, il Belgio è organizzato meglio, tutto il nord Europa è organizzato meglio del Sud, di conseguenza trae vantaggio da quella moneta, ma solo perché sono più bravi non perché imbrogliano purtroppo per l'Italia.
Dopodiché credo che l'Europa abbia grosse criticità – e qui cerco di raccogliere la sfida di Fracasso – perché è un gigantesco apparato burocratico fatto di Stati nazionali, dove non c'è una guida politica, la differenza fondamentale con gli Stati Uniti e con la Cina è esattamente questa, e dove ogni Stato, in base al peso politico, contratta posizioni di vantaggio e di potere. È chiaro che la Germania riesce a guadagnarci più di tutti gli altri, perché è più forte di tutti gli altri. Dopo cinquant'anni, non si è fatto nessun passo avanti di unione politica; di conseguenza, è da rivedere questo meccanismo perché, nel bilancio tra i fondi che vengono dati all'Italia e quelli che tornano, è chiaro che noi siamo in grande svantaggio. Primo, perché c'è una struttura burocratica gigantesca da mantenere, e la si mantiene anche con i contributi italiani; secondo, perché quei Paesi che da giugno in poi dovrebbero aiutarci – e qui concordo perfettamente con Fracasso – hanno molti più soldi di quelli che mettono e poi, secondo la loro concezione, l'Europa è un bancomat dal quale ricevere senza dare niente in cambio. Finché gli va dritta, fortunati loro. Però mi par di capire dalle avvisaglie che non hanno molta intenzione di condividere i nostri problemi, a cominciare dall'Austria e da tutti quei Paesi che, dal canto loro, forse hanno anche ragione a dire: voi avete i vostri problemi, arrangiatevi; noi abbiamo i nostri e ci arrangiamo. Ma l'Europa che si prefigura, secondo me, è un po' questa, dove il più forte riuscirà a essere ancora più forte rispetto alla situazione attuale.
Un altro problema dell'Europa, secondo me, per parlare velocemente del sistema bancario, è che ha adottato regole per la gestione delle banche molto svantaggiose per l'Italia. Le grandi difficoltà che ci sono in Italia, soprattutto che si sono registrate nel Veneto, oltre agli errori, e non solo, commessi dalle Istituzioni di vigilanza italiane, sono dovute anche a queste regole, che hanno prodotto grandi difficoltà per le nostre imprese, perché le nostre banche sono abituate a fare finanza e a dare credito alle imprese in modo completamente diverso rispetto a quelle del Nord Europa.
Ovviamente, le regole fissate dalla BCE hanno avvantaggiato le banche tedesche e le banche del nord Europa, purtroppo, e hanno svantaggiato quelle italiane, ma anche da questo punto di vista, il problema è che il peso politico dell'Italia in Europa è sostanzialmente zero, perché è un Paese molto indebitato, diciamo così, alla canna del gas e, di conseguenza, grandi margini di trattativa, quando ti fai prestare tutti questi soldi e chiedi tutti questi favori, non ne hai, quando si tratta di discutere le cose importanti.
Di conseguenza, secondo me, l'Europa ha un sacco di cose che non vanno, la principale è che è formata da Stati nazionali che, a loro volta, sono strutture burocratiche molto inefficienti, pesanti, che non riescono a redistribuire ricchezza, che trattengono molte delle tasse che fanno pagare ai cittadini per mantenere delle strutture obsolete. Quindi, se l'Europa è una cosa positiva per il fatto che ha portato pace, prosperità eccetera eccetera, secondo me dovrebbe essere vista fin dalle fondamenta nella riorganizzazione amministrativa, ovvero è proprio il meccanismo dello Stato nazionale sovrano che non funziona più, proprio perché è una struttura burocratica verticale, che ha bisogno di grandi ricchezze per funzionare, ma che non riversa ricchezza sul territorio, perché il suo obiettivo principale non è tanto quello di redistribuire o creare condizioni per produrre ricchezza, ma è quello di controllare il territorio nel modo più pressante possibile.
Anche la struttura italiana, con Prefetture e cose di questo tipo, lo dimostra. Io credo che l'Europa dovrebbe essere ripensata, dando uno spazio molto maggiore ai territori, alle piccole comunità, come potrebbero essere anche le Regioni, molto più spazio, se vuole avere un futuro, altrimenti tutte le tensioni si accumulano e stanno diventando sempre più forti; i gilet gialli in Francia sono solo un esempio di quello che succederà, da adesso in poi, che la ricetta sovranista sicuramente non riuscirà a risolvere, anzi, perché quella è la malattia, non la cura.
L'Europa dovrà ripensarsi in modo da concepirsi come un insieme di popoli, di comunità piccole, che riescono a organizzarsi spendendo poco e a essere molto più efficienti di com'è sia lo Stato nazionale (Italia, Francia, Spagna eccetera), sia l'Europa, come aggregato di questi Stati nazionali. Una ricetta potrebbe essere quella di guardare a queste aree metropolitane a queste cosiddette città globali che, invece di ridurre la ricchezza, la incrementano ormai da decenni.
Faccio solo l'esempio di Singapore. Singapore è una città Stato che ha 5 milioni di abitanti, non fa parte di nessuna aggregazione politica più ampia; 50 anni fa aveva un reddito pro capite di 300 euro, oggi ha un reddito pro capite di 70.000 dollari. É la terza città più ricca del mondo, dopo il Lussemburgo che ha un grande vantaggio alle proprie banche, e il Qatar che vive su supporti di petrolio, poi viene Singapore. Se uno si informa un po' su com'è organizzata Singapore capisce perché, da cinquant'anni, non hanno bisogno di essere un miliardo e mezzo, non ha bisogno di nient'altro, ma soltanto di capire come funziona l'economia mondiale e di essere sempre dei protagonisti e degli innovatori in questo senso.
Io immagino, per il Veneto, un futuro di questo tipo e sono certo che prima o dopo arriverà, perché, come ho detto prima, la struttura nazional sovrana che ci ha governato negli ultimi secoli è destinata a morire, e speriamo in fretta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Guadagnini.
Collega Berlato ha la parola, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Il fatto è che spesso si parla dell'Europa senza conoscerla in maniera adeguata, io ho sentito in tante occasioni parlare totalmente male dell'Europa, ma lo sento fare soprattutto da chi l'Europa non la conosce. Io ritengo sia importante, invece, conoscere bene l'Europa per poterne apprezzare le positività, e sono tante, e per cambiare anche le negatività. É inutile nascondere che ci sono delle degli aspetti dell'Europa, così come è strutturata, così come organizzata, che vanno cambiati e ci auguriamo che alla prossima scadenza per rinnovo del Parlamento europeo, che avverrà a fine maggio del 2019, in Europa vadano rappresentanti, anche della nostra Regione, in grado di poter far arrivare uno spirito diverso e cambiare l'Europa nel senso auspicato dai cittadini e dalle imprese, per fare in modo che sia sempre meno l'Europa delle banche, dei grandi potentati, e diventi sempre di più l'Europa delle nazioni, che deve tenere in considerazione le esigenze dei cittadini e delle imprese, soprattutto del nostro territorio.
L'Europa, per chi non la conosce abbastanza bene, sembra una matrigna pronta a imporre vincoli, restrizioni, multe, procedure di infrazione, ma non tutti sappiamo quando arriva una procedura d'infrazione a carico dell'Italia, non tutti sappiamo che spesso l'origine di questa procedura di infrazione, che arriva dall'Unione europea, parte dall'Italia, perché richiesta da parte di alcuni soggetti che nel nostro Paese usano l'Europa per bastonare l'Italia, magari per questioni di natura politica o appartenenza partitica. Io ne ho avuto ampia dimostrazione, perché io sono stato per 15 anni a rappresentare la mia patria al Parlamento europeo, e ho avuto modo di constatare che spesso i primi anti-italiani erano italiani, che avevano ruoli importanti all'interno delle Istituzioni comunitarie, i quali per riuscire ad accreditarsi meglio agli occhi della nomenclatura europea, volevano dimostrare di essere i primi a bastonare l'Italia, per accreditarsi agli occhi degli altri. Ne abbiamo avuto, purtroppo, diverse dimostrazioni, ma anche all'interno della burocrazia europea, vediamo che ci sono burocrati italiani che fanno la stessa identica cosa: se c'è la possibilità di dare una mano all'Italia non la danno, perché preferiscono agevolare altri paesi, in modo da poter dimostrare di essere più credibili ed equidistanti. Per chi conosce bene l'Europa, l'Europa è una fonte di grande opportunità, grandissime opportunità, basti pensare la prima, la più importante: in Europa non c'è mai stato un periodo di così lunga pace da quando l'Europa, così come la conosciamo, è stata istituita, istituzione comunitaria, mai è stato.
Guardate che nei secoli le guerre hanno devastato le varie nazioni del continente europeo, e non si è mai arrivati a passare 20 o 30 anni senza vedere il divampare di qualche conflitto, che è costato milioni di morti. e Solo per questo varrebbe la pena di salvare l'Europa come concezione, come idea vincente. basti pensare, poi, alle grandi opportunità anche dal punto di vista economico, perché basti pensare a come si possono attingere ai fondi comunitari, semplicemente presentando dei progetti.
Molti imprenditori, cittadini italiani e veneti, non sanno come si può accedere alle opportunità comunitarie, semplicemente perché non sanno che in Europa non viene dato neanche un euro a fondo perduto, se non sulla base della presentazione di progetti: se si presentano progetti in maniera adeguata, in modo credibile, l'Unione europea cofinanzia la realizzazione dei nostri progetti, dei nostri sogni, delle nostre idee, ma tanti pensano all'Europa come a un grande salvadanaio, dentro al quale ci sono tante risorse finanziarie, ma dentro le quali non si sa come andare a mettere le mani per poter attingere a queste risorse.
Conoscere il meccanismo di cofinanziamenti è uno strumento importante per poter conoscere l'Europa delle opportunità e non dei vincoli: basti pensare alle opportunità che vengono offerte ai giovani; quante opportunità vengono offerte ai giovani che riescono a formarsi grazie agli strumenti comunitari e che riescono a trovare delle opportunità lavorative, magari non semplicemente pensando che il lavoro li venga a trovare a casa nel proprio paesello, ma pensando che alle volte, per mettere a frutto della collettività e anche del nostro Paese, la loro esperienza e le loro professionalità, possono magari per un certo periodo andare a formarsi in un Paese diverso, in una nazione diversa rispetto a quella di origine, ma anche su questo dovremmo fare una serie di passi in avanti ancora per capire come stanno veramente le cose.
Sicuramente se e come dicevo, l'Europa che conosciamo che vogliamo noi e continua a essere questa delle banche e dei grandi potentati che non tengono in considerazione le esigenze dei cittadini e delle imprese, è chiaro che ne abbiamo un effetto negativo.
Sussidiarietà: è una parola che spesso viene semplicemente enunciata, ma i cui significati non vengono poi tradotti in pratica, permettendo alle nazioni, agli Stati membri, di poter garantire anche le specificità locali: noi siamo fortemente contrari a qualsiasi tipo di omologazione, noi che abbiamo le nostre radici fortemente piantate, attraverso la nostra appartenenza a questo stupendo Paese, noi sappiamo che ci sono interessi spesso diametralmente opposti in Europa.
Noi che siamo una nazione, un Paese ricco di tipicità, di qualità, di salubrità, è chiaro che noi abbiamo tutto l'interesse a garantire le nostre specificità, cosa che non hanno altri Paesi europei e che invece vedono nelle nostre specificità, nei nostri prodotti tipici, un nemico per i loro interessi, basti pensare alla grande distribuzione organizzata, come spesso usa i nostri prodotti tipici unicamente come specchietto per le allodole, per fare in modo da attirare i consumatori e poi propinare magari prodotti che arrivano da tutte le parti del mondo, che hanno come unica caratteristica magari il prezzo basso, ma che non hanno né qualità, né tipicità, né garanzia di salubrità.
Noi vogliamo continuare a sostenere l'importanza di veder garantita la nostra sovranità: prendendo quanto di positivo c'è a livello europeo, dobbiamo modificare l'Europa per vedere garantite la nostra sovranità.
Da poco è stato approvato al Senato un emendamento presentato dal nostro Gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia, che sancisce un principio fondamentale - e ringrazio tutte le forze politiche che lo hanno votato - sancisce il concetto fondamentale della sovranità, quindi anche nell'applicazione di normative comunitarie, bisogna tenere in considerazione prima di tutto gli interessi nazionali.
Non può essere applicata una normativa comunitaria se va a ledere gli interessi nazionali: questo già succede in altri Paesi membri dell'Unione europea, come Germania, Francia, quel che sia, ma in Italia finora, considerando che la nostra legislazione nazionale per il 70% in più si limita a recepimento delle normative comunitarie, finora purtroppo per privilegiare gli interessi di qualche altro paese membro di Unione europea, si è calpestata la nostra sovranità e con essa i nostri interessi nazionali.
Sulla base di questo ragionamento, io ritengo che, a coloro che andranno a rappresentare la nostra amata Italia in Europa, a partire dal maggio prossimo e con essa il nostro amato Veneto, io credo che possiamo dare il nostro apporto per fare in modo che possa essere migliorata l'Europa e non cancellata e non distrutta. Possa essere migliorata in quelle parti che necessitano miglioramenti, arrivano segnali forti da tutti i popoli europei in tal senso, che sempre di più l'Europa possa diventare una fonte di grandi opportunità, più di quanto non lo sia già adesso, tenendo ben presente che i primi amici dell'Europa dobbiamo essere noi, perché non c'è nessun tipo di incompatibilità o conflittualità tra essere veneti, essere italiani ed essere europei, nessun tipo di conflittualità. L'importante è che siamo innamorati del nostro Veneto, della nostra Italia e facciamo in modo che l'Europa diventi sempre più uno strumento che vada a dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini, delle imprese sia venete che italiane che europee. Niente di più e niente di meno.
Parlare contro l'Europa per dire l'Europa è quella matrigna che deve essere distrutta, significa darsi la zappa sui piedi; significa anche dover constatare che noi siamo contribuenti netti come Italia, non è che dobbiamo la nostra fortuna all'Europa, perché noi diamo all'Europa molto di più di quello che riceviamo, ma non per la cattiveria dell'Europa, ma spesso per la nostra incapacità di conoscere bene i meccanismi di cofinanziamento, per la nostra incapacità di presentare in modo adeguato i progetti da sottoporre alla Unione Europea, in modo tale che questi progetti possono essere cofinanziati e in modo tale che si possa avere beneficio dall'appartenenza all'Unione europea, oltre al beneficio di – incommensurabile – valore, che è quello di poter vivere in pace, sia pur dovendo combattere con interessi spesso diametralmente opposti che devono trovare una compensazione presso le istituzioni comunitarie.
Questa è la posizione con la quale noi andremo ad affrontare la competizione del maggio prossimo, andare in Europa per cambiarla, ma non per buttare via il bambino con l'acqua sporca, ma per cambiarla in quelle parti che devono essere cambiate e tenendo bene in considerazione l'immenso valore che rappresenta per tutti noi l'Unione Europea.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Solo alcune considerazioni anche alla luce di come si sta sviluppando il dibattito, che mi sembra prettamente politico, riprendendo anche alcuni temi che qualche Collega ha sollevato.
Il primo – permettetemi l'ha accennato in coda il Collega Berlato – noi siamo il quarto contribuente netto al bilancio europeo, il che significa che negli ultimi undici anni – io prendo i dati dal Sole 24Ore, giusto per avere una fonte "affidabile" – noi abbiamo uno sbilancio di quasi 5 miliardi ogni anno.
Questi numeri, mi pare che sempre leggendo, non derivano solo dall'incapacità – come dice il Collega Berlato – di chiedere i denari, deriva anche dal fatto che, dal punto di vista di una solidarietà più generale o rispetto di quelli che sono stati programmi europei, anche rispetto allo sviluppo di altri Paesi, noi abbiamo sempre messo la nostra parte, per cui è paradossale, ma la motivazione c'è ed è prettamente politica, che quando siamo noi che chiediamo solidarietà questa non arrivi. Perché non arriva? Perché questa non è un'Europa ancora politica. È la peggiore Europa che ci può essere, perché non è Europa politica su forma federale, quello che volete.
Io posso anche accettare sacrifici, ma vorrei che mi fossero imposti da un Governo che ho liberamente votato europeo, modello Stati Uniti, quindi un'Europa federale oppure andiamo al modello confederale, cui si mettono assieme 2 o 3 funzioni, di solito la difesa, e di solito la politica estera. Nemmeno questo, il tema della risposta politica che deve dare il nostro Paese, e non solo, tutti noi, ai temi che prima di tutti, l'ha posto gli elettori, perché, ragazzi, liquidare semplicemente il tema populismo, mal di pancia e quant'altro, bisogna prenderne atto che un problema c'è, sono gli elettori italiani e gli elettori europei che stanno dicendo: "Sta cosa non va" e guardate che fare la difesa per forza, dicendo: "Va tutto bene" in fondo sembra che gli italiani abbiano il destino di essere sotto tutela dei cialtroni, che hanno sempre bisogno di qualcuno che ci dice come dobbiamo comportarci, oppure essere destinati, visto che abbiamo delle belle spiagge, a usarle per prendere il sole.
Non è così, ma non è così per il semplice motivo, e la prova ne è quello che è successo in Libia grazie alla Francia e a qualcun altro, che le nostre spiagge, a pochi chilometri dalle nostre spiagge, o viene fatto anche dal nostro Paese valere l'interesse nazionale, che vuol dire: usare la politica, usare la diplomazia, usare l'economia, ma anche tener conto che devono essere usate le forze armate europee, italiane, tutto quello che volete, ma il nostro Paese, il tema dell'interesse nazionale, non per litigare ma per difenderci, lo dobbiamo porre, e l'errore che finora hanno fatto i Governi fino a questo momento, tutti, è quello di rapportarsi all'Europa partendo già da una posizione mediata, che è mediata prima ancora in casa nostra che non con gli altri nostri interlocutori.
Un passo diverso è necessario, invito gli amici anche dell'opposizione, nell'interesse comune, se vogliamo giocare a chi gioca meglio rispetto all'Europa, è in qualche modo finire di approcciare sempre con questi sensi di colpa rispetto a quella che è una cosa che bisogna a tutti i costi tutelare, perché la pace dell'Europa non è stata l'Europa unita che l'ha fatta, è stata garantita dagli americani, ma di cosa diciamo?
Un'Europa che è stata divisa dopo la seconda guerra mondiale a tavolino, tra russi e americani a Yalta, confini segnati sulla carta e non sui popoli, anche nel resto del mondo stiamo ancora pagando, l'Africa, questo tipo di suddivisione.
Il mito dell'Europa, e concludo, va costruito in altro modo, non sulle basi economiche, ma va costruito su una cultura, un'identità comune che c'è, e questa Europa cieca, nel momento in cui non l'ha messo nella Costituzione quelli che sono alcuni elementi fondamentali, che possono permettere di superare anche qualche piccolo interesse, nel nome dell'interesse più grande, è l'appartenenza a una comune storia romana, cattolica, cristiana.
Il fatto anche qui, i peggiori nemici dell'Europa, sono stati gli europeisti che nel cercare in qualche modo di non offendere nessuno hanno evitato di scrivere nella Costituzione quelle che sono uno dei minimi comuni denominatori che può tenere uniti dei popoli, che sono diversi, che devono essere orgogliosamente diversi, che devono mettere insieme culture, tradizioni, specificità diverse, e dalle diversità creare una forza.
L'Europa sta facendo tutt'altro, ma perché? Perché è condizionata, è nata, sulla supremazia dell'economia rispetto alla politica, e lo dico a gente che sa cosa vuol dire questa cosa, anche culturalmente, parlo agli amici del centrosinistra, il tema è supremazia della politica rispetto all'economia, internamento e prima di tutto, perché ripeto, io posso fare sacrifici se me li pone un Governo a cui ho contribuito ad eleggere.
La volta dopo cambierò voto se non sono soddisfatto.
Oggi come facciamo cambiare l'ordine europeo, che è basato esclusivamente sui temi politici?
Siamo sempre lì: ci sono dei dati in cui emerge con chiarezza che tutti stanno giocando sul loro interesse nazionale, tranne l'Europa; l'America, Trump, la Russia, Putin e la stanno giocando pesantemente a pochi chilometri dalle nostre coste, dico dell'Italia, ma che dovrebbero essere considerate dell'Europa, perché quello che sta succedendo oggi in Siria, in Africa, è il più grande scontro e crisi militare tra Russia e America dopo la crisi dei missili di Cuba.
In Siria lo scontro diretto tra militari russi e americani non è mai stato così vicino come in questi giorni, come negli ultimo periodo!
Con questo non me ne voglia Salvini, che ha fatto un errore: bisogna anche avere il coraggio di dirlo, perché oggi se è vero che da una parte è sicuramente il leader che incarna di più l'interesse nazionale, ben oltre anche gli stretti confini dei Partiti, è anche vero che ci sono alcune partite che sono molto delicate.
Per fortuna ci sono i libanesi, che sono quelli che stanno tenendo. Questo per sottolineare cosa?
Il tema però non è di tutta l'Europa, perché abbiamo una parte di Europa che nei medesimi scenari gioca contro di noi e questi sono gli scenari strategici del futuro del nostro Paese, mica qualche milione di contributo o lo 0 virgola qualcosa del nostro PIL.
Perdonatemi se mi sono magari allargato un po' troppo, ma io credo che se non abbiamo una visione politica, geopolitica della nostra Europa e del nostro Paese, corriamo il rischio veramente di perderci in temi che sono importanti, ma sono piccoli e su questi temi piccoli non costruiremo mai l'Europa nazione, l'Europa che si può porre in virtù della sua storia, della sua civiltà, di tutte le cose belle che abbiamo saputo costruire in millenni, come uno degli elementi importanti della politica mondiale futura, rispetto a India, Cina e tutto quello che giustamente è stato detto.
Concludo, credo che sia giusto anche questi atti che fa il Consiglio regionale, specificatamente sull'Europa, magari anche nei lavori di Commissione, se c'è l'opportunità di vedere un contesto più ampio che va oltre gli obiettivi europei dell'energia.
Ma chi se ne frega.
Tra l'altro poi finiamo anche qui di fare sempre la figura dei fannulloni e dei cialtroni: siamo una delle poche Regioni che ha già raggiunto gli obiettivi al 2020; il problema ce l'ha il resto d'Italia e magari l'Europa penalizzasse Regione per Regione piuttosto che un Paese nel suo complesso perché qualcuno non riesce a tenere la velocità.

PRESIDENTE

Come sui rifiuti, che stiamo subendo sanzioni che invece non riguardano assolutamente il Veneto.
Signori il dibattito sull'Europa ha scaldato gli animi e anche prolungato i tempi: non riusciamo a chiudere prima della pausa, quindi io mi fermerei qui.
Ascoltatemi un attimo: rivolto ai Capigruppo.
Oggi dobbiamo convocare il Consiglio per la prossima settimana, io pensavo martedì, mercoledì ed eventuale prosecuzione giovedì per il Piano Socio Sanitario.
Prima del Piano Socio Sanitario, la Prima Commissione si riunisce alle ore 14.15, per approvare un debito fuori bilancio che ha bisogno di arrivare in Aula prima, quindi la convocazione del Consiglio vedrebbe prima il Debito Fuori Bilancio, poi il Piano Socio Sanitario, per martedì, mercoledì ed eventuale prosecuzione giovedì.
Adesso interromperei i lavori.
C'è la presentazione dell'Anagrafe della classe politica veneta, fatta dai professori Camboni e Selena Grimaldi.
È la prima anagrafe politica fatta a livello regionale, che vede tutte le figure che hanno passato e hanno contribuito al lavoro di quest'Aula della Regione del Veneto e anche per dinamiche politiche è quello che è accaduto in Veneto negli ultimi anni.
Sospendiamo qui i lavori e li riprendiamo alle ore 14.30. Adesso in quest'Aula, facciamo la presentazione dell'Anagrafe della classe politica veneta.
Sì, perché si siedono davanti i professori. La Prima Commissione si fa adesso alle ore 14.15 e alle ore 14.30 ripresa dei lavori in Aula.
La Seduta è sospesa alle ore 12.54
La Seduta riprende alle ore 14.55
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Colleghi, accomodatevi, cominciamo con gli interventi. Sta arrivando anche il Relatore.
Collega Valdegamberi, le dò la parola.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

C'è un pubblico un po' scarso, ma comunque è lo stesso. Si vota, quindi vedrà che arrivano tutti.

PRESIDENTE

Collega, intervenga.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Cari colleghi, è un po' imbarazzante, però intervengo lo stesso, con la sala abbastanza vuota.
In Europa abbiamo l'Unione europea, dobbiamo innanzitutto ringraziare i padri fondatori e la loro grande intuizione, dopo un periodo di conflitti e di guerre, che i nazionalismi hanno portato per secoli. Pensiamo che l'unità europea c'era già, in un certo qual senso, ancora duemila anni fa, si usava la stessa moneta, dall'Inghilterra fin quasi al Medioriente, si usava la stessa moneta, c'era un'unità attorno all'Impero romano, che comunque è stato il primo unificatore dell'Europa, di un'Europa allargata anche a tutto il mondo euroasiatico, una parte del mondo euroasiatico e del Nord Africa. Dopo l'Impero romano, una seconda unificazione l'abbiamo avuta con il Sacro Romano Impero, anche lì c'è stato un secondo tentativo di unificazione europea, comunque, in un certo qual modo.
Ma dopo, da lì, sono nati i vari nazionalismi, l'Europa si è disgregata, nazionalismi che hanno creato forti conflittualità, soprattutto nel diciannovesimo secolo, che hanno portato poi alle tragedie più grandi delle guerre mondiali. Grazie al grande intuito di tre democristiani, perché democristiani erano sia Adenauer, sia Schumann – tra l'altro, credo che ci sia una pratica di beatificazione, se non è già beato – sia De Gasperi, sono stati tre democristiani che avevano profondi principi e valori di quello che è stato il seme dell'Europa, come ha detto prima Giorgetti, con questa fusione tra il messaggio cristiano con la cultura, la filosofia e il bagaglio che è stato trasmesso dal mondo greco-romano, si sono creati i presupposti per questo grande continente, l'Europa, considerato una propaggine dell'Asia, un grande continente che poi ha fatto scuola di cultura e di civiltà, quei valori che dal Cristianesimo sono diventati anche valori civili, laici, contenuti nelle diverse Costituzioni. Per primo, anche il concetto di persona è nato in Europa. Quindi l'Europa ha fatto scuola di civiltà nel mondo e questi grandi personaggi, questi grandi politici statisti hanno avuto l'intuito di creare quindi un'unità attorno anche dei valori comuni e mettere da parte le conflittualità che i nazionalismi avevano generato soprattutto gli ultimi due secoli.
Credo che questi nostri Padri Fondatori, guardando l'Europa di oggi, spesso mi chiedo come giudicherebbe l'Europa attuale; a distanza di 50, 60 anni loro come giudicherete l'Europa attuale?
Sarebbero soddisfatti dell'evoluzione dell'Europa oppure no?
Quando arriviamo a una Costituzione europea - come ha detto prima chi mi ha preceduto - che accantona e non vuole riconoscere le proprie radici culturali, le radici ideali storico-culturali e quindi non le riconosce, è un'Europa che non riconosce se stessa, è un'Europa che non ha un'identità, che non ha un'anima, è un'Europa fatta solo di accordi commerciali, finanziari, economici però è un'Europa non politica, priva d'anima e credo che il dovere nostro non è quello di distruggere l'Europa, ma è quello di portare a compimento nel giusto modo.
Negli ultimi anni ha preso una direzione totalmente sbagliata, totalmente orientata in modo del tutto quasi antitetico a quelli che erano i principi dei Padri Fondatori: è un'Europa oggi che nasce su trattati, nasce soprattutto sul accordi su parametri finanziari e di bilancio, ma c'è da ricordare che l'economia e la finanza sono successive a una prima fase fondativa che deve una fase di carattere politico, ideale.
È quello – come prima ha sottolineato anche Giorgetti - che manca oggi: oggi l'Europa si trova in mezzo a un guado, è un processo incompiuto, che ha avuto un'accelerazione da una parte nel cercare di creare delle convergenze su parametri di bilancio, ma è priva dell'unione sui fondamentali, cioè i fondamentali sono un'unione politica.
L'Europa che i Padri Fondatori avrebbero pensato è un'Europa che va anche oltre gli attuali Stati, un'Europa dove a livello europeo con elezione a suffragio universale europeo, si possono decidere politicamente quali sono i rappresentanti dell'Europa, quindi una propria in grado di fare una politica europea, un'Europa che trattenga per sé le competenze principali, come fa uno Stato federale con gli altri Stati (pensiamo agli Stati Uniti d'America, pensiamo ad altri Stati federali), che poi declina sul territorio tutto il resto.
Un'Europa che non interferisce in campo etico, che non vuole ogni costo imporre modelli, che rispettosa quindi dei territori, rispettosa delle diverse sensibilità e rispettosa anche di tutto ciò che appartiene alla storia di ciascun territorio, l'elaborazione storica di ogni territorio, in termini anche valoriali.
Credo che siamo molto lontani da questo modello di Europa, siamo molto lontani ed è questo il grande problema dell'Europa: non sono tanto un finanziamento in più o un finanziamento in meno, splafonare un parametro di 0,1-0,2 per cento: non è lì il problema.
Il problema è strutturale, il problema è che l'Europa va fondata e va fondata partendo dalle radici, partendo dalla base, perché non si può cominciare a costruire una casa dal tetto, senza una base: la base bene o male in ogni situazione in democrazia è data dalla politica, la politica con la P maiuscola, la politica della rappresentanza, la politica che rappresenta la voce di ciascuno popolo europeo.
Perché l'Europa sia sentita come cosa propria, non come un soggetto terzo, deve essere votata politicamente dai popoli europei e bisogna arrivare a una convergenza, non solo i parametri finanziari, ma a una convergenza anche nell'organizzazione dello Stato, dei diversi Stati, meglio ancora attraverso una declinazione, magari di un'Europa come Stato europeo, federato con realtà territoriali, magari delle macro regioni territoriali, che hanno specificità in comune.
Questo è il modello di Europa che io vedo come ideale. Ne ha accennato anche Guadagnini prima, cioè il fatto di andare oltre a queste nazionalismi oggi, che sono nati nel 800, nel 900 e hanno creato conflitti guerre, quindi un'Europa che faccia da cappello e che faccia capace di una politica economico-finanziaria generale, di una politica estera totalmente assente ed è un altro fattore importante.
Oggi non c'è una politica estera europea, mentre i massimi sistemi si scontrano tra loro: gli Stati Uniti, la Cina, l'India, tutti che si muovono secondo strategie nei loro interessi, mentre l'Europa non è una voce unica in grado di rappresentare un unico interesse europeo che vada da Lampedusa fino al Mare del Nord, quindi oggi manca totalmente una politica europea, anzi assistiamo spesso conflittualità interne agli Stati stessi: la Francia che vuole fare lo sgambetto all'Italia; interessi italiani; la Germania che cerca avere il dominio su tutto il resto. È un'Europa che è monca ed è l'Europa a metà.
Per completarla cosa serve? Serve, prima di tutto, uniformità politica, un'elezione europea per fare un Parlamento Europeo che non sia un Parlamento quasi di secondo grado, ma sia un Parlamento che possa e decidere – come fa un Parlamento di qualunque altro Stato – e possa anche creare un Governo europeo in grado di rappresentare interessi di tutti gli Stati europei.
Seconda cosa: occorre fare di conseguenza una politica estera comune che è europea e non la politica estera italiana, francese e tedesca; oggi si percepisce l'assenza di questa politica estera europea.
Oggi la politica estera dell'Europa è la politica soprattutto della NATO e questo è sbagliato perché la NATO non è solo Europa, ci sono altre realtà.
La politica estera europea deve essere la politica dell'Europa perché è scevra da influenze, ingerenze di altre parti del globo, altre potenze che fanno le loro politiche commerciali e le loro politiche anche dal punto di vista della difesa, noi dobbiamo creare una difesa europea e cercare di svincolarci dalle ingerenze che abbiamo da tutte le parti, da est ad ovest.
L'Europa deve essere una Europa libera e con una politica autonoma di alleanza, per carità nessuno nega di essere alleati ma non di sudditanza. Oggi così non è, quindi finché non abbiamo questa autonomia politica poi di politica estera, non solo finanziaria, non avremmo neanche la capacità di essere uno Stato in grado di essere determinante nello scacchiere mondiale.
Terza cosa: occorre uniformare tutti i sistemi, cioè i macro sistemi. Non è possibile che la moneta o la finanza sia scevra o meglio sia autonoma rispetto a tutte le grandi spese aggregate, come pensiamo al debito pubblico, come pensiamo ad altre voci importanti del bilancio di ciascuno Stato; occorre un bilancio europeo e quindi occorre trovare una convergenza sui sistemi fiscali, sui sistemi finanziari, sui sistemi contributivi, sui sistemi previdenziali; sui macrosistemi occorre una convergenza a livello europeo e occorre creare un bilancio aggregato che sia il bilancio dell'Europa e non la sommatoria dei bilanci dei singoli Stati.
È chiaro che questo è un passaggio che richiede uno sforzo da parte di tutti noi e, per compensare questo accentramento, in senso federalista, di alcune materie, occorre rafforzare i territori; d'altra parte, occorre controbilanciare questo, creando come contraltare un rafforzamento delle identità territoriali e dei governi territoriali, quindi Regioni o macro Regioni formate sui contesti storici precedenti, che abbiano una coerenza con il passato, a cui va delegato tutto ciò che non fa parte di quelle tre o quattro materie da gestire a livello centrale. Quindi un federalismo dei territori legato all'Europa spostando l'asse da Roma, da Parigi, da Bonn, per quanto riguarda alcune materie a livello europeo, e decentrare tutto il resto sul territorio, quindi va fatto questo smembramento in senso federalista ed è l'unico percorso in grado di salvare l'Europa, diversamente ogni giorno assisteremo a contraddizioni che emergono perché c'è un'incompatibilità o, meglio, c'è un'incoerenza nei termini.
Prima l'unità politica e poi quella finanziaria: abbiamo creato quella finanziaria, ma non abbiamo creato per nulla quella politica, tanto meno siamo stati in grado di uniformare i sistemi, cioè ognuno tiene il proprio fortino ben stretto, e rischiamo che quando la politica viene meno, si inserisce nelle decisioni, si inseriscono nelle decisioni altre forze che non fanno parte della politica, ma fanno parte di altri grandi interessi, tra cui quelli legati al mondo finanziario, lobbistico, che condizionano fortemente l'Europa e ci fanno, producono, fanno produrre provvedimenti, leggi, norme che vengono rifiutate poi dalla gente, perché sono norme non volute, non votate. La democrazia in Europa, oggi, di fatto viene meno, cioè di fatto oggi c'è un organismo che cala sui territori in posizioni paradossalmente, e senza essere pienamente legittimato dal popolo, e riportare, creare uno Stato europeo federale, prendiamo qualche modello, Stati Uniti, prendiamo il modello che vogliamo, è una un must necessario se vogliamo superare le attuali contraddizioni.
Questa credo che sia la prima considerazione che noi dobbiamo porci come amministratori e come politici a livello, non solo regionale, ma anche a livello statale, è la prima riflessione che facciamo, tutto il resto viene dopo, tutto il resto viene dopo, è inutile che anteponiamo i problemi, gli altri problemi sono la conseguenza, ma se prima non abbiamo un piano ben chiaro, non abbiamo un'idea di Europa, non abbiamo nemmeno che sia ben chiaro su come costruire questo nuovo Stato, è chiaro che i problemi che oggi ci troviamo ad affrontare sono sempre più forti, sempre più gravi, nel futuro non troveremo sicuramente nessuna soluzione.
La mia visione non è certo antieuropeista, ma è per un'Europa diversa, e credo che i padri fondatori abbiano avuto questa Europa, un'Europa che certamente abbia una grande identità, sia orgogliosa dei propri valori, del proprio passato, sia orgogliosa della storia e non lo nasconda, non si vergogni di scoprire questa verità e di vantarsi, di metterla come punto di vanto, perché questa oggi, invece, l'Europa si vergogna di se stessa, si vergogna delle proprie radici, delle proprie origini, e questo è già un punto di debolezza, e abbia la capacità di diventare un soggetto, sullo scacchiere mondiale, autorevole in modo da non farsi condizionare, come oggi sta succedendo invece da diverse altre posizioni.
Noi stiamo assumendo, in politica estera, quando usciamo dall'Europa, veniamo anche derisi, perché sanno benissimo che non siamo noi a decidere, abbiamo la Mogherini che fa la portavoce europea nel campo internazionale, io so di diversi paesi, insomma, sanno benissimo che la Mogherini sembra quasi un'addetta stampa, la Mogherini di turno, non è che è colpa sua, possiamo mettere chiunque altro, anche gli altri partiti, non è altro che la portavoce, non di interessi di Europa, ma spesso è portavoce di interessi di qualcun altro, e fintanto che, noi in Europa, non siamo in grado di tutelare gli interessi dei popoli europei, non saremo in grado di essere credibili, e l'Europa sarà sempre dal popolo rigettata.
Ecco, questa considerazione fatta oggi in questa giornata, credo che deve essere veramente la base per su cui discutere e su cui i nostri Governi, i nostri paesi, devono discutere a livello europeo, prima ancora di trattare dei parametri finanziari. Purtroppo, di queste argomentazioni non si sente mai nessuna discussione, nessuno ne parla, si dà per scontato, ci si accapiglia per un 0,1-0,2 per cento, quando invece i veri problemi sono proprio questi.
Io vorrei tanto che si cominci a parlare di queste tematiche, perché è fondamentale, altrimenti ogni problema che oggi noi riscontriamo, nel futuro, non potrà essere che aggravato.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Collega Moretti ha la parola, prego.

Alessandra MORETTI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Dalla lettura, intanto sono contenta che quasi tutti i colleghi che si sono espressi questa mattina sulla questione europea, perché di questione si tratta, abbiano comunque tutti condiviso l'idea che dall'Europa non si debba uscire, perché devo essere felice di questo? Perché comunque, anche nel nostro Paese, si sta facendo strada l'idea che l'uscita dall'Europa, o l'indebolimento dell'Unione europea, potrebbe risolvere i mali di cui è afflitto il nostro Paese, cioè basterebbe per alcuni liberarsi dai vincoli europei per riattivare la crescita, per riattivare il benessere, per far ripartire l'occupazione, per far ripartire la competitività e l'innovatività.
In realtà, e lo sappiamo bene, e molti degli interventi in Aula stamattina l'hanno sottolineato, in realtà la crisi italiana, una crisi peraltro pluridecennale, non è la crisi di oggi, è dovuta alla fondamentale incapacità di chi ci ha governato – e parlo di decenni e decenni – di affrontare le proprie debolezze economiche, le debolezze economiche e sociali del nostro Paese, senza contare il fatto che non siamo mai riusciti a risolvere la problematica della zavorra del nostro debito pubblico, che assorbe risorse enormi, che potrebbero essere investite in settori strategici, o meglio comunque impiegate. Non è un caso, comunque, che nell'ambito dell'Unione europea il nostro Paese, a parità di vincoli, è un Paese che non riesce a crescere più dell'1 per cento. Quindi, fondamentalmente, l'Italia, a causa del debito pubblico e a causa di una politica o di politiche incapaci di guardare al futuro e di scommettere sul futuro, con delle scelte che non guardino al mero consenso dell'oggi, ma allo sviluppo di una prospettiva del domani, è bloccata rispetto a tutti gli altri Paesi europei. Non dobbiamo dimenticare però che l'idea di ancorare l'Italia all'Europa non è il frutto di un ideale di un gruppetto di assurdi tecnocrati, ma come si diceva prima, è stata l'idea di statisti del calibro di Mazzini, che nel 1834 con la Giovin Europa incitava i popoli a promuovere l'indipendenza e l'emancipazione rispetto ai regimi assolutisti. Personalità come Mazzini, Cavour, Einaudi, Adenauer, De Gasperi, questa è l'Europa cui noi dobbiamo continuare a credere e per la quale dobbiamo lavorare. L'Europa è stata una grande opportunità per il nostro Paese. Il nostro Paese si è trasformato da Paese agricolo sottosviluppato a Paese industrializzato avanzato, una delle più importanti forze politiche ed economiche al mondo. A questo dobbiamo aggiungere la prima delle conquiste europee, che giustamente è stata ricordata anche da chi mi ha preceduto: i settant'anni di pace, i settant'anni di benessere che sono stati garantiti dall'Unione europea e dall'impegno dei Paesi europei. Mentre i nostri nonni si facevano la guerra tra loro, noi oggi possiamo sentirci fiduciosi, possiamo avere fiducia in chi ci sta vicino, in chi è al nostro fianco, perché la mission dell'Europa è sempre stata quella di favorire non solo la pace, ma anche la prosperità e la crescita economica.
Noi ricordiamo spesso gli elementi negativi dell'Europa, le cose che dobbiamo cambiare dell'Europa, e sicuramente ce ne sono tante e trasversalmente dobbiamo impegnarci tutti a migliorare questo contesto, ma ci dimentichiamo di ricordare ai cittadini perché devono essere legati all'ideale europeo e quali sono le opportunità che ancora oggi l'Europa garantisce al nostro Paese. L'Europa rappresenta il mercato interno più grande al mondo, fatto e costituito da 30 milioni di imprese, molte delle quali sono venete, che producono e generano 14.000 miliardi di euro.
Noi siamo riusciti, grazie anche agli impegni dei Governi, a che l'Europa sbloccasse, tra il 2014 e il 2015, 315 miliardi di euro per un piano di investimenti per la modernizzazione delle piccole e medie imprese, per progetti transfrontalieri, per la costruzione di infrastrutture strategiche e di qui, ovviamente, viene poi la volontà dei singoli Governi di sfruttare le risorse che l'Europa mette a disposizione dei singoli Stati. Ogni miliardo di euro in esportazioni, e ovviamente il Veneto è attento a questa parte, ogni miliardo di euro di esportazioni genera 14.000 posti di lavoro. Stare in Europa significa stare dentro ad accordi internazionali, che favoriranno soprattutto nel futuro le esportazioni extra Europa.
Le nostre imprese vivranno e miglioreranno soprattutto per le esportazioni extraeuropee. La difesa dell'agricoltura: qui ci sono tanti colleghi che si occupano di agricoltura; un miliardo di euro a sostegno del nostro settore lattiero-caseario, questo è essere dentro un contesto europeo e battersi perché le nostre aziende, anche le più piccole, possano favorire questo tipo di settore. Poi continuiamo a ricordare ai cittadini quante battaglie sono state fatte per la tutela dei consumatori: la battaglia che abbiamo fatto trasversalmente sull'etichettatura, sul marchio europeo, sul marchio dei prodotti biologici, azioni contro la pirateria, la protezione delle nostre specialità regionali, gli insaccati, formaggi: queste sono battaglie trasversali, altro che l'uscita dall'euro.
Noi dobbiamo rafforzarci perché queste battaglie diventino delle battaglie comuni e poi la sicurezza interna: ieri sera abbiamo trascorso tutti ore di angoscia per i nostri connazionali che stavano a Strasburgo, molti dei quali conosciamo personalmente, ore di angoscia per l'attentato a Strasburgo, ma ci siamo angosciati per gli attentati di Bruxelles, di Parigi, di Berlino.
Il terrorismo islamico si combatte anche dentro il contesto europeo e grazie ad un nuovo centro europeo antiterrorismo, ad una intelligence europea che consenta anche al nostro Paese, che è uno dei Paesi più sicuri grazie all'intelligence che abbiamo nel contesto europeo. Cosa dobbiamo cambiare e come dobbiamo cambiare?
Una fiscalità comune: dobbiamo pretendere una fiscalità comune e uniforme, la tutela della concorrenza tra le imprese, una politica dei diritti, una politica del sociale, il diritto di maternità e paternità europeo, perché sì è vero quello che diceva prima qualcuno, l'Europa ha costruito l'unità monetaria, ma non ha costruito un'unità politica e un'unità fiscale.
Comunque rimanere dentro l'Europa rappresenta l'unica speranza per il nostro Paese e a dirlo non dobbiamo essere solo noi, a dirlo dobbiamo essere noi se ascoltiamo le categorie economiche, le nostre imprese, i nostri giovani studenti, il mondo della ricerca, il mondo dell'innovazione; oggi l'Europa viene indebolita da fenomeni come la Brexit, ma se oggi poi andiamo in Inghilterra a chiedere agli inglesi che hanno votato per la Brexit vorrebbero tornare indietro, perché hanno capito la scemenza che hanno fatto.
Siamo minacciati da nazionalismi dominanti, ma la sovranità, chi parla di sovranità qua dentro, la sovranità non si difende isolando il Paese rispetto al contesto europeo, perché questo determinerebbe un indebolimento dell'Unione europea rispetto a due forze politiche, che sono la Russia e gli Stati Uniti d'America, che hanno tutto l'interesse ad avere a che fare con una moneta europea debole, con la perdita del nostro potere d'acquisto, soprattutto la perdita del potere di acquisto delle persone più deboli, le persone più fragili, con un reddito fisso.
C'è tutto l'interesse di queste due forze politiche ad indebolire l'Unione ed è per questo che anche voi che rappresentate forse sopranista dovreste capirlo.
Il progetto Europa lo sappiamo bene è un progetto incompiuto, non è e non si è realizzato il progetto degli Stati Uniti europei, non potrà mai funzionare una moneta unica con 27 sistemi economici diversi, con 27 debiti pubblici diversi, con 27 tassi d'interesse in cui i mercati possono speculare: la speculazione del mercato dipende anche da questo.
Io credo che dobbiamo e dovremmo batterci tutti perché l'Europa diventi davvero un'opportunità e non solo, anche se in termini minori, vista come una gabbia dalla quale scappare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Moretti.
Assume le funzioni di consigliere segretario il consigliere Guadagnini.
Prego, collega Casali.

Stefano CASALI (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà)

Grazie. Io credo che lo stato di salute politica dell'Europa attuale sia paragonabile allo stato di salute politica attuale di Macron, di Renzi e della Mogherini.
Tenendo conto di questi stati di salute, dobbiamo capire cosa non funziona in Europa.
Quello che sta facendo Macron lo vediamo ogni sabato sui Campi Elisi a Parigi, quello che è capitato a Renzi, basta vedere i sondaggi di gradimento dei politici italiani e lo vedono all'ultimo posto, quello che sta facendo la Mogherini è un qualcosa di politicamente scandaloso: fa una politica filo iraniana, si è vantata in una conferenza stampa di aver trovato un espediente giuridico per bypassare le sanzioni all'Iran - l'Iran l'antica Persia - dove attualmente per la strada disegnano o murano la bandiera degli Stati Uniti e la bandiera di Israele, perché la gente ci possa camminare sopra e quindi calpestare due grandissime democrazie, l'unica del Medio Oriente è Israele, la più importante del mondo negli Stati Uniti e la Mogherini si vanta di questo.
Io credo che guardando questo tipo di patologie, che questi politici rappresentano, dobbiamo pensare a come salvare l'Europa.
Io l'ho già detto in un intervento qualche anno fa perché ne sono convinto non perché sono ripetitivo anche se a volte sono ripetitivo, l'Europa ha un minimo comun denominatore che deve essere difeso; se non viene difeso questo minimo comune denominatore chiudiamo l'Europa non serve a niente, sono solo costi, teniamoci i contributi dell'Europa e spendiamoceli nei nostri Stati.
I minimi comun denominatori sono: il diritto romano, che gli imperatori romani hanno trasmesso in tutto il mondo. Pensate che la sede del potere politico negli Stati Uniti si chiama Campidoglio, come il nostro Colle, per dire quanto il diritto romano e la democrazia romana sia andata in tutto il mondo; la filosofia greca e l'etica, ancor prima della religione, l'etica giudaico cristiana.
Se noi calpestiamo questi tre valori chiudiamo l'Europa. Dopo dice bene la Collega Moretti e concordo alcune sue affermazioni su alcune tematiche che devono essere sviluppate, però se mancano i fondamentali politici dell'Europa, non andiamo da nessuna parte. Manca democraticità all'interno del Parlamento europeo, ma manca la tutela di questi valori.
Quello che è successo a Strasburgo ieri ci dice che siamo sotto attacco. L'Europa è sotto attacco, va detto, come dicevo ieri quel "politicamente corretto" che io manderei nella pattumiera; se non diciamo questa cosa non siamo coerenti e non leggiamo la realtà come sta.
L'attentato di ieri l'ha fatto un radicalizzato islamico, non l'ha fatto il matto perché abbiamo chiuso le strutture psichiatriche in Europa o specialmente in Italia, ma non si può dire e allora ne avremo altre di attentati e i nostri figli e i nostri parenti moriranno ancora se non affrontiamo questi problemi.
Un anno e mezzo fa, sono stato a un convegno meraviglioso a Verona. Lo dico anche agli amici del PD e anche all'amica Orietta Salemi. C'è stato un convegno a Verona molto importante nel quale ha partecipato come relatore il già Premier Enrico Letta.
Enrico Letta ha fatto un intervento dottissimo, interessantissimo, di cui ho condiviso circa il 6/7 per cento di quello che ha detto, però si è fatto ascoltare; per dire che noi europei sbagliamo tutto e non capiamo come dobbiamo affrontare il mondialismo e il nostro essere europei, citò un mito greco, che la mia cara amica – questo lo dico con grande sincerità – Orietta Salemi conosce, essendo professoressa di greco e di latino ed è il mito di Europa. Chi era questa signora, questa ragazza, Europa? Ci ricordava, Enrico Letta, che Europa era la figlia nella mitologia di Tiro, sovrano fenice... no scusate era figlia di Agenore, re di Tiro e quindi re fenicio. Siccome la Fenicia era in Medio Oriente e nelle coste africane, in realtà le nostre radici europee non sono quelle che umilmente ho cercato di sintetizzare.
Eravamo arrivati a tiro e non al piattello dove il nostro Presidente Berlato, credo che sia irraggiungibile.
Enrico Letta diceva, in questo convegno molto partecipato, che siccome Europa era una fenicia, in realtà i confini dell'Europa non sono certo quelli che conosciamo, ma sono il medio Oriente, il nord Africa e tutto quello che sta capitando, e allora questo vuol dire snaturare la storia, l'identità, le culture, offendendo anche le culture diverse dalle nostre.
Io auspico che il Veneto si ponga nei rapporti con l'Europa, rivendicando le proprie peculiarità, rispettando quelle degli altri, ma essendo forte nel tutelarle, e spero che, se questo consesso esprimerà dei futuri rappresentanti europei, questi non sposino la linea finora demarcata da Macron, Renzi, Mogherini, e in un convegno a Verona molto partecipato da Enrico Letta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
Collega Berlato, lei è già intervenuto, mi dispiace, non le posso dare la parola.
A questo punto, collega Ruzzante, ha la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Battuta, così, en passant, siccome mi è capitato di studiare un pochettino la storia, cito un sito così ci intendiamo subito, si chiama Raise Venete, credo che sia ben noto ai colleghi della Lega. Lo dico rispetto all'ultimo intervento, ho sentito solo questo, ho sentito solo l'intervento di Stefano Casali, perché stamattina avevo una visita medica, non potevo essere qui.
Il sito Raise Venete dice che i veneti erano originari del medio Oriente, di una regione posta vicino al Mar Nero, perché erano gli heneti, e gli heneti hanno avuto sede in due luoghi che ritengono sacri - lo ricordo il collega Berlato che ogni tanto fa qualche attacco in quel territorio, ma sbaglia, perché è un luogo sacro - uno è i Colli Euganei, che sono la prima sede di insediamento del popolo heneto di origine mediorientale, esattamente come tutte le lingue europee, il sanscrito, il sanscrito deriva dai territori dell'India, perché gli strati, la storia non inizia quando volete voi, non è che inizia con Roma, la storia un po' più lunga, e per fortuna, no, ma lo dico guardate senza polemica sull'oggi, è una semplice e pura polemica sulla storia, perché la storia è fatta di tante situazioni che cambiano, che mutano nel tempo, e questa è quella della storia degli heneti, il popolo dal quale trae origine anche il nome stesso, che noi oggi attribuiamo a questa Regione.
Il secondo luogo dove erano insediati gli heneti era sul Lago di Garda, lago di Garda e Colli Euganei sono le due zone, prime, di insediamento così dimostrate dagli studi archeologici, ovviamente, e dimostrano questo, la fonte che ho citato mi pare a prova di bomba, nel senso che sono le Reise Venete, nota associazione alla quale abbiamo dato tanti contributi nel corso di questi anni, per realizzare le feste degli heneti, o veneti, nel corso di questi anni, in tanti luoghi di questa Regione.
Come vedete, le origini dell'Europa sono un po' complesse da dimostrare, da dove sono arrivate le culture, da dove sono provenute, il mondo è fatto così, ci son delle volte in cui da est si va verso ovest, e delle volte che da ovest si va verso est, è ed è un intreccio di culture il mondo, ma per fortuna lo dico, perché questa è la bellezza del mondo, se il mondo fosse tutto uguale, dentro una cultura unica, sarebbe una noia poterlo girare, perché giriamo? Perché viaggiamo? Viaggiamo per conoscere altre culture e altri fondamenti e altre storie, e credo che sia questa la bellezza del mondo, dentro la quale l'Europa ha un ruolo fondamentale, non può essere l'America, non può essere la Cina, non può esser la Russia, deve essere l'Europa, e trarne un fondamento importante.
Credo che, comunque, i padri fondatori dell'Europa, dalle carceri fasciste, ci hanno regalato un sogno straordinario, perché vedete? c'è una cosa che caratterizza ancora l'Europa, quando si va in visita al Parlamento europeo, è l'ingresso di una delle porte del Parlamento europeo a Bruxelles, che è intitolato ad Altiero Spinelli. Altiero Spinelli è quello che dentro le carceri fasciste, mentre l'Europa era in fiamme da nord a sud, da est a ovest, non c'era un pezzo d'Europa che si salvava dalle fiamme della seconda guerra mondiale e dai rimasugli di quelle dittature, ebbene, lui ha sognato l'Europa unita. Siamo ancora dentro quel sogno lì, che si è in parte realizzato, ma molte cose ancora devono realizzarle.
Cito un esempio: a differenza degli Stati Uniti d'America, noi abbiamo 28 rappresentanti dal punto di vista dei Ministeri degli Esteri, 28 rappresentanti dal punto di vista dei Ministeri della Difesa, cioè 27 degli Stati dell'Unione Europea più 1 dell'Unione Europea, quindi 28 rappresentanti. È difficile pesare nello scacchiere internazionale, quando ti rapporti e ti rappresenti con 28 posizioni, mentre gli Stati Uniti sappiamo che hanno una posizione, poi ci sono delle differenze federali, ma è altra cosa rispetto al concetto che abbiamo ancora in Europa; forse bisognerebbe avere anche il coraggio di provare a superare alcuni limiti. Per esempio, un modello di difesa europeo costerebbe molto meno agli Stati e forse ci difenderebbe anche meglio.
Certo, bisogna decidere di avere una politica estera comune, ma sono cose ancora difficili da definire. Sicuramente, però, c'è un dato politico, il dato politico è che quei sognatori ci hanno consegnato, nel bene e nel male – anche se alcune le cose sono avvenute alle porte dell'Unione europea – settant'anni di pace in questo continente. Prima, nei settant'anni precedenti, anzi, basta arretrare di trent'anni, trentacinque anni, sono nati due conflitti mondiali. A me non pare una cosa da poco, non mi pare una cosa da buttare nel cestino, mi pare una cosa importante.
Quindi il ruolo che noi dobbiamo svolgere è esattamente questo, anche rispetto alle questioni gravissime che sono avvenute ieri, come quelle precedenti che erano successe sempre in Francia e quelle che erano successe a Bruxelles, i tanti fatti che hanno colpito quasi tutte le capitali europee, salvo l'Italia – salvo l'Italia – credo che anche su questo dobbiamo avere l'intelligenza di non infiammare le situazioni che già sono difficili. Questo è il ruolo dell'Italia, è sempre stato il ruolo dell'Italia, con intelligenza lo svolse persino il Ministro degli Esteri Andreotti, e sto citando uno di una parte a me politicamente avversa, ma non c'è ombra di dubbio che, rispetto al Medio Oriente, con intelligenza, aver mantenuto l'Italia su quella posizione ha consentito di essere in qualche modo interlocutore e capace di dirigere un po' il traffico in quell'area lì.
Qualche volta me la prendo con Valdegamberi sulla questione della Russia, però ha ragione su un punto: non è che si può trattare la Russia come il Burundi, senza nulla eccepire al Burundi. Da un punto di vista diplomatico, le diplomazie servono esattamente a questo. Il ruolo dell'Unione europea deve essere diverso rispetto a quello che hanno svolto gli Stati Uniti nell'area mediorientale, quindi mi auguro che ci sia un ruolo diverso, diversificato e fondamentale dell'Unione europea nel mantenimento della pace in quell'area. Siamo fondamentali, siamo sempre stati fondamentali, guai se facciamo parlare solo le voci dei cannoni, perché a volte quello che ha infiammato le situazioni è stata esattamente la risposta sbagliata data dalla Francia, per esempio, tanto per citare un esempio, non è mai quella è la risposta giusta perché, quando poi si avvelenano i pozzi, i pozzi restano avvelenati per decenni. Purtroppo, questo è il dato sul quale... ovviamente, credo che nessuno in quest'Aula possa aver dubbi sulle posizioni politiche di ciascuno di noi contro il terrorismo, contro la violenza e contro qualsiasi altra forma di negazione delle libertà fondamentali, che abbiamo stabilito in tutte le carte costituzionali dell'Europa, perché non c'è ombra di dubbio, questo sì è un dato storico - i concetti di democrazia e di libertà, dalla Magna Grecia fino ai tempi nostri, sicuramente si sono fondati in questa Europa: questo è un altro dato storico assolutamente importante ed è il mio riferimento culturale, non c'è ombra di dubbio di questo.
Chiedo scusa al collega Casali se ho preso spunto dal suo intervento, ma per dire che insomma la storia non è mai lineare, la storia del Veneto, la storia di Venezia, la storia della Repubblica veneta è stata così grande, proprio perché ha avuto questa capacità di viaggiare in ogni parte del mondo e di assorbire: è piena Venezia, basta andare a 200 metri da qua, guardare la Basilica di San Marco e vediamo pezzi di Oriente che sono rappresentati in quella basilica.
Rispettiamo la nostra storia, rispettiamo la nostra origine, rispettiamo la nostra civiltà, perché questo è il senso e il significato di quello che è stata la grandezza della Repubblica di Venezia.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Prego, collega Salemi, ha la parola.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Devo dire che mi ha fatto molto piacere la discussione che si è aperta in Aula oggi.
Ovviamente l'occasione è stato questo progetto di legge che riguarda il primo punto della discussione sulla sessione europea; ho apprezzato molto gli interventi dei colleghi, sia questa mattina che oggi pomeriggio, soprattutto perché è emerso in modo chiaro che non si è posto in dubbio il se l'Europa, ma si è discusso molto e si sono aperti molti interrogativi su come deve essere o si può stare in Europa.
Io credo che l'esperienza della Brexit, al di là del trauma che può aver rappresentato per la Gran Bretagna, per il Regno Unito, non per tutti, però sicuramente un dato è attestato: non siamo al tracollo del Regno Unito, ma siamo sicuramente verso lo scivolamento al basso di quello che era un Paese leader e che invece adesso si trova nelle retrovie dei Paesi che arrancano in Europa.
Lo dimostra, dal punto di vista politico, quanto sta succedendo tra la May e il suo Parlamento e non per effetto della Brexit, assessore Marcato. Quello che vorrei sottolineare è che la Brexit è per noi una grande opportunità: al di là di quello che può rappresentare, con le debite ovviamente differenze di posizione rispetto alla scelta del Regno Unito, è una grande possibilità e una grande opportunità per ripensare alla coesione dell'Europa, cioè a un'Europa coesa: coesa politicamente, perché stamattina è emerso molto bene e in modo molto chiaro dagli interventi dei colleghi.
È prevalsa l'economia sulla politica: purtroppo la supremazia economica, quella che avrebbe dovuto, attraverso la moneta, unica costituire il primo step che avrebbe poi portato a una riflessione molto più ampia, con esito quello della coesione politica, è rimasto il primo step.
Quello che manca ancora oggi all'Europa è davvero una coesione, che parte da un concetto identitario.
Il collega Giorgetti lo diceva stamattina: parte da un concetto di identità, cioè che cosa è l'Europa e dove trae le sue origini e le sue radici l'Europa.
Sulla questione se son stati i romani o se si deve andare addirittura più indietro, come così suggeriva, in maniera anche - potremmo dire - un po' demagogica il collega Casali, perché è andato indietro rispetto al riferimento al Sacro Romano Impero o all'Impero romano addirittura.
Sull'Impero romano poi ognuno ha la propria visione, certamente noi veniamo da lì e certamente i romani quando hanno conquistato l'Europa – perché l'hanno conquistata e l'abbiamo conquistata – hanno fatto quello che Tacito nell'Agricola dice: "ubi solitudinem faciunt pacem appellant", ossia "dove hanno fatto il deserto i romani, questo deserto loro lo chiamano pace", quindi fa capire come è delicato il rapporto tra coesione che nasce da una conquista o coesione che nasce da una condivisione.
Tornando a che cosa noi ci aspettiamo dall'Europa, evidentemente noi ci aspettiamo quella coesione politica che non c'è stata e che non c'è e che è stata determinata purtroppo anche da scelte dei governanti europei scellerate, compresa la politica di austerity della Germania, perché questo dobbiamo dirlo, ma dobbiamo anche dire che da soli senza Europa non si va da nessuna parte. Questo testimoniato anche da Paesi come l'Ungheria, come la Polonia, tanto per citarne alcuni, nei quali oggi se si va a chiedere – che sopportano malamente l'Europa – ma se si va a chiedere "vuoi restare in Europa?", la risposta è "Sì".
No, è "Sì", perché i vantaggi dell'Europa sono troppo grandi anche e soprattutto per questi Paesi; nessuno di questi Paesi vuole rinunciare e l'altro aspetto è che quando noi cerchiamo in Italia di battere i pugni e di portare avanti la nostra politica, facendo il braccio di ferro poi ci accorgiamo che quelli che ci abbandonano sono quelli sui quali noi abbiamo più contatto, quelli cosiddetti "Paesi amici".
Austria e Olanda sono i primi che ci hanno abbandonato. Austria e Olanda, in quest'ultimo periodo, hanno, in qualche modo lasciato, l'Italia isolata nelle battaglie per la flessibilità. Questo è quello che c'è stato. Sono quei Paesi, l'Ungheria e la Polonia, che non vogliono condividere tutta la grande questione dei migranti.
C'è un controsenso in tutto questo. Questo per dire che ci sono temi che non possono essere affrontati da soli oggi e io credo che questo sia il segnale più importante che ci deve dare evidentemente la Brexit e che ci sta dando anche l'Europa; un'Europa che non ci va bene, certo, un'Europa che vorremmo diversa, ma tutti lo abbiamo detto anche in quest'Aula oggi, sul come magari ci dividiamo, però è evidente che non possiamo permettere che all'Europa di oggi succeda quello che è successo all'Italia del Cinquecento, quando gli Stati erano divisi e dopo il Cinquecento l'Italia è sparita dalle carte geografiche del mondo, perché è stata incapace di costruirsi.
Io credo che se riteniamo... tutti noi che abbiamo mandato anche i nostri rappresentanti in Europa. Posso andare avanti o no? Mi fa piacere, perché ho sollecitato il dibattito.

PRESIDENTE

Non capita spesso. Scusi, collega Finco, grazie.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Presidente, non voglio dilungarmi perché credo che l'aspetto positivo di oggi è stato quello di avere dato, e qui dò atto al collega Azzalin che ha aperto in qualche modo il dibattito, una piega politica al dibattito. Non siamo entrati nel merito della proposta di legge, ma in qualche modo siamo stati tutti stimolati e sollecitati, a pensare che cosa noi ci aspettiamo da questa storia e dalla storia d'Europa.
Personalmente penso che l'Europa cui dovremmo tutti tendere è l'Europa che nel 1995 aveva proposto quel bellissimo programma, il Socrates-Comenius, un progetto che ha investito tutte le scuole europee e che ha spinto i ragazzi a delle forme di rete, di collaborazione e di gemellaggio, perché l'Europa la fanno i giovani, la faranno i giovani l'Europa, noi ci auguriamo che sia così, sono già cittadini dell'Europa. Ed è stato ben detto stamattina che credere nell'Europa non significa rinnegare il Veneto o rinnegare gli italiani, ma significa stare dentro una grande realtà per la quale ci impegniamo tutti a portare dei contributi utili, essendo cittadini veneti e cittadini italiani.
Nel 1995 quando, nasce il Comenius, i ragazzi hanno iniziato a fare questa esperienza per andare in giro e per conoscere anche i propri coetanei, le modalità di vita anche degli altri Paesi. Però, se noi ci aspettiamo che l'Europa sia fatta soltanto da ragioni economiche, abbiamo fallito. Chiudo dicendo che, quando Manzoni scrive in questa ode bellissima, "Marzo 1821", che l'Italia è Paese e Nazione perché "è una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor", questi versi di Manzoni potrebbero davvero essere applicati all'Europa di oggi: "Una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor". Se noi crediamo che questa sia l'idealità dell'Europa, possiamo pensare ancora di costruire futuro.

PRESIDENTE

Grazie, collega Salemi.
Il collega Zanoni è già intervenuto, quindi non può più parlare. Era un intervento, mi dispiace. Barbisan interviene? Ha la parola, prego.

Fabiano BARBISAN (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà)

Grazie. In maniera molto sintetica e veloce.
Stiamo cerimoniando l'Europa, ben fatto, va bene, però non ricordiamo che l'unione monetaria doveva essere uno strumento e l'unione politica, invece, doveva essere il tema, la sintesi. Questa non c'è stata e non si vede all'orizzonte. Quindi tutte le difficoltà sono queste. Noi giravamo per l'Europa con i vari portamonete, con una diversa valuta in tasca; adesso si sta parlando di Europa unita tra i Paesi dell'Occidente, i primi Paesi fondatori dopo il '45, dal '57 in avanti, con i Paesi Peco, dove c'era una povertà immensa e dove, chiaramente, non vogliono mollare l'Europa, che gli ha permesso di diventare Paesi dal PIL del 10-12 per cento; Paesi dove, pur avendo questo PIL, si paga il 10 per cento di tasse. Allora, ci giochiamo sopra? Dov'è l'unione politica? Dov'è l'unione che fa sì che anche noi possiamo pagare il 10 per cento, o anche loro possano pagare il 60 per cento di tasse, come da noi? Questa è la sintesi politica, una delle sintesi. Poi, tutto il mercanteggiare di migranti o non migranti, la povera gente che viene sfruttata; guardate che in Grecia gli stipendi si sono abbassati, con la crisi della Grecia il tema è stato portare gli stipendi a 600 euro al mese, da 1.200. Oggi in Germania ci sono 2.500 euro di stipendio e in Grecia 600 euro. Se volete, andiamo avanti così e ne parliamo fino a stasera. Grazie, ho finito.

PRESIDENTE

Grazie al collega Barbisan.
Chiudiamo la discussione generale e passiamo al voto degli articoli.
Cominciamo dall'articolo n. 1. Non vedo interventi.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 6.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 7.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo n. 8.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Abbiamo un ordine del giorno che è stato distribuito.
Ordine del giorno n. A1

Ordine del giorno presentato dalla consigliera Brescacin relativo a "Norme per la tutela della piccole medie imprese venete negli appalti pubblici" (Progetto di legge n. 353/2018) RITIRATO

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO che:
- all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio regionale è iscritto e in discussione il testo del progetto di legge n.353 "Adeguamento dell'ordinamento regionale agli obblighi derivanti all'Italia dall'appartenenza all'Unione Europea";
- l'art. 4 del progetto di legge n. 353 contiene la volontà del legislatore regionale di disciplinare, attraverso direttive vincolanti, alcuni aspetti della materia dei lavori pubblici, indirizzate a tutte le stazioni appaltanti della regione che beneficiano di finanziamenti regionali per la realizzazione delle opere per competenza diretta o in regime di delegazione amministrativa, in nome e per conto delle regione siano essi enti locali, consorzi o aziende territoriali per l'edilizia pubblica, etc.;
- in applicazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, è stata approvata con il decreto legislativo 7 settembre 2017, n.162 una legge di attuazione a specificazione della competenza statutaria a legiferare in tema di lavori pubblici di interesse provinciale, in base alla quale le due Province autonome di Trento e Bolzano hanno la possibilità di disciplinare con legge provinciale «le procedure di aggiudicazione e i contratti pubblici, compresa la fase della loro esecuzione, relativi a lavori, servizi e forniture», prevedendo anche interventi di agevolazione per la partecipazione agli appalti delle piccole e medie imprese;
CONSIDERATO che:
- è importante, visto il perdurare della crisi nel settore delle costruzioni, che le stazioni appaltanti diano risposta alle criticità occupazionali anche attraverso criteri di scelta fondati sul rilancio dell'occupazione;
- è opportuno garantire un iter celere, efficacie ed efficiente degli appalti pubblici, riducendo il lungo tempo oggi necessario per la realizzazione delle opere pubbliche nelle diverse fasi di programmazione finanziamento, progettazione, affidamento ed esecuzione per rispettare le scadenze imposte dai complessi vincoli di finanziamento, bilancio e rendicontazione;
RITENUTO che:
- è fondamentale la possibilità che anche la Regione del Veneto sia messa nella condizione di esprimere maggiore autonomia nella regolazione della materia dei contratti e lavori pubblici;
- ciò permetterebbe di promuovere e valorizzare il principio dell'esecuzione degli appalti da parte delle imprese più prossime al luogo di esecuzione dell'appalto stesso, al fine di favorire l'accesso alle opere pubbliche da parte delle PMI anche in ragione dell'importo dell'appalto e di sviluppare l'occupazione della manodopera locale anche al fine di favorire l'accesso alle opere pubbliche;
- dovrebbero essere perseguiti obiettivi di maggiore efficienza e semplificazione, a favore tanto delle stazioni appaltanti quanto delle imprese, in un'ottica di sviluppo del territorio;
- è prioritario l'accesso ai lavori pubblici delle piccole e medie imprese locali, che presentano forti legami con le aree e le comunità in cui si trovano ad operare, al fine di rafforzare la crescita economica e sociale di tutta la Regione, attraverso sia un miglioramento della situazione occupazionale sia i conseguenti ritorni fiscali, e non ultimo anche di consentire una maggiore trasparenza e controllo finale;
Tutto ciò premesso,
INVITA LA GIUNTA REGIONALE
ad attivarsi in tutte le sedi competenti affinché venga riconosciuta una maggiore autonomia con la possibilità anche per la Regione del Veneto di elaborare una norma simile a quella delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano al fine di adottare una propria disciplina organica in tema di contratti pubblici di interesse regionale comprensiva anche di interventi promozionali per le imprese locali."
Dica, collega Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Questo ordine del giorno della consigliera Brescacin non ha attinenza con quello che stiamo discutendo e, siccome non c'è nessuna scadenza, facciamolo anche per sviluppare una discussione. Io pongo questo problema: secondo me non è pertinente rispetto all'ordine del giorno in discussione, non c'entra assolutamente nulla con la sessione europea.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
Collega Brescacin, prego.
Tra l'altro so che modifica anche a livello nazionale la legge del Codice degli Appalti.

Sonia BRESCACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Questo ordine del giorno trae spunto dal provvedimento che abbiamo all'ordine del giorno, che stiamo per approvare, in particolare all'articolo 4 e plaudo in modo particolare al fatto che ci viene presentato un provvedimento di sessione europea, che contiene anche l'articolo 4, è una norma che in qualche modo trae spunto da una norma analoga del Friuli Venezia Giulia ed è bene che venga prevista anche nell'ordinamento giuridico della Regione Veneto.
Cosa prevede l'articolo 4? Tutti quanti lo avremmo letto lo conosciamo: prevede la possibilità che la Regione emani delle direttive vincolanti su alcuni aspetti della materia dei lavori pubblici, indirizzate a tutte le stazioni appaltanti della Regione, che beneficiano di finanziamenti regionali per la realizzazione delle opere pubbliche.
Sulla base di questo articolo la Regione potrà emanare appunto delle direttive vincolanti; giusto appunto un approfondimento di questo articolo che oggi viene in approvazione, ho potuto conoscere un'altra azione che sta facendo il Friuli Venezia Giulia e attraverso quella, un'azione che è stata portata avanti l'anno scorso, circa un mese prima che si celebrasse il referendum per l'autonomia della Regione Veneto, dove il Governo ha approvato un Decreto Legislativo del 7 settembre 2017 n. 162, che rispetto a una Regione a noi vicina su una materia quale quella degli appalti pubblici caratterizzata soprattutto dal fatto di dover tutelare la concorrenza che deve essere uguale in tutto il territorio nazionale, quindi non soltanto per alcuni territori, il Governo ha previsto la possibilità di disciplinare con legge provinciale e cito testualmente il Decreto Legislativo: "le procedure di aggiudicazione, i contratti pubblici compresa la fase della loro esecuzione relativi ai lavori servizi e forniture, prevedendo anche interventi di agevolazione per la partecipazione degli appalti delle piccole e medie imprese".
Io penso che questo è un tema molto importante, un tema che sentiamo anche noi. Il settore dell'edilizia ha subito dei gravi rallentamenti negli ultimi anni e penso che è importante quindi poter mettere in campo tutte le azioni che è possibile nell'ambito dei principi europei, nell'ambito delle norme nazionali del Codice degli Appalti, che adesso anche il Governo correttamente all'attenzione della sua politica governativa, ma anche come Regione di poter mettere in campo tutte quelle possibilità che noi abbiamo per sostenere le realtà economiche della nostra regione.
Voglio dire in particolare di poter attuare attraverso normative, attraverso direttive, attraverso circolari attraverso quelli che sono gli strumenti a disposizione della Regione, di poter promuovere un principio di buon senso che è il principio dell'esecuzione degli appalti, da parte delle imprese più prossime al luogo di esecuzione dell'appalto stesso.
Questo significherebbe favorire in qualche modo le piccole e medie imprese anche in ragione dell'importo dell'appalto, perché sappiamo bene che nelle nostre realtà molto spesso anche per appalti non di importo elevato, le varie stazioni appaltanti (Comuni e Regioni) sono soggette a una prassi molto particolare e molto pesante e quindi in questo modo di favorire l'occupazione della manodopera locale attraverso l'accesso alle opere pubbliche.
Penso che questo sia un impegno che dovremmo avere tutti quanti e quindi mi auguro che l'atteggiamento che ho sentito prima, venga modificato e anzi venga sostenuto questo ordine del giorno. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Brescacin.
La collega Rizzotto ha chiesto la parola.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Ringraziando la Collega Brescacin per aver presentato questo ordine del giorno, che io ho già sottoscritto, volevo chiedere la sottoscrizione di tutti i componenti della Lista Zaia e Lega Nord e anticipando il voto favorevole dei nostri Gruppi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
Collega Azzalin, prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Abbiamo approvato un ordine del giorno mi pare quasi all'unanimità, tranne Piero Ruzzante e la Collega Bartelle, sull'autonomia. Un invito al Governo no. Adesso qui c'è un altro invito alla Regione, perché si adoperi sull'autonomia.
Potete fare tutti gli inviti che volete però dico due cose: primo, non c'è attinenza con quello che stiamo discutendo e su questo la Presidenza non mi ha risposto; secondo, c'è un riferimento esplicito a quanto succede in regioni a Statuto speciale e noi non siamo Regione a Statuto speciale e la Regione non può concedere nulla in questo senso; terzo, sono contrario anche di merito, perché questo ragionamento del chilometro zero anche sulle imprese che devono andare a lavorare, attenzione!
Il Veneto è una Regione di molti imprenditori che lavorano anche fuori dal Veneto, per cui inneschiamo dei meccanismi, poi non meravigliamoci che ci dicono sta storia dei primi veneti e poi vi vorrei ricordare che da domenica siete prima gli italiani, per cui anche questo non c'entra ed è fuori linea, perché esistono prima gli italiani. Ci sono le imprese venete, lombarde, emiliane, siciliane tutte alla pari, per cui sarebbe anche il caso che ci diciate come la pensate in questo momento, ma questo è un ambito politico; quello che mi interessa è l'ambito legislativo e di legittimità di un ordine del giorno su un argomento che non c'entra, mettendo insieme i fichi secchi con le castagne.
Cosa c'entra? Cosa c'entra paragonarci al Friuli? Noi, quando avremo l'autonomia, ci ragioneremo su questo. Insomma, va bene tutto, però se dobbiamo fare di ogni seduta degli ordini del giorno di propaganda, non va bene! E chi è contro e chi è a favore. Una cosa, se si vuol discutere, si discute, però lo fate in maniera attinente all'ordine del giorno e mettiamo in condizioni questo Consiglio di esprimere un'opinione nel merito e prendere una decisione conseguente, non che con un sotterfugio si attaccano delle cose che non c'entrano assolutamente nulla, solo per dire: noi facciamo.
Poi, magari, si trasmette un messaggio: noi siamo. Non è così, non è così! È un danno alle imprese venete, questo modo di concepire il rapporto con l'imprenditoria. È un danno! È un danno! Non mi calmo, perché voi non siete titolari della rappresentanza delle imprese venete! Voi siete titolari della rappresentanza del Governo e non avete una... non c'è nessun diritto di privativa, cara collega! Tu sei un'eletta in questo Consiglio e rappresenti la Lega, ovvero la Lista Zaia. Io rappresento il Partito Democratico e, da questo punto di vista, ho tanti titoli come te per dire le mie opinioni! E dal punto di vista economico e legislativo, non sono certamente secondo né alla lista Zaia, né alle tue personali!

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
Il collega Ruzzante ha chiesto la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Io ho chiesto la parola essenzialmente per una questione molto precisa, la questione del richiamo al Regolamento. Io chiedo se questo ordine del giorno viene considerato da parte dell'Ufficio legislativo, e quindi dalla Presidenza, ammissibile, cioè se ritiene ammissibile un'idea per cui si possano generare appalti pubblici che facilitino le imprese venete rispetto alle imprese di altre regioni. Lo chiedo perché, se lo ritenete legittimo, è ovvio che sarà legittimo anche in Emilia Romagna, sarà legittimo anche in Lombardia, e quindi le imprese venete non potranno partecipare agli appalti pubblici.
Su questo ha perfettamente ragione, senza che la collega Rizzotto si scaldi tanto, il collega Azzalin: gli appalti fuori dalla regione Veneto – ma lo capisce anche un bambino di due anni – sono di più degli appalti all'interno della regione Veneto; le imprese della regione Veneto sono talmente buone imprese che ambiscono a prendersi anche qualche appalto fuori dalla regione Veneto. È chiaro che, se passa il modello Brescacin, diventa un modello che ogni regione applica. Per questo io chiedo l'ammissibilità, non solo la legittimità. Se qualcuno mi ascolta dalla Presidenza, pongo due questioni: una, la legittimità; stiamo parlando di norme europee, vorrei capire che ci azzecca; seconda, è ammissibile il fatto che una regione stabilisca una priorità nell'assegnazione di appalti alle imprese residenti all'interno di quel territorio? Perché io credo che questo sia onestamente illegittimo, cioè credo che non sia assolutamente ammissibile.
Oltre a questo, credo anche nel libero mercato, adesso ve la dico anche esplicitamente, perché forse qualche liberale in quest'Aula mi auguro ci sia ancora. Credo nel libero mercato, cioè credo che le imprese migliori non siano quelle di casa mia e quelle di Treviso non valgano nulla, credo che le imprese migliori sono quelle che fanno i lavori migliori, fanno forse risparmiare qualche euro all'Amministrazione pubblica e mi restituiscono un prodotto migliore. Quindi, credo nel libero mercato, non credo in una logica protezionistica.
Infine, c'è una logica economica, la ribadisco perché mi pare talmente chiara... Se creiamo un mercato protetto nel Veneto, tutte le regioni potranno crearsi un mercato protetto, quindi perderemo e non acquisiremo. È una perdita, è una sconfitta fare un ordine del giorno di questo tipo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Barbisan Fabiano, prego.

Fabiano BARBISAN (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà)

Solo per chiedere alla collega Brescacin la sottoscrizione, a nome mio e del collega Casali.

PRESIDENTE

Grazie. Collega Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Caro Presidente, in un contesto normale lo Stato garantisce i cittadini il rispetto per la loro sicurezza in casa; uno Stato non in grado di farlo, noi perdiamo ore, ore e ore a discutere di legittima difesa, armi in casa: sono fuori tema forse?
Prendetela così.
La domanda che mi pongo io è: come faccio a essere in disaccordo su un ordine del giorno che è un ordine del giorno di legittima difesa.
Due Regioni cattive, egoiste, Trentino e Friuli, con governi di sinistra, che per fortuna abbiamo mandato a casa, hanno fatto delle norme rispetto alle quali la collega Brescacin ci difende, ma son cambiati, hanno scacciato i ladroni dal tempio: adesso in Friuli e in Trentino c'è un governo amico.
Io credo che vada integrato l'ordine del giorno: questa è legittima difesa, ma chiediamo ai Governatori amici di cancellare una norma illiberale e siccome l'ultimo liberale di questo consesso mi reputo io, una norma come questa è illiberale e va chiesto a Fedriga e va chiesto a Fugatti di fare quello che devono fare.
Mai governando loro avrebbero votato una norma di protezione trentina o friulana: chiediamo che cancellino la norma e poi questo ordine del giorno diventerà inutile; se non cancellano la norma, vuol dire che il Friuli è egoista, il Trentino è egoista, noi facciamo legittima difesa e i nostri imprenditori si chiuderanno nel cortile di casa, perché c'è sempre un orto più piccolo dell'orto che abbiamo, perché poi faremo una norma veneta.
Quando avremo una norma nazionale che ci consente di fare delle norme protezionistiche, faremo norme venete nostre, che diranno: i padovani solo a Padova.
Perché i padovani devono dare a Rovigo?
I veronesi solo a Verona.
Faranno l'Alta padovana per quelli dell'Alta padovana e la Bassa per la Bassa.
Capisco il senso, collega, e apprezzo anche la il ragionamento, perché dico: se qualcuno si comporta male, mi difendo.
Io chiedo a chi è in buoni rapporti con Fugatti e con Fedriga - visto che non sono loro i responsabili di questo comportamento - mettete in ordine le vostre carte, cancellate una norma che avete nei vostri Statuti che è illiberale.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zorzato.
Collega Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
La collega ha citato nell'ordine del giorno una Regione a Statuto speciale, appunto il Trentino-Alto Adige Südtirol, poi nella sua illustrazione ha citato il Friuli Venezia Giulia: sono Regioni a Statuto speciale, sono Regioni diverse dalla nostra e quindi dobbiamo fare riferimento all'ordinamento giuridico che c'è in ognuna di queste Regioni: il Veneto non è una Regione a Statuto speciale.
Probabilmente non avremmo la facoltà di fare leggi nemmeno con l'autonomia, perché quelle sono, in particolare mi riferisco al Trentino-Alto Adige e alla Provincia di Bolzano, Province che possono fare leggi anche su materie che non sono di competenza ad esempio di una Regione a Statuto normale.
Quello che mi chiedevo era, per quanto riguarda anche i dubbi sollevati da alcuni colleghi che mi hanno preceduto, se esiste un parere dell'Ufficio legislativo in merito all'ammissibilità di questo ordine del giorno, tanto per definire una volta per tutte se lo possiamo votare oppure no.
Anch'io effettivamente, come alcuni colleghi che mi hanno preceduto, mi stavo chiedendo che ci azzecca questo ordine del giorno con il testo che dovremmo votare tra qualche minuto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Collega Bartelle, prego.

Patrizia BARTELLE (Gruppo Misto)

Volevo dichiarare, per la votazione finale, la mia contrarietà, perché non c'entra nulla, come ha appena detto il collega, con quello che stiamo votando, quindi non vorrei che fosse strumentalizzato un voto e una scelta perché non c'entra nulla – insisto – con quanto stiamo andando a votare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Bartelle.
Siccome è stata fatta una richiesta, mi date ancora trenta secondi, perché credo che al di là del votare ci sia diritto a una risposta e quindi se mi date un minuto. No, non sospendo, sennò poi non vi vedo più. Finché sei fuori ti rispondo.
Collega Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Io non capisco perché tante critiche a questo ordine del giorno. Io ho letto la norma al quale voglio sia aggiunta – chiedo alla Segreteria – anche la mia sottoscrizione.
Mi pare che sia di buon senso. Intanto, non fa altro che richiamare ciò che già avviene qui vicino a noi, nelle Regioni a Statuto speciale. Io sfido chiunque che provi con la propria impresa ad andare a lavorare a Bolzano. Sfido chiunque poi ad andare a lavorare in Emilia Romagna dove c'è un altro sistema, c'è un sistema cooperativo blindato che è inaccessibile a qualunque impresa veneta: loro possono venire nel Veneto, noi non possiamo andare in Emilia.
Al di là di questo, io sono in principio liberale e uno guarda dove è il prezzo migliore e va dove può andare, però molto spesso purtroppo ci sono aziende che partono da mille chilometri per fare lavoro di poche decine di migliaia di euro e non si capisce neanche come facciano a stare in piedi, come possono riuscire a fare il lavoro e magari lo fanno anche male, lo iniziano e lo lasciano lì.
Io ti dico che dove è possibile, con certi limiti ovviamente, almeno certi lavori che sono le manutenzioni, gli interventi fatti abitualmente sul territorio, dove c'è anche un indotto che poi deriva da quel lavoro lì, perché se c'è l'impresa nel territorio, magari c'è qualcosa che non va e ci metti la faccia.
Io ritengo giusto che sia un concetto di territorialità che venga considerato, non vedo nulla di strano, perché come lo fanno certe Regioni, lo potremmo fare anche noi ed è un criterio di buonsenso che avrebbe anche dei benefici anche ambientali; pensate spostare da lontano per fare un lavoro in Lessinia, sull'altopiano di Asiago, lasciamo che certi lavoretti le facciano con le imprese che stanno in quel territorio, ma lì spesso su territori più marginali e portargli via anche quei pochi lavori perché magari in maniera così, per un centesimo in meno un centesimo in più di una gara vuol dire creare più danni collettivi che non vantaggi.
C'è anche un aspetto collettivo dell'impresa, cioè se io mantengo vivo anche attraverso piccoli lavori certi territori più marginali, per esempio, ho un'esternalità positiva su quel territorio e le risorse rimangono, la popolazione rimane lì, quindi se metto sulla bilancia anche il costo sociale che ha l'eventuale abbandono del territorio, è di gran lunga maggiore rispetto magari anche una piccola differenza di prezzo.
Un rispetto della territorialità soprattutto per i piccoli lavori entro certi limiti, la ritengo un principio di buon senso e di equità che non basterà a dare per nulla al mercato la concorrenza e quindi sottoscrivo questo ordine del giorno.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Purtroppo non ha un gruppo che può intervenire a supporto, facendo anche un po' di memoria storica.
Sergio Berlato ha chiesto di intervenire.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Mi sembra che i colleghi abbiano formulato delle precise domande all'Ufficio di Presidenza; ma in attesa di poter avere il verdetto da parte dell'Ufficio di Presidenza, siccome la discussione è filata abbastanza sciolta e serena fino ad ora e questo elemento mi sembra che abbia portato un intoppo alla discussione generale, valuti l'Ufficio di Presidenza e la maggioranza se insistere nel voler votare adesso questo ordine del giorno, che comunque noi voteremo, lo dico anche ai colleghi che adesso sono distratti da altre questioni, voteremo, anche se non ne capiamo fino in fondo l'efficacia, ma voteremo con spirito di maggioranza, come abbiamo fatto dando il nostro contributo anche nei giorni scorsi, durante l'approvazione del bilancio.
A proposito, chiedo scusa, se posso attirare l'attenzione – ferma restando la nostra lealtà – dell'Ufficio di Presidenza e anche della collega Rizzotto, perché ieri non sono intervenuto ai fini della discussione, pur avendo dato noi il nostro contributo sul bilancio; ieri il Vicepresidente Forcolin ha avuto modo, alla fine dei lavori, di ringraziare i Capigruppo per il lavoro di approvazione del bilancio, ha avuto modo di ringraziare il Capogruppo della Lega Nord e il Capogruppo della Lista Zaia, punto. Dopodiché abbiamo sentito la collega Rizzotto ringraziare il Presidente della Prima Commissione e la Giunta, punto.
Siccome io ritengo invece opportuno fare in modo che si ringrazino per i lavori dell'Aula tutti i consiglieri che hanno dato tutti il loro contributo, anche quelli di opposizione, perché attraverso i loro lavoro, i colleghi di opposizione hanno contribuito a migliorare la manovra di bilancio e quindi vanno ringraziati anche loro.
Siccome il risultato finale, che sicuramente è positivo, perché l'ho detto anche sui giornali, è una iniziativa da record, lo abbiamo approvato in tempi celeri: questo è il frutto del lavoro e della dedizione di tutti i Consiglieri di maggioranza, che in tutte le Commissioni sono stati lì a difendere la proposta della Giunta e l'hanno difesa anche quando non tutti i colleghi sono stati gratificati dalle attenzioni del bilancio.
Il ringraziamento, secondo me, se mi permette l'integrazione ai ringraziamenti fatti dal Consigliere, dal vice presidente Forcolin e dalla collega Rizzotto andrebbero estesi a tutti i colleghi, a tutte le Commissioni e questo non solo per una discorso di opportunità e di correttezza, ma anche semplicemente per un discorso di educazione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Collega Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Ordine dei lavori al collega Berlato, che è appena intervenuto: mi scuso, non so se stava in Aula o meno, era in Aula presumo.
Io credo di aver richiamato un ringraziamento a tutti i Consiglieri, a tutte le Commissioni: di certo l'ha fatto l'assessore Forcolin, perché ho ricordo e ho cercato di non ripetere quello che ha detto il collega; in ogni caso, se non l'ho fatto ieri, lo faccio ora con estrema tranquillità: ringrazio tutti coloro che hanno lavorato, di maggioranza e opposizione, a migliorare questa manovra di bilancio, ognuno con il proprio ruolo.
Io ho fatto un intervento per rivolgermi in particolare alla Giunta, che non era stata ringraziata da nessuno e ritenevo opportuno mettere in evidenza un lavoro importante che è stato fatto dalla Prima Commissione col suo nuovo Presidente.
In ogni caso il lavoro finale è merito di tutti, di maggioranza e di opposizione; se c'è stata una mancanza, chiedo scusa e lo rifaccio adesso: grazie a tutti per il lavoro che c'è stato.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
Collega Brescacin, prego.

Sonia BRESCACIN (Zaia Presidente)

Ho respirato le varie perplessità in merito all'attinenza all'ordine del giorno: non c'è stato il tempo poi per approfondirlo col Dirigente degli Affari legislativi qua presente; penso che è un ordine del giorno che è un indirizzo politico, ordini del giorno di indirizzo politico avvengono in quasi tutti i provvedimenti importanti che passano in questo Consiglio regionale.
Questo è un ordine del giorno che aveva ad oggetto la materia degli appalti pubblici, che è la stessa materia che è ad oggetto dell'articolo 4 del PdL che dobbiamo approvare in questo Consiglio regionale tra qualche minuto.
Recepisco queste perplessità, capisco che il tempo stringe un po' a tutti e quindi per il momento lo ritiro e lo tradurremo in un provvedimento migliore. Mi auguro che tutti quanti avranno la capacità di votarlo a favore.

PRESIDENTE

Grazie alla collega Brescacin, anche perché il tema - e la ringrazio veramente - è politico, come giustamente ha sottolineato, e credo che vada inquadrato anche tra di noi politicamente con lo spirito del momento che c'è in Aula di volta in volta, quindi grazie veramente.
Tra l'altro sarò il primo a dare una mano, visto che ho vissuto direttamente la famosa norma (qualche collega lo ricorda) per far lavorare le imprese locali.
Detto questo, collega Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Solo per dire ringraziare la collega Brescacin per il ritiro di questo ordine del giorno, che ha trovato sicuramente interesse. Noi l'abbiamo sottoscritto e saremo anche noi pronti a collaborare per una mozione, un progetto di legge o quant'altro su questo argomento, che è sicuramente interessante. Forse questa non era la sede opportuna per i vari motivi che sono stati sollevati, ma merita un approfondimento importante. Quindi per ringraziare la Collega per la sensibilità che ha dimostrato di fronte ai dubbi che sono emersi in Aula. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Rizzotto.
Dichiarazioni di voto.
Non vedo nessuno iscritto. Pongo in votazione il Progetto di legge n. 353.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
24



RELAZIONE SULLA CONFORMITÀ DELL'ORDINAMENTO REGIONALE AGLI ATTI NORMATIVI E DI INDIRIZZO DELL'UNIONE EUROPEA AI SENSI DELL'ARTICOLO 29, COMMA 3, DELLA LEGGE 24 DICEMBRE 2012, N. 234. (RENDICONTAZIONE N. 95) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 180/2018)
GRUPPO EUROPEO DI COOPERAZIONE TERRITORIALE (GECT) "EUREGIO SENZA CONFINI R.L." RELAZIONE ANNO 2017. (RENDICONTAZIONE N. 106) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 181/2018)
RAPPORTO SUGLI AFFARI EUROPEI - ANNO 2017, RELATIVO ALLE ATTIVITÀ SVOLTE AI FINI DELLA PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE DEL VENETO ALLE POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA. (RENDICONTAZIONE N. 107) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 182/2018)

Relazione unificata della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il Consigliere Alessandro Montagnoli; Correlatore il Consigliere Graziano Azzalin.
"Egregi colleghi,
si apre oggi la sessione europea e siamo, quindi, chiamati ad esprimere indirizzi generali all'Esecutivo sull'azione regionale in ambito europeo e sulla partecipazione regionale alla formazione e attuazione del diritto UE. La legge regionale di procedura n. 26/2011 (Norme sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea"), che ha introdotto tale specifica sessione, ha giustamente attestato l'importanza della materia europea tra le priorità regionali.
Nel corso di questi anni, grazie ad essa e a quando previsto in materia europea dallo Statuto del Veneto, il Consiglio regionale ha acquisito un importante ruolo nella partecipazione alla formazione e attuazione del diritto e delle politiche europee.
Da quando la legge in questione è stata approvata, si sono svolte due Sessioni europee (2012, 2013) in vigenza del vecchio Regolamento consiliare ed una (nel 2014) in vigenza di quello nuovo, ciascuna delle quali si è conclusa con l'approvazione della legge regionale europea e con l'adozione di atti di indirizzo nei confronti della Giunta regionale.
Conformemente a quanto disposto dall'articolo 125, comma 4, del Regolamento consiliare, relazionerò ora in merito al Rapporto sugli affari europei per l'anno 2017 (Rendicontazione n. 107) e allo stato di conformità dell'ordinamento regionale a quello dell'Unione europea (Rendicontazione n. 95), ma pure in merito alle attività 2017 del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale "Euregio Senza Confini r.l." (rendicontazione n. 106); il tutto con, "sullo sfondo", il programma legislativo della Commissione consiliare europea per il 2018.
Rapporto sugli affari europei (RAE) 2017
Come noto, il RAE – previsto dall'articolo 7 della l.r. 26/2011 e proposto annualmente dalla Giunta al Consiglio regionale – fa il punto sulle attività svolte a livello regionale ai fini della "partecipazione" alle politiche dell'Unione Europea, sia relativamente agli interventi dei Programmi cofinanziati, sia rispetto ad altri aspetti, quali la partecipazione alle attività delle varie Commissioni che trattano l'argomento a livello nazionale, le relazioni tra Regione ed Unione Europea, le procedure di infrazione a carico dello Stato in cui è coinvolta la Regione o il territorio regionale.
Si tratta di un documento la cui redazione ha necessariamente coinvolto numerose strutture della Giunta regionale e che si concentra innanzitutto sullo stato di avanzamento degli interventi regionali cofinanziati dall'UE. Nel corso dell'illustrazione effettuata il 23 luglio 2018 in Prima Commissione dall'Assessore competente in materia di programmazione e fondi UE sono stati sottolineati gli investimenti in termini di personale per rafforzare le Strutture che gestiscono i Programmi, finalizzati a stabilizzare gran parte, assicurando in tal modo continuità nella loro gestione.
Ricordo che nel caso del POR FESR si è scelto di ricorrere ad un modello di governance innovativo, delegando ad AVEPA gran parte della fase di gestione, con un raccordo molto stretto con la programmazione e il monitoraggio, che resta in capo all'autorità di gestione e alle strutture regionali responsabili.
La Regione del Veneto ha la titolarità di 4 programmi – FESR, FSE, PSR e Programma di cooperazione transfrontaliero Italia-Croazia – e per il Programma Operativo Nazionale del FEAMP figura quale organismo intermedio, essendo delegato a svolgere tutte le attività di gestione all'interno di un budget definito.
Tra il 2016 e il 2017 si sono completati i processi di designazione di tutte le Autorità di gestione, come pure è avvenuto il soddisfacimento delle cosiddette condizionalità ex-ante, il che ha permesso ai Programmi di esplicare tutte le loro potenzialità in tutti gli interventi previsti.
Nel corso dell'illustrazione effettuata in Commissione, si è appreso inoltre che l'avvio di taluni programmi – POR FESR e Italia-Croazia – è risultato più lento per la novità del Programma e per i riassetti organizzativi e gestionali che sono stati operati, mentre nel caso del Programma FEAMP condizionante è stato il grave ritardo nell'approvazione, avvenuta nel 2016.
Tutti i Programmi risultano aver superato la fase di avvio ed il livello di impiego delle risorse è superiore al 50 per cento (eccettuato il FEAMP). Al 30 giugno 2018, le risorse attivate attraverso 367 bandi o avvisi di selezione, ammontavano a quasi 1,7 miliardi di euro, pari al 65 per cento della dotazione finanziaria complessiva dei Programmi, pari a circa 2,5 miliardi.
In generale, il livello di partecipazione ai bandi emendati è stato sempre elevato, consentendo una selezione di buone progettualità e l'impiego pressoché totale delle risorse bandite: segno, questo, di una vitalità del tessuto economico e sociale, oltre che di una ripresa degli investimenti.
Anche i soggetti pubblici hanno risposto bene ai bandi e stanno portando avanti gli interventi finanziati con discreta celerità. Sono state finanziate ben 37.755 domande (di cui 32.090 sul solo PSR), per un ammontare di impegni pari a 1.375 milioni di euro. I pagamenti ammontano a 607 milioni di euro, pari al 24 per cento dell'impegnato, con valori più alti per il PSR (35 per cento) e FSE (21 per cento), più bassi per FESR (5 per cento) e FEAMP (1 per cento).
Ora l'appuntamento su cui tutti i programmi sono orientati per il 2018 è la verifica di "metà percorso" che prevede il raggiungimento di target specifici di realizzazione, in ciascun asse/priorità dei programmi, di tipo fisico – ovvero relativo alla realizzazione concreta . oltre che finanziario.
Retrocedendo di qualche anno, ricordo che quest'Assemblea, con la risoluzione n. 59 del 2013, impegnò la Giunta "a perfezionare le modalità di redazione del rapporto annuale sugli affari europei, previsto dall'articolo 7 della l.r. 26/2001, valorizzando aspetti generali ed eventuali criticità della programmazione nel suo complesso, fornendo degli elementi utili, sotto i profili finanziario e delle realizzazioni, all'elaborazione delle politiche".
Al tal proposito vorrei sottolineare che, per quanto il Rapporto 2017 risponda a quanto richiesto dalla legge, sarebbe più utile se riportasse dati di avanzamento finanziario dei programmi aggiornati alla data di trasmissione al Consiglio (maggio 2018), anziché al 31 dicembre 2017, perché così ci costringe a richiedere sovente aggiornamenti alla Giunta.
Esiste infatti un'oggettiva difficoltà per l'organo legislativo nel ricavare un quadro complessivo ed aggiornato sui programmi operativi regionali e tali difficoltà si inseriscono in una serie di problemi più ampi relativi alla comunicazione e all'informazione, che auspico verranno evidenziati negli indirizzi che daremo all'esecutivo al termine della Sessione europea.
Anche quelle parti del Rapporto che relazionano sulle posizioni sostenute del Veneto in varie occasioni – ovvero nel Comitato delle Regioni, nelle Conferenze Stato Regioni e nell'ambito del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei – risulterebbero più utili se date di volta in volta, nel corso dell'anno di riferimento o, quantomeno, entro la fine dell'anno in cui le sedute si sono tenute. Quindi, pur nel sottolineare l'importanza di uno strumento informativo come il Rapporto sugli affari europei, potremmo valutare se rimodulare la tempistica al fine di renderlo ancora più utile.
Un discorso diverso va fatto per la seconda parte del Rapporto che riguarda le iniziative in programma per il 2018, riferite, come richiesto dalla nostra legge di procedura, al programma di lavoro della Commissione europea, ma solo a livello di "dichiarazione di intenti" per l'anno a venire. Questo importante documento programmatico, con cui la Commissione europea enuncia le iniziative principali per l'anno seguente e spiega ai cittadini, ai partner istituzionali e al loro personale come intende procedere per tradurre le priorità politiche in azioni concrete, è pubblicato di norma tra ottobre e novembre e consente di capire quali norme verranno adottate dall'UE nell'anno successivo (e oltre) e quali interesseranno in particolare la nostra Regione, al fine di far presente al legislatore europeo eventuali esigenze e peculiarità regionali.
Quello relativo al 2018 prevede 26 nuove iniziative fondamentali, 11 delle quali con prospettiva più a lungo termine, essendo destinate ad orientare l'Unione fino al 2025. Esse sono incentrate su azioni concrete per realizzare le 10 priorità strategiche per l'Europa in vista delle prossime elezioni europee di maggio 2019.
Sul piano interno regionale, dunque, tale programma di lavoro dà il via alle attività per la presente Sessione europea annuale del Consiglio regionale del Veneto, a conclusione della quale, come detto, l'Assemblea esprimerà gli indirizzi generali che guideranno l'attività e l'azione della Regione attraverso apposita risoluzione, conformemente a quanto previsto dall'articolo 125 del Regolamento consiliare, nonché dall'articolo 6, comma 3, L.R. 26/2011, che auspico possa riscontrare una larga condivisione delle forse politiche presenti.
RELAZIONE SULLA CONFORMITA' DELL'ORDINAMENTO REGIONALE AGLI ATTI NORMATIVI E DI INDIRIZZO DELL'UE
Ai sensi dell'articolo 29, comma 3, della legge n. 234/2012 ("Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea"), lo scorso 12 gennaio 2018 il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso al Dipartimento per le politiche europee presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri le risultanze della verifica svolta in ordine alla conformità dell'ordinamento regionale alla normativa dell'Unione europea.
Tale relazione è stata parimenti inviata al Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera c), della l.r. 26/2011 ed ha assunto il numero 95 tra le rendicontazioni depositate nel corso della Legislatura.
Nel documento si relaziona in merito alle cinque procedure di infrazione alle quali la Regione è stata interessata nel corso del 2017, relative alla non corretta attuazione della normativa europea in maniera diffusa a livello nazionale.
Nel rimandare ad esso per ogni dettaglio, evidenzio anzitutto che è stata archiviata nel mese di marzo 2018 la procedura di infrazione n. 2015/2165 – Piani di gestione dei rifiuti.
Richiamo pertanto rapidamente solo le altre procedure pendenti nel 2017:
1) n. 2009/2034 – Cattiva applicazione della Direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue urbane.
Fase della procedura: Sentenza della Corte di Giustizia del 10/4/2014 di condanna della Repubblica italiana, ai sensi dell'art. 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) (Causa C-85/13).
2) n. 2014/2059 – Attuazione in Italia della Direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane.
Fase della procedura: Parere motivato complementare ai sensi dell'art. 258 TFUE.
3) n. 2014/2147 – Cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente – Superamento dei valori limite di PM10 in Italia.
Fase della procedura: Parere motivato ai sensi dell'art. 258 TFUE.
4) n. 2015/2163 – Mancata designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e mancata adozione delle misure di conservazione. Violazione della Direttiva Habitat.
Fase della procedura: Messa in mora ai sensi dell'art. 258 TFUE.
Fase della procedura: Parere motivato ai sensi dell'art. 258 TFUE.
Infine emerge dal documento, con riferimento alla procedura d'infrazione n. 2033/2077, che si tratta di una procedura non più pendente in quanto conclusasi con sentenza del 2007 della Corte di Giustizia, cui ha fatto seguito una nuova sentenza del 2014 ancora oggi in corso di attuazione da parte delle Regioni coinvolte, tra cui il Veneto.
Il documento relaziona inoltre:
- circa la possibile apertura di un nuovo contenzioso nel 2018 sulla base delle informazioni contenute nel Questionario 2015 in materia ambientale, trasmesso al Ministero nel mese di novembre 2017: successivamente, dalla lettera di costituzione in mora della Commissione UE di luglio 2018, il Veneto non è risultato tra le Regioni coinvolte;
- circa quei provvedimenti con cui le Regioni hanno adottato, nel 2017, disposizioni volte a confermare la normativa regionale agli atti dell'UE diversi dalle Direttive.
RELAZIONE SULLA ATTIVITA' DEL GRUPPO EUROPEO DI COOPERAZIONE TERRITORIALE (GECT) "EUREGIO SENZA CONFINI R.L." NELL'ANNO 2017
Il GECT è una figura giuridica prevista dal diritto europeo (Regolamento comunitario n. 1082/2006) per realizzare azioni di cooperazione territoriale tra Enti pubblici appartenenti ad almeno due Stati dell'Unione Europea. A seguito dell'approvazione della Legge comunitaria statale per il 2008, la Regione del Veneto ha potuto ricorrere allo strumento del GECT per la costituzione della Euregio Senza Confini con il Friuli Venezia Giulia e la Regione austriaca della Carinzia, con sede a Trieste. Intervenuta l'autorizzazione statale (con DPCM 13/7/2012), con la legge regionale n. 41 del 12/10/2012 è stata formalizzata la partecipazione del Veneto al GECT: le tre Regioni partner hanno sottoscritto l'atto costitutivo del GECT "Euregio Senza Confini r.l." il 27/11/2012.
La medesima legge ha disposto (art. 3) che la Giunta regionale riferisca periodicamente al Consiglio sulle iniziative intraprese e da intraprendere in relazione all'attuazione della presente legge e che, in attuazione di quanto previsto dalla più volte richiamata l.r. 26/2011, nell'ambiente della sessione annuale europea il Consiglio esamini gli atti programmatori del GECT, definendo eventuali indirizzi.
Ottemperando a quanto esposto, in data 16 maggio 2018 la Giunta ha tramesso la deliberazione approvativa della relazione sulle attività svolte dal GECT nel corso del 2017, che ha assunto il n. 106 tra le rendicontazioni depositate nel corso della Legislatura.
Per quanto concerne in particolare la partecipazione del GECT alla programmazione europea, essa si è sostanziata nella presentazione di 6 idee progettuali a valere sul secondo avviso del Programma di Cooperazione Transfrontaliera Interreg Italia Austria 2014-2020, aperto nella prima metà del 2017 sugli assi 2 (Natura e Cultura) e 3 (Istituzioni); di questa ne sono state approvate 5.
In due casi il GECT figura quale "capofila": si tratta di SCT-NET (Senza Confini Education and Training Network), EMOTIONway (in materia di turismo); negli altri tre figura quale "partner".
Nel rimandare alla visione della relazione trasmessa al Consiglio, va detto che l'implementazione delle proposte progettuali finanziate impegnerà il GECT fino al 2020; ma le sue attenzioni si focalizzeranno pure sulla partecipazione ai bandi di Programmi Transnazionali e sul monitoraggio dei bandi che si apriranno sui Programmi a gestione diretta UE.
Al termine di questa mia relazione annoto che, in un momento difficile come l'attuale, è necessario fare tutto il possibile perché le risorse che ci troviamo a gestire vengano sfruttate al meglio; ma è necessario anche migliorare la nostra capacità di attrarre quelle risorse per le quali vi è competizione su scala europea.
Per quanto riguarda le prime, ricordo che l'Unione europea chiede che vengano concentrate su pochi obiettivi precisi e di grande spirito e che, in fase di attuazione e di monitoraggio, vengano fornite precise analisi sui risultati prodotti dai programmi anche in termini di impatto.
La strategia Europea 2020 chiede di puntare ad una crescita "intelligente, sostenibile, inclusiva", ossia di sviluppare un'economia che investa in ricerca e sviluppo, innalzi i livelli di istruzione, miri ad una maggior efficienza e si più verde sotto il profilo delle risorse energetiche, con un alto tasso di occupazione e ridotto rischio di povertà.
Relativamente all'altra tipologia di risorse, ritengo debba essere sistematicamente monitorata la capacità del Sistema Veneto di attrarre risorse europee, al fine di valutare la nostra performance ed, eventualmente, migliorarla.
Il mio auspicio è che alcuni degli spunti che fornisco oggi vengano colti e trovino seguito nell'atto di indirizzo politico che concluderà la sessione europea 2018, che spero riscontrerà una larga condivisione dei Gruppi presenti in quest'Aula.
Nella seduta del 29 ottobre 2018 la Prima Commissione consiliare, a conclusione dei propri lavori, ha preso atto a maggioranza delle tre rendicontazioni.
Per la Rendicontazione n. 107 hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei Gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente e Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale. Si sono astenuti i rappresentanti dei Gruppi consiliari Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Per la Rendicontazione n. 95 hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei Gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente. Si sono astenuti i rappresentanti dei Gruppi consiliari Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Per la Rendicontazione n. 106 hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei Gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente. Si sono astenuti i rappresentanti dei Gruppi consiliari Partito Democratico e Movimento 5 Stelle".

PRESIDENTE

Di questa Rendicontazione, il Relatore in Aula è il Consigliere Montagnoli, il Correlatore è il Consigliere Azzalin. Il Collega Montagnoli la dà per letta.
C'è l'intervento del Collega Zanoni a cui dò volentieri la parola.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Avevo annunciato che non sarei intervenuto sul punto n. 23, ma sul punto 24 perché era più attinente all'intervento che avevo in mente di fare.
Innanzitutto, siamo in tema di Unione Europea, quindi una piccola premessa sicuramente più sintetica di quella di molti colleghi che mi hanno preceduto, è giusto farla.
Che cosa sarebbe il Veneto senza l'Unione Europea e senza le leggi dell'Unione Europea?
Innanzitutto, ricordo che abbiamo approvato una norma sul consumo del suolo che fa riferimento ad esempio allo zero consumo del suolo entro il 2050; questo è previsto da una road map dell'Unione Europea che ci dà delle indicazioni sicuramente utili anche se, a mio avviso, un po' troppo in là nel tempo, perché abbiamo consumato parecchio suolo in Veneto, abbiamo dei record a livello nazionale ma anche europei e non so se andando avanti così dove andremo a finire avendo davanti a noi altri 32 anni di non limiti.
L'Unione Europea ci ha dato la possibilità di tutelare degli importanti territori come Rete Natura 2000 all'interno dei quali ci sono dei vincoli di tutela ambientale molto importanti, che ci siamo dati grazie sempre alle norme dell'Unione europea. Poi, ho sentito questa mattina anche la questione dell'aria, qualcuno diceva che noi siamo una regione esempio di salubrità. Be', in realtà, per fortuna, c'è l'Unione europea, che con la direttiva sulla qualità dell'aria ci impone dei limiti e ci fa suonare dei campanelli di allarme. Uno di questi, colleghi, lo troviamo proprio all'interno della rendicontazione n. 95, che adesso andiamo a votare, una questione molto importante.
L'agricoltura è stata raccontata questa mattina e, con l'agricoltura, anche la sicurezza alimentare. Molte regole sulla sicurezza alimentare, ad esempio sugli allevamenti, vengono dall'Unione Europea. Quindi non possiamo prescindere dall'Unione europea. Poi, sulla questione dei cambiamenti climatici, anche lì, abbiamo visto che l'Unione europea è all'avanguardia, sono stati ricordati degli obiettivi, il 20-20-20 e poi quelli del 2030, io ricordo anche quelli del 2050, dove abbiamo come obiettivo il ridurre del 95 per cento le fonti da emissioni fossili, per sostituirle con le fonti rinnovabili.
Sul funzionamento dell'Unione europea ci sarebbe molto da dire, molto sinteticamente dico che è una macchina che ha dimostrato di funzionare poco e male, ma di garantirci comunque, col diritto dell'Unione europea, sicuramente dei paletti molto importanti per la nostra economia, per l'ambiente e per i diritti di tutti i cittadini dell'Unione europea. Attualmente funziona poco, perché è un'Istituzione che vede in campo tre attori, che spesso non vanno d'accordo tra loro: abbiamo il Parlamento Europeo, eletto dai cittadini; abbiamo la Commissione europea e poi il Consiglio dell'Unione europea.
Io ho avuto modo di vedere, di testare e tastare l'operatività di un meccanismo così complesso quando per il Parlamento europeo venni incaricato di presiedere al trilogo per una direttiva europea; devo dire, da questa esperienza, se potessi decidere o consigliare una modalità per migliorare e velocizzare le decisioni dell'Unione europea, sarebbe quella di eliminare il Consiglio dell'Unione Europea, perché rappresenta le lobby degli Stati membri, che comunque sono già ben rappresentate all'interno della Commissione europea. Abbiamo un doppione, che spesso è un freno.
Ad esempio, una direttiva molto importante, che sarebbe stata utile soprattutto per l'Italia, la direttiva sul consumo del suolo, non è mai stata votata perché alcuni Stati membri, in particolare la Germania, si sono opposti alla sua votazione, pur essendo stata votata a maggioranza in prima lettura in Parlamento europeo. Poi, chi è causa del suo mal pianga se stesso; noi, come Stato membro, contiamo poco in sede di Unione europea perché siamo poco praticanti, molto assenteisti, siamo tra le delegazioni più assenti in Parlamento europeo, mentre in Consiglio dell'Unione europea, quando si tratta di andare a dire come fare a costruire le leggi, quindi portare le posizioni politiche, troppo spesso l'Italia si fa rappresentare da dei funzionari.
Io ho visto nel trilogo al quale ho partecipato addirittura degli Stati membri rappresentati dal Primo Ministro, ad esempio la Polonia, e molti altri Stati membri rappresentati dai Ministri dell'Ambiente. L'Italia arrivava con i funzionari, questo non va, non va bene e i risultati poi si vedono. Quindi, è giusto lamentarsi dell'Unione Europea, però dovremmo dare l'esempio e dovremmo essere più efficienti anche col lavoro, con la presenza e la costanza, che a mio avviso finora non c'è stata. Poi, citare altre cose positive, perché spesso ci lamentiamo di un qualche cosa che invece sta dando e ha dato molto, ad esempio alle future generazioni, quindi al futuro anche dell'Italia.
Parlo dell'Erasmus, parlo dell'opportunità di molti cittadini europei, italiani e veneti di partecipare a processi di studio e non solo, in tutti i 28 Stati membri, un'opportunità importantissima che ha segnato il destino e il futuro di molti cittadini italiani, che poi hanno riportato determinate esperienze, che sono poi in qualche modo molto spesso anche state messe in pratica all'interno di aziende locali, quindi portando un valore aggiunto importantissimo, che senza l'Erasmus magari non sarebbe mai stato possibile fare.
Abbiamo un problema sull'Unione europea, perché c'è chi non ci vede di buon occhio: è stato ricordato stamattina, abbiamo gli Stati Uniti d'America, ma abbiamo anche la Russia, quindi l'Unione Europea va difesa, perché mi chiedo quale futuro vedono gli euroscettici alleati di Putin o alleati di Trump.
Putin, secondo voi, io so che molti vanno anche in Russia di voi, hanno buoni rapporti con la Russia, ma Putin fa gli interessi della Russia o fa gli interessi del Veneto, dell'Italia? Vi siete mai chiesti questa cosa così semplice? Di chi fa gli interessi Putin?
Venendo al testo, andando quindi nello specifico, abbiamo queste cinque procedure di infrazione, perché siamo qua, colleghi, su questo punto all'ordine del giorno, che si voleva liquidare in un minuto e un'alzata di mano.
Io credo non sia giusto perché qua ne va anche del nostro futuro e della salute dei nostri cittadini; una delle procedure d'infrazione - a mio avviso la più pesante - è quella nel 2014, la 2147: cattiva applicazione della direttiva 2008 50 CE relativa alla qualità dell'aria ambiente, superamento dei valori limiti di PM 10 in Italia.
In questa relazione si ricorda la procedura recente, però non si ricorda un dato molto importante che ci vede implicati e imputati, anzi condannati: prima di questa procedura ce n'è stata un'altra che ci ha visto condannati dalla Corte di Giustizia Europea esattamente il 19 dicembre del 2012, perché in Veneto facciamo respirare aria ai nostri cittadini inquinata.
Aria inquinata che, ricordo anche questo dato, anche questo non è riportato in questa relazione, stando all'Agenzia europea per l'ambiente, causa ogni anno in Europa 500.000 morti premature dei nostri cittadini, dei quali 80.000 riguardano l'Italia e sono concentrati nel Nord Italia, in Pianura Padana, in particolare.
I vicini di casa nostra, qualche parente, sicuramente più di qualcuno di noi conosce persone, anche di giovane età, che per cancro, per malattie cardiache, per malattie respiratorie se ne sono andati prematuramente a causa di questo inquinamento.
Non viene detto in questa parte molto importante del punto 95 Rendicontazione che il 18 maggio in merito a questa procedura di infrazione, siamo stati deferiti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, quindi dopo una lunga procedura di infrazione siamo stati mandati per la seconda volta sotto processo, detta in parole povere.
Tra poco la Corte di giustizia europea emetterà una sentenza: se arriverà una sentenza di condanna, questa volta dovremmo pagare le sanzioni e si parla di miliardi di euro.
Appena approvato un bilancio, l'Assessore all'Ambiente ha ricordato che c'è un tavolo tecnico con altre Regioni, quello che la Regione Veneto in quel tavolo tecnico per combattere l'inquinamento dell'aria ha messo sono 480.000 euro, poi ci sono anche altre misure naturalmente: la rottamazione delle vecchie stufe, la conversione delle vecchie auto, ma sicuramente misure poco efficaci, perché lo abbiamo visto, è da anni che percorriamo quella strada e non ci ha portato a niente.
Siamo a 89 giorni l'anno che violiamo il valore delle PM10 quando la Legge ce lo consentirebbe, perché anche questo non sarebbe fattibile, per massimo 35 volte l'anno, quindi mancano da questa relazione, io capisco che sia partita più di un anno fa, ma in questa lettera che viene firmata mi pare dal nostro Governatore (fatemi un attimo vedere) dal Dottor Luca Zaia, manca questo ultimo passaggio del deferimento alla Corte di Giustizia per questa violazione della direttiva sulla qualità dell'aria. L'altra questione, l'altra procedura di infrazione...

PRESIDENTE

Colleghi, volevo solo far presente, vedendo i dodici iscritti che siccome non ho il cambio e ho gli stessi problemi di qualche collega oltre i 50 e rotti, che io tra un po' interrompo il Consiglio, poi spero che si possa riprendere.
Adesso volevo coinvolgere la Collega Baldin che credo sia la più giovane in questo momento per cui si accomodi. Grazie. Per il Segretario abbiamo risolto, l'altro problema ho paura... anche perché bene o male mi pareva ci fosse stata una ricomposizione del clima d'Aula.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Mi fa recuperare però un po' di secondi. Mancata designazione delle zone speciali di conservazione. Anche su questo c'è una procedura aperta, però anche su questo, Presidente e Colleghi, non viene detto che il 30 luglio del 2018, il Ministro dell'Ambiente ha designato ben 96 zone di speciali di conservazione che venivano prima codificati come siti di importanza comunitaria; misure utili a evitare il degrado degli habitat della Rete Natura 2000.
Su questo ci sono dati e fatti molto preoccupanti. Ad esempio – ma è solo un esempio – quello che accade nel Montello, che è una di queste aree, ci fa preoccupare perché ci sono degli habitat importanti, soprattutto i prati stabili che un po' alla volta stanno scomparendo, perché vengono convertiti in vigneti, quindi da una parte abbiamo una procedura di infrazione e dall'altra abbiamo il Ministro dell'Ambiente che stabilisce queste nuove aree, 96 in tutto il Veneto, ma poi a livello locale abbiamo di fatto una situazione che vive un degrado continuo di queste importanti aree tutelate dall'Unione Europea.
C'è evidentemente qualcosa che non va, perché non vorrei che tutte queste procedure si tramutassero semplicemente in una alzata di mano e una letterina che mandiamo in questo caso al Capo del Dipartimento per le politiche europee, Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma che in realtà nella carta e nella realtà sul campo sono tutt'altra cosa.
Scriviamo tanto e ci impegniamo a risolvere queste violazioni di norme europee, ma nei fatti stiamo facendo l'esatto contrario.
Volevo vedere perché non volevo dimenticarmi alcune cose che mi ero scritto.
Un'altra cosa che volevo dire. Scusatemi Colleghi ma oggi hanno parlato tutti, spesso si è parlato di aria fritta. Io vi sto parlando del documento che stiamo andando a votare. Altre questioni...

PRESIDENTE

Collega, per definizione qui dentro e per rispetto, aria fritta non se ne fa mai, altrimenti se entriamo nei giudizi morali, si figuri quante ne vediamo, lasci perdere.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Una questione che volevo dire è che siccome qualcuno ha anche detto stamattina che c'è chi va contro l'Italia perché denuncia delle cose che non vanno bene in Italia, faccio presente che io sono uno di questi, perché quando vedo che una Regione, ad esempio la mia, viola a determinate norme, io lo segnalo ma non per andare contro la mia Regione, per andare a tutelare i miei cittadini che hanno il diritto di vedere le leggi rispettate.

PRESIDENTE

Per questo avrà il consenso.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Hanno il diritto di respirare aria pulita e non inquinata; hanno diritto, ad esempio, a vedere tutelata anche la fauna selvatica, perché abbiamo visto cose giuridicamente barbare in questa regione, ad esempio con la caccia in deroga, caccia a piccoli uccelli migratori, tutelati a livello europeo, grazie a leggi che sono state approvate proprio in quest'Aula. Quindi ne abbiamo viste un po' di tutti i colori.

PRESIDENTE

Per favore, cerchiamo di non finire male.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente, perché non è facile parlare in questa situazione.

PRESIDENTE

E neanche ascoltare.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Esatto, sono d'accordo.
In queste procedure parliamo anche di Codice degli appalti. Volevo ricordare ai colleghi che non un comitato, non l'opposizione, non un'associazione, ma la Corte dei Conti sul Codice degli appalti chiede informazioni alla Regione Veneto, che non risponde – a proposito anche dell'ordine del giorno perché, bene o male, anche questo ordine del giorno toccava gli appalti – la Regione Veneto non risponde, quando la Corte dei Conti chiede: ma come la mettiamo col diritto europeo sulla direttiva appalti, in merito alla terza convenzione della Superstrada Pedemontana veneta? Chi ha cancellato il rischio di impresa per il privato, accollandoselo tutto in casa? Come la mettiamo? Quindi, cari colleghi, l'Unione Europea serve, ripeto, L'Unione europea è importantissima, è una spina nel fianco, io capisco che sia una spina nel fianco, ma con l'Unione europea dobbiamo fare i conti.
Tornando sulla questione dell'aria e sulle fonti rinnovabili, e dopo vado alla conclusione, dovremmo puntare di più, per risanare quest'aria, sul fotovoltaico e non sulla biomassa e sui piro-gassificatori, su tutte queste false fonti rinnovabili, che ci condannano. Siamo qua ad approvare una norma sulla violazione della direttiva sulla qualità dell'aria, questo dico! Quindi, le politiche della Regione Veneto dovrebbero essere tali da andare verso il risanamento, non verso il peggioramento. Il mix delle fonti rinnovabili, collega Assessore Bottacin, lo decide lo Stato membro, non lo decide la Regione, non è l'Europa che ci dice cosa dobbiamo bruciare per fare fonti rinnovabili, è scelta pura e responsabile dello Stato membro, per il principio di sussidiarietà. Comunque, concludo anch'io con una battuta. Siccome ho sentito parlare il collega Ruzzante, che vi ricordava come i veneti arrivano dal Medio Oriente, dal Mar Nero, e poi c'è chi è andato un po' più lontano con la storia, tirando in ballo i Fenici, chi poi ha tirato in ballo il Sacro Romano Impero, l'Impero romano, volevo ricordare, a proposito delle nostre origini, colleghi – lo chiedo soprattutto alla maggioranza – sapete da dove arriviamo, esattamente da dove arriviamo? Io vado un po' più indietro, a 75.000 anni fa; sapete da dove siamo arrivati, da dove è arrivato l'homo sapiens, di dove siamo originari? Arriviamo tutti dall'Africa, cari colleghi.

PRESIDENTE

Intende intervenire il collega Berlato, ne ha facoltà.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Alle volte, mi sorge il dubbio se tutti quanti deriviamo dall'homo sapiens, ho questo dubbio ogni tanto, ascoltando quello che viene detto.
Io non utilizzerò i venti minuti a disposizione, nemmeno la metà, ma è solo per chiarire alcuni aspetti. L'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, abbiamo sottoscritto dei trattati. Quindi, se vogliamo cambiare l'Europa, bisogna che cambiamo anche i trattati. Diamoci da fare, l'ho già detto, teniamo quanto di positivo c'è in Europa e modifichiamo quello che non ci va più bene, se mai è andato bene nel passato. Teniamo presente il fatto che noi siamo obbligati, per effetto dei trattati. Sapete che l'Unione europea viene finanziata da tutti gli Stati membri che versano ogni anno una percentuale di poco superiore all'1% del prodotto interno lordo: questo è il funzionamento, quindi noi, fino a che non andremo a modificare i trattati comunitari, tutti gli Stati membri dovranno finanziare, con una percentuale di poco superiore all'1% del prodotto interno lordo la macchina comunitaria.
Fermo restando questo assunto per il momento solido, l'obiettivo nostro è quello non di discutere se sia giusto finanziare l'Unione europea, ma l'obiettivo nostro è quello di portare a casa la maggior parte delle risorse che noi mandiamo in Europa, ecco la questione della dei progetti che ci aiutano a veder cofinanziata la realizzazione delle nostre idee.
Su questo, guardate, è un'altra cosa di cui magari si parla non sempre in maniera appropriata, per quanto riguarda l'intervento dell'Europa a salvaguardia dei confini nazionali.
Nei Trattati, spero che sia conosciuto questo, è stato scritto per volontà degli Stati membri, che ogni Paese salvaguardia i confini nazionali, quindi quando chiediamo all'Europa di intervenire per tutelare i nostri confini, diciamo una baggianata, perché nei trattati ogni Stato membro ha voluto l'inserimento di questa specifica volontà: noi dovremmo invece tentare, tra le cose che dobbiamo cambiare in Europa, adesso che ci apprestiamo anche a una scadenza importante per il rinnovo del Parlamento europeo nel maggio prossimo, magari a fare in modo da cambiare la legge elettorale, ma questo spetta agli Stati membri.
Chiediamoci se sia giusto che chi deve rappresentare il proprio Paese, la propria patria in Europa, debba contestualmente garantire la presenza sul territorio, un territorio con un Collegio elettorale Nord Est ha quattro Regioni, che fanno parte del Collegio, tutto il Veneto, tutto Trentino-Alto Adige, tutto il Friuli Venezia Giulia e tutta l'Emilia Romagna: 22 Province.
Vi parla uno che queste Province le conosce bene perché io ho partecipato a cinque campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento europeo: le ho vinte tutte e cinque, la prima nel '94, non sono andato al Parlamento europeo perché Fini, che il presidente Giorgetti conosce bene, scelse questo Collegio elettorale e quindi mi disse allora: "Sei giovane, aspetta al prossimo giro", ma avrei vinta anche quella, poi l'ultima dove, pur essendo arrivato primo, il Partito nel quale mi sono presentato, Fratelli d'Italia, non ha raggiunto il 4%, che è la soglia minima per poter accedere al Parlamento europeo.
Conosco bene questa situazione e quindi sarà opportuno chiederci se non sia il caso di modificare la legge elettorale, per fare in modo che al Parlamento Europeo si possa andare senza avere l'assillo della presenza sul territorio, perché la cosa assurda è che tanto più uno fa il suo dovere in Europa, tanto più facile è che venga dimenticato dal suo elettorato sul territorio: questo significa che se tu non sei presente in Europa c'è il pericolo esattamente il contrario.
Le liste bloccate per il Parlamento europeo sarebbero quanto mai opportune, ma assolutamente sarebbe opportuno togliere le liste bloccate dal Parlamento nazionale e reintrodurre le preferenze per il Parlamento nazionale: questo avrebbe senso, questo eviterebbe di vedere in Parlamento dei soggetti che hanno un livello di rappresentatività alquanto discutibile.
Su questo, quindi una delle cose che vorremmo cambiare in Europa ad esempio, è il meccanismo per quanto riguarda l'elezione del Parlamento europeo vi ho già detto, ma per quanto riguarda la Commissione europea.
Com'è possibile che ci siano commissari europei che sono nominati e che non rappresentano più di se stessi: ne abbiamo avuto la dimostrazione.
Ho fatto alcuni esempi per tornare a confermare la necessità di andare in Europa per cambiarla nelle parti che vanno cambiate, ma sapendo che l'Europa, come avviene per la maggior parte dei sistemi europei, è una fonte di grandi opportunità.
L'obiettivo non è smantellare l'Europa facendo credere che l'Europa è fonte solo di disgrazie per i cittadini italiani e veneti, ma significa dare il nostro apporto per modificare quelle parti che devono essere cambiate anche per completare questa opera incompiuta perché l'Europa è un'opera incompiuta; si è pensato solo all'unione monetaria con effetti devastanti per gli italiani, con un cambio assurdo fatto apposta per il marco, ma non certo fatto apposta per l'Italia, gli italiani e per la lira.
Quel tipo di cambio che abbiamo accettato ha comportato la perdita in una sola notte del 40 per cento del valore dei nostri risparmi e poi come abbiamo constatato il raddoppio dei costi perché tutto ciò che valeva mille lire si è trasformato in un euro, quindi 1936,27, con tutto ciò che ne è conseguito, quindi non limitarci all'unione monetaria ma proseguire con l'unione politica e l'unione militare, allora l'Europa sarebbe una opera compiuta, per il momento non lo è; dobbiamo muoverci per completare quest'opera a beneficio di tutti i cittadini europei e quindi a beneficio di tutti i cittadini italiani e conseguentemente dei nostri amati cittadini veneti.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante ha chiesto la parola e ne ha facoltà.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente. Per solidarietà da over 50, dichiaro solo il voto contrario anche a nome della Collega Bartelle. Queste sono le procedure di infrazione, ci sono aspetti ambientali e su questo io mantengo il mio giudizio di contrarietà e, secondo me, non tutte le risposte date dalla Regione sono convincenti, quindi mantengo il voto contrario solo ed esclusivamente su questo provvedimento del pacchetto europeo.

PRESIDENTE

Grazie. Anche per la dimostrazione che come con poche parole si può essere molto più incisivi di non tante spiegazioni.
A questo punto, abbiamo tre votazioni perché sono tre rendicontazioni.
Apriamo la votazione sulla rendicontazione n. 95.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.

PRESIDENTE

Prendiamo atto a questo punto della Rendicontazione n. 106 "Gruppo europeo di cooperazione "Euregio Senza Confini".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.

PRESIDENTE

L'ultima rendicontazione è la n. 107 "Rapporto sugli affari europei 2017".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
25



RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MONTAGNOLI, BALDIN, BARBISAN RICCARDO, BARISON, BRESCACIN, BRUSCO, CASALI, COLMAN, FERRARI, FINCO, GIORGETTI, GUADAGNINI, SANDONÀ E ZORZATO RELATIVA A "SESSIONE EUROPEA 2018 - INDIRIZZI RELATIVI ALLA PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE DEL VENETO ALLA FASE ASCENDENTE E ALLA FASE DISCENDENTE DEL DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA" (RISOLUZIONE N. 99) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 183/2018)

"Il Consiglio regionale del Veneto
VISTI:
- l'articolo 117, quinto comma, della Costituzione laddove prevede che "Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione ed all'esecuzione (...) degli atti dell'Unione europea (...)";
- l'articolo 18, primo comma, dello Statuto della Regione del Veneto il quale prevede che "La Regione conforma la propria azione ai principi ed agli obblighi derivanti dall'ordinamento europeo, contribuisce alla determinazione delle politiche dell'Unione europea, partecipa alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi europei e provvede all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea";
- l'articolo 33, comma 3, lettera r), dello Statuto della Regione del Veneto il quale pone tra le funzioni del Consiglio regionale quella di formulare "atti d'indirizzo generale al Presidente della Giunta e alla Giunta (...) per quanto attiene ai rapporti con l'Unione europea, lo Stato, le Regioni e gli enti locali";
- la legge 24 dicembre 2012, n. 234 "Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea" e successive modificazioni;
- la legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 "Norme sulla partecipazione della Regione del Veneto al processo normativo e all'attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea" e, in particolare, l'articolo 6 che prevede che ogni anno il Consiglio regionale si riunisce in una o più sedute in sessione europea al fine di esaminare: a) il disegno di legge regionale europea; b) il programma legislativo annuale della Commissione europea; c) la relazione sullo stato di conformità dell'ordinamento regionale a quello dell'Unione europea; d) il rapporto sugli affari europei; e che conclude la sessione europea approvando un apposito atto di indirizzo, che generalmente si concreta in una risoluzione;
- il programma di lavoro della Commissione europea per il 2018 presentato il 24 ottobre 2017 con apposita Comunicazione e denominato "Un programma per un'Unione più unita, più forte e più democratica";
- i due rapporti sugli affari europei, relativi alle attività svolte ai fini della partecipazione della Regione del Veneto alle politiche dell'Unione europea, approvati rispettivamente con DGR 105/CR/2017 e con DGR 50/CR/2018 - trasmessi al Consiglio regionale il 17 ottobre 2017 e il 22 maggio 2018 - (rendicontazioni n. 91 e n. 107);
- il disegno di legge regionale europea (DGR n. 12/DDL del 15 maggio 2018), divenuto progetto di legge n. 353, relativo a "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea "Adeguamento dell'ordinamento regionale agli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Disposizioni per l'adeguamento della normativa regionale alle direttive: 2014/94/UE in materia di carburanti, 2010/31/UE in materia di energia e al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 di recepimento delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE, 2014/25/UE in materia di appalti, nonché modifica della legge regionale 25 novembre 2011, n. 26 (Legge regionale europea 2018)"";
- la relazione sullo stato di conformità dell'ordinamento regionale a quello dell'Unione europea trasmesso dal Presidente della Regione il 12 gennaio 2018 (rendicontazione n. 95);
- la relazione sull'attività svolta nel 2017 dal GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale) "Euregio senza confini r.l." (rendicontazione n. 106), conformemente a quanto previsto dalla legge regionale 12 ottobre 2012, n. 41 "Istituzione del gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) "Euregio senza confini r.l."", che ne ha disposto la costituzione e che prevede che la Giunta regionale riferisca periodicamente al Consiglio regionale sulle iniziative intraprese e da intraprendere in relazione all'attuazione della legge;
- la risoluzione n. 64 relativa a "Fondi strutturali e d'investimento europei: le autorità locali e regionali non devono essere penalizzate", approvata dal Consiglio regionale in data 27 marzo 2018;
- il parere della Seconda commissione consiliare sulla rendicontazione n. 95, espresso per le questioni di competenza, ai sensi dell'articolo 52 del Regolamento, nella seduta del 19 luglio 2018;
- i pareri della Seconda e Terza commissione consiliare sul progetto di legge n. 353, espressi per le questioni di competenza, ai sensi dell'articolo 51, comma 1 del Regolamento, nelle rispettive sedute del 19 luglio e del 27 giugno 2018;
- le relazioni approvate dalla Prima Commissione consiliare nella seduta del 29 ottobre 2018, ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento;
PRESO ATTO:
- del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2018 che presenta i diversi campi di intervento sui quali la Commissione nel corso dell'anno dirigerà la sua azione e che prevede in particolare ventisei nuove azioni, di cui alcune aventi l'obiettivo di completare l'attuazione delle dieci priorità della Commissione Junker, altre invece con valenza più a lungo termine, essendo destinate ad orientare l'Unione fino al 2025 e oltre;
- dei Rapporti sugli affari europei (rendicontazioni n. 91 e n. 107) relativi alle attività svolte ai fini della partecipazione della Regione del Veneto alle politiche dell'Unione europea, che si articolano in sezioni che ripercorrono le informazioni richieste ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale n. 26 del 2011, ossia:
1) lo stato di avanzamento degli interventi regionali cofinanziati dall'Unione europea, le disposizioni procedurali adottate per l'attuazione, i risultati conseguiti, le criticità riscontrate;
2) le iniziative che si intendono adottare nell'anno in corso con riferimento alle politiche dell'Unione europea d'interesse regionale, tenendo conto del programma legislativo e di lavoro approvato annualmente della Commissione europea e degli altri strumenti di programmazione delle istituzioni europee;
3) le posizioni sostenute nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni;
4) le questioni sollevate nel Comitato delle regioni e nell'ambito del Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei;
5) lo stato delle relazioni tra la Regione e l'Unione europea ed, in particolare, le prospettive dei negoziati svolti presso le istituzioni europee;
6) le eventuali procedure di infrazione a carico dello Stato per inadempienze imputabili alla Regione;
- del disegno di legge regionale europea 2018 (DGR n. 12/DDL del 15/5/2018), divenuto progetto di legge n. 353, relativo a "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea "Adeguamento dell'ordinamento regionale agli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Disposizioni per l'adeguamento della normativa regionale (...)"" che reca:
- attuazione della direttiva 2014/94/UE in materia di carburanti: in corso di istruttoria le relative disposizioni sono state stralciate a seguito dell'approvazione della legge regionale 27 luglio 2018, n. 27 "Modifica della legge regionale 23 ottobre 2003, n. 23 "Norme per la razionalizzazione e l'ammodernamento della rete distributiva di carburanti"" avente lo stesso contenuto;
- attuazione della direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia, come recepita dal DL 4 giugno 2013, n. 63, in materia di promozione dell'efficienza energetica con particolare riguardo all'esercizio, conduzione, controllo, manutenzione ed ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici ed il contenimento del loro consumo energetico;
- attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE recepite dal D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 "Codice dei contratti pubblici" che detta disposizioni in materia di appalti, con riferimento all'utilizzo e alla fruizione dei prezzari regionali in versione elettronica/informatica;
- disposizioni in materia di rapporti della Regione con l'Unione europea mediante l'integrazione della legge regionale n. 26 del 2011 volta ad istituire, senza la previsione di nuove strutture organizzative, nuclei regionali di valutazione degli atti dell'Unione europea con funzioni di monitoraggio degli atti di rilevanza europea, in analogia a quanto previsto dall'articolo 20 della legge n. 234 del 2012 per le amministrazioni centrali;
- della Relazione sulla conformità dell'ordinamento regionale agli atti normativi e di indirizzo dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 29, comma 3, della legge n. 234 del 2012 e dell'articolo 6, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 26 del 2011, che fa il punto sulle procedure di infrazione a carico dello Stato e che coinvolgono la Regione del Veneto per la mancata o cattiva applicazione delle direttive dell'Unione europea;
- del parere favorevole della Seconda Commissione consiliare sulla rendicontazione n. 95 e del parere favorevole con prescrizioni, espresso dalla medesima, sul progetto di legge n. 353;
- del parere favorevole della Terza Commissione consiliare sul PDL n. 353;
- della Relazione sull'attività svolta nel 2017 dal GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale) "Euregio senza confini r.l." nella quale si dà conto in particolare dell'attività relativa alla partecipazione alla programmazione europea;
- delle relazioni approvate dalla Prima Commissione ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento;
CONSIDERATO:
- che la sessione europea del Consiglio regionale costituisce l'occasione annuale per riflettere sulla partecipazione della Regione alla formazione ed attuazione del diritto e delle politiche UE nelle materie di competenza regionale e per esprimere indirizzi generali alla Giunta regionale relativamente all'attività della Regione in quest'ambito, nell'anno di riferimento;
- il ruolo attivo conferito al Consiglio regionale dalla legge regionale n. 26 del 2011 nella partecipazione ai piani e ai programmi promossi dall'Unione europea ai fini di una migliore e più efficace utilizzazione dei fondi europei;
- che il Rapporto sugli affari europei, pur costituendo un momento conoscitivo fondamentale per il Consiglio regionale circa lo stato di attuazione e di avanzamento dei programmi regionali cofinanziati dall'Unione europea, essendo riferito all'anno precedente, non sempre consente di apprezzare appieno i risultati raggiunti dagli interventi regionali realizzati e la rispondenza degli stessi agli obiettivi posti dai rispettivi programmi operativi;
- che le priorità d'interesse regionale contenute nel Programma di lavoro della Commissione europea per l'anno 2018, evidenziate nel Rapporto affari europei (rendicontazione 107), in particolare, sono quelle attinenti: all'occupazione, alla crescita e agli investimenti, al mercato unico digitale, all'unione dell'energia resiliente e del clima, al mercato interno, alla giustizia e ai diritti fondamentali, alle politiche di migrazione;
- che le azioni specifiche del Governo regionale correlate alle predette priorità sono da attuarsi in complementarietà e sinergia con le azioni attivate per mezzo dei Fondi Strutturali di Investimento europei, così come evidenziato nel Rapporto sugli affari europei;
- che la Task force per la sussidiarietà e la proporzionalità per "Fare meno in modo più efficiente", istituita con la decisione C (2017) 7810 del 14 novembre 2017 del Presidente della Commissione europea, ha consegnato in data 10 luglio 2018 la sua relazione finale formulando apposite raccomandazioni volte a spronare la Commissione europea ad individuare nuove modalità operative per un maggiore coinvolgimento delle Autorità locali e regionali nella formulazione delle politiche dell'Unione, al fine di migliorare la sua legislazione e renderla più efficace;
manifesta il seguente indirizzo
1) dare effettiva attuazione alla disposizione relativa alla costituzione presso la Giunta e presso il Consiglio dei nuclei regionali per la valutazione degli atti dell'Unione europea, con funzioni di monitoraggio delle attività di rilevanza europea, così come previsto nella legge regionale europea 2018;
2) per la fase ascendente, relativa alla formazione degli atti dell'Unione europea:
a) partecipare alla formazione dei progetti di atti europei di interesse regionale mediante la formulazione delle osservazioni di cui alla legge n. 234 del 2012 e alla legge regionale n. 26 del 2011, impegnando altresì le strutture regionali della Giunta e del Consiglio ad assicurare il massimo raccordo nell'utilizzo degli strumenti volti a garantire una consapevole partecipazione delle Autorità locali e regionali;
b) partecipare attivamente ai negoziati relativi alla programmazione post 2020 al fine di scongiurare che all'allocazione di risorse su nuove priorità politiche consegua il ridimensionamento delle risorse destinate ad altre politiche e in particolare alla politica di coesione e alla PAC;
3) per la fase discendente, relativa all'attuazione del diritto dell'Unione europea nell'ordinamento regionale:
a) demandare alle strutture regionali della Giunta e del Consiglio, per l'anno 2019 e per le successive annualità, la verifica della conformità delle leggi regionali all'ordinamento europeo, al fine di proporre gli adeguamenti che si rendono necessari per la predisposizione del progetto di legge regionale europea annuale;
b) assicurare nello svolgimento della fase discendente il massimo raccordo tra le strutture regionali della Giunta e del Consiglio;
impegna la Giunta regionale
1) "ad intervenire presso il Governo, in tutte le sedi istituzionali anche europee, e presso i parlamentari europei, affinché non vengano meno il modello ed i finanziamenti per le politiche di coesione senza penalizzazioni per le regioni più sviluppate", ribadendo quanto già affermato con la Risoluzione approvata in data 27 marzo 2018;
2) ad un maggior coordinamento della programmazione regionale con quella dell'Unione europea e con quella dei fondi strutturali europei, orientandola verso una logica di risultato e coinvolgendo, con relazioni periodiche anche durante le fasi istruttorie, il Consiglio regionale, attraverso le commissioni consiliari competenti in ragione delle specifiche materie attribuite;
3) a valorizzare nell'organizzazione degli Uffici regionali una regia unitaria per la programmazione di tutti i fondi europei;
4) a monitorare la capacità del Sistema Veneto nel suo complesso di attrarre i fondi dell'Unione europea, coadiuvando i vari soggetti veneti, possibili beneficiari di detti fondi, nella progettazione e nel rinvenimento di partner internazionali potenziando, a tal fine, le competenze professionali regionali e le strutture regionali della Giunta e del Consiglio appositamente preposte a tale attività;
5) ad informare periodicamente il Consiglio regionale e le commissioni consiliari, per i rispettivi ambiti di competenza, sullo stato di avanzamento degli interventi regionali cofinanziati dall'Unione europea, mettendo a disposizione dati tecnici e finanziari di dettaglio e redigendo appositi report;
6) ad ottimizzare i livelli di pagamento nell'ambito dei progetti del POR FESR che hanno scontato un avvio più lungo, in conseguenza dell'individuazione del soggetto gestore intermedio;
7) a svolgere, come previsto dal Regolamento UE 908/2014, relativo al controllo sugli organismi pagatori, un'attività di vigilanza costante nei confronti di AVEPA, soggetto gestore del POR FESR;
8) a perfezionare le modalità di redazione del Rapporto sugli affari europei, in modo da far emergere gli elementi essenziali per un'adeguata valutazione da parte del Consiglio regionale della programmazione nel suo complesso: la sintesi dei dati di avanzamento finanziario di tutti i programmi, le risorse programmate e assegnate, nonché la quota di risorse complessivamente attribuite sia ai soggetti veneti pubblici e privati che alla Regione del Veneto.
I contenuti della presente Risoluzione sono inviati: alla Presidenza della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, al Ministro per le Politiche europee, al Ministro per la coesione territoriale, al Presidente del Comitato delle Regioni, al Presidente della Commissione europea, alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali e delle Province autonome".

PRESIDENTE

Su questa risoluzione n. 99 c'è un emendamento del Relatore, che stiamo distribuendo.
Emendamento n. B0001, presentato dal Consigliere Montagnoli, modificativo, che prevede:
"Nella parte "impegna la Giunta regionale", il seguente punto
7) a svolgere, come previsto dal Regolamento UE 908/2014, relativo al controllo sugli organismi pagatori, un'attività di vigilanza costante nei confronti di AVEPA, soggetto gestore del POR FESR"
è così modificato
7) a svolgere, come previsto dal Regolamento UE 1303/2013, relativo al controllo sugli organismi intermedi, un'attività di vigilanza costante nei confronti di AVEPA, soggetto con delega alla gestione del POR FESR"".
Se il Relatore intanto lo illustra così poi decido quanti secondi dare per fare i subemendamenti.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

L'emendamento è solo il cambio di un nome sul termine "intermedio" sull'attività di AVEPA, per cui è solo una sistemazione tecnica, dopodiché, dopo il 533, le rendicontazioni, è stato predisposto, e ringrazio anche la dottoressa Ceci, l'aspetto politico che termina in questa risoluzione, che già ha sottoscritto buona parte dei colleghi, che ringrazio. Visto che la giornata è stata lunga, portate un po' di pazienza, ci sono queste sette pagine da leggere di risoluzione, che sono gli impegni che chiediamo. Ringrazio la struttura.

PRESIDENTE

Nel frattempo, dò tre minuti per i subemendamenti, rispetto a quello che abbiamo distribuito.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Il tema all'ordine del giorno era quello dell'adeguamento della nostra normativa ai dettami dell'Unione europea. Ho sentito gli interventi di tutti i colleghi, è evidente che si è parlato molto anche di politica, dell'attuale situazione, di cos'è questa Europa. Noi lo abbiamo già detto, è un'Europa che alle origini doveva essere un'idea importante, lo può essere ancora, in prospettiva; ma di certo, come una casa, si fa dalle fondamenta e non dai tetti. È un'Europa che non funziona, di cui bisogna cambiare le regole.
Se oggi a livello europeo tutti i cittadini in tutti i sondaggi contestano questo tipo d'Europa, ci sarà motivo. La Brexit è stata un esempio, quello che stiamo vedendo tutti i giorni lo vediamo nei provvedimenti, che non tutelano la nostra realtà, non tutelano il "made in", non tutelano le ragioni di un'Europa che è cristiana, cosa che non si è voluta inserire negli Statuti. Sembra, da parte di qualche collega, che noi dobbiamo ringraziare perché arrivano dei soldi per il mondo dell'agricoltura e l'innovazione grazie all'Europa; noi abbiamo un saldo di soldi che versiamo rispetto a quelli che ritornano di 5,3 miliardi l'anno – certificazione Corte dei Conti italiana – dal 2010 al 2016, quindi almeno negli ultimi sei anni più di 30 miliardi di euro. Per cui l'Europa non ci regala assolutamente nulla, colleghi, non ci regala assolutamente nulla. È fatta male, è nata male. Ciò nonostante, la volontà è quella di cambiarla. Si parla di unione bancaria, unione fiscale, unione politica, potremmo discuterne; noi pensiamo e speriamo in un'Europa dei popoli.
Chiudo, anche se sono trascorsi i tre minuti, ringraziando tutti i colleghi e anche tutta la struttura, a partire dalla dottoressa Greco e tutti i dirigenti che, vi ricordo, il 29 ottobre, giorno che ricordiamo tutti, erano qui presenti con l'acqua alta, quasi tutti presenti. Ringrazio i colleghi perché abbiamo fatto la mattina e il pomeriggio e penso che per un argomento così importante – mi impegno personalmente, come Presidente – è il caso che l'anno prossimo facciamo delle sedute in continuazione, per capire gli stati di avanzamento delle politiche europee, magari invitando anche i nostri europarlamentari, per capire esattamente quel che fanno in quel di Bruxelles e Strasburgo. Grazie.


PRESIDENTE

Non vedo altri iscritti a parlare.
Quindi metto in votazione l'emendamento n. B0001, che è stato appena distribuito.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Votiamo quindi la risoluzione n. 99, come emendata.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Proseguiamo, come d'accordo, con l'ordine del giorno, perché mi pareva che avessimo parlato anche di... Va bene, ho capito, dichiaro chiusa la seduta.
La seduta termina alle ore 17.09
Il Consigliere segretario
f.to Erika Baldin

Il Presidente
f.to Massimo Giorgetti
Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.
Revisione e coordinamento testo a cura di:
Cristiano Gebbin e Elisabetta Fabris

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