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Bretella ferroviaria Mestre/Aeroporto Marco Polo - Speranzon (Fdi): “Unesco contro questa fondamentale infrastruttura: vogliono fermare lo sviluppo di Venezia?”
28 giugno 2021
(Arv) Venezia 28 giu. 2021 - “Non credo che bloccare lo sviluppo e l'economia di Venezia, colpendo prima il turismo e ora le infrastrutture, sia la scelta migliore per preservare la città come patrimonio dell'umanità. Da anni ci battiamo contro il concetto di ‘Venezia città-museo’ e ora l'Unesco condanna i progetti fondamentali per mantenere e far crescere l'economia, e quindi per mantenere sul territorio i residenti. Io non ci sto.” Questa la posizione critica di Raffaele Speranzon, Capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, rispetto “al rapporto Unesco su Venezia, riguardante la bretella ferroviaria da realizzare tra la stazione di Mestre e l'aeroporto Marco Polo”. “La bretella è essenziale per lo sviluppo dell'aeroporto come polo per il Nord Est ed è un'ottima soluzione per integrare diversi sistemi di trasporto, alleggerendo il territorio dal traffico automobilistico – spiega Speranzon - Il comitato regionale di Valutazione di Impatto Ambientale ha già dato lo scorso novembre l'ok al progetto, con alcune prescrizioni, e non ho dubbi che saranno rispettate, che prevedono ad esempio anche l'implementazione della rete ciclopedonale. Non va poi dimenticato che poche settimane fa è stata inaugurata la tratta ferroviaria elettrificata da Venezia a Belluno, che mette in collegamento diretto la laguna con un altro patrimonio Unesco come le Dolomiti. Si andrebbe così anche a efficientare la rete di collegamento veneta”. “Si lavora quindi per una nuova mobilità più sostenibile e servono investimenti e opere – sottolinea il Capogruppo - Il Gruppo consiliare di Fratelli d'Italia chiederà quindi alla Giunta regionale, che già a febbraio si era espressa favorevolmente sul progetto, di continuare a sostenere la realizzazione della bretella ferroviaria”. “Il fondamentalismo ambientalista non può bloccare aprioristicamente lo sviluppo infrastrutturale ed economico di una città internazionale come Venezia che, voglio ricordare, esisterebbe anche senza l’Unesco”, conclude Raffaele Speranzon.