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Baldin (M5S): “Riforma ATS, la Regione ascolti i sindacati e i Comuni”
26 marzo 2024
(Arv) Venezia 26 mar. 2024 - “La nuova riforma regionale del sociale mette a rischio il sistema del welfare veneto, obbligando i Comuni a creare dei carrozzoni che rischiano di produrre sprechi e di allontanare i servizi dal cittadino, considerato che mancano le risorse: per finanziare il disegno di legge, la Giunta regionale sottrae 1,5 milioni di euro alle prestazioni sanitarie extra Lea”. Così Erika Baldin, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, a margine del suo intervento davanti all’Assemblea legislativa.
“Ribadisco – commenta Baldin - che il Progetto di legge regionale n. 200, approdato oggi in Aula dopo l'iter in Commissione non è bastato a sciogliere tutti i dubbi, come testimoniano i cento emendamenti presentati dalla minoranza. Nel mio pacchetto di venti emendamenti, quindici dei quali condivisi con la consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde), mi sono concentrata in particolare nelle questioni poste dai Comuni e dalle organizzazioni sindacali, ovvero, garantire la partecipazione degli enti locali nelle fasi attuative della riforma, evitare la privatizzazione del lavoro negli ATS, ripensare il meccanismo di nomina del direttore dei nuovi enti, che dovrà rispondere soltanto ai sindaci e non alla Regione. Auspico che, dopo l'incontro con il segretario della Funzione Pubblica CGIL Veneto, la maggioranza possa accogliere alcuni dei nostri emendamenti che recepiscono le preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, - prosegue Baldin -. Il rischio, in caso contrario, è quello di svilire il lavoro svolto dagli assistenti sociali e dal personale amministrativo, senza applicare i contratti del settore pubblico. Un impoverimento che avrà un effetto anche nell'utente finale, cioè il cittadino che si rivolge al servizio sociale. Parliamo della parte più fragile della popolazione, una fetta in crescita come dimostrano i dati Istat sul 2023: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta a livello nazionale, destinati a crescere dopo l'abolizione del tanto vituperato reddito di cittadinanza. L'indigenza, complice l'inflazione e i salari bassi, si diffonde anche tra le lavoratrici e i lavoratori dipendenti. Servirebbe il salario minimo”, conclude Baldin.