Bigon (Pd): “Ius scholae, dobbiamo aspettare le prossime Olimpiadi?”

19 agosto 2024

(Arv) Venezia 19 ago. 2024 - “Come dimostrato anche da queste ultime Olimpiadi, l’apporto di persone che a vario titolo hanno una storia personale o familiare di migrazione, è diventato strutturale e qualificante in ogni settore della vita quotidiana, dallo sport al mondo del lavoro fino all’associazionismo, per non parlare della scuola dove i bambini figli di stranieri rappresentano l’unica componente in crescita della popolazione scolastica. Come gruppo Pd lo ribadivamo, inascoltati, già due anni fa. Dobbiamo forse aspettare altri quattro anni per vedere accettato anche dalle istituzioni politiche venete questo semplice principio di realtà?”. Con queste parole, la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon rilancia “La mozione a favore dello Ius scholae che il gruppo regionale del Partito Democratico ha depositato in Consiglio fin dal luglio 2022. L’integrazione è nei fatti, prima ancore che nelle parole; con lo Ius scholae si punta soltanto ad assicurare equità di trattamento a tutti bambini riconoscendo piena cittadinanza a ragazze e ragazzi che vivono in Italia da prima del loro dodicesimo anno di età e che hanno completato un ciclo di studi di 5 anni”.

“La situazione attuale - spiega la consigliera - retaggio della legge sulla cittadinanza del 1992, quando gli stranieri residenti erano soltanto 300 mila, vede profonde differenze di trattamento tra chi è nato e cresciuto in Italia da genitori non italiani, che può richiedere la cittadinanza al compimento del 18° anno di età, e chi è cresciuto, ma non nato su suolo nazionale. Chi è escluso dalla cittadinanza ha spesso una posizione subalterna e più precaria nel mercato del lavoro e nell’accesso al sistema di welfare, è escluso dal diritto di voto, ha forti limitazioni nell’attività sportiva agonistica e negli spostamenti, in alcuni casi non ha le stesse possibilità formative scolastiche o extrascolastiche dei propri coetanei con cittadinanza italiana. È generalmente vincolato al rinnovo costante del permesso di soggiorno e, in caso di impossibilità, è esposto al rischio di trasferimento coatto in un altro paese”.

“Chiediamo che la Regione del Veneto si esprima chiaramente a favore della riforma della legge sulla cittadinanza - conclude Bigon - e che si faccia parte attiva di questa istanza nei confronti del governo”.