Psichiatria. Bigon, Luisetto e Zottis(Pd): "La residenzialità per i pazienti degli ex ospedali psichiatrici è cura, non si scarichino i costi su famiglie e malati"

04 settembre 2025

(Arv) Venezia 4 set. 2025 -      “La Regione Veneto prende atto della sentenza del TAR che ha annullato la delibera n. 338 del 2018 sulla compartecipazione alla spesa per le persone ricoverate in strutture psichiatriche. Lo fa attraverso una rimodulazione che riteniamo comunque errata”. Lo dichiarano le consigliere regionali Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto e Francesca Zottis del Partito Democratico, commentando la nuova delibera regionale n. 89/CR del 29 luglio 2025, con cui la Giunta ha ridefinito i criteri di compartecipazione alle spese di ospitalità per i pazienti ricoverati nelle strutture psichiatriche.

“In sintesi, la Regione mantiene una distinzione tra ‘quota sanitaria’, totalmente a carico del sistema pubblico, e ‘quota alberghiera’, ovvero la parte di costi relativa all’ospitalità, attribuendo quest’ultima in tutto o in parte all’utente o alla sua famiglia. Abbiamo votato contro questa nuova proposta – spiega Bigon – perché riteniamo che i costi del ricovero psichiatrico debbano essere interamente a carico del Sistema Sanitario Nazionale. La distinzione tra quota sanitaria e quota alberghiera è solo un modo per continuare a chiedere un contributo economico ai più fragili, che hanno diritto a cure gratuite, continuative e dignitose, trattandosi di persone in precedenza ricoverate in ospedale con costi a carico del Sistema Sanitario Regionale”.

“La delibera approvata – commentano le consigliere - non risolve il problema, ma rischia di aggravarlo: la sanità pubblica deve essere inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte le persone, a partire da quelle più vulnerabili. Non possiamo accettare che il peso economico ricada su chi già vive una condizione di fragilità. Chiediamo che la Regione faccia un passo indietro e riconosca integralmente la natura sanitaria del ricovero psichiatrico, garantendo a tutti l’accesso gratuito alle cure. È una questione di giustizia, dignità e civiltà”.