Gruppo FdI: “Fucilati della Grande Guerra; no al revisionismo sui colpevoli di tradimento e reati contro i civili, sarebbe una forzatura di bassa lega. Rispettare la storia significa non cadere nell'inutile buonismo che vuole rendere uguali i colpevoli e gli innocenti”

23 settembre 2025

(Arv) Venezia 23 set. 2025 - “La più grande ingiustizia è quella di trattare casi diversi in maniera uguale, di assolvere e celebrare anche chi con indosso la divisa non solo ha tradito i suoi compagni, ma ha commesso reati efferati contro i civili. Abbiamo voluto ribadire un principio, democratico e di giustizia; un colpevole non può essere uguale o parificato ad un innocente, voler introdurre questa forzatura significa voler fare retorica spicciola e di bassa lega”. Così il gruppo di Fratelli d'Italia-Giorgia Meloni, Lucas Pavanetto, Stefano Casali, Marco Andreoli, Joe Formaggio, Tommaso Razzolini, Silvia Rizzotto e Enoch Soranzo, in una nota congiunta che ritorna sulla questione del Pdl n. 89, poi passato in Consiglio oggi al Ferro Fini, che riguarda la ricerca storica sui fucilati e la commemorazione dei fucilati durante la Prima guerra mondiale.

“ Voler trattare tutti i fucilati allo stesso modo è dare una doppia condanna a chi magari in momenti diversi non sarebbe stato fucilato. Pensare che un disertore, che magari con la sua condotta ha causato poi morti e feriti tra i suoi compagni d'armi, sia trattato al pari di chi magari per giustizia sommaria sia stato ingiustamente fucilato significa non rispettare la storia, le tragedie e gli errori umani che inevitabilmente avvengono in qualsiasi guerra, non solo in quella del 15-18. La posizione di Fratelli d'Italia è chiara, - sottolineano i consiglieri - questo rischio di revisionismo positivo per i colpevoli che li equipara agli innocenti non può essere accettato e questo principio deve diventare la stella polare di questi studi, se si vogliono rispettare veramente la vita, la morte e le storie di quei soldati che furono travolti da tragici fatti. Era ed è un dovere precisarlo, a differenza di altri che in Consiglio hanno esaltato la disubbidienza e la diserzione come se fossero atti nobili e saggi. Dimenticando che se oggi quei consiglieri possono sedere qui è grazie a chi ha combattuto e difeso l'Italia, e non grazie ai disertori”.