Camani (Pd): “Veneto tra gli ultimi in Italia per personale sanitario. Modello Zaia affonda”

08 ottobre 2025

 

(Arv) Venezia 8 ott. 2025 - “I numeri parlano chiaro: la sanità veneta non è più un modello. Nel giro di pochi anni siamo scivolati in fondo a quasi tutte le classifiche nazionali per presenza di medici, infermieri, operatori sociosanitari e medici di base. È un segnale allarmante, che racconta la verità su come le scelte della Giunta Zaia abbiano indebolito, giorno dopo giorno, il nostro sistema sanitario pubblico”. Lo dichiara Vanessa Camani, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, commentando i dati del nuovo rapporto Agenas sul personale sanitario.

“Dal 2019 al 2023 - spiega Camani - si registra, a livello nazionale, un incremento di ben 1980 unità di personale medico. Il Veneto, nello stesso periodo, ha aumentato il numero di medici di appena 72 unità, pari a +0,92%, contro il +10% del Lazio, il +7% dell’Emilia-Romagna e il +6% della Toscana. Anche il rapporto medici/abitanti è inferiore alla media nazionale: 1,67 ogni 1.000 abitanti, contro l’1,86 dell’Italia. È una distanza che pesa sui servizi, sui tempi e sull’accessibilità della cura per i cittadini. Non va meglio per gli infermieri: in Veneto l’aumento è stato appena del 2,95%, sotto la media nazionale del 3,3% e a fronte di un aumento complessivo nazionale di quasi 9000 unità. Considerando anche l’imponente numero di pensionamenti previsti nei prossimi anni, fa preoccupare anche il fatto che, nonostante l’incremento del numero dei posti a bando, si registri una progressiva riduzione delle domande anche per la professione infermieristica. La situazione non migliora se guardiamo ai numeri degli operatori sociosanitari, per i quali il Veneto conferma una performance molto deludente: mentre in Italia si registra un +36,8%, pari a un +20.000 unità, in Veneto l’incremento si ferma al +18%. In pratica, abbiamo la metà della crescita del resto del Paese. È l’effetto di anni di tagli al pubblico, di una politica che ha favorito il privato e reso il nostro sistema sempre più fragile. Anche la situazione dei medici di medicina generale si presenta ormai al limite del collasso: rispetto al resto del personale sanitario, la categoria ha visto una riduzione delle proprie fila di 7000 unità, dal 2013 ad oggi, su tutto il territorio nazionale. In Veneto, in particolare, siamo passati da 0,76 a 0,67 medici di base ogni 1.000 abitanti, un peggioramento rispetto al 2019. Peggio di noi fa solo la Lombardia, con cui condividiamo il triste primato anche in tema di medici del ruolo unico. Dati che raccontano di un sistema al collasso: un fallimento politico e gestionale che ricade direttamente sulle persone”.

“I dati sulla formazione specialistica sono incoraggianti - continua Camani - ma ancora insufficienti: negli ultimi anni i posti di formazione medica specialistica hanno subito un allargamento significativo, con numeri superiori alle 24.000 per l’anno accademico in corso e un incremento, negli ultimi cinque anni, di circa il 70%. Anche il numero delle borse di specializzazione finanziate dallo Stato è in costante crescita, e sono passate dalle 5000 del 2015 alle oltre 15.000 attuali. Nell’ultimo anno accademico, però, soltanto il 75% di queste borse è stato assegnato. Il Veneto non può più vivere di rendita. Serve un cambio di rotta radicale: assunzioni stabili, programmazione seria del personale, valorizzazione delle professioni sanitarie e risorse vere per la medicina territoriale”.

“Continuare a tagliare o a non intervenire - conclude la capogruppo dem -significa condannare il sistema pubblico e costringere i cittadini a rivolgersi al privato. È questo, oggi, il vero volto del ‘modello Zaia’”.