Cendron (Le Civiche Venete): “Liste d’attesa: se un pensionato su dieci rinuncia a curarsi, il sistema non sta funzionando”

13 febbraio 2026

(Arv) Venezia, 13 febbraio 2026

“C’è un dato che dovrebbe togliere il sonno a chi governa la sanità veneta: un pensionato su dieci rinuncia alle cure mediche per motivi economici. Non per scelta, ma perché non può permetterselo, e quando una persona anziana deve decidere se pagare una visita specialistica o arrivare a fine mese, significa che qualcosa si è rotto”. Lo afferma la consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete) commentando “i dati emersi in questi giorni e lo stanziamento di diciotto milioni di euro al privato deciso dalla Giunta regionale per il 2026: in Veneto, oltre l’8% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie. In un solo anno sono stati presentati più di duemila ricorsi per il mancato rispetto dei tempi di attesa. Dietro a queste percentuali, ci sono volti concreti: anziani con pensioni minime, spesso soli, che non riescono ad accedere in tempi accettabili alle visite nel pubblico e non hanno le risorse per rivolgersi al privato. È inaccettabile che il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, diventi nei fatti condizionato dal reddito”.

“Il problema non è episodico - sottolinea Cendron - ma strutturale: le liste d’attesa non si risolvono con un’iniezione di fondi al privato accreditato. Diciotto milioni di euro non rappresentano una riforma: sono una toppa. Il privato può integrare, ma non può sostituire un servizio sanitario pubblico indebolito da carenze di personale e sottofinanziamento. Secondo i dati richiamati anche nel dibattito pubblico, la spesa sanitaria pubblica è scesa sotto il 6% del Pil, mentre crescono le difficoltà nei territori: carenza di medici e infermieri, servizi territoriali insufficienti, integrazione sociosanitaria ancora fragile. In alcune aree della regione una quota significativa di famiglie vive attorno alla soglia di povertà: in questo contesto, anche un ticket o una visita privata diventano ostacoli insormontabili”.

“Quando aumentano le rinunce alle cure - puntualizza Cendron - aumenta anche il rischio che le patologie si aggravino, con costi umani ed economici ancora maggiori per la collettività. È miope continuare a rincorrere l’emergenza acquistando prestazioni esterne invece di rafforzare strutturalmente il pubblico. Le Civiche Venete chiedono un cambio di rotta chiaro: un piano straordinario di assunzioni di medici, infermieri e personale sanitario; estensione degli orari di ambulatori e sale operatorie; rafforzamento reale della medicina territoriale e delle Case della Comunità; semplificazione burocratica e piena garanzia delle prestazioni gratuite per gli indigenti. La sanità veneta ha competenze e professionalità straordinarie. Ma serve una scelta politica netta: investire nel pubblico per ridare certezza e universalità al diritto alla salute. Se un pensionato su dieci rinuncia a curarsi, non possiamo parlare di eccellenza. Dobbiamo parlare di un sistema che va ricostruito partendo dalle persone più fragili”.