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Cendron (Le Civiche Venete): “Piccoli comuni, non solo carenza di personale, ma vincoli assunzionali anacronistici. Serve più elasticità normativa e sostegno concreto ai comuni”
22 febbraio 2026
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(Arv) Venezia, 22 febbraio 2026
“In occasione degli Stati generali dei piccoli Comuni promossi da ANCI a Roma, evidenzio la grave difficoltà che stanno vivendo le amministrazioni comunali di minori dimensioni. I numeri parlano chiaro. nei Comuni sotto i 5.000 abitanti il personale a tempo indeterminato è passato dalle 61.795 unità del 2013 alle 53.228 del 2024: 8.567 dipendenti in meno in poco più di un decennio. In Veneto il calo è dell’8,3%, con 294 unità in meno, da 3.541 a 3.247 dipendenti. Ma il problema non è solo quantitativo. Accanto alla riduzione degli organici, si registra una trasformazione strutturale: l’incidenza del part-time nei piccoli Comuni italiani è raddoppiata, passando dal 14,1% al 29%. In Veneto ha raggiunto il 15,3%. Questo significa che una quota crescente di personale formalmente in organico lavora meno ore rispetto al passato, con una perdita reale di capacità amministrativa. A ciò si aggiungono le dimissioni volontarie: oltre 737 dipendenti dei piccoli Comuni hanno lasciato il servizio senza diritto a pensione, pari al 17% delle cessazioni. È il segnale evidente di una scarsa attrattività del comparto ‘Funzioni Locali’ e di una competizione sempre più forte sia con il settore privato sia con altre amministrazioni pubbliche più strutturate.”
La presa di posizione è della consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete).
“Particolarmente critica resta anche la situazione dei segretari comunali – sottolinea Cendron - Al 31 gennaio 2026 risultano in servizio 2.644 segretari comunali e provinciali in Italia, ma la loro distribuzione non è coerente con le esigenze dei territori. In Veneto il 38% dei Comuni è privo di un Segretario Comunale titolare. Non è solo un problema numerico, ma di scelte strutturali che non tengono conto delle specificità dei piccoli enti come evidenziato nel suo comunicato stampa dello scorso 7 gennaio. Però, vi è un ulteriore elemento che aggrava il quadro: oltre alla difficoltà di reperire e trattenere personale, i Comuni devono fare i conti con vincoli assunzionali rigidi e in parte anacronistici, che limitano o rendono estremamente complesse le nuove assunzioni in un contesto già segnato da carenze strutturali. Serve uno spazio legislativo di maggiore elasticità per superare questi vincoli ferrei.”
“Con l’inizio dell’anno, infatti, tornano le verifiche sui limiti assunzionali – aggiunge la consigliera regionale - È bene dire che non è solo una questione di soldi. Per assumere nuovo personale, i Comuni devono rispettare quattro principali limiti di spesa: il tetto storico alla spesa complessiva per il personale cioè la spesa totale per stipendi non può superare determinati limiti fissati dalla legge previsti dai commi 557 e 562 della legge 296/2006, calcolati sulla base della spesa degli anni precedenti; il limite legato al rapporto tra spese di personale ed entrate correnti per cui i Comuni possono assumere solo se il costo del personale rientra in una percentuale massima rispetto alle entrate correnti dell’ente; il tetto al lavoro flessibile cioè la spesa per contratti a tempo determinato, collaborazioni e altre forme di lavoro flessibile non può superare quanto speso nel 2009; il limite al lavoro accessorio (voucher) per cui i compensi tramite voucher non possono superare 5.000 euro annui per singolo lavoratore e 10.000 euro annui per ciascun Comune.”
“Si tratta di meccanismi che incidono direttamente sulle scelte organizzative degli enti e che, soprattutto nei piccoli Comuni, rischiano di paralizzare ogni programmazione- osserva Cendron - Per questo, chiedo un impegno concreto alla Giunta regionale e un’iniziativa forte nei confronti del Governo: occorre aprire un Tavolo permanente con ANCI Veneto e le rappresentanze degli enti locali per proporre correttivi normativi e misure di sostegno. Tra le proposte avanzate dal gruppo consiliare ‘Le Civiche Venete’: incentivi economici e premialità per il personale che sceglie di lavorare nei piccoli Comuni, in particolare nelle aree montane, interne e periferiche; potenziamento di voucher speciali che consentano ai Comuni di avvalersi, per specifiche attività, di professionalità provenienti dal settore privato attraverso strumenti flessibili e mirati; incentivazione fiscale per il personale disponibile all’interscambio extra orario tra Comuni ai sensi del art. 1, comma 557, legge
“I piccoli Comuni – conclude Rossella Cendron – sono un presidio fondamentale di coesione sociale e di identità territoriale. Ma non possiamo chiedere loro di garantire servizi essenziali con meno personale, più vincoli e minori margini di manovra. Servono scelte coraggiose, maggiore flessibilità normativa e strumenti concreti per restituire ai territori la capacità amministrativa di cui hanno urgente bisogno.”
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