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Lovat (SzumsKi Resistere Veneto): “Accorpamenti dei comuni, falsa soluzione centralista. Serve decentramento fiscale, non meno democrazia”
23 febbraio 2026
(Arv) Venezia, 23 febbraio 2026
"Sono fermamente contrario al processo di accorpamento dei comuni attualmente promosso e finanziato a livello istituzionale perché è una risposta sbagliata a un problema creato artificialmente dallo Stato centrale. I comuni vengono spinti verso fusioni e unioni perché privati delle risorse necessarie a svolgere le proprie funzioni, ma questa carenza non esisterebbe se fosse stato attuato il decentramento fiscale promesso per decenni. Se ai territori restasse una quota adeguata del gettito prodotto, le risorse sarebbero non solo sufficienti, ma persino abbondanti”. Lo afferma in una nota, il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto), in merito agli accorpamenti dei comuni.
“Le unioni, come da anni rivelano gli studi della Banca d'Italia, non presentano generalmente livelli di spesa inferiori rispetto agli altri enti. Anzi, la spesa corrente pro-capite nei Comuni uniti è mediamente aumentata. Gli eventuali risparmi sono limitati ad alcuni servizi e richiedono oltre dieci anni per manifestarsi, mentre nel frattempo crescono problemi di personale, duplicazioni strutturali e spese generali. Il processo di accorpamento non produce una riduzione strutturale dei costi, ma comporta una diminuzione della rappresentanza e un allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. I piccoli Comuni – soprattutto in Veneto sottolinea Lovat–, garantiscono livelli di efficienza e qualità amministrativa spesso superiori. Sono presìdi di democrazia e di identità. Ridurne il numero significa ridurre la partecipazione democratica, come risulta dal crescente astensionismo”.
“Metto in evidenza anche il fatto che nei referendum locali finora celebrati, - prosegue il consigliere Lovat -, le popolazioni interessate abbiano in maggioranza espresso voto contrario alle fusioni, salvo poche eccezioni. Questo dato politico dovrebbe far riflettere chi continua a sostenere un modello centralizzatore che contraddice la volontà dei territori.
Su questo la Lega, che generalmente amministra gli enti locali veneti, è incoerente rispetto alle proprie storiche promesse autonomiste. Chi per anni ha parlato di federalismo e di autonomia oggi sostiene, nei fatti, un processo di centralizzazione. Se davvero si volesse rispettare il mandato degli elettori, si dovrebbe contrastare con forza questo indirizzo e battersi per una vera riforma in senso decentrato. Dunque, la strada da percorrere non è la soppressione dei Comuni ma una riforma strutturale dell’ordinamento. Serve un cambiamento costituzionale che trasformi lo Stato in senso cantonale, sul modello svizzero, restituendo poteri e risorse ai territori ed estirpando definitivamente il centralismo romano. Solo così si ottiene efficienza senza sacrificare la democrazia.
Forme associative mirate possono essere utili per specifici servizi, come la gestione dei rifiuti o alcune funzioni amministrative, ma non esiste alcuna evidenza che l’accorpamento generalizzato migliori settori delicati come polizia locale, trasporti o assistenza sociale. Qui non si tratta di razionalizzare ma di difendere la prossimità istituzionale e la libertà delle comunità locali. La vera riforma non è meno Comuni, ma più autonomia e più responsabilità fiscale", conclude Lovat.