Cendron (Le Civiche Venete): “Venezia non ha bisogno di annunci, ma di scelte strutturali: lo status di ‘zona disagiatissima’ è una importante priorità”

26 febbraio 2026

 

(Arv) Venezia, 26 febbraio 2026

“Ringrazio la consigliera di Fratelli d’Italia, per aver riportato al centro del dibattito, il tema di Venezia, e per aver rilanciato la richiesta del gruppo consiliare Le Civiche Venete e di Alleanza Verdi e Sinistra di riconoscimento dello status di zona ‘disagiatissima’, così da stimolare un confronto tra i consiglieri regionali volto a individuare correttivi concreti per questa città unica e complessa che è Venezia”. Con queste parole la capogruppo Rossella Cendron (Le Civiche Venete), che aggiunge: “Tuttavia, è necessario fare chiarezza su alcune affermazioni contenute nella nota della consigliera regionale Laura Besio, delegata per Venezia e Laguna. In particolare, quando si sostiene che ‘i proventi delle alienazioni immobiliari saranno reinvestiti per recuperare ulteriori alloggi da destinare allo stesso scopo’, tale affermazione non trova conferma nei documenti ufficiali della ULSS 3 Serenissima”.

“La nota del Direttore Generale prot. n. 271700 del 30 dicembre 2025 – prosegue Cendron -, dispone infatti che i proventi delle alienazioni siano prioritariamente destinati alla copertura dell’investimento per la Casa della Comunità di Cavarzere. È quindi opportuno attenersi agli atti formali, evitando di generare interpretazioni che non risultano coerenti con le determinazioni ufficiali. Nel comunicato non viene inoltre precisato che gli appartamenti restaurati sono destinati esclusivamente al personale sanitario proveniente da fuori territorio e per un periodo massimo di un anno. Una misura che può avere una funzione attrattiva iniziale, ma che non valorizza i medici già operativi a Venezia, i quali spesso sostengono costi elevati di locazione, non dispongono di posto auto e si fanno carico delle spese per l’ambulatorio”.

“È quindi legittimo chiedersi: questa è davvero una misura in grado di trattenere e valorizzare i professionisti che hanno scelto di vivere stabilmente a Venezia? Incide concretamente sui carichi di lavoro? Sinceramente, ritengo di no. Le iniziative finora adottate rappresentano un primo importante passo, ma non attengono al concetto di ‘zona disagiata’. Tale riconoscimento dovrebbe invece garantire ai cittadini che il proprio medico possa dedicare loro lo stesso tempo e la stessa qualità di assistenza assicurati nelle aree non disagiate. La definizione di zona disagiata o ‘disagiatissima’, commenta Cendron -, dovrebbe riconoscere che lavorare a Venezia richiede maggiore tempo, organizzazione e impegno professionale, consentendo così di sbloccare risorse aggiuntive. Risorse che potrebbero essere destinate a incentivi economici per il personale o, ancor più efficacemente, all’assunzione di nuovi professionisti, così da distribuire i carichi di lavoro senza penalizzare la qualità del servizio. C’è ancora molto da fare. Sono consapevole della complessità delle scelte politiche necessarie per garantire risposte adeguate ai veneziani e, più in generale, ai cittadini veneti. Per questo accolgo con senso di responsabilità l’invito a un dialogo istituzionale serio e costruttivo. Respingo però con fermezza l’idea che il contributo di chi oggi siede tra i banchi della minoranza, possa essere liquidato come propaganda elettorale: il confronto basato su dati, atti ufficiali e proposte concrete è un dovere istituzionale e un servizio alle comunità venete”, conclude Cendron.