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Cendron (Le Civiche Venete): “Piccoli comuni: non si può chiedere a tre dipendenti di fare il lavoro di una grande città”
03 marzo 2026
(Arv) Venezia, 3 marzo 2026
“I piccoli Comuni non chiedono privilegi. Chiedono di poter lavorare e garantire servizi ai propri cittadini”. La consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete) richiama con queste “l’attenzione sulla realtà dei municipi più piccoli, dopo il confronto promosso da Anci a Roma. Dietro a uno sportello comunale non ci sono solo pratiche, ma persone: famiglie che aspettano un contributo, imprese che vogliono aprire, cittadini che chiedono risposte. E spesso a reggere tutto questo ci sono due o tre dipendenti, con gli stessi obblighi di una grande città. Il problema? Personale ridotto, età media elevata, tecnici difficili da trovare. E una burocrazia che parla per sigle: Cup, Cig, Simog, Spid, Pec, Pin, Piao, Dup, Durc, Dgue, Mepa, Sintel, Anac, Agid. Ogni giorno sembra una caccia al tesoro tra piattaforme, password e codici. Altro che semplificazione: più che amministrare, si rischia di fare i decifratori di acronimi. I dipendenti dei piccoli enti locali sono oberati da una miriade di portali calati dal governo centrale. Spesso ci sono scadenze fisse per compilarli, con il rischio di sanzioni laddove non si riesca ad adempiere”.
“Chiedo alla Giunta regionale interventi concreti - puntualizza Cendron - ossia sostegno straordinario al personale, risorse stabili per garantire i servizi essenziali, regole proporzionate alla dimensione dei comuni, incentivi alla collaborazione tra enti e supporto tecnico per non perdere bandi e finanziamenti. A questo si aggiunge una richiesta fondamentale rivolta ai funzionari regionali: prima di richiedere informazioni, questionari o ulteriori adempimenti ai comuni, venga sempre effettuata una verifica preventiva affinché non si tratti di dati già trasmessi ad altri organi dello Stato. Evitare duplicazioni significa ridurre carichi di lavoro inutili e restituire tempo prezioso all’attività amministrativa e ai servizi ai cittadini. Rafforzare i piccoli comuni significa difendere la vita delle nostre comunità. Sono il volto più vicino delle istituzioni. Se vogliamo territori vivi, dobbiamo mettere chi lavora nei municipi nelle condizioni di farcela senza costringerli ogni giorno a combattere con una giungla di sigle e adempimenti ripetitivi inserendo dati che potrebbero già essere recuperati in autonomia dal livello istituzionale superiore”.
“Agire subito - conclude Cendron - significa rendere il Veneto la vera locomotiva d’Italia. La via maestra è nelle mani della politica e non comporta aggravio di costi per l’erario. La rivoluzione si chiama sburocratizzazione”.