Szumski (Resistere Veneto): “Direttori della sanità diventati sindaci? Caro Presidente Stefani, a che gioco giochiamo?”

04 marzo 2026

 

(Arv) Venezia, 4 marzo 2026

“So cosa significa fare l'amministratore pubblico; sono stato eletto quattro volte Sindaco e per due mandati ho fatto il vice-Sindaco, e scrivo con la "S" maiuscola perché, se nel frattempo non sono cambiate le regole a palazzo Balbi, i Sindaci sono eletti direttamente dai cittadini che vanno alle urne scegliendo con voto segreto”. Sono le parole del consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che aggiunge: “Non so da chi sia stato consigliato il Presidente Stefani, ma definire i direttori generali delle aziende e unità sanitarie veneti dei "sindaci" suona anche un po' offensivo. I "veri" sindaci hanno molte e tante più gravi responsabilità, uno stipendio di moltissimo inferiore ai direttori sanitari e una rappresentanza infinitamente più grande. I direttori sanitari sono certamente persone autorevoli nelle loro carriere professionali, che hanno superato una selezione e che, mi auguro, siano all'altezza del compito che viene loro affidato da rappresentati politico-amministrativi della Regione del Veneto. Mi auguro che non si montino la testa dopo questa mattina un po' troppo "comunicativa"”.

“Ancora più bizzarra - prosegue il consigliere - trovo l'idea di un "Patto con i sindaci della Sanità" - cose che si vedevano in certi vecchi programmi televisivi - con la firma sotto dieci punti riguardo la futura gestione. Mi informerò meglio, ma credo che sia pura e semplice carta straccia. Ci sono leggi precise sulle attività dei direttori generali della sanità. Che poi questi, al posto di risolvere i problemi, debbano anche "essere sempre in mezzo alla gente" mi preoccupa non poco: significherebbe che non stanno lavorando alla riduzione delle liste d'attesa o alle soluzioni per migliorare in quantità e qualità il personale, ma a cercare consenso. Non è il loro mestiere”.

“Il giovane Presidente Stefani ha poi parlato di "gioco di squadra" - conclude Szumski - ma non vorrei che, così facendo, si pensasse che è tutto solo "un gioco" e che, alla fine, va tutto "fuori squadra"”.