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Manildo (Intergruppo di Opposizione): “Legge di Stabilità, Stefani sceglie l'ideologia e boccia il futuro dei giovani. Il 'Veneto Tax Free' è un mito che costa caro alle famiglie”
31 marzo 2026
(Arv) Venezia, 31 marzo 2026
“La scelta della Giunta Stefani e della sua maggioranza, di bocciare la nostra proposta di rimodulazione dell'Irpef, è un atto puramente ideologico che condanna il Veneto all'immobilismo. In totale continuità con la stagione di Zaia, si è preferito difendere uno slogan elettorale ormai svuotato di senso piuttosto che investire nel futuro del territorio. Per questo motivo, come Intergruppo di Opposizione, abbiamo espresso un voto convintamente contrario a una Legge di Stabilità che ignora le emergenze reali dei cittadini”. Giovanni Manildo, capogruppo dell'intergruppo di opposizione (Partito Democratico - Alleanza Verdi e Sinistra - Movimento 5 Stelle - Civiche Venete - Riformisti Veneti) commenta con queste parole il voto contrario alla Legge di Stabilità.
“La nostra - spiega Manildo - era una proposta di equità sociale che avrebbe interessato appena il 7% dei veneti, ovvero solo i redditi superiori ai 50.000 euro, con un impatto irrisorio per i contribuenti ma un beneficio immenso per tutti i veneti. Parliamo di un contributo di circa 9 euro al mese per chi ne guadagna 55.000, una misura capace di generare ben 210 milioni di euro. Risorse concrete che avrebbero permesso di abbattere i costi indiretti che gravano sulle famiglie, come la spesa per la sanità privata dovuta alle liste d'attesa o i costi forzati per la mobilità privata in assenza di un trasporto pubblico capillare. La maggioranza ha invece preferito voltare le spalle a questa opportunità di redistribuzione della ricchezza. Bisogna smetterla con la narrazione del 'Veneto Tax Free': la realtà è che i cittadini pagano tasse occulte pesantissime. Mentre la Regione si rifiuta di toccare le aliquote per i redditi più alti, ogni anno bruciamo almeno 50 milioni di euro per coprire i debiti della Pedemontana Veneta. È un paradosso inaccettabile: non ci sono soldi per i servizi essenziali, ma si trovano sempre le risorse per ripianare i buchi di un’opera che continua a pesare come un macigno sul bilancio regionale, sottraendo ossigeno a sanità, sociale e trasporti”.
“Questa mancanza di visione - denuncia Manildo - ha un costo umano altissimo: la fuga dei nostri giovani. Dal 2011 al 2024 oltre 56.000 diplomati e laureati hanno lasciato il Veneto, di cui oltre 7.000 solo nell'ultimo anno. Se ne vanno perché all'estero gli stipendi sono più alti - quasi 2.900 euro contro i 1.700 italiani dopo cinque anni dalla laurea - e i contratti più stabili. Senza i 210 milioni che avevamo proposto di investire in politiche abitative e occupazionali, la Regione rinuncia deliberatamente a trattenere le sue migliori energie, condannando il territorio a un invecchiamento inesorabile e a una perdita di competitività”.
“Volevamo una regione più giusta, la risposta della maggioranza è stata un muro di gomma. Difendere l’attuale sistema fiscale significa accettare che il Veneto resti fermo, mentre il resto d'Italia corre. Noi continueremo a batterci per un modello di sviluppo che non lasci indietro nessuno”, conclude Manildo.