Gruppo Pd: “Autonomia e territorio: la Giunta insegue grandi scenari ma dimentica l’architrave del Veneto, montagna declassata e volontariato senza regia”

14 aprile 2026

 

(Arv) Venezia, 14 aprile 2026

“Mentre i vertici della Regione sono impegnati verso narrazioni su intelligenza artificiale, scenari più o meno futuribili e autonomie immaginarie, la realtà dei fatti restituisce l’immagine di un’amministrazione che sta perdendo il contatto con l’architrave sociale e civile del Veneto. C'è una distanza inaccettabile tra i grandi discorsi orientati al futuro e la quotidiana erosione dei servizi e dei diritti che colpisce i territori e chi li anima. Il paradosso emerge con chiarezza di fronte allo smantellamento silenzioso della montagna veneta e alla mancanza di una visione strategica per il mondo del volontariato”. Lo dichiarano i consiglieri del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, Giovanni Manildo, Antonio Marco Dalla Pozza, Anna Maria Bigon, Alessandro Del Bianco, Paolo Galeano, Chiara Luisetto, Andrea Micalizzi, Jonatan Montanariello, Monica Sambo e Gianpaolo Trevisi.

“Denunciamo – dichiara il Gruppo consiliare del Partito Democratico - come l’applicazione della Legge 131/2025 – la cosiddetta Legge Calderoli –, stia portando al declassamento di 24 comuni veneti nelle province di Treviso, Vicenza e Verona. Attraverso criteri burocratici e parametri altimetrici distanti dalla morfologia reale delle nostre vallate, questi enti perdono lo status di ‘Comune montano’, venendo di fatto esclusi dal riparto di fondi nazionali che superano i 100 milioni di euro. È un colpo durissimo che mette a rischio la sopravvivenza di scuole, presidi sanitari e infrastrutture di base proprio in quelle aree che più soffrono il fenomeno dello spopolamento”.

“Siamo di fronte a una resa politica totale – proseguono i consiglieri – che sacrifica la specificità del nostro territorio sull’altare di tecnicismi romani accettati passivamente dalla maggioranza regionale. Si è investito molto, anche in termini comunicativi, sui grandi eventi e sulle Olimpiadi come motori di sviluppo, ma oggi la realtà ci dice che quella spinta non si è tradotta in servizi per chi vive e lavora in quota. Al contrario, mentre si spengono le luci della ribalta, ai sindaci della Pedemontana e delle aree montane restano solo i tagli e l'impossibilità di programmare il futuro delle proprie comunità. Questa non è la strada per un Veneto più forte, ma per un territorio più fragile e isolato”.

“Questa stessa carenza di visione si riflette nella gestione del Terzo settore e delle Pro Loco. Sebbene, emerga un crescente fermento, e una richiesta di protagonismo che parte dal basso, le istituzioni venete faticano a tradurre questa energia in un riconoscimento strutturale. Le associazioni e i volontari, - commentano i consiglieri - che rappresentano il vero tessuto connettivo della nostra regione, rivendicano oggi un ruolo attivo nelle politiche pubbliche e una semplificazione che non sia solo formale, ma che permetta loro di operare con certezze normative e risorse adeguate. Non si può continuare a lodare il modello veneto del volontariato e delle Pro Loco solo nelle occasioni celebrative, per poi lasciarli soli a gestire la complessità dei bisogni sociali e la burocrazia soffocante. Il protagonismo delle Regioni, nel Terzo settore, auspicato da più parti, non può limitarsi a una tardiva razionalizzazione di pratiche già esistenti. Serve una regia politica che riconosca a queste realtà la dignità di partner stabili nella programmazione territoriale. Chiediamo che la maggioranza smetta di inseguire spot elettorali e intervenga immediatamente per tutelare i comuni declassati e per dare al mondo associativo gli strumenti necessari per continuare a essere l’ossatura sociale della nostra regione. Senza comuni forti e senza un volontariato sostenuto, l'autonomia resta un guscio vuoto”.