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Cendron (Le Civiche Venete): “Per infermieri e personale socio-sanitario non basta tamponare l’emergenza: servono scelte coraggiose per salvare il sistema”
29 aprile 2026
(Arv) Venezia 29 aprile 2026
“L’approvazione della mozione presentata dalla collega Anna Maria Bigon rappresenta un primo ma importante passo, ma non possiamo illuderci che basti. I numeri parlano chiaro: siamo di fronte a una crisi strutturale della sanità veneta che rischia di compromettere il futuro del nostro sistema pubblico”. Lo dichiara la consigliera regionale Rossella Cendron, del gruppo consiliare Le Civiche Venete, intervenendo sul tema della carenza di personale infermieristico.
“Dal 2019 al 2024 – commenta Cendron - abbiamo registrato 4.967 dimissioni volontarie di infermieri: non è una semplice fluttuazione, ma il segnale evidente di un sistema che non riesce più a trattenere i propri professionisti. A questo si aggiunge un dato altrettanto preoccupante: una parte consistente degli infermieri è vicina alla pensione. Il risultato è un vuoto che cresce ogni giorno. La risposta, finora, è stata quella di ricorrere sempre più al reclutamento dall’estero. Il Veneto è oggi la quarta regione in Italia per attivazione di contratti a infermieri stranieri, con circa l’8% delle ricerche nazionali, dietro Lombardia (50%), Piemonte (19%) e Sardegna (10%). Una scelta comprensibile nell’immediato, ma che non può diventare la soluzione strutturale. Non possiamo pensare di ‘importare’ stabilmente competenze senza prima chiederci perché chi è già formato qui decide di andarsene”.
“Nei nostri atenei i posti restano scoperti, - aggiunge Cendron - segno che i giovani non vedono più nella professione infermieristica un percorso sostenibile. Retribuzioni non adeguate, carichi di lavoro elevati e difficoltà nella conciliazione tra vita e lavoro stanno allontanando intere generazioni. Intanto i flussi dall’estero raccontano un altro dato: arrivano soprattutto professioniste giovani, tra i 25 e i 38 anni, con esperienza media di cinque anni; l’85% sono donne e il 70% ha figli, provenienti in particolare da Tunisia (30%), India (25%) e Paraguay (15%); e ancora Brasile (12%), Perù (9%), El Salvador (7%) con un interesse crescente anche da altri Paesi emergenti. Anche i concorsi rischiano di essere inefficaci se si limitano a stabilizzare personale già in servizio senza aumentare realmente gli organici. È il caso del recente maxi-concorso per 916 posti, con l’approvazione della graduatoria con la deliberazione n.190 del 24/03/2026 che rischia di trasformarsi in una procedura a ‘somma zero’. In questo modo non si risolve il problema, lo si sposta semplicemente nel tempo”.
“E la criticità non riguarda solo gli infermieri. Nelle RSA mancano circa 3.000 operatori sociosanitari, una carenza che viene spesso colmata anche qui attraverso il reclutamento dall’estero. Non è un caso che realtà come URIPA, con il presidente Volpe, abbiano avviato missioni in Brasile e a Santo Domingo per stringere accordi e reperire personale. Segno evidente di un sistema che non riesce più ad autosostenersi con le proprie forze. La mozione approvata – spiega Cendron - impegna la Giunta ad agire su più fronti: aumenti salariali, incentivi regionali e piani straordinari di assunzione. Ma serve un cambio di passo deciso. Dobbiamo restituire dignità e prospettiva a una professione che rappresenta la spina dorsale della sanità. La vera sfida non è coprire le carenze di oggi, ma costruire le condizioni per non averle domani. Senza infermieri, ogni riforma – dalle Case di Comunità agli Ospedali di Comunità – rischia di restare sulla carta. E questo il Veneto non può permetterselo”, conclude Cendron.